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2025 italiani notevoli del decennio
(251-500, viventi al 5 aprile 2026)

251. Paolo BARELLI Roma 7 giugno 1954. Politico • 2020 - • Dal 2018 deputato, il 20 ottobre 2021 diventa capogruppo di Forza Italia: «scelto da Berlusconi in persona», qualcuno nel partito ne critica «l’eccessivo filo-sovranismo» • Ad agosto 2022, in vista delle elezioni, è con Tajani, Ronzulli e Bernini tra i quattro plenipotenziari azzurri riuniti prima per tre giorni in Sardegna da Berlusconi «e poi, di nascosto, in una camera d’albergo di Roma per sottrarsi alle pressioni degli aspiranti candidati. Ma non hanno potuto evitare “un vero scontro sanguinoso con lividi, ferite e anche qualche metaforico morto sul campo”» (Gianluca Mercuri). Vinte le elezioni, a fine ottobre Forza Italia lo vorrebbe viceministro dell’interno (la carica non verrà assegnata) • Il 28 marzo 2023 si riprende il posto di capogruppo alla Camera, rimpiazzando Alessandro Cattaneo (che diventa vice coordinatore nazionale del partito). Alessandro Trocino: «Non un cambio tecnico o neutro, ma un vero ribaltone, il segno che ha prevalso la nuova linea filo meloniana che vede insieme il ministro Antonio Tajani e Marta Fascina, oltre ovviamente a Silvio Berlusconi. Resiste solo in parte, Licia Ronzulli, che resta capogruppo al Senato ma non è più coordinatrice della Lombardia. Al suo posto, Alessandro Sorte, della corrente di Fascina. Un riassetto totale» • A inizio marzo 2024 esprime la posizione di Forza Italia, scettica sull’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso «dossieraggi», avanzata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: «La sua attivazione ha tempi lunghi e se ne potrà valutare la necessità» • A metà febbraio 2025 spiega la contrarietà di Forza Italia all’idea di alcuni presidenti di Regione, come Francesco Rocca (Lazio) e Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia, presiede anche la conferenza delle Regioni) che vorrebbero trasformare i medici di base in dipendenti pubblici: «Su 38 mila, 12 mila hanno più di 65 anni: non accetterebbero mai di passare sotto l’Inps. E poi i costi sarebbero molto alti per lo Stato. Meglio lasciare loro 20 ore settimanali per i propri pazienti in convenzione e 18 ore a disposizione delle “Case della Sanità”, presidi pubblici che abbiamo già deciso di istituire per alleggerire il peso dei Pronto soccorso». A inizio aprile dice no alla proposta della Lega che vuol far tornare Matteo Salvini al ministero dell’interno, Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega insiste: «Barelli e Forza Italia possono dire la loro ma non sono i padroni della coalizione. Se il secondo partito del centrodestra avanza una proposta se ne discute serenamente, senza veti da parte di nessuno» (al Viminale resta Piantedosi).

252. Giovanni MALAGÒ Roma 13 marzo 1959. Politico • Dal 19 febbraio 2013 presidente del Coni, il  marzo 2020 propone di fermare tutto lo sport per Coronavirus. Gaia Piccardi: «Malagò aveva riunito al Foro Italico i presidenti delle Federazioni degli sport di squadra per affrontare “un’emergenza per il Paese e per lo sport che non ha precedenti nella storia”. Non tutti fisicamente presenti: alcuni sono intervenuti via Skype. Al termine della discussione è stato stabilito all’unanimità che “tutte le decisioni prese dalle singole Federazioni sono da considerarsi corrette e nel pieno rispetto delle norme e delle leggi emanate e attualmente in vigore”, di conseguenza sono state sospese “tutte le attività sportive ad ogni livello fino al 3 aprile”. Per ottemperare a questa decisione, è stato poi “richiesto al Governo di emanare un apposito DPCM che possa superare quello attuale in corso di validità”. Richiesta accolta». A fine novembre, intervistato da Maro Bonarrigo e Daniele Dallera promette: «Non lascerò affondare lo sport italiano». Presidente, stiamo parlando di sport olimpico. Ma milioni di ragazzi italiani da nove mesi non toccano palla o entrano in palestra. «Sono angosciato. Abbiamo allontanato una o due generazioni dallo sport, per Covid e altro. Provo profonda amarezza nel vedere che la politica invece di sistemare l’enorme problema di palestre chiuse, insegnanti assenti, dell’assoluta mancanza di sport a scuola si occupa di altro. Lo sport a scuola è una barca abbandonata in mezzo al mare e noi pagheremo conseguenze immense». I Giochi Olimpici di Tokyo si faranno? «Assolutamente sì, ne siamo convinti noi e ne è convinto il Giappone. La questione non è se si faranno o meno ma di quale livello sarà la bolla che li circonderà. Su questo il lavoro del Cio è incessante» • Il 23 luglio 2021, inaugurazione dei Giochi di Tokyo, dichiara: «Le medaglie d’oro italiane faranno uno spot per la vaccinazione contro il virus». Il 31 luglio, quando ne I dieci minuti più belli dello sport italiano, Marcell Jacobs vince l’oro dei 100 metri dopo quello di Gianmarco Tamberti nel salto in alto, ne approfitta per dichiarare: «Sono anni che c’è una formidabile polemica attorno al tema dello ius soli. Noi non vogliamo fare politica, vogliamo occuparci solo di sport. Ma non riconoscere lo ius sportivo è aberrante. Oggi più che mai questo discorso va assolutamente concretizzato. Come? A 18 anni e un minuto chi ha determinati requisiti deve avere la cittadinanza italiana senza dover affrontare una via crucis che spesso fa scappare chi si stanca di aspettare. Dall’Olimpiade arrivi una spinta all’integrazione». Il 30 novembre, quando Federica Pellegrini nuota la sua ultima gara, i 200 metri stile libero ai campionati invernali italiani di Riccione, festeggia la vittoria tuffandosi in piscina con lei • A metà gennaio 2022, nuova intervista di Dallera, lamenta che lo sport italiano, secondo nel mondo dietro agli Usa per vittorie nel 2021, merita più attenzione da parte del governo. Poi aggiunge: «Ho un ottimo rapporto con la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali. Il ruolo è complesso, è stata catapultata in mezzo a un mare, per giunta in tempesta, la tempesta del Covid. Ma ho un rammarico: preferisce seguire i consigli di chi sa poco di sport e di chi non lavora per il bene dello sport italiano. Attorno a lei ci sono persone che non la stanno aiutando». A fine aprile dichiara che il tennis deve «seguire le indicazioni del Cio. Dico no ai tennisti russi agli Internazionali di Roma». E poi: «Ora Draghi prenderà la decisione migliore per il Paese. Mosca ha rotto la tregua olimpica, gravissimo» • 2023 - • A inizio maggio 2024 Dallera scrive: «Non c’è nessun governo al mondo che decida chi debba o non debba partecipare a un campionato di calcio (o di basket). In Italia potrebbe accadere. Se il governo Meloni passerà dal pensiero all’azione facendo diventare decreto il progetto allo studio in questi giorni, presentato e comunicato alla Federcalcio e al Coni, nascerà questa agenzia governativa che dirà l’ultima parola sull’ammissione delle società ai tornei professionistici. Si chiama invasione di campo? Entrata a gamba tesa?». Lui commenta: «È stata violata l’autonomia dello sport al 100%: se si ritiene che vadano fatte cose diverse per migliorare è giusto, ma andavano trovati tempi e modi diversi» • Il 26 giugno 2025 finisce la sua esperienza alla guida del Coni. A inizio novembre, quando il Tribunale di Milano solleva una ipotesi di incostituzionalità sul decreto legge del governo Meloni che riteneva di aver messo la Fondazione Milano-Cortina 2026, e dunque le Olimpiadi invernali, al riparo dalle indagini in corso a Milano per turbativa d’asta, intervistato da Bonarrigo spiega: «Mi occupo di eventi sportivi da trent’anni e con discreto successo, mi sembra. Nella mia vita ho alcuni punti fermi e mi muovo sempre nel massimo rispetto per il lavoro della magistratura e per l’operato della Corte costituzionale che dovrà gestire il caso. Il primo punto fermo è che, quando si organizza un grande evento, il supporto è sempre pubblico, pochi o tanti che siano i soci o gli stakeholders: Stato, governo, enti locali, Coni, Comitato paralimpico, Aci e altri. Il secondo è che, da sei anni, nel mio ruolo di guida della Fondazione Milano Cortina, mi fido di un governo e di un’Avvocatura dello Stato che hanno messo nero su bianco la natura privata della Fondazione come lo era quella che fu istituita per provare a portare i Giochi estivi a Roma. Allo stato dei fatti non è possibile un’interpretazione diversa. E non sarò certamente io a mettere in discussione una regola dello Stato».

253. Ilary BLASI Roma 28 aprile 1981. Conduttrice televisiva • 2020 - • A metà marzo 2021, vista la serie Sky Speravo de mori’ prima, dedicata al marito Francesco Totti, Aldo Grasso scrive: «Azzeccate anche le figure femminili: Greta Scarano nei panni di Ilary Blasi e Monica Guerritore in quelli della madre Fiorella» • Il 22 febbraio 2022 si legge (La favola finita di Totti e Ilary): «L’ex capitano della Roma, icona della Capitale, e la conduttrice televisiva “non stanno più insieme”. E hanno deciso di separarsi dopo 20 anni, di cui 17 da marito e moglie, e tre figli. La rivelazione del sito Dagospia non ha ricevuto smentite. Belli, simpatici e superpop: è la fine di una storia romanissima e universale». Il giorno dopo si legge che «Si rincorrono le voci di una separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi. Tra le tante, anche l’ipotesi di una nuova fiamma per l’ex calciatore, Noemi Bocchi. Ma a sera arriva la doppia smentita, con un post instagram di Totti e con un video postato da Ilary della famigliuola riunita al ristorante». L’11 luglio è ufficiale: «Con un doppio comunicato, Francesco Totti e Ilary Blasi hanno annunciato la loro separazione». Massimo Gramellini (E vissero Totti felice e contenti): «Dopo Al Bano e Romina, Brad e Angelina, si lasciano Ilary Blasi e Francesco Totti, gettando nello sconforto il Paese reale (nel senso di orfano di una famiglia reale). Tengono botta i Ferragnez, ma prepariamoci. “E adesso come farò a credere ancora nell’amore?” è il mantra che circola tra gli affezionati all’ultima riga delle favole: “E vissero Totti per sempre felici e contenti”. Nell’epoca in cui i matrimoni durano meno dei governi, quei due hanno resistito vent’anni, si sono amati e protetti (memorabili le unghiate verbali di lei contro l’ultimo allenatore di lui), hanno messo al mondo tre figli in controtendenza rispetto alle statistiche. Poi l’equilibrio si è rotto, succede anche nelle coppie normali quando uno dei due va in pensione e deve reinventarsi un ruolo. Così sono spuntate le voci su una Noemi per lui e un “giovane aitante” per lei, fino alle dichiarazioni separate di ieri, arrivate a tarda sera — dicono i buontemponi — perché si è voluta attendere la chiusura delle Borse: Gucci, Prada, Chanel...». A metà settembre, intervistato da Aldo Cazzullo il marito racconta: «È morto papà mio. Di Covid. E io l’ho visto l’ultima volta il 26 agosto. Sapevo che stava male, e non potevo fargli visita. Papà mio per me c’era sempre, non perdeva una trasferta. A me non faceva mai un complimento, ma con gli altri era fierissimo: Francesco è il numero uno, diceva. Poi ho preso il Covid pure io, in forma violenta: 25 giorni chiuso in casa, stavo per finire in ospedale. Insomma, per me è stato un periodo tremendo. Per fortuna c’erano i figli. Finalmente ho potuto stare più tempo con Cristian, Chanel e Isabel. Mia moglie invece, quando avevo più bisogno di lei, non c’è stata. Nella primavera del 2021 siamo andati in crisi definitivamente. L’ultimo anno è stato duro. Non c’era più dialogo, non c’era più niente». A metà ottobre Gramellini parla di Un’americanata a Roma: «Basta, fermatevi. Al punto in cui sono arrivate le cose è persino stucchevole stabilire se l’operazione militare speciale che indusse Ilary a invadere la cassetta di sicurezza dei Rolex vada considerata un attacco preventivo o non piuttosto una rappresaglia per il golpe compiuto ai danni della sua cabina-armadio: dove un tempo (secondo la lista presentata ai giudici dalla signora) riposavano cento paia di scarpe, oggi Totti ha fatto il deserto e vorrebbe chiamarlo pace. Si parla di una villona contesa, di borsette in fuga, addirittura di una Smart barricata in garage nell’attesa di diventare scalpo di guerra del vincitore. Ormai neanche Kissinger e Salvini, per citare due giganti della diplomazia, sarebbero in grado di dipanare la matassa, figuriamoci gli avvocati che a ogni groviglio ulteriore vedono lievitare proporzionalmente i loro onorari». A metà novembre Fulvio Fiano racconta: «Oltre un’ora di faccia a faccia nell’incontro-scontro che davanti al giudice Frettoni della seconda sezione civile sancisce di fatto il primo passo della loro separazione. La restituzione dei beni, borse, scarpe, orologi prima di ogni altra cosa. Ilary Blasi e Francesco a Totti di nuovo insieme ma scuri in volto prima di una udienza blindatissima, tenuta di pomeriggio nel tribunale deserto per restare al riparo dai curiosi. Guardie del corpo, agenti della guardiania e carabinieri filtrano gli ingressi già tre ore prima dell’orario fissato per l’udienza e pattugliano i corridoi dell’edificio di viale Giulio Cesare. Anche il corrispondente del Times di Londra è tra i giornalisti in attesa e quasi a giustificare la sua presenza rievoca il caso “Beckham-Posh Spice” che per mesi ha riempito le pagine, non solo dei tabloid, britannici. “In più Totti è il simbolo della fedeltà, calcistica e coniugale. Almeno fino ad ora lo era”» • Il primo marzo 2023 l’aggiornamento recita: «Totti-Blasi, nessun accordo, si va verso lo scontro in Tribunale». Il 18 aprile: «Ilary Blasy aveva chiesto a Francesco Totti quasi 30 mila euro al mese per il mantenimento dei figli. Il giudice ha concesso “solo” 12.500 euro». A fine novembre nuovo intervento di Gramellini (Il Puponato): «Per una curiosa coincidenza astrale, il documentario Unica, contenente la versione di Ilary Blasi sul matrimonio a non lieto fine dei Reali di Roma, è arrivato su Netflix nella settimana dominata dal tema del patriarcato. Così la conduttrice televisiva, che nei fotogrammi culminanti dell’opera vediamo arrampicarsi sul soppalco della casa coniugale alla ricerca dell’arca perduta (le borse e le scarpe nascoste dall’ex marito), è assurta di colpo a coscienza critica della Nazione, ponendo a noi tutti un grave dilemma: è Totti il nuovo volto del maschio-padrone? Ilary rivela che la loro crisi cominciò quando lui trovò sul telefono di lei le tracce di un’innocente simpatia per un giovanotto milanese con cui Blasi aveva manifestato il desiderio di bere un caffè. Caffè che fu effettivamente bevuto — afferma Ilary — senza però successive aggiunte di zucchero. A sentir lei, di caffè del genere Totti ne aveva già consumati parecchi, fin da quando erano ancora fidanzati, ma appena la moglie si era permessa di ricordarglielo, lui le aveva risposto: “Io sono diverso da te”. Er Pupone, soprannome che rappresenta la versione romanesca di Peter Pan, avrebbe in tal modo rivelato la sua indole immatura e gelosa, tipica del figlio maschio viziato. Inutile dire che, mentre le donne stanno tutte con Ilary, sui social non si trova un solo romanista illuminato disposto a prendere le distanze dal patriarcato tottiano. A riprova che l’unica educazione sentimentale funzionante in Italia è quella del tifo» • Il 20 novembre 2024 la notizia è che Totti è indagato dai magistrati per abbandono di minore. Luca Angelini: «Secondo la denuncia depositata dagli avvocati dell’ex moglie, Ilary Blasi, il campione della Roma avrebbe lasciato sola la figlia di otto anni durante pochi attimi (sufficienti in teoria per integrare il reato) nel corso di una serata. Sarebbe accaduto oltre un anno fa. L’ex calciatore si difende dicendo che la bimba era con la baby sitter» • A inizio luglio 2025 Pier Silvio Berlusconi stronca La talpa e il suo The Couple: «Sono due dei programmi più brutti che abbia mai visto. Mentre li guardavo mi veniva la pelle d’oca dalla rabbia» (la colpa, comunque, «è degli autori»).

254. JOVANOTTI – Lorenzo CHERUBINI Roma 27 settembre 1966. Cantautore • 2020 - • A gennaio 2021 la figlia Teresa, 22 anni, rivela su Instagram di aver avuto un linfoma di Hodgkin, tumore ora scomparso grazie a 6 cicli di chemioterapia (a ottobre il padre racconterà l’esperienza al teatro Manzoni di Milano per un appuntamento organizzato dall’Istituto europeo di oncologia, Ieo per le donne). A novembre annuncia una nuova canzone e un nuovo tour marinaro, dopo quello del 2019, «Impegno ecologista vero, con partnership col Wwf e niente greenwashing, assicura» • Il 4 febbraio 2022 in coppia con Gianni Morandi vince la gara delle cover del Festival di Sanremo. Matteo Cruccu: «I due si scambiano le canzoni. Ed è molto divertente soprattutto vedere il sempiterno giovanotto di Monghidoro cimentarsi con Ragazzo Fortunato e Io penso positivo, anche se non sempre perfettamente a suo agio, a differenza di Lorenzo Cherubini decisamente più rilassato». Ad aprile esce il suo nuovo disco, Mediterraneo, otto canzoni inedite (solo in digitale) che vanno ad aggiungersi a quelle pubblicate a dicembre e a quelle che arriveranno per l’estate a comporre il Disco del sole: «L’idea è presa da quella delle stagioni della moda. Se fossimo negli anni 70 “Mediterraneo” lo chiamerei disco, assomiglia a un album più di quanto pensassi. Vorrei farne il vinile e dicendolo mi sto rimangiando quanto dissi a novembre sul poco senso del fare un disco» • Grande amante dei viaggi in bici, a luglio 2023 posta alcuni video su TikTok in cui racconta di essersi rotto la clavicola e il femore in vari punti per una brutta caduta durante un viaggio nella Repubblica Dominicana: «Ho fatto un gran volo in bici, non ho visto il rallentatore del traffico». Negli stessi giorni Valeria Marini racconta un loro vecchio flirt estivo: «L’ho conosciuto in un locale di Porto Rotondo, io ragazza immagine, lui dj, eravamo giovanissimi. Meraviglioso, solare, giocoso. Mi ha insegnato a guardare le stelle in cielo nella notte di San Lorenzo. Durò un anno». A Giovanna Cavalli che le dice Ha raccontato che Jova baciava molto bene risponde «Mai detto, però è vero» • A dicembre 2024 Massimo Gramellini esalta Lo stile Jova: «Vecchia lezione di Umberto Eco: per capire quanto una persona sia grande, falla parlare di cose piccole. Anche di pettegolezzi: “Valeria Marini sostiene che da giovani avete avuto un flirt, conferma?”, chiede la belva Fagnani al mite Jovanotti, per mettere alla prova la sua mitezza. Reazioni di un maschio quando gli attribuiscono un flirt ingombrante: a) negare, gongolando e ammiccando; b) ammettere, gongolando e ammiccando; c) “Non si parla di queste cose in pubblico, e non avrebbe dovuto parlarne nemmeno lei”. La c) è stata la risposta di Jovanotti. I prevenuti la derubricheranno alla voce “buonismo”, tanto più che l’ha detta sorridendo, ma la mezza risata era strategica: serviva a confermare il pettegolezzo e però anche l’imbarazzo» • Redivivo dopo l’incidente e con un disco fresco, l’11 febbraio 2025 è il superospite della prima serata del Festival di Sanremo.

255. Giuseppina “Pina” PICIERNO Santa Maria Capua Vetere 10 maggio 1981. Politica • 2020 - • 2021 - • Piddina, dal 18 gennaio 2022 vicepresidente del Parlamento europeo, già franceschiniana a fine dicembre finisce nel tandem (non vogliono chiamarlo ticket) con Stefano Bonaccini, candidato alla segreteria del partito, «a dimostrazione che le correnti sono una realtà ineludibile del Pd, ma sono anche case politiche mobili, simili a taxi, da prendere per passare alla successiva» (Dario Franceschini si è schierato con la rivale Elly Schlein) • A inizio maggio 2023, quando eletta segretaria la Schlein si susseguono gli addi  al Pd, data in uscita smentisce: «La forza del Pd è il suo pluralismo. Non deve passare l’idea che si è perso il congresso e quindi si va via». A metà dicembre, quando Giuseppe Conte si augura «che il Pd possa, federando tutte le correnti, far chiarezza sulla questione morale», replica: «Il M5S è nato con l’allergia alle alleanze democratiche e progressiste. Dopo l’esperienza di governo si immaginava una crescita, dall’età adolescenziale a quella adulta. Evidentemente eravamo troppo ottimisti» • A inizio aprile 2024 Maria Teresa Meli scrive che «C’è chi sospetta (è il caso di Pina Picierno, per esempio) che Schlein voglia utilizzare la “questione morale” per mettere ai margini, nelle liste per le Europee e in quelle per elezioni locali, tutti i dirigenti che non fanno parte della sua “corrente”». Rieletta a giugno, a metà luglio, quando a Strasburgo il Pd vota contro la fine delle restrizioni all’uso delle armi sul territorio russo, con Elisabetta Gualmini vota a favore • A fine febbraio 2025, quando Conte di fatto ricostruisce l’asse populista con Salvini, incalza Schlein citando il suo mantra: «C’è un limite alla pazienza, anche quando è testardamente unitaria». A metà marzo è tra i 10 piddini che a Strasburgo votano a favore di una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa contenente il piano ReArm Europe (seguendo le indicazioni di Elly Schlein, 11 piddini scelgono l’astensione). Il 6 giugno è a Milano per l’iniziativa «Due popoli, due Stati, un destino» organizzata da Azione e Italia viva, ospiti l’ex ostaggio Aviva Siegel, rapita il 7 ottobre 2023 e poi rilasciata, e il dissidente palestinese Hamza Howidy. A metà mese, dopo l’insuccesso dei referendum sul lavoro e cittadinanza, parla di «regalo fatto alla destra». A metà ottobre, quando su La7 Maurizio Landini dice «Meloni su Gaza si è limitata a fare la cortigiana di Trump e non ha mosso un dito» è con Filippo Sensi tra i piddini che chiedono le scuse del segretario della Cgil. A fine mese è con l’area moderata del Pd riunita a Milano sotto lo slogan “Crescere” (con lei Graziano Delrio, Marianna Madia, Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Alfredo Bazoli, Simona Malpezzi).

256. Marco BUCCI Genova 31 ottobre 1959. Politico • Dal giugno 2017 sindaco di Genova, il 28 aprile 2020 alle 10.30 è presente con il presidente del Consiglio Conte, la ministra delle Infrastrutture De Micheli e il presidente della Liguria Toti quando l’ultimo pezzo del nuovo Ponte sul Polcevera è unito agli altri: con l’aggiunta della diciannovesima campata di 44 metri, 620 giorni dopo il crollo che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone l’immensa opera può dirsi architettonicamente conclusa. A fine luglio, l’inaugurazione ormai imminente, Ferruccio De Bortoli scrive: «La ricostruzione è un esempio della grande qualità del lavoro italiano. La gestione commissariale del sindaco, Marco Bucci, una prova di efficienza organizzativa. Non c’è dubbio che sia un modello». A fine novembre si legge che per la rinascita la «nuova» Genova punta sulla tecnologia. Intervistato da Andrea Pasqualetto spiega: «Simpaticamente qualcuno la chiama già Basilicon Valley, per via del pesto. Il nuovo basilico sarà il 5G, associato ai progetti di digitalizzazione dell’infrastruttura. Ma sarà anche l’arrivo di BlueMed, il cavo sottomarino multifibra mondiale che fornirà connettività avanzata tra Medio Oriente, Africa, Asia e gli hub continentali europei. E poi c’è Leonardo che ci sta portando il più grande computer continentale, da far invidia a tutti i paesi» • 2021 - • Il 13 giugno 2022 è confermato sindaco con «uno stellare 55% di elettori, che hanno definitivamente archiviato l’immagine, pluridecennale, della roccaforte rossa» (Gianluca Mercuri), Ariel Dello Strologo, candidato del centrosinistra, supera a malapena il 38% • 2023 - • A metà settembre 2024 arriva la candidatura alla presidenza della Regione Liguria. Mercuri: «Gode di stima unanime perché ha di fatto salvato la città dopo il crollo del ponte Morandi. Ora Meloni l’ha convinto a candidarsi alla guida della Regione nonostante la gravissima malattia di cui soffre: Bucci ne ha parlato a Marco Imarisio in un’intervista senza precedenti, un documento drammatico che resterà negli annali. È, a seconda delle letture, il più importante segnale di lucidità del centrodestra in queste settimane, o la scelta cinica per tenersi una regione data per persa dopo l’arresto e le dimissioni del presidente Toti, chiedendo l’ultimo sacrificio a un politico molto popolare. Tra pochi mesi giudicheranno i liguri». Il 28 ottobre vince con il 48,8% dei voti contro il 47,33% di Andrea Orlando, candidato del centrosinistra (li separano meno di novemila voti). Cesare Zapperi racconta il mese di «durissima campagna elettorale che il sindaco di Genova ha condotto “mettendoci la faccia”, come ha detto lui stesso, giocando un po’, forse per esorcizzarla definitivamente, con la grave malattia (un tumore della pelle) che sta combattendo con coraggio e senza negarsi nulla». Alessandro Trocino: «Bucci aveva resistito a lungo al pressing e alle lusinghe dei leader della coalizione. Il primo a chiedergli di mettersi a disposizione era stato Matteo Salvini, su indicazione di Edoardo Rixi, il dominus della Lega in Liguria. A far cadere l’ultima breccia è stata, con una lunga e convincente telefonata, Giorgia Meloni. Il sindaco ha dovuto fare un passo indietro. Rimangiarsi la solenne promessa, ripetuta più volte, di non volere abbandonare l’impegno a Palazzo Tursi a tre anni dalla fine del doppio mandato. E più di qualcuno glielo ha rimproverato. A voce, ma anche nelle urne se è vero che proprio nella sua città Bucci ha lasciato al suo avversario oltre 17 mila voti. Anche se il primo cittadino ha un’altra spiegazione: “Con tanti cantieri in corso è normale che ci sia un certo disappunto tra la gente. I disagi non fanno piacere a nessuno”. Ora Bucci dice: chiamatemi sindaco della Liguria» • A inizio dicembre 2025 i lavoratori dell’ex Ilva chiedono al governo di ritirare il cosiddetto «piano corto» che per i sindacati significa chiusura di tutti gli stabilimenti. Luca Angelini: «A Genova la prima tappa della protesta è stata l’aeroporto Cristoforo Colombo, all’ingresso delle partenze, dove l’enorme benna utilizzata per spostare i coil di acciaio ha fatto da argine mentre i lavoratori hanno cercato di entrare picchiando con i caschi contro i vetri. Da lì la protesta si è spostata in autostrada determinando la chiusura di alcuni tratti dell’A10 con code interminabili che hanno spezzato in due la Liguria. Poi, quando la protesta si è trasferita sul Ponte San Giorgio, è arrivata la notizia della call tra il governatore Marco Bucci e il commissario Giancarlo Quaranta sul ritorno della fornitura per far funzionare lo stabilimento di Genova Cornigliano. “Notizie non buone”, secondo Bucci, perché i fondi ci sono ma “esiste un problema con la legge europea che non consente aiuti di Stato alle aziende in commissariamento”».

257. Jasmine PAOLINI Castelnuovo di Garfagnana 4 gennaio 2006. Tennista • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Polacca di mamma, e toscana di nascita, «i geni della nonna del Ghana nelle gambe da sprinter», il 6 giugno 2024 batte la russa Mirra Andreeva ed approda alla finale del Roland Garros (l’8 è sconfitta in finale dalla semiconnazionale Iga Świątek, 6-2 6-1). L’11 luglio, vittoria sulla croata Donna Vekic, diventa la prima italiana ad arrivare in finale al torneo di Wimbledon: «Ho fatto una fatica tremenda, ma continuavo a ripetermi combatti su ogni palla» (il 13 è sconfitta dalla ceca Barbora Krejcikova, 6-2 2-6 6-4). Il 4 agosto in coppia con Sara Errani vince la medaglia d’oro ai Giochi di Parigi (il 19 maggio avevano vinto gli Internazionali d’Italia). Il 20 novembre a Malaga l’Italia sconfigge la Slovacchia e vince la Billie Jean King Cup (titolo che mancava dal 2013): dopo che Lucia Bronzetti ha domato in due set Viktoria Hruncakova, «demolisce» in poco più di un’ora Rebecca Sramkova • Il 18 maggio 2025 con Errani batte Veronika Kudermetova ed Elise Mertens e diventa la prima donna dopo Monica Seles nel 1990 a vincere gli Internazionali d’Italia sia nel singolare che nel doppio (il giorno prima ha battuto in due set la statunitense Coco Gauff). Il 21 settembre a Shenzhen la vittoria contro gli Stati Uniti vale il bis in Billie Jean King Cup: dopo che Elisabetta Cocciaretto ha battuto Emma Navarro (6-4, 6-4), chiude regolando in due set Jessica Pegula (6-4, 6-2).

258. Larissa IAPICHINO Borgo San Lorenzo 18 luglio 2002. Saltatrice in lungo • Figlia dell’ex astista Gianni e della saltatrice in lungo Fiona May (due volte campionessa del mondo), a fine gennaio 2020, ancora minorenne, vola a Karlsruhe (Germania) per debuttare nel più importante circuito mondiale indoor dell’atletica leggera. Marco Bonarrigo: «Molti vedono in lei la salvatrice di un’atletica italiana un po’ spompata (chi salta 6 metri e 64 alla sua età ha talento da vendere) qualcuno sussurra che, spingendosi qualche centimetro oltre (il minimo di qualificazione olimpico è 6 e 82), si potrebbe pensare a un bel viaggio a Tokyo a inizio agosto: Fiona debuttò ai Giochi a 18 anni. Mamma e papà (abbastanza saggi da tenersi sempre a distanza dal campo di allenamento) non ci pensano proprio. L’obbiettivo stagionale di Larissa, oltre a quello di portare a casa un’altra ottima pagella, sono i mondiali Under 20 di Nairobi, in Kenya, in programma a luglio, dove si scontrerà con ragazze anche di due anni più grandi di lei. Gianni Cecconi e Ilaria Ceccarelli, che la allenano in coppia a Firenze, ce la faranno arrivare come sempre passando attraverso qualche gara di velocità, gli amati ostacoli e magari un pizzico di salto in alto, com’è avvenuto lo scorso anno. “Che da grande Larissa diventi una lunghista è molto probabile — spiega papà Gianni — ma niente affatto scontato”». Il 16 luglio a Savona stabilisce il record italiano juniores con 6,80 metri, due giorni dopo compie 18 anni: «I miei genitori si sono raccomandati: goditi i tuoi anni perché nessuno te li ridarà indietro. Sono un’atleta junior: le prove di categoria servono a crescere e ad attutire l’impatto con le gare dei grandi» • A metà giugno 2021 si legge che «tra i maturandi ci sono anche i due migliori talenti giovani dello sport italiano, Larissa Iapichino e Lorenzo Musetti». A fine mese è vittima di un infortunio che la costringerà a saltare i Giochi di Tokyo. Massimo Gramellini scrive: «Un infortunio al piede di appoggio ti ha costretta a congelare il sogno olimpico per il quale ti preparavi da quando sei nata, trasformandoti nel simbolo di una generazione. Voi adolescenti siete stati risparmiati fisicamente dal virus, ma lo avete pagato più di altri in termini di paralisi esistenziale. All’età in cui ogni sconfitta è vista come una disfatta e tutto sembra sempre assoluto e definitivo, avete vissuto esperienze inedite di rinuncia e sacrificio. Mi ha scritto una tua coetanea che, dopo avere trascorso l’inverno dei diciott’anni davanti a un computer, ha dovuto rifiutare una borsa di studio per restare con i genitori che hanno perso il lavoro. Sia pure in modo diverso, le conseguenze della pandemia hanno raggiunto anche te, Larissa Iapichino. Dopo i disagi della lunga attesa, la riapertura ti ha portato in dono una serie di sconquassi emotivi ravvicinati: la maturità scientifica, la prima storia d’amore importante, un tribolato cambio di allenatore (ora è tuo padre, che già aveva allenato tua madre Fiona May), l’infortunio e l’addio a Tokyo. Mentre il mondo ti crolla addosso, vorrei poterti dire che un giorno sarà tuo. E che ci saranno altre Olimpiadi e altri sogni da scongelare per gli adolescenti della Generazione Covid come te» • A metà agosto 2022 Aldo Cazzullo (Gimbo Tamberi e suo padre, litigio e amore in pedana) scrive: «Sara Simeoni ha sposato il proprio allenatore, Erminio Azzaro. Lo stesso ha fatto Fiona May: Gianni Iapichino allena ora la loro figlia, Larissa, promettente lunghista; qualcuno di voi l’avrà notato l’altra sera in diretta, sempre arrabbiato, sempre insoddisfatto. Il rapporto tra un fuoriclasse e il suo allenatore è sempre delicato; a maggior ragione tra consanguinei» • Il 5 marzo 2023 conquista l’argento agli Europei indoor con un 6,97 che è il nuovo primato italiano. Il 20 agosto è quinta ai campionati del mondo (6,82 m) • Il 12 giugno 2024 conquista a Roma l’argento europeo: «È stata una gara veramente difficile. Sono stata brava a rimanere sempre sul pezzo. All’inizio avevo un po’ di crampi, ci tenevo a regalare anche io qualcosa di magico a questa meravigliosa Roma. Poi sono andata bene, in crescita costante. Non ci possiamo lamentare ma magari volevo qualcosina in più» • Il 29 giugno 2025 la sua vittoria (6.92) contribuisce al successo dell’Italia in Coppa Europa. A metà settembre manca clamorosamente la qualificazione alla finale dei mondiali di Tokyo fermandosi a 6,56 metri («Vivo un incubo, non riesco a dire nulla in questo momento. Sono sotto shock»).

259. Lucio MALAN Luserna San Giovanni 30 luglio 1960. Politico • 2020 - • Senatore dal 2001 (nel 1994 era stato eletto deputato per la Lega), a metà luglio 2021 passa da Forza Italia a Fratelli d’Italia: «Nei partiti succede sempre che vorresti qualcosa e non la ottieni, che resti deluso, che speri. Ma le motivazioni del mio addio sono altre, o non avrei mai lasciato ora, in questo momento. Io ho votato secondo le indicazioni di partito sul Cda Rai, pur avendo dubbi sull’opportunità di compiere uno strappo con un partito alleato. Ma non me ne vado perché in dissenso con FI, perché mi hanno trattato male o per polemica. Me ne vado perché non posso più sostenere questo governo, troppo in continuità con il Conte II, troppo lontano da me su molti temi» • A fine novembre 2022 (intanto è stato rieletto al Senato ed è diventato capogruppo) parlando a Un Giorno da Pecora (Rai Radio1) della sua opposizione alle nozze gay e del suo modo di intendere la fede valdese spara: «Nella Bibbia c’è scritto che l’omosessualità è un abominio, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento». Gianluca Mercuri: «L’uso surrettizio della citazione biblica – salvo poi dire che non la si condivide, ma intanto l’odio è seminato – è un classico della propaganda omofoba e ha innescato inevitabilmente una durissima polemica politica, con le opposizioni sdegnate». Massimo Gramellini (Dal Vangelo secondo Malan) commenta: «Al biblista Malan si potrebbe obiettare che san Paolo trova sì indecorosi gli uomini che vanno con altri uomini, ma anche quelli che portano i capelli lunghi, e quindi persino il ciuffo del senatore sarebbe a rischio di peccato mortale. Quanto all’abominio con cui Ezechiele marchia gli abitanti di Sodoma, non si riferisce ai loro gusti sessuali, ma al rifiuto di “sostenere la mano dei poveri e dei bisognosi”: più che ai fautori del modello unico di famiglia sembrerebbe fornire una pezza d’appoggio a quelli del Reddito di cittadinanza. Resta il passo del Levitico, è vero. E poco importa se i teologi discutono da sempre se un testo sacro vada interpretato in senso letterale, specie su argomenti mutevoli come il costume: negli ultimi due-tremila anni l’ex berlusconiano Malan può avere cambiato partito, ma non posizione» • A inizio febbraio 2023 firma con Isabella Rauti un disegno di legge per rendere la maternità surrogata un reato universale (cioè anche se compiuta all’estero da cittadini italiani) • A fine ottobre 2024, dopo che un messaggio suo e del capogruppo alla Camera Tommaso Foti ai parlamentari fratellisti è finito sui giornali, Giorgia Meloni sbotta:  «Io alla fine mollerò per questo. Perché fare sta vita per eleggere sta gente anche no» (e poi: «L’infamia di pochi alla fine mi costringe a non avere più rapporti con i gruppi. Molto sconfortante davvero») • A fine novembre 2025 propone un emendamento che sottolinea come le riserve d’oro della Banca d’Italia «appartengano allo Stato in nome del popolo italiano». Il 12 dicembre Mario Sensini scrive: «Un emendamento che non cambia nulla sotto il profilo giuridico, non ha effetti finanziari sul bilancio dello Stato, ma che è destinato a entrare nella storia forse proprio perché chiarisce il “non detto” nei delicatissimi rapporti tra i governi e le autorità monetarie europee. Il governo vince il braccio di ferro con la Banca centrale europea e la proposta di attribuire esplicitamente la proprietà delle riserve auree “gestite e detenute dalla Banca d’Italia”, presentata da Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, che ne hanno fatto una bandiera, entra nella Legge di Bilancio».

260. MIUCCIA PRADA – Maria BIANCHI Milano 10 maggio 1948. Stilista • A inizio gennaio 2020 si legge che a Milano la settimana della moda maschile prevede una serata, una mattinata e tre giornate fitte-fitte di show: «tutta qui», «Ventisei defilè in tutto e 46 presentazioni e 22 eventi. Non è un gran numero, no. Ma fra gli appuntamenti del Pitti a Firenze e la fashion week di Parigi questo è. Peccato. All’appello, certo, non manca nessuno, tra i big: da Armani a Prada». A metà febbraio la Fashion Week Women’s di Milano prevede 56 sfilate, 98 presentazioni e 34 eventi, cinque giorni pieni di show in cui Prada è di nuovo inserita con Armani tra le «teste di serie più autorevoli» • Il 21 febbraio 2021 Luna Rossa vince 7 a 1 la finale della Prada Cup contro i rivali britannici di Ineos e conquista il diritto a gareggiare contro il team New Zealand per la Coppa America (tra il 10 e il 17 marzo, a Auckland, sarà sconfitta 7-3 dopo essere stata in vantaggio 3-2) • A metà luglio 2022, quando Francesco Totti e Ilary Blasi annunciano ufficialmente la separazione, si legge che la notizia è arrivata «a tarda sera — dicono i buontemponi — perché si è voluta attendere la chiusura delle Borse: Gucci, Prada, Chanel...» (Massimo Gramellini). A fine dicembre Beppe Severgnini racconta la sua «notte magica» del 28 giugno 1985, allo stadio di San Siro: «Alla fine ci ritroviamo nello spogliatoio dell’Inter, e da una porta entra Bruce Springsteen, in jeans e camicia blu. Sorride, saluta, chiede se vogliamo una birra. Sono sbalordito, la mia ospite più di me. Springsteen sembra vagamente intimidito da Miuccia Prada, icona della moda. E Prada sembra vagamente intimidita dal coetaneo Springsteen, icona del rock» • 2023 - • A inizio marzo 2024 è segnalata tra le 19 donne più ricche d’Italia • A inizio marzo 2025 si parla di «Matrimonio in vista nel lusso italiano. Secondo indiscrezioni, Prada è vicina a stringere un accordo per l’acquisizione di Versace dal gruppo statunitense Capri Holdings. Il valore dell’operazione si aggirerebbe intorno agli 1,5 miliardi di euro, una somma di circa 300 milioni inferiore a quella sborsata da Capri Holdings nel 2018 per rilevare dal fondo Blackstone la maison fondata nel 1978 da Gianni Versace». A metà mese, quando Donatella Versace lascia la direzione creativa della maison, le voci crescono. Il 10 aprile «Dopo sette anni in mano a investitori americani, Versace, emblema del lusso nazionale nel mondo, torna in Italia. La riporta alle sue radici il gruppo Prada che ha firmato l’acquisto della griffe della Medusa da Capri Holdings per 1,25 miliardi. Dopo mesi di trattative con la società quotata a Wall Street, il gruppo italiano fondato da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada ha trovato l’accordo sul prezzo, limato di circa 200 milioni rispetto a quello ipotizzato inizialmente a causa dell’incertezza sui dazi americani. L’operazione si chiuderà nella seconda metà dell’anno e porterà alla nascita di un gruppo del lusso con 6,3 miliardi di euro di ricavi, provenienti per il 64% dal marchio Prada, per il 22% da Miu Miu e per il 13% da Versace. L’acquisizione sarà supportata da un finanziamento di 1,5 miliardi messo a disposizione da Intesa Sanpaolo e da Bnp Paribas e porterà in dote benefici fiscali per 200 milioni, eredità delle perdite maturate dal marchio Versace. L’accordo era nell’aria e ha sostenuto il titolo Prada alla Borsa di Hong Kong dove ha chiuso con +4,9%». Intervistati da Daniele Manca, col marito spiegano: «Volevamo quel marchio per la sua storia, per quello che rappresenta, non volevamo un marchio solo per crescere. La moda è industria, non solo sfilate. Versace non è in salute splendida? Ci vuole pazienza, non pretendiamo risultati domani mattina. Ma resterà autonoma». A metà maggio viene annunciato che «L’America’s Cup si terrà per la prima volta in Italia, patria del team Prada Luna Rossa. La 38esima edizione si svolgerà a Napoli, tra Castel dell’Ovo e Posillipo, con le basi dei team a Bagnoli».

261. Clemente MASTELLA Ceppaloni 5 febbraio 1947. Politico • A inizio ottobre 2020 si legge che l’«avventuriero pentastellato» Alessandro Di Battista, «ormai prende a picconate il suo movimento, che paragona all’Udeur per la sete di poltrone. L’Udeur, per chi non se lo ricordasse, era il partito personale di Mastella, che passò da Berlusconi a Prodi per poi tornare da Berlusconi. Mastella si è giustamente indignato per il paragone, visto che per ora i 5 Stelle sono dei dilettanti del poltronismo, saltati sì da Salvini al Pd ma non ancora tornati da Salvini come forse vorrebbe proprio Dibba» (Gianluca Mercuri) • A metà gennaio 2021, col secondo governo Conte ormai ai titoli di coda, alla domanda di Marco Cremonesi Le elezioni fanno paura a tanti. Come fa a essere sicuro che nella sua coalizione nessuno sentirà il richiamo al momento difficile del paese? Matteo Salvini risponde: «Stanno chiamando e promettendo di tutto, in maniera serrata. Lo so per certo, me l’hanno detto in diversi. Io credo che sarebbe stata una vergogna prima del Covid, ma un governo minestrone in piena epidemia è ancora più assurdo. Con tutto il rispetto, sentire i Tabacci e i Mastella, per loro stessa ammissione, fare telefonate di reclutamento non si può vedere proprio». Mercuri commenta: «E poi c’è Mastella, incredibilmente Mastella, per sempre Mastella: i suoi nipoti già si esercitano con i Lego a forma di governo e i nostri li vedranno montare e smontare i governi veri. Il nonno non è ancora entrato nella nuova maggioranza e già la ricatta: “Non siamo i polli di Renzi. Attenti cari Conte e Zingaretti, potreste avere sorprese. Noi siamo responsabili ma non fessi. Il figliol prodigo ritorna. Nessun vitello grasso. Alcuni di noi sono a dieta”. Vuol dire che teme che Renzi e Conte rappattumino e dunque vuole posti garantiti prima che si voti. La senatrice Sandra Lonardo Mastella è tra le candidate al ministero della Famiglia». Luciano Fontana, direttore del “Corriere della Sera”, chiosa (Altro che responsabili è il solito «trasformismo»): «Per quello che mi riguarda non potrò più invocare dai partiti (tutti) uno “scatto di responsabilità nazionale”. Altrimenti si fa avanti subito Clemente Mastella con i suoi seguaci». A fine mese, ritiratosi dall’operazione responsabili, vede invece un centrosinistra di «balenottere che si spiaggiano», o addirittura ridotto a «una setta di suicidi». Il 18 ottobre, ballotaggi delle amministrative, il centrodestra, dopo aver già perso al primo turno a Milano, Napoli e Bologna, è «sconfitto non solo (largamente) a Roma e Torino, ma in tutti gli altri capoluoghi di provincia al ballottaggio: Varese, Cosenza, Caserta, Isernia, Latina e Savona (Benevento fa caso a sé con “l’eterno” Clemente Mastella)» (Luca Angelini) • A metà febbraio 2022, Roberto Gressi (Tutti al centro, ma ognuno per conto suo) spiega che «truppe disperse si aggregano a piccoli gruppi, per coprire la ritirata. “Idea” di Gaetano Quagliariello, prova a unirsi con “Cambiamo” di Giovanni Toti, ma non con “Noi di centro” di Clemente Mastella, con il quale non è pronto ad andare dal notaio, anche se c’è chi dice che ci sia già andato». Il 25 luglio, in piena campagna elettorale, Francesco Verderami scrive che «A rompere l’enfasi oratoria da comizio elettorale e il clima da eroica battaglia contro i sovranisti ci ha pensato prosaicamente Mastella, che oggi presenterà il suo simbolo di “Noi di centro” e ieri ha avvisato il Pd di non far “prevalere veti”, o domani — cioè il 25 settembre — “il suo risultato sarebbe compromesso”». A fine mese Alessandro Trocino (I veti incrociati nel centrosinistra) spiega che «Il problema è che in questi casi ogni azione comporta una reazione. Carlo Calenda, acerrimo nemico dei 5 Stelle, non vuole Luigi Di Maio e Clemente Mastella (che non vuole lui)». Il 25 settembre il suo partito prende lo 0,16% sia alla Camera che al Senato e non elegge alcun parlamentare • A metà novembre 2023 si legge che «Torna Clemente Mastella, arruolato nell’esercito del Centro in vista delle Europee» • Il primo maggio 2024, termine per la presentazione delle liste per le europee, la moglie Sandra è candidata con gli Stati Uniti d’Europa, il 9 giugno raccoglie 32.000 preferenze nella circoscriuzione Sud ma non viene eletta (la lista non supera lo sbarramento). Sindaco di Benevento (dal 2016) che «nella vita, tra le altre cose, ha fatto il ministro del Lavoro con Berlusconi e della Giustizia con Prodi, nove volte il parlamentare italiano e due europeo, l’inventore di partiti, il portavoce di De Mita, il vicepresidente del Napoli calcio all’epoca del primo scudetto di Maradona, il giornalista Rai, l’insegnante alle magistrali» a metà settembre 2019, alla domanda di Tommaso Labate Quando nel 2008 fece cadere il governo Prodi, lei aveva un accordo con Berlusconi? risponde«Nulla di più falso. Prodi aveva vinto le elezioni anche grazie ai miei duecentomila voti in Campania, che si erano rivelati decisivi. E il giorno che arrestarono mia moglie, con la previsione di elicotteri sopra il Consiglio regionale della Campania manco fossimo dei narcos, il resto della maggioranza mi lasciò solo. Quando mi dimisi parlando alla Camera accanto a me, e lo ringrazio ancora oggi, c’era solo Vannino Chiti. Gli altri spariti, compresi quelli che grazie al sottoscritto facevano o avevano fatto il presidente del Consiglio o il ministro... Isolato come un appestato e dovevo rimanere là dentro? E poi mancarono anche altri voti alla maggioranza del Senato, non solo i miei. Comunque sia, non avevo un accordo con Berlusconi. E c’è anche la prova: alle elezioni successive né io né altri dei miei venimmo candidati dal Pdl. Oh, comunque Silvio con me sempre un galantuomo, eh? Non ne parlerò mai male» • A inizio dicembre 2025 il figlio Pellegrino è escluso dalla giunta regionale campana. Claudio Bozza lo stuzzica Insomma: avete dato una bella mano al campo largo, spingendo alla vittoria il governatore Roberto Fico. Che ora, però, non vuole mettere suo figlio Pellegrino in giunta. L’hanno fregata eh? «Nessuno pensava che avremmo preso tutti questi voti. E ora lui fa questa scelta. Questo modo di governare allontana la gente dalla politica. Triste ma vero: la verità è questa. Io voto una persona, che poi però viene esclusa a priori dal governo della Campania». Una norma «contra Mastellam»? «No, perché vale per tutti. Però Pellegrino, che è uno in gamba, rimane fuori e la gente ci sta chiamando incazzata». La «norma» in questione è un paletto tirato fuori da Fico: non vuole che alcun consigliere faccia l’assessore. Ma non avevate fatto un patto? «Se Fico lo avesse detto prima io non avrei candidato mio figlio. Perché io ho rischiato tutto. Se non avessimo fatto questo risultato io sarei morto politicamente e avrei fatto una figura di m... proprio a fine carriera».

262. Carlo ROVELLI Verona 3 maggio 1956. Fisico • A metà gennaio 2020 racconta da Hong Kong La rivolta da vicino: «Nei giorni scorsi ero all’Università di Hong Kong. Studenti mi mostravano compiaciuti le terrazze dalle quali avevano lanciato sassi e frecce contro la polizia, le entrate del campus dove erano bruciate barricate, i pavimenti divelti per raccogliere pietre. Ma l’atmosfera del campus era sonnacchiosa, i negozi di lusso del centro scintillavano impeccabili, trasudando ricchezza, le stradine decrepite del quartiere del mio albergo brulicavano della consueta vita caotica e colorata della povertà dei tropici. L’Hong Kong di sempre, insomma: con un prodotto pro capite fra i dieci più alti del mondo, e livelli di diseguaglianza impensabili in Europa. La calma non è durata molto». A fine febbraio, nell’articolo che apre Pianeta 2020, inserto in uscita con il Corriere della Sera, scrive: «A tanti di noi spiace se non ci saranno più orsi bianchi o piccole rane del Costa Rica, o se i ghiacciai non sono più quelli che vedevano i nostri nonni. Ma possiamo vivere benissimo anche con meno ghiacciai, meno orsi bianchi, e meno rane del Costa Rica. Sono solo sintomi. Il problema reale è che questi disequilibri ecologici possono affamare o spazzare via l’umanità in un attimo... La biosfera assorbirà il colpo. La questione è se lo assorbiremo noi». A fine giugno scrive: «Ho vissuto per anni negli Stati Uniti, senza mai trovare una finestra che avesse una qualità paragonabile alle finestre di una qualunque casa italiana. È un apparente paradosso che molti visitatori italiani notano in America. Ma non è un vero paradosso, è il fatto concreto che la ricchezza è concentrata nelle mani di molto pochi. Non è che gli americani sembrino più poveri perché abbiano gusti diversi, si vestano male, o non badino alla casa: è proprio vero che in generale sono più poveri degli italiani». Il 3 settembre esce Helgoland, libro in cui esplora la teoria dei quanti • A metà dicembre 2021 spiega nel dettaglio la proposta di 50 premi Nobel di ridurre le spese militari del 2 per cento ogni anno per 4 anni • A metà marzo 2022 spiega perché mandare armi a Kiev si rivelerà un errore: «C’è una reazione istintiva a un regime che io detesto, ma che alimenta il “noi contro loro”. Cresce la belligeranza. È la logica della guerra: concentrarsi sulle nefandezze del nemico (reali) ignorando il resto, demonizzarlo, alzare lo scontro, sentirsi dalla parte della giustizia, e per questo sparare, uccidere. La stessa logica delle faide fra bande, in cui l’ultima grave offesa autorizza a far crescere lo scontro. La logica dei litigi fra individui, in cui entrambi si convincono, spesso a ragione, di essere vittime. Ogni compromesso è percepito come cedimento al male. Le voci di dubbio sono sentite come sostegno al nemico. Oggi questa seconda reazione prevale negli Stati Uniti e, con più dubbi, in Europa» • Il 3 maggio 2023 si legge: «Un vertice Crosetto-Rovelli? A proposito di armi italiane, e in attesa che si siedano a un tavolo Putin e Zelensky, dovremo accontentarci forse di un pranzo tra il ministro della Difesa e il grande fisico, firma del Corriere, che al concertone del 1° maggio ha definito Crosetto “piazzista di morte”. Il ministro ha reagito “porgendo l’altra guancia” e con un invito in cui Rovelli ha riconosciuto “cortesia e signorilità”». A metà mese Ricardo Franco Levi, Commissario straordinario per la partecipazione dell’Italia alla Fiera del Libro di Francoforte, gli ritira l’invito per aprire la Buchmesse di cui l’Italia è ospite d’onore (il ripensamento dopo le dichiarazioni del primo maggio, a fine mese lo stesso Levi si dimette per le polemiche seguite alla sua decisione). A fine ottobre scrive (Medio Oriente in fiamme, «vedere» l’altro lato. Così si può ricomporre la frattura emotiva generata dalla guerra): «[…] Proviamo per un momento anche noi a guardare il conflitto dalla prospettiva dell’altra parte: dall’altra parte non ci sono solo estremisti fanatici che vogliono sterminare gli ebrei. Ci sono anche quelli lì, ahimè, ma sono una minoranza sparuta nel mondo: perfino la carta fondante di Hamas auspica una convivenza pacifica fra Islam e ebraismo. Se identifichiamo sempre chiunque non ci sostenga con la minoranza più estremista, se tacciamo di antisemitismo chiunque non sostenga la linea politica più dura, stiamo gettando via tutte le soluzioni possibili, e attirandoci nemici.  La maggioranza di chi non è d’accordo con noi non vuole la nostra morte, e neppure farci del male. Vuole non essere bombardata, non essere oppressa, vivere in una democrazia, dove chi è governato possa votare chi lo comanda. Ecco, questo volevo provare a dire, sommessamente, a chi emotivamente si sente da una parte e a chi si sente dall’altra. Proviamo per un momento a guardare le cose dall’altro lato. A chi invece soffia sul fuoco, da una parte e dall’altra, per calcoli strategici geopolitici di potere, o a chi su questo dolore lucra vendendo armi, non ho nulla da dire, se non ricordare le parole finali di Bob Dylan in Masters of war. Rileggetele» • Il primo maggio 2024 si legge: «L’incubo è ricorrente: ogni anno c’è il timore che al concertone, per la prima volta quest’anno al Circo Massimo, a qualcuno scappi una parola di troppo, di solito contro il governo. Era successo nel 2021 con Fedez, che aveva attaccato la Lega. L’anno scorso toccò al fisico Carlo Rovelli, che se l’era presa con il ministro della Difesa Guido Crosetto, mettendo in imbarazzo la presentatrice Ambra. Per evitare guai, l’organizzatore Massimo Bonelli ha deciso: non ci saranno monologhi» • A ottobre 2025 esce il suo libro Sull’uguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane, in cui illustra le implicazioni filosofiche della rivoluzione quantistica.

263. MARA VENIER - Mara POVOLERI Venezia 20 ottobre 1950. Conduttrice tv • L’8 febbraio 2020 è con Fiorello, Tiziano Ferro, Francesca Sofia Novello, Sabrina Salerno, Diletta Leotta tra coloro che affiancano Amadeus nella serata finale del Festival di Sanremo. L’Italia alle prese con la pandemia da Covid-19, dal 5 all’11 ottobre viene trasmesso in tv lo spot Proteggi te e gli altri, scarica Immuni. Alessandro Trocino: «La app che ti avverte di essere entrato in contatto con una persona contagiata, lanciata già molte settimane fa, non ha avuto il riscontro sperato. Quindi il governo non solo lancerà lo spot, ma ha già pronta una lettera che sarà inviata ai principali conduttori di trasmissioni televisive, da Mara Venier a Barbara D’Urso, perché sensibilizzino gli spettatori» • A inizio maggio 2021 esce la biografia Mamma ti ricordi di me? scritta per Rai-Libri con Sabina Donadio. Intervistata da Candida Morvillo racconta: «Quando conducevo la Vita in diretta, la salutavo sempre con un “ciao mammina”. Era un modo per dirle: ci sono, sto qua. Si era rotta il femore, poi aveva quasi perso la vista, aveva avuto un’ischemia ed era sempre più distratta. Una volta si era persa per strada, sotto la casetta dei ferrovieri in cui viveva da 60 anni. Per quei saluti ricevetti una lettera di richiamo dal Dg della Rai Lorenza Lei, per uso personalistico della tv. Al direttore Mauro Mazza, spiegai che mamma aveva una demenza senile: la parola Alzheimer non riuscivo a pronunciarla. Mazza mi rispose: continua a salutarla». A inizio giugno racconta a Maria Volpe la sua odissea per un intervento chirurgico ai denti che le ha lesionato un nervo, provocando una paresi facciale (deve dare forfait a una puntata di Domenica in): «È un incubo. La vita mi è cambiata in un secondo. Sono piena di antibiotici e cortisone. Sto sveglia tutte le notti, non riesco a dormire. Mangio solo gelati». Il 2 novembre Aldo Grasso scrive che a La vita in diretta il conduttore Alberto Matano la «venera come una madonna» • A metà aprile 2022 Paolo Di Stefano esprime la sua meraviglia perché Matteo Salvini «come “opinion maker” sulla guerra» in Ucraina è «seguito da Mara Venier e dal calciatore Federico Bernardeschi» • A inizio ottobre 2023 l’Alleanza Verdi e Sinistra protesta: «La Rai dice no a Fedez, ma ospita il pluricondannato Corona a Domenica In. È ormai chiaro con quali criteri vengono scelti alcuni personaggi e altri no. L’importante è non criticare il governo o la maggioranza». A inizio novembre Belén Rodriguez e Fedez le confessano la loro depressione (Luigi Ripamonti: «Che due persone colme di riconoscimento sociale ammettano la propria fragilità e declamino a chiare lettere che per salvarsi dalla depressione, o da altre malattie mentali, è necessario chiedere aiuto, non va ascritto a scarsa riservatezza ma piuttosto a coraggio. E va salutato come un contributo agli sforzi di chi si spende ogni giorno per far capire che il più grave errore in questi casi è credere di poter farcela da soli o, peggio, di pensare di non potercela fare affatto») • A metà febbraio 2024 polemiche quando zittisce il cantante Dargen D’Amico che parla di migranti. Ad Aldo Cazzullo che le chiede come sta? risponde: «Male. Soffro molto, perché mai in vita mia ho censurato qualcuno, né sono mai stata accusata di censura». Lei ha interrotto Dargen D’Amico mentre parlava dei migranti. «Perché eravamo in ritardo, molti artisti dovevano ancora cantare, e quattro di loro non sono riusciti a farlo, infatti torneranno da me domenica. Si figuri se ho paura ad affrontare il tema dei migranti. L’ho fatto molte volte. Ora ho invitato Dargen D’Amico in trasmissione domenica prossima, spero che venga». Poi lei ha letto un comunicato di Roberto Sergio, in cui si ricordava l’aggressione subita da Israele il 7 ottobre, ma non le vittime civili di Gaza, aggiungendo: «Siamo tutti d’accordo». «Senta, io sono una conduttrice Rai. Se l’amministratore delegato della Rai mi chiede di leggere un comunicato, io lo faccio. Quanto al contenuto, forse qualcuno non è d’accordo con la condanna del massacro del 7 ottobre? Certo, è doveroso ricordare anche le vittime innocenti di Gaza». Incalzata con un Repubblica la definisce «vestale del melonismo» replica: «Ho pianto molto in questi giorni, ma questa definizione mi fa davvero sorridere. Se sono da trent’anni in tv, è perché non ho mai sposato una parte politica. Io mi rivolgo a tutto il pubblico, a prescindere dalle idee politiche di ciascuno, e rispettandole tutte. Da donna, sono contenta che ci sia una donna presidente del Consiglio. Ma continuerò ad ascoltare tutte le voci» • A fine agosto 2025 sue immagini compaiono nella «sezione vip» del forum Phica.eu, raccolta sconfinata di foto rubate dai profili social di donne comuni e personaggi noti spesso ritoccate e condite da frasi volgari. A fine settembre, un contestato collegamento in diretta a Domenica In per promuovere il riconoscimento Unesco della cucina italiana scatena la reazione di Elly Schlein: «Giorgia Meloni continua a rifiutarsi di venire in Parlamento a spiegare cosa farà l’Italia rispetto al
riconoscimento dello Stato di Palestina e alle sanzioni per il
 governo israeliano. Però continua a trovare il tempo di
 confezionare spot elettorali sul servizio pubblico. Oggi ci spiega  su RaiUno, la ammiraglia della sua TeleMeloni, quali pranzi e 
quali pasticcini preferisce mangiare la domenica». A fine mese Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, si lamenta per una battuta di Enrico Brignano a Domenica In sui veneti «massa de ’mbriaconi».

264. Valeria GOLINO Napoli 22 ottobre 1965. Attrice • A fine maggio 2020 è in streaming 5 è il numero perfetto, film d’esordio di Igort in cui interpreta una femme fatale: le varrà il terzo David di Donatello dopo quelli per La guerra di Mario (2006) e Il capitale umano (2014), terzo Nastro d’argento dopo Storia d’amore (1987) e Respiro (2002, ne ha pure uno per la miglior canzone originale e uno come regista esordiente); a inizio giugno Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores (mamma di un sedicenne colpito da autismo ipercinetico, arriva la candidatura al David come protagonista), a fine luglio I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi, a inizio ottobre è nelle sale con Lasciami andare di Stefano Mordini. In vista del 55° compleanno confida: «Intimamente non sono contenta di me. Sono delusa di come porto avanti le cose, mi piaccio sempre meno». Detto dal maggiore talento femminile… Da cosa dipende? «Va tutto bene, sono io che non mi sento all’altezza di ciò che mi propongono. Non è un momento scintillante, sono un po’ opaca. Forse è mancanza di coraggio, o semplicemente sono un po’ approssimativa» • A luglio 2021 è nelle sale con Occhi blu di Michela Cescon (rapinatrice seriale che scappa via in sella a un maxiscooter sempre diverso) • A inizio marzo 2022 in streaming La Terra dei Figli di Claudio Cupellini (riprende l’omonima graphic novel di Gipi: in un futuro avvelenato dai veleni chimici pochi superstiti zombeggiano intorno a laghi e paludi, con Valerio Mastandrea). A fine dicembre racconta la zia Vittoria interpretata ne La vita bugiarda degli adulti, serie tratta dal libro di Elena Ferrante in onda su Netflix dal 4 gennaio 2023: «Ha qualcosa di selvatico, carnale, arcaico. Mi è capitato raramente un personaggio così» • A inizio gennaio 2023 in streaming La scuola cattolica di Mordini (riprende il best seller di Edoardo Albinati premio Strega 2016 per ricostruire quella parte di Roma in cui maturò il delitto del Circeo) • 2024 - • A maggio 2025 è in concorso al Festival di Cannes con Fuori, film di Mario Martone in cui interpreta Goliarda Sapienza (quarto Nastro, candidatura al David).

265. Francesco LE FOCHE Latina 28 luglio 1957. Immunologo • Responsabile del day hospital di immunoinfettivologia dell’Umberto I di Roma, il 18 maggio 2020, «primo giorno della nostra nuova vita» (Alessandro Trocino) in cui Inizia la vera Fase 2: oggi riparte (quasi) tutto spiega: «Dobbiamo abituarci a convivere con il virus. Trovare una nuova normalità, che non è lo status quo ante: serve più educazione civica e meno promiscuità. Le pandemie finiscono quando c’è una coscienza sociale che metabolizza l’idea della convivenza con il virus. E quando la società, esausta per la riduzione della libertà, si ribella alle restrizioni ed è pronta ad andare avanti». A fine mese pronostica: «Sposterei l’arrivo di una possibile seconda ondata più in là, a dicembre, col freddo. Il virus deve avere il tempo di rialzare la testa dopo essere stato fermato dal lockdown. A luglio verosimilmente la circolazione sarà ancora più ridotta di adesso. Non credo che a settembre-ottobre l’epidemia sarebbe già in grado di riprendersi proprio per il limitato spazio temporale». A inizio giugno lamenta: «Il virus c’è ma è sbagliato vedere il pericolo ovunque. Vedo persone che quando incrociano un altro essere umano trattengono il respiro e guardano a terra. Una paranoia. Bisogna reagire altrimenti entriamo in un contesto negativo dal quale sarà difficile uscire. So di gente che non mette il naso fuori di casa per paura». A inizio agosto avverte: «Non vedo il pericolo della seconda ondata se si andranno a prevenire i rischi dove si possono annidare. Tanti extracomunitari e indigenti vivono in condizioni abitative disastrose, con più persone in pochi metri quadrati. È importante monitorare il territorio per individuare queste situazioni di degrado anche spiegando alla gente, con parole semplici, cosa fare per salvaguardare la propria salute e quella degli altri». A fine ottobre, quando Scatta il semi lockdown nazionale, cambia tono: «Su 100 attività, limitiamoci a 10, le essenziali. Non bisogna incontrare amici né uscire se non è necessario, tantomeno prendere l’autobus. Caffè al bar? Suggerisco di no. Incontri di lavoro solo sul web. Così riusciremo a ridurre la carica infettiva espressa dal virus a livello sociale e lo raffredderemo» • A fine gennaio 2021, a Margherita De Bac che chiede I ritardi nella consegna dei vaccini non sono fonte di inquietudine? risponde: «I ritardi andavano messi in conto. Questi vaccini sono stati sviluppati a velocità record ed è normale che ci siano ora difficoltà organizzative da parte delle aziende farmaceutiche. Non sono pillole che si possono produrre ovunque. Servono impianti specializzati, attrezzati di bioreattori. Non c’è spazio per l’improvvisazione». A inizio marzo chiede di «Pazientare altri due mesi finché non ci saranno dosi per vaccinare milioni di persone e ridurre la circolazione del virus. I vaccini sono efficaci anche contro le varianti. Spero che venga fatto il possibile per sgombrare il campo da ostacoli burocratici per favorire l’arrivo di preparati che già hanno ricevuto l’autorizzazione in Usa. Poi, eliminare la burocrazia per accedere alla vaccinazione. La gente deve trovare la massima facilità nel prenotare l’appuntamento». A fine maggio alla domanda Lei parla con entusiasmo, vede davvero la fine? spiega: «Sono entusiasta perché sono stato testimone di uno degli episodi più felici della storia scientifica. In un anno sono stati compiuti progressi equivalenti a vent’anni. È aumentata ancora di più l’attenzione per lo studio del sistema immunitario di cui si è cominciato a parlare, al di fuori dei contesti scientifici, ai tempi dell’Aids». A inizio giugno raccomanda: «Se puntiamo a mettere all’angolo il Sars-CoV-2 dobbiamo intendere la vaccinazione come un atto di educazione civica. Purtroppo a circa cinque mesi dal via alle prime vaccinazioni continuano a circolare fake news deleterie».Esempi? «Le racconto le domande di due pazienti. “Professore, è vero che i vaccini a Rna messaggero alterano la fertilità? Professore, è vero che l’Rna messaggero interferisce con il Dna umano fino a modificare il genoma?”». A metà luglio è scoraggiato: «Purtroppo permane un atteggiamento di incomprensibile ritrosia che si ritrova in tutte le fasce socio-culturali. Alla base c’è l’assenza di sensibilità verso la medicina della prevenzione. Sono tutti pronti a curarsi in modo improprio con antibiotici e anti-infiammatori anche quando non c’è bisogno e poi rifiutano l’inoculazione di sostanze che salvano la vita. Per fortuna alcuni riusciamo a convincerli. In altri prevale senza motivo l’idea che dietro i vaccini ci siano complotti». A metà ottobre annuncia che «la normalità è vicina» • A inizio gennaio 2022 si aggiunge all’elenco di chi crede «che la variante Omicron possa essere la variante ponte per il passaggio dalla fase pandemica a quella endemica» • Il 6 ottobre 2023, massacrato nel suo studio medico di Roma da un pregiudicato convinto di avere una grave malattia infettiva alla colonna vertebrale è ricoverato in prognosi riservata al policlinico Umberto I con trauma cranico facciale e fratture al volto (l’uomo è arrestato per tentato omicidio). De Bac gli dedica un ritratto: «Il suo volto è stato uno dei più inquadrati negli anni del Covid. Tra il 2020 e il 2022 l’immagine rassicurante di Francesco Le Foche ha “dominato” nei programmi televisivi, radiofonici e sulle pagine dei quotidiani, spesso invitato a intervenire in qualità di esperto. Il professionista era stato annoverato tra i tanti virologi o presunti tali che in quel biennio terribile avevano affollato i notiziari, ma in realtà Le Foche non è precisamente un virologo, ma un immuno-infettivologo, si occupa cioè di problemi legati alla risposta alle infezioni, con uno sguardo all’allergologia. [...] A far conoscere Le Foche al grande pubblico è stata Mara Venier che, sempre nel 2021-2022, lo ha voluto spesso al suo fianco a Domenica In, apprezzando il tono pacato e mai sopra le righe che il professore dell’università la Sapienza sa mantenere anche durante le polemiche più aspre. Grazie a queste caratteristiche Le Foche si è guadagnato l’etichetta di “ottimista”, in contrapposizione a tanti altri colleghi “catastrofisti”» • 2024 - • 2025 -.

266. Luca CIRIANI Pordenone 26 gennaio 1967. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 2018 senatore di Fratelli d’Italia, il 22 ottobre 2022 diventa ministro per i rapporti con il Parlamento. Fabrizio Caccia: «Laureato in Lettere moderne all’università di Trieste, Ciriani fino a ieri era il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato ed aveva accompagnato al Quirinale la Meloni già alle consultazioni con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dirigente giovanile del Msi, consigliere comunale di Fiume Veneto nel 1995, assiste alla nascita di Alleanza nazionale (An) con cui viene eletto consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia nel 1998, riconfermato poi nel 2003. Nel 2008 aderisce al Popolo della Libertà (Pdl) ed entra a far parte come vicepresidente e assessore alla Protezione civile della giunta regionale di Renzo Tondo. Rieletto nel 2013, due anni dopo aderisce a Fratelli d’Italia. Si dimette da consigliere regionale dopo essere stato eletto senatore Fdi alle elezioni politiche del 2018 nel collegio di Udine. Dal 18 luglio 2018 è capogruppo Fdi al Senato. Candidato alle elezioni europee del 2019, non viene eletto e resta in Senato. Suo fratello minore, Alessandro, 52 anni, indipendente di destra, è l’attuale sindaco di Pordenone. Chi lo conosce dice che l’hanno messo al posto giusto. Prudente, riflessivo, abilissimo nel dribblare le polemiche, smussare gli spigoli. “Non abusiamo della pazienza degli italiani”, ripete spesso. Nemico del “continuo battibecco” tra le forze politiche, ammonisce: “La gente è stanca dei tira e molla, vuole un governo serio e responsabile”» • A metà dicembre 2023, quando si fa sempre più concreto il rischio di un’approvazione in extremis della manovra alla Camera, tra Natale e Capodanno, ostenta sicurezza: «Ce la faremo sicuramente. La manovra sarà approvata nei tempi dovuti e senza stravolgimenti». Poi nega che le prerogative del Parlamento siano state calpestate da una manovra «blindata»: «Non abbiamo calpestato proprio nulla. Vogliamo fare un dibattito ordinato, senza muro contro muro. Ho acconsentito alla richiesta delle opposizioni di poterne discutere ancora e così faremo. Il tempo ci sarà, la disponibilità al confronto c’è sempre stata, prova ne siano le audizioni e il lavoro in Commissione» (il via libera definitivo arriva il 29 dicembre) • A fine novembre 2024, parlando al Foglio rompe un tabù: «Se vogliamo andare avanti, allora arriverà anche il momento di spegnere la Fiamma». Alessandro Trocino: «È tutto da vedere se sia già arrivato, visto il gelo con cui queste parole sono state accolte ai piani alti di Fratelli d’Italia. Per Ciriani, che fa qualche giro verbale di comprensibile cautela, la fiamma missina “fa parte della nostra storia e della nostra identità, anche se l’abbiamo già superata, è un fatto acquisito. Con assoluta tranquillità”. Insomma “è un elemento simbolico, e come tanti altri elementi simbolici avrà la sua parabola, ma non sarà mai rinnegata. Senza drammi. E senza fanfare. Non è nemmeno un argomento di urgente dibattito. Accadrà e basta, anche perché solo quelli della mia età possono essere affezionati a quel simbolo superato. Ma per ragioni rispettabilissime e romantiche”». A metà dicembre propone il divieto di vendere sim a immigrati senza permesso di soggiorno e la non obbligatorietà del rinvio della pena per le donne in gravidanza o con figli sotto l’anno • A metà settembre 2025, dopo l’assassinio dell’attivista politico conservatore Charlie Kirk, dichiara: «Negli Stati Uniti viene ucciso un ragazzo di 31 anni e qualche intellettuale in televisione dice che se l’è meritata. Sono le stesse parole che si sentivano ai tempi di Sergio Ramelli e delle Brigate Rosse. Questo è il clima che si sta creando in questo Paese. Il governo Meloni fa scoppiare d’invidia, che diventa odio politico, le opposizioni. Che, nella mancanza di creare l’alternativa, si rifugiano nell’odio democratico». Trocino: «Parole che provengono da un ex esponente del Movimento Sociale e del Fronte della Gioventù, che associa il terrorismo degli anni ’70 con le recenti accuse politiche che qualifica come “odio democratico”. Non è chiaro il senso dell’accostamento alle Brigate Rosse. Sono decine le reazioni indignate a sinistra, a cominciare da Matteo Renzi che definisce “orripilanti” le parole di Ciriani e invita Meloni “a far tacere i suoi pitbull”. Molti parlano di “delirio”, ma diversi esponenti di Fratelli d’Italia e Lega difendono Ciriani. E Matteo Salvini ripubblica, con evidente e ammiccante riferimento all’Italia, una frase di Kirk: “La cultura dell’assassinio si sta diffondendo a sinistra”».

267. Maria Rosaria BOCCIA Pompei 11 luglio 1983. Influencer • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Tutto inizia il 26 agosto 2024. Luca Angelini: «Su Instagram, Boccia aveva annunciato la sua nomina a consigliere del ministro della Cultura per i grandi eventi. Dal ministero era arriva immediata la smentita. E da Boccia era partita, immediata, la vendetta. Una valanga di foto di lei al fianco di Sangiuliano». Il 2 settembre (Il caso Sangiuliano) Gianluca Mercuri scrive: «Che ruolo ha esattamente Rosaria Boccia, 41 anni, influencer campana e non meglio precisata consigliera del ministro della Cultura?». Paolo Conti: «Si complica (e molto) il giallo politico dell’estate. Perché dopo l’interrogazione dell’opposizione che chiede a che titolo la donna sia coinvolta negli eventi, dal dicastero hanno negato che abbia un incarico ufficiale. Ma una mail pubblicata dal sito Dagospia dimostra che era tra i destinatari di comunicazioni riservate». Il 3 Sangiuliano ammette in una lettera pubblica: «Avevo maturato l’intendimento di conferire alla dottoressa Boccia l’incarico, a titolo gratuito, di consigliere del ministro per i grandi eventi», assicurando in ogni caso che per lei «non è mai stato speso neanche un euro per un caffè». Lei comincia a pubblicare sui suoi social le prove dei suo rapporti con il ministro. Elena Tebano: «Non solo le foto che la ritraggono accanto a lui a Rimini, alla Pinacoteca di Brera, a Pompei, a Sanremo, o alla Camera dei Deputati (ma anche con il ministro Francesco Lollobrigida a Pompei). Ma anche una mail pubblicata da La Stampa e Dagospia relativa all’organizzazione del G7 Cultura previsto a Pompei dal 19 al 21 settembre, che fa riferimento a spostamenti e sicurezza dei ministri coinvolti, ed è indirizzata per conoscenza anche a lei». Marco Cremonesi: «Chi ha pagato per le frequenti trasferte della influencer a fianco del ministro? Il ministero, come lei stessa afferma? L’ipotesi corrente in FdI è che i conti li abbia pagati lo stesso ministro. Certo, non dovranno uscire documenti in senso contrario». Il 4 Sangiuliano fornisce la sua versione dei fatti al Tg1. Gianluca Mercuri: «Il ministro ammette che la pratica della nomina era stata avviata, per poi essere bloccata per motivi di opportunità. Racconta: “Io ricordo che in una discussione con mia moglie, lei mi diceva di interrompere ogni rapporto con questa persona, anche di tipo lavorativo”. Quale rapporto? “La nostra è stata una relazione affettiva, sentimentale. Era nata come un’amicizia nella prima decade di maggio. L’8 agosto è finita”. Da qui la vendetta di Boccia: “Io le ho detto con certezza che non avrei mai lasciato mia moglie, che è la donna più importante della mia vita. Poi ci sarà rimasta male per la nomina”». Lei replica: «Se mi sento tradita? Tradita no, perché il tradimento lo subisco eventualmente da persone a me care. Sicuramente la situazione poteva essere gestita in una forma più rispettosa. Che effetto mi ha fatto l’intervista su Rai1? Mi ha fatto sorridere». Alle 14.18 del 6 l’Ansa fa sapere che parlerà a In Onda, su La7. Mercuri: «Non c’era bisogno di sapere cosa avrebbe detto l’ex amante e mancata consigliera del ministro: Giorgia Meloni e l’uomo cui aveva affidato una missione complicata — dare soddisfazione al revanscismo della destra contro la secolare “egemonia culturale” della sinistra — hanno capito che resistere ulteriormente era impossibile». In serata l’avvocato dell’ex ministro annuncia che verrà denunciata (probabile accusa: tentata estorsione e violazione della privacy). A questo punto entra nella vicenda il nome del ministro Francesco Lollobrigida, ex compagno di Arianna Meloni, sorella della premier e sua plenipotenziaria in Fratelli d’Italia. Mercuri: «È stata tirata in ballo da Bianca Berlinguer, alla cui trasmissione Boccia sarebbe dovuta intervenire, salvo cambiare idea all’ultimo. Prima, avrebbe detto alla giornalista che sarebbe stata Arianna a far saltare la sua nomina a consigliera». Il gossip impazza: l’ampia cicatrice vista il 31 luglio sulla fronte di Sangiuliano, si dice, sarebbe opera delle sue unghie. Il 21 ottobre a Piazza pulita (La7) racconta: «Mi faceva leggere e mi inoltrava i messaggi che riceveva e inviava ad altri politici, ministri...». Anche della premier Meloni? «Di tante persone che fanno parte del governo, a volte per fare prima mi girava direttamente gli screenshot. È tutto nei telefoni che mi hanno sequestrato. Capitava anche che tenessi io il suo telefono e rispondessi per lui quando non poteva». Ufficializzandone l’ingresso nel folklore nazionale, a fine novembre Massimo Gramellini prima scrive (Il graffio) «Dopo che in campo la sua squadra di ex imbattibili era riuscita a farsi rimontare tre gol, Pep Guardiola si è presentato in conferenza-stampa con dei graffi sulla testa, neanche avesse incrociato la dottoressa Boccia negli spogliatoi» poi (Il nemico del mio nemico) parla di sinistra sprofondata nel ridicolo per averla «trasformata in un’Anita Garibaldi per meriti acquisiti sul campo: creava un problema alla Meloni». L’8 dicembre Report trasmette gli audio della confessione di Sangiuliano alla moglie (si dice che è stata lei a fornirli), l’ex ministro e la moglie la denunciano per «Interferenze illecite nella vita privata» (la procura di Roma già le contesta i reati di minaccia a corpo politico, lesioni volontarie e stalking) • A metà giugno 2025 si viene a sapere che è indagata a Napoli per truffa e falso legati alla sua laurea alla Pegaso: l’inchiesta nasce da una denuncia dello stesso ateneo, lei sostiene che è «una persecuzione». A fine ottobre Gramellini commenta che quella «che per qualche tempo, in un afflato di follia, pezzi di sinistra elevarono a martire del femminismo e dell’antifascismo» si candida nelle liste del destrorso maschilista Stefano Bandecchi, «uno al cui confronto Vannacci pare il Mahatma Gandhi». Negli stessi giorni il Garante della Privacy commina una maxi multa da 150 mila euro a Report, colpevole di aver pubblicato la conversazione in cui Sangiuliano confessava alla moglie di averla tradita con lei. Il 24 novembre alle regionali della Campania, 16esima su 27 nella lista del sindaco di Terni, prende 89 preferenze (Sangiuliano è eletto con 9902, secondo nella lista di Fratelli d’Italia).

268. Francesco LO VOI Palermo 5 novembre 1957. Magistrato • 2020 - • Procuratore a Palermo, il 22 dicembre 2021 diventa il terzo capo della Procura di Roma in meno di tre anni • 2022 - • Dopo alcune esternazioni sui problemi della giustizia, il 6 dicembre 2023 ascolta in Procura il ministro della difesa Guido Crosetto. Ilaria Sacchettoni: «Crosetto sarebbe stato sentito nell’ambito in un’indagine aperta come modello 45, ossia senza indagati o ipotesi di reato. Il ministro in una intervista al Corriere della Sera aveva detto questa frase: “A me raccontano di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni. Siccome ne abbiamo viste fare di tutti i colori in passato, se conosco bene questo Paese mi aspetto che si apra presto questa stagione, prima delle Europee...”» • A fine ottobre 2024, imputato di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona per aver trattenuto 147 migranti a bordo della nave dell’ong spagnola Open Arms dal 14 al 19 agosto 2019, quand’era ministro del’Interno nel governo Conte 1, Matteo Salvini dice «Siamo in mano a giudici che fanno politica di sinistra pro-migranti, pro-Ong, che cercano di smontare le leggi dello Stato» mostrandosi «incurante del particolare che l’ex procuratore di Palermo venuto alla prima udienza per sostenere l’accusa, Francesco Lo Voi oggi procuratore di Roma, è stato uno storico rappresentante della magistratura cosiddetta conservatrice e “di destra”» (Giovanni Bianconi) • A fine gennaio 2025 la premier Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sono indagati dalla procura di Roma per favoreggiamento e peculato per il rilascio e rimpatrio del comandante della prigione libica di Mitiga, Osama Njeem Almasri (arrestato a Torino il 19 gennaio e rimandato in Libia il 21 con un volo di Stato). Luca Angelini: «La notizia sarebbe stata “esplosiva” in qualsiasi momento, ma lo è ancora di più visto il clima già di massima tensione fra governo e magistratura, per la riforma della giustizia, con la separazione delle carriere, che ha provocato proteste clamorose delle toghe». Giovanni Bianconi: «È pressoché certo che il fascicolo aperto dalla Procura di Roma non sfocerà in alcun processo, visto che un eventuale processo dovrebbe essere autorizzato dal Parlamento dove il governo ha una solida maggioranza. Ma è altrettanto certo che il procuratore Francesco Lo Voi non potesse fare altrimenti di fronte alla denuncia ricevuta». Elena Tebano: «Quello che è certo è che non si può accusare Lo Voi di essere un magistrato avverso al governo per ragioni politiche, visto che proprio dal centrodestra ha ricevuto più volte incarichi e lodi». Il 31 Alessandro Trocino scrive (Lo Voi e i voli di Stato): «Dal febbraio 2023, il sottosegretario Alfredo Mantovano (uno dei quattro indagati per il caso Almasri) ha bloccato la possibilità per Lo Voi di usare i voli di Stato, che gli erano stati concessi per motivi di sicurezza, per rientrare a Palermo. Il procuratore si è opposto e la disputa non è finita. Ma nel frattempo è approdata sul Tg1 e sui giornali filogovernativi, scrive Bianconi, “con l’evidente intenzione di legare la rapidissima iscrizione dei membri del governo sul registro degli indagati da parte del procuratore a un suo ipotetico risentimento verso chi gli ha sottratto i voli blu”». A inizio febbraio i servizi segreti presentano un esposto contro di lui. Angelini: «La Procura di Roma, che Lo Voi guida, avrebbe consegnato agli avvocati di alcuni indagati documenti riservati di cui avrebbe dovuto “tutelare la riservatezza”. Il Dis (Dipartimento di informazioni e sicurezza) l’ha messo nero su bianco in un atto depositato alla Procura di Perugia: quelle carte, finite sul quotidiano Domani, riguardavano l’informativa dell’Aisi sul caso di Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, che sarebbe stato spiato dai servizi segreti. È facile capire perché, come scrive Adriana Logroscino, “il caso apre un ulteriore e clamoroso fronte nel clima già incandescente tra magistratura e governo”». Il 19 si difende davanti al Copasir (il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) dall’accusa di aver rivelato un segreto di Stato sollevata contro di lui da Mantovano. Tebano: «Perché ci fosse l’intenzione, dunque il dolo, di svelare un segreto, bisognava essere a conoscenza della sua esistenza. E perché si configuri una violazione della legge sui servizi di intelligence, servirebbe la premessa di un ordine di esibizione di documenti che la Procura non ha mai inviato al Dis». Dieci mesi dopo che i consiglieri laici filogovernativi hanno chiesto il suo trasferimento d’ufficio «per incompatibilità ambientale-funzionale», il 19 novembre arriva dal Consiglio superiore della magistratura un’archiviazione che suona come l’approvazione di una «pratica a tutela». Angelini: «Secondo il Csm, “non ci sono provvedimenti da adottare, risultando già informato” il procuratore generale della Cassazione per eventuali azioni disciplinari (che non risultano avviate); come dire che la ipotizzata “incompatibilità ambientale” non c’entra niente».

269. Alessandra TODDE Nuoro 6 febbraio 1969. Politica • 2020 - • Pentastellata, dal 16 settembre 2019 sottosegretaria allo sviluppo economico nel secondo governo Conte, il primo marzo 2021 diventa viceministro nel Draghi. A fine agosto, dopo l’attacco frontale del presidente di Confindustria Carlo Bonomi al decreto anti-delocalizzazioni che sta scrivendo assieme al ministro del Lavoro Andrea Orlando, spiega: «La nostra legge anti fuga per le aziende? Ricordo che stiamo parlando ancora di una bozza. L’intento del decreto è delineare un percorso di responsabilità sociale per aziende che non sono in crisi e decidono di chiudere attività produttive dopo aver ricevuto aiuti pubblici. Mi aspetto solo che si apra un confronto produttivo. Nessuno crede che le imprese rimangano in Italia per merito delle norme» • Il 13 ottobre 2022 è eletta alla Camera, il 22 finisce la sua esperienza al governo • A inizio novembre 2023 Alessandro Trocino scrive: «L’obiettivo più volte ripetuto dalla dem Elly Schlein è quella di arrivare alle Amministrative con candidati comuni con sinistra, centro e 5 Stelle. In Abruzzo il campo largo si è materializzato nella figura dell’ex rettore di Teramo Luciano D’Amico, in Sardegna nell’appoggio del Pd alla grillina Alessandra Todde» • A fine febbraio 2024 Gianluca Mercuri (Perché la Sardegna è importante) spiega: «È un’occasione unica per il centrosinistra — o meglio: per l’incerto campo delle forze anti-meloniane — e non coglierla sarebbe grave. Negli ultimi giorni Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno messo da parte le polemiche e si sono mostrati disponibili anche a partecipare al comizio finale della candidata comune, la grillina Alessandra Todde. Senonché, Todde ha gelato entrambi dicendo che quel giorno non li vuole perché “questa partita è nostra, dei sardi”». Roberto Gressi parla di «ombra lunga dell’antipolitica» ed «effetto Tommasi» (l’ex calciatore Damiano, «fermo e irremovibile, i capi a casa, e Verona gli ha dato ragione»). Il 26 febbraio diventa la prima presidente di Regione grillina, 45,3% contro il 45% del sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, candidato fratellista del centrodestra (2.924 voti di differenza). «Curriculum da prima della classe, in un partito che in tanta parte viene dipinto come un’armata di scappati di casa» (Gressi), la sua competenza non è in discussione. Gianluca Mercuri: «Imprenditrice e manager, ha vissuto per anni all’estero — Usa, Spagna, Inghilterra, Francia, Olanda — e parla le lingue. Fondatrice e ceo di Energeya, poi amministratrice delegata di Olidata, sottosegretaria allo Sviluppo economico nel governo Conte 2 e viceministra con Draghi, aveva pure la stima dell’esigente Calenda, che però non l’ha appoggiata. A conferma del suo appeal: ha preso più voti della sua coalizione. Ultimo ma non ultimo: in campagna elettorale ha insistito sull’antifascismo. Demodé, si diceva. Si diceva» • Il 3 gennaio 2025 il collegio regionale di garanzia elettorale contesta la sua rendicontazione delle spese della campagna elettorale e, presso la Corte d’Appello di Cagliari, la dichiara decaduta dalla carica di consigliere regionale, implicando indirettamente anche la decadenza da presidente della Regione, lo scioglimento del Consiglio e l’indizione di nuove elezioni. Lei non si dà per vinta: «La notifica della Corte d’Appello è un atto amministrativo che impugnerò nelle sedi opportune. Ho piena fiducia nella magistratura e non essendo un provvedimento definitivo continuerò serenamente a fare il mio lavoro nell’interesse del popolo sardo». Luca Angelini: «Sia i tempi dell’iter politico-istituzionale in Consiglio regionale sia il percorso della giustizia — penale, civile e amministrativa, con un sempre più probabile ricorso al Tar — non si annunciano brevi».

270. Piero AMARA Augusta 24 aprile 1969. Avvocato • 2020 - • Condannato per i depistaggi contro l’Eni e svariati episodi di corruzione in atti giudiziari, a inizio maggio 2021 si parla di un’inchiesta della Procura di Perugia sulla loggia “Ungheria”, «una presunta consorteria della quale — sostiene il legale che prova a trasformarsi in una sorta di “pentito” — farebbero parte politici, magistrati, vertici delle forze di polizia, avvocati e imprenditori. Ma sulla quale mancano ancora riscontri, a partire dalla lista degli affiliati, l’eventuale sede degli incontri, gli accordi illeciti tra gli iscritti». Giovanni Bianconi & Fiorenza Sarzanini: «L’intrigo comincia nel 2019 quando Amara, assistito dall’avvocato Salvino Mondello, comincia a parlare con i magistrati milanesi e dichiara di avere “una lista di 40 nomi che fanno parte della loggia ‘Ungheria’”». Gli accertamenti si intrecciano con quelli avviati a Roma per scoprire chi e perché abbia cominciato a diffondere con spedizioni anonime quei verbali che il pubblico ministero milanese Paolo Storari (uno degli assegnatari del suo fascicolo) aveva consegnato all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo. L’8 giugno è arrestato nell’ambito di un filone dell’inchiesta di Potenza sull’ex Ilva. Luca Angelini: «L’ex consulente legale dell’azienda siderurgica sarebbe “soggetto attivo della corruzione in atti giudiziari sia a Trani che a Taranto”. Sotto accusa, in particolare, i suoi rapporti con l’ex procuratore di Taranto, ora in pensione, Carlo Maria Capristo, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora. Secondo i pm, Amara, grazie alle sue “reti di relazioni”, sarebbe in grado di “influenzare l’esercizio dei pubblici poteri” ed esercitare “capacità di ricatto”» • A inizio luglio 2022, «dopo un anno e mezzo di scrupolosi accertamenti», la Procura di Perugia chiede l’archiviazione dell’inchiesta sulla Loggia Ungheria, «un’indagine svelata anzitempo e inquinata da «fughe di notizie» che hanno finito per danneggiarla in maniera irreparabile • Il 20 giugno 2023 il Tribunale di Brescia condanna in primo grado Davigo a 1 anno e 3 mesi per «rivelazione di segreto d’ufficio»: l’accusa è di aver fatto circolare i verbali segreti dei suoi interrogatori • Il 7 marzo 2024 la Corte d’Appello di Brescia conferma la condanna di Davigo.

271. Matteo LEPORE Bologna 10 ottobre 1980. Politico • 2020 - • Assessore alla cultura della giunta uscente sul quale ha puntato il Pd, a metà maggio 2021 si ritrova sfidato alle primarie dalla renziana Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro di Savena, a giugno si impone col 59,6%. Marco Imarisio: «La retorica del “Renzi come Salvini” cavalcata da Lepore ha dunque pagato i suoi dividendi. E forse il margine così netto mette il candidato ufficiale del centrosinistra al riparo da possibili colpi di coda». Il 4 ottobre col 61,9% doppia l’avversario di centrodestra, Fabio Battistini, ed è eletto sindaco • 2022 - • A metà marzo 2023 Massimo Gramellini scrive: «La giunta di Matteo Lepore, sindaco Pd, ha deciso che, sulle targhe delle strade di Bologna, coloro che si opposero al nazifascismo non saranno più indicati come “patrioti” ma unicamente come “partigiani”. Curioso destino per i partigiani della Brigata Garibaldi, ispirata a un patriota, e che patriota. Il sindaco e la sinistra locale avranno avuto le loro ragioni per assecondare questo cambio di sensibilità toponomastica che recinta i patrioti dentro l’epopea del Risorgimento. Però saranno consentite un paio di domande. La prima: perché cambiare le targhe proprio adesso, pochi mesi dopo l’insediamento del governo Meloni? Nel Paese, pardon nella nazione, anzi nella patria dei sospetti reciproci, sarà difficile convincere i cittadini di centrodestra che il tempismo dell’operazione sia soltanto uno scherzo del caso e non abbia invece un provocatorio significato politico» • A metà gennaio 2024 si scontra con Matteo Salvini, ministro dei Trasporti critico col limite di 30 chilometri orari in gran parte della città. La misura, si legge in una nota del ministero, «non appare una scelta ragionevole perché i problemi per i cittadini (in particolare per i lavoratori) rischiano di essere superiori ai benefici per la sicurezza stradale che resta una delle priorità assolute». Salvini rincara la dose: «Il sindaco ha dato una giustificazione straordinaria e cioè che andando più piano i bolognesi potranno sentire il canto degli uccellini. Il canto degli uccellini? Lasciamo lavorare chi deve lavorare, dai». Lui replica: «Purtroppo si è scatenata una battaglia social mediatica contro Città 30 e la città di Bologna. Le fake news sono tantissime, si è come sempre scatenato tutto il circo mediatico della destra». Il Comune ricorda che è lo stesso ministero dei Trasporti che invita città e Comuni a introdurre le zone 30 per raggiungere l’obiettivo, fissato da Oms e Onu, di dimezzare i morti sulle strade. A inizio novembre si parla de Lo scontro sui cortei di Bologna (in attesa di votare). È successo che il 9 Casapound ha manifestato contro «il degrado» insieme ad altri gruppi di estrema destra come Movimento Nazionale-La Rete dei Patrioti. Il giorno prima lui aveva accusato «qualcuno» di voler «trasformare Bologna in un terreno di scontro a pochi giorni dal voto» (per le Regionali). Elena Tebano: «Aveva anche detto di aver chiesto al Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza di spostare il corteo dell’estrema destra da piazza XX Settembre, scrivendo anche a Prefettura e Questura, perché si sarebbe trovato a pochi passi dalla stazione — teatro di una delle più sanguinose stragi neofasciste d’Italia, quella del 2 agosto 1980 che causò 86 morti — e perché lì vicino ci sono le sedi di Cgil e Cisl. Anche in vista del fatto che ci sarebbero state tre contromanifestazioni. Richiesta che però non è stata accolta: Lepore ha poi affermato che “evidentemente qualcuno da Roma ha chiamato” per non far modificare il percorso del corteo, circostanza smentita dalla Prefettura [...] nel pomeriggio c’è stato il corteo di Casapound in cui hanno sfilato circa 300 persone e in concomitanza due contromanifestazioni: una, di circa 1200 persone (a cui ha partecipato anche la vicesindaca bolognese Emily Clancy, della lista Coalizione civica), organizzata dai collettivi studenteschi; e un’altra anarchica con 200 persone (che poi si è unita a quella più grande). Quando i due contro-cortei hanno tentato di raggiungere quello di estrema destra si sono scontrati con la polizia: tre poliziotti sono rimasti lievemente feriti. La Prefettura (l’organo che rappresenta il governo nei diversi territori e i cui vertici vengono scelti dal Ministero dell’Interno) in un comunicato ha poi criticato le manifestazioni di centrosinistra, dicendo che “gli incidenti e le aggressioni alle forze di polizia si sono registrate esclusivamente da parte dei partecipanti alla concomitanti manifestazioni di anarchici e antagonisti che non erano state oggetto di preavviso all’autorità di pubblica sicurezza, come invece prescritto dalla legge”». L’11 Giorgia Meloni attacca: «Io di camicie nere non ne ho viste semmai ho visto quelle blu degli agenti di polizia che sono stati aggrediti dagli antagonisti amici della sinistra». E poi: «Lepore ha una doppia faccia, se io sono una picchiatrice fascista non mi chieda di collaborare». Lui replica: «Meloni non scambi le richieste di collaborazione per l’alluvione con l’obbedienza al capo». Il prefetto di Bologna Attilio Visconti dichiara: «Spiace che il sindaco abbia detto che il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica aveva disposto un divieto agli organizzatori e che il Viminale ce lo abbia fatto cancellare. Sono ricostruzioni infondate che hanno trascinato la Prefettura di Bologna e le forze di polizia in una polemica del tutto infondata» • L’11 gennaio 2025 la manifestazione nel centro di Bologna in ricordo di Ramy Elgaml, diciannovenne egiziano inseguito da carabinieri morto in scooter a Milano il 24 novembre 2024, degenera in una violenta guerriglia urbana che prende di mira anche la sinagoga. Lui commenta: «Esprimo la mia solidarietà alla comunità ebraica. Così come esprimo solidarietà ai commercianti e lavoratori che hanno subito danneggiamenti, saremo al loro fianco». Il 21 novembre, alla vigilia della partita di basket tra la Virtus e il Maccabi Tel Aviv, il centro della città è di nuovo messo a ferro a fuoco da alcuni gruppi di manifestanti staccatisi dal corteo Pro-Palestina. Luca Angelini: «Mentre al PalaDozza si giocava il match, in un clima surreale, tra spalti vuoti e la zona rossa istituita fuori dal palazzetto per non far arrivare i manifestanti, un corteo di circa 6 mila persone ha sfilato al grido di “Palestina libera”, “Fuori Israele da Bologna”, “Meloni stiamo arrivando”, “Piantedosi amico di Israele”». Il giorno dopo attacca il governo: «Una gestione disastrosa dell’ordine pubblico da parte del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, gli manderò la fattura per pagare i danni». Piantedosi replica: «Non cediamo ai ricatti dei violenti, quello era un attacco antisemita».

272. Massimo GARAVAGLIA Cuggiono 8 aprile 1968. Politico • Leghista, sottosegretario poi viceministro dell’economia e delle finanze nel primo governo Conte, alla vigilia del Natale 2020, quando viene approvato Iscro, nuovo ammortizzatore sociale per le partite Iva, ci si chiede a chi vada il merito politico di questa piccola svolta. Dario Di Vico: «[...] la piccola impresa è da sempre una constituency del centro destra. Poi al tempo di Giulio Tremonti ministro il rapporto tra destra e partite Iva era diventato particolarmente visibile. I leghisti successivamente erano tornati a presidiare il campo con la flat tax al 15% varata dal governo gialloverde Conte 1 ma il provvedimento non aveva avuta la fortuna che il suo ideatore, Massimo Garavaglia, aveva sperato e comunque è stato modificato con l’ingresso del Pd nell’esecutivo Conte 2» • Il 13 febbraio 2021 diventa ministro del turismo nel governo Draghi. A fine marzo, con gli albergatori italiani arrabbiati perché a Pasqua devono restare chiusi, mentre gli italiani possono andare in vacanza all’estero... sospira e poi domanda: «Lo scorso anno siamo andati in vacanza? Bene, succederà anche quest’anno. Comprendo l’atteggiamento degli albergatori, ma questa estate sarà come quella del 2020, anzi, sarà anche migliore». A inizio agosto Monica Guerzoni, Draghi avanti sulla sua linea, stoppa la Lega (e i più rigoristi), scrive: «Nel chiuso della cabina di regia Massimo Garavaglia non si oppone al green pass per la scuola ma chiede e ottiene l’esenzione al ristorante per i clienti degli alberghi e, a scuola, per le insegnanti incinte». A metà dicembre l’imposizione dei tamponi a chi entra in Italia gli fa dire: «Una misura così, introdotta dall’oggi al domani, crea enormi problemi a chi doveva mettersi in viaggio. Se proprio andava fatto, poteva essere stabilito con un preavviso di una settimana. In questo momento quello che serve non è una comunicazione martellante, bensì la capacità di trasferire messaggi corretti» • Il 2 febbraio 2022, quando viene approvato il decreto che prevede l’allentamento delle misure di contenimento del Covid, con i leghisti Giancarlo Giorgetti ed Erika Stefani non partecipa al voto sulle nuove misure per l’emergenza pandemia: «Non siamo più disposti a fare sconti». Il 13 marzo la Corte d’Appello di Milano conferma l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» dall’accusa di concussione e turbativa d’asta su una gara per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014, quando era assessore lombardo all’Economia. Il 16 settembre, quando il Consiglio dei ministri dà il via libera al decreto legislativo di attuazione della legge sulla concorrenza sulla mappatura delle concessioni, spiagge comprese, con Giorgetti e Stefani vota contro: «Abbiamo ritenuto fosse scorretto portare un provvedimento del genere all’esame del Consiglio dei ministri a pochi giorni dalle elezioni». Già deputato, il 13 ottobre è eletto al Senato, il 22 finisce la sua esperienza al ministero • A fine giugno 2023 è tirato in ballo nell’inchiesta sui presunti scambi di favori tra l’imprenditore ed ex parlamentare leghista Gianluca Pini e l’ex direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e assessore della Regione Calabria Marcello Minenna,  che «sembra avere una sola preoccupazione: garantirsi la conferma a direttore dell’Agenzia delle dogane. E per farlo usava vari modi, sbloccando le forniture di mascherine ferme in dogana, invitando chi conta agli eventi e pure usando le automobili confiscate e parcheggiate nei garage dell’Agenzia» (Andrea Pasqualetto). In un telefonata, Minenna dice a Pini: «Sai che io ho un ottimo rapporto anche con Massimo Garavaglia io gli sto dando una mano a costruire la sua segreteria, gli ho anche dato la macchina di servizio, una di quelle sequestrate». Gli inquirenti verificano la circostanza con Alessandro Canali, collaboratore della prima ora di Minenna, e lì si apre un mondo: «Sempre al fine di accreditarsi presso la Lega so che gli venne data, su sua espressa disposizione, una Lexus e altre auto vennero date a Brunetta e ad altri ministri attuali» (Brunetta commenta: «Questa delle auto confiscate è una prassi consolidata e per me anche virtuosa. Perché o si vendono o si usano ma se si vendono l’incasso è irrisorio») • 2024 - • A metà ottobre 2025 Alessandro Trocino (Extraprofitti, lite per la tassa sulle banche) scrive: «Non è la prima volta, anzi succede praticamente tutti i giorni ormai: Lega e Forza Italia non solo dicono una cosa diversa, ma si contraddicono frontalmente. Questa volta il caso riguarda la tassa sulle banche, quelle evocata mille volte e che non si è mai fatta. Per la Lega è necessaria e Matteo Salvini dà già per sicuri 5 miliardi. In una nota firmata dai senatori della Lega in commissione Finanze a palazzo Madama, Massimo Garavaglia e Stefano Borghesi, si dice: “Tra le risorse previste dalla prossima legge di bilancio saranno presenti anche miliardi di contributi da parte delle banche. Le risorse garantite dagli istituti, in parte derivate anche dai loro extraprofitti saranno fondamentali per contribuire, ad esempio, al sostegno della sanità italiana”. Forza Italia con una nota fa sapere che “non voterà, né in Cdm né in Parlamento, alcuna tassa sugli extraprofitti”. Antonio Tajani ci mette il carico e parla di una tassa “da Unione sovietica”. Semmai è disponibile a un contributo concordato».

273. Matteo RICCI Pesaro 18 luglio 1974. Politico • 2020 - • 2021 - • Piddino, sindaco di Pesaro dal maggio 2014, mercoledì 30 novembre 2022 Gianluca Mercuri scrive: «Il Pd è condannato ad apparire acefalo e afasico almeno finché non farà il congresso, previsto a febbraio. Bonaccini potrebbe allearsi con Nardella, il sindaco di Firenze che pareva intenzionato a candidarsi. La sinistra del partito sembra avviata a dividersi tra Elly Schlein (che ufficializzerà la sua corsa domenica) e il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Chi vincerà? Bonaccini». Il 6 dicembre Aldo Cazzullo parla di «un tentativo di aggregare il “partito degli amministratori” — Stefano Bonaccini, Dario Nardella, forse Matteo Ricci —, presidenti di Regione e sindaci che in questi anni sono riusciti a tenere insieme l’elettorato borghese e parte di quello popolare». Il 10 «Si allarga il fronte dei sostenitori di Stefano Bonaccini. Alla vigilia della prima tappa del tour che il presidente dell’Emilia-Romagna farà in tutta Italia, arriva la notizia che Matteo Ricci ha deciso di non candidarsi e appoggiare invece il governatore. Lo ha annunciato lui stesso in una conferenza stampa in cui ha spiegato che sosterrà Bonaccini “per spostarlo a sinistra”. A tessere la rete che ha portato il sindaco di Pesaro a fare un passo indietro e a schierarsi con Bonaccini sarebbe stato un altro sindaco, quello di Firenze, Dario Nardella» (Luca Angelini) • A fine luglio 2023, quando lo stop all’abuso d’ufficio previsto da un disegno di legge del ministro Carlo Nordio allarma la Ue, Alessandro Trocino spiega che «Quanto al Pd, è noto che la posizione della dirigenza è diversa da quella di molti sindaci. Se la segreteria avrebbe voluto solo una modifica del reato, diversi sindaci, tra i quali Matteo Ricci, dicono che “l’abolizione è una vittoria”» • A inizio gennaio 2024 sull’abolizione dell’abuso d’ufficio continua ad andare contro la corrente che prevale nel Pd: «Questa è una vittoria dei sindaci per i quali quel reato costituisce un grosso problema. Il 95 per cento dei sindaci condannati in primo grado viene poi assolto. Il danno di reputazione è enorme». Il 9 giugno è eletto al Parlamento europeo, il 13 lascia il posto di sindaco a Andrea Biancani • A metà marzo 2025 è tra i 10 piddini che a Strasburgo votano a favore di una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa contenente il piano ReArm Europe (seguendo le indicazioni di Elly Schlein, 11 piddini scelgono l’astensione). Candidato del centrosinistra alla guida della regione Marche, il 22 luglio 2023 fa sapere con un video di essere indagato. Angelini: «Non nasconde né la “rabbia”, né l’“amarezza”, Matteo Ricci. E non riesce nemmeno a non evidenziare il tempismo della magistratura che gli recapita un avviso di garanzia all’indomani dell’ufficializzazione della data delle elezioni (28 e 29 settembre)». L’inchiesta riguarda presunte irregolarità negli affidamenti diretti a due associazioni culturali pesaresi, Opera Maestra e Stella Polare, una serie di lavori pubblici, manutenzione di murales, ma anche l’organizzazione di eventi, manifestazioni gastronomiche e un’opera dedicata a Valentino Rossi sul lungomare di Pesaro. Lui spiega: «Sono estraneo ai fatti. Non mi sono mai occupato di affidamenti pubblici di lavori, mi sono sempre fidato ciecamente dei miei dirigenti e collaboratori. Fra l’altro l’accusa è curiosa perché mi si dice che non avrei ottenuto nessuna utilità patrimoniale, ma che avrei ottenuto una utilità in termini di consenso politico e si dice una cosa che io smentisco, cioè che conoscessi queste associazioni». Il giorno dopo attacca: «Sono impauriti, e più sono impauriti più sono cattivi. Ma se credono di intimorirmi non hanno capito di che pasta sono fatto. Avranno l’effetto contrario, per loro sarà un boomerang che ricorderanno per la vita». Il primo agosto Paolo Mieli commenta: «Solo nella giornata di ieri, Conte ha dato luce gialla a Matteo Ricci come candidato nelle Marche dopo averlo sottoposto alle sofferenze e alle umiliazioni di un esame spietato». Il 29 settembre è sconfitto, Acquaroli prende il 52,4 per cento, lui si ferma al 44,4 e accusa «un forte squilibrio anche economico»: «Per ogni nostro manifesto ce n’erano sei degli altri». Trocino: «Ricci sembrava in corsa, ma all’inizio della sua campagna ha subito il colpo basso di un’inchiesta giudiziaria, alla quale è risultato estraneo, ma che ha appannato la sua immagine. E sulla quale si è avventato il giustizialismo opportunista del Movimento 5 Stelle. Il successivo via libera di Conte è sembrato non troppo convinto e comunque non ha convinto gli elettori. Lo scarso contributo in voti del M5S ha fatto il resto. E la Palestina? Ricci ha provato a usare il tema di Gaza per spingere le persone a votarlo. L’idea è venuta a Sandro Ruotolo, come ha raccontato lui stesso: “L’ho chiamato una settimana fa e gli ho detto: punta tutto su Gaza. Basta entrare nelle chiese per vedere il consenso tra i cittadini”. Ma non è bastato. Perché il riconoscimento della Palestina è un tema nazionale e convince chi è già convinto. Difficile che un non elettore locale del centrosinistra abbia pensato di andare a votare solo per dire sì a un inutile riconoscimento marchigiano della Palestina. Ha vinto Meloni? Secondo Ricci il suo vero avversario era Meloni, non Acquaroli. In effetti la premier ci ha messo la faccia».

274. Agostino MIOZZO Camposampiero 30 settembre 1953. Medico • Già coordinatore dell’Ufficio promozione e integrazione del servizio nazionale della protezione civile, il 5 febbraio 2020 viene nominato coordinatore del neonato Comitato Tecnico Scientifico (CTS) per l’emergenza del COVID-19. A metà agosto incontra la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e il commissario Domenico Arcuri per dirimere la questione della deroga al metro di distanza in classe: per lui può essere ammessa nelle classi in cui non ci siano i banchi monoposto solo per una o due settimane durante le quali gli alunni sarebbero costretti a indossare la mascherina per tutto il tempo delle lezioni. A fine settembre ammonisce: «A chi preme per riaprire gli stadi vorrei ricordare le conseguenze drammatiche che ha avuto Atalanta-Valencia del 19 febbraio scorso. In questo momento abbiamo altre priorità, pensare di riempire gli spalti sarebbe una follia». Quando gli fanno notare che Tenere chiusi gli stadi ha anche un danno economico concede: «Lo so bene, infatti il mio è un discorso da tecnico della Salute e di Protezione civile, poi deve essere la politica a decidere. Io posso dire che l’indicazione di non far svolgere gli eventi sportivi ha avuto, per noi, lo stesso effetto del divieto per i funerali perché si privano i cittadini di momenti importanti per la nostra vita, celebrare momenti di gioia o di dolore. Ora però dobbiamo occuparci di altri aspetti fondamentali per la comunità e la priorità assoluta, quantomeno per noi tecnici, è la scuola». A metà ottobre, alla domanda Quanto incide il ritorno dei ragazzi in classe sulla circolazione del virus? risponde: «I dati recenti ci dicono che le scuole sono luoghi dove la circolazione del virus risulta limitata, certamente grazie all’introduzione delle misure di prevenzione adottate dalla ministra: mascherine obbligatorie, distanziamento in classe, igiene. Le ore che i nostri ragazzi passano a scuola sono in un contesto relativamente sicuro, i rischi li corrono prima di entrare a scuola e quando escono». A fine mese sbotta: «Imputare al Cts responsabilità di una situazione figlia delle sofferenze imposte al sistema sanitario italiano nei decenni passati è, non solo scorretto, ma direi disonesto. Dov’erano questi esperti di gestione delle emergenze dell’ultima ora, quando venivano tagliati ospedali pubblici e letti di terapia intensiva, quando la politica penalizzava il sistema di sanità pubblica. Non ricordo le voci di questi nuovi urlatori di professione alzarsi forti per denunciare i tagli». L’11 novembre «Per la prima volta da settimane, a Palazzo Chigi è arrivato un refolo di ottimismo. Lo hanno portato gli scienziati Brusaferro, Locatelli e Miozzo, chiamati dal premier per capire se davvero la curva del virus ha cominciato a piegarsi sotto i colpi delle misure restrittive adottate dal governo. Ebbene sì, grafici alla mano il terzetto di tecnici ha confermato al capo dell’esecutivo, ai capi delegazione e al ministro Boccia le impressioni degli ultimi giorni: il Covid-19 ha iniziato a rallentare la sua folle corsa. I contagi continuano ad aumentare, è vero, ma la crescita non è più esponenziale» (Monica Guerzoni & Fiorenza Sarzanini). A una settimana da Natale torna sull’argomento a lui più caro: «A me fa impazzire la semplificazione del problema della scuola, che può essere chiusa o aperta senza veri criteri e valutazioni che riguardino il contesto generale: è una follia lasciare i ragazzi fuori dalle aule ma permettere loro di andare al bar o in un grande magazzino. Sono scelte di una classe dirigente miope, che non ha una visione globale e non considera i danni che potranno svilupparsi» • Il 9 gennaio 2021 il Corriere della Sera pubblica una sua lettera: «In tema di comunicazione mi piacerebbe sapere il suo giudizio su esperti di settore che parlano impropriamente di studenti liceali come soggetti “fortemente contagiosi”, in altri termini gli untori della società ed i killer della popolazione più anziana; piuttosto che politici del territorio che invocano la chiusura delle scuole per “evitare una strage”. La strage nel nostro Paese è avvenuta a causa di decenni di distrazione sugli investimenti in sanità pubblica, sulla gestione poco appropriata di molte Rsa e della assoluta assenza di risorse nel settore della sanità scolastica. Sulla riapertura dei centri commerciali come degli impianti sciistici piuttosto che dei ristoranti si discute, giustamente, in modo animato ed approfondito facendo riferimento alla necessità di mantenere in vita la nostra economia. Non vedo altrettanta attenzione sul dramma di milioni di ragazzi che da quasi un anno, dal 4 marzo del 2020, sono reclusi a casa in una non sempre efficiente didattica a distanza che in molti casi ha solo accentuato le differenze di classe penalizzando in modo drammatico che non dispone di mezzi idonei. La salute mentale dei nostri ragazzi, caro direttore, non sembra avere valore e peso nelle parole di molti politici del nostro Paese e di questo sono profondamente, tristemente dispiaciuto». Il 18 insiste: «Un’intera generazione di giovani si affaccerà al mercato del lavoro con un buco di apprendimento e di esperienza devastanti che peserà sul suo futuro. In molti Paesi dell’Ue le scuole sono rimaste aperte, a parte brevi lockdown. E non sono stati imposti gli obblighi da noi adottati: distanziamento, banchi monoposto, distribuzione gratuita di gel e mascherina». Il 15 marzo finisce l’esperienza da coordinatore del Comitato tecnico scientifico e diventa consulente del ministro per l’Istruzione Patrizio Bianchi • A fine febbraio 2022, quando Giuseppe Remuzzi addossa colpe anche a medici e scienziati si giustifica: «Abbiamo dovuto prendere decisioni drammatiche, praticamente al buio» • A inizio marzo 2023 la Procura di Bergamo contesta a lui e ad altre 18 persone i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti di ufficio. Un elemento centrale dell’accusa è il Piano pandemico del 2006: il microbiologo Andrea Crisanti, ora senatore del Pd, consulente-chiave della Procura, spiega che «era stato scartato senza essere letto, esaminato e valutato da coloro che avevano la responsabilità di coordinare la risposta dell’Italia alla pandemia». Il Comitato tecnico scientifico finisce sotto accusa. Maddalena Berbenni & Giuliana Ubbiali: «La spiegazione del Cts fu che il Piano non era adatto per arginare un virus diverso dall’influenza. Ma per Crisanti la giustificazione “è stata confezionata e coordinata a posteriori” poiché “dai documenti acquisiti e dalle dichiarazioni spontanee rese alla Procura di Bergamo è emerso che né Brusaferro, né Miozzo, né Urbani avessero letto il piano prima di maggio-giugno 2020 nonostante ne avessero ricevuto copia a febbraio 2020”». Secondo Crisanti, Miozzo è tra i responsabili della mancata attuazione del Piano insieme a Silvio Brusaferro, presidente dell’lstituto superiore di sanità, Claudio D’Amario, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, segretario generale del ministero, Luigi Cajazzo, direttore generale della Sanità della Regione Lombardia • 2024 - • 2025 -.

275. Renato SCHIFANI Palermo 11 maggio 1950. Politico • 2020 - • Senatore di Forza Italia, volto storico del berlusconismo (il suo nome, legato alla parola «Lodo», indica lo scudo processuale costruito per il Cavaliere nel 2003), a metà luglio 2021, quando Lucio Malan passa a Fratelli d’Italia, Meloni avverte che non finisce qui: «In tanti nel centrodestra ormai guardano a noi. Ci saranno arrivi interessanti presto...». Paola Di Carlo lo mette tra i sospettati (sarebbe la seconda scappatella dopo quella con Alfano) • A metà agosto 2022, Fratelli d’Italia lancia la sua candidatura alla presidenza della Regione Sicilia, ma Forza Italia si spacca. Felice Cavallaro: «Meloni sceglie Schifani nella terna proposta dagli azzurri, ma Forza Italia in Sicilia vuole Micciché. E lui rilancia su Cittadini. Nel contropiede tra FdI e FI per decidere il nome del candidato da schierare con la Lega alle regionali bisognerà attendere ancora. Nonostante Giorgia Meloni, bruciati Nello Musumeci e Stefania Prestigiacomo, abbia dato direttamente a Berlusconi la disponibilità su Renato Schifani. L’ipotesi di puntare sull’ex presidente del Senato è stata appresa con soddisfazione anche da Ignazio La Russa, il plenipotenziario più volte in frizione con il coordinatore azzurro Gianfranco Micciché». Il 26 settembre si impone col 42,06% contro il 23,89% di Cateno DeLuca e il 16,19 % di Caterina Chinnici, candidata del Pd. Subito promette «Facciamo il ponte sullo Stretto», dopo un paio di giorni spiega: «Stavolta si fa. Era cantierabile e stavano partendo i lavori, ma il contratto fu rescisso dal governo Monti. Con 700 milioni di penale richiesta. Il progetto c’è. E siamo tutti d’accordo» • A fine aprile 2023 è il garante dell’operazione che porta in Forza Italia l’ex rivale Chinnici • L’8 gennaio 2024 il titolo è Sicilia, scontro Schifani-Musumeci. Alessandro Trocino: «Un no pesante quello dell’ex governatore oggi ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, che ha negato alla Sicilia lo “stato di emergenza” legato ai ristori richiesti per far fronte ai danni degli incendi estivi (150 milioni di euro). Musumeci (Fdi) non firma lo stato di calamità “per carenza di documentazione” e fa infuriare il suo successore, Renato Schifani (Fi): “Non è lo Stato in cui mi riconosco”. Parole pesanti, considerando anche la mitezza abituale di Schifani». Il 27 luglio, con la Sicilia a secco (Lara Sirignano: «Laghi ridotti a pozzanghere, cittadini in fila in attesa di rifornirsi d’acqua dalle autobotti private, 2 milioni di persone costrette a fare i conti con i razionamenti, il 20% dei bacini a secco, fino al 75% di perdite in agricoltura, allevatori a cui non resta che macellare il bestiame e, sullo sfondo, il business del mercato nero»), ci sono i soliti rimpalli di responsabilità. Trocino: «Schifani rivendica di aver portato a termine il 50 per cento delle opere previste dal Piano da 20 milioni di euro. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha invece accusato i governatori di avere speso solo il 30 per cento dei fondi del Pnrr» • A metà marzo 2025, dopo un incontro con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Maria Zuppi, dice sì allo Ius scholae per i figli di immigrati (cioè la cittadinanza per quelli che nascono qui e fanno le scuole in Italia).

276. AL BANO - Albano CARRISI Cellino San Marco 20 maggio 1943. Cantante • Il 26 luglio 2020, a 50 anni dal matrimonio, Romina Power («la sua eterna metà») è intervistata da Elvira Serra: Il pubblico non riesce a pensarvi disgiunti. «Forse perché ci hanno visti crescere. Hanno fatto un po’ l’abitudine a vederci insieme. O forse perché abbiamo inciso centinaia di canzoni e la musica è eterna: quando avremo lasciato i nostri corpi, le canzoni rimarranno». Chi era la «spalla» di chi? «Eravamo pari» • Positivo al Covid, deve rinunciare al Capodanno 2021 di Canale 5 al Petruzzelli di Bari: «Ho fatto tutte e tre le vaccinazioni, l’ultima il 6 dicembre, e anche quella anti-influenzale». Su Instagram posta un video in cui dice di non capire i no vax: «Ma che gli devi dire? Non so neanche perché diventino no vax. Con tutto quello che succede intorno è come se uno mette la mano sul fuoco e poi dice che non brucia. Per loro il fuoco è soltanto fantasia, lo vedono gli altri. Invece questa è la Terza guerra mondiale e il nemico squallido è il virus» • A marzo 2022 Massimo Gramellini gli fa un pubblico elogio: «Per avere cantato Felicità davanti a Putin, era finito sulla lista nera di Kiev (ma si può?). Eppure, dopo l’invasione russa — è lui, sia chiaro, a chiamarla così —, Al Bano ha preso le distanze dall’illustre fan e ha persino accolto una famiglia ucraina a casa sua, in quel di Cellino San Marco. Gliene sono grato, anche perché a oggi rimane l’unico frequentatore e ammiratore italiano di Putin ad avere avuto la decenza di dissociarsene in pubblico. Riguardo alla guerra, duole dirlo ai nostri intellettuali, Al Bano non ha però un’opinione abbastanza complessa. Afferma che tutte le Grandi Potenze, compresi gli Stati Uniti, tendono a essere un po’ arroganti per natura, e fin qui anche Povia e Crozza sarebbero d’accordo con lui. Ma aggiunge che ci sono cose che proprio non si fanno, tipo aggredire un Paese o una famiglia, perché se le fai, devi poi anche fare i conti con la Storia. La mette giù troppo semplice?» • A fine gennaio 2023, un gruppo di personaggi del mondo della cultura e della politica contesta l’invito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Festival di Sanremo per raccontare in un video di due minuti la situazione del suo popolo martoriato. Al Bano, di cui viene sempre ricordato «che in passato cantò con Putin», dice invece sì al video. L’8 febbraio sale per la prima volta sul palco del Festival con Gianni Morandi e Massimo Ranieri. A inizio maggio, intervistato da Aldo Cazzullo, confessa di aver pensato di farla finita dopo la scomparsa della figlia Ylenia e il divorzio da Romina Power • A ottobre 2024 si viene a sapere che è uno degli oltre tremila clienti di Intesa Sanpaolo il cui conti sono stati spiati da un 52enne di Bitonto (la procura di Bari cerca di capire se abbia avuto un mandante). A dicembre vengono annunciati i cantanti in gara al Festival 2025. Alessandro Trocino: «Escluso a sorpresa Al Bano, che sarebbe stato presente per la sedicesima volta, con un nuovo cappello» • A fine giugno 2025 Gramellini si rimangia il precedente elogio (Il power di Romina): «Perse la Siria e l’Iran, a Putin restano un pezzo di Ucraina e Al Bano, benché ieri quest’ultimo sia stato sottoposto a un massiccio bombardamento mediatico da parte di Romina Power, che ha criticato la sua decisione di cantare Felicità in Russia con Iva Zanicchi. “Non mi sembrano né il momento né il luogo”, lo ha sgridato pubblicamente la ex moglie amerikana. Sul momento si può discutere, perché in tempo di guerra una canzone scacciapensieri non ha mai fatto del male a nessuno, e un testo così banalmente ecumenico, che invita a “tenersi per mano e andare lontano”, avrebbe potuto scriverlo persino l’avvocato Conte (non Paolo, ma Giuseppe). Sul luogo, invece, è difficile dare torto alla signora Power, per quanto esistano, e non solo tra gli opinionisti tv, degli italiani tendenza Al Bano che preferiscono la Russia agli Stati Uniti, anche se nemmeno loro arrivano ancora a definire Putin “una persona perbene”, come invece ha fatto lui ieri, durante la rappresaglia dialettica contro la ex moglie. Vorrei trovare a tutti i costi un risvolto positivo (mi sembrano sia il momento, sia il luogo). In mezzo a eventi imprevedibili e leader bugiardi e umorali che cambiano traiettoria più in fretta di una boccia di biliardo, la scoperta che dopo tanti anni Al Bano continua ad andare d’accordo con Putin e a litigare con Romina trasmette una sensazione di rassicurante certezza della quale un po’ si avvertiva il bisogno».

