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Catalogo de ivi20 2026
I notevoli italiani in questo decennio 501-750
(viventi al 5 aprile, Pasqua)
501. Arianna FONTANA Sondrio 14 aprile 1990. Pattinatrice di short track • 2020 - • 2021 - • Gia medaglia d’oro sui 500 metri nel 2018 ai Giochi di Pyeongchang, argento nella stessa specialità nel 2014 ai Giochi di Soci e sui 3000 metri nel 2018, bronzo sulla stessa distanza nel 2006 ai Giochi di Torino, nei 500 nel 2010 a Vancouver, nei 1500 e nei 3000 nel 2014, nei 1000 nel 2018, il 5 febbraio 2022 vince ai Giochi di Pechino l’argento con la staffetta 2000 metri mista, il 7 l’oro nei 500, il 16 l’argento nei 1500: a quota 11, diventa l’azzurra con più medaglie olimpiche, sia invernali che estive (battute le 10 di Stefania Belmondo). Guido Santevecchi: «Scesa dal podio, si presenta un’altra Arianna, quella dei rancori e dei veleni nati sul ghiaccio del pattinaggio, quella dei rapporti così tesi con “il sistema federale” che “un atleta italiano ha cercato di farmi cadere mentre ero in allenamento”. Questa Arianna due, con molti conti da saldare, è la moglie di Anthony Lobello, che lei ha voluto come allenatore personale e consigliere. Ed è a causa del loro rapporto sentimental-professionale che da anni la supercampionessa è ai ferri corti con la Federazione sport del ghiaccio. “Ci hanno fatto soffrire, altri quattro anni così non so se li reggo”, dice, tornando a minacciare il ritiro proprio ora che la Nazionale ha bisogno di tutti i suoi eroi per prepararsi alle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026. Piange di rabbia, dice che “il sistema federale ci ha ostacolato in molti modi, ogni giorno ho dovuto farmi forza per alzarmi e tornare ad allenarmi, senza Anthony non ce l’avrei mai fatta”. Dopo Pyeongchang 2018 la pattinatrice di Sondrio ha vissuto da separata (fuori casa) con la Nazionale azzurra: è andata ad allenarsi in Ungheria, ha passato molti mesi in giro per il mondo. Tutto, secondo lei, a causa del mancato riconoscimento del valore tecnico del marito italo-americano, ex atleta di short track diventato il suo punto di ancoraggio psicologico oltre che tecnico» • 2023 - • Il 5 marzo 2024 Tommaso Dotti e Andrea Cassinelli, i due compagni di squadra accusati di averla fatta intenzionalmente cadere durante un allenamento misto uomini e donne, sono assolti dalla giustizia sportiva. In rotta totale con la Federazione e la Nazionale, il ritorno in azzurro per Milano/Cortina pare molto in forse: «È troppo presto, devo metabolizzare, a questo punto non ho idea di cosa farò...» • 2025 -.
502. Bruno TABACCI Quistello 27 agosto 1946. Politico • 2020 - • Il 15 gennaio 2021 Conte punta sui «costruttori» per andare avanti, Enrico Letta commenta: «Con tutto il rispetto, sentire i Tabacci e i Mastella, per loro stessa ammissione, fare telefonate di reclutamento non si può vedere proprio». Il 21 Dai dissidenti di Italia viva ai centristi di Tabacci. Le prove del nuovo gruppo per Conte. Alessandro Trocino: «Il perno centrale di questa formazione potrebbe essere il Centro democratico di Bruno Tabacci. Alla Camera — dove sono necessari almeno 20 deputati per costituire un gruppo — ha già 13 membri. Al Senato non c’è ancora, ma il simbolo potrebbe essere messo a disposizione da Tabacci. L’idea è quella di dare vita a una forza “contiana”, centrista, europeista e antisovranista. La scatola, dunque, si può trovare senza troppa difficoltà, ma poi bisogna trovare il modo di riempirla di contenuto». Il 23 Luca Angelini scrive: «Quando un alleato del premier come Bruno Tabacci, “costruttore” di un embrione di partito centrista, incontra il ministro grillino Luigi Di Maio e poi dichiara: “Serve un governo nuovo, non basta un piccolo rimpasto”, fa capire che i giochi si stanno riaprendo. Passerebbero per le dimissioni e un probabile reincarico a Conte: almeno fino a che il Movimento 5 Stelle e il Pd continueranno a considerarlo l’unico punto di equilibrio». Il 13 febbraio a Palazzo Chigi va Mario Draghi, il primo marzo diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla programmazione e coordinamento economico ed alle politiche spaziali e aerospaziali. A fine marzo, in un articolo dal titolo Hanno cambiato partito 125 deputati e 65 senatori. Come si è trasformato il parlamento in tre anni (e tre governi), Renato Benedetto scrive: «In Senato, ad esempio, per creare un nuovo gruppo serve un simbolo che abbia ottenuto un seggio alle elezioni. E chi ce l’ha può contare su un piccolo tesoro. Italia viva non potrebbe esistere senza Riccardo Nencini, che ha portato in dote ai renziani il simbolo del Psi. Così Bruno Tabacci, con il suo Centro democratico, e Riccardo Merlo, con il Maie: nomi che diventano protagonisti non appena si apre una crisi di governo. Sono infatti queste che hanno generato le scosse principali in Aula». Il 5 agosto lascia la delega allo Spazio e all’Aerospazio dopo le polemiche scatenate dalla notizia che il figlio Simone è stato assunto dall’azienda aerospaziale Leonardo. Lui sostiene che sono solo strumentali: «Ci sono interessi enormi, specie ora che è partita una nuova corsa mondiale allo spazio. Ho tagliato subito certi ponti con il passato e così, da una certa destra, a proprio agio con qualche ambiente dei servizi che non accetta il nuovo corso, è partita la guerra» • A fine luglio 2022, quando mancano due mesi alle elezioni anticipate, si parla de Il Pd e i confini della coalizione. Francesco Verderami spiega che l’idea è «uno schema a quattro punte»: «A Fratoianni di Sinistra italiana è stato proposto di riunire ogni possibile formazione a sinistra; a Tabacci del Centro Democratico è stata assegnata la delega per raccogliere naufraghi grillini e del centrodestra; ai Socialisti è stato suggerito di unirsi ai Verdi o convergere con Fratoianni». Quando l’ex M5S 11. Luigi DI MAIO lancia un nuovo partito, Impegno civico, «Il simbolo lo “presta” il solito Bruno Tabacci, consentendo così a Di Maio di evitare di raccogliere 60 mila firme entro il 20 agosto, impresa improba» (Trocino). Il 25 settembre, candidato alla Camera nel collegio uninominale Lombardia 1 - 07 (Milano: NIL 20 - Loreto) è eletto con il 38,44% dei voti davanti ad Andrea Mandelli del centrodestra (35,38%) e Filippo Campiotti di Azione - Italia Viva (11,47%): è l’unico eletto di Impegno Civico (la lista totalizza lo 0,60%) • 2023 - • A metà dicembre 2024, quando 218. Ernesto Maria RUFFINI si dimette da direttore dell’Agenzia delle entrate, commenta: «Le spiegazioni che ha dato sono convincenti. Sono in commissione Finanze e la distanza di Ruffini dalle politiche fiscali di questo governo è diventata ingestibile, così non era con i precedenti, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi» • 2025 -.
503. Walter VERINI Città di Castello 17 gennaio 1956. Politico • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Dal 2008 deputato del Pd, dal 2022 senatore, il 31 gennaio 2023 79. Giovanni DONZELLI, citando il confronto avuto da 115. Alfredo COSPITO «con un boss che lo ha esortato ad andare avanti» nella lotta al 41bis, attacca: «Mentre parlava con i mafiosi il 12 gennaio ha incontrato anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che andavano a incoraggiarlo». Lui chiarisce: «Prima di tutto, insieme ai colleghi Serracchiani, Orlando e Lai siamo andati da Cospito rispondendo a un appello, non dei Tupamaros, ma di personalità di grande spessore, del calibro di Gherardo Colombo e di don Luigi Ciotti. Un appello lanciato perché era a rischio della vita. Per ragioni umanitarie, quindi. Come parlamentari abbiamo, non il diritto, ma il dovere di far visita ai detenuti che lamentano condizioni del genere». E aggiunge: «Se il suo trasferimento dal carcere di Sassari a quello di Opera, dove c’è una struttura sanitaria in grado di gestire le sue condizioni di salute, fosse avvenuto venti giorni fa e non solo lunedì, il clamore intorno a lui si sarebbe attenuato». Il 15 marzo il Giurì d’onore chiamato a valutare le dichiarazioni di Donzelli stabilisce che pur «politicamente aspre» non intendevano ledere «l’onorabilità» sua, di 171. Debora SERRACCHIANI, 37. Andrea ORLANDO, 2398. Silvio LAI. Il Giurì ricorda anche che «il diritto di accesso agli istituti carcerari costituisce una delle prerogative proprie del mandato parlamentare, un vero e proprio diritto-dovere. [...] Andare a visitare un detenuto non vuol dire condividerne le ragioni o sostenerlo in qualsiasi forma». Quando il centrosinistra rifita di votare la mozione dei partiti di governo sul 25 aprile perché non contiene la parola «antifascismo», a 259. Lucio MALAN che attacca «Dite che non votate la nostra mozione perché non c’è la parola antifascismo. Ma c’è scritto che condanniamo tutti i totalitarismi, quindi anche il fascismo, è la stessa cosa», replica: «Non abbiamo imbarazzo alcuno a ribadire giudizi inequivocabili su tragedie del Novecento. I lager sovietici, i massacri staliniani. Abbiamo ogni anno reso omaggio alle persone massacrate nelle foibe. Ma nel nostro Paese c’è stato un regime fascista. E i comunisti italiani si sono battuti per la libertà. Se oggi tutti noi siamo qui, è perché in Italia ci sono stati la Resistenza antifascista e il 25 aprile» • Capogruppo dem in Antimafia, a inizio marzo 2024, quando si parla di presunti «dossieraggi» a carico di politici, vip, sportivi, manager e imprenditori (tra il 2019 e il 2022 il tenente della Finanza 624. Pasquale STRIANO ha consultato 4.124 segnalazioni di operazioni economiche sospette, elaborato 171 schede di analisi su 1.531 persone fisiche e 74 persone giuridiche, fatto ricerche sul sistema dell’Agenzia delle entrate relative a 1.123 persone e in quello della polizia a 1.947 ) commenta: «Tra i documenti scaricati c’è tutto e il suo contrario, potrebbe essere una P2 dei poveri o qualcosa che attenta alla sicurezza dello Stato» • Il 6 giugno 2025 è a Milano per l’iniziativa «Due popoli, due Stati, un destino» organizzata da Azione e Italia viva, ospiti l’ex ostaggio Aviva Siegel, rapita il 7 ottobre 2023 e poi rilasciata, e il dissidente palestinese Hamza Howidy. A fine ottobre è a Milano, dove l’area moderata del Pd si riunisce sotto lo slogan Crescere (con lui 255. Pina PICIERNO, 224. Graziano DELRIO, 533. Marianna MADIA, 47. Lorenzo GUERINI, 781. Lia QUARTAPELLE, 474. Filippo SENSI, 235. Sandra ZAMPA, 467. Alfredo BAZOLI, 334. Simona MALPEZZI). A inizio dicembre è tra i firmatari della proposta di legge presentata da Delrio per contrastare l’antisemitismo nelle scuole: polemiche perché fa sua la definizione di antisemitismo scritta molti anni fa dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che qualifica come antisemita molte delle critiche radicali contro lo Stato di Israele.
504. Leonardo Maria DEL VECCHIO Milano 6 maggio 1995. Imprenditore • Figlio del Leonardo fondatore di Luxottica e della seconda moglie 1043. Nicoletta ZAMPILLO, a metà luglio 2023, a Candida Morvillo che gli chiede Che spartiacque è stato, per lei, il 27 giugno 2022, giorno della morte di suo padre? risponde: «Tutti noi della famiglia e, intendo la famiglia allargata all’azienda come la intendeva mio papà, abbiamo perso un padre, c’è chi ha perso un marito, chi un amico, chi un mentore. Io ho avuto la fortuna di stargli vicino sul lavoro anche mentre facevo l’università. Stavo qui tutto il giorno e ho imparato tantissimo da lui e da Francesco Milleri, che oggi è il presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica e il presidente di Delfin. Poi, ovviamente, le ultime settimane prima dell’esame, studiavo. Se mi chiede se c’è un Leonardo Maria del prima e del dopo… La perdita di mio padre era il momento a cui avevo cercato di preparami per tutta la vita, ma quando succede davvero, non è come te lo aspetti. La cosa che è cambiata è che lui non c’è più» • A fine novembre 2024 intervistato da Daniele Manca 740. Francesco MILLERI dice: «Ero in simbiosi con Leonardo Del Vecchio. I suoi otto eredi siano responsabili e capiscano la responsabilità che hanno» • A fine giugno 2025 con la sorella Marisa deposita una causa contro i 4 fratelli che hanno accettato con beneficio di inventario l’eredità del padre (gli 8 eredi hanno quote della Delfin, la holding che esprime un valore di mercato pari a 50 miliardi tra Essilux, Covivio, banche). A metà dicembre il no di Gedi all’acquisto di “la Repubblica” e “La Stampa” non attenua la sua voglia di giornali: attraverso la Lmdv Capital trova un accordo con la Tosinvest della famiglia Angelucci per rilevare il 30% de “Il Giornale” (vedi anche 427. Paolo BERLUSCONI). A Daniela Polizzi che gli chiede Dopo il no di Gedi alla vendita a Lmdv di “La Repubblica”, collocata più a sinistra, perché “Il Giornale”, quotidiano di destra? risponde: «Un anno fa Lmdv Capital ha stanziato gli investimenti per debuttare nell’editoria. Prima è arrivata la cessione di Gedi e intanto si preparava l’operazione su “Il Giornale”. È stata solo una questione di opportunità, non di scelte politiche. Il mio desiderio è costruire un polo italiano dell’informazione, slegato dai colori della politica. No destra o sinistra, per il futuro dei nostri figli e dell’Italia».
505. Enrico GIOVANNINI Roma 6 giugno 1957. Economista • Già presidente dell’Istat dal 2009 al 2013, ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo di 12. Enrico LETTA (2013-2014), ad aprile 2020 è inserito ne La task force con 17 esperti guidata da Vittorio Colao per programmare la ripartenza • Il 13 febbraio 2021 è tra «i tecnici di alto profilo» che diventano ministri nel governo di 4. Mario DRAGHI: a lui toccano infrastrutture e mobilità sostenibili, a 33. Marta CARTABIA la giustizia, a 136. Patrizio BIANCHI l’istruzione, a 990. Maria Cristina MESSA l’università. A inizio agosto propone di assegnare a Italferr (società delle Ferrovie) uno studio di fattibilità del ponte sullo Stretto: costo 50 milioni, tempo di consegna dei risultati primavera 2022, «la Lega storce il naso (così si perde tempo, dicono), il Movimento 5 Stelle anche, per la ragione opposta» (Alessandro Trocino). A metà dicembre (La svolta «verde» sulle auto) fa parte del Comitato interministeriale per la transizione ecologica che fa propria la linea dell’Unione Europea: dal 2035 stop alle immatricolazioni di auto con motore endotermico, siano esse a benzina, diesel o ibride (con lui il ministro dello Sviluppo economico 10. Giancarlo GIORGETTI e quello della Transizione ecologica 58. Roberto CINGOLANI) • Il 10 febbraio 2022 Draghi assicura: «Il ministro Giovannini mi ha dato poco fa una tabella sulla realizzazione delle opere pubbliche e sugli investimenti nelle infrastrutture e le aggiudicazioni dei bandi sono le più alte degli ultimi 20 anni». Il 22 ottobre gli succede 2. Matteo SALVINI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel neonato governo di 1. Giorgia MELONI • 2023 - • 2024 - • 2025 -.