277. Federico CAFIERO DE RAHO Napoli 18 febbraio 1952. Magistrato • Dall’8 novembre 2017 Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, a metà maggio 2020, quando le tensioni sulla regolarizzazione dei migranti mettono in luce le divergenze ideologiche nel Movimento 5 Stelle, il pentastellato Giuseppe Brescia (vicino a Roberto Fico) schierandosi a favore spiega: «Lo dico da quando eravamo al governo con Salvini. Per fortuna sono in buona compagnia, visto che la penso come il magistrato De Raho che dice che un’operazione del genere sarebbe un ottimo colpo alle mafie che sfruttano il caporalato» • A metà luglio 2021, quando sulla riforma della Giustizia c’è il primo atto politico di Conte in quanto leader dei 5 Stelle, i grillini a trazione contiana presentano quasi mille emendamenti, soprattutto sulla prescrizione, il cui stop dopo il primo grado viene salvaguardato dalla riforma Cartabia solo formalmente (dopo due anni di Appello e uno in Cassazione scatta l’«improcedibilità»). Gianluca Mercuri: «Contro queste misure si sono espressi il procuratore Antimafia Cafiero De Raho — “Il contrasto alle mafie ne risulterebbe fortemente indebolito” — e il procuratore di Catanzaro Gratteri, secondo cui “diminuirà il livello di sicurezza della nazione”» • Il 25 settembre 2022 è eletto alla Camera col M5S • Vicepresidente dell’Antimafia, a fine luglio 2023, quando la segretaria del Pd Elly Schlein dichiara «Mentre noi ci battiamo per il salario minimo, il governo Meloni riesce ad attaccare don Ciotti, da sempre impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata, e cancellare quattro puntate di Insider (già registrate) contro le mafie di Roberto Saviano, come vendetta perché è saltata la striscia di Facci» e Andrea Orlando (Pd) chiede di portare subito il caso in commissione perché si tratta di «un segnale pericoloso e una scelta inquietante», si associa alla richiesta • A inizio marzo 2024, quando la Procura di Perugia indaga su oltre 800 accessi non autorizzati, tra il 2019 e il 2023, alla banca dati della Dna, la polemica diventa subito politica: all’epoca dei fatti il numero uno della Dna era lui. La senatrice di Italia viva Raffaella Paita chiede che svesta i panni di vicepresidente della commissione Antimafia per vestire quelli di audito; Maurizio Gasparri, capogruppo di FI in Senato, chiede le dimissioni «per palese conflitto di interesse». Giuseppe Conte lo difende: «Accusare la Dna del tempo è una strumentalizzazione indegna. Cafiero de Raho, un campione dell’antimafia, viene messo sotto accusa». Raffaele Cantone, procuratore capo di Perugia, sottolinea che «sulla gestione del Gruppo Sos, inizialmente delegato al solo Laudati, Cafiero de Raho aveva mostrato attenzione affidandone il coordinamento al procuratore aggiunto Giovanni Russo. Ai parlamentari che gli hanno chiesto se s’intravedano “finalità eversive”, Cantone ha risposto con un sintetico “boh”, nel senso che “si può sospettare tutto” ma finché non si scopre qualcosa di concreto è inutile sbilanciarsi in allarmi che potrebbero essere infondati» (Luca Angelini). Dopo che il magistrato Antonio Laudati afferma in un comunicato stampa di aver agito «sotto il pieno controllo del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo», indagatore «sull’oscura vicenda dei presunti dossieraggi, nella doppia veste di inquirente e testimone», a leggere certi titoli di giornali è «“inguaiato”, “tirato in ballo” o “scaricato”». Giovanni Bianconi: «In realtà Cafiero è da tempo nel mirino dei partiti di maggioranza (spalleggiati anche in questo caso dai renziani), che hanno colto al volo l’occasione di attaccare l’ex magistrato transitato dalla pensione alla politica» • 2025 -.

278. Marcello PERA Lucca 28 gennaio 1943. Politico • Dal 2001 al 2006 presidente del Senato, a metà ottobre 2020 si parla di un suo avvicinamento a Matteo Salvini: «Galeotta fu Francesca Verdini. La conosco da quando era uno scricciolo biondo. Così nel dicembre dell’anno scorso organizzai un convegno a Roma sull’Europa, e chiesi al padre Denis di invitare Salvini. Lui venne, dopo ci parlammo a lungo in privato, si è creato un ottimo rapporto». L’Europa pare essere la nota dolente: «Vent’anni fa noi professori, io, Martino, Urbani, eravamo euroscettici, una versione ante litteram del sovranismo, temevamo un nuovo Reich tedesco. Fino all’ingresso nell’euro. Poi Berlusconi ebbe l’intuizione di aderire al Partito popolare della Merkel. Aveva ragione lui. Non puoi governare l’Italia se non fai parte delle forze di governo in Europa. La Lega non può stare con la Le Pen. Dove debba andare e come lo decideranno loro: il Ppe sarebbe una scorciatoia, ma non si può chiedere a Salvini una inversione a U in pochi mesi. Io gli ho suggerito di ridefinire il sovranismo: non è “autarchia” o peggio ancora “nazionalismo”, non deve basarsi sul rifiuto di cedere sovranità all’Europa (anche la Costituzione lo prevede); ma deve accettare di cederla solo a istituzioni democratiche, e perciò l’Europa di oggi va cambiata». Come la mettiamo con Borghi e Bagnai? «Sono simpatici. Ma sono fuori dalla realtà. Non si può stare fuori dall’Europa e non si può stare fuori dall’euro, è una posizione irrealistica. E a me interessa invece che il centrodestra si dia un’agenda di governo» • A inizio novembre 2021 Roberto Gressi lo inserisce tra i possibili candidati «di compromesso» per il Quirinale, potenzialmente in grado di mettere assieme i voti necessari per il Colle (con lui Marta Cartabia, Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini, Sabino Cassese, Rosy Bindi, Gianni Letta): «È finito anche lui, croce e delizia, nel frullatore dei possibili candidati per la presidenza della Repubblica. A un concorso per titoli avrebbe le carte per giocarsela con i rivali, veri o presunti. Al borsino lo si dà come uno dei possibili piani B per il centrodestra, qualora non sfondasse il candidato numero uno, Silvio Berlusconi . Nel gioco degli specchi per la corsa con più sgambetti d’Italia, del suo nome si vocifera anche nei colloqui privati tra la Lega di Matteo Salvini e la nave pirata di Matteo Renzi, come di un candidato che potrebbe spuntarla, dalla quarta votazione in poi, se fallisse la possibilità di eleggere un capo dello Stato da unità nazionale. Perché dal fronte Pd e Cinque stelle non avrebbe dalla sua nemmeno un grande elettore, ma c’è pur sempre in Parlamento una terra di mezzo che conta un centinaio di voti. E non manca chi si sente di avvertire Pier Ferdinando Casini: “Attento Pier, c’è anche lui, non lo sottovalutare”, ottenendo in cambio, pare, un rilassato “si accomodi”. La riservatezza di Marcello Pera è proverbiale. C’è chi lo definisce, affettuosamente, un orso di altissimo profilo. E quindi dice, poco più che a monosillabi, che non ha tempo per parlare del Quirinale, anche perché robustamente impegnato nel finire di scrivere il suo libro su Sant’Agostino. E quindi declina. Declina ogni ipotesi di candidatura al Colle? No, ovviamente, sarebbe addirittura maleducato rispetto alla carica più importante del Paese. Declina rispetto alla richiesta di parlarne» • Il 25 gennaio 2022, giorno del secondo scrutinio dell’elezione del Presidente della Repubblica, viene indicato dalla coalizione di centrodestra come candidato all’interno di una rosa di tre nomi di cui fanno parte anche Letizia Moratti e Carlo Nordio. La lista viene sottoposta al centrosinistra che però sceglie di non convergere su nessuna delle tre candidature proposte. A metà agosto, in vista delle elezioni, è con Carlo Nordio, Giulio Tremonti, Giulio Terzi di Sant’Agata tra i nuovi arrivi di Forza Italia. Eletto al Senato, a metà ottobre Francesco Verderami scrive che Giorgia Meloni è così convinta che durerà «da aver persino programmato l’apertura della stagione delle riforme, con una Bicamerale da affidare all’ex presidente del Senato, Pera» • A inizio aprile 2023, quando il sindaco di Milano, Beppe Sala, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in + parla di «Un governo che vuole riportare indietro le lancette della storia ed è specializzato nell’omettere e rimuovere le ignominie del fascismo. Se non si deve evocare il pericolo fascista, si deve evocare il rischio di un’omissione chiara di quella che è stata la nostra storia. Questo rischio lo vedo ogni giorno e contro questo rischio combatterò», lui dice ad Antonio Polito: «Usare il passato, il fascismo e l’antifascismo, come un’arma di battaglia politica per l’oggi, indugiare nelle revisioni storiche o alzare barricate anacronistiche, è inutile e dannoso. Inutile perché non porta neanche voti, dannoso perché esaspera solo gli animi e così rafforza gli avversari. E poi: se noi italiani non riusciamo neanche ancora a buttarci alle spalle quella roba lì, ma dove vogliamo andare?». Poi, quasi come giustificazione: «Tenga presente che si tratta di militanti che hanno dovuto inghiottire rospi per cinquant’anni, e magari ora ne buttano fuori qualcuno». Quanto all’«agenda Meloni» dice però che sulle riforme non si è ancora vista: «La proposta di riforma costituzionale della forma di governo, con l’elezione diretta del presidente o del capo di governo, ne è il pezzo fondamentale; ma non è ancora venuto al centro del dibattito. Anzi è stata sopravanzata dal disegno di legge per l’autonomia differenziata, che andrebbe invece discusso in un quadro di riforme istituzionali più ampio, anche per consentire una revisione degli errori compiuti dal centrosinistra nel 2001. Bisogna ritoccare anche il bicameralismo perfetto e il procedimento legislativo, in modo che il governo abbia la possibilità di applicare il proprio programma e il Parlamento non possa bloccare all’infinito le leggi. E poi, ovviamente, c’è l’ordinamento giudiziario». A fine agosto, quando scoppia il caso Roberto Vannacci (generale rimosso dalla guida dell’Istituto geografico militare di Firenze per le sue affermazioni contrarie al principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione) commenta: «Non lo conosceva nessuno quando faceva l’eroe, ora è sulla bocca di tutti. Perché ha detto cose che in Italia, ma anche all’estero — basti pensare allo scandalo Usa sui gay nell’esercito — pensano in molti. E che, però, come ufficiale dell’esercito non poteva dire» • A inizio aprile 2024 quando la commissione Affari costituzionali del Senato discute un emendamento del governo per l’elezione diretta del premier, annuncia una serie di «rilievi critici» • A fine ottobre 2025, quando arriva dal Parlamento il quarto sì alla riforma della giustizia (in realtà una riforma della magistratura) segnala i pericoli derivanti dalla creazione di una falange di 2.000 pubblici misteri «autonomi, indipendenti, separati dai giudici e domani distaccati dalla democrazia perché non risponderanno a nessuno».

279. Claudio LOTITO Roma 9 maggio 1957. Imprenditore  • Dal 20 luglio 2004 presidente della Lazio, a fine febbraio 2020 si arrabbia moltissimo per il rinvio della partita tra Juventus e Inter: l’8 marzo i bianconeri si impongono per 3-2 e tornano in testa alla classifica con un punto di vantaggio sulla stessa Lazio, poi il campionato viene sospeso per il coronavirus (ritorno in campo il 22 giugno, la Juventus vincerà il nono scudetto consecutivo con un punto di vantaggio sull’Inter, +5 su Lazio e Atalanta) • A fine maggio 2021, quando l’Inter gli strappa l’allenatore Simone Inzaghi, si parla di «una bella vendetta del manager Marotta per il body shaming che subì sette anni fa dal presidente laziale Lotito» (il 26 settembre 2014, all’uscita dall’assemblea di Lega della Serie A, aveva detto «Il problema con Marotta è che con un occhio gioca a biliardo e con l’altro mette i punti»). A inizio dicembre l’Aula di Palazzo Madama respinge il suo ricorso per uno scranno in Senato: «Convinto com’è che il complicatissimo computo dei consensi nei collegi plurinominali delle elezioni del 2018 dovesse premiare lui e non il senatore Vincenzo Carbone, eletto in Forza Italia ma nel frattempo passato a Italia Viva» «ha finito per fare a braccio di ferro nientemeno che con la matematica» (Tommaso Labate) • Il 25 settembre 2022 è finalmente eletto al Senato con Forza Italia. A inizio dicembre Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, spiega il no suo e del governo alla richiesta di rateizzare le tasse sostenuta da tutto il sistema sportivo attraverso il cosiddetto «emendamento Lotito»: «L’opinione pubblica non capirebbe» • A inizio aprile 2023, quando le procure di Roma e Tivoli aprono inchieste sulle plusvalenze di Roma, Lazio e Salernitana (altra società di cui è proprietario in società con Marco Mezzaroma), finisce tra gli indagati • A inizio aprile 2024, quando Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, risulta tra le vittime degli accessi abusivi alla banca dati della Dna, il fatto che tra loro non corra buon sangue fa sospettare agli inquirenti che dietro l’«atto d’impulso» ci sia stata un’imbeccata del manager romano Emanuele Floridi per suo conto (sono grandi amici). L’interessato risponde: «Macché, secondo voi un miliardario come Lotito si mette a fare certi giochetti?». Lui avverte: «Qui si confondono strumentalmente il piano politico con dei fatti personali che non hanno niente a che vedere con la vicenda. La Lazio non c’entra nulla, né il sottoscritto. Ho fatto un comunicato per smentire e diffidare chiunque accosta a questa vicenda il mio nome» • 2025 -.

280. Andrea RICCARDI Roma 16 gennaio 1950. Storico • Il 27 agosto 2020, uscita de I diari segreti di Giulio Andreotti, «coglie nel segno» sottolineando nell’introduzione il «segreto» della sua azione politica, «Un’immensa tessitura di relazioni nella politica italiana, a Roma, e sullo scenario internazionale…», col secondo largamente prevalente • A inizio ottobre 2021 Goffredo Buccini scrive: «I dimenticati stanno tornando di moda. Senza strepiti, anzi, con il fragoroso silenzio dell’astensionismo, le periferie si ripropongono all’attenzione della politica da qui alle scadenze elettorali che verranno: un convitato di pietra al desco di chiunque ambisca a guidare il Paese dopo la pandemia e dopo l’esecutivo d’emergenza di Mario Draghi. Si tratta, intendiamoci, di periferie che sarebbe sbagliato identificare solo, o soprattutto, geograficamente. Lo spiegava bene Andrea Riccardi quando le indicava addirittura come chiave ermeneutica dell’attuale pontificato (ancora cardinale, Bergoglio invitò la Chiesa a uscire da confini autoreferenziali e ad addentrarsi nelle periferie esistenziali del proprio popolo)» • Fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio, a fine gennaio 2022 il segretario del Pd Enrico Letta, ribadito di considerare la rielezione a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella «la soluzione ideale», fa sapere che in alternativa il suo «profilo ideale è Andrea Riccardi, per quello che rappresenta, per ciò che fa, per esperienza istituzionale». Gradito a 5 Stelle e Liberi e Uguali, è bocciato da Matteo Renzi («È una persona straordinaria ma credo non abbia nessuna possibilità di essere eletto», commenta lapidario). A fine maggio, quando il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, è nominato presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Gian Guido Vecchi ne ricorda il decisivo incontro con lui: «Si trovavano a leggere il Vangelo e farne esperienza nella realtà, l’impulso ad aiutare i poveri e gli ultimi, le scuole popolari per i bambini delle baraccopoli in periferia, gli anziani soli, gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati e i nomadi, i disabili e i tossici, i carcerati e i rifugiati». A inizio novembre, quando in vista delle Regionali nel Lazio il leader del Movimento 5 Stelle dichiara «Lo abbiamo ripetuto più volte. Con questi vertici del Pd abbiamo difficoltà a sederci allo stesso tavolo», qualcuno nel Pd pensa che sceglierlo come candidato «magari farebbe cambiare idea a Conte» • A fine settembre 2023, mentre nel Nagorno-Karabakh riesplode il conflitto portando all’esodo di decine di migliaia di persone, spiega perché questa è una nuova tappa nella lunga vicenda di sofferenze del popolo armeno • A metà marzo 2024, intervistato da “La Stampa” dice: «L’Europa sul Covid è riuscita a lavorare bene ma sui migranti mostra il peggio di sé, sposando un’idea difensiva che recepisce gli istinti peggiori della popolazione oltre ad essere profondamente contraddittoria. Abbiamo spazio e tanto bisogno di stranieri. Dalle industrie ai servizi alla famiglia c’è grande richiesta di persone ma noi non le facciamo neppure arrivare, le facciamo respingere da altri. E i flussi non si fermano» • Quando il 21 aprile 2025 muore Papa Francesco commenta: «Ha lasciato un vuoto più grande di quanto si credeva. Con lui scompare l’ultimo leader globale: siamo in un mondo che si frammenta, senza leader qualificati dalla ricerca del bene comune mondiale. Bergoglio lo è stato». A inizio maggio, eletto Leone XIV spiega: «È stato scelto tra i cardinali un Pontefice che sarà in continuità con l’eredità di papa Francesco, ma con una diversità riconoscibile nella sua tempra di religioso. Credo sarà un realizzatore di quelle che sono state le intuizioni di Jose Mario Bergoglio, tante volte lanciate e non sempre concluse».

281. Francesco CORSIGLIA • A fine novembre 2020 finisce nei guai per una vicenda risalente al 17 luglio 2019. Andrea Pasqualetto: «Quella sciagurata notte, a Porto Cervo, fu senza freni. C’era chi beveva senza limite, chi abusava, chi fotografava gli abusi e chi li filmava, per poi scambiarsi i ruoli. E c’erano loro, le due ragazze, studentesse figlie dell’alta borghesia milanese, rimorchiate al Billionaire dai quattro amici e finite a casa di uno di loro, Ciro, il figlio ventenne di Beppe Grillo. Quattro ragazzi, molta vodka e un party da chiudere con un chiaro obiettivo: sesso. Nessuno nega che il finale sia stato quello ma il punto è un altro: le ragazze erano consenzienti, come sostengono i quattro amici, o c’è stata violenza, come ha denunciato una delle due?». La Procura ricostruisce la sequenza dei fatti: «Uno degli amici di Grillo, Franco Corsiglia, getta sul letto S., la bacia, cerca un rapporto, lei si libera ed esce dalla stanza. Il giovane la insegue, la blocca e la costringe a un primo rapporto. Mentre gli altri ridono, lui la insegue, la raggiunge e la spinge nel box doccia, “dove la costringe a un altro rapporto”». La Procura considera le studentesse vittime di violenza sessuale e carica l’accusa con due aggravanti: quella di averla commessa con l’uso di «sostanze alcoliche» e in gruppo (gli inquirenti ritengono che i ragazzi abbiano prima ubriacato le studentesse e poi approfittato dello stato di torpore e semincoscienza in cui erano piombate). Il pm Laura Bassani scrive che i quattro «costringevano e comunque inducevano S., abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica dovuta all’alcol, a subire e compiere atti sessuali». Un video di quella notte, girato dagli stessi ragazzi mentre si alternavano con S., riprenderebbe la violenza di gruppo, per la difesa si tratterebbe della dimostrazione che il quartetto non aveva nulla da nascondere, essendo la ragazza consenziente • Il 4 giugno 2021 la procura di Tempio Pausania chiede il suo rinvio a giudizio insieme a Grillo, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta. A fine ottobre i quattro scelgono di essere processati con il rito ordinario: niente sconti di pena e il rischio di essere condannati fino a dodici anni di carcere. Giusi Fasano: «Sarebbero stati più decisi a chiedere il rito abbreviato Edoardo Capitta (difeso da Ernesto Monteverde e Mariano Mameli) e Vittorio Lauria (avvocato Alessandro Vaccaro). Più convinti del rito ordinario, invece, Ciro Grillo (che è difeso dal cugino Enrico Grillo e da Andrea Vernazza) e Francesco Corsiglia (avvocati Romano Raimondo e Gennaro Velle)». A fine novembre arriva il rinvio a giudizio • Il 15 marzo 2022 a Tempio Pausania inizia il processo: saranno ascoltati 56 testimoni, tra le prove ammesse c’è anche l’hard disk che contiene lo scambio di messaggi e chat tra la presunta vittima e altre persone, l’avvocata Giulia Bongiorno la definisce una sorta di «scatola nera» in grado di dimostrare che ha sempre raccontato la verità • A metà dicembre 2023 Massimo Gramellini scrive (Perché ha urlato): «Non sarei mai capace di fare l’avvocato perché un giorno potrei ritrovarmi nei panni di Antonella Cuccureddu, la legale di Francesco Corsiglia, uno dei tre amici di Ciro Grillo accusati assieme a lui di avere violentato una ragazza. Per difendere il mio assistito dovrei interrogare la presunta vittima dello stupro con l’obiettivo di dimostrare che era consenziente. E — legittimamente, sia chiaro — dovrei cercare di farla cadere in contraddizione, entrando tra le pieghe di fatti indicibili con la consapevolezza che le farei violenza già solo nel costringerla a rievocarli. Forse col tempo mi verrebbe il callo: qualunque mestiere contempla una dose di cinismo. Eppure, voglio illudermi che si possa raggiungere lo scopo di sondare la sincerità di una persona in un processo per stupro senza essere costretti a chiederle le cose che l’avvocata ha chiesto a quella ragazza: come mai non avesse urlato e usato i denti, come avessero fatto a toglierle gli slip, e perché non fosse lubrificata. Esisteranno parole e toni meno diretti, cioè più rispettosi di chi è comunque reduce da un trauma?» • Il 31 gennaio 2024 vengono proiettati in aula pochi secondi del video del presunto stupro: la vittima esce, Bongiorno sottolinea che la ragazza ha dovuto rispondere in quattro giorni a 1400 domande • Il primo luglio 2025 il procuratore Gregorio Capasso chiede una condanna a nove anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici e dalla pubblica professione per la durata della pena. Il 3 settembre la sentenza viene rinviata per la morte del figlio del presidente del collegio giudicante. Il 22 arriva per lui una condanna a 6 anni e 6 mesi (Grillo, Vittorio Lauria e Capitta ne prendono 8). Bongiorno commenta: «Questa è una sentenza granitica, veramente importante, perché significa che quando ci sono delle violenze, non vince lo struzzo ma chi ha il coraggio di denunciare». Cuccureddu non è d’accordo: «La posizione del mio assistito è stata ritenuta meno grave di quelle degli altri, non ci conforta per nulla perché comunque i giudici hanno creduto a una ragazza che è smentita da tutti gli elementi di prova acquisiti nel processo: non uno a suo favore, tutti gli elementi oggettivi e tutte le sue testimonianze». Il 23 dicembre vengono rese note le motivazioni della sentenza: «Il tribunale, nelle 72 pagine del provvedimento, esclude in modo netto qualsiasi ipotesi di consenso, sottolineando come i rapporti si siano svolti “in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire da parte della ragazza che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza”».

282. Gianluigi BUFFON Carrara 28 gennaio 1978. Ex calciatore • Il 17 giugno 2020 a Roma perde ai rigori la finale di Coppa Italia contro il Napoli (non ne para neanche uno). Il 26 luglio, vittoria della Juventus 2-0 in casa con la Sampdoria, pur senza scendere in campo vince il suo decimo scudetto • L’11 maggio 2021 dice addio alla Juventus. Filippo Bonsignore: «Mancano solo quattro partite alla conclusione della carriera di Gigi in bianconero vissuta in due tranches dal 2001 al 2018 e dal 2019 ad oggi. Nel mezzo, un anno al Paris Saint Germain. Con la Juve ha vinto tutto, tranne la Champions League. E ora che cosa farà? “O smetto di giocare o, se trovo una situazione che mi dà stimoli per giocare o fare un’esperienza di vita diversa, la prendo in considerazione”». Il 19 maggio vince a Reggio Emilia contro l’Atalanta la sua sesta Coppa Italia. Il 14 giugno annuncia: «Ho deciso che continuerò a giocare perché mi sento bene e mi sento ancora forte». Ripartirà da Parma, dove tutto è iniziato, «per almeno un altro anno» • Il 25 aprile 2022 durante una partita di Serie B a Perugia è protagonista di una clamorosa “papera”: rientrato in campo dopo un infortunio, manca clamorosamente il controllo sull’innocuo retropassaggio di un compagno regalando il pallone a Marco Olivieri che segna facilmente (succede al 7’ minuto, con gli umbri già in vantaggio). Qualche giorno dopo Aldo Cazzullo commenta l’errore: «È diventato immeritatamente la prima immagine che resta in testa nella sua stagione al Parma, che in realtà è un miracolo sportivo di longevità e di attaccamento alla propria storia: nell’epoca del tourbillon, dei trasferimenti a parametro zero, dei procuratori, dei bonus e delle plusvalenze, il secondo più grande portiere di tutti i tempi — il primo è ovviamente Zoff — ha avuto solo due squadre, ed è rimasto alla Juve pure in B (a parte la breve avventura parigina)» • 2023 - • Dal 5 agosto 2023 (pochi giorni dopo l’annuncio del ritiro dal calcio giocato) nei ranghi della FIGC come capo delegazione della nazionale italiana (con cui si è laureato nel 2006 campione del mondo), il 19 novembre 2024 esce l’autobiografia scritta con Mario Desiati. A Cazzullo confida: «C’è qualcosa di masochista, nel portiere. I campi della mia giovinezza erano gli stessi degli anni 70: l’area dura come il cemento. I vecchi portieri li riconosci dalle mani ferite, dai fianchi dolenti, dalle tante volte che sono caduti fino a sanguinare. Ho avuto un solo procuratore nella vita, Silvano Martina. E l’ho scelto perché aveva le mani piene di cicatrici. Mani da portiere» • A inizio settembre 2025 Massimo Gramellini lo cita parlando della storia di Thomas, portierino picchiato dal padre di un avversario che passa da vittima a carnefice quando si scopre che prima aveva riempito di botte un altro ragazzo steso a terra: «È interessante notare il meccanismo che guida le nostre reazioni agli stimoli dell’attualità. Se la notizia rientra in uno schema di indignazione prestabilito (“padre si trasforma in ultrà”) non si aspetta che l’evento si raffreddi, rivelando i suoi contorni effettivi, ma si viene presi dalla smania di prendere posizione. Nessuno usa il condizionale, che è la seconda grande vittima del nostro tempo, dopo il congiuntivo. È tutto un susseguirsi di verbi all’indicativo che finiscono per suggestionare anche chi non ha letto la storia e se n’è fatto un’idea solo dai commenti altrui. Così si scrivono sermoni indignati in difesa del ragazzino innocente e malmenato senza motivo, mentre portieri famosi, da Buffon a Donnarumma, fanno a gara nel chiamarlo ”collega” e invitarlo al raduno della Nazionale. Poi arriva la realtà e il teatrino si zittisce di colpo. Ritroverà la voce domani, con la prossima notizia prêt-à-porter».

283. Marco MINNITI Reggio Calabria 6 giugno 1956. Politico • Piddino, ministro dell’interno nel governo Gentiloni (2016-2018), a inizio gennaio 2020, mentre in Libia è corso l’offensiva del generale Khalifa Haftar, quando Matteo Salvini, suo successore al Viminale, dichiara «Ormai in Libia l’Italia è scomparsa» il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si irrita e sbotta: «Ma con che faccia? Se è stato perso tempo, è stata soprattutto colpa di Salvini, che ha trattato la Libia come un tema da campagna elettorale, quando invece c’era una minaccia terroristica e una guerra in corso. La Libia è un tema molto più articolato e complesso di quello che crede lui. E poi la Libia è sempre stata gestita dal ministro dell’Interno, da Minniti fino a Salvini». A fine luglio Paolo Mieli (La memoria corta sui valori) scrive: «Continuiamo a ritenere che il piano elaborato nell’estate 2017 dal ministro dell’Interno Marco Minniti — imperniato sulla sperimentazione di canali legali per i fuggitivi, sul controllo Onu dei campi di contenzione nordafricani, sulla valorizzazione delle municipalità libiche come argine alla tratta dei migranti — non fosse affatto “di impianto salviniano”. In ogni caso l’anno seguente, i suoi compagni di partito, per poter più agevolmente combattere Matteo Salvini, hanno in buona sostanza sconfessato le proposte di quel Minniti che era stato il loro ministro dell’Interno» • A inizio aprile 2021 Roberto Saviano (La Guardia costiera libica non ha mai salvato nessuno) scrive: «Non possiamo più sottostare al ricatto, non possiamo più fare “noi” la parte del lupo nella speranza di depotenziare i pedatori. Lo hanno già fatto i governi a trazione Pd e non ha funzionato, checché ne dica l’ex ministro Marco Minniti» • A metà novembre 2022 l’attacco di Saviano è ancora più pesante (Vite in balia delle onde. Non possiamo trattarli così): «Premier e ministri lavorano in perfetta sinergia. E questo è ciò che sul governo si può dire. Quel che invece non si può dire è che in materia di immigrazione la politica tutta, da sinistra a destra, salvo rare eccezioni, non ha un programma, non ha una direzione e si lascia guidare dal fiuto: criminalizzare le Ong, i migranti e chiunque provi a raccontare ciò che davvero accade in Africa, in Libia e nel Mediterraneo. E si inizia da Marco Minniti e dal suo assurdo codice di condotta per le Ong, codice che oggi viene riesumato da questo governo a riprova della collocazione a destra del Pd in materia di immigrazione» • A fine giugno 2023 è Gianluca Mercuri a occuparsi de La questione migranti: «Meloni ha ricordato che l’accordo con la Tunisia l’ha sottoscritto insieme alla presidente della Commissione Ue Von der Leyen, e ha sostenuto che il piano di aiuti serve anzitutto a salvare il Paese nordafricano dal default. Serve però anche a pagare la Tunisia perché trattenga o riprenda più migranti possibile, e questo la premier l’ha ammesso ricordando che Gentiloni — sempre lui — e il ministro Minniti avevano fatto la stessa cosa con la Libia (“Se lo può fare il Pd perché io no?”, ha aggiunto in sostanza)». A fine settembre Mercuri segnala che gli studi del ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, uno dei massimi esperti italiani di flussi migratori e salvataggi in mare, «rilevano la diminuzione delle partenze dalla Libia» dopo l’accordo da lui raggiunto nel 2017. A inizio novembre si legge che «finora favorevole alle scelte meloniane sull’immigrazione» sull’accordo per la creazione in Albania di due centri temporanei da 3 mila posti totali per migranti soccorsi da navi militari italiane è critico: «È solo un tampone, resta il nodo dei rimpatri e l’extraterritorialità comporta rischi» • 2024 - • A fine gennaio 2025, quando scoppia il caso del direttore del carcere libico di Mittiga Osama Njeem Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità, arrestato a Torino il 19 gennaio ma poi rilasciato e rimpatriato a Tripoli, Goffredo Buccini ricorda che lo schema dell’accordo con i libici per trattenere i migranti non l’ha inventato Meloni: «Noi abbiamo con la Libia un Memorandum che risale al 2017. Tale accordo fu siglato dal ministro Pd Minniti quando si andava verso la proiezione-choc di 250 mila sbarchi in un anno: il Memorandum, con cui facevamo patti con le tribù locali e la guardia costiera tripolina, impedì che l’Italia subisse un devastante tsunami di migrazioni e in un anno gli sbarchi calarono del 77%. Era discutibile sul piano etico? Lo era. Servì a evitare che esplodesse da noi un conflitto sociale? Certamente. Da allora il Memorandum non è mai stato contraddetto e, anzi, è stato rinnovato nel 2020 e nel 2023, quindi sotto governi di diverso segno. Il torturatore di Mitiga è probabilmente depositario di scomodi dettagli su quegli accordi oltre che controllore di un rubinetto umano non a caso riattivatosi nelle 48 ore della sua detenzione con mille sbarchi in un colpo solo.  Destra e sinistra, che per ragioni opposte ma convergenti sorvolano sul punto impancandosi in dispute morali o giuridiche, trattano gli italiani come fanciulli». A inizio febbraio, intervistato da Buccini sul contestato rimpatrio del torturatore libico dice: «Avrei utilizzato sin dall’inizio il tema della sicurezza nazionale: è netto. Ne imparai il senso nel 1998, vedendo che i tedeschi non ci chiesero l’estradizione dell’arrestato Öcalan, capo del Pkk curdo, benché avessero emesso per lui un mandato di cattura per terrorismo: c’erano in Germania le comunità turca e curda più importanti d’Europa, un processo avrebbe devastato la tenuta sociale». Alla domanda sul perché le migrazioni ci colgano sempre di sorpresa, aggiunge: «Non capiamo che sono un dato strutturale, non un’emergenza. Non chiamiamole più migrazioni ma movimenti di persone. Dobbiamo stare molto attenti alla trappola dell’identità».

284. Matteo GARRONE Roma 15 ottobre 1968. Regista • A inizio aprile 2020 è in streaming (Netflix) Dogman, premiato tra 2018 e 2019 con David di Donatello e Nastro d’argento per film e regia (il primo anche per per la sceneggiatura originale, ripetendo il triplete del 2009 con Gomorra). A inizio luglio «continua la marcia in streaming con la forza della “fiaba delle fiabe” e un commovente Benigni-Geppetto» (Paolo Baldini) di Pinocchio, uno degli eventi della stagione in corso, uscito nelle sale a Natale (altro Nastro per la regia) • 2021 - • A metà febbraio 2022 i fratelli Fabio & Damiano D’Innocenzo confidano a Candida Morvillo che «Spendere dieci anni a cercare di migliorarti può produrre, oltre che una scorza dura, una probabile capacità di riuscita. A furia di bussare, la porta si è rotta e siamo emersi contribuendo a Dogman di Matteo Garrone. Lì, i produttori hanno associato la sua grandezza all’idea che i nostri copioni potessero essere letti» • Il 6 settembre 2023, 80ª Mostra del Cinema di Venezia, il suo Io Capitano, film che racconta l’odissea di due senegalesi che sognano l’Italia, è salutato con dodici minuti di applausi. Il 19 diventa il candidato italiano agli Oscar. Valerio Cappelli: «Era nell’aria, dopo il Leone d’argento per la migliore regia a Venezia da una giuria di registi, dunque un candidato già testato da addetti ai lavori internazionali. E poi la “benedizione” nell’incontro avuto con Papa Francesco. Era predestinato, Garrone, col film sui migranti: “Un’ingiustizia che ci deve smuovere”. La motivazione: “Per avere incarnato con grande potenza e maestria cinematografica il desiderio universale di ricerca della libertà e di felicità. Creando un’epica del sogno che mette in scena il coraggio e il dolore che segnano da sempre le migrazioni, in una dimensione di profonda umanità”. Il film di Matteo è passato subito, fin dalla prima votazione, dove si votavano cinque film: 11 preferenze su 11 votanti. Ma la discussione, durata un’ora, è stata accesa. Hanno prevalso logica e buon senso, per un film fatto apposta per un mondo a prima vista inclusivo come quello del cinema, con storie edificanti premiate agli Oscar, anche se gli USA sulla migrazione vanno da un’altra parte. Ma l’America di Hollywood (quando non è contro principi di equità degli attori in sciopero) è un’altra. La prospettiva nuova del drammatico viaggio della fortuna verso l’Italia, con lo sguardo di due ragazzi del Senegal a cui non mancano tetto e cibo, ma il sogno di vivere come vogliono, come i loro coetanei occidentali, quello sì che manca, ha convinto a candidare Io Capitano». Dopo che Mariarosa Mancuso ha scritto su “Il Foglio” che Io capitano «andrebbe mostrato nelle scuole di ogni ordine e grado, e ai politici tutti», Giorgio Montefoschi commenta: «Per adesso, sarebbe altrettanto importante che Io capitano fosse visto nelle sale e gli adulti, oltre che i politici, potessero apprezzare l’eccellente lavoro fatto dal regista e dai suoi sceneggiatori, dal momento che i numeri del botteghino non sono, come invece dovrebbe essere, consolanti. C’è una perplessità, chiamiamola così, che in un certo qual modo, sposandosi con la pigrizia, induce qualcuno a non comprare il biglietto. Ed è questa: perché un film, una narrazione, quando giornalmente i quotidiani e le televisioni ci raccontano quello che sta accadendo sul mare?». L’11 dicembre arriva la nomination all’81ª edizione dei Golden Globes, il 21 dicembre entra nella shortlist dei 15 migliori film internazionali in corsa per l’Oscar • Il 7 gennaio 2024 il Golden Globe va a Anatomia di una caduta, già premiato a Cannes con la Palma d’oro. Il 21 è tra la ventina d’artisti che firmano una lettera per contestare la nomina del regista  Luca De Fusco a direttore generale del Teatro di Roma, il 23 arriva la nomination all’Oscar, il 10 marzo la statuetta premia La zona di interesse, film sulla vita della famiglia del comandante di Auschwitz dall’altra parte del recinto del campo di concentramento. Massimo Gramellini il giorno dopo commenta: «Pazienza per Ceccherini, ma ci si è messa pure Sabrina Ferilli, una che sembrava allergica ai luoghi comuni. Alla vigilia della cerimonia degli Oscar ha scritto: “Se dovesse vincere La zona d’interesse, so perché vincerebbe, non certo perché è un film migliore di Io capitano”. Allora ce lo dica, signora Ferilli, visto che lo sa. Tiro a indovinare: perché parla della Shoah e a Hollywood la lobby ebraica la fa da padrona; basta che uno ambienti il suo film nei dintorni di Auschwitz e le statuette gliele tirano dietro, mentre un racconto sui migranti come quello di Garrone non gode di protezioni in alto loco. Le ho letto nel pensiero? Spero di no, ma i pregiudizi sono così prevedibili. Immagino ne abbia messo al corrente il suo collega Roberto Benigni, che vinse l’Oscar nel 1999 con La vita è bella e già all’epoca gli addetti ai livori lasciarono intendere che ambientare la storia in un campo di concentramento era stata una furbata per sedurre la famosa lobby». Il 3 maggio, 69ª edizione dei David, è premiato per film e regia, il 27 giugno riceve per le stesse categorie anche il Nastro • A fine agosto 2025 è tra le 1.500 personalità del cinema che sotto la sigla Venice 4 Palestine chiedono alla Biennale di Venezia di esporsi politicamente, condannando Israele e ritirando l’invito a due attori che «sostengono pubblicamente e attivamente il genocidio» (il riferimento esplicito è all’attrice israeliana Gal Gadot e al britannico Gerard Butler, nel cast di The hand of Dante).

285. Teresa BELLANOVA Ceglie Messapica 17 agosto 1958. Politica • Dal 5 settembre 2019 ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nel secondo governo Conte, dal 18 settembre 2019 presidente di Italia Viva, il 2 febbraio 2020, in un applauditissimo intervento all’Assemblea nazionale dei renziani fa salire i toni dello scontro col presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «Al Sud serve un cambio di classe dirigente. Quando diciamo no a Emiliano non ne facciamo una questione personale, facciamo una valutazione politica. Quando diciamo no a Emiliano diciamo no al trasformismo, no alla demagogia, no al peggiore notabilato meridionale». E poi: «Volete tornare all’acciaio di Stato? Taranto è stata inquinata quando l’acciaio era prodotto dallo Stato. Quando diciamo no a Emiliano parliamo della sanità. Sui rifiuti bisogna avere il fisico di assumere le responsabilità. Quando diciamo no a Emiliano parliamo di agricoltura, parliamo dei 142 milioni rimasti nelle casse della Regione. Una domanda: cari amici del Pd, volete sostenere il buongoverno di Bonaccini che le risorse le ha consumate o volete stare con la concezione proprietaria di Emiliano?». Il 20 presenta alla Camera con Renzi e Paola De Micheli (ministro di infrastrutture e trasporti) il piano di rilancio dell’economia Italia Shock (120 miliardi di euro). A fine aprile spinge per allargare le maglie della riapertura dopo il lockdown per la pandemia da Covid-19: «In nome della prudenza non si può rischiare una crisi economica devastante» (sulla ristorazione avverte: «Rischiamo di mandare all’aria anche il comparto alimentare»). A inizio maggio propone un intervento per far emergere braccianti, colf e badanti che svolgono attività in nero (circa 600 mila lavoratori): la proposta è bloccata per la contrarietà del M5S, che ritiene serva un decreto ad hoc per predisporre i meccanismi e i fondi necessari a una sanatoria di queste dimensioni. A fine anno, intervistata da Maria Teresa Meli ribadisce l’intenzione del suo partito di uscire dal governo se il premier Giuseppe Conte non accetterà le richieste che ha fatto: «In gioco c’è qualcosa di ben altro e più importante di carriere politiche e poltrone: i ministri possono andare e venire, il rilancio del Paese invece o si costruisce adesso oppure rischia di andare in malora per sempre. Mentre i debiti che contraiamo rimangono ai nostri figli e ai nostri nipoti» • A inizio gennaio 2021 Renzi spara: «Le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto sono persone serie. Stanno al governo perché hanno delle idee, non per vanagloria. Se queste idee non piacciono, noi non siamo come gli altri: le poltrone le lasciamo. Capisco che in tempi di populismo ciò suoni stravagante, ma si può fare politica anche senza incarichi istituzionali». L’11 gennaio Massimo Franco commenta: «La ministra di Iv, Teresa Bellanova, continua a raffigurare un governo “al capolinea”. Eppure, non si capisce se siano presagi di rottura o pezzi di un negoziato duro, per preparare un accordo in vista di un terzo governo Conte». Il 13 si apre la crisi di governo annunciata da settimane: in diretta tv Renzi ritira Italia viva dall’esecutivo. Il 24 febbraio, dieci giorni dopo il giuramento del governo Draghi, diventa viceministro di Infrastrutture e Trasporti. Il 19 marzo Goffredo Buccini spiega in un articolo assai documentato che la sua sanatoria per gli «invisibili» delle campagne italiane, i lavoratori stranieri irregolari, è fallita: a sei mesi dalla chiusura dei termini, il numero delle domande finalizzate era inferiore all’1% di quelle presentate; al 31 dicembre 2020, a fronte di 207 mila domande inoltrate dal datore di lavoro per fare emergere un rapporto irregolare o istaurarne uno nuovo con un cittadino straniero, erano stati rilasciati appena 1.480 permessi di soggiorno dalle questure in tutta Italia («Più che un flop, una sconfitta per tutti»). Il 14 settembre Buccini torna sull’argomento: «A sedici mesi dal varo della sanatoria voluta, anche per tutelare la salute pubblica in piena pandemia, dall’allora ministra all’Agricoltura, Teresa Bellanova, solo un terzo delle 207 mila domande di emersione è stato definito dalle prefetture, con gravi ritardi nelle grandi città (Roma, ora segnalata in ripresa dal Viminale, a fine maggio era un caso clamoroso, con due pratiche esaminate a fronte di 16 mila istanze): 60 mila sono stati per ora i sì e circa 11 mila i no, tra dinieghi e rinunce. Altre 64 mila pratiche pendono, in attesa di pareri e integrazioni, a metà strada col ministero del Lavoro. Di questo passo, però, si può andare avanti per anni, in un gioco dell’oca fra troppe competenze. E, soprattutto, è stato mancato il vero bersaglio del provvedimento, che dapprincipio dichiarava l’ambizione di fare emergere oltre 600 mila irregolari in Italia» • Il 25 settembre 2022 non viene eletta al Senato, il 22 ottobre finisce l’esperienza governativa, il 23 dicembre lascia a Renzi la presidenza di Italia Viva • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

286. Walter RICCIARDI Napoli 17 aprile 1959. Igienista • Direttore dell’Osservatorio nazionale della Salute nelle regioni italiane, ordinario di Igiene all’Università Cattolica, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il 24 febbraio 2020 diventa consigliere del ministro della salute Roberto Speranza per l’emergenza COVID-19. A fine ottobre, quando dichiara «A Milano e Napoli uno può prendere il Covid entrando al bar, al ristorante, prendendo l’autobus. Stare a contatto stretto con un positivo è facilissimo perché il virus circola tantissimo. In queste aree il lockdown è necessario, in altre aree del Paese no», Massimo Gramellini commenta: «Può darsi abbia ragione, non sono certo un virologo del calibro di Cristiano Ronaldo che sbertuccia i tamponi sui social. Ma se anche fosse, sarebbe questo il momento e il modo per dirlo? Emotività non fa rima con verità. Basta aprire un sito o la tv per trovare un medico o un politico che parlano di tsunami, gente che rischia di morire per strada e orde di disoccupati pronte a mettere a ferro e fuoco le città. Negli ultimi millenni la notizia della fine del mondo è sempre stata lievemente esagerata, ma non è neanche questo il punto. Il punto è che certi slogan terrorizzanti da “Trono di Spade” (“l’Inverno sta arrivando”) avrebbero avuto ancora un senso all’inizio dell’estate, quando si trattava di mantenere in allerta un popolo che considerava il peggio ormai alle spalle e si intruppava nei locali senza mascherina. Ma adesso, tranne qualche sparuto citrullo, viviamo tutti con la scimmia della paura addosso: che senso ha continuare ad alimentarla, evocando di continuo lo scenario degli ospedali intasati che già popola gli incubi di milioni di anziani?». A inizio dicembre si legge che «Secondo il professor Ricciardi dicembre e gennaio saranno mesi terribili» (Margherita De Bac) • A metà febbraio 2021 chiede «chiusura totale, per 2-3-4 settimane». Matteo Salvini l’attacca: «Non se ne può più di “esperti” che parlano ai giornali, seminando paure e insicurezze, fregandosene di tutto e tutti. Non si può terrorizzare 60 milioni di italiani». La critica è soprattutto sul metodo: «Un consigliere di un ministro non può alzarsi una mattina e parlare di chiusura totale. Prima ne parli con il presidente del Consiglio»; per Giorgia Meloni «la proposta è surreale. Se dopo un anno e più siamo ancora a parlare dì lockdown totale, significa che la politica di lotta alla pandemia è stata totalmente fallimentare». Lui replica: «Dimissioni? Sono considerazioni che lascio alla politica. Bene se posso essere utile con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e anche in Italia, altrimenti mi faccio da parte». A metà novembre concede che c’è da stare all’erta, ma senza esagerare: si aspetta «feste quasi normali», «più preoccupato per gennaio-febbraio». A fine mese, quando arriva Omicron, commenta: «Questa variante preoccupa per la contagiosità altissima che sembra possedere» • A inizio 2022 paventa «un gennaio catastrofico». A metà febbraio, in una fase di netto calo dell’epidemia, con tutti i parametri in discesa, «continua a soffiare sulla cenere preannunciando una nuova ondata autunnale» («Né pessimista, né allarmista. Semplicemente realista», si giustifica) • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

287. Marcello DELL’UTRI Palermo 11 settembre 1941. Politico • 2020 - • Il 23 settembre 2021 la Corte d’Assise di Palermo ribalta il giudizio di primo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia e lo assolve «per non avere commesso il fatto» («non ha veicolato la minaccia al governo guidato da Silvio Berlusconi nel 1994, che fu solo “tentata”»). Antonio Ingroia è irriducibile: «La condanna dei mafiosi conferma che la trattativa c’è stata» • 2022 - • Il 27 aprile 2023 l’assoluzione sulla «trattativa Stato-mafia» è confermata dalla Cassazione. Il 6 luglio è reso pubblico il testamento di Silvio Berlusconi: gli ha lasciato 30 milioni («Sono sorpreso e commosso. Non me lo aspettavo perché nulla mi doveva il mio amico Silvio. Io ho dato tutto a lui, la mia vita, tutto. Da lui ho avuto in cambio affetto»). Condannato il 9 maggio 2014 a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa («una delle peggiori macchie del berlusconismo», ha scontato 5 anni, di cui 4 in carcere e uno ai domiciliari), dopo una settimana è di nuovo nel mirino dei magistrati, stavolta quelli di Firenze , che lo accusano di avere «istigato l’organizzazione delle stragi per favorire l’affermazione di Forza Italia». Il partito in fibrillazione, Maurizio Gasparri commenta: «Le teorie di un coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi di mafia del ’93 sono al di là della fantascienza» • Il 20 marzo 2024 il gip del tribunale di Firenze, su richiesta della Procura distrettuale antimafia, dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 10 milioni e 840 mila euro suoi e della moglie Miranda Ratti (hanno formalmente divorziato nel dicembre 2020, ma gli inquirenti ritengono che si tratti di un divorzio fittizio) per violazione di un articolo della legge Rognoni-La Torre secondo il quale i condannati per reati di mafia devono comunicare per i dieci anni successivi alla sentenza definitiva «tutte le variazioni nella entità e nella composizione del patrimonio» superiori a 10.330 euro (cifra corrispondente a venti milioni di lire fissata in origine). Tebano: «A volerne fare un’estrema sintesi, l’accusa è tutta racchiusa in una frase. Pronunciata in carcere, otto anni fa, dal boss mafioso Giuseppe Graviano che parlava di Silvio Berlusconi con un altro detenuto, registrato da microspie e telecamera: “Lui mi disse, dice, ‘ci volesse una bella cosa‘”, e con le mani mimò il gesto di un’esplosione. Quell’intercettazione fece riaprire per la terza volta l’indagine sull’ex presidente del Consiglio ipotetico mandante delle stragi del 1993 assieme a Marcello dell’Utri, suo plenipotenziario in Sicilia. Nuovamente archiviata dopo un paio d’anni. Finché ulteriori elementi non convinsero la Procura di Firenze (e il giudice che l’autorizzò) ad avviare la quarta inchiesta». «L’analisi dei flussi finanziari di Berlusconi verso Dell’Utri e i suoi familiari», hanno scritto i pubblici ministeri, unita alle dichiarazioni di alcuni collaboratori dell’ex premier, «induce a ritenere che le erogazioni costituiscano la contropartita a beneficio di Dell’Utri per le condanne patite e il suo silenzio nei processi penali che lo hanno visto e lo vedono coinvolto, così corroborando l’ipotesi del suo coinvolgimento in strage» • Il 22 ottobre 2025 la Cassazione stabilisce che «indimostrata e illogica la tesi secondo la quale Berlusconi avrebbe versato somme di denaro a Dell’Utri per ottenere il suo “silenzio” sull’esistenza di indimostrati accordi con Cosa nostra», viene respinto il ricorso con cui la Procura generale di Palermo chiedeva la confisca dei suoi beni. Barbara Berlusconi commenta: «Termina con la pronuncia della Cassazione una persecuzione giudiziaria e politica vergognosa fondata sul nulla che ha coinvolto mio padre e i suoi collaboratori da quando è sceso in politica».

288. Antonella VIOLA Taranto 3 maggio 1969. Biologa • Tra i maggiori immunologi italiani, unica donna del Nordest membro dell’organizzazione dei biologi molecolari europei, docente di Patologia all’Università di Padova, a metà ottobre 2020 alla domanda Oltre il 70% dei contagi avvengono tra le mura domestiche. Come mamma di un 19enne e un 21enne che regole ha stabilito? risponde: «La nostra vita non si è bloccata. Cerchiamo di proteggerla dandoci dei limiti. A casa non invitiamo più di 2-3 ospiti per volta, ben distanziati a tavola, le chiacchiere di fine cena a mascherina indossata. Ce la togliamo soltanto tra noi 4, io, figli e marito. I ragazzi hanno partecipato a feste tra amici sottoposti a tampone. Evitiamo assembramenti e voli aerei. Andiamo al ristorante con le dovute accortezze» • «Non certo una kamikaze anti-rigore», a metà aprile 2021 si dice favorevole all’opportunità di riaprire. A fine giugno è convinta che togliere la mascherina non sia affatto prematuro: «Se crediamo nei vaccini, dobbiamo andare necessariamente in questa direzione. Con il caldo la circolazione del virus è bassa, i contagi sono pochi e, salvo in condizioni di assembramento, le mascherine all’aperto non servono» • A inizio gennaio 2022 Massimo Gramellini scrive (Il colore Viola): « Tra tutte le persone in camice bianco che la pandemia ha issato sulla pedana della popolarità, la professoressa Antonella Viola rimane una delle più equilibrate. Mai una parola sopra le righe, né un tono urticante o strafottente: quando la scienza fa rima con accoglienza. Perciò non stupisce affatto che qualche fanatico in missione per conto di Io abbia spedito proprio a lei una busta con dentro un proiettile calibro 22 e una minaccia di gambizzazione estesa alla sua famiglia, se solo l’immunologa padovana si azzarderà ancora a dire che i bambini vanno vaccinati. Da sempre gli estremisti possiedono quasi un sesto senso nell’individuare le loro vittime. Di rado si accaniscono contro gli estremisti della barricata opposta, verso i quali nutrono anzi una sorta di macabro rispetto. Se la prendono con chi cerca di costruire ponti. Con i Biagi, i Moro, i Tobagi. Quelli che si sforzano di privilegiare il dialogo all’insulto e la moderazione rispetto all’oltranzismo. Ovvio che qui non si intende mettere sullo stesso piano un omicidio efferato e una lettera minatoria, né gli anni di piombo con quelli dei social, caratterizzati (almeno per ora) da una violenza più verbale che fisica. Ma i meccanismi mentali dei fanatici e dei settari sono sempre gli stessi. Per loro la vita ha senso solo se è assoluta e incontaminata (proprio come un corpo senza vaccini). Bianca o nera. Mentre la vita è un impasto continuo di colori, che per fortuna comprende anche il Viola» • A fine gennaio 2023 fa discutere dicendo che l’unica quantità sicura di alcol da assumere è zero: non solo si tratta di un liquido potenzialmente cancerogeno, «Studi recenti hanno analizzato le componenti della struttura cerebrale, dimostrando che uno o due bicchieri di vino al giorno possono alterarle. Insomma, chi beve ha il cervello più piccolo». Riccardo Cotarella, presidente mondiale degli enologi, risponde: «Siamo sconcertati per le affermazioni dell’immunologa padovana, credo che serva senso di responsabilità prima di sentenziare su un tema tanto delicato, per non lasciare spazio a eventuali desideri di ingiustificato protagonismo» • Il 13 marzo 2024 Gramellini torna a occuparsi di lei (Viola alla guerra del bene): «L’incubo, indagato da fior di scrittori, consiste nell’essere accusati ingiustamente di aver fatto del male. Ma la condizione opposta — vedere qualcuno prendersi ingiustamente i meriti del bene che hai fatto tu — richiede altrettanta considerazione. A chi non è mai capitato di sentirsi come la professoressa Antonella Viola, che aprendo il giornale della Cgil ha scoperto che il sindacato si vantava di aver trovato casa a una famiglia di tunisini a cui invece l’aveva trovata lei? Tra colleghi, come tra parenti, succede spesso che qualcuno si attribuisca il merito di un lavoro ben fatto da qualcun altro. Il quale si ritrova di fronte al dilemma tra rimarcare l’ingiustizia subita, passando ancora per esibizionista, o abbozzare in silenzio, accumulando un rancore destinato a esplodere. Nel caso della professoressa c’era un ulteriore scoglio da superare: quello del pudore. I personaggi televisivi di solito vi rinunciano in cambio del dolce veleno della popolarità. Viola, almeno in questo caso, ha voluto fare eccezione, comprando una villetta per affittarla a prezzo simbolico a una famiglia di tunisini che nessun padrone di casa voleva tra i piedi, ma senza dirlo a nessuno. Un nobile proposito destinato a vacillare di fronte all’appropriazione indebita delle sue virtù da parte del sindacato. Come avreste reagito al posto suo? Lei ha confessato in pubblico la propria bontà e la Cgil, imbarazzata, ha chiesto scusa. Tutto è bene quel che finisce bene. A volte persino il bene» • 2025 -.

289. SOPHIA LOREN - Sofia SCICOLONE Roma 20 settembre 1934. Attrice • A fine giugno 2020, intervistando Franca Valeri nella sua casa romana, Aldo Cazzullo nota «alle sue spalle, le foto di un secolo italiano: Franca bambina, e Franca novantenne abbracciata a Sophia Loren»: «Scrissi un film su due sorelle, e lo portai a Carlo Ponti. Rispose: “Bella trama, perfetta per Sophia, ma tu e lei siete troppo diverse per fare le sorelle. Diventerete cugine. Una cugina napoletana e una milanese: si può fare”. Nacque così Il segno di Venere». A novembre va in streaming su Netflix La vita davanti a sé. Paolo Baldini: «Segna il ritorno sul set di Sophia Loren, diretta dal figlio regista Edoardo Ponti, nel ruolo di una sopravvissuta all’Olocausto che offre un tetto ai bambini delle prostitute e incontra un piccolo immigrato da salvare, Momo. Tratto dal romanzo omonimo di Romain Gary» • L’11 maggio 2021 l’interpretazione in La vita davanti a sé le dà il settimo premio come migliore attrice ai David di Donatello (gli altri nel 1961 per La ciociara, 1964 per Ieri, oggi, domani, 1965 Matrimonio all’italiana, 1970 I girasoli, 1974 Il viaggio, 1978 Una giornata particolare): «Non so se questo sarà il mio ultimo film ma io ho voglia di farne ancora, sempre più belli, io senza il cinema non posso vivere assolutamente» • A inizio febbraio 2022, Elvira Serra scrive che Un rivale migliore di noi è la nostra fortuna: «La rivalità che ci fa così paura è stata l’ingrediente segreto di carriere strepitose: Camilla Cederna e Oriana Fallaci, Bobby Fischer e Boris Spassky, Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, Fausto Coppi e Gino Bartali, Francis Bacon e Lucian Freud, Gina Lollobrigida e Sophia Loren [...]» • Il 16 gennaio 2023 muore Gina Lollobrigida. Nel ricordarla, Walter Veltroni scrive che «In un Paese abituato agli antagonismi, da Romolo e Remo a Coppi e Bartali, la Lollobrigida venne immediatamente messa in competizione con l’altra star mondiale del nostro cinema: Sophia Loren. E nonostante anche la “Bersagliera” avesse avuto la fortuna di essere diretta da maestri come Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Luigi Zampa, negli Usa da King Vidor o John Houston e in Francia da Jules Dassin o Agnès Varda le restò sempre la sensazione che alla Loren fosse riconosciuto, dal cinema italiano di qualità, un peso diverso». A fine settembre cade e si frattura un femore. Chiara Maffioletti: «Era tutto pronto per la grande festa che Bari aveva in programma per Sophia Loren. Domani, la diva tra le dive avrebbe ricevuto la cittadinanza onoraria, trovando anche il tempo per inaugurare in città il quarto ristorante in Italia che porta il suo nome. Purtroppo però, le celebrazioni sono da rimandare per un incidente domestico che ha coinvolto l’attrice. Loren, che solo pochi giorni fa — il 20 settembre —, ha compiuto 89 anni, è caduta l’altra mattina mentre era in bagno, nella sua casa di Ginevra. “Prontamente trasportata in ospedale per gli opportuni accertamenti, all’attrice sono state diagnosticate delle fratture al femore”, hanno fatto sapere dall’entourage della diva, aggiungendo anche che è stata sottoposta a un intervento. “Nel pomeriggio Sophia è stata operata con esito positivo. Dovrà ora osservare un breve periodo di convalescenza cui seguirà un percorso per la completa riabilitazione”. Un bello spavento, insomma. Ma anche il sollievo di poter annunciare che l’operazione è già stata fatta ed è andata bene. Al fianco dell’attrice ci sono i figli Carlo e Edoardo Ponti. Proprio diretta da quest’ultimo, Loren aveva girato il film La vita davanti a sé, uscito su Netflix nel 2020 e interamente ambientato a Bari. Un lavoro che aveva inorgoglito i pugliesi, a partire dal sindaco Antonio Decaro, che aveva commentato: “Bari torna protagonista sulla scena mondiale grazie al grande cinema con la straordinaria Sophia Loren. Che emozione, che orgoglio”» • A metà febbraio 2024 muore a Roma all’età di 93 anni Marina Bulgari: «Il suo nome è noto del mondo del lusso soprattutto per le sue creazioni di gioielli, indossati da dive dello spettacolo e del cinema, come Sophia Loren». Il 20 settembre «l’attrice più amata di sempre compie 90 anni». La festa si svolge con la celebrazione voluta da ministero della Cultura e Archivio Luce al The Space Cinema Moderno di Roma, di seguito un brindisi con 150 invitati tra amici e colleghi d’eccezione giunti da tutto il mondo sulla terrazza dell’hotel Anantara Palazzo Naiadi. Premiata dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni e dal presidente di Cinecittà Chiara Sbarigia, indossa per l’occasione un vestito dell’amico Giorgio Armani • Il 4 settembre 2025, quando Armani muore, confida: «Il mondo ha perso un gigante di eleganza, creatività e genialità e io ho perso un fratello. Le lacrime e il dolore non possono rendere giustizia a ciò che la mia famiglia ed io, così come tanti in tutto il mondo, proviamo oggi. Solo forse i ricordi condivisi di risate e del tempo trascorso insieme, e quella luce indelebile nei suoi occhi, potranno un giorno guarire il nostro dolore e colmare il vuoto che la scomparsa di Giorgio ha lasciato».

290. Vittorio FELTRI Bergamo 25 giugno 1943. Giornalista • Il 28 dicembre 2020 la neve semiparalizza per ore Milano, con strascico di polemiche fra Matteo Salvini e il sindaco Beppe Sala. Giangiacomo Schiavi commenta: «Niente di quel che è successo lunedì nella città imbiancata regge il paragone con le grandi nevicate del passato, quando Milano sembrava una tundra o un “ciclopico igloo”, come nel gennaio 1985, quando sul Corriere Vittorio Feltri scriveva che in strada era “più facile incontrare pinguini che spalatori”» • A fine giugno 2021, quando spunta il suo nome come candidato sindaco di Milano del centrodestra, «un po’ dice no e un po’ sì» (Gianluca Mercuri). Quando Salvini dice di avere in mente un candidato che «ha due lauree e non è milanista», l’identikit non coincide, e infatti si tira fuori: «Non so amministrare neanche un condominio». Il 4 ottobre è eletto consigliere comunale con Fratelli d’Italia • A fine ottobre 2022, a Aldo Cazzullo che gli chiede Com’è diventato di destra? risponde «Io non sono mai stato di destra. Sono un borghese antifascista e socialista». Guarito dal cancro al seno, a metà dicembre annuncia: «Intendo candidarmi per le regionali in Lombardia nelle liste di Fratelli d’Italia in omaggio a Giorgia Meloni che stimo molto» • A fine febbraio 2023 è eletto. Allertato che dovrebbe presiedere per anzianità il primo consiglio, dice: «Ah questo non lo so, è una notizia che mi date voi, ma rifiuterò perché non ho nessuna voglia di rompermi i cogl…» • A inizio marzo 2024, rispondendo a un lettore, Luciano Fontana, direttore del “Corriere della Sera”, scrive: «Vittorio Feltri ci ha abituato nella sua storia professionale alle frasi forti, spesso colorite, molte volte ironiche (ma sono pochi a coglierlo)». A fine settembre esce il suo libro Il latino lingua immortale. A Elvira Serra che gli dice Torniamo al latino. «Veni, vidi, vici» si addice al mestiere di inviato. Quale servizio le ha dato più soddisfazione? risponde: «Il più importante: quello su Enzo Tortora. Lì ho capito che i magistrati non conoscono il latino, altrimenti avrebbero saputo il significato di in dubio pro reo». «Audentes fortuna iuvat». «L’audacia non mi è mai mancata. Ho sempre osato, però ragionandoci prima. Forse la cosa più audace è stata la fondazione di Libero: non avevo una lira. Poi ho venduto la baracca agli Angelucci e ci ho fatto un sacco di soldi, se non è volgare dirlo». Quando parla di «Aurea mediocritas» fa riferimento a Giulio Andreotti. «Non brillava per fantasia, ma era un navigatore perfetto. Quando ero direttore dell’Europeo, lo accusammo per una storia delle Brigate Rosse. Lui si incavolò molto e telefonò al presidente della Rizzoli, Giorgio Fattori. Dovetti andare a Roma. Quando arrivai, mi fece aspettare tre minuti, poi mi ricevette, ma non disse nulla sull’incidente: mi chiese della mia famiglia, dei figli, fu una conversazione fra amici dopo la quale non scrissi più una parola contro di lui» • A metà marzo 2025, intervistato da Isabella Fantigrossi per l’uscita del libro Parla come scrivi. Alta cucina del Nord, scritto con Tommaso Farina, definisce pizza e spaghetti «schifezze». Aldo Cazzullo commenta: «È vero che Vittorio Feltri mangia pochissimo e, contrariamente a quanto scrivono i suoi critici, beve altrettanto poco. Però, da uomo elegante, ama frequentare i ristoranti giusti; e ama la cucina della sua terra».

291. Paolo MALDINI Milano 26 giugno 1968. Ex calciatore • A fine marzo 2020, reduce dal Covid, racconta ad Aldo Cazzullo che gli chiede come sta? «Abbastanza bene. Il peggio è passato. Ho ancora un po’ di tosse. Secca, come sente. Ho perso gusto e olfatto, speriamo tornino. È stata come un’influenza un po’ più brutta. Ma non è una normale influenza». In cosa è diversa? «Guardi, io conosco il mio corpo. Un atleta conosce se stesso. I dolori sono particolarmente forti. E poi senti come una stretta al petto… È un virus nuovo. Il fisico combatte contro un nemico che non conosce». Quando ripartirà il calcio? «Un finale di campionato ci deve essere, e ci sarà. Ma quando non possiamo dirlo ora. Capisco che per la gente sarebbe uno svago prezioso. Ma nel calcio è impossibile non soltanto giocare, ma pure allenarsi senza contatto». A metà maggio Massimo Gramellini (I calciuntori) scherza: «Come si garantisce il distanziamento sociale sui calci di punizione? Se i difensori dovessero rimanere a un metro l’uno dall’altro, tranne i congiunti, per formare una barriera decente servirebbe l’intera famiglia Maldini» • A fine aprile 2021, quando fallisce il tentativo di far nascere una Superlega europea, Gramellini (Autogolpe) commenta: «Nell’ora del fallimento è emersa una certa differenza di stile. Una volta smascherati, i golpisti della Premier League si sono ricordati di avere un’opinione pubblica a cui rendere conto. “We made a mistake and we apologize for it”, “Abbiamo commesso un errore e vi chiediamo scusa per questo”, hanno detto all’unisono, rivolgendosi ai tifosi offesi. Ma se Paolo Maldini, a nome del Milan, li ha subito imitati, Andrea Agnelli e Florentino Perez si sono ben guardati dal farlo. Evidentemente, oltre a non conoscere la storia, fanno finta di essersi dimenticati anche l’inglese» • A fine marzo 2022, Mario Sconcerti (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni) scrive: «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno». Dal 2018 direttore dello sviluppo strategico dell’area sport del Milan, squadra con cui da calciatore ha vinto 7 scudetti, 3 coppe dei Campioni, 2 Champions League ecc., dal 2019 direttore dell’area tecnica, il 22 maggio maggio 2022 festeggia il 19° scudetto dei rossoneri (il primo dal 2011). Prima della fine del mese, deluso perché lui e il direttore sportivo Massara sono in scadenza di contratto, si lascia andare a un clamoroso sfogo pubblicato sulla “Gazzetta dello Sport” (la cosa non piace né ai proprietari uscenti, il fondo Elliott, né agli entranti, il fondo RedBird). A fine giugno, quando viene raggiunto l’accordo per il rinnovo, Sconcerti commenta: «La lunga trattativa fra Maldini e il Milan è la fotografia di un calcio profondamente cambiato. Non parlo di schemi, parlo di modo di gestire le società, quindi l’intero movimento. Noi siamo rimasti gli stessi, la gente ha la stessa fretta di acquisti e la stessa specie di amore nei confronti della squadra. Ma qualcosa di forte non torna più nei tempi di reazione. Sembrano tutti lenti, quasi incomprensibili anche in affari scontati come il rinnovo di Maldini. Presi dal bisogno di calcio ordinario, non ci siamo accorti del ribaltamento avvenuto. Oggi le proprietà sono in maggioranza americane. Alcuni di loro sono miliardari vasti, altri rappresentano fondi d’investimento, ma tutti americani sono. Cioè investono, non spendono [...] In sostanza c’è un potente flusso di denaro che non è più libero di circolare e accontentare un mondo per tradizione vasto e goloso. Oggi i binari sono pochi e soprattutto sono esatti. Credo sia questo il confine dell’autonomia che anche Maldini chiedeva. Ma è qualcosa di non previsto nel mondo reale. Tu tratta e riporta. Sei il migliore, ma i soldi sono miei» • Il 5 giugno 2023 arriva l’addio al Milan. Gianluca Mercuri: «La bandiera del club rossonero, principale artefice dello scudetto dello scorso anno come direttore dell’area tecnica, ha rotto con il proprietario Gerry Cardinale, ceo del fondo RedBird. Alla base del divorzio, le contestazioni di Cardinale sull’ultima campagna acquisti e, in generale, le divergenze strategiche tra i due: per Maldini, il Milan non può competere a livelli altissimi se la proprietà non mette più soldi, per la proprietà i soldi li deve trovare lui col mercato. Con Maldini se ne va anche il direttore sportivo Ricky Massara. Una svolta che sconcerta tifosi e squadra». Marco Imarisio commenta: «In quattro anni scarsi di lavoro, ha fatto molto più che portare Theo Hernandez o Sandro Tonali. Ha riallacciato le fila della storia, ha riacceso un fuoco che sembrava spento. Perché Pioli is on fire, d’accordo, ma sopra ogni cosa c’era lui» • 2024 - • A inizio maggio 2025 l’ennesimo filone dell’inchiesta «Doppia curva» sugli affari criminali degli ultras di Inter e Milan porta 5 persone in carcere e due ai domiciliari per estorsione, usura e false fatture. Tra i due ai domiciliari c’è Mauro Russo, ex capo ultrà interista negli anni ’80 e già socio suo e di Christian Vieri in un’azienda di abbigliamento.

292. Rosy (Rosaria) BINDI Sinalunga 12 febbraio 1951. Politico • Il 12 febbraio 2020 rievoca la mattina in cui, quarant’anni prima, nei corridoi della facoltà di Scienze politiche della Sapienza fu ucciso Vittorio Bachelet. Paolo Beltramin: «Terminata la sua lezione, Bachelet si era fermato a fare due chiacchiere sul mezzanino della scalinata che porta all’aula docenti, insieme alla sua assistente, Rosy Bindi, che quel giorno compiva 29 anni». Lei guardò negli occhi la ragazza che sparò per prima: «Quando arrivò, pensavo fosse una studentessa. Poi prese il professore alle spalle e vidi il volto di lui trasformarsi: capì cosa stava accadendo un istante prima di me. Dopo gli spari, corsi a cercare aiuto ma non trovai nessuno: i terroristi avevano pianificato tutto per lasciarci soli». Alla domanda Come ha deciso di trascorrere il giorno del suo compleanno? risponde: «Ho quattro appuntamenti. La mattina sono alla cerimonia in memoria di Bachelet al Csm, poi alla celebrazione che si tiene alla Sapienza, entrambe alla presenza del presidente Mattarella. Nel tardo pomeriggio vado a messa. La sera mi aspetta una cena con la mia famiglia, tra mia mamma che di anni ne ha cento e una schiera di nipoti e nipotini» • Un anno esatto dopo, il 12 febbraio 2021 (stavolta non c’entrano però il compleanno e l’anniversario del delitto Bachelet), Massimo Gramellini, parlando di Emilio Fede ricorda: «Molti anni fa, condusse un’edizione elettorale del Tg4 a urne ancora aperte, esordendo così: “Oggi è proibito parlare di politica. Quindi mi limiterò a dirvi, in modo oggettivo e cronistico, che nei seggi si può scegliere tra dare il proprio voto all’alleanza del benessere, liberale e democratica di Silvio Berlusconi oppure ai comunisti di Prodi e Rosy Bindi”» • Ad ottobre 2022 «si discute moltissimo della sorte del Partito democratico. In una specie di autoflagellazione emotiva post elettorale, in diversi hanno chiesto di rifondare completamente il partito, fino allo scioglimento (Rosy Bindi)». Il 5 Monica Guerzoni chiede a Pier Luigi Bersani Il Pd va sciolto, come ha chiesto Rosy Bindi? Il 6, giorno della direzione del Pd, primo passo verso il congresso, si legge di nuovo che «sul partito piovono le bordate della “vecchia guardia”, da Rosy Bindi a D’Alema e Bersani» • Dal 1996 al 2000 ministro della Sanità nei governi Prodi e D’Alema, il 30 marzo 2023 Margherita De Bac spiega cosa comporti l’abolizione del vincolo di esclusività per il personale infermieristico e le ostetriche inserita nel decreto Bollette: «Significa che circa 350 mila professionisti del comparto non medico, in tutto sono 22 categorie, potranno lavorare oltre i turni di servizio per un numero di ore illimitato. Le aziende di appartenenza dovranno però certificare che il loro impiego esterno non comprometta il buon esito dei piani di recupero delle liste di attesa. Sono gli infermieri la fetta più grossa di questa moltitudine di professionisti in attesa, da anni, di essere svincolati da una legge sull’esclusività voluta dall’ex ministra Rosy Bindi». A metà giugno dichiara: «Il lutto nazionale per una persona divisiva come Berlusconi non è una scelta opportuna. Ha segnato l’Italia in negativo e invece siamo nella fase della santificazione. Questo non va bene». A metà dicembre, quando il commissario Paolo Gentiloni, ospite d’onore al forum Pd L’Europa che vogliamo, ribadisce che serve un «sostegno senza tentennamenti» a Kiev, «a scuotere la platea» ci pensa lei, «che pure ormai è ai margini del partito, quando chiede con forza di seguire la via della diplomazia e non quella delle armi» (Alessandro Trocino) • Nel dicembre 2024, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini si dimette dopo giorni di polemiche seguite a un suo intervento a un convegno all’Università Lumsa di Roma, organizzato dai cattolici, che era stato visto come il preludio di una sua entrata in politica. Quando Matteo Renzi dice che Ruffini «deve scegliere un portavoce diverso», il riferimento è a Rosy Bindi, che di lui aveva detto: «Una persona di grande valore da non imprigionare in un’operazione di laboratorio» • A inizio dicembre 2025, in un caffè intitolato I Casini di domani Massimo Gramellini parla di «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer». Negli stessi giorni si legge che «L’ex ministra Rosy Bindi torna dopo una lunga assenza sulla scena politica: sarà ai vertici del Comitato per il No al referendum sulla giustizia».

293. Pierbattista PIZZABALLA Cologno al Serio 21 aprile 1965. Cardinale • Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, il 22 gennaio 2020, al Quinto Forum mondiale dell’Olocausto, organizzato in occasione del 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, incontra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Il 22 dicembre 2024, finalmente entrato a Gaza, racconta: «La distruzione è ovunque, liquami e immondizia dappertutto. Ho visto una comunità stanca e provata, ma serena. E tanti bambini. Le persone sono preoccupate per il loro futuro. Ho parlato con loro, c’è solo un grande desiderio che si fermi la guerra. Non ne possono più. Chiedono soprattutto scuola per i bambini» • «Strenuo difensore dei diritti dei palestinesi ma molto rispettato dagli israeliani (parla correntemente l’ebraico)», a fine aprile 2025 è citato tra i papabili. Nel farne il ritratto, Lorenzo Cremonesi scrive: «Dal 2004 è stato per 12 anni il 167esimo Custode di Terra Santa, la massima autorità francescana. L’8 giugno 2016 per conto di papa Francesco organizzò in Vaticano il momento di preghiera tra l’ex presidente israeliano Shimon Peres e il capo dell’Autonomia palestinese a Ramallah, Mahmoud Abbas. La carica nel 2017 di vicepresidente vicario della Conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe l’ha spinto a conoscere da vicino il dramma del progressivo assottigliarsi della comunità cristiana in questa parte del mondo. Un’attività continua, assidua. Ogni tanto voci non verificate parlano di una sua certa esasperazione, forse vorrebbe partire, fare altro. Ma poi i risultati ci sono: la sua autorità è indiscussa. Tanto che nel 2020 è diventato Patriarca latino di Gerusalemme e dal primo maggio 2024 è cardinale». Massimo Gramellini (Intra Omnes) commenta: «Dopo essere stati virologi e studiosi di geopolitica, ci siamo improvvisamente scoperti vaticanisti. Su X si discetta con dovizia di argomenti riguardo alle reali possibilità di Pizzaballa, che per molti fino a una settimana fa era solo il nome di una figurina rara». Il 18 luglio torna a Gaza. Elena Tebano: «Una visita che è un messaggio netto contro la guerra, prima di tutto al governo israeliano». A fine agosto in una nota congiunta con il suo omologo greco-ortodosso Teofilo III annuncia che «i religiosi, il clero e le suore che fanno capo al complesso greco ortodosso di San Porfirio e del complesso della chiesa cattolica della Sacra Famiglia hanno deciso di rimanere a Gaza City e continuare a prendersi cura di tutti coloro che vi hanno trovato rifugio» (nella nota, parole dure contro i bombardamenti, per il rilascio degli ostaggi e contro «questa guerra insensata e distruttiva»). A meta settembre, pur non nascondendo «le ragioni di Israele»» sbotta: «Credo che non si possa più tacere». A fine mese il governo italiano propone alla Global Sumud Flotilla diretta a Gaza di lasciare il carico di aiuti umanitari a Cipro, dove sarebbe lui a prenderli in consegna per farli arrivare alla popolazione della Striscia. La mediazione fallisce. A inizio ottobre vede un segnale di speranza nelle manifestazioni italiane contro la carneficina a Gaza (che sono invece aspramente criticate dal governo): «Le cose estreme le lascerei da parte. Gli idioti ci sono sempre ma non rappresentano la bellezza della stragrande maggioranza della popolazione. Vedo una mobilitazione trasversale, e credo sia un aspetto importante da tenere in considerazione».

294. Stefano BOERI Milano 25 novembre 1956. Architetto • Presidente della Triennale di Milano, famoso nel mondo per il Bosco Verticale, il 13 dicembre 2020 il commissario per la crisi sanitaria Domenico Arcuri annuncia che è stato lui a scegliere il simbolo della campagna nazionale di vaccinazione contro il Covid, una primula, fiore primaverile che indica «l’uscita da un lungo inverno» (ha anche donato i progetti dei gazebo per somministrare i vaccini) • A fine gennaio 2021 gli viene assegnata insieme a Diller Scofidio + Renfro la gara per la riqualificazione del Pirellino: ci saranno anche una «Torre botanica», sul modello del «Bosco Verticale», e un «ponte serra» aperto alla città: «Punto centrale della trasformazione dell’edificio sarà la “green house”, una serra della biodiversità. Via Melchiorre Goia sarà ridotta da sei a quattro corsie per far posto a filari di alberi e percorsi ciclo-pedonali. Sull’altro lato, verso la Biblioteca degli Alberi, crescerà la nuova torre residenziale, 110 metri d’altezza e almeno un centinaio di appartamenti. La Torre Botanica riprenderà il concetto di Bosco Verticale “ma orientandolo verso i canoni dei classici giardini all’italiana”, ha spiegato Stefano Boeri. Se il progetto strapperà il via libera definitivo di Palazzo Marino, i cantieri dureranno 4 anni con l’obiettivo di inaugurare il Pirellino rimesso a nuovo, la Torre Botanica e il braccio verde sospeso su via Gioia prima delle Olimpiadi invernali del 2026» • Il 24 agosto 2022, sesto anniversario del terremoto di Amatrice, impegnato per la rinascita del borgo simbolo del sisma, racconta: «Siamo stati qui a settembre 2016, per la sfida di ricostruire subito uno spazio per i ristoranti crollati. E la notte di Natale 2016, il primo dopo il sisma, consegnare questa sala mensa, nuova, con le luci è stato incredibile. Non sono andato più via». A inizio novembre Massimo Sideri scrive: «Più archistreet (suo il copyright) che archistar — “è meglio che gli architetti guardino verso le persone che verso le stelle” —, figlio della designer e architetta Cini Boeri. Fratello di Tito (l’economista della Bocconi) e Sandro (giornalista scientifico). Sindaco mancato e ormai non se ne parla più (“ma avrei fatto un buon lavoro”). E un debito con il “Barone rampante” di Italo Calvino (chi non lo ha?) che ha influenzato il suo lavoro culminato nel Bosco verticale, ormai l’icona di Milano, il ponte di Brooklyn della città. Ha un’ossessione e un segreto. L’ossessione è quella per gli alberi». E il segreto? «Sono daltonico come mio fratello Sandro e mio zio, una tipologia di daltonismo genetico: non vediamo la linea di demarcazione tra il verde e il marrone. Non è che non vediamo il verde con tutte le sue sfumature, ma nel passaggio tra i due colori entriamo in una sorta di beige indefinito. Me ne sono accorto quando ero a scuola: sbagliavo a disegnare proprio gli alberi. È un po’ motivo di imbarazzo per me: è singolare che poi alla fine io abbia lavorato sul verde. In un certo senso questo carattere genetico mi ha portato a vedere con maggiore attenzione proprio quello che non vedevo» • 2023 - • 2024 - • Indagato per turbativa d’asta nell’inchiesta sul concorso di progettazione internazionale per la realizzazione della nuova Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che dovrebbe sorgere entro il 2026 a Milano nella zona di Porta Vittoria, a fine gennaio 2025 la Procura di Milano ne chiede gli arresti domiciliari. Il 18 febbraio il gip Luigi Iannelli decide: arrestato ai domiciliari no, interdetto dalle commissioni di concorso nei progetti di architettura sì, e soprattutto impossibilitato per un anno a stipulare qualunque tipo di contratto professionale con la Pubblica Amministrazione.

295. Federico CHIESA Genova 25 ottobre 1997. Calciatore • A fine settembre 2020 si legge che «Negli angoli del tifo non si chiedono neppure più quale sarà il destino di Chiesa: hanno capito da diversi giorni che, dopo Bernardeschi, un altro Federico lascerà la Fiorentina per la Juventus» (Alessandro Bocci). A fine dicembre Mario Sconcerti scrive: «Ronaldo è cambiato. Partecipa di più, dà segni di un lento sentimento, di partecipazione. Accetta perfino soluzioni che non gradisce. Quando gioca Chiesa sulla sinistra, Pirlo gli chiede di stare al centro e lui accetta anche se questo lo mette spalle alla porta. Non gradisce ma lo fa. Le cifre confermano. Quando gioca Chiesa Ronaldo segna solo su rigore. Senza Chiesa fa due gol come sabato scorso. Non è colpa di Chiesa, è solo un principio di sovrapposizioni non applicabili». Dopo qualche giorno insiste: «L’esperimento di Chiesa chiude Ronaldo al gol con strana regolarità. Non giocano nello stesso ruolo, ma nello stesso spazio. Questo irrita Ronaldo e gli impedisce di segnare su azione, è la sesta volta consecutiva che gli capita con Chiesa, vale una riflessione» • Il 6 gennaio 2021 una sua doppietta vale alla Juventus la vittoria per 3-1 a San Siro contro il Milan. A fine marzo Sconcerti scrive: «Cresce una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa». Il 17 febbraio «una brutta Juve» perde 2 a 1 contro il Porto nell’andata degli ottavi di Champions League, «solo il gol di Federico Chiesa dà speranze per il ritorno» (il 9 marzo a Torino segnerà una doppietta, ma il 3-2 dopo i tempi supplementari non basterà a salvare i bianconeri dall’eliminazione). Il 19 maggio un suo gol all’Atalanta vale alla Juventus la conquista della 14ª Coppa Italia (2-1), Sconcerti parla de «la lenta educazione di Chiesa». Il 6 luglio, vittoria ai rigori contro la Spagna che vale l’accesso alla finale degli Europei (suo il gol azzurro nell’1-1 dei tempi regolamentari) Sconcerti scrive che «Chiesa è un attaccante confermato». L’11 luglio, a Wembley contro l’Inghilterra, arriva un’altra vittoria ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari (stavolta in rimonta), secondo Sconcerti «L’uscita contemporanea di Immobile per Berardi ha portato spazi e liberato Chiesa, via via salito fino a dominare». Quando il 2 settembre gli azzurri sono fermati a Firenze dalla Bulgaria (1-1) in un match valido per la qualificazione ai Mondiali, Sconcerti scrive «Chiesa, è ormai un giocatore diverso, potenzialmente decisivo sempre. È lui l’unico attaccante reale dell’Italia». Paolo Tomaselli gli dà 7 con questa motivazione: « Davanti a babbo Enrico si costruisce un gran gol, accentrandosi e liberando il sinistro. Ci riprova più volte, ma non sfonda». Il 29 settembre un suo gol vale alla Juventus il successo in Champions League contro il Chelsea («lancio di Bonucci, testa di Rabiot, gran palla di Bernardeschi per Chiesa, che stravince il duello con Rudiger e segna con un diagonale di sinistro») • Il 9 gennaio 2022, nella vittoriosa trasferta di campionato all'Olimpico contro la Roma (4-3), dopo un contrasto col giallorosso Smalling riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il 24 marzo, quando gli azzurri campioni d’Europa, sconfitti a Palermo dalla Macedonia del Nord, mancano per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, Aldo Cazzullo commenta: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto» • Il 17 novembre 2023 gli azzurri battono «il tabù Macedonia del Nord» 5 a 2 in un match all’Olimpico per le qualificazioni all’Europeo con la «doppietta di uno strepitoso Chiesa». Tomaselli stavolta gli dà 8: «Pronti via, prende una sassata al ginocchio da Dimoski, che poi farà il bis sulla caviglia. Si vendica con la prima doppietta: primo gol con una frustata, secondo con una parabola che si impenna per una deviazione. Qualità e quantità certificate. Non era titolare da due anni: quanto è mancato?» • 2024 - • 2025 -.

296. Leonardo Apache LA RUSSA2020 - • 2021 - • 2022 - • Figlio di Ignazio, presidente del Senato, il 6 luglio 2023 si viene a sapere che è stato denunciato per violenza sessuale: il fascicolo è in Procura a Milano, sul tavolo della pm Rosaria Stagnaro, le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella e Francesca Morandi ricostruiscono così quanto denunciato dalla ragazza, difesa dall’avvocato Stefano Benvenuto: «È la serata del 18 maggio scorso, la ragazza 22enne, famiglia benestante milanese, esce a mezzanotte con un’amica per raggiungere una famosa ed esclusiva discoteca del centro a due passi dal Duomo. “Mentre ballavamo mi ero accorta della presenza di un mio compagno di scuola di liceo [...] Leonardo La Russa, figlio di Ignazio La Russa. Ci salutammo e da quel momento non ricordo più niente”, tranne di aver bevuto due drink. Il racconto riprende dal mattino dopo quando, intorno a mezzogiorno, si sveglia “in assoluto stato confusionale”, “nuda nel letto con a fianco Leonardo La Russa”, nudo anche lui. “Gli ho chiesto immediatamente spiegazioni del perché fossi lì in quanto non mi ricordavo nulla della serata”, dichiara la ragazza. È “spaventata” e gli chiede “cosa fosse successo, come siamo arrivati a casa, dove fossimo”. Leonardo, secondo la giovane, non si farebbe pregare: “Mi disse ‘siamo venuti qui dopo la discoteca con la mia macchina’ e mi disse che aveva avuto un rapporto con me sotto effetto di sostanze stupefacenti e che un suo amico, che stava dormendo (lei non lo ha mai visto) in un’altra stanza, aveva avuto un rapporto con me a mia insaputa”, dopo che entrambi l’avevano spogliata [...] “Presa dalla vergogna”, chiede di riavere i vestiti che “erano al piano di sotto”. Descrivendo il grande appartamento su due piani, dice di essersi resa conto che era della famiglia La Russa perché “intorno alle 12.30 Ignazio la Russa si affacciò alla camera vedendomi nel letto. Se ne andò via”. Quando si riveste, Leonardo la ferma: “Mi disse ‘pretendo un bacio, se no non ti faccio uscire’. A quel punto si avvicinò e mi baciò contro la mia volontà. Non dissi nulla per paura”» Adriano Bazzoni, avvocato milanese incaricato dalla famiglia La Russa, spiega di non voler parlare di un caso di cui al momento non ha cognizione di carte, ma, «in base a quanto ci state dicendo, sembra che la giovane si riferisca a una notte nella quale ad avviso di Leonardo non vi fu alcuna forma di costrizione: è stata d’accordo nel trascorrere il dopo discoteca con il mio assistito, liberamente andando con lui a casa sua, passando la notte e rimanendo con lui fino a mezzogiorno successivo, per poi salutarsi normalmente». Ma allora perché lo accuserebbe? «Leonardo è molto scosso ed esclude che la ragazza possa aver detto qualcosa del genere nei suoi confronti, così come esclude di aver avuto rapporti insieme ad una terza persona. Quanto a quello che la ragazza avrebbe consumato, non solo esclude di averglielo offerto, ma, qualora si vedesse attribuire questo tipo di condotta, si vedrebbe costretto a sporgere denuncia». Il giorno dopo il padre emana una nota: «Dopo averlo a lungo interrogato ho la certezza che mio figlio Leonardo non abbia compiuto alcun atto penalmente rilevante», «Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio. Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua. Inoltre, incrociata al mattino, sia pur fuggevolmente da me e da mia moglie, la ragazza appariva assolutamente tranquilla». La segretaria del Pd Elly Schlein attacca: «Al di là delle responsabilità del figlio, che sta alla magistratura chiarire, è disgustoso sentire dalla seconda carica dello Stato parole che ancora una volta vogliono minare la credibilità delle donne che denunciano una violenza sessuale a seconda di quanto tempo ci mettono, o sull’eventuale assunzione di alcol o droghe, come se questo facesse presumere automaticamente il loro consenso», «Il Presidente del Senato non può fare vittimizzazione secondaria. È per questo tipo di parole che tante donne non denunciano per paura di non essere credute». Lui prova a metterci una pezza: «Mi dispiace essere frainteso. Io non accuso nessuno e men che meno la ragazza. Semplicemente, da padre, dopo averlo a lungo sentito, credo a mio figlio». Il 12 luglio la premier Giorgia Meloni prende le distanze: «Comprendo molto bene da madre la sofferenza del presidente del Senato anche se non sarei intervenuta nel merito della vicenda. Io tendo a solidarizzare per natura con una ragazza che ritiene di denunciare e non mi pongo il problema dei tempi. Ma anche qui bisogna andare nel merito di cosa è accaduto, mi auguro che la politica possa starne fuori. Noi abbiamo approvato un ddl che è un passo avanti per la tutela delle vittime». Il 18 si viene a sapere che il presunto complice nello stupro è il dj Tommy Gilardoni. Il 26 luglio, rispondendo a una domanda del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, il giornalista del Giornale Adalberto Signore, La Russa sr. fa un passo indietro: «Sono ancora convinto dell’innocenza di mio figlio, ma non rifarei quella dichiarazione, soprattutto perché non sono stato bravo a far comprendere che non c’era nessun attacco alla ragazza» • A metà febbraio 2024 la notizia è che tracce di droga dello stupro nei capelli della ragazza risalgono a un periodo compatibile con la presunta violenza. A fine ottobre, quando scoppia il caso Equalize (inchiesta giudiziaria su una presunta rete di dossieraggio illegale, accessi abusivi alle banche dati istituzionali e intercettazioni illecite) il padre adombra la tesi che il caso sia stato montato ad arte: glielo fa sospettare il fatto che l’illegale ricerca sulla sua famiglia sia arrivata il 19 maggio 2023. Paola Di Caro: «In realtà, dalle intercettazioni, sembra che la richiesta di informazioni riguardasse più il figlio maggiore di La Russa, non Leonardo Apache, ma Geronimo, ma forse il presidente del Senato sa più di quello che finora è uscito». La Russa chiede a Pazzali — il padrone di Equalize, vicinissimo al centrodestra e in particolare alla Lega e al governatore lombardo Fontana — di rivelare chi sia il suo «mandante» (siccome, tra gli altri, Pazzali spiava anche i dati di Letizia Moratti, sono anche i giochi interni al centrodestra quelli che andranno chiariti dall’inchiesta: chi voleva danneggiare chi, e perché) • L’8 aprile 2025 arriva la richiesta d’archiviazione. Alessandro Trocino: «La “ragazza era sincera” nel pensare di essere stata violentata, hanno detto i pm, ma un cocktail di cocaina e alcol le ha cancellato la memoria. La Russa era invece convinto che il rapporto fosse consenziente. Ci si chiede come possa essere consensuale un rapporto per una persona alterata, sotto l’effetto di sostanze». Giuseppe Guastella: «Per i consulenti dei pm del procuratore Marcello Viola, la giovane è una persona “fragile con patologia psichiatrica” che, in presenza di mix di alcol, droga e farmaci, potrebbe aver perso i freni inibitori e subìto un’amnesia. “Un soggetto sovraeccitato e accentuato nei sensi” che potrebbe aver dato il consenso agli atti sessuali e poi aver rimosso tutto» (alcuni video scagionerebbero lui e Gilardoni, che rischiano comunque il processo per diffusione illecita di video sessualmente espliciti). Il 30 ottobre il gup di Milano archivia l’accusa: non c’è prova che lui e Gilardoni si fossero resi conto che la ragazza con cui avevano rapporti sessuali avesse dato coscientemente il suo consenso, così come non c’è prova che non fosse in grado di darlo. Contestualmente, è accolta la richiesta della pm Rosaria Stagnaro e della aggiunta Letizia Mannella che i due vengano rinviati a giudizio per revenge porn : si sono scambiati alcuni video fatti nella notte in questione. A metà dicembre il giudice considera congruo il risarcimento di 25 mila euro ed estingue il reato di revenge porn, la ragazza li considera troppo pochi «per il danno morale ed esistenziale subito» ed annuncia che farà appello (Gilardoni, che aveva ricevuto il video inoltrandolo ad altre due persone, è condannato ad un anno di reclusione, pena sospesa).

297. Bianca BERLINGUER Roma 9 dicembre 1959. Conduttrice tv • Il 17 agosto 2020, a dieci anni dalla morte di Francesco Cossiga, alla domanda di Marzio Breda Lo deluse pure la richiesta d’impeachment del Pci, che era il partito di Berlinguer, vostro cugino. Che rapporti avevate? la figlia Anna Maria risponde «Non i rapporti che di solito si hanno tra parenti, ma babbo parlava sempre di Enrico con rispetto e stima, ricambiati dal cugino pur stando loro in campi politici diversi. Io ho conosciuto Bianca più tardi ed è stata molto affettuosa quando mio padre è mancato» • Il 17 novembre 2021 Aldo Grasso scrive: «Martedì sera sono andati in onda, quasi nello stesso istante, due momenti di televisione che mi hanno particolarmente colpito. Uno era un servizio delle “Iene” sull’ex calciatore dell’Inter Nicola Berti, l’altro un’intervista di Bianca Berlinguer ad Alessandro Di Battista» • A fine marzo 2022 viene annullato il contratto che prevede la partecipazione al suo programma Cartabianca del sociologo Alessandro Orsini (contrario alle forniture d’armi all’Ucraina). Grasso (Perché i professori dovrebbero evitare i talk show) stigmatizza i «meccanismi infernali del talk, dove è bandita ogni complessità, dove regna la radicalizzazione, dove la rissa è l’alimento degli ascolti. Così, spesso, vengono a nudo la pochezza di certi docenti, le inclinazioni caratteriali, il narcisismo incontenibile, la disinformazione. A scapito del buon nome delle università. P.S. Il discorso è generale, vale per tutti i talk, non solo per quello di Bianca Berlinguer)». A metà aprile il critico televisivo del “Corriere della Sera” torna ad occuparsi di lei (La lezione di Fabio Fazio: nel suo talk show né risse né folklore): «Per una volta vorrei essere neneista (né con la Vigilanza, né con la Berlinguer), ma forse anche un po’ hegeliano, per quel che mi ricordo della sacra triade dialettica. Riassunto delle puntate precedenti. La commissione di Vigilanza Rai (un organismo che disapprovo di cuore, prova vivente della mano dei partiti su Viale Mazzini), sta per varare dei provvedimenti a proposito della “presenza di commentatori e opinionisti all’interno dei programmi Rai”. Il più ridicolo di questi provvedimenti dice più o meno così: bisogna invitare “solo persone di comprovata competenza e autorevolezza” ma non bisogna pagarle, perché il ruolo di ospite non diventi una professione. Ma questi signori sanno che la competenza e l’autorevolezza hanno un costo? Altrimenti si alimenta solo il narcisismo. Alla Commissione di Vigilanza ha risposto Bianca Berlinguer, con una difesa molto pretestuosa: show, don’t tell (mostra cosa sai fare, non raccontare) [...] P.S. Il prof. Orsini è un problema della Luiss non della Rai». A inizio maggio la domanda è Berlinguer salverà Cartabianca? Gianluca Mercuri: «La conduttrice ci proverà nelle prossime sei puntate, dopo che il suo talk show è apparso messo in dubbio dalle nuove regole annunciate dall’amministratore delegato Rai Fuortes». Antonella Baccaro: «Nel coro quasi unanime a difesa del programma spicca l’assenza del Pd». A fine giugno la notizia è che «Rai3 ospiterà ancora, nonostante le polemiche, Bianca Berlinguer». A inizio dicembre, in vista delle Regionali del Lazio in programma a febbraio 2023, Andrea Ducci scrive che «il Movimento 5 Stelle alla fine sembra stia pregustando l’ipotesi di una corsa solitaria. Ci sono già i nomi di due possibili candidate: le giornaliste Bianca Berlinguer e Luisella Costamagna». Paola Taverna, conferma: «Sono due nomi che hanno l’approvazione di tutto il Movimento, che vengono condivisi da tutti» • A inizio maggio 2023, quando si dimette l’ad Rai Carlo Fuortes, Baccaro scrive che «Intoccabili sembrano le posizioni di Bianca Berlinguer e Lucia Annunziata». Il 3 luglio, quando i palinsesti Rai passano all’approvazione finale del cda in vista della presentazione del 7 a stampa e investitori, «Ad agitare fino all’ultimo lo scenario, il caso Bianca Berlinguer. Secondo indiscrezioni la conduttrice avrebbe chiesto una notte per pensare se lasciare la Rai e approdare a Mediaset». Grasso non nasconde le sue perplessità: «“Non solo Mediaset. Anche Nove, la rete di Discovery dove è appena approdato Fabio Fazio, starebbe costruendo ponti d’oro per far salire Bianca Berlinguer sul suo carro”. Ma sarà vera questa notizia? Ponti d’oro per uno dei più brutti talk show? Non sarà un classico esempio di “amichettismo”? In questi giorni, gli spettacoli tv più curiosi sono quelli fuori onda: una presunta asta per Bianca Berlinguer, che ha dato le dimissioni dalla Rai (“aveva un cognome, ma non riuscì mai a farsi un nome”), l’addio di Barbara D’Urso a Pomeriggio 5, la brusca chiusura di molti altri programmi, Maurizio Mannoni in pensione, l’atteso ritorno di Pino Insegno. Insomma, c’è fermento. Quello che mi è difficile capire è l’affaire Berlinguer. Gli ascolti di “#cartabianca” non sono mai stati esaltanti e il programma è quello che è: mezz’ora di chiacchiera da osteria per sciogliere la conduttrice (molto rigida, incapace di improvvisare), la grave responsabilità di avere ospiti come Alessandro Orsini (“bisogna avere il coraggio di ammettere che Putin ha già vinto”), una certa simpatia per le battaglie dei Cinquestelle, una spiccata supponenza e poco altro. Forse a Mediaset interessa il brand che la conduttrice si porta dietro o forse il progetto è di sostituire D’Urso con Berlinguer. Qualcuno potrebbe sostenere la tesi che, in fondo, le due si equivalgono, in quanto a conduzione. Non lo so, so solo che da giorni mi interrogo sul perché una rete dovrebbe fare i ponti d’oro a un talk modesto come “#cartabianca”. Lo scorso autunno Pier Silvio Berlusconi aveva dichiarato che “i programmi che mescolano gossip, politica, cronaca rosa e nera non funzionano più. Sono il passato”. Forse ha ragione, ma allora certi palinsesti di Mediaset e Rai andrebbero cambiati radicalmente e non con lo scambio di figurine». Finita la pausa di riflessione, si dimette dalla Rai e passa a Mediaset: farà un programma su Rete4 • A metà settembre 2024 Maria Rosaria Boccia, la donna che ha portato alle dimissioni del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, all’ultimo momento decide di non partecipare alla sua trasmissione È sempre carta bianca. Elena Tebano: «Secondo Berlinguer, Boccia si sarebbe ritirata perché non le erano state anticipate per scritto le domande e perché Berlinguer avrebbe voluto chiederle dell’ipotesi (che sarebbe stata avanzata da Boccia) che a fermare la sua nomina sia stata la sorella della premier e capa della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni». Scrive Baccaro: «Sul punto la giornalista precisa di aver chiesto all’ospite “quali prove potesse portare a sostegno di affermazioni così impegnative”. Di fronte a queste domande, “la signora Boccia — continua Berlinguer — ha dichiarato che non avevo studiato sufficientemente la sua storia, che non ero preparata sulla sua vicenda e che tra noi non ci fosse il feeling necessario”. Frasi da cui emerge il disappunto della conduttrice, che sarebbe stata interessata ad approfondire un tale argomento. Boccia però non ci sta. Non avalla la ricostruzione della conduttrice ma, nel tentativo di ribaltarla, finisce per ingigantirla: “Lei (Berlinguer, ndr) — replica sui social — mi ha chiesto di Arianna Meloni e della nomina. Io le ho risposto che sapevo dell’esistenza di un colloquio tra Sangiuliano ed Arianna Meloni ma non che fosse stata lei a bloccare la nomina”. Boccia non spiega a che titolo si sia svolto l’incontro ma maliziosamente nota che “questo è stato l’unico momento in cui (Berlinguer, ndr) ha sorriso ben due volte (compiaciuta)”» • 2025 -.

298. Stefano LO RUSSO Torino 15 ottobre 1975. Politico • 2020 - • Professore ordinario di geologia al Politecnico di Torino, capogruppo Pd in Consiglio comunale, il 13 giugno 2021 vince le primarie: sarà il candidato sindaco di Torino per il centrosinistra. Gabriele Guccione: «Un’affluenza ai minimi storici. Un risultato combattuto fino all’ultimo — qualcuno ha parlato di “vittoria mutilata” — per quello che era stato indicato come il favorito del Pd. Il popolo delle primarie — ridotto a un quinto rispetto ai 53 mila delle consultazioni che dieci anni fa decretarono la vittoria di Piero Fassino — si è pronunciato. Per un pugno di voti — appena 300 — il candidato sindaco del centrosinistra, a Torino, è Stefano Lo Russo. L’outsider civico sostenuto dalla sinistra, Francesco Tresso, gli è stato alle calcagna fino alla fine, incassando larghi consensi soprattutto nei quartieri del centro, un tempo fortino di quel “partito della Ztl” spesso identificato nel Pd, ma il sorpasso non è riuscito». Il 4 ottobre col 43,8%, precede a sorpresa Paolo Damiliano (38,1), candidato del centrodestra che sperava di vincere al primo turno (Gianluca Mercuri: «I 5 Stelle, che correvano con Valentina Sganga, si fermano al 9% e salutano, con la sindaca uscente Appendino, l’era in cui hanno marciato sul sistema politico italiano come i Visigoti su Roma»). Il 18 ottobre vince il ballottaggio col 59,2%. Marco Castelnuovo: «Ha preso botte da tutte le parti, dal suo partito in primis. Hanno cercato di candidare altre persone prima di lui, addirittura il suo “capo”, il rettore del Politecnico, e un ex calciatore, come se fossimo in un album Panini. Eppure Lo Russo non ha mai perso lucidità. Quando poi, con grave ritardo rispetto a quanto previsto, il centrosinistra ha organizzato le primarie, si è candidato e ha vinto. Da allora è partita una rincorsa che lo ha portato fino a oggi, fino a Palazzo Civico. Questo il tratto che lo ha fatto vincere, a mio modo di vedere: la tenacia, la competenza riconosciuta anche dagli avversari, e la coerenza tra le parole dette e i fatti. Non ha cambiato atteggiamento nei confronti di un’alleanza con il M5S nemmeno quando sembrava fosse l’unica via di uscita per tornare al governo. Ma sa anche lui che la sua è una vittoria in una fragorosa sconfitta della politica. Un’affluenza così bassa non si era vista mai. Lo Russo “trionfa” (quasi il 60%) prendendo gli stessi voti (168mila) di Fassino che perse “malamente” nel 2016. Sarà difficile considerarsi sindaco di tutti» • 2022 - • A fine marzo 2023 è tra i sindaci per i figli delle coppie gay (con Giuseppe Sala, Roberto Gualtieri, Matteo Lepore, Dario Nardella, Gaetano Manfredi, Antonio Decaro), tutti di centrosinistra. Mercuri: «Si vedranno in call per stabilire una strategia comune dopo la scelta del governo di bloccare le trascrizioni degli atti dei figli di coppie omogenitoriali in cui sono riportati i nomi di entrambi i genitori». A metà aprile, ancora insieme ai sindaci delle grandi città del centrosinistra, scrive una lettera al governo con alcune controproposte sull’immigrazione • Il 17 novembre 2024, a poche ore dall’Assemblea nazionale dei Comuni italiani, il Pd sigla un’intesa per uscire da un’insidiosa paralisi: il nuovo presidente dell’Anci sarà il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, lui gli farà da vice • A fine dicembre 2025 dichiara: «Lo sgombero del centro sociale Askatasuna non è stata una scelta politica, ma la conseguenza di atti giudiziari e di violazioni dell’ordinanza legata alla sicurezza dell’immobile. Come sindaco non mi compete entrare nel merito di vicende giudiziarie e ignoro le ragioni che hanno spinto a effettuare queste operazioni il 18 dicembre, a due giorni dalla chiusura delle scuole e a ridosso del Natale». A Claudio Bozza che gli chiede La destra prometteva tolleranza zero, Salvini invoca «ruspe sui centri sociali». Lei risponde che «Torino non prende lezioni da nessuno». Perché? risponde «Perché non sfugge a nessuno che il governo sia in evidente difficoltà su molti fronti reali: calo vistoso del potere d’acquisto delle famiglie, pensioni, sanità, forti contraddizioni in politica estera, assenza di politiche industriali. In questo contesto, alcuni temi sono perfetti per distrarre l’opinione pubblica e, forse, anche per prefigurare una dinamica già vista nella storia del nostro Paese: trarre vantaggio politico da occasioni di disordine magari per giustificare l’arrivo di un “nuovo ordine” speculando sulla paura delle persone. Le dichiarazioni incendiarie di alcuni ministri sulla vicenda torinese vanno in questa direzione».

299. Ilaria CUCCHI Roma 22 giugno 1974. Politica • 2020 - • Sorella di Stefano, morto in seguito al pestaggio da parte di alcuni carabinieri (22 ottobre 2009), a metà marzo 2021 è assolta per aver definito «sciacallo» Matteo Salvini. Elena Tebano: «Lo ha deciso il tribunale di Milano. Il processo scaturì da una dichiarazione del leader della Lega dopo la condanna a 12 anni dei carabinieri responsabili della morte di Stefano. “Questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque” aveva detto. “Parla sotto effetto del mojito, è uno sciacallo” fu la replica della sorella della vittima. Salvini la querelò per diffamazione. Ma i giudici hanno accertato che la sua non era diffamazione: Ilaria Cucchi stava esercitando il suo diritto di critica» • Il 4 aprile 2022 i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, ritenuti responsabili della morte del fratello, sono condannati in via definitiva in Cassazione a 12 anni di carcere. Lei commenta: «Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di coloro che l’hanno portato via». Una volta accertato (e definitivamente sanzionato) il pestaggio letale, il 7 dello stesso mese i giudici condannano il linciaggio morale e il lungo depistaggio delle indagini. Tebano: «Cinque anni di carcere con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici vengono inflitti al generale dei carabinieri Alessandro Casarsa che diede ordine di falsificare l’annotazione relativa alla notte dell’arresto, sostituendo la verità dei fatti (fra cui la descrizione dell’incapacità di camminare per le percosse inflitte) con giri di parole evocativi di problemi dovuti all’“accentuata magrezza”. Un anno e 3 mesi al colonnello Lorenzo Sabatino». Lei confida: «Non credevo sarebbe arrivato questo giorno». Il 10 agosto annuncia la candidatura al Senato con l’alleanza tra Sinistra italiana e i Verdi: «È stato un anno per me molto impegnativo. La malattia di mio padre mi ha spinto a studiare per conseguire il diploma di Geometra per non far morire lo studio Cucchi dopo 50 anni di vita. 5 anni in uno. Il 2 agosto ho ottenuto l’iscrizione al Collegio. Questo rimane il progetto di vita della signora Ilaria Cucchi. Ora Nicola Fratoianni mi ha offerto la possibilità di fare qualcosa per portare avanti la mia battaglia per il rispetto dei diritti umani iniziata dopo l’uccisione di Stefano al fine di ottenere verità e Giustizia. In 13 anni di lotte giudiziarie e non solo, ho capito che mio fratello mi ha lasciato la consapevolezza di quanto dolore possa nascere da ignoranza, cinismo, rassegnazione ed indifferenza. Certo non ho la pretesa di risolvere i problemi del mondo ma garantisco che la mia sarà la voce degli ultimi. Di coloro che vedono i propri diritti negati e calpestati. Il mio impegno non sarà mai contro qualcuno ma sempre per qualcuno. Lo devo a Stefano affinché tutto possa avere un senso se un senso lo può avere». Il 25 settembre è eletta a Firenze, unico seggio conquistato all’uninominale dal partito di Fratoianni (che le ha lasciato la candidatura nell’unico seggio sicuro a sua disposizione) • Il 3 febbraio 2023 visita nel carcere di Opera l’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al 41 bis in sciopero della fame da oltre tre mesi: «La prima cosa che mi ha detto vedendomi è stata che non vuole più incontrare nessun politico. Io sarò l’ultima che incontrerà e mi ha incontrato solo ed esclusivamente per la mia storia e per quello che rappresento. Ed è questo il motivo per cui io oggi sono venuta qui. Mio fratello è morto di carcere e nessuno più deve morire di carcere» • Il 5 gennaio 2024 muore nel carcere di Montacuto, ad Ancona, Matteo Concetti, 25 anni: in un colloquio, aveva annunciato alla madre «Se mi portano di nuovo lì, mi impicco». Alessandro Trocino: «La madre si è disperata, ha chiesto aiuto agli agenti che erano presenti, ha chiamato anche Ilaria Cucchi. Ma Concetti è stato portato in isolamento, senza sorveglianza, e si è impiccato, proprio come aveva annunciato» • 2025 -.

300. Aurelio DE LAURENTIIS Roma 24 maggio 1949. Imprenditore • Dal 2004 presidente del Napoli, il 21 gennaio 2020, quarti di finale della Coppa Italia, «primo atto al San Paolo tra il Napoli in crisi e la Lazio lanciata in campionato all’inseguimento di Juventus e Inter e con il sogno scudetto in testa. Sulla carta una sfida impari, considerando lo stato di forma e d’animo delle due squadre: i biancocelesti volano, gli azzurri passano da una sconfitta all’altra, sono contestati dai tifosi e in polemica aperta con il presidente De Laurentiis. Ma non sarebbe la prima volta che la Coppa Italia ribalta i pronostici» (finisce 1-0 con un gol di Lorenzo Insigne). Il 17 giugno a Roma battendo ai rigori la Juventus la squadra allenata da Rino Gattuso vince il trofeo per la sesta volta, terza della sua gestione dopo quelle del 2012 e 2014 • 2021 - • Il 15 aprile 2022 l’inchiesta sulle plusvalenze nel calcio italiano si chiude con un nulla di fatto. Alessandro Trocino: «Il procuratore aveva chiesto per il presidente della Juve, Andrea Agnelli, un anno di inibizione e 800 mila euro di multa al club, per il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, 11 mesi e 5 giorni di inibizione e 392 mila euro di ammenda alla società, e per l’ex diesse bianconero, Fabio Paratici, 16 mesi e 10 giorni di inibizione. Richieste non accolte, così come tutte le altre. Si tratta solo del primo grado» • Il 4 maggio 2023, 33 anni dopo il secondo, il Napoli vince il suo terzo scudetto (in panchina Luciano Spalletti). Aldo Cazzullo commenta: «C’è un punto su cui si è creata una sintonia tra De Laurentiis e la città, a partire dai presunti torti arbitrali (“di scudetti mi sembra di averne vinti molti” dice il presidente): il lamento contro il Nord. Sostiene De Laurentiis che “il marchio veramente importante dell’Italia è questa città, ma gli italiani non l’hanno mai capito. Anzi, l’ha capito solo Garibaldi, quando portò tutte le ricchezze del Sud al Nord, scippando, ritardando e buttandoci in un caos totale”. A dire il vero, Garibaldi portò via con sé da Napoli appena qualche centinaio di lire racimolate a sua insaputa da un luogotenente, un sacco di sementi per il podere di Caprera, un sacco di fave di cui era ghiotto e uno scatolone di merluzzo secco. Su un punto però De Laurentiis ha ragione: Napoli è una città decisiva nel definire l’identità italiana». Il 15 giugno con un tweet di cinque righe annuncia: «Rudi Garcia sarà il nuovo allenatore del Napoli». A fine settembre i pm della Procura di Roma lo iscrivono nel registro degli indagati per l’accusa di falso in bilancio, il procedimento è legato alle presunte plusvalenze fittizie sull’acquisto di Victor Osimhen nel 2020. Il 14 novembre Walter Mazzarri (già sulla panchina partenopea dal 2009 al 2013) sostituisce l’esonerato Rudi Garcia • Il 19 febbraio 2024 si legge che «Dopo avere distrutto il Napoli, rendendosi insopportabile agli artefici dello scudetto (l’allenatore Spalletti e il manager Giuntoli, scappati dopo il titolo) Aurelio De Laurentiis ne ha forse azzeccata una, cacciando l’inadeguato Walter Mazzarri e sostituendolo in panchina con Francesco Calzona, già vice di Sarri e Spalletti e attuale ct della Slovacchia (che non lascerà e guiderà agli Europei). Un esperimento interessante con un allenatore moderno» (Gianluca Mercuri). Il 12 marzo, mancata l’impresa di eliminare il Barcellona negli ottavi di Champions League, il Napoli manca pure la qualificazione al mondiale per club (andrà la Juventus). Luca Angelini: «De Laurentiis vede sfumare sotto gli occhi una sessantina di milioni». Il 5 giugno 2024 arriva l’ingaggio di Antonio Conte • Il 23 maggio 2025 il Napoli vince il suo quarto scudetto. Monica Colombo: «Non è stato sempre facile, quest’anno. Le frizioni non sono mancate. De Laurentiis ha un carattere forte, duro, a tratti spigoloso. Come Conte, del resto. Ma la verità è che stavolta, nel corso di questi mesi, il patron ha sorpreso tutti. Tanto era stato presente e totalizzante nell’anno del tricolore di Spalletti, decidendo e incidendo, nella stagione del rilancio di Conte ha scelto di fare un passo indietro».

301. Claudio MAGRIS Trieste 10 aprile 1939. Scrittore • Il 10 aprile 2020, quando Prima Ora titola La «strage dei nonni» scrive in un pezzo intitolato Il deserto (inospitale) di chi resta: «Prolixitas mortis, dice la teologia. La morte è prolissa, non riesce a concludere mai definitivamente il suo discorso; inventa sempre nuove forme come il linguaggio inventa nuove figure retoriche. Non finisce mai la sua narrazione, ha sempre qualche nuova pezzetta da aggiungere. Forse la sua incontinenza è anche uno psicofarmaco o un placebo, che aiuta a non vederla sempre intorno; un’endorfina che impedisce di percepire la sua prossimità sempre incombente, la sua potenzialità nelle forme più diverse. La prolissità la svaluta, come accade alla merce in eccesso. Lo dimostrano pure le settimane che stiamo vivendo, col coronavirus e i suoi bollettini di guerra; il grande numero, la ripetizione della morte spaventa ma produce pure una certa assuefazione, che non si sa se definire difensiva o traditrice» • 2021 - • Il 18 marzo 2022, la giuria della Classifica di Qualità de “la Lettura”, composta da 350 persone tra giornalisti, traduttori, scrittori e collaboratori, lo mette al terzo posto tra gli scrittori del decennio, preceduto da Emmanuel Carrère e Michel Houellebecq • A inizio giugno 2023, racconta alla Milanesiana come nacque Il mito asburgico, saggio che lo rivelò nel 1963 • A inizio gennaio 2024 interviene sulla nuova traduzione, per il Saggiatore, de Il Castello di Franz Kafka, firmata da Alessandra Iadicicco; a inizio marzo recensisce la nuova edizione di Fame, il capolavoro di Knut Hamsun; a fine settembre si occupa del nuovo libro di Luigi Manconi • A fine marzo 2025 Aldo Cazzullo scrive (I camerieri del San Marco non sanno chi è Claudio Magris): «Non racconto mai il backstage delle interviste, che non interessa a nessuno, ma stavolta voglio fare un’eccezione. Arrivo a Trieste, al caffè San Marco, dove avevo intervistato Claudio Magris trent’anni fa, per scrivere un libro sui ragazzi di via Po, cresciuti nella Torino degli anni ’50, di cui è l’ultimo superstite: gli altri erano Umberto Eco, Furio Colombo, Gianni Vattimo. Al San Marco c’è il ritratto di Magris. Qui Magris ha scritto — a mano — alcuni tra i libri più importanti pubblicati in Italia nel dopoguerra. Insomma, arrivo, e dico alla cameriera: “Ho un appuntamento con il professor Magris”. “Chiiii???”. “Come chi? Claudio Magris”. Palesemente, la cameriera non sapeva chi fosse; “e comunque i tavoli sono tutti occupati”. Dico che non è possibile, ma a darle manforte arriva un collega, che forse per farsi bello ai suoi occhi mi affronta con un ghigno alla Franti. Nel frattempo intravedo Magris che da un tavolino in fondo al locale mi fa ciao con la mano: era già arrivato. A chi ora tirasse fuori la ztl e i radical chic, rispondo che i miei nonni non avevano potuto studiare, a dodici anni erano giù uno nei campi e l’altro in macelleria, ma sapevano benissimo chi era Beppe Fenoglio». A metà luglio, parlando della bellunese Maddalena Bianchi che ha scelto di fare scena muta all’orale della Maturità, Massimo Gramellini scrive che «Claudio Magris ci ha insegnato che l’utopia non conduce a nulla, se non è accompagnata da una buona dose di disincanto».

302. Francesco GIORGI2020 - • 2021 - • Già assistente dell’europarlamentare Antonio Panzeri, poi collaboratore e consulente dell’eurodeputato Andrea Cozzolino, marito dell’eurodeputata greca Eva Kaili, il 9 dicembre 2022 viene arrestato a Bruxelles dalle autorità belghe nell’ambito della maxi-inchiesta sui presunti flussi di denaro provenienti da Qatar e Marocco volti a influenzare le decisioni del Parlamento Europeo (Qatargate). L’11 dicembre la giustizia belga conferma il suo arresto, quello di Kaili e quello di Panzeri. Avendo gli inquirenti, si dice, trovato 600 mila euro nel trolley del padre di Kaili in fuga dall’albergo, 150 mila in casa sua e di Kaili, e altre somme nella sua abitazione lombarda, il 15 dicembre Giuseppe Guastella scrive che sembra emergere «una precisa strategia della politica greca per prendere le distanze dal compagno. L’avvocato di Kaili, in pratica, ha detto che i mucchi di soldi trovati — anche nel trolley del padre di Kaili — erano di Giorgi, e che Kaili “non si ritiene colpevole e si dichiara innocente”». Nello stesso giorno si dice che in un interrogatorio fiume di dieci ore si è assunto per intero la responsabilità dei 750 mila euro che gli sono stati trovati • A inizio gennaio 2023, l’avvocato della ex vicepresidente greca dell’Europarlamento dichiara: «Se Kaili avesse saputo, avrebbe lasciato Giorgi». Il 10 febbraio viene arrestato anche Cozzolino. Il 23, dopo due mesi e mezzo rinchiuso in carcere, ottiene gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Bruxelles, con il braccialetto elettronico • A inizio febbraio 2024 l’inchiesta vacilla. Luca Angelini: «Un investigatore ha esternato pesanti dubbi sull’attendibilità del principale imputato, l’ex europarlamentare di Articolo Uno Antonio Panzeri. “Non crediamo a niente di quello che dice. Sappiamo benissimo che ci sta prendendo in giro, lo sappiamo. Ma esploderà tutto […] lo so che ci sta mentendo”». Le considerazioni, contenute in un’audio da lui registrato, sono del capo degli investigatori Ceferino Albarez Rodriguez. Guastella: «Se le dichiarazioni di Panzeri non trovassero riscontri, se non avesse detto il vero, potrebbe crollare l’intera inchiesta che ha incrinato l’immagine dell’assemblea parlamentare europea con i clamorosi arresti del 9 dicembre 2022, tra cui quello dell’allora vicepresidente Kaili per una flagranza di reato che ha permesso di superare l’immunità parlamentare, ma che solleva enormi perplessità». A inizio dicembre, intervistato da Guastella attacca: «Il patteggiamento di Panzeri, che rischiava 15 anni di pena che sono stati ridotti a meno di uno, è avvenuto a scapito della verità. Ha accusato altri sotto pressione sapendo che la libertà della sua famiglia dipendeva da questo. Le sue ammissioni sono infondate. Per questo il tribunale nonostante siano trascorsi due anni non ha ancora convalidato l’accordo di pentimento. Il fatto che abbiano usato i nostri familiari per minacciarci dimostra la mancanza di credibilità dell’accusa. È normale che nel cuore dell’Europa i bambini vangano usati per ricattare i genitori?». Tutto questo come ha influito nel rapporto con sua moglie? «C’è stato un momento molto difficile all’inizio. Hanno tentato di metterci uno contro l’altro dicendo che io avevo confessato e avevo parlato contro di lei. Non ci sono riusciti». Cosa si aspetta ora? «Mi aspetto verità, giustizia e responsabilità. Per esempio, abbiamo chiesto che le udienze siano rese pubbliche, ma la procura belga e il Parlamento Europeo si sono opposti. Perché hanno paura della trasparenza? Tuttavia, ho fiducia nel tribunale del riesame perché ha accettato la nostra richiesta di indagare su tutte le violazioni». Chi l’ha aiutata in questo periodo? «La mia bimba mi ha dato la forza, i miei genitori e mio fratello sono stati la mia ancora di salvezza. La fede mi ha dato sostegno. I miei avvocati Pierre Monville, in Belgio, e Giuseppe Vella in Italia, l’amico Sandro Rossanigo e il perito forense Gabriele Pitzianti hanno combattuto instancabilmente al mio fianco per la verità» • Il 4 marzo 2025 la procura federale del Belgio chiede al Parlamento europeo di revocare l’immunità di Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti: i nomi delle due eurodeputate del Pd sono comparsi nel fascicolo dell’indagine Qatargate. Guastella: «Il nome di Moretti compare nella prima relazione che la Polizia federale di Bruxelles fece il 15 luglio 2022, ricalcando pedissequamente un analogo documento dei servizi segreti, secondo i quali faceva parte della rete tessuta da Panzeri e da Giorgi. Solo poche righe con i suoi dati personali, niente di più. Sarà Antonio Panzeri a dire in un interrogatorio che, quando la Commissione Libe del Parlamento doveva votare per permettere ai cittadini del Qatar di entrare in Europa senza visto, Giorgi si mise in moto per far votare a favore anche Moretti. [...] Sul fronte del Marocco, Panzeri ha dichiarato che fece il nome di Moretti e di altri ad Abderrahim Atmoun, l’ambasciatore di Rabat in Polonia, accusato di aver consegnato buste di denaro in contante a lui e a Giorgi». L’8 dicembre deposita con la moglie un esposto alla Procura di Milano sostenendo di essere vittima degli abusi degli inquirenti belgi. Elena Tebano: «A tre anni dal caso, l’inchiesta sembra essere implosa: ad oggi, scrive Giuseppe Guastella, non c’è ancora un capo di imputazione con accuse precise e neppure l’elenco definitivo degli indagati. Ma ci sono giudice istruttore Michel Claise costretto a lasciare per conflitto di interessi, il procuratore Raphael Malagnini che si è fatto trasferire, un investigatore che, registrato, ha sconfessato l’inchiesta, e il poliziotto a capo dell’anticorruzione di Bruxelles, Huges Taiseaux, che è stato accusato di violazione del segreto istruttorio per aver passato informazioni ai media».

303. Edmondo CIRIELLI Nocera Inferiore 22 maggio 1964. Politico • Deputato dal 2001, fratellista dal 2012, il 26 marzo 2020 è tra i quattro onorevoli col Covid (gli altri Claudio Pedrazzini del gruppo Misto, Anna Ascani e Luca Lotti del Pd) • 2021 - • 2022 - • Dal 2 novembre 2022 viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, a fine gennaio 2023 deposita alla Camera una proposta di legge per far tornare reato penale gli atti osceni in luogo pubblico: «Chiunque in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico si mostra nudo o compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni», recita il testo che prevede la modifica dell’articolo 527 del codice penale. Alessandro Trocino: «Fonti della maggioranza si sono affrettate a spiegare che è una proposta che non rientra nell’agenda del governo e che è stata fatta prima della formazione dell’esecutivo». Riccardo Magi (+Europa) commenta: «A quando l’introduzione della polizia morale?». A fine marzo propone di togliere «la patria potestà» (in realtà abolita nel 1975, ora c’è la potestà genitoriale) alle mamme detenute e condannate. Dopo le accuse di «disumanità» delle opposizioni, Fratelli d’Italia frena, il presidente della Commissione Giustizia di Fdi, Ciro Marchio, assicura che si tratta di «proposte presentate da un ristretto gruppo di deputati, di cui mai si è discusso e che non sono mai state calendarizzate». A fine giugno, quando la Commissione Esteri della Camera dà il via libera al disegno di legge di ratifica del Mes, succede un fatto senza precedenti: il governo deve sempre esprimere il proprio parere su tutti gli atti parlamentari, ma lui non dà parere positivo né negativo, rimettendosi alle decisioni dei presenti, cioè delle opposizioni (la maggioranza aveva disertato la discussione). A fine settembre, quando la Commissione Giustizia della Camera trova l’accordo per abolire le leggi Orlando, Bonafede e Cartabia sulla prescrizione, si legge che si tornerebbe così alla sua legge voluta da Berlusconi nel 2005 • 2024 - • A fine luglio 2025, quando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ribadisce di non volersi candidare alla Regionali in Campania, «la novità è che sia Forza Italia che Noi moderati si dicono pronti a sostenere» la sua corsa. L’8 ottobre un vertice tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi sancisce la sua candidatura. Il 24 novembre è sconfitto dal candidato del centrosinistra Roberto Fico: 60,61% a 35,74%. Gianluca Mercuri: «È sicuramente uno dei momenti meno trionfali per Giorgia Meloni da quando è presidente del Consiglio. La leader di Fratelli d’Italia aveva creduto davvero nella rimonta del suo fedelissimo Cirielli in Campania, e infatti si era esposta personalmente in due modi assai discussi: saltellando sul palco al grido di chi non salta è comunista, e inserendo nella finanziaria un clamoroso condono edilizio ad hoc per i campani».