506. Giuseppina “Giusi” BARTOLOZZI Gela 18 dicembre 1969. Politica • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • 2024 - • Eletta alla Camera nel 2018 con Forza Italia, di fatto braccio destro di 23. Carlo NORDIO dall’ottobre 2022, dal 4 aprile 2024 è capo di Gabinetto del ministero della giustizia. Magistrata, prima di arrivare in via Arenula è stata giudice a Palermo e alla Corte d’appello di Roma. Il 9 settembre si viene a sapere che è indagata per informazioni qualificate come mendaci che ha fornito alla Procura il 31 marzo sul rimpatrio del generale Najeem Osama Almasri, il 21 gennaio portato in Libia su un volo di Stato italiano nonostante la Corte penale internazionale avesse emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità e di guerra commessi dal febbraio 2015 in poi (dirige con metodi spietati le famigerate prigioni di Tripoli). Giovanni Bianconi spiega che avrebbe mentito: quando ha sostenuto di non avere sottoposto a Nordio la bozza di provvedimento preparata dal Dipartimento affari di giustizia che avrebbe consentito di convalidare l’arresto ed evitare la scarcerazione; quando ha detto di non aver fornito «al ministro, che le aveva prospettato la necessità di studiare le carte, un elemento tecnico da valutare e tenere in considerazione ai fini della decisione da assumere»; quando ha detto di non sapere che c’era un limite di tempo entro cui Nordio doveva esprimersi sull’arresto, pena la scarcerazione; quando ha affermato di non aver mai discusso come sarebbe avvenuto il rimpatrio, fatto poi con un aereo di Stato a disposizione dei servizi segreti. Inchiesta subito sospesa, si parla di uno scudo della maggioranza per proteggerla. Gianluca Mercuri: «Il centrodestra sembra orientato a sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. L’obiettivo è far considerare il reato contestato a Bartolozzi “in concorso” e non solo “connesso” con quelli contestati ai ministri, perché così anche lei potrebbe essere giudicata dal Tribunale dei ministri e anche per lei si potrebbe negare l’autorizzazione a procedere».
507. Francesco ACERBI Vizzolo Predabissi 10 febbraio 1988. Calciatore • Dal 2018 alla Lazio, il 29 febbraio 2020 è costretto a saltare la sfida dell’Olimpico con il Bologna che, vinta 2-0, porta i biancocelesti in testa alla classifica. Il 9 marzo la Juventus batte a porte chiuse l’Inter ed effettua il controsorpasso, il giorno seguente la Figc sospende sine die tutti i campionati per la pandemia di Covid-19, il 2 agosto chiude il campionato al quarto posto • In campo a Roma il 16 giugno 2021 contro la Svizzera (sostituendo l’infortunato 345. Giorgio CHIELLINI), il 20 contro il Galles (sostituendo al 46’ 397. Leonardo BONUCCI), il 26 a Londra nella sfida valida per gli ottavi di finale vinta ai supplementari contro l’Austria (titolare, gioca tutti i 120 minuti), l’11 luglio a Wembley, vittoria ai rigori contro l’Inghilterra, si laurea (sebbene senza scendere in campo) campione d’Europa • 2022 - • Dal primo settembre 2022 in prestito all’Inter, il 18 gennaio 2023 vince a Riad la Supercoppa (3-0 al Milan), il 24 maggio vince a Roma la sua seconda Coppa Italia (2-1 alla Fiorentina, la prima l’aveva vinta con la Lazio nel 2019), il 10 giugno gioca da titolare la finale di Champions League persa a Istanbul col Manchester City. Paolo Tomaselli gli dà un 7 in pagella: «Si porta comunque a casa lo scalpo più ambito, quello di Haaland: gli concede poco o nulla la profondità, in collaborazione con tutta la truppa. La deviazione sul cross di Bernardo diventa l’assist per il gol di Rodri. Ma la sua resta una prestazione super». Il 7 luglio i nerazzurri lo riscattano • A metà marzo 2024 il difensore del Napoli Juan Jesus lo accusa: «Mi ha detto “vai via nero, sei solo un ne...”. In seguito alla mia protesta con l’arbitro ha ammesso di aver sbagliato e mi ha chiesto scusa». Lui replica «Non ho mai detto nessuna frase razzista, è lui che ha frainteso» ma è costretto al lasciare il ritiro della Nazionale in partenza per gli Usa. «Vai via nero, sei solo un negro» la frase secondo l’accusa, «ti faccio nero» secondo la difesa, mancando prove certe evita la squalifica. Gianluca Mercuri: «Servivano riscontri certi, afferma il giudice. Ha una logica — altrimenti chiunque potrebbe fare squalificare chiunque — ma è una logica inaugurata ad personam. Milanisti e juventini, ricordando casi come la patente di Recoba e le telefonate di Calciopoli, ironizzano: “Ad squadram”. In realtà, l’Inter era pronta a licenziare Acerbi e non è affatto contenta di vedere la sua immagine associata a un caso di razzismo. Juan Jesus ha commentato postando la foto di Tommie Smith e John Carlos sul podio olimpico di Città del Messico nel 1968. Quella con il pugno chiuso, divenuta simbolo della lotta al razzismo». Massimo Gramellini (Sentenza di non condanna) commenta: «Per la giustizia sportiva Francesco Acerbi è innocente perché non esistono prove che abbia dato del “negro” a Juan Jesus, tranne una: la testimonianza dell’offeso. Eppure, a meno di non voler considerare Juan Jesus un mitomane (nel qual caso da condannare sarebbe stato lui), Acerbi deve avere pur detto qualcosa. E riesce difficile credere che questo qualcosa sia la frase che lo stesso Acerbi ha lasciato trapelare: “Ti faccio nero”. Ma quale giovane del 2024 dice ancora “Ti faccio nero”? A un nero, poi. Neanche in un oratorio gestito dalle Orsoline. Però è indubbio che, per poter emettere una sentenza di condanna, il giudice aveva bisogno di prove oggettive. Pensate che cosa sarebbe successo, se Acerbi fosse stato condannato sulla base della sola parola di Juan Jesus. Si sarebbe trattato di un precedente pericoloso, che da domani avrebbe consentito a chiunque di rovinare la carriera di un rivale seppellendolo sotto il peso di un’accusa infamante, anche se non supportata né da un audio né da un testimone. La giustizia è costretta a conoscere ragioni che la ragione, intesa come buon senso, non conosce. Perciò, mentre la ragione dà ragione a Juan Jesus, la giustizia deve darla ad Acerbi. Più difficile, invece, dare ragione a sua moglie, che con il commento social “Adesso sciacquatevi la bocca” ha commesso lo stesso errore di quei politici che sbandierano una sentenza di non condanna come se si trattasse di un’assoluzione». Il 22 maggio apre le marcature nel derby: la vittoria vale il suo primo scudetto (il 20° per l’Inter, che cuce sulla maglia la seconda stella) • Il 6 maggio 2025, ritorno della semifinale di Champions League col Barcellona, segna al 93’ il gol del 3-3 che vale i tempi supplementari (poi sarà 827. Davide FRATTESI a segnare il gol che vale la finale). Stavolta Gramellini lo celebra (Quelli che erano usciti): «Quanti saranno stati: cento, mille, cinquemila? All’intervallo si sentivano già in finale con il cuore e con la testa, poi il Barcellona aveva macinato la sua remuntada, l’Inter sembrava sulle gambe, era pure uscito Lautaro e Acerbi si era messo a fare il centravanti. Addio sogni di gloria e domattina tocca pure alzarsi presto per andare a scuola o in ufficio a beccarsi gli sfottò dei milanisti. Tanto vale lasciare San Siro un attimo prima della fine, per evitare almeno il mesto ingorgo della ritirata. E invece succede che Acerbi si trasformi in un clone di Altobelli e segni il più epico dei 3 a 3. Il boato dello stadio sorprende i fuggitivi sulle scale o addirittura nel piazzale. Innestano la retromarcia, ma “maschere” inflessibili, ligie custodi delle regole o semplicemente non così appassionate di calcio da capire che dolore stanno infliggendo, impediscono a chi era uscito di rientrare. E i tifosi, dopo tutto quel che hanno speso in risorse economiche ed emotive, sono costretti a origliare il 4 a 3 di Frattesi come in un podcast. Li capisco. Quante volte me ne sono andato da un luogo o da una relazione sul più bello, pensando fosse diventato brutto, per smettere di soffrire o perché mi ero stufato di sperare. Certo, nella vita non capita quasi mai che Acerbi segni al novantatreesimo contro il Barcellona. Ma sono abbastanza sicuro che nessuno di quei tifosi lascerà più lo stadio o qualunque altra cosa un attimo prima della fine. Perché adesso sanno che ogni tanto capita». Il 31 maggio a Monaco di Baviera arriva contro il Paris Saint Germain un’umiliante sconfitta per 5-0. Stavolta Tomaselli gli dà, come a tutti i compagni di reparto, un 4 in pagella: «Le scarpe sono quelle col buco, portafortuna col Barcellona. Ma il mito del difensore invincibile non inizia nemmeno: l’Inter è una voragine, tutta la retroguardia è portata a spasso e lui non sa a chi appendersi. Disperato».
508. RENATO ZERO - Renato FIACCHINI Roma 30 settembre 1950. Cantautore • Il 30 settembre 2020 compie 70 anni. Aldo Cazzullo (Buon compleanno a Renato Zero che scandalizzò l’Italia) scrive: «A 15 anni Renato Zero ballava una sera per Jimi Hendrix e un’altra per Rita Pavone. A 20 era il fidanzato di Enrica Bonaccorti. A 25 sconvolgeva l’Italia molto cattolica e molto comunista di metà anni Settanta travestendosi e cantando Mi vendo e Il triangolo no. Ha amato ed è stato amato da generazioni di italiani. Lo intervistai dieci anni fa, in questi stessi giorni, per un altro compleanno a cifra tonda. Mi raccontò del padre poliziotto, con cui abitava in un grande condominio della periferia romana, alla Montagnola, con 163 famiglie di poliziotti. Renato usciva di casa in jeans e camicia, con i trucchi e i costumi in una borsa, e si cambiava negli androni: nel primo il boa di struzzo, nel secondo la stivalata, nel terzo gli strass. I colleghi di papà l’avevano puntato. Così finiva sempre al commissariato di Campo Marzio, dove il padre lavorava. Lo apostrofavano: “Non ti vergogni con un figlio così?”. Lui ogni volta lo andava a prendere: “Renatì, nnamo a casa”. Sua mamma, infermiera, di cognome faceva Pica: come Claudio Villa, che si era convinto di essere suo parente. Così il reuccio invitò la giovane star con la madre sulla sua barca, a Viareggio. “Arriviamo al porto e vediamo una sfilza di barche di ricchi, una più bella dell’altra, ma non quella di Claudio Villa. Facciamo per andarcene, quando notiamo l’unica barca con tutti i panni stesi ad asciugare. Dissi: ‘A mà, me sa che l’avemo trovato…’”. Di Mario Tronti, l’ideologo dell’operaismo, è parente sul serio. “Lo ricordo ragazzo in una stanza piena di libri. I suoi genitori avevano il banco ai mercati generali. Per me il Partito comunista era questo: un padre che torna a casa stanco dal lavoro, mette in tavola un pane, un bicchiere di vino e un fiasco d’olio, e con quel che ha risparmiato compra un libro a suo figlio. Oggi questi c’hanno la barca pure loro, e l’ossessione per la poltrona”» • A settembre 2021, quando aumentano le voci che chiedono per il mondo dello spettacolo la capienza al 100 per cento e l’abolizione del distanziamento, fioccano le sottoscrizioni «con star come Renato Zero, Zucchero ed Emma» • A inizio ottobre 2022, al lettore Filippo Donni che gli chiede «non le pare da condannare e da stigmatizzare che alcuni artisti (come Renato Zero) abbiano insultato gli elettori della Meloni?», Cazzullo risponde (Difesa di Renato Zero nell’Italia indifferente): «Insultare non va bene, ma esprimersi sì. E la libertà d’espressione degli artisti è sacra. Mettere alla berlina gli artisti che non si allineano è ingeneroso. Così come Laura Pausini ha diritto di non cantare Bella ciao e Eros Ramazzotti ha diritto di difenderla, allo stesso modo Renato Zero o Damiano dei Maneskin hanno diritto di chiamarsi fuori. Certo ci vuole più coraggio a criticare il vincitore piuttosto che a correre in suo soccorso. La versione per cui la Pausini eroicamente canta fuori dal coro è debole. È vero il contrario. Alla grande maggioranza degli italiani di fascismo e antifascismo non importa nulla. Non sanno e non vogliono sapere quale tragedia sia stato il regime di Mussolini. [...] La verità è che gli antifascisti hanno perso: non le elezioni (che si giocavano invece sul crinale sovranismo-europeismo), ma la battaglia della memoria storica. Si potrebbe cantare La solitudine con Laura Pausini; o meglio ancora Amico con Renato Zero, che è una canzone meravigliosa» • 2023 - • A metà maggio 2024, quando il generale 45. Roberto VANNACCI definisce «nauseante» il Nemo vincitore dell’Eurovision, «e non per la qualità della voce, ma a causa di quelle unghie smaltate e di quei movimenti così poco marziali», Massimo Gramellini commenta che «Ai meno giovani Vannacci ricorda il generale Damigiani, che però era un personaggio di Alto gradimento, non un candidato alle Europee, e comunque non si sarebbe mai sognato di definire “nauseante” il Nemo di allora, Renato Zero» • A fine ottobre 2025, intervistato da Giovanna Cavalli e dal solito Cazzullo, alla domanda È ancora di sinistra? Cosa vota? risponde «Non voto. Mi presenterei senza fiducia, preferisco stare a casa. Rimpiango gli anni ’60 e ’70, quando si rubava di meno e i politici avevano tre lauree. Gente che sapeva di dover difendere gli operai, le classi disagiate». Che le pare di Elly Schlein? «Mah». Non è la leader giusta? «Io vedo il quotidiano. L’assetto attuale del Paese. Con un sud che è ancora escluso e un nord che fatica a ripartire la proprie ricchezze in parti uguali». E la Meloni? «I meloni mi piacciono solo con il prosciutto».
509. Adriano CELENTANO Milano 6 gennaio 1938. Showman • 2020 - • Il 2 marzo 2021, prima serata del Festival di Sanremo, si dice che Zlatan Ibrahimovic, l’ospite più atteso, è stato «celentanesco». Renato Franco e Andrea Laffranchi (che nelle loro pagelle gli danno 7,5): «Celentaneggia tra culto della personalità e fede in se stesso. Le pause, il volto da sfinge sempre incazzata, il sorriso perennemente beffardo» • A inizio febbraio 2022 è di nuovo tempo di Festival di Sanremo. Vista l’ospite Ornella Muti, Aldo Grasso commenta: «Ma perché nella galleria di attori che hanno lavorato con lei non c’era Celentano, con cui ha girato i suoi film più famosi? Mistero» • Il 17 gennaio 2023 muore il coreografo Gino Landi (all’anagrafe Luigino Gregori). Per capire chi era, Grasso consiglia di andare su RaiPlay o YouTube per vedere il Prisencolinensinanciusol con Raffaella Carrà (frammento tratto dal varietà del sabato sera Milleluci), «resterete, ne sono sicuro, a bocca aperta»: «Com’è noto, Prisencolinensinanciusol è un brano del 1972 di Celentano molto ritmato scritto in un finto inglese o, meglio, in una lingua inventata, una sorta di grammelot, un inno, secondo alcuni, contro le convenzioni, anche musicali. La coreografia inventata da Gino Landi attraverso un gioco di specchi, diretta da Antonello Falqui e interpretata da Carrà e Celentano, ritrae uno dei momenti più alti del varietà della tv italiana, da far invidia a Broadway. Tant’è vero che nel 2016 Roberto Bolle ha sentito anche lui il bisogno di interpretare mirabilmente una versione di Prisencolinensinanciusol, remixata da Benny Benassi e cantata da Mina e Celentano (anche questo video lo trovate su YouTube)». Quando viene la settimana del Festival di Sanremo, sembra sia impossibile non parlare di lui. Stavolta il pretesto è il discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, si dice, «parlerà anche al cuore dei russi». Maria Serena Natale: «Ai tempi dell’Urss rimpianta da Vladimir Putin la musica