304. Franco GABRIELLI Viareggio 13 febbraio 1960. Prefetto • Dal 29 aprile 2016 capo della polizia, a fine marzo 2020 Giovanni Bianconi (Quella minaccia di «disordini per il pane» che corre soprattutto sul web) scrive: «La preoccupazione dei responsabili “tecnici” della sicurezza, a partire dal capo della polizia Franco Gabrielli, è stata tempestivamente comunicata ai responsabili “politici”, e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese l’ha subito trasferita al presidente del Consiglio. Rappresentandogli il rischio concreto di comportamenti o disordini che sarebbe complicato affrontare; meglio dunque prevenire con interventi concreti, che reprimere eventuali reati da crisi economica». A fine maggio Fiorenza Sarzanini (Per chi sgarra, multe fino a 3 mila euro e sospensione della licenza) spiega: «Tre giorni dopo l’entrata in vigore del decreto che consente libertà di spostamento all’interno della propria regione, scatta il piano del Viminale. Le immagini di giovani con il bicchiere in mano che stazionano all’aperto o fuori dai bar come se nulla fosse accaduto in questi mesi, convincono la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della polizia Franco Gabrielli a intervenire “prima che sia troppo tardi”». Il 27 ottobre, di nuovo Sarzanini (L’allerta del Viminale: «Bisogna vigilare sulle infiltrazioni»): «Formazioni di destra, centri sociali, tifosi ultrà che approfittano della protesta dei lavoratori e innescano gli scontri: è la tensione sociale che già dalla scorsa primavera la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della polizia Franco Gabrielli temevano potesse esplodere. E che adesso, dopo il Dpcm del governo che chiude numerose attività, si manifesta nelle piazze delle città italiane con lanci di molotov e assalti contro le forze dell’ordine. Una rabbia che si trasforma in violenza e incendia un clima già incandescente. Per questo già da giorni dal Viminale è partita un’allerta forte — ribadita ieri — per prefetti e questori. Un richiamo a vigilare su quelle manifestazioni che “rischiano di degenerare” per l’infiltrazione di gruppi “professionisti dello scontro”». Il 28 Bianconi torna sull’argomento («Attenti alle infiltrazioni». In azione, piccoli criminali, ultrà e giovani delle periferie): «La politica per adesso non c’è, o ce n’è poca, nonostante i tentativi di qualche sigla neofascista di orientare la rivolta. La radiografia dei tumulti di Napoli, Roma, Milano, Torino e altre città racconta storie di marginalità esasperata, microcriminalità, giovanissime leve di periferia (anche straniere, di seconda o terza generazione) e frange di gruppi ultras specializzati in scontri con i caschi blu e neri di polizia e carabinieri. E il capo della polizia mette in guardia da possibili repliche: “Dal monitoraggio delle varie piattaforme social presenti in rete — scrive il prefetto Franco Gabrielli nella circolare inviata a prefetti e questori d’Italia — emergono per i prossimi giorni diversificati appelli alla mobilitazione collettiva” contro le nuove misure anti-Covid varate dal governo. “In tale contesto — prosegue il responsabile tecnico della sicurezza pubblica — non si escludono da parte di gruppi estremisti ovvero di categorie di facinorosi, tentativi di strumentalizzazione della protesta, che potrebbero orientare il malumore dei settori economici maggiormente colpiti verso forme più incisive e violente di contestazione”». Quando il 24 dicembre scatta il lockdown di Natale, promette controlli e invoca buonsenso • A fine febbraio 2021 Mario Draghi lo nomina sottosegretario ai Servizi e alla sicurezza del Paese, delega cui Giuseppe Conte aveva fatto molto fatica a rinunciare. Bianconi: «Mario Draghi s’è insediato alla guida del governo sabato 13 febbraio, giorno del primo Consiglio dei ministri. Poi è trascorsa la domenica e lunedì 15 ha convocato il capo della polizia Franco Gabrielli. Uno dei primi incontri nell’agenda del premier, in cui s’è discusso di temi e problemi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico, in un Paese in cui molte vicende legate ai Servizi segreti e alle tensioni sociali hanno segnato la storia nazionale. Questioni di prim’ordine, quindi; tanto più in tempi di crisi sanitaria ed economica. Da quel colloquio ha preso forma l’idea di trasferire Gabrielli dal Viminale a Palazzo Chigi, al fianco del presidente del Consiglio (come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti e alla sicurezza). Come autorità delegata agli 007, secondo quanto previsto dalla legge, ma anche nelle vesti di consigliere sui problemi della sicurezza. Una sorta di inedito doppio incarico, insomma, per un funzionario dello Stato che nella sua carriera ha sempre curato e privilegiato questi aspetti: da investigatore dell’antiterrorismo e di quella che un tempo si chiamava “polizia politica” alla guida del Sisde, il vecchio Servizio segreto civile; dal ruolo di prefetto in città diverse come L’Aquila e Roma al vertice della Protezione civile, fino al ruolo di capo della polizia, responsabile del Dipartimento della pubblica sicurezza. Ora arriva un ulteriore cambio di poltrona che da un lato lo riporta all’interno dell’intelligence, dov’era stato tra il 2006 e il 2008, e dall’altro lo colloca al fianco del capo del governo nella gestione di eventuali emergenze, ma pure sui temi più o meno ordinari connessi al comparto nel quale ha sempre lavorato. Un tecnico che ben conosce il mondo della politica accanto a un altro tecnico (di tutt’altro settore) chiamato a guidare un esecutivo che intende mantenere la qualifica di “governo politico”». Sarzanini lo definisce «un investigatore di razza che è stato al vertice dei servizi segreti, della Protezione civile e poi della polizia sempre con il passo giusto, individuando la strategia adatta ad ogni contesto» • A inizio giugno 2022 smentisce l’esistenza di un’inchiesta dell’intelligence su Matteo Salvini per il suo annunciato viaggio a Mosca («È un rappresentante del nostro Parlamento, è un leader politico e come tale non può essere oggetto di attività di investigazione e di informazione da parte dei servizi»). A metà giugno, stufo dei «sospetti infamanti» sull’intelligence e sul governo, dichiara: «Il perdurare di una campagna diffamatoria circa una presunta attività di dossieraggio da parte della comunità di intelligence, in realtà inesistente, mi ha convinto a chiedere al Dis di declassificare il tanto evocato ed equivocato bollettino sulla disinformazione». Testo riservato per «salvaguardare le persone citate», decide di desecretarlo e respinge l’accusa di dossieraggio e di «fantomatici indirizzi governativi volti a limitare il diritto di informazione». Il 22 ottobre finisce la sua esperienza di governo • 2023 - • 2024 - • A metà luglio 2025, quando il sindaco di Milano Giuseppe Sala è costretto a sostituire il dimissionario assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, si parla di «una figura terza, di garanzia, in discontinuità. Qualcuno il cui identikit dovrebbe assomigliare a quello di Franco Gabrielli, che fino a pochi mesi fa è stato il consulente del sindaco per la sicurezza. Non sarà facile trovarlo» (Maurizio Giannattasio). Dopo pochi giorni la notizia è che «avrebbe detto di no».

305. Fausto BERTINOTTI Milano 22 marzo 1940. Politico • Per un giudizio storico sulla sua figura, valga quanto risposto il 10 gennaio 2020 da Romano Prodi alla domanda Dura questo governo? (era il Conte II): «Razionalmente posso dire di sì, nelle votazioni parlamentari continua a vincere. Però nelle cose umane c’è sempre l’imprevisto. Ci sono obiettivi vitali che dovrebbero essere più forti delle ragioni di frattura. Se prevale l’interesse particolare, può accadere la stessa cosa che successe a me con Bertinotti, il quale abbatté il governo e se stesso» • Il 24 aprile 2021, lo stesso Prodi, intervistato da Massimo Franco «dice che Matteo Salvini si comporta come Fausto Bertinotti, che fece cadere il suo governo: “Quando inizi a perdere consensi, alzi la posta”». Ancora l’ex presidente del Consiglio, il 15 settembre: «Io mi occupai del campo riformista. Il problema è che in quel campo c’erano riformisti speciali come Bertinotti, che per la paura di vedersi erodere la base si tirarono indietro». Il 13 novembre è Paolo Lepri a tirarlo in ballo parlando di Catarina Martins, portavoce del Bloco de Esquerda che, avendo fatto cadere il governo del socialista António Costa portando il Paese alle elezioni anticipate, viene subito chiamata «la Bertinotti portoghese» • Il 2 aprile 2022 Francesco Verderami, parlando del «“nuovo” Giuseppe Conte, più di lotta che di governo» sostiene che «è un problema soprattutto per il Pd e per la prospettiva di un “campo largo” elettorale»: «Il punto è che in prospettiva una simile alleanza “senza coesione e credibilità”, apparirebbe agli occhi degli elettori meno solida dell’intesa che fu tra Prodi e Bertinotti». Il 3 agosto, commentando l’accordo elettorale tra Enrico Letta e il «recalcitrante Calenda», Antonio Polito così spiega la decisione del secondo: «Lo stigma di colui che “consegna il Paese alle destre” lo avrebbe marchiato a vita, un po’ come successe con Bertinotti quando fece cadere il governo Prodi». Cinque giorni dopo, col fronte anti-Meloni disintegrato, Polito commenta: «Mentre dalle parti di Meloni, Salvini e Berlusconi le intese per il potere, o almeno per la vittoria, vengono sempre prima delle divergenze programmatiche o delle differenze di cultura politica, a sinistra il gusto dell’ideologia prevale perfino sul vantaggio elettorale. È storia antica, da Bertinotti a Turigliatto. E ha sempre prodotto un unico risultato: il successo dell’avversario» • Il 23 giugno 2023 una sua intervista firmata Roberto Gressi reca il titolo: «La sinistra non esiste più». Il 18 novembre la premier Giorgia Meloni punzecchia la segretaria del Pd Elly Schlein «per aver detto no all’invito a partecipare ad Atreju, la festa dei giovani di FdI»: «Non la giudico, ma ricordo che c’era un tempo in cui Fausto Bertinotti non aveva timore a presentarsi e dialogare» • Il 9 dicembre 2024 tra «le altre notizie importanti» si legge: «Si è aperta ieri l’edizione 2024 di Atreju, la manifestazione di FdI. Tra gli ospiti Fausto Bertinotti» • A fine marzo 2025 contesta e parole della premier Giorgia Meloni su Il Manifesto di Ventotene dicendo che le avrebbe «tirato un libro» (immediate le polemiche). A inizio dicembre, in un caffè intitolato I Casini di domani Massimo Gramellini parla di «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività».

306. Roberto BAGGIO Caldogno 18 febbraio 1967. Ex calciatore • 1 agosto 2020: mentre si segnalano polemiche sul film che ne racconta la vita (« è ambientato solo in Trentino e “snobba” le sue origini venete»), muore il padre Florindo (era nato il 15 dicembre 1931) • Con l’Italia ancora in festa per il secondo titolo europeo della nazionale, il 21 luglio 2021 Massimo Gramellini (Gianluca nell’Arena) lo tira in ballo chiedendo scusa a Gianluca Vialli per una vecchia storia: «Trentuno estati fa — nelle notti magiche del 1990 — un giovane cronista sportivo innamorato di Roberto Baggio assegnò a Vialli in decine di articoli la parte dell’usurpatore e del cattivo» • L’accostamento all’ex compagno di squadra (anche alla Juventus) torna il 19 marzo 2022, quando Aldo Grasso si sofferma sul programma Una semplice domanda, in cui «Alessandro Cattelan propone su Netflix sei incontri (Roberto Baggio, Geppi Cucciari, Elio, Francesco Mandelli, Paolo Sorrentino e Gianluca Vialli) sul tema della felicità, o meglio su come agire per essere felici». Una settimana dopo, la citazione arriva da Mario Sconcerti (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni, stavolta Vialli non gli fa compagnia): «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno». Il 4 giugno «si confessa a Leonard Berberi sull’aereo che porta il suo nome» (ITA Airways in servizio sulla rotta Fiumicino-Buenos Aires), «La vita, quella calcistica e quella familiare. E l’amore per l’Argentina» • Il 2 dicembre 2023, intervistato da Walter Veltroni, dice: «La gente mi amava, davo fastidio a tanti allenatori» • Il 24 gennaio 2024 c’è il toccante messaggio in ricordo di Gigi Riva, morto due giorni prima: «Sei stato qualcosa di unico ed indimenticabile, così come sono certo che unico e indimenticabile sarà quel “rombo di tuono” che saprà accoglierti nel tuo viaggio celeste, dove ti auguro di incontrare presto coloro che hai amato e che troppo presto hai perduto. Ti voglio bene, Roberto Baggio» (Gianluca Mercuri spiega che con lui «il più grande attaccante italiano di sempre ha avuto un rapporto speciale da team manager della Nazionale»). Il 21 febbraio la figlia Valentina spiega in un’intervista come «ha convinto il padre a sbarcare sui social». Il 22 giugno si parla della rapina di cui è stato vittima ad Altavilla Vicentina. Alessandro Trocino: «Avviene mentre Roberto Baggio e la sua famiglia — la moglie Andreina, i figli Leo, Mattia e Valentina  e la suocera ottantenne Luciana — stavano guardando la partita degli Europei Spagna-Italia. Non appena i rapinatori entrano in casa, Baggio tenta di affrontare uno di loro: dopo una breve colluttazione, il rapinatore lo colpisce in fronte con il calcio di una pistola, provocandogli una ferita profonda, poi lui e i suoi familiari vengono chiusi in una stanza». Dopo aver lamentato il 26 giugno «lontani i tempi in cui potevamo intervistare Vialli e Baggio tra i fumi delle docce», il 19 luglio Gramellini scrive: «C’è una fake news che resiste da molto prima che si parlasse di fake news, ed è che nell’estate del 1994 l’Italia perse la finale dei Mondiali contro il Brasile perché Baggio sbagliò il rigore decisivo. In questi giorni l’ha ribadita persino Sacchi, che pure dovrebbe essere a conoscenza dei fatti, dato che di quell’Italia era il c.t.. Lo stesso Baggio mostra di crederci, perché ha ripetuto più di una volta che quel tiro se lo sogna di notte. Ma se anche avesse segnato, il Brasile avrebbe avuto ancora un rigore a disposizione, affidato allo specialista Bebeto, che al 90 per cento (e mi tengo stretto) lo avrebbe realizzato. A questa, che è la prosa della realtà, si è sovrapposta fin da subito l’immagine altamente emotiva di Baggio impietrito e a testa bassa, un attimo dopo che il suo rigore è finito alle stelle». E ancora Gramellini, il 19 settembre, all’indomani della morte di Totò Schillaci: «Quando penso a lui, lo rivedo negli spogliatoi dell’Olimpico di Roma dopo la vittoria agli ottavi contro l’Uruguay, a piedi nudi e con le scarpe in mano, gli occhi sempre in procinto di uscire dalle orbite (“sembra Brad Davis in Fuga di mezzanotte”, diceva Baggio, suo grande amico e persecutore: a tavola gli versava l’aceto nel vino con l’imbuto)» • 2025 - •

307. Nicolò ZANIOLO Massa 2 luglio 1999. Calciatore • L’8 settembre 2020, «si era appena ripreso da un infortunio grave» (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro in Roma-Juventus del 23 gennaio), commentando un nuovo infortunio in un match con l’Olanda valido «per la non eccitantissima Nations League» (rottura completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro) Gianluca Mercuri lo definisce «Il miglior giocatore italiano» • Il 30 marzo 2021, Mario Sconcerti (Sì, Mancini ha ragione: l’Italia può vincere gli Europei) lo include in «una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa, Kean» ecc. Il 20 agosto (ancora convalescente, ha saltato gli Europei conclusi col trionfo di Wembley), sempre Sconcerti (Sarà un campionato avvincente) scrive: «Mi aspetto decine di giocatori sorprendenti, a partire da Zaniolo» • Il 15 aprile 2022 fa parlare di sé con una tripletta contro i norvegesi del Bodø/Glimt che vale alla Roma l’accesso alle semifinali della Conference League, poi vinta grazie a un suo gol nella finale di Tirana col Feyenoord (25 maggio 2022, il giorno dopo Alessandro Trocino lo ignora limitandosi a celebrare il successo de «la Roma di Mourinho») • Il 27 gennaio 2023, parlando di calciomercato, Mercuri accenna a «Zaniolo che si allontana dal Milan», quattro giorni dopo, commentando la notizia che un gruppo di tifosi l’ha «aspettato sotto casa e minacciato di morte», prima di definire «davvero impensabile» quel che gli sta capitando Massimo Gramellini lo stronca: «Del calciatore Nicolò Zaniolo si può pensare tutto, anche niente (per esempio che è un sopravvalutato senza carattere, alla Balotelli)». Dopo che il 2 febbraio Mercuri ha scritto «Zaniolo, intanto, prova a fare la pace con la Roma», il 4 febbraio Luca Angelini, tornando sul commento di Gramellini alle minacce degli ultras, parla del «senso (perduto) di innamorarsi dei calciatori invece che della squadra». Il 13 ottobre (appena passato all’Aston Villa dopo un’esperienza in Turchia col Galatasaray), Mercuri (Lo choc del calcioscommesse) informa: «Dopo lo juventino Fagioli, altri due calciatori sono coinvolti nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali: Tonali e Zaniolo, che da quest’anno giocano in Inghilterra, sono stati interrogati dalla polizia in tuta, a Coverciano, durante gli allenamenti della Nazionale. I due giocatori hanno dovuto lasciare il ritiro degli azzurri». Il giorno seguente Elena Tebano aggiorna: «I giocatori indagati ufficialmente finora sono tre: Fagioli, Zaniolo e Tonali, a cui sono stati sequestrati cellulari e tablet». Alla fine Fagioli subisce una squalifica di 12 mesi (7 effettivi), Tonali di 18 mesi (10 effettivi), lui viene scagionato • Tornato in Italia per giocare con l’Atalanta, il 3 dicembre 2024 riappare su Prima Ora grazie al gol dell’ex segnato il giorno prima all’Olimpico contro la Roma • A fine maggio 2025, nel frattempo è passato alla Fiorentina (anche se è di proprietà del Galatasaray) è accusato di aver aggredito due giocatori della Primavera della Roma, Mattia Almaviva e Marco Litti, al termine della partita con i pari categoria viola. L’aggressione sarebbe avvenuta nello spogliatoio giallorosso, si difende dicendo di non avere colpe, se non quella di aver perso la calma. A inizio settembre passa all’Udinese.

308. Marco TRAVAGLIO Torino 13 ottobre 1964. Giornalista • Il 21 settembre 2020, in attesa dei risultati del referendum sul taglio dei parlamentari e delle amministrative in sei regioni, Luca Angelini scrive: «Ancora prima di sapere come andrà il voto, in area Cinque Stelle volano gli stracci, in particolare tra Alessandro Di Battista e il direttore del giornale più vicino al Movimento, Marco Travaglio del Fatto Quotidiano (di cui, peraltro, Di Battista è collaboratore). Materia precipua del contendere, spiega Alessandro Trocino, l’alleanza con il Pd, indigeribile per il primo, inevitabile per il secondo» • Il 27 luglio 2021 Gianluca Mercuri scrive che due giorni prima, «alla festa di Articolo 1 ha detto che il presidente del Consiglio “è un figlio di papà” (per la cronaca: Draghi è rimasto orfano da ragazzo) e “non capisce un cazzo né di giustizia, né di sociale, né di sanità”. Il pubblico l’ha applaudito» • 16 luglio 2022: dopo che la scelta dei 5 Stelle di non votargli la fiducia al Senato sul decreto legge Aiuti ha convinto Mario Draghi che non ci sono le condizioni per continuare a guidare il governo, Aldo Grasso sbotta (La crisi in tv e quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa nostrani): «Entro da Maggioni su Rai1: l’ansia muove il telecomando alla ricerca di qualche risposta. Ci sono Marco Damilano, Mario Sechi, Claudio Cerasa, Luigi Contu e altri. Mi sembra di respirare un clima di compostezza, nella speranza che non spuntino i Travaglio, i De Masi, i Telese, tutti quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa e ai putiniani nostrani» • Il 6 gennaio 2023, a un lettore indignato perché  «l’avvocato del popolo Giuseppe Conte» «passa Capodanno a Cortina in un hotel a 5 stelle da 2.500 euro a notte!», Aldo Cazzullo risponde: «Non ha poi torto Marco Travaglio, quando ci ricorda che qualsiasi parlamentare, compresi quelli senza arte né parte, guadagna 15 mila euro netti al mese: il triplo di un primario di neurochirurgia che dopo decenni di studio e di esperienza salva vite di esseri umani (o ne spegne quando sbaglia)» • Il 23 febbraio 2024, tra i motivi alla base della rottura tra Fedez e Chiara Ferragni viene indicata «la mancata difesa di lei da parte di lui durante un podcast in cui Marco Travaglio l’ha paragonata a Wanna Marchi». L’11 giugno Mercuri lo definisce «l’ideologo di riferimento del movimento» 5 Stelle. Il 5 luglio Andrea Pasqualetto racconta che un detenuto del carcere di Montorio ha confidato che l’ex campione di surf Chico Forti, riportato in patria dal governo Meloni dopo che da anni stava scontando una condanna per omicidio negli Stati Uniti, «recluso lì da oltre un mese, gli avrebbe chiesto di contattare qualche ’ndranghetista per mettere a tacere Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e una terza persona». Il 27 agosto Matteo Renzi lo cita in un’intervista: «Conte ha avuto un’estate difficile. È stretto tra l’incudine Grillo, che potrebbe sfiduciarlo, e il martello Travaglio, che lo sogna alleato della Meloni». Il 30 ottobre Mercuri, stavolta premettendo che è «da molti considerato» il «suggeritore occulto» di Conte, racconta che intervenendo a Otto e mezzo gli ha dettato la linea: «Inutile presentarsi nei voti locali, alle Politiche “contratto” con il Pd ma mai alleanza organica. Perché il movimento non è né di destra né di sinistra». Il giorno dopo Angelini (La tentazione “isolazionista” del M5S) spiega la linea dettata sul Fatto Quotidiano: «Fino alle Politiche, il M5S faccia opposizione e intanto si rifondi e si apra alla società cercando dei candidati credibili e i votanti perduti. Anche a costo di ritirarsi per un po’ dalle Amministrative» • Il 21 ottobre 2025 è a Roma, in piazza Santi Apostoli, per una manifestazione chiamata dal leader del M5S, Giuseppe Conte, evento «senza bandiere di partito» per la libertà di stampa e per condannare l’attentato che ha coinvolto il conduttore di Report Sigfrido Ranucci (con lui Francesco Cancellato, Rula Jebreal, Lirio Abbate).

309. Fabio FOGNINI Sanremo 24 maggio 1987. Ex tennista • Il 26 gennaio 2020 negli ottavi di finale degli Australian Open è battuto in quattro set dallo statunitense Tennys Sandgren, n.100 del mondo (il nome è quello vero: si chiama così in onore del bisnonno svedese) • A fine novembre 2021, a Torino, l’Italia è eliminata dalla Croazia nei quarti di Coppa Davis. Dopo l’inatteso ko di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo (6-7, 6-2, 2-6) e l’impresa di Jannik Sinner contro Marin Cilic (3-6, 7-6, 6-3) nel doppio la coppia croata Mektic-Pavic, numero uno al mondo, si rivela troppo forte per lui l’altoatesino (6-4, 6-4) • A metà maggio 2022, in un pezzo intitolato Quella serietà dei padri sempre più rara, Paolo Di Stefano lo attacca: «Quando si dice che le generazioni sono sovvertite e che non ci sono più i “padri” di una volta… Chi ha intravisto giorni fa al Foro Italico Fabio Fognini e Jannik Sinner si sarà chiesto quale dei due fosse l’adolescente, il ventenne o il trentaquattrenne. L’avete visto, Fognini, sbattere la racchetta per terra, risbatterla due, tre, quattro volte, fino a distruggerla. Puerili escandescenze, mentre l’altro, il ragazzino, aspettava tranquillo che finisse quella scenata penosa per riprendere a battere senza sbattere. E ci saremmo quasi aspettati che saltasse la rete e andasse a prendere l’altro per un orecchio ordinandogli di non fare il cretino e di rimettersi a giocare da bravo, senza tante storie. Era lui, il più piccolo, a dare l’esempio dell’equilibrio e della serietà, e non solo perché vinceva (si perde la testa anche vincendo). Non che fosse una sorpresa: tutti sanno che Fognini è una testa calda, e il caldo a volte gli dà alla testa ancora di più, come l’anno scorso in Giappone contro Medvedev quando urlò a sé stesso “Sei un frocio!” per poi scusarsi dicendo che era stata tutta colpa del caldo nipponico. Ma mercoledì è stato il confronto generazionale a renderlo ridicolo: il contrasto con il giovane Jannik, che non potrebbe essere suo figlio, ma almeno il suo nipotino sì, rappresentante comunque di una generazione che avrebbe tutto il diritto anagrafico di essere scalmanata». A inizio agosto, intervistata da Gaia Piccardi, la moglie Flavia Pennetta confida: «È stato un innamoramento dopo anni di amicizia, durante i quali abbiamo avuto altri partner. Fabio è un buon compagno di vita, il marito che mi aspettavo. Sembrerà strano che io lo dica, ma è un uomo paziente. La pazienza che non ha in campo la tiene per la famiglia. I maschi spesso sono immaturi, tendono a rimanere sempre nel ruolo di figli, faticano ad affrancarsi dalle famiglie d’origine. Fabio è cresciuto e migliorato, senza sfuggire alla regola. Grazie a Dio con sua madre e suo padre, che mi conoscono da secoli, vado d’accordissimo». Si è mai vergognata di una sua mattana? «Vergognata no, ma mi sento sempre a disagio quando fa qualcosa che non deve fare. Lo guardo e mi vedo come riflessa in uno specchio: comunque è mio marito, è il padre dei miei figli, le cavolate che combina non finiscono lì, in campo. Quando torna a casa gliene dico di tutti i colori e lui si mette da solo in castigo, silenzioso e imbronciato mentre si autoflagella. Quando vedo rispuntare mezzo sorriso sotto la barbetta, gli è passata». Le hanno mai chiesto: Flavia, ma come fa a stare con Fognini? «La risposta è facile: ci sto perché lo amo. E perché siamo due persone molto più simili di quello che appare». A fine novembre, battendo a Malaga gli Stati Uniti, l’Italia conquista dopo otto anni le semifinali di Coppa Davis: dopo la vittoria di Sonego e la sconfitta di Musetti, il punto decisivo arriva dal doppio formato con Simone Bolelli (la corsa terminerà con la sconfitta nel doppio contro il Canada, partner Matteo Berrettini) • Il 2 giugno 2023 è eliminato dall’austriaco Ofner nei sedicesimi del Roland Garros • Il 5 luglio 2024 a Wimbledon il suo match del terzo turno contro lo spagnolo Bautista Agut è sospeso per pioggia sul punteggio di 6-7, 6-3, 7-5, 4-5 (finirà per perdere il quarto set al tie-break e il quinto 6-4) • Dopo che al primo turno del torneo di Wimbledon ha trascinato Carlos Alcaraz al quinto set (5-7, 7-6, 5-7, 6-2, 1-6), il 9 luglio 2025 annuncia il ritiro.

310. Alessandro BARICCO Torino 25 gennaio 1958. Scrittore • Nel giugno 2020, Giuseppe Conte lo cita durante gli Stati generali dell’economia, serie di incontri romani a Villa Pamphilj tra governo, istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, evento fortemente voluto dal premier per discutere e vagliare proposte sul rilancio economico dell’Italia nel mezzo della crisi del coronavirus («Dobbiamo reinventare il Paese») • A fine febbraio 2021, premesso che «non sono così ingenuo e tecnologicamente sprovveduto al punto di non sapere che quella che esercito sul mio smartphone è una sovranità del tutto limitata», Emanuele Trevi (Io, il telefono e l’offerta di un buon funerale) cita Baricco «che si è messo a studiare seriamente queste complesse questioni e ci ha scritto sopra un libro molto interessante intitolato The Game» • A metà giugno 2022 Aldo Grasso scrive che «si ricorda sempre con devozione la trasmissione L’amore è un dardo di Alessandro Baricco, 1993: nel proporre le più famose arie del melodramma, Baricco poneva particolare attenzione sia al libretto che alla struttura musicale, senza tralasciare curiosità e aneddoti, puntando soprattutto sul fascino delle “storie” dell’opera» • A fine dicembre 2023 si racconta nel podcast Wild Baricco di Feltrinelli e Il Post. La vita, gli amori, la malattia: «Io ho avuto una vita strana comunque... a me è girata che dopo i cinquantacinque anni, insomma negli ultimi dieci-quindici anni, sono forse successe più cose, da quel punto di vista lì, che in tutto il resto della vita» • A settembre 2024 Prima Ora segnala che «Franco Cordelli, il nostro critico e grande scrittore, ha adorato Tucidide. Atene contro Melo, per la regia (e non solo) di Alessandro Baricco» • A fine luglio 2025, in un caffè intitolato Spaccanti (cosi Raoul Bova aveva definito gli occhi di una sua giovane conquista) Massimo Gramellini scrive: «Penso abbia ragione Baricco nel sostenere che non siamo diventati così per colpa dei social, ma che abbiamo inventato i social proprio perché eravamo diventati così».

311. Mario CALABRESI Milano 17 febbraio 1970. Giornalista • Figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato il 17 maggio 1972, il 5 febbraio 2020 Massimo Gramellini (Due fiori) scrive: «Nei giorni scorsi qualcuno aveva sfasciato la lapide del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, appena inaugurata davanti alla sua casa di piazzale Segesta a Milano. Ieri, su quel cippo offeso, qualcun altro ha appoggiato due fiori. Difficile immaginare un gesto più contrario allo spirito del tempo. Il manuale del perfetto cittadino arrabbiato — odio dunque sono — avrebbe suggerito un paio di insulti sanguinosi, meglio se conditi da qualche allusione oscura. L’importante, spiegano gli esperti del ramo, è rispondere sempre colpo su colpo, usando i propri giacimenti di cattiveria per stigmatizzare quella altrui. E invece, guarda un po’: due fiori. Esiste qualcosa di meno aggressivo e polemico di un fiore? Figuriamoci di due. Mai visti due fiori alimentare una rissa in tv. Tanto più che a portarli sulla lapide sbrecciata della vittima ingiustamente sospettata della strage di piazza Fontana sono stati Gemma e Mario, la vedova e uno dei figli del commissario Calabresi, che a sua volta pagò con la morte il sospetto ingiusto di esserne stato il carnefice. Mezzo secolo dopo, eccoci qua. Con carichi inesausti di odio ancora da smaltire. Ma anche con quei due fiori per Pinelli, che se fossero stati insulti per i vandali avrebbero dato loro un alibi per sentirsi dalla parte della ragione. Mentre un piccolo gesto di pace e rispetto è riuscito nel miracolo di rendere patetici, almeno per un attimo, tutti quelli che custodiscono la guerra e il disprezzo nel cuore». A metà novembre, intervistato da Aldo Cazzullo nell’ambito di BookCity Milano per il suo ultimo libro, Quello che non ti dicono, racconta: «Ho sempre stretto la mano a tutti coloro che me la porgevano, ma a tre persone mi sono rifiutato. Quando hanno avanzato la loro mano verso di me, la mia l’ho portata dietro la schiena. È stato il mio modo di dire “Non avete mai detto la verità, ma io la conosco e so il ruolo che avete avuto”» • Il 28 aprile 2021, quando in Francia (operazione denominata «Ombre rosse») vengono arrestati sette italiani colpevoli di atti di terrorismo negli anni 70 e 80, il più noto, e il più anziano, è Giorgio Pietrostefani, condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi insieme ai suoi compagni di Lotta Continua Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e il pentito-denunciante Leonardo Marino: lui prende atto della fine di un’ingiustizia colossale, ma non esprime gioia per l’ipotesi che l’assassino del padre, anziano e malato, finisca in carcere e propone un «atto di clemenza» per i terroristi, purché raccontino tutta la verità • Il 17 maggio 2022, a cinquant’anni dall’assassinio del padre, scrive: «Sembra incredibile ma domani, dopo cinquant’anni e un giorno, si terrà a Parigi l’udienza per l’estradizione dell’organizzatore dell’omicidio, Giorgio Pietrostefani, che oggi ha 78 anni e da venti è latitante in Francia. Verrebbe da dire che siamo tutti, la nostra famiglia e la società italiana, prigionieri della cronaca. Come uscirne? Alzando lo sguardo, dando sepoltura e ricordo ai morti e pacificandosi con i vivi. Mia madre ha insegnato a me e ai miei fratelli a non odiare, a non coltivare il rancore ma a guardare la vita con fiducia e serenità. Per questo, pur giudicando importante e preziosa, anche se tardiva, la decisione francese di non garantire ospitalità a chi si macchiò di reati di sangue negli Anni Settanta, noi oggi crediamo che il carcere di un uomo vecchio e malato non abbia più alcun senso. Più importante sarebbe avere da lui e dai suoi compagni di lotte parole di verità». Il 29 giugno la Francia dice no all’estradizione in Italia di dieci ex terroristi tra cui Pietrostefani. Luca Angelini: «La camera di istruzione della Corte di appello francese si è basata sulle nuove vite, lontane dalla lotta armata, intraprese dagli ex terroristi e sulla disciplina del giudizio in contumacia, in base agli articoli 8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo». La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dice di aspettare «di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia». Lui commenta: «Oggi forse gli ex terroristi festeggeranno per averla scampata per sempre, ma insieme al sollievo, auguro loro di sentire un’emozione diversa: il bisogno di fare i conti con le loro responsabilità e, un istante dopo, il coraggio di fare un passo e contribuire alla verità su quei delitti» • Il 28 marzo 2023 anche la Corte di Cassazione francese dice no all’estradizione. Nelle motivazioni si legge che molti dei condannati erano stati giudicati in contumacia e la legge italiana non prevede un nuovo processo perché possano difendersi; i rifugiati vivono in Francia da 25-40 anni e si sono costruiti una situazione lavorativa e familiare stabile, rompendo ogni legame con l’Italia (l’estradizione avrebbe creato «un danno sproporzionato al loro diritto alla vita privata e familiare»). Lui dichiara: «Vedere andare in carcere queste persone non ha più senso ma c’è un dettaglio fastidioso e ipocrita. La Cassazione scrive che... l’estradizione avrebbe provocato un danno sproporzionato . Ma pensate al danno sproporzionato che loro hanno fatto uccidendo dei mariti e dei padri di famiglia. Da parte di nessuno di loro c’è mai stata una parola di ravvedimento, solidarietà o riparazione. Chissà...» • A metà settembre 2024 è intervistato da Cazzullo per l’uscita del libro Il tempo del bosco. Dal 2009 al 2015 direttore de “La Stampa”, racconta: «Appena arrivato alla Stampa feci dieci promozioni: uno diventava caporedattore, due capiservizio, tre inviati... Al capo del sindacato interno, Giampiero Paviolo, bravo giornalista che purtroppo non c’è più, dissi: ora la redazione sarà contenta. Mi rispose: “Mario, ti sbagli. Hai creato dieci ingrati e duecento scontenti”». Detta così, pare che la direzione della Stampa sia stata un incubo. «Al contrario, fu un periodo bellissimo, e non solo perché lasciai il giornale in attivo. La Stampa si dirige stando sul territorio. Ogni settimana andavo in una redazione diversa. Una domenica a Cuneo, una ad Asti, poi magari a Bra o a Canelli... I lettori erano contenti di vedermi». Dal 2016 al 2019 direttore de “la Repubblica”: «Un’avventura faticosissima. Era finita un’epoca, veniva meno un’idea d’Italia. Fu come nuotare in acque tempestose, tra due forze contrapposte: la nostalgia per lo spirito di Repubblica, per un mondo che vedeva assottigliarsi i suoi riferimenti culturali, e la richiesta di una modernizzazione non facile» • A fine gennaio 2025, quando Giorgia Meloni definisce «ex politico di sinistra, molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi» l’avvocato Luigi Li Gotti colpevole di averla denunciata per il rilascio e rimpatrio del comandante della prigione libica di Mitiga, Osama Njeem Almasri (arrestato a Torino il 19 gennaio e rimandato in Libia il 21 con un volo di Stato), questi precisa: «Sono stato sottosegretario alla giustizia al governo Prodi II, portato dall’Italia dei valori. E poi senatore Idv. Ma se la vogliamo dire tutta sono stato anche segretario della federazione del Movimento sociale italiano e consigliere comunale Msi. Ho difeso alcuni collaboratori di giustizia come Brusca, Buscetta e Marino Mannoia. Ma anche la famiglia Calabresi, la scorta di via Fani, e sono stato parte civile al processo di piazza Fontana».

312. Moise KEAN Vercelli 28 febbraio 2000. Calciatore • 2020 - • In forza al Paris Saint Germain, il 15 febbraio 2021 è protagonista nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, 4-1 in trasferta al Barcellona con un suo gol (gli altri li segna Kylian Mbappé). Alessandro Bocci: «Il Psg ha un’anima italiana: Moise Kean, di testa, firma il 3-1. Verratti, al rientro, confeziona l’assist per l’1-0 e Florenzi, il terzo della compagnia, fornisce il cross nell’azione del raddoppio. Pochettino gode. Mancini, c.t. dell’Italia, sorride». A fine marzo Mario Sconcerti (Sì, Mancini ha ragione: l’Italia può vincere gli Europei) scrive che «Cresce una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa, Kean, Joao Felix, Foden, Havertz, Sancho, Greenwood, l’ungherese Szoboszlai, Ansu Fati se recupererà, lo stesso eventuale Zaniolo. E un groppo folto di giocatori maturi con esperienza e genio decisivi. Qui siamo messi bene con Verratti, Berardi, Spinazzola, lo stesso ragazzo Kean [...]» (l’11 luglio gli azzurri vinceranno gli Europei ma lui non sarà incluso tra i 26 convocati). Tornato alla Juve (con cui aveva già vinto gli scudetti 2016/2017 e 2018/2019), il 17 ottobre un suo «gol fortuito» decide la sfida casalinga con la Roma. Il 21 dicembre segna un altro gol nell’anticipo dell’ultima giornata di andata di Serie A, un 2-0 casalingo al Cagliari (l’altro gol lo segna Bernardeschi) • Lunedì 25 aprile 2022 la Juve vince 2-1 a Sassuolo «con un gol di Kean quasi allo scadere e ha di fatto “blindato” l’accesso alla Champions League». Il 13 novembre l’ultimo turno dell’anno della Serie A (si tornerà in campo solo il 4 gennaio, causa pausa per i Mondiali) vede «un sonoro 3 a 0 rifilato dalla Juve alla Lazio, con doppietta di Kean. I bianconeri scalzano così i laziali dal terzo posto in classifica, a 10 punti dal Napoli» • Il 4 gennaio 2023, in occasione del ritorno del campionato dopo la pausa mondiale, Sconcerti scrive che la Juve «segna poco ma non subisce gol. Questa è una regolarità magra, ma è regolarità. Fagioli e Kean, più Miretti, sono tra le novità più importanti della stagione» (da lì alla fine del campionato segnerà solo altri due gol, a Spezia e Verona, e la squadra, penalizzata di 10 punti per il procedimento sulle plusvalenze, finirà al settimo posto) • Il 15 maggio 2024 vince la sua seconda Coppa Italia (la prima nel 2017) ma non scende in campo nella finale di Roma contro l’Atalanta. Chiuso l’ultimo campionato in bianconero senza gol, il 9 luglio passa alla Fiorentina, il 9 settembre va a segno in Nations League nel 2-1 con cui gli azzurri si impongono a Budapest contro l’Ungheria. Paolo Tomaselli gli dà 6,5: «Quarta rete da inizio stagione dopo un digiuno di 16 mesi. Buon segno» • Il 6 febbraio 2025 segna una doppietta nel 3-0 della Fiorentina contro l’Inter campione d’Italia: si tratta della conclusione della partita sospesa il primo dicembre per il malore di cui è stato vittima il viola Edoardo Bove. Il 23 febbraio a Verona dopo aver rimediato una brutta ferita sull’arcata sopraccigliare in uno scontro contro il ginocchio di Dawidowicz ed aver perso molto sangue, sottoposto a una lunga medicazione insiste per rientrare in campo ma si accascia al suolo nel giro di pochi minuti a palla lontana: trasportato fuori dal campo in barella e con il collo immobilizzato fra gli applausi di tutto lo stadio, in serata si saprà che ha riportato un trauma cranico. Il 23 marzo a Dortmund segna una doppietta («due tiri secchi, precisi, da bomber sempre più sicuro di sé. Da duro» scrive Paolo Tomaselli motivando il 7 e mezzo in pagella) in un 3-3 con la Germania valido per la Nations League: terminato il primo tempo in scantaggio 3-0, alla fine gli azzurri hanno pure da recriminare per un rigore negato dal Var (i tedeschi vanno in semifinale, per gli uomini del ct Spalletti si complica la strada verso i mondiali 2006).

313. Lorenzo SONEGO Torino 11 maggio 1995. Tennista • A marzo 2020 è tra gli azzurri convocati da Corrado Barazzutti a Cagliari per lo spareggio a porte chiuse con la Corea del Sud che vale l’accesso alle finali di Coppa Davis: annunciato in doppio con Stefano Travaglia, all’ultimo momento vengono sostituiti da Fabio Fognini e Simone Bolelli che vincendo 6-3 6-1 danno all’Italia il decisivo punto del 3-0 (l’appuntamento finale, in programma dal 23 al 29 novembre, sarà rimandato a causa della pandemia di Covid-19) • Dopo che a maggio è arrivato in semifinale agli Internazionali d’Italia, fermato solo da Novak Djokovic (6-3 6-7 6-2) a inizio luglio 2021 è eliminato da Roger Federer negli ottavi di finale del torneo di Wimbledon. Marco Calabresi & Maria Strada: «È entrato sul Centrale sorridente ed è uscito tra gli applausi e con i complimenti di Roger Federer. Probabilmente non gli basterà, vista la sconfitta (7-5 6-4 6-2 in due ore e 13’), ma se c’era un modo di salutare Wimbledon era esattamente questo. Sempre in partita, capace di regalare colpi alla Federer, persino con qualche rimpianto dopo essere tradito dal servizio (15 palle break concesse, di cui cinque trasformate) che lo aveva trascinato nella seconda settimana dei Championships. Un punto spiega tutto: sul 5-5 nel primo set, su Londra è iniziato a piovere. Ci si è fermati per un quarto d’ora, giusto il tempo di permettere al tetto di chiudersi e, al momento di riprendere il gioco, Lorenzo con un doppio fallo ha consegnato a Federer il break che lo ha mandato a servire per chiudere il set. E Federer, seppur alla soglia dei 40 anni, non è uno che queste cose se le fa dire due volte. E pensare che, poco prima dello stop, Sonego aveva infilato una serie di 11 punti consecutivi, togliendo a zero il servizio all’avversario con un lob da standing ovation prima di due volée sbagliate dallo svizzero». A fine novembre, a Torino, l’Italia è eliminata dalla Croazia nei quarti di Coppa Davis. Luca Angelini: «Dopo l’inatteso ko di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo (6-7, 6-2, 2-6), l’impresa di Jannik Sinner, vittorioso in rimonta contro Marin Cilic (3-6, 7-6, 6-3) ha riacceso le speranze. Ma, nel doppio, la coppia croata Mektic-Pavic, numero uno al mondo, si è rivelata troppo forte per Sinner e Fabio Fognini: è finita 6-4, 6-4» • Il 24 novembre 2022, battendo a Malaga gli Stati Uniti, l’Italia centra dopo otto anni le semifinali di Coppa Davis: dopo la sua vittoria contro Frances Tiafoe e la sconfitta di Musetti, il punto decisivo arriva da Simone Bolelli e Fabio Fognini nel doppio. Due giorni dopo batte in tre set Denis Shopavalov ma le sconfitte di Musetti e del doppio Berrettini-Fognini, entrambe in due set, sanciscono l’eliminazione degli azzurri • Il 2 giugno 2023 «con una vittoria-impresa da maratoneta su Rublev» approda agli ottavi al Roland Garros (il 4 è sconfitto in quattro set da Karen Khachanov). Il 26 novembre è tra gli azzurri che a Malaga battendo l’Australia vincono la Coppa Davis: le due vittorie in singolare rendono inutile il doppio, decisivo il giorno prima per la vittoria in semifinale contro la Serbia, 6-3 6-4 con Jannik Sinner contro Novak Djokovic e Miomir Kecmanovic, e pure il 23 nel quarto con l’Olanda, 6-3 6-4 a Tallon Griekspoor e Wesley Koolhof • A inizio aprile 2024, entrato in tabellone a Montecarlo come lucky loser al posto dell’infortunato Carlos Alcaraz, arriva agli ottavi di finale, dove è battuto in tre set da Ugo Humbert (5-7 6-3 6-1), il 3 luglio è eliminato dallo spagnolo Roberto Bautista Agut nel secondo turno del torneo di Wimbledon • L’11 maggio 2025 in coppia con Lorenzo Musetti vince agli Internazionali d’Italia il derby nel doppio contro i fratelli Berrettini. Il 7 luglio è eliminato dallo statunitense Ben Shelton negli ottavi di finale del torneo di Wimbledon (sarà vendicato dall’amico Jannik Sinner).

314. Vito BARDI Potenza 18 settembre 1951. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 16 aprile 2019 presidente della Regione Basilicata, a inizio ottobre 2022 è tra i 39 indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza: sono accusati a vario titolo di voto di scambio, corruzione, tentata concussione, induzione indebita e reati contro la pubblica amministrazione (l’indagine riguarda principalmente il settore della sanità, e in particolare la gestione della pandemia di COVID-19 a livello regionale, gli investimenti per il nuovo ospedale di Lagonegro, le nomine del personale sanitario all’Ospedale San Carlo, presunte relazioni con clan mafiosi) • A fine agosto 2023 non nasconde i dubbi sui nuovi criteri di distribuzione dei migranti sul territorio nazionale (anche in base alla superficie, non solo in proporzione alla popolazione delle diverse regioni) e parla del rischio di «forti tensioni» • A metà gennaio 2024 Alessandro Trocino (Braccio di ferro sulle candidature) spiega che in Sardegna «Fratelli d’Italia vuole che il centrodestra candidi alle Regionali l’attuale sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, la Lega vuole il suo governatore uscente Christian Solinas. Il duello è tutto qui, in una questione di poltrone. La Lega insiste: squadra che vince non si cambia». Oltre a Lega e Fdi, Monica Guerzoni dice che rischia di innervosirsi anche Forza Italia: «L’alternativa allo strappo, a sentire i dirigenti di FdI, è che Salvini rinunci a Solinas per far posto a Truzzu, che in Umbria resti Donatella Tesei e che in Basilicata salti l’azzurro Bardi, da sostituire con un leghista. Ma i forzisti non ci stanno e annunciano le barricate». Passato qualche giorno Guerzoni ribadisce: «Antonio Tajani non può perdere la faccia dopo aver gridato ai quattro venti che “Vito Bardi non si tocca” e poiché già gli è pesato rinunciare a Perugia, domanda retoricamente “a che titolo la Lega chiede la Basilicata?”». A fine febbraio il fratellista Giovanni Donzelli apre alla riconferma: «Ci stiamo confrontando tutti insieme, ma Fdi non ha preclusioni su nessuno. Tantomeno su Bardi, con cui abbiamo governato bene cinque anni insieme». Elena Tebano: «La sconfitta in Sardegna ha indotto il centrodestra a puntare sui governatori uscenti alle prossime regionali». Il 23 aprile viene confermato col 56,63%. Trocino: «Una vittoria netta, non solo del centrodestra, visto che ad appoggiare l’ex generale della Guardia di Finanza Bardi - esponente di Forza Italia - c’erano anche Italia Viva e Azione. Matteo Renzi rivendica di essere stato il primo a sostenere il suo “vecchio amico” e sostiene che “il centro si dimostra determinante per vincere”». Claudio Bozza spiega che a decidere l’esito delle Regionali lucane è stato l’ex governatore del Pd Marcello Pittella, traslocato in Azione: «In sintesi: senza Pittella e senza l’altra lista di centro Orgoglio lucano (formata in buona parte da persone vicine a Matteo Renzi), Bardi avrebbe perso di netto contro Piero Marrese, sostenuto da Pd e M5S» (le due formazioni centriste hanno sfiorato il 15%, con Azione in leggero vantaggio). Il lettore Luca Pardi scrive al “Corriere della Sera”: «La vittoria alle regionali della Basilicata con il 56,6 di Bardi, candidato del centrodestra, farebbe pensare ad un trionfo politico. Ricordiamo però che ha votato solo il 49,8% dei circa 500.000 aventi diritto, cioè circa gli abitanti di un “quartiere” di Roma o Milano e allora viene da pensare quale valore politico possa avere questa affermazione dove peraltro la metà dei potenziali elettori ha disertato le urne? Non abbiamo nulla contro la Basilicata, regione meravigliosa, ma ha senso un consiglio regionale per una così esigua popolazione? Forse anche la politica, visti gli alti costi dovrebbe valutare qualche “ottimizzazione”». L’8 novembre, nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lucana, il gup di Potenza Francesco Valente lo rinvia a giudizio con l’accusa di concorso in induzione a dare o promettere utilità • 2025 -.

315. Gianni (Giovanni) ALEMANNO Bari 3 marzo 1958. Politico • Dal 2008 al 2013 sindaco di Roma (in precedenza, tra il 2001 e il 2006, ministro per le politiche agricole nel Berlusconi II e III), a metà agosto 2020 Luca Bergamo, vice della Virginia Raggi che dal 2016 governa la capitale, alla domanda Il suo bilancio? risponde che «Dopo Alemanno serviva un governo di transizione che pulisse Roma da tante incrostazioni di interessi e affari» • A luglio 2021 i giudici della Cassazione lo assolvono dalle accuse di corruzione ma rinviano gli atti alla Corte d’appello perché fissi un nuovo processo per traffico di influenze (sempre che non intervenga la prescrizione). Luca Angelini: «Si ridimensiona così un altro pezzo della maxi inchiesta ribattezzata Mafia Capitale che aveva nella figura di Alemanno uno degli snodi centrali» • A inizio ottobre 2022, mentre Giorgia Meloni prende tempo sui possibili ministri del suo governo (anche perché l’incarico non arriverà prima della terza settimana del mese), Goffredo Buccini spiega che «c’è stato, probabilmente, nell’invito a evitare in questi primi giorni sortite sopra le righe rivolto da Giorgia Meloni al suo gruppo dirigente, anche un quid tattico derivato da scivoloni pregressi. In passato il complesso di esclusione, sofferto da una certa destra per molti anni, ha portato a forme di revanscismo chiassose, talvolta inquietanti come i saluti romani sulle scale del Campidoglio per l’elezione a sindaco di Gianni Alemanno: un’immagine che fece il giro del mondo e provocò non poco danno all’Italia, a Roma e, crediamo, al neosindaco stesso» • Ad agosto 2023 Gianluca Mercuri spiega che Matteo Salvini insiste nel corteggiamento di Roberto Vannacci (generale della Folgore il cui libro autoprodotto Il mondo al contrario, con attacchi a migranti e omosessuali, ha indotto il ministro Crosetto a rimuoverlo dal comando dell’Istituto geografico militare di Firenze) «sentendosi libero di occupare lo spazio che un Fratelli d’Italia più istituzionalizzato potrebbe — ma non intende affatto — abbandonare. Uno spazio conteso anche da altre destre più destre, come quella emergente di Gianni Alemanno». «Missino doc e fu leader della destra sociale, che dichiara apertamente di voler dare battaglia a Fratelli d’Italia», a fine novembre lancia col comunista Marco Rizzo il Forum dell’indipendenza italiana, «Anti Ue, anti Nato, anti Green pass, anti nucleare, anti Ogm e una certa vicinanza a Putin. Anti tutto o quasi, insomma» (Claudio Bozza). Il suo obiettivo dichiarato è rubare consensi all’ala più a destra di FdI: «L’ultima volta che ho sentito Giorgia Meloni? Un anno e mezzo fa, dopo che io avevo preso una posizione netta contro lo schieramento pro Ucraina dell’Italia. Abbiamo lealmente preso atto che le nostre visioni politiche erano inconciliabili» • La sera del 31 dicembre 2024, arrestato per violazione degli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza, finisce nel carcere di Rebibbia. Luca Angelini: «Condannato a un anno e dieci mesi era stato affidato ai servizi sociali ma i giudici lo accusano di non aver rispettato le prescrizioni. In particolare, si sarebbe sottratto al programma stabilito sostenendo di avere impegni rivelatisi fasulli» • A metà dicembre 2025, dopo averlo incontrato il presidente del Senato Ignazio La Russa torna a rilanciare le misure svuota-carceri, fin lì snobbate da Fdi: «Allarghiamo i criteri per i domiciliari adesso, prima di Natale, aumentiamo il numero dei giudici di sorveglianza con norme temporanee e affidandoci ai magistrati onorari».

316. Susanna TAMARO Trieste 12 dicembre 1957. Scrittrice • Il 21 dicembre 2020 scrive una lettera a Gesù Bambino (Sotto l’albero vorrei ritrovare l’innocenza): «[...] Potremo partire o no? Saremo gialli, arancioni, rossi o semplicemente verdi di rabbia o grigi per la nebbia delle indecisioni di chi ci governa? Pranzeremo in due, in quattro, in sei, con gli zii, senza zii, con i nonni in videochiamata? Potremo compiere tutti i riti che da ormai troppi anni ripetiamo, senza riuscire a comprendere quello che davvero succede? L’odiato pranzo di Natale, della cui esistenza cominciavamo a lamentarci già in ottobre, improvvisamente sembra essere diventato un diritto al quale è impossibile rinunciare. La nostra principale preoccupazione — e quella di chi ci governa — è che i negozi siano pieni, che si compri di tutto e che si mangi in abbondanza. E questo è comprensibile perché scambiarsi i doni, quando doni davvero sono, è bello e perché il giro dei soldi crea benessere, e il benessere è una cosa buona. [...] Se questo Natale siamo tutti allo sbando è perché un piccolo virus in pochi mesi ha mandato all’aria quella sazia stabilità che credevamo acquisita per sempre, ma questa bizzarra e imprevedibile forma del vivente in realtà non è stata altro che il suono troppo acuto che, vibrando nell’aria, a un tratto manda in frantumi i cristalli. Questo crollo ha reso evidenti due realtà che fino al secolo scorso erano intuitivamente e collettivamente condivise. La prima è che la natura in sé non è buona. La seconda è che non siamo né onnipotenti né immortali [...]» • Il 19 ottobre 2021 viene presentato alla Festa del Cinema di Roma Inedita, film diretto da Katia Bernardi in cui racconta passioni, ricordi, difficoltà: «Io sono una persona completamente libera e alla mia età posso dire con una certa felicità di essere rimasta libera tutta la vita». Il 17 novembre esce per Solferino il suo nuovo libro Invisibile meraviglia (osserva la natura e ci regala «piccole lezioni per capire un grande mondo», racconta Giulia Ziino) • Il 2 dicembre 2022 Antonio Polito scrive: «C’è un aspetto del nuovo conservatorismo che i suoi nemici sottovalutano. Un programma ideologico che potremmo definire, prendendo a prestito il titolo dell’ultimo libro di Susanna Tamaro, Tornare umani. Si tratta di una ribellione ad ampio spettro contro tutto ciò che incarna nell’uomo l’immenso potere odierno della tecnologia» • A fine agosto 2023 colloquio con Elvira Serra «sull’adozione del suo cane, Pongo». Il 3 dicembre scrive un intervento in cui chiede che nelle scuole venga insegnato il karate: «Arrivata alla mia età posso dire con certezza che il karate mi ha salvato la vita. Le arti marziali infatti sono altamente terapeutiche per i bambini con disturbi dello spettro autistico e del comportamento; lo sono perché spingono a riappropriarsi della propria identità corporea e affrontare i propri limiti, trovando il coraggio per superarli. Il successo di film come Karate Kid, di serie come Cobra Kai e quello delle avventure del goffo e maldestro Po, protagonista di Kung Fu Panda, ci parlano di quanto questo mondo affascini i bambini e i ragazzi e corrisponda a una loro necessità interiore. Nelle arti marziali si devono superare esami progressivi di abilità fisica e mentale, si imparano livelli sempre più complessi di concentrazione e non ci si può ribellare od opporre alla figura del maestro». Propone anche di istituire nelle scuole primarie il canto corale: «Il canto appartiene alla nostra natura. Prima che le nostre orecchie venissero colonizzate dalle cuffie, cantavano tutti: cantavano le persone compiendo lavori manuali e si cantava fino allo sfinimento durante le gite scolastiche. L’energia liberatoria del canto equilibra il corpo, rende più sicuri i timidi e smorza il protagonismo dei più aggressivi. Con tutti i diplomati del Conservatorio in situazione di sotto occupazione, non dovrebbe essere difficile trovare le persone adatte» • A fine aprile 2024 l’intervento pubblicato nelle pagine della Cultura riguarda le «cicatrici profonde lasciate dall’esperienza del Covid»: «[...] Anche nella mia memoria rimangono fissate le terribili immagini della primavera del 2020 e ogni volta che ci ripenso non riesco a togliermi dalla testa una sola e inquietante domanda: per quale ragione la nostra medicina, così meravigliosamente avanzata, davanti al flagello di quel virus è rimasta per quasi un anno a braccia conserte? [...]» • A fine novembre 2025 scrive (Abbiamo smesso di ascoltare i nostri bambini): «[...] Appartengo alla profetica minoranza di figli di coppie separate già negli anni Cinquanta. All’epoca non c’era il divorzio e le decisioni riguardanti i figli e l’altro genitore venivano prese in famiglia, senza alcun intervento di autorità esterne. Nostra madre non ci ha mai parlato male di suo marito, sebbene ne avesse piene ragioni, perché pensava che distruggere l’immagine del padre sarebbe stato deleterio per il nostro equilibrio. I miei fratelli ed io passavamo circa una settimana all’anno con nostro padre e questi soggiorni erano per me fonte di grande ansia: ricordo di aver fatto l’unico spaventoso capriccio della mia vita per evitare di partire con lui. Per fortuna ero a casa dei nonni i quali, di fronte a tanta indomabile disperazione, avevano saggiamente deciso di non farmi andare. Adesso probabilmente sarebbero arrivati i carabinieri per costringermi a farlo, dato che il tribunale aveva stabilito così. [...]».

317. Alessandro ORSINI Napoli 14 aprile 1975. Sociologo • 2020 - • 2021 - • Il 19 marzo 2022 Massimo Gramellini scrive (Facciamo schifo): «Ogni giovedì sera mi sintonizzo con la piazza del bravissimo Formigli per assumere la mia dose settimanale di professor Orsini. Spiace per gli altri aspiranti al titolo, ma la vera star del Pacinarcisismo è lui, grazie alla faccia sofferta e a quel tono di voce tra l’assertivo e il piagnucoloso con cui ricostruisce le cause della guerra ucraina dai tempi di Gengis Khan. Stavolta il sociologo che ha smesso di collaborare con un giornale chiedendo scusa ai lettori che si erano abbonati solo per leggere lui (non gli fa certo difetto l’umiltà) ci ha spiegato che tra l’Occidente e Putin non c’è differenza. Schifoso lo zar, schifosi noi: e tra schifosi ci si intende. A condizione di sbarazzarsi di quel Zelensky che ostacola il lieto fine con la sua insopportabile ossessione per la libertà, resa impossibile dalla geografia. Orsini sembra posseduto da una sorta di timor panico nei confronti di Putin: lo nomina il meno possibile e quasi mai per parlare delle sue malefatte, che comunque non considera peggiori delle nostre. La sconfitta dell’invasore, che rallegra i poveri di spirito, è ciò che egli più teme, perché a quel punto, dice, Putin potrebbe arrabbiarsi sul serio. Quanto alla caduta del satrapo slavo, non fa parte delle opzioni di Orsini e forse neppure delle sue speranze. La mia rimane che un giorno a Mosca un omologo del professore possa dire in un talk show che i russi fanno schifo come gli occidentali. Significherebbe che anche lì è arrivata la libertà». Tre giorni dopo interviene Beppe Severgnini: «Paragonare l’imparagonabile non è una novità; anzi, è un vecchio trucco della politica. Ma in questi tempi ansiosi l’artificio retorico fiorisce ovunque: nei luoghi di lavoro e nelle conversazioni, sui social e in televisione. Prendiamo questa frase del professor Alessandro Orsini: “La differenza tra quello che noi abbiamo fatto all’Iraq e quello che Putin fa all’Ucraina non c’è”, ha detto a Piazza Pulita, lasciando di stucco i presenti. Invece la differenza esiste, ed è ovvia. La guerra in Iraq — sbagliata, in tanti lo abbiamo detto e scritto, negli Usa e in Europa — intendeva portare la democrazia e sloggiare la dittatura. Putin, in Ucraina, vuol fare l’opposto: sloggiare la democrazia e imporre la dittatura. E nessuno in Russia può dirlo o scriverlo, ovviamente. Anche questo, nell’equazione del professor Orsini, mancava». Il 24 marzo, Stop a Orsini in Rai: viene annullato il contratto che prevedeva la sua partecipazione a Cartabianca, il programma di Bianca Berlinguer. Gianluca Mercuri: «Contenti Pd e renziani, perplesse Meloni e Lega, contrari i 5 Stelle». Il 9 aprile di nuovo Gramellini (Lettera a un Orsini mai NATO): «Il professor Orsini ha spiegato più volte che per decrittare il suo pensiero bisogna leggere i suoi libri. Così ne ho letti un paio, e per soprammercato ho letto alcuni suoi articoli, compreso l’ultimo, in cui intende “diffondere un minimo di serenità” circa i rischi di guerra nucleare. Orsini esordisce sostenendo che “per piegare gli ucraini” a Putin bastano e avanzano le armi convenzionali. Però poi, con quel modo sinuoso di argomentare che definirei “logica di San Damiano” (tira la pietra e nascondi la mano) afferma che, anche nel caso in cui la Russia lanciasse l’atomica sull’Ucraina, gli Stati Uniti non risponderebbero. La qual cosa, in effetti, ci rasserenerebbe tantissimo, se fossimo russi. Quel che più colpisce, nell’implacabile dipanarsi del pensiero orsiniano, è il suo disinteresse per tutto ciò che non sia un interesse, economico o militare. Le aspirazioni dei popoli, per esempio. Il fatto che i Paesi dell’Est abbiano scelto liberamente di mettersi sotto l’ombrello della Nato. O che gli ucraini, sempre per esempio, non vogliano rinunciare alla loro libertà, neanche a costo della vita, e nonostante che a chiederglielo sia il professor Orsini. Credo dipenda dal fatto che il professore ha letto bene i suoi libri, ma con minore attenzione quelli di un altro napoletano come lui, che, per quanto meno colto di lui (non era neanche docente universitario), sosteneva una tesi più coraggiosa: la Storia non è solo geopolitica, la Storia è storia di lotta per la libertà. Si chiamava Benedetto Croce». Il 14 dello stesso mese Aldo Grasso chiosa: «Il prof. Orsini è un problema della Luiss non della Rai». Il 21 prende un altro Caffè (cominceranno a rendelo nervoso?): «Noi orsiniani della prima ora siamo affascinati dalla dialettica sinuosa del professor Orsini, che, depurata dall’uso ossessivo di “Signori miei” e “Il punto fondamentale è…”, funziona più o meno così. Io detesto Putin, nessuno lo detesta quanto me, ma lui è dominante e sta sventrando l’Ucraina… Io sono un amante degli Stati Uniti, nessuno è più atlantista di me, però, come ho più volte dimostrato, è tutta colpa della Nato… Io mi sento europeo, lasciatemi dire che nessuno apprezza l’Europa più di me, ma l’Italia farebbe meglio a uscire momentaneamente dalla Ue per trattare coi russi… E gli ucraini? Io soffro per gli ucraini, nessuno soffre per loro quanto me, però devono accettare di perdere un pezzo del Paese pur di evitare altro sangue… (Non è chiara la ragione per cui i tagliagole ceceni al servizio di Putin, rimasti padroni del terreno, dovrebbero rinunciare a infierire sugli ucraini, come non è chiaro chi concretamente potrebbe loro impedire di farlo: forse Orsini medesimo). Io sono per l’autodeterminazione dei popoli, nessuno eccetera eccetera, ma è più importante salvare i bambini, come mi chiedono le mamme di Mariupol… (che dai bunker vedono la tv italiana e hanno la mail di Orsini). Io sono antifascista, nessuno è più antifascista di me, eppure mio nonno durante il fascismo ha avuto una vita felice… Adoro questo modo di argomentare e voglio subito farlo mio: io sono un fan dell’Orsinese, nessuno lo è più di me, però penso che il professor Orsini sia un gran paraculo». A fine mese Alessandro Trocino segnala (La Rai, Conte e il «pensiero laterale» di Orsini): «C’è più di una tensione sulla risoluzione della Commissione di Vigilanza Rai che dovrebbe ottenere una maggiore rotazione degli ospiti e la preferenza per quelli non a pagamento. Tra gli obiettivi, ci sarebbe il ridimensionamento di Alessandro Orsini, accusato di essere filo putiniano. Il no dei componenti 5 Stelle si spiegherebbe con due considerazioni. La prima è che Giuseppe Conte apprezzerebbe molto il “pensiero laterale” di Orsini. La seconda è che il professore, secondo alcun voci raccolte da Antonella Baccaro, potrebbe essere candidato dai 5 Stelle». Il 20 dicembre di nuovo Gramellini: «Il professor Orsini è il mio personaggio dell’anno e ogni suo intervento sui social suscita nella parte peggiore di me una morbosa curiosità. L’altro giorno spiegava con giustificato orgoglio che le sue mani e il loro muto ma esaustivo linguaggio sono oggetto di studio da parte degli psicologi. Non ne dubitavo, stupisce semmai che si limitino alle mani. Ma il meglio, l’esimio prof, lo teneva in serbo per il video in cui si è occupato di un articolo del New York Times scritto da William J. Ampio. Affinché non ci fossero dubbi sul cognome di chiare ascendenze italiane, ne ha scandito le lettere una per una: A.M.P.I.O. Poi ha precisato che si trattava del testo originale in inglese e che lui sarebbe andato traducendolo lì per lì. Il fatto che Orsini citasse con tanta cura una firma del Paese invasore, gli Stati Uniti, ha spinto qualcuno ad approfondire parole e opere di William J. Ampio. Purtroppo, le ricerche nell’archivio del New York Times hanno dato esito negativo: degli scritti di questo Ampio non vi era traccia. Non dico un editoriale, ma neanche una rubrica di giardinaggio. In compenso risultavano numerosi articoli di William J. Broad, compreso quello che Orsini stava “traducendo”. E Broad, in inglese, significa per l’appunto Ampio. Qualche maligno ha avanzato il sospetto che, per smascherare le magagne della Nato, l’analista internazionale Orsini utilizzi il traduttore automatico di Google. Io l’ho fatto: ho digitato il suo cognome in cirillico ed è venuto fuori URSSini» • A fine giugno 2023, dopo che Evgenij Prigozhin ha lanciato la più grave sfida sperimentata in 23 anni dal potere putiniano, arriva l’ennesimo (ormai s’è perso il conto...) Caffè: «Conoscendo la conclamata equidistanza dei pacifisti alla Orsini, mi pregustavo i loro commenti sul pasticciaccio russo. È vero che per oltre un anno quei formidabili esperti di geopolitica si erano affannati a spiegarci quanto bieco fosse il “fronte occidentale” che aveva costretto l’ingenuo Putin a marciare su Kiev e rimpinzato di armi l’Ucraina per convincerla a combattere contro la sua volontà. Ma immaginavo che lo avessero fatto per colmare un vuoto, forse anche interiore. Adesso però che la cronaca stava sbattendo in faccia a tutti la prova che il regime russo era ridotto a una lotta tra bande, ero certo che Orsini e gli altri equidistanti si sarebbero occupati del marciume che circonda Putin, di come il vicecapo della Wagner possa denazificare l’Ucraina essendo lui stesso un nazista dichiarato e, dulcis in fundo, delle clamorose dichiarazioni di Prigozhin. Rovesciando la “narrazione” corrente, il mercenario ribelle ha infatti ammesso che la Russia non è entrata in guerra per colpa della Nato, ma per la bramosia di denaro e potere di un gruppo di corrotti. Davvero? Ma chi l’avrebbe anche solo ipotizzato? Ecco perché ero così smanioso di leggere, dopo tanti attacchi all’orribile Zelensky, anche una sola riga di critica argomentata delle cosche russe. Invece ho scoperto da Orsini che la classe dirigente corrotta rimane quella europea e, da altri, che la Wagner combatte al soldo della Cia. Per fortuna sono equidistanti: pensate che cosa direbbero se fossero putiniani» • A fine marzo 2024, dopo il massacro di matrice islamista alla Crocus City Hall di Mosca (143 i morti accertati quando i dispersi sarebbero ancora decine), Gramellini scrive che «Quanto al fatto che, dopo l’attentato, i terroristi siano fuggiti per oltre 400 chilometri senza che nessuno li intercettasse, non può certo essere imputato alle falle dell’apparato di sicurezza russo, la cui implacabile efficienza è garantita ogni settimana in tv dal professor Orsini» • A metà marzo 2025, quando si viene a sapere che l’8 aprile Francesco Totti dovrebbe essere a Mosca ospite del premio organizzato da un sito di scommesse, sull’immancabile Caffè si legge che «la lista dei potenziali turisti della democrazia è lunga e accidentata come un ragionamento del professor Orsini. Se non ci vanno è solo perché nessuno li invita».

318. Galeazzo BIGNAMI Bologna 25 ottobre 1975. Politico • 2020 - • 2021 - • Fratellista che ha cominciato a far politica con il Fronte della Gioventù, il Fuan, An, il Popolo delle Libertà, «nonostante l’imbarazzo di una vecchia foto con la svastica al braccio, scattata durante una festa» (ha detto di vergognarsene), il 2 novembre 2022 diventa viceministro delle infrastrutture e dei trasporti • L’8 febbraio 2023 al Festival di Sanremo Fedez strappa la sua foto vestito da nazista e canta «se va a Sanremo Rosa chemical scoppia la lite / forse meglio il viceministro vestito da Hitler». A fine maggio, l’Emilia-Romagna alle prese con i danni causati da un alluvione, dovendo decidere se a occuparsi della ricostruzione debba essere il presidente della Regione Bonaccini o una personalità più gradita al centrodestra si legge che «la tentazione ce l’ha anche la premier: mettere un suo uomo alla guida dell ricostruzione», cioè lui «bolognese emergente della destra storica» (si schermisce: «Ma quale commissario sì e commissario no... Non mi interessa, qui in Emilia-Romagna siamo in mezzo alle frane»). A metà giugno attacca con un post su Facebook: «Ad oggi ancora la Regione non ha trasmesso al governo, benché richiesto, nessun elenco degli interventi da eseguire. Ha chiesto 2,3 miliardi subito, sulla fiducia. Voi vi fidereste di Schlein e compagni?» (gli emiliani si infuriano) • A inizio giugno 2024, quando evoca la possibilità di non dare i fondi a chi «è diretto dal Pd e trasforma tutto in lotta politica», Schlein replica «Dal governo un vergognoso ricatto agli alluvionati». A metà settembre, l’Emilia-Romagna di nuovo sott’acqua, elenca gli stanziamenti per la ricostruzione che il governo avrebbe assicurato dopo l’alluvione del 2023: «Con una prima ordinanza sono stati assegnati 94 milioni e la Regione ne ha spesi 49. Con una seconda ne sono stati assegnati 33,5 e ne sono stati spesi zero. Di altri 103 milioni stanziati ne sono stati spesi ancora zero». Il 3 dicembre diventa capogruppo alla Camera in sostituzione di Tommaso Foti, nominato ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR,  e lascia l’incarico di viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. A metà dello stesso mese dichiara che «L’obbligo vaccinale fu una sconfitta per lo Stato che doveva convincere spiegando e non obbligare» • A fine aprile 2025 «La seduta di ricordo di papa Francesco nell’Aula di Montecitorio fa il miracolo di unire simbolicamente in un applauso i due fronti contrapposti. O quasi. Perché, racconta Maria Teresa Meli, il Pd applaude Giorgia Meloni e persino Galeazzo Bignami». A metà novembre si indigna citando “La Verità”, che con un articolo di Maurizio Belpietro titola Il piano del Quirinale per fermare Meloni. Alessandro Trocino: «Dirama una nota in cui scrive che “consiglieri del capo dello Stato auspicherebbero iniziative contro il presidente Giorgia Meloni e il centrodestra” e dunque “confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio”. In pratica, adombra una sorta di complotto contro il governo, ordito dai “consiglieri” del capo dello Stato e avallato, a quanto scrive il quotidiano, dal Colle». Trattandosi di parole in libertà, dette da un consigliere in una conversazione privata, in un luogo non istituzionale, e carpite da un cronista, in una nota si legge che «Al Quirinale si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo». Monica Guerzoni: «Forse mai prima, nei tre anni di governo di Giorgia Meloni, Sergio Mattarella aveva fatto trapelare con tanta forza i propri sentimenti» (lui fa sapere fa sapere di aver chiesto la smentita al consigliere, non a Mattarella).

319. Fabio RAMPELLI Roma 2 agosto 1960. Politico • 2020 - • 2021 - • Storico esponente di FdI, fedelissimo di Giorgia Meloni, il 19 ottobre 2022, dopo che il totoministri l’ha messo alla transizione ecologica, è confermato vicepresidente della Camera (in carica già nella precedente legislatura). A metà dicembre è messo tra i papabili per la candidatura alla presidenza della Regione Lazio • A fine gennaio 2023 dichiara: «Zelensky a Sanremo? Penso possa essere un momento di grande coinvolgimento, di chiarificazione, di informazione, come sempre è stato per il Festival, penso sia un dato positivo». A inizio marzo Massimo Gramellini scrive (Avvisiamoli): «Poiché i migranti vengono da posti dove certo non mancano telefoni e parabole, bisognerebbe avvisarli dei pericoli che corrono nel viaggiare per mare. Così parlò l’italo-fraterno Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, il quale probabilmente dirà che le sue parole sono state estrapolate da un contesto più ampio. Resta il fatto che a noi poveri di spirito arriva un messaggio piuttosto chiaro: se hanno telefoni e parabole, significa che tanto male non stanno. Un pregiudizio smentito proprio dalla situazione italiana, dove gli indigenti sono aumentati a dismisura esattamente come i telefonini. Nel 2023 il portatile non è un segno di benessere economico né un bene voluttuario: non più di quanto lo sia un paio di scarpe da ginnastica o di mutande. Anche al di là delle sue intenzioni, le riflessioni di Rampelli si inseriscono in un filone di goliardia macabra, teso a dimostrare che i migranti rischiano la vita sui barconi per ignoranza o per capriccio. L’idea che questa gente muoia di fame, di sete o di paura, e che preferisca rischiare consapevolmente il tutto per tutto piuttosto che prolungare la sua agonia, non riesce a fare breccia in certi cuori. La questione non si risolve dissuadendo i disperati dal mettersi in mare, ma offrendo loro alternative migliori. L’altra ipotesi, continuare a infischiarsene, non è più praticabile. Anziché i migranti, Rampelli farebbe meglio ad avvisare i suoi colleghi italiani ed europei: mi risulta che il telefono ce l’abbiano anche loro». A metà dello stesso mese, nuove polemiche (Lo scontro sui figli delle coppie dello stesso sesso). Alessandra Arachi: «Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di FdI, ha suscitato l’ira delle opposizioni dopo aver detto che gli omosessuali “spacciano per loro il figlio che vogliono registrare all’anagrafe”. Per la pd Pina Picierno: “Frase cattiva e violenta”. Chiara Appendino, M5S: “Per Rampelli esistono solo le famiglie biologiche? E le altre, come le coppie eterosessuali che adottano dei bambini, valgono meno?”. Nicola Fratoianni, Si: “Stiamo parlando di essere umani, di minori, di affetti: evitiamo linguaggi e modi da osteria”». «Ex mentore di Meloni, ma non premiato da incarichi», capo della corrente dei «gabbiani», a fine agosto si oppone apertamente alla nomina di Arianna Meloni nel ruolo chiave di responsabile del tesseramento di Fdi • Di nuovo dato per «molto vicino a Meloni», dopo che il 7 gennaio 2024 i saluti romani al grido «Presente!» durante la cerimonia di commemorazione di Acca Larenzia (ex sede dell’Msi dove il 7 gennaio 1978 furono uccisi due giovani esponenti del Fronte della Gioventù) hanno riacceso lo scontro fra governo e opposizioni, dichiara: «Noi non facciamo saluti romani, nessuno di noi ne ha fatti, per scelta e non per convenienza, da sempre, non da oggi perché stiamo al governo. Iniziammo a disertare la manifestazione serale prima ancora che nascesse An». La leader del Pd Elly Schlein attacca: «Non raccontateci come fa Rampelli che sono cani sciolti. Non sono cani sciolti ma un branco organizzato con cui siete andati a spasso per anni e che ha nostalgia del partito fascista». A metà novembre, dopo il pronunciamento con cui i giudici della sezione immigrazione hanno disposto il rientro in Italia di 7 migranti trasferiti in Albania (sollecitando una decisione in merito della Corte di giustizia europea), commenta: «Meno immigrati uguale meno soldi alle coop rosse» • Il 20 giugno 2025, migliaia di metalmeccanici sfilano sotto le Due Torri di Bologna e bloccano il traffico della tangenziale per chiedere la riapertura delle trattative con Federmeccanica-Assital per il rinnovo del contratto: Schlein gli offre «piena solidarietà», lui chiede «È lei la mandante delle manifestazioni non autorizzate?».

320. Gregorio PALTRINIERI Carpi 5 settembre 1994. Nuotatore • Tutte le principali manifestazioni internazionali della stagione rinviate a causa della pandemia di covid 19, a metà agosto 2020 Elvira Serra racconta l’impresa di Simone Barlaam, 20 anni, nuotatore azzurro paralimpico che ha stabilito tre primati mondiali in tre giorni: «Sogno un caffè con Greg Paltrinieri e Federica Pellegrini» • Il 28 luglio 2021 vince l’argento degli 800 metri stile libero ai Giochi di Tokyo, «un’impresa vera dopo i tanti guai passati dal nostro campione, fermato per un mese dal virus. Greg ha condotto quasi tutta la gara e ha sfiorato l’oro. Alla fine, di contagioso aveva la commozione». Massimo Gramellini (L’algoritmo di Greg) commenta: «Ogni tanto a qualcuno va in tilt il cervello, mentre qualcun altro decide di spegnerlo. Come il pazzo della corsia 8. Per la prima volta nella sua storia di formidabile robot acquatico, Gregorio Paltrinieri ha deciso di smettere di pensare e di cominciare a sentire. Così è andato subito all’attacco. Che suicidio, commenta chi lo guarda con gli occhi della ragione. Ma Greg non sta ragionando. A guidarlo, dirà dopo, “non era la testa, ma il cuore”». A inizio agosto «ennesima impresa», conquista il il bronzo nella 10 km di fondo, in acque libere, dietro il tedesco Wellbrock e l’ungherese Rasovszki • Il 27 giugno 2022, Mondiali di Budapest, dopo l’oro nei 1500 stile libero e il bronzo nella staffetta mista 6 km in acque libere, arriva l’argento nella 5 chilometri (per il calendario massacrante di gare, ha perso 3 chili). Il 29 arriva l’oro nella 10 chilometri in acque libere davanti all’amico Domenico Acerenza (il “Corriere” titola Un pesce di nome Greg): «Non poteva esserci niente di meglio: in due sul podio. Sentivo che dietro di me c’era Mimmo, lo riconoscevo da come mi toccava i piedi e mi sentivo a casa, nell’ultimo 1500 ho tirato come se fosse un 1500 in piscina. Quattro medaglie ai Mondiali? Assurdo, dopo il quarto posto nell’800 ho pensato di tornare con zero medaglie, avevo nuotato così male e così teso... ma forse mi serviva solo rompere il ghiaccio. Sapevo di stare bene, durante la preparazione però ti vengono mille dubbi, invece dimostrare con i risultati la propria condizione è la cosa più bella» • A fine luglio 2023, Mondiali di Fukuoka, dopo aver vinto l’argento nella 5 km in acque libere e l’oro con la staffetta 6 km, «fiaccato nel fisico, dimagrito dopo un virus gastrointestinale che lo perseguita, l’orgoglio bastonato dall’esito degli 800 stile (chiusi ultimo, a distanze siderali dai primi)», rinuncia a disputare i «suoi» 1.500 • A febbraio 2024, mondiali di Doha, vince il bronzo negli 800 metri (dopo l’argento in acque libere con la staffetta 6 km). A luglio, Giochi di Parigi, diventa il primo nuotatore italiano a vincere medaglie per tre Olimpiadi consecutive (nel 2016 aveva vinto a Rio de Janeiro l’oro dei 1500 stile libero), argento nei 1500 e bronzo negli 800 stile libero, medaglia quest’ultima che arriva mentre la fidanzata Rossella Fiamingo vince l’oro della spada a squadre. Aldo Cazzullo racconta: «Il loro amore è nato clandestino alle Olimpiadi di Tokyo, ed è proseguito pubblicamente sui rotocalchi e sui social, dove lei posta foto di lui e lui posta foto di lei, “my queen”, la mia regina. Prima la Fiamingo stava con un altro nuotatore, Luca Dotto, che però la faceva soffrire: “Ho scoperto che mi tradiva con una del nuoto sincronizzato”. Greg non oserebbe mai» • 2025 -.

321. Sandro TONALI Lodi 8 maggio 2000. Calciatore • 2020 - • A fine novembre 2021, quando il Milan crolla in casa col Sassuolo (3-1) e il Napoli resta solo in testa alla classifica, Mario Sconcerti scrive: «È stanco il Milan. C’è una spiegazione pronta per questa stanchezza, la piccola incuria di Pioli che tiene fuori insieme Tonali e Kessie» • A fine maggio 2022 (Un «ciapa no» stanco: la frenata delle grandi e i limiti del nostro calcio) Mario Sconcerti scrive: «Sono lenti Tonali e Kessie». L’8 maggio vincendo 3-1 a Verona con due suoi gol il Milan sorpassa l’Inter e va in testa alla classifica. Il giorno dopo Carlos Passerini motiva così l’8 in pagella: «Ne segnerebbe addirittura tre, non fosse per quel piedino in fuorigioco di un dito. Leader di questo Diavolo, a soli 22 anni, compiuti ieri. Come cresce Sandrino». Il 22 maggio il Milan vince il suo diciannovesimo scudetto (11 anni dopo il numero 18). Motivando il 9 in pagella per la sua stagione Passerini scrive: «Sandrino è il simbolo più autentico di questo Diavolo che ha saputo miscelare talento, freschezza corsa, sacrificio. Ha preso in mano la squadra, non solo il centrocampo, trasmettendo a tutti la sua voglia di vincere. La frase “Io credo allo scudetto” l’ha ripetuta anche nei momenti più bui della stagione. Il gol all’Atalanta all’andata, quello al 92’ alla Lazio all’Olimpico e la doppietta a Verona sono tutte scene cult della stagione» • A fine giugno 2023 passa al Newcastle. Gianluca Mercuri: «Uno dei migliori giovani calciatori italiani andrà a giocare in Premier League: l’accordo tra il ricchissimo club di proprietà saudita e il Milan sembra fatto: 70 milioni più 5 di bonus, 8+2 al giocatore. In subbuglio la tifoseria milanista, che dopo Maldini e Ibrahimovic vede andare via il capitano predestinato. (Tragedia? No: con quei soldi il Milan ne prende tre, tra cui forse Frattesi e, dice la Gazzetta, addirittura Lukaku! Peccato? Sì: Tonali è un bel giocatore e un bel personaggio. Ma l’impoverimento della Serie A è solo presunto: perde talenti ma incassa soldi con cui trovarne altri)». Il 13 ottobre il titolo è Lo choc del calcioscommesse. Mercuri: «Dopo lo juventino Fagioli, altri due calciatori sono coinvolti nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali: Tonali e Zaniolo, che da quest’anno giocano in Inghilterra, sono stati interrogati dalla polizia in tuta, a Coverciano, durante gli allenamenti della Nazionale. I due giocatori hanno dovuto lasciare il ritiro degli azzurri». Il 17 si presenta in Procura a Torino per essere interrogato dal pubblico ministero Manuela Pedrotta: mortificato, ammette di aver fatto puntate, anche su partite di calcio. A fine mese «manca ancora l’ufficialità, ma di fatto da ieri è praticamente certo che, patteggiando, Sandro Tonali salterà Euro 2024 dovendo scontare una pena cumulativa di 18 mesi. Per aver scommesso su piattaforme illegali, sul calcio e in particolare sulle squadre in cui ha militato — Milan e Brescia —, pur giocandole sempre vincenti, 10 saranno i mesi di squalifica, 8 invece quelli di pene alternative. In aggiunta l’ex milanista dovrà pagare un’ammenda da 20 mila euro» • 2024 - • Il 20 marzo 2025 a San Siro l’Italia perde 2-1 con la Germania in un incontro valido per l’andata dei quarti di finale della Nations League. Autore al 9° minuto del gol del vantaggio azzurro, Paolo Tomaselli motiva così il 7 in pagella: «Nel suo vecchio stadio Sandrino fa subito centro, lotta, le prende e le dà, ci riprova più volte. Premio Uomo Ovunque per acclamazione».

322. Paolo GIORDANO Torino 19 dicembre 1982. Scrittore • Il 18 aprile 2020 lancia un appello al governo e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che dovranno decidere come si svolgerà la maturità in tempi di coronavirus: «Diamo ai maturandi una prova orale in carne e ossa. Dentro la loro scuola, con i loro insegnanti radunati ad ascoltarli. Prendiamoci questo impegno subito e mettiamolo fra le priorità, accanto agli aiuti economici alle famiglie, ai test sierologici e al calendario delle riaperture aziendali». È anche un appello a riflettere sull’importanza dell’esame per i ragazzi: è per molti la prima volta che «il mondo si accorge di te, finalmente ti prende sul serio», «Si tratta di un’occasione unica, che non si ripeterà in seguito... Nessun surrogato digitale può sostituire quell’esperienza» • 2021 - • A metà febbraio 2022 scrive: «Serpeggia l’idea — e sono pronto a scommettere che prenderà presto piede come una forma di revisionismo — che tutto sommato sarebbe bastato aspettare Omicron, senza quell’animosità sulla campagna vaccinale, senza la confusione di green pass e super green pass, senza il bisogno di dividersi. La pandemia si sarebbe risolta da sé. Se questa idea inizierà davvero a circolare, sarà necessario smontarla». Il 25 ottobre esce il suo nuovo libro, Tasmania, che il primo dicembre vince l’undicesima edizione della classifica di qualità de “la Lettura” • A metà febbraio 2023 decide di non partecipare alla corsa per la direzione del Salone del libro di Torino. «Non sento fiducia nei miei confronti. E le convenienze hanno rovinato le selezioni». La Città del Libro, che detiene il marchio commenta: «Rammaricati e dispiaciuti, è il nome migliore». Gli era stato proposto di guidare in tandem con la scrittrice Elena Loewenthal (a inizio aprile si dirà che che non ha voluto farsi dettare dal ministro della Cultura Sangiuliano tre nomi di destra per il comitato editoriale). Alla fine del mese la premier Giorgia Meloni cita nella conferenza stampa con Zelensky a Kiev il suo reportage dall’Ucraina. A metà maggio, quando un alluvione devasta l’Emilia-Romagna, scrive un editoriale «per ribadire il concetto centrale, il più ambiguo ma anche il più devastante della crisi climatica, nonché quello che continua a sfuggire ai più: crisi climatica significa l’aumento in intensità e in frequenza dei fenomeni estremi. Di un segno e di quello opposto: siccità e alluvioni, ondate di caldo e ondate di gelo. La parola chiave, quella su cui sventatamente non è stato concentrato lo sforzo comunicativo dall’inizio, è proprio “estremo”. Siamo già entrati in un’epoca in cui il clima, in ogni sua manifestazione, è più estremo di come lo conoscevamo» • A fine maggio 2024, dopo l’esclusione di Roberto Saviano (protagonista di un duro scontro personale con la presidente del Consiglio), è con Sandro Veronesi tra gli scrittori che per protesta annunciano il forfait alla Fiera del Libro di Francoforte • A fine gennaio 2025, quando negli Stati Uniti vengono arrestati 538 immigrati illegali (centinaia i deportati) denuncia: «Così inizia l’età dell’oro dell’America: con la fotografia di un gruppo di persone in catene. Un’istantanea del mondo che verrà, dove le azioni peggiori delle politiche antimigratorie non si fanno più nell’ombra: vengono esibite invece, in onore del “buon senso comune”. È un passo avanti importante nell’agenda del sovranismo, perché il post di ieri non è di un fanatico suprematista in acido ma dell’account X ufficiale della Casa Bianca. La rivendicazione istituzionale della brutalità».

323. Alessandro GASSMANN Roma 24 febbraio 1965. Attore • A fine aprile 2020 è in streaming Mio fratello rincorre i dinosauri, trasposizione del romanzo autobiografico di Giacomo Mazzariol in cui fa il papà di Jack e Gio, quest’ultimo affetto dalla sindrome di Down; a inizio agosto è un cineasta in crisi in Una storia senza nome di Roberto Andò (la sceneggiatrice invisibile Micaela Ramazzotti gli regala i suoi soggetti...); a metà settembre in Non odiare è un medico ebreo che si trova a salvare il nazifascista ferito in un incidente («lancinante conflitto di coscienza»), l’interpretazione gli vale la nomination al Nastro d’argento; a metà novembre Il premio, in cui dirige Gigi Proietti in uno dei suoi ultimi film • Il 14 aprile 2021 si legge in un articolo intitolato Gassmann e i vicini che festeggiano: aiuto, cosa fare? «La domanda è di quelle che possono dividere una famiglia o mettere l’uno contro l’altro due amici: se alle undici di sera, nell’anno II d.c. (dopo coronavirus), ci si accorge che un gruppo di vicini di casa sta facendo una festa nel cortile del condominio — magari senza l’ombra azzurro pallido di una mascherina —, che si fa? Chiudiamo le finestre e mettiamo le cuffie oppure riportiamo i fatti alle forze dell’ordine, visto che le regole sul coprifuoco e sugli assembramenti sono tra quelle più chiare fin qui emanate (niente feste e alle 22 tutti in casa)? La domanda è insidiosissima e siccome a farla ai suoi 295 mila e rotti follower su Twitter è stato Alessandro Gassmann, se ne sta parlando ancora oggi, a distanza di quasi cinque giorni da quel tweet. L’attore e regista ha scritto: “... Sai quelle cose di condominio quando senti in casa del tuo vicino inequivocabilmente il frastuono di un party con decine di ragazzi? Hai due possibilità: chiamare la polizia e rovinarti i rapporti con il vicino, ignorare e sopportare, scendere e suonare”. “Delatore” è stato uno degli epiteti più gentili (“Ci mancavano pure i delatori vip”, ha scritto Nicola Porro), perché c’è stato anche chi ha chiamato in causa servizi di sorveglianza dei tempi andati. E questo “qualcuno” non è @Pippo76, ma si chiama Enrico Ruggeri, che ha commentato, riferendosi a Gassmann: “Grande attore e regista... con un po’ di nostalgia per i tempi andati della Germania Est...”. Ci sono anche stati quelli che hanno lodato il suo senso civico (“Siamo in un Paese in cui si invidia il successo e si ammira la furbizia. Devastante”), ma per lo più l’attore è stato sepolto dagli insulti e dalle minacce. Anche accompagnate da giravolte di logica: “Fai il ganzo perché come vicino avrai qualcuno come te, ti vorrei vedere con quello che non ha nulla da perdere, te ne staresti buono e zitto”. Gassmann ha risposto punto per punto a molti, persino ammettendo che a volte rimbrotta chi al supermercato non indossa la mascherina (“Sì, mi capita”). Ma poi il tono di certe risposte ha assunto la consistenza limacciosa degli avvertimenti e allora ha scritto: “Dire quello che si pensa e chiedere il rispetto delle regole, dopo quasi un anno e mezzo di pandemia, viene da una parte consistente vissuto con reazioni di violenza, insulti e minacce. Grazie a chi, anche se in disaccordo, ha voglia di confrontarsi”». L’argomento è di quelli che richiedono un Caffè di Massimo Gramellini (Siete Gassmann o Ruggeri?): «Messo alle strette, credo che mi comporterei come suppongo abbia fatto Gassmann. Prima sopporterei rodendomi il fegato. Poi andrei a parlamentare con i reprobi cercando di non lasciarmi corrompere da una tartina. E infine NON denuncerei nessuno (per farlo bisogna averci il fisico), limitandomi a scrivere la storia sui social senza fare i nomi, che se non uno sputtanamento è almeno un avvertimento. Nella speranza che il senso del ridicolo riesca sempre a proteggermi dal virus dell’ego, che ci fa parlare come Gassmann quando la festa è degli altri e come Ruggeri quando è la nostra». A inizio luglio in streaming Croce e delizia di Simone Godano: con Fabrizio Bentivoglio scopre a cinquant’anni la possibilità di un amore alternativo e lo comunicano alle rispettive famiglie (il film gli è valso nel 2020 la candidatura al Nastro d’argento, miglior attore in una commedia). A metà dello stesso mese è in Ritorno al crimine di Massimiliano Bruno, secondo capitolo della saga Non ci resta che il crimine ispirato a Ritorno al futuro. A fine anno Il silenzio grande (regista): tratto dal testo teatrale di Maurizio De Giovanni, descrive la decadenza della famiglia Primic, un tempo ricca e riverita e oggi in rovina (candidato al Nastro per la migliore sceneggiatura) • A metà agosto 2022 ne Il Pataffio di Francesco Lagi, racconto medioevale tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Malerba in cui interpreta Frate Cappuccio • Il 23 ottobre 2023 torna in tv con la quarta serie dei Bastardi di Pizzofalcone (Rai1) dove interpreta l’ispettore Lojacono. Intervistato da Renato Franco, spiega che il successo è dovuto a mix di ingredienti: «La scrittura, che viene dai romanzi di Maurizio de Giovanni; il cast, che è fatto da attori di altissimo livello, chiaramente escludendo me dal giudizio; la città di Napoli, di cui non si vede solo il male; dopo tante serie dove viene univocamente descritta come un luogo infernale, dove non c’è possibilità né di perdono né di rivalsa». Interpreta un tipo burbero, un mezzo orso. Ci si rivede?
«Di simile c’è che siamo due persone non particolarmente chiacchierone; nella vita non sono uno che parla tanto, sono piuttosto un osservatore». Il 16 novembre (ancora Rai1) la seconda stagione di Un professore, in cui interpreta un docente illuminato: «La scuola è la base della nostra società, sarebbe bello se potesse essere meno punitiva nei confronti degli alunni. Il mio personaggio ha la capacità di divertire educando che è quello che è mancato a me come studente, un professore illuminato e illuminante che entra nella psicologia degli studenti» • Il 9 aprile 2024 muore la sorellastra Paola Gassman (lei senza la doppia “n”, rispettando il cognome) • 2025 -.

324. Enrico COSTA Cuneo 29 novembre 1969. Politico • Responsabile giustizia di Forza Italia, il 15 gennaio 2020 un emendamento dei 5 Stelle per sopprimere la sua proposta che elimina il blocco della prescrizione fa esplodere le contraddizioni interne al governo: i due deputati di Iv votano contro con FI, Lega e FdI (l’emendamento passa per un solo voto: quello della presidente della commissione Giustizia, la pentastellata Francesca Businarolo). Il 4 agosto abbandona Forza Italia e passa ad Azione • 2021 - • 2022 - • Responsabile giustizia di Azione, tra i più pugnaci sostenitori della terzietà del giudice e abitualmente schierato su questi temi al fianco della maggioranza pur dai banchi dell’opposizione, a inizio luglio 2023, quando il giudice per le indagini preliminari respinge la richiesta d’archiviazione della Procura per il sottosegretario Andrea Delmastro (rivelazione del segreto d’ufficio circa la documentazione ceduta al collega di partito Giovanni Donzelli a proposito di un’inchiesta secretata nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito), al ministro Carlo Nordio che parla di «irrazionalità del nostro sistema» perciò da cambiare, replica: «Protestare se un giudice smentisce un pm contraddice i principi del giusto processo che Nordio richiama ogni giorno». A metà mese rincara: «Nordio ha un’identità e una linea chiara e garantista, Fratelli d’Italia lo segue o lo frena a seconda delle convenienze. Anche questo è uso strumentale della giustizia». Alla vigilia di Natale il titolo è Emendamento Costa, sindacato dei giornalisti pronti allo sciopero. Alessandro Trocino: «Si mobilita il mondo del giornalismo contro l’emendamento Costa alla legge di delegazione europea che vieta di pubblicare, anche per stralci, le ordinanze di custodia cautelare, incluse le intercettazioni telefoniche contenute, fino al termine delle indagini, o all’udienza gup. La giunta esecutiva della Federazione nazionale della Stampa ieri ha invitato i giornalisti a disertare la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni definita, in una nota, “espressione di una maggioranza che vuole stringere il bavaglio intorno all’informazione”. In realtà sarebbe vietata la pubblicazione in toto o di parti dell’ordinanza di custodia cautelare, ma non la sintesi. E questo, spiega in un commento Caterina Malavenda, non è un bene. L’intento di Costa è di non fornire elementi che possano convincere l’opinione pubblica della colpevolezza di un indagato. Ma, scrive l’avvocata, è un problema culturale e non fornire informazioni dettagliate non cambierebbe nulla, se non in peggio: “La sintesi potrebbe poi rendere più ostico o peggio tradire il senso stesso del provvedimento, là dove la trascrizione letterale ancora una volta lascerebbe al lettore la libertà di valutarlo. Insomma, la scarsa fiducia, a volte meritata, verso chi fa informazione giudiziaria e la tentazione di imbrigliarla rischiano di lasciare sul campo più vittime di quante ne faccia la temuta violazione di una presunzione, quella di non colpevolezza, sancita a chiare lettere nella Costituzione fin dal 1948, ma mai entrata ed è questo il vero problema a far pienamente parte del comune sentire”» • A metà gennaio 2024, per la quarta volta in sette anni, si ricambia: addio improcedibilità, tornerà la prescrizione. Luca Angelini: «La Camera ha approvato, con 173 si e 79 no, la proposta di legge che reintroduce il conto alla rovescia per l’estinzione dei reati. Con due sospensioni: due anni dal primo grado all’Appello e uno dal secondo grado alla Cassazione. Com’era nella riforma Orlando, ma con una differenza: nel caso in cui la sentenza non arrivi nei limiti di tempo previsti, ogni giorno in più entrerà nel computo della prescrizione». Soddisfatto, parla di «scelta liberale». Il 14 settembre torna in Forza Italia, dopo poche ore è seguito da Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Giusy Versace. Trocino (L’implosione del centrismo): «La motivazione è chiara: se ne vanno perché non vogliono il campo largo, cioè non vogliono rischiare di trovarsi seduti allo stesso tavolo della sinistra» • A inizio maggio 2025 la maggioranza rimanda in commissione Giustizia la proposta di legge che istituiva il 17 giugno la Giornata nazionale dedicata a Enzo Tortora, in memoria delle vittime di errori giudiziari. Lui è col pezzo di Forza Italia che si dissocia, vota contro e dice irritato: «L’Anm non si illuda di avere potere di veto, la proposta diventerà legge a breve».

325. Luigi SBARRA Pazzano 20 febbraio 1960. Politico • 2020 - • Il 3 marzo 2021 diventa segretario generale della Cisl. Succede ad Annamaria Furlan, rimasta al vertice del sindacato per sette anni. A Enrico Marro dice di voler puntare a un nuovo patto sociale con l’aiuto dei fondi Ue. Quando la Cisl non aderisce allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per il 16 dicembre, Dario Di Vico non ha dubbi sul fatto che sia la scelta degli altri ad essere sbagliata: «Appare corroborata da una sola motivazione: sciopero ergo sum. Si tratta di una scelta tesa a difendere i presunti diritti (di veto) delle organizzazioni, non a tutelare le persone. La salvaguardia della macchina sindacale con i suoi riti e le sue contraddizioni prevale e due delle tre unions italiane non fanno altro che scegliere la strada percorsa in passato dai partiti. La sopravvivenza dei gruppi dirigenti prima di tutto» • A inizio giugno 2022 nuova spaccatura sul salario minimo: lui dice che «in Italia non è utile», Maurizio Landini (Cgil) è favorevole perché «Salari bassi e lavoratori precari senza diritti sono elementi che mettono in discussione la tenuta sociale e democratica del nostro Paese e dell’Europa», Pierpaolo Bombardieri (Uil) precisa che «L’obiettivo è raggiungere il contratto collettivo nazionale di categoria, altrimenti faremmo un danno ai lavoratori: le aziende potrebbero non applicare più i contratti con i diritti e pagare solo con il salario orario». A dicembre, quando Cgil e Uil esprimono un «giudizio negativo sulla manovra» («Le risposte ottenute hanno confermato profonde distanze sulla questione del fisco, della precarietà e sulla tutela del potere di acquisto» dice Landini) e annunciano scioperi e manifestazioni sparsi per l’Italia, lui si dissocia: «Molte cose non ci convincono, ma scioperare adesso è un errore. C’è ancora spazio per intervenire» • A fine novembre 2023, dopo un incontro fiume con la premier Giorgia Meloni, Landini e Bombardieri confermano che gli scioperi andranno avanti perché il governo si sarebbe mostrato «insensibile» alle loro richieste di cambiare la manovra, lui, incassata l’attenzione per «la partecipazione dei lavoratori alle imprese» (la Cisl ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare), parla invece di incontro «importante» • L’11 novembre 2024 l’incontro governo-sindacati dura 5 ore ma non sposta le posizioni di partenza, Cgil e Uil confermano lo sciopero generale indetto per il 29 novembre: Bombardieri spiega che «Non c’è da parte del governo disponibilità a cambiare le scelte che riguardano i salari, la sanità, le pensioni», Landini parla di «una pessima legge di Bilancio che non affronta e non dà un futuro al Paese» lui esprime generale «apprezzamento» per una Manovra «che accoglie molte delle richieste avanzate dal nostro sindacato» • A febbraio 2025 lascia la guida della Cisl, il 12 giugno diventa sottosegretario “indipendente” alla presidenza del Consiglio con delega per il Sud, posto vacante da quando Raffaele Fitto era diventato vicepresidente della Commissione europea (l’interim ce l’aveva la premier). Alessandro Trocino: «Le opposizioni ora l’attaccano e leggono retroattivamente, come fa Chiara Appendino (M5S) la “connivenza a un governo che sta passando nel tritatutto i diritti dei lavoratori”. La nomina sarebbe stata una sorta di “premio fedeltà”».

326. MAHMOOD - Alessandro MAHMOUD Milano 12 settembre 1992. Cantautore • 2020 - • A inizio giugno 2021 pubblica il nuovo album Ghettolimpo, il primo dopo il successo al Festival di Sanremo 2019 con Soldi: «Dopo Sanremo mi ha spaventato vedere come mi guardavano mia mamma e i miei amici quando tornavo a casa. Io mi sentivo lo stesso di prima, ma anche mamma a volte faceva fatica a trovare le parole». Andrea Laffranchi: «In Ghettolimpo il canto ricorda le cadenze dei muezzin, il ritornello di Talata sono i numeri dall’1 al 3 in arabo (“Non parlo la lingua, solo qualche parola”). Questo lato, ereditato dal babbo egiziano, lo conoscevamo. Nella dolce e commuovente T’amo c’è invece la Sardegna di mamma con le cornamuse, un coro di Orosei e una parte della tradizionale “Non potho reposare”: “Per la prima volta mamma ha pianto per una mia canzone. E anche io fatico a riascoltarla. Nella vita non riesco a dire ‘ti amo’ a nessuno, non vengo da una famiglia tutta baci e abbracci, ma qui ce l’ho fatta”). Il 29 agosto, quando l’incendio del grattacielo “Torre dei Moro” appesta per ore l’aria della città, è tra i 30 inquilini presenti (su 70) salvi grazie alla prontezza di un ragazzo corso all’impazzata per le scale ad avvisare i vicini e alla rapidità dei soccorsi che hanno evitato una tragedia simile a quella della Grenfell Tower di Londra: il suo appartamento si trova al nono piano, sotto al 15° dal quale si sarebbe sviluppato l’incendio alle 17.36 (è stato tra i primi ad abbandonare l’edificio una volta scoppiato l’incendio) • Il primo febbraio 2022, di nuovo in gara a Sanremo, in coppia con Blanco (Brividi) vanno subito in testa. Renato Franco e Andrea Laffranchi gli danno otto e mezzo: «L’autotune è come la televisione: dipende da come lo si usa. Mahmood ne fa uno strumento e un colore aggiuntivo. Quando Blanco, esordiente fenomeno del 2021, lo prende per il bavero della giacca si capisce che c’è intesa e che possono arrivare lontani con un ballad in cui due ragazzi si raccontano impressioni sull’amore, più eteree quelle di Ale, più terrene quelle di Blanco». Il 5 febbraio arriva il secondo trionfo. Aldo Cazzullo: «Il successo di Alessandro Mahmoud (questo il suo nome), che ha vinto entrambi i festival cui ha partecipato, dimostra — insieme con la conferma dei Måneskin — che Sanremo ha saputo non tanto rispecchiare, come da luogo comune, ma anche precorrere il tempo. Se c’è una storia che assomiglia a quella della Milano di oggi è la sua; e infatti le polemiche sulle radici straniere, o le curiosità sui suoi orientamenti sessuali, che accompagnarono la vittoria del 2019 stavolta non si sono ripetute. Perché sono cose che, nella Milano di oggi, non fanno notizia». L’11 maggio arriva anche il Best Lyrics Award, premio al miglior testo delle canzoni dell’Eurovision Song Contest • A inizio dicembre 2023 è annunciato tra i cantanti in gara al Festival di Sanremo 2024 • Il 6 febbraio 2024 canta sul palco dell’Ariston Tuta Gold. Franco e Laffranchi stavolta gli danno sette e mezzo: «Un boppone di strada e periferia, di tute gold (dopo i soldi e le bici di diamanti… sono concessi i gesti scaramantici) e il bullismo razzista. Un oufit in pelle che non esagera, alla faccia di chi si aspettava una tuta da far impallidire Achille Lauro, ma che si adegua alla storia». Il 10 chiude al 6° posto. A inizio marzo concede: «Sono contento che abbia vinto Angelina, sul palco ha spaccato», ma Tuta Gold  «si è presa la prima posizione nella classifica singoli di Fimi ed è l’unico brano italiano nella Top 100 global di Billboard, addirittura in Top20 nella chart che esclude gli Stati Uniti, grazie anche a un 20 per cento di ascolti che arrivano dall’estero» (Laffranchi) • Il 14 febbraio 2025 al Festival di Sanremo conduce con Geppi Cucciari la serata dei duetti.

327/328. Edoardo CAPITTA & Vittorio LAURIA2020 - • Il 4 giugno 2021 la procura di Tempio Pausania chiede il loro rinvio a giudizio insieme a Ciro Grillo e Francesco Corsiglia nell’inchiesta sulla presunta violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza allora 19enne, avvenuta il 17 luglio 2019 fa nella villa sarda di Beppe Grillo. A fine ottobre i quattro scelgono di essere processati con il rito ordinario: niente sconti di pena e il rischio di essere condannati fino a dodici anni di carcere. Giusi Fasano: «Sarebbero stati più decisi a chiedere il rito abbreviato Edoardo Capitta (difeso da Ernesto Monteverde e Mariano Mameli) e Vittorio Lauria (avvocato Alessandro Vaccaro). Più convinti del rito ordinario, invece, Ciro Grillo (che è difeso dal cugino Enrico Grillo e da Andrea Vernazza) e Francesco Corsiglia (avvocati Romano Raimondo e Gennaro Velle)». A fine novembre arriva il rinvio a giudizio • Il 15 marzo 2022 a Tempio Pausania inizia il processo: saranno ascoltati 56 testimoni, tra le prove ammesse c’è anche l’hard disk che contiene lo scambio di messaggi e chat tra la ragazza che li ha denunciati e altre persone, l’avvocata Giulia Bongiorno la definisce una sorta di «scatola nera» in grado di dimostrare che la ragazza ha sempre raccontato la verità. Il 6 luglio si presentano in aula • A inizio febbraio 2023 la madre dell’accusatrice testimonia in tribunale: «Dopo i fatti mia figlia era una persona diversa. Un corpo che camminava. Mi ha detto: “Mamma sono stufa di sentire il mio respiro”». Il 7 novembre è la ragazza a testimoniare: «Dopo lo stupro di gruppo ho tentato il suicidio. Correvo di notte lungo i binari del treno. E anche ora faccio atti di autolesionismo e ho problemi alimentari». E poi: «Fui costretta a bere della vodka da una bottiglia. Vittorio mi afferrò la testa con la forza e con una mano mi teneva il collo, con l’altra mi forzava a bere» • Il 31 gennaio 2024 vengono proiettati in aula pochi secondi del video del presunto stupro: la vittima esce, Bongiorno sottolinea che la ragazza ha dovuto rispondere in quattro giorni a 1400 domande • Il primo luglio 2025 il procuratore Gregorio Capasso chiede una condanna a nove anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici e dalla pubblica professione per la durata della pena. Il 3 settembre la sentenza viene rinviata per la morte del figlio del presidente del collegio giudicante. Il 22 arriva per loro una condanna a 8 anni (come Grillo, 6 anni e 6 mesi per Corsiglia). Giulia Bongiorno commenta; «Questa è una sentenza granitica, veramente importante, perché significa che quando ci sono delle violenze, non vince lo struzzo ma chi ha il coraggio di denunciare». Il 23 dicembre vengono rese note le motivazioni della sentenza: «Il tribunale, nelle 72 pagine del provvedimento, esclude in modo netto qualsiasi ipotesi di consenso, sottolineando come i rapporti si siano svolti «in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire da parte della ragazza che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza».

329. Vincenzo SPADAFORA Afragola 12 marzo 1974. Politico • Pentastellato, dal 5 settembre 2019 ministro per le politiche giovanili e lo sport nel Conte II (dal 2018 al 2019 sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle pari opportunità e ai giovani nel Conte I), a fine febbraio 2020, quando nel pieno dell’emergenza coronavirus il calcio va in tilt, «Su un punto tutti o quasi sono d’accordo, la Federazione e la Lega, soprattutto il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: giocare Juventus-Inter senza i tifosi sarebbe stato un danno di immagine per il Paese» (Alessandro Bocci & Monica Colombo). Domenica 8 marzo si legge che «Anche se l’emergenza coronavirus è sempre più stringente, oggi si giocherà. Il nuovo decreto ha chiuso la Lombardia e altre 14 province, ma ha confermato che il calcio a porte chiuse può ripartire. Il ministro Spadafora ha rassicurato sia il presidente federale Gravina sia quello della Lega, Dal Pino. È difficile capire se potrà funzionare e per quanto tempo» (Bocci). Dopo le ulteriori disposizioni governative emanate il 9 circa la sempre più pressante emergenza sanitaria, sfociate in un drastico lockdown nazionale, il 10 la FIGC sospende sine die tutti i campionati. Il 19 «La linea è decisa: se i cittadini continueranno a uscire “senza comprovato motivo” saranno vietati gli sport all’aperto e imposti nuovi divieti. Lo dice con chiarezza il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora» (Fiorenza Sarzanini). Il 14 aprile «Il presidente Gravina resta ancorato alle parole del ministro Spadafora che ha promesso di riaprire gli allenamenti il 4 maggio se le cose dovessero migliorare in maniera significativa». Il 3 maggio si legge che «Per palestre e piscine si dovrà attendere ancora, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha ipotizzato la data del 18 maggio». Il 5, intervistato da Daniele Dallera e Guido De Carolis spiega: «La maggioranza degli italiani non vede di buon occhio la ripresa del campionato. Ma io non bado in questo momento ai sondaggi. Il calcio è un mondo importante del Paese, lo conosco bene a differenza di chi vuol far passare un messaggio diverso. Legittimi gli interessi economici, ma quando si va su altro tipo di attacchi, pressioni e strumentalizzazioni, questo atteggiamento non fa bene a nessuno». Il calcio ha l’idea che lei sia contrario alla ripartenza. «Sarebbe surreale per un ministro dello Sport demonizzare il calcio. Mi auguro di ripartire, ma lo deciderà il governo. Dal 18 maggio riprenderanno gli allenamenti di squadra. Sul campionato ci baseremo su elementi scientifici, oggi non disponibili. A metà maggio si potrà fare una previsione realistica». Lei ha detto: «Del campionato proprio non se ne parla, ora mi occupo degli altri sport» È suonata come un’offesa al calcio. Sembra che lei non tuteli la ripresa della serie A. «Non esiste una mia contrarietà, ma la volontà di valutare la ripartenza solo se si salvaguarda la salute delle persone all’interno del gruppo squadra. Poi rivendico pari dignità con gli altri sport e gli sport di base. Tutelo talmente tanto la ripartenza che ho convocato io la prima riunione con Figc e Leghe per cercare una soluzione. Ricominciare a giocare pone una serie di questioni legate a trasporti, alberghi, a centinaia di persone che si muovono. Di chi è la responsabilità? Il protocollo dovrà definire anche questo». Il 28 «C’è il via libera. Il calcio riparte, anche se è difficile, forse impossibile, prevedere se arriverà in fondo a questa tormentatissima stagione. La svolta all’ora dell’aperitivo. Il governo, attraverso il ministro Vincenzo Spadafora, ha dato l’annuncio: “Il campionato riparte il 20 giugno, ma il mio auspicio è che nella settimana precedente si possa giocare la Coppa Italia”» (Bocci & Colombo). A inizio ottobre, alla domanda Quanto è alto il rischio di blocco del campionato? risponde: «Lavoriamo tutti affinché questo non avvenga. Ma ci tengo a una precisazione: nessuno di noi fa la stessa vita di un anno fa, nessuno fa le stesse cose. L’idea di tenere il campionato con lo stesso format, le coppe, l’Europeo, gli impegni in Nazionale come se nulla fosse accaduto è forse troppo ottimistica» • A inizio gennaio 2021, quando il governo Conte cerca di trovare un modo per andare avanti, Alessandro Trocino (La girandola di nomi per trovare un’uscita) dice che «Critiche piovono su Vincenzo Spadafora». A inizio febbraio Massimo Gramellini (Ad altezza d’uomo) scrive: «Ha suscitato una certa sorpresa Guido Crosetto (Fratelli d’Italia, area liberale, unico esponente: lui), quando si è chiamato fuori dalle voci che lo vorrebbero tra i papabili per il ministero dell’Economia con un lapidario “Non sarei all’altezza”. E non tanto perché si tratta di un omone di due metri. A creare scalpore è stato il senso vagamente retrò di una simile ammissione di inadeguatezza proprio nel giorno in cui l’ormai ex ministro dello Sport, Spadafora, ha candidamente riconosciuto che al momento di accettare l’incarico non sapeva nulla di sport». Il 13 finisce la sua esperienza di governo. A metà aprile consiglia a Conte di «accelerare sul nuovo Movimento, nella gestione attuale prevalgono le vendette». Il 7 novembre, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, arriva il coming out sulla sua omosessualità: «Questo tema in politica purtroppo viene ancora utilizzato per ferire l’avversario, per quel brusio di fondo a volte molto squallido e che ho subito anche io. Io questa sera volevo spegnere questo brusio. Forse da domani sarò solo un po’ più felice. Perché sarò anche più libero». A fine dicembre spiega che le scelte di Conte «disorientano» e che non gli piace la cabina di regia M5S • A fine maggio 2022 lamenta che «Conte ha un deficit politico che noi stiamo pagando in maniera molto forte». A fine giugno arriva La scissione dei 5 Stelle, il 23 c’è la prima riunione congiunta dei deputati e dei senatori «dimaiani». Elena Tebano: «Dovranno decidere alcuni assetti basilari per quello che l’ex ministro Vincenzo Spadafora, suo portavoce di fatto, ha definito un “contenitore temporaneo” e che però ha già un nome, “Insieme per il futuro”, a cominciare dai capigruppo alla Camera e al Senato e dall’importo che ogni parlamentare dovrà versare mensilmente nelle casse della formazione». Il 25 settembre, candidato alla Camera, non viene eletto: all’uninominale, collegio Campania 1, sebbene sostenuto dal centrosinistra prende poco più del 19% contro il 47,2 del pentastellato Pasqualino Penza; nel plurinominale la lista elettorale di Ipf, Impegno Civico-Centro Democratico, resta lontanissima dallo sbarramento del 3%: 0,6% alla Camera, 0,56% al Senato • 2023 - • 2024 - • 2025 -. 

330. Camillo RUINI Sassuolo 19 febbraio 1931-Roma 16 giugno 2026. Cardinale.

331. Giuseppe MAROTTA Varese 25 marzo 1957. Dirigente sportivo • Già direttore generale della Juventus (dal 2010 vincendo sette scudetti e quattro coppe Italia), dal 2018 amministratore delegato dell’area sportiva dell’Inter, a fine febbraio 2020 il rinvio causa Covid-19 della sfida con la sua ex squadra lo manda su tutte le furie (da un’intervista di Guido De Carolis): «Il campionato così è falsato, bisogna garantirne la regolarità, salvaguardare la corretta competitività e in questo modo non lo si è fatto per nulla. Lascia sconcertati una decisione simile a poche ore dal match: è molto grave. Il governo dà certe direttive, ma il calcio ha le sue regole, è un fenomeno sociale impattante e la Lega serie A non può decidere in questo modo caotico. Al giovedì si fa un comunicato per dire si gioca, al sabato un altro per bloccare tutto: vi pare possibile? Giocare a porte chiuse sarebbe stato un pessimo spot, ma la catena decisionale è stata tutta sbagliata». In molti accusano la Juventus di aver fatto pressione sulla Lega. È vero? «Non mi interessa. Se è stato il governo a spingere sulla Lega non ci sono altre capziosità. Il mio rimprovero va comunque al presidente della Lega, Paolo Dal Pino, che ha deciso senza riunire un consiglio straordinario, senza sentire nessuno: è sbagliato. Bisognava salvaguardare il campionato, sennò per forza poi emergono certi discorsi. Per questo l’Inter ha chiesto e ottenuto un consiglio straordinario di Lega». Lei parla di campionato falsato, perché? «C’è un’alterazione degli equilibri, è lampante. È tutto stravolto: allenamenti, forma fisica e psicologica delle squadre. È diverso scendere in campo con un distacco minimo o più ampio. La verità è che bisognava rinviare tutta questa giornata». Non si potevano giocare a porte chiuse già le partite della scorsa settimana, come è successo all’Inter in Europa League contro il Ludogorets? «Il tutto è stato affrontato con grande leggerezza, lo strumento delle porte chiuse doveva e poteva essere usato». Recuperata l’8 marzo, due giorni prima che il campionato venga sospeso a tempo indeterminato, la partita è vinta dalla Juventus per 2-0 (i bianconeri vinceranno il nono scudetto consecutivo con un solo punto di vantaggio sui nerazzurri). A fine agosto si legge che i suoi rapporti con Antonio Conte (con cui a Torino vinse i primi tre scudetti) si sono induriti: «Qualcosa è successo, inutile girarci intorno. Bisogna capire se c’è la volontà e la voglia di non passare un’altra annata in questa maniera. Giusto che il presidente valuti quel che dirò a lui e ai dirigenti, anche a Marotta visto che sono una sua scelta. Sono capitate delle cose. All’Inter le annate sono dure, ma a tutto c’è un limite. Non c’è astio, ci sono delle vedute diverse. Vanno valutate bene le situazioni per poi prendere la decisione migliore per il bene dell’Inter» • A fine aprile 2021, quando fallisce il progetto di una Superlega europea cui si volevano associare Juventus, Inter e Milan, Mario Sconcerti non fa sconti: «Agnelli, Marotta, Gazidis, sono tesserati di un’associazione a cui sono affiliati e hanno lavorato per danneggiarla. Non si può fare». Alla riunione dei presidenti di Serie A, Agnelli, patron della Juventus e grande manovratore del progetto non si fa vedere, lui e Paolo Scaroni (Milan) non mostrano alcuna intenzione di dimettersi (intanto si dice che Steven Zhang, gruppo Suning, avrebbe ripreso il controllo dell’Inter e sarebbe in arrivo a Milano con i 250 milioni di dollari ottenuti da un fondo Usa). Il 2 maggio l’Inter vince il 19° scudetto, il 24 Sconcerti scrive (Zhang ha ipotecato un’Inter che ha quasi un miliardo di debiti: ho capito male?): «L’Inter ha vinto un campionato eccezionale pagando un prezzo alto. La distanza di Conte e Marotta è l’effetto più plastico, ma non il più importante. Hanno entrambi un contratto, se non ci sono accordi privati che nessuno conosce, hanno comunque obblighi molto stretti. I problemi sono altri. Se non ho capito male, per coprire il suo nuovo prestito Zhang ha ipotecato l’Inter. L’ha messa a garanzia del suo debito, che è di 275 milioni in tre anni. Questo porta il debito complessivo dell’Inter a oltre 900 milioni, ma anche questo ha un valore non definitivo. Tutto il mondo si regge sui debiti, la forza di un’azienda è continuare ad avere credito. L’Inter è però oggi al livello di ipotecare casa. Non è una notizia da poco. Fosse successo alla Fiat sarebbe diventato giustamente un caso di stato, come è stato del resto Suning in Cina. L’Inter non produce utili, come quasi tutte le squadre che devono vincere. E il prestito non è stato fatto per investire cercando nuovi ricavi, è stato fatto per pagare il pregresso e sopravvivere. Il prestito peserà 100 milioni a stagione per tre anni. È difficile pensare di riuscire a coprirlo. In sostanza, questa ipoteca è l’inizio di una cessione. Non è una cosa gravissima, la parte buona è che il fondo che ha fatto il prestito ha un capitale di 153 miliardi di dollari». Il 27, perso Conte, l’Inter strappa Simone Inzaghi alla Lazio, «una bella vendetta del manager Marotta per il body shaming che subì sette anni fa dal presidente laziale Lotito» («Il problema con Marotta è che con un occhio gioca a biliardo e con l’altro mette i punti») • Il primo dicembre 2022, quando arrivano le dimissioni in massa dei vertici della Juventus, Aldo Cazzullo commenta: «La Juventus di Andrea Agnelli pareva una macchina perfetta: nove scudetti in nove anni. Il motore è andato fuori giri con l’arrivo di Cristiano Ronaldo, e il contestuale addio dell’artefice della squadra che ha dominato per un decennio in Italia: Beppe Marotta» • 2023 - • Il 22 aprile 2024 l’Inter vince 2-1 il derby col Milan e conquista il ventesimo scudetto. Il 4 giugno, in seguito all’ingresso della società d’investimento statunitense Oaktree come azionista di maggioranza, viene nominato presidente del consiglio di amministrazione del club nerazzurro, mantenendo l’incarico di AD dell’area sportiva • Il 31 maggio 2025 a Monaco di Baviera l’Inter perde 5-0 col Paris Saint Germain: è la sua quarta sconfitta in dieci anni nella finale della Champions League, dopo quelle del 6 giugno 2015 a Berlino (Barcellona-Juventus 3-1), del 3 giugno 2017 a Cardiff (Real Madrid-Juventus 4-1), del 10 giugno 2023 a Istanbul (Manchester City-Inter 1-0). A fine novembre Massimo Gramellini scrive: «Come scriveva Gianni Brera a proposito di un leggendario presidente federale, Artemio Franchi, “i dirigenti non fanno i gol, però guai se non li propiziassero”. Pensate a Marotta e a Sartori nel calcio».