occidentale ammessa oltrecortina veniva da qui, riviere fiorite e dolce vita. Era l’Italia, il mare, libertà. E oggi, per generazioni di nostalgici nell’immenso spazio post-sovietico, il ricordo degli anni più belli. Già nei Settanta, tra cassette pirata e dischi con il monosolco impresso sulle lastre radiografiche contrabbandati al mercato nero, Adriano Celentano era un sogno proibito (dal Komsomol, l’Unione dei giovani del Partito comunista). Ventiquattromila baci è il refrain del film premiato a Venezia come migliore opera prima nel 1981» (Ti ricordi di Dolly Bell? di Emir Kusturica). Il 22 agosto, nel messaggio d’addio a Toto Cutugno, confida un suo rimpianto: «Ricordo che eravamo in macchina... una Cinquecento credo, e tu insistevi perché io incidessi L’Italiano. Una superbomba appena ultimata la notte prima che ci vedessimo. Non ho dormito tutta la notte — mi dicesti —pensando al successo che faremo, tu come interprete, e io come autore. Il brano era davvero forte!!! Ma ciò che più di tutto mi frenava era proprio la frase più importante: “Io sono un italiano vero”. Una frase oltretutto insostituibile, in quanto è proprio su questa che si regge l’intera impalcatura di quella grande opera. E io sentirmi pronunciare: “Sono un italiano vero” mi sembrava di volermi innalzare. Lui non credeva alle sue orecchie: “Ma non capisci che è proprio questo il punto, io l’ho scritta pensando a te, perché tu sei davvero un italiano vero”. “Si lo so — gli dissi io — però non mi va di dirlo io…”. Non sempre, ma a volte la troppa scrupolosità si può trasformare in una cazzata mondiale. Nonostante tu l’abbia cantata come l’avrei cantata io, oggi, se la dovessi ricantare la canterei esattamente come l’hai cantata tu!» • A ottobre 2024 spiazza e incuriosisce la sua spiegazione all’(ex?) amico Teo Teocoli: «Non ti rispondo più al telefono perché ti voglio bene». Massimo Gramellini (Perdere un amico): «Roberto Saviano si è messo nei panni di Celentano, analizzando le ragioni che ci spingono a lasciar appassire certe amicizie, non necessariamente per egoismo, rancore o maleducazione, ma, ad esempio, per tutelare l’altro dalle nostre paturnie» • 2025 - •
510. Marcello VIOLA Caltanissetta 10 febbraio 1957. Magistrato • 2020 - • Dal 2016 procuratore generale di Firenze, il 22 dicembre 2021 268. Francesco LO VOI lo batte nella votazione per eleggere il capo della Procura di Roma ottenendo 19 voti su 25 contro i suoi 2. Giovanni Bianconi commenta che nel plenum «sono tornati a risuonare gli echi delle trame dell’hotel Champagne, quando nel maggio 2019 alcuni consiglieri concordavano strategie assieme all’ex componente del Csm Luca Palamara e ai deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti (quest’ultimo imputato proprio davanti alla Procura di Roma) per la successione all’ex procuratore Giuseppe Pignatone, appena andato in pensione. Anche allora erano in corsa Lo Voi e Viola, il procuratore generale di Firenze individuato da Ferri e Palamara per realizzare la “discontinuità” con la gestione Pignatone e dare via libera alla successiva nomina dello stesso Palamara a procuratore aggiunto. Un “patto” siglato fuori dal Csm e svelato dal trojan che aveva trasformato il telefonino dell’ex magistrato in una microspia, con relative dimissioni dei consiglieri coinvolti e successiva radiazione di Palamara dall’ordine giudiziario. Alla diffusione di quelle intercettazioni seguirono l’annullamento delle procedure portate avanti fino a quel momento (prevalenza di Viola in commissione incarichi direttivi), una nuova trattazione della pratica e la nomina del procuratore aggiunto Michele Prestipino, sancita a marzo 2020. Annullata però dal Tar e dal Consiglio di Stato che hanno accolto i ricorsi di Lo Voi e Viola, ritenendo che un procuratore aggiunto non possa superare un procuratore o un procuratore generale. Le sentenze della giustizia amministrativa hanno di fatto costretto il Csm a una nuova scelta tra i due candidati sconfitti all’epoca, e ieri il Consiglio ha scelto Lo Voi». A suo favore si sono pronunciati i due consiglieri ormai separati dalla corrente di Autonomia e indipendenza nelle cui file furono eletti, 1021. Sebastiano ARDITA e 449. Nino DI MATTEO che lo definisce «la vittima principale, ingiustamente penalizzata» dello scandalo esploso con le intercettazioni dell’hotel Champagne, non essendo emerso alcun ruolo nelle manovre extra-consiliari • Sostenuto da Magistratura indipendente e da Ardita, il 7 aprile 2022 diventa procuratore della Repubblica di Milano, 13 voti contro i 6 per il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e i 3 per il procuratore di Bologna Giuseppe Amato: è la prima volta dopo quarant’anni che viene scelto un capo da fuori. Lui commenta: «Sono onorato e ringrazio il Csm per questa nomina così importante. È una nomina che mi responsabilizza molto e sono consapevole del fatto che guidare la Procura di Milano sia un incarico particolarmente delicato. Ma metterò il massimo impegno nello svolgere il ruolo direttivo che mi è stato assegnato come ho sempre fatto». In magistratura dal 1981, già pm a Palermo e procuratore a Trapani, prende il posto di 541. Francesco GRECO (1951), andato in pensione a novembre • A fine ottobre 2023 per il gip 878. Tommaso PERNA l’esistenza di una «super mafia», ossia di un organismo mafioso unico a Milano, non è dimostrata. Luca Angelini: «Dopo quasi tre anni d’indagini dei carabinieri di Milano e Varese, la procura era convinta di aver provato la presenza di una mafia “confederata” in terra lombarda con ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra sedute allo stesso tavolo, nelle stesse compagini societarie, che condividono affari — ecobonus e fondi Covid alle imprese — e mettono in Rete i contatti bancari, finanziari e nel mondo delle professioni. Ma delle 153 richieste di misure cautelari, il gip ne ha accolte soltanto 11, parlando di “grave carenza di indizi” e di elementi ”eccessivamente scarni riguardo al sodalizio”». Col pm Alessandra Cerreti e l’aggiunto a capo della Dda Alessandra Dolci presenta ricorso al Riesame • A fine gennaio 2024, intervistato da Giuseppe Guastella dichiara: «A Milano servono più magistrati per combattere la violenza sulle donne. Bisogna inoltre aumentare la vigilanza sull’incrocio tra criminalità economica e alcune presenze in città della criminalità organizzata» • A metà giugno 2025 lancia «accuse terribili» al cosidetto modello Milano: ha senz’altro proiettato la città su una scala internazionale ragguardevole, ma ha spacciato per sviluppo avanguardistico quello che alla fine è un fenomeno «di incontrollata espansione edilizia che ha assunto dimensioni di rilievo notevolissimo».
511. Fabio ROIA Milano 29 maggio 1960. Magistrato • Il 30 maggio 2020, Minacce, mance sottratte, punizioni: Uber commissariata per caporalato, Luigi Ferrarella scrive che «a fare questa bonifica aziendale — da ieri e per un anno — saranno i giudici Roia-Tallarida-Pontani della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, che ne hanno disposto l’“amministrazione giudiziaria” per affiancare (senza per ora spossessare) la proprietà» • 2021 - • Presidente vicario del tribunale di Milano, a metà giugno 2022 Giusi Fasano lo mette «fra i più preparati magistrati italiani sul tema della violenza di genere»: «Si occupò per la prima volta di violenza domestica nel lontano 1991, da giovane pubblico ministero. Ogni tanto racconta di quell’imputato italiano che gli disse: “Signor giudice io non lo sapevo che picchiare la moglie fosse un reato!”. Non stava mentendo, quell’uomo. Aveva davvero la concezione proprietaria nei confronti della donna che aveva sposato: lei è mia e io ne faccio quello che voglio, compreso picchiarla se non fa cosa e come dico io». Lui spiega: «Mi sento di dire che oggi una donna che decide unilateralmente di abbandonare una relazione di coppia è in una potenziale situazione di pericolo di vita. Mi rendo conto che una frase del genere ha un effetto molto forte ma è una considerazione che va fatta con chi è vicino a quella donna in quel momento. Tutti: dalle amiche ai parenti, dall’avvocato al sistema giustizia. Le leggi ci sono, sono le competenze che vanno migliorate» • A inizio giugno 2023 spiega ad Elisa Messina: «Quando si parla di prevenire la violenza sulle donne si commette spesso l’errore di pensare a come aiutarle a difendersi. Ribaltiamo il messaggio: facciamo capire agli uomini che non devono aggredire e insultare le donne, che devono rispettare la loro autonomia, la bellezza della loro diversità e accettare la possibilità che i legami vengano interrotti anche in modo unilaterale. [...] Nel nostro contesto culturale è ancora incrostata l’idea che la donna sia qualcosa di mia proprietà di cui posso disfarmi. [...] I dati purtroppo dicono che la cultura maschilista non si è attenuata con il passaggio generazionale: la fascia di età di chi commette questi reati va dai 18 ai 35 anni. Quindi anche ai giovani viene trasmesso il messaggio del predominio maschile sulla donna [...] Quello che manca, non mi stanco di ripeterlo, è il cambiamento culturale: dovremmo indignarci di più per queste tragedie e invece siamo come assuefatti» • Il 12 febbraio 2024 diventa presidente del Tribunale di Milano: «Prima dei ringraziamenti ha chiesto una “deroga”. E nel porgere pubblicamente le “scuse” alla moglie, che ha rinunciato a guidare una sezione civile per consentire a lui di diventare presidente del Tribunale (passerà in Corte d’Appello), ha sollevato un tema che gli sta a cuore: “Emerge sempre la questione di genere con la donna che deve arretrare per fare spazio all’uomo”». Poi aggiunge: «Da parte mia il desiderio e l’impegno che in un momento davvero prossimo si possa dire e fare il contrario, attraverso la creazione di una effettiva parità di chance fra donna e uomo in tutte le articolazioni della società, con l’uomo che rinunci senza frustrazioni a favore della donna». La moglie Adriana CASSANO CICUTO (Milano 12 aprile 1959) racconta a Ferrarella: «Quando mi ha fatto leggere l’intervento che voleva fare la frase sulle scuse c’era già, per carità, però arrivava alla fine. Allora gli ho detto: “Senti, caruccio, mi sa che la devi mettere all’inizio, visto che io sono la tua condizione di procedibilità…”». Non è la prima volta che, tra i due insieme da 35 anni, è lei a frenare per lui: «Nel 2001 quando si impegnò nel comitato direttivo dell’Anm a Roma eravamo entrambi pm a Milano, mi piaceva molto farlo ma, con due figlie piccole e i turni di notte e nei fine settimana, finii per cercare una funzione più gestibile». Nella coppia avevate stabilito che l’altro si sarebbe professionalmente sacrificato per il partner più in carriera? «Ma in quale film io avrei mai potuto dire a Fabio di rinunciare?», «è sempre stato indubbio che lui avesse le capacità e le sensibilità, riconosciute per prima da me, per questo tipo di incarichi. Io non vi ho mai davvero ambìto: un po’ perché mi piace di più fare il giudice di udienza, e un po’ perché temevo creasse tensioni familiari». In che senso? «Necessariamente uno dei due sarebbe rimasto scontento, e di più avrebbe sofferto lui». Non teme d’aver già introiettato un approccio rinunciatario? «Per me non è stata una rinuncia ma una scelta consapevole: il lavoro è importantissimo, ma prima di tutto per me è sempre venuta la mia famiglia, l’ho fortemente voluta, ho avuto in dono di incontrare Fabio, si merita tutto il supporto che gli ho dato e, tornando indietro, rifarei lo stesso. Anche se a volte, per scherzo, glielo faccio pesare…» • A fine novembre 2025, intervenendo alla Giornata contro la violenza sulle donne de la 27Ora del Corriere propone un’Authority autonoma, lontana dai condizionamenti politici, per gestire tutto ciò che riguarda la violenza di genere. Negli stessi giorni la legge che introduce la necessità del «consenso libero e attuale» in materia di violenza sessuale subisce in Commissione al Senato lo stop della Lega. La ministra 130. Eugenia ROCCELLA argomenta che la nuova formulazione, prevedendo la necessità del «consenso libero e attuale» per un atto sessuale, non comporterebbe più l’obbligo per l’accusa di provare che ci sia stata davvero violenza sessuale ma, al contrario, farebbe sì che dovrebbe essere l’accusato a dover provare l’esistenza del consenso. Lui precisa: «Non è esatto sostenere che introducendo il consenso libero e attuale si inverte l’onere della prova, come dicono alcuni. È una suggestione, oltre che un errore. Dal punto di vista processuale e giuridico non cambierebbe assolutamente nulla. Verrebbe ampliato il concetto di consenso ma sarebbe sempre il pubblico ministero a dover verificare se quel consenso c’è stato oppure no, tenendo presente che la denuncia comporta una assunzione di responsabilità. Se denunci il falso commetti il reato grave di calunnia. Per chiarire fino in fondo: non è che all’improvviso una donna denuncia e quello che dice diventa automaticamente sufficiente per una condanna».
512. Giovanni CARAVELLI Frisa 18 marzo 1961. Generale • Già vice direttore dall’agosto 2014, il 16 maggio 2020 diventa direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) • A metà maggio 2021, quando 4. Mario DRAGHI nomina l’ambasciatrice 206. Elisabetta BELLONI a capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), al posto del prefetto Gennaro Vecchione, lui è confermato • 2022 - • Il 28 marzo 2023 presenta la relazione annuale sull’attività dell’intelligence insieme a Belloni, al sottosegretario con delega ai servizi 51. Alfredo MANTOVANO, al presidente dell’Aisi Mario Parente, accanto al presidente del Copasir 47. Lorenzo GUERINI (segnalano un «marcato aumento dei flussi irregolari», la minaccia anarchica «è concreta e vitale») • A gennaio 2024 il ministro della difesa 17. Guido CROSETTO incontrando il procuratore di Perugia 371. Raffaele CANTONE critica i servizi segreti, dicendo di avere rapporti «non particolarmente buoni con l’Aise» (lamenta le «mancate informazioni che avrebbero potuto anche creare problemi alla sicurezza nazionale»). A novembre, quando il colloquio diventa pubblico, Mantovano gli assicura pubblicamente piena fiducia • A inizio gennaio 2025, quando Belloni si dimette dal vertice dei servizi segreti, Marco Galluzzo scrive che il caso di 790. Cecilia SALA «è stata forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso»: dal primo istante dell’arresto della nostra connazionale, Belloni è stata tenuta fuori dal dossier, accentrato su Palazzo Chigi e da lui gestito in prima battuta. A metà febbraio, visto che la premier 1. Giorgia MELONI non ritiene opportuno esporsi in prima persona, è lui a rispondere per due ore alle domande dei parlamentari del Copasir sul caso di spionaggio con il software della società israeliana Paragon.
513. Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Roma 18 luglio 1942. Storico • A fine dicembre 2020 Gianantonio Stella (Il caso Regeni, uno schiaffo agli italiani che resero l’Egitto uno Stato moderno) scrive che «“Uno Stato serio non si lascia trattare così”, ha accusato Giuliano Ferrara. “Non si lascia trattare così”, ha insistito parola per parola Ernesto Galli della Loggia» • Il 2 luglio 2021 1. Giorgia MELONI scrive al direttore del Corriere della Sera: «I suoi editorialisti di punta invitano a riflettere sulla “lezione” che offrono le ultime elezioni regionali francesi [...] Ci sarebbe piaciuto leggere qualche analisi a riguardo. Invece ci siamo ritrovati l’ennesimo articolo che ci parla di fascismo, questa volta a firma di Ernesto Galli della Loggia» • A metà marzo 2022 Andrea Carandini ricorda: «Ernesto Galli della Loggia ed io avanzammo su questo giornale (il 21 febbraio 2011) la proposta del Museo dell’Italia al Quirinale». A fine mese, sentito 2. Matteo SALVINI che ha detto «Quando si parla di armi fatico ad applaudire», intervenendo a Zapping su Radio1 commenta: «Le solite chiacchiere demagogiche cui Salvini ci ha abituati». A fine ottobre, quando Gianna Fregonara chiede al ministro dell’istruzione 60. Giuseppe VALDITARA Perché avete cambiato nome al ministero, aggiungendo il sostantivo merito? ottiene in risposta: «Come ha scritto sul Corriere Ernesto Galli Della Loggia, “non è una scuola dell’eguaglianza perché non è una scuola del merito”. Parte da questa consapevolezza la sfida del merito, che dà sostanza alla parola Istruzione» • Il 23 maggio 2023 scrive in «un editoriale di quelli che restano» (Gianluca Mercuri): «La verità è che, a dispetto di ogni infingimento, di ogni cautela sulla carta, il progetto di legge Calderoli costituisce un formidabile colpo di piccone contro ciò che ancora sopravvive del nostro Stato e dell’unità della nazione. E a questo proposito è difficile non riflettere amaramente sul paradosso di un sistema politico che fa sì che ciò avvenga proprio con un governo guidato da chi da sempre ha fatto dell’uno e dell’altra il cuore della propria identità» • 2024 - • A metà gennaio 2025 è citato tra i membri di una commissione di esperti incaricata da Valditara le cui indicazioni sono così riassunto da Fregonara: «Torna il latino alle medie, anche se non sarà obbligatorio. E tornano le poesie: da imparare a memoria come filastrocche. E poi la storia: gli alunni delle scuole italiane dovranno concentrarsi fin dalle elementari sui popoli italici, sulle origini e le vicende dell’Antica Grecia e di Roma, sui primi secoli del Cristianesimo. In un secondo momento sull’Europa e sull’America: sulla storia dell’Occidente insomma».