332. Francesco GIAVAZZI Bergamo 11 agosto 1949. Economista • A fine maggio 2020, quando muore il collega Alberto Alesina (insieme a Carlo Favero hanno appena vinto col libro Austerità. Quando funziona e quando no, l’Hayek Book Prize del Manhattan Institute) ricorda: «Alberto era una persona rara in cui intelligenza e lucidità di pensiero si incontrano con un’impietosa auto-ironia. Solo verso la stupidità e la banalità era insofferente, spesso sprezzante. Come tutte le persone intelligenti era sempre pronto ad ammettere i suoi errori. Quante volte, dopo una mail scontrosa, molto succinta, in risposta ad una mia affermazione d’acchito ritenuta sciocca, lo chiamavo e gli spiegavo perché secondo me sbagliava. La ruvidezza della mail lasciava il posto all’intelligenza, e se contrapponevi un buon argomento la conversazione si concludeva, Hai ragione tu. Un dialogo ininterrotto da trent’anni» • 2021 - • A fine luglio 2022, quando quelli che hanno votato fino all’ultimo la fiducia al governo Draghi (di cui era consigliere) pensano di impostare una campagna elettorale basata sul «noi contro loro» riuniti intorno a una salvifica “agenda Draghi”, Antonio Polito ricorda che «Altre volte abbiamo visto agitarsi delle “agende” (nel nome di Giavazzi, nel nome di Monti) che non si sono tradotte in risultati elettorali» • «Principale consigliere di Mario Draghi nei 18 mesi che hanno raddrizzato l’Italia» (Gianluca Mercuri), firma storica del “Corriere della Sera”, il 31 marzo 2023 firma un editoriale intitolato Ecco le sfide (vere) per l’Italia: «Spostare in là delle scadenze del Pnrr è da evitare non perché ce lo impedisce la Commissione europea, ma perché ritardare non è nel nostro interesse. La crescita del 2023 sarà determinata in gran parte dagli investimenti del Pnrr che genereranno un impulso alla domanda pari a 2-3 punti di Pil in un solo anno: ciò significa portare la crescita vicino al 3%. Non attuarli significa tornare a tassi di crescita zero-virgola». A fine aprile spiega che la riforma del Patto di stabilità incrocia l’utilizzo — o l’eventuale mancato utilizzo — dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che potrebbe essere tra i motivi del ventilato declassamento del debito italiano da parte dell’agenzia di rating Moody’s: «La sfiducia che manifestano alcuni membri del governo sulla capacità di proseguire l’attuazione del piano, e addirittura le proposte di rivederlo tagliando molti investimenti, allarmano quegli investitori che hanno chiaro che la sostenibilità del nostro debito dipende dalla crescita. Prima di prendersela con la speculazione, o anche solo di convincersi che gli investitori sbagliano, il governo dovrebbe riflettere se non c’è qualcosa che può fare per alleviare le loro preoccupazioni» (il 19 maggio Moody’s non aggiorna il rating dell’Italia: resta a Baa3, l’ultimo gradino utile prima dell’area junk o spazzatura) • A fine aprile 2024, quando si vota sul nuovo Patto di Stabilità e crescita concordato dai governi, Italia e Francia, unici Paesi europei col debito in crescita e sotto procedura di infrazione per il deficit, accettano le «salvaguardie» pretese e ottenute da Germania, Olanda e nordici vari barattando più respiro nei prossimi anni con più lacci in quelli successivi. Già a dicembre, con Lucrezia Reichlin aveva così commentato il patto: «La Francia ha offerto ai tedeschi uno scambio: vanno bene le nuove regole (salvaguardie) sulla riduzione del debito, anche se sono potenzialmente pro-cicliche, purché nei prossimi quattro anni — cioè finché Francia, Italia e altri rimarranno in procedura di infrazione — il deficit possa scendere più lentamente» (poi gli anni sono diventati tre), «Il governo ha cantato vittoria. [...] Ma usciti dalla procedura di infrazione entreremo in un brutto accordo» • Il 21 luglio 2025 scrive in un editoriale (Ma che Italia stiamo costruendo?): «[...] possiamo permetterci di perdere in soli 18 anni 33.000 ricercatori, quanti si sono trasferiti all’estero fra il 2008 e il 2025? E per quelli che restano è vero che trovano più facilmente lavoro, ma i salari di ingresso dei giovani lasciano intendere che chi rimane accetta lavori “poveri” quindi a bassa produttività. L’esempio che ci deve fare riflettere sono gli Emirati: da quei Paesi gran parte dei giovani se ne è andata, sostituita da immigrati spesso del Bangladesh che svolgono i lavori più umili, pagati una miseria, sebbene più che a casa, e segregati in quartieri lontani dalle città. È questo il Paese che vogliamo lasciare ai nostri nipoti? Un Paese di rentier serviti da immigrati e con i figli in Paesi lontani? Possiamo alzare lo sguardo e riflettere a queste sfide anziché compiacerci sulla “straordinaria qualità” del nostro piccolo mondo antico in cui sempre più raramente i nostri nipoti vivranno?».

333. Massimo MORATTI Bosco Chiesanuova 16 maggio 1945. Imprenditore • 2020 - • Figlio dell’Angelo che costruì la Grande Inter anni 60, lui stesso presidente dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2006-2013 (l’intermezzo interrotto dalla morte di Giacinto Facchetti) con tanto di triplete nel 2010 (scudetto, Coppa Italia e Champions League), a metà agosto 2021, quando Leo Messi passa dal Barcellona al Paris Saint Germain, Mario Sconcerti commenta: «Parigi ormai saccheggia il meglio dovunque, come gli eserciti occupanti nei tempi di guerra. Gli sceicchi mettono soldi di Paesi che battono moneta, non hanno limiti. Trattano gli altri come Agnelli, Berlusconi e Moratti trattavano gli avversari in Italia ai loro tempi. Senza che nessuno si scandalizzasse» • A fine ottobre 2022 in un’intervista ad Aldo Cazzullo e Daniele Dallera torna su Calciopoli: «Alla Juve dico: fu disonesto imbrogliare i sentimenti della gente» («parole che ricorderanno inevitabilmente agli juventini che l’Inter evitò lo scandalo con la prescrizione» commenta Gianluca Mercuri). A metà novembre Cazzullo scrive (Perché lo stadio di San Siro non può finire in macerie): «Se Massimo Moratti e Ignazio La Russa, se Sgarbi e Zeman dicono la stessa cosa, una ragione ci sarà. San Siro non può morire. Con tutto il rispetto, non possono essere un fondo americano e un miliardario cinese a decidere la sorte dello stadio dei milanesi» • Il 25 ottobre 2023 il titolo è Basta Calciopoli. Mercuri: «La Juventus rinuncia all’ultimo ricorso al Consiglio di Stato contro l’assegnazione dello scudetto del 2006 all’Inter: tutti i tentativi si sono schiantati contro lo scoglio della prescrizione, che salvò il club (allora) di Moratti dalla condanna per illecito sportivo, documentato a tempo scaduto, nel 2011, dal procuratore della Federcalcio Stefano Palazzi. Ora John Elkann si è stufato di processi inutili e ha detto finalmente basta» • L’11 febbraio 2024 la famiglia Moratti dice addio a Saras affidandone la quota di controllo del 35% a Vitol, gruppo petrolifero svizzero-olandese che poi lancerà un’offerta pubblica in Piazza Affari sulla restante quota del capitale. Luca Angelini: «Finisce un’era per la società divenuta, nel tempo, la terza realtà italiana del settore petrolifero e una delle maggiori attività industriali del Paese, la prima in Sardegna». Presidente e amministratore delegato, annuncia: «Dopo 62 anni dalla sua fondazione avvenuta ad opera di mio padre con i miei nipoti Angelo e Gabriele ed i miei figli Angelomario e Giovanni, ho ritenuto che la miglior garanzia per il futuro successo della raffineria di Sarroch fosse l’aggregazione con un primario operatore industriale del settore energetico globale, qual è Vitol, dotato di risorse relazionali, finanziarie e manageriali necessarie per competere nell’attuale contesto di mercato internazionale» • Il 10 febbraio 2025 si legge che «Massimo Moratti risulta al momento l’unica vittima della truffa con la voce del ministro Guido Crosetto ad aver eseguito due bonifici su un conto di Hong Kong per un totale di un milione di euro». Dopo tre giorni il lieto fine: «Ritrovato il milione di euro pagato da Moratti al finto Crosetto: era su due conti in Olanda». Il 14 maggio, in vista dell’80° compleanno, intervistato da Dallera confida: «Il cardinale Martini mi chiese di fare il sindaco di Milano, mi sento ancora in colpa per avergli disobbedito». Il 27 agosto viene ricoverato in terapia intensiva all’Humanitas di Rozzano per una polmonite.

334. Simona MALPEZZI Cernusco sul Naviglio 22 agosto 1972. Politica • 2020 - • Piddina, dal 16 settembre 2019 sottosegretario ai rapporti col Parlamento nel Conte II, confermata nel governo Draghi il 24 febbraio 2021, il 25 marzo lascia l’incarico e diventa capogruppo al Senato (il nuovo segretario Enrico Letta vuole aumentare la presenza delle donne ai vertici del partito). Nel ritratto pubblicato per l’occasione, si legge che per lei «la politica è stata a lungo soprattutto l’impegno nel mondo della scuola, in Italia e all’estero. Laureata in Lettere moderne all’Università Cattolica di Milano con una tesi su Amintore Fanfani e poi insegnante in istituti superiori di Gorgonzola e Cernusco sul Naviglio (paese nel Milanese dove è nata, prima di trasferirsi a Pioltello), nel tempo si è dedicata a temi come la lotta alla dispersione scolastica, l’alternanza scuola lavoro e l’orientamento. Andando e venendo dall’Italia, nel 2005 si trasferisce in Germania con il marito Thomas e le figlie, dove insegna lingua e cultura italiana presso la Volkshochschule di Aschaffenburg in Baviera. Qui Malpezzi animerà le iniziative culturali della comunità italiana partecipando come membro attivo al Mütterzentrum della città, luogo di incontro e di condivisione per mamme. Il momento della svolta è il 2009. È l’anno in cui Malpezzi, allora trentasettenne, rientra in Italia e l’impegno nel mondo scolastico si trasforma in impegno politico. Aderisce infatti al Pd, con il quale due anni dopo è consigliere del Comune di Pioltello (oltre che membro della segreteria cittadina e, in seguito, capogruppo del Pd in consiglio comunale) e nel 2013 subito deputata, carica con la quale continuerà a occuparsi di infanzia e adolescenza, oltre che di sicurezza e degrado delle città. Alla legislatura successiva, nel 2018, passerà al Senato dove sarà scelta come vice capogruppo del Pd. Prima dell’elezione Malpezzi risulterà nell’elenco dei parlamentari del Pd morosi nei confronti del partito (ognuno deve versare infatti 1.500 euro mensili), essendo in arretrato di 43 mila euro. Saldato il conto, Malpezzi entrerà appunto a Palazzo Madama» • Rieletta al Senato il 25 settembre 2022, mantiene il posto di capogruppo • A metà gennaio 2023, quando in Senato spunta un disegno di legge della maggioranza sul riconoscimento giuridico del nascituro, attacca che l’obiettivo è «cancellare il diritto della donna di autodeterminarsi nella scelta di diventare madre o meno». Il 28 marzo, dopo che Elly Schlein è diventata segretaria del Pd (lei sosteneva Stefano Bonaccini), lascia il posto di capogruppo a Francesco Boccia. A metà maggio, quando il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida parla della necessità di difendere l’etnia italiana, replica: «Ministro Lollobrigida, le mie figlie hanno padre tedesco, nonna croata, una bisnonna olandese e un’altra estone. Come me le classifica?» • • A metà maggio 2024, quando agli Stati Generali della Natalità di Roma la ministra per le pari opportunità a la famiglia Eugenia Roccella è contestata da un gruppo di giovani (cartelli che formano la scritta «Sul mio corpo decido io») finché abbandona l’aula, si dissocia: «Non si può far passare il messaggio che chi la pensa diversamente non può parlare» • A fine ottobre 2025, slogan «Crescere», a Milano partecipa alla riunione dell’ala del Pd moderata e critica nei confronti della Schlein. A inizio dicembre è tra i firmatari della proposta di legge presentata dal riformista dem Graziano Delrio per contrastare l’antisemitismo nelle scuole: polemiche perché fa sua la definizione di antisemitismo scritta molti anni fa dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che qualifica come antisemita molte delle critiche radicali contro lo Stato di Israele.

335. Fedele CONFALONIERI Milano 6 agosto 1937. Manager • 2020 - • 2021 - • Presidente di Mediaset. Il 5 gennaio 2022 Francesco Verderami (Il risiko per il capo dello Stato: ecco come Berlusconi scombina i giochi) scrive: «Ci sono cose che non si chiedono a una persona quando si parla di un suo amico. Il dirigente grillino l’ha capito nel momento in cui ha provato a chiedere a Fedele Confalonieri se dietro la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale ci fosse un “piano b”. “Lui è l’uomo delle cose impossibili. E noi — che gli dobbiamo tutto — faremo per lui l’impossibile”. La risposta offerta dall’amico di una vita del Cavaliere rende insieme l’idea della determinazione con la quale viene portato avanti il progetto e l’estrema difficoltà della missione». Il 15 Verderami torna sull’argomento, I consigli (su due fronti) di Gianni e Fedele per aiutare l’amico Silvio: «Fedele Confalonieri e Gianni Letta — come lo Yin e lo Yang — rappresentano le due diverse anime del berlusconismo, che è impossibile dividere nonostante abbiano visioni quasi sempre contrapposte. Da quando il Cavaliere è sceso in campo, non c’è stato snodo in cui il pragmatico lombardo e l’ecumenico romano si siano trovati sulle stesse posizioni. Eppure sono pronti a mettere la mano sul fuoco entrambi sulla lealtà dell’altro verso Berlusconi. Anche quando litigano come possono litigare due persone che si stimano, anche quando Fedele saluta Gianni sbrigativamente e chiusa la porta lo manda a farsi benedire. Anche stavolta, che Confalonieri è galvanizzato dall’idea di Silvio di scalare il Colle e Letta è angosciato per i rischi a cui Silvio sta andando incontro. Non c’è dubbio che stiano vivendo l’ultimo atto dell’epopea politica berlusconiana con sentimenti contrapposti. Il capo del Biscione è convinto che il Cavaliere “ci stupirà ancora”, nonostante riconosca l’estrema difficoltà della sfida. Per questo si è buttato nell’impresa al fianco del fondatore del centrodestra. Anche perché — per dirla con Adriano Galliani — “è il minimo sindacale che noi possiamo fare per lui”. D’altronde è bastato che Berlusconi si muovesse, per scombinare i giochi di alleati e avversari. “Tutti lo davano per morto”, commentava giorni fa Confalonieri in uno dei tanti colloqui con esponenti del centrosinistra: “Invece ha ripreso una centralità politica su cui nessuno avrebbe scommesso”. Letta teme però le ricadute di questa manovra: dal nodo del conflitto d’interessi che potrebbe essere usato contro il Cavaliere, fino ai divergenti interessi politici degli alleati del Cavaliere, di cui non si fida. E siccome Berlusconi di Letta si fida, ha usato le sue parole per rivolgersi ieri a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che gli chiedevano conto dei numeri necessari a superare il quorum: “Non chiedetemi se io ho i numeri. Ditemi intanto se ci sono i vostri numeri per me”. Al resto ci pensa Confalonieri con i suoi intermediari e i suoi contatti. E se qualcuno pensa sia un bluff, lui si pone a garanzia della serietà dell’operazione, che “non è impossibile”». A metà luglio, intervistato da Aldo Cazzullo dice: «Io sono filoleghista. Bossiano. L’unità d’Italia è stata un errore. Pensi alle guerre d’indipendenza: nella prima Carlo Alberto parlava francese; la seconda è una vittoria di Luigi Napoleone; nella terza ci affondarono la flotta a Lissa… Perché la Marsigliese e God save the Queen emozionano più dell’inno di Mameli? Perché dietro ci sono i morti». La Meloni le piace? «Molto. Da ragazza era pure lei un po’ fascistina; però adesso che le puoi dire? Ci proveranno, la attaccheranno. Ma se dovessi dare un consiglio a Silvio, gli direi di puntare sulla Meloni. È lei che può riportare il centrodestra a Palazzo Chigi». A metà ottobre, quando Forza Italia già spaccata tra governisti e antigovernisti con Draghi sembra avviata sulla stessa strada con Meloni, Tommaso Labate spiega che le colombe «hanno l’appoggio della vecchia guardia del berlusconismo, da Fedele Confalonieri a Gianni Letta, termometri di quel “partito azienda” che è governista per definizione sempre». Su come aggirare lo scoglio, Guido Crosetto, co-fondatore di Fratelli d’Italia, manda qualche consiglio non richiesto: «Se Berlusconi portasse persone della qualità di quelle che ha portato nelle sue aziende, saremmo a posto. Ci dia un Confalonieri, un Doris, una Marina Berlusconi, un Gianni Letta... Ci tiri fuori i talenti, i Gullit, i van Basten, i Baresi! Si aspetta il suo apporto anche su questo» • A inizio marzo 2023 soprende tutti dicendo «A me Elly Schlein è simpatica». Verderami: «Raccontano che i commensali siano rimasti a bocca aperta, le posate sospese per aria, lo sguardo rivolto verso il patron del Biscione. Che con tempi teatrali ha lasciato passare qualche istante prima di spiegarsi: “Il solo fatto che sia la nipote di Agostino Viviani me la rende simpatica”. Il riferimento al nonno materno della neo segretaria del Pd è stata l’occasione per Confalonieri di raccontare la storia di “un personaggio meraviglioso, un uomo specchiato e di valore. Un grande avvocato, garantista e socialista”. Ma non solo, perché nel finale della narrazione il presidente di Mediaset ha ricordato che “quando nacque Forza Italia, Silvio lo volle con sé”». Quando, il 12 giugno, Berlusconi muore, Massimo Gramellini lo ricorda «appassionato della grande Storia, o comunque dei riassunti che gliene faceva il colto Confalonieri» • A fine gennaio 2024, intervistato da Goffredo Buccini a trent’anni della «discesa in campo» di Berlusconi, Enrico Mentana racconta: «Io, Letta e Confalonieri provammo a dissuaderlo». A metà giugno, passato un anno dalla scomparsa del Cavaliere, Verderami racconta che «Sebbene fosse preparato al distacco, per mesi Confalonieri ha attraversato una fase emotiva molto difficile. Aveva smesso di spostarsi a Roma nel mezzo della settimana per curare gli interessi del Biscione, e solo negli ultimi tempi ha ripreso a tornare nella Capitale con viaggi brevi e non cadenzati come prima. “Perché sono vecchio e perché non c’è più Silvio”» • 2025 -.

336. Piefrancesco MAJORINO Milano 14 maggio 1973. Politico • 2020 - • 2021 - • Piddino, dal 2 luglio 2019 europarlamentare, a inizio novembe 2022, quando il centrosinistra cerca un candidato per le Regionali in Lombardia, Gianluca Mercuri scrive che si pensa a Giuliano Pisapia, Carlo Cottarelli, «C’è perfino qualche giovane (Maran, Majorino), ma come sempre ci vogliono 6-7 decenni per essere considerati competitivi». A metà mese, a sorpresa, i dem decidono di puntare su di lui, ex assessore delle giunte Pisapia e Sala. Alessandro Trocino: «Lo ha deciso una riunione della coalizione, a partire da Pd, Verdi e Sinistra Italia. D’accordo anche +Europa, ma con una postilla: sì, a patto che non ci siano i 5 Stelle. Si attende ora la posizione del Movimento, che finora è stato molto ostile a convergenze con il Pd e che in Lombardia ha un serbatoio di voti scarso. Ma non è escluso che tra i dem si riapra una polemica. Non solo sull’alleanza con i 5 Stelle, ma anche sulla scelta di Majorino. Pierfrancesco Maran, che si era autocandidato, si è ritirato, non senza spiegare è “un metodo che non condivido” e che avrebbe preferito le primarie». Subito, di un’eventuale alleanza con il M5S dice: «I 5 Stelle non li ho mai demonizzati, ma non li inseguo» • Ottenuto il sostegno dei pentastellati, a fine gennaio 2023 alla domanda È una prova per un accordo nazionale? risponde: «Lo chiamo laboratorio lombardo. La nostra alleanza nasce dall’incontro tra forze diverse: i 5 Stelle, ovviamente, ma anche le aggregazioni civiche, ci sono Sinistra italiana-Verdi e anche diversi candidati di +Europa. Siamo insieme per il futuro della Lombardia. C’è la necessità di un grande cambiamento e questo è stato un terreno di incontro». Il 13 febbraio Attilio Fontana prende il 54,67%, contro il suo 33,94 e il 9,87 della terzopolista Letizia Moratti (insieme, nemmeno lo sfiorano). Lui lamenta la mancanza di un leader nazionale del Pd e la scelta tardiva del candidato, a due mesi dal voto: «La Lombardia è enorme, con 10 milioni di abitanti. Puoi fare anche 800 iniziative come ho fatto io, ma in tanti luoghi arrivi comunque per la prima volta» (lascerà l’Europarlamento e si opporrà al governatore in Consiglio regionale). A inizio aprile entra nella segreteria di Elly Schlein (Politiche migratorie e diritto alla casa) • A inizio luglio 2024 contesta l’idea di intitolare l’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi: «Una scelta davvero inopportuna. L’ex premier è stato un uomo divisivo e una persona con una storia molto ambigua in cui molti lombardi e molti italiani non si riconoscono» • Luogotenente di Schlein a Milano, a fine luglio 2025 nega che il partito voglia “commissariare” il sindaco Sala ma dice: «Dobbiamo affrontare con più determinazione la questione della qualità dello sviluppo della città. Milano deve crescere, certo, ma in modo più inclusivo». E rilancia il salario minimo comunale. «Milano deve dare un segnale immediato. Chi lavora con o per il Comune non può guadagnare 5 o 6 euro l’ora. Gli stipendi scandalosamente fermi sono tema nazionale e regionale».

337. Maurizio FUGATTI Bussolengo 7 aprile 1972. Politico • Leghista, dal 3 novembre 2018 presidente della Provincia Autonoma di Trento. A metà aprile 2020, in piena pandemia da Covid-19, il ministro degli affari regionali e delle autonomie, Francesco Boccia, frena chi come lui vorrebbe riaprire tutto e subito: «I presidenti che vogliono riaprire se ne assumono la responsabilità, come ho detto a Fugatti che vuole sbloccare alcuni cantieri» • 2021 - • Dal 7 luglio 2021 presidente della Regione Trentino Alto Adige, a metà luglio 2022 Gianluca Mercuri parla de Il dilemma di Salvini: «La Lega è divisa tra governisti ed “elezionisti”. Tra i primi spiccano i sei governatori (Zaia, Fedriga, Fontana, Tesei, Solinas e Fugatti), fermati dal capo prima che formalizzassero il sostegno a Draghi. Tra chi spinge per il voto, invece, ci sarebbero la “base” e molti parlamentari. Pare difficile, però, immaginare il tessuto produttivo del Nord, constituency ideale della Lega, voglioso di mandare Draghi a casa» • Dopo che il 5 aprile 2023 il ventiseienne Andrea Papi è stato ucciso mentre faceva jogging nei boschi di Caldes, in Val di Sole, da un’orsa identificata come Jj4, l’8 stabilisce con un’ordinanza l’uccisione del killer «per motivi di ordine pubblico» (la Lav annuncia ricorso al Tar). Luca Angelini: «Vorrebbe abbattere anche i tre orsi “problematici” (MJ5, JJ4 e M62) protagonisti di aggressioni in passato e intenderebbe ridurre dagli attuali 100 a 50 il numero complessivo di orsi sul territorio, perché la loro presenza è diventata “incompatibile con la sicurezza”». Il 14 il Tar di Trento sospende l’abbattimento dell’orsa responsabile della morte di Papi. Il 19, mentre i veterinari di Trento si oppongono all’abbattimento di Jj4 («Lo stato di salute dell’esemplare — si legge in una nota dell’Ordine — non giustifica l’intervento eutanasico. Non si rilevano al momento pericoli verso la popolazione in quanto Jj4 risulta catturata e custodita. L’orso risulta specie tutelata con legge dello Stato. Alcune associazioni private si sono offerte di pagare l’eventuale costo di trasporto in altri spazi, anche al di fuori del territorio nazionale»), firma un decreto con il quale dispone l’abbattimento anche di Mj5, ritenuto responsabile dell’aggressione del fratello del sindaco di Rabbi il 5 marzo; quanto al suo appello ai governatori delle regioni vicine per accogliere i 70 orsi che vorrebbe trasferire dalla sua Provincia, nessuno, fra Veneto, Lombardia, Piemonte, Alto Adige sembra disposto ad accoglierlo. Il 23, 300 manifestanti protestano al centro faunistico del Casteller, dove è rinchiusa Jj4. Bersaglio di molti cori, replica: «È stata una manifestazione, legittima, ma di gente venuta da fuori. Vorrei vedere proposte concrete, non slogan». Quanto alla sorte dell’orsa, ribadisce: «Dipendesse da me sarebbe già stata soppressa. Attendo la decisione del Tar e agirò di conseguenza. Spero che indichi l’applicazione del Pacobace (il Piano di conservazione dell’orso nelle Alpi, ndr) che prevede l’abbattimento di quelli pericolosi». Il 30 viene trovato morto M62 (sospetti di bracconaggio e accuse degli animalisti). L’11 settembre il Tar di Trento stabilisce che l’orsa F36 non sarà abbattuta, ma catturata e rinchiusa a Casteller. Il 23 ottobre si conferma presidente della Provincia autonoma di Trento col 51,82, 5 punti in più rispetto al 2018, anche se stavolta era sostenuto da una coalizione che dal centrodestra si è allargata al Partito autonomista trentino tirolese. A fine novembre, quando rifiuta la vice meloniana, la premier avverte che o si risolve quella grana o non tratta su nessuna Regione • 2024 - • A inizio gennaio 2025 dice apertamente che è sbagliato l’alt al terzo mandato del governatore Vincenzo De Luca in Campania: «Altrimenti l’Autonomia a cosa serve?» (FdI è per l’alt). Il 19 maggio, quando il Consiglio dei ministri impugna di fronte alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che il 9 aprile ha innalzato da due a tre il limite dei mandati consecutivi possibili per il presidente dell’ente, parla di una «scelta politica» e di un «atto pesante contro il Trentino», per ritorsione il 22 revoca alla fratellista Francesca Gerosa la carica di vicepresidente. Indagato per l’abbattimento dell’orso M90 (il 6 febbraio 2024 per suo ordine dopo essere stato classificato come esemplare potenzialmente pericoloso a seguito di alcune interazioni ravvicinate con l’uomo in Val di Sole), il 6 novembre il gip Gianmarco Giua respinge la richiesta di archiviazione della Procura (reato contestato: «Uccisione di animale con crudeltà»).

338. Gabriele ALBERTINI Milano 6 luglio 1950. Politico • Dal 1997 al 2006 sindaco di Milano, a fine dicembre 2020, quando la neve semiparalizza per ore la città, con strascico di polemiche fra Matteo Salvini e il sindaco Beppe Sala, Giangiacomo Schiavi ricorda che «Il 27 gennaio 2006 una nevicata record toccò anche al sindaco Albertini, ormai arrivato alla scadenza del secondo mandato. Ottomila tonnellate di sale, 145 mezzi in strada e 350 uomini a spalare non fermarono le polemiche. Gli spartineve, sempre loro, sotto accusa» • Il 6 maggio 2021 si legge che Sala «è un uomo fortunato perché il centrodestra non sa chi candidargli contro in autunno: ha pensato a Gabriele Albertini, 70 anni, ma il sindaco degli anni 1997-2006 ieri si è tirato “fuori per «motivi di famiglia”» (Gianluca Mercuri). Venerdì 13, davanti all’insistenza di tutto il centrodestra («mi ha telefonato anche Giorgia Meloni»), fa una mezza retromarcia «Ci penso ancora», ma alla fine rinuncia (Marco Cremonesi scriverà che «i leghisti milanesi accusano Fratelli d’Italia di aver spinto alla rinuncia l’unico candidato che nelle indagini era risultato competitivo»). A metà giugno ancora si dice che «il centrodestra cerca un candidato civico cui affiancare come vice Albertini (che non vuole Lupi)», poi s’avanza il manager Oscar di Montigny, «non stranoto ma benedetto dal notissimo Gabriele Albertini». Massimo Rebotti (L’impasse della Lega nella “sua” Milano) commenta: «Le carte su Milano, ogni settimana, vengono messe sul tavolo e poi ritornano nel mazzo. Salvini un’idea ce l’ha avuta, quella di Gabriele Albertini, ed è stata anche brillante, vista la stima di cui gode ancora l’ex sindaco in città. Ma, così come altri esponenti del mondo berlusconiano richiamati recentemente “in servizio”, da Letizia Moratti a Guido Bertolaso, anche Albertini arriva da un’altra storia rispetto al Carroccio». Il 6 luglio il centrodestra trova finalmente il candidato, Luca Bernardo, primario di pediatria al Fatebenefratelli. Luca Angelini: «Non ci sarà un ticket sindaco-vice, perché sul nome dell’ex sindaco Gabriele Albertini, fortemente voluto da Matteo Salvini, non sono state superate le perplessità di Fratelli d’Italia e dei centristi irritati dalla mancata candidatura di Maurizio Lupi» (il 4 ottobre Sala vince col 57,7% stracciando Bernardo, fermo al 32) • A inizio agosto 2022 In vista delle elezioni politiche anticipate, lancia, insieme al deputato Guido Della Frera e altri dirigenti lombardi, un appello a Carlo Calenda e Matteo Renzi per costruire un «terzo polo» liberale nel segno della cosiddetta «Agenda Draghi» • 2023 - • A metà marzo 2024, Forza Italia si dà l’ambizioso obiettivo di «Superare il 10% alle Europee e il 20% alle prossime Politiche». Mercuri: «E, a conferma che i post berlusconiani pensano di prosperare ancora con questa loro aura vintage, c’è la proposta di euro-candidatura a Letizia Moratti e Gabriele Albertini (centocinquant’anni in due)» (a differenza di Moratti, decide di non candidarsi) • 2025 -.

339. Roberto SERGIO Roma 26 aprile 1960. Dirigente d’azienda • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Dal 14 dicembre 2016 direttore di Rai Radio, quando l’8 maggio 2023 arrivano le dimissioni di Carlo Fuortes, amministratore delegato della tv di stato, Antonella Baccaro scrive che «non dovrebbero esserci sorprese», andrà lui ad occupare la prestigiosa poltrona. Dopo che l’11 in Consiglio dei ministri è stato sciolto il nodo delle designazioni del capo della Polizia e di quello della Guardia di finanza, che sembrava bloccare tutto, il 12 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti propone ufficialmente il suo nome, il 15 la nomina viene ratificata. A fine luglio cancella il programma di Roberto Saviano Insider, faccia a faccia col crimine «dopo aver preso atto di alcune affermazioni rivolte, di recente, dallo scrittore al vicepremier Matteo Salvini, rispetto alle quali Forza Italia ha presentato un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai, chiedendo la sospensione del programma. Alla base della decisione assunta in viale Mazzini nelle ultimissime ore, ci sarebbe la considerazione che il linguaggio usato ripetutamente dal giornalista non sarebbe compatibile con il Codice etico cui s’ispira il servizio pubblico» (Baccaro). A inizio ottobre blocca la partecipazione di Fedez a Belve, scelta editoriale «legata a una valutazione di opportunità riferita alle ultime sue presenze in Rai, sia per il 1° maggio che per l’ultimo Sanremo, e ad affermazioni nei confronti dell’azienda che necessitano tempi ulteriori per ritrovarsi in un rapporto e clima diverso e più sereno» (l’Alleanza Verdi e Sinistra protesta: «La Rai dice no a Fedez, ma ospita il pluricondannato Corona a Domenica In. È ormai chiaro con quali criteri vengono scelti alcuni personaggi e altri no. L’importante è non criticare il governo o la maggioranza»). A inizio novembre al fuoco di fila di polemiche sugli ascolti che ha investito la Rai, oppone il successo di VivaRaiDue con Fiorello (più di un milione di spettatori) e l’arrivo di Marco Mengoni come coconduttore al Festival di Sanremo (continua però la perdita di «pezzi pregiati»: dopo 63 anni in Rai Corrado Augias trasloca a La7). A metà dicembre decide di aprire una procedura disciplinare nei confronti del Direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, per aver introdotto i dibattiti della manifestazione di FdI, Atreju, con espressioni ritenute di parte • L’11 febbraio 2024, quando al Festival di Sanremo il rapper milanese di origini tunisine Ghali dice «Stop al genocidio» (a Gaza), prova a dribblare l’imbarazzo con una nota letta da Mara Venier a Domenica in nella quale ricorda la grande attenzione riservata dai tg e dai programmi Rai alla strage del 7 ottobre per mano di Hamas e gli eventi dedicati alla memoria della Shoah nell’ultima settimana di gennaio («La mia solidarietà al popolo di Israele e alla Comunità ebraica è sentita e convinta»). Il 13 la polizia manganella i manifestanti pro Palestina che davanti alla sede Rai di Napoli protestano contro il suo comunicato. Il 14 è messo sotto scorta per le minacce di morte ricevute. A fine aprile, quando scoppia il caso Antonio Scurati (il monologo dello scrittore sul 25 Aprile è stato «censurato» con pasticciatissimi tentativi di giustificazione), le sue parole fanno capire che la tempesta non è di quelle in un bicchier d’acqua: «Io cerco di far capire ai miei amici che così l’azienda va a sbattere, ma è tutto inutile» dice al “Corriere della Sera” mentre con “La Stampa” parla di qualcuno che «vuole distruggere la Rai» (il sindacato giornalisti Usigrai subito gli chiede a chi si riferisca). Baccaro commenta: «Che qualcosa non funzioni più in Rai nell’interlocuzione tra l’amministratore delegato Roberto Sergio e il direttore generale Giampaolo Rossi è più che mai vero dopo il caso Scurati. [...] Il gelo è calato ieri dopo quindici telefonate (l’ad le ha contate) intercorse tra i due senza trovare una linea comune». A inizio maggio la Rai invia una lettera di contestazione disciplinare alla conduttrice Serena Bortone per il post da lei pubblicato sui suoi profili social, con cui denunciava la censura del monologo di Scurati da parte della dirigenza nella trasmissione Che sarà. Lui precisa che «non è un provvedimento, ma una richiesta di spiegazioni. Un atto dovuto, perché c’è il divieto di diffondere attività, notizie e fatti aziendali. Una regola che vale per tutti». Quanto all’accusa di censura, spiega che «non è stata vietata né la partecipazione, né la lettura del monologo di Scurati»: allo scrittore sarebbe stata proposta la partecipazione a titolo gratuito perché «era in promozione», la prova sarebbe che «la mattina della trasmissione sia i biglietti del treno che l’albergo erano regolarmente confermati». Il Pd parla di una misura intimidatoria: «Rainews ormai è come l’Istituto Luce». Il 10 agosto diventa presidente della Rai, in quanto consigliere più anziano, il primo ottobre diventa direttore generale, scambiandosi il posto con Giampaolo Rossi • A metà marzo 2025 Baccaro scrive che «comincia a delinearsi la vera Rai a trazione centrodestra. Dopo l’anno di interregno di Roberto Sergio, arrivato in corsa nel 2023, in un consiglio di amministrazione con ancora gli equilibri precedenti, il successore, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi (FdI), ha completato il suo pacchetto di nomine».

340. Andrea ABODI Roma 7 marzo 1960. Politico • 2020 - • 2021 - • Laureato alla Luiss in Economia e Commercio, manager sportivo dal 1994, già indicato da Fratelli d’Italia come candidato sindaco di Roma (fu costretto a declinare l’incarico per problemi di salute), il 22 ottobre 2022 diventa ministro per lo sport e i giovani nel governo Meloni. Monica Colombo: «Ora, dopo essere stato indicato come il candidato principe a presiedere la Fondazione per le Olimpiadi Milano-Cortina accetta di ricoprire il più prestigioso ruolo. Tifoso della Lazio, tanto che Claudio Lotito in passato gli aveva promesso un ruolo dirigenziale nel club biancoceleste (prospettiva rimasta tale), ha iniziato la carriera nel mondo dello sport risultando fra i cofondatori di Media Partners Group, una società di sport industry, acquisita poi da Infront, per la quale è stato vice-presidente esecutivo. Consigliere dal 2002 al 2008 del Coni Servizi spa, attualmente è il presidente dell’istituto per il Credito Sportivo. La sua gestione ha rappresentato un punto di rottura con il passato, facendolo assurgere ad una valenza prima sconosciuta. Soprattutto si è speso per migliorare l’impiantistica sportiva, che rappresenta una delle piaghe del Paese. Dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di B, accompagnata su un percorso di modernizzazione e di indipendenza dai ricavi dalla Lega di A». A inizio dicembre Daniele Dallera scrive (Il calcio e tutto lo sport meritano più attenzione): «Con il nuovo governo Meloni (ri)nasce il ministero dello Sport (e dei giovani), così atteso, così richiesto proprio da quel mondo che aspira ad avere più attenzione, maggiore sensibilità, un dialogo più costruttivo con la politica. E cosa fa il ministro dello Sport, Andrea Abodi, come prima azione? Sbatte la porta in faccia a tutto il mondo dello sport che chiede attraverso la disciplina più popolare, il calcio, la dilazione dei debiti verso l’erario. Amabile, forse troppo, uomo di sport, evidentemente non completamente, nonostante spesso ricordi con un sentimento di piacere lo slogan “il mio calcio libero” che proprio Abodi lanciò su queste pagine quando anni fa si candidò, ahinoi perdendo, alla presidenza della Federcalcio, battuto da Carlo Tavecchio (allora appoggiato da Claudio Lotito). “L’opinione pubblica non capirebbe” ha sostenuto Abodi per motivare il no suo e del governo alla richiesta di rateizzare le tasse, sostenuta da tutto il sistema sportivo attraverso il cosiddetto “emendamento Lotito”, sì Claudio Lotito presidente della Lazio, ora anche senatore di Forza Italia. Lo sport non è solo passione, gol, rigori e fuorigioco, canestri, schiacciate... Soffermiamoci sul calcio: è soprattutto una delle industrie, proprio così, più importanti del Paese. Lo sa bene Abodi, alla guida in passato di settori fondamentali del pianeta chiamato pallone» • Il 10 luglio 2023 il titolo è Abodi contro le «ostentazioni». Alessandro Trocino: «Andrea Abodi è ministro per lo Sport e per i Giovani. Finora si è saputo poco di lui e delle sue attività - tranne che viene dal Fronte della Gioventù e dalla destra romana - ma ieri è intervenuto sul tema del ritorno in Italia — al Cagliari — di Jakub Jankto, il calciatore ceco ex Udinese e Sampdoria che pochi mesi fa, in febbraio, ha fatto coming out diventando il primo professionista dichiaratamente omosessuale a grandi livelli. Abodi ha pensato di dire la sua, in questi termini: “Non faccio differenze di caratteristiche che riguardano la sfera delle scelte personali. Se devo essere altrettanto sincero non amo, in generale, le ostentazioni, ma le scelte individuali vanno rispettate per come vengono prese e per quelle che sono. Io mi fermo qui”». La segretaria del Pd Elly Schlein parla apertamente di «omofobia», Chiara Braga rincara: «L’unica ostentazione a cui assistiamo è quella di ministri ottusi e chiusi nel loro oscurantismo anni ’50. Sempre contro chi chiede diritti, libertà, giustizia, soprattutto donne e comunità Lgbtqia+». Lui prova a precisare: «Sulle ostentazioni mi riferivo ad alcune espressioni del Pride». Massimo Gramellini (Abodi Shaming) infierisce: «Anziché inghiottire il rospo delle critiche, il ministro ha avvertito il bisogno insopprimibile di precisare. Ormai abbiamo capito come uno dei guai di questo governo siano le precisazioni, il cui unico effetto è di peggiorare lo strafalcione originale. (Forse la Meloni dovrebbe nominare un sottosegretario unico alle precisazioni, purché non sia Sgarbi). “Mi riferivo al Gay Pride”, ha detto Abodi. Al Gay Pride? Ci faccia capire, ministro: il calcio è un mondo machista dove dai tempi di George Best i giocatori si fanno un punto d’onore di esibire la loro virilità e le collezioni di conquiste femminili, per non parlare delle continue allusioni alle sorelle e alle fidanzate degli avversari. Se lei, come dice, “non ama le ostentazioni in generale”, allora dovrebbe prima preoccuparsi di certi eccessi di Etero Pride» • Il 5 maggio 2024 Controlli economici sul calcio, è scontro. Daniele Dallera: «Non c’è nessun governo al mondo che decida chi debba o non debba partecipare a un campionato di calcio (o di basket). In Italia potrebbe accadere. Se il governo Meloni passerà dal pensiero all’azione facendo diventare decreto il progetto allo studio in questi giorni, presentato e comunicato alla Federcalcio e al Coni, nascerà questa agenzia governativa che dirà l’ultima parola sull’ammissione delle società ai tornei professionistici. Si chiama invasione di campo? Entrata a gamba tesa?». Lui difende il provvedimento: «Nessuno può dire che sia una sorpresa, tantomeno parlare di interventi a gamba tesa. E non è neanche un provvedimento isolato, fuori contesto. La norma è parte di uno schema di decreto legge sullo Sport, molto più ampio, che porteremo in Consiglio dei ministri a metà maggio, a cui tengo molto». La norma non piace però al presidente del Coni Giovanni Malagò: «È stata violata l’autonomia dello sport al 100%: se si ritiene che vadano fatte cose diverse per migliorare è giusto, ma andavano trovati tempi e modi diversi». A metà dicembre fa discutere un emendamento dell’ultima ora alla manovra di bilancio con cui lo stipendio dei ministri non parlamentari verrebbe equiparato a quello degli eletti (ossia alzato da 9.200 a 12.400 euro lordi mensili): lui sarebbe tra i beneficiari con Piantedosi, Crosetto, Calderone, Valditara, Giuli, Schillaci. L’opposizione insorge: «Non aumentano le pensioni minime ma lo stipendio dei ministri, è vergognoso» • Il 13 luglio 2025 fa discutere la sua assenza a Londra quando Jannik Sinner diventa il primo italiano a vincere il torneo di Wimbledon. Gramellini (Domenica in famiglia): «Sono completamente d’accordo a metà con il nostro ministro dello Sport: la domenica è sacra per tutti, anche per un ministro dello Sport. Capita di avere bisogno di fermarsi e di voler trascorrere un giorno con la famiglia. In un mondo di presenzialisti assatanati, dove non conta l’essere ma l’esserci, l’assenza riveste un valore fondamentale. Anche perché, ha spiegato molto bene Andrea Abodi, lui a Wimbledon non era assente, ma “diversamente presente”. Poco importa che il suo corpo non si trovasse a sudare e a sventagliarsi su una seggiola bollente del Centre Court londinese mentre un italiano vinceva il torneo di tennis più famoso del mondo per la prima volta nella storia. Su quelle tribune aleggiava comunque il suo spirito. Rimango però con un dubbio atroce. In assenza di Olimpiadi e Mondiali di calcio (ai quali peraltro non partecipiamo da una vita) l’unico grande evento sportivo di questa estate italiana era la finale di Wimbledon. Certo, disgraziatamente cadeva di domenica. Però, sapendo di non potervisi recare per sacrosante priorità familiari, il ministro dello Sport non avrebbe dovuto prodigarsi affinché ci fosse qualcuno a rappresentarlo? Un sottosegretario con delega al tappo dei buchi, o almeno un usciere del suo dicastero. Un terribile sospetto mi assale: che monarchi e ministri spagnoli fossero lì perché sicuri della vittoria di Alcaraz. E che quelli italiani non ci fossero per la stessa ragione». Il 27 agosto, nientepopodimenoche, I russi contro Abodi. Trocino: «Il ministro dello sport Andrea Abodi ha detto al Meeting di Rimini che sarebbe sbagliato escludere gli atleti israeliani dalle competizioni. L’associazione degli allenatori italiani ha chiesto di escludere Israele dalle qualificazioni per i mondiali di calcio. Il 14 settembre è in programma una partita tra Italia e Israele. Diversi parlamentari ne hanno chiesto l’annullamento. Ma la frase che ha fatto infuriare i russi è questa: “L’invasione della Russia in Ucraina è stato un fatto molto più cruento, molto più aggressivo, che ha inciso sulla sovranità di una nazione che doveva essere sostenuta e difesa”. Molto più cruento, è il sottinteso, di quanto sta accadendo a Gaza. Due pesi e due misure, è il senso della reazione russa, espressa in termini più forti (“Abodi ha iniziato il suo discorso alla grande, finendo miseramente”)».

341. Beatrice VENEZI Lucca 5 marzo 1990. Direttrice d’orchestra • 2020 - • 2021 - • A inizio settembre 2022 Aldo Cazzullo, rispondendo a un lettore («Dio, patria, famiglia» contro ateismo e libero amore) parla «della schermaglia tra Monica Cirinnà, per cui “Dio patria famiglia” implica una “vita de m.”, e Beatrice Venezi, ribattezzata da Dagospia “Bacchetta nera”, che ha risposto: “Dio patria e famiglia sono i miei valori”. Il motto, a mio avviso, non può dirsi tecnicamente fascista. “Dio patria famiglia” è uno slogan della destra conservatrice, se non reazionaria, in molte culture, dalla Serbia alla Russia» (conclusione: «tranne in qualche caso — tra cui certo quello di Beatrice Venezi —, i sostenitori di “Dio patria famiglia” ne combinano spesso di tutti i colori»). A metà novembre si legge (Giù Morgan su Venezi) che «in un primo tempo si era parlato di Morgan come consigliere del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (su suggerimento del sottosegretario Vittorio Sgarbi). Ma alla fine, invece, il consigliere sarà Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra (anche se lei si definisce direttore), vicina alla destra» (Alessandro Trocino) • A metà luglio 2023 No a Venezi a Nizza: «È neofascista». Trocino: «Dodici associazioni antifasciste di Nizza, raggruppate sotto il nome di Tous Citoyens, si oppongono all’invito della direttrice di orchestra Beatrice Venezi previsto per fine anno con il balletto di Natale e il concerto di Capodanno, a causa delle sue idee politiche. La direttrice viene definita “neofascista” e si ricorda che ha partecipato, a maggio 2022, alla convention di Fratelli d’Italia» • Il 20 gennaio 2024 finisce in un Caffè di Massimo Gramellini (Com’è triste Venezi): «Mi rifiuto di credere che un uomo di mondo come il ministro Sangiuliano si sia arrabbiato per una battuta della comica Virginia Raffaele, al punto da sollecitare personalmente l’intervento di un alto dirigente della Rai. Indossando i panni della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, da lui nominata consulente del ministero della Cultura, l’imitatrice ha dato a Sangiuliano dell’ignorante e dell’incompetente (musicale, s’intende)». Meno di una settimana e il 26 il Caffè è tutto per lei (Se bacchettano Venezi): «Dopo averla avuta sul podio, alcuni orchestrali di Palermo hanno pubblicamente affermato che Beatrice Venezi è incapace di dirigere. Non che il suo stile è discutibile, ma proprio che muove la bacchetta a caso, o giù di lì. Non ho la competenza per assecondarli e nemmeno per smentirli. Prendo solo atto che i loro giudizi non hanno provocato una levata di scudi in sua difesa, come invece sarebbe accaduto se a essere attaccata sul piano della professionalità, addirittura della legittimità a occupare un ruolo di comando, fosse stata una qualunque altra donna non schierata politicamente da una certa parte, cioè a destra. Tutti, magari sbagliando, avrebbero interpretato le parole degli orchestrali come un inaccettabile attacco sessista a una musicista che ha il grave difetto di essere femmina, per di più giovane e fotogenica. E sarebbero fioccati i riferimenti gonfi di sdegno alla discriminazione di cui continuano a essere vittime le donne, ogni qual volta cercano di affermarsi in ambiti lavorativi prevalentemente maschili». A fine marzo tre professori dell’orchestra Sinfonica Siciliana che l’avevano accusata di essere solo «un fenomeno mediatico» sono sospesi senza stipendio dal Sovrintendente (il M5S: «Scandaloso»). A inizio settembre polemiche quando Maria Rosaria Boccia, dopo aver causato le dimissioni di Sangiuliano, allude maliziosamente alla sua nomina a consigliera del ministero della cultura (subito fa sapere che la vuole querelare) • Il primo giorno del 2025 Rai3 la mostra in un Viva Puccini che le vale la prima bacchettata dell’anno, stavolta da Aldo Grasso (Beatrice Venezi trasforma in kitsch il pop di Puccini): «Kitsch, Kitsch, Urrà! In realtà non era un programma su Puccini, ma su Beatrice Venezi che quando dirige si agita e fa le faccette come la nostra premier. Telecamere sempre puntate su di lei, primi piani, celebrazione indiscriminata del piacere estetico a detrimento della fattura materiale dell’oggetto artistico. Anche qui, per la gioia del maestro Muti, ennesima proposta del Nessun dorma, a dimostrazione che a passare dal pop al kitsch ci vuole niente». A fine settembre i musicisti del teatro La Fenice si ribellano alla sua nomina a direttrice d’orchestra perché non avrebbe le competenze necessarie: «Non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico alla Fenice, né nei principali teatri d’opera internazionali, né compare nei cartelloni dei più importanti festival internazionali». Il soprintendente Nicola Colabianchi spiega che la scelta di «un direttore d’orchestra di talento, giovane, donna e con una forte visibilità mediatica internazionale è un investimento sul futuro della Fenice», ma decine di abbonamenti al teatro vengono disdetti. In meno di una settimana la petizione su Change.org del musicologo Stefano Aresi per la revoca della nomina supera le diecimila firme. Nella speranza di iniziare un dialogo che sembra impossibile e scongiurare lo sciopero che rischia di colpire la prima del Wozzeck il 17 ottobre, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, presidente della Fondazione del Teatro La Fenice, convoca per l’8 un incontro tra Rsa e direzione. Sul caso interviene Fabio Luisi, direttore di caratura internazionale (dirige orchestre a Dallas, Tokyo e Copenaghen e ha avuto incarichi stabili al Met di New York, Dresda, Lipsia, Maggio di Firenze): «Dovrebbe fare un passo indietro. Lo dico nel suo interesse. La Fenice non è una palestra per un giovane direttore, ha bisogno di un nome che aumenti la qualità, non di chi ne approfitta per motivi di carriera», «La scelta di un direttore musicale va condivisa con le masse artistiche, che qui sono state messe di fronte al fatto compiuto», «L’ho vista dirigere in alcuni video: non è all’altezza di un incarico di quel genere. Mi auguro che lo diventerà». Il 6 ottobre gli abbonati storici che hanno annunciato la disdetta sono quantificati in 143, l’8 gli orchestrali e le maestranze de La Fenice annunciano che il 17 sciopereranno.

342. Tiziano FERRO Latina 21 febbraio 1980. Cantautore • Il 4 febbraio 2020 inizia la 70ª edizione del Festival di Sanremo, la prima condotta da Amadeus che promette: «Sarà un Festival imprevedibile, e l’imprevedibilità sarà data da amici come Fiorello, Tiziano Ferro e anche Roberto Benigni». Alla faccia dell’amicizia, dopo che aveva espresso il suo malumore (passo tante ore in camerino e poi mi esibisco a tarda notte...) scoppia una lite con Fiorello, che si sfoga: «Non è giusto darmi del permaloso come se mi fossi arrabbiato per nulla, accetto le critiche, accetto che si dica che non faccio ridere, qualunque cosa, ma Tiziano Ferro ha fatto una cosa che non si fa. Dopo che ha lanciato sul palco l’hashtag Fiorello statte zitto, ho ricevuto insulti tremendi per 24 ore. Tu lanci un hashtag dal palco di Sanremo e sai cosa scateni, come se poi fosse colpa mia se ci sono 50.000 ospiti e si fa tardi la sera». Intervistato da Selvaggia Lucarelli per Tpi, lo showman rincara: «Noi parliamo tanto di cyberbullismo e non valutiamo le conseguenze? C’è un vigile che si è suicidato in questi giorni per gli attacchi sul web», «Vatti a leggere i commenti: “Devi morire perché il nostro Tiziano deve cantare”, “Merda, è lui la star!”. E Tiziano Ferro non è responsabile? Lui lancia un hashtag, lo immagina che i suoi fan lo seguiranno e mi insulteranno. Ha fatto una cosa grave. Ha lanciato una campagna di odio nei miei confronti. Tiziano deve capire, deve crescere anche lui. Io sono stato male per gli insulti» (il 7 sul palco dell’Ariston arriva la pace). A metà settembre, intervistato da Andrea Laffranchi spiega perché si è dato alle cover con l’album Accetto Miracoli: l’esperienza degli altri: «Un disco di cover è come i laser ai concerti: li abbiamo visti mille volte, ma piacciono sempre. È un album che avevo in testa da anni e per me vale quanto uno di inediti. A Sanremo ho omaggiato quattro grandi canzoni (Nel blu dipinto di blu di Modugno, Almeno tu nell’universo di Mia Martini, Perdere l’amore di Massimo Ranieri e Portami a ballare di Luca Barbarossa ndr) non mie e mi sono trovato un primo nucleo. La vera spinta è stata la richiesta di un classico dell’estate da parte dei network radiofonici per il progetto “I Love My Radio”. Mi ha chiamato Linus da Deejay e gli ho mandato subito “Bella d’estate” di Mango. Purtroppo non era nella loro lista, ma ormai ero a quota cinque brani...». A metà ottobre Caffè di Massimo Gramellini (Morale di ferro): «Sono completamente d’accordo a metà con la sentenza della Cassazione che, nel confermare la condanna di Tiziano Ferro per evasione fiscale, ha sostenuto che i personaggi famosi devono avere più senso etico rispetto a chi famoso non è. Si tratta di una riflessione persino banale: il vip è un modello per tanti e come tale è chiamato a dare l’esempio. Specie se, come gli sportivi e i cantanti (rapper esclusi), ha costruito la sua immagine sui valori positivi ed è associato ai momenti più emozionanti della nostra vita. Abitiamo tempi di invidia sociale fortissima, dove chi sta male non tende a prendersela con i potenti veri, di cui non conosce né i volti né i nomi, ma con i mille trapezisti del circo mediatico, di solito più narcisi che influenti. La gogna è il lato oscuro del riflettore, ma fa parte delle regole del gioco. Quando Tiziano Ferro fa coming out, sdogana un tabù e imprime una svolta alla storia del costume molto più che uno sconosciuto. Allo stesso modo, ne imprime una opposta se compie un reato particolarmente odioso e sottovalutato come rubare i soldi alla collettività. Però queste cose sarebbe meglio che le dicesse un fan deluso, al limite un moralista. Non un giudice dello Stato, perché la legge è uguale per tutti, famosi e non, e l’evasione fiscale un reato da perseguire indipendentemente dal metallo di chi lo compie, si chiami Tiziano Ferro o Tiziano Alluminio, abbia un ingaggio d’oro o una faccia di bronzo». Negli stessi giorni su “7” confida «Ero un alcolista e volevo morire»: «Io devo smettere di bere, mi ripetevo. Avevo le transaminasi alte. Iniziavo ad avere problemi di fegato. Non volevo morire per una cosa simile. No. Pensavo “non berrò” e si spalancavano il buio, l’ansia, il terrore di tante ore di vuoto che mi separavano da chi non lo faceva, da chi non aveva bisogno di rifugiarsi nella dimensione parallela dell’alcol. Da chi non aveva necessità di creare un sé diverso, fatto di cose nuove, gesti che vanno bene al mondo, un mondo in cui si è capaci di essere “socialmente adeguati” e di piacere a tutti, per non rischiare mai di farsi vedere brutto, antipatico, noioso, una delusione. Ed ero invidioso. Non riuscivo a non bere ma ero invidioso di chi vedevo forte del privilegio di essere astemio, che non lo sapeva e manco voleva saperlo cosa fosse l’ubriachezza; ero invidioso di chi, di fronte a un momento di vuoto, lo accetta per quello che è - e va incontro a ciò che la giornata non ha da offrire. L’ignoto. Ma gli alcolisti non contemplano l’ignoto». A inizio novembre va in streaming su Amazon Prime Video Ferro, documentario sulla sua vita e la sua carriera «Un atto di accusa contro i bulli e la società del pregiudizio attraverso il successo, le dipendenze, il matrimonio con Victor Allen» (Paolo Baldini). Ritratto in cui smonta «pezzo per pezzo l’immagine esteriore, patinata, sempre un po’ photoshoppata, ad uso di copertina che i personaggi pubblici sono costretti spesso a recitare» (Renato Franco), riassume in cinque parole perché non era felice: «Alcolista, bulimico, gay, depresso, famoso. Pure questo, famoso, mi sembrava un difetto, forse il peggiore» • 2021 - • Il 28 febbraio 2022 annuncia con un post su Instagram e una foto che insieme al marito americano Victor Allen negli Stati Uniti è diventato papà di Margherita e Andreas, 9 e 4 mesi: «Li proteggeremo e custodiremo la loro intimità» • Nozze il 25 giugno 2019 a Los Angeles (il 13 luglio dello stesso anno replica delle promesse a Sabaudia), il 19 settembre 2023 arriva la notizia del divorzio: «Da qualche tempo è cominciata una dolorosa separazione. L’ho affrontata in silenzio, proteggendo la riservatezza di tutti. Recentemente abbiamo avviato le pratiche per il divorzio. In questo momento tutta la mia attenzione è concentrata sulla tutela dei miei due figli. Attualmente trascorrono la maggior parte del tempo a casa con me. In questo momento non posso lasciarli, e non posso portarli con me in Italia. Voi lo sapete: ho portato avanti un tour contro il parere dei medici. Non avrei mai cancellato quei concerti. Questa volta, però, è diverso. Non si tratta di me e della mia salute, si tratta di due bambini piccolissimi e della loro serenità. Chiedo immensamente scusa, ma adesso loro sono la mia priorità». A inizio ottobre, intervistato da Candida Morvillo in occasione dell’uscita del suo primo romanzo, La felicità al principio, dice: «Nel libro rompo un tabù: dico che si può non voler bene ai genitori. A causa del divorzio non posso portare i figli con me in Italia. Ho avuto un polipo alle corde vocali, poi sparito per miracolo» • 2024 - • A fine ottobre 2025 intervistato da Laffranchi confida: «Terapia di coppia, rabbia, attacchi di panico: due anni disastrosi ma voglio rialzarmi».

343. Monica MAGGIONI Milano 20 maggio 1964. Conduttrice tv • 2020 - • Giornalista, dal 2015 al 2018 presidente della Rai, il 18 novembre 2021 diventa direttrice del Tg1, preferita dall’amministratore delegato Carlo Fuortes a Sarah Varetto e Giovanna Pancheri. Antonella Baccaro commenta: «Potrebbe dunque essere mantenuta da Fuortes la promessa sulle donne. Meno, quella di lasciare i partiti fuori dalla porta» (il malumore di Giorgia Meloni, che voleva una direzione per Fratelli d’Italia, acuirà le tensioni nel centrodestra) • A metà luglio 2022 Aldo Grasso (La crisi in tv e quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa nostrani) scrive: «Esco da Mentana ed entro da Maggioni su Rai1: l’ansia muove il telecomando alla ricerca di qualche risposta. Ci sono Marco Damilano, Mario Sechi, Claudio Cerasa, Luigi Contu e altri. Mi sembra di respirare un clima di compostezza, nella speranza che non spuntino i Travaglio, i De Masi, i Telese, tutti quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa e ai putiniani nostrani. La direttrice Monica Maggioni mostra un frammento del tg russo in cui si spiega che il governo italiano è caduto perché la gente era in rivolta per l’aumento dei prezzi (colpa delle sanzioni). La situazione è drammatica, non si sa dove andremo a finire, e io mi chiedo se quei conduttori e quelle conduttrici che durante l’anno hanno dato così tanto spazio a quelli che, nel pieno di una pandemia, di una guerra e di un’architettura complessa come il Recovery Plan, hanno fatto cadere il governo, non provino ora un po’ di rammarico per tanta leggerezza (o per una qualche virgola di share in più), non si sentano travagliati da una tardiva resipiscenza» • A inizio maggio 2023 Baccaro scrive che «Alla guida della testata ammiraglia (Tg1), malgrado la forte contrarietà di Usigrai, si profila l’arrivo dall’esterno di Gian Marco Chiocci, voluto da Meloni. Monica Maggioni sembra destinata alla guida del Coordinamento editoriale e alla conduzione di un programma politico». A fine mese si prevede prenderà il posto di Lucia Annunziata, conduttrice di In mezz’ora in uscita dalla tv di Stato («aveva visto arrivare sul suo programma voci di interferenze sempre più importanti e per questo avrebbe deciso di lasciare», spiega Alessandro Trocino). Il 2 giugno lascia la direzione a Chiocci e ottiene la Direzione dell’Offerta Informativa Rai. Dal 10 settembre conduce In mezz’ora • A metà aprile 2024 la notizia è che esordirà in prima serata con Newsroom. A fine maggio, intervistata a In mezz’ora, Meloni dice no alla proposta del segretario della Nato Jens Stoltenberg di «considerare se eliminare alcune restrizioni imposte sull’uso delle armi fornite all’Ucraina» («Non so perché Stoltenberg dica una cosa del genere. Ma consiglio maggior prudenza») • Il 19 ottobre intervista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report sotto la cui auto parcheggiata davanti casa il 16 è stato fatto esplodere un ordigno «Io credo che sia un’opera di qualcuno legato alla criminalità o comunque che si serve della criminalità. Non vedo invece scenari o mandanti politici, come pure è stato ipotizzato, perché la politica ha altri strumenti se vuole... Starei quindi con i piedi a terra. Tuttavia è possibile che qualcuno possa pensare di fare un favore a qualche amico, questo sì...» (l’ultima frase assumerà nel 2026 un ambiguo significato...).

344. Maria Giuseppina “Geppi” CUCCIARI Cagliari 18 agosto 1973. Conduttrice tv • 2020 - • A inizio febbraio 2021 Aldo Grasso scrive (Geppi Cucciari, il talento nel mostrare l’eccentricità del quotidiano) che «Il suo agente, il potente Beppe Caschetto, ha saputo (e potuto) trovarle finalmente un programma che esalti la sua dote principale: la battuta pronta»: «La bravura di Geppi consiste anche nello sfruttare gli inconvenienti tecnici, la precarietà dei collegamenti, la “mostruosità” degli ospiti: letteralmente, il senso di stupore che le facce, gli arredi, le storie raccontate sanno suscitare, lasciando di sé una strana impressione d’incompiutezza. A differenza di Piero Chiambretti, che tende ad avere in studio spalle “eccentriche” (il termine mostro me lo sono già bruciato), cioè l’ambivalente iconografia della tv postmoderna, Geppi Cucciari mostra l’eccentricità del quotidiano, come sa fare solo la radio. Se l’esperimento della visual radio non ha dato i risultati promessi, Che succ3de? è una buona lezione di come si possano trasformare la partecipazione e la complicità radiofonica in televisione. Geppi Cucciari “lavora” con la gente comune, come se collezionasse cartoline bisognose di allegoricità per uscire dall’anonimato (Piemonte due, Lazio uno, Sardegna tre…), come se avesse allestito uno zoo di vetro di questa mitologica “gente”» • A metà marzo 2022 è tra i personaggi incontrati da Alessandro Cattelan per il programma sul tema della felicità, o meglio su come agire per essere felici, Una semplice domanda (Netflix, gli altri Roberto Baggio, Elio, Francesco Mandelli, Paolo Sorrentino, Gianluca Vialli) • Il 6 luglio 2023, premiazione dello Strega, è protagonista di un siparietto col ministro della cultura Gennaro Sangiuliano che finisce in un Caffè di Massimo Gramellini (Sangiuliano stregato): «Povero ministro della Cultura, non bastava la disgrazia di avere Sgarbi per sottosegretario: gli vanno pure a chiedere che cosa pensa dei finalisti del premio Strega. E lo sventurato rispose, in diretta tv: “Sono tutti libri che ti prendono e ti fanno riflettere… Proverò a leggerli”. Se Gennaro Sangiuliano, lettore famelico (ma forse non di romanzi Strega), si fosse fermato lì, avrebbe ancora potuto spacciarla per una battuta. Come quando Riccardo Barenghi, alias Iena, strinse la mano a un collega nel corridoio del giornale esclamando: “Hai scritto un pezzo magnifico, dopo lo leggo!”. Invece il ministro della Cultura si è improvvisamente reso conto di essere un giurato del premio, oltre che il ministro della Cultura. Così, da vero superuomo nietzschiano, si è lanciato in una temeraria arrampicata sugli specchi: “Li ho letti, perché ho votato. Però voglio… come dire… approfondire questi volumi…” “… oltre la copertina”, ha chiosato implacabile la conduttrice Geppi Cucciari, e a lui non è rimasto che abbozzare un sorriso imbarazzato che chiedeva e meritava solidarietà umana». A inizio dicembre Sangiuliano la trascina in un altro Caffè: «Ministro Sangiuliano, leggo che il suo legale avrebbe diffidato il programma satirico Un giorno da pecora dal continuare a prenderla in giro. Spero si tratti di uno scherzo dei conduttori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro che, tra l’altro, vanno in onda sull’ultima emittente dove un ministro dovrebbe pensare di mettere becco: quella controllata dal governo. Se ho capito bene, non li accusa di averla diffamata, attribuendole reati o anche solo innocenti fermate a richiesta di un treno. No, semplicemente non sopporta che si sorrida di lei in pubblico, facendola passare per ignorante» • A metà febbraio 2024 arriva l’elogio di Elvira Serra (Geppi e chi ama il proprio mestiere): «Se fossi una conduttrice vorrei essere Geppi Cucciari. Ha tante caratteristiche che amo: è autoironica, umile, sempre pronta a mettersi in gioco. Ma una vince sulle altre: si diverte mentre lavora (ed è l’ambizione che dovremmo avere un po’ tutti). Basta guardare una qualsiasi puntata di Splendida cornice, un programma tagliato su misura per lei». A inizio luglio torna ad occuparsi di lei anche Grasso (Premio Strega, l’effetto della conduttrice Geppi Cucciari dove gli scrittori sembrano supplenti): «Parlo a nome della narrativa italiana (stavo per dire letteratura) e vorrei darvi un consiglio, cari amici narratori e cari organizzatori (plurale sovraesteso) del Premio Strega, che è questo: per la trasmissione della premiazione non scegliete una conduttrice brava e intelligente come Geppi Cucciari. Mi chiederete: per quale motivo? Presto detto: il suo smalto umilia i concorrenti, altro che scrittori! Sembravano dei supplenti in attesa della chiamata per sostituire il collega in ferie. Un tempo, la Rai sapeva come fare e ve lo spiegherò [...] Quando il Premio Strega lo vincevano scrittori come Flaiano, Pavese, Soldati, Morante, Ortese, Piovene, Primo Levi, Pontiggia, Vassalli… a presentare lo Strega in tv bastavano onesti conduttori come Luciano Luisi, Vanni Ronsisvalle, Claudio Angelini, Paola Cacianti. Il colpo di genio è stato di farlo condurre a Gigi Marzullo: di fronte a lui tutti parevano scrittori talentuosi. Adesso che c’è Valerio in cinquina mettete Cucciari! Amiche, amici troppo liquore fa male» • Il 14 febbraio 2025 al Festival di Sanremo conduce con Mahmood la serata dei duetti.

345. Giorgio CHIELLINI Pisa 14 agosto 1984. Ex calciatore • Il 26 luglio 2020, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria, la Juventus si aggiudica con due turni di anticipo il 36º scudetto della sua storia, il 9º consecutivo: non avesse perso causa calciopoli il titolo del 2005/2006, potrebbe vantare una stella personale • Il 25 marzo 2021 iniziano a Parma contro l’Irlanda del Nord le qualificazioni per i Mondiali in programma in Qatar nel 2022. Gianluca Mercuri scrive che «gli ultimi (Russia 2018) li abbiamo visti in tv dopo la storica disfatta con la Svezia. A guidare l’Italia sono gli stessi leader di quella disavventura, Chiellini e Bonucci (altrove, avrebbero lasciato la selezione un minuto dopo)». A metà aprile Mario Sconcerti ricorda che Antonio Conte costruì la Juve dei primi tre scudetti consecutivi «con tre difensori fortissimi, Barzagli-Bonucci-Chiellini». Quando il 6 luglio l’Italia batte ai rigori la Spagna e si qualifica per la finale degli Europei, Mario Sconcerti loda «Bonucci e Chiellini giocatori eterni». L’11 luglio, finale a Wembley contro l’Inghilterra, arriva un’altra vittoria ai rigori dopo l’1-1 con cui si sono conclusi i tempi supplementari. Aldo Cazzullo commenta che «Chi tra gli azzurri non gioca nella Juventus non aveva vinto praticamente nulla negli ultimi dieci anni (a parte lo scudetto dell’Inter di Barella). Ma anche agli juventini — in particolare al duo Chiellini-Bonucci, autori ieri di una partita strepitosa, quasi come quella di Donnarumma — era sfuggita finora la consacrazione, che non era giunta con le due finali di Champions perdute». Due giorni dopo si parla de Lo scontro sul green pass alla francese e la variante Bonucci. Mercuri: «Aver fatto pressione insieme a Chiellini sulle forze dell’ordine in servizio a Roma per poter sfilare col pullman scoperto non è stata una grande idea da parte dei due (grandissimi) capitani della Nazionale campione d’Europa». A fine settembre Mercuri parla di «una Juve dilaniata dalla guerra interna tra i vecchi boss Chiellini e Bonucci — che adorano il calcio primitivo di Allegri perché così stanno sempre in area, non si stancano e durano fino al Mondiale — e i giovani che negli ultimi due anni erano arrivati a Torino per giocare a pallone» • Quando il 24 marzo 2022 l’Italia, sconfitta 1-0 a Palermo dalla Macedonia del Nord (entra al 90’, il gol decisivo arriva 3 minuti dopo), manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, Cazzullo commenta: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto». Cinque giorni dopo è in campo in un’amichevole con la Turchia. Mercuri: «Gioca Chiellini, 35 presenze negli ultimi tre anni con la Juve: da mesi si allenava per essere in campo oggi, pensando che fosse la partita decisiva». L’11 maggio perde a Roma la finale di Coppa Italia contro l’Inter (2-4), esce dal campo all’84’ sul punteggio di 2-2 (i nerazzurri prevarranno ai supplementari). Il 16 gioca l’ultima partita davanti al pubblico della Juventus (un 2-2 con la Lazio). Al lettore Pietro Mancini che scrive «la sua determinazione, la sua grinta non le ha messe solo in campo, ma anche nelle scelte personali. Il difensore toscano ha pensato anche a studiare, a laurearsi, per far capire a tutti che, per un giocatore, oltre al pallone, c’è di più», Cazzullo risponde (Addio con sorriso a Chiellini, l’ultima bandiera dello sport): «L’altra sera all’Olimpico avevo dietro un tifoso interista che per centoventi minuti ha inveito in barese stretto — non in italiano con l’accento barese; proprio in dialetto — contro ogni giocatore bianconero e ogni componente della famiglia Agnelli. Insomma, uno spettacolo nello spettacolo. Ma quando è uscito Chiellini, e qualche interista si è alzato a insolentirlo, il tifoso barese è andato di persona a farlo smettere: “Chiellini si applaude, perché Chiellini è un galantuomo!”. In effetti Giorgio Chiellini è rispettato anche dagli avversari, tanto quanto il suo compagno di reparto e di mille battaglie Leonardo Bonucci è spesso inviso alle altre tifoserie. Non voglio mettere in contrapposizione i due. È giusto però ricordare, come fa lei signor Mancini, che Chiellini ha sempre saputo sdrammatizzare il calcio con un sorriso, ha fatto da paciere negli spogliatoi e fuori dagli stadi, si è pure laureato. Tutti, non solo gli juventini, lo ricorderemo con affetto». Il primo giugno gioca a Wembley l’ultima partita in maglia azzurra, sconfitta 3-0 contro l’Argentina ne «l’inutile partita tra campioni d’Europa e del Sudamerica». Paolo Tomaselli lo saluta con un 5 e mezzo: «Come si balla nell’ultima danza. Eppure Giorgione parte in trance agonistica, pedina Messi, infonde coraggio e sposta in alto la linea del pericolo. L’illusione dura poco, meno della sua partita finita al 45’: dopo che Di Maria gli dà l’ultimo dispiacere. Ma grazie di tutto» • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

346. Luca LOTTI Empoli 20 giugno 1982. Politico • Piddino, dal 2014 al 2016 sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo Renzi, dal 2016 al 2018 ministro per lo sport nel governo Gentiloni, a fine marzo 2020 è tra i quattro deputati col Covid (gli altri Claudio Pedrazzini del gruppo Misto, Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia, Anna Ascani del Pd). A metà settembre Paolo Mieli (Caso Palamara. quanta fretta al Csm) scrive: «In principio fu, la sera dell’8 maggio 2019, un incontro malandrino all’Hotel Champagne di Roma. C’erano cinque magistrati che, assieme ai deputati Luca Lotti e Cosimo Ferri, discussero in modo probabilmente improprio di nomine ai vertici di importanti procure. Di lì in poi un curioso trojan — che intercettava con modalità intermittenti — mise agli atti una gran quantità di altrettanto impropri scambi d’opinione, tra Palamara e altri suoi amici togati. Ne nacque una tempesta. Oltre un terzo dei consiglieri del Csm dovette lasciare l’incarico allorché furono riconosciute le loro voci captate dal trojan». Il 10 ottobre Giovanni Bianconi (Caso Palamara, espulso un colpevole restano i problemi) Giovanni Bianconi spiega: «Se Palamara è vittima, lo è di se stesso; giunto all’apice del potere nel suo mondo, inseguiva le proprie aspirazioni con spregiudicate manovre (illecite secondo il verdetto) e rapporti border line con magistrati a mezzo servizio in politica (Cosimo Ferri) ed ex ministri imputati (Luca Lotti), considerandosi intoccabile» • Il 20 gennaio 2021 finisce in un Caffè di Massimo Gramellini (Ragione e sentimento): «Renata Polverini, deputata di Forza Italia con trascorsi importanti nella destra noir, avrebbe deciso di votare la fiducia al governo Conte per amore di un deputato del Pd. E non uno qualsiasi, ma Luca Lotti, l’ex amico del cuore di quel Renzi che è alle origini di tutto questo trambusto. Il mormorio si è diffuso nei palazzi della politica subito dopo il cambio di casacca della Polverini ed è dilagato sui social, infischiandosene della smentita degli interessati. A memoria non si ricorda un episodio simile a sessi invertiti. Quando Razzi piantò Di Pietro per Berlusconi, nessuno insinuò che lo avesse fatto per amore di una deputata del centrodestra (alla quale, nel caso, avremmo espresso la nostra solidarietà). Aveva voltato gabbana per pagarsi il mutuo, dissero tutti, a cominciare da lui. Così come è facile immaginare che, se fosse stato Lotti a compiere il percorso inverso, lasciando il Pd per passare all’opposizione, adesso si parlerebbe di una ripresa del suo sodalizio con Renzi e non di una love-story. Nel commentare la Polverini di Lotti e di governo, persino un gentiluomo liberale come Guido Crosetto si è sentito in dovere di giustificarla dicendo: “Se le sue ragioni fossero sentimentali, non posso che tacere”. Perché secondo la vulgata ancora dominante nel terzo decennio del ventunesimo secolo, in politica le donne tradiscono gli elettori per amore, non per interesse. Che detto così sembra un complimento, mentre è un modo subdolo di imbellettare un pregiudizio». A ottobre la Procura di Firenze chiude le indagini su Open, la fondazione di Matteo Renzi: con l’ex presidente del Consiglio è accusato di finanziamento illecito (Renzi respinge le accuse e commenta: «La fine delle indagini è un’ottima notizia. Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento») • Il 9 febbraio 2022, dopo oltre due anni di indagini, la Procura di Firenze chiede il suo rinvio a giudizio: il 4 aprile saranno a processo con lui Renzi, Maria Elena Boschi, Marco Carrai, Alberto Bianchi (quest’ultimo, ex presidente di Open, è come lui accusato anche di corruzione). Numero 2 di Base riformista, la corrente di (ex) renziani che non ha seguito l’ex premier in Italia Viva, a metà agosto, quando scopre che con la scusa del taglio dei seggi Enrico Letta non l’ha messo tra i candidati alle elezioni anticipate, la prende malissimo: «La scelta è politica, non si nasconda nessuno dietro a scuse vigliacche. Grazie a me e Guerini il Pd è rimasto presente in Parlamento dove rischiava di sparire» (se tutti i renziani avessero seguito Renzi) • 2023 - • L’11 marzo 2024 è assolto nel primo grado del processo per il filone principale dell’inchiesta Consip, lo scandalo sul presunto giro di tangenti, influenze illecite e rivelazione di segreto. Renzi (è stato assolto anche il padre Tiziano) attacca: «C’è un giudice a Roma. Ma ci sarà chi avrà finalmente il coraggio di chiedere scusa? Sette anni, i titoloni di tutti i giornali, i talk, un danno reputazionale infinito. E il danno politico, morale, umano. E per qualcuno addirittura la custodia cautelare. Poi oggi arrivano le assoluzioni per tutti». Il 19 dicembre è prosciolto dall’accusa di finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta sulla fondazione Open (con Renzi, Boschi e tutti gli imputati). Dopo il proscioglimento Renzi pubblica sui social il nome del pm che lo aveva accusato scrivendo: «Mi spiace solo che vada in pensione dopodomani senza pagare per le sue perquisizioni illegittime e per la sua indagine incostituzionale» • 2025 -.

347. Chiara BRAGA Como 2 settembre 1979. Politica • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Il 26 febbraio 2023, quando Elly Schlein diventa segretaria del Pd, Lorenzo Salvia scrive che per la sua squadra il tentativo sarà quello di premiare soprattutto nomi nuovi tra i quali il suo (con Michela Di Biase, Stefano Vaccari, la sardina Mattia Santori, Chiara Gribaudo, Marco Furfaro). Il 28 marzo, dopo che Schlein ha spiegato perché a guidare le pattuglie dem alla Camera e al Senato debbano essere due esponenti di sua fiducia («Io voglio un partito che fa quello che dice, come accade nelle normali democrazie occidentali, non un partito che poi disattende le promesse fatte perché in Parlamento non porta avanti le battaglie») diventa per acclamazione, senza nessuna conta, capogruppo a Montecitorio (i malumori della minoranza, che voleva uno dei due capigruppo, non mancano: Lorenzo Guerini, gran mediatore, non riesce a nascondere il suo disappunto, «Ci sono state forzature») • Il 12 giugno 2024Il 5 Stelle Donno aggredito alla Camera, pugni e calci dai leghisti, a metà del suo intervento le viene urlato un perentorio «stai zitta», il collega di partito Stefano Graziano ci vede il «Segno di uno squadrismo che ritorna», Schlein fa un rimando «che si spera esagerato» (Alessandro Trocino): «A pochi giorni dalla cerimonia per i cento anni dall’omicidio di Matteotti, queste cose in quest’aula non si devono vedere e non si possono vedere. Non pensino di fermare i nostri diritti di opposizione contro le riforme con cui stanno spaccando l’Italia e stravolgendo la costituzione» • Il 21 novembre 2025, quando il ministro della giustizia Carlo Nordio dice che per fermare i femminicidi «è necessario intervenire con le leggi, con la repressione e con la prevenzione, ma soprattutto è necessario intervenire con l’educazione per cercare di rimuovere dalla mentalità del maschio» quel senso di superiorità che si è sedimentato «in millenni di sopraffazione» perché «se oggi l’uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza», commenta che «Nordio vuole una giustificazione scientifica dei suoi inaccettabili pregiudizi».

348. Corrado AUGIAS Roma 26 gennaio 1935. Giornalista • Il 23 aprile 2020 è tra le centinaia di attori e scrittori che partecipano alla maratona in streaming Capolavori della letteratura, realizzata dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Mibact (dà il via alla campagna Il Maggio dei Libri) • A inizio novembre 2021 Aldo Grasso, parlando di Rebus, il settimanale domenicale di Rai3, scrive: «Zanchini è infaticabile, una risorsa di Viale Mazzini: tutte le mattine conduce Radio anch’io su Rai Radio1; tutti i giorni Quante storie su Rai3 e ora Rebus. Augias è inossidabile, si vede che si trova a suo agio davanti a una telecamera. Insieme formano una strana coppia, con Augias che si cala nei panni di Walter Matthau per giocare al contraddittorio con il suo sodale, per accapigliarsi come su un palcoscenico. Dopo la pesante ora dell’Annunziata, Rebus ti porta in un’altra dimensione, con un altro respiro, qualunque tema affronti» • A metà giugno 2022 altro encomio di Grasso: «Alla sua venerabile età, il venerato maestro del ceto medio riflessivo ci sta regalando forse il suo miglior programma, La Gioia della Musica (Rai 3). E dire che Corrado Augias è un veterano della Rai, da Telefono giallo a Babele da Cominciamo bene a Quante storie. Come “giornalista e scrittore”, ha sempre sentito il bisogno di mostrare qualcosa, soprattutto quanto fosse bravo. Invece qui, in questo viaggio alla scoperta dei segreti, della magia, delle regole, delle invenzioni della grande musica, lirica e sinfonica, Augias indossa le vesti dell’apprendista, del narratore, dell’appassionato e tutte le volte che s’innalza a esperto trova due fantastici “maestri”, Speranza Scappucci e Aurelio Canonici, che lo mettono subito in riga» • A fine maggio 2023 si legge che «di fronte alle voci di un ridimensionamento dei suoi programmi, sarebbe tentato di abbandonare» la Rai. Citato tra i «grandi protagonisti della cultura in tv», uno che «ha fatto la storia della televisione e della Rai, inanellando decine di programmi di successo, sulla musica, i libri, la storia, la cultura», a inizio novembre annuncia il passaggio a La7. Intervistato da Aldo Cazzullo spiega: «Nessuno mi ha cacciato, ma nessuno mi ha trattenuto. A 88 anni e mezzo devo lavorare in posti e con persone che mi piacciono; e questa Rai non mi piace. Perché non amo l’improvvisazione. E in Rai oggi vedo troppa improvvisazione, oltre a troppi favoritismi». Il programma settimanale La torre di Babele va in onda in prima serata da lunedì 4 dicembre: «Uno spirito-guida, un ospite ad alto livello, a cominciare da Alessandro Barbero, e alla fine un personaggio a sorpresa, per tirare le somme» • A settembre 2024 parte la nuova stagione de La Torre di Babele. Renato Franco scrive: «C’è chi semplifica e sostiene che i grandi temi politici, storici, culturali, economici e i loro risvolti sull’attualità non si possono portare in prima serata. Augias dimostra che è vero il contrario». Alla domanda Ha 89 anni, qual è il segreto della sua lucidità fisica e mentale? risponde: «Credo che il nostro lavoro protratto fino alla pensione sia una salvaguardia: esercitarsi nel riflettere, scrivere, leggere, è come fare palestra. E poi aiuta a invecchiare con serenità: senza acrimonia, senza rodersi come se la vita ci avesse dato troppo poco». Alla pensione ci pensa? «Fino all’ultimo respiro resisto. Come Molière voglio morire in palcoscenico» • A fine gennaio 2025 Massimo Gramellini scrive un Caffè intitolato Segre, Augias e gli scomposti: «Ieri, nel lugubre intestino dei social, c’era chi si augurava la morte di Liliana Segre e chi quella di Corrado Augias. Mi ha colpito che a scatenare la gazzarra non sia stata una dichiarazione degli interessati su qualche vicenda politica particolarmente sensibile. È stata, invece, una innocente e pacifica celebrazione: nel caso della Segre si festeggiava l’uscita del documentario sulla sua vita e nel caso di Augias il novantesimo compleanno. Esistono dunque persone, di orientamenti politici probabilmente diversissimi, accomunate da un sordo livore nei confronti della popolarità e financo della longevità altrui. E che di fronte a due anziani saggi, i quali hanno sempre fatto della compostezza il loro tratto distintivo, si ritengono autorizzate a deporre ogni scrupolo di deferenza per aprire la valvola dei cattivi pensieri». Negli stessi giorni, quando di parla di “nodo Schlein” nel centrosinistra e si dice che «la sua leadership sembra (sembra) non attecchire» si legge che «Elodie, la cantante, dice che non ha carisma. Corrado Augias, il giornalista, evita di rispondere su di lei».

349. Carlo ANCELOTTI Reggiolo 10 giugno 1959. Allenatore di calcio • 2020 - • Reduce da una sfortunata esperienza in Inghilterra con l’Everton, il primo giugno 2021 firma un triennale da 11 milioni netti a stagione col Real Madrid, squadra con cui nel 2014 ha vinto la sua terza Champions League dopo quelle del 2003 e 2007 col Milan. Monica Colombo: «L’ex tecnico del Milan che, dopo aver salutato gli spagnoli ha allenato anche il Bayern Monaco e il Napoli, ha vinto la concorrenza di Pochettino, destinato a restare a Parigi dopo la conferma di Leonardo, Raul ritenuto troppo inesperto per diventare da tecnico del Castilla la guida di un club ambizioso come il Real e soprattutto di Antonio Conte che, pur essendo libero dopo l’addio all’Inter chiede per il rientro garanzie tecniche ed economiche di livello. Dopo i rumors che si erano diffusi nella serata di lunedì in Spagna, è stato ufficializzato ritorno di Carlo Magno — questo è il soprannome che all’epoca gli fu affibbiato al Bernabeu —, prossimo a compiere il 10 giugno prossimo 62 anni. Per lui un contratto triennale. Darà una spuntata di un paio di milioni al mega ingaggio che percepiva all’Everton: da 13 a 11 netti a stagione è un sacrificio che si può ben fare per tornare nel grande giro degli allenatori. I suoi legali hanno lavorato alla rescissione del contratto con il club di Liverpool, con cui è arrivato decimo in Premier. A Florentino Perez Carlo non poteva dire di no, a lui il compito di risollevare le merengues» • Il 28 maggio 2022 arriva la quarta vittoria in Champions League: a Parigi il Real Madrid batte 1-0 il Liverpool con un gol del brasiliano Vinicius • A fine maggio 2023 si infuria per i cori razzisti di cui a Valencia è vittima Vinicius (il caso ha una tale risonanza da creare una crisi diplomatica tra Spagna e Brasile) • A inizio marzo 2024 la Procura provinciale di Madrid chiede di condannarlo a 4 anni e 9 mesi di reclusione con l’accusa di aver frodato il Fisco spagnolo per oltre un milione di euro tra 2014 e 2015. Il 17 maggio finisce in un Caffè di Massimo Gramellini (Carlo e Max): «Tra Ancelotti e Allegri, i due allenatori italiani più vittoriosi, non riesco a decidere chi vorrei essere. Max Allegri non ti accoglie, ti inquieta: con quei modi scostanti alla Cacciari, ma senza la filosofia dell’originale. L’altra sera ha festeggiato la vittoria in Coppa Italia esibendosi in uno spogliarello rabbioso e litigando con arbitri, giornalisti, fotografi e persino dirigenti del suo club. In passato gli era capitato di prendere a male parole vigili e carabinieri. Un anarchico alla Juve: peggio di un mangiapreti in Vaticano. Carlo Ancelotti, invece, ha festeggiato lo scudetto del Real Madrid entrando in campo per ricordare ai giocatori di rendere omaggio agli avversari appena retrocessi. E quando Bellingham, il suo ultimo allievo di genio, prima di una partita gli ha chiesto perché stesse sbadigliando, gli ha risposto: “Emozionami tu”. Sta sempre un passo indietro, quasi a volersi mimetizzare sullo sfondo. All’opposto di Allegri, che si prende ogni volta la scena. L’emiliano e il toscano, Prodi e Renzi, Morandi e Benigni, il morbido e l’ossuto, il bonario e l’incazzoso e via stereotipando, ma negli stereotipi si nasconde qualche verità. E la verità è che vorrei essere Ancelotti, ma se poi lo fossi, mi annoierei. Mentre ho paura di assomigliare ad Allegri, specie quando un prepotente mi taglia la strada, benché assomigliargli, talvolta, significhi sentirmi vivo. Forse c’è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro in ciascuno di noi: è tutta una questione di dosi». Il primo giugno a Wembley il Real Madrid batte 2-0 il Borussia Dortmund (in gol Carvajal e, ancora una volta, Vinicius): quinta Champions League da allenatore (più le due coppe Campioni da giocatore, col Milan nel 1989 e 1990), come nessun altro (è pure il solo ad aver centrato lo scudetto in ciascuno dei cinque campionati più prestigiosi d’Europa). Alessandro Bocci: «La prima finale non la scorderà mai anche se l’ha vissuta, anzi sofferta e poi maledetta, dalla tribuna per colpa di un ginocchio (il sinistro) che aveva fatto crack. Carlo Ancelotti era all’Olimpico e chissà cosa avrà pensato quando il Liverpool ai rigori ha fatto piangere la Roma di Liedholm e Falcao. [...] Rivincite dopo quella notte afosa nella Roma ammutolita Ancelotti se ne è prese parecchie, grazie a Sacchi che lo ha voluto al Milan e lo ha convinto a fare l’allenatore e anche grazie a Berlusconi. La prima Champions in panchina l’ha messa al sicuro proprio sulla panchina dei rossoneri, ai rigori contro la Juve, facendo piangere la squadra e soprattutto i vecchi tifosi che lo avevano sbeffeggiato e insultato. Non avevano capito la grandezza di Carlo, il leader calmo, il semplificatore, l’uomo che riesce a stare sul tetto del mondo come se fosse nel letto di casa. Dentro è un fuoco, fuori però trasmette serenità, fiducia, convinzione». A fine novembre Gramellini ricorda che quando «subì una rimonta di tre gol — e in una finale di Champions, mica in un turno preliminare qualsiasi — si limitò a sollevare un paio di volte le sopracciglia. Questione di indole, certo, ma anche di atteggiamento nei confronti della vita. Ancelotti sa bene che trionfi e successi sono fenomeni ingannevoli e si rifiuta di far dipendere il suo umore da un verdetto transitorio» • Il 12 maggio 2025 viene annunciato ufficialmente il suo ingaggio come commissario tecnico della nazionale brasiliana.

350. Paolo CONTE Asti 6 gennaio 1937. Cantautore • A metà ottobre 2020 si legge che «Il box office dà tenui segnali di risveglio, curiosamente dovuti ai cosiddetti “film dei tre giorni”: Paolo Conte - Via con meMaledetto Modigliani e Il caso Pantani su tutti». Il documentario diretto da Giorgio Verdelli (voce narrante di Luca Zingaretti, nelle sale il 28, 29 e 30 settembre), «un intreccio di parole, versi e musiche che scattano foto del nostro immaginario attraverso le canzoni, i concerti, gli amici e le riflessioni del grande artista astigiano», «si inoltra nel labirinto delle canzoni di Conte, anche quelle scritte per gli interpreti più diversi (Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi), oltre che nel labirinto delle sue passioni (il jazz, l’enigmistica, la pittura, il diritto, il cinema)» • A gennaio 2021 Blob presenta uno speciale di Elena Vecchia a lui dedicato, It’s Wonderful! Aldo Grasso: «Conte frequenta l’anima, e questo basti. Non occorre formulare una poetica delle sue canzoni, abbandonarsi a quella triste pratica della spiegazione. Una volta l’ho fatto e me ne pento ancora adesso. Ne avevo tentata una (riguardava le Langhe e le milonghe), al Teatro Carignano di Torino, tanto tempo fa, e a lui non era piaciuta, nonostante la difesa generosa della sua splendida moglie Egle e di Beniamino Placido. I rilievi sulle sue canzoni, per rispettare il suo carattere, devono essere solo lampi, folgorazioni, cenni d’intesa, schegge, magari ironici depistaggi. Come dice lui, con sublime understatement: “Vado fiero di un’intuizione, aver definito nel finale di una canzone la rumba come un’allegria del tango”» • A metà aprile 2022 in un articolo di Gianna Fregonara e Orsola Riva si legge che «la conferma della medaglia d’oro della Sapienza per le Scienze dell’Antichità nel Qs rankings by subject, una delle più quotate classifiche universitarie, fa pensare al Bartali di Paolo Conte. Quello che “col naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita”, faceva arrabbiare i francesi (“che le balle ancora gli girano”)» • Il 19 febbraio 2023 è il primo cantautore ad esibirsi alla Scala di Milano. Intervistato da Andrea Laffranchi dice: «Ho suonato in teatri prestigiosi come il Barbican a Londra, la Philharmonie a Berlino… ma la Scala fa sognare. È il teatro simbolo che contiene la nostra grande musica, l’Italia ha dato il suo meglio con la lirica. Non ci sono mai stato da spettatore ed è un’emozione pensare ai fantasmi che sono passati da qui». Il giorno dopo si parla de L’ovazione della Scala per Paolo Conte: «Lo chansonnier astigiano è salito sul palco in giacca e maglietta, e dopo le polemiche che l’avevano preceduta la sua esibizione ha convinto tutti» • A fine luglio 2024, mentre sono in corso le Olimpiadi di Parigi, commentando la vittoria all’overtime delle ragazze della spada nella finale contro la Francia, Gianluca Mercuri scrive che «non godevamo così dal 2006, quando la testata di Zidane suicidò la Francia ai Mondiali di calcio», parla di «goduria, come sempre quando battiamo i francesi, nazione sorella e avversaria sublime» e conclude: «La vera cosa bella, coi francesi, è che sono 80 anni che non ci scanniamo più, l’ultima volta fu quando li aggredimmo vilmente mentre li aveva già messi in ginocchio Hitler. Poi, per fortuna, solo partite, gare e Bartali, quel naso triste da italiano allegro tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano (tra i tanti italiani che i francesi amano, spicca sempre Paolo Conte)» • A fine giugno 2025 Massimo Gramellini parlando della canzone Felicità (Al Bano si appresta a cantarla in Russia con Iva Zanicchi) scrive che «un testo così banalmente ecumenico, che invita a “tenersi per mano e andare lontano”, avrebbe potuto scriverlo persino l’avvocato Conte» (non Paolo, ma Giuseppe).

351. Gian Piero GASPERINI Grugliasco 26 gennaio 1958. Allenatore di calcio • Dal 2016 sulla panchina dell’Atalanta, il 12 agosto 2020 è sconfitto a Lisbona dal Paris Saint Germain nella sfida a eliminazione diretta valida per i quarti di finale di Champions League (fino al 90’ conduceva 1-0, poi ha subito due gol in tre minuti) • Il 19 maggio 2021 perde a Roma la finale di Coppa Italia contro la Juventus (1-2). Mario Sconcerti commenta: «Gasperini ha chiesto troppo alla sua squadra. Forse era naturale quella corsa folle su ogni pallone, spinta da tanta carica nervosa. Ma è stata come una candela accesa da due parti, è durata la metà del tempo» • A fine agosto 2022, Sconcerti definisce il suo calcio «semplice e duro, diverso per verticalità dalla routine italiana dove tutti sono organizzati, ma nessuno tira in porta». A inizio ottobre batte il record di Emiliano Mondonico e diventa l’allenatore con più presenze sulla panchina dell’Atalanta: 300 (237 in Serie A, 20 in Coppa Italia, 43 nelle competizioni europee) • A inizio gennaio 2023, in vista della ripresa del campionato dopo la pausa per il mondiale, sbotta: «Certa gente è una zavorra per l’Atalanta. Ogni giorno c’è chi scrive che se non dovesse qualificarsi per le coppe europee, sarebbe un fallimento. Perché, sostengono, la squadra è forte. Il fatto che non ne azzecchino mai una, un poco mi preoccupa. Significa che ci toccherà fare una impresa straordinaria, per tornare in Europa» (la squadra termina il campionato al quinto posto qualificandosi per l’Europa League) • Il 15 maggio 2024 a Roma perde un’altra finale di Coppa Italia contro la Juventus (0-1). Dopo una settimana, il 22 maggio, vince 3-0 a Dublino la finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen. Conquistato a 66 anni il suo primo trofeo dichiara: «Non è che oggi sono migliore di ieri. La vittoria non è solo Juve Inter o Milan che alzano i trofei. Vittoria è anche ottenere il massimo risultato possibile a Bologna, Verona, Lecce» • Il 20 febbraio 2025 Massimo Gramellini gli dedica un Caffè (Donald Gasp): «Davvero Trump ha detto di Zelensky che è un “comico mediocre”, dove l’aggettivo mira a fare ancora più male del sostantivo? Pare di sì e, per non essere da meno, anche Gasperini — l’allenatore dell’Atalanta — ha spiattellato in conferenza stampa che il suo giocatore più forte, Lookman, è “uno dei peggiori rigoristi che abbia mai visto”. Aggiungendo, in piena sintonia con la Casa Bianca: “Li calcia veramente male”. Zelensky e Lookman se la sono presa parecchio: uno dei due minaccia addirittura di andarsene e non è Zelensky. Resta il mistero del perché di tutta questa cattiveria, apparentemente gratuita. Nel senso che tu puoi dire quel che ti pare su Lookman e Zelensky, e puoi dirlo persino a loro. In privato, però. In pubblico esiste un prontuario di frasi fatte alla vaselina, a cui gli uomini attingono da decine di secoli: forse l’ultimo a sgarrare fu il gallo Brenno quando bullizzò i senatori dell’antica Roma al grido di “Guai ai vinti!”. Da lì in avanti persino i peggiori tangheri hanno fatto ricorso all’arma dell’allusione, dell’eufemismo, in qualche caso dell’ironia, più spesso della fumisteria. Frasi come “Zelensky è un professionista da valorizzare anche in campi diversi dalla politica” o “Lookman va comunque elogiato per essersi assunto la responsabilità di tirare il rigore”. Macché. Si direbbe che da quando il politicamente corretto si è eretto a difesa dell’onorabilità di tutte le minoranze, gli unici che si possono ancora attaccare impunemente sono gli individui». A fine maggio per il dopo Atalanta dice no alla Juventus e sceglie la Roma. 

352. Lucrezia REICHLIN Roma 14 agosto 1954. Economista • A Ferragosto 2020 spiega le sue regole per far tornare a crescere l’economia: «Tra una decina di giorni — dopo la consueta pausa di agosto — ci risveglieremo in una società ancora traumatizzata dal Covid che deve affrontare la ripartenza in una situazione in cui una totale normalizzazione non è ancora possibile. Abbiamo speso 100 miliardi in misure eccezionali, necessarie. Oggi però la nuova frontiera sarà mettere in moto un programma di ricostruzione che ponga le basi per una crescita duratura. Senza questa crescita, l’indebitamento costituirà un limite alle nostre opzioni e continueremo ad essere un sorvegliato speciale. Affrontare la ricostruzione è ben altra cosa che organizzare l’emergenza, obbiettivo su cui il governo si è necessariamente focalizzato negli scorsi sei mesi. La ricostruzione necessita di un programma che permetta all’Italia di rimettersi su un binario di crescita che da vent’anni non riesce a riacchiappare. Ci saranno i soldi europei da spendere, input essenziale, ma i soldi — pur importanti — non sono condizione sufficiente al successo. Un Paese si salva innanzitutto con le proprie forze e capacità. I fondi europei possono aiutare ma senza buone idee, capacità di implementazione e soprattutto supporto da parte di una società coesa che si senta beneficiaria del progetto, non possiamo farcela» • A inizio febbraio 2021, quando «l’incertezza sembra spostarsi non più tanto sul “se”, ma sul ”come” nascerà il governo Draghi», «la cosa più probabile è che, alla fine, ne uscirà un esecutivo con ministri sia tecnici che politici. E il totonomi già impazza»: «Incognite sui ministeri economici, quelli che Draghi ritiene strategici: il Mef, lo Sviluppo economico e le Infrastrutture. Per l’Economia l’interim da parte di Mario Draghi potrebbe essere un’opzione, con un viceministro e un gabinetto di strettissima fiducia. Nel primo ruolo potrebbe finire Carlo Calenda, leader di Azione ma soprattutto già ministro dello Sviluppo economico. Ma per una delle tre caselle ministeriali ci sono anche Ernesto Maria Ruffini, oggi alla guida dell’Agenzia delle entrate, Dario Scannapieco della Bei, Daniele Franco, oggi in Banca d’ Italia, l’economista Lucrezia Reichlin» (alla fine il prescelto è Franco, che diventa ministro dell’economia e delle finanze) • A inizio 2022, quando il titolo è La corsa record dell’inflazione, mai così alta dal 1986 e per provare a frenare i prezzi la Banca centrale europea si prepara ad alzare i tassi di interesse per la prima volta da 11 anni, prevede che la manovra avrà un effetto recessivo (anche se lei preferisce parlare di «rallentamento dell’economia») • A fine dicembre 2023 con Francesco Giavazzi definisce «un compromesso politico di bassa portata» l’accordo in cui Francia e Italia hanno barattato più respiro nei prossimi anni con più lacci in quelli successivi. Le salvaguardie imposte dalla Germania, spiegano «i due grandi economisti» (Gianluca Mercuri), «impongono ritmi più veloci di aggiustamento dei conti ai Paesi ad alto debito e deficit. Pur non avendo un effetto tangibile per l’Italia, almeno negli scenari più realistici, aprono però potenzialmente la strada al difetto più grave del vecchio Patto di stabilità: il rischio che possano indurre pro-ciclicità, cioè costringere a ridurre la spesa o aumentare le tasse quando l’economia è debole» • A fine luglio 2024 in un intervento con Francesco Drago su Autonomia differenziata, i dubbi e i rischi concludono che «Comunque si rigiri la frittata, questa legge fa male sia al Nord che al Sud e rischia di gettare il Paese in un caos amministrativo di cui veramente non abbiamo bisogno». Il punto, spiegano, è che definire i Lep (Livelli essenziali di prestazione) si rivela arduo da vent’anni: «Occorre conoscere i costi standard di ogni bene e servizio erogato in modo efficiente, determinare il livello di prestazione minima e, contestualmente, stabilire i fabbisogni di ogni amministrazione locale sulla base delle risorse disponibili. Missione quasi impossibile» • A fine luglio 2025, quando si parla de I nodi dell’accordo tra Ue e Usa sui dazi, commenta: «L’accordo è totalmente asimmetrico: l’Europa non ottiene nulla, ad eccezione della promessa di non essere colpita ancora più pesantemente e su questo non c’è alcuna garanzia. Non ne esce meglio dell’ultra conciliante Giappone e fa peggio di una economia molto più piccola e vulnerabile come il Regno Unito. Inoltre, il patto smaschera la ipocrisia di chi, a parole, difende il multilateralismo, ma, di fatto, accetta di siglare un accordo che viola le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). È un’intesa che mostra in modo inequivocabile la sua debolezza. Si dice che l’alternativa a questo accordo capestro sarebbe stata una guerra commerciale distruttiva per l’economia europea. Ed è certamente vero che è troppo facile criticare senza valutare i costi dell’alternativa, ma sia una strategia pragmatica, perseguita con coesione e lucidità, sia una strategia radicale, basata su accordi con altri Paesi, avrebbero dato risultati migliori di questa disfatta».

353. Antonio DI PIETRO Montenero di Bisaccia 2 ottobre 1950. Ex magistrato • 2020 - • A metà settembre 2021, quando Massimo Franco chiede a Romano Prodi Lei racconta che l’Ulivo si collegò con l’indignazione popolare espressa dal pm Antonio Di Pietro. Col senno di poi, una virtù o un peccato originale? nella risposta si legge che «Era un’evoluzione obbligata. In quel momento Di Pietro era coerente col mio disegno. Certo la sua meteora e il suo cambiamento sono stati più rapidi del previsto» • A inizio ottobre 2022 Goffredo Buccini racconta Antonio Di Pietro, detto «Zanzone», il pm che cambiò l’Italia: «Quando gli arriva l’occasione della vita, l’arresto del boiardo craxiano Mario Chiesa con le mani dentro sette milioni (di lire) di mazzetta, Di Pietro ha alle spalle così tanta esperienza di mondi e sottomondi e così tanta fortuna da trasformarla nella rivoluzione giudiziaria a lungo inseguita e sempre mancata dai suoi più dotti colleghi. Gherardo Colombo, per dire, aveva acchiappato due volte il drago per la coda, con la P2 e i fondi neri dell’Iri, ma era stato fermato. Francesco Greco s’era visto sfilare dalle mani Antonio Natali, il papà politico di Craxi, imbuto di tangenti milanesi. Persino la caduta del Muro di Berlino congiura invece nell’aiutare il nostro ex sbirro, stavolta (gli italiani non hanno più paura di cambiare sistema: e il sistema crolla)» («Zanzone», si legge più avanti, è il modo in cui lo chiama Paolo Colonnello, il giornalista che ha con lui più confidenza: in milanese significa imbroglione). A metà mese, quando «Arrivati alla stretta finale sulla composizione del nuovo governo, la tessera che fa più fatica a incastrarsi nel mosaico è ancora quella del ministero della Giustizia», Giovanni Bianconi ricorda: «La difficoltà a scegliere il futuro Guardasigilli conferma che la “questione giustizia” resta foriera di divisioni e potenziali scontri, qualunque sia l’esecutivo e la maggioranza chiamata a sostenerlo. Accade da trent’anni, dal terremoto di Mani Pulite che sconvolse il sistema politico italiano e da quando — subito dopo — per il suo primo governo Berlusconi pensò di nominare Antonio Di Pietro ministro dell’Interno e Piercamillo Davigo Guardasigilli (con la mediazione di Ignazio La Russa). Designazioni a cui oggi si faticherebbe a credere, ma ci provarono davvero» • A fine marzo 2023 in un Caffè intitolato I bambini vi guardano Massimo Gramellini scrive: «Possibile che i politici non si imbarazzino nel vedere dei bambini scandire il loro nome agitando bandierine tricolori? Tutti i politici, perché sarebbe riduttivo concentrarsi soltanto sulla scolaresca che l’altro giorno inneggiava in piazza del Popolo a Giorgia Meloni. Per limitarci alla cosiddetta Seconda Repubblica, ci è toccato vedere il D’Alema premier in visita a una scuola materna del quartiere Tiburtino di Roma, circondato da maestre emozionatissime che declamavano pensierini in suo onore composti dalle giovani marmotte progressiste. E un bimbo radiocomandato rivolgersi con voce tremante a Di Pietro nel palasport di Montenero di Bisaccia per chiedergli delucidazioni sul rito abbreviato» • A fine maggio 2024 sostanzialmente approva il disegno di legge appena licenziato dall’esecutivo, che dispone la separazione delle carriere tra giudici e procuratori (cioè l’accusa) — da sempre cavallo di battaglia di Forza Italia — e prevede l’istituzione di due distinti Csm: «Non è la riforma della giustizia per la quale basterebbero più uomini, più mezzi e più strutture. Non c’azzecca niente. È la riforma della magistratura. Ciò detto, vedo tanta ipocrisia in chi la critica» • A fine gennaio 2025 torna a inserirsi nel dibattito sulla giustizia dicendo a Fabrizio Caccia «La separazione delle carriere è una soluzione naturale e di buon senso». Quanto al rischio di indebolire i pm, e poi metterli sotto il controllo della politica, dice che «è una fake news».

354. Francesco DE GREGORI Roma 4 aprile 1951. Cantautore • Nel luglio 2020 racconta di avere cercato invano di mettersi in contatto con il presidente del Consiglio (voleva ringraziarlo per una citazione di Viva l’Italia). Massimo Gramellini (De Gregori attenda in linea): «Non capita spesso che un Principe si degni di chiamare un Conte. Invece il centralino di Palazzo Chigi lo ha lasciato in attesa, senza nemmeno passargli la segreteria del premier» • Il 4 aprile 2021 compie 70 anni. Matteo Renzi, intervistato da Maria Teresa Meli, rispondendo alla domanda Italia viva non decolla e perde qualche pezzo, cita La leva calcistica della classe ’68: «Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, cantava De Gregori che proprio in questi giorni festeggia i 70 anni. Non dai calci di rigore» (?) • Nel maggio 2022 viene citato con David Sassoli tra i compagni di liceo di Matteo Zuppi, nuovo presidente della Conferenza   episcopale italiana (qualcuno scrive addirittura che erano compagni di banco, ma il Principe è quattro anni più vecchio) • A giugno 2023 Massimo Gramellini racconta la peggiore gaffe della sua carriera: «Pranzo con idolo dell’adolescenza, Francesco De Gregori: per rompere il ghiaccio gli dico che amo tutti i suoi testi, ma che se proprio dovessi sceglierne uno sarebbe Cosa sarà. Lui, impassibile: “Concordo, tanto più che, tra quelli che ho cantato, è uno dei pochi che non ho scritto io: è di Ron”». Il 21 luglio muore la moglie Alessandra “Chicca” Gobbi (era nata il 21 agosto 1952). Dal Corriere: «Il cantautore romano era sposato con la Gobbi dal 10 marzo del 1978, e dalla loro relazione sono nati due gemelli, Marco e Federico. Si erano conosciuti a scuola, uniti da una grande passione per la musica» • Il 2024 comincia con una nuova citazione di Renzi: «Durante la festa di Capodanno gli italiani giocano a Risiko e storpiano le canzoni di Baglioni e De Gregori» (??). A metà marzo, commentando le Proteste per un concerto dei Cccp a Bologna, Alessandro Trocino scrive: «Sembra di essere tornati ai tempi di Re Nudo, il festival del proletariato del 1974 al Parco Lambro di Milano, dove ci fu una rivolta per il costo dei panini. O alle autoriduzioni ai concerti negli anni ’70, con tanto di processi a Francesco De Gregori, a causa dei testi non impegnati e sospettosamente astrusi». Dal 29 ottobre è in scena a Milano con Nevergreen, show per 200 persone a sera • A inizio marzo 2025 Gramellini scrive: « «“La musica di oggi non è peggiore di quella di prima: la musica di oggi non esiste”. Così parlò Elio delle Storie Tese, e nel leggere la sua intervista al Giorno mi sono sentito finalmente compreso (o vendicato?) da uno che di musica ne capisce molto più di me. Perché coi vecchi amici con cui ho bazzicato stadi e palazzetti al seguito dei vari Genesis, Bowie, Ramones, Dalla-De Gregori e Police si finisce spesso per manifestare sgomento di fronte ai testi impoetici e alle sonorità mollicce del Ventunesimo secolo». Il 23 dicembre Alessandro Trocino lamenta: «“Tra due giorni è Natale”, cantava Francesco De Gregori, “e non va bene e non va male”. Sembrava una frase un po’ malinconica e rassegnata, ma a sentirla oggi pare perfino troppo ottimista».

355. Nicola PORRO Roma 27 settembre 1969. Conduttore tv • Dal 2018 conduttore di Quarta Repubblica (Rete 4), a fine maggio 2020 Aldo Grasso scrive: «Ogni tanto mi capita di seguire le intemerate di Nicola Porro, giusto per soppesare un’eventuale giordanizzazione. In Zuppa di Porro (sul suo sito) urla, si abbandona a una collera furiosa, rovente, devastatrice, proprio come il sodale Mario Giordano. Ne è passato di tempo, da quando Carlo Freccero lo accusava di non essere tracotante e determinato, di non avere fame di successo, di fare le vacanze a Saint Tropez, come se la Costa Azzurra lo deprivasse di una pulsione animalesca indispensabile per condurre un talk pop. Tornato a dirigere Quarta repubblica, dopo aver sconfitto il Coronavirus, Porro ha ripreso il suo aplomb moderato, quanto meno nei modi (Rete 4, lunedì). Ha intervistato Giorgia Meloni e, da signore, si è guardato bene dal contraddirla, così come più tardi ha tollerato che Alessandro Sallusti desse della cretina a Claudia Fusani. Il comportamento onorevole di Porro, unito a quella forza ed efficacia di parola che gli sono così peculiari, avrebbe convinto qualsiasi persona ragionevole a moderare i toni; ma per sfortuna, in quel preciso momento, la mente di Porro era tutt’altro che disposta a frenare il suo direttore. Così si è passato a parlare d’altro: la criminalizzazione della movida, gli ausiliari del Covid (una trovata degna di un Toninelli), il caso Palamara e, in particolare, la tensione tra il leader della Lega Matteo Salvini e la magistratura, dopo le ultime intercettazioni emerse dall’inchiesta di Perugia. Ovviamente, fra gli ospiti in studio, c’era Mario Giordano e un osservatore occasionale avrebbe subito colto a quale vertice di soddisfazione e di comprensione reciproca i due — Nicola e Mario — fossero pervenuti. Forse Porro è davvero quella “mirabile difformità” che è il “liberale per Salvini” che contempla la pretesa di dirsi liberali e il contestuale sostegno al salvinismo inteso come approccio di governo. O forse no, gli piace solo fare di tutto una zuppa» • A metà aprile 2021, quando Alessandro Gassmann racconta ai suoi 295 mila e rotti follower su Twitter «... Sai quelle cose di condominio quando senti in casa del tuo vicino inequivocabilmente il frastuono di un party con decine di ragazzi? Hai due possibilità: chiamare la polizia e rovinarti i rapporti con il vicino, ignorare e sopportare, scendere e suonare» lui commenta «Ci mancavano pure i delatori vip» • 2022 - • A metà maggio 2023 con Paolo Bonolis e Massimo Giletti è indicato tra i possibili sostituti di Fabio Fazio in Rai, a fine mese, Girandola (ferma) in Rai, si legge che «ha deciso di non lasciare Mediaset e quindi non sostituirà Fabio Fazio», a inizio luglio, quando Bianca Berlinguer passa dalla Rai a Mediaset per un programma su Rete4 Renato Franco scrive che «Porro non l’ha presa bene» • Intervistata a Quarta Repubblica a fine gennaio 2024 la premier Giorgia Meloni sbotta «Che l’accusa di vendere l’Italia mi arrivi dal giornale (La Repubblica, ndr) di proprietà di quelli che hanno preso la Fiat e l’hanno ceduta ai francesi, hanno trasferito all’estero la sede legale e la sede fiscale, hanno messo in vendita sulle piattaforme dell’immobiliare i siti delle nostre storiche aziende italiane... Cioè non so se il titolo fosse un’autobiografia però francamente le lezioni di tutela di italianità da questi pulpiti anche no» a inizio dicembre promette «Faremo del nostro meglio per difendere l’occupazione e l’indotto. Abbiamo un tavolo con Stellantis convocato a metà dicembre, speriamo possa essere quello risolutivo» • A fine gennaio 2025, quando finisce nel registro degli indagati per la vicenda dell’aguzzino libico Osama Almasri liberato e rispedito in Libia, la premier usa il collegamento video col suo evento LaRipartenza (serie di incontri con i più importanti manager dell’economia italiana nata nel 2021) per dire che non si tratta di «un atto dovuto» ma di un «atto voluto».

356. Giacomo RASPADORI Bentivoglio 18 febbraio 2000. Calciatore • 2020 - • Attaccante del Sassuolo, l’11 luglio 2021 vince con la nazionale il campionato europeo (è sceso in campo qualche minuto col Galles), a metà agosto, in vista dell’inizio del campionato, Mario Sconcerti scrive: «Mi aspetto decine di giocatori sorprendenti, a partire da Zaniolo, per arrivare a Raspadori». A metà novembre è ancora Sconcerti a citarlo (La Nazionale ha perso la sua differenza. E ora paga un declino che viene da lontano): «L’unico centravanti italiano nelle prime dieci squadre italiane è Immobile, gli altri sono tutti stranieri. Restano due ragazzi, Raspadori e Scamacca, un isolato, Pinamonti, e due vecchi, Quagliarella e Caputo» • A fine settembre 2022 si legge che la Nations League vale quel che vale (ossia, poco), ma la vittoria per 1 a 0 dell’Italia sull’Inghilterra, a San Siro, grazie a un gran gol di Raspadori, ottenuta «con il talento e l’anima, proprio come voleva Mancini» è «un piccolo passo verso il futuro» • A inizio gennaio 2023, col Napoli lanciato verso lo scudetto, Sconcerti scrive: «Pochi hanno riserve come Elmas, che sembra Insigne, o Raspadori». Il 23 aprile «con un gol di Raspadori al 93° minuto, il Napoli di Spalletti ha battuto la Juventus a Torino e si è cucito addosso un bel pezzo di scudetto (con tifosi già in festa)» (Luca Angelini). Il 17 novembre va a segno in un 5-2 al tabù Macedonia del Nord che porta gli azzurri a un passo dalla qualificazione per l’europeo. Paolo Tomaselli motiva così il 7 in pagella: « Gran lavoro tattico per dare profondità, favorire gli inserimenti e smistare il pallone, oltre al cross per Darmian. Manca solo il gol, che arriva nel finale con un diagonale chirurgico. Liberatorio» • Il 3 marzo 2024 va di nuovo a segno contro la Juventus (2-0 per il Napoli). Il 6 settembre gli azzurri vincono 3-1 a Parigi contro la Francia nella partita di esordio della Nation’s League. Tomaselli gli dà un altro 7: «Ingresso chiave: avvia l’azione del secondo gol e segna quello della tranquillità» • Il 23 marzo 2025, segna su rigore a Dortmund nel 3-3 degli azzurri contro la Germania (ritorno dei quarti di finale della Nations’s League, i tedeschi passano il turno grazie al successo di san Siro). Altro 7 di Tomaselli: «La Germania si pianta e l’azione per il rigore fantasma è un piccolo capolavoro. Ma Marciniak e il Var non sono d’accordo. Però la seconda occasione arriva e lui dal dischetto è perfetto». Il 9 giugno va segno in un 2-0 alla Moldova valido per le qualificazioni ai mondiali in «un’altra partitaccia dell’Italia», l’ultima con Luciano Spalletti ct.

357. Alberto GENOVESE Napoli 28 maggio 1977. Imprenditore • «Mago del web», ex ad di Facile.it, fondatore e presidente di Prima.it, denunciato da una ragazza di 18 anni il 6 novembre 2020 è arrestato con le accuse di violenza sessuale, spaccio di droga e sequestro di persona: «Secondo le indagini, il manager avrebbe fatto assumere cocaina e ketamina alla giovane e poi l’avrebbe violentata. I due si trovavano a una festa privata a casa dell’imprenditore (che ha ceduto Facile.it nel 2014. Oggi la proprietà è detenuta dal fondo di investimento EQT e dal fondo Oakley Capital), nel cuore di Milano» (notte tra il 10 e l’11 ottobre). Al gip Tommaso Perna in sostanza dice: «Chiedo di disintossicarmi perché da quattro anni sono dipendente dalla cocaina. Quando sono sotto gli effetti della droga non riesco a controllarmi e non capisco più quale sia il confine tra ciò che è legale e ciò che è illegale. Ho bisogno di curarmi». Il 10 si viene a sapere che la sera in cui si consumò la violenza sessuale la polizia si presentò per due volte sul pianerottolo della casa in piazza Santa Maria Beltrade a Milano chiamata dall’étoile della Scala Roberto Bolle, esasperato all’1.30 di notte per la musica ad alto volume; il 18 la notizia «è che si faceva 4 grammi di cocaina al giorno». Il 20 il titolo è Caso Genovese, parla la 18enne violentata: «Ho dei flash di memoria, un inferno. Offesa dalle accuse sui social»: spiega che era stata altre due volte nel magnifico attico e super attico di Genovese invitata da conoscenti comuni, «La prima a giugno, la seconda a settembre, quando ha incontrato Belén Rodriguez e lo chef Carlo Cracco», riferisce l’avvocato Luca Procaccini, «Proprio per la presenza di personaggi famosi non ho mai percepito il rischio di un pericolo», dice lei. Poi aggiunge: «Sono confusa, mai avrei pensato di andare a una festa e poi vivere un incubo del genere». Come purtroppo accade spesso nei casi di violenza sessuale, sui social è accusata di essersi voluta cacciare nei guai da sola («È questo a farla soffrire, oltre alle conseguenze di quello che è accaduto», commenta il legale) • Il 7 febbraio 2021, Ylenia Demeo e Martina Facchini, due delle sei donne che l’accusano di averle drogate e violentate nel suo attico milanese, raccontano la loro vicenda a Non è l’arena su La7. Il 25 è raggiunto da un’altra ordinanza di custodia: su otto nuove violenze sessuali contestate dalla Procura, per il gip ci sono prove solo per una, quella emersa nel primo arresto, ma la decisione del gip Tommaso Perna, che ha negato i domiciliari in clinica per disintossicarsi, rafforza gli elementi raccolti dalla Squadra mobile di Milano, diretta da Marco Calì,  nelle indagini dei pm Rosaria Stagnaro e Letizia Mannella. Giuseppe Guastella racconta che la 24enne M. «a ottobre si era presentata alla Polizia dopo aver saputo della violenza sulla ragazza di 18 anni, ancor prima che il 43enne venisse arrestato. Aveva dichiarato che il 10 luglio, dopo la solita festa a base di alcol e droga, si era risvegliata a Villa Lolita, la magione dov’era ospite di Genovese a Ibiza, con la netta sensazione di aver subito un rapporto sessuale mentre era incosciente perché drogata “fino al midollo”. Più di un testimone ha detto che la mattina dopo M. era in condizioni così disastrose che Genovese dovette portarla a braccia. “Sospettavo che fosse un tipo che faceva cose estreme”, ma a Ibiza “ero tranquilla perché c’era la fidanzata” Sarah Borruso, ha dichiarato M. Non immaginando che anche la Borruso, come sostiene l’accusa, avesse partecipato allo stupro». A inizio maggio la Procura di Milano chiede il processo con rito immediato per due delle violenze sessuali di cui è accusato (deve rispondere anche di sequestro di persona). A fine luglio, dopo nove mesi a San Vittore, lascia la cella e con il braccialetto elettronico passa agli arresti domiciliari in una clinica per disintossicarsi • Il 5 aprile 2022 compare per la prima volta in aula e chiede il rito abbreviato. Il 7 luglio i pm chiedono 8 anni di carcere e 80 mila euro di multa per lui, 2 anni e 8 mesi per l’ex fidanzata Sarah Borruso, imputata per il caso di Ibiza. Il 19 settembre viene condannato a otto anni e quattro mesi, 2 anni e cinque mesi per Borruso. Guastella: «Difficilmente tornerà in cella grazie alla pena già scontata e ai benefici riservati ai tossicodipendenti» • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

358. Andrea SEMPIO Vigevano 12 marzo 1988 • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • 2024 - • L’11 marzo 2025 si riapre clamorosamente il caso dell’uccisione di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007 a Garlasco (Pavia), e per la quale nel 2015 è stato condannato in via definitiva il fidanzato Alberto Stasi. Gianluca Mercuri: «Gli inquirenti sospettano che il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara sia di Andrea Sempio, oggi 37enne, e che all’epoca del delitto ne aveva 19 ed era amico del fratello di Chiara». Il 13 è sottoposto al prelievo del tampone biologico alla caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti: «Sono tranquillo». Il suo legale, Massimo Lovati, assaltato dalle telecamere all’uscita dalla caserma non ha dubbi: «Le indagini della difesa di Stasi sono una macchinazione». Giusi Fasano ricorda che, nell’archiviare nel 2017 la prima indagine su Sempio, il giudice scrisse che, quand’anche fossero state individuate, «tracce del Dna di Sempio ben potevano posizionarsi sulle unghie di Chiara Poggi per il fatto che entrambi usavano un computer fisso in casa Poggi». A metà maggio gli vengono sequestrati telefoni, pc e diari. Il 20 non si presenta al triplice interrogatorio a distanza – lui e Alberto Stasi a Pavia, Marco Poggi a Mestre. Il 21 il titolo è Garlasco, il match che cambia la storia: l’esperto del Ris Gianpaolo Iuliano e il dattiloscopista forense Nicola Caprioli dicono che il «reperto numero 33», ovvero l’impronta palmare raccolta il 13 agosto 2007, «È l’impronta di Sempio» («La firma dell’assassino», si legge nel titolo). Per la Procura di Pavia questo match dà la certezza che fosse «non solo sulla scena del crimine ma in un punto “molto prossimo al cadavere di Chiara”. A metà dei gradini dove solo l’assassino può essere sceso quel giorno». Il giorno dopo Marzio Capra, biologo e genetista, ex vicecomandante del Ris di Parma, dal 2007 consulente della famiglia Poggi, commenta: «Non mi risulta ci siano tecniche nuove in grado di rendere utili a livello dattiloscopico tracce che prima non lo erano. […] Stiamo a vedere dove stanno andando queste nuove indagini, secondo me da nessuna parte». Il 25 interviene l’ex comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano: «Considerato che da quella scala l’assassino certamente non è mai sceso, l’impronta perde ancor più di valore perché evidentemente è stata lasciata prima del delitto. Si tenga conto che l’omicida aveva le dita sporche di sangue tanto da imbrattare il pigiama di Chiara». Il 27 il ministro della giustizia Carlo Nordio commenta: «Comunque vada, finirà male. O il detenuto è innocente, e allora ha sofferto una pena atroce ingiustamente. O è colpevole e allora è l’attuale indagato a dover affrontare senza colpe un cimento doloroso, costoso in termini di immagine, di spese e di sofferenze». Il 2 luglio i consulenti della famiglia Poggi dichiarano che «L’impronta 33 non è attribuibile a Sempio». Il 27 settembre si parla de Il colpo di scena su Garlasco: Mario Venditti, ex procuratore di Pavia in pensione (è presidente del Casinò di Campione d’Italia), è accusato dalla Procura di Brescia di corruzione in atti giudiziari, avrebbe intascato soldi per chiedere di archiviare il suo caso. Mercuri: «I fatti risalgono al 2017, all’epoca della prima indagine su Andrea Sempio. Il 14 maggio scorso, nella precedente perquisizione a casa Sempio, i carabinieri hanno trovato un foglio di block notes con la scritta “Venditti gip archivia X 20.30 € euro”. L’archiviazione chiesta da Venditti era stata accolta dal gip nel marzo ’17. La grafia è quella del padre di Andrea Sempio, Giuseppe, che è stato interrogato per 7 ore con la moglie Daniela». Venditti nega con sdegno: «Quello che è successo oggi mi offende come uomo e come magistrato» dice in tv a Quarto Grado. Nella stessa trasmissione, a giugno aveva detto che gli erano bastati 21 secondi per stabilire l’inutilizzabilità del campione di dna trovato sotto le unghie di Chiara (i cui genitori si dicono «sconcertati», «esausti, oltre lo sfinimento»). Il 30 Garofano rinuncia all’incarico di consulente tecnico di parte: non è d’accordo coi suoi legali. A metà ottobre revoca il mandato all’avvocato Lovati: intervistato da Fabrizio Corona, ha lasciato intendere che qualcosa ci fosse dietro la rapida archiviazione del 2017 costata a Venditti l’accusa di corruzione (si giustifica dicendo che l’ha «fatto ubriacare»). Il 22 si legge che un testimone «smonta» l’alibi dello scontrino: gli inquirenti pavesi sono risaliti a una persona «informata sui fatti» interrogata sul caso del ticket del parcheggio di Vigevano del 13 agosto 2007, quello fornito un anno dopo il delitto (il 4 ottobre 2008) tra i punti cardine dell’archiviazione firmata dal gip Fabio Lambertucci. Il 24 è convocato a Milano per analisi antropometriche: in un esame durato tre ore, l’antropologa forense Cristina Cattaneo gli prende le misure di arti, statura, peso ecc.. A inizio dicembre, nell’ambito dell’incidente probatorio, la perizia affidata alla genetista Denise Albani non è risolutiva: il dna trovato sotto le unghie della Poggi è compatibile con la sua linea paterna, ma il risultato non è un dato scientifico completamente attendibile. Il 18 dicembre a Pavia si tiene l’incidente probatorio sul dna maschile estrapolato dalle unghie della Poggi che secondo la Procura gli appartiene (anteprima del processo, a sorpresa si fa vedere in aula uno speranzoso Stasi).