514. Giuseppe DE RITA Roma 27 luglio 1932. Sociologo • Nel 1964 tra i fondatori del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), dal 1989 al 2000 presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il primo luglio 2020 Dario Di Vico (Il rapporto Censis: scuola, sanità e consumi, è dal basso che viene la ripresa) scrive: «Il Censis sostiene che “è soprattutto sul ritorno della voglia di consumare che si giocano le chance di ripresa”. È stato così nel primo Miracolo economico e negli anni ’80 e per riattivare una dinamica analoga la ricetta di De Rita è incentivare/promuovere “un virtuoso mix di contesto positivo e di soggettivismo improntato alla gioia di vivere”, la micro-felicità e il micro-benessere che sommati generano vantaggi per tutti. È un errore, dunque, demonizzare shopping e movida perché bisogna scacciare la biopaura da contagio e il terrore del crollo economico». A fine novembre Andrea Ducci (Il Censis avverte: italiani più poveri. Cinque milioni senza pasti regolari «decenti») sottolinea: «Un anno fa nel mese di dicembre un nucleo familiare a basso reddito poteva contare su un reddito disponibile di circa 900 euro, oggi quel valore, secondo l’istituto presieduto da Giuseppe De Rita, è ormai ridotto di un terzo, ossia 600 euro» • A fine gennaio 2021 Goffredo Buccini (L’opzione centrista in una società bloccata e impaurita che cerca stabilità) segnala: «Massimiliano Valerii del Censis spiegava che la globalizzazione, “presentata come la tavola imbandita cui tutti avremmo potuto accomodarci”, ha lasciato indietro deboli e vulnerabili, producendo forgotten men in America ma anche muri, barriere e fili spinati in Europa. Una stagione gelata, peggiorata dal Covid-19, per noi più fredda che per altri. Borghesia o ceto medio che lo si voglia chiamare (per De Rita non sono sinonimi, solo la prima avendo coscienza di sé), questo pezzo di Italia non ha abbandonato le posizioni moderate per improvviso ribellismo, ma per paura e disperazione» • A fine dicembre 2022, intervistato da Massimo Franco spiega: «Tutti noi che parliamo di società italiana, dimentichiamo che l’Italia è come un bambino tra gli otto e gli undici anni. Vive nella fase che Sigmund Freud chiamava stato di latenza. Ha ossa, carne, cervello, ma non è ancora formato dall’adolescenza, né sfidato dal futuro. E dunque è come sospeso». Quindi vaticina: «Che succederà all’Italia nel 2023? Secondo me quasi niente. Siamo un Paese mediocre con un governo mediocre, anche se mi pare che Giorgia Meloni stia studiando per imparare i meccanismi del sistema. Sa, la mediocrità non è soltanto un male...» • A fine settembre 2023 commentando la manovra economica dice che «Non si vede ancora un’idea di futuro». Quindi accusa: «Non c’è stato, e sembra che non ci sia, spazio per capire, analizzare, discutere e lavorare sui processi socioeconomici reali e sui soggetti individuali e collettivi che ne sono portatori. Ci si accontenta di quel che accade, quasi strusciando i piedi nell’attuale strana autopropulsione del sistema. Restiamo tranquilli sulla rendita dei grandi processi degli ultimi trent’anni: l’economia sommersa degli anni ’70, il made in Italy degli anni ’80, la vitalità dei nostri localismi, la strategia di nicchia delle piccole e medie imprese magari terziste, la potenza delle nostre filiere, la resilienza di fronte alle ricorrenti grandi crisi finanziarie, la valorizzazione dell’esplosione turistica. È lo zoccolo duro che continua ad operare, anche con qualche stanchezza (la costante ripetizione delle “eccellenze italiane”), e su di esso ci si adagia senza nuove energie strategiche» • L’11 ottobre 2024 esce la sua autobiografia Oligarca per caso. Il racconto della vita di un italiano alla ricerca degli italiani, scritta con Lorenzo Salvia. Federico Fubini: «Tutti abbiamo un momento che ci ha formato e definito per sempre. Per Giuseppe De Rita, 92 anni, otto figli, il primo vero imprenditore che l’Italia abbia avuto nell’arte di capire la società e battezzarne i fenomeni con nomi nuovi e spiazzanti — il Censis è creatura sua — quel momento è stato un soggiorno estivo a Sermoneta. Nel castello dell’americanissima contessa Margherita Caetani, divenuta italiana avendo sposato il duca Roffredo, signore di quella rocca. In seguito i Caetani avrebbero avuto un ruolo mai del tutto chiarito nel tentativo di salvare Aldo Moro. Ma allora, nell’immediato dopoguerra, nel castello si tenevano corsi per ragazzi e ragazze liceali organizzati dall’educatore e poeta Cecrope Barilli. Quell’uomo e quel luogo deviarono il corso della vita di De Rita. A Sermoneta si cantava, si ballava, si discuteva. Si gettavano — un po’ senza saperlo, un po’ volendolo — le basi di una classe dirigente. De Rita la chiama un’oligarchia: ma virtuosa». Lui spiega: «L’oligarchia è fatta di persone che hanno una loro personalità e un rapporto orizzontale di fiducia: non mafiosa, ma fiducia. Magari non sono amiche fra loro, ma si riconoscono per la stessa cultura». Fatta di cosa? «Di volontà di far bene alla cosa pubblica». Lei ha voluto diventare oligarca o davvero lo è «per caso»? «Non ci si diventa per volontà. Puoi diventare per volontà presidente del Consiglio, al limite presidente della Repubblica. Ma non puoi diventare oligarca, perché un oligarca è riconosciuto come tale in una dimensione orizzontale di simili. Non te ne puoi appropriare in verticale: puoi fare il capo con i tuoi gerarchi; il Lollobrigida di turno è un gerarca, ma non sarà mai un oligarca perché nessuno in orizzontale gli riconosce uno specifico valore». Esempi di oligarchi illustri? «Che so, io sono stato molto amico di Antonio Maccanico, probabilmente uno degli oligarchi più riconosciuti. Come segretario generale, con la sua cucitura orizzontale, è stato determinante per il Quirinale di Pertini. Gianni Letta, lo stesso. Nell’Italia che contava qualcosa non c’è nessuno che non abbia conosciuto Gianni Letta». Lei dove si mette in questa rete? «Quando fondammo il Censis nel ’64 eravamo 14 licenziati dalla Svimez. Pasquale Saraceno, capo della Svimez, diceva in giro che eravamo degli avventurieri, che non saremmo durati. Invece negli anni ’70 la mattina alle otto prendevo il caffè con Andrea Monorchio. Lui il potere lo aveva davvero, era alla ragioneria, io no. Ma ci riconoscevamo». Quando capì di avercela fatta, di essere nell’oligarchia? «Quando alla seconda edizione del Forum Ambrosetti a Cernobbio mi invitarono a parlare del sommerso. E poi mi rinvitarono. Sentivamo Berlusconi che cantava mentre Confalonieri suonava il piano. Agnelli mi chiamava “l’amico degli stracciaroli di Prato”. Ma ero lì e la sala faceva clap clap» • 2025 -.