359. Filippo GRANDI Milano 30 marzo 1957. Diplomatico • 2020 - • Dal primo gennaio 2016 Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, a metà maggio 2021 Roberto Saviano scrive (Sui migranti la vera emergenza è umanitaria): «Come sempre dimentichiamo che non siamo gli unici ad accogliere, che il fronte libico non è l’unica strada attraverso cui i migranti raggiungono l’Europa e ci accontentiamo di un racconto che non corrisponde alla realtà dei fatti. È giunto invece il momento di cambiare passo, possiamo e dobbiamo farlo. Filippo Grandi, alto ufficiale delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha detto una cosa profondamente vera: gli arrivi degli ultimi giorni sono numeri gestibili. Le oltre 2.000 persone, arrivate in autonomia nelle ultime ore a Lampedusa, sono un numero che non può gettare nel panico un Paese come l’Italia che ha gestito flussi ben maggiori, con o senza pandemia». A metà agosto, quando il titolo è Il dramma dei bambini di Kabul, intervistato da Paolo Valentino dice: «Il mio messaggio alla cancelliera Merkel e agli altri leader con cui sto parlando in questi giorni è: aiutate l’Afghanistan e anche noi che siamo sul campo, dandoci i mezzi per continuare ad aiutare chi resta nel Paese» • A metà marzo 2022 parla di un dramma dei profughi che ha dimensioni sconosciute dalla Seconda guerra mondiale: «Ci sono oltre 5 milioni di persone in Ucraina, il 10%-15% della popolazione, che sono state costrette fuori di casa. Di queste, più della metà sono già fuori dal Paese ma a questo ritmo saranno 3 milioni entro un paio di giorni. Un terzo dei 40 milioni di abitanti è in una situazione disperata dal punto di vista dei bisogni in conseguenza della guerra. La cosa più stupefacente è che questo quadro si è materializzato in solo due settimane, non in cinque anni» • Il primo febbraio 2023, di nuovo intervistato da Valentino, dice che «Fino a quando non ci sarà un sistema di salvataggio dei migranti in mare finanziato dagli Stati, il ruolo delle Ong va difeso e facilitato». Quanto al fatto che le navi delle Ong possano essere un fattore di attrazione (pull factor) per le partenze dei barconi, è netto: «Non è sostenuto dai fatti e dalle statistiche». A metà dicembre, in occasione del secondo Forum globale sui rifugiati, dice: «Su una popolazione totale di 114 milioni di persone costrette alla fuga, ci sono nel mondo 36,4 milioni di rifugiati, numero raddoppiato negli ultimi sette anni, per la violenza e le violazioni dei diritti umani che affliggono sempre più Paesi. Allo stesso tempo, molti Stati stanno tagliando gli aiuti umanitari e i fondi per lo sviluppo. E piuttosto che cercare di affrontare le cause profonde che spingono alla fuga, sentiamo discorsi duri e intransigenti sull’allontanamento degli stranieri, sul rendere più difficile la richiesta di asilo e sullo scaricare la responsabilità su altri» • A inizio gennaio 2024 Valentino scrive: «Filippo Grandi, l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, osserva che la pace da augurarsi per il 2024 “deve essere giusta”. Il che significa “una pace con diritti economici, sociali, politici per tutti; una pace con Stato e cittadinanza per quelli che se la vedono negata; una pace con la fine dell’esilio per tutti coloro che hanno perso le loro case”» • A metà aprile 2025 fa sapere che se gli Stati Uniti confermeranno i tagli agli aiuti umanitari decisi dal presidente Donald Trump ci sarà il «collasso della cooperazione allo sviluppo». A fine giugno, Giornata mondiale del rifugiato, i profughi nel mondo sono oltre 122 milioni. Lui ricorda: «Il totale fallimento nel porre fine ai conflitti, dal Sudan all’Ucraina, dalla Repubblica Democratica del Congo a Gaza, continua a causare sofferenze umane inimmaginabili». A metà luglio, a Roma per la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, dice: «L’Europa giustamente investe a monte, sui controlli, ma questo da solo non stabilizzerà i flussi. Occorre invece affrontare i problemi a valle: accoglienza e integrazione. Bisogna anche investire nelle opportunità per queste persone, lungo le rotte. Tanti non andrebbero oltre, se nel cammino trovassero queste opportunità. Che poi è la vera intuizione del Piano Mattei proposto dal governo Meloni. Ma deve diventare un piano europeo, l’Italia da sola non può fare la differenza». Dice anche di essere stato bene impressionato dalla gestione dell’hotspot di Lampedusa, affidato dal governo alla Croce Rossa, ma aggiunge che «il numero dei morti in mare resta drammatico: 500 nel 2025 su questa rotta, il che può essere ovviato solo da un vero sistema europeo di salvataggio, più robusto e coordinato». Il 31 dicembre è sostituito da Barham Salih.

360. Fabrizio CORONA Catania 29 marzo 1974. Imprenditore • Il 16 ottobre 2020, in un Caffè intitolato Corona Chi? Massimo Gramellini scrive: «Corona significa Italia, ma viene dalla Cina. Lo ha detto Donald Trump durante un comizio in Iowa, parlando dei vari nomi con cui viene chiamato il virus che probabilmente gli farà perdere le elezioni. La domanda sorge spontanea: perché mai Corona dovrebbe significare Italia? Il sostantivo è presente anche nel dizionario spagnolo e per molti Corona significa birra, ma una birra messicana. Proviamo a entrare nella testa di Trump, benché si tratti di un percorso accidentato: escluderei che il suo fosse uno spot per il ritorno della monarchia, o che volesse alludere a Mauro Corona, lo scrittore, o addirittura a Fabrizio, il quale peraltro avrebbe tutti i numeri per ambire a fargli da ministro [...]» • Il 12 marzo 2021 il Caffè s’intitola Corona, perché? «Alla notizia che sarebbe dovuto tornare in carcere per avere violato le regole dei domiciliari, Fabrizio Corona si è cosparso il volto di sangue a uso dei social (che hanno poi rimosso le immagini). Caricato su un’ambulanza, ne ha frantumato i vetri a pedate. Pare che gli faranno una perizia psichiatrica, ma ad averne bisogno saremmo anche noi, che da vent’anni ci interessiamo a lui. Il mondo è pieno di persone incapaci di modificare il carattere e quindi il proprio destino: riuscirci è difficilissimo, come ben sa chiunque abbia provato a togliersi un vizio o a levigarsi l’ego nel tentativo di non soffrire più per il successo altrui. Da Eschilo a Shakespeare, gli eroi tragici sono appunto quelli che non riescono a cambiare. Ma hanno un talento, o comunque una grandezza che, se non nobilita né giustifica le loro trasgressioni, le rende dense di significato. Fabrizio Corona non ha e non è nulla di tutto ciò. Perché allora i contemporanei seguono la sua vita con curiosità spasmodica e gli dedicano copertine e ospitate televisive, salvo scandalizzarsi per l’uso che egli ne fa? Forse Corona incarna uno dei tanti “io” che si affollano nel nostro petto: quella pulsione adolescenziale permanente dell’animo umano che vorrebbe ignorare ogni regola, a cominciare dall’autocontrollo, compiacendosi di passare per vittima. L’educazione e la consapevolezza cospirano nel comprimerla, ma quando non ci riescono, quella pulsione esplode in forme caricaturali. E la tragedia diventa farsa» • 2022 - • A fine luglio 2023 il titolo è Corona e lo «scoop» su Messina Denaro. Alessandro Trocino: «“Uno scoop pazzesco” diceva al telefono il 2 maggio scorso Fabrizio Corona, l’imprenditore ex “re dei paparazzi” che subito dopo la cattura di Matteo Messina Denaro s’era mostrato particolarmente attivo su una delle donne che aveva avuto modo di conoscere durante le cure alla clinica La Maddalena. Lo scoop, alla fine, ha portato il gip di Palermo a ordinare gli arresti domiciliari per il maresciallo dei carabinieri Luigi Pirollo, 48 anni, in servizio a Mazara del Vallo, e il trentatreenne Giorgio Randazzo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia (sospeso dal partito), con le accuse di accesso abusivo a sistema informatico e violazione di segreto per il primo, e ricettazione per il secondo. Nell’ambito della stessa inchiesta è indagato anche Corona — perquisito l’altra notte a Milano quando ha fatto rientro a casa — per tentata ricettazione. Il materiale era stato offerto al direttore della testata online Mow, Moreno Pisto: 768 documenti informatici suddivisi in 14 cartelle, atti segreti sottratti agli archivi riservati dei carabinieri, alcuni dei quali non ancora trasmessi all’autorità giudiziaria. Pisto spiega a Lara Sirignano di aver “capito il rischio” e di avere denunciato subito, “d’accordo con Fabrizio”. La vicenda si aggiunge al già lungo e tormentato curriculum di Corona, al quale mancano due mesi da scontare dell’affidamento terapeutico in detenzione domiciliare, ottenuto per curarsi dai disturbi psichiatrici. La prima volta in cella risale al 2007, ora bisognerà capire se la vicenda influirà sull’affidamento» • 2024 - • A metà ottobre 2025 una sua intervista costa all’avvocato Massimo Lovati la revoca di Andrea Sempio, indagato per il delitto di Garlasco (il legale l’accusa di averlo fatto ubriacare). A fine dicembre, dopo una querela presentata dal giornalista Alfonso Signorini, la polizia gli perquisisce la casa gli studi in cui viene realizzato il suo programma su YouTube: indagato per revenge porn (diffusione di video a contenuto sessualmente esplicito relativi a presunti rapporti con aspiranti ed ex partecipanti al programma Grande Fratello che Signorini conduce sulle reti Mediaset), chiede di essere ascoltato dai pm.

361. Francesco GUCCINI Modena 14 giugno 1940-Pavana 6 agosto 2026. Cantautore.

362. Laura BOLDRINI Macerata 28 aprile 1961. Politico • 2020 - • Dal 1998 al 2012 portavoce per il Sud Europa dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal 2013 al 2018 presidente della Camera, dal 2019 nel Pd (nel 2013 era stata eletta come indipendente nelle liste di Sinistra Ecologia Libertà) a metà febbraio 2021 Massimo Gramellini scrive in un Caffè dedicato a Salvini (Matteo l’esagerato): «Volendo stilare anche noi uno di quegli elenchi che lo mandano in sollucchero, da quando si è convertito al marxismo-salvinismo il segretario della Lega ha cambiato idea su: migranti, Francia, Germania, Paesi Bassi, euro, Ursula, Angela, poteri forti, Draghi (anzi, “il professor Draghi”), Speranza e Lamorgese, ministri riconfermati a cui già minaccia di dare una mano, e persino Laura Boldrini. Ha appena detto che le offrirebbe volentieri un caffè, si presume non avvelenato». L’8 aprile annuncia con un post su Facebook che dovrà operarsi per una grave malattia e lasciare, per un po’ di tempo, l’attività politica • A fine marzo 2022 Roberto Gressi scrive (Ambiguità, silenzi e interessi sull’Ucraina): «Vittorio Sgarbi arruola Tolstoj per dire che no, le armi a Kiev non bisogna darle. Laura Boldrini dice che dando le armi si fa il gioco di Putin, Giuseppe Conte invita a pensare alle bollette e non alle spese militari. Quasi inascoltato Pierluigi Bersani, che ha votato sì agli aiuti “perché se un Paese viene vigliaccamente aggredito e ti chiede un aiuto che non sia solo a chiacchiere, io credo che bisogna dargli quell’aiuto”. E poi ancora tanti rumorosi silenzi, da Beppe Grillo a Silvio Berlusconi. “Dovremmo sostanzialmente accettare di difendere il Paese aggressore non intervenendo? - chiede Draghi - È un terreno scivoloso che ci porta a giustificare tutti gli autocrati, a cominciare da Hitler e Mussolini”». A fine settembre, quando viene contestata dalle femministe con l’accusa di non fare abbastanza per difendere l’aborto, il Caffè di Gramellini è tutto per lei (Laura non c’era): «Il prossimo segretario del Pd farà bene a guardare tutti i giorni, prima e dopo i pasti, il video delle giovani di sinistra che esortano Laura Boldrini a lasciare la piazza in cui si manifestava a difesa del diritto all’aborto. “Lei non dovrebbe stare qui. Avete messo la pillola abortiva a pagamento” accusa una delle ragazze. “Il problema della pillola è la distribuzione” spiega Boldrini, professorale. “Lo vada a dire ai poveri e ai precari che il problema è la distribuzione!” insiste l’altra. A quel punto Boldrini potrebbe compiere un gesto rivoluzionario e riconoscere la realtà: “Non abbiamo capito che certi diritti stavano diventando un lusso per benestanti e che una sinistra che parla solo di diritti civili e mai di sostegno materiale ai poveri non è di sinistra. Ti chiedo scusa”. Arresterebbe la deriva, forse. Invece sale in cattedra per impartire la lezioncina sull’unità delle donne, che la ragazza le ritorce contro: “Sa perché non siamo unite, signora? A lei di chi sta nelle case popolari non frega niente, a me sì”. Boldrini potrebbe ancora riscattarsi dicendole: “Da domani trasferirò l’ufficio a Tor Pignattara e chiederò al mio partito di moltiplicare le sezioni nelle periferie”. Invece estrae dalla borsa il cliché terrazzato del Babau Nero con cui da trent’anni la sinistra giustifica il proprio lassismo: “Allora fatevi difendere il diritto all’aborto da Fratelli d’Italia!”. Poi si allontana dalle contestatrici, applaudendole sarcastica e un po’ schifata. Temo, ricambiata» • A fine giugno 2023 duella duramente con Giorgia Meloni sulla questione migranti sottolineando la pericolosità dell’accordo appena sottoscritto con la Tunisia del sempre più autocratico presidente Saied, la premier la liquida dicendo «Non accetto lezioni da chi andava a braccetto con la Cuba di Fidel Castro e con le dittature comuniste di ieri e di oggi» • Il 15 dicembre 2024, quando un discorso della Meloni chiude Atreju, festa nazionale di Fratelli d’Italia, Monica Guerzoni ne racconta così i toni non istituzionali: «Non sono io il nemico, il nemico sono “loro”. Quelli delle ztl e quelli con “la spocchia”. Landini che “non difende i lavoratori ma la sinistra” e Saviano, “guru dell’antimafia”. Chi manifesta contro il ddl sicurezza e “gli uccelli del malaugurio” che speravano nell’impennata dello spread. Nemico è chi non riconosce il valore della stabilità, il “miracolo italiano” e il milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria. Sono i “gufi” come Schlein, Conte e Boldrini, inchiodati con tanto di foto all’ingresso del maxi villaggio di Natale» • Il 21 marzo 2025, quando i giudici della Corte costituzionale depositano la sentenza 33/2025 con cui hanno abolito il divieto di adozione internazionale per i single, esulta: «La sentenza smonta quella propaganda della destra di governo secondo cui solo la famiglia composta da un uomo e una donna può dirsi tale e ha diritto ad avere figli».

363. Renzo PIANO Genova 14 settembre 1937. Architetto • A inizio aprile 2020, chiuso nella sua casa di Parigi per proteggersi dal coronavirus, ad Aldo Cazzullo che gli chiede I cantieri non sono chiusi? risponde: «Sì. Ma chiudere un cantiere è difficilissimo. In quello di Paddington Station, a Londra, lavoravano migliaia di persone. Non ci si può fermare di colpo, bisogna mettere tutto e tutti in sicurezza. In Cina la settimana scorsa ha riaperto il cantiere di Hang-Zhou, la vecchia capitale, sul lago. Poi ce n’è uno che non si è mai fermato. Il ponte di Genova. È un cantiere straordinario, miracoloso: si stanno montando pezzi da 1.800 tonnellate. Dovevamo finire per il 27 giugno, ci sarà qualche rallentamento, ma grazie al lavoro di tutti, dal commissario al manovale, sarà un segno di quello che riescono a fare gli italiani». A fine mese, con il varo dell’ultima campata, si conclude nella sua parte d’acciao la costruzione del viadotto autostradale di Genova realizzato sul progetto che ha donato alla città. Il 3 agosto, a meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi, viene inaugurato il Ponte San Giorgio. Artefice della nuova opera, spiega: «Siamo eredi di una tragedia», «Non si cancella la ferita» • A inizio luglio 2021 apre l’«estensione in mare» del Principato di Monaco che ha progettato per il principe Alberto, il quale confida: «Di Renzo Piano mi piace molto l’uso della luce e per un Paese affacciato sul mare come il nostro, la luce è tutto» • A fine aprile 2022, ancora intervistato da Cazzullo, dice di aver votato per Macron: «La Francia è la mia seconda patria. Nel 1968 partii da Genova per Londra con le valigie sul tetto, la mia ex moglie e due figli piccoli; e nel 1971 ero già a Parigi. La Francia è sempre stata un Paese accogliente, e questa città in particolare. È una metropoli del Nord, ma la sua anima è latina. Parigi mi ha adottato. Ciò non toglie nulla alla mia italianità e alla mia mediterraneità: la luce è fondamentale in tutti i miei progetti». Alla domanda quando lascerà ai giovani? risponde: «Io ai giovani ho dato molto, dai giovani ho preso moltissimo. E per finire in bellezza il mio sogno è morire in un cantiere. Sono posti meravigliosi». A fine novembre tiene una lectio magistralis al Politecnico di Milano. Gian Antonio Stella «A ottantancinque anni portati gagliardamente ha accettato di sedersi per un quinquennio in cattedra (che sarà mai!) per riversare agli studenti quanto ha imparato lui». Dopo aver premesso «non so se sarò all’altezza», spiega: «Tranne una breve esperienza all’Architectural Association School di Londra, ho tirato su nel mio studio e nel mio ufficio al Senato un sacco di giovani architetti, ma non ho mai “insegnato” davvero. Ho però un sacco di storie da raccontare, storie vere. Che potrebbero essere interessanti» • Archistar internazionale, senatore a vita dal 2013, a dicembre 2023 perde il titolo di più ricco di Palazzo Madama, sorpassato da Matteo Renzi • Il 26 luglio 2024, giorno dell’apertura delle Olimpiadi di Parigi, spiega: «Non sono in sé un male o un bene. Possono essere un gigantesco spreco; ma possono lasciare un’eredità. Parigi 2024 appartiene alla seconda categoria. È sostenibile. Alcuni cantieri saranno smontati, altri resteranno. Il sistema dei trasporti ne uscirà rafforzato. La Senna che dopo un secolo torna balneabile, sia pure non del tutto, è una conquista. I parigini hanno applicato il motto genovese: “Chi nu se straggia ninte”, “Qui non si getta via niente”». A metà dicembre, di nuovo intervistato da Stella, parla del suo progetto con l’economista premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, inventore del microcredito moderno noto come «banca dei poveri» e premier ad interim del Bangladesh: «Creare finalmente un campus protetto per l’Asian Women University a Chittagong, finanziato dalla Banca Mondiale e varie Ong umanitarie per fare studiare (gratis, con borse di studio), decine di migliaia di ragazze costrette a scappare dai loro Paesi perché lì le donne sono escluse dall’istruzione. Campus protetto, a differenza delle decine di campus aperti che abbiamo costruito dappertutto da New York a Hangzhou, perché quelle ragazze devono sentirsi libere e tutelate da ogni possibile violenza. Una giovane rifugiata afgana ci ha chiesto una cosa che mi ha fatto venire la pelle d’oca: “Nella mia stanza vorrei tanto una finestra”. Non ne aveva mai avuta una» • 2025 - •

364. Nicola “Nichi” VENDOLA Bari 26 agosto 1958. Politico • A metà settembre 2020 commenta la morte della diciottenne Maria Paola Gaglione, uccisa dal fratello che non sopportava il fidanzato trans: «Il pregiudizio nei confronti delle diversità resiste come un retaggio medievale nella nostra quotidianità» • Dal 2005 al 2015 presidente della Regione Puglia, il 17 febbraio 2021, processo Ambiente Svenduto di Taranto per il presunto disastro ambientale provocato dal centro siderurgico ex-Ilva durante la gestione del gruppo Riva, il pm Mariano Buccoliero chiede per lui una condanna a 5 anni di reclusione: avrebbe fatto pressioni per «alleggerire» il dossier sui fattori inquinanti. Il 31 maggio, dopo 5 anni di processo, 329 udienze e 11 giorni di Camera di consiglio, la Corte d’Assise di Taranto lo condanna a tre anni e mezzo per concussione aggravata. Reagisce con veemenza: «I giudici hanno commesso un grave delitto contro la verità. E io ora mi sento come uno che vive in un mondo capovolto: chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza lo straccio di una prova. Questo è quello che mi è successo. Ed è tremendo» • 2022 - • Eletto presidente di Sinistra italiana al congresso di Perugia (per acclamazione, al termine di un lungo intervento centrato tutto sulle parole d’ordine del pacifismo), a fine novembre 2023 annuncia: «Sì! Torno alla politica attiva, ma non mi candido a niente» • Il 10 aprile 2024 l’ex assessore regionale all’urbanistica Alfonso Pisicchio e il fratello Enzo sono arrestati (domiciliari) con l’accusa di corruzione in relazione a tre appalti truccati: la gip parla di «mercimonio delle pubbliche funzioni piegate a vantaggio personale e privato». Poiché già a fine febbraio erano state eseguite oltre 130 misure cautelari nei confronti di politici, colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata per l’inchiesta Codice interno sull’azienda municipalizzata dei trasporti di Bari, Gianluca Mercuri scrive: «La Puglia era una specie di California mediterranea, meta di celebrity e oggetto di reportage entusiastici sulla grande stampa planetaria. La Puglia era al tempo stesso riscatto meridionale ed esportazione del buongoverno progressista dai bastioni tosco-emiliani a lidi in apparenza agli antipodi. Le giunte di Vendola e poi di Emiliano fecero il miracolo, e il miracolo sembrò poter resistere a ogni ombra, la tragedia dell’Ilva, la strage degli ulivi, la “quarta mafia” seminascosta ma feroce. Ora la prima domanda è: le inchieste in corso spazzeranno via tutto, anche il ”modello pugliese”?». Il 13 settembre il processo Ambiente svenduto è da rifare: va trasferito a Potenza (con il rischio che possa finire in prescrizione). Luca Angelini: «La sezione distaccata di Taranto della Corte d’assise d’appello di Lecce ha infatti annullato la sentenza di primo grado accogliendo la richiesta dei difensori di spostare il procedimento in quanto i giudici tarantini, togati e popolari, che hanno emesso la sentenza di primo grado, sarebbero da considerare “parti offese” del disastro ambientale. La legitima suspicione, appunto: il legittimo sospetto che la situazione locale in cui si svolge il processo possa incidere sulla libera determinazione di chi è chiamato a testimoniare o giudicare». Per Legambiente «ingiustizia è fatta», secondo l’avvocato Gian Luca Vitale, patrono di parte civile per Slai Cobas e Medicina Democratica, il trasferimento «rischia di diventare un pericolosissimo precedente» e «un’arma in mano agli inquinatori»: «Una norma posta a tutela dell’indipendenza della magistratura, e quindi a difesa della giustizia, diviene norma di ostacolo alla giustizia e di tutela della logica del profitto a tutti i costi» • A fine agosto 2025 si legge che Antonio Decaro, ex sindaco di Bari candidato alla presidenza della Puglia, non gradisce la presenza nelle liste di due politici dal passato ingombrante: uno è Michele Emiliano, governatore uscente dem, l’altro è lui. Alessandro Trocino: «Decaro non vuole essere “ostaggio” di due figure così forti, che rischiano di limitare il suo potere di manovra. E quindi minaccia di rimanere a Bruxelles, dove è europarlamentare». Roberto Gressi lo mette tra gli ex pesi massimi che pesano sulle spalle dei successori («sindrome dei cacicchi»). Dal Nazareno salgono le pressioni su Decaro perché ammorbidisca la propria posizione almeno su di lui, visto che il primo obiettivo della leader Elly Schlein è non compromettere l’alleanza con Avs. Il 5 settembre, Emiliano ha già fatto un passo indietro, Decaro sale sul palco della Festa dell’Unità di Bisceglie e davanti a circa duemila sostenitori mette fine alla Dinasty pugliese: «Vi chiedo scusa. Vi chiedo scusa per tutti i pettegolezzi di questi giorni. Io sono in campo per la mia terra, a cui non volterò mai le spalle. Adesso andiamo a vincere questa campagna». Il 24 novembre AVS non riesce a superare la soglia di sbarramento: rimane fuori dal consiglio regionale nonostante le 9698 preferenze raccolte nelle provincie di Bari, Brindisi e Lecce.

365. Fabio PARATICI Borgonovo val Tidone 13 luglio 1972. Dirigente sportivo • Dal 2010 alla Juventus come direttore sportivo, quando a fine settembre 2020 sembra mettersi male l’indagine di Perugia sul test per la cittadinanza italiana svolto il 17 dalla star uruguaiana Luis Suarez, Fiorenza Sarzanini scrive che «La richiesta di risolvere il problema dell’esame di italiano di Suarez sarebbe arrivata direttamente dal direttore sportivo della Juventus Fabio Paratici». Da ottobre amministratore delegato, a inizio dicembre si legge che è indagato: ha telefonato alla ministra dei trasporti Paola De Micheli, sua amica d’infanzia, per capire come accelerare la pratica della cittadinanza, ma il problema non è quello — «niente di illecito, probabilmente», scrive Giovanni Bianconi — quanto il fatto che lo ha negato ai magistrati, e i magistrati l’hanno indagato per false informazioni, insieme agli avvocati del club • A maggio 2021, per rinnovarsi «look e anima» (Mario Sconcerti) la Juventus non gli rinnova il contratto. Il 27 novembre il titolo è Juve sotto inchiesta. Gianluca Mercuri: «Sembra il karma di questo club amatissimo e odiatissimo: immense glorie di campo e periodico odore di marcio che non sfugge alle attente narici di una Procura altrimenti annoiata. Il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved e l’ex manager Fabio Paratici, ora al Tottenham, sono indagati con altri tre dirigenti per false comunicazioni delle società quotate ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Al centro dell’inchiesta, plusvalenze e movimenti di mercato sospetti: per i pm il valore di molti giocatori è stato sistematicamente gonfiato» • Il 15 aprile 2022 Plusvalenze Juve, tutti prosciolti. Alessandro Trocino: «L’inchiesta sulle plusvalenze nel calcio italiano si è chiusa con un nulla di fatto. Sono stati tutti prosciolti 59 dirigenti e le 11 società (di cui cinque di serie A: Juventus, Napoli, Genoa, Sampdoria e Empoli) a giudizio del Tribunale nazionale della Figc. Il procuratore aveva chiesto per il presidente della Juve, Andrea Agnelli, un anno di inibizione e 800 mila euro di multa al club, per il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, 11 mesi e 5 giorni di inibizione e 392 mila euro di ammenda alla società, e per l’ex diesse bianconero, Fabio Paratici, 16 mesi e 10 giorni di inibizione. Richieste non accolte, così come tutte le altre. Si tratta solo del primo grado». A inizio dicembre, mentre l’inchiesta va avanti, Luca Angelini fa il punto: «“Lì ormai son diventati talmente esperti a fare i trucchetti”, dice al telefono l’ad Maurizio Arrivabene, parlando dell’area finanza Juve. Frasi “illuminanti”, chiosano il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i pm Mario Bendoni e Ciro Santoriello, che coordinano l’inchiesta sui conti bianconeri. Dunque, non c’era solo la firma di Fabio Paratici dietro l’abuso delle plusvalenze: “Si è trattato di una decisione aziendale complessiva, imposta e condivisa dai vertici”, scrivono i magistrati, nella richiesta di misure (respinta dal gip a fine ottobre, per difetto di esigenze cautelari). “Non è che Paratici si svegliava la mattina e diceva: oggi voglio fare una bella plusvalenza!”, sbottò lui stesso. Tutti sapevano — sottolinea la Procura — a partire dal presidente bianconero, Andrea Agnelli» • Il 20 gennaio 2023 la Corte federale d’appello punisce la Juventus con 15 punti di penalità. Elena Tebano: «Il procuratore federale aveva chiesto una penalizzazione di 9 punti. Pene pesanti anche per i dirigenti: 2 anni e mezzo a Paratici, 2 anni ad Agnelli e Arrivabene, 1 anno e 4 mesi a Cherubini e 8 mesi a Nedved. Assolte le altre 8 società coinvolte». Il 20 aprile il Collegio di garanzia del Coni rinvia il caso Juventus-plusvalenze alla Corte federale d’Appello, restituendo per il momento ai bianconeri i 15 punti della loro penalizzazione e riportando la Juve al terzo posto in classifica. Tebano: «Condannati invece in via definitiva quattro suoi altissimi dirigenti che erano stati inibiti: l’ex presidente Andrea Agnelli (due anni confermati), Fabio Paratici (30 mesi), Federico Cherubini (16 mesi) e Maurizio Arrivabene (24 mesi)». Il 22 maggio arriva per la Juventus la definitiva penalizzazione di 10 punti, il 30 il Tribunale federale ratifica l’accordo raggiunto con la Procura, ovvero una multa di 718 mila e 240 euro (con le ammende dei singoli dirigenti si arriva circa a un milione) per il filone che riguardava manovre stipendi, scambi con altri club e rapporti irregolari con gli agenti. La condizione è stata la rinuncia a presentare ricorso al Collegio di garanzia (che avrebbe aperto la strada alla giustizia amministrativa). Angelini: «Hanno patteggiato Fabio Paratici e Federico Cherubini, ma non (ancora?) Andrea Agnelli che non voleva garantire la rinuncia al ricorso al Tar» • 2024 - • Il 27 giugno 2025 i pm Lorenzo del Giudice e Giorgio Orano danno il via libera alla proposta di patteggiamento: Andrea Agnelli 1 anno e 9 mesi; Pavel Nedved 1 anno e due mesi; Fabio Paratici 1 anno e 6 mesi.

366. Francesco Paolo SISTO Bari 27 aprile 1955. Politico • 2020 - • 2021 - • Avvocato, difensore di Silvio Berlusconi durante il processo Escort di Bari, dal primo marzo 2021 sottosegretario della giustizia nel governo Draghi, appena eletto senatore per Forza Italia dopo tre legislature alla Camera il 2 novembre 2022 diventa viceministro della giustizia nel governo Meloni. Virginia Piccolillo: «Berlusconi vuole assicurarsi che a seguire la battaglia garantista e contro la legge Severino, anche in vista dell’esito del processo Ruby ter, ci sia come vice di Carlo Nordio Francesco Paolo Sisto, con ampia delega». Nei giorni prima di Natale si parla de La lite nel centrodestra sul condono fiscale. Gianluca Mercuri: «A proporlo era stata Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto: dentro la manovra, il condono per reati fiscali. Prima l’omessa dichiarazione, poi l’omesso versamento. Ma quando si è parlato di dichiarazione infedele — una condotta fraudolenta non troppo dissimile dal falso in bilancio — Fratelli d’Italia e Lega hanno detto no. Ci sono voluti tre giorni di discussioni, scanditi dal pressing pro condono di commercialisti e (molti) imprenditori» • A fine gennaio 2023, intervistato da Piccolillo invita a riflettere sui costi delle intercettazioni, 200 milioni all’anno. Quando il 14 giugno si celebrano i funerali di Berlusconi, Alessandro Trocino scrive che «Si può dire che anche il dibattito sulla riforma dell’abuso d’ufficio e delle intercettazioni sia un lascito di Berlusconi. Se è vero che il viceministro Francesco Paolo Sisto ha spiegato a Giovanni Bianconi come il Cavaliere “sette giorni fa mi disse: andate avanti, così si sblocca il Paese e si restituisce fiducia”» • A fine marzo 2024 il centrosinistra accusa il ministro dell’interno Matteo Piantedosi di aver ipotizzato di sciogliere per mafia il Comune di Bari sulla base di motivi pretestuosi (e insufficienti) su richiesta di esponenti locali del centrodestra, in vista delle elezioni comunali che si terranno a giugno. Tebano: «Il 27 febbraio Piantedosi ha incontrato Mauro D’Attis, deputato di Forza Italia nato a Galatina e vicepresidente della commissione Antimafia, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), viceministro della Giustizia, i leghisti Roberto Marti (senatore) e Davide Bellomo (deputato), il senatore di FdI Filippo Melchiorre, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI) e il deputato leghista Rossano Sasso. Loro dicono di aver fatto tutto alla luce del sole». A inizio aprile, in vista del voto per eleggere il sindaco di Bari, Gianluca Mercuri scrive che il centrodestra «è ancora molto indietro nella scelta di un candidato comune: Fratelli d’Italia vuole il senatore Filippo Melchiorre, la Lega il consigliere regionale Fabio Romito e Forza Italia il sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto. Saranno scintille» (alla fine sarà scelto Romito, che nel ballottaggio del 23-24 giugno sarà stracciato da Vito Leccese, 70,27 a 29,73). Il 3 maggio «Riuniti a palazzo Chigi, in un vertice presieduto dalla premier Giorgia Meloni, il sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto, i sottosegretari Andrea Delmastro e Andrea Ostellari, la presidente della commissione giustizia del Senato Giulia Bongiorno e l’omologo alla Camera Ciro Maschio» danno l’ok a un disegno di legge costituzionale che cambia volto al nostro sistema giudiziario: carriere separate per i magistrati, con due concorsi diversi per diventare giudice o pubblico ministero; due Csm distinti, per essere valutati, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, ma con i togati scelti per sorteggio; un’Alta corte esterna al Csm per giudicare tutti i magistrati • A inizio febbraio 2025, intervistato da Adriana Logroscino dice che «non si può negare che l’Anm, con le sue proteste plateali di fronte al corretto esercizio dei meccanismi della legislazione, abbia creato un grande nervosismo nei rapporti» fra governo e magistrati. Il 18 settembre alla Camera arriva il terzo sì alla riforma della Giustizia, quando con Tajani esultano per il “sì” (243 a 109) scoppia la bagarre (la definitiva approvazione in seconda lettura del Senato arriverà il 30 ottobre: non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi in ciascuna camera del Parlamento, ai sensi dell’art. 138 della Costituzione è necessario un referendum costituzionale).

367. Luciano FONTANA Frosinone 11 gennaio 1959. Giornalista • Dal primo maggio 2015 diretto del Corriere della Sera, a inizio giugno 2020 scrive (L’ora del dolore, la forza del coraggio): «“Improvvisamente ti senti addosso una grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro. Ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti”. A Tommaso Chessa, caporalmaggiore dell’Esercito, è toccato un compito terribile che mai un uomo o una donna vorrebbe assolvere. Doveva guidare uno dei camion militari stracolmi di bare da portare via da Bergamo, città che, al culmine dell’epidemia, non aveva più posto per i suoi troppi morti. Se volevamo darci coraggio, ed è stato giusto farlo, ripetendoci ogni istante che “andrà tutto bene”, certamente il lunghissimo elenco delle vittime, quasi 34.000, ci ha ricordato bruscamente che non è andato tutto bene. Che nelle città del Nord, nei paesi del Lodigiano, nei borghi della Val Seriana e in tutti i luoghi, conosciuti o no, dell’Italia, abbiamo pagato un prezzo tremendo» • 2021 - • A inizio maggio 2022 intervista Papa Francesco, che gli dice: «Da Putin non abbiamo ancora ricevuto risposta. Zelensky? L’ho chiamato il primo giorno di conflitto, ma ora non è il momento di andare a Kiev. Ho parlato 40 minuti con il patriarca Kirill, gli ho detto: non siamo chierici di Stato». Il 12 settembre modera il confronto tra la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il segretario del Pd Enrico Letta in onda su Corriere.it, unico faccia a faccia tra i due leader dopo i dibattiti «corali» di Rimini e Cernobbio. Il 29 novembre Meloni gli concede la prima intervista da premier • 2023 - • L’8 settembre 2024 al Forum Ambrosetti di Cernobbio modera il confronto tra i leader dell’opposizione Elly Schlein (Pd), Carlo Calenda (Azione) e Giuseppe Conte (M5S, in collegamento) • Il 17 marzo 2025 Papa Francesco gli scrive una lettera dal Policlinico Gemelli di Roma dov’è ricoverato (morirà il 21 aprile): «In questo momento di malattia la guerra appare ancora più assurda. La fragilità umana ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità. Vorrei incoraggiare lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità». Il 6 novembre il nuovo papa, Leone XIV, lo riceve in Vaticano col presidente di Rcs Mediagroup Urbano Cairo e la vicedirettrice Fiorenza Sarzanini.

368. Antonino “Nino” CARTABELLOTTA Palermo 10 marzo 1965. Medico • Presidente della Fondazione Gimbe che dall’inizio dell’epidemia porta avanti un monitoraggio indipendente sul Coronavirus nel nostro Paese, a fine maggio 2020, quando il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, annuncia che «I numeri sono positivi, penso che i lombardi dal 3 giugno saranno liberi di circolare», ha dei dubbi e non ci gira intorno: «I dati della Lombardia sono verosimilmente sottostimati». Con Radio24 va oltre: «C’è il ragionevole sospetto che le Regioni stiano “facendo magheggi” per non dovere richiudere. La Lombardia è una di quelle». Su questa frase, Fontana decide di far partire una querela: «Le dichiarazioni sono gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero. Fin dall’inizio della pandemia i dati vengono pubblicati in maniera trasparente e inviati alle Istituzioni e alle autorità sanitarie preposte. Nessuno, a partire dall’Istituto Superiore di Sanità, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l’Iss ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione» • A metà dicembre 2021 prende un Caffè da Massimo Gramellini (Quando i dottori fanno oh): «Mai nella vita avrei immaginato di poter prendere le difese di Giuseppe Povia, il cantante ostile ai vaccini che si è ammalato di Covid, fortunatamente in forma lieve. Ma non avrei mai nemmeno immaginato che un uomo di scienza come Nino Cartabellotta, autorità assoluta in materia di dati sulla pandemia, arrivasse a sbeffeggiare un malato in pubblico. Invece lo ha fatto, indirizzando a Povia la versione strafottente della sua famosa “Quando i bambini fanno oh”, trasformata per l’occasione in “Finché i cretini fanno boom”. Cartabellotta è il presidente della fondazione Gimbe, “Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze”, ed è di tutta evidenza che credeva di essere spiritoso. Ma la questione è: si può dare del cretino a uno che sta male, anche se sta male per qualcosa di cui nega l’esistenza? Sarebbe come sbeffeggiare un pedone appena finito sotto un’automobile perché aveva sempre sostenuto che le automobili in realtà fossero delle farfalle metallizzate. Esistono codici di opportunità che chi occupa certi ruoli dovrebbe osservare più di ogni altro e che servono a preservare la civiltà dalla rissa e a distinguere un salotto da un saloon. Non sarà un caso che lo sfottò del chirurgo abbia provocato la reazione piccata di tanti no vax, alcuni dei quali sono arrivati ad augurargli la morte. Per cui, dopo quelle di Povia spernacchiato da Cartabellotta, adesso ci tocca pure prendere le difese di Cartabellotta minacciato dai no vax. Capirete che è una vitaccia» • A inizio febbraio 2022 tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni c’è il gelo per la spaccatura seguita alla rielezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, ma una cosa unisce i due rivali: non hanno vaccinato le figlie (di 5 e 9 anni). «Il vaccino non è una religione, ma una medicina», ha detto Meloni, «Sono scelte che spettano a mamma, papà e pediatri, non certo materia di dibattito politico», ha aggiunto Salvini. Lui commenta: «Rinnovata sintonia tra Salvini e Meloni, niente vaccino ai figli. Quando la propaganda politica conta più della privacy» • 2023 - • Il 21 ottobre 2024, quando viene presentato il 7° Rapporto della Fondazione Gimbe sul Ssn, lancia un allarme: «I dati dimostrano che la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale è prossima al punto di non ritorno, che i princìpi fondanti di universalismo, equità e uguaglianza sono stati ormai traditi e che si sta lentamente sgretolando il diritto costituzionale alla tutela della salute, in particolare per le fasce socio-economiche più deboli, gli anziani e i fragili, chi vive nel Mezzogiorno e nelle aree interne e disagiate». Detto in altri termini: «Le persone sono costrette a pagare di tasca propria un numero crescente di prestazioni sanitarie, con pesanti ripercussioni sui bilanci familiari. Una situazione in continuo peggioramento, che rischia di lasciare l’universalismo del Servizio sanitario nazionale solo sulla carta, visto che l’accesso alle prestazioni è sempre più legato alla possibilità di sostenere le spese o di disporre di un fondo sanitario o di una polizza assicurativa». Di chi è la colpa? In primis, «del definanziamento attuato negli ultimi 15 anni da tutti i Governi, che hanno sempre visto nella spesa sanitaria un costo da tagliare ripetutamente e non una priorità su cui investire in maniera costante» • 2025 -.

369. Francesca ALBANESE Ariano Irpino 30 marzo 1977. Giurista • 2020 - • 2021 - • 2022 - • A fine ottobre 2023, mentre si parla de Lo scontro Onu-Israele, Gianluca Mercuri scrive: «Più in generale, da 75 anni l’Onu, attraverso la sua agenzia per i profughi Unrwa, assicura a milioni di palestinesi cibo e istruzione. I suoi funzionari — come l’attuale Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi, l’italiana Francesca Albanese — denunciano spesso le conseguenze dell’occupazione e parlano di frequenti violazioni del diritto internazionale e anche di crimini di guerra, accuse a cui Israele reagisce definendo l’Onu non affidabile né tantomeno super partes» • A fine marzo 2024, quando presenta un rapporto dal titolo Anatomia di un genocidio («Ci sono fondati motivi» per ritenere che sia «stata raggiunta la soglia del crimine di genocidio contro i palestinesi a Gaza». Se Israele caratterizza la popolazione civile come «scudi umani» o «complici del terrorismo», può attaccarli e ucciderli. È «una guerra di annientamento») Israele replica: «Oscena inversione della realtà» • A fine luglio 2025 dichiara: «Sospendere l’accordo Ue con Israele è un obbligo. Qualsiasi cosa di meno sarà solo un’esibizione». A inizio ottobre arriva il Caffè di Massimo Gramellini (Puri e dispari): «C’è questo sindaco di Reggio Emilia dall’aria mite, un medico di nome Marco Massari eletto nelle liste del centrosinistra. Sul palco del bellissimo teatro Valli sta consegnando alla relatrice dell’Onu Francesca Albanese la più alta onorificenza della città, il Primo Tricolore. Nel discorsetto di rito esprime l’immancabile “auspicio”. Che la fine di quello che lui stesso definisce “genocidio” e la liberazione degli ostaggi creino le condizioni per la pace a Gaza. Nella mia evidente dabbenaggine, mi sembra una frase persino scontata. Invece il pover’uomo viene subissato dai fischi e dai “buu” di una parte della platea, mentre Albanese si copre il viso con le mani, come se avesse appena ascoltato una bestemmia. Poi prende la parola per sgridare colui che la sta premiando. “Lei ha sbagliato”, gli dice, “ma io la perdono, a condizione che prometta di non dirlo mai più”. Di non dire che cosa? Che tutte le vite in gioco sono uguali? Secondo Albanese e la sua claque fischiettante, per meritare la patente di sinceri democratici non basta più nemmeno affermare che quello di Netanyahu è un genocidio. Bisogna proprio evitare di nominare gli ostaggi, che lei peraltro chiama coloni. Altrimenti si è conniventi con il governo di Israele e condannati a fare pubblica autocritica. Sulla faccia contrita e smarrita del sindaco di Reggio Emilia si poteva leggere l’eterno dramma della sinistra: per quanto tu faccia il puro, ne trovi sempre uno più puro di te che ti epura». Neanche una settimana e Gramellini le fa un altro Caffè (La marchesa del Grillo): «Per l’esimia giurista Francesca Albanese, a cui va la nostra gratitudine per tutto il tempo che trascorre quotidianamente in tv nel tentativo davvero improbo di istruirci, la senatrice Liliana Segre non è autorizzata a intervenire su Gaza. Se hai un tumore, spiega l’esimia, chiedi la diagnosi a un oncologo, non a qualcuno che è sopravvissuto alla malattia. Un paragone di buon gusto, non c’è dubbio, e dalle applicazioni sorprendenti. Nel mondo della marchesa del Grillo (“io sò io e voi…” con quel che segue), solo gli psicologi e i criminologi potrebbero discutere di femminicidi, non le vittime scampate alla morte, troppo coinvolte emotivamente per riuscire credibili. In uno slancio di generosità, Albanese si dichiara disponibile a parlare di genocidio con “accademici sionisti” (esisterà un albo apposito?), ma non con Segre e men che meno con giornalisti, politici e cittadini in genere, che soffrono, dice, di “analfabetismo funzionale”. A forza di studiare la democrazia di Hamas, può darsi che Albanese abbia finito per ridisegnare i contorni di un concetto che noi analfabeti funzionali ci ricordavamo un po’ meno elitario. Una volta la democrazia non consisteva infatti nel parlare con tutti e, soprattutto, nell’ascoltarli? O almeno nel fingere di farlo, invece di alzarsi di scatto dalla poltrona di uno studio televisivo, come ha fatto lei, piantando in asso gli altri ospiti per punirli del grave torto di non volerle dare sempre ragione». Ormai «Francesca Albanese è diventato un caso». Alessandro Trocino: «È stata per un certo periodo la più citata e la più amata dai sostenitori dei palestinesi. Ma è inciampata più volte in dichiarazioni più che discutibili. Ha rimproverato il sindaco di Reggio Emilia che la stava premiando, perché aveva osato dire che la liberazione degli ostaggi è una condizione per la pace. Si è alzata e se n’è andata quando a In Onda è stata citata Liliana Segre. Poi ha spiegato che la senatrice a vita, superstite della Shoah, è “poco lucida e non è imparziale”. Poi ha parlato di “pietra d’inciampo logica”, maneggiando un tema delicatissimo con un linguaggio e un atteggiamento che hanno messo in allarme anche chi sostiene le ragioni dei palestinesi». Il 7 ottobre prova a cambiare rotta: «Io rispetto moltissimo la senatrice Segre, mi sono sempre schierata in sua difesa, è bruttissima la strumentalizzazione che si fa», «Il 7 ottobre è un giorno drammatico, non c’è niente di romantico in una giornata così», «Io ho pianto per i civili israeliani uccisi il 7 ottobre» ecc. ecc. A fine mese l’ambasciatore di Israele al Palazzo di Vetro la chiama «La strega Albanese». A inizio novembre, intervistata da Francesco Battistini racconta: «Dopo tre anni in Palestina, sono andata via nauseata. Non riuscivo più a vivere in quel posto. Ed è l’apartheid a spiegare oggi, dal punto di vista giuridico, quel mio sentimento d’allora: c’è un sistema strutturale di dominio da parte di un gruppo su un altro. Lo stesso vale per il genocidio. Non c’è tregua che possa interromperlo. E il problema non è usare parole “compromesse”: è di chi non guarda la realtà». Dopo che il 28 novembre la sede de “La Stampa” è stata assaltata dai militanti del centro sociale Askatasuna, condanna l’irruzione ma aggiunge che «questo deve essere anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del nuovo lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione». Il ministro della difesa Guido Crosetto replica: «In gioco ci sono le garanzie costituzionali che concedono ad ognuno di noi il diritto e il dovere di rappresentare le proprie idee ma che hanno dei limiti: la sicurezza altrui, la proprietà altrui, la libertà degli altri. Io non penso che esista alcuna idea, se non quelle che mi auguravo fossero cancellate per sempre del nazismo e del fascismo, secondo cui per affermare le proprie convinzioni bisogna entrare nella redazione di un giornale e distruggere quel giornale o gridare “diamo una lezione ai giornalisti”. Non si danno lezioni ai giornalisti, non si danno lezioni ai politici con la violenza, non si danno lezioni ai poliziotti, ai carabinieri, a nessuno». Intervenendo al programma Accordi e Disaccordi, sul Nove, insiste: «Secondo me mi criticano perché io in questo momento faccio paura, perché rappresento un cambiamento e un risveglio delle coscienze. Non lo faccio volontariamente. Chiaramente condanno la violenza nei confronti della redazione de La Stampa, la mia colpa è quella di aver condannato anche la stampa italiana, occidentale per il pessimo lavoro, il lavoro indegno che ha fatto in larga misura sulla questione palestinese. La violenza non è mai una risposta né un’azione legittima, neanche in una situazione violenta com’è l’Italia in questo momento». (Antonio Polito le dà della «maestrina dell’estremismo»). A Bologna, la cittadinanza onoraria ormai votata dal consiglio comunale anche se non ancora consegnata, divide; la sindaca di Firenze, Sara Funaro, si dice contraria a concederle onorificenze («La libertà di informazione non può essere messa in discussione, non esistono condanne condizionate»).

370. Francesca FAGNANI Roma 25 novembre 1976. Conduttrice tv • 2020 - • 2021 - • Dal 2018 conduttrice di Belve (prima su Nove, dal maggio 2021 su Rai 2), il 29 giugno 2022, sotto il titolo Le star della stagione Rai si legge che «il nuovo palinsesto della tv di Stato punta tutti i suoi nuovi arrivi su Rai2, rete da tempo in crisi di ascolti e di identità», «In seconda serata strisce affidate a Cattelan, Francesca Fagnani e Stefano De Martino» • L’8 febbraio 2023, per una sera co-conduttrice del Festival di Sanremo, sul palco dell’Ariston dedica il monologo ai ragazzi del carcere minorile di Nisida. A fine mese il presidente del Senato Ignazio La Russa, suo ospite, dice: «Accetterei con dispiacere la notizia di un figlio gay: come se fosse milanista, diverso da me. Un padre etero vorrebbe che il figlio fosse come lui» (apriti cielo). A primavera il programma passa in prima serata. Il 2 ottobre la notizia è che Fedez non sarà ospite della nuova edizione di Belve. Dopo le indiscrezioni trapelate, è lei a confermare il no della Rai: «Non condivido questa decisione né “Belve” del resto ha mai tolto voce a nessuno» • A inizio aprile 2024 Aldo Grasso scrive (Francesca Fagnani, il ritorno di «Belve» e il rischio di perdere il graffio): «Belava la belva. Temo che a furia di anticipazioni sui giornali, di partecipazioni a programmi per lanciare la nuova stagione, la belva segreta che alberga dentro di noi rischi di addormentarsi o di presentarsi con le unghie spuntate: Mara Venier non perdona, se passi nel suo salotto svanisce ogni belluinità. [...] Per reggere una prima serata, il programma ha dovuto un po’ virare sul varietà (lo impone anche la Siae) con la cantante e il suo “spazio canoro”, le comiche “Eterobasiche”, ovvero Valeria De Angelis e Maria Chiara Cicolani, lo “scaldatore di interviste” e questo ha fatto perdere a Belve quella secchezza necessaria all’incisività, alla perfidia, alla belluinità, che poi erano le vere prerogative della proposta [...] Non vorremmo mai che Fagnani diventasse, per dirla alla Salvini, una faina che gioca a burraco». A metà dicembre è Massimo Gramellini a occuparsi del programma («Uomini e belve»): «Il Mammucari che abbandona lo studio televisivo sacramentando contro la presunta doppiezza della conduttrice Francesca Fagnani è un’istantanea del male del secolo: l’adultescenza, ovvero l’adolescenza infinita di tanti cosiddetti adulti. Riepilogo: Teo Mammucari, diventato famoso come conduttore di un programma non esattamente per mammolette (tendeva agguati telefonici agli sconosciuti), chiede di partecipare a Belve, trasmissione che dichiara fin dal titolo, altrimenti si chiamerebbe Orsacchiotti, la volontà di mettere in difficoltà l’ospite con incursioni scomode sul personale. La conduttrice gli conferma l’invito e gli manda un messaggino amichevole, come è normale tra persone civili. Ma l’adultescente Mammucari ne deduce che il tono dell’intervista assomiglierà a quello del messaggino e, appena in studio arrivano le domande pepate, si dichiara sorpreso dalle regole del gioco, smette di giocare e se ne va, rinfacciando a Fagnani il cambio di registro. Come se in campo un portiere se la prendesse col centravanti che cerca di fargli gol, ricordandogli che prima della partita avevano scherzato insieme» • A inizio marzo 2025 Gramellini scrive che «“Se gli altri sono coglioni, il problema non è mio”. C’è chi è passato alla storia per “I have a dream” o “L’importante è partecipare”. Di Stefania Nobile resterà quel concetto di cinismo purissimo, formulato sullo sgabello di Belve e così perfetto per questi tempi in cui la cattiveria viene spacciata per sincerità». A fine agosto, quando in vista delle Regionali in Veneto la domanda è Veneto, verso Stefani, con Zaia capolista? si legge che «Zaia, intervistato da Francesca Fagnani a Mestre, ha frenato».

371. Raffaele CANTONE Napoli 24 novembre 1963. Magistrato • Dal giugno 2020 Procuratore della Repubblica di Perugia, a settembre 2020 guida l’indagine sul fasullo esame d’italiano del calciatore uruguaiano Luis Suarez, necessario per fargli ottenere la cittadinanza che avrebbe permesso alla Juventus di tesserarlo come comunitario. Gianluca Mercuri: «Cantone ha la sensazione che l’inchiesta sul caso del “passaporto facile” al calciatore Luis Suarez somigli troppo a un reality show in diretta, e si è molto arrabbiato: l’agenzia Ansa a un certo punto ha parlato perfino di “sospensione delle indagini”, cosa impossibile. Piuttosto, saranno riprogrammati gli interrogatori per cercare di tappare il colabrodo di notizie e intercettazioni che “indigna” Cantone» (non emergendo responsabilità penalmente rilevanti a carico dei suoi dirigenti, il club bianconero esce dall’indagine penale ed è prosciolto, finiscono nei guai la rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri e la direttrice del Centro di valutazione e certificazioni linguistiche Stefania Spina) • A inizio maggio 2021 si legge che l’avvocato Piero Amara, condannato e inquisito per i depistaggi contro l’Eni e svariati episodi di corruzione in atti giudiziari, «è stato interrogato a più riprese dai magistrati di Milano e già due volte da quelli di Perugia guidati dal procuratore Raffaele Cantone». Giovanni Bianconi & Fiorenza Sarzanini: «Un’associazione segreta in grado di condizionare nomine e affari oppure una gigantesca macchina del fango alimentata da dossier e file audio. È questo il nodo che dovrà sciogliere la Procura di Perugia titolare dell’inchiesta sulla loggia “Ungheria”» (vedi 270. Piero AMARA) • 2022 - • 2023 - • A inizio marzo 2024 col procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo chiedono «di essere sentiti dal comitato di presidenza del Csm (il Consiglio superiore della magistratura), dal presidente della commissione Antimafia e da quello del Copasir (il Comitato parlamentare che vigila sui servizi segreti italiani) dopo le rivelazioni sull’inchiesta di Pescara sul monitoraggio abusivo degli archivi informatici riservati riguardanti centinaia di persone». Poiché la Lega parla di «un vero e proprio attacco alla Repubblica e alla democrazia che coinvolge magistratura, guardia di finanza e giornali di sinistra», si legge che con Melillo «non vogliono essere tirati in mezzo a queste accuse» (Elena Tebano). Il 7, sentito su sua stessa richiesta prima dalla commissione parlamentare Antimafia poi, in una seduta secretata, dal Copasir, parla di «Numeri mostruosi e inquietanti», «Un verminaio». I files scaricati dalle banche dati della Direzione nazionale antimafia (Dna) sarebbero 33.528. «Non tutti illeciti», precisa, ma sono comunque cifre «mostruose e inquietanti» che pongono invitabili domande: «Che fine hanno fatto gli atti prelevati? Quante di queste informazioni possono essere utili anche a servizi segreti stranieri oppure a soggetti che non operano in Italia?» (con Melillo concorda che una simile attività di raccolta dati difficilmente può limitarsi all’iniziativa di un singolo). Ai parlamentari che gli chiedono se s’intravedano «finalità eversive», risponde con un sintetico «boh», nel senso che «si può sospettare tutto». Il 12 si legge che il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha attivato le sue «funzioni di sorveglianza» sulle sue recenti audizioni in Parlamento, Bianconi rileva il suo «fastidio» per l’iniziativa di Sottani: «Se le parole hanno un senso, un procuratore generale che proclama di essere pronto a controllare l’operato di un procuratore lascia inevitabilmente intendere che le mosse di quel procuratore potrebbero non essere state corrette, altrimenti non ci sarebbe motivo di rassicurare la pubblica opinione che c’è un pg a vigilare». A inizio settembre comunica che l’inchiesta sui presunti dossieraggi «non è affatto conclusa», né è prevedibile che lo sarà in tempi brevi, per via degli «ulteriori episodi di possibili accessi abusivi» emersi grazie alla collaborazione con la Dna che si è «ulteriormente intensificata» • A inizio febbraio 2025 tocca a lui valutare come procedere per la denuncia dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) contro il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi (presunta rivelazione di segreto, indagine partita da un esposto del capo di gabinetto di palazzo Chigi, Gaetano Caputi, contro i giornalisti del “Domani”).

372. Mario MARTONE Napoli 20 novembre 1959. Regista • A inizio ottobre 2020 in streaming Capri-Revolution (in concorso alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, gli è valso la candidatura al David di Donatello), «metafora del mondo nuovo che parte dal 1924, quando sull’isola si riunivano comunità di contemplativi in comunione con la natura» (Paolo Baldini) • Il 7 settembre 2021 è di nuovo in gara a Venezia con Qui rido io, al centro la carriera di Eduardo Scarpetta (Toni Servillo, superlativo) nel momento del suo massimo splendore, agli inizi del Novecento. Paolo Mereghetti: «E poi c’è Napoli, il suo universo colorato e caloroso, affascinante e opprimente insieme, che la messa in scena sa raccontare con i suoi ricchissimi interni, ma anche con le canzoni da posteggiata che accompagnano, sottolineano e a volte commentano l’azione. Tutto questo Martone lo orchestra con straordinaria fluidità, senza privilegiare alcun tema ma tutti affrontandoli e raccontandoli, per restituire un mondo – quello di Scarpetta e del teatro partenopeo – che non vuole essere solo ricostruzione storica ma anche riflessione sulla complessità e le contraddizioni» (candidato al David, vince il Nastro d’argento). A metà settembre è tra i firmatari dell’appello del mondo del teatro al ministro della cultura Dario Franceschini per «avere l’indicazione di una data per misure meno restrittive sulla occupazione di sale e luoghi all’aperto» (la prima firmataria è Andrée Ruth Shammah, direttrice e regista del Franco Parenti di Milano, tra le tante adesioni ci sono quelle di Toni Servillo, Paolo Sorrentino, Roberto Andò, Gabriele Lavia, Stefania Rocca, Giuliana De Sio) • Il 24 maggio 2022 è in gara al festival di Cannes: il film, Nostalgia, con Pierfrancesco Favino, Francesco Di Leva e Tommaso Ragno, «racconta la storia di un uomo che dopo quarant’anni di lontananza torna lì dov’è nato, al rione Sanità, nel ventre di Napoli; riscopre i luoghi, i codici del quartiere e un passato che lo divora» (Luca Angelini). Mereghetti: «Adattando con molte libertà l’omonimo romanzo di Ermanno Rea (cosceneggiato con Ippolita di Majo) Mario Martone ha eletto quel rione a vero co-protagonista, l’unico capace di tener testa a un Favino ancora una volta da applausi». Il 26 settembre diventa il candidato italiano agli Oscar (di nuovo: candidato al David, vince il Nastro) • 2023 - • 2024 - • Il 10 aprile 2025 Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes, annuncia che a maggio sarà in concorso con Fuori, biopic su Goliarda Sapienza interpretata da Valeria Golino, Elodie, Matilda De Angelis (arriverà l’ennesima candidatura al David). A fine agosto è tra le 1.500 personalità del cinema che sotto la sigla Venice 4 Palestine chiedono alla Biennale di Venezia di esporsi politicamente, condannando Israele e ritirando l’invito a Venezia a due attori che, dice l’appello, «sostengono pubblicamente e attivamente il genocidio» (il riferimento esplicito è all’attrice israeliana Gal Gadot e al britannico Gerard Butler, nel cast di The hand of Dante).

373. PUPO - Enzo GHINAZZI Ponticino 11 settembre 1955. Cantante • A luglio 2020, Aldo Grasso (Techetechetè saccheggia Sanremo: il piacere della cultura pop) cita Andrea Ballardini: «Gareggiare con gli amici a chi riesce a ricordare il momento più trash delle passate edizioni. Fuori concorso perché ovvi: Pippo Baudo che salva l’aspirante suicida nel 1995; i Jalisse che vincono il Festival nel 1997; il trio dadaista Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici del 2010» • Nel dicembre 2021 Massimo Gramellini (Salvate il soldato Crisanti), commentando la canzone “Sì, sì vax” intepretata dal trio Andrea Crisanti, Matteo Bassetti Fabrizio Pregliasco a Un giorno da pecora su Radio uno Rai, scrive: «Magari gli ideatori hanno pensato che creasse un effetto ipnotico tale da indurre anche il più accanito no vax a offrire il braccio alla patria. Ma allora lo spietato Galli sarebbe risultato più credibile dell’impacciato Crisanti, il quale scatena la stessa reazione di un Draghi che si candidasse al Quirinale cantando Su di noi di Pupo» • Il 22 settembre 2022 il centrodestra è a Roma in piazza del Popolo per il comizio finale della campagna elettorale, chiusura con Su di noi (nemmeno una nuvola) • Il primo febbraio 2023 Zelensky a Sanremo parlerà anche al cuore dei russi. Maria Serena Natale: «Il Festival approda sulla tv di Stato russa con frammenti sparsi, finché nel 1983 la Televisione Centrale dell’Unione sovietica autorizza la messa in onda dell’intera serata conclusiva. Vince Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà; quarti i Matia Bazar con Vacanze romane; quinto il pezzo cult di Toto Cutugno destinato a grandi imprese dagli Urali alla Kamchatka, L’italiano. Ultimo Pupo con Cieli azzurri, avrà le sue rivincite» • A maggio 2024 è tra i testimonial pop della premier Giorgia Meloni nel convegno organizzato nella sala della Regina di Montecitorio dalla Fondazione Craxi e dalla Fondazione De Gasperi (invitati da Palazzo Chigi per «aprire il confronto con i cittadini»). A dicembre, col sindaco di Roma in difficoltà per i forfait di Mara Sattei e Mahmood dal concerto di capodanno in solidarietà con l’escluso Tony Effe, Gramellini butta là: «Possono sempre chiedere a Putin se gli presta Pupo» • A metà marzo 2025, quando Francesco Totti è oggetto di critiche per la trasferta a Mosca ospite del premio organizzato da un sito di scommesse, Massimo Gramellini commenta: «Ma come, Pupo sì e il Pupone no?».

374. Giovanni FLORIS Roma 27 dicembre 1967. Giornalista • Dal settembre 2014 conduttore di diMartedì (La7), il primo ottobre 2020 esce il suo libro L’Alleanza. Noi e i nostri figli dalla guerra tra i mondi al patto per crescere • Il 18 febbraio 2021 Massimo Granellini cita Pierluigi Bersani che suo ospite con la battuta «I grillini hanno detto di sì a tutti, tranne che a me» chiude «il decennio dei Cinquestelle, un apostrofo giallo-verde-rosa tra le parole Monti e Draghi» • A inizio ottobre 2022 è Alessandro Di Battista il suo ospite che fa prendere nota a Gramellini («L’Italia non è un Paese libero, non può uscire dalla Nato») • A fine febbraio 2023, quando Francesco Lollobrigida, ministro di agricoltura sovranità alimentare e foreste, spara «il governo italiano intende lavorare quest’anno per far entrare legalmente quasi 500 mila immigrati anche attraverso accordi multilaterali e bilaterali per sostenere l’immigrazione legale», Giorgio Mulè approfitta della sua ospitalità per precisare: «Lollobrigida ha sbagliato. Entreranno 83 mila immigrati regolari, la capacità totale è di 500 mila» • Il 2 luglio 2024, sotto il titolo Melonizzare Le Pen o lepenizzare Meloni? Gianluca Mercuri scrive: «La foto che vedete in apertura — una partecipazione comune a diMartedì, su La7 — è addirittura del gennaio 2015. Negli anni successivi, non ce ne sono altre che le ritraggano insieme» • Il 26 marzo 2025, quattro giorni dopo la baruffa nel foyer dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per una sgradita domanda sul Manifesto di Ventotene, Romano Prodi riconosce di aver «commesso un errore» con una cronista di Mediaset, Lavinia Orefici. Decisivo il video mandato in onda la sera prima a diMartedì: ripreso da un’inedita angolazione, si vede il Professore afferrare e tirare leggermente una ciocca di capelli dell’inviata di Quarta Repubblica, mentre lui a caldo aveva parlato solo di «una mano sulla spalla» (si dice dispiaciuto ma non chiede scusa). Il 16 ottobre è il segretario della Cgil Maurizio Landini l’ospite che si lascia scappare una frase controversa: «Meloni su Gaza si è limitata a fare la cortigiana di Trump e non ha mosso un dito». Lui l’avverte: «Cortigiana è una parola sessista, sarà ripreso». Landini chiarisce: «Intendo cortigiana come essere alla corte di Trump, esserne il portaborse». La premier reagisce con forza, postando un messaggio in cui pubblica la definizione del dizionario e poi aggiunge: «Un’altra splendida diapositiva della sinistra: quella che per decenni ci ha fatto la morale sul rispetto delle donne, ma che poi, per criticare una donna, in mancanza di argomenti, le dà della prostituta».

375. Andrea GIAMBRUNO Milano 7 maggio 1981. Giornalista • 2020 - • 2021 - • Padre di Ginevra, figlia avuta con Giorgia Meloni: a inizio settembre 2022, ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, ormai lanciatissima verso Palazzo Chigi lei confida che non parlano di matrimonio («anche se credo nei suoi principi») e che a volte litigano perché magari si è dimenticata di dirgli che sta partendo per l’America. A metà ottobre si parla di un governo Meloni a rischio già prima di nascere per l’accenno di Silvio Berlusconi al «suo uomo che lavora a Mediaset»: «Che cosa c’entrava? Che intendeva? Io ho conosciuto Andrea che già lavorava a Mediaset, e non mi pare che grazie a me abbia avuto alcun favore. È un’uscita incredibile...» • A metà gennaio 2023, Candida Morvillo lo incalza: Il sito Dagospia sostiene che Mediaset, dopo averla retrocessa ad autore, ha risposto picche alla sua richiesta di stare a Roma, più vicino a sua figlia. «Cose che succedono», ha scritto, «quando qualcuno non ottiene di diventare ministro». Come prende le allusioni a presunte interferenze berlusconiane contro di lei? Lui risponde: «In 15 anni di lavoro, in azienda, non ho mai avuto un problema con nessuno. Lascio parlare, criticare... Un quotidiano ha scritto che lunedì avevo ospite il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, come a dire che l’avevo perché è di Fratelli d’Italia, ma non ha scritto che c’era anche la capogruppo al Senato del Pd, Simona Malpezzi. Tutti i conduttori hanno un’idea politica. Non è che se una domanda la pone Giovanni Floris o Paolo Del Debbio va bene e se la pongo io è faziosa. Forse, sei tu che sei in malafede. E cito Del Debbio che per me è un gigante e la persona che mi ha insegnato più di tutti a fare questo mestiere in 15 anni in cui ho lavorato a tutti i talk d’informazione di Mediaset. Quanto alla scelta dell’azienda di tenere la diretta a Milano, credo sia una normale questione di natura economica nella quale non ho facoltà di addentrami». A fine luglio arriva un Caffè di Massimo Gramellini (Colpi di sole): «Lo dico sommessamente (il più meloniano degli avverbi), ma Andrea Giambruno non dovrebbe criticare in pubblico il ministro tedesco Lauterbach per avere postato un tweet dove sostiene che in futuro, a causa del clima, sarà impossibile fare le vacanze in Italia. Può criticare il tweet del ministro con i suoi amici, ma non in un programma televisivo, come ha fatto ieri: “Se non ti trovi bene da noi, stattene a casa tua nella Foresta Nera, no?”. E non può farlo per la semplice ragione che lui è il compagno della presidente del Consiglio e ogni sua parola pronunciata in pubblico assume i contorni di un caso politico». A fine agosto il titolo è Bufera su Giambruno per le frasi sulle donne. Nella sua trasmissione Diario del giorno ha detto: «Se vai a ballare, tu hai tutto il diritto di ubriacarti — non ci deve essere nessun tipo di fraintendimento e nessun tipo di inciampo — ma se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi, magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche, perché poi il lupo lo trovi» (dove «il lupo» sarebbe lo stupratore e le «problematiche» le violenze). Nella conferenza stampa sul «decreto Caivano» la premier lo difende: dire «se vai a ballare e ti ubriachi il lupo lo trovi» non è «vittimizzazione secondaria» (in sostanza: è la vittima che se l’è cercata) ma soltanto «una cosa simile a quel che mi diceva mia madre quando uscivo di casa, “occhi aperti e testa sulle spalle”. Purtroppo gli stupratori esistono, non bisogna abbassare la guardia. [...] Io penso che Andrea Giambruno abbia detto in modo frettoloso e assertivo una cosa diversa rispetto a come molti l’hanno interpretata. Non ha detto che se giri in minigonna ti possono violentare». Poi lo sfogo: «Sono mesi che qualsiasi cosa Andrea Giambruno dica io vengo chiamata in causa. Allora vorrei capire qual è la lettura che voi date del concetto di libertà di stampa. Per come la vedo io, un giornalista non dice in televisione quel che pensa la moglie. La mia idea di libertà di stampa è che io non vengo chiamata in causa per quello che un giornalista dice nell’esercizio della sua professione e quel giornalista — che per inciso è il suo compagno — non viene attaccato più di quanto lo sarebbe normalmente perché vuole bene a me. Vi prego per il futuro di non chiedermi conto di quel che un giornalista, nella libera espressione del suo operato, dice in tv. Non ritengo di poter essere io a dirgli quel che deve dire». Il 21 ottobre il titolo è Una single per premier. Fatali le sue frasi ad alcune colleghe colte in un fuorionda trasmesso da Striscia la notizia: «Sei una donna intelligentissima, ma perché non ti ho conosciuta prima?», «Sai che io e XXX (nome censurato) abbiamo una tresca? Lo sa tutta Mediaset, adesso lo sai anche tu. Però stiamo cercando una terza partecipante, facciamo le threesome. Anche le foursome con XXX (altra censura) che generalmente va a Madrid a scopare. Entrerai a far parte del nostro gruppo di lavoro? Ti piacerebbe? C’è un test attitudinale. Si scopa». Meloni è perentoria: «La mia relazione con Andrea Giambruno, durata quasi dieci anni, finisce qui». La storia, si dice, era finita da mesi. Monica Guerzoni: «Se non ha buttato fuori casa il compagno già da tempo come tanti le rimproverano, a seguito della sequela di gaffe e sparate politicamente scorrette, è perché ha sempre ritenuto Giambruno “un padre bravissimo e amorevole”. E ha provato in ogni modo a salvare l’unità della famiglia, per quanto la relazione fosse compromessa da tempo». Renato Franco riassume: «Una volta finito al centro dell’attenzione, ha fatto di tutto per accendere ancora di più la luce su di lui, inanellando gaffe che — vista la sua posizione da “first gentleman” — si sono amplificate e sono diventate meme sui social». Lui si autosospende da Mediaset, che il 24 fa sapere; non condurrà più in video Diario del giorno, ma «continuerà a curare il coordinamento redazionale» del programma, escluso il licenziamento. A metà dicembre arriva a sorpresa, non invitato, ad Atreju: «Un saluto veloce con la sorella della presidente del Consiglio, Arianna Meloni, poi si è seduto nel retropalco» • A inizio gennaio 2024, quando Emanuele Pozzolo, il deputato di Fratelli d’Italia dalla cui pistola è partito il colpo che, in un veglione di Capodanno nel Biellese, ha ferito un operaio 31enne, sembra avere i giorni contati, si parla di metodo Giambruno: chi sbaglia in modo grave viene cacciato • 2025 -.

376. Carlo FUORTES Roma 5 settembre 1959. Dirigente pubblico • 2020 - • Dal dicembre 2013 sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, a inizio luglio 2021 si legge che «Palazzo Chigi ha scelto, sarà Carlo Fuortes il nuovo amministratore delegato della Rai»: noto per aver fatto la guerra ai raccomandati, in particolare durante la sua esperienza al Petruzzelli di Bari, è un segnale di discontinuità per un’azienda che non ha mai brillato per indipendenza. La nomina non piace alla Lega: secondo Lucia Bergonzoni non ha esperienza televisiva ed è troppo vicino alla «sinistra» (che identifica, non proprio correttamente, in Veltroni e Calenda). A metà novembre, quando sembra fatta per Monica Maggoni al Tg1 e Simona Sala al Tg3, Antonella Baccaro scrive che «Potrebbe dunque essere mantenuta da Fuortes la promessa sulle donne. Meno, quella di lasciare i partiti fuori dalla porta». Conferma di Gennaro Sangiuliano al Tg2 che soddisfa la Lega, il Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza relativa, perde la direzione del Tg1, Conte reagisce con una dichiarazione durissima: «Fuortes non libera la Rai dalla politica ma ha scelto di esautorarci: siamo alla degenerazione del sistema e per questo il M5s non farà più sentire la sua voce sui canali del servizio pubblico» • A inizio maggio 2022, in audizione alla Commissione di vigilanza, spiega che i talk show «non sono il format ideale per l’approfondimento giornalistico di un’azienda che fa servizio pubblico» e annuncia un cambio di rotta contro i programmi che chiamano ospiti non competenti che «improvvisano su qualsiasi tema» (al limite accetterebbe interventi a gratis). L’1 giugno è un caso la decisione di revocare l’incarico di direttore della divisione approfondimento a Mario Orfeo: il Pd si dice «stupefatto dal metodo», critica anche Italia viva. Il 2 riporta Orfeo al Tg3, da dove veniva prima del nuovo incarico, mette Antonio Di Bella agli approfondimenti e Simona Sala alla direzione daytime • A inizio febbraio 2023, nel frattempo Giorgia Meloni ha sostituito Mario Draghi a Palazzo Chigi, si legge che «non avendo Fuortes intenzione di dimettersi, bisognerà cercare l’occasione per farlo cadere in cda utilizzando i voti contrari di Lega, FI, M5S e del rappresentante dei dipendenti». Il 16 Baccaro scrive che «Il piano per farlo saltare o indurlo alle dimissioni è emerso chiaramente ieri, nel corso del primo consiglio d’amministrazione dopo il Festival di Sanremo. La strategia della maggioranza (ma non solo), che si è venuta a delineare nelle quasi sette ore di riunione, sarebbe quella di fare pressing sul manager, ipotizzandone una cattiva gestione per mancati incassi, fino a un danno erariale rilevabile dalla Corte dei Conti. Un elemento che potrebbe consentire all’azionista, il ministero del Tesoro, di rimuovere Fuortes, inattaccabile finora sui conti che sono in pareggio». Il 6 marzo incontra la premier, ufficialmente per esaminare la situazione economico-finanziaria della tv pubblica. Secondo indiscrezioni, dall’incontro è emerso che potrebbe lasciare l’incarico già ad aprile, cioè un anno prima della sua scadenza, fissata al 2024. Il 5 maggio il titolo è Scontro sulla Rai, via libera alla «norma Fuortes». Alessandro Trocino: «Cos’è la “norma Fuortes”? È una norma che fissa a 70 anni l’età massima dei dirigenti degli enti lirici. Sembrerebbe una norma tecnica. Se non fosse che significa la fine del mandato da sovrintendente per Stephane Lissner al Teatro San Carlo di Napoli. Proprio il ruolo al quale potrebbe essere destinato Carlo Fuortes, amministratore delegato della Rai. In pratica, sospetta l’opposizione, la norma servirebbe al governo, e in particolare a Fratelli d’Italia, per mettere le mani sulla Rai». Il 6 Marco Cremonesi spiega: «Non è detto che ciò accadrà. Lissner potrebbe accendere una procedura ex art.700 davanti al giudice del lavoro, procedura in grado di rallentare — e di molto — la sua fuoriuscita. Mentre Fuortes, come caldamente suggerito dal Pd, potrebbe mettere l’elmetto e non lasciare il vertice della Rai fino a definitiva risoluzione della partita». L’8 si dimette: «Dall’inizio del 2023 sulla carica da me ricoperta e sulla mia persona si è aperto uno scontro politico che contribuisce a indebolire la Rai e il Servizio pubblico. Allo stesso tempo ho registrato all’interno del consiglio di amministrazione della Rai il venir meno dell’atteggiamento costruttivo che lo aveva caratterizzato, indispensabile alla gestione della prima azienda culturale italiana. Ciò minaccia di fatto di paralizzarla, non mettendola in grado di rispondere agli obblighi e alle scadenze della programmazione aziendale con il rischio di rendere impossibile affrontare le grandi sfide del futuro della Rai». Nella sua lunga nota, respinge ogni collegamento col caso Lissner: «Il mio futuro professionale, di cui si è molto discusso, non sempre a proposito, è di nessuna importanza di fronte alle ragioni delle mie dimissioni, e non può costituire oggetto di trattativa». Le opposizioni attaccano denunciando pressioni («Non c’era nessuna urgenza, ci opporremo all’epurazione da parte del governo» protesta il Pd), il governo nega intromissioni indebite («Le opposizioni fanno il loro lavoro ma la scelta di dimettersi l’ha presa Fuortes, nessuno gliel’ha imposta» dichiara Meloni). Il 1º agosto viene nominato Sovrintendente del Teatro di San Carlo, nomina successivamente annullata dal tribunale di Napoli che accoglie il ricorso di Lissner (il 23 marzo 2024 verrà nominato Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino) • 2024 - • 2025 -.

377. Massimo CACCIARI Venezia 5 giugno 1944. Filosofo • 2020 - • A metà luglio 2021 è segnalato tra gli appassionati di Dante ospiti della serie podcast in cui Aldo Cazzullo racconta la Divina Commedia (con Giulio Ferroni, Piero Pelù, Vittorio Sgarbi): nella sesta puntata, Il potere della poesia, spiega l’ossessione per la politica che percorre tutta l’opera. A fine mese prende un Caffè di Massimo Gramellini (Cacciari e Agamben, filosofi al microscopio): «Due filosofi stimabili come Agamben e Cacciari scrivono che il green pass è un sopruso di stampo sovietico. E, filosoficamente, fanno discendere le loro conclusioni da una premessa: che il vaccino forse fa male e di sicuro serve a poco. Insomma, il green pass non può essere paragonato alla patente perché una persona al volante è più pericolosa di una a piedi, mentre una persona senza vaccino non è più pericolosa di una vaccinata. Solo che per sostenerlo si trasformano in apprendisti virologi, aggrappandosi a uno dei tanti numeri contradditori che viaggiano in Rete, secondo cui quasi la metà dei morti inglesi più recenti aveva già ricevuto la seconda dose. Si dà però il caso che gli stessi inglesi evidenzino una relazione inesorabile tra il crollo dei decessi e l’aumento dei vaccinati, e che l’Istituto Superiore di Sanità abbia appena certificato che il 99% dei morti da febbraio a oggi in Italia non avesse completato le dosi. Poiché gli scienziati sostengono che il virus colpisce in prevalenza i non vaccinati, se ne deduce che Agamben e Cacciari ritengano di saperne più degli esperti o di non potersene fidare. Se Anthony Fauci scrivesse un articolo per demolire le idee di Agamben e Cacciari su Heidegger, i due sarebbero i primi a deprecare la delegittimazione delle competenze. Con tutto il rispetto, l’opinione dei filosofi Agamben e Cacciari sui vaccini vale quella dell’immunologo Fauci sull’esistenzialismo: un po’ poco per trarne deduzioni catastrofiche sulla fine della democrazia». A inizio dicembre con Agamben, Carlo Freccero e Ugo Mattei lancia la manifestazione Dubbio e precauzione. La cronaca di Marco Imarisio è sconfortata: chi dice che la pandemia «è stata la più grande farsa della storia», chi dice che « i vaccini uccidono», chi paragona il governo a Hitler, dieci ore e 58 interventi così. Sull’argomento interviene Riccardo Viale (Il complottismo no vax e le sue debolezze): «Ascoltando gli argomenti della Commissione Dubbio e Precauzione capeggiata da Mattei, Cacciari e Agamben si ha la sensazione di fare un salto epistemologico di almeno un secolo. In primo luogo l’insistenza sulla certezza deterministica come criterio per la discriminazione fra regole preventive giustificate o meno. L’argomento più volte ripetuto è il seguente: dato che essere vaccinati non esclude con certezza la possibilità del contagio allora il super green pass è illegittimo. Questa argomentazione sembra non considerare la natura probabilistica di ogni fenomeno scientifico soprattutto in campo biomedico. Uno si lava le mani non per avere la certezza, ma per aumentare la probabilità di renderle asettiche» • Un altro Caffè a metà gennaio 2022 (Il Massimo della saggezza): «Tra i suoi molti meriti, d’ora in avanti il filosofo Massimo Cacciari potrà annoverare anche quello di avere messo tutti d’accordo almeno su un punto: nel parlare male di lui. Da quando hanno saputo che aveva assunto la terza dose, i no vax hanno preso a dargli del traditore e addirittura del comico (“Booster Keaton”), mentre i pro vax studiano le sue ultime mosse con la diffidenza che si riserva ai folgorati sulla via di Pregliasco. In realtà Cacciari non è né un voltagabbana né un convertito. In estate consigliava di vaccinarsi e, se ha fatto la terza dose, significa che se n’era già iniettate altre due. Poi non ha mai detto che i vaccini sono inutili, ma solo che non preservano dal contagio: il che, oltretutto, si sta rivelando vero. Eppure, a ben vedere, la sua disavventura è ricca di insegnamenti filosofici. Il primo è che sugli argomenti divisivi il cervello dell’opinione pubblica funziona come un interruttore — on/off, viva/abbasso — e rifiuta i distinguo e i ragionamenti, persino i più elementari. Il secondo è che, molto più di quello che dici, conta come lo dici, e con chi. Per giustificare la sua acquiescenza al vaccino, Cacciari si è paragonato al collega Socrate, il quale obbediva anche alle leggi che considerava folli. Però Socrate frequentava Platone, non Agamben. E sosteneva che il massimo della saggezza consiste nel sapere una cosa sola: di non sapere nulla. Mentre per il Massimo della saggezza a non sapere nulla sono sempre gli altri». A inizio febbraio è con Luca Serianni, Edith Bruck, Alessandro Barbero, Paolo Flores d’Arcais tra coloro che protestano contro lo schwa (ə), che dovrebbe «rendere la lingua italiana più inclusiva e meno legata al predominio maschilista» («Siamo di fronte a una pericolosa deriva, spacciata per anelito d’inclusività da incompetenti in materia linguistica, che vorrebbe riformare l’italiano a suon di schwa» dice la petizione di protesta lanciata su change.org dal linguista Massimo Arcangeli). Nuovo Caffè (è tra i soggetti e/o bersagli preferiti) a inizio giugno (L’urlo): «L’altra sera, scanalando tra i talk, mi sono imbattuto in un’immagine familiare: il professor Cacciari che sbuffa e sbraita. Non ho capito perché, ma ha poca importanza. Cacciari sbuffa e sbraita a prescindere, con l’aria di chi ti concede la grazia di venire in tv mentre avrebbe di meglio da fare (andare in un’altra tv). Qualcuno sostiene che il suo sbuffare sbraitando e sbraitare sbuffando sia un vezzo caratteriale. Qualcun altro che faccia parte di una tecnica intimidatoria per far sentire l’interlocutore un cretino. In effetti gli interlocutori contro cui si scaglia, quasi sempre senza essere stato provocato da loro, tendono ad assecondarlo con sorrisi impacciati e un rispetto non giustificato dal suo comportamento. E pensare che basterebbe una parolina per smontarne la tracotanza a senso unico: Shanghai. Cacciari è uno di quelli che, prima di buttarsi sulla guerra, ha sbraitato e sbuffato in tutti i microfoni che l’Italia del Green Pass era una dittatura sanitaria, ma si è sempre scordato di dedicare anche solo un minuto d’indignazione a quanto stava succedendo in una dittatura vera, la Cina, dove si viene ingabbiati nei condomini al minimo sospetto di contagio. Pare che l’altra sera il bersaglio della sua ira prefabbricata fosse Gad Lerner, polemista di vaglia, uno capace di azzannarti alla giugulare. Ebbene, persino lui sembrava in soggezione, come se riconoscesse a Cacciari una patente di superiorità culturale. A riprova che in questo Paese, per essere presi sul serio, è sufficiente prendersi molto sul serio» • 2023 - • Dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010 sindaco di Venezia, «da sempre sbuffa e si inalbera quando si parla di Pd», ma a maggio 2024, in vista delle Europee, dice che voterà dem «Per inerzia». «Il professore più accigliato della tv» aggiunge che «chiedere a Meloni l’abiura del fascismo è roba da confessori» e che Elly Schlein «è sdraiata sui temi della premier» • 2025 -.

378. Claudio BAGLIONI Roma 16 maggio 1951. Cantautore • Il 3 gennaio 2020 esce Gli anni più belli, singolo che accompagnerà i titoli di coda dell’omonimo film di Gabriele Muccino. Infanzia nel quartiere di Monte Sacro, adolescenza in quello di Centocelle, intervistato da Walter Veltroni per il primo numero di “7” dell’anno, confida: «Io sono cresciuto in periferia, condizione che ho sempre vissuto non solo come geografia ma anche culturalmente. Per me l’obiettivo è sempre stato cercare un centro possibile, un posto dove venire accettati. In definitiva, potersi considerare non più laterali o marginali ma centrali...». Poi ripercorre la carriera, il primo contratto firmato nel ’67 dal padre («Perché non ero maggiorenne, ma mi lasciarono in una specie di incubatrice per 9 mesi, mi sentivo incompreso...»), «cantavo queste cose devastanti, ero abituato alle stroncature», «Mi resi conto che dovevo scrivere con un mio linguaggio, scelto con Questo piccolo grande amore», «Una sottovalutazione che nel tempo si è rivelata quasi una fortuna», il «successo e poi agli apprezzamenti critici, quella pace dei consensi che ho accettato», E tu, Anima mia, la consacrazione a Sanremo come direttore artistico (non essendoci mai andato da cantante) perché «Volevo prendermi la responsabilità di parlare di canzoni. E poi, capire se il successo che vivo è una botta di culo oppure un qualcosa che ha fondamenta e radici» (un paio di settimane più tardi Andrea Laffranchi spiega che nei suoi Festival - 2018 e 2019 - ha «cercato una sintonia con i nuovi suoni, l’indie e l’urban, il mondo delle piattaforme streaming»). 55 milioni di dischi venduti, tra tutte le sue canzoni sceglie Voglio andar via: «È la ricerca dell’altrove che fornisce senso e coraggio, dà da vivere. È l’idea che c’è un altro posto, ci sono altre, nuove cose da sapere». A fine giugno, Antonio Ricci maligna con Aldo Cazzullo: «Gigi d’Alessio mi ha detto che Lucio Dalla l’aveva soprannominato la suora. Mi pare eloquente» • A dicembre 2021, commentando Uà - Uomo di varie età, lo show di Canale 5 che ha scritto, ideato e interpretato, Aldo Grasso parla di «Un programma con grandi pretese sorretto da piccoli progetti»: «Intanto non si è capito l’orario di partenza: 21.45. Una vendetta di Striscia la notizia nei confronti del cantante? Una strategia per conquistare più audience? Un ritardo del treno dei desideri? Mistero. Così come resta un mistero il Baglioni showman: a un certo punto sembrava di essere capitati nel museo delle cere di Madame Tussaud. Ogni evocazione era scritta, ogni battuta era scritta, persino ogni sorpresa era scritta. Quando tutto è troppo elaborato, la narrazione diventa poco credibile, i racconti autobiografici servono solo al lancio del numero successivo». Infine, commentando un duetto con Giorgia: «Baglioni si prende troppo sul serio e Giorgia si piace troppo (invece di cantare si ascolta)» • A metà giugno 2022 fa sequestrare il libro di Striscia. Alessandro Trocino: «Ha ottenuto il sequestro del libro Tutti poeti con Claudio che, su ordine del Tribunale di Monza, non è più scaricabile dal sito di Striscia la Notizia per un’inchiesta che vede indagati di diffamazione Antonio Ricci, patron del tg satirico, i comici-presentatori Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio e il Mago Casanova, alias Antonio Montanari, accusati di aver “ripetutamente definito”, in molti servizi dal 2019, il famoso cantautore “con termini tali da farlo passare come un disonesto, che copia senza neppure dirlo” al pubblico. La replica di Ricci: nessuna offesa, la nostra è satira». A inizio dicembre, Gigi D’Alessio, intervistato da Giovanna Cavalli, confida: «Ogni notte mi addormentavo con le cuffie e le canzoni di Claudio nell’orecchio, poi arrivava mamma a spegnere lo stereo. Ero in fissa: mi compravo pure le camicie di jeans come la sua. A un concerto mi infilai dietro le quinte. Scambiandomi per un tecnico, mi chiesero di portargli il microfono, a momenti collassavo per l’emozione. Oggi siamo amici, cantiamo o spesso mangiamo insieme, ci divertiamo» • Il 21 settembre 2023 debutta a Roma Atuttocuore. Sandra Cesarale: «Definisce il live “rock-opera show” per “energia e dinamismo”, “una prova generale” per il ritorno negli stadi, forse già dal 2024. In scena 102 persone fra musicisti, performer, ballerini, coristi e vocalist, con giochi di luce, laser e dove fa capolino pure l’intelligenza artificiale. Il palco, attraverso tre scalinate, si sviluppa in altezza, su tutto svetta un maxischermo che rimanda le immagini del volto di Baglioni, filmati e figure tridimensionali, come il cuore rosso pulsante appeso al cielo per ricordare che La vita è adesso» • Il primo gennaio 2024 Matteo Renzi lo tira in ballo commentando quanto accaduto nel biellese: «Mentre durante la festa di Capodanno gli italiani giocano a Risiko e storpiano le canzoni di Baglioni e De Gregori, il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia spara». A inizio maggio, intervistato da Aldo Cazzullo racconta: «Volevo farmi prete, me lo impedì mia madre», «Berlusconi doveva venire a cantare da me e da Fazio in tv, poi all’ultimo ci diede buca», «nel ’68 partecipavo alle assemblee, come moderatore tra maoisti e missini» ecc. • A dicembre 2025 si esibisce nel tradizionale concerto di Natale al Senato con l’orchestra e il coro del Teatro San Carlo di Napoli.

379. Maurizio DE GIOVANNI Napoli 31 marzo 1958. Scrittore • Il 6 agosto 2020 esce col “Corriere della Sera” il suo nuovo libro sui giorni del virus, Il concerto dei destini fragili • Quando a metà gennaio 2021 l’isola di Procida viene scelta come capitale italiana della Cultura per il 2022, commenta entusiasta: «Noi lo sappiamo, com’è Procida. Conosciamo che meravigliosa sensazione sia arrivarci, ovviamente dal mare, e osservare quell’arcobaleno color pastello di mura irregolari che brillano nel sole. Sappiamo che significa sbarcare, e annusare un’aria che sa di mare ma anche di alberi e di cucina, e ascoltare voci di pescatori e marinai, e incrociare sguardi e sorrisi. Noi lo sappiamo, com’è Procida. E sappiamo quello che vuol dire inerpicarsi per quelle strade e quei vicoli, affrontando i dislivelli di un luogo che è meno isola di ogni altro, un paese di terra e cielo quanto di acqua e di azzurro, così caratteristico eppure così consueto: il motivo per cui, contrariamente ai luoghi dove imperano glamour e ricercatezza o insegne e menù disegnati in lingue straniere, uno si sente stranamente a casa fin dal primo momento, dal primo passo sulla terraferma. Noi lo sappiamo, com’è Procida. E sappiamo che più che altro, Procida è un’idea. E siccome lo sappiamo, siamo felici come non si potrebbe di più di fronte alla notizia che quest’idea ha l’onore e l’onere di essere stata nominata capitale italiana della cultura per il 2022». A fine anno in streaming Il silenzio grande di Alessandro Gassmann: tratto da un suo testo teatrale, descrive la decadenza della famiglia Primic, un tempo ricca e riverita e oggi in rovina • A metà marzo 2022 gli ultrà del Verona espongono uno striscione con le coordinate di Napoli per invitare russi e ucraini a centrarla con i missili. Lui commenta: «Sempre ammirevolmente pronti a cogliere elementi di stretta attualità per rinnovare la propria profonda idiozia razzista. Solo per farci capire con un plastico esempio a che punto può arrivare l’imbecillità (sub)umana, e come in un cervello troppo angusto possano mescolarsi cose molto serie e fesserie» • A fine aprile 2023 con il sociologo Domenico De Masi e lo storico Aldo Schiavone è tra i primi firmatari di una lettera-appello alla segretaria del Pd Elly Schlein e al leader del M5S Giuseppe Conte perché trovino il coraggio di fare un «passo condiviso», con l’obiettivo di «mettere a punto un nuovo modello di società. Una proposta nella quale la critica all’attuale struttura tecnocapitalistica del mondo — e alla sua distribuzione distorta di saperi, lavori, poteri, ricchezze, opportunità e tutele — si accompagni alla considerazione delle occasioni aperte dalla rivoluzione tecnologica appena cominciata» • Il 26 novembre 2024 esce per Einaudi Stile libero Volver, indagine conclusiva della serie bestseller sul commissario di polizia Ricciardi. Sulle pagine della cultura racconta: «Chi ero io quando l’ho incontrato, quindi. Che idea avevo del mio presente, che cosa immaginavo del mio futuro. Un felicemente grigio e anonimo funzionario di una grande banca. Dico felicemente perché quella che dall’esterno si chiama piattezza e mediocrità, vista dall’interno costituisce il raggiungimento di una relativa serenità, che non è affatto poco. Quarantotto anni, due figli, una casa e i fine settimana a disposizione per una pizza e un cinema, naturalmente la partita di campionato. Senza imprevisti, una gestione economica soddisfacente: niente risparmi, ma un livello accettabile di vita. E i libri, i miei cari inseparabili mondi di carta da visitare, milioni di chilometri e di anni da percorrere con la mente, il mio irrinunciabile modo di passare il tempo. L’ho incontrato allora, Ricciardi» • 2025 -.

380. Rossano SASSO Bari 18 giugno 1975. Politico • 2020 - • Leghista, dal primo marzo 2021 sottosegretario all’istruzione nel governo Draghi, a metà aprile Paolo Di Stefano scrive (T’odio empia vacca: la parodia a scuola, senza vergogna): «[...] ma ricordiamoci, come avvertiva Umberto Eco, che la parodia non deve mai temere di esagerare (un altro buon motivo per proporla a scuola). Purché non si scambi Topolino per Dante, com’è capitato al sottosegretario dell’Istruzione Rossano Sasso, che ha attribuito al Sommo Poeta un passo scherzoso riscritto dalla Disney: “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto”. E che ha aggiunto lapsus al lapsus dicendo: “Per penitenza rileggerò tutti i canti”, come se leggere il capolavoro di Dante fosse una punizione. Che ne diranno gli studenti di cui è responsabile il sottosegretario? Che reato avranno mai commesso?» • Il 25 settembre 2022 è rieletto alla Camera, il 22 ottobre finisce la sua esperienza al governo • A fine ottobre 2023 Lo scontro sull’educazione sessuale. Gianluca Mercuri: «Bagarre alla Camera: il leghista Rossano Sasso attacca l’opposizione che vuole inserire l’educazione sessuale a scuola: “Una nefandezza”. Ma il fratellista Ciro Maschio si dissocia dal collega di maggioranza: “Intervento fuori luogo”» • A fine marzo 2024 il centrosinistra accusa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di aver ipotizzato di sciogliere per mafia il Comune di Bari sulla base di motivi pretestuosi (e insufficienti) su richiesta di esponenti locali del centrodestra, in vista delle elezioni comunali che si terranno a giugno: il 27 febbraio l’ha incontrato insieme a Mauro D’Attis, deputato di Forza Italia nato a Galatina e vicepresidente della commissione Antimafia, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), viceministro della Giustizia, i leghisti Roberto Marti (senatore) e Davide Bellomo (deputato), il senatore di FdI Filippo Melchiorre, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI), loro dicono di aver fatto tutto alla luce del sole • A inizio dicembre 2025, nel giorno del primo sì, alla Camera, al ddl Valditara sull’educazione sessuale alle medie solo con il consenso informato dei genitori, quando la segreteria del Pd, Elly Schlein, denuncia che «così la cultura dello stupro entra a scuola: è stato compiuto un passo indietro clamoroso perché l’educazione sessuo-affettiva è un diritto» lui l’attacca in aula «Fandonie: il segretario del Pd, già nota per i suoi balletti nei carri dei gay pride, mente sapendo di mentire». Di nuovo «si scatena la bufera»: le deputate del Pd bollano in coro le sue frasi come «volgari, offensive, irridenti e omofobe».

381. Giampiero MASSOLO Varsavia 5 ottobre 1954. Diplomatico • Dal 2017 presidente dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), il 25 novembre 2020 apre col ministro degli esteri Luigi Di Maio la sesta edizione della Conferenza Rome Med-Mediterranean Dialogues, che causa epidemia trasloca per la prima volta su Internet (si discuterà tra le altre cose dell’influsso cinese nel Mediterraneo) • 2021 - • Il 28 gennaio 2022Il quinto giorno di voto per il presidente della Repubblica, Roberto Gressi spiega che «Matteo Salvini a un certo punto aveva immaginato una nuova rosa, con Franco Frattini, l’ambasciatore Giampiero Massolo e il professor Sabino Cassese» • Presidente del Comitato promotore di Expo per Roma, il 28 novembre 2023 la candidatura è sconfitta da Riad, 119 voti contro 17 (pure la coreana Busan ne prende di più, 29). Che gli arabi fossero favoriti si sapeva, ma Roma alla vigilia contava su più di 50 voti (non semplici dichiarazioni di intenti, ma impegni formali assunti per iscritto dai delegati dei Paesi che avevano deciso di sostenere l’Italia). Lui commenta che «la diplomazia transazionale e il mercantilismo» hanno prevalso sui «valori democratici, la coerenza e i contenuti progettuali» (Luca Angelini: «L’Europa si è mostrata più disunita che mai, con la Francia di Macron — apertamente pro Riad — che sembra aver contribuito non poco alla divisione del campo Ue») • A fine novembre 2024 spiega: «L’Ue da sola non è in grado di negoziare un esito in Ucraina. Situazione scomoda visto che dalla conclusione della guerra dipendono il futuro della nostra sicurezza e l’entità del conto a nostro carico. [...]. Si tratta di convincere la nuova amministrazione Trump che investire sull’Ucraina conviene: sul piano economico, per investimenti e risorse; su quello della sicurezza, perché un’Europa instabile comprometterebbe il pivot Usa verso Pechino. [...] I nodi restano due: convincere Putin a negoziare — mentre alza il prezzo con la nuova dottrina nucleare — e mettere in sicurezza l’Ucraina con una deterrenza sufficiente a contenerlo. Il primo nodo è nelle mani di Trump. Per il secondo, gli europei devono fare la loro parte in tema di difesa» • A metà giugno 2025 vaticina: «Senza le bombe di profondità americane, Israele può solo frenare ma non interrompere la corsa nucleare dell’Iran. Mentre Trump non vuole trovarsi di nuovo impelagato in Medio Oriente per quanto Netanyahu provi a coinvolgerlo. E un nemico soltanto ferito è pericoloso. L’Iran sa dal canto suo di non poter allargare la guerra agli Stati Uniti: sarebbe persa in partenza. Meno probabile quindi che arrivi a chiudere lo stretto di Hormuz».

382. Stefano CECCANTI Pisa 27 gennaio 1961. Costituzionalista • Dal marzo 2018 deputato del Pd (dal 2008 al 2013 senatore), a metà luglio 2020, quando il governo annuncia la proroga dello stato d’emergenza in scadenza il 31 luglio, chiede che il governo «venga a esporre preventivamente le sue ragioni alle Camere» • A inizio febbraio 2021, con Mario Draghi che ha accettato (con riserva) l’incarico ricevuto dal presidente della Repubblica per formare il governo, Francesco Verderami spiega: «È l’unità nazionale. Nemmeno Draghi immaginava che il disgelo si verificasse in così poco tempo. Caduto ogni pregiudizio, stanno cadendo pure storici steccati. Il Pd — che aveva già dovuto metabolizzare la crisi del suo governo e il controllo della corsa per il Quirinale — sperava almeno di resistere dietro una gracile linea Maginot: “Mai con i partiti eversivi”, come aveva detto tra il serio e il faceto il costituzionalista Ceccanti, poche ore prima che il capo dello Stato assegnasse l’incarico al braccio destro di Ciampi. Con Draghi è cambiato tutto. E ieri Zingaretti l’ha fatto capire chiaramente: “Pd e Lega sono alternativi ma spetterà al premier incaricato costruire la maggioranza”». A fine giugno Massimo Gramellini scrive: «Alcuni parlamentari hanno presentato una proposta di legge per tradurre le leggi italiane in italiano. È la chiusura ideale di un cerchio aperto dalle gride manzoniane: l’obiettivo di non farsi capire dagli eredi di Renzo Tramaglino è l’unico che i legislatori abbiano perseguito con coerenza nei secoli. Fa stecca la Costituzione, scritta in un linguaggio talmente chiaro che i nostri azzeccagarbugli non l’hanno mai voluta applicare per ripicca. Tornando alle leggi, la loro caratteristica principale è sempre stata l’oscurità, ottenuta sia rimandando il malcapitato lettore a una litania di altre leggi citate solo per numero, sia facendo fiorire una vegetazione di commi secondari che hanno il preciso compito di ingarbugliare il primo. A questo obbrobrio di “visto”, “considerato” e “premesso” intende porre rimedio un gruppo di parlamentari di tutti i partiti, che annovera fior di costituzionalisti come Ceccanti» • A metà agosto 2022, quando Enrico Letta, leader del Pd, togliendosi «il pensiero prima di tutti» chiude le liste per le politiche, certe esclusioni stupiscono, a cominciare dalla sua, «che è una miniera di intelligenza politica e istituzionale» (Alessandro Trocino). Andrea Cangini, ex di Forza Italia che ha aderito ad Azione di Calenda, lo dice chiaro su Linkiesta: «Ohibò, vengono garantiti nelle liste elettorali prima gli yes man, poi gli alleati senza voti, poi gli uomini-bandiera, infine, se c’è posto, i rappresentanti del ceto politico migliore. Emblematica, nel Pd, l’esclusione dell’economista Tommaso Nannicini e quella del costituzionalista Stefano Ceccanti, deputato tra i più stimati e attivi, a beneficio di… Nicola Fratoianni». Dopo una settimana, viene recuperato. Gianluca Mercuri: «Aveva suscitato sconcerto la bocciatura del costituzionalista, unanimemente considerato uno dei parlamentari più competenti e costruttivi: ora riavrà il collegio uninominale pisano per la rinuncia del leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. Che ha ceduto l’unico “seggio sicuro” della sua pattuglia a Ilaria Cucchi». Il 25 settembre, candidato alla Camera nel collegio uninominale Toscana - 04 (Pisa), è sconfitto dal candidato del centrodestra Edoardo Ziello (40,06% a 34,90%) • A inizio novembre 2023, quando al Senato parte l’iter per la riforma costituzionale che dovrebbe introdurre il premierato, contesta la scelta di consentire un secondo candidato premier, nel caso di dimissioni del primo, e chiede un tetto ai mandati ed emendamenti che vadano in direzione del sistema tedesco • 2024 - • 2025 -.

383. Luigi MARATTIN Napoli 20 febbraio 1979. Politico • Eletto alla Camera nel 2018 col Pd, passato a Italia Viva nel 2019, il 30 luglio 2020 il titolo è Presidenti di commissione, è caos nella maggioranza. Salta Grasso, è lite su Marattin. Giuseppe Alberto Falci: «Scoppia il caos sul rinnovo delle 28 presidenze di commissione permanenti. Da giorni si procede di rinvio in rinvio, di vertice in vertice, di fumata nera in fumata nera. Al mattino la scena muta. Nell’ennesimo vertice  si raggiunge un accordo di massima. “Alla Camera sarà 7-5-2, ovvero 7 al M5S, 5 al Pd, 2 a Italia viva”. E al Senato? “7-4-2-1, ovvero 7 al M5s, 4 al Pd, 2 a Italia viva, e 1 a Leu”, spiegano. Non è l’evoluzione del modulo di Oronzo Canà, ma è il patto sulle commissioni. Un patto che si sgretola  un attimo dopo che iniziano a circolare i nomi. I 5 Stelle si oppongono a  Luigi Marattin (Iv), destinato  alla commissione Finanze di Montecitorio. “Non la vedo benissimo”, profetizza un dimaiano» (alle due di notte ottiene la presidenza con 26 voti, contrari 18) • A inizio giugno 2021, il ministro dell’economia, Daniele Franco, in audizione alla Camera conferma che il governo presenterà entro la fine di luglio il disegno di legge delega per la riforma del fisco e che questo si ispirerà alle conclusioni dei lavori delle commissioni Finanze di Camera e Senato, che svolte 61 audizioni tra esperti del settore, istituzioni nazionali e internazionali si accingono a terminare i lavori. Enrico Marro: «Ecco perché sono importanti i documenti con le proposte di riforma che ciascun gruppo politico ha appena depositato. Essi sono la base per il difficile e delicato compito che attende i presidenti delle due commissioni, rispettivamente Luigi Marattin (Italia viva) e Luciano D’Alfonso (Pd), che cercheranno di arrivare a un documento conclusivo di sintesi che possa raccogliere il consenso della maggioranza; complicato per una coalizione che va dalla Lega a Liberi e uguali. Ma, come dice Marattin, un’occasione unica per il Parlamento, che si lamenta sempre dello strapotere del governo, di incidere, con una riforma attesa da tanti anni e decisiva per il rilancio dell’economia» • A inizio marzo 2022, quando al grido di «no a nuove tasse sulla casa» il centrodestra di governo per un solo voto non riesce ad affossare la riforma del catasto, obietta: «Non è possibile che si usino argomentazioni così false, non è sano un dibattito pubblico per slogan. All’articolo 6, comma 2 c’è scritto che questa mappatura del catasto non ha finalità fiscali». A metà agosto con Carlo Calenda, Maria Elena Boschi, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini e Elena Bonetti presenta il programma del terzo polo (Matteo Renzi assente giustificato): «Andare avanti con l’agenda Draghi, andare avanti col metodo Draghi. E avere possibilmente Draghi come presidente del Consiglio». Il 25 settembre è rieletto alla Camera • A metà giugno 2023 Caso Paita, lite in Italia Viva. Alessandro Trocino: «Alla fine del congresso, è arrivata la nota con la nomina di “coordinatrice nazionale di Italia Viva” per Raffaella Paita. Una doccia fredda per l’ex ministra Elena Bonetti e Luigi Marattin, responsabile economico. Che non sapevano della nomina, per un incarico peraltro finora inesistente. I due hanno diffuso una nota critica su Twitter e Matteo Renzi ha risposto da par suo, facendo capire che i due avrebbero voluto quel posto e per questo ora criticano» • Il 9 settembre 2024 con altri quattro dirigenti locali di Italia viva annuncia l’addio al partito di Matteo Renzi: a suo avviso la scelta di quest’ultimo di rientrare nel centrosinistra «non è solo la fine di un percorso durato 5 anni, ma di un viaggio molto più lungo» • 2025 -.

384. Dimitri KUNZ D’ASBURGO San Marino 22 aprile 1969. Imprenditore • 2020 - • 2021 - • Il 3 novembre 2022, titolo «Falsificati i bilanci della Visibilia Editore». Indagata Santanchè. Luigi Ferrarella: «La neo ministra del Turismo e senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, è indagata dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di falso in bilancio nelle comunicazioni 2016-2020 di Visibilia Editore spa, società quotata sul sistema multilaterale di negoziazione Euronext Growth Milan (organizzato e gestito da Borsa Italiana), della quale dal 2016 fino allo scorso 13 gennaio è stata presidente (ora sostituita dal compagno Dimitri Lorena Kunz d’Asburgo)» • A inizio luglio 2023 si viene a sapere che pure lui è sotto indagine per bancarotta e falso in bilancio (insieme a Fiorella Garnero, sorella della Santanchè, agli ex consiglieri di amministrazione Massimo Cipriani e Davide Mantegazza, all’ex sindaco Massimo Gabelli). Ferrarella: «Tutti, a cominciare da Kunz, unico a depositare già la nomina degli avvocati Salvatore Sanzo e Nicolò Pelanda, imposteranno la propria difesa sul piano tecnico, visto che ciò che la perizia della Procura contesta è la mancata svalutazione o la tardiva svalutazione di poste di bilancio, le cui criticità non sarebbero cioè state evidenziate al mercato nei momenti giusti. In particolare il consulente Nicola Pecchiari, nelle relazioni del 25 gennaio e 3 maggio 2023 ai pm Laura Pedio e Maria Giuseppina Gravina (dopo che l’iniziale pm Roberto Fontana era stato eletto al Csm), ha prospettato che “indubbiamente la presentazione di bilanci inattendibili, a partire quantomeno dal 2016, abbia ritardato l’emersione di un dissesto patrimoniale significativo, ancora evidente in capo a Visibilia al 30 giugno 2022”» • A fine marzo 2024 la Procura di Milano notifica l’avviso di conclusione delle indagini preliminari «per truffa ai danni dell’Inps in relazione a presunte irregolarità nella fruizione della cassa integrazione in deroga Covid 19. Avrebbero incassato 126.468 euro da maggio 2020 a febbraio 2022 per la supposta cassa integrazione Covid a zero ore di 13 dipendenti che invece sono stati messi ugualmente al lavoro per Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria» (Elena Tebano). A metà aprile si chiudono anche le indagini sui presunti bilanci truccati tra il 2016 e il 2022 per nascondere «perdite» milionarie, ingannare gli investitori e trarre «profitto» da società ancora attive. Il 3 maggio la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per la truffa all’Inps, il 4 luglio pure per i falsi in bilancio • Il 17 gennaio 2025 arriva il rinvio a giudizio per i falsi in bilancio. L’udienza preliminare per la richiesta di processo sulla truffa allo Stato è congelata dalla giudice Tiziana Gueli in attesa che la Cassazione risolva una preliminare questione di competenza territoriale (tra Milano e Roma) posta dalla difesa. Per soprammercato, Ferrarella ricorda anche che «una “Sos-Segnalazione di operazione sospetta” ha poi determinato l’anno scorso la Procura ad aprire un fascicolo sulla singolarità del favoloso affare immobiliare realizzato dal compagno della senatrice (Dimitri Kunz) e dalla moglie del presidente del Senato Ignazio La Russa (Laura De Cicco), allorché trattarono nel luglio 2023 la villa a Forte dei Marmi venduta un mese prima di morire dal sociologo Francesco Alberoni a prezzo largamente inferiore a quelli di mercato, il che permise al tandem di coniugi di personalità istituzionali di completare formalmente in 58 minuti il 10 gennaio 2023 prima l’acquisto per 2 milioni 450 mila euro, e poi una plusvalenza di 1 milione attraverso l’immediata vendita per 3 milioni 450 mila euro all’imprenditore Antonio Rapisarda, che già a ottobre 2022 aveva anticipato 1 milione di acconto».

385. Filippo GANNA Verbania 25 luglio 1996. Ciclista • 2020 - • Specialista delle cronometro, già vincitore l’8 maggio 2021 della 1ª tappa (circuito di 8,6 km a Torino), tre giorni in maglia rosa, il 30 maggio si impone anche nella 21ª e ultima tappa, 30,3 chilometri da Senago a Milano. Il 5 agosto ai Giochi di Tokyo trascina Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon alla medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre. Il 21 ottobre vittoria nella stessa specialità ai Mondiali su pista di Roubaix (con Liam Bertazzo al posto di Francesco Lamon): battendo in finale la Francia conbuistano un titolo iridato che mancava da 24 anni • L’8 ottobre 2022 stabilisce nel Velodrome Suisse di Grenchen il record dell’ora: 56,792 km • Il 6 maggio 2023 è secondo 22” dietro al belga Remco Evenepoel nella cronometro che apre il Giro d’Italia, dopo una settimana, positivo al Covid, è costretto al ritiro • Il 10 maggio 2024 è secondo dietro Tadej Pogacar nella 7ª tappa del Giro d’Italia, una cronometro da Foligno a Perugia (40,6 km) in cui accusa un distacco di 17”. Il 18 maggio si prende la rivincita battendo lo sloveno nella 14ª tappa, 31,2 km da Castiglione delle Stiviere a Desenzano del Garda (28” il distacco). Il 27 luglio va a caccia dell’oro della cronometro ai Giochi di Parigi. Marco Bonarrigo: «Nel momento più moscio della centenaria e gloriosa storia del ciclismo italiano (zero tituli, zero talenti in circolazione, zero squadre di alto livello), a due passi da uno dei luoghi simbolo della storia di questo sport (i Campi Elisi) l’onore dell’Italia che pedala si appoggia anche oggi sulle spalle larghissime di un ragazzone piemontese abituate da anni a reggere il peso della nostra tradizione: Filippo Ganna, 28 anni appena compiuti, due volte campione del mondo di una disciplina ferocemente dolorosa come la cronometro individuale». Si deve accontentare dell’argento, battuto da Evenepoel. Il 7 agosto arriva il bronzo nell’inseguimento a squadre. Il 23 settembre, a Zurigo, è secondo dietro a Evenepoel pure nella crono mondiale • Il 22 marzo 2025 è secondo nella Milano-Sanremo, battuto in volata dall’olandese Mathieu Van der Poel (Pogacar è terzo nello sprint a 3).

386. Alessandro “Sandro” RUOTOLO Napoli 9 luglio 1955. Politico • Giornalista a lungo al fianco di Michele Santoro, il 23 febbraio 2020, suppletive nel collegio uninominale Campania - 07 del Senato (lasciato vacante da Franco Ortolani, pentastellato deceduto il 22 novembre 2019), si presenta sostenuto da «una compagine multicolor, un accenno del campo largo progressista tanto agognato dal Pd zingarettiano a cui manca ancora la gamba dei 5Stelle che hanno deciso, all’ultimo momento utile, di correre da soli. Con Ruotolo si sperimenta il Pdema, ovvero il matrimonio tra due acerrimi nemici, i dem del governatore Vincenzo De Luca e i sostenitori del sindaco Luigi de Magistris, più Leu, Verdi, Centro democratico» (Simona Brandolini). Si impone col 48,45%, battendo il candidato di centrodestra Salvatore Guangi (24,06%) e Luigi Napolitano, ingegnere amico di battaglie universitarie di Luigi Di Maio (22,47) • 2021 - • Alla vigilia delle elezioni del 25 settembre 2022 racconta su Facebook di aver ricevuto minacce di morte: «“Come devi fare la fine tua sorella... fai molta attenzione”. È la minaccia, infame, che mi è giunta via social. Il riferimento è a mia cugina, Silvia Ruotolo, una delle tante, troppe vittime innocenti uccise dalla camorra. Lo sapevo che prima o poi si sarebbero fatti sentire. Mi sono candidato nel collegio uninominale della Camera di Torre del Greco, territori difficili dove a distanza di cento giorni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose due Consigli comunali quello di Castellammare e Torre Annunziata». Candidato alla Camera  nel collegio uninominale Campania 1 - 07, il 25 settembre si ferma al 21,79%, sconfitto dal candidato pentastellato Gaetano Amato (34,26%) e superato pure da quello di centro-destra Annarita Patriarca (33,99%) • A inizio aprile 2023, appena iscritto al Pd, è tra i 21 componenti della segreteria di Elly Schlein (informazione e cultura). A Brandolini spiega: «Ho sempre inteso la mia professione come impegno civile e ho sempre pensato che la politica servisse a cambiare il mondo. Quindi c'è sempre stata una certa corrispondenza. Credendo nell’indipendenza, quando arrivo a Samarcanda non mi iscrivo più, niente tessere, se non quella dell’Anpi: indipendente non significa non avere un punto di vista. Quindi raccontando gli ultimi il mio cuore ha sempre battuto a sinistra con coerenza. Fondamentale è stata l’esperienza dei comitati di liberazione dalla camorra: io mi auguro di cambiare il Pd, non viceversa» • Sotto scorta per le minacce del boss Michele Zagaria, a fine marzo 2024 commenta il «pentimento» di Francesco Schiavone, detto «Sandokan», boss dei Casalesi in carcere dal 1998: «Quando dico che è come Buscetta è perché a differenza della camorra napoletana, che è molto orizzontale, quella casalese è piramidale. Quindi il suo pentimento potrebbe farci scoprire i colletti bianchi, i rapporti con la politica, deve raccontare le stragi di quegli anni. La scia di sangue, gli affari, la trasformazione della camorra». A inizio maggio, quando la Rai manda in onda nei tg un video di due minuti che attacca Usigrai («Scioperano per motivazioni ideologiche e politiche, nulla che riguardi i diritti dei lavoratori»), prende posizione: «Non era mai successo che i vertici aziendali delegittimassero il sindacato più rappresentativo della Rai, l’Usigrai. Fa parte di una strategia più complessiva dei vertici di Telemeloni di screditare chi si oppone alla propaganda meloniana tacciando il sindacato dei giornalisti di fare politica e di danneggiare l’azienda. Vertici aziendali che hanno anche sostenuto la nascita di un sindacato giallo che ricorda tanto quel sindacato giallo della Fiat di Vittorio Valletta. Noi stiamo dalla parte dei giornalisti in lotta» (l’allusione è a Unirai, la nuova sigla che raggruppa giornalisti più vicini al centrodestra). Il 9 giugno è eletto al Parlamento europeo • A inizio febbraio 2025, dopo l’arresto del tesoriere del Pd campano Nicola Salvati per associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ammette: «La questione morale va affrontata». A metà marzo, quando l’Aula di Strasburgo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che la Commissione europea presenterà il 19 marzo, e che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è tra gli 11 europarlamentari del Pd che seguendo l’indicazione della segreteria si astengono (10 votano sì). A fine agosto, quando sembra fatta per la candidatura del pentastellato Roberto Fico alla presidenza della Regione Campania, il Pd deve accettare Piero De Luca, figlio di Vincenzo, come candidato unico alla segreteria del Pd in Campania. Alessandro Trocino: «Non il massimo per un partito che si vuole democratico e lontano da familismi più o meno amorali. Per sbloccare l’impasse è intervenuta la segretaria Elly Schlein, che ha convinto i due fedelissimi (Ruotolo e Sarracino) che volevano una competizione interna». A fine settembre, quando Matteo Ricci è sconfitto alle regionali delle Marche, si legge che lui l’aveva chiamato per dirgli «punta tutto su Gaza. Basta entrare nelle chiese per vedere il consenso tra i cittadini». Trocino: «Ma non è bastato. Perché il riconoscimento della Palestina è un tema nazionale e convince chi è già convinto. Difficile che un non elettore locale del centrosinistra abbia pensato di andare a votare solo per dire sì a un inutile riconoscimento marchigiano della Palestina».

387. Valeria BRUNI TEDESCHI Torino 16 novembre 1964. Attrice • A fine luglio 2020 in streaming I villeggianti (è pure regista) autobiografia romanzata di casa Bruni Tedeschi, «affresco generazionale emotivo, turbato, umorale» (Paolo Baldini). Arriva la candidatura al David di Donatello, premio vinto nel 1996 per La seconda volta, nel 1998 per La parola amore esiste, nel 2014 per Il capitale umano, nel 2017 per La pazza gioia); a novembre Gli indifferenti di Leonardo Guerra, “liberamente ispirato” al romanzo d’esordio di Alberto Moravia (1929): interpreta la vedova Mariagrazia che abita in un bell’attico borghese, corteggiata dal cinico Leo • A fine aprile 2021, quando in Francia vengono arrestati sette italiani colpevoli di atti di terrorismo negli anni ’70 e ’80 (operazione «Ombre rosse»), si torna a parlare di un’intervista del 2008 in cui spiegò a Giovanni Bianconi come e perché convinse suo cognato, l’allora presidente Sarkozy, a salvare Marina Petrella (motivazioni di tipo umanitario, ma del tutto soggettive): «Leggesse la splendida intervista di Mario Calabresi con Marco Imarisio, la bravissima attrice capirebbe che in Italia — un Paese non meno civile e non meno democratico della Francia — gli ex terroristi (ma non ex assassini) sarebbero giudicati con umanità. Che si terrebbe conto di età e salute. Che si chiederebbe, solo, un po’ di verità» (Gianluca Mercuri) • A marzo 2022 è nelle sale in Parigi, tutto in una notte di Catherine Corsini (Baldini: «Parte da uno spicchio di mondo, un piccolo ospedale parigino in emergenza dopo una protesta di piazza, per raccontare il disorientamento contemporaneo e la crisi di una coppia borghese tutta al femminile». Ad Gli amori di Anaïs di Charline Bourgeois-Tacquet (Anaïs adora la bellezza, vorrebbe un’esistenza da romanzo, lascia il fidanzato, si mette con uno sposatissimo editore poi si innamora di lei, che fa la moglie scrittrice). Il 28 maggio, quando si assegnano le Palme, Valerio Cappelli scrive che «l’abito su misura per Cannes sembra essere Les Amandiers», produzione francese con piccola partecipazione italiana che rievoca il regista sciamano Patrice Chéreau (resta a mani vuote) • A gennaio 2023 nelle sale A letto con Sartre di Samuel Benchetrit: racconta le pene d’amore di Jeff, piccolo boss riverito e sposato che s’incapriccia di una gentile commessa e scrive per lei orrende poesie in versi alessandrini che fa recapitare dal fido Neptune (lei è la moglie divano-dipendente) • 2024 - • Il 7 maggio 2025 vince il quinto David per la miniserie L’arte della gioia. In gara a Venezia con Duse, il 3 settembre Paolo Mereghetti scrive che «regala la sua prova più grande»: «Meriterebbe di essere vista in piedi questa Eleonora Duse interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, una standing ovation per una prova superlativa, che non insegue rassomiglianze o imitazioni (nemmeno le lenti per annerirle gli occhi) ma lascia che lo schermo si riempia di energia ed emozioni  Valeria Bruni Tedeschi» (arriveranno candidature a David e Nastro d’argento, premio vinto nel 2016 per La pazza gioia).

388. Carlo CONTI Firenze 13 marzo 1961. Conduttore tv • A metà maggio 2020, ricordando il compositore Ezio Bosso, morto il 14, Aldo Cazzullo cita quando nel 2016 «Aveva portato la sua musica al festival di Sanremo (bravissimo anche Carlo Conti)» • 2021 - • 2022 - • 2023 - • A metà febbraio 2024 Renato Franco scrive che per il dopo-Amadeus al Festival di Sanremo «ci sarebbero Paolo Bonolis, Carlo Conti e Alessandro Cattelan». A metà aprile Fiorello si sbilancia: «Le autostrade sono spianate. Carlo è stato contattato per Sanremo 2025, ci sta pensando. Posso dire la mia? Dopo Amadeus bisogna andare sul sicuro e Carlo Conti è il sicuro». Il 23 maggio manca solo l’ufficialità: condurrà le edizioni 2025 e 2026. Franco: «Aveva già condotto Sanremo per un triennio dal 2015 al 2017 e nel 2016 aveva azzeccato quattro nomi che avrebbero fatto strada: nella categoria delle Nuove proposte, infatti, erano presenti Mahmood, Ermal Meta, Irama e Francesco Gabbani, ovvero tre futuri vincitori del Festival (l’unico che per ora non ci è riuscito è Irama)». Enzo Mazza, ceo della Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) applaude la scelta della Rai: «Carlo Conti è un professionista che ha aperto la strada anche ai grandi risultati di Amadeus e siamo contenti del suo ritorno alla guida dell’evento» • L’11 febbraio 2025 comincia la 75ª edizione del Festival di Sanremo. Secondo Franco è un «normalizzatore»: «Ecumenico, schivatore seriale di polemiche, sempre alla ricerca del maggior consenso possibile senza urtare la suscettibilità degli altri». Alessandro Trocino: «E dunque Conti si dichiara cattolico e antifascista, nega di aver subito pressioni e anche di aver detto no ai monologhi per evitare polemiche politiche: “Volevo solo accorciare i tempi”. Non ci crede nessuno, così come non crede nessuno alla successiva dichiarazione: “Non mi interessano gli ascolti”».

389. Nicola MAGRINI Bologna 6 dicembre 1961. Farmacologo • Direttore dell’agenzia del farmaco (Aifa), il 19 dicembre 2020, alla domanda come si articolerà il calendario di questa vaccinazione storica? risponde: «Il 24 dicembre, una volta che il vaccino sarà approvato dall’Agenzia europea lunedì 21 dicembre e poi congiuntamente dalla Commissione europea e da Aifa, camion dell’azienda Pfizer partiranno dal sito di produzione in Belgio con i primi quantitativi. Il 25 dicembre, scortati dall’esercito, raggiungeranno lo Spallanzani. Da qui, tra il 25 e il 26, le dosi saranno inviate alle Regioni. Il 27 saremo pronti a cominciare con una grande e comune somministrazione europea dimostrativa» • A inizio febbraio 2021 dice che da aprile in poi «potremmo essere in grado di vaccinare dieci milioni di cittadini al mese» e rassicura anche sull’efficacia del vaccino AstraZeneca: «È adatto ai lavoratori e partiremo con i più esposti: forze dell’ordine e insegnanti», mentre agli anziani andranno le dosi di «Moderna o Pfizer». A metà marzo, prima lamenta «Mai visto tanto allarme senza una base nei dati. Bisogna vaccinarsi e andare a fare i richiami» poi esorta i cittadini a non farsi condizionare da facili suggestioni: «Il vaccino di AstraZeneca è sicuro. Il rapporto tra benefici e rischi è estremamente favorevole. Non bisogna averne paura al momento e occorre continuare a recarsi ai centri vaccinali con grande tranquillità». A metà ottobre si dice favorevole a dare il green pass a chi sia vaccinato con il russo Sputnik o il cinese Sinovac • A metà febbraio 2022 esclude che sarà necessaria una quarta dose del vaccino (più probabile, semmai, un richiamo annuale) • A gennaio 2023 il ministro della Sanità gli comunica di aver deciso di porre fine al suo mandato. Le opposizioni protestano («Su salute, protezione dei deboli c’è bisogno non di scelte faziose ma di continuità. La scelta è grave e sbagliata» twitta il segretario pd Enrico Letta). Margherita De Bac: «La carica di Magrini, come di tutti coloro che lo hanno preceduto, è soggetta al sistema dello spoils system. Prima di lui avevano ricevuto lo stesso trattamento da parte dei governi entranti Mario Melazzini (nominato da Beatrice Lorenzin, Pd), e Luca Li Bassi (Giulia Grillo, M5S). Quest’ultimo venne sostituito all’inizio del 2020 da Magrini su iniziativa del ministro dell’esecutivo Conte, Roberto Speranza, prima che concludesse il secondo dei cinque anni che gli spettavano» • 2024 - • 2025 -.

390. Alessio D’AMATO Roma 13 marzo 1968. Politico • Assessore alla Sanità della Regione Lazio, responsabile dell’Unità di Crisi Covid-19, l’8 luglio 2020, quando sono almeno 152 i passeggeri del Bangladesh sbarcati a Roma Fiumicino e Milano Malpensa e respinti «per motivi sanitari» in meno di un giorno, spiega che gli altri viaggiatori — tecnicamente autorizzati allo sbarco — sono stati sottoposti a tampone in aeroporto «in quanto potenziali casi di contatto» • A inizio aprile 2021, quando qualcuno al ministero della Salute comincia a pensare che l’introduzione del mix vaccinale, e soprattutto lo stop obbligato all’uso di Astrazeneca come seconda dose, sia stato un po’ eccessivo, non si tira indietro e parla apertamente di errore: «Riceviamo fiumi di lettere da cittadini che hanno fatto Astrazeneca che ci chiedono di non cambiare. Cosa dobbiamo fare, obbligarli?» (per il ministro della Salute Roberto Speranza sì, visto che il mix vaccinale non è facoltativo) • Il 7 novembre 2022 si legge che, per le regionali nel Lazio, Letta e Zingaretti vorrebbero un accordo con Conte. Alessandro Trocino: «Il segretario preferirebbe una candidata donna civica, ma teme il gran rifiuto del segretario M5S. Nel caso, sarebbe pronto a convergere su Alessio D’Amato, assessore zingarettiano che piace a Calenda e Renzi. Ma il punto è che il Pd locale non sembra d’accordo su questa candidatura. E il rischio è che le divisioni finiscano per favorire, ancora una volta il centrodestra». Calenda twitta: «Appoggiare due persone che in Lombardia e nel Lazio hanno fatto bene sulla campagna vaccinale e la sanità come Alessio D’Amato e Letizia Moratti è la scelta giusta per il #TerzoPolo. Vengono da storie diverse ma hanno lavorato sulla stessa linea di serietà nell’emergenza». L’8 Luca Angelini scrive: «Senza un accordo con il M5S, anche nel Lazio sarebbero pronte le primarie. In campo sarebbero schierati l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato (sostenuto anche da Calenda, che però esclude categoricamente le primarie), quello al Bilancio Daniele Leodori e Marta Bonafoni, capogruppo della lista Zingaretti in consiglio regionale. Ma nell’area del Pd che ha come punti di riferimento Bettini e D’Alema la speranza di tenere insieme l’alleanza che ha sostenuto fin qui Zingaretti è l’ultima a morire: si spinge sul nome di Enrico Gasbarra, cercando di convincere Giuseppe Conte, che per ora, però, resiste». Il 9 è Gianluca Mercuri a fare il punto della situazione: il dilemma del Pd è sempre lo stesso, non sceglie tra postgrillini e terzopolisti mentre entrambi lo azzannano per strappargli voti e fargli fare la fine dei socialisti francesi. «A questo punto, se non si alleano almeno Pd e Calenda sarà un altro suicidio certo (certissimo se Calenda pretende di imporre i candidati: lo stimatissimo assessore Alessio D’Amato è un nome di qualità, ma il Pd vuole primarie, oppure un Andrea Riccardi che magari farebbe cambiare idea a Conte)». L’11 novembre diventa ufficialmente il candidato di Pd e Azione alla presidenza della Regione Lazio • A inizio gennaio 2023 continua il tira e molla tra dem e 5 Stelle: lui apre, la candidata dei pentastellati Donatella Bianchi, intervistata dal Fatto, risponde con un no secco. Calenda, magnanimo, spiega che quello di D’Amato è stato un errore, ma «spero sia stato solo uno scivolone» (quindi si può perdonare). Il 13 febbraio è sconfitto: il candidato del centrodestra Francesco Rocca passa «come un rullo su tutti» con il 53,87% contro il suo 33,51 (la contiana Bianchi si ferma al 10,76%). Se la prende con Conte («Dovrà riflettere sulla sua scelta di non allearsi con noi»), «ma sa che governare con i 5 Stelle, contrari al termovalorizzatore di Roma, sarebbe stato più complicato di prima» (Mercuri). La partecipazione della leader Elly Schlein al corteo del Movimento 5 Stelle del 17 giugno a Roma contro tutte le precarietà porta alle sue dimissioni dall’assemblea nazionale del Pd: «Brigate e passamontagna anche no. È stato un errore politico partecipare alla manifestazione dei 5 Stelle. Vi voglio bene ma non mi ritrovo in questa linea politica. Continuo a lavorare per un’alternativa ai sovranisti e ai populisti» scrive su Twitter (Beppe Grillo è apparso alla manifestazione col viso coperto da un passamontagna) • 2024 - • 2025 -.

391. Vittorio PISANI Catanzaro 22 maggio 1967. Poliziotto • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Vicedirettore Aisi sponsorizzato da Matteo Salvini, l’11 maggio 2023 diventa capo della Polizia. Luca Angelini: «Già capo della Squadra Mobile a Napoli, poi nei nuclei investigativi che portarono alla cattura del capo della camorra latitante Michele Zagaria. Uscito completamente scagionato da un’inchiesta per riciclaggio» • A fine gennaio 2024 con una circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza invita i questori «a valutare, con riguardo alle iniziative organizzate a sostegno della causa palestinese, l’adozione di prescrizioni di tempo che ne prevedano il rinvio alla giornata successiva o ad altra data, così garantendo la libertà di manifestazione che, nel caso di specie, va contemperata con il valore attribuito al “Giorno della Memoria”» (27 gennaio). I numeri che diffonde confermano che l’antisemitismo ha rialzato la testa: dal giorno dell’attacco di Hamas in Israele, il 7 ottobre, al 31 dicembre, all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori sono arrivate 200 segnalazioni; nello stesso periodo del 2022 erano state 17. Il 23 febbraio, viste le immagini delle cariche molto dure contro gli studenti che manifestavano a Pisa contro la guerra a Gaza (almeno 10 minorenni feriti, un venticinquenne con trauma cranico) dichiara al Tg1: «I nostri operatori hanno posto in essere delle iniziative che dovranno essere analizzate singolarmente e verificate con severità e trasparenza. Quando le manifestazioni non sono preavvisate o non vengono condivise con la questura, possono verificarsi dei momenti di criticità però questi momenti di criticità non possono essere una giustificazione». Quindi promette «un momento di riflessione e di verifica sugli aspetti organizzativi e operativi connessi alle diverse tipologie di iniziative che determinano l’impiego quotidiano di migliaia di operatori delle forze dell’ordine». Elena Tebano: «Sembra alludere al fatto che episodi simili non debbano verificarsi mai più». A fine ottobre Matteo Piantedosi gli affida il compito di avviare verifiche sugli accessi abusivi alle banche dati del ministero dell’Interno • A fine maggio 2025, quando il presidente della commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa evidenzia che in Francia e in Italia si vede «un fenomeno crescente» con «agenti di polizia che fermano persone per la strada basandosi sul colore della loro pelle, sulla loro reale o presunta nazionalità o religione», il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo riceve per riconfermare la sua stima e fiducia nelle forze dell’ordine.

392. Lorenzo INSIGNE Napoli 4 giugno 1991. Calciatore • Il 17 giugno 2020 vince a Roma col Napoli la sua seconda Coppa Italia (tempi supplementari terminati sullo 0-0, la Juventus è sconfitta ai rigori). Il 29 novembre, quando i partenopei battono 4-0 la Roma dedicando la vittoria a Diego Armando Maradona (morto il 25), dice di aver pensato a lui prima di segnare una difficilissima punizione • Il 10 giugno 2021 l’Italia fa all’Olimpico contro la Turchia l’esordio nel campionato europeo: «Si punta tutto su Berardi, Immobile e Insigne» (puntata vincente: il primo procura l’autorete dell’1-0, il secondo segna il raddoppio, lui il 3-0). Il 2 luglio, quarti di finale a Monaco di Baviera, segna col suo caratteristico tiraggiro il gol del 2-0 nella vittoria contro il Belgio (2-1). Mario Sconcerti: «Gli uomini della notte sono due: il primo è Insigne che segna un gol che cambia le sua storia, diventa un’idea nel tempo, un pezzo della vita di tanti italiani. Si gioca a calcio per trovare angoli esistenziali come questi, brevi e selvaggi, raccontati ovunque per generazioni. [...] Insigne ha spezzato (come previsto) l’altezza della loro linea a tre e ha trovato il gol che ha deciso la partita». Alla vigilia della semifinale con la Spagna, Sconcerti non vuol saperne di scaramanzia: «Oggi Insigne partirà dal suo ruolo naturale, sarà quindi marcato da un terzino. Per arrivare a incidere dovrà saltarlo. È una differenza importante. Ma vinceremo comunque» (in effetti vinciamo ma, mancata «la profondità di Spinazzola, la sua facilità di saltare l’uomo e spingere Insigne oltre l’avversario» «abbiamo perso anche Insigne» e il successo è arrivato solo ai rigori). L’11 luglio, quando a Wembley contro l’Inghilterra arriva (di nuovo ai rigori) un successo atteso 53 anni, dobbiamo pure «Ringraziare l’estro di Insigne» • L’8 gennaio 2022 viene annunciato il suo trasferimento al Toronto FC con decorrenza dal primo luglio. Il 22 agosto Sconcerti parla di «questo straordinario Kvaratskhelia che ha già segnato un gol in più di quelli segnati da Insigne in tutta la scorsa stagione» • A inizio gennaio 2023 Sconcerti scrive che Elmas «sembra Insigne», il 4 maggio il Napoli vince lo scudetto che a lui era sempre sfuggito • 2024 - • 2025 -.

393. Riccardo SCAMARCIO Trani 13 novembre 1979. Attore • Il 6 febbraio 2020 esce nelle sale Il ladro di giorni di Guido Lombardi: è un padre criminale che attraversa l’Italia dal Trentino alla Puglia con l’educato figlio di 11 anni (mamma non c’è più). A maggio in streaming Magari della debuttante Ginevra Elkann: racconta la strana vacanza a Sabaudia di tre fratelli, figli di genitori separati, lui fa il papà regista e canaglia; a luglio Gli infedeli di Stefano Mordini, film a episodi su un gruppo di adulteri e I villeggianti di e con Valeria Bruni Tedeschi (fa l’amante riottoso), a settembre Euforia di Valeria Golino (segue il dramma di due fratelli, lui è l’avventuriero, Valerio Mastandrea il professore inespresso che annuncia di avere un male incurabile) • A inizio febbraio 2021, in tempi di Covid si parla sempre di streaming, L’ultimo paradiso, protagonista nella storia (vera) di Ciccio Paradiso (Puglia fine anni Cinquanta tra i braccianti delle Murge alle prime rivendicazioni e la storia d’amore con Bianca, figlia del leader dei sopraffattori), ad aprile Il testimone invisibile, ancora di Mordini, («la bella amante dell’imprenditore dell’anno, arrogante e traditore, viene trovata morta e la verità finisce in mille pezzi», Paolo Baldini). Dal 23 settembre è nelle sale in Tre piani di Nanni Moretti (presentato in anteprima l’11 luglio in concorso alla 74ª edizione del Festival di Cannes: undici minuti di standing ovation), dal 7 ottobre con La scuola cattolica, di nuovo Mordini (presentato in anteprima fuori concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) • Il 24 febbraio 2022 è nelle sale L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni, thriller sentimentale ambientato ad Ascoli sul finire degli Anni Trenta (interpreta un reduce della Grande Guerra gestore del ristorante più lussuoso della città, una donna senza passato bussa alla sua porta per chiedere un lavoro ecc. ecc.); il 16 giugno Alla vita di Stéphane Freiss (ex collezionista d’arte che fa l’agricoltore per adempiere alla volontà paterna, durante la raccolta dei cedri in Puglia incontra un’ebrea ortodossa di Aix-les-Bains, love story che non prevede baci né contatti fisici che non siano una stretta di mano, forse solo sognata); il 6 ottobre Quasi orfano di Umberto Carteni (il dualismo Nord-Sud attraverso le vicende di una coppia di affermati designer che deve fare i conti con la famiglia di lui, petulante e chiassosa, in arrivo, ça va sans dire, dalla Puglia) • A ottobre 2023 è alla Festa del Cinema di Roma nel suo secondo film diretto da Ginevra Elkann, Te l’avevo detto • 2024 - • 2025 -.

394. Alessandro IMPAGNATIELLO Sesto San Giovanni 26 marzo 1993. Femminicida • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Barman dell’Armani Bamboo di via Manzoni a Milano, compagno di Giulia Tramontano (nata il 2 maggio 1994), incinta al settimo mese, scomparsa da Senago tra sabato 27 e domenica 28 maggio 2023, è subito indagato per omicidio aggravato. Alessandro Trocino: «La donna non era la sola donna nella vita del compagno. Aveva scoperto un’altra relazione, o almeno così aveva detto nelle ultime telefonate prima di sparire. L’altra donna, a quanto risulterebbe, sarebbe stata anche lei ignara e avrebbe avuto una gravidanza, poi interrotta. I tre avrebbero avuto un incontro, finito male. Si indaga per capire se quella di Giulia è stata una fuga volontaria o qualcosa di peggio». Schiacciato dalle prove e dagli elementi raccolti, il primo giugno confessa di averla uccisa nella loro casa (37 coltellate). Giuseppe Guastella: «La situazione è precipitata quando le due donne hanno deciso di incontrarsi con l’uomo all’Armani bar di Milano, dove Impagnatiello faceva il barista. Era sabato scorso. Impagnatiello, però, è fuggito, lasciandole da sole nel bar. Giulia Tramontano e l’altra, italo-inglese, si sono parlate a lungo e hanno capito di essere vittime di un uomo che le aveva ingannate per tanto tempo e che prima di loro aveva avuto un figlio da una terza donna. L’italo-inglese, interrogata dagli investigatori, ha  anche detto che con Giulia si è subito creato un clima di solidarietà. Il dramma, però, attendeva Giulia Tramontano a casa nel pomeriggio di sabato, quando alle 19 è rientrata e ha mandato un messaggio a un’amica nel quale confidava di essere “turbata”. Lì, probabilmente, scatta la tragedia. L’uomo, che forse l’attendeva in casa, l’ha aggredita colpendola più volte con un coltello fino ad ucciderla. Mentre il corpo era in casa, ha tentato di ridurlo in pezzi (senza riuscirci) e ha cercato di togliere il sangue della vittima sparso ovunque. Le telecamere di sorveglianza, infatti, lo inquadrano quando esce dal condominio mentre esce con alcuni sacchi di spazzatura al cui interno c’erano gli stracci con i quali aveva tentato di cancellare le prove, ma che poi sono state trovate dai carabinieri con il luminol. Rientrato a casa, ha anche tentato di manomettere attraverso Internet il profilo WhatsApp di Giulia mandando dei messaggi ai familiari e agli amici ai quali diceva: “Sono stanca, vado a letto”». Trasportato il cadavere per giorni, dopo aver tentato di bruciarlo l’ha scaricato nell’intercapedine di alcuni garage dove è stato trovato. Chiara Severgnini: «Quando una donna scompare, non si lanciano accuse infondate: la legge, e il senso civico, insegnano che non ci sono colpevoli finché non c’è una confessione, oppure una sentenza. Quando una donna scompare, si indaga sempre in più direzioni: è la cosa giusta da fare, e le forze dell’ordine lo sanno. Ma, accanto alla legge, al senso civico e alle buone prassi investigative, c’è il sentire comune. E quello, evidentemente, ci ha spinto a guardare in una direzione ben precisa. “Lo sapevamo, che era stato lui”. Lo stanno scrivendo in centinaia, su Twitter, su Instagram, su Facebook. Uomini e donne, ma soprattutto donne, come rivela l’hashtag: “Lo sapevamo tutte, che era stato lui”. Certo, si sperava in un finale diverso. Si sperava che Tramontano, che era incinta al settimo mese, se ne fosse andata volontariamente. Ma, purtroppo, quando una donna scompare, la possibilità che sia morta, e che a ucciderla sia stata una persona cara, è alta». La madre Sabrina Paulis fa sapere: «Alessandro è un mostro. Chiedo perdono, da madre, ma non so cosa fare. Chiedo perdono a tutta la famiglia per aver fatto un figlio così. No, non lo perdono. Se lo andrò a trovare? Ora no». Gli investigatori giungono alla conclusione che volesse uccidere anche l’amante, l’avvocato rinuncia al mandato, poi si scopre che prima di decidersi per il coltello ha cercato su Internet gli effetti che fa il veleno per topi sugli esseri umani. Il 30 agosto la relazione autoptica depositata in procura a Milano conclude che aveva provato ad avvelenarla col topicida fin da dicembre, quando aveva scoperto la gravidanza • Il 18 gennaio 2024 a Milano inizia il processo. Tra le lacrime, cerca di scusarsi. La sorella di Giulia, Chiara, si alza e se ne va, per poi sfogarsi su Instagram: «Puoi chiedere scusa se per errore hai urtato lo specchietto della mia auto. Non puoi chiedere scusa se hai avvelenato e ucciso mia sorella e mio nipote, prendendoci in giro e deridendone la sua figura. Non hai diritto a pronunciare, invocare o pensare a Giulia e Thiago dopo averli uccisi barbaramente. Meriti di svegliarti ogni giorno in galera ripensando a ciò che hai fatto e provando ribrezzo per te stesso». Massimo Gramellini (Lacrime di Impagnatiello) commenta: «Deve avere equivocato il messaggio delle piazze che, all’indomani dell’assassinio di un’altra Giulia, Cecchettin, invitavano le potenziali vittime di violenza a fare rumore. Le vittime, appunto. Ai carnefici si addice il silenzio». L’11 novembre viene chiesto l’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno: «Giulia ha firmato la propria condanna a morte quando ha comunicato all’imputato che aspettava un bambino», dice durante la requisitoria la pm Alessia Menegazzo. Il 25 novembre, Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, arriva la condanna all’ergastolo (primo grado) più un risarcimento di 700 mila euro nei confronti della famiglia Tramontano (200 mila euro a testa per i genitori, 150 mila ciascuno per il fratello e la sorella) • A metà maggio 2024 Candida Morvillo intervista la sorella. Gramellini: «La splendida intervista di Candida Morvillo a Chiara Tramontano è un breve trattato sul senso di colpa. Chiara non si dà pace per avere tolto il saluto alla sorella maggiore, poche settimane prima che Giulia venisse uccisa da Impagnatiello, cioè dalla causa del loro litigio (Giulia voleva ancora salvare quella relazione sentimentale che Chiara, con la lucidità di chi osserva le cose dall’esterno, capiva invece essere irrimediabilmente compromessa, anche se nemmeno lei poteva immaginare fino a che punto)» • Il 25 giugno 2025 l’appello conferma l’ergastolo, confermata anche l’aggravante della crudeltà ed esclusa quella della premeditazione. A fine agosto viene condannata la cognata: ha comprato la sua auto, una T-Roc Volkswagen (ad agosto 2023, 10.000 euro contro un valore stimato in 20.000), in modo che risultasse nullatenente (prima aveva provato a denunciarne il furto, l’assicurazione non c’era cascata). «Alla famiglia di Giulia ciò che interessava era che questa macchina, sulla quale era stato nascosto e trasportato il corpo, non circolasse più liberamente, dato che non era stata sequestrata dalla Procura» spiega l’avvocato Giovanni Cacciapuoti.

395. Gino CECCHETTIN Rovigo 3 settembre 1968. Padre di Giulia, uccisa a Fossò (Venezia) l’11 novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta (vedi n. 190) • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Il 21 novembre 2023 Gianluca Mercuri scrive che «ha avuto la capacità straordinaria di vedere subito un orizzonte, nel nome della figlia. E di dire le cose più giuste e sensate a tutte le donne. Vale la pena rileggere le sue parole»: «Ormai Giulia non tornerà più ma da questa vicenda deve nascere qualcosa, la società deve cambiare. Come famiglia da oggi ci impegneremo attivamente perché quello che è accaduto a lei non succeda mai più. Faremo qualcosa perché altre donne come lei non vengano uccise»; «Dico a tutte le donne: guardate bene nella vostra relazione, qualsiasi avvisaglia notiate abbiate il coraggio di confidarvi con vostro padre, con vostro fratello, con un’amica. Con chiunque vi possa dare fiducia e vi faccia sentire sicure»; «Se avete anche solo il minimo dubbio che la relazione che state vivendo non sia quello che desiderate comunicatelo a qualcuno solo in questo modo avrete salva la vita. Solo così non ci troveremo di nuovo a celebrare un altro femminicidio. Io come padre mi faccio delle domande, ma purtroppo il tempo è passato. Ora dobbiamo fare qualcosa per chi ha ancora la possibilità di restare al mondo». Il 5 dicembre, al funerale della figlia, dice: «Io non so pregare, ma so sperare: ecco voglio sperare insieme a te e alla mamma, voglio sperare insieme a Elena e Davide e voglio sperare insieme a tutti voi qui presenti: voglio sperare che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite e voglio sperare che un giorno possa germogliare. E voglio sperare che produca il suo frutto d’amore, di perdono e di pace». Intervistato da Walter Veltroni dice: «Il dolore ce l’ho dentro e mi accompagnerà. Ma ciò che mi preme ora è fare in modo che, finita l’emozione, non ci si torni ad assopire. Noi italiani siamo bravi ad avere slanci civili ma siamo anche capaci di dimenticare in fretta. Il rumore è il campanello che ogni mattina ci deve tenere svegli e farci chiedere cosa abbiamo fatto per far finire i femminicidi. Quando ho parlato di un impegno civico ho voluto dire che, con una Fondazione o in altro modo, io voglio dedicare la mia vita a far sì che non ci sia un’altra Giulia». Il 12 Massimo Gramellini (Un po’ di retorica) scrive: «È retorico Gino Cecchettin quando a Che tempo che fa ci esorta ad amare invece che a odiare? E fanno soltanto retorica le Spettabili Autorità che davanti all’università romana della Sapienza hanno installato una panchina rossa, subito smontata e gettata nella spazzatura da un collettivo di studenti e studentesse indispettite, per l’appunto, dalla “retorica dell’iniziativa”? D’altronde chiunque, a mille panchine rosse, preferirebbe mille centri antiviolenza. (Il sindaco di Roma ne ha appena annunciato uno per ogni quartiere, sperando non finisca come quando promise che avrebbe trasformato la capitale della «monnezza» in un borgo del Trentino). Ma, in attesa dei centri, io mi tengo le panchine. E le belle parole di Gino Cecchettin. Perché non sono più così convinto che la retorica rappresenti solo una scorciatoia ipocrita e un espediente propagandistico. Anzi, comincio a sospettare che finisca per fare del bene persino a chi ne è allergico» • Il 2 febbraio 2024, in occasione del conferimento postumo a Giulia della laurea in Ingegneria biomedica , dice: «Hai provocato uno squarcio nelle nostre coscienze, nella mia». Il 23 settembre, quando inizia il processo a Turetta, dice: «Oggi non sto sicuramente bene, ma non c’è giorno che io non pensi alla mia Giulia e a tutto quello che ho perso con lei. Mi aspetto una pena giusta. Quello che deciderà la giuria per me va bene, ho piena fiducia». Il 25 ottobre, dopo aver udito in aula l’interrogatorio dell’assassino della figlia, dice: «Ho provato molto dolore e il momento peggiore è stato sapere cosa ha attraversato mia figlia negli ultimi momenti della sua vita. Oggi abbiamo capito chi è Filippo Turetta: quello che emerge oggi è che la vita del prossimo è una cosa sacra e non bisogna entrare nel merito della vita degli altri, ma rispettarla». Il 18 novembre presenta alla Camera la fondazione intitolata alla figlia: avendo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara detto in un videomessaggio che il patriarcato è ormai «un fenomeno superato sul piano giuridico», che ci sono solo residui di maschilismo e che «l’incremento della violenza sessuale è legato in parte all’immigrazione illegale» ricorda che il patriarcato (il dominio maschile nei rapporti sociali e familiari) «non è un’ideologia» e che Giulia è stata uccisa da un italiano. Il 3 dicembre la Corte d’Assise di Venezia condanna Turetta all’ergastolo riconoscendo l’aggravante della premeditazione ma non quelle della crudeltà e degli atti persecutori, ovvero lo stalking. Lì per lì non protesta: «Nessuno mi ridarà indietro Giulia, non sono né più sollevato né più triste rispetto a ieri. È chiaro che è stata fatta giustizia, ma dovremmo fare di più come esseri umani. E la violenza di genere va combattuta con la prevenzione, non con le pene. Come essere umano mi sento sconfitto, come papà non è cambiato niente rispetto a ieri o a un anno fa». Poi precisa: «Per me c’erano sia la premeditazione sia la crudeltà. E lo stalking era fuori discussione. Se non c’è con centinaia di messaggi al giorno e 75 coltellate, non so allora cosa siano queste aggravanti» • A metà settembre 2025, quando Turetta sembra intenzionato a chiedere la giustizia riparativa che prevede il coinvolgimento dei familiari della vittima e un possibile sconto di pena, commenta: «Io credo nella giustizia riparativa. Ma per essere efficace deve partire da un percorso di autocoscienza. La persona deve prima rendersi conto nel profondo del suo errore. Un percorso lungo e difficile. In ogni caso l’obiettivo non può essere la riduzione della pena o la speranza che venga considerato un’attenuante. Si deve partire dall’autoconsapevolezza, bisogna passare dalle scuse, dalla richiesta di perdono e da lì allora se ne può discutere. Tutto questo non c’è ancora stato con Filippo: né le scuse, né la richiesta di perdono». A metà ottobre, quando Turetta dice di voler rinunciare all’appello per dimostrare che non cerca sconti di pena, commenta: «Non so cosa ci sia dietro, ma immagino che voglia trovare una forma di pace». A inizio novembre, quando la Procura generale di Venezia rinuncia all’impugnazione contro la condanna all’ergastolo di Turetta (sarebbe servita solo a riconoscere le aggravanti della crudeltà e degli atti persecutori, condanna peggiore di quella che gli hanno dato non c’è) fa sapere: «La guerra è finita. È giunta l’ora di deporre le armi».

396. Paola SEVERINO Napoli 22 ottobre 1948. Politico • 2020 - • Avvocata, già ministro della giustizia nel governo Monti (2011-2013), a inizio maggio 2021, quando tre inchieste sulla presunta «loggia Ungheria» scuotono i vertici della magistratura italiana (vedi n. 270 Piero AMARA), è tra i presunti appartenenti alla loggia che si affrettano a smentire (con Emma Marcegaglia, Livia Pomodoro, Michele Vietti). A fine mese Milena Gabanelli - Giudici che sbagliano (ma non pagano) - ricorda che già a fine 2011 aveva chiesto e ottenuto “con urgenza” il trasferimento cautelare a Palermo di «Maurizio Musco, pm di Siracusa, accusato di favorire nelle indagini l’amico avvocato Piero Amara e i suoi amici». A inizio luglio Giorgia Meloni annuncia che aderirà alla campagna di raccolta firme per i referendum sulla giustizia promossa da Partito radicale e Lega ad eccezione di due quesiti (su sei): quello sulle misure cautelari e quello sulla legge Severino (n. 190 6 novembre 2012, decadenza e incandidabilità per i parlamentari e gli amministratori locali condannati), perché, dice, «figli più della legittima cultura radicale che della destra nazionale». A metà novembre, quando in vista dell’elezione del presidente della Repubblica si cerca qualche nome «in grado di tenere insieme Pd, 5 Stelle, Forza Italia e Lega», tra i tanti c’è pure il suo (con Giuliano Amato, Marta Cartabia, Emma Bonino, Marcello Pera, Gianni Letta, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante). A inizio dicembre Antonio Polito la mette con Draghi, Casini, Cartabia, Berlusconi e Amato tra i sei quirinabili di cui calcola le probabilità non di vittoria ma «di diventare il candidato di tutti, o quasi tutti. Tutta un’altra partita» • A fine gennaio 2022, quando Giuseppe Conte ripete l’idea di «una donna» al Quirinale, ci si chiede Chi è la donna? Alessandro Trocino: «Si pensa a Marta Cartabia e Paola Severino, ma la candidata ideale per M5S e Lega (ma anche Fdi) è Elisabetta Belloni». A metà febbraio la Corte costituzionale ammette cinque referendum sulla giustizia tra cui quello sulla sua legge. Giovanni Bianconi: «L’abrogazione dell’incandidabilità o della decadenza automatica dalle cariche elettive per i politici condannati in via definitiva (o anche solo in primo grado per gli amministratori locali) può avere un senso, ma dovrebbe presupporre nuove regole sulla cosiddetta moralizzazione della vita pubblica, che non sono contemplate nel quesito referendario e spetterebbe al legislatore dettare. Non ai giudici né ad altri. Si ha però l’impressione che, dopo l’eventuale cancellazione di quella parte della legge Severino, non sia facile trovare un accordo nemmeno tra i partiti schierati per il “sì” all’abrogazione» (Enrico Letta e Giorgia Meloni sono per il “no”, l’ala destra del Pd e la Lega per il sì). Il 12 giugno tutti i 5 referendum mancano il quorum: riguardo alla sua legge, i sì sono stati il 53,08%, ma l’affluenza s’è fermata 20,42% (Aldo Cazzullo commenta che è difficile «comprendere il motivo per cui ci si dovrebbe privare di un’ottima legge come la Severino»). A fine ottobre, quando si parla de La scelta di viceministri e sottosegretari del governo Meloni, Virginia Piccolillo spiega che la guerra «è soprattutto sulle deleghe di alcuni ministeri. Come quello della Giustizia. Berlusconi vuole assicurarsi che a seguire la battaglia garantista e contro la legge Severino, anche in vista dell’esito del processo Ruby ter, ci sia come vice di Carlo Nordio Francesco Paolo Sisto, con ampia delega». A metà dicembre, intervistato dalla stessa Piccolillo, il neoministro della giustizia spiega che intende modificare la legge Severino per permettere ai condannati in primo grado di candidarsi a cariche politiche: «Occorre far sì che la norma sull’incandidabilità non venga applicata ai condannati in primo grado» • 2023 - • Il 9 gennaio 2024 la prima seduta della commissione giustizia del Senato si conclude con l’approvazione dell’articolo 1 del disegno di legge Nordio sulla cancellazione del reato di abuso d’ufficio e con una modifica della legge Severino che permetterebbe di lasciare al proprio posto sindaci e assessori condannati in primo grado. A dicembre si legge che Meloni «dopo le feste di Natale ha già in agenda un vertice con il ministro Nordio per riformare la prescrizione, le intercettazioni e rivedere la legge Severino» • 2025 -.

397. Leonardo BONUCCI Viterbo 1 maggio 1987. Calciatore • Il 26 luglio 2020, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria la Juventus si aggiudica con due turni di anticipo il 36º scudetto della sua storia, il 9º consecutivo: lui ha saltato quello del 2018 (era al Milan) ma fa conto pari con quello vinto nel 2006 con l’Inter (una sola presenza) • Il 25 marzo 2021 iniziano a Parma contro l’Irlanda del Nord le qualificazioni per i Mondiali in programma in Qatar nel 2022. Gianluca Mercuri scrive che «gli ultimi (Russia 2018) li abbiamo visti in tv dopo la storica disfatta con la Svezia. A guidare l’Italia sono gli stessi leader di quella disavventura, Chiellini e Bonucci (altrove, avrebbero lasciato la selezione un minuto dopo)». A metà aprile Mario Sconcerti ricorda che Antonio Conte costruì la Juve dei primi tre scudetti consecutivi «con tre difensori fortissimi, Barzagli-Bonucci-Chiellini». Quando il 6 luglio l’Italia batte ai rigori la Spagna e si qualifica per la finale degli Europei, Mario Sconcerti loda «Bonucci e Chiellini giocatori eterni». L’11 luglio finale a Wembley contro l’Inghilterra, segna il gol dell’1-1 con cui si chiudono i tempi supplementari, poi arriverà la vittoria ai rigori. Aldo Cazzullo commenta che «Chi tra gli azzurri non gioca nella Juventus non aveva vinto praticamente nulla negli ultimi dieci anni (a parte lo scudetto dell’Inter di Barella). Ma anche agli juventini — in particolare al duo Chiellini-Bonucci, autori ieri di una partita strepitosa, quasi come quella di Donnarumma — era sfuggita finora la consacrazione, che non era giunta con le due finali di Champions perdute ed è finalmente arrivata a Wembley». Due giorni dopo si parla de Lo scontro sul green pass alla francese e la variante Bonucci. Mercuri: «Aver fatto pressione insieme a Chiellini sulle forze dell’ordine in servizio a Roma per poter sfilare col pullman scoperto non è stata una grande idea da parte dei due (grandissimi) capitani della Nazionale campione d’Europa». A fine settembre Mercuri parla di «una Juve dilaniata dalla guerra interna tra i vecchi boss Chiellini e Bonucci — che adorano il calcio primitivo di Allegri perché così stanno sempre in area, non si stancano e durano fino al Mondiale — e i giovani che negli ultimi due anni erano arrivati a Torino per giocare a pallone». Il 6 ottobre, dopo tre anni e 37 partite senza sconfitte, gli Azzurri, rimasti in dieci per la sua espulsione sono eliminati dalla Spagna, a San Siro, nella semifinale della Nations League (2-1). Paolo Tomaselli gli appioppa un 4 e mezzo: «La notte in cui raggiunge Zoff a 112 presenze è buia: prende un giallo evitabile per proteste e un altro per un gomito largo, più ingenuo che doloso. Comunque un guaio, nel momento peggiore» • Il 24 marzo 2022 l’Italia, sconfitta 1-0 a Palermo dalla Macedonia del Nord, manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali. Cazzullo: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto». A metà maggio, quando Chiellini si ritira, Aldo Cazzullo scrive (Addio con sorriso a Chiellini, l’ultima bandiera dello sport): «Chiellini è rispettato anche dagli avversari, tanto quanto il suo compagno di reparto e di mille battaglie Leonardo Bonucci è spesso inviso alle altre tifoserie». Il primo giugno, quando l’Italia a Wembley perde 3-0 contro l’Argentina «l’inutile partita tra campioni d’Europa e del Sudamerica», Mercuri non si fa scappare l’occasione per infierire: «È stato l’addio di Chiellini alla Nazionale, ma la speranza è che lo sia anche per parecchi altri, da Bernardeschi a Belotti (e occhio a Bonucci, neocapitano disastroso)». Stavolta Tomaselli gli appioppa un 4: «Come passaggio del testimone per il dopo Chiellini, che sembra essersi portato via tutti i superpoteri della coppia, non può andare peggio di così: beffato da Lautaro su tutti e due i gol, rifila una gomitata a Messi da cartellino arancione, rischia pure l’autorete con un passaggio all’indietro» • 2023 - • 2024 - • 2025 - •

398. Giovanni MELILLO Foggia 16 dicembre 1959. Magistrato • 2020 - • 2021 - • Il 4 maggio 2022 diventa Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Alessandro Trocino: «Da una parte il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, poco noto e abituato a lavorare in modo sobrio e riservato. Dall’altra il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, magistrato di frontiera, molto esposto e molto mediatico. Il Consiglio superiore della Magistratura ha scelto il primo con 13 voti contro 7» • 2023 - • A inizio marzo 2024 con il procuratore di Perugia Raffaele Cantone chiedono di essere sentiti dal comitato di presidenza del Csm (il Consiglio superiore della magistratura), dal presidente della commissione Antimafia e da quello del Copasir (il Comitato parlamentare che vigila sui servizi segreti italiani) dopo le rivelazioni sull’inchiesta di Pescara sul monitoraggio abusivo degli archivi informatici riservati riguardanti centinaia di persone: non vogliono essere tirati in mezzo a queste accuse. Melillo in particolare racconterà — spiega Giovanni Bianconi — come l’ufficio Sos (segnalazione operazioni sospette) sia stato completamente ristrutturato ancor prima che l’indagine perugina divenisse di pubblico dominio, con una nuova organizzazione e maggiori controlli sul suo operato. Il 6 marzo, davanti alla commissione parlamentare antimafia, dice che l’attività di Pasquale Striano (tenente della Guardia di Finanza autore dei presunti “dossier”, vedi n. 624) «per estensione e sistematicità mi pare difficilmente compatibile con la logica della devianza individuale» (gli sembra cioè difficile che possa aver agito da solo). Sottolineata l’«estrema gravità dei fatti», ricorda di essere stato lui stesso «vittima di autentici dossieraggi abusivi come quelli trovati negli archivi paralleli del Sismi affidati a Pio Pompa». Bianconi: «Citazione non casuale di una storia che risale al 2006. Non fosse altro perché consente al superprocuratore di non avere troppe remore nell’uso del termine “dossier” per definire quanto che sta venendo alla luce. Che si inserisce nell’eccessiva facilità di infiltrazione nei sistemi informativi e informatici della macchina giudiziaria italiana. Dna compresa. Tanto che, rivela Melillo, appena arrivato alla guida di quell’ufficio nell’estate del 2022 ha chiesto un’ispezione straordinaria al ministero della Giustizia. Conclusasi con valutazioni di estrema permeabilità e vulnerabilità dei dati investigativi accumulati nelle banche dati». A fine ottobre dichiara che a mafia e terrorismo servono più hacker che killer: «Il mercato clandestino dei dati inquina politica ed economia» • A fine luglio 2025 spiega a Bianconi che con la separazione delle carriere tra giudici e pm prevista dalla riforma della magistratura approvata in prima lettura dal Parlamento, aumenta il «rischio di influenza politica e improprio condizionamento» dei giudici: «Che si prefiguri una sorta di obiettivo assottigliamento della trama costituzionale di garanzia dell’indipendenza della magistratura mi sembra quasi un’ovvietà che non varrebbe nemmeno la pena sottolineare».

399. Denis VERDINI Fivizzano 8 maggio 1951. Imprenditore • Ex coordinatore di Forza Italia, ex senatore di Ala, il 4 novembre 2020 Gianluca Mercuri scrive: «Colpisce intanto la parabola di Denis Verdini, lo spicciafaccende di Berlusconi, l’amico di Renzi, il suocero di Salvini: da ieri è a Rebibbia dopo la condanna definitiva a 6 anni e mezzo per il crac del Credito cooperativo. In carcere starà poco (ha quasi 70 anni) ma lo attendono rimborsi milionari» • Il 29 gennaio 2021 gli vengono concessi temporaneamente gli arresti domiciliari per motivi di salute a causa della grave situazione in cui versa il carcere di Rebibbia dopo il forte incremento dei casi da Covid-19 registrato nelle ultime settimane. A fine settembre è condannato a un anno in abbreviato (con pena sospesa) nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip (turbativa d’asta) • 2022 - • 2023 - • Il 27 febbraio 2024 torna in carcere, a Sollicciano («dovrà restarci fino al 2032»). Alessandro Trocino: «Gli sono stati revocati i domiciliari perché Verdini era stato autorizzato ad andare dal dentista a Roma, tra ottobre 2021 e aprile 2022, ma non al ristorante. E invece ha partecipato a tre cene. Non proprio cene di svago, per ritrovarsi in famiglia o con amici: a quelle serate partecipavano politici e imprenditori coinvolti in inchieste che lo riguardano» • Il 25 giugno 2025 il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini dice in tribunale a Roma di non voler rimettere la querela nei confronti di Roberto Saviano: si ritiene «gravemente diffamato» da un post del 21 giugno 2018 in cui fu definito «ministro della malavita». Lo scrittore rende dichiarazioni spontanee: «Ritengo di avere tutto il diritto di utilizzare il paradigma di Salvemini per criticare Salvini. Era riferito a Giolitti, un politico di razza, non come Salvini. Quando i partiti del nord andavano tra i “terroni” a manipolarli, a condizionarli. Salvini difende il suo deputato Domenico Furgiuele, suocero di Salvatore Mazzei, condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E del resto è ancora al suo posto malgrado le condanne del suocero Denis Verdini».

400. Vincenzo CAMPORINI Como 21 giugno 1946. Generale • 2020 - • 2021 - • Dal 20 settembre 2006 al 30 gennaio 2008 capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, dal 12 febbraio 2008 al 17 gennaio 2011 capo di stato maggiore della difesa, nel 2022 firma sul “Corriere della Sera” numerose analisi: Russia, armi e munizioni scadenti rendono inefficace la macchina militare di Mosca in guerra: perché la logistica è il suo punto debole (27 marzo), Helsinki è bene armata: il suo esercito è già integrabile (13 aprile) ecc. • A inizio febbraio 2023, quando Londra vorrebbe dare all’Ucraina i Typhoon Eurofighter su cui «servirebbe l’ok di Italia e Germania, in quanto sono parte di un progetto comune» si mostra scettico: «L’Eurofighter è sicuramente idoneo a operazioni di difesa aerea e oggi è in servizio presso l’aeronautica italiana e quelle tedesca, spagnola, inglese e austriaca. I numeri ci sono, ma servono ai singoli Paesi: mi sorprenderebbe che se ne privassero» • 2024 - • A metà settembre 2025, intervistato da Rinaldo Frignani lancia un allarme: «All’Italia mancano uomini e mezzi. Ottimistico pensare che non saremo attaccati»: «L’Esercito è sotto organico: ha 95 mila uomini e donne, un terzo dei quali con compiti logistici-addestrativi. Ne restano circa 60mila ma che in caso di combattimento dovrebbero ruotare almeno su base quattro o cinque per poter usufruire di periodi di riposo e addestramento: quindi diciamo circa 12-15 mila soldati al fronte per volta. I russi ne hanno 600 mila. I britannici, accreditati come i più pronti a scendere in campo, sono 70 mila». E i carri armati? Gli aerei? La Marina? «Per anni, senza giustificazioni, abbiamo rinunciato ai mezzi corazzati. Abbiamo 200 carri Ariete, obsoleti e non adeguati alle guerre di oggi. Solo il 10% è efficiente. I Panther progettati con la tedesca Rheinmetall saranno disponibili negli anni Trenta. L’Aeronautica è messa meglio, ma servono più Eurofighter ed F35: per fabbricarli ci vogliono anni. La Marina ha una flotta di tutto rispetto con problemi di organico: stare in mare per mesi lontani dalla famiglia scoraggia molti. E poi mancano le munizioni: va incrementata la produzione. La Russia fabbrica 4 milioni di proiettili d’artiglieria all’anno, noi tutti insieme uno». Il ritorno alla leva obbligatoria è una soluzione? «No, costa troppo sia in termini di addestramento sia di strutture che dovrebbero essere adeguate allo scopo. Però bisogna fare qualcosa perché ci sono difficoltà a coprire i posti messi a bando nelle forze armate. Tempo fa ho proposto di aprire le caserme agli stranieri con permesso di soggiorno, con la prospettiva in caso di servizio per l’Italia senza macchie, di ottenere la cittadinanza». Guardando anche al fronte Sud? «Che non è uno scherzo. I russi hanno spostato in Cirenaica la base aerea e navale sfrattata dalla Siria. Ce li abbiamo davanti, siamo a portata dei bombardieri Sukhoi. Pensare che non ci attaccheranno mai è una visione ottimistica, invece un soldato deve pianificare tutto in previsione dello scenario peggiore». A metà dicembre è tra le quattro firme illustri (con Federico Argentieri, Franz Gustincich, Giorgio Arfaras) che lasciano la rivista di geopolitica “Limes” non condividendone la linea considerata troppo «filo russa»: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati così l’altro giorno ho scritto al direttore, Lucio Caracciolo, pregandolo di togliere il mio nome dal Consiglio scientifico della rivista Limes. Che, segnalo, in tutti questi anni non si è mai riunito! Comunque Caracciolo è stato gentilissimo e il mio nome l’ha tolto subito». Filoputiniani sfegatati? «Le nostre posizioni erano ormai inconciliabili troppo filorusso e antieuropeista Caracciolo, riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump. Così parlandone con altri, abbiamo deciso insieme di uscire».

401. Gaetano QUAGLIARIELLO Napoli 23 aprile 1960. Politico • Senatore, fondatore nel novembre 2015 di Identità e Azione (noto anche con l’abbreviazione IDeA), nel settembre 2019 di Cambiamo! (movimento di Giovanni Toti), il 22 luglio 2020 con Paolo Romani e Massimo Berutti lascia il gruppo di Forza Italia per approdare nel misto • Il 4 marzo 2021 Antonio Polito scrive (Cancellierato e sfiducia costruttiva: perché ora il Parlamento può fare le riforme): «Mentre il governo Draghi governa, che farà il Parlamento, oltre a svolgere la sua funzione di controllo? Si può sfruttare questo raro momento di unità nazionale per rimettere mano al nostro sistema istituzionale, per una nuova fase costituente? Il primo progetto di riforma costituzionale dell’era Draghi è stato presentato dal senatore Quagliariello, del gruppo “Cambiamo”. Il fatto che si tratti dello stesso firmatario del primo disegno di legge per il taglio dei parlamentari, che fu poi fatto proprio dalla maggioranza del Conte I e arrivò felicemente in porto, fa ben sperare. Il tempo per riscrivere in questa legislatura, almeno in parte e senza velleità di Grande Riforma, regole che da tempo non funzionano più, del resto c’è. Si terrebbe così fede alla promessa fatta agli italiani al momento dell’ultimo referendum, quando i partiti del sì giurarono che il taglio dei parlamentari non sarebbe rimasto un fatto isolato, un atto demagogico, ma avrebbe riaperto la stagione delle riforme. Il meccanismo previsto da Quagliariello è ingegnoso. Cambiando solo tre articoli della Costituzione, il 92, 94 e 95, introduce il sistema del Cancellierato, a lungo e da più parti invocato. La chiave di tutto è la novità del voto di fiducia in seduta comune, a Camere riunite. Ora che i parlamentari sono stati ridotti a 600 si può. Ciò apre le porte al meccanismo della “sfiducia costruttiva”, che oggi non sarebbe possibile (perché le due Camere potrebbero esprimere orientamenti diversi). Vuol dire che per far cadere un governo non basterebbe un agguato parlamentare o una crisi extra parlamentare, ma si dovrebbe approvare una mozione di sfiducia motivata, contenente cioè anche l’indicazione di un altro governo e di un altro presidente del Consiglio. In sostanza: un governo viene rimosso solo quando c’è già la maggioranza per il successivo. Niente più crisi al buio. È il modello tedesco del Cancellierato». Il 26 maggio insieme al movimento di Toti e al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro costituiscono Coraggio Italia, nuovo partito che viene presentato alla Camera il giorno seguente (il 14 luglio ne diventa vicepresidente) • La sua germanofilia torna il 31 gennaio 2022. Polito (Grande Centro già al lavoro per una nuova legge elettorale): «La convinzione che una nuova legge elettorale sia diventata una necessità per tutti (compreso Letta, che in coalizione con Conte di certo non ci guadagna) ha galvanizzato i centristi. Il trio di esperti composto da Quagliariello, Rosato e Romani, riflette già sulle soluzioni. La più facile sarebbe emendare in soli tre punti il Rosatellum per trasformarlo in un sistema alla tedesca, con sbarramento al cinque per cento. La soglia non deve essere troppo bassa, se si vuole usarla come incentivo a unirsi in un mondo di egolatri e prime donne». A inizio febbraio si legge che Coraggio Italia sta per formare con Matteo Renzi un gruppo unico di 74 senatori, «Italia al centro». Tommaso Labate scrive che «la strategia parlamentare è soltanto un pezzo, e forse neanche il più significativo, dell’intera operazione»: sta per nascere una vera federazione centrista che cercherà spazio tra centrodestra e «campo largo» Pd-5 Stelle, per restringere entrambi e farso ago della bilancia (vasto programma, ma non impossibile se non litigano prima). A metà mese (Tutti al centro, ma ognuno per conto suo) Roberto Gressi segnala che «truppe disperse si aggregano a piccoli gruppi, per coprire la ritirata. “Idea” di Gaetano Quagliariello, prova a unirsi con “Cambiamo” di Giovanni Toti, ma non con “Noi di centro” di Clemente Mastella, con il quale non è pronto ad andare dal notaio, anche se c’è chi dice che ci sia già andato. E Giovanni Toti giura che non c’è alcun accordo con altre forze (Italia viva) e che le alleanze, ancorate nel centrodestra, non mutano. Luigi Brugnaro riunisce “Coraggio Italia” ma Toti e Quagliariello non vanno e quest’ultimo gli spiega: se la linea politica è comune, che ci vediamo a fare?». A fine luglio Francesco Verderami (Un arcipelago con tanti centri che deve scegliere da che parte stare) fa notare che «L’agenda Draghi è ormai il “libretto rosso” dei centristi, è diventata una forma di adesione ideologica. Al punto che, settimane fa, Quagliariello aveva immaginato di sfruttare il brand per fini elettorali: “Lista agenda Draghi”, così l’avrebbe voluta chiamare per presentarla al voto. Poi però — siccome il copyright del nome appartiene al premier — ha compreso di non poter portare a compimento l’iniziativa. Ma tanto basta per capire qual è il motore che alimenta l’attivismo di un’area politica impegnata a trovare un proprio spazio nella sfida delle urne». A metà agosto, mentre i leader del centrodestra sono alle prese con la formazione delle liste, «si registra un’autoesclusione sorprendente: si chiama fuori Gaetano Quagliariello, in Parlamento dal 2006. Era stato candidato fuori territorio, non in Abruzzo ma in Campania» (Alessandro Trocino) • 2023 - • 2024 - • Dal 2003 presidente della Fondazione Magna Carta («un luogo di formazione e ricerca di ispirazione liberale schierato senza soggezioni culturali e prudenze con il centro-destra»), a metà gennaio 2025, mentre non si placano le polemiche sul ddl Sicurezza e a Roma in centinaia scendono in piazza per la fiaccolata organizzata da Amnesty International dietro lo striscione «A pieno regime, contro il ddl paura», al convegno organizzato assieme a Italia Decide di Anna Fonocchiaro dichiara che «L’introduzione di nuove fattispecie di reato rischia di determinare, a dispetto delle intenzioni, un più ampio squilibrio nel rapporto tra politica e magistratura».

402. Marco BEZZECCHI Rimini 12 novembre 1998. Pilota motociclistico • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Il 26 marzo 2023, primo Gran premio del Motomondiale, a Portimão (Portogallo) su Ducati del team Valentino Rossi è terzo dietro Pecco Bagnaia e Maverick Viñales. Il 2 aprile, «sempre più sorprendente», vince in Argentina e grazie alla caduta di Bagnaia va in testa alla classifica. Il 30 aprile cade nel gran premio di Spagna, a Jerez de la Frontera, Bagnaia torna in testa. Il 14 maggio, vince a Le Mans e sale a un solo punto da Bagnaia (venuto quasi alle mani con Viñales dopo l’incidente che ha messo entrambi fuori gara). Il 25 giugno ad Assen è secondo dietro Bagnaia che il 20 agosto, «sempre più padrone», vince pure in Austria, quando lui si deve accontentare del terzo posto. Il 26 novembre a Valencia chiude il mondiale con un ritiro e il terzo posto dietro Bagnaia (che vince il secondo titolo consecutivo) e Jorge Martín • 2024 - • Solo 12° nel mondiale 2024, il 25 maggio 2025 torna al successo vincendo su Aprilia a Silverstone, in Gran Bretagna, il 29 giugno ad Assen è secondo dietro Marc Márquez, che lo batte pure il 14 settembre a Misano Adriatico («fino all’ultimo un grande Marco Bezzecchi gli è stato alle costole, per l’entusiasmo del pubblico»). «Pilota su cui in pochi avrebbero scommesso a inizio anno», il 16 novembre vince a Valencia l’ultima gara della stagione (secondo successo consecutivo dopo quello di una settimana prima a Portimão) e chiude il mondiale al terzo posto preceduto solo dai fratelli Márquez.

403. Micaela RAMAZZOTTI Roma 17 gennaio 1979. Attrice • A metà febbraio 2020 è nelle sale con Gli anni più belli di Gabriele Muccino, «commedia sull’amicizia, il tempo disperato e la fedeltà a se stessi. Un omaggio a Ettore Scola e a C’eravamo tanto amati. La ballata di Paolo (Kim Rossi Stuart), Giulio (Pierfrancesco Favino), Riccardo (Claudio Santamaria) e Gemma (Micaela Ramazzotti) attraverso quarant’anni di storia d’Italia. Il timido professore di letteratura appassionato di ornitologia, l’avvocato in cerca di rivalsa che arriva in vetta e si vergogna, la ragazza fatta per amare che si smarrisce e si ritrova» (Paolo Baldini). L’interpretazione le varrà le candidatura a Nastro d’Argento e David di Donatello come miglior attrice protagonista. Ad agosto in streaming Una storia senza nome di Roberto Andò, in cui interpreta una sceneggiatrice invisibile che regala i suoi soggetti a un cineasta in crisi (Alessandro Gassmann), a novembre Ti presento Sofia di Guido Chiesa, fotoreporter cinica che fa innamorare un mammo orgoglioso (Fabio De Luigi) • Ad aprile 2021, sempre in streaming, Vivere di Francesca Archibugi, «riflessione sulla famiglia e la paura di osare e amare» (con Adriano Giannini), a giugno nell sale Maledetta primavera di Elisa Amoruso che «partendo dalla canzone cult pop di Loretta Goggi racconta i leggerissimi anni Ottanta di Nina adolescente in boccio tra i genitori litigarelli (Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli)», a luglio Naufragi di Stefano Chiantini in cui interpreta «una donna vulnerabile che non ha mai smesso di essere bambina» • Per tutto il 2022 è in streaming 7 donne e un mistero di Alessandro Genovesi, «lo strano Natale di un gruppo di signore in nero. Una bella casa di campagna, una bufera di neve, 7 donne sospettate per la morte del padrone di casa» (le altre sono Margherita Buy, Luisa Ranieri, Sabrina Impacciatore, Diana Del Bufalo, Benedetta Porcaroli, Ornella Vanoni) • Il primo settembre 2023 presenta all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia Felicità, film di cui è anche regista (interpreta una aiuto parrucchiera impegnata nei set cinematografici che cerca di salvare il fratello da una famiglia tossica). Baldini: «Raccoglie nel disincanto di Desirée le ansie di molti dei personaggi in equilibrio precario che ha interpretato nella sua carriera, da La prima cosa bella a La pazza gioia. È una matassa narrativa ricca e articolata che però stenta a sciogliersi nel procedere del film. I toni da commedia cedono di fronte al dramma incombente. Ma Felicità corre e merita attenzione» (le varrà le candidature a Nastri e David come protagonista e regista esordiente) • A giugno 2024 è protagonista di una lite furibonda col marito da cui è separata, il regista Paolo Virzì, in un ristorante di Roma («Si tiravano piatti e posate, è arrivata l’ambulanza»), lui, che era con la figlia rimasta lievemente ferita, la denuncia insieme al nuovo compagno per violenza privata e lesioni (a metà settembre arriva la pace) • 2025 - •

404. Fabio PINELLI Lucca 1 febbraio 1966. Avvocato • 2020 - • A inizio ottobre 2021 diviene noto come difensore di Luca Morisi, guru della «Bestia», la macchina propagandistica e social di Matteo Salvini, indagato a Verona per cessione di stupefacenti (lo accusano due giovani romeni, vedi 651. Luca MORISI) • 2022 - • Il 25 gennaio 2023 diventa vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Virginia Piccolillo: «È il primo vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura espresso in quota Lega. Ma ha subito sottolineato di essere “indipendente”. Si definisce liberale e non si è mai fatto notare in contrapposizioni politiche. Anzi. Come penalista ha difeso la Regione Veneto presieduta dal leghista Luca Zaia, il sottosegretario leghista Armando Siri e lo spin doctor di Matteo Salvini, Luca Morisi. Ma anche le ragioni di Matteo Renzi, per conto del Senato, nel conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sulla violazione dell’articolo 68 sul sequestro delle chat per l’indagine Open. Ed è stato anche scelto da Luciano Violante come consigliere della Fondazione Leonardo. Entra nell’organo di autogoverno della magistratura portato dal centrodestra. Ma nel primo discorso di insediamento ha già annunciato di voler orientare il suo comportamento a “scelte condivise”. Ispirandosi a Rosario Livatino, il magistrato martire della mafia, e al suo appello alla “credibilità”. Ha fatto subito riferimento al compito “gravosissimo” che lo aspetta. E ha voluto indicare nel presidente Sergio Mattarella la sua stella polare» • Il 6 novembre 2024 il titolo è Caso Pinelli: il gelo di Mattarella. Cos’è il caso Pinelli? È la polemica suscitata dall’incontro a sorpresa del 4, a Palazzo Chigi, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, «Un incontro irrituale, arrivato nel pieno dello scontro tra governo e magistratura sui migranti e sulla definizione di “Paesi sicuri” in cui possano essere rimpatriati» (Gianluca Mercuri). Quattordici membri del Csm (tutti i membri togati tranne quelli di Magistratura indipendente, la corrente vicina al centrodestra) gli chiedono di «renderli edotti dei contenuti». Giovanni Bianconi: «Lo stupore trapelato dal Quirinale s’è trasformato in disappunto quando il comunicato di Palazzo Chigi ha dato rilievo istituzionale a una visita di cui non erano stati concordati i contenuti con il capo dello Stato, che del Csm è presidente». Né calma le acque la nota dello staff meloniano sulla «proficua e virtuosa collaborazione» prodotta dall’incontro: da qui, infatti, scaturisce «la deduzione di un appuntamento dai contenuti persino programmatici, deciso e gestito dal vicepresidente in totale autonomia. In un momento di particolare turbolenza tra politica e giustizia. E la conseguente irritazione, non solo al Quirinale» • Il 16 luglio 2025 Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale in Cassazione, intervistato da “Repubblica” definisce «prive di fondamento giuridico» le giustificazioni fornite in parlamento da Carlo Nordio sulla vicenda del generale libico Almasri, arrestato in Italia e subito rimpatriato. Il ministro della giustizia il 18 va al contrattacco: «Davanti a un magistrato che si permetta di censurare su un giornale un ministro per le cose che ha fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri». Poi rincara: «I magistrati in Italia sono convinti di godere di una impunità tale da poter dire quello che vogliono». Infine la chiosa al veleno: «Tanto poi finisce con la giurisdizione domestica della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, composta da persone che sono elette da quelle che devono essere giudicate. È per questo che han paura della riforma ed è per questo che la faremo». Da tempo insofferente verso le esternazioni del Guardasigilli nei confronti del Csm (le ripete come ritornelli per sostenere la necessità e urgenza della riforma che gli sottrarrà i giudizi disciplinari per dirottarli su un’Alta Corte esterna), stavolta decide di replicare con toni come sempre rispettosi se non affettati («Non è mia abitudine... Il ministro esercita il proprio diritto costituzionalmente garantito di libertà di manifestazione del pensiero...»), ma sostanza ferma e inusualmente dura: nei giudizi disciplinari del Csm non influiscono le appartenenze ai gruppi associativi e non ci sono «presunte camere di compensazione».

405. Giuliano CASTELLINO Roma 26 gennaio 1977. Politico • A inizio settembre 2020Negazionisti in piazza a Roma: l’emotività complottista sfida la razionalità scientifica, Goffredo Buccini parla di «[...] un cocktail di fascisti e teppisti da curva, ora integrato da qualche lunatico del teatrino mediatico-politico e qualche psichiatra fuori copione. Ma sarebbe un grosso sbaglio. Benché il marchio più ingombrante sia quello di Forza Nuova e di personaggi come Giuliano Castellino (fresco di condanna per un’aggressione ai giornalisti dell’Espresso e persuaso che la pandemia “sia stata pianificata per cinesizzare il mondo”), stavolta il mix annunciato è assai più vario [...]» • Martedì 27 luglio 2021 «la protesta dei “no green pass” sembra destinata a montare. Il governo si aspetta che domani scendano in piazza 50 mila persone. Si temono infiltrazioni estremiste sia da sinistra (antagonisti) e sono certe quelle da destra (il leader di Forza Nuova Castellino, un sorvegliato speciale, sabato doveva essere a casa e invece guidava il corteo a Roma)» (Gianluca Mercuri). Incarcerazione chiesta ad agosto dalla procura di Roma ma respinta da un giudice, «protagonista onnipresente delle piazze in subbuglio» non può mancare quando il 9 ottobre a Roma, durante la manifestazione no vax, una parte del corteo si dirige verso la sede della Cgil in corso d’Italia, sfonda l’ingresso e arriva fino al quarto piano (il segretario Maurizio Landini denuncia «un attacco vigliacco alla Costituzione. Il mondo del lavoro è stato violentato» e parla di «un’azione squadristica e fascista» progettata da «un gruppo organizzato»), il giorno dopo viene arrestato. Giovanni Bianconi: «“Il popolo” è stato sapientemente e scientemente guidato verso la sede del sindacato, perché quello era l’obiettivo individuato proprio dai capi del movimento. Da piazza del Popolo sarebbero stati proprio Castellino e i suoi seguaci a chiedere di poter raggiungere in corteo Corso d’Italia. Mentre erano in corso le trattative per un’autorizzazione poi negata, parte della folla ha cominciato a muoversi in direzione opposta, verso Montecitorio e Palazzo Chigi, poi altri hanno superato gli sbarramenti di polizia e raggiunto la Cgil attraverso Villa Borghese. Lì la miscela tra Forza nuova e “popolo della protesta” è arrivata a compimento, incendiandosi: la maggior parte di quelli che sono entrati non erano di Forza nuova; c’erano quelli di “Io apro” (anche il loro leader è stato arrestato) e molti altri senza identità politica» • Uscito a luglio dal carcere dopo 9 mesi di reclusione, il 16 novembre 2022 gli viene negato l’accesso alla Camera per la presentazione del nuovo partito «Italia Libera». Massimo Gramellini (Il teorema Castellino): «Vedendosi negato l’ingresso a Montecitorio perché l’organizzatore di una conferenza stampa lo aveva tolto dalla lista degli invitati, l’estremista di destra Giuliano Castellino è sbottato: “Questa non è democrazia!”. Per uno con la sua storia, immaginavo che una simile constatazione costituisse una benemerenza. Invece ha voluto aggiungere sconsolato: “In Italia non esiste il libero pensiero”. Castellino fa parte del gruppo di liberi pensatori che l’anno scorso assaltò la sede di un sindacato, la Cgil, ed è ancora sotto inchiesta per quel numero d’alta scuola trumpiana. Strana idea di democrazia, la sua. Se assalti la sede di un’associazione che ti sta sulle scatole, sei un baldo democratico nel pieno esercizio dei suoi diritti. Ma se qualcuno impedisce a te di entrare alla Camera (magari perché si è ricordato in ritardo che sei sotto inchiesta per avere assaltato la sede di un’associazione) significa che le libertà in Italia sono sospese. Quelle stesse libertà borghesi che ti davano il voltastomaco quando venivano sventolate davanti a te per impedirti di fare i tuoi comodi» • Il 20 dicembre 2023 il tribunale di Roma lo condanna per l’assalto alla sede della Cgil: 8 anni e 7 mesi (cori di protesta in aula: «La gente come noi non molla mai. Ora facciamo la guerra») • Indetta a Roma per il 15 febbraio 2024 una manifestazione del C.R.A Agricoltori traditi (attese 20 mila persone e decine di trattori), alla notizia della sua partecipazione, temendo infiltrazioni violente, una parte del direttivo rassegna le dimissioni • 2025 -.

406. EDITH BRUCK - Edith STEINSCHREIBER Tiszabercel (Ungheria) 3 maggio 1931. Scrittrice • 2020 - • Ebrea sopravvissuta alla Shoah, il 3 maggio 2021, in occasione del 90° compleanno, dice: «Ieri la persecuzione è toccata a me con il nazismo, oggi può toccare a te, domani ad altri. Per questo scrivo. Non bisogna mai tacere per esempio oggi contro il razzismo, l’intolleranza, l’aggressività, l’indifferenza, anche la volgarità. Vedo raduni di fascisti, incredibilmente tollerati. È una nube nera che avanza, molto preoccupante». Il 9 giugno è nella cinquina dello Strega con Il pane perduto (La Nave di Teseo). L’8 luglio finisce terza con 123 voti dietro Emanuele Trevi (Due vite, Neri Pozza, 187 voti) e Donatella Di Pietrantonio (Borgo Sud, Einaudi, 135) • A gennaio 2022, in occasione della Giornata della Memoria viene ripubblicato il suo libro del 1988 Lettera alla madre. Ad Alessia Rastelli che ricorda Sua madre morì dopo l’arrivo ad Auschwitz. Vi separarono, e non la vide mai più risponde: «Scesa dal treno, ero letteralmente aggrappata alla sua carne. Un soldato mi sussurrò di spostarmi a destra, il che voleva dire una possibilità di sopravvivenza perché la fila di mia madre andava dritta alla camera a gas, ma noi non lo sapevamo. Insisteva, mamma si inginocchiò implorandolo di lasciarle almeno l’ultima dei sei figli. Furono colpi su colpi finché, ferita all’orecchio, mi ritrovai a destra». Che effetto le ha fatto vedere i no green pass a Novara vestiti da deportati? «È stato orribile, una coltellata. Episodi del genere dovrebbero preoccupare tutti, non solo i sopravvissuti. Così come altre cose che accadono: le manifestazioni di Forza Nuova, le bandiere con la croce uncinata, il negazionismo. Non sono frutto di improvvisazione, c’è la destra dietro, anche se si comporta come se non la riguardasse». A inizio febbraio è con Luca Serianni, Massimo Cacciari, Alessandro Barbero, Paolo Flores d’Arcais tra coloro che protestano contro lo schwa (ə), che dovrebbe «rendere la lingua italiana più inclusiva e meno legata al predominio maschilista» («Siamo di fronte a una pericolosa deriva, spacciata per anelito d’inclusività da incompetenti in materia linguistica» dice la petizione di protesta lanciata su change.org dal linguista Massimo Arcangeli). A marzo, a Paolo Di Stefano che le chiede se in Ucraina vede analogie con quel che ha vissuto lei risponde: «Non voglio sentire la parola Shoah, non c’entra niente. A noi è toccata la cosa peggiore, gli ebrei sono stati perseguitati in quanto ebrei, ed è una cosa che non assomiglia a null’altro, come diceva il mio amico Primo Levi. Milioni di morti, ho visto bambini congelati per terra a centinaia…» • Il 25 gennaio 2023 va in onda su La7 Edith, documentario sulla sua vita scritto con Giovanna Boursier che parte dalla nascita in una povera famiglia ebraica contadina. Paolo Conti: «Poi la deportazione a 13 anni nei campi di Auschwitz, Dachau, Bergen Belsen. Lì perde madre, padre, fratello e altri familiari ma lei sopravvive con la sorella Adele. Dopo una peregrinazione in Europa, e una prima tappa in Israele, l’approdo in Italia scelta come nuova patria». Il documentario ha come perno narrativo la casa in via del Babuino a Roma dove abita da più di 60 anni e racconta il grande amore con Nelo Risi, poeta e regista fratello di Dino. Conclusione: «Il male è dentro di noi, su questo punto discutevamo spesso con Primo Levi. È importante alimentare il bene che abbiamo e lasciar morire di fame il male. Quando papa Francesco venne a trovarmi in casa mi disse che basta una goccia di bene nel mare nero del male. Io gli risposi che avevo già realizzato la mia pozzanghera...» • A metà novembre 2024 dice ad Alessandra Arachi di non approvare l’uso della parola genocidio a proposito di Gaza: «Il genocidio è altro. Quando vengono bruciati milioni di bambini si può parlare di genocidio». E la morte di decine di migliaia di bambini e donne palestinesi a Gaza cosa sarebbe, allora? «Una tragedia. Una tragedia che ci riguarda tutti. Ma non si sta distruggendo tutto il popolo palestinese. Questa è una cosa che vuole fare Hamas. Ha detto che vuole distruggere gli ebrei di tutto il mondo» • Il 3 febbraio 2025 partecipa in Vaticano con Mario Draghi, la regina Rania di Giordania, Al Gore, Liliana Segre al Summit sui diritti dei bambini voluto da papa Francesco. Il 14 dicembre a Sydney, quando nel giorno di inizio di Hanukkah, la festa ebraica delle luci, padre e figlio accecati dall’antisemitismo uccidono sulla spiaggia di Bondi Beach quindici persone (10 anni la più piccola, 87 il più anziano, un sopravvissuto all’Olocausto colpito alla testa mentre faceva da scudo alla moglie) dice ad Arachi: «Non trovo le parole per questo orrore. Lo vivo da quando sono bambina. Da quando sono venuta al mondo. Veniamo perseguitati semplicemente per il nostro essere ebrei».

407. Alessandro BASTONI Casalmaggiore 13 aprile 1999. Calciatore • Domenica 8 marzo 2020L’impossibile prova di normalità: il calcio torna in campo a porte chiuse (con Juve-Inter) ma ha paura, ultima partita prima della sospensione del campionato a causa del Covid, vinto il ballottaggio con Godin è in campo nella sconfitta per 2-0 contro i bianconeri: il gol che sblocca la partita, segnato dal gallese Ramsey, è propiziato da una sua dormita/indecisione (alla fine la Juventus si aggiudicherà il titolo con un solo punto di vantaggio sui nerazzurri) • Il 2 maggio 2021 vince il suo primo scudetto, il 19° per l’Inter che l’attendeva dall’anno del triplete (2010). Beppe Sevegnini esulta: «Abbiamo, finalmente, una formazione da imparare a memoria. Handovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen, Perisic; Lautaro, Lukaku. Altri si sono rivelati utili, ma questi sono indispensabili». A fine mese Massimo Gramellini scrive (Bastoni e carote): «Che effetto vi fa la mamma di Alessandro Bastoni, difensore della Nazionale e dell’Inter campione d’Italia, immortalata durante la festa dello scudetto mentre pulisce con un fazzoletto la bocca sporca di pizza del suo figliolo adorato? Se foste teneri, potreste sdilinquirvi di fronte a una simile prova di dedizione materna verso un pupo indifeso di appena 22 anni. Se invece foste severi, vi potrebbe mettere di malumore il pensiero di una madre che pulisce ancora la bocca in pubblico a un figlio di ben 22 anni e con un valore di mercato di 31 milioni di euro. Se venite da una famiglia calorosa, forse avete la tendenza a considerarla anche scontata e quindi giudicherete negativamente il giovanotto di un metro e novanta che si fa ancora strofinare la faccia dalla mamma (e un po’ anche la mamma che gliela strofina). Ma se siete cresciuti circondati da poco amore, vi garantisco che potreste ritrovarvi a pensare esattamente l’opposto: e cioè che la calma da veterano con cui il giovane Bastoni si muove sul campo gli deriva proprio dalla sicurezza di sapersi amato in modo tanto assoluto e incondizionato. Se poi siete interisti, questa scena vi metterà solo di buonumore, poiché azzera le probabilità che Bastoni accetti le lusinghe del Manchester City di Guardiola. Uno con una mamma simile, senza la mamma non va da nessuna parte. Figuriamoci a Manchester, dove pare che la pizza non sia nemmeno un granché». L’11 luglio, con Nicolò Barella, unico altro italiano nell’11 recitato da Severgnini, vince a Wembley con la nazionale il titolo europeo (lui però ha giocato solo l’ininfluente sfida col Galles). A inizio agosto un preoccupato Severgnini (L’Inter senza Lukaku? Come avere una Ferrari e vendere il motore) scrive: «Sarebbe interessante sapere cosa passa in queste ore per la testa di Lautaro (inseguito da Atletico Madrid e Tottenham), Barella (concupito dal Liverpool) e Bastoni (corteggiato dal Manchester City). I tre si chiederanno, probabilmente: ha senso restare in una squadra che ha ridimensionato le proprie ambizioni? La risposta la sapremo presto» (restano) • 2022 - • 2023 - • Il 22 aprile 2024 vince il suo secondo scudetto, il ventesimo per l’Inter che può così cucire sulla maglia la seconda stella (42 anni dopo la Juventus, unica altra squadra ad esserci riuscita). Affetto dalla tonsillite, il 29 giugno scende comunque in campo a Berlino nella sfida valida per gli ottavi di finale del campionato europeo che vede gli azzurri sconfitti 2-0 dalla Svizzera. Paolo Tomaselli gli dà un 5 in pagella perché è sì «dura essere a proprio agio in questa Italia» ma «tracce di leadership non se ne vedono» • Già in campo nella finale di Champions League persa a Istanbul col Manchester City il 10 giugno 2023 (1-0), è titolare pure in quella persa a Monaco di Baviera col Paris Saint Germain il 31 maggio 2025, ma stavolta la batosta è di quelle memorabili (5-0). Tomaselli gli appioppa un 4 ed è brutale: «La sua spinta non si vede, i suoi cambi di campo nemmeno, in difesa è bruciato sullo stretto da Doué. Ridimensionato. E nemmeno di poco».

408. Franco MOTTOLA Teano 10 dicembre 1956 409. Marco MOTTOLA  Palestrina 4 luglio 1982 • 2020 - • Il 19 marzo 2021 comincia a Cassino un processo che sembrava ormai impossibile. Luca Angelini: «20 anni dopo il delitto, vengono giudicati i presunti assassini di Serena Mollicone, la 18enne trovata morta nelle campagne vicino ad Arce, nel giugno 2001. Imputati sono l’allora comandante della stazione dei carabinieri, Franco Mottola, suo figlio Marco e la moglie Annamaria. Sono accusati di concorso in omicidio volontario (come esecutori) e occultamento di cadavere. Secondo l’accusa, Serena venne aggredita in caserma, tramortita facendole sbattere la testa contro una porta, portata in un campo e qui lasciata morire legata e imbavagliata» • L’11 maggio 2022 dovrebbero parlare in corte d’Assise a Cassino: Marco va subito in difficoltà e chiede di sospendere la deposizione, poco dopo il padre rinuncia al proprio esame. Il primo luglio il pm avvalora l’ipotesi che la ragazza volesse denunciare per spaccio Marco, che l’avrebbe uccisa, il corpo sarebbe stato poi occultato, dopo quattro ore di agonia, dal padre. Il 4 la procura chiede 30 anni per Franco, 24 per Marco, 21 per la moglie. Il 15 luglio sono tutti assolti (all’uscita dal tribunale, folla inferocita e imputati costretti a rifugiarsi in un bar) • Il 6 febbraio 2023 vengono depositate le motivazioni (236 pagine): «Numerosi elementi indiziari, costituenti dei tasselli fondamentali dell’impianto accusatorio del pm, non sono risultati sorretti da un sufficiente e convincente compendio probatorio» • «Nel caso dell’omicidio di Serena Mollicone, gli elementi narrati non offrono mere ipotesi o giudizi di verosimiglianza, ma corrispondono a dati di fatto certi, gravi, precisi e concordanti, trattandosi di dati convergenti verso l’identico risultato»: a fine giugno 2024 è questo il passaggio con cui la procura generale della Corte d’appello punta a scardinare le motivazioni di primo grado e rovesciare la sentenza di assoluzione. Le richieste sono 24 anni per Franco (rispetto ai 30 chiesti in primo grado), 22 per la moglie (rispetto ai 21), 21 per il figlio (erano 24). Il 2 luglio, a conclusione della sua requisitoria, il pg della corte d’Appello Deborah Landolfi riprende il paragone Serena Mollicone/Marco Vannini per spiegare ruoli e responsabilità degli imputati nell’omicidio: secondo l’accusa, i Mottola, dopo che il figlio Marco sbatté il capo della ragazza contro una porta della caserma, scelsero di non soccorrerla, lasciandola morire, proprio come per il 20enne Vannini nel 2015 a Ladispoli, ferito mentre era in bagno da un colpo di pistola esploso da Antonio Ciontoli (vedi n. 1191), ex maresciallo della Marina e padre della sua fidanzata Martina (n. 2169), e tenuto in agonia senza chiamare il 118. Il 12 luglio l’assoluzione viene confermata. Angelini: «La famiglia della ragazza è stata condannata a pagare le spese legali. Accolta prima in un silenzio irreale e poi da proteste, subito fuori dall’aula, la lettura del verdetto della Corte d’assise d’appello da parte del presidente della Corte, Vincenzo Capozza, dopo circa tre ore di Camera di Consiglio» • L’11 marzo 2025 La svolta sul delitto Mollicone: i giudici della prima corte penale della Cassazione accolgono il ricorso della procura generale, «La corte annulla la sentenza e rinvia a un nuovo processo d’Appello».

410. Eike SCHMIDT Friburgo in Brisgovia (Germania) 22 aprile 1968. Storico dell’arte • Dal 2015 Direttore delle Gallerie degli Uffizi, il 5 marzo 2020, quando alle Scuderie del Quirinale di Roma si apre la grande mostra Raffaello 1520-1483, esposizione tra le più attese dell’anno ed evento clou del calendario per i 500 anni dalla morte dell’artista urbinate, Carlotta De Leo scrive di «Capolavori che arrivano in prestito dal Louvre, dal Prado e dalla National Gallery di Washington, ma soprattutto dagli Uffizi. E proprio questa “generosità” (un quarto delle opere in esposizione proviene da Firenze) è al centro della polemica tra il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, e i componenti del comitato scientifico del museo che si sono dimessi in disaccordo con spostamento del celebre ritratto di Leone X inserita nella lista dei capolavori inamovibili dalla galleria». A inizio agosto Marco Gasperetti racconta che al grido «I miei Uffizi saranno pop, cool e anche un po’ rock» «sta aprendo le porte a influencer e rockstar, attori e attrici di Hollywood e qualunque personaggio che possa attirare i giovani. Fa appendere capolavori a 65 centimetri dal pavimento perché anche i bambini li possano ammirare nel modo migliore. E nella Galleria dove convivono i capolavori di Leonardo, Michelangelo, Botticelli, Giotto, Raffaello e Caravaggio, vuole far entrare persino Confucio». Alla domanda ma cosa c’entra Confucio con gli Uffizi? risponde «C’entra eccome. Perché questo grande filosofo cinese ci insegna che si può imparare seguendo tre strade. La prima, la più nobile è la riflessione. La seconda, quella più faticosa, è l’esperienza. E infine la terza è l’imitazione. Riflessione ed esperienza ispirano da sempre molti visitatori degli Uffizi, il pubblico adulto e il più preparato. Manca invece l’imitazione, una strategia utile per far entrare i giovani» • Il primo luglio 2021 arriva il Caffè di Massimo Gramellini (La tassa sui panini): «Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, è un tedesco, e come molti tedeschi ama l’Italia, la pulizia e le tasse, non sempre in quest’ordine. In nome delle sue passioni ha proposto l’imposizione di un balzello a quei bar di Firenze che, non avendo tavolini all’aperto, vendono quelli che un tempo si chiamavano panini, poi sono diventati “cibo da asporto” e adesso, per darsi un contegno, “street food”. Un “food” quasi sempre infarcito di salse sgocciolanti che precipitano sulla “street” deturpandone l’acciottolato: a una certa ora del pomeriggio il loggiato degli Uffizi presenta più macchie del bavaglino di un bebè, costringendo gli addetti del museo a dirottare gli strofinacci dalla sala Botticelli a ketchup e i suoi fratelli. Da qui l’idea del direttore Schmidt di mettere in carico ai fornitori dei panini il costo delle opere quotidiane di restauro della pavimentazione urbana. Come si può immaginare, la proposta schmidtiana, apprezzabile in Assia e forse anche in Vestfalia, a Firenze non è stata salutata da ondate di entusiasmo popolare. Se la nuova imposta serve al Comune per assumere più spazzini, si cominci a far lavorare di più quelli per i quali già paghiamo le tasse, è opinione diffusa tra i contribuenti, ma anche tra gli evasori. Esisterebbe un’altra “street” per il “food” — educare i turisti a mangiare meno schifezze, o almeno a mangiarle senza sbrodolare — però è talmente utopica che persino un visionario come Schmidt non l’ha voluta prendere in considerazione» • Il 19 agosto 2022 Più custodi o gli Uffizi chiuderanno. Alessandro Trocino: «La denuncia è clamorosa e chiara, fatta dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt: o arriva più personale o si chiude. Un allarme pesante per il museo che nel 2021 è stato il più visitato in Italia, con oltre 1,7 milioni di presenze. “Se le risorse umane rimangono le attuali e le regole le attuali, in meno di un anno saremo costretti a tenere chiusi il pomeriggio alcuni spazi. E, successivamente, anche a chiudere Pitti o Boboli alcuni giorni la settimana, aprendo solo venerdì, sabato e domenica”, puntualizza col “Corriere”. Ad allarmare il direttore tedesco è un decreto, alla firma del ministro, che rivede del 9% al ribasso la pianta organica delle Gallerie. Il ministero ribatte spiegando che entro il 15 settembre saranno assunti 1053 nuovi addetti alla vigilanza in tutta Italia» • Il 20 settembre 2023 Schmidt, ipotesi candidatura con il centrodestra a Firenze. Trocino: «Tedesco, profondamente antifascista, ma “nemico” di Nardella. È il biglietto da visita di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi a fine corsa, profilo a cui il centrodestra starebbe pensando come candidato sindaco a Firenze». Claudio Bozza: «Per avere speranza di sfondare anche in un fortino rosso come Firenze, la triade FdI-Forza Italia-Lega ha un sentiero obbligato: una candidatura civica forte». Lui di Firenze ha questa opinione: «La città è più insicura e sporca, in questi anni è peggiorata». Il 29 novembre acquisisce ufficialmente la cittadinanza: può candidarsi a sindaco di Firenze • Scaduto nel 2023 il mandato agli Uffizi, a gennaio 2024 diventa direttore del Museo nazionale di Capodimonte a Napoli. Il 10 giugno prende il 32% e va al ballottaggio con la candidata del centrosinistra Sara Funaro, in testa col 43%. Il 21 la rivale riceve l’endorsement della renziana Stefania Saccardi (7,3% al primo turno). Il 24 giugno è sconfitto, 60,56% a 39,44. Bozza: «Eppure Fratelli d’Italia aveva investito grandi risorse su Schmidt, ex direttore degli Uffizi poi nominato alla guida del Museo di Capodimonte a Napoli, dove si è messo in aspettativa quasi subito per tentare il colpaccio a Firenze. L’ideologo della sua candidatura era stato, in primis, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, assieme a Giovanni Donzelli, braccio destro della premier Giorgia Meloni. I numeri, alla vigilia, davano il ribaltone come “possibile”, ma alla prova dei fatti i fiorentini, nonostante forti mugugni su traffico e sicurezza, hanno scelto di non cambiare bandiera» • 2025 -.

411. Emanuele FIANO Milano 13 marzo 1963. Politico • Il 22 agosto 2020 Beppe Sevegnini scrive: «Il dottor Alessandro M. dirige la filiale italiana di una società tedesca, ha 48 anni, una moglie, tre figli e da martedì è chiuso nel resort di Santo Stefano, davanti all’isola della Maddalena, qui in Sardegna. La signora M. è risultata positiva al Covid — unico caso su 340 ospiti — e l’intera famiglia è blindata in una stanza d’albergo. Da quando è arrivato il risultato del tampone — riferito a voce, non è arrivato un referto — la stanza non viene pulita. Non ci sono tavoli. I bambini — 5, 7 e 10 anni — mangiano per terra, seduti sulle valigie. La famiglia viene da Crema: abita a duecento metri da casa mia, ma non ci conosciamo. Conosco però la situazione perché Alessandro M. mi ha scritto, ieri pomeriggio, una mail molto amareggiata: “Abbandonati a noi stessi. Non tornerò mai più su quest’isola”. Mi ha dato il numero di telefono, l’ho chiamato, mi ha spiegato la situazione. Solo l’on. Emanuele Fiano, che era ospite nel resort, e Stefania Bonaldi, sindaca di Crema, hanno provato ad aiutarlo» • Dal 2006 deputato del Pd, a inizio luglio 2021, intervistato da Alessandra Arachi, il sottosegretario all’interno Ivan Scalfarotto (Italia Viva, governo Draghi) dichiara: «Senza un consenso più ampio sul ddl Zan rischiamo il Vietnam in Aula». Già autore di modifiche che hanno spaccato il fronte del centrosinistra, Scalfarotto parla di un altro testo per presentare i suoi emendamenti: «È un testo nel quale invece di parlare di identità di genere e di orientamento sessuale si parla di omofobia e transfobia. Questo testo alla Camera è stato firmato, tra gli altri, dallo stesso Zan, oltre che dalla capogruppo del Pd Debora Serracchiani e da Barbara Pollastrini, Lele Fiano, Matteo Orfini» (problemi perché identità di genere e orientamento sessuale sono i punti criticati, oltre che dal Vaticano, dalla Lega e da FI, partiti che sostengono il governo). A fine agosto, quando la Lega vota contro il green pass, attacca: «Tutto ciò è grave ed è contro il governo, serve un chiarimento» • L’11 gennaio 2022, quando muore David Sassoli, dice che «Sarebbe stato un grande capo di Stato» (sono i giorni in cui si cerca il successore di Sergio Mattarella). Figlio di Nedo, classe 1925 deportato ad Auschwitz (unico superstite di tutta la famiglia), alle politiche del 25 settembre 2022, candidato al Senato nel collegio uninominale Lombardia - 04 (Sesto San Giovanni, «ormai ex Stalingrado d’Italia») è sconfitto da Isabella Rauti (figlia del Pino volontario della Repubblica sociale italiana) 45,2% a 30,9% • 2023 - • A metà gennaio 2024, quando la Corte di Cassazione, a sezioni unite, stabilisce che il saluto romano non è di per sé reato, a Virginia Piccolillo che gli chiede Cosa pensa di questa sentenza? risponde «Nulla di nuovo». Certo non intende che va bene così. Giusto? «No. Malissimo. È ambigua e lascia aperti molti dubbi. Ma chi studia da decenni la legislazione su questo tema sa qual è il problema: si vuole punire solo la ricostituzione del disciolto partito fascista. Non il gesto». Il giudice si richiama alla legge Scelba. «Ma la legge Scelba lo puniva. All’articolo 5 prevedeva l’arresto per chiunque facesse quel gesto». E perché non è più punito? «Perché la legge Scelba era applicativa della XII previsione costituzionale e la Carta sanziona la ricostituzione del disciolto partito fascista. E quindi è invalsa l’interpretazione che lega le due cose e chiede di provare quell’intenzione». A giugno, candidato alle europee per la circoscrizione nord-occidentale, con 30.615 preferenze è ottavo in lista e non viene eletto • Il 27 ottobre 2025 in un’aula di Ca’ Foscari, l’università di Venezia, è interrotto da attivisti pro-Pal muniti di cartelli antisionisti che gli impediscono di parlare: «Era successa la stessa cosa a mio padre nel 1938» (avendo parlato di «atteggiamento fascista», è subito rimbrottato dal presidente del Senato Ignazio La Russa). Ferruccio De Bortoli commenta: «Un fatto grave perché l’intolleranza è il germe di soprusi e violenze future, lascia una scia invisibile ma velenosa. Sarebbe di pubblica rilevanza - e in un certo senso un segno di resistenza democratica - se molti atenei italiani lo invitassero a discutere. Temo, invece, che prevarrà una prudenza al limite della vigliaccheria». Intervistato da Aldo Cazzullo, racconta che alcuni manifestanti hanno fatto il segno della P38 e alla domanda Oggi l’antisemitismo è a sinistra? risponde «Ce n’è anche a sinistra. Non nella mia sinistra. Non nel Pd e negli altri partiti. Ma occorre essere molto attenti con la categoria dell’antisemitismo. Criticare il governo Netanyahu è ovviamente lecito. Cancellare il diritto del popolo ebraico ad avere uno Stato diventa antisemitismo». Il 4 dicembre, apertura di Più libri, più liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria che si tiene alla Nuvola di Roma, dopo la sua denuncia e l’appello di 89 scrittori e artisti per escludere la casa editrice di estrema destra Passaggio al Bosco, Zerocalcare decide di disertare e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri non si è presenta in segno di dissenso. Innocenzo Cipolletta, presidente Aie, commenta: «Passaggio al Bosco è una casa editrice al limite del legale, ma siamo contro la censura» (il ministro della cultura Alessandro Giuli si associa).

412. Christian DE SICA Roma 5 gennaio 1951. Attore • A febbraio 2020, la Cinebussolina di Paolo Baldini segnala La mia banda suona il pop, «una rivisitazione del cine-panettone garantita dal regista Fausto Brizzi, un veterano della commedia, e dalla presenza di Christian De Sica, protagonista del film con Massimo Ghini, Paolo Rossi, Angela Finocchiaro e Diego Abatantuono. Il racconto della reunion dei Popcorn, band Anni Ottanta simil Ricchi e Poveri che ballò una sola estate al ritmo di tu-turù-turù». A fine novembre è in streaming Amici come prima: «Ripropone la coppia Christian De Sica e Massimo Boldi nell’ultimo cine-panettone della fortunata serie iniziata più di trent’anni fa e segna la fine di un inspiegabile distacco tra i due durato 13 anni. Qui sono il proprietario (Boldi) e il direttore licenziato (De Sica) di un hotel di lusso che si traveste da donna per avere un lavoro». A fine dicembre, sempre in streaming, In vacanza su Marte di Neri Parenti, «un cinepanettone rivisto e corretto in chiave futuristica: nel 2030 la canaglia De Sica ritrova sul Pianeta rosso il figlio che per un incidente si trasforma in un settantacinquenne con il volto di Boldi» • A giugno 2021 è nelle sale Comedians: «Riprende la commedia di Trevor Griffiths che Gabriele Salvatores aveva già portato in scena nel 1987 al Teatro dell’Elfo di Milano con un super cast. Storia di cinque guitti che partecipano a uno stress test sul significato della comicità. Con Natalino Balasso, Ale e Franz e Christian De Sica». A fine ottobre in streaming il suo Sono solo fantasmi, «Pulcinella horror con streghe e pozioni magiche, oltre che un omaggio ai Ghostbusters di Bill Murray e Harold Ramis e a Vittorio De Sica, illustre papà di Christian. Tre fratelli molto diversi arrivano a Roma per l’eredità del padre, un avito maniero abitato dagli spettri». A dicembre nelle sale con Chi ha incastrato Babbo Natale? di Alessandro Siani: intrepreta un Santa Claus in crisi «che nella consegna dei regali ai bambini deve fronteggiare una multinazionale senza cuore. Lo salvano un truffatore napoletano (Siani) e la nipote Sasa (Diletta Leotta)» • A fine agosto 2022 Baldini segnala che su Netflix è disponibile Altrimenti ci arrabbiamo, reboot del celebre film con Terence Hil e Bud Spencer (sostituiti da Edoardo Pesce e Alessandro Roja): «Dunque: la Dune Buggy rossa con la capotta gialla, il rally all’ultima curva, la mitica canzone degli Oliver Onions, la gara a salsicce e birra. La canaglia è Christian De Sica» • A ottobre 2023 è alla Festa di Roma con Il giardino di limoni, dove interpreta un ruolo drammatico. A Valerio Cappelli che gli chiede Mica rinnegherà il passato? risponde: «No, Aurelio De Laurentiis mi ha dato successo, notorietà e soldi. Ma ero in una gabbia dorata. E sono rimasto fregato, quando Tornatore mi propose L’uomo delle stelle giravo Natale a Rio, al posto mio andò Castellitto. A Natale per Netflix uscirà Ricchi a tutti i costi… Si ride col demonio, non con San Francesco. Per Virzì in Un altro ferragosto sono il compagno fetente che si finge milionario di Sabrina Ferilli: è un ruolo che ci vado in carrozza. In una serie sarò un vecchio gigolò che dopo un infarto obbliga il figlio a fare il suo mestiere, accanto a tutte donne. Però se fai il cow-boy, ti fanno montare e scendere da cavallo tutta la vita. Ho pagato lo scotto». Sposato da 43 anni con Silvia Verdone, confida: «Senza di lei sarei stato un povero scemo» • A ottobre 2024, Giancarlo Magalli, che lo conobbe al Collegio Nazareno, racconta a Roberta Scorranese: «Arrivava con la limousine e con l’autista in livrea che gli apriva la portiera. Era per noi un irresistibile invito a prenderlo in giro, ma poi lui divenne amico di Er Patata, Carlo Verdone, che invece era molto alla mano, così i ragazzi smisero di bullizzare Christian» E poi, parlando del padre Vittorio: «Venne da me perché voleva che aiutassi l’altro figlio, Manuel, a sfondare come musicista, convinto che avesse un talento strepitoso. Dopo che lo ebbe lodato per mezz’ora, gli chiesi che cosa ne pensasse di Christian. E lui: “Mah, qualche santo lo aiuterà”» • 2025 -.

413. Giuseppe “Pupi” AVATI Bologna 3 novembre 1938. Regista • Il 6 luglio 2020 con Il Signor Diavolo (superstizioni e delitti nella Bassa del 1952, segna il suo ritorno all’horror padano) vince il Nastro d’argento per il miglior soggetto (premio che aveva già vinto nel 1984 per Una gita scolastica). Paolo Baldini: «L’ispettore inviato dal ministero e lo strano caso del ragazzo che uccise un coetaneo convinto che fosse la reincarnazione del Maligno» • A inizio febbraio 2021 in streaming il memoir Lei mi parla ancora, con cui torna alla storie intimiste, «l’amore “immortale” di Nino e Caterina in una Ferrara di chiatte e balere», dal libro di Giuseppe Sgarbi, papà farmacista di Vittorio ed Elisabetta, con Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli (arriva la candidatura al David di Donatello per la sceneggiatura, premio vinto nel 1990 per Storia di ragazze e di ragazzi) • A fine febbraio 2022 è nella terza tranche dei candidati allo Strega (12 titoli) con il romanzo L’alta fantasia: Italia del Trecento, trent’anni dopo la morte di Dante (1321), «narra in stile Nome della Rosa il periglioso viaggio di Giovanni Boccaccio, studioso appassionato dell’opera dantesca, esecutore di un singolare incarico: andare nel convento delle clarisse di Santo Stefano degli Ulivi a Ravenna — lo stesso dove il Sommo Poeta morì, e dove ormai risiede la figlia Antonia, divenuta monaca con il nome di suor Beatrice — per consegnarle un risarcimento in denaro per l’esilio ingiustamente subito da suo padre» (Luca Zanini) • A fine febbraio 2023 in un’intervista alla Stampa adombra «una tesi bislacca, e scientificamente inaccettabile» (Alessandro Trocino): «La parabola di Lucio Dalla è stata come un viaggio siderale. Dopo la stagione d’oro dei teatri parrocchiali ha avuto una penalizzazione fisica esplicita che ha gettato nel panico la madre. Lucio non cresceva, la mamma gli fece fare una cura a base di ormoni che in qualche modo lo ha compromesso. Non solo non è cresciuto, ma è diventato ispido, peloso... non so se questo mutamento abbia avuto riflessi in ambito sessuale» • 2024 - • A inizio giugno 2025, intervistato da Tommaso Labate lancia l’idea di un «ministero per il Cinema». Il 7 maggio riceve il David di Donatello alla carriera.

414. Riccardo MUTI Napoli 28 luglio 1941. Direttore d’orchestra • Direttore della Chicago Symphony Orchestra, il 18 gennaio 2020 si rivolge al pubblico del San Carlo di Napoli, tutto in piedi alla fine del concerto (programma centrato sulla Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak), dicendo: «Sono italiano al 100 per cento e del Sud al 200 per cento». Valerio Cappelli: «Uomo del Sud legato alle radici, ha voluto dare un significato simbolico alle tre tappe italiane del suo tour europeo con la Cso: Napoli, dov’è nato e ha compiuto i primi studi; Opera di Firenze, dove la sua carriera artistica è cominciata; Scala e dunque il prestigio, il peso storico e vent’anni di traguardi nella sua maturità artistica». A fine ottobre scrive un appello pubblico al premier: «Egregio presidente Conte, pur comprendendo la sua difficile responsabilità in questo lungo e tragico periodo per il nostro Paese, con la necessità improrogabile di salvaguardare la salute, bene supremo, dei nostri concittadini, sento il bisogno di rivolgerLe un appello accorato. Chiudere le sale da concerto e i teatri è una decisione grave. L’impoverimento di mente e spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come “superflua” l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità. Tale decisione non tiene in considerazione i sacrifici, le sofferenze e le responsabilità di fronte alla società civile di migliaia di Artisti e Lavoratori di tutti i vari settori dello spettacolo, che certamente oggi si sentono offesi nella loro dignità professionale e pieni di apprensione per il futuro della loro vita. Le chiedo, sicuro di interpretare il pensiero non solo degli Artisti ma anche di gran parte del pubblico, di ridare vita alle attività teatrali e musicali per quel bisogno di cibo spirituale senza il quale la società si abbrutisce. I teatri sono governati da persone consapevoli delle norme anti Covid e le misure di sicurezza indicate e raccomandate sono sempre state rispettate. Spero che lei possa accogliere questo appello, mentre, fiducioso, la saluto con viva cordialità». A fine novembre arriva Riccardo Muti Academy, il primo talent show italiano sulla musica classica: prodotto da Timvision, racconta la selezione di quattro giovani direttori dell’Italian Opera Academy fondata dal maestro a Ravenna. Nel presentarlo racconta: «Credo molto nei giovani e a loro chiedo continuamente studio, ricerca, sacrificio. Certo, sono tappe fondamentali per il loro lavoro artistico. Mi è capitato un giorno, lavorando sulla terza sinfonia di Schubert, dove dopo l’introduzione c’è un allegro, di insistere con i ragazzi spiegando loro che dentro a quelle note c’è vitalità, leggerezza, abbandono. Ma mentre spiegavo queste cose, vedevo nei loro occhi uno smarrimento. Come se mi dicessero: “Tu chiedi sacrifici ma io riuscirò mai a realizzare la mia vita con questo strumento?”. Vedo nei giovani un fondo di disperazione e mi riesce difficile chiedere loro ottimismo nel fare musica, difficile pretendere qualcosa da persone che non sanno cosa sarà della loro vita. È una situazione che mi crea un grande imbarazzo. Studio, ricerca, sacrificio sì, ma in vista di un approdo, non di una tempesta di cui spesso i nostri politici non si rendono conto» • A inizio febbraio 2021 fa sapere: «Mi sento offeso, il San Carlo ha cancellato tre miei impegni». Intervistato da Valerio Cappelli si sfoga: «Il napoletano Muti, che non è l’ultimo arrivato, aveva tre appuntamenti al San Carlo: una nuova produzione del Don Giovanni e due concerti, uno dei quali a maggio con i Wiener Philharmoniker nel tour europeo che farà tre tappe in Italia. Alla Scala, a Firenze e appunto a Napoli, che tra l’altro avevo scelto per la trasmissione tv». Si è trattato di difficoltà economico-finanziarie? «Mah, hanno soldi per tante altre cose, e poi sapevo che per il concerto dei Wiener c’era un budget a disposizione. Volevano spostarlo di data, ma è una risposta poco professionale perché se c’è un tour non è che poi si possa tornare il mese dopo. Io non sono disoccupato, ho orchestre meravigliose e sto scoprendo nuovi teatri» • 2022 - • A inizio luglio 2023, con Vittorio Sgarbi che «ritiene un sopruso che a scegliere le canzonette di Sanremo sia chiamato Amadeus, un disc-jockey che si occupa di canzonette da tutta la vita, anziché un musicista colto e raffinato come Morgan», Massimo Gramellini commenta: «Anche il maestro Muti non è poi così male, eppure nessuno si sognerebbe di fargli dirigere il traffico del Festival, né lui si è mai sentito discriminato per questo» • A inizio giugno 2024, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, dirige all’Arena di Verona la parata di stelle per festeggiare la proclamazione dell’opera lirica italiana patrimonio dell’umanità Unesco (Inno di Mameli e brani sinfonico-corali: Guglielmo Tell e NormaNabucco e MacbethMefistofele e Manon Lescaut. Poi cede la bacchetta a Francesco Ivan Ciampa). Alla vigilia di Natale, al quarto concerto al Senato da lui diretto, al suono di un cellulare dice, traducendo «chiudetelo» in dialetto napoletano: «Stutatelo ’sto telefonino, quando l’ho sentito prima, ho guardato bene la partitura, non è che c’era qualcosa che mi era sfuggito...» • Il primo gennaio 2025, dirigendo i Wiener Philharmoniker, fa eseguire per la prima volta nel tradizionale concerto viennese di Capodanno un brano di una compositrice, il Ferdinandus valzer di Constanze Geiger: «Il punto è la qualità del brano, non scelgo in base al genere». A Vienna per dirigere due concerti per i 200 anni della morte di Salieri, a metà maggio intervistato da Aldo Cazzullo spiega: «Un grande, l’Italia l’ha dimenticato. È una cosa inaccettabile. Spero che papa Leone XIV riporti nelle chiese la musica sacra. Non sopporto le messe beat. I martiri cristiani andavano incontro alla morte cantando, non strimpellando». Non le piacciono le messe beat? «Con le schitarrate? Per carità! Non credo di essere l’unico fedele che in chiesa preferirebbe ascoltare Palestrina. Monteverdi. Luca Marenzio. Gesualdo da Venosa. E il canto gregoriano. Non è solo mancanza di fede; è mancanza di spiritualità. I grandi santi della cristianità andavano incontro al martirio cantando, non strimpellando. Il declino della musica in chiesa è uno degli aspetti di un fenomeno più ampio».

415. Tiziana SICILIANO Varese 9 dicembre 1955. Magistrato • Procuratore aggiunto di Milano a capo del pool «che si occupa dei reati legati alle colpe mediche e ai soggetti deboli», nell’aprile 2020  arriva il primo indagato nell’inchiesta sulle infezioni da coronavirus e sulle morti tra gli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio, il direttore generale Giuseppe Calicchio • Nel maggio 2021, nell’aula del Tribunale in cui è in corso il terzo processo per il caso Ruby, dichiara che Silvio Berlusconi, ex premier accusato di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe comprato il silenzio dei testimoni su ciò che accadeva veramente nelle «cene eleganti» di Arcore, è «affetto da una patologia severa» • Un anno dopo, maggio 2022, rincara sostenendo che il Cavaliere usava «allietare le proprie serate con un gruppo di odalische, nel senso di schiave sessuali, che a pagamento lo divertivano» e trascorrevano «la notte con lui» (la difesa parla di «esternazioni che rischiano di scivolare nel cattivo gusto») • Nel luglio 2023, col pm Maura Ripamonti, apre le indagini sul rogo della residenza sanitaria assistenziale “Casa per coniugi” di Milano (6 morti) • Nel dicembre 2024, le indagini della Guardia di Finanza che ha coordinato coi pubblici ministeri Giovanna Cavalleri, Cristian Barilli e Giovanni Polizzi (fascicolo ricevuto dai colleghi della Procura europea antifrode) concludono che Meta non avrebbe dichiarato al fisco un imponibile per quasi 4 miliardi di euro al quale corrisponderebbe una Iva non pagata per poco meno di 888 milioni (difesa della società cui fanno capo Facebook, Instagram e WhatsApp: «Siamo fortemente in disaccordo con l’idea che l’accesso da parte degli utenti alle piattaforme online debba essere soggetto al pagamento dell’Iva») • A metà dicembre 2025, titolo I nuovi sequestri di cantieri a Milano si legge che «Sono 27 gli indagati dai pm Siciliano-Petruzzella-Filippini-Clerici, quasi tutti già indagati su altri cantieri per ipotesi di lottizzazione abusiva e/o falso».

416. Antonio MAZZI Verona 30 novembre 1929-Milano 31 luglio 2026. Presbitero.

417. ZUCCHERO – Adelmo FORNACIARI Reggio Emilia 25 settembre 1955. Cantautore • A febbraio 2020, in concomitanza con l’inizio del Festival, Arianna Ascione ricorda che «Non sempre il brano vincitore di Sanremo riesce a superare la prova del tempo: in molti casi, spente le luci dell’Ariston, è il pubblico a regalare l’agognato successo a canzoni ampiamente fuori dal podio o eliminate nel corso della gara. È difficile da credere, ma nel 1985 Donne di Zucchero si piazzò al 21mo posto (quell’anno vinsero i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro)» • A maggio 2021, “Corriere della Sera” e Radio Italia gli dedicano l’Artista day che per una giornata intera celebra i protagonisti della nostra canzone. Intervistato da Andrea Laffranchi, confida: «Da un po’ sento nell’aria la necessità di smollare, di togliere orpelli, di dire basta alle produzioni pompose. In questo periodo ho ascoltato album di cover acustiche fatti da Johnny Cash, Paul Anka, Tom Jones... Ho deciso di essere nudo e crudo, come quando compongo. Tutto quello che faccio è in funzione di quello che vivo: un artista risente del periodo in cui vive. C’è troppa roba in giro, troppi politici, troppa globalizzazione, troppa religione, troppa tecnologia, troppi braccialetti ai polsi...» • A febbraio 2022 torna il Festival di Sanremo e come sempre si ricorda che con lui non fu mai generoso. Aldo Cazzullo: «Quando Amadeus era ragazzo, il festival era considerato dai suoi coetanei una roba per vecchi. Faceva numeri straordinari anche allora; e non solo perché non esistevano il web e lo streaming. Ma Sanremo era il tempio della melodia e dello smoking. Certo, si affacciavano Vasco Rossi e Zucchero; ma finivano ultimi» • A fine maggio 2023, intervistato da Laffranchi, alla domanda Con un tour mondiale lei sta mesi all’estero: l’Italia vista da fuori, la sinistra da ricostruire? Risponde: «In prima media venni sradicato dalla mia terra e portato a Forte dei Marmi, che sta alla Bassa padana come il maiale alla cravatta. Misi in piedi la mia orchestrina e la preside, di sinistra, mi chiese se vedessi il tg o leggessi i giornali. Le risposi che pensavo alla musica e mi presi del qualunquista. Ecco, forse non me ne frega veramente nulla...» • A novembre 2024 nuovo faccia a faccia con Laffranchi che lo incalza con: Ancora cover? «Non riesco a scrivere canzoni in tour. Ho bisogno di stare fermo almeno un anno per realizzare un album di inediti, che manca dal 2019. Da dopo la pandemia sono sempre stato in giro. Per questo nel 2025 farò solo 4 concerti negli stadi, il Circo Massimo e dei festival in Europa» • Il 25 settembre 2025 compie 70 anni («Se proprio mi capita di non trovare una serata in cui suonare va bene anche festeggiare il compleanno…»). Ad Andrea Laffranchi che gli ricorda L’altra sera durante il concerto ha detto: «biologicamente me la cavo» risponde: «Bevo, mangio, faccio pipì e piango… Una frase, un po’ ripulita, di Léo Ferré. Fisicamente e di testa mi sento come se avessi 35-40 anni anche se inizio a vedere la fettuccia della vita che si accorcia…».

418. Aboubakar SOUMAHORO Lakota (Costa d’Avorio) 6 giugno 1980. Politico • 2020 - • 2021 - • In vista delle elezioni anticipate, l’11 agosto 2022 si legge: «L’alleanza tra Sinistra italiana e i Verdi candiderà due personalità molto note, per motivi diversi. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il ragazzo di 31 anni picchiato e ucciso da alcuni carabinieri il 22 ottobre 2009 mentre si trovava in custodia cautelare. E Aboubakar Soumahoro, sindacalista ivoriano naturalizzato italiano». Dopo una settimana, la notizia è che sarà candidato nel collegio uninominale della Camera di Modena (Emilia-Romagna 04), il 25 settembre viene sorprendentemente sconfitto dalla candidata del centro-destra Daniela Dondi (37,44 a 36,01 %) ma ottiene l’elezione al proporzionale nel collegio Lombardia1-01. Dopo le denunce di un sindacato, a metà novembre la procura di Latina avvia accertamenti sulle cooperative gestite da moglie e suocera. Un testimone l’accusa: «Soumahoro sapeva» dello sfruttamento dei lavoratori nelle coop gestite dalla moglie e dalla suocera. Il 24, la suocera Marie Therese Mukamitsindo indagata per malversazione, si autosospende dal gruppo di Alleanza Verdi Sinistra italiana alla Camera: «Ho commesso una leggerezza: avrei dovuto fare meno viaggi e stare accanto ai lavoratori. Avrei dovuto improvvisare visite per verificare» dice da Corrado Formigli a Piazza Pulita (La7), «Ma non sapevo delle indagini del 2019, altrimenti non mi sarei candidato». La suocera ammette che le cooperative da lei gestite non pagavano gli stipendi ai braccianti. A metà dicembre anche la compagna Liliane Murekatete è indagata nell’ambito dell’inchiesta della procura di Latina sulle cooperative per i migranti Karibu e Consorzio Aid (false fatturazioni): a leggere le carte dell’inchiesta si scopre che mentre i fondi della Coop finivano all’estero, nelle strutture di accoglienza c’erano blatte, topi e molte carenze igieniche, oltre che ospiti in sovrannumero • Il 10 gennaio 2023 arriva il Caffè di Massimo Gramellini (Solidarietà per Soumahoro): «L’onorevole Soumahoro ha deciso di abbandonare il gruppo parlamentare rossoverde dei Fratoianni e dei Bonelli perché non avrebbe ricevuto solidarietà nella nota vicenda che ha coinvolto moglie e suocera. Ohibò, questa si chiama inversione dell’onere della scusa. Invece di chiedere lui venia ai compagni di strada (e agli elettori) per averli messi in imbarazzo, e magari rassicurarli riguardo alla propria affidabilità con una spiegazione convincente, Soumahoro recita il lamento dell’offeso, come se fosse la vittima di un raggiro. Vive da anni con una persona che, secondo il gip, “ha mostrato elevata spregiudicatezza criminale nell’attuare un programma delinquenziale” a scapito dei migranti per i quali egli si batte. E, anziché farsi delle domande, si dà solo delle risposte. Stereotipate, per giunta: sarebbe tutto un complotto dovuto al colore della sua pelle e toccava allo Stato vigilare sulle eventuali malefatte delle parenti strette. Sta scherzando, onorevole? No, perché se il suo fosse un ricatto morale, sarebbe quantomeno ridicolo. Il razzismo non c’entra un fico, anzi un comportamento così lamentoso e sfuggente non fa che portare nuovi argomenti ai razzisti veri, ben felici di poter bollare come ipocriti coloro che credono in una società aperta ma che si sono anche stufati di vedersi rappresentati da figurine simboliche che pretendono solidarietà senza mai dare nulla in cambio che assomigli alla serietà». Il 30 ottobre moglie e suocera sono poste agli arresti domiciliari: oltre 28 milioni di euro arrivati dalle casse statali in cinque anni, dal 2017 al 2022, sarebbero stati impiegati solo in una minima parte per migliorare le aree di accoglienza dove, invece, mancava tutto (alloggi fatiscenti con riscaldamento assente e condizioni igieniche precarie tanto che gli ospiti erano costretti a vivere «in condizioni offensive dei diritti e della dignità degli uomini e delle donne»). Oltre alle due donne la Guardia di Finanza ottiene l’obbligo di dimora per un fratello della moglie. A inizio novembre si dice che una nuova grana, con effetti più immediati, potrebbe a breve abbattersi su su di lui: la decadenza dal seggio di deputato per irregolarità nella rendicontazione dei fondi elettorali delle ultime elezioni politiche (c’è la segnalazione arrivata dalla corte d’Appello di Bologna che al termine della revisione compiuta d’ufficio ha riscontrato irregolarità su 12 mila euro di contributi ricevuti in campagna elettorale). Il 15 dicembre moglie e suocera sono rinviate a giudizio (maxi evasione fiscale) • Il primo marzo 2024 l’udienza davanti al gup di Latina per l’eventuale rinvio a giudizio — per frode, bancarotta e autoriciclaggio — di moglie, suocera e tre cognati viene rinviata per poter meglio valutare le richieste di costituzione di parte civile. Il 4 aprile arriva il secondo rinvio a giudizio per le «spese pazze» effettuate a titolo personale con i fondi pubblici destinati alle loro coop per l’accoglienza dei migranti • 2025 -.

419. Angelo BORRELLI Santi Cosma e Damiano 18 novembre 1964. Funzionario • Dall’8 agosto 2017 capo del Dipartimento della protezione civile, il 31 gennaio 2020 viene nominato commissario per l’emergenza virus. L’11 marzo Massimo Gramellini (Il Bollettino) scrive: «Alle sei della sera arriva il bollettino quotidiano dei sommersi e dei salvati. Un appuntamento fisso a cui appendere il pendolo del nostro umore. Lo conduce un signore pacato, Angelo Borrelli, che a differenza dei suoi predecessori alla Protezione Civile non riesce a diventare personaggio, e mica è detto che sia un male». Il 5 aprile apre la consueta conferenza stampa serale sui numeri dell’epidemia di coronavirus con parole attese da tempo: «Abbiamo due buone notizie. La prima è che continua a diminuire il numero dei deceduti: sono 525, purtroppo sempre un numero alto, ma il più basso dal 19 marzo ad oggi. La seconda è che diminuiscono i ricoverati nei reparti ordinari e nelle terapie intensive». Il 17 annuncia che la conferenza stampa della Protezione civile, che non ha mai saltato un appuntamento dal 22 febbraio, non sarà più quotidiana: d’ora in avanti gli incontri pubblici con i giornalisti nella sede di via Vitorchiano a Roma, avverranno due volte a settimana, in diretta tv alle ore 18: «I dati sanitari ci indicano che si è alleggerita decisamente la pressione sulle strutture ospedaliere e tutto ciò ci rende consapevoli del grande lavoro svolto negli ospedali e della collaborazione dei cittadini. Per questo abbiamo deciso di rimodulare le conferenze stampa: continueremo a garantire massima trasparenza sui dati, ogni giorno, veicolandoli sul sito, mentre due volte a settimana terremo un punto stampa». Poche parole, come è nel suo stile, ma tanto basta per scatenare i social «Perché la conferenza stampa era ormai diventata un appuntamento fisso per milioni di italiani, che attendono l’aggiornamento sui dati del contagio mentre sono chiusi in casa. Dalla prossima settimana, quindi, Borrelli parlerà pubblicamente il lunedì e il giovedì» • Il 26 febbraio 2021 il neo presidente del Consiglio Mario Draghi lo sostituisce con Fabrizio Curcio, primo passo di una ristrutturazione delle varie strutture che si occupano dell’epidemia. Il 29 novembre diventa capo del Dipartimento per la trasformazione digitale • 2022 - • 2023 - • 2024 -.

420. MORGAN - Marco CASTOLDI Milano 23 dicembre 1972. Cantautore • Il 4 febbraio 2020 è tra i big che si esibiscono nella prima serata del 70° Festival di Sanremo: in coppia con Bugo canta Sincero. Il 7 durante la performance modifica il testo della canzone inserendo versi non previsti, interpretati come riferimenti polemici nei confronti del collega, che in risposta abbandona il palco senza completare l’esibizione, al termine della serata vengono squalificati. Il 17 dicembre, quando Amadeus annuncia i 26 big che saranno sul palco del Teatro Ariston dal 2 al 6 marzo 2021, lui non c’è, Bugo sì. Su Instagram commenta: «All’indomani dell’annuncio della mia esclusione dalla gara del festival di Sanremo, che battezzeremo “il pacco di Natale”, o “la balla di Mozart”, per via della goliardica motivazione annessa ufficiosamente, ovvero per “scelta artistica”, che scatena grande ilarità, in quanto parole proferite da chi artista non lo è, ma soprattutto non accompagnate da alcuna motivazione nel merito delle canzoni che sono state proposte. Ciò è logico perchè tale commissione innanzi tutto non ha competenze in ambito musicale quindi non potrebbe argomentare ma soprattutto credo che le canzoni non siano state ascoltate. E tutto questo è decisamente comico» • 2021 - • Il 2 novembre 2022 arriva il Caffè (Il governo Morgan): «Per supplire alla chiusura dei rave party, il governo sembra intenzionato a farsene uno in casa, nominando Marco Castoldi, in arte Morgan, consulente musicale del sottosegretario Vittorio Sgarbi. La competenza di Morgan è fuori discussione, così come la sua inadeguatezza ad amministrare cose e persone, a cominciare da sé stesso. Vale anche per il suo superiore: Morgan e Sgarbi sono due anarco-narcisisti di notevole cultura, discreto talento e scarsissimo autocontrollo. Questo me li rende istintivamente simpatici, ma è il genere di simpatia che nutro per i cani possenti e irritabili, quando li vedo passeggiare al guinzaglio e a distanza di sicurezza. Ovviamente un Morgan al guinzaglio non sarebbe di alcuna utilità. D’altra parte, un Morgan libero di scorrazzare a suo piacimento resisterebbe al governo per il tempo di un assolo, prima di andarsene in un rovesciar di accuse e di scrivanie. E allora, che fare? Pur riconoscendo che a destra hanno ancora il coraggio di pescare tra gli irregolari (la sinistra ha perso da tempo il gusto di farlo, e infatti l’album della sua classe dirigente è una sfilza di figurine conformiste), non serve essere profeti per immaginare che l’esperimento avrà vita breve. Il potere ha regole immutabili, e la disciplina è una di queste, ma soprattutto è terribilmente noioso: un susseguirsi di abitudini burocratiche e compromessi pratici che non può convivere con la fantasia. Alla seconda riunione ministeriale, Morgan scapperebbe persino con Bugo». A metà mese Giù Morgan su Venezi. Alessandro Trocino: «In un primo tempo si era parlato di Morgan come consigliere del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (su suggerimento del sottosegretario Vittorio Sgarbi). Ma alla fine, invece, il consigliere sarà Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra (anche se lei si definisce direttore), vicina alla destra» • Il 30 giugno 2023, inaugurazione dell’Estate al Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, è ospite sul palco con Vittorio Sgarbi che si lascia andare a diverse espressioni volgari, insulti nei confronti di una persona che lo chiama al telefono, espressioni sessiste (i dipendenti scrivono una lettera al neo presidente Alessandro Giuli, su Twitter Calenda scrive «Che vergogna», «Povera Patria»). Il 5 luglio prende un altro Caffè (La destra radical chic): «Dice Sgarbi, eccezionalmente senza scurrilità isteriche: “A personaggi di buona ma non eccelsa qualità come Fiorello e Amadeus non si può consentire di irridere Morgan, spirito nobile e grande musicista”. A parte che polemizzare seriamente con una gag di Fiorello è un atto di comicità involontaria, le parole di Sgarbi ci rivelano come gli intellettuali di destra nutrano lo stesso disprezzo per i gusti delle masse che caratterizza quelli di sinistra. Criticano i radical chic di Capalbio, ma solo perché vorrebbero essere considerati come loro, e soprattutto da loro. Seguendo il cliché lamentoso che invece è una esclusiva dei pensatori destrorsi (questa legione di fenomeni incompresi che inonda tv e giornali da decenni), Sgarbi ritiene un sopruso che a scegliere le canzonette di Sanremo sia chiamato Amadeus, un disc-jockey che si occupa di canzonette da tutta la vita, anziché un musicista colto e raffinato come Morgan». Il 27 agosto litiga, insulta gli spettatori poi si scusa. Trocino: «In un concerto al Parco Archeologico di Selinunte dedicato a Franco Battiato, ha perso il controllo, cominciando a litigare con alcuni spettatori molesti. Un lungo monologo di insulti: “Non avete la sensibilità per capire la musica. Cosa venite a fare, fate ridere. Ho dei sentimenti... Non sono un personaggio. Andate a vedere Fedez, Marracash... Siete dei bifolchi, avete pagato ma non sapete chi sono. Rispettate quello che state vedendo: è arte, sono il più bravo che potete vedete in questo momento”. Accenni di mitomania, rabbia repressa e uso abbondante di parolacce, con finale di insulto omofobo. Il dibattito prosegue sui social, Morgan si scusa per la frase: “Non sono omofobo, è una pessima caduta di cui mi scuso sinceramente”. L’organizzazione prende le distanze: “Il Festival della Bellezza si dissocia in modo molto netto e si rammarica per il turpiloquio di Morgan durante lo spettacolo al Parco archeologico di Selinunte, che non può trovare alcuna giustificazione nel comportamento inappropriato di alcuni spettatori”. il direttore del Parco, Felice Crescente, difende il cantante: “Io non giustifico le parole di Morgan, ma è stato anche aggredito pesantemente dal pubblico”». Il 29 arriva un altro Caffè (come non fosse già abbastanza nervoso...): «Morgan mi sta simpatico perché nei suoi periodici scoppi d’ego vedo affiorare l’Ombra, la parte oscura di noi stessi che ci sforziamo di rimuovere e che invece lui fa regolarmente esplodere ogni volta che non ottiene dagli altri il riconoscimento della propria presunta grandezza. Da solista Morgan ha scritto una sola canzone memorabile, Altrove, e ha una voce poco aggraziata: è decisamente più bravo a suonare e a divulgare. Eppure, si sente un genio incompreso e un grande artista, come tanti in quest’epoca sprovvista di geni e di artisti. Ma chi sono io per negargli il diritto di proclamarsi un fenomeno, di disprezzare i cantanti più popolari di lui e di insolentire gli spettatori spensierati del festival di Selinunte che dal genio volevano soltanto qualche canzone orecchiabile di Battiato per potersi mettere a danzare in platea “come le zingare del deserto o le balinesi nei giorni di festa”? L’unica critica che ho l’ardire di fargli è l’incoerenza tra l’autocertificata genialità dell’artista e il linguaggio con cui esprime i suoi stati d’animo. Da un genio mi aspetto parolacce d’autore, allusioni perfide, insulti pregnanti. In questo senso l’epiteto “bifolchi” non mi è dispiaciuto: un po’ arcaico, però di spessore. Ma per dare del “fr. di m…” a un disturbatore, e gridare a un altro “levati dal c…” non è necessario essere artisti. Basta frequentare un qualunque stadio o ingorgo automobilistico, al limite un talk show, dove però nessun bifolco pretende di passare per genio. O sì?». A metà novembre, dopo essere stato licenziato da giudice di X Factor «a seguito di ripetuti comportamenti incompatibili e inappropriati, tenuti anche nei confronti della produzione e durante le esibizioni dei concorrenti» accusa la «cricca» e parla di «editto satellitare» (riferimento all’“editto bulgaro” con cui Silvio Berlusconi cacciò Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi) «solo perché ho scompigliato gli interessi di una lobby allucinante»: «X Factor mi ha supplicato di partecipare. E mi ha chiesto di fare Morgan. Poi quando faccio Morgan, mi caccia», «Loro mi conoscono, hanno distrutto i miei progetti di vita per farmi partecipare a X Factor, sanno che ho tre figlie a carico, lo sfratto , il sovra indebitamento. Mi hanno coinvolto e poi mi hanno trattato senza rispetto», «La verità è che io ho minato gli equilibri del loro sistema economico, ho smascherato la loro illegittimità, e loro compatti hanno chiesto la mia testa. Tutto è cominciato già dalla prima puntata quando ho detto che era brutto il brano di Annalisa con il testo di Simonetta. Il quale lavora con D’Amico e Michielin. Sono tutti dello stesso giro». «Vero è che Morgan ha spesso superato il limite. In diretta ha dato del depresso a Fedez» (Maria Volpe): «Quel che ho detto a Fedez è stato ironico e autoironico, ma lui dietro le quinte, a fine puntata, è stato violento nei miei confronti, ha detto cose terribili. Ero nel camerino con mia figlia di 3 anni, lui urlava, bestemmiava dicendo: “O lui, o io, dovete cacciarlo”. Mia figlia mi diceva “Papà perché hai paura?”». Gramellini non se la sente di infierire: «Quelli che avevano ingaggiato Morgan perché facesse Morgan hanno mandato via Morgan perché si era permesso di fare Morgan. Il meccanismo, spiega Aldo Grasso, si è ormai allargato dai talk show ai talent come X Factor, dove i giudici hanno progressivamente oscurato i concorrenti, e funziona grosso modo così: si invita un portatore di caos dall’ego ipertrofico lasciandogli credere che è ricercato solo per la sua competenza, ma in realtà con l’obiettivo di farne una maschera della commedia dell’arte televisiva. Se il joker recita la parte assegnatagli in modo prevedibile (pensate al professor Orsini e alla ripetitività ossessiva delle sue argomentazioni e dei suoi tic verbali), conserverà il posto finché non sarà venuto a noia e sostituito da qualche altra maschera meno usurata. Se invece il joker si imbizzarrisce, scarta, esce dai ranghi e morde la mano del padrone che lo ha creato, allora verrà espulso dal sistema come un corpo estraneo. Morgan è un esemplare abbastanza unico. A differenza di Sgarbi, non è un animale a sangue freddo, capace di gridare “capra-capra-capra” per ore e poi di mettersi a parlare di Leonardo e Raffaello come se niente fosse. Morgan, infatti, non è un uomo di potere ma un artista, e come tale si porta addosso un carico esorbitante di fragilità autodistruttiva che lo rende, almeno ai miei occhi, un personaggio tragico di cui parlar male quando se lo merita, ma a cui voler bene persino quando non se lo merita» • A metà luglio 2024 diventano di dominio pubblico le accuse di stalking dell’ex fidanzata Angelica Schiatti (la denuncia è del 2020). Candida Morvillo: «Nel decreto del tribunale di Lecco che lo rinvia a giudizio, ci sono lo stalking e la diffamazione. Ci sono epiteti terribili, orrendi, sessisti, frasi ingiuriose. Però, non ci sono il revenge porn e il tentato sequestro di persona a opera di “siciliani” che tanto hanno acceso l’indignazione generale. L’imputato che non andrebbe considerato colpevole sino a condanna definitiva è stato cacciato dalla Warner che gli ha rescisso il contratto e scaricato dalla Rai che aveva in programma un suo show a ottobre. I concerti in giro per l’Italia sono stati annullati, i colleghi – fra gli altri Tommaso Paradiso, Annalisa, Noemi, Angelina Mango – hanno preso le distanze. Tutti sembrano giudicarlo più pericoloso dei magistrati che non hanno disposto una misura cautelare o un divieto di avvicinamento» • 2025 -.

421. Corrado FORMIGLI Napoli 24 marzo 1968. Conduttore televisivo • 2020 - • 2021 - • Dal settembre 2015 conduttore su La7 di Piazzapulita (Massimo Gramellini: «La piazza del bravissimo Formigli»), da marzo 2022 ospita ogni giovedì il sociologo Alessandro Orsini («star del Pacinarcisismo» che «sembra posseduto da una sorta di timor panico nei confronti di Putin»), a fine novembre intervista Aboubakhar Soumahoro, deputato di Alleanza Verdi Sinistra autosospesosi per l’indagine sulle cooperative di braccianti gestite dalla sua famiglia • Il 14 aprile 2023 L’attacco di Formigli: Fdi e Lega mi boicottano: «Agli esponenti di Fratelli d’Italia e Lega viene vietato dai vertici di partecipare al nostro programma. Un boicottaggio, una vera messa al bando. Un tempo questa mancanza di rispetto nei confronti dei telespettatori suscitava dibattito. Ora no. Ma in un sistema democratico il boicottaggio sistematico va a ledere il pluralismo, ha il sapore di una ritorsione verso un programma che non ha mai perso una causa né ha ricevuto smentite, solo per via di una linea critica. Chiedo a Salvini e Meloni di interrompere questo boicottaggio o almeno di motivarlo» • A inzio maggio 2024 Gramellini scrive (Il voto d’odio): «Circola sui social una campagna pro Meloni di cui mi auguro che Meloni sia all’oscuro. “Tu scrivi Giorgia, anche se lei/lui ci rimane male” recita lo slogan che accompagna le foto di Littizzetto, Schlein, Fazio, Formigli e Scurati». A fine ottobre Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, all’uscita dalla “Festa del Tempo” di Roma apostrofa un’inviata di Piazzapulita: «Dite all’amico Formigli che si guardasse un pochino nella coscienza, va... infame» (non ha apprezzato qualche servizio sui flop dei programmi Rai). Lui manda in onda il filmato e commenta: «Lascio ai telespettatori, ma anche alla Rai, di valutare se questi termini siano degni di un altissimo dirigente di una televisione pubblica pagata da tutti i cittadini, compreso il sottoscritto». L’opposizione chiede le sue dimissioni, la Rai apre una verifica e fa balenare l’ipotesi di una sanzione, Maurizio Gasparri dice che «Corsini si deve scusare». Siccome la toppa è peggiore del buco, arriva il Caffè di Gramellini: «Voglio credere all’incredibile e cioè che, quando Paolo Corsini — alto dirigente della tv di Stato e militante dichiarato di Fratelli d’Italia — ha pronunciato ai microfoni la parola “infame” subito dopo la parola “Formigli”, non si riferisse affatto al conduttore televisivo, ma al gradino su cui aveva appena rischiato di incespicarsi, come da lui sostenuto. Questa spiegazione, però, mi preoccupa persino più di quell’altra. Può capitare a tutti di chiamare “infame” qualcuno che ti sta sulle scatole. Oddio, proprio a tutti no, perché “infame” è termine arcaico che usano soltanto qualche dirigente di Fratelli d’Italia e gli ultrà del calcio. Però a tutti può succedere di pronunciare qualche sinonimo più moderno e, nel caso, di risponderne in tribunale. Invece, dare dell’“infame” a un gradino è il sintomo di una visione del mondo particolarmente cupa. Significa immaginare che non solo le persone, ma persino le cose complottano contro di te. Quella che il Giuli definirebbe, in parole povere, “una concezione antropomorfa e perigliosa dell’esistente”. Non oso immaginarmi la giornata-tipo del povero Corsini, trascorsa a dare dell’“infame” alla pastasciutta della mensa Rai e all’ascensore di viale Mazzini che non è mai al piano quando ne ha bisogno. La sera rientra a casa talmente provato che, se accende la tv e vede un’inchiesta giornalistica di Formigli sulle magagne del suo partito, quasi quasi tira un sospiro di sollievo» • 2025 -.

422. Daniele DE ROSSI Roma 24 luglio 1983. Allenatore di calcio • 2020 - • 2021 - • A fine giugno 2022, quando Damiano Tommasi viene eletto sindaco di Verona, Riccardo Bruno scrive: «Dicono che nella Roma dello scudetto del 2001, che schierava gente come Totti, De Rossi e Batistuta, era lui il vero perno del gioco» (di certo non poteva essere lui, che non avrebbe esordito in Serie A fino al 25 gennaio 2003) • A fine maggio 2023, in un Caffè intitolato O la figlia o la Roma, citando il caso di una Marta che intervenendo a I lunatici su Radiodue ha fatto sapere che il padre tifoso giallorosso diserterà la sua laurea per andare a Budapest a vedere la finale di Europa League, Massimo Gramellini scrive: «La minoranza riflessiva si è schierata contro il padre degenere, portando a esempio sia l’ex bandiera romanista De Rossi, che rinuncerà alla partita per presenziare al diploma della primogenita, sia un tifoso dell’Inter che il 10 giugno non vedrà la finale di Champions in tv per assistere al saggio di danza della figlia (dopo di che vorrei conoscere quel genio che ha messo un saggio di danza alla stessa ora della finale di Champions)» • Il 16 gennaio 2024 la Roma esonera José Mourinho e gli affida la panchina. A metà aprile la società fa sapere che «continuerà a ricoprire la carica di allenatore dell’AS Roma anche al termine di questa stagione e per il prossimo futuro». Gramellini gli dedica un Caffè intitolato Profeta in patria: «La letteratura è piena di eroi che, tornati in patria carichi di gloria e di aspettative, non vengono riconosciuti o apprezzati. Oppure, ed è il caso più frequente, vengono messi alla prova e falliscono. Daniele De Rossi, l’unica DDR sopravvissuta al crollo del Muro, incarna il rarissimo fenomeno contrario: un eroe appassito che l’aria di casa ha rivitalizzato. Per chi non segue il calcio, De Rossi è stato un formidabile centrocampista. Campione del mondo, romano, romanista ed eterno erede di capitan Totti: un po’ come Carlo rispetto alla regina Elisabetta. Intraprende la carriera di allenatore con risultati non eccelsi e, reduce da un esonero in B, viene chiamato al capezzale della squadra del cuore al posto dell’usurato vate Mourinho. Gli si chiede di tamponare la situazione per qualche mese, in attesa del prossimo fenomeno. E invece la Roma comincia a infilare una vittoria dietro l’altra e a giocare un calcio piacevolissimo. Solo chi ama lo sport può intuire che cosa stanno provando i tifosi nel vedere un loro collega far bene in panchina. “Uno di noi”, mentre Mourinho era pur sempre “uno di lui”. De Rossi aggiunge alla competenza quella credibilità che ti consegna soltanto la passione. Osservandolo si capisce che, quando perde la Roma, non ci dorme la notte. E forse è anche per questo che, da quando l’allena lui, la Roma non perde quasi più. Testa e cuore: immaginate come funzionerebbe meglio il mondo, se in ogni posto di responsabilità ci fosse un De Rossi». Il 18 settembre viene licenziato. Luca Valdiserri: «Con questa mossa fragorosa, i Friedkin tagliano una volta per tutte il cordone ombelicale tra i tifosi della Roma e la storia della loro squadra. Il licenziamento di De Rossi (616 partite e 63 gol in maglia giallorossa) è il fallimento di un progetto solo presunto che coinvolgeva Capitan Futuro. Adesso fanno ancora più rumore le parole di Francesco Totti, pochi giorni fa, che parlavano dell’amico De Rossi come parafulmine per l’esonero di Mourinho. La parola passa al campo, non ai sentimenti». Quattro giorni dopo la ceo del club, Lina Souloukou, si dimette per le minacce dei tifosi che l’accusano del suo «siluramento» e la necessità di essere messa sotto scorta. Stavolta Gramellini commenta: «Sia chiaro, non me la prendo con il tifoso della Roma che dice: “Hanno esagerato, però la manager aveva cacciato in malo modo De Rossi”. Me la prendo con il tifoso che è in me, perché so che avrei fatto molta più fatica a scrivere questo articolo se a minacciare Souloukou fossero stati gli ultrà della mia squadra del cuore» • A fine maggio 2025, ad Andrea Di Caro che gli chiede togliamoci subito il dente: ma che era successo? risponde: «Non deve chiederlo a me. Avevamo impostato un progetto di lungo periodo. Nella mia testa c’era l’idea di crescere insieme a una squadra giovane e alcuni giocatori più esperti con l’obiettivo di lottare per lo scudetto nel 2027, l’anno del centenario. E invece...». E invece la sua stagione è durata appena quattro partite e tre punti. «So che nel calcio senza i risultati il tempo non te lo dà nessuno, ma tutto è stato accantonato davvero troppo presto. Le stagioni ormai cominciano a metà agosto, noi abbiamo fatto il ritiro con 16 ragazzi della Primavera, il mercato aperto e la squadra ancora tutta da costruire. Gli ultimi 4-5 acquisti li ho allenati solo per pochi giorni». «Un giorno allenerò la Roma», aveva sempre detto. È stato più un motivo di gioia guidarla prima del previsto o doverla lasciare all’improvviso? «Due sensazioni fortissime. Ma voglio tenermi l’onore e la felicità di averla allenata ed esserne stato all’altezza. Averla lasciata così presto, mi lascia la possibilità di riprovarci un giorno. Non lo vivo come un assillo, ma tanti allenatori, ultimo Ranieri, sono tornati nello stesso club più di una volta. Come diceva Califano: non escludo il ritorno». Il 6 novembre diventa l’allenatore del Genoa.

423. Nicolò FAGIOLI Piacenza 12 febbraio 2001. Calciatore • 2020 - • 2021 - • Il 6 novembre 2022 va segno nel 2-0 della Juventus contro l’Inter • A inizio gennaio 2023Prima Ora ripropone un articolo scritto il 15 novembre da Mario Sconcerti, scomparso il 17 dicembre, «una guida perfetta al torneo che ricomincia oggi dopo la lunga pausa» in cui si legge, a proposito della Juventus: «Fagioli e Kean, più Miretti, sono tra le novità più importanti della stagione». A fine mese, quando Weston McKennie passa al Leeds, Gianluca Di Marzio scrive che «Non è previsto un sostituto, fiducia a Fagioli e Miretti». A ottobre è coinvolto nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali. In pochi giorni arriva una squalifica, patteggiata, di 12 mesi (7 di stop più cinque — ed è la parte innovativa — commutati in un percorso rieducativo). Massimo Gramellini gli dedica un Caffè (Essere Fagioli): «Aveva tutto dalla vita — giovinezza, ricchezza, fama — e allora perché si è buttato via così? Questo si chiedono i lettori a proposito di Nicolò Fagioli, il campioncino smarritosi nei gorghi delle scommesse sportive. Eviterò di rispondere moralisticamente che giovinezza, ricchezza e fama non sono tutto (ops, l’ho appena fatto) per concentrarmi sulla deposizione rilasciata da Fagioli al procuratore federale: uno squarcio piuttosto illuminante sulla condizione umana. Il demone del gioco gli si presenta due anni fa, durante la noia di un ritiro prepartita. Sembra divertimento, si trasforma in ossessione. Possedere tanti soldi non rappresenta un freno, anzi, è l’acceleratore. Colpiscono i suoi inutili sbalzi di lucidità: Fagioli vede sin troppo bene come si è ridotto, solo che non riesce proprio a venirne fuori. Comincia ad accatastare debiti con le organizzazioni e bugie con i compagni di squadra, ai quali chiede prestiti per tenere a bada le minacce degli strozzini, nelle cui fauci getta manciate di Rolex. Da tempo ha smesso di scommettere per divertimento e ormai non lo fa più nemmeno per ossessione. Adesso gioca solo per ripagare i debiti fatti giocando, in una spirale che si attorciglia intorno alla sua mente, fino al giorno in cui regala un gol agli avversari, viene sostituito e si mette a piangere in panchina non per l’errore, ma per il suo destino». La Juve fa sapere che non gli sospenderà lo stipendio • Gramellini torna ad occuparsi di lui il 24 febbraio 2024 (Chiedere aiuto): «Non so voi, ma se c’è una cosa di cui mi rammarico è di avere chiesto troppe poche volte aiuto. L’ho capito leggendo il resoconto dell’incontro avvenuto ieri in un cinema di provincia stipato di adolescenti. Il protagonista era Nicolò Fagioli, giovane calciatore scivolato nel burrone delle scommesse. La confessione in pubblico della sua dipendenza dal gioco fa parte del percorso di recupero, e già questo mi sembra rivoluzionario in un mondo dove fin da bambini ti insegnano a nascondere i punti deboli e a fingerti in pieno controllo della situazione anche quando avresti solo voglia di sbattere la testa contro il muro. Al giovanissimo uditorio Nicolò Fagioli ha raccontato qualcosa che avevo già sentito dire da ex anoressici, drogati, alcolisti, senza però mai farci veramente caso: che a salvarlo dall’abisso è stato l’istinto, a lungo represso, di chiedere aiuto». Tornato in campo da poche settimane, Luciano Spalletti lo convoca per gli Europei. Dopo la disastrosa sconfitta contro la Spagna (1-0 solo per i miracoli del portiere Donnarumma), si legge che «si sta pensando a inserire energie fresche: tra loro, Buongiorno e Fagioli». Il 24 giugno entra in campo all’81’ di un match contro la Croazia che gli azzurri pareggiano con un gol al 98’ evitando l’eliminazione al primo turno. Il 29, giorno della sfida di Berlino con la Svizzera valida per l’accesso ai quarti di finale, si legge che «la novità più rilevante è la promozione di Nicolò Fagioli, alla prima da titolare. Jorginho resterà in panchina» (finirà con un’altra disastrosa sconfitta, stavolta per 2 a 0) • Il 3 febbraio 2025 è ceduto in prestito alla Fiorentina. A metà aprile dall’inchiesta della Procura di Milano sul  giro di scommesse su siti illegali che coinvolge diversi giocatori della serie A emerge che nel 2023 un misterioso “Nelly” lo minacciava per i debiti non pagati dicendogli: «Ti faccio smettere. Te faccio mettere a fare il muratore». Con un lungo post apparso sulla sua pagina Instagram supplica: «Ho pagato il mio debito con la giustizia. Con una condanna e una sacrosanta squalifica» ma «chiedo rispetto» perché «ho diritto di rialzarmi».

424. Luca CASARINI Venezia 8 maggio 1967. Attivista • 2020 - • Ex leader no global a capo dell’associazione Mediterranea saving humans, a inizio marzo 2021 si legge che insieme ad altre tre persone è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice di navigazione per il trasbordo di 27 migranti l’11 settembre 2020 dalla nave danese Maersk Etienne alla Mare Jonio: «Sono come Mimmo Lucano. Hanno messo in campo una macchina del fango per bloccare le nostre attività» dice riferendosi alle simili accuse mosse all’ex sindaco di Riace, rivelatesi poi infondate • 2022 - • A fine marzo 2023, quando la nave Louise Michel, dell’omonima Ong finanziata dallo street artist Banksy, rimane in stato di fermo nel porto di Lampedusa perché accusata di aver violato il nuovo decreto Ong, effettuando soccorsi plurimi di migranti in mare, commenta: «Con la situazione che c’è in mare, trattenere una nave di soccorso in porto mentre donne, uomini e bambini rischiano di morire, è una cosa assurda» • 2024 - • A febbraio 2025 la sua è una delle 90 utenze europee che WhatsApp comunica essere state infettate da un software israeliano, Graphite, di Paragon. Lo spionaggio sarebbe iniziato nel febbraio 2024: «Il governo ha apposto il segreto di Stato per non rispondere su un caso inquietante. Le vere vittime non siamo noi di Mediterranea, ma i migranti con cui sono in contatto dentro i lager libici, prima di tutto nel carcere di Mitiga, guarda caso quello guidato da Almasri, che il governo italiano ha prima catturato e poi rispedito serenamente in Libia con il suo Rolex d’oro». E poi: «Evidentemente qualcuno era alla ricerca di informazioni per farne chissà quale uso. Chi? Il governo, i servizi segreti?». Ma soprattutto: «Se questo trojan mi fosse stato inoculato legalmente nel telefono sarei dovuto essere accusato di terrorismo internazionale o di minaccia alla sicurezza della Repubblica. Però evidentemente la minaccia per l’Italia sono io e non uno come Almasri, accusato di crimini contro l’umanità». Il 28 maggio il gup del Tribunale di Ragusa Eleonora Schininà rinvia a giudizio tutti gli imputati del caso Mare Jonio: oltre a lui, devono rispondere del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dal trarne profitto, il comandante della nave, Pietro Marrone, la legale rappresentante della società armatrice Idra Social Shipping Alessandra Metz, il vicepresidente Cda della Idra e capo spedizione Giuseppe Caccia e tre componenti dell’equipaggio, il medico Agnese Colpani, il soccorritore Fabrizio Gatti e il tecnico di bordo Geogios Apostolopoulos. Lui commenta: «È un processo ai soccorsi, non ci faremo spaventare». A metà giugno, saputo che Giuseppe Conte da premier è stato il primo ad autorizzare i servizi segreti a intercettare il suo telefono, dichiara: «Sono bipartisan, democratico, mi faccio spiare da tutti». E poi: «Conte dovrebbe dire: scusate tanto ho fatto una cavolata, però adesso discutiamo dell’invadenza dei Servizi, del decreto Sicurezza. Invece ha pensato di giustificarsi: “Ah io ho spiato Casarini non i giornalisti”». Aldo Grasso invoca: «Nel nome di un giornalismo da servizio pubblico, aspetto sempre che la Rai faccia una seria inchiesta su caso Paragon. Chi e perché spiava illecitamente gli smartphone dei giornalisti di Fanpage, di Roberto D’Agostino, di Luca Casarini e altri?».

425. Ivan SCALFAROTTO Pescara 16 agosto 1965. Politico • Già sottosegretario ai rapporti con il Parlamento nel governo Renzi (2014-2016), allo sviluppo economico con Renzi e Gentiloni (2016-2018), dal settembre 2019 sottosegretario agli esteri (contemporaneo passaggio dal Pd a Italia Viva), a fine gennaio 2020 va in missione a Washington per discutere dei dazi sul Made in Italy a cui il governo (Conte II) è ovviamente contrario • A inizio gennaio 2021 Matteo Renzi («Aspettiamo Conte in Senato. Le elezioni? Tutti sanno che non si andrà a votare») dichiara: «Le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto sono persone serie. Stanno al governo perché hanno delle idee, non per vanagloria. Se queste idee non piacciono, noi non siamo come gli altri: le poltrone le lasciamo». Il 13 Renzi ritira in diretta tv Italia viva dall’esecutivo. Il primo marzo diventa sottosegretario all’interno nel governo Draghi. A inizio luglio Italia viva propone di togliere dal ddl Zan il riferimento all’identità di genere, tornando al suo testo dove si parlava soltanto di omofobia e transfobia. Zan risponde che «non si può mediare sulla pelle della gente», lui spiega: «Io il testo del ddl Zan l’ho votato e lo rivoterei, ma senza un tentativo di mediazione sul testo noi stiamo andando in aula al Senato in un muro contro muro, rischiando un vero e proprio Vietnam». Quando Alessandra Arachi gli fa notare che l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono i punti criticati dalla Lega, da FI e anche dal Vaticano, risponde: «È una questione terminologica, rilevante, lo so. Capisco bene che utilizzare le parole giuste è importantissimo. Ma mi chiedo se la pur importante bandiera delle parole valga di più del portare a casa la legge e se per raggiungere un risultato di principio possiamo rischiare di restare senza una legge contro l’odio ancora per chissà quanti anni» (ad ottobre la legge verrà affossata, vedi 95. Alessandro ZAN) • 2022 - • 2023 - • Passato alle politiche del 25 settembre 2022 dalla Camera al Senato, il 9 gennaio 2024, quando la prima seduta della commissione del Senato sulla riforma della Giustizia si conclude con l’approvazione dell’articolo 1 del disegno di legge Nordio sulla cancellazione del reato di abuso d’ufficio e con una modifica della legge Severino che permetterebbe di lasciare al proprio posto sindaci e assessori condannati in primo grado, vota con la maggioranza. Il 21 ottobre, quando il Senato approva definitivamente la legge che rende «reato universale» la maternità surrogata, detta correttamente «gestazione per altri» (Gpa) e dispregiativamente «utero in affitto», commenta: «È una norma scritta per essere discriminatoria nei confronti di bambini, donne e gay. Ma sarà sconfitta dai giudici, dal tempo e dall’amore. Non ci riporterete al Medioevo» • A inizio dicembre 2025 «studiosi e studiose (anche ebrei) di storia dell’antisemitismo e scrittori e scrittrici che si occupano di mondo ebraico o che difendono la libertà di parola e di opinione» (Elena Tebano) sostengono in un appello che anche il suo, come tutti i disegni di legge sulla prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo in discussione in Parlamento, equipara qualsiasi critica politica a Israele all’antisemitismo (gli altri sono stati presentati dal leghista Romeo, dal piddino Delrio, dall’azzurro Gasparri).

426. Marinella SOLDI Figline Valdarno 4 novembre 1966. Manager • 2020 - • Il 9 luglio 2021 si legge: «Palazzo Chigi ha scelto, sarà Carlo Fuortes il nuovo amministratore delegato della Rai, mentre entra nel Cda anche Marinella Soldi». Il 16 è nominata presidente. Il 21 riceve il via libera dalla Commissione di Vigilanza. Alessandro Trocino: «C’era maretta e qualche timore, ma alla fine sono mancati solo un paio di voti, quelli di un leghista in quarantena e dei due componenti di Fratelli d’Italia, furiosi per l’esclusione dal consiglio». Antonella Baccaro: «Presidente della Fondazione Vodafone Italia e Consigliere Indipendente di Nexi, Italmobiliare e Ariston Thermo. Cresciuta a Londra, ha conseguito una laurea in Economia presso la London School of Economics e un Master in Business Administration presso INSEAD, Francia». Il suo curriculum vanta un «inizio carriera alla McKinsey Company, come consulente strategico per tre anni fra Londra e l’Italia. Nel 2000 ha fondato la Soldi Coaching, società di leadership coaching con clienti in tutto il mondo, svolgendo per nove anni il ruolo di leadership coach, nei settori della tecnologia e dei media. È stata ceo di Discovery Network Southern Europe (per i Paesi Italia, Spagna, Portogallo e Francia) per 10 anni fino ad ottobre 2018. Ha ricoperto ruoli di senior management per cinque anni presso MTV Networks Europe, SVP Strategic Development a Londra e GM, e per MTV Italia a Milano». Nel 2015 candidata da Renzi come ad della Rai, nel 2019 acquistò i diritti del suo documentario su Firenze. A fine novembre, intervistata da Daniele Manca dice che la Rai «non è un ministero, ora cambi in fretta» e promette «Le nomine? Solo per merito» • 2022 - • Il 15 maggio 2023 il Consiglio di amministrazione Rai ratifica le scelte di Giorgia Meloni: Roberto Sergio è il nuovo amministratore delegato e Giampaolo Rossi il direttore generale, decisivo il suo voto, che in caso di parità vale doppio e che e si è affiancato a quelli dei consiglieri Simona Agnes (Forza Italia) e Igor Di Biasio (Lega), superando il no di Francesca Bria (Pd) e le astensioni di Alessandro Di Majo (5 Stelle) e Riccardo Laganà (rappresentante dei dipendenti). Alle dure proteste del Pd, che le chiedeva di astenersi, replica: «La mia decisione, del cui peso sono consapevole, è stata espressa per rispettare l’indicazione degli azionisti e per l’urgenza di uscire da lunghi mesi di stallo e incertezze gestionali. Nel mio ruolo di presidente, se l’azionista propone un nome, questo va valutato secondo criteri oggettivi. Il gusto personale, l’orientamento politico non devono pesare. Sergio è un interno, conosce bene la macchina Rai, dovrebbe poter velocemente entrare nella risoluzione dei temi aziendali» (all’ad uscente Carlo Fuortes contesta la scelta di non aver prolungato il contratto di Fabio Fazio). Il 25, il suo no ai 5 direttori di testata, motivato con la mancanza di donne, spiazza la maggioranza. «Qualcuno la chiama già “triarchia”», scrive Antonella Baccaro: i due meloniani dovranno cioè vedersela con una presidente fuori controllo e sempre più «ago della bilancia» del consiglio. A fine luglio interviene, apparentemente fuori tempo massimo, sul caso Saviano, auspicando «un supplemento di riflessione interna» circa la cancellazione di Insider decisa da Sergio: il programma, spiega, «è un prodotto nello spirito del servizio pubblico, parla di mafia e di legalità, ha avuto un primo ciclo di successo, con un gradimento del pubblico superiore alla media degli approfondimenti Rai». L’11 settembre è eletta nel consiglio di amministrazione della BBC per una durata di tre anni, con funzioni non esecutive (è la prima italiana a farne parte) • Il 23 luglio 2024 annuncia le dimissioni da presidente della Rai: resta al lavoro fino al 10 agosto, poi va alla Bbc • 2025 -.

427. Paolo BERLUSCONI Milano 6 dicembre 1949. Imprenditore • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Il 12 giugno 2023 muore il fratello Silvio, subito si parla di lui come candidato per il seggio rimasto vacante nel collegio senatoriale di Monza. Tajani smentisce in modo secco e seccato: «Vi ho letto la lettera di Marina: parla di vicinanza nel “rispetto dei ruoli”. Più chiaro di così, intelligenti pauca...». Nonostante abbia lui stesso smentito e nonostante i suoi vivaci trascorsi giudiziari, Tommaso Labate nota che ha fama di abile illusionista «e mascherare una candidatura prima di formalizzarla, in politica, è il trucco più usato». Il 6 luglio, quando viene reso noto il testamento, si scopre che eredita un lascito pari a quello di Marta Fascina, ultima compagna del Cavaliere: 100 milioni di euro. Il 26 luglio, presentando la candidatura di Adriano Galliani alle suppletive di Monza (è lui il prescelto di Forza Italia) dice: «Silvio c’è. Ci ha momentaneamente lasciato, ma c’è sempre. Basta con le lacrime, l’ho detto anche a Marta, che è inconsolabile, ma che deve trovare la forza di tornare in Parlamento perché è un suo diritto ma soprattutto un suo dovere. Dobbiamo essere sereni e addirittura felici, perché abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, amarlo e viverlo». Il 29 settembre, giorno in cui Silvio avrebbe compiuto 87 anni, annuncia Basta soldi a Forza Italia: «Non daremo soldi al partito perché si deve sostenere da solo, deve essere autonomo finanziariamente ed economicamente» • A fine aprile 2024 si legge che la cinese Dongfeng Motor Group è in trattative con il governo per la produzione di automobili in Italia, un impianto in grado di produrre più di 100mila veicoli all’anno: nel capitale della neonata Df Italia, che punterebbe a importare le vetture del colosso cinese, c’è anche lui. A fine settembre definisce «patetico e vergognoso» il ricorso al Tar del Comune di Milano contro l’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio • Il 19 dicembre 2025 Leonardo Maria Del Vecchio rileva dalla Tosinvest della famiglia Angelucci il 30% de “Il Giornale”: lui resta con il 30%, ma già si sa che a gennaio 2026 alleggerirà la quota fino al 5% non esercitando le opzioni nell’ambito degli accordi del 2023 con Tosinvest.

428. Federico D’INCÀ Belluno 10 febbraio 1976. Politico • Pentastellato, dal 5 settembre 2019 ministro per i rapporti con il parlamento nel secondo governo Conte, a metà febbraio 2020, quando si parla di Equilibri precari e Francesco Verderami scrive che «È stallo: i partiti di maggioranza e opposizione non hanno mosse per cambiare gli attuali equilibri. Ma a differenza degli scacchi, in politica la partita non si interrompe», lui nota che «basta entrare nelle aule parlamentari e osservare gli sguardi di chi vive quotidianamente nell’ansia del voto anticipato» • Perito elettronico, laureato in Economia e Commercio a Trento, analista di sistemi gestionali informatici, attivista di progetti umanitari in Africa, quando il 13 febbraio 2021 «a mezzogiorno l’Italia entra nell’era Draghi con il giuramento dei ministri», tra i 23 c’è anche lui, che conserva il dicastero. A inizio giugno, quando sul “Foglio” sottolinea «la risorsa eccezionale» del prestigio di cui gode Draghi, Massimo Franco (Nel Movimento 5 Stelle una rissa opaca tra populismo nostalgico e di governo) nota che «sono giudizi che fanno a pugni con i pregiudizi ostili al premier di altri settori del Movimento», «somiglia a un abbozzo di “corrente draghiana” del M5S» • Il 14 luglio 2022 Draghi lascia, il Quirinale respinge le dimissioni, il premier mercoledì alle Camere, legislatura in bilico. Un titoletto recita: 11.17 La mediazione fallita di D’Incà. Alessandro Trocino: «Favorevole a far proseguire il governo, ipotizza che si possa procedere con il voto finale sul decreto “aiuti”, senza ricorrere al voto di fiducia, articolo per articolo. Quindi dando la possibilità a M5S di non votare per il termovalorizzatore. Ma la mediazione fallisce». Mentre si parla de La crisi di governo tra appelli e veti incrociati, a Maria Teresa Meli che gli chiede A breve potrebbero esserci nuovi scissionisti del M5S. Se così fosse si potrebbe fare un bis con loro? Matteo Renzi risponde: «Ho perso ogni interesse verso le dinamiche interne dei Cinque Stelle. Spero che sia chiaro a tutti come la loro presenza abbia inquinato il dibattito civile della politica italiana. Hanno mentito, hanno insultato, hanno aggredito gli avversari. E adesso, preoccupati di tornare a casa, si scindono una volta alla settimana: ma a chi può interessare tutta questa mediocrità? Parliamoci chiaro: il bis si fa se Draghi vuole farlo, alle condizioni che dice Draghi. La scissione di D’Incà, ammesso che ci sia, è poco meno che folklore». Il primo agosto insieme a Davide Crippa presenta alla Camera Ambiente 2050, «“collante” tra la politica e la società civile sui temi della transizione ecologica» (Elena Tebano). Il 12 ottobre finisce l’esperienza alla Camera, il 22 quella al governo • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

429. Paolo ZANGRILLO Genova 3 dicembre 1961. Politico • 2020 - • 2021 - • Genovese di nascita ma torinese d’adozione («a 26 anni sono stato assunto dalla Fiat e da allora questa è diventata la mia città»), laureato in giurisprudenza, è il fratello meno famoso di Alberto (vedi 215. Alberto ZANGRILLO). Dal 2018 deputato di Forza Italia, il 25 settembre 2022 è eletto al Senato, il 22 ottobre diventa ministro per la pubblica amministrazione: ore dopo la lettura della lista da parte della premier, Fratelli d’Italia emette una nota nella quale comunica che «a causa di un errore di trascrizione nella stesura della lista dei ministri sono stati erroneamente invertiti due nomi», il suo con quello di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’ambiente e della sicurezza • A fine giugno 2023, morto Silvio Berlusconi, quando Paola Di Caro gli domanda Sarà Tajani a guidarvi o è già iniziata la lotta sotterranea per «scalare» il partito? risponde: «Dobbiamo seguire gli insegnamenti di Berlusconi, che ha sempre creduto nel merito e messo a valore le tante persone capaci di FI. Dobbiamo mettere in campo una personalità riconoscibile, di valore, in grado di rappresentarci. Con la guida di Antonio saremo punto di riferimento all’interno del Ppe e dei valori liberali e cattolici del centrodestra» • A inizio settembre 2024, intervistato da Giuliana Ferraino rivendica di aver «raggiunto l’obiettivo del Pnrr di 200 procedure semplificate quest’anno» e spiega che intende inserire nella manovra economica misure per «trattenere al lavoro i dipendenti pubblici fino a 70 anni, su base volontaria» e «assumere 350 mila giovani entro il 2025, dopo i 173 mila assunti nel 2023» • A metà marzo 2025 il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge da lui proposto: si potrà diventare dirigenti della pubblica amministrazione anche senza passare per il concorso, ma con una procedura di selezione basata sui risultati ottenuti sul lavoro e sulla verifica sul campo delle attitudini manageriali. Il lavoratore, spiega, dovrà dimostrare non solo di «sapere» ma anche di «saper fare». Obiettivo promuovere il merito, superando un sistema che, dice, «deresponsabilizza i dirigenti», promette valutazioni annuali sulla performance di servizio (collegate ai premi) più selettive. A inizio novembre, sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego dice a Enrico Marro: «Sul minimo tabellare, l’incremento medio è stato del 6-7%. A questo vanno aggiunte le risorse in più per sanità ed enti locali. Quindi, in alcune situazioni, l’aumento medio raggiunge il 10%. Se consideriamo che c’è stato un picco d’inflazione del 13%, è chiaro che non siamo riusciti a recuperare tutto. Ma cumulando le tornate 2022-24 e 2025-27 saremo in grado di riconoscere a tutti dal 12 al 14% di aumenti». Quanto alla mancata firma da parte della Cgil, attacca: «Quella della Cgil non è una posizione negoziale, ma politica: non firmano perché c’è un governo di centrodestra».

430. Piero FASSINO Avigliana 7 ottobre 1949. Politico • 2020 - • A metà giugno 2021, quando mancano pochi mesi alle Amministrative e la competizione tra M5S e Pd rischia di accentuarsi, Alessandro Trocino ricorda quel che disse Romano Prodi a lui e Veltroni che lo rimproveravano di voler spaccare la coalizione con i Democratici: «Competition is competition» • A metà agosto 2022, quando il Pd lo ricandida alla Camera, Gianluca Mercuri nota che «tra due anni completerà 6 lustri da parlamentare» e accomunandolo a Pier Ferdinando Casini, che in parlamento ci sta addirittura dal 1983, commenta: «Indispensabili? Di certo immarcescibili». Parlando di Paracudati e parenti, Alessandro Trocino scrive: «Per “paracadutati”, in gergo elettorale, si intendono quei candidati che vengono piazzati dai leader in collegi elettorali lontani da loro. Un esempio per tutti: Dario Franceschini candidato a Napoli. Ma anche Piero Fassino, che invece di essere presentato a Torino, è stato piazzato in Veneto. Un modo per proteggere in collegi blindati personalità del partito, che irrita, comprensibilmente, chi pensa che i parlamentari debbano essere collegati al territorio». Il 25 settembre viene eletto per la settima volta • A inizio gennaio 2023, Stefano Bonaccini parla da leader del Pd e annuncia di fatto una neo-rottamazione, con toni appena più gentili di quella renziana: «Credo che vada costruito un nuovo gruppo dirigente perché quando perdi da troppo tempo il gruppo nazionale va sostituito. Non dobbiamo mandare via nessuno ma qualcuno deve tornare in panchina». Mercuri: «Comincerà dall’eterno Fassino, che ha ufficializzato il suo appoggio per lui?». Il 26 febbraio diventa segretaria Elly Schlein, per lui è pure peggio • Il 25 aprile 2024 il titolo è Fassino e il profumo. Trocino: «L’ex ministro della Giustizia nel governo Amato è stato denunciato per tentato furto di un profumo, del costo di 100 cento euro, che sarebbe avvenuto nel Duty Free shop dell’aereoporto di Fiumicino il 15 aprile. Le versioni sono contraddittorie». Alessandra Arachi: «Di certo c’è che la confezione di profumo è scivolata nella tasca del giaccone che Fassino indossava in quel momento». Lui spiega: «Ho preso quel profumo dallo scaffale, volevo fare un regalo a mia moglie. Poi mi è squillato il telefono. Avevo un trolley in mano e non avendo tre mani per prendere il telefono ho semplicemente appoggiato la confezione di profumo nella tasca del giaccone in attesa così di andare alle casse». La polizia dell’aeroporto non crede a questa versione, parte la denuncia del Duty Free. Passati un paio di giorni Fassino, il caso si complica. Mercuri: «La vicenda surreale dell’ex segretario del Pd, denunciato con l’accusa di aver provato a rubare un profumo da 130 euro all’aeroporto di Fiumicino, si arricchisce di spunti sconcertanti. Le immagini non sembrerebbero confermare la sua versione (“Avevo le mani impegnate e me lo sono messo in tasca”). Ma soprattutto, l’eurodeputato sarebbe già stato beccato in passato in frangenti simili. Lui nega tutto e parla di “aggressione mediatica”». La vicenda si chiude il 10 ottobre con l’archiviazione del caso: ai sensi dell’art. 162-ter del codice penale, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Civitavecchia accetta la proposta della difesa che prevede il pagamento di 500 euro come condotta riparatoria, il reato è dichiarato estinto, il processo evitato • A metà marzo 2025, quando l’Aula di Strasburgo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che la Commissione europea presenterà il 19 marzo, e che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, seguendo l’indicazione della segreteria 11 europarlamentari del Pd si astengono, 10 votano sì. Mentre si parla de I due partiti democratici Dire diviso è dir poco, lui commenta: «Non possiamo sottrarci. Il posizionamento internazionale del partito ne definisce identità, profilo e credibilità».

431. Ambra ANGIOLINI Roma 22 aprile 1977. Attrice • Il 3 novembre 2020 debutto letterario col racconto della sua bulimia (InFame). Maria Luisa Agnese: «L’autrice di questo debutto narrativo è proprio l’Ambra Angiolini che è esplosa con la sua spigliatezza sugli schermi italiani con Non è la Rai a inizio anni Novanta (1992), sostenuta da un navigato Gianni Boncompagni che la teleguidava secondo alcuni, o supportata soltanto dall’abile incoscienza dei suoi 15 anni, secondo altri. Di sicuro c’è che dietro quella marcia trionfale verso un successo precocissimo c’è stato un inferno parallelo, tutto intimo, che triturava la vita smagliante dell’Ambra di radio e di tv, brevemente raccontato nel 2008 con un’intervista a Leggo, e che ora viene restituito nella genesi e nei dettagli con una scrittura a tratti folgorante, e che forse, se non scaturisse da una reginetta della cultura pop, verrebbe letterariamente celebrata» • A metà ottobre 2021, quando dopo 4 anni finisce la sua storia con l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri, Massimo Gramellini la tira su con un Caffè (Il valore dell’Ambra): «Conosco e stimo Ambra Angiolini, ma non credo di peccare di parzialità se affermo che la vicenda del Tapiro assegnatole da Striscia la notizia dopo la fine della sua storia d’amore con Max Allegri ha rivelato a tutti che persona sia. Intanto il suo comportamento: di solito il bersaglio reagisce con dispetto e persino con rabbia a un’intrusione mediatica, specie se riguarda vicende che lo fanno soffrire o di cui comunque non ha intenzione di parlare. Ambra invece si è destreggiata con eleganza e ironia, senza fare né la vittima né l’offesa, anche se dentro stava patendo le pene dell’inferno. Nelle ore successive ha precisato la sua posizione con parole che chiunque sia stato tradito o lasciato farebbe bene a custodire nel cuore: “Oggi per me è il giorno zero, dove non si vince e non si perde, ma si riparte”. Iniziata come il classico gossip che tutti seguono avidamente deprecando che se ne parli, questa vicenda si è trasformata così in una piccola lezione di educazione sentimentale. Grazie ad Ambra, certo, ma anche a Jolanda, la figlia diciassettenne che sui social ha seppellito in poche righe secoli di epica machista, chiedendosi perché una persona che ha amato e dato fiducia a un’altra persona dovrebbe sentirsi colpevole o perdente. E se lo è chiesto con tale garbo, con tale compostezza e con tale proprietà di linguaggio da farci capire che Ambra ha lavorato bene anche come madre». L’11 novembre arriva nelle sale Per tutta la vita, film di Paolo Costella che parla di quattro coppie diversamente assortite con matrimoni non validi in quanto celebrati da un prete-non-prete. Paolo Baldini: «La domanda è: rifareste tutto daccapo? Vi leghereste di nuovo alla stessa persona? O quel contrattempo sarebbe un’ideale via di fuga?» (con Carolina Crescentini, Fabio Volo, Claudia Pandolfi) • A gennaio 2022 nelle sale La notte più lunga dell’anno, «quattro storie che si sfiorano senza toccarsi in una Potenza by night svuotata e spettrale: la cubista depressa Ambra Angiolini, il politico alle strette Massimo Popolizio, lo studente modello che ha una relazione con una donna sposata e più grande, tre sbandati di periferia in cerca di una discoteca» (Baldini). A fine maggio dal set di una fiction Rai sulla Protezione civile che sta girando a Stromboli parte un fuoco che manda in fumo oltre sei ettari di macchia mediterranea, il 50% circa del verde dell’isola. Marco Giorgianni, sindaco di Lipari, lamenta: «Sull’isola non c’è più un filo d’erba, è un miracolo che non ci siano vittime» • 2023 - • Il primo maggio 2024, La paura della Rai che vieta i monologhi, Alessandro Trocino spiega: «L’incubo è ricorrente: ogni anno c’è il timore che al concertone a qualcuno scappi una parola di troppo, di solito contro il governo. Era successo nel 2021 con Fedez, che aveva attaccato la Lega. L’anno scorso toccò al fisico Carlo Rovelli, che se l’era presa con il ministro della Difesa Guido Crosetto, mettendo in imbarazzo la presentatrice Ambra» • Il 22 settembre 2025 a Milano, quando una manifestazione pro Pal degenera (scontri nelle gallerie della stazione, in piazza Duca d’Aosta e via Vittor Pisani, tra turisti e pendolari spaventati e coinvolti nella nube dei lacrimogeni, una sessantina di feriti tra le forze dell’ordine), scesa in piazza con la figlia condanna le violenze ma difende le ragioni della protesta: «Ho insegnato presto a mia figlia che manifestare in piazza ha un valore preciso: può parlare chi si mette in discussione e si impegna sul campo, non chi resta sul divano a giudicare. Le giornate come questa insegnano più di tante parole dette a casa. I figli devono vedere i genitori non solo parlare, ma agire in prima persona».

432. MINA - Mina Anna MAZZINI Busto Arsizio 25 marzo 1940. Cantante • 2020 - • A fine agosto 2021, intervistata da Aldo Cazzullo, Ornella Vanoni racconta: «Eravamo amiche, ci frequentavamo. Un giorno a pranzo suo marito, Alfredo Cerruti, mi propone una trasmissione tv con lei. Accetto e parto felice per le vacanze. A Paraggi mi raggiunge Gigi Vesigna: “Hai visto che Mina fa una trasmissione con la Carrà?”. La chiamo: “Sei una vigliacca”. “Allora è guerra?” risponde. Guerra no; ma avrei voluto saperlo da lei. Poi facemmo pace. Ma da quando si è rifugiata in Svizzera ci siamo perse» • 2022 - • A dicembre 2023  torna con un nuovo album, Dilettevoli Eccedenze 2, in cui prosegue la pubblicazione di «perle nascoste», fra canzoni usate per progetti cinematografici e pubblicitari e versioni mai uscite di titoli già noti. Barbara Visentin: «Il videoclip di Abban-dono ci restituisce anche la sua immagine, da lungo tempo lontana dai riflettori, grazie all’Intelligenza Artificiale: il suo volto viaggia fra passato e futuro, viene impresso su quello di tante grandi opere della storia dell’arte — dalla Gioconda all’Urlo di Munch — i suoi lineamenti tornano quelli di lei bambina, poi ragazza, e infine si increspano di rughe in quelli di lei donna più anziana, giacca di pelle e occhiali neri, con i capelli bianchi raccolti, come finora potevamo solo immaginarla. Oltre i confini del tempo, il video la celebra in un caleidoscopio di più di 30 rappresentazioni diverse: il merito è dello Iulm AI Lab, laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Ateneo milanese che usa diversi software all’avanguardia e porta avanti un approccio non convenzionale, unendo un lato umanistico a quello prettamente tecnologico. Mina, anche qui lo conferma, è sempre stata affascinata dal progresso tecnologico: fra i primi artisti ad avere un sito internet già dal 2000 (ora è appena andato online in una nuova versione), lo scorso anno si è confrontata anche con gli Nft, “trasformandosi” in opera d’arte digitale e scommettendo ogni volta sulle novità più all’avanguardia» • A metà luglio 2024 Massimo Gramellini scrive in un Caffè: «Come fa dire Sorrentino a uno dei suoi personaggi: “Lo scrittore più importante degli ultimi 20 anni? Salinger. Il regista? Kubrick. L’artista? Banksy. Il gruppo di musica elettronica? I Daft Punk. La più grande cantante italiana? Mina. Il filo invisibile che lega questi personaggi? Nessuno di loro si lascia fotografare». A metà novembre, intervistato da Visentin, il figlio Massimiliano Pani prima rivela che «Se ci sono programmi che parlano di lei in tv, cambia velocissimamente canale, dice “ussignur!” in cremonese e gira. Si annoia tantissimo a vedere se stessa in tv e non vuole essere celebrata», la definisce «il direttore artistico più forte d’Italia», spiega che «riesce a rimanere contemporanea pur mantenendo un alto livello qualitativo» e si compiace che benché lontana dalle scene dal 1978 «riesce a farsi seguire anche da un pubblico che non l’ha mai vista». E poi: riceve «3-4mila brani l’anno, prima erano cd, adesso si possono mandare i file attraverso il suo sito e lei ogni giorno li ascolta», quando sceglie di lavorare a una canzone è lei stessa a telefonare agli autori («Di solito sentono “sono Mina” e mettono giù, così poi deve richiamare e dire “sono io davvero”»): «Dopo il duetto con Blanco, quasi tutti i ragazzi di questa nuova generazione vorrebbero fare qualcosa con lei perché ritengono che sia avanti», paradosso «sociologicamente interessante» «L’unica artista che non fa promozione, che non si vede in tv né fa concerti riesce ad arrivare a questi ragazzi qui». Il motivo? «È sempre riuscita a capire le cose un po’ prima degli altri. E riesce a incontrare anche il gusto dei ragazzi» • A fine febbraio 2025, intervistato da Sandra Cesarale, Tullio De Piscopo racconta: «Registravamo a Milano, nella Basilica, una vecchia chiesa sconsacrata che era della Pdu (storica casa discografica da lei fondata nel 1967, ndr). Stava in regia e mentre noi suonavamo, avevamo lei in cuffia che cantava. Non lo faceva quasi mai nessuno, a volte gli artisti non si presentavano nemmeno in studio. Lei era sempre presente e gentilissima, ci viziava portando i dolcetti».

433. Claudia GERINI Roma 18 dicembre 1971. Attrice • Il 9 gennaio 2020 è nelle sale Hammamet di Gianni Amelio, in cui interpreta l’amante di Bettino Craxi, dal primo ottobre Burraco fatale di Giuliana Gamba, «l’amicizia di quattro donne unite dal gioco più alla moda tra le signore: Irma (Claudia Gerini), Miranda (Caterina Guzzanti), Eugenia (Angela Finocchiaro) e Rina (Paola Minaccioni). Tutte in cerca d’amore e in lotta con il loro destino» (Paolo Baldini) • L’11 maggio 2021, candidata al David di Donatello come non protagonista per Hammamet, è battuta da Matilda De Angelis. Il 30 settembre nelle sale Sulla giostra di Giorgia Cecere, «parla di una bella casa nel Salento da vendere con tutti i ricordi che si porta dietro e di due donne che si incontrano dopo tanto tempo per definire l’affare, contrapponendo così due generazioni e due modi di pensare fin troppo distanti. Claudia Gerini contro Lucia Sardo» (ibidem) • Il 31 marzo 2022 è nelle sale Mancino naturale di Salvatore Allocca: l’interpretazione di una madre che perso il marito deve crescere da sola il figlio Paolo (come il Pablito Rossi idolo del padre) aspirante calciatore, le vale la candidatura al Nastro d’argento (il 20 giugno sarà battuta da Teresa Saponangelo). A maggio Tapirulàn, con cui fa l’esordio da regista, «racconto delle giornate della consulente psicologica online Emma che fornisce la sua assistenza 24 ore su 24 ma sempre correndo su un tapis roulant», «Opera a basso costo, ricca di metafore, espressione delle riflessioni post pandemiche». A inizio ottobre, rispondendo all’appello lanciato dal programma Mediaset Le Iene (#IeneDonnaVitaLibertà) si taglia una ciocca di capelli in solidarietà con le donne iraniane (aderiscono anche Belen, Rocio Munoz Morales, Costanza Caracciolo, Bianca Atzei, Laura Torrisi). Dal 14 ottobre Il ragazzo e la tigre di Brando Quilici, «fiaba di Balmani (in nepalese , piccolo gioiello), orfano dodicenne sopravvissuto al terremoto di Katmandu che salva una tigre del Bengala e la riporta sulle vette dell’Himalaya» (lei è la volontaria che l’assiste) • A fine marzo 2023, intervistata da Valerio Cappelli dice basta «con la lobby di registe che fanno film solo su donne» • A inizio maggio 2024 Pupo e Gerini tra i testimonial pop della premier: convegno organizzato nella sala della Regina di Montecitorio dalla Fondazione Craxi e dalla Fondazione De Gasperi con altri esponenti della società civile, sono stati invitati da Palazzo Chigi per «aprire il confronto con i cittadini» • 2025 -.

434. Riccardo CHAILLY Milano 20 febbraio 1953. Direttore d’orchestra • 2020 - • Il 7 dicembre 2021, prima del Macbeth di Giuseppe Verdi alla Scala salutata da dodici minuti di applausi, convince più del regista Davide Livermore («Lettura introspettiva, studiata, controllata, quasi senza sbavature. Scandaglia in profondità il tema del male», scrive Enrico Girardi motivando l’8 in pagella) • Il 6 giugno 2022 prende un applauso lunghissimo per avere interrotto il coro Patria oppressa (dal Macbeth) dopo lo squillo di un cellulare: «Prego, risponda pure, riprendiamo dopo...». Al pubblico spiega: «Vedete, amici, siamo in molti in questo grande viaggio verdiano con l’orchestra e il coro della Scala, ma non siamo soli, perché stiamo realizzando un’incisione per la Decca di Londra per cui saremo ancora molti di più. È una cosa importante. Patria oppressa con l’ostinato del telefonino non è possibile». Figlio del compositore Luciano (1920-2002), a fine luglio, intervistato da Gian Luca Bauzano, racconta: «Mio padre temeva facessi il musicista. Ne conosceva le infinite difficoltà. Compositore e direttore artistico di numerosi enti lirici compresa la Scala. Voleva evitarmi delusioni avute da tanti. Un continuo mettermi alla prova. Ho poi trovato la mia strada, il mio percorso di crescita. A mio padre è legato il mio primo ricordo musicale. Avevo pochi mesi. Di notte lo ascoltavo suonare. Componeva al pianoforte. Le melodie, benché il suo fosse un linguaggio contemporaneo non facile, attraversavano le pareti fino alla mia stanza». Il 7 dicembre è di nuovo tempo di prima alla Scala, col Boris Godunov di Musorgskij: stavolta i minuti d’applausi sono uno in più (tredici), ma il voto di Girardi scende a 7,5 («Una seconda metà più sciolta, fluida, morbida e pastosa nelle sonorità riscatta una prima metà di spettacolo ben sotto controllo ma “nervosa”») • Il 7 dicembre 2023Don Carlos di Verdi, di nuovo tredici minuti di applausi. A far notizia stavolta è soprattutto quel che succede prima. Candida Morvillo: «Il presidente del Senato Ignazio La Russa sposta le tende di velluto per entrare nel Palco reale, si avvicina alla senatrice a vita Liliana Segre, le fa: “Siamo una coppia interessante noi due”. Lei si scosta il tanto che serve per mettere a fuoco il viso a un palmo dal suo orecchio. Gli sorride. Il tempo di avvicinarsi al balcone d’onore e una voce dal loggione urla “no ai fascisti”. È un attimo: dal palco, spunta la capigliatura immacolata di Segre e il teatro esplode di applausi rivolti all’insù; il maestro Riccardo Chailly attacca l’inno di Mameli ed ecco che il peggio è alle spalle, i fischi non arrivano, i cori antifascisti nemmeno. Si sente solo, a fine inno, un “viva l’antifascismo”» • 2024 - • Il 10 dicembre 2025 è colto da un malore mentre dirige la rappresentazione di Una lady Macbeth del distretto di Mcensk, opera di Šostakovič che il 7 dicembre ha inaugurato la stagione (undici minuti di applausi), spettacolo molto impegnativo per la durata e la particolarità che il maestro ha più volte definito «al limite dell’eseguibile» (sia il direttore d’orchestra che i cantanti sono sottoposti a un impegnativo e duraturo sforzo fisico). Pierluigi Panza: «Il primo atto è filato via liscio, ma l’intervallo si è prolungato. Nel secondo atto si è visto che il direttore, Riccardo Chailly appariva affaticato nella direzione e, infatti, alla fine il direttore è apparso estremamente sofferente e si è preferito farlo assistere dalla guardia medica, sempre presente in teatro. Lo spettacolo è stato interrotto e le luci della sala accese. Quindi è uscito il direttore artistico Gavazzeni annunciando che lo spettacolo non poteva continuare». Accompagnato fuori dal teatro con l’aiuto dei medici, mantiene sempre assoluta lucidità e saluta la folla che l’applaude, ma per precauzione viene portato al Centro Cardiologico Monzino di Milano, il giorno dopo viene dimesso.

435. David PARENZO Padova 14 settembre 1976. Conduttore radiotelevisivo • 2020 - • Il 28 dicembre 2021, sotto il titolo Scomparse / Mauro Buratti, Alessandro Trocino racconta: «In radio, nella trasmissione La Zanzara, era noto come “Mauro da Mantova”. Si chiamava Mauro Buratti, era un carrozziere di 61 anni ed è morto ieri per le conseguenze del Covid. Fiero no vax, aveva annunciato in diretta di essere entrato in un supermercato senza mascherina, sapendo di essere positivo. Giuseppe Cruciani e David Parenzo, che lo hanno ospitato spesso e volentieri in trasmissione, dando eco alle sue tesi sia pure contrastandole, avevano insistito perché si ricoverasse. Parenzo dice al Corriere: “Riposa in pace, spero che la tua drammatica morte smuova qualcosa e aiuti i no-vax a capire”» • A metà gennaio 2022 Paolo Di Stefano scrive: «Si avvertiva già un effetto di saturazione nel sentir dire ovunque la parola “narrazione”, soprattutto in rapporto al tempo che stiamo vivendo: la narrazione della pandemia, la narrazione della malattia, la narrazione dell’emergenza, la narrazione dei no vax… Ma adesso, come se non bastasse, è arrivata anche la “narrativa”. Che sembra propagarsi a macchia d’olio come categoria semantica onnicomprensiva che si mangia tutte le altre: la narrativa pandemica, la narrativa catastrofista, la narrativa dominante, la narrativa complottista eccetera. L’abbiamo sentita diverse volte pronunciare, qualche sera fa, dal patologo Guido Silvestri durante la rubrica televisiva In onda di David Parenzo e Concita De Gregorio» • A metà luglio 2023 «Gramellini al posto di Giletti, David Parenzo al posto di Myrta Merlino*. Sono queste le novità del palinsesto di La7 che conferma tutti i suoi programmi storici che costruiscono l’identità della rete, che mescola informazione e approfondimento, inchieste e intrattenimento culturale, ma anche satira» • A marzo 2024 col direttore de “la Repubblica” Maurizio Molinari è tra i giornalisti cui le contestazioni studentesche impediscono di parlare perché accusati di essere filoisraeliani. Il 26 aprile, a Roma, lo attaccano davanti alla sede di La7 perché il giorno prima ha manifestato insieme alla Brigata ebraica, da cui secondo i giovani sarebbero partiti sassi e bombe carta: finito nel mirino «come fossi un criminale», respinge ogni strumentalizzazione politica («Ho avuto una solidarietà bipartisan»). Il 5 dicembre, I neonazisti che volevano uccidere la premier Meloni, si parla di un’indagine che «coinvolge 25 persone in varie città, da Palermo a Milano accusate di aver organizzato e fatto parte dell’associazione Divisione Werwolf, che difendeva ideali suprematisti e neonazisti, negava l’Olocausto, aveva posizioni antisemite e mirava ad abolire la democrazia per istituire uno stato autoritario di ispirazione razzista. Tra le persone prese di mira dal gruppo terroristico ci sono anche il giornalista David Parenzo e il presidente del World Economic Forum Klaus Schwab» • Nel 2025 fa notizia soprattutto per gli interventi degli ospiti a L’aria che tira*, programma de La7 che conduce dal 2023, quando ha definitivamente sostituito Myrta Merlino.

436. BEBE VIO - Beatrice VIO 4 marzo 1997. Atleta paralimpica • Il 21 giugno 2020, quando le condizioni di Alex Zanardi, in coma farmacologico dopo il terribile incidente in handbike del 19, sono gravissime, Carlo Verdelli (Alex, l’Ufo Robot che tutti noi vorremmo essere) scrive: «L’hai fatta, l’impresa di resistere, dopo il piovoso sabato tedesco del Lausitzring, per l’amore di un’anima inseparabile come Daniela e per poter riportare tuo figlio Niccolò, allora di tre anni, sulle spalle. Fallo ancora per noi, che a persone come te o come Bebe Vio dovremmo guardare appena ci lamentiamo con dio per ogni niente» • Il 24 agosto 2021, quando con una cerimonia segnata dal motto «Abbiamo le ali» iniziano a Tokyo le Paralimpiadi, è portabandiera col nuotatore Federico Morlacchi: vincerà l’oro nel fioretto individuale e l’argento a squadre (nel 2016 ai Giochi di Rio de Janeiro aveva vinto oro individuale e bronzo a squadre): «Questa volta pareva davvero impossibile. Mancavano pochi giorni, avevo perso dieci chili, il braccio con cui tiro era magro magro, svenivo e vomitavo. Così sono arrivata ai Giochi di Tokyo. Svenivo e vomitavo. Una gara di scherma è composta da alcuni match la mattina, altri al pomeriggio. Faticosissimi. Il mio corpo proprio non era in grado di reggerli, fisicamente. Durante un match l’adrenalina è talmente alta che non senti dolori ma appena finivo il match mi prendevano per la collottola del giubbetto elettrico e mi portavano via perché svenivo. Non potevamo far vedere che stavo male in gara. È uno sport di combattimento, non puoi dire al tuo avversario che stai male. Vomitavo e svenivo». Il 15 settembre, è ospite all’Europarlamento, la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen conclude il discorso sullo stato dell’Unione omaggiandola con la sua frase «Se sembra impossibile, allora si può fare». A inizio ottobre a Gian Antonio Stella che le chiede Sei riuscita poi a perdonarlo, quel medico che sconsigliò tua mamma dal fare il vaccino contro la meningite? risponde «Più visto». Mai cercato? «Mai. Ma non posso dimenticare che disse a mia madre: “Signora, non vaccini assolutamente i suoi figli”. Che doveva fare mia mamma? Si è fidata. È andata così. Sono viva solo perché un infermiere, in ospedale, riconobbe il male che aveva colpito due anni prima un bambino di Mestre, Pedro. Sennò...» • A metà marzo 2022 esulta via social: «Evvai, mi sono arrivate le mani e i piedi nuovi». Poi spiega: «Non avrei potuto fare questo senza l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi anni. E chissà quanto ancora potrà migliorare la nostra vita in futuro...». Grazie alle protesi della Ottobock, azienda partner ufficiale delle Paralimpiadi di cui è diventata testimonial, può ampliare il ventaglio di movimenti della vita di tutti i giorni, non solo di quella sportiva • 2023 - • A fine aprile 2024 «infilza» il generale Roberto Vannacci, candidato alle Europee dalla Lega come capolista in tutte le circoscrizioni convinto che i disabili a scuola andrebbero messi in classi separate (poi ha fatto una mezza marcia indietro): «Siamo stati il primo Paese al mondo a eliminare le classi separate fra chi ha una condizione di disabilità e chi non la ha, perché tornare indietro? Mi sembra una cosa senza senso. [...] Ognuno ha delle peculiarità diverse. Non si tratta solo di una condizione di disabilità, ma tutto ciò che ci identifica fisicamente e culturalmente come persone. Sarebbe ridicolo suddividerci in categorie visto che ognuno è diverso dall’altro». Il 28 agosto è tra i tedofori alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Parigi: stavolta torna con due bronzi • 2025 -.

437. Giovanni CASTELLUCCI Senigallia 23 luglio 1959. Manager • Dall’aprile 2005 al settembre 2019 amministratore delegato della società Autostrade per l’Italia (ha resistito un anno dopo il crollo del ponte Morandi di Genova che il 14 agosto 2018 ha causato 43 morti), l’11 novembre 2020 viene arrestato con l’accusa di «attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture» in un’inchiesta parallela a quella sul crollo del Ponte Morandi: le intercettazioni della Guardia di Finanza dimostrano la consapevolezza «della difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento», in un messaggio WhatsApp un indagato ha scritto che le barriere «sono incollate con il Vinavil». Il 14 Gianluca Mercuri aggiorna che Atlantia, la capogruppo di Autostrade per l’Italia, rivuole la tranche da oltre 3 milioni della sua buonuscita da 13 milioni (intanto, davanti ai magistrati, si avvale della facoltà di non rispondere) • A fine giugno 2021, intervistato da Fabio Savelli tenta di scaricare su altri le responsabilità del crollo: «Gli incidenti probatori hanno evidenziato che già nel 2000, quando la società fu privatizzata, il margine di sicurezza dello strallo del pilone 9 nel punto di rottura si era ridotto dell’80%, nonostante l’importante ciclo di manutenzione del 1993 eseguito dallo Stato prima di consegnarci il Ponte. Perché il difetto di costruzione era occulto». Conclusione: «La documentazione raccolta dagli inquirenti solleva tanti legittimi interrogativi sulla gestione degli ultimi 50 anni che dovranno essere chiariti anche nel mio interesse. Il processo dirà qual è la verità, a cui tutti hanno diritto e per rispetto di coloro che della tragedia hanno tanto sofferto» • Il 7 aprile 2022, accogliendo in pieno le richieste della Procura arrivate al termine di un’indagine durata oltre tre anni, il giudice per l’udienza preliminare Paola Faggioni lo rinvia a giudizio con altre 58 persone • Assolto l’11 gennaio 2019 in primo grado, il 28 settembre 2023 la corte di Appello di Napoli lo condanna a 6 anni di carcere per un incidente del 28 luglio 2013, quando un autobus di fedeli precipitò dal viadotto Acqualonga sull’A16 causando la morte di 40 persone • 2024 - • Il 26 marzo 2025 parla in aula per 5 ore: «Mi sento responsabile, ma non colpevole. Sentivo il peso allora e lo sento oggi. A crollare è stato un ponte monitorato, sul quale i lavori erano continui, cantieri infiniti, una grande società d’ingegneria aveva scritto che le procedure di controllo erano adeguate. Ma questo non cancella quello che è successo: il ponte è caduto e non doveva cadere», «Mai risparmiato sulla manutenzione e dai tecnici nessuna segnalazione» (rabbia dei parenti delle vittime). L’11 aprile la Cassazione conferma la condanna a sei anni per la strage del 2013, i legali annunciano che è pronto a costituirsi (finisce nel carcere di Opera). Soddisfazione dei familiari delle vittime, e anche di quelli delle vittime del crollo del Morandi: «La giustizia ha fatto emergere un sistema di manutenzione inefficace, viziato da carenze enormi, incompetenza, mediocrità il tutto al fine di diminuire le spese in sfregio alle vite umane». Il 14 ottobre la Procura di Genova chiede per il crollo del Morandi una condanna 18 anni e sei mesi di carcere: la difesa reagisce indignata alla richiesta, i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi la motivano con il fatto che sapeva delle condizioni del viadotto dal 2009 ma ha rinviato gli interventi per garantire il massimo profitto all’azienda.

438. Giovanni “Gianni” RIVERA Alessandria 18 agosto 1943. Ex calciatore • 2020 - • L’11 luglio 2021 l’Italia vince il campionato europeo. Aldo Cazzullo commenta: «Nulla a che vedere con la Nazionale che vinse nel 1968: Zoff, Facchetti, Mazzola, Anastasi, Rivera, Riva…». A metà novembre, in un pezzo intitolato Il calcio maestro di vita, ancora Cazzullo scrive: «Per noi italiani il calcio non è soltanto uno sport. È un grande romanzo popolare, è la nostra forma di epica, in cui Ettore e Achille sono incarnati di volta in volta da Meazza e Piola, da Rivera e Mazzola, da Totti e Del Piero» • A fine marzo 2022 Mario Sconcerti scrive (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni): «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno». A metà novembre, Cazzullo lo cita nuovamente: «San Siro non può morire. Con tutto il rispetto, non possono essere un fondo americano e un miliardario cinese a decidere la sorte dello stadio dei milanesi. Com’è noto, noi italiani — a parte l’immortale romanzo di un milanese — non abbiamo una grande tradizione di letteratura popolare. Non abbiamo avuto Balzac e Dumas, Dickens e Tolkien, Tolstoj e Dostoevskij. Però abbiamo avuto Meazza e Piola, Mazzola e Rivera, Van Basten e Rummenigge, e anche Brera e Arpino. Il nostro vero romanzo popolare è il calcio. E le pagine più memorabili del libro si sono scritte a San Siro» • A fine giugno 2023 è Gigi Riva, intervistato da Elvira Serra, a tirarlo in ballo per un fatto risalente al 1969: alla domanda Ha digerito il Pallone d’oro dato a Rivera e non a lei? risponde «No, non ancora. Mi era stato promesso che l’anno dopo sarebbe toccato a me e poi invece mi sono fatto male» • Il 22 gennaio 2024, quando Riva muore, commenta: «Uno come Riva è come un classico, avrebbe potuto giocare in tutte le epoche. Aveva un carattere molto forte, deciso, ma io non l’ho mai visto litigare con nessuno». A fine giugno in un Caffè intitolato Spallettileaks Massimo Gramellini scrive che rimase fuori dalla finale dei mondiali 1970 «per volontà dei compagni, nonostante il mitologico gol alla Germania» (invece di entrare all’inizio del secondo nella consueta staffetta con Sandro Mazzola, dovette accontentarsi di 6 minuti a partita ormai persa) • A inizio giugno 2025, stavolta il Caffè s’intitola I Musinner, Gramellini scrive: «Tra Coppi e Bartali, idealmente Coppi. Tra Rivera e Mazzola, Rivera». A metà marzo fa discutere il mancato invito a San Siro per un Italia-Germania valido per la Nations League. A Massimo Veronese che gli chiede Cosa le viene in mente 55 anni dopo di Italia-Germania 4-3? risponde: «Il gol di Schnellinger segnato per caso, io che batto la testa sul palo dopo il gol preso per colpa mia, la finta che sbilancia Maier, l’abbraccio di Riva. E quella palla che sembrava non voler entrare mai ma che mi tolse un peso dal cuore». C’erano 30 milioni di italiani quella notte davanti alla tv.«Una partita così non si ripeterà mai più. È un pezzo unico di storia del calcio, è un romanzo più che una partita. E poi un gol come quello che ho fatto oggi è impossibile da realizzare». E perché mai? «Perché oggi cominciano il gioco andando indietro invece che avanti. Con la costruzione dal basso Facchetti invece di lanciare Boninsegna sulla fascia avrebbe passato ad Albertosi».

439. Giuliano PISAPIA Milano 20 maggio 1949. Politico • Dal 2011 al 2016 sindaco di Milano, a metà agosto 2020 il vicesindaco di Roma Luca Bergamo dichiara a proposito di un’eventuale ricandidatura di Virginia Raggi: «Sono straconvinto che un sindaco debba poter ipotizzare di fare tutti e due i mandati, ma questo non vuol dire che automaticamente debba essere il candidato al secondo. Il caso Pisapia, che è stato un ottimo sindaco, è esemplare» • Avvocato, assunta la difesa gratuita dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano («è un grande sognatore che trasforma l’impossibile in possibile, monsignor Bregantini ha detto che ha anticipato Papa Francesco») il 30 settembre 2021, quando il Tribunale di Locri lo condanna in primo grado alla pena di 13 anni e 2 mesi di reclusione per i reati di truffa, peculato, falso ideologico e abuso d'ufficio, aggravati dall’aver «costituito un’associazione per delinquere che aveva lo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti contro la Pubblica Amministrazione» parla di «sentenza lunare ed esorbitante» (vedi 802. Mimmo LUCANO). A inizio ottobre, quando Beppe Sala è rieletto sindaco, Venanzio Postiglione ricorda che Milano è «città in bilico e contendibile da sempre, senza rendite di posizione. Nel ’93 ce la fece Formentini, il volto soft della Lega di Bossi, nel ’97 e per due mandati Albertini, l’imprenditore che all’epoca fu convinto da Berlusconi e adesso non è stato convinto da Salvini. Dopo toccò a Letizia Moratti, sempre nell’area Forza Italia, fino al cambio di stagione politica con l’arancione Pisapia e poi con il manager di Expo Beppe Sala» • A metà luglio 2022, quando Chiara Ferragni si dice «angosciata e amareggiata» per la situazione della Sicurezza a Milano, Roberto Vecchioni risponde «Credo che dall’amministrazione di Giuliano Pisapia si siano fatti grossi passi in avanti su questo tema e mi pare sia sotto gli occhi di tutti». A inizio novembre, quando si parla di una sua candidatura alla Regione Lombardia, dice no perché servono «aria fresca e facce nuove» • A maggio 2023, dopo che Carlo Cottarelli ha lasciato il Pd («Schlein ha spostato il partito a sinistra: mi dimetto dal Senato, i miei valori sono altri») e «la paura è che l’emorragia non sia ancora esaurita» (Alessandra Arachi), «le voci di fuoriuscite girano, si parla dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia» (Luca Angelini) • 2024 - • 2025 -.

440. Jasmine TRINCA Roma 24 aprile 1981. Attrice • A metà giugno 2020 in streaming La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek, «ritratto di un palcoscenico multietnico di affetti che si stringe intorno alla bella casa romana in cui vive la coppia Edoardo Leo - Stefano Accorsi. L’amica (Jasmine Trinca) che li spinse insieme ha bisogno di aiuto e torna nella loro vita» (Paolo Baldini): l’interpretazione è premiata il 3 aprile col David di Donatello (il secondo dopo quello per Fortunata nel 2018), il 6 luglio col Nastro d’argento (il quarto dopo quelli del 2004 per La meglio gioventù, 2013 per Un giorno devi andare e Miele, 2017 per Fortunata). Il 24 settembre esce nelle sale Guida romantica a posti perduti di Giorgia Farina, «narra l’incontro tra Allegra, la blogger turistica che non ha mai messo il naso fuori di casa (Jasmine Trinca), e Benno, celebre presentatore inglese alcolizzato (Clive Owen). Un viaggio insieme per un tardivo riscatto. Crepuscolare» (ibidem) • Il 7 ottobre 2021 nelle sale La scuola cattolica di Stefano Mordini, «tratto dal chilometrico bestseller di Edoardo Albinati, premio Strega 2016. Racconta l’ambiente romano in cui maturò il delitto del Circeo: nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975 due ragazze furono sequestrate e seviziate per ore da un gruppo di sadici. Una morì in seguito alle torture, l’altra si salvò fingendosi morta. Con Benedetta Porcaroli, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Fabrizio Gifuni». Il 23 dicembre Supereroi di Paolo Genovese, «racconta la normalità di una coppia, Anna (Jasmine Trinca) e Marco (Alessandro Borghi), lei disegnatrice di fumetti con lo pseudonimo di Drusilla, lui insegnante di fisica all’università, convinto che “il tempo non esista”. Tutt’altro che eroi. Dieci anni d’amore autentico, turbinoso fatto di passione, tradimenti, delusioni, malattie» • Il 14 aprile 2022 è nelle sale Storia di mia moglie (presentato in anteprima il 14 luglio 2021 in concorso alla 74ª edizione del Festival di Cannes) di Ildikò Enyedi, «riprende il romanzo-fiume di Milan Füst e narra l’attrazione fatale tra il capitano Jackob (Gijs Naber) e l’imprevedibile Lizzy (Léa Seydoux). Lui fece una scommessa: sposerò la prima donna che entra nel locale. Lei disse: perché no? E divenne la sua ossessione. Passione Anni Venti, con eccellente décor. Nel cast, Louis Garrel, Sergio Rubini, Jasmine Trinca». Dal primo giugno nelle sale Marcel!, suo debutto alla regia, «racconto del difficile rapporto tra una Madre artista di strada (Alba Rohrwacher) e una Figlia (Maayane Conti) che si sente trascurata. Marcel è il cagnolino saltimbanco che accompagna la Madre. Cadenze felliniane e chapliniane» • A gennaio 2023 nelle sale con Profeti di Alessio Cremonini, «la guerra, il fondamentalismo islamico, il malessere occidentale. L’Isis rapisce una reporter italiana in Siria. Faccia a faccia tra la giornalista Jasmine Trinca (l’ostaggio) e la foreign fighter Isabella Nefar (la carceriera). Sullo sfondo, le regole e le esecuzioni del Califfato»: candidata al Nastro d’argento come protagonista, il 20 giugno è battuta da Barbara Ronchi (il 10 maggio, candidata al David di Donatello come regista esordiente per Marcel!, era stata battuta da Giulia Steigerwalt) • 2024 - • A fine agosto 2025 è tra le 1.500 personalità del cinema che sotto la sigla Venice 4 Palestine chiedono alla Biennale di Venezia di esporsi politicamente, condannando Israele e ritirando l’invito a Venezia a due attori che, dice l’appello, «sostengono pubblicamente e attivamente il genocidio» (l’attrice israeliana Gal Gadot e il britannico Gerard Butler, nel cast di The hand of Dante di Julian Schnabel).

441. Isabella RAUTI Roma 17 novembre 1962. Politica • 2020 - • 2021 - • Fratellista, figlia di Pino, volontario della Repubblica sociale italiana, il 25 settembre 2022 batte nel collegio uninominale Lombardia - 04 (Sesto San Giovanni) Emanuele Fiano, figlio di Nedo, deportato ad Auschwitz, 45,29% a 30,93% ed è rieletta al Senato. Il 15 ottobre il totoministri la mette alla famiglia, una settimana dopo diventa sottosegretario alla difesa. A fine dicembre polemiche quando celebra sui social i 76 anni della nascita dell’Msi (partito di cui il padre fu segretario dal 1990 al 1991) • A inizio febbraio 2023 presenta al Senato con Lucio Malan un disegno di legge per rendere la maternità surrogata reato universale (cioè anche se compiuta all’estero da cittadini italiani) • A fine aprile 2024 imbarazzo per una foto scattata sul palco della convention Fdi di Pescara. Luca Angelini: «Ritrae due manager di Stato, il presidente di Leonardo, ex Finmeccanica, Stefano Pontecorvo e il direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale Bruno Frattasi, con il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario agli Esteri (sic) Isabella Rauti e il presidente della commissione Esteri della Camera Giulio Tremonti: i due manager mostrano, come gli altri, la maglietta con lo slogan della campagna elettorale per le Europee del partito della premier, “L’Italia cambia l’Europa”. Annunciate interrogazioni parlamentari» • A metà ottobre 2025, quando il giornalista Sigfrido Ranucci subisce un attentato (gli fanno saltare l’auto), viene citata tra i tanti che in passato l’hanno querelato.

442. Edoardo ALBINATI Roma 11 ottobre 1956. Scrittore • 2020 - • A metà aprile 2021, su “7”, «uno splendido dialogo tra lo scrittore Edoardo Albinati, Premio Strega nel 2016 con La scuola cattolica, e Filippo Grandi, l’italiano alla guida dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati». Il 6 settembre il film La scuola cattolica di Stefano Mordini, «tratto dal capolavoro di Edoardo Albinati» e ispirato al massacro de Circeo (nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975 due ragazze furono sequestrate e seviziate per ore da un gruppo di sadici. Una morì in seguito alle torture, l’altra si salvò fingendosi morta) è proiettato Fuori Concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Valerio Cappelli spiega che «è tratto dal fluviale romanzo di Edoardo Albinati, 1292 pagine» «Ma la trama è in sole 100», il resto sono riflessioni sul male che sfiorano il saggio. Intervistato da Candida Morvillo spiega: «Erano dei disturbati, ma a dire che erano mostri o pazzi si rischia di assolvere noialtri. Ci furono tante concause: il fascismo di fondo, genitori e insegnanti troppo indulgenti o troppo rigidi, il disprezzo verso le donne e l’onnipotenza derivata dai soldi... Non credo che tutti noi potevamo essere coinvolti, ma ci eravamo vicini, molto. La violenza politica degli anni seguenti non risparmiò quasi nessuno. Lo stesso quartiere Trieste verrà seminato di morti ammazzati e, tra quei morti, potevo esserci io come potevo essere stato io a sparare» • A inizio febbraio 2022 “7” pubblica un suo reportage con Francesca D’Aloja sui migranti che al confine tra Francia e Italia varcano a piedi le Alpi mescolandosi ai turisti • A fine gennaio 2023, segnalandone lo streaming nella sua Cinebussolina, Paolo Baldini dà a La scuola cattolica (il film) due stelle e ½ su cinque • A fine novembre 2024, nuovamente intervistato da Morvillo, confida: «Io, figlio di papà, scrivo per raccontare vite difficili. La letteratura dovrebbe andare verso zone oscure che la tua vita non prevede e nemmeno immagina. Ho imparato a restare calmo insegnando italiano ai detenuti» • Il 12 settembre 2025 al Tempo delle donne si confronta sul tema Maschi, a che punto siamo col collega Francesco Piccolo. 

443. Letizia MANNELLA Bologna 24 marzo 1958. Magistrata • Procuratrice aggiunta di Milano specializzata nel contrasto alla violenza di genere, a novembre 2020 coordina l’inchiesta della pm Rosaria Stagnaro che porta all’arresto di 357. Alberto GENOVESE, imprenditore diventato multimilionario con le startup accusato di aver prima drogato e poi violentato una giovane donna • A novembre 2021 le sue indagini con la pm Alessia Menegazzo portano all’arresto di Omar Confalonieri, agente immobiliare di via Monte Napoleone accusato di aver violentato una donna dopo averla narcotizzata • Il 19 settembre 2022 ottiene la condanna di Genovese a 8 anni e 4 mesi di carcere • A luglio 2023 coordina le indagini su 296. Leonardo Apache LA RUSSA, denunciato per violenza sessuale da una ventiduenne • 2024 - • Il 30 ottobre 2025 il giudice Rossana Mongiardo accoglie le richieste sue e di Stagnaro: l’accusa a La Russa viene archiviata (non c’è prova che con l’amico Tommaso Gilardoni si fossero resi conto che la ragazza con cui avevano rapporti sessuali avesse dato coscientemente il suo consenso, nonostante fosse in preda a cocaina, alcol e psicofarmaci, così come non c’è prova che non fosse in grado di darlo. Allo stesso tempo, quando li ha denunciati la ragazza era «sincera», «profondamente turbata», «in buona fede» e «credibile» perché convinta fermamente di essere stata violentata).

444. Rosaria STAGNARO Genova 24 ottobre 1977. Magistrata • Pm a Milano, a novembre 2020 si occupa con la procuratrice aggiunta Letizia Mannella dell’inchiesta che porta all’arresto di 357. Alberto GENOVESE, imprenditore diventato multimilionario con le startup accusato di aver prima drogato e poi violentato una giovane donna • A fine febbraio 2021 le indagini con Stagnaro portano a una nuova ordinanza di custodia per Genovese, stavolta si parla di una donna vittima della violenza a Villa Lolita, magione dell’imprenditore a Ibiza • Il 19 settembre 2022 ottiene la condanna di Genovese a 8 anni e 4 mesi di carcere • A luglio 2023 finisce sul suo tavolo l’indagine coordinata da Mannella su 296. Leonardo Apache LA RUSSA, denunciato da una ventiduenne per violenza sessuale • 2024 - • Il 30 ottobre 2025 il giudice Rossana Mongiardo accoglie le richieste sue e di Mannella: l’accusa a La Russa viene archiviata (non c’è prova che con l’amico Tommaso Gilardoni si fossero resi conto che la ragazza con cui avevano rapporti sessuali avesse dato coscientemente il suo consenso, nonostante fosse in preda a cocaina, alcol e psicofarmaci, così come non c’è prova che non fosse in grado di darlo. Allo stesso tempo, quando li ha denunciati la ragazza era «sincera», «profondamente turbata», «in buona fede» e «credibile» perché convinta fermamente di essere stata violentata).

445. Alberto BARBERA Biella 20 febbraio 1950. Critico cinematografico •  Dal dicembre 2011 direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (incarico già ricoperto dal 1998 al 2002), a inizio luglio 2020, quando si parla de la sfida della Biennale contro il virus assicura che dal al 12 settembre, 77ª edizione, ci sarà il red carpet («quello di Venezia è uno dei più lunghi: abbiamo tutto lo spazio per distanziare fotografi e talent»), ci saranno le conferenze stampa, ci saranno le sezioni tradizionali • A settembre 2021, mentre «la ripartenza del cinema in Italia stenta ancora, nonostante qualche occasionale exploit estivo, e non si possono nascondere le aspettative che il mercato nazionale ha sui prossimi 11 giorni al Lido» Paolo Mereghetti scrive (Perché Venezia è decisiva per le ambizioni del cinema italiano): «Qualcuno potrebbe anche dire che non spetta alla Mostra salvare il cinema ma sarebbe un ragionamento che non fa i conti con la realtà, visto che produzione e distribuzione hanno scommesso tutto sulla ripartenza di settembre (ignorando nei fatti che le sale sono aperte da maggio) guardando al Lido come all’ultima della possibilità: se i film di Venezia deludessero, a franare sarebbe tutto il sistema cinema di casa nostra, non solo la credibilità di Barbera e della sua selezione» • Il 26 luglio 2022 presenta la 79ª edizione con un duro atto d’accusa contro il cinema italiano: «Tanti soldi, poca qualità» • Il 25 luglio 2023, presentazione dell’80ª edizione, con sei film italiani in concorso (Comandante di De Angelis, Io Capitano di Garrone, Finalmente l’alba di Costanzo, Enea di Pietro Castellitto, Lubo di Diritti, Adagio di Sollima) assicura: «Non è autarchia, è merito» • Il 28 agosto 2024, quando comincia l’81ª edizione, si legge che «è la prima mostra con Pietrangelo Buttafuoco alla presidenza della Biennale, ma c’è la sicurezza di Alberto Barbera, riconfermato direttore» • A fine luglio 2025, presentazione dell’82ª edizione, è polemico sui 140 film del 2024 mai usciti nelle sale: «È una cosa paradossale. Si produce tantissimo, non necessariamente di qualità. Le piattaforme non sono in grado di assorbire tutti questi titoli, alcuni sono piccoli e con poche capacità di incuriosire il pubblico». Il 27 agosto, inaugurazione con La Grazia di Paolo Sorrentino, si parla soprattutto dell’appello di 1500 attori e registi che sotto la sigla Palestine 4 Venice hanno chiesto una mobilitazione della Biennale per la Palestina e la cancellazione dell’invito degli attori Gal Gadot e Gerard Butler, accusati di essere filo-israeliani. Lui risponde che il festival non censura nessuno ma «La Biennale è tutt’altro che indifferente a quello che ci circonda, e questo è il modo migliore per mostrare la nostra partecipazione». 

446. Maurizio CATTELAN Padova 21 settembre 1960. Artista • Il 21 settembre 2020 «l’artista italiano vivente più quotato al mondo» compie 60 anni. Intervistato da Candida Morvillo, dice: «Voglio pensare che in molti abbiano chiamato provocazioni quelle che per alcuni possono diventare riflessioni» • Il 25 luglio 2021 apre all’Hangar Bicocca di Milano la sua mostra Breath Ghosts Blind • A inizio maggio 2022 si viene a sapere che «L’autore materiale di nove statue alla base delle opere più celebri di Maurizio Cattelan, lo scultore Daniel Druet, ha citato l’artista, chiedendo 5 milioni di euro, come risarcimento per non essere mai stato citato nei cataloghi e nelle mostre». Il 23 giugno intervista il collega Anish Kapoor. Tra le domande: So che cominci a lavorare alle 9.30 tutte le mattine. È vero? Ma cosa fai quando ti svegli? Come passi il tempo libero? Che cos’è per te il processo creativo? Com’è organizzata la struttura operativa del tuo studio? Quante persone lavorano con te alle tue opere? Lavori più con le visioni o con i materiali? Da dove parte e come prende vita un tuo progetto? • A metà giugno 2023, a Francesca Pini che per un’intervista di “7” gli chiede se La “supercazzola” del conte Mascetti in Amici miei, celebre film con Tognazzi, equivale alla sua banana? (lei mi diceva: tanto lavoro, tanto scervellarsi e poi passerò alla storia come quell’imbecille della banana...) risponde: «È un rischio che si corre sempre quando passi da un registro all’altro: rimani impresso più per le gag che per le cose serie che hai tentato di fare o dire. È un grande dilemma, perché sei sempre tentato di compiacere più persone possibili, ma al tempo stesso senza svalutare il contenuto di quello che dici» • A fine novembre 2024 «La celebre banana opera di Maurizio Cattelan è stata acquistata all’asta a New York per 6,2 milioni di dollari dal magnate cinese Justin Sun» (dopo averla mangiata fa sapere: «È molto più gustosa delle altre banane») • Il 18 novembre 2025 nella The Now and Contemporary Evening Auction viene battuto all’asta da Sotheby’s il suo water d’oro a 18 carati (101,2 chili) che tanto scalpore fece nel 2016 quando fu installato al Guggenheim di New York: offerta di partenza sui 10 milioni di dollari, viene aggiudicato per più di 12 (pagabili anche in criptovalute).

447. Pietrangelo BUTTAFUOCO Catania 2 settembre 1963. Giornalista • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Il 26 ottobre 2023 viene designato dal ministro della cultura Gennaro Sangiuliano presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. «Brillante intellettuale di destra, è un vecchio amico di Giorgia Meloni, che però, racconta Paolo Conti, nel 2015 non lo volle candidare a governatore della Sicilia, con parole di dubbia costituzionalità: «Non credo sia una buona idea candidare una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam». Gianluca Mercuri: «In questa fase la premier si tiene distante dall’islamofobia. E il “fascio-musulmano” Buttafuoco avanza». Aldo Cazzullo commenta: «Da presidente della Biennale — che significa arte, cinema, architettura — terrà conto del pubblico di qualsiasi orientamento, e non a discapito della qualità. Ammetto che sono di parte: lo conosco da 25 anni, e il bello della vita è coltivare l’amicizia anche con persone diverse da sé. Lo invitai a presentare un libro in via Solferino, era la prima volta che Pietrangelo metteva piede in Sala Buzzati, ed esordì salutando il pubblico romanamente; un po’ per celia, un po’ per marcare il territorio. Ovviamente Buttafuoco non è fascista (certo neppure anti, come peraltro metà degli italiani)» • Il 7 settembre 2024 la notizia è che Alessandro Giuli, presidente della Fondazione Maxxi-Museo nazionale del XX secolo, ha prevalso su di lui, Gianmarco Mazzi e Mauro Mazza e sostituirà Sangiuliano al ministero della cultura. Il 10 dicembre, apertura di Atreju, la manifestazione di FdI, è sul palco con Fausto Bertinotti e Paolo Bonolis • Il 27 agosto 2025, inaugurazione dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si parla soprattutto dell’appello di 1500 attori e registi che sotto la sigla Palestine 4 Venice hanno chiesto una mobilitazione della Biennale per la Palestina e la cancellazione dell’invito degli attori Gal Gadot e Gerard Butler, accusati di essere filo-israeliani: con il direttore artistico Alberto Barbera risponde che il festival non censura nessuno.

448. Carlo FIDANZA San Benedetto del Tronto 21 settembre 1976. Politico • 2020 - •  Capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, a fine settembre 2021, accusato di finanziamenti illeciti da un’inchiesta di Fanpage messa in onda da Piazzapulita su La7, si autosospende • 2022 - • A metà novembre 2023 partecipa con i vicepremier Salvini e Meloni, i ministri Giorgetti e Fitto, il leader centrista Lupi, il senatore FI Gasparri a un vertice per occuparsi di quattro dossier europei (per sbrogliare quattro «matasse aggrovigliate») che assillano il governo: Patto di stabilità, Mes, Pnrr e balneari • Il 7 febbraio 2024 finisce in archivio il fascicolo di indagine sulla presunta «lobby nera» di Fdi nato dall’inchiesta giornalistica di Fanpage sui presunti finanziamenti in nero a sostegno della campagna elettorale milanese del partito di Giorgia Meloni: il gip del Tribunale di Milano accoglie la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Giovanni Polizzi per lui e tutti gli altri indagati. Fanpage commenta che la decisione della magistratura «non smonta l’impianto dell’inchiesta giornalistica, che rivela comunque rapporti ambigui fra partiti ora al governo e formazioni di estrema destra, non derubricabili come mera goliardia o note di colore». A giugno è rieletto al Parlamento europeo con 50.804 preferenze nella circoscrizione Italia nord-occidentale (nel 2019 ne aveva prese 10.925) • A metà settembre 2025 Regionali, la Lombardia a Fidanza (Fdi)? Secondo l’ultimo retroscena - a firma di Sara Bettoni e Cesare Zapperi - visto che il Veneto dovrà andare alla Lega, Fratelli d’Italia punta a ottenere la Lombardia, e il candidato sarebbe lui, meloniano di ferro (comunque se ne parla nel 2028).

449. Antonino “Nino” DI MATTEO Palermo 26 aprile 1961. Magistrato • Da ottobre 2019 nel Consiglio superiore della magistratura (elezioni suppletive indette per far fronte alle dimissioni dei membri togati rimasti coinvolti nello scandalo Palamara), il 20 maggio 2020 le sue accuse portano a due mozioni di sfiducia presentate al Senato contro Alfonso Bonafede, ministro della giustizia nel Conte II. Alessandro Trocino: «Il ministro viene accusato per avere nominato alla direzione del Dap Francesco Basentini, al posto del magistrato Di Matteo, secondo il quale la nomina avvenne dopo le proteste dei boss» (entrambe le mozioni vengono respinte). A fine mese Luca Palamara, ex presidente dell’Anm, nega di averlo fermato nella corsa a superprocuratore antimafia: «Il sistema di correnti si accordò su nomi diversi e il plenum ratificò, una sorta di manuale Cencelli». A fine settembre Paolo Mieli scrive: «In principio fu, la sera dell’8 maggio 2019, un incontro malandrino all’Hotel Champagne di Roma. C’erano cinque magistrati che, assieme ai deputati Luca Lotti e Cosimo Ferri, discussero in modo probabilmente improprio di nomine ai vertici di importanti procure. Di lì in poi un curioso trojan — che intercettava con modalità intermittenti — mise agli atti una gran quantità di altrettanto impropri scambi d’opinione, tra Palamara e altri suoi amici togati. Ne nacque una tempesta. Oltre un terzo dei consiglieri del Csm dovette lasciare l’incarico allorché furono riconosciute le loro voci captate dal trojan. Alcuni, non identificati, tremano tuttora. Ascoltate le registrazioni, il magistrato Nino Di Matteo disse che quel modo di trattare sottobanco l’affidamento di incarichi gli ricordava i “metodi mafiosi”. Un suo collega, Giuseppe Cascini, osservò che mercanteggiamenti del genere gli facevano tornare alla mente “i tempi della P2”» • A fine dicembre 2021, quando Marcello Viola è sconfitto da Francesco Lo Voi, 25 voti a 19, per la carica di procuratore capo di Roma, sottolinea che non essendo emerso alcun ruolo nelle manovre extra-consiliari, il pg di Firenze «è la vittima principale, ingiustamente penalizzata» dello scandalo esploso con le intercettazioni dell’hotel Champagne, • Il 27 gennaio 2022, quarto giorno di voto per il presidente della Repubblica, «Metà Parlamento si astiene. L’altra metà dà indicazione per la scheda bianca, ma in tanti disobbediscono e fanno confluire 166 voti su Mattarella, e 56 per il pm Di Matteo» (Antonio Polito). Il giorno dopo i suoi voti scendono a 38 • 2023 - • 2024 - • 2025 -.

450. Emanuele TREVI Roma 7 gennaio 1964. Scrittore • Il 23 aprile 2020 la maratona letteraria in streaming Capolavori della letteratura, realizzata dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Mibact, dà il via alla campagna Il Maggio dei Libri: dalle 11 alle 18, sulla piattaforma capolavoridellaletteratura.org, scrittori e attori prendono parte ai festeggiamenti con interventi, letture e performance, lui è tra i partecipanti con Corrado Augias, Gianrico Carofiglio, Donato Carrisi, Maurizio de Giovanni, Nicola Lagioia, Claudio Magris, Marco Missiroli, Licia Troisi, Sandro Veronesi • A inizio giugno 2021 racconta su “7” il trentennale legame con Niccolò Ammaniti («tra letteratura, donne e la sfida di invecchiare insieme»). Il 9 giugno capeggia la cinquina dello Strega con 256 voti per Due vite (Neri Pozza, Alessandro Trocino aggiunge «splendido»), seguono Edith Bruck (221, Il pane perduto per La Nave di Teseo), Donatella Di Pietrantonio (220 voti, Borgo Sud per Einaudi), Giulia Caminito (215, L’acqua del lago non è mai dolce per Bompiani), Andrea Bajani (203, Il libro delle case per Feltrinelli), l’8 luglio vince con 187 voti (Di Pietrantonio 135, Bruck 123, Caminito 78, Bajani 66). Lui commenta: «Per tutta la durata della tournée del Premio Strega, e poi durante la serata finale, ho avuto la netta e crescente sensazione che fossimo in sette a batterci per il primo posto. Lo dico perché Pia Pera e Rocco Carbone, i protagonisti del mio libro, sono sempre stati lì con me, da quando è iniziata l’avventura in quel luogo indimenticabile che è l’anfiteatro romano di Benevento». A metà mese, mentre si parla di Green Pass e no vax, scrive: «Il numero delle persone che non si vaccinano è sì quello di una minoranza, ma non si tratta più di quella pittoresca minoranza di alienati che credevo. E ne conosco, altro che se ne conosco, di uomini e donne che non si vaccinano. Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico», «Loro comunque il vaccino non se lo fanno: questa convinzione cementa la loro identità, tentare di convincerli è come strappare a forza il dito dalla bocca di un bambino. E noi non possiamo farci nulla, perché siamo stremati, sottoposti alla frustrazione di notizie che non migliorano mai una volta per tutte, e non ci resta che salutarli dicendogli che Dio te la mandi buona, stai attento, se ci ripensi è facile prenotarsi», «A mio parere è sempre meglio che arrivi il vigile urbano a ricordare a tutti cosa bisogna fare prima che la questione si faccia personale. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe “uno vale uno”. Io sono sicuro che noi che ci siamo vaccinati, che ci siamo fidati, siamo la stragrande maggioranza e abbiamo fatto la cosa giusta. Ma non ci chiedete di persuadere gli altri: non solo non è giusto, ma non ne siamo più capaci» • Il 9 luglio 2022, quando l’incendio degli autodemolitori è il quarto grande rogo in un mese a Roma, in un podcast del Corriere Daily racconta che incuria, rifiuti e malavita aggravano la situazione di una città che sta sviluppando un «egoismo bestiale» • 2023 - • 2024 - • A fine maggio 2025, quando il “Corriere della Sera” lancia 70 videolezioni tra i 7 e i 10 minuti (Storia, Filosofia, Fisica, Biologia, Letteratura greca, Letteratura latina, Letteratura italiana, Letterature straniere, Matematica) a lui tocca quella su Alessandro Manzoni.

451. Silvio ORLANDO Napoli 30 giugno 1957. Attore • Il 30 settembre 2020 è nelle sale in Lacci, che Daniele Luchetti ha tratto dal romanzo di Domenico Starnone. Presentato in anteprima il 2 settembre alla 77ª Mostra internazionale d⁄arte cinematografica di Venezia come film d’apertura fuori concorso (prima pellicola italiana ad aprire la Mostra dai tempi di Baarìa, 2009), «L’ombra del tradimento manda in frantumi il matrimonio di Aldo e Vanda: il senso di colpa e la malattia d’amore» (Paolo Baldini, lui fa Aldo da vecchio, Luigi Lo Cascio da giovane) • Candidato al David di Donatello per Lacci come miglior non protagonista, l’11 maggio 2021 è battuto da Fabrizio Bentivoglio. A inizio settembre Paolo Mereghetti scrive che Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, presentato fuori concorso alla 78ª Mostra di Venezia, avrebbe dovuto essere in gara per il Leone d’Oro: «Raramente ci si è trovati di fronte a un’opera di una compattezza e una forza simile». «Racconta di un carcere in via di dismissione che resta aperto a causa di un intoppo burocratico per dodici detenuti che pendono dalle labbra del boss Silvio Orlando e un pugno di agenti penitenziari guidati dall’ispettore Toni Servillo. La permanenza forzata diventa un faccia a faccia sull’integrazione e la tolleranza» (ibidem) • Il 3 maggio 2022 Ariaferma gli vale il terzo David dopo quelli per Aprile (1998) e Il caimano (2006). Il 20 giugno arriva anche il terzo Nastro d’argento dopo quelli per Preferisco il rumore del mare (2000) e Il caimano  (2007). A dicembre in streaming Siccità di Paolo Virzì, «ritratto di una Roma in emergenza idrica: non piove da troppo tempo, il Tevere è in secca, la città è assediata dagli scarafaggi, assetata e senza sonno. Nel distopico contesto si muovono strani personaggi: il detenuto Silvio Orlando, il tassinaro Valerio Mastandrea, la diva Monica Bellucci, la dottoressa Claudia Pandolfi e l’avvocato Vinicio Marchioni» • 2023 - • Il 3 maggio 2024, candidato al David per Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti, è battuto da Elio Germano. Il 21 è a Cannes con Parthenope di Paolo Sorrentino (altra candidatura al David, il 7 maggio 2025 sarà nuovamente battuto da Germano). A inizio novembre, parlando del governatore della Campania 32. Vincenzo De Luca, Massimo Gramellini lo descrive «un po’ Fantastichini e un po’ Silvio Orlando, tanto che in Ferie d’agosto Virzì non avrebbe saputo in quale delle due villette collocarlo», a dicembre arriva un Caffè in cui si leggei: «Silvio Orlando ha interrotto per qualche minuto il suo spettacolo teatrale a Bologna, dopo che il ronzio e l’illuminarsi di un cellulare avevano sporcato il silenzio e il buio della sala in un momento culminante. Lo ha fatto quasi scusandosi per l’ardire, com’è costume di questo attore mite e gentile, quindi deliziosamente fuori moda» • 2025 -.

452. Luca MARINELLI Roma 22 ottobre 1984. Attore • Dal 20 febbraio al primo marzo 2020 è nella giuria della 70ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino (presidente Jeremy Irons). A metà aprile è in streaming con «l’intenso» Martin Eden di Pietro Marcello, in cui dà il volto al marinaio protagonista della storia di Jack London (trasferita da San Francisco a Napoli): il film gli vale la candidatura al David di Donatello (l’8 maggio è battuto da Pierfrancesco Favino, Tommaso Buscetta ne Il traditore) e al Nastro d’argento (il 6 luglio è nuovamente battuto Favino, Bettino Craxi in Hammamet). A inizio luglio in streaming The Old Guard: «Propone l’inedita coppia Charlize Theron e Luca Marinelli: sono due immortali che devono difendere il mondo dalle ingiustizie e se stessi dall’eternità a cui sono condannati. Cinema dei super eroi con un cast all star» (Paolo Baldini) • Il 16 dicembre 2021 esce nelle sale Diabolik dei Manetti Bros.: «Ripropone le avventure del Re del Terrore (Luca Marinelli) creato dalle sorelle Giussani nel 1962 e ispirato al francese Fantomas. Il film si basa sull’albo n. 3, L’arresto di Diabolik. Importante perché segna l’incontro tra il criminale mascherato ed Eva Kant (Miriam Leone). Contro di loro, l’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea)» (ibidem) • Il 18 maggio 2022 è presentato in concorso al 75° Festival di Cannes Le otto montagne, tratto dal romanzo di Paolo Cognetti premio Strega 2017, «storia di un’amicizia nata e cresciuta sulle montagne valdostane. Bruno (Alessandro Borghi) e Pietro (Luca Marinelli) hanno aspirazioni diverse ma per tutta la vita si rifugiano nella baita che hanno costruito con le loro mani»: il 20 giugno 2023 vincerà con Borghi il Nastro (il 10 maggio per il David saranno battuti da Fabrizio Gifuni, Esterno notte) • 2023 - • 2024 - • Dal 10 al 31 gennaio 2025 è su Sky Atlantic con la miniserie M - Il figlio del secolo, tratta dal libro di Antonio Scurati (altro Strega) e diretta da Joe Wright: «Scioccante interpretare Mussolini: lui non era sincero neanche con sé stesso. Sembra sempre su un palcoscenico, anche in famiglia, perché lui ha sempre una maschera che indossa» confida in un’intervista a Walter Veltroni (il 31 maggio arriverà un Nastro Speciale).

453. Alba RHOHRWACHER Firenze 27 febbraio 1979. Attrice • A maggio 2020 in streaming su Raiplay il «delicato» Magari della debuttante Ginevra Elkann: «Racconta con partecipazione la strana vacanza a Sabaudia di tre fratelli, figli di genitori separati, alle prese con utopie, malesseri e desideri nascenti: Riccardo Scamarcio è il papà regista e canaglia, Alba Rohrwacher l’assistente devota» (Paolo Baldini). Candidata al Nastro d’argento (premio vinto nel 2011 con La solitudine dei numeri primi), il 6 luglio è battuta da Valeria Golino. Il 30 settembre è nelle sale in Lacci, che Daniele Luchetti ha tratto dal romanzo di Domenico Starnone. Presentato in anteprima il 2 settembre alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia come film d’apertura fuori concorso (prima pellicola italiana ad aprire la Mostra dai tempi di Baarìa, 2009), «L’ombra del tradimento manda in frantumi il matrimonio di Aldo e Vanda: il senso di colpa e la malattia d’amore» (ibidem) • Doppia candidatura al David di Donatello, premio vinto nel 2008 con Giorni e nuvole e nel 2009 con Il papà di Giovanna, l’11 maggio come protagonista (Lacci) è battuta da Sophia Loren, come non protagonista (Magari) da Matilde De Angelis. Dal 23 settembre è nelle sale in Tre piani di Nanni Moretti (presentato in anteprima l’11 luglio in concorso alla 74ª edizione del Festival di Cannes: undici minuti di standing ovation): «Riprende il romanzo omonimo di Eshkol Nevo e trasferisce l’azione da Tel Aviv a Roma raccontando dieci anni di infelicità di tre famiglie che abitano in un palazzo signorile nel quartiere Prati: i professionisti in carriera Riccardo Scamarcio ed Elena Lietti, i giudici Nanni Moretti e Margherita Buy, la madre solitaria Alba Rohrwacher e il marito Adriano Giannini» • Il 15 febbraio 2022 esce nelle sale I cieli di Alice di Chloé Mazlo, «ritratto di una donna inquieta che parte dalle silenziose montagne svizzere e approda nel Libano vivace e stimolante degli Anni 50 per fare la ragazza alla pari. Poi trova l’amore di uno scienziato e assaggia libertà e felicità spezzate dalla guerra civile. Appassionato». Dal primo giugno Marcel!, debutto alla regia di Jasmine Trinca, «racconto del difficile rapporto tra una Madre artista di strada (Alba Rohrwacher) e una Figlia (Maayane Conti) che si sente trascurata. Marcel è il cagnolino saltimbanco che accompagna la Madre. Cadenze felliniane e chapliniane»; dal 16 Il paradiso del pavone di Laura Bispuri, «racconto di una riunione familiare in un appartamento del litorale laziale. Nena (Dominique Sanda) compie gli anni e festeggia con i figli Caterina e Vito (Maya Sansa e Leonardo Lidi), la nuora Adelina (Alba Rohrwacher) e molti altri. Un’occasione per regolare i conti con il passato. L’ospite inatteso è un pavone, simbolo di bellezza e armonia» (stando a Wikipedia nelle sale il film ha incassato circa 14mila euro) • Il 26 maggio 2023 è presentato in concorso al 76º Festival di Cannes La chimera, diretto dalla sorella Alice: le varrà la candidatura al David (il 3 maggio 2024 le sarà però preferita Emanuela Fanelli). Il 19 ottobre è nelle sale Mi fanno male i capelli di Roberta Torre • 2024 - • 2025 -.

454. Silvia SALIS Genova 17 settembre 1985. Politica • 2020 - 2021 - • A dicembre 2022 è protagonista di un episodio che viene così raccontato da Massimo Gramellini (Vorrei ma non Pos): «Le due Italie non comunicanti si sono incontrate su un taxi di Genova. Silvia Salis, vicepresidente del Coni, ha chiesto di pagare la corsa col bancomat, ma il conducente le ha digrignato addosso che per le banche era finita la pacchia. La Salis è un’ex campionessa di lancio del martello (senza falce: lo preciso per gli allergici al Pos che le avessero già dato della comunista) ma, anziché tirarne uno addosso al tassista, ha parlato in pubblico della sua disavventura. E ha detto di essere rimasta colpita dal senso di legittimazione che sembrava ispirare il comportamento aggressivo dell’interlocutore. Del genere: adesso comandiamo noi» • 2023 - • 2024 - • Candidata del centrosinistra, il 26 maggio 2025 è eletta al primo turno (51,5%) sindaco di Genova. Nel ritratto di Cesare Zapperi si legge: «Alle competizioni è abituata. Da atleta, specialità lancio del martello, è stata protagonista di una carriera che l’ha vista vincere dieci titoli italiani e partecipare a due Olimpiadi. Figlia di un operaio iscritto orgogliosamente al Partito comunista e di una madre impiegata comunale, laureata in Scienze politiche, 39 anni, sposata con il regista Fausto Brizzi e mamma del piccolo Eugenio, la candidata sindaco del Campo progressista come lei lo definisce (è il Campo largo, cioè Pd e M5S, più partiti di sinistra e di centro, come Azione), si è buttata a capofitto nella prima esperienza politica con lo spirito di chi vuole sempre arrivare prima. Carattere d'acciaio, determinazione e capacità di intessere relazioni ad ampio raggio, del resto, le aveva evidenziate anche quando aveva deciso di smettere i panni dell’atleta per indossare quelli della dirigente sportiva. Nel 2016 entra nel Consiglio federale della Federazione dell'atletica leggera. Un anno dopo è nel consiglio federale del Coni. Nel 2021 il presidente Giovanni Malagò la nomina vicepresidente vicaria». A metà giugno si diffonde la notizia dell’apertura di un’inchiesta per dossieraggio a carico dell’ex assessore alla Sicurezza Sergio Gambino (FdI) e del comandante della polizia locale Gianluca Giurato. Luca Angelini: «Secondo la Procura del capoluogo ligure, ci sarebbero loro due dietro la fuga di notizie, nel pieno della campagna elettorale, per mettere in cattiva luce la candidata del centrosinistra con fatti non veri. Nel 2024 Salis aveva investito una passante sulle strisce pedonali. Chi ha svelato la vicenda, ha raccontato che l’ex campionessa di lancio del martello sarebbe passata con il rosso. La ricostruzione della Procura ha invece appurato che il semaforo era rosso per la passante». Il 20 ottobre è fra gli oltre 300 fra sindaci e consiglieri regionali e comunali riuniti a Roma su iniziativa dell’assessore Alessandro Onorato: nasce Progetto civico italia, che si candida a essere il centro di un nascente centro-sinistra (la quarta gamba del campo largo?).

455. Giorgio MULÈ Caltanissetta 25 aprile 1968. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 2018 deputato (Forza Italia), dal primo marzo 2021 sottosegretario alla difesa nel governo Draghi, il 25 settembre 2022 è rieletto alla Camera, il 19 ottobre ne diventa vicepresidente, a fine mese redarguisce il neo ministro della sanità che vuole cancellare le multe agli ultracinquantenni contrari a farsi vaccinare: «Amnistia, non amnesia». Sebbene appoggi l’idea di non pubblicare più bollettini considerati ansiogeni, puntella le sue riserve con le parole del capo dello Stato: «Come ha ricordato Mattarella, è solo grazie ai vaccini se si sono evitati migliaia di morti in più». Il 18 novembre, quando Silvio Berlusconi è assolto nel processo «Ruby ter» propone «una commissione di inchiesta sull’uso politico della giustizia». A fine mese Massimo Franco scrive (La stabilità contrastata da un assetto in evoluzione): «La diffidenza con la quale i berlusconiani aspettano il prossimo colloquio tra Giorgia Meloni e Carlo Calenda è significativa. Quando il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, di FI, evoca il “cavallo di Troia”, additando un leader di Azione pronto a entrare di nascosto nel campo del governo, parla alla premier. Le dice di non fidarsi. E tradisce la preoccupazione di una porzione della maggioranza, che si sente debole e esposta alle incursioni avversarie» • Ad agosto 2023, quando si parla de Le polemiche sul caso Vannacci, generale autore del contestato libro Il mondo al contrario rimosso per le sue «farneticazioni», si schiera: «Non c’è possibilità di sbagliare: si sta convintamente dalla parte del ministro della Difesa, Guido Crosetto» • A metà gennaio 2024 presiede un Giurì d’onore della Camera: deve valutare le accuse che a dicembre Giorgia Meloni ha rivolto a Giuseppe Conte durante il dibattito sul Mes. Monica Guerzoni: «In Aula sventolò il fax con cui Luigi Di Maio autorizzava l’allora rappresentante Massari a dare il via libera al Mes, “alla chetichella” e “il giorno dopo le dimissioni del governo Conte”. Ma l’ex ministro degli Esteri l’ha smentita (“ha detto il falso”), perché quel fax “porta la data del 20 gennaio 2021 e il governo è caduto il 26”». Il 18 l’ex premier si presenta «davanti alla “corte” con un tomo di 100 pagine, con cui ricostruisce la storia parlamentare del Mes e smentisce come “false” le bordate della leader della destra», il giorno dopo la premier ribadisce che «non aveva più l’autorità per dare il via libera al trattato, perché non c’era una maggioranza parlamentare e non c’era più il governo» convinzioni da cui discende il rimprovero di aver agito «col favore delle tenebre». Giurì composto da Fabrizio Cecchetti (Lega), Alessandro Colucci (Noi moderati), Stefano Vaccari (Pd) e Filiberto Zaratti (Sinistra-Verdi), per il 9 febbraio è attesa una relazione che sarà poi letta in Aula («Non è una sentenza. Si tratta solo di giudicare se quel che Meloni ha affermato sia fondato oppure no», ha chiarito), ma due giorni prima Vaccari e Zaratti si dimettono «Perché è venuta meno la terzietà». Francesco Verderami: «Di fatto puntano l’indice contro il presidente del Giurì Mulé, esponente di Forza Italia additato da dirigenti dell’opposizione di “intendenza con la presidente del Consiglio”». A due settimane da Natale, Perdono ai No vax, aumentano i no, esprime una posizione netta: «Io non voterò per l’amnistia delle multe. Berlusconi aveva ricordato l’importanza dei vaccini durante la pandemia. E nel 2021 il presidente Mattarella disse che invocare la libertà di non vaccinarsi mette a rischio la sicurezza altrui di tutta la popolazione. Vaccinarsi è un dovere morale e civico» • 2025 -.

456. Federica MOGHERINI Roma 16 giugno 1973. Politica • Dal primo novembre 2014 al 30 novembre 2019 Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a metà agosto 2020, quando «la Bielorussia» brucia e il suo successore Josep Borrell mantiene «come al solito» «il basso profilo», Paolo Lepri domanda «dove è finito il plotone d’esecuzione, riunito in permanenza, che teneva sotto tiro Federica Mogherini?» • A metà febbraio 2021 Danilo Taino continua l’opera di revisione storica (Altro che politica estera comune: l’umiliante flop europeo dice che ognuno pensa prima agli affari propri): «Le critiche di inefficacia rivolte a Federica Mogherini durante gli anni in cui è stata Alto Rappresentante della Politica Estera della Ue, dal 2014 al 2019, sono da riconsiderare. Di fronte allo straordinario fallimento della visita a Mosca del suo successore, Josep Borrell, è evidente che al momento la Commissione di Bruxelles non è in grado di condurre una politica estera. Mogherini — un misto di attivismo e di prudenza — riuscì almeno a mantenere la Ue nel processo di definizione dell’accordo sul nucleare con l’Iran: non poco, al di là di come si voglia giudicare il patto con Teheran» • A inizio gennaio 2022 Aldo Cazzullo scrive (D’Alema, Renzi e l’idea agonistica della vita): «Resta una curiosità: se Renzi da premier avesse indicato D’Alema anziché la Mogherini per la guida della politica estera europea, come sarebbero evoluti i loro rapporti?». A inizio dicembre, quando l’ex eurodeputato pd Antonio Panzeri (poi passato ad Articolo 1 e a Liberi e uguali) finisce in stato di fermo a Bruxelles per corruzione (vedi 191. Antonio PANZERI), Luca Angelini scrive che finita nel 2019 l’esperienza all’Europarlamento si occupava di cooperazione internazionale: «Aveva fondato e dirigeva Fight Impunity, ong impegnata sul fronte dei diritti umani (nel comitato scientifico nomi di prestigio come Emma Bonino e Federica Mogherini)» • 2023 - • 2024 - • Dal 2020 rettrice del Collegio d’Europa di Bruges, il 2 dicembre 2025 è lei a finire in stato di fermo a Bruxelles (la magistratura ha chiesto ed ottenuto la rimozione dell’immunità diplomatica), al centro dell’inchiesta presunte irregolarità nell’assegnazione da parte del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) di un programma di formazione finanziato con 990 mila euro dall’Unione europea, reati ipotizzati dalla procura europea turbativa e frode in appalti pubblici, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale (i fatti risalgono al periodo 2021-2021). In meno di 24 ore (dopo un interrogatorio durato quasi 12) torna in libertà. Giuseppe Guastella: «C’è da chiedersi se davvero ci fosse tutta la necessità di compromettere la reputazione di Federica Mogherini. Eppure, l’ex alto rappresentare dell’Ue per la politica estera e altri due indagati nella nuova inchiesta belga in salsa europea hanno dovuto subire lo choc e l’umiliazione di un fermo da parte della magistratura di Bruxelles per poi vedersi rilasciare immediatamente e senza alcun tipo di obbligo dopo aver risposto alle domande degli inquirenti. […] Le loro risposte hanno fatto venire meno il pericolo di fuga, e Mogherini e gli altri due fermati sono stati rilasciati senza alcuna prescrizione. Evidentemente non c’era neppure il rischio che commettessero altri reati o che inquinassero le prove, perché l’appalto e il concorso europeo per la realizzazione della Accademia diplomatica dell’Unione, che sono al centro dell’inchiesta, sono stati chiusi nel 2021-2022 e perché tutto ciò che è avvenuto nelle procedure da allora è cristallizzato nei documenti e da lì non lo si può cancellare». Lei chiarisce con una nota che il Collegio «ha sempre applicato e continuerà ad applicare i più elevati standard di integrità ed equità» ed esprime «piena fiducia nel sistema giudiziario». Il 4 comunica: «In linea con il massimo rigore e la massima correttezza con cui ho sempre svolto i miei compiti ho deciso di dimettermi».

457. Paolo PETRECCA Roma 25 febbraio 1964. Giornalista • 2020 - • 2021 - • Dal 18 novembre 2021 direttore di Rai News 24, Televideo e Rainews.it, quando una foto scattata il 3 agosto 2022 a Cosenza lo mostra in posa abbracciato con Matteo Salvini, Andrea Romano (Pd) lo attacca: «Si è precipitato ad assistere al comizio del leader della Lega, intrattenendosi a lungo con lui ai piedi del palco, scattando selfie entusiasti al suo fianco. Uno spettacolo imbarazzante per l’autonomia di qualunque giornalista Rai e tanto più in campagna elettorale». Scendono in campo anche il comitato di redazione di Rainews e l’esecutivo Usigrai: «Quella foto è l’ennesimo, grave, episodio che conferma la mancanza del rispetto dei valori di autonomia e indipendenza del servizio pubblico doverosi per un dirigente Rai» • Il 12 maggio 2023 il totorai di Antonella Baccaro recita: «Agli Approfondimenti, al posto di Antonio Di Bella che va in pensione, l’avrebbe spuntata l’attuale vice Paolo Corsini. Francesco Pionati e Giuseppe Carboni si giocano Radio1 e Rai Parlamento. Anche se il M5S vorrebbe per Carboni RaiNews, oggi diretta da Paolo Petrecca. Nel caso la spuntasse, Petrecca andrebbe allo Sport». Dopo due settimane Gianluca Mercuri scrive che «Paolo Petrecca (Fratelli d’Italia) è confermato a Rainews» • A metà settembre 2024, quando i magistrati di Palermo chiedono per Salvini sei anni di carcere (sequestro di persona di 147 migranti della Open Arms), il vicepremier leghista risponde con un video: «Sfondo nero, post produzione con musica drammatica, dissolvenze, tono grave, pochette alla giacca, primi e primissimi piani. Il video di Matteo Salvini, realizzato dal suo team social, ripete gli argomenti di difesa del vicepremier, ma in una veste da spot cinematografico. Quattro minuti che vengono trasmessi integralmente da Rainews, diretta dal meloniano Paolo Petrecca». Il Cdr protesta: «Ancora una volta il nostro canale usato come megafono per le dichiarazioni di un membro di primo piano del governo» • Sfiduciato dalla redazione di RaiNews24, il 17 marzo 2025 approda a Rai Sport, lasciata libera da Iacopo Volpi, pensionato: gestirà i grandi eventi sportivi, come Milano-Cortina.

458. Francesca PASCALE Napoli 15 luglio 1985. Attivista • A marzo 2020 un comunicato di Forza italia conferma la fine della relazione con Silvio Berlusconi: «Continua a sussistere un rapporto di affetto e di vera e profonda amicizia fra il presidente e la signora, ma non vi è fra loro alcuna relazione sentimentale o di coppia». Rapporto cominciato intorno al 2011 e confermato con la prima uscita pubblica, allo stadio in occasione del derby Inter-Milan dell’autunno 2012, a luglio si legge che l’ex valletta di Telecafone approdata al Pdl avrebbe ricevuto dall’ex premier una “buonuscita” di 20 milioni di euro e una sorta di mantenimento di un milione di euro l’anno. Lei fa sapere: «Il mio rapporto con il Presidente non si spegnerà così. Anche se è un legame che si è evoluto nel tempo e non è più catalogabile come relazione di coppia. L’amore può modificarsi, non può sparire». Di recente è stata in più di una occasione paparazzata in compagnia della cantante Paola Turci, alla quale sarebbe legata da una «inseparabile amicizia» • A metà maggio 2021 Berlusconi, il fisico debilitato dai malori. Ma resta la volontà di guarire Simona Ravizza ricorda «l’operazione a cuore aperto nel giugno 2016 per la sostituzione della valvola aortica, con il medico di fiducia Alberto Zangrillo che aveva parlato di rischio di vita e la storica fidanzata Francesca Pascale ritratta a piangere alla finestra» • Il 2 luglio 2022 a Montalcino sposa la Turci (non matrimonio ma unione civile). Elena Tebano (Paola Turci e Francesca Pascale, le nozze e la scelta di non fare coming out): «Di nozze come quelle che saranno celebrate domani tra Paola Turci e Francesca Pascale in Italia non ce ne sono state mai. Non solo perché sono le donne finora più conosciute a unirsi (tra le celebrità italiane si conta per altro un solo precedente, l’unione civile tra l’attrice Eva Grimaldi e l’attivista Imma Battaglia). Ma anche perché fino ad adesso neanche si sapeva ufficialmente che fossero una coppia. A differenza di come è andata per altri volti notissimi, uomini in questo caso, che prima di stringere unioni e nozze hanno fatto coming out e annunciato di essere fidanzati: Tiziano Ferro, che si è sposato in America, e più di recente il giornalista tv Alberto Matano. Liberissime, si dirà. E in effetti quella di mantenere la riservatezza e di non fare coming out è una sacrosanta libertà, anche per i famosi e le famose. Ma l’unione tra Turci e Pascale segna uno spartiacque. Finora rivendicare il diritto alla privacy per le donne — lesbiche, bisessuali, pansessuali o comunque in coppia con altre donne — significava in pratica scegliere di non mostrarsi, cioè nascondere il fatto di stare con una donna. Il rito che domani unirà Turci e Pascale è invece un atto sommamente pubblico, che dice al resto della società “noi siamo una coppia”. È il senso del matrimonio. La loro unione è dunque la manifestazione dei tempi ormai cambiati: rivendica il diritto a non dover spiegare né giustificare chi si è, senza però cedere di fronte all’omofobia e alla paura che nel passato (talvolta ancora nel presente) hanno spinto molte coppie a rimanere nell’ombra o nel conforto del non detto». Massimo Gramellini: «Uno come Berlusconi potrebbe anche trarne materia per barzellette autocelebrative o autoironiche, del tipo: “Dopo avere provato me, una donna non vuole più saperne di altri uomini”. Ma la storia d’amore tra Paola e Francesca è più forte dei pregiudizi e persino della popolarità delle protagoniste. È la storia di rinascita che tutti sogniamo. Quando il destino, dopo averti toccato duramente (soprattutto Paola Turci, sopravvissuta a un incidente stradale che le ha lasciato segni indelebili non soltanto sul corpo), ti concede una seconda possibilità, quella di reinventarti una vita e un’identità. È così bello essere liberi senza arrecare danno agli altri. Perché a qualcuno fa ancora tanta paura?» • Il 17 marzo 2023 dice a Otto e mezzo che voterà per la prima volta Pd perché si sente rappresentata dalla neo segretaria Elly Schlein. Il 12 giugno, quando muore Berlusconi, commenta: «Una cosa che non mi aspettavo nella maniera più assoluta, non c’è una parola che sia giusta in questo momento. Personalmente, Berlusconi lascia un vuoto enorme, impossibile da colmare, tantissimi ricordi stupendi» • Il 30 aprile 2024Belve (Rai2) torna sul caso legato alle foto con la Turci scattate dai paparazzi: «Sono state fatte da una persona di Forza Italia vicina all’area sovranista che mi ha sempre particolarmente odiata». C’era un disegno? Era un fotografo o un politico? «Erano mandati da una persona vicinissima a Matteo Salvini». Da quelle foto si è sentita solo violata, o anche liberata? «Mi sono sentita violentata». A metà luglio l’avvocata Licia Polizio conferma la fine dell’unione civile con la Turci • 2025 -.

459. Mario DELPINI Gallarate 29 luglio 1951. Arcivescovo • 145º arcivescovo metropolita di Milano (dal 7 luglio 2017), a dicembre 2020 si legge che il Covid ha impedito la benedizione natalizia delle case, una tradizione che risale al ’500, «ma i sacerdoti (a partire dall’arcivescovo Delpini) non si sono fatti scoraggiare e si sono inventati tanti modi alternativi per stare vicini ai fedeli». Alla vigilia di Natale, quando Aldo Cazzullo gli chiede Come vede il 2021 di Milano? risponde «Milano è un enorme cantiere di speranza. Ovunque vedo gente che si dà da fare per il bene; anche se la pandemia, con i morti e le limitazioni, sembra quasi stremare la città» • A inizio aprile 2021, a Giampiero Rossi che chiede In questi mesi lei ha continuato a visitare parrocchie, case di riposo, istituti religiosi, opere sociali. Come sta il mondo cattolico ambrosiano? Come reagiscono i preti a questa crisi? risponde: «I preti sono di quelli che si alzano ogni mattina e si domandano: che cosa posso fare oggi per seminare speranza? E pregano. Poi cominciano a pensare: che cosa c’è da fare oggi? Allora vedono nell’agenda a che ora è il funerale. Le nostre comunità hanno fatto troppi funerali e perciò c’è un po’ un’aria da funerale. Reagiscono i volontari: ci sono forme di sollecitudine commoventi, dappertutto. Reagiscono i preti. Aiuta il calendario: arriva la domenica delle palme e ci siamo ingegnati a celebrare una festa non tanto festosa, ma intensa. Arriva Pasqua e ci siamo preparati per celebrazioni con presenze ridotte, con corali ridotte, con processioni ridotte. Il mistero che celebriamo non si è ridotto. Una gioia sorprendente, per chi l’accoglie! Arrivano le prime comunioni e le cresime: forse mai così ordinate, mai così raccolte. I ragazzi sono imbambolati o concentrati? Chi sa? Insomma io sono pieno di ammirazione per i preti e per tutta la gente delle nostre comunità, ma non posso nascondermi le fatiche, le tristezze, le solitudini, le stanchezze. E poi i malati, troppi malati. E poi i morti, troppi morti!» • 2022 - • Il 14 giugno 2023 celebra i funerali di Silvio Berlusconi. Rossi: «Un’omelia breve, che si allontana dallo stile al quale Delpini ha abituato la città. Una predica quasi laica, che non cita le sacre scritture, una sorta di biografia in filigrana». Al termine delle esequie, sul sagrato si sovrappongono interpretazioni e commenti di segno contrapposto: «La Chiesa riscatta l’abiezione del moralismo piccolo piccolo», dice Giuliano Ferrara; per Giovanni Toti le parole di Delpini hanno ricordato «la caducità della vita», mentre secondo Daniele Capezzone si tratta di una predica concepita «in modo furbo perché suscettibile di interpretazioni opposte» (non manca chi azzarda confronti con il funerale di Flavia Franzoni Prodi celebrato a Bologna dall’arcivescovo Matteo Zuppi) • Il 7 dicembre 2024, discorso di Sant’Ambrogio, dice: «Mi sono convinto che si può riconoscere come uno dei sentimenti diffusi una sorta di spossatezza, come di chi non ce la fa più e deve continuare ad andare avanti. Ecco: la stanchezza mi sembra un punto di vista per interpretare la situazione», «La gente è stanca di un lavoro che non basta per vivere, di un lavoro che impone orari e spostamenti esasperanti. La gente è stanca degli incidenti sul lavoro. La gente è stanca di constatare che i giovani non trovano lavoro e le pretese del lavoro sono frustranti». Quanto alle responsabilità, le indica nella «gestione miope della cosa pubblica»; nei «servizi pubblici che costringono a ricorrere al privato»; in «un’amministrazione che non sa valorizzare le risorse della società civile»; nella «cronaca che ingigantisce il male e ignora il bene», «nei social che veicolano narcisismo, volgarità e odio» • A fine aprile 2025, quando si va verso il conclave che deve eleggere il successore di papa Francesco, salta agli occhi che l’arcivescovo di Milano guida la più grande diocesi del mondo ma non è cardinale.

460. Anna Maria MOTTOLA Teano 4 maggio 1961 • Il 19 marzo 2021 comincia a Cassino un processo che sembrava ormai impossibile. Luca Angelini: «20 anni dopo il delitto, vengono giudicati i presunti assassini di Serena Mollicone, la 18enne trovata morta nelle campagne vicino ad Arce, nel giugno 2001. Imputati sono l’allora comandante della stazione dei carabinieri, Franco Mottola, suo figlio Marco e la moglie Annamaria. Sono accusati di concorso in omicidio volontario (come esecutori) e occultamento di cadavere. Secondo l’accusa, Serena venne aggredita in caserma, tramortita facendole sbattere la testa contro una porta, portata in un campo e qui lasciata morire legata e imbavagliata» • Il primo luglio 2022 il pm avvalora l’ipotesi che la ragazza volesse denunciare per spaccio Marco, che l’avrebbe uccisa sbattendole la testa contro una porta della caserma, il corpo sarebbe stato poi occultato, dopo quattro ore di agonia, dal padre. Il 4 la procura chiede trent’anni per il marito, 24 per il figlio, 21 per lei. Il 15 luglio sono tutti assolti (all’uscita dal tribunale, folla inferocita e imputati costretti a rifugiarsi in un bar) • Il 6 febbraio 2023 vengono depositate le motivazioni (236 pagine): «Numerosi elementi indiziari, costituenti dei tasselli fondamentali dell’impianto accusatorio del pm, non sono risultati sorretti da un sufficiente e convincente compendio probatorio» • «Nel caso dell’omicidio di Serena Mollicone, gli elementi narrati non offrono mere ipotesi o giudizi di verosimiglianza, ma corrispondono a dati di fatto certi, gravi, precisi e concordanti, trattandosi di dati convergenti verso l’identico risultato»: a fine giugno 2024 è questo il passaggio con cui la procura generale della Corte d’appello punta a scardinare le motivazioni di primo grado e rovesciare la sentenza di assoluzione. Le richieste sono 24 anni per il marito (rispetto ai 30 chiesti in primo grado), 22 per lei (rispetto ai 21), 21 per il figlio (erano 24). Il 2 luglio, a conclusione della sua requisitoria, il pg della corte d’Appello Deborah Landolfi riprende il paragone Serena Mollicone come Marco Vannini: secondo l’accusa, i Mottola, dopo che il figlio Marco sbatté il capo della ragazza contro una porta della caserma, scelsero di non soccorrerla, lasciandola morire, proprio come per il 20enne Vannini nel 2015 a Ladispoli, ferito mentre era in bagno da un colpo di pistola esploso da Antonio Ciontoli (vedi n. 1191), ex maresciallo della Marina padre della fidanzata Martina (n. 2169), tenuto in agonia senza chiamare il 118. Il 12 luglio l’assoluzione viene confermata. Angelini: «La famiglia della ragazza è stata condannata a pagare le spese legali. Accolta prima in un silenzio irreale e poi da proteste, subito fuori dall’aula, la lettura del verdetto della Corte d’assise d’appello da parte del presidente della Corte, Vincenzo Capozza, dopo circa tre ore di Camera di Consiglio» • L’11 marzo 2025 La svolta sul delitto Mollicone: i giudici della prima corte penale della Cassazione accolgono il ricorso della procura generale, «La corte annulla la sentenza e rinvia a un nuovo processo d’Appello».

461. Francesco VAIA Casandrino 27 novembre 1974. Epidemiologo • Direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, a metà agosto 2020, con il numero dei contagi da Covid che continua a crescere, ma ancora non è altissimo, dichiara: «Sono terrorizzato, non tanto dal virus in sé, perché ho sempre creduto e sostenuto che avremmo vinto noi, ma da due questioni fondamentali: i trasporti e la scuola». Poi spiega: «Ho l’impressione che stiamo rimanendo come paralizzati. Come quando si fa un brutto sogno e dallo spavento si resta fermi, immobili, senza sapere cosa fare» • A gennaio 2021, con lo Spallanzani coinvolto nella ricerca per ReiThera sulla base di una promessa di finanziamento da 4 milioni della Regione Lazio, si mostra fiducioso, a maggio quando l’istituto si è ritirato senza spiegare perché, insiste: «Siamo a buon punto, è probabile che il vaccino sarà pronto a giugno-luglio» e «renderà l’Italia autosufficiente con 100 milioni di dosi» (il progetto si fermerà a causa della mancata approvazione e dei finanziamenti pubblici insufficienti) • A inizio gennaio 2022 è tra gli ottimisti: «Il virus sembra avere sempre più i connotati di una malattia stagionale endemica». A metà novembre, minacciato dai no vax, prova ad andare oltre: «La questione va deidologizzata. Non serve il fanatismo vaccinale» • A luglio 2023 prende il posto di 216. Giovanni REZZA e diventa direttore generale dell’ufficio Prevenzione del ministero della Salute • 2024 - • A fine maggio 2025 interviene su Il servizio sanitario da rilanciare: «Le tematiche da affrontare vanno al di là delle competenze di una singola parte politica, di un singolo ministero, investono il Welfare, con i problemi connessi alla denatalità e al ruolo della famiglia, all’invecchiamento attivo e agli stili di vita e alle connesse pratiche vaccinali, alla non autosufficienza e alla disabilità che ormai interessano larghissimi strati della popolazione e quindi solo una “cabina di regia” trasversale che includa tutti i soggetti protagonisti può essere la risposta».

462. Riccardo RICCIARDI Pietrasanta 8 maggio 1982. Politico • Deputato pentastellato, il 21 maggio 2020, quando attacca in aula il sistema sanitario della Lombardia, si parla de lo show di Riccardo Ricciardi alla Camera. Venanzio Postiglione: «Ricciardi, regista teatrale, visto che gli spettacoli sono fermi, recita la sua pièce alla Camera. Intanto si tiene in esercizio. [...] lo show di Riccardo Ricciardi alla Camera, ieri mattina, aveva l’impronta della propaganda. La volontà di dividere. Viva il governo dei 5 Stelle, frustate alla Lombardia, detto da un partito che ha scoperto gli esperti appena appena in ritardo. Con un tono acceso, da comizio, quando siamo ancora qui a capire se il 3 giugno il Paese sarà davvero riaperto e con quali limiti e quali sacrifici e quali incertezze». Enrico Mentana ci va giù duro: «A nome di tanti che non voterebbero mai Lega, né hanno mai votato per Berlusconi o Formigoni, vorrei dire all’onorevole Ricciardi che mai avevo ascoltato in un’aula parlamentare un intervento così squallido e vergognoso, che per colpire i suoi avversari identifica una regione martire con chi la amministra e bolla entrambi, arbitrariamente e con aperta soddisfazione, per il numero di morti» • 2021 - • A inizio luglio 2022, Paolo Mieli lo mette nel «coro di pentastellati a favore del ritorno alle antiche battaglie» (con Paola Taverna, Michele Gubitosa, Alberto Airola). Il 25 settembre, quando il centrodestra vince le elezioni, commenta: «Il Pd ha sfasciato il campo progressista e Letta deve fare mea culpa». A fine novembre (Lo stallo sulle nomine) Luca Angelini scrive che «L’accordo, sulla carta, sembrava definito: l’ex ministro Lorenzo Guerini a capo del Copasir e il vicepresidente stellato Riccardo Ricciardi alla Vigilanza Rai. Ma i tentennamenti dem sul nome di quest’ultimo e lo spettro di un accordo che favorisca il Terzo polo per la Vigilanza Rai hanno riaperto la partita» • 2023 - • Il 12 giugno 2024, quando a un anno dalla scomparsa la Camera commemora Silvio Berlusconi, lo attacca frontalmente: «Non accettiamo la beatificazione di una persona che ha dato dell’eroe a un mafioso come Vittorio Mangano» (per reazione, la maggioranza esce dall’Aula) • A metà febbraio 2025, quando la portavoce del ministero degli esteri russo attacca il presidente della Repubblica (aveva fatto un parallelo tra l’invasione in Ucraina e quelle del terzo Reich) con una vera e propria minaccia commenta: «Non avremmo usato le parole di Mattarella, giustifica la narrazione dell’invio delle armi». A fine maggio, quando il ministro degli esteri Antonio Tajani dichiara su Gaza che «I morti indignano» incalza: «Avete convocato l’ambasciatore israeliano per gli spari in aria all’arrivo dei diplomatici. Non valeva la pena farlo per 60 mila morti?». A metà ottobre, quando si legge di Tensione nel Movimento, il Pd torna nemico (Chiara Appendino, vice di Giuseppe Conte, ha ventilato le sue dimissioni perché contraria all’accordo con il Pd, considerato una delle cause dello scarso risultato del Movimento in Toscana), Alessandro Trocino scrive che lui invece «conferma: l'asse con il Pd non è in discussione».

463. Dorothea WIERER Brunico 3 aprile 1990. Biatleta • Già campionessa del mondo della partenza in linea a Östersund (Svezia) nel 2019 (nello stesso anno vincitrice della Coppa del Mondo), il 16 febbraio 2020 a Anterselva vince l’oro dell’inseguimento «sulle nevi di casa, in un tifo da stadio, dopo un testa a testa deciso all’ultimo poligono con la norvegese Roeiseland». Gaia Piccardi: «Calamity Jane è velocissima sugli sci e implacabile al poligono. L’inseguimento ne prevede quattro, due a terra e due in piedi: Dorothea in giornata di grazia si concede un solo errore nell’ultima area di tiro, quando la vittoria sembra una questione privata con la vichinga, che ha meno sangue freddo dell’avversaria e commette due errori. Al poligono c’è anche la tedesca Hermann, in grande recupero. Che però si ferma all’argento. Un giro di penalità per Wierer, due per Roeiseland (alla fine bronzo), uno per Hermann. La gara a questo punto è tutta in discesa per la campionessa di Anterselva, che esce per prima dalla zona del giro obbligatorio quando si sbaglia un colpo, e s’invola nei suoi boschi sulla sua pista nella sua gara, il trionfo che la conferma in vetta alla classifica di Coppa del mondo (il Mondiale dà punti per il ranking) e la laurea regina. Con un tifo alle stelle, tra un tripudio di bandiere e parrucche tricolori, Wierer ha il tempo di rallentare, dare il cinque ai tecnici dell’Italia, sorridere al suo pubblico, percorrere gli ultimi metri in beata solitudine, tagliare il traguardo con le braccia al cielo. Una giornata da incorniciare, che sancisce ciò che sapevamo già: Dorothea Wierer è la migliore biathleta italiana». Il 18 si impone anche nella 15 km, il 13 marzo fa il bis in coppa del mondo • 2021 - • Già medaglia di bronzo la staffetta mista nel 2014 ai Giochi di Soci e nel 2018 a quelli di Pyeongchang, il 10 febbraio 2022 vince la stessa medaglia nella sprint a quelli di Pechino • 2023 - • Il 17 marzo 2024 la Coppa del Mondo va alla grande rivale Lisa Vittozzi, da lei sconfitta nel 2019 al termine di un avvincente testa a testa («Con Lisa ci conosciamo bene, punti di forza e debolezze: il confronto continuo ci ha rese entrambe più forti», aveva commentato dopo il successo) • Il 2 dicembre 2025 a Östersundì conquista la 15 km, prima gara individuale della stagione di Coppa del Mondo: è la sua 17ª vittoria complessiva in carriera, la 7ª nella specialità, il successo arriva a dieci anni dal primo, il 3 dicembre 2015, sempre a Östersund e due anni e mezzo dopo l’ultimo, il 12 marzo 2023, c’è bisogno di dire dove? (In classifica generale quell’anno era stata seconda dietro la francese Julia Simon ma davanti a Vittozzi).

464. Maria DE FILIPPI Milano 5 dicembre 1961. Conduttrice televisiva • A inizio febbraio 2020, sul palco del Festival di Sanremo Fiorello arriva «persino a vestirsi da Maria De Filippi per onorare una promessa». A fine aprile, Massimo Gramellini (Scienza ritegno) si preoccupa: «Non vorrei che in tv i virologi prendessero il posto dei cuochi. O di Sgarbi. Qualcuno starà già pensando a una sfida tra ego in provetta, moderata da Maria De Filippi: “Immuni’s got talent”» • A giugno 2021 è protagonista di uno dei 7 racconti, 7 dialoghi de la serie di podcast dedicata al tema della maternità Mama non Mama • A metà novembre 2022, constatato che «nonostante gli innumerevoli sforzi, Milly Carlucci perde quasi sempre la sfida con Tu si que vales di Maria De Filippi», Aldo Grasso, premesso che bisognerebbe parlare più dei demeriti della conduttrice di Ballando con le stelle che dei suoi meriti, la definisce «campionessa di determinazione, dura e opaca, di pianificazione delle risorse, di imprenditorialità; si è fatta la fama di essere “Maria la sanguinaria”» • Il 24 febbraio 2023 muore il marito Maurizio Costanzo; dopo il funerale un lettore del Corriere scrive: «I selfie estorti a Maria accanto alla bara di Maurizio sono un rito crudele che non si ferma nemmeno di fronte alla morte». Aldo Cazzullo, dopo averla definita «la donna più amata della tv», commenta: «Se è ovviamente fuori luogo chiedere un selfie in camera ardente, lei comunque non se l’è sentita di deludere il proprio pubblico, che la considera appunto un’amica; chiedere era sbagliato, ma non sottrarsi è stato un gesto di cortesia, che Maria ha compiuto nella certezza che Maurizio avrebbe approvato». A metà giugno, parlando dei funerali di Silvio Berlusconi, Gramellini si chiede «Quale altra cerimonia sarebbe stata capace di tenere insieme Mattarella e Lele Mora, Giorgia Meloni e Franco Baresi, Mario Draghi e Maria De Filippi?» • A metà febbraio 2024, sempre Gramellini scrive che «Sangiovanni è un giovane famoso, cantava da Maria De Filippi» • 2025 - •

465. MOGOL - Giulio RAPETTI Milano 17 agosto 1936. Paroliere • 2020 - • A inizio aprile 2021 si legge: «Non c’è pace per l’eredità di Lucio Battisti. Il Tribunale di Milano è dovuto intervenire ancora una volta per affidare a un nuovo liquidatore Acqua Azzurra, la società dove da anni si fanno la guerra i tre azionisti: la società Aquilone della moglie del cantante e del loro unico figlio Luca, 48 anni, la casa discografica Universal di Vincent Bolloré e Giulio Rapetti, ovvero Mogol. Secondo una perizia ufficiale, scrive Mario Gerevini, il repertorio varrebbe 16 milioni di euro» (Luca Angelini). A fine settembre «Il bagno di folla dell’ex premier Conte ha innervosito molti nel mondo dello spettacolo, che parlano apertamente di due pesi e due misure. Da giorni aumentano le voci, note e non note, che chiedono per il mondo dello spettacolo due provvedimenti: la capienza al 100 per cento e l’abolizione del distanziamento. Una necessità economica per cinema e teatri, che a capienza ridotta rischiano di non farcela. Fioccano le sottoscrizioni, con star come Renato Zero, Zucchero ed Emma, e petizioni come quella della Siae, presieduta da Mogol» (Alessandro Trocino). A ottobre, quando l’archivio digitale della Siae viene violato da un attacco informatico, gli hacker minacciano di diffondere in rete 28 mila file riservati: carte di identità, indirizzi, contratti e anche conti bancari. Il 18 viene chiesto tramite mail un riscatto di tre milioni di euro in bitcoin, lui è inflessibile: «Non pagheremo» • 2022 - • A inizio luglio 2023, a Elvira Serra che gli chiede Mogol, quante canzoni ha scritto? risponde «Ah non lo so... Però ho venduto 523 milioni di dischi nel mondo. Sono terzo, dopo i Beatles ed Elvis Presley» • Il 18 gennaio 2024 la Cassazione stabilisce che il saluto romano non è un reato se il braccio si alza per «commemorare» ma solo se si accompagna al «concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista», il giorno dopo il titolo è Boschi di braccia tese. Gianluca Mercuri: «19 gennaio 2024, oggi: l’Italia si divide ancora sul saluto fascista, detto romano. I vinti, per qualche motivo, si sentono vincitori. Il presidente del Senato commenta soddisfatto la sentenza della Cassazione, dicendo che “si commenta da sola”. E così, cent’anni dopo, ancora e sempre boschi di braccia tese, per citare il verso della splendida Collina dei ciliegi di Battisti-Mogol, che col fascismo non c’entrava niente ma viene sempre in mente in questi casi (non solo in questi casi, per fortuna)» • A fine febbraio 2025 Massimo Gramellini (Donald Mogol) scrive «Lo scopriremo solo vivendo, avrebbe detto Mogol, sommo paroliere di lacrime sul viso e fiori di pesco». A fine agosto di nuovo Lucio Battisti, sfida sui diritti, Trocino: «Cinque milioni parcheggiati in un certificato di deposito e in un fondo comune. Sono il risarcimento che Grazia Letizia Veronese, moglie di Lucio Battisti, e il figlio Luca hanno versato dopo una condanna per mala gestio quando erano alla guida di Acqua Azzurra, la società che incassa i diritti e gestisce il catalogo storico delle canzoni Battisti-Mogol».

466. Deborah COMPAGNONI Bormio 4 giugno 1970. Ex sciatrice alpina • 2020 - • A metà gennaio 2021, quando Marta Bassino si conferma «signora dello slalom gigante» vincendo a Kranjska Gora la quarta prova di specialità delle cinque disputate finora in coppa del mondo, si parla di distacchi «alla Deborah Compagnoni». Il 28 marzo, vincendo il superG in Val di Fassa, Federica Brignone eguaglia il suo record di vittorie in Coppa del Mondo: 16. A inizio dicembre, reduce da una tripletta il 3-4-5 a Lake Louise (due discese e un superG) come Alberto Tomba tra Lech e l’Alta Badia nel ’94, Sofia Goggia minimizza: «Non impazzisco per le statistiche, io a quota 14 vittorie in Coppa del Mondo e Compagnoni e Brignone appaiate a 16, e poi non ha senso paragonare generazioni diverse». Il 16 il fratello minore Jacopo, 40 anni, guida alpina a Valfurva (Sondrio), muore travolto da una valanga mentre scia con un amico (che si salva) • A metà gennaio 2022, intervistata da Gaia Piccardi confida: «Un mese fa la morte di mio fratello sembrava sospesa, irreale, adesso invece l’incredulità si è fatta concreta e dolorosa. Lo sento di più, oggi, il lutto». E poi: «Darsi spiegazioni, come si fa? Io credo nel destino. Quando deve accadere, accade. Mi piace pensare così perché mi aiuta a vivere meglio. Provo a essere forte, a tenere su i miei. Jacopo aveva un’energia stupenda, conosceva la montagna a menadito, non si può dire che abbia commesso alcun errore. È andata così. Certo, per chi resta, è straziante». Poi ricorda: «Avrò avuto 2-3 anni, papà che è maestro ha notato subito che su quelle due piccole assi ci sapevo stare, andavo dietro a Yuri (il fratello maggiore, ndr) però non era scontato arrivare in Coppa del mondo: il talento non basta, ci vogliono disciplina e tenacia, bisogna imparare a sbagliare», «Don Giovanni, il parroco, suonava le campane per i miei successi. I trofei sono esposti in hotel, le medaglie le ho io a Treviso, i pettorali di una carriera sono in uno scatolone chissà dove, mai più aperto né con i miei figli né con i nipoti. Non mi è mai piaciuto vantarmi» • Il 3 dicembre 2023 Brignone si porta a 23 primi posti in Coppa del Mondo e con il podio numero 32 in gigante la lascia definitivamente alle spalle • 2024 - • Il 13 febbraio 2025, quando Brignone vince a Saalbach l’oro mondiale del gigante, tutti a dire «Come Deborah Compagnoni, ventotto anni dopo».
 
467. Alfredo BAZOLI Brescia 15 dicembre 1969. Politico • 2020 - • Capogruppo Pd nella commissione giustizia alla Camera, a inizio giugno 2021, quando si parla dei sei referendum promossi dal Partito radicale, dichiara: «Chi lavora ai referendum anziché nelle aule parlamentari, allontana le prospettive di riforma, non le avvicina» • A metà giugno 2022, Fine vita: tutte le insidie della legge in discussione, pur essendone il relatore non nasconde che, anche se arrivasse in aula prima della fine della legislatura, il provvedimento potrebbe far la fine del ddl Zan (vedi 95. Alessandro ZAN). Tutto verrà rimandato alla nuova legislatura • 2023 - • Figlio di Giulietta Banzi, uccisa nell’attentato alla manifestazione antifascista di  piazza della Loggia a Brescia, intervistato da Giovanni Bianconi per il 50° anniversario (28 maggio 2024) racconta che la tragedia gli ha indotto una certa insofferenza «verso tutte le mistificazioni che ancora oggi tendono a negare la matrice neofascista dell’attentato, accertata nelle sentenze che si è riusciti faticosamente a ottenere dopo decenni di depistaggi ad opera di apparati dello Stato. Questo è un problema ancora aperto della nostra democrazia, perché le stragi di quel periodo hanno pesantemente condizionato la vita del Paese, oltre a determinare quelle di noi orfani. Eppure pezzi di società e di politica, compresi alcuni tra quelli che oggi sono al governo, non hanno fatto pienamente i conti con quella storia. Ci sono colpevoli accertati e loro complici che hanno avuto trascorsi interni e comuni a quell’area, ma si fa finta di niente» • Il 21 luglio 2025 il titolo è Fine vita, settimana decisiva (ma per l’opposizione è legge peggiorativa). Lui spiega: «Questo testo peggiora la situazione attuale. Si apre a una sorta di “privatizzazione strisciante” del fine vita». A fine ottobre è a Milano con l’ala del Pd moderata e critica nei confronti della segretario Elly Schlein, riunita sotto lo slogan «Crescere» (con lui Graziano Delrio, Marianna Madia, Lorenzo Guerini, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Simona Malpezzi). A inizio dicembre è tra i firmatari di una proposta di legge presentata da Graziano Delrio per contrastare l’antisemitismo nelle scuole, nelle università e sul web (con Malpezzi, Alessandro Alfieri, Pier Ferdinando Casini, Sensi, Verini, Zampa) sconfessata dai vertici del partito perché fa sua la definizione di antisemitismo scritta dall’International Holocaust Remembrance Alliance che qualifica come antisemite molte delle critiche radicali  contro lo Stato di Israele.

468. Filippo TORTU Milano 15 giugno 1998. Sprinter • 2020 - • Il 13 maggio 2021 Marcell Jacobs con il 9’’95 fatto segnare nelle batterie del Memorial Ottalia di Savona gli toglie il primato italiano dei 100 che aveva fissato in 9”99 il 22 giugno 2018 a Madrid migliorando il 10”01 di Pietro Mennea che resisteva dal 1979. Il 6 agosto vince con la 4x100 la medaglia d’oro ai Giochi di Tokyo. Marco Bonarrigo: «Abbiamo conquistato l’oro olimpico nella prova più tecnica e rognosa del programma lanciati da Lorenzo Patta, ex calciatore sardo di 21 anni che non aveva mai corso una gara importante all’estero in vita sua. L’abbiamo vinta con una favolosa ultima curva di Desalu, che ha il 1751° tempo al mondo sui 100 metri (10”29) ma quando c’è da correre col baricentro inclinato a sinistra è tra i più forti curvisti al mondo. E poi con Pippo Tortu, che ha azzeccato il miglior lanciato della sua vita e Marcel Jacobs, che è andato più forte di quando ha vinto la finalissima, sfiorando i 43 chilometri l’ora ai 180 metri di gara» • Il 19 agosto 2022 vince il bronzo dei 200 metri agli Europei di Monaco di Baviera • Il 26 agosto 2023 ai mondiali di Budapest vince con la staffetta 4x100 la medaglia d’argento (Roberto Rigali al posto di Desalu, vincono gli Stati Uniti) • Il 10 giugno 2024 vince la medaglia d’argento dei 200 metri agli europei di Roma, il 12 vince l’oro con la 4x100 (stavolta il quarto è Matteo Melluzzo) • A metà febbraio 2025 “Il Fatto Quotidiano” rivela che nel 2020-21 il fratello Giacomo avrebbe avvicinato Gabriele Pegoraro, il superhacker vicentino dell’inchiesta Equalize, per cercare tracce di doping nelle analisi di Jacobs.

469. Thomas CECCON Thiene 27 gennaio 2001. Nuotatore • 2020 - • Il 26 luglio 2021 con la 4x100 stile libero vince la medaglia d’argento ai Giochi di Tokyo, il primo agosto arriva il bronzo con la 4x100 mista • Il 12 agosto 2022 vince l’oro dei 50 farfalla agli europei di Roma, il 14 quello della 4x100 stile libero, il 17 quelli di 100 dorso e staffetta 4x100 misti • Il 24 luglio 2023 vince la medaglia d’oro dei 50 farfalla ai mondiali di Fukuoka, il giorno dopo nei 100 dorso si deve accontentare dell’argento per 5 centesimi • Il 29 luglio 2024 ai Giochi di Parigi vince con una spettacolare rimonta sul cinese Xu la medaglia d’oro dei 100 dorso: «Il mio sogno da ragazzino era andare alle Olimpiadi e vincere. Sapevo che potevo farlo, e questo giorno è arrivato», due giorni prima aveva vinto il bronzo con la 4x100 stile libero • Il 27 luglio 2025 ai mondiali di Singapore vince l’argento con la 4x100 stile libero, il 28 è bronzo nei 50 farfalla, il 29 argento nei 100 dorso.

470. Gabriele SALVATORES Napoli 30 luglio 1950. Regista • A inizio giugno 2020 in streaming Tutto il mio folle amore con cui torna ai suoi «temi più cari per raccontare la storia speciale di Vincent, 16 anni, colpito da autismo ipercinetico. Alla scoperta di papà Claudio Santamaria, sotto gli occhi della mamma Valeria Golino e del padre adottivo Diego Abatantuono» (Paolo Baldini). Candidato al Nastro d’argento come regista, il 6 luglio è battuto da Matteo Garrone (Pinocchio). A metà dicembre su Raiplay Fuori era primavera, docu-film collettivo che ha messo insieme con i filmati dell’Italia in lockdown tra marzo e maggio 2020: «Famiglie, medici, infermieri, anziani. Le città vuote e i canti dai balconi. Un ritratto commovente del Paese alle prese con la pandemia» (ibidem) • A inizio marzo 2021, intervistato da Stefania Ulivi confida: «Ho scoperto che quest’anno non ce lo ridarà nessuno e più vai avanti nella vita più scopri che le caramelle che ti hanno regalato stanno diminuendo. Prima le mangi avidamente, queste ultime me le voglio gustare bene una per una. Il tempo non è infinito. Come regista quello che farò, anche fosse un kolossal, andrà in una dimensione intima. Più poesia che romanzo». Dal 10 giugno è nelle sale Comedians: riprende la commedia di Trevor Griffiths che aveva già portato in scena nel 1987 al Teatro dell’Elfo di Milano con un super cast, storia di cinque guitti che partecipano a uno stress test sul significato della comicità • A settembre 2022, a Milano nel Parco della Biblioteca degli Alberi, partecipa al festivsal Fuoricinema con un intervento incentrato sui diritti nel cinema • 2023 - • A metà marzo 2024, intervistato da Roberta Scorranese racconta: «Compii diciotto anni nel 1968, quando si contestavano i professori e nelle università si abolivano gli esami per inscenare drammi teatrali. Io mi avvicinai al movimento studentesco tramite Mario Capanna e ricordo bene che cosa voleva dire fare teatro. La mia prima sala prove è stato il centro sociale Leoncavallo. Fondammo l’Elfo nel 1972 e, mi creda, davvero per noi l’arte non era un divertimento o un esercizio di stile, ma era un modo di cambiare il mondo. Ecco perché da quella generazione sono nati registi come Nanni Moretti o Giuseppe Tornatore e, sì, mi ci metto anche io» • A fine agosto 2025 Paolo Mereghetti scrive che il cinema italiano non viene da un anno esaltante: «Qualche alto (Özpetek e Genovese, poi Nunziante, Siani, Salvatores, Soldini, Andò. Avrò dimenticato qualcuno ma le dita di due mani sono fin troppe) e invece molti bassi».

471. Eros RAMAZZOTTI Roma 28 ottobre 1963. Cantautore • 2020 - • L’11 luglio 2021 le stories di Marco Verratti documentano che sul pullman degli azzurri del calcio appena diventati a Wembley campioni d’Europa si canta la sua Più bella cosa: «Sono molto amico di Verratti che già nei giorni scorsi mi mandava video dei loro cori... che bella sensazione. Ho visto la finale in Grecia con amici italiani e polacchi. Una gioia dopo tanta sofferenza, e non intendo solo quella della tensione di una partita cominciata male. Complimenti anche a Berrettini per la finale di Wimbledon e ai Måneskin cui consiglio di rimanere umili. E ora speriamo che le cose vadano bene in tutti i sensi, non solo nello sport e nella musica» • A fine febbraio 2022, quando «lungo tutta la penisola, con epicentro inevitabile sui colli di Roma, si respira una certa aria di scoramento per la crisi del diciassettesimo anno tra Ilary Blasi e Francesco Totti», Massimo Gramellini scrive che per pareggiare i conti ci vorrebbe come minimo «che Michelle Hunziker e Ramazzotti ritornino sotto lo stesso tetto». A inizio ottobre Aldo Cazzullo commenta che «Laura Pausini ha diritto di non cantare Bella ciao e Eros Ramazzotti ha diritto di difenderla, allo stesso modo Renato Zero o Damiano dei Måneskin hanno diritto di chiamarsi fuori» (vedi 234. Laura PAUSINI) • Il 10 febbraio 2023, serata delle cover al Festival di Sanremo, canta con Ultimo un medley dei suoi successi. Dimenticate sul palco le parole di Un’emozione per sempre, dietro le quinte se la prende con i tecnici: «Non c’era il gobbo, bravi! Grazie» • L’8 febbraio 2024 è di nuovo al Festival, stavolta per celebrare i 40 anni di Terra promessa, la canzone con cui vinse nel 1984 tra le Nuove Proposte (ne approfitta per gridare dal palco «Basta guerre!») • 2025 -.

472. Gianfranco RAVASI Merate 18 ottobre 1942. Cardinale • Il 18 agosto 2020, quando muore Cesare Romiti, Ferruccio De Bortoli scrive: «Ebbe numerosi amici tra gli uomini di Chiesa. Ne coglieva il fascino (Gianfranco Ravasi e Carlo Maria Martini)». A inizio novembre, con l’epidemia da Covid che porta Altre cinque regioni in «zona arancione», intervistato da Walter Veltroni dice: «Con la seconda ondata, tutto sembra mutare. Si avverte un’atmosfera di irrazionalità nelle reazioni, anche nella virulenza delle critiche al governo. Purtroppo non ci sono voci autorevoli che possano far vedere la strada, un disegno di convivenza. Norberto Bobbio non c’è, Norberto Bobbio scriveva l’Elogio della mitezza. La mitezza non è debolezza, semmai la violenza è segno di sconfitta della ragione. Nei momenti più duri si sente il bisogno delle voci più alte». E ancora: «Se Cristo oggi dovesse scrivere ancora qualcosa, [...] scriverebbe: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Ama anche la terra come te stesso, potremmo aggiungere oggi» • A fine ottobre 2021 su “7” dialoga col teologo Vito Mancuso sulla religiosità • Alla vigilia del Natale 2022 nuova intervista di Veltroni, che lo definisce «una delle menti più illuminanti del nostro tempo. Personalità di vastissima cultura, non solo teologica, e di immensa curiosità intellettuale, Ravasi è, da sempre, uomo del dialogo. Riesce a coniugare ciò che, nella società e nella persona, porta a raggiungere l’armonia: l’essere, al contempo, fieri della propria identità e aperti all’altro da sé». Lui spiega: «Sull’Io il grande rischio è quello dell’autostima che diventa autoidolatria. Melanie Klein, in polemica con Freud, immagina la parabola di una fata che si presenta a una persona e si dichiara disponibile a esaudire ogni suo desiderio, anche il più grande. A una sola condizione: che al suo vicino vada il doppio. L’uomo ci pensa e risponde: “Cavami un occhio”» • Il 26 settembre 2023 è tra gli oratori chiamati a parlare, nell’aula di Montecitorio, alla commemorazione civile di Giorgio Napolitano (morto il 22). Conclude con il profeta Daniele, capitolo 12, versetto 3: «“I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento, coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre”. Questo è il fiore ideale che depongo sul feretro del presidente». A Gian Guido Vecchi racconta: «L’ultima volta che ci siamo sentiti, non molto tempo fa, mi ha detto: sto riprendendo a leggere Pascal». Momento più significativo della loro amicizia: «Il dialogo ad Assisi. Ricostruì il momento giovanile della sua crisi religiosa ma anche il permanere del suo interrogarsi, le grandi domande alimentate dalle sue letture. Era un grande umanista: letteratura, filosofia...» • 2024 - • A fine febbraio 2025 spiega a Vecchi che papa Francesco potrebbe dimettersi: «Io credo di sì. Se dovesse avere delle difficoltà gravi a svolgere il suo servizio, farà la sua scelta. Sarà lui a decidere, com’è ovvio, magari chiederà consiglio ma l’ultima parola la valuterà da sé, in coscienza. Fermo restando che il suo grande desiderio è quello di compiere almeno il Giubileo, l’anno santo dedicato alla speranza che sente come il suo grande momento». Dopo la morte (21 aprile) ricorda: «Francesco si era accorto che la Chiesa si stava sfrangiando. Per questo ha dato grande peso alla sinodalità, nel senso letterale di camminare insieme: per tentare l’armonia».

473. Paolo GENOVESE Roma 20 agosto 1966. Regista • Noto soprattutto per il film Perfetti sconosciuti, premiato nel 2016 con David di Donatello e Nastro d’argento, dopo che il figlio Pietro, la notte tra il 21 e il 22 dicembre 2019, alla guida di un SUV in Corso Francia a Roma ha travolto uccidendole sul colpo due studentesse sedicenni che stavano attraversando la strada, Gaia von Freymann e Camilla Romagnoli, scrive una lettera ai genitori delle vittime per esprimere la propria vicinanza, «un gesto apprezzato pur nel dolore immenso per l’accaduto» (aveva chiesto di incontrarli, «Emotivamente non era il momento adatto, abbiamo risposto che una lettera sarebbe stata la benvenuta», vedi 1435. Pietro GENOVESE). A metà aprile 2020 in streaming The Place: «Parte da una domanda: chi è quell’uomo sconosciuto (Valerio Mastandrea) che al tavolo di un bar esaudisce i desideri di otto disperati chiedendo in cambio lo svolgimento di missioni impossibili?» (Paolo Baldini) • Il 23 dicembre 2021 esce nelle sale Supereroi, «la normalità di una coppia, Anna (Jasmine Trinca) e Marco (Alessandro Borghi), lei disegnatrice di fumetti con lo pseudonimo di Drusilla, lui insegnante di fisica all’università, convinto che “il tempo non esista”. Tutt’altro che eroi. Dieci anni d’amore autentico, turbinoso fatto di passione, tradimenti, delusioni, malattie» (ibidem) • A inizio febbraio 2022 Supereroi è in streaming, stavolta Baldini parla di «burrascosa love story», precisa che Marco è convinto non solo che «il tempo non esiste» ma che «la distinzione tra passato, presente e futuro è un’illusione»,  aggiunge che Drusilla è «in fuga dai legami stabili» e conclude «con l’idea che i veri supereroi siano le coppie capaci di assorbire interferenze e malesseri» • Il 26 gennaio 2023 è nelle sale Il primo giorno della mia vita: «Parla del confine tra la vita e la morte. O meglio: tra la voglia di vivere e la voglia di morire. Quindi, della ricerca della felicità e dell’ombra della depressione. Un angelo caduto dal cielo (Toni Servillo) raccoglie quattro suicidi: la campionessa di ginnastica Sara Serraiocco, il coach motivazionale Valerio Mastandrea, la poliziotta Margherita Buy e il ragazzino precoce youtuber» • 2024 - • A fine agosto 2025 Paolo Mereghetti scrive che il cinema «non viene da un anno esaltante: qualche alto (Özpetek e Genovese, poi Nunziante, Siani, Salvatores, Soldini, Andò. Avrò dimenticato qualcuno ma le dita di due mani sono fin troppe) e invece molti bassi». A fine settembre il suo Follemente è inserito con Diamanti di Özpetek, Duse di Pietro Marcello, Fuori di Mario Martone, Le assaggiatrici di Silvio Soldini e Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi tra i «titoli acclamati e popolarissimi anche al botteghino» battuti dal Familia di Francesco Costabile per la candidatura all’Oscar. Nelle sale dal 20 febbraio, trama molto simile a quella sviluppata da Disney Pixar con Inside Out, il film ha incassato quasi 18 milioni di euro ed è stato fino al 27 dicembre il titolo italiano col maggiore incasso del 2025, superato infine dal Buen camino di Checco Zalone.

474. Filippo SENSI Roma 4 marzo 1968. Politico • 2020 - • 2021 - • Deputato del Pd dal 2018, alle elezioni del 25 settembre 2022 è candidato al Senato nei collegi plurinominali Lazio - 02 e Campania - 01 in terza posizione, «posizione a rischio, anche se lui si dice pronto a combattere» (Alessandro Trocino): non viene eletto • Il 21 marzo 2023 diventa senatore subentrando a Bruno Astorre (morto il 3 dello stesso mese) • A metà febbraio 2024, quando a Milano dodici persone che omaggiavano sotto la targa di Anna Politkovskaya il dissidente russo Aleksej Naval’nyj  (morto il 16) sono identificate dalla polizia, si chiede «In che Paese siamo?» e annuncia una interrogazione parlamentare • Il 6 giugno 2025 partecipa a Milano all’iniziativa Due popoli, due Stati, un destino organizzata da Azione e Italia viva (ci sono l’ex ostaggio Aviva Siegel, rapita il 7 ottobre 2023 e poi rilasciata, e il dissidente palestinese Hamza Howidy), con lui altri esponenti riformisti del Pd (Lorenzo Guerini, Pina Picierno, Giorgio Gori, Marianna Madia, Walter Verini, Virginio Merola). A metà ottobre, quando Maurizio Landini dice che «Meloni su Gaza si è limitata a fare la cortigiana di Trump e non ha mosso un dito», è con Picierno tra i piddini che gli chiedono di scusarsi. A fine mese, sempre a Milano, è con l’ala del Pd moderata e critica nei confronti della segretaria Elly Schlein, riunita sotto lo slogan «Crescere» (con lui Graziano Delrio, Madia, Guerini, Picierno, Gori, Lia Quartapelle, Alfredo Bazoli, Sandra Zampa, Verini, Simona Malpezzi). A inizio dicembre è tra i firmatari di una proposta di legge presentata da Delrio per contrastare l’antisemitismo nelle scuole, nelle università e sul web (con Malpezzi, Alessandro Alfieri, Pier Ferdinando Casini, Bazoli, Verini, Zampa) sconfessata dai vertici del partito perché fa sua la definizione di antisemitismo scritta dall’International Holocaust Remembrance Alliance che qualifica come antisemite molte delle critiche radicali contro lo Stato di Israele. A metà mese, quando Giuseppe Conte dice «L’Europa è completamente disorientata. Ha scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina e adesso non ha nessuna alternativa. Quindi lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti» ironizza: «Ho letto le dichiarazioni e pensavo fossero di Vannacci o Borghi. Sbagliavo».

475. Matteo LANCINI Milano 10 novembre 1965. Psicologo • 2020 - • Psicoterapeuta e presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano, docente al Dipartimento di psicologia dell’Università Milano-Bicocca, a fine gennaio 2021, quando a Palermo una bambina di 10 anni muore soffocata dopo essersi stretta una cintura al collo per seguire una «challenge» su Tik Tok, il social preferito dagli adolescenti, commenta (Il dolore muto di bambine e bambini può trovare espressione nella Rete, fino a diventare prova estrema): «Tali azioni meritano di essere comprese nel profondo, ricondotte a ragioni che riguardano non solo la singola storia personale, ma più in generale la spettacolarizzazione imperante nel nostro contesto sociale e culturale. Oggi, più che mai, siamo chiamati a prestare attenzione al dolore delle nuove generazioni e a promuovere l’utilizzo consapevole della Rete. Sempre più precocemente all’interno del mondo virtuale i nostri figli e studenti esprimono aspetti fondamentali di sé che non meritano censura o banalizzazione ma ascolto e accompagnamento adulto in grado di guidarli verso la crescita» • 2022 - • A metà luglio 2023 le prove Invalsi rivelano che sul piano psicologico e della preparazione l’effetto Covid sulla scuola non è ancora passato (il lungo periodo di clausura, l’isolamento, la Dad hanno prodotto un disastro: uno studente su due arriva alla maturità con un livello insufficiente in italiano e in matematica): «Dobbiamo rassegnarci? Sì, al fatto che dopo la pandemia e le sue conseguenze nulla tornerà più come prima. C’è stato un tale cambiamento in termini di prospettiva e di vita, di rapporto con la natura e con i sistemi tecnologici, anche per il modo in cui l’abbiamo gestita, che niente potrà essere identico. I giovani di oggi sono messi peggio perché manifestano tendenze all’autolesionismo, non perché sanno peggio l’italiano». A metà ottobre sostiene che l’abolizione dei voti a metà anno va incontro alle necessità dei ragazzi • A inizio settembre 2024 a Paderno Dugnano un 17enne uccide madre padre e fratello: «[...] Il vero problema è che gli adolescenti di oggi fanno sempre più fatica ad esprimere le proprie emozioni, soprattutto quelle che riguardano la nostra fragilità di esseri umani e che la società tende rimuovere: il dolore, la rabbia, la tristezza. È come se avessimo messo in atto un meccanismo di difesa, una reazione alla nostra fragilità. Ci fa comodo dare la colpa a qualcosa al di là di noi, che possono essere per esempio i social network, lo smartphone, la pandemia e, inconsapevolmente, impediamo ai ragazzi di “mettere in parola” le loro emozioni. Questo è il tema centrale e il vero problema [...]» • Autore del libro Chiamami adulto, in cui affronta anche il tema della solitudine che diventa ferocia della Generazione Z, a inizio aprile 2025 commenta uno studio condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr che rivela la facilità con cui alcuni giovani arrivano a impugnare un’arma, colpire un insegnante o ferire gravemente un coetaneo: «La violenza dei nostri ragazzi, espressa sempre di più attraverso le lame, è in aumento non solo contro gli altri, ma anche contro se stessi». A inizio novembre, stavolta la vittima è un quindicenne di Moncalieri seviziato da tre minorenni, accusa: «Atti aggressivi da parte dei giovani sono sempre esistiti ma in questo momento i nostri ragazzi crescono in un clima culturale dove la violenza verso l’altro, la rabbia, sono la cifra distintiva dell’essere adulto. Ci scandalizziamo quando la violenza diventa un fatto di cronaca, come nel caso di Moncalieri, soprattutto se vede come protagonisti i ragazzi, ma quello che proponiamo ai giovani sono modelli di riferimento dove il successo è determinato dalla prevaricazione sull’altro e dove viene allontanata o annientata la fragilità in tutte le sue forme».

476. Dario ARGENTO Roma 7 settembre 1940. Regista • A inizio aprile 2020 Massimo Gramellini (Una vita in maschera) scrive: «“Ma ci proteggerà dai droplets?” insinua la donna mascherata che incontro a distanza-starnuto fuori da una farmacia. Le sorrido invisibile, dietro la protezione bitorzoluta che mi fa assomigliare a un incrocio tra Hannibal the Cannibal e il personaggio di una commedia plautina. Intanto penso: chi sono questi droplets? Minuscoli pipistrelli manovrati a distanza da Dario Argento?». A inizio luglio in streaming Suspiria di Luca Guadagnino, che riprende il suo originale horror del 1977 • A metà giugno 2021 la notizia è che reciterà per la prima volta come protagonista, e in francese, nel film Vortex di Gaspar Noé, atteso fuori gara al Festival di Cannes: sarà un critico di cinema, «primo lavoro da giovane del maestro del brivido» • A metà febbraio 2022 è al Festival di Berlino con la figlia Asia. A fine mese, dieci anni dopo il suo ultimo film, Dracula 3D, arriva nelle sale Occhiali neri, progetto che riprende in mano dopo 20 anni e che segna il suo ritorno al «giallo», «Storia di una ragazza di vita (Ilenia Pastorelli) che viene inseguita in auto da un serial killer, ha un terribile incidente e resta senza vista» (Paolo Baldini) • A metà maggio 2023, intervistato da Candida Morvillo, racconta: «Da bimbo sbirciavo mamma che fotografava Sophia Loren e Claudia Cardinale». A inizio settembre finisce in un altro Caffè di Gramellini (Crosetto e la signora Saponaro): «A parziale spiegazione della sua scelta di sposarlo, Crosetto aggiunse che la moglie era un’amante dell’horror, ma dubito che il tribunale dei social abbia colto l’ironia: avrà piuttosto pensato che la signora avesse un flirt con Dario Argento». A metà novembre il Caffè diventa triplo: «Abbiamo capito perché il Frecciargento si chiama così. È un omaggio a Dario Argento, il maestro dell’horror» • 2025 -.

477. Giuliano FERRARA Roma 7 gennaio 1952. Giornalista • A metà agosto 2020, col governo che «dopo aver gestito l’emergenza in modo convincente» non riesce ad uscirne, Antonio Polito scrive «il “poco possibile” — per usare una felice espressione di Giuliano Ferrara — è stato fatto». A fine dicembre, con i nostri diplomatici e i nostri magistrati «tutti i giorni presi a ceffoni nella loro richiesta di verità e giustizia su un crimine come le bestiali torture inflitte a Giulio Regeni», Gianantonio Stella cita la sua accusa: «Uno Stato serio non si lascia trattare così» • A dicembre 2021 difende Fabio Ravezzani, conduttore di Telelombardia finito al centro di pesanti polemiche per essersi rivolto all’inviata allo stadio di Empoli Greta Beccaglia, negli istanti successivi alla molestia sessuale subita da parte di un tifoso della Fiorentina, con la frase «dai non te la prendere»: «Possibile che la cultura del piagnisteo sia arrivata al punto di considerare censurabile, omertoso, maschilista, un gesto di affetto e di sostegno espresso in una formula verbale dignitosa?» • A gennaio 2022, commentando l’esclusione di Novak Djokovic dagli Australian Open perché non vaccinato, Massimo Gramellini scrive: «Col consueto piacere intellettuale che lo porta a sostenere l’insostenibile pur di fare stecca sul luogo comune, Giuliano Ferrara ha difeso il privilegio del Grande Esentato perché “sa giocare a tennis”. Un classico esempio di realismo marxista, per cui nella storia l’unica cosa che conta sono i rapporti di forza, il resto è piagnisteo da vittime. Secondo tale visione del mondo, la vita è sempre com’è e mai come dovrebbe essere: i ricchi, i potenti, gli spregiudicati e i più dotati possono infischiarsene delle regole che ingabbiano gli invidiosi e i mediocri». Il 27 gennaio ha un infarto: primi malesseri nel tardo pomeriggio mentre si trovava nella sua azienda agricola di Scansano, intorno alle 23 la crisi e la corsa in ambulanza verso l’ospedale di Grosseto. Marco Gasperetti: «È stato sottoposto a un intervento di angioplastica riuscito perfettamente. I medici si sono riservati la prognosi ma con il passare delle ore la situazione clinica si è stabilizzata». Fondatore del Foglio, già direttore di Panorama, ex europarlamentare del Psi e poi ministro per i rapporti con il Parlamento nel primo governo Berlusconi, il giorno del suo settantesimo compleanno aveva scritto: «Vivo ascoltando musica su Channel 3 e dalla Digital Concert Hall dei Berliner, leggo buoni libri, scrivo per il giornale quasi tutti i giorni, un matrimonio di 34 anni e l’amore, che è il suo bel complemento, qualche amico, messaggini e la consolazione delle giornate corte, con il buio che raccoglie come un fumo purgatoriale e aiuta nella campagna a distinguere le luci dei paesi collinari» • A metà giugno 2023, commentando l’omelia di monsignor Delpini al funerale di Silvio Berlusconi, dice: «La Chiesa riscatta l’abiezione del moralismo piccolo piccolo» • A metà febbraio 2024 Gramellini (Le solite maldicenze) scrive: «Continuo a domandarmi chi abbia ucciso Navalny. La risposta più logica è che sia stata la Cia, con l’avallo della Nato e di Giuliano Ferrara, per mettere in cattiva luce Putin, ma prima di formularla preferisco attendere conferme da una fonte indipendente come la dottoressa Basile o il professor Orsini» (la battuta fa riferimento a quando, nel 2003, dichiarò di essere stato, a metà degli anni ottanta, confidente retribuito della CIA) • 2025 -.

478. Emanuele POZZOLO Vercelli 25 agosto 1985. Politico • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Dal 2022 deputato di Fratelli d’Italia, festeggia il Capodanno 2024 partecipando a una festa nel Biellese cui prende parte anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, suo compagno di partito. Luca Angelini: «Pozzolo ha pensato bene di andare alla festa della Pro loco di Rosazza — paese la cui sindaca è sorella di Delmastro — armato di una pistola. Un mini-revolver dal quale è partito un colpo che ha ferito in modo lieve uno dei partecipanti, genero di un agente della scorta di Delmastro. Pozzolo nega di aver sparato, Delmastro giura di non aver visto nulla e di aver sulle prime pensato a un normale “botto” di Capodanno». Gianluca Mercuri: «Se non si fosse sfiorata la tragedia — in una festa in cui tra l’altro non mancavano i bambini — i risvolti sarebbero fantozziani. Pozzolo sostiene che la vittima si è sparata da sola, per sbaglio, raccogliendo l’arma caduta a terra». Lette le sue dichiarazioni Luca Campana, 31enne vittima dell’incidente, sobbalza: «Io quella pistola non l’ho neppure mai vista, figuriamoci se l’ho toccata. Come fa un parlamentare a dire una bugia simile? Ci sono i testimoni, hanno visto tutto». Cesare Giuzzi: «Tutte le testimonianze fin qui raccolte concordano su una identica versione: l’arma era impugnata dal deputato Pozzolo, nessun altro può aver sparato. Il 38enne al suo primo mandato in Parlamento è indagato per lesioni colpose, esplosioni pericolose e incauta custodia dell’arma. Lui però ha fin qui smentito categoricamente d’aver premuto il grilletto raccontando che la pistola — un piccolo revolver North american calibro 22, grande come un grosso accendino — gli sarebbe caduta inavvertitamente dalla tasca e che il colpo sarebbe invece stato esploso da chi ha raccolto l’arma. Versione che appare inverosimile agli investigatori, e per due motivi: il revolver richiede l’armatura del “cane” prima di esplodere il colpo premendo il grilletto e il proiettile che ha colpito Campana alla coscia sinistra sembra sparato parallelo al pavimento, da un’altezza di almeno 80 centimetri o un metro, compatibile con una persona seduta e non con un’arma a terra o una traiettoria di rimbalzo». Tebano: «Pozzolo ha il porto d’armi per difesa personale dall’autunno scorso. Prima ne aveva uno solo per uso sportivo (è appassionato di “tiro di precisione”) che l’autorizzava a portare un’arma solo da casa al poligono. Ha ottenuto l’autorizzazione per l’arma da difesa dopo una campagna in sostegno alla resistenza contro il governo iraniano per cui ha ricevuto minacce e insulti sui social». Il 4 interviene sul caso la premier Giorgia Meloni (subito si parla di Metodo Giambruno, vedi 375. Andrea GIAMBRUNO): «Chiunque detenga un’arma ha il dovere legale e morale di custodirla con responsabilità e serietà e il caso Pozzolo dimostra che qualcuno non è stato responsabile: questo per me non va bene per un italiano, figuriamoci per un parlamentare di Fratelli d’Italia. Per questo ho deferito Pozzolo alla commissione di garanzia dei probiviri di Fratelli d’Italia e ho chiesto che nelle more del giudizio venga sospeso dal partito, che è quello che posso fare sul piano statutario». Il 9 arriva la sospensione dal gruppo di FdI alla Camera (significa che non potrà fare dichiarazioni a nome di Fratelli d’Italia). Il 24 Pozzolo positivo alla prova dello stub; sulle sue mani e sui suoi abiti sono state rilevate tracce di polvere da sparo. Il 14 giugno la procura di Biella ne chiede il rinvio a giudizio per omessa custodia di armi, accensioni ed esplosioni pericolose, porto illegale in luogo pubblico e/o aperto al pubblico. Il 20 novembre arriva il rinvio a giudizio per porto d’arma da collezione e porto illegale di munizionamento da guerra, l’accusa di lesioni è improcedibile per l’avvenuto ritiro della querela di parte • Il 26 febbraio 2025 viene ufficialmente espulso da Fratelli d’Italia, il 14 maggio viene espulso definitivamente anche dal gruppo parlamentare. Il 31 ottobre arriva la condanna a un anno e tre mesi (pena sospesa): i giudici lo ritengono colpevole per l’accusa di porto illegale di arma, mentre è assolto dall’accusa di avere munizioni da guerra (annuncia che farà ricorso).

479. Alessandro “Alex” ZANARDI Bologna 23 ottobre 1966-Padova 1 maggio 2026. Pilota automobilistico.

480. Francesco Gaetano CALTAGIRONE Roma 2 marzo 1943. Imprenditore • 2020 - • 2021 - • Il 13 gennaio 2022 si dimette dall’incarico di vice presidente di Assicurazioni Generali: «Questa decisione - informa una nota di Generali - è stata motivata dal consigliere dimissionario richiamando un quadro nel quale la sua persona sarebbe “palesemente osteggiata, impedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato”, facendo riferimento alle modalità di lavoro del Consiglio di Amministrazione». Per il gruppo replica il presidente Gabriele Galateri di Genola: «Esprimo vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal cav. Caltagirone. Le motivazioni addotte non possono che essere categoricamente respinte» • 2023 - • A fine novembre 2024Il no di Bpm a Unicredit, alla domanda Ma cosa c’è dietro? Gianluca Mercuri risponde: «In sintesi, c’è il classico Risiko delle banche, che non possono fermarsi mai, cambiano crescono si fondono o vengono mangiate. E c’è la partita politica di un partito irrequieto che avverte il proprio declino e si agita in tutti i campi per arrestarlo. Da una parte c’è Unicredit, un gigante che in questi anni ha accumulato una montagna di miliardi ed è guidato da uno specialista di acquisizioni, Andrea Orcel: si muove per creare valore per gli azionisti attraverso espansioni in Europa (la tedesca Commerzbank) e ora in Italia, dove non si rassegna al primato di Intesa. Dall’altra c'’è la Lega, che nonostante i suoi disastrosi trascorsi bancari (Credieuronord, la “banca padana”, fu un epico fallimento) ancora gioca a Risiko, anzi lo fa più che mai per presidiare il territorio che sente “suo” e che i meloniani le insidiano. Così, sogna un terzo polo italiano con Bpm e Monte dei Paschi, più imprenditori come Caltagirone e famiglia Delvecchio» • A fine gennaio 2025 L’altolà di Mediobanca a Mps. Luca Angelini: «La sostanza era prevista, la forma un po’ meno. Perché il no del cda di Mediobanca all’offerta pubblica di scambio di Monte dei Paschi è stato durissimo. “Il consiglio di amministrazione di Mediobanca ritiene l’offerta priva di razionale industriale e finanziario e dunque distruttiva di valore per Mediobanca”. Un’offerta, dunque, “da ritenersi ostile e contraria agli interessi di Mediobanca”. Il cda ha puntato anche il dito contro i rilevanti intrecci azionari che vedono la Delfin della famiglia Del Vecchio e Caltagirone presenti in Mediobanca, in Mps e nelle Generali (il cui accordo, sulla gestione risparmi, con la francese Natixis i due soci privati non hanno digerito), secondo molti il vero oggetto della contesa». A fine aprile Generali, stop (per ora) a Caltagirone. Mercuri: «Il rinnovo del cda del gigante assicurativo ha visto passare a larga maggioranza (52,38% dei voti) la lista di Mediobanca, con la conseguente riconferma per tre anni del ceo Philippe Donnet e del presidente Andrea Sironi. La lista del gruppo Caltagirone, appoggiata dalla Delfin di Del Vecchio e da Unicredit, ha registrato il 36,8% del capitale votante. La partita, che ha importanti risvolti politici e vede protagonista il governo Meloni, non finisce però qui. Anzi, come spiega Daniela Polizzi, “inizia adesso”. Caltagirone e Del Vecchio, infatti, “preferiscono attendere la conclusione dell’Ops del Monte dei Paschi (il gruppo romano ha il 9,9%, Delfin il 9,8%) su Mediobanca che, se andrà in porto, consegnerà a Mps il 13,1% di Generali in portafoglio a Mediobanca, nell’ambito di un progetto di creazione di un nuovo polo bancario che il governo guarda con favore”». A inizio giugno la strada dell’ops su Banca Generali si fa accidentata: il 3 chiede di far slittare l’assemblea di Mediobanca del 16 per il voto sull’offerta al momento in cui gli accordi di partnership tra Generali, Banca Generali e la stessa merchant bank saranno definiti e in tale modo «sarà possibile altresì evitare ogni contestazione in ordine al conflitto di interesse che caratterizza l’attuale operato del cda di Mediobanca e consentire ai soci una coerente e ponderata valutazione del proprio interesse di investitori». A inizio settembre Mps raggiunge il primo obiettivo nella sua scalata a Mediobanca 38,5% di adesioni., l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio va oltre la soglia minima (fissata al 35%) alla quale era subordinata la riuscita di tutta l’operazione. Settimo uomo più ricco d’Italia, costruttore (Cementir vale 2 miliardi in Borsa, Fabrica sgr amministra 6 miliardi di impieghi di 17 fondi immobiliari per clienti anche istituzionali, Fgf detiene palazzi e terreni per poco meno di 2 miliardi), finanziere (con il 6,8% in Generali, il 10,3% in Mps, il 5,45% in Acea) ed editore (Il Messaggero di Roma, Il Mattino di Napoli, Il Gazzettino di Venezia) a fine novembre la procura di Milano l’accusa di avere nascosto ai mercati, alla Consob (l’autorità di vigilanza sulla Borsa), alla Banca centrale europea (vigilante sul sistema creditizio) e a Ivass (vigilante sul mondo delle assicurazioni) l’intesa tra il proprio gruppo e la Delfin guidata dal manager Milleri, che sta gestendo Luxottica e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio dopo la morte nel 2022 del patron Leonardo Del Vecchio: ipotesi di reato «aggiotaggio» e «ostacolo alle Autorità di vigilanza» per aver - secondo gli inquirenti - concordato l’«Ops-Offerta pubblica di scambio» da 13,5 miliardi di euro (accolta in Borsa dal 62% di adesioni) con la quale Monte dei Paschi di Siena, di cui il governo era il primo azionista, tra gennaio e ottobre 2025 ha conquistato il controllo di Mediobanca, a sua volta prima azionista con il 13,2% di Generali in cui possiedono quote significative Caltagirone e Delfin. A inizio dicembre l’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca fa emergere che è stato intercettato sia lecitamente dalla Procura, sia illecitamente per mezzo del software Graphite dell’israeliana Paragon che era in uso al governo italiano.

481. Fabrizio CURCIO Roma 24 novembre 1966. Dirigente pubblico • 2020 - • «Uno dei più grandi esperti in Italia di gestione delle emergenze» (Marco Galluzzo), già capo del Dipartimento della protezione civile dal 2015 al 2017, il 26 febbraio 2021 riottiene l’incarico da Mario Draghi sostituendo 419. Angelo BORRELLI, primo passo di una ristrutturazione delle varie strutture che si occupano dell’epidemia da Covid 19. Laureato in ingegneria a Roma, da ottobre 2019 ha ricoperto il ruolo di capo del Dipartimento Casa Italia. Altri incarichi ricoperti: coordinatore dei Vigili del fuoco durante il Giubileo del 2000, vertice Nato-Russia del 2002, dal 2007 alla Protezione civile, dal 2008 a capo dell’ufficio Gestione delle emergenze (dal terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 a quello in Emilia-Romagna nel 2012, fino al naufragio della Costa Concordia). A fine marzo, quando il ministro della salute sigla l’accordo che porterà a somministrare i vaccini anche nelle farmacie, commenta che fa parte delle «norme di guerra in tempi di guerra», «frase mai sentita prima, certo, ma che almeno dà l’idea di un’inesistente propensione alla sottovalutazione» (Gianluca Mercuri). A metà agosto è alle prese con una vasta serie di incendi che devasta il Sud («Dietro i disastri ci sono interessi di poco conto. Dobbiamo intervenire sui piromani») • Nel 2022 gestisce varie emergenze: a metà marzo i 50mila rifugiati in arrivo dall’Ucraina («La maggior parte si sistema da sola, solo 2000-2500 sono stati accolti nei sistemi strutturati»), a metà giugno la siccità («i fiumi sono in grossa dismissione, il cuneo salino nel Po arriva a decine di chilometri»), a fine novembre la frana di Ischia («il nostro territorio è fragile, più del 94% dei comuni italiani sono soggetti a frana, hanno un rischio di alluvioni o erosione costiera»), a inizio dicembre il maltempo («Si sono concentrati diversi eventi. Per fortuna sono stati tutti gestibili») • 2023 - • 2024 - • Sostituito il 22 luglio 2024 alla Protezione civile da 231. Fabio CICILIANO, dal 25 novembre dello stesso anno Capo del Dipartimento amministrazione generale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a gennaio 2025 diventa commissario alla ricostruzione post alluvione in Emilia-Romagna. 

482. Sara ERRANI Bologna 29 aprile 1987. Tennista • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Già vincitrice con Roberta Vinci di cinque titoli del Grande Slam (Francia e Stati Uniti 2012, Australia 2013 e 2014, Wimbledon 2014) e degli Internazionali 2013, il 19 maggio 2024 con 257. Jasmine PAOLINI torna al successo al Foro Italico, il 4 agosto vincono la medaglia d’oro ai Giochi di Parigi. Il 5 settembre, in coppia con Andrea Vavassori vince gli Us Open, primo successo di un doppio misto italiano in uno Slam. Il 20 ottobre con Paolini, Elisabetta Cocciaretto e Lucia Bronzetti vincono a Malaga la Billie Jean King Cup (aveva già vinto, nel 2009, 2010 e 2013, la Fed Cup) • Il 18 maggio 2025 fa con Paolini il bis a Roma (per lei tris), il 4 giugno vince con Vavassori il misto del Roland Garros, l’8 trionfa anche nel doppio femminile (sesto Slam nel doppio femminile). Il 20 agosto con Vavassori si confermano campioni degli Us Open, il 21 settembre a Shenzhen con Paolini e Cocciaretto si ripetono in Billie Jean King Cup.

483. Paola TAVERNA Roma 2 marzo 1969. Politica • Dal 2013 senatrice pentastellata, il 12 gennaio 2020 (Il movimento diviso), Alessandro Trocino parlando de «i molti misteri che avvolgono il Movimento 5 Stelle» scrive: «Più difficile capire cosa abbia in mente Beppe Grillo. Chi lo sente, sa che è preoccupato. Che non approva molte delle cose dette e fatte da Di Maio di recente, ma abbia le mani legate. “Non ci sono alternative, per ora”, avrebbe detto a chi lo ha sentito. Anche se in molti giurano che al fondatore non dispiacerebbe una coabitazione tra Di Maio e Paola Taverna. Quest’ultima, già autrice di leggendarie invettive in romanesco ben poco istituzionali, si è riconvertita in una delle più convinte paladine del governo e della stabilità. Per questo Grillo la vorrebbe ai vertici: per puntellare le smanie di Di Maio, sempre pronto a minare i ponti del dialogo con i dem». Dieci giorni dopo 11. Luigi Di Maio si dimette da Capo Politico del M5S, Trocino (Il trono di stelle) commenta che «Non essendoci leader forti, gli avversari pensano a una leadership condivisa. Carla Ruocco parla di “collegialità”, stesso ritornello ripetuto da Roberto Fico, Paola Taverna e Roberta Lombardi, in pole position tra gli avversari che potrebbero raccoglierne l’eredità». Il 15, quando il Movimento si riunisce in piazza Santi Apostoli a Roma per contrastare l’ipotesi di un ripristino degli odiati vitalizi per i parlamentari, Cesare Zapperi nota che «secondo gli esperti, sarà una prova da leader del M5S per Paola Taverna. La vicepresidente del Senato è stata la vera organizzatrice della manifestazione e, seppur senza mai ammetterlo esplicitamente, ha lasciato capire che non le dispiacerebbe raccogliere l’eredità di Di Maio». Vittorio Zincone su “7” spiega: «È irriducibile. Nel Movimento Cinque Stelle che perde consensi, capi politici e truppe dissidenti, Paola Taverna incarna l’ortodossia grillina. Il toto-leadership pentastellato la vede tra i favoriti per la successione a Luigi Di Maio». Lei spiega: «La militanza per il M5S è come una relazione sentimentale. C’è la fase dell’innamoramento e poi quella dell’amore. Io amo il Movimento e quando si ama lo si fa anche se ci sono problemi». Alla domanda Tra ala contiana, che vede il movimento naturalmente alleato del Pd, e ala indipendentista, lei come si colloca? risponde «L’unico aggettivo di cui mi fregio è rivoluzionaria» • A metà luglio 2021 Emanuele Buzzi la mette con 135. Vito Crimi e 97. Alfonso Bonafede tra i «fedelissimi contiani». Il 21 ottobre diventa vicepresidente vicario del M5S • A inizio 2022 Paolo Mieli scrive che «il coro di pentastellati a favore del ritorno alle antiche battaglie per la prima volta si è fatto sentire in modo ben distinto. Con dichiarazioni esplicite affidate a giornali e social», «A tal punto esplicite da dover essere ridimensionate o — come è capitato alla Taverna — attribuite allo staff». A fine luglio, in vista delle elezioni anticipate, 3. Giuseppe Conte chiede deroghe al tetto dei due mandati per lei, Bonafede, 39. Roberto FICO, 54. Virginia RAGGI: c’è però da convincere 8. Beppe GRILLO, che si oppone («Se fai deroghe al tetto del secondo mandato, lascio il Movimento», è la minaccia non ufficiale, perché riportata solo dall’Adn Kronos, ma confermata da più fonti). Il 29 luglio la tagliola del tetto ai due mandati la cattura insieme ad altri quarantanove parlamentari: non verrà candidata. A metà novembre si legge I parlamentari falcidiati, le spese no. Trocino: «Una delle motivazioni addotte dai 5 Stelle, quando lanciarono la diminuzione dei parlamentari, era che si sarebbe risparmiato, e molto. E invece la spesa è rimasta sostanzialmente uguale. Il motivo è il bilancio deliberato dall’ufficio di presidenza di Montecitorio, con la firma di Roberto Fico, il 13 luglio, quando il governo Draghi stava entrando in crisi. La dotazione di 943 milioni è rimasta la stessa, nonostante i tagli. E così i contributi ai gruppi. E i 5 Stelle? Riceveranno 4 milioni l’anno, con i quali pagheranno tra l’altro i contratti di Vito Crimi e Paola Taverna, esclusi dal Parlamento» • 2023 - • 2024 - • 2025 -. 

484. Luciano CANFORA Bari 5 giugno 1942. Storico • 2020 - • 2021 - • A metà marzo 2022 Antonio Polito scrive (Partito della resa e nostalgici dell’Urss: la nuova alleanza dei putiniani): «L’Economist ha dedicato la copertina alla “stalinizzazione’ di Putin: sempre più aggressivo fuori dai confini, sempre più dittatore in patria, dove si rischiano quindici anni di carcere a chiamare “guerra” la guerra. Magari il paragone è un po’ esagerato, anche se lo stesso Putin l’ha evocato dicendo di voler “denazificare l’Ucraina”. Ma di sicuro ha galvanizzato i nostri ex bolscevichi in sonno: per loro la colpa è degli ucraini. E allora basta commuoversi — l’ha detto Luciano Canfora — “con la storia di Irina che perde il bambino, un caso particolare”: ciò che conta è la Storia con la S maiuscola, e quella cammina sui cingoli dei carri armati, e chi più ne ha vincerà». Negli stessi giorni Massimo Gramellini scrive: «Stavo vacillando sotto i colpi degli intellettuali più complessi e già cominciavo a chiedermi se Putin non fosse davvero un docile orsacchiotto in letargo, a cui il cacciatore di frodo Zelensky aveva fatto il solletico sotto le zampe, quando anch’io, come Checco Zalone in Quo vado?, sono rimasto folgorato dalla visione di Al Bano. Conoscerete sicuramente la storia di questo conterraneo del professor Canfora [...]». Per risposta, «accusa di maccartismo chi lo critica per la sua equidistanza» (Roberto Gressi). Il 10 aprile, invitato per parlare della guerra in Ucraina al liceo scientifico Enrico Fermi di Bari, dichiara: «Non vedo nello schieramento politico del nostro Paese forze capaci di dire voglio capire. Anche la terribilissima e sempre insultata leader di Fratelli d’Italia, trattata di solito come una mentecatta, pericolosissima, siccome essendo neonazista nell’animo si è subito schierata con i neonazisti ucraini è diventata una statista molto importante ed è tutta contenta di questo ruolo. Non fa parte della maggioranza di governo attuale ma è una pedina esterna molto comoda per dimostrare che il Paese è unito». La risposta di Giorgia Meloni non si fa attendere: «Ascoltate il filologo Luciano Canfora che, in un istituto scolastico di Bari, mi definisce “neonazista nell’animo”. Parole inaccettabili, ancora una volta pronunciate da una persona che si dovrebbe occupare di cultura e formazione e che invece finisce a fare becera propaganda a dei giovani studenti. La querela non gliela toglie nessuno...». Filippo Melchiorre, capogruppo di FdI al Comune di Bari, aggiunge: «Se il professor Canfora nelle sue lezioni si limitasse a parlare ai giovani sui temi della filologia greca e latina, della storia dei testi antichi e di antichità classica farebbe cosa più utile piuttosto che reinterpretare la storia con tesi marxiste, demolire la stampa e inscenare propaganda politica». Dopo una settimana interviene Angelo Panebianco (Quando i vecchi tic ritornano): «Va tenuto distinto dagli altri antiamericani oggi in azione in Italia, tesi ad erodere il fronte interno, lo storico dell’antichità Luciano Canfora. Canfora non si mimetizza, non si traveste da pacifista. Nella sua visione, come risulta dai suoi scritti, le democrazie occidentali sono pseudo-democrazie dominate da spietate oligarchie finanziarie. Gli Stati Uniti sono il vertice di questa specie di cupola mafiosa. Per Canfora la storia insegna che i tiranni, o per lo meno alcuni di loro, che di tanto in tanto si affermano, da Giulio Cesare a Stalin, sono i liberatori o i campioni di classi subalterne sfruttate dalle oligarchie. I loro crimini sono imposti dalla necessità e non sono comunque più gravi o più condannabili di quelli praticati quotidianamente dalle oligarchie di volta in volta al potere. È superfluo dire che chi scrive non condivide nulla di questa visione» • Il 14 marzo 2023 esce con il “Corriere della Sera” Dante e la libertà, in cui definisce il sommo poeta «eversivo» • Il 16 aprile 2024 è rinviato a giudizio per gli insulti alla Meloni: nel frattempo diventata premier, oltre che per il «neonazista nell’anima» gli chiede conto anche di altre due espressioni, «poveretta» e «trattata di solito come una mentecatta» (più un risarcimento di 22 mila euro). A Otto e mezzo lui si sofferma su una parte del (presunto) vituperio principale: «Nell’animo viene da Lucrezio. E poi c’è Tocqueville, che quando racconta il suo sentimento profondo di avversione verso la democrazia, lo definisce il fondo dell’anima. È una metafora per indicare sentimenti remoti, che Freud chiamerebbe Es». A inizio maggio Gramellini (La pelle dura) nota che «Per Salman Rushdie i politici dovrebbero avere la pelle più dura, accettando di essere criticati dai cittadini anche con brutte parole. Un politico, secondo lo scrittore, non può concedersi il lusso di offendersi: e quando se lo concede, come Giorgia Meloni nel querelare Canfora e Saviano, si rivela infantile». A metà ottobre, dopo mesi di polemiche, alla vigilia del processo la premier ritira la querela • A fine maggio 2025, quando il “Corriere della Sera” lancia le videolezioni d’autore (70 tra i 7 e i 10 minuti), a lui vengono affidati i Vangeli, Plutarco, Aristofane, Tucidide ecc.

485. Lisa VITTOZZI Pieve di Cadore 4 febbraio 1995. Biatleta • Già bronzo in staffetta nel 2015 ai mondiali di Kontiolahti, argento nell’individuale e bronzo in staffetta mista a quelli di Östersund del  2019, il 13 febbraio 2020, mondiali di Anterselva, vince con 463. Dorothea Wierer, Lukas Hofer e Dominik Windisch la medaglia d’argento della staffetta mista • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Oro con la staffetta femminile, argento in quella mista e bronzo nella prova individuale e nella staffetta individuale (un maschio e una femmina) ai mondiali di Oberhof del 2023, l’11 febbraio 2024 vince a Nové Město na Moravě l’argento dell’inseguimento, il 13 l’oro individuale, il 15 l’argento della staffetta individuale, il 18 quello della partenza in linea. Il 17 conquista la Coppa del Mondo, «Un’impresa che, tra gli italiani, finora era riuscita soltanto a Dorothea Wierer nel 2019 (davanti proprio a Vittozzi) e nel 2020» (Luca Angelini). Lei commenta: «Ora davanti a me c’è solo l’oro olimpico di Milano-Cortina 2026». A metà luglio, intervistata da Flavio Vanetti, confida: «Per l’ansia avevo perso la mira, mi ha salvato un mental coach» • Il 14 dicembre 2025 a Hochfilzen (Austria) coglie nell’inseguimento un successo in Coppa del Mondo (il numero 9) che le mancava dal 16 marzo 2024 (a Canmore in Canada). Costretta a fermarsi nella stagione 2024/25, esulta: «Un sogno realizzato. Aspettavo questo giorno da tanto tempo, mi ripaga di tutti i pianti e dei momenti difficili che ho passato negli scorsi mesi. Ho fatto la gara perfetta».

486. Federico MOLLICONE Roma 23 novembre 1970. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 2018 deputato di Fratelli d’Italia, a settembre 2022 finisce in un Caffè di Massimo Gramellini (La compagna Peppa Pig): «Surfando sull’onda dell’imminente plebiscito, i fratelli della sorella d’Italia cominciano a regolare i conti con le residue sacche di resistenza: i cartoni animati. Intoccabile per ora il russo Masha e Orso (contiene riferimenti troppo espliciti all’alleato Salvini), gli strali della Buoncostume di Destra si concentrano sull’inglese Peppa Pig, che nella sua ultima avventura osa fare amicizia con un’orsetta fornita di ben due mamme, una che fa il dottore e l’altra che cucina spaghetti, “e io”, dice l’amica di Peppa, “adoro gli spaghetti”. Pura fantascienza, dato che nessuno ha mai conosciuto degli inglesi che sappiano cucinare gli spaghetti. Invece per il responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, lo scandalo consisterebbe nella rappresentazione di due genitori dello stesso sesso: la Rai si astenga dal trasmettere simili obbrobri. Ohibò, ma non è esattamente ciò che succede nella vita reale? Il presupposto bizzarro di tutte le censure è che un fenomeno sparisca nel momento stesso in cui si smette di parlarne». Pochi giorni dopo, durante un’intervista all’emittente televisiva di San Marino Rtv spiega: «Le coppie omosessuali in Italia non sono legali, non sono ammesse». Non è vero, subito +Europa attacca: «Fdi getta la maschera, sono più retrogradi di Orbán». Lui precisa: «Sono fake news, c’è stato un taglio nell’intervista. Io intendevo che sono vietate le adozioni da parte di coppie omosessuali». Il 25 è rieletto alla Camera, a novembre diventa presidente della commissione cultura • A metà marzo 2023, ospite di Omnibus (La7), dice che la maternità surrogata «È un reato grave, più grave della pedofilia. Siamo di fronte a persone che vogliono scegliere un figlio come la tinta di casa». La pentastellata Chiara Appendino replica «Parole gravissime, meritano il massimo sdegno», la piddina Irene Manzi parla di «farneticazioni» (a questo punto spiega che il suo pensiero «è stato distorto») • 2025 -.

487. Gabriele BIANCHI Velletri 31 ottobre 1994 488. Marco BIANCHI Velletri 5 luglio 1996 • Accusati con Francesco Belleggia e Mario Pincarelli di aver picchiato a morte il 21enne di origini capoverdiane Willy Monteiro durante una rissa scoppiata in un pub di Colleferro il 6 settembre 2020, due giorni dopo si legge che «sembrano pronti a scaricare gli uni sugli altri la responsabilità del calcio che ha colpito al volto l’aspirante cuoco intervenuto in difesa di un amico». Mentre continuano a negare, la madre dice: «Se hanno sbagliato devono pagare, ma non giudicate i miei figli da una foto». L’11 si legge che «sommano otto denunce nel loro passato, tra risse, minacce, droga, lesioni, porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Sarebbero stati, insomma, dei picchiatori abituali» (Luca Angelini). Dopo una settimana viene fuori che prendevano il reddito di cittadinanza, a inizio ottobre Myrta Merlino commenta: «In un Paese in cui ci sono — stima ufficiale al ribasso — 107 miliardi di evasione fiscale (circa 2.000 euro a testa, neonati compresi) difficile sorprendersi se un signore — per avere il reddito di cittadinanza — dichiara i figli a carico anche se quelli vanno in giro per alberghi a 5 stelle con auto di lusso, gioielli milionari, motoscafi super cafoni e tracannando champagne alla faccia dei poveri veri» • 2021 - • Il 12 maggio 2022 l’accusa chiede per loro l’ergastolo («volontariamente trasformarono una banale lite in una aggressione becera e selvaggia» a «un ragazzino che non fece neanche in tempo a difendersi dalla raffica di colpi, come un sacco da pugilato»), per Belleggia e Pincarelli 24 anni. Il 4 luglio la Corte d’Assise di Frosinone accoglie la richiesta dell’accusa, Belleggia prende 23 anni, Pincarelli 21. Il direttore del Riformista Piero Sansonetti twitta: «Hanno separato i fratelli Bianchi, dopo l’ergastolo. Celle separate. Non si vedranno mai più. Lo Stato si comporta con loro con la stessa ferocia con la quale loro si sono comportati con Willy». Le parole non piacciono a molti follower, ma lui insiste: «Io difendo quelli abbandonati da tutti». E contrattacca: «I Bianchi sono i mostri perfetti, fascisti, palestrati, tatuati, ma chi li difende? È vero, lo Stato non li ha ammazzati di botte, come sembra invece abbiano fatto loro con Willy. Però li ha condannati all’ergastolo per un omicidio preterintenzionale, come fu quello di Stefano Cucchi, per cui i carabinieri sono stati condannati a 12 anni» • Il 12 luglio 2023, in appello, la condanna scende a 24 anni (confermate quelle per Belleggia e Pincarelli). La madre di Willy commenta: «Accettiamo questa decisione, va bene così. Ma non credo al loro pentimento perché non si sono mai pentiti davvero» • Il 9 aprile 2024 i giudici della prima sezione penale della Cassazione accolgono il ricorso della procura generale contro il riconoscimento delle attenuanti generiche che aveva trasformato la pena dall’ergastolo a 24 anni, definitive le condanne di Belleggia e Pincarelli (il 14 marzo 2025 Marco sarà nuovamente condannato all’ergastolo, Gabriele, attenuanti generiche, a 28 anni; il 26 novembre la Cassazione confermerà in via definitiva l’ergastolo di Marco, per Gabriele sarà disposto un terzo processo d’appello) • 2025 -.

489. Dominik PARIS Merano 14 aprile 1989. Sciatore alpino • 18 successi in Coppa del Mondo (l’ultimo il 28 dicembre 2019 nella discesa libera di Bormio), nel 2019 oro in supergigante ai mondiali di Åre, nel 2013 argento in discesa a quelli di Schladming, a inizio dicembre 2020, intervistato da Flavio Vanetti, confida: «Bevevo e mi stavo perdendo. Mi ha salvato il lavoro in malga» • Il 5 febbraio 2021, ultima gara prima dei mondiali di Cortina, torna al successo in Coppa del mondo (il numero 19) nella discesa di Garmisch. Il 28 dicembre vince la discesa di Bormio (20), «la sua preferita, dove è arrivato primo per ben sette volte. Un record che porta Paris sull’olimpo della specialità. Mai nessuno, in Coppa del Mondo, era riuscito a vincere tante volte sulla stessa pista» (Trocino) • 2022 - • 2023 - • 2024 - • Successi in discesa libera a Kvitfjell il 5 marzo 2022 (numero 21), in Val Gardena il 16 dicembre 2023 (22), il 7 marzo 2025, sempre a Kvitfjell, vince un’altra discesa (23), il 9 trionfa sulla stessa pista anche in supergigante (24).

490. Fabio DE LUIGI Santarcangelo di Romagna 11 ottobre 1967. Attore • A maggio 2020 in streaming Gli uomini d’oro di Vincenzo Alfieri: «Illustra il colpo grosso di una sgangherata gang che comprende i portavalori Giampaolo Morelli e Fabio De Luigi e l’ex pugile Edoardo Leo» (Paolo Baldini); a novembre Ti presento Sofia di Guido Chiesa, «lo show di un mammo orgoglioso (Fabio De Luigi) che s’innamora di una fotoreporter cinica (Micaela Ramazzotti) che non vuole sentire parlare di bambini. L’equilibrio di coppia nasce attraverso la commedia degli equivoci» (ibidem); a dicembre 10 giorni con Babbo Natale di Alessandro Genovesi, «spigliato sequel di 10 giorni senza mamma. La coppia composta dal “mammo” Fabio De Luigi e dalla donna in carriera Valentina Lodovini viaggia in camper verso il Grande Nord ma deve fare i conti con il tenero Babbo Natale di Diego Abatantuono» • A gennaio 2021 in streaming Metti la nonna in freezer di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi: «Racconta le ansie di una restauratrice precaria (Miriam Leone) che per tenere in piedi l’attività congela la nonna defunta e continua a riscuoterne la pensione, inseguita dal finanziere Fabio De Luigi». A novembre E noi come stronzi rimanemmo a guardare, di e con Pif, «racconto distopico, a metà tra commedia generazionale e fiaba fantasy: il manager Fabio De Luigi perde il posto a causa dell’algoritmo che lui stesso ha creato e diventa il rider di un colosso delle consegne a domicilio. Sorrisi e j’accuse». Dal 30 dicembre nelle sale La Befana vien di notte 2 - Le origini di Paola Randi: «Reinventa la leggenda della vecchina con le scarpe rotte trasformandola in una favola al femminile. La ladruncola Paola (Zoe Massenti), inseguita dal pessimo barone De Michelis (Fabio De Luigi), sta per finire al rogo ma viene salvata dalla strega Dolores (Monica Bellucci) e scopre di avere un dono» • A giugno 2022 ancora in streaming E noi come stronzi rimanemmo a guardare: per chi non si fosse fatto convincere la prima volta, la nuova sinossi di Baldini invece che di «manager» parla di «un timido agente informatico», il colosso delle consegne a domicilio è identificato come «indiano» e si viene a sapere che «Strada facendo, s’innamora di un ologramma (Ilenia Pastorellli)» • Il primo gennaio 2023 esce nelle sale il suo Tre di troppo: «Parla di una coppia di comici egoisti (De Luigi e Virginia Raffaele), lui barbiere trendy lei capocommessa dispotica, che s’incontrano in discoteca e decidono di stare insieme ma senza avere figli. Per un incantesimo, invece, metteranno su una famiglia numerosa con guai annessi». A metà febbraio Stefania Ulivi scrive: «Ha imparato forse dal baseball — sport che ha praticato da professionista — l’arte di attendere il momento giusto. Anche per le rivincite. Com’è stata la sua seconda volta da regista, Tre di troppo che, uscito il 1° gennaio, ha superato i 4.700.000 euro di incasso. Un vero lusso di questi tempi». Lui spiega: «Mi era rimasta la voglia di misurarmi con la regia, dopo la prima esperienza, con Tiramisù del 2016. C’erano cose che non mi erano piaciute, errori, ingenuità, cose che avrei potuto gestire meglio nel doppio ruolo di regista e attore» • 2024 - • 2025 -.

491. Enea BASTIANINI Rimini 30 dicembre 1997. Pilota motociclistico • 2020 - • 2021 - • Già campione del mondo (nel 2020) della Moto2 (su Kalex), il 6 marzo 2022 vince in Qatar il suo primo Gp nella classe regina. Paolo Lorenzi gli dà un 10 in pagella: «Gara perfetta, gestione delle gomme da pilota consumato (voto 10 al box che l’ha consigliato nella scelta dello pneumatico posteriore) per nulla intimorito dalla presenza costante di Márquez alle sue spalle. Ha vinto con una Ducati del 2021 in un team italiano che porta il nome di Fausto Gresini ed è gestito dalla vedova e dai suoi figli. Una storia da libro cuore». Il 10 aprile fa il bis nel Gp delle Americhe, il 15 maggio il tris a Le Mans, stavolta Lorenzi gli dà 9: «L’eroe inatteso, vincitore meritatissimo ma oltre i pronostici. Ma il romagnolo è così, capace di sorprendere e di scombinare i piani di chi fa i conti senza di lui. D’ora in poi sarà difficile tenerlo fuori dalla corsa al titolo dove, con tre vittorie in sette gare, è in lizza più che mai: terzo a soli 8 punti dal leader Quartararo. Ed è anche il più vincente di questa prima fase». Per il quarto successo dell’anno deve attendere il 18 settembre, quando taglia per primo il traguardo nel Gp d’Aragona. Il 6 novembre chiude il mondiale al terzo posto, il titolo va a 107. Francesco BAGNAIA • Il 12 novembre 2023 torna al successo nel Gp della Malesia. Lorenzi gli dà un altro 10: «Il ritorno di Enea, sbaraglia i pronostici, riporta il sorriso nel suo box dopo le amarezze fin qui affrontate (8 gran premi persi per infortuni vari). E si prende la prima vittoria da pilota ufficiale». Il 26 novembre chiude il mondiale al 15° posto (il titolo va nuovamente a Bagnaia) • Già vincitore il 4 agosto 2024 a Silverstone, il 22 settembre trionfa a Misano «con un sorpasso “cattivo” e al limite nelle ultime curve sullo spagnolo Jorge Martín», «furibondo per il “contatto”» (per la Ducati è il successo numero 100, festeggiato con la matematica conquista del titolo costruttori). Il 17 novembre termina il mondiale al quarto posto (stavolta il titolo va a Martín) • Passato alla Ktm, il 16 novembre 2025 chiude il mondiale al 14° posto, unico podio il 7 settembre al Gp di Catalogna, quando è terzo dietro i fratelli Álex e Marc Márquez.

492. Marta BASSINO Cuneo 27 febbraio 1996. Sciatrice alpina • Il 25 gennaio 2020 è seconda in discesa libera in un podio tutto azzurro con 870. Elena CURTONI e 73. Federica BRIGNONE. Già vincitrice in Coppa del Mondo il 30 novembre 2019 nello slalom gigante di Killington (Stati Uniti), il 17 ottobre coglie a Sölden (Austria) il secondo successo nella stessa specialità, il 12 dicembre a Courchevel (Francia) il terzo • Doppietta tra 16 e 17 gennaio 2021 a Kranjska Gora (Slovenia), ormai «signora dello slalom gigante» arriva a quattro successi su cinque prove disputate, e con distacchi «alla Deborah Compagnoni»: «Ho vinto su tre tipi differenti di neve. Non soffro più le situazioni, questa solidità mi rende felice», «La pressione non la sento, la continuità è un turbo per il morale: ho consapevolezza, qualcosa che ora è dentro di me». Il 16 febbraio vince ai mondiali di Cortina la medaglia d’oro dello slalom parallelo. Pur senza cogliere nuovi successi, a fine stagione si aggiudica la Coppa di gigante • 2022 - • Tornata al successo in Coppa del Mondo il 10 dicembre 2022 nel gigante del Sestriere, l’8 febbraio 2023 vince la medaglia d’oro del supergigante ai mondiali di Courchevel/Méribel. Flavio Vanetti: «È una che negli anni di una crescita non priva di passaggi a vuoto ha acquisito doti ed esperienza che le fanno dire di “avere la forza dentro di me”. Da ragazzina aveva abbandonato la ginnastica artistica (“L’ho praticata fino alla terza media e a volte mi domando dove sarei arrivata”) per dedicarsi allo sci. Era un must di famiglia perché il padre è maestro e perché da Borgo San Dalmazzo (a ridosso di Cuneo) le montagne sono a tiro. Non è stata una scelta sbagliata. Il 27 febbraio 2014, giorno del suo compleanno: dopo aver esordito tre anni prima nelle gare internazionali, Marta vince l’oro in gigante al Mondiale juniores di Jasná. Altri buoni risultati arrivarono da sé, al punto che nella stagione 2014-2015, inserita nella squadra B, si alternò tra Coppa Europa e Coppa del Mondo. Il colpo grosso capitò nel 2015, quando si apprestava a compiere 19 anni: convocata al Mondiale di Vail. Fece sognare: ottava dopo la prima manche del gigante. Poi però saltò nella seconda». Detta «piuma d’acciaio», odia il freddo: «Io adoro il caldo e il mare, d’estate una vacanza al sole e sulla spiaggia mi ricarica» • 2024 - • Dopo che il 17 febbraio 2024 ha vinto a Crans-Montana (Svizzera) la sua prima discesa libera, l’8 febbraio 2025 ai mondiali di Saalbach-Hinterglemm (Austria) nel superg di cui è campionessa in carica finisce 16ª, il 13 non completa il gigante.

493. Miriam LEONE Catania 14 aprile 1985. Attrice (Miss Italia 2008) • A giugno 2020 in streaming L’amore a domicilio di Emiliano Corapi, «fiaba urbana su un amore speciale, esclusivo, senza rivali e distrazioni, tra un assicuratore grigio e prudente (Simone Liberati) e una rapinatrice agli arresti domiciliari (Miriam Leone). Romantico, ironico e persino thriller» (Paolo Baldini) • A gennaio 2021 Metti la nonna in freezer (nel 2018 le era valso la prima candidatura al Nastro d’argento, battuta come miglior attrice in un film commedia da 228. Paola CORTELLESICome un gatto in tangenziale) di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, «le ansie di una restauratrice precaria (Miriam Leone) che per tenere in piedi l’attività congela la nonna defunta e continua a riscuoterne la pensione, inseguita dal finanziere Fabio De Luigi» (ibidem); ad aprile Il testimone invisibile di Stefano Mordini, «vivace congegno giallo con due interpreti di molto glamour come Riccardo Scamarcio e Miriam Leone. La bella amante dell’imprenditore dell’anno, arrogante e traditore, viene trovata morta e la verità finisce in mille pezzi». Il 22 giugno vince ex aequo con 945. Valentina LODOVINI (10 giorni con Babbo Natale) il Nastro come miglior attrice in una commedia. Il 2 ottobre nelle sale Marilyn ha gli occhi neri di Simone Godano «segue il percorso di due irregolari che si conoscono in un centro diurno per persone con disagio mentale e ritrovano se stessi allestendo un bizzarro ristorante. Lui, Stefano Accorsi, è un cuoco irascibile come Braccio di Ferro. Lei, Miriam Leone, una bugiarda e mitomane». Il 16 dicembre esce Diabolik, diretto dai Manetti Bros.: l’interpretazione di Eva Kant gli varrà la candidatura a David di Donatello e Nastro d’argento • Il 17 marzo 2022 esce nelle sale Corro da te di Riccardo Milani: «Segue, in chiave di commedia sentimentale, la love story tra il quasi cinquantenne Gianni (Pierfrancesco Favino), cinico e ricchissimo, e Chiara (Miriam Leone), anima gentile costretta in carrozzina da un incidente d’auto. Lui si finge disabile per conquistarla, anche per una scommessa con gli amici. Sì, la redenzione è possibile». Il 3 maggio per il David le preferiscono Swamy Rotolo (A Chiara), il 20 giugno Corro da te le vale il secondo Nastro come attrice in un film commedia (come protagonista, alla sua Eva Kant preferiscono la Teresa Saponangelo di È stata la mano di Dio) • A giugno 2023 si comincia a parlare della serie tv Miss Fallaci, in cui interpreta l’Oriana che fu leggendaria giornalista: «La mia Oriana è la meno conosciuta, è ancora una ragazza che vuole farsi spazio in una professione dominata, all’epoca, dagli uomini. Prende in mano il suo destino: da fiorentina caparbia e inquieta parte per New York», «Non è stato molto facile prepararmi a questo personaggio perché per il periodo che affrontiamo nella serie non esistono video che la ritraggono all’epoca, mentre ce ne sono molti in seguito. Ovviamente ho letto molti suoi libri: Penelope alla guerra è un viaggio, come quello di un Ulisse al femminile. Da Firenze conquista il mondo: brava l’Oriana!» (la serie, 8 puntate in quattro serate, verrà trasmessa su Rai 1 dal 18 febbraio alll’11 marzo 2025, Aldo Grasso scriverà che «ha i tratti distintivi della soap opera con una Miriam Leone sempre troppo impegnata in un’interpretazione di maniera») • 2024 - • 2025 -.

494. Andrea BELOTTI Calcinate 20 dicembre 1993. Calciatore • Attaccante dal 2015 al Torino, il 2 agosto 2020 termina il campionato con 16 gol (di più solo nel 2016/17, quando arrivò a 26 e fu terzo nella classifica dei cannonieri, primo degli italiani). Il 18 novembre, in un match a Sarajevo contro la Bosnia valido per la Nations League, segna il suo decimo gol azzurro, l’unico dell’anno • Il 20 giugno 2021 l’Italia batte a Roma il Galles e chiude a punteggio pieno il Gruppo eliminatorio degli Europei. Mario Sconcerti scrive (Mai vista una squadra così: non subisce gol giocando in modo opposto al calcio all’italiana): «Belotti è l’attaccante giusto per questa squadra da piano B, lo è meno per l’Italia titolare perché è un terminale, mentre l’Italia vera di terminali ne vuole molti». Il 5 luglio, vigilia della semifinale con la Spagna, si parla «dilemma del centravanti» tra lui e 248. Ciro IMMOBILE:  acciaccato, il 6 entra all’85’ sostituendo 392. Lorenzo INSIGNE e trasforma il secondo dei calci di rigore che ci danno la finale (dopo l’errore di 772. Manuel LOCATELLI e la parata di 185. Gianluigi DONNARUMMA, segneranno pure 397. Leonardo BONUCCI, 826. Federico BERNARDESCHI e 564. JORGINHO). L’11 luglio, finale a Wembley con l’Inghilterra, entra al 91’ (ancora per Insigne), stavolta sbaglia il suo rigore (ancora il secondo) e sbaglia pure Jorginho (ancora il quinto), ma grazie ai gol di 939. Domenico BERARDI (il primo), Bonucci e Bernardeschi e alle parate di Donnarumma arriva il titolo atteso dal 1968 • Il 18 febbraio 2022 va a segno nel derby pareggiato 1-1 con la Juventus («Passa i primi 45’ nella giungla nemica; ma ne esce alla grande nella ripresa, con la girata al volo che vale l’1-1», commenta Massimiliano Nerozzi dandogli un 7 in pagella). Il primo giugno gioca a Wembley il primo tempo dell’«inutile partita tra campioni d’Europa e del Sudamerica» persa dagli azzurri 3-0 con l’Argentina: addio alla Nazionale di 345. Giorgio CHIELLINI, Gianluca Mercuri scrive che «la speranza è che lo sia anche per parecchi altri, da Bernardeschi a Belotti» (ne gioca giusto un’altra, il 7 a Cesena con l’Ungheria, un 2-1 valido per la Nations League in cui entra in campo al 75’, chiude con 44 presenze e 12 gol). Il 28 agosto passa alla Roma • Il 23 febbraio 2023 segna uno dei gol del 2-0 al Salisburgo (l’altro lo segna Paulo Dybala, suo compagno già ai tempi del Palermo tra 2013 e 2015) che vale la qualificazione agli ottavi di Europa League, il 31 maggio entra al 75’ nella finale di Budapest persa ai rigori col Siviglia (stavolta non fa in tempo a calciare, i giallorossi sbagliano due dei primi tre mentre gli spagnoli fanno 4 su 4). Il 20 agosto all’Olimpico segna i suoi primi gol giallorossi in campionato (doppietta) in un 2-2 contro la Salernitana ricordato soprattutto per l’addio a Carlo (Carle’) Mazzone, ex allenatore della Maggica  morto il giorno prima (il 31 gennaio 2024 passerà alla Fiorentina, il 25 giugno al Como, il 3 febbraio 2025 al Benfica, il primo settembre 2025 al Cagliari, segnando nei vari campionati solo altri 10 gol) • 2024 - • 2025 -.

495. ELIO - Stefano BELISARI Milano 30 luglio 1961. Cantautore (polistrumentista) • 2020 - • Fondatore di Elio e le storie tese (secondi al Festival di Sanremo nel 1996 con La terra dei cachi, nel 2013 con La canzone mononota), il 15 dicembre 2021 comincia un tour dedicato a Enzo Jannacci: partenza da Forlì, s’intitola Ci vuole orecchio • A marzo 2022 è tra i 6 personaggi incontrati da Alessandro Cattelan nel programma Una semplice domanda (Netflix), tema la felicità, o meglio come agire per essere felici (gli altri sono 306. Roberto BAGGIO, 344. Geppi CUCCIARI, 1203. Francesco MANDELLI, 120. Paolo SORRENTINO, Gianluca Vialli) • Il 2 aprile 2023 è presente a Monza quando, in occasione della Giornata internazionale di consapevolezza dell’autismo, il presidente della Repubblica, 5. Sergio MATTARELLA, incontra i ragazzi di PizzAut, prima pizzeria in Italia gestita da autistici. Fattosi portavoce di tutti i genitori di ragazzi autistici (in Italia 600 mila) ringrazia: «Presidente ha fatto una grande cosa a venire da noi oggi». Poi passa il microfono al figlio Dante, 13 anni: «Sono autistico e sono fiero di esserlo: quando avrò 16 anni vorrei lavorare qui. Qui vedo il mio unico futuro» • A metà maggio 2024, intervistato da Walter Veltroni, parla della difficoltà di far ridere oggi: «Un tempo ci si divertiva tanto. Negli anni Settanta c’erano il terrorismo, la droga, i sequestri. Eppure ridevamo come pazzi. Oggi sono tutti con il freno a mano tirato, impauriti dal Grande Tribunale Sempre Aperto dei social che tutto giudica e condanna, che sanziona tutto quello che si permette di uscire dai canoni prefissati, non si sa bene da chi. Non c’è mai stato un periodo così bigotto, così conservatore. Nell’arte e nella cultura non si devono mettere limiti, di nessun tipo. Bisogna sentirsi ed essere liberi di dire qualsiasi cosa. Così dovrebbe funzionare, in democrazia». Poi confida: «Ti rendi subito conto che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità» • A inizio marzo 2025 Massimo Gramellini scrive (Elio sì, Elio no): « “La musica di oggi non è peggiore di quella di prima: la musica di oggi non esiste”. Così parlò Elio delle Storie Tese, e nel leggere la sua intervista al Giorno mi sono sentito finalmente compreso (o vendicato?) da uno che di musica ne capisce molto più di me».

496. Pietro ICHINO Milano 22 marzo 1949. Giuslavorista • A fine dicembre 2020Raccomandato o obbligatorio? Il governo diviso sul vaccino, chiarisce che il datore di lavoro non soltanto può, ma deve imporre ai dipendenti di vaccinarsi perché «l’articolo 2087 del codice civile lo obbliga ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere» • A metà luglio 2021, quando suscita clamore un’iniziativa del direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti, che sollecita i direttori del sistema industriale a «chiedere la presentazione del green pass ai dipendenti che, nel caso non lo abbiano, potrebbero essere spostati ad altra mansione o essere sospesi, con impatto anche sulla retribuzione», i sindacati sono contrari e si fanno scudo della privacy dei lavoratori, lui è citato tra i giuristi convinti che la tutela della salute di tutti i dipendenti sia primaria • 2022 - • A metà novembre 2023, Intervistato da Rita Querzè concorda sul fatto che gli scioperi dei trasporti del venerdì, con la loro ricorrenza, sono diventati «una caricatura dell’esercizio del diritto di sciopero». Aggiunge che andrebbe fatta rispettare una regola che già c’è, ma non viene applicata: «Quella che obbliga tutte le parti, imprenditori, sindacati e lavoratori, a preavvertire gli utenti di ciò che funzionerà e ciò che non funzionerà durante lo sciopero. Oggi i lavoratori del settore vengono indebitamente esonerati dal dichiarare, con l’anticipo previsto dalla legge, la propria adesione o no allo sciopero. [...] La conoscibilità preventiva dell’adesione delle singole persone consentirebbe di rispettare un diritto che la legge attribuisce ai cittadini, nel campo dei servizi pubblici essenziali. Il diritto a conoscere almeno con cinque giorni di anticipo i treni che viaggeranno, le classi di una scuola i cui insegnanti saranno regolarmente al lavoro, e così via. Questa è la parte della legge che oggi non viene rispettata» • Dopo l’esplosione del 23 ottobre 2024 costata la vita a due lavoratori alla Toyota Material Handling di Borgo Panigale (Bologna), interviene sulla mancata riorganizzazione unitaria degli ispettori del lavoro: «A ogni infortunio grave sul lavoro i media condannano, i sindacati protestano, le autorità promettono un rafforzamento delle attività ispettive. Ma nessuno dice che il primo passo per questo rafforzamento sarebbe costituito dalla riorganizzazione unitaria degli ispettori del lavoro, attualmente ripartiti in quattro organici distinti e tra loro scollegati: quello del ministero, quello dell’Inps, quello dell’Inail e quello delle ASL. L’unificazione e riorganizzazione almeno dei primi tre in una struttura denominata Ispettorato Nazionale del Lavoro erano previste da uno dei decreti attuativi del Jobs Act, il n. 149 del 2015; e sarebbero state indispensabili per ridare autorevolezza all’attività ispettiva, recuperando un’efficacia che non si misura sul numero delle ispezioni, concentrando la presenza degli ispettori là dove oggi essa è davvero indispensabile. Senonché a nove anni di distanza quella norma di legge non è mai stata attuata: hanno prevalso le resistenze interne degli apparati a ogni cambiamento organizzativo; e i tre corpi amministrativi sono rimasti separati» • Tra gli ispiratori del Jobs Act, quando il 9 giugno 2025 i referendum su lavoro vengono «asfaltati» con un quorum fallito di 20 punti, «osserva amaramente» che se i tre problemi principali dell’Italia sono produttività stagnante, talenti in fuga e incontro difettoso tra domanda e offerta di manodopera, «nessuno dei quesiti referendari era mirato a correggere neppure una sola di queste, che sono le vere storture del nostro mercato del lavoro».

497. Lamberto DINI Firenze 1 marzo 1931. Politico • Ex direttore generale di Banca d’Italia, ex premier (tra 1995 e 1996), ex ministro, deputato dal 1996 al 2001 e senatore dal 2001 al 2013 (sia nel centrodestra sia nel centrosinistra), membro del comitato che chiede l’abrogazione del taglio dei vitalizi (deciso da Palazzo Madama nell’ottobre 2018 ed entrato in vigore nel gennaio 2019) a fine giugno 2020 commenta lo stop imposto dalla Commissione del Senato: «Per troppa discrezionalità era stata creata una situazione iniqua, finalmente cancellata». A Franco Stefanoni che gli chiede Hanno calcolato che lei percepisca circa 30 mila euro lordi al mese, di cui 6 mila di pensione da ex parlamentare. È così? Risponde: «Non commento il mio caso privato» • A febbraio 2021, con la nascita del governo Draghi ormai imminente, Federico Fubini scrive: «Se ci si chiede cosa nei decenni abbia dato mordente alle figure istituzionali chiamate a Palazzo Chigi — prima di Monti stesso, Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini — la risposta è sempre la stessa: la paura. Lo spettro dell’insolvenza dello Stato misurata dallo spread, la differenza dei rendimenti, fra i titoli tedeschi e i nostri. Fu la paura dopo il crollo della lira del ’92 a indurre i partiti al crepuscolo della Prima repubblica a mettersi nelle mani di Ciampi. Fu la paura e non certo la convinzione a indurli quasi tutti ad appoggiare, o almeno non impedire, le riforme delle pensioni di Dini e di Monti» • A settembre 2022 Paolo Mieli stronca la sua carriera dopo l’esperienza a Palazzo Chigi: «leader di un effimero partito di centrosinistra» • A gennaio 2023 Aldo Cazzullo torna sullo stesso argomento: «Draghi saggiamente non ha fatto un partito. Altri presidenti del Consiglio c’hanno provato: ma sia Rinnovamento italiano di Dini, sia Scelta civica di Monti non esistono più» • A fine settembre 2024, commentando L’allarme Inps sulle pensioni, Enrico Marro scrive: «Il punto è che le riforme fatte, dalla Dini del 1995 alla Fornero del 2011, non sembrano assicurare più definitivamente l’equilibrio dei conti, nonostante il passaggio al regime contributivo (pensione commisurata ai versamenti)» (colpa del trend demografico ma anche delle troppe uscite anticipate rispetto all’età pensionabile fissata dalla legge a 67 anni) • 2025 -.

498. Andrea COZZOLINO Napoli 3 agosto 1962. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 14 luglio 2009 europarlamentare del Pd, quando, a metà dicembre 2022, il Qatargate porta all’arresto del suo assistente 302. Francesco GIORGI, sebbene non indagato si autosospende. I giornalisti «passano al microscopio» le sue dichiarazioni sul Qatar degli ultimi mesi: «sfacciatamente a favore di Doha. Un indizio, ma di certo non una prova» (Alessandro Trocino). Si mormora che 191. Antonio PANZERI (nel 2019 gli lasciò il posto nella Delegazione Maghreb dell’assemblea) avebbe fatto il suo nome, «anche se dice che su di lui non ha prove» • A inizio gennaio 2023 la magistratura belga chiede al Parlamento europeo la revoca della sua immunità, i suoi difensori fanno sapere con una nota che non l’invocherà «per l’attività politica che ha svolto in maniera libera e trasparente, essendo del tutto estraneo ai fatti di reato per cui si procede». Il 10 febbraio viene arrestato con l’accusa di far parte con Panzeri e Giorgi della «squadra» che sarebbe stata in grado di condizionare, via mazzette, la politica del Parlamento europeo piegandola agli interessi di Marocco e Qatar: raggiunto dal mandato in una clinica di Napoli, è sospeso dal Pd. Il 15 giugno la Procura federale belga revoca il mandato di arresto europeo, di conseguenza la Corte di Appello di Napoli emette un’ordinanza che revoca gli arresti domiciliari. Il 19, dopo un interrogatorio durato quasi quattro con il giudice istruttore Michel Claise, finisce in stato di fermo a Bruxelles. Titti Beneduce: «Secondo gli inquirenti Cozzolino, dal primo gennaio 2018 al 15 luglio 2022, in qualità di componente del Parlamento Europeo, presidente dal 2019 della Delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e co-presidente della Commissione Parlamentare Congiunta Euro-Marocchina, nonché nella veste di componente della commissione speciale Pegasus, in concorso e in associazione con altri avrebbe “indebitamente ricevuto, per conto del governo del Marocco, verosimilmente da tale Atomun, denaro per esercitare le sue funzioni parlamentari europee in modo da favorire gli interessi del Marocco all’interno del Parlamento Europeo”». Dopo due giorni viene rilasciato. A fine settembre Giuseppe Guastella nota che «a oltre 9 mesi dall’inizio delle indagini, l’europarlamentare non ha ancora chiaro, come gli altri accusati, cosa gli sia contestato al di là di una generica accusa di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio». I suoi legali sostengono che Panzeri, interrogato senza avvocato, avrebbe fatto le ammissioni sul Qatargate in cambio della promessa della liberazione di figlia e moglie, in carcere. Lui nega di aver preso soldi e ha qualcosa da dire anche al Pd, che lo ha sospeso: «Me lo hanno comunicato via stampa e senza che avessi ricevuto un avviso di garanzia. Mi attendevo più rispetto per un parlamentare che ha sempre svolto la sua attività con disciplina ed onore. È stato disumano, indecente» • A inizio febbraio 2024 l’accusa vacilla: Claise ha prima lasciato l’inchiesta per un serio conflitto di interessi, poi la magistratura per andare in pensione e candidarsi alle elezioni federali, il pm Raphael Malagnini è stato trasferito, «non è ancora chiaro su cosa si basi l’accusa di associazione per delinquere, corruzione internazionale e riciclaggio organizzata da Panzeri per tutelare gli interessi di Qatar, Marocco e Mauritania», scrive Guastella. Il 15 luglio, dopo 15 anni, finisce la sua esperienza all’europarlamento  • 2025 -.

499. Emanuele ORSINI Sassuolo 29 agosto 1973. Imprenditore • Già presidente di Assolegno (dal 2013) e FederlegnoArredo (2017), vicepresidente di Confindustria per fisco, credito e finanza, a inizio giugno 2020 alla domanda Il presidente Carlo Bonomi ha detto che «la politica è peggio del Covid». Una valutazione che il ministro Gualtieri e il premier Conte hanno rispettivamente giudicato «ingenerosa» e «infelice». Hanno ragione? risponde: «Da parte mia posso solo far notare che l’industria di questo Paese viene da anni di interlocuzioni mancate con la politica. E sottolineo: con la politica in generale. Il grande sostegno con cui Bonomi è stato eletto mostra quanto questo sentire sia condiviso». Dove vanno spesi i fondi del Recovery fund? «La risposta a questa domanda sta nelle proposte che presenteremo al governo. Da ex presidente di FederlegnoArredo, dico che importante sarebbe investire sulle scuole del nostro Paese. Per dare un segnale di fiducia nel futuro» • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Dopo il ritiro dell’unico concorrente, Edoardo Garrone («per il bene dell’associazione»), il 4 aprile 2024 è designato alla presidenza di Confindustria (fino al 2028, l’elezione avverrà il 23 maggio con il voto dell’assemblea dell’associazione degli industriali). Rita Querzé: «È figlio d’arte nel senso che l’impresa di famiglia, la Sistem Costruzioni, è stata fondata dal padre Carlo nel 1978. L’impresa (40 milioni di fatturato) fornisce prefabbricati e materiali per costruzioni in legno: dalle scuole alle palestre, dai ponti agli opifici. Sistem Costruzioni ha lavorato al ripristino delle aree colpite dai terremoti in Abruzzo, Emilia-Romagna e Marche. Tra le principali società controllate da Sistem Costruzioni c’è il Maranello Village, complesso residenziale di 25 mila metri quadrati dedicato al mondo del cavallino rampante. Solignano nuovo — dove si trova Sistem Costruzioni —, Castelvetro e Maranello sono a dieci minuti d’auto l’una dall’altra. Più distante, ma sempre in Emilia, sulle colline parmensi, la Tino Prosciutti, azienda nell’orbita familiare di cui Orsini è amministratore (72 milioni di fatturato) “leader nel prosciutto crudo stagionato e prosciutto crudo stagionato disossato a mattonella”. Orsini si è diplomato al liceo scientifico, si è poi iscritto a giurisprudenza ma non si è mai laureato (la laurea è diventata una questione per i presidenti di Confindustria da quando è diventata necessaria per assumere la presidenza della Luiss, l’università che fa capo all’organizzazione)». Il 18 settembre, alla sua prima assemblea pubblica, dice poche cose ma forti, soprattutto contro l’Unione europea. Alessandro Trocino: «L’obiettivo è far rimangiare al più presto all’Europa del von der Leyen bis lo stop al motore endotermico. Chiede un’applicazione “più realistica e graduale” del green deal e sottolinea: “La decarbonizzazione inseguita anche al prezzo della deindustrializzazione è una débâcle”. Critica il nuovo patto di Stabilità e la mancanza di un “solidarismo europeo” che consenta il ricorso a debito comune. Poi chiede al governo la conferma del taglio del cuneo fiscale. Chiede un’aliquota premiale sul’Ires per gli utili reinvestiti e di abolire l’Irap per le società di capitali senza sostituirla con una sovra-aliquota Ires. Infine il ripristino dell’Ace, un’agevolazione per favorire il rafforzamento patrimoniale delle imprese. E il rilancio del nucleare. La premier Giorgia Meloni, nel suo primo intervento all’assemblea di viale dell’Astronomia, dice subito di apprezzare le proposte “sensate” di Orsini». Ferrucio De Bortoli commenta: «Quello che Meloni, Orsini e i tanti avversari del Green deal non dicono è quali sarebbero i costi di un ritardo europeo, e soprattutto italiano, con un mondo che inevitabilmente, prima o poi, andrà da quella parte. O ci si illude che si stia vivendo una sorta di ubriacatura ideologica verde? Produrre emettendo gas serra sarà sempre più costoso». A inizio dicembre critica Stellantis: «Abbiamo bisogno che anche la società dimostri di volere il bene del Paese, l’Italia ha fatto ciò che doveva fare nel passato, ha mantenuto gli impegni verso Stellantis. A questo punto serve che Stellantis mantenga gli impegni verso il Paese e la salvaguardia dei posti di lavoro e della filiera, che è importantissima». A metà mese, in attesa della manovra, dichiara: «Non siamo di fronte a una crisi congiunturale qualunque, in ballo c’è la sopravvivenza di interi comparti. Non solo l’auto. La chiave è mettere gli investimenti pubblici e privati al centro. È chiaro che con un debito pubblico di 3.000 miliardi e tassi che scendono troppo lentamente noi come Italia possiamo fare ben poco. Serve un Next generation Eu per rilanciare l’industria». A proposito di energia, dice che «il nucleare è l’unica via e le aziende italiane sono disponibili non appena pronti ad ospitare i mini-reattori. Nell’attesa dobbiamo subito creare il mercato unico europeo dell’energia e disaccoppiare il prezzo delle rinnovabili da quello delle fossili, abilitando i contratti di lungo periodo» • A inizio aprile 2025 suggerisce di attingere agli stanziamenti non utilizzati del Piano nazionale di ripresa (Pnrr) e dei fondi di coesione per incentivare le imprese colpite dai dazi americani. A fine maggio, assemblea generale di Confindustria, chiede «un piano industriale triennale» per l’Italia: 8 miliardi l’anno per tre anni minimo, meglio cinque con l’obiettivo di aumentare la crescita del Pil dallo 0,7% per il 2025 al 2% perché convincere le imprese a investire in una fase di crisi «è come convincere un cassintegrato a comprarsi l’auto nuova». A inizio luglio dipinge uno scenario che «qualche brivido lo mette»: «Con dazi al 10% nel 2026 rischiamo di perdere 20 miliardi export e 118 mila posti di lavoro. Il fatto è che l’Italia non esporta solo prodotti di lusso, con una domanda poco sensibile al prezzo: esportiamo soprattutto macchinari, mezzi di trasporto, pelletteria... non si può semplificare troppo». A metà dicembre, quando il vicepresidente della Commissione Ue Stéphane Séjourné presenta il nuovo pacchetto Ue per l’automotive assicurando che «L’elettrificazione del parco veicoli rimane il principale motore della trasformazione della flotta europea nei prossimi 10 anni. L’Ue non sta mettendo in discussione il suo obiettivo climatico: l’Europa conferma il suo obiettivo di decarbonizzazione al 100% entro il 2035 per le flotte nuove. Le flessibilità che introduciamo non mettono in discussione tale obiettivo. Tutte le potenziali emissioni supplementari generate da tali flessibilità dovranno essere pienamente compensate a monte», il ministro delle imprese e del made in Italy 56. Adolfo URSO scorge «Una breccia nel muro dell’ideologia, con il riconoscimento dei principi della neutralità tecnologica e del Made in Europe, anche a tutela delle imprese della componentistica. Ma ora il muro va abbattuto», lui si mostra insoddisfatto: «Troppo poco, troppo poco. Con le mezze svolte, con le mezze curve facciamo gli incidenti. Io sono un europeista convinto, ma così restiamo nell’incertezza». Alla vigilia di Natale promuove la manovra: «Non possiamo dire che l’industria non sia stata ascoltata. Avevamo chiesto 8 miliardi l’anno per tre anni. Il governo ha capito che anche dalla ripresa dell’industria dipende il futuro dell’Italia e gli stanziamenti nel triennio sono arrivati oltre 15 miliardi». Quanto all’Europa «Ancora non ci siamo. Sembra solo interessata a introdurre regole e norme per rendere tutto ancora più difficile a chi vuole fare impresa. Lo dico da europeista convinto: questa Europa non la riconosciamo. Anche la revisione dello stop al motore endotermico nel 2035 è insufficiente. Servono tre cose: mercato unico dei capitali, difesa unica europea, mercato unico dell’energia. Così le nostre imprese potrebbero svoltare».

500. Francesco ACQUAROLI Macerata 25 settembre 1974. Politico • Già sindaco di Potenza Picena (dal 2014) e deputato di Fratelli d’Italia (dal 2018), il 21 settembre 2020 è eletto presidente della Regione Marche col 49,13% contro il 37,29% di Maurizio Mangialardi (Pd). Fabrizio Caccia: «Da venticinque anni il centrosinistra regnava nelle Marche. Ora però si volta pagina. Acquaroli, generazione Atreju, 25 anni fa aveva 20 anni e militava nel Fronte della Gioventù, è lì che si legò alla Meloni, fino a diventare deputato di Fratelli d’Italia. Lei lo ha voluto fortemente anche stavolta e lui ha stravinto. Col centrodestra unito, ha conquistato Palazzo Raffaello». Meloni esulta: «Un trionfo. Dopo l’Umbria, un’altra roccaforte della sinistra è caduta. Dicevano che Francesco era solo una mia comparsa, invece ha dimostrato tutto il suo valore» • 2021 - • A fine agosto 2022 i diritti civili finiscono al centro della campagna elettorale per un messaggio di 52. Chiara FERRAGNI: «FdI ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni». Paola Di Caro: «Il tema di discussione nasce dalla denuncia del Pd e non solo contro la politica attuata nella Regione guidata da un fedelissimo di Meloni, Francesco Acquaroli, che come in altre amministrazioni guidate da FdI impedirebbe l’aborto farmacologico con la pillola abortiva RU486 e che ha un tasso altissimo di medici obiettori di coscienza». Meloni non replica, ma dal suo partito arriva una nota ufficiale firmata da 441. Isabella RAUTI e 130. Eugenia ROCCELLA: «Se la stampa e le influencer vogliono occuparsi seriamente dell’aborto nella regione Marche, dovrebbero informarsi sulla base dei dati», che — messi nero su bianco dal ministero — direbbero che «le interruzioni volontarie di gravidanza possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%» • 2023 - • 2024 - • In vista delle regionali, a fine luglio 2025 è dato indietro nei sondaggi; a metà settembre, causa le vicissitudini affrontate dal candidato del centrosinistra, il sindaco di Pesaro 273. Matteo RICCI, la situazione pare ribaltata. «Sfida al veleno fino all’ultimo» a una settimana dal voto la presunta diffusione di sondaggi (vietati negli ultimi 15 giorni di campagna) che darebbero Ricci in rimonta fa infuriare il centrodestra. Il 28 è confermato col 52,43% contro il 44,44% del rivale. Alessandro Trocino spiega: «È stata premiata la continuità: evidentemente i cittadini hanno apprezzato la gestione. Ma è stata premiata anche la compattezza del centrodestra. Che, da Palazzo Chigi, ha investito molte risorse e fatto molte promesse alle Marche. Se n’è lamentato Ricci, secondo il quale c’è stato un forte squilibrio anche economico: “Per ogni nostro manifesto ce n’erano sei degli altri”. Non solo. La Regione è stata inserita nella Zona economica speciale e sono stati sbloccati 38 milioni del Mit per rifare le strade». Luca Angelini: «Per l’Istituto Cattaneo, i due fattori principali dietro il risultato del voto regionale nelle Marche sembrano essere i flussi di voti verso il centrodestra di elettori dell’area “liberal-democratica” (di Azione, Italia viva e +Europa) e l’astensione di elettori di M5S e Avs. Il voto centrista ha preferito il candidato di centrodestra Francesco Acquaroli, mentre parte degli elettori 5 Stelle delusa dall’accordo su Matteo Ricci del centrosinistra ha finito per non recarsi alle urne». Aldo Cazzullo parla di vittoria che va oltre i numeri: «Battere un governatore in carica è sempre molto difficile. Ciò premesso, le elezioni regionali nelle Marche sono state, a mio avviso, una vittoria del centrodestra più netta di quanto non dicano i numeri. Il centrosinistra schierava un leader nazionale, Matteo Ricci, ben noto al pubblico televisivo e molto radicato nel suo territorio, dove aveva sempre vinto largo nella sua città, Pesaro, e raccolto molte preferenze alle Europee. Dall’altra parte c’era un candidato, Francesco Acquaroli, che in pochi fuori dalla sua regione (qualcuno anche dentro) avevano mai sentito nominare, ed era forte soprattutto del rapporto personale con la presidente del Consiglio; non a caso nelle dichiarazioni della vittoria al suo fianco c’era la sorella Arianna. Non solo. La destra ha dato grande prova di compattezza. I giornali filogovernativi hanno scatenato all’unisono una vera e propria caccia all’uomo contro il povero Ricci, come se fosse stato accusato dalla magistratura di crimini contro l’umanità, anziché per i murales di Valentino Rossi. Dall’altra parte i Cinque Stelle assumevano l’atteggiamento tipo: e va bene, ve lo votiamo, questo orrendo candidato che ci avete proposto». 501

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