515. Italo BOCCHINO Napoli 6 luglio 1967. Politico • 2020 - • Deputato dal 2006 al 2013 (Alleanza Nazionale, Popolo della Libertà), il 27 settembre 2021 è rinviato a giudizio per il caso Consip (traffico di influenze illecite) • 2022 - • A fine marzo 2023 è ormai considerato la «voce televisiva del melonismo» (Gianluca Mercuri) • L’11 marzo 2024 (caso Consip) è assolto con formula piena • A fine ottobre 2025 792. Agostino GHIGLIA (uno dei quattro componenti del Collegio del Garante per la Privacy) è ripreso in video mentre entra nella sede di Fratelli d’Italia poche ore prima della pubblicazione di una sanzione contro Report (vedi 104 Sigfrido RANUCCI e 50. Gennaro SANGIULIANO). Oggetto di attacchi, si giustifica: «Mi sono recato in via della Scrofa, ma per incontrare il direttore del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, in merito a una presentazione a Torino e a Roma dei nostri due nuovi libri» (il suo s’intitola Perché l’Italia è di destra).
516. Giovanni STORTI Milano 20 febbraio 1957. Comico • A gennaio 2020 in streaming Odio l’estate, film che segna il ritorno del trio con 518. Aldo BAGLIO e 691. Giacomo PORETTI «dopo il flop di Fuga da Reuma Park e un distacco di quattro anni. Tre famiglie costrette a condividere le vacanze in un’Italia ammaccata e chiassosa. Il nullafacente innamorato di Massimo Ranieri, il venditore di accessori per scarpe precisino e male organizzato e il dentista snob e stressato» (Paolo Baldini) • A inizio settembre 2022 partecipa con uno show a Fuoricinema, rassegna nel Parco della Biblioteca degli Alberi a Milano • A inizio luglio 2023 1. Giorgia MELONI invita a smetterla con l’autolesionismo masochistico alla Tafazzi (il personaggio di Giacomo protagonista di memorabili sketch del Trio) • Testimonial del progetto La casa dei polpi, lanciato a Talamone con l’obiettivo di favorire il ripopolamento del mare, a inizio maggio 2024 spiega ad Agostino Gramigna che stanno scomparendo per «colpa dei moderni modi di pesca e dell’ingordigia umana». Obiettivo: buttare in mare 2.000 anfore che possano fungere da tana (troppi quelli che rimangono intrappolati in contenitori di plastica) • 2025 -.
517. Fabio CAPELLO San Canzian d’Isonzo 18 giugno 1946. Ex calciatore • A inizio febbraio 2020, parlando di Fernando Gago, Il Messi della malasorte, Tommaso Pellizzari ricorda che ai tempi del Real Madrid lo liquidò perché «si infortunava troppo spesso per un giovane». Il riferimento è al suo secondo mandato sulla panchina de Los Merengues, nel campionato 2006/2007, concluso col titolo spagnolo come il primo, nel 1996/1997 • L’11 luglio 2021 100. Matteo BERRETTINI, sconfitto nella finale di Wimbledon con Novak Djokovic poche ore prima del trionfo azzurro a Wembley (campioni d’Europa!), racconta: «Sono arrivato nell’intervallo di Italia-Inghilterra, quando perdevamo 1-0. Non ho fatto in tempo ad entrare nella lounge alle spalle della tribuna d’onore, che mi è venuto incontro il presidente della Repubblica Mattarella. Lui a me! Mi ha colto di sorpresa... Complimenti, mi ha detto, ho visto i primi due set della tua partita, sei stato pazzesco...». Il presidente della Repubblica ha detto proprio «pazzesco»? «Giuro, lo ha detto!». E poi? «Poi non ci ho capito più niente. È sbucato Fabio Capello e mi ha abbracciato: io so chi è Capello, ovviamente, ma non ci eravamo mai visti in vita nostra!» • A fine aprile 2022, reduce da un’intervista al presidente francese Emmanuel Macron, Stefano Montefiori racconta: «Alle pareti, incorniciate, la maglietta della Nazionale francese firmata da tutti i campioni dei mondiali di calcio 2018 in Russia — erano davvero altri tempi —, un’altra maglietta della squadra del cuore, l’Olympique Marseille, e ancora un pezzo pregiato, che a fine intervista il presidente mostrerà con orgoglio al giornalista del Corriere: la foto del colpo di testa di Basile Boli che il 26 maggio 1993 a Monaco di Baviera consegnò all’OM la Champions League, sconfiggendo il Milan di Fabio Capello» (si sarebbe rifatto vincendo la coppa l’anno dopo, leggendario 4-0 ad Atene contro il Barcellona allenato da Johann Cruijff). A fine giugno, quando 545. Damiano TOMMASI viene eletto sindaco di Verona, Riccardo Bruna ricorda che lo definì «Centrocampista atipico» (insieme vinsero nel 2001 quello che è ancora l’ultimo scudetto della Roma) • A inizio giugno 2023, a Monica Colombo che gli chiede Il gol di Wembley è il punto più alto della carriera da giocatore? risponde «Quella rete del 1973 che ha propiziato la prima vittoria dell’Italia in Inghilterra, ebbe anche un significato sociale. La dedicai ai ventimila camerieri presenti allo stadio, come i nostri connazionali erano stati ribattezzati». Tre scudetti da calciatore con la Juventus di Gianni Agnelli (poi quello della stella rossonera), quattro da allenatore con il Milan di Silvio Berlusconi (poi quello in giallorosso e i due sulla panchina bianconera persi causa Calciopoli), racconta: «L’Avvocato arrivava, faceva battute fulminanti e ci salutava. Era circondato da un’aura di superiorità. Berlusconi invece era carismatico e accessibile allo stesso tempo». A fine agosto, a Walter Veltroni che gli chiede Chi ti manca di più, tra quelli che se ne sono andati? confida «Certamente Galbiati (il suo storico vice Italo, morto l’8 marzo 2023, ndr), col quale ho condiviso una vita. Chinaglia che era, nel privato, molto diverso dalla sua immagine pubblica. E Scirea, con lui e Zoff abbiamo passato tanto tempo. Ma di ricordi ne ho tanti. Armando Picchi, ad esempio, era un giovane allenatore che stava imparando, portava la sua esperienza di libero d’eccezione, uno che da dietro la difesa dirigeva la squadra. Io mi ricordo di lui, sul treno che portava la Juventus a Bologna per la partita, sdraiato nello scompartimento, devastato dal dolore che di lì a poco lo ucciderà» • Il 22 gennaio 2024, quando muore Gigi Riva, commenta: «Perdiamo uno dei simboli del calcio italiano, un giocatore fantastico e soprattutto un uomo vero, di una rettitudine unica, con la Sardegna nel cuore. È stata una fortuna averlo conosciuto» • 2025 -.
518. Aldo BAGLIO Palermo 28 settembre 1958. Comico • A gennaio 2020 in streaming Odio l’estate, film che segna il ritorno del trio con 516. Giovanni STORTI e 691. Giacomo PORETTI «dopo il flop di Fuga da Reuma Park e un distacco di quattro anni. Tre famiglie costrette a condividere le vacanze in un’Italia ammaccata e chiassosa. Il nullafacente innamorato di Massimo Ranieri, il venditore di accessori per scarpe precisino e male organizzato e il dentista snob e stressato» (Paolo Baldini) • A febbraio 2021 in streaming Scappo a casa di Enrico Lando, «è un meccanico razzista che si concede una vacanza a Budapest e finisce in un campo profughi» (ibidem) • Il 7 luglio 2022 nelle sale Una boccata d’aria di Alessio Lauria: «segue la vicenda di Salvo (Aldo Baglio), pizzaiolo di Milano con moglie (Lucia Ocone) e figlio (Davide Calgaro), a suo tempo fuggito dal Sud lasciando con un palmo di naso il papà (Tony Sperandeo) e il fratello contadino (Giovanni Calcagno). Salvo torna a casa sperando in un’eredità che lo faccia uscire dalla stretta del fallimento» • A inizio luglio 2023 1. Giorgia MELONI invita a smetterla con l’autolesionismo masochistico alla Tafazzi (il personaggio di Giacomo protagonista di memorabili sketch del Trio) • A dicembre 2024 è nella serie The Bad Guy, in streaming su Prime • 2025 -.
519. Maurizio PATRICIELLO Frattaminore 11 marzo 1955 • 2020 - • 2021 - • Parroco di Caivano (Napoli), a fine settembre 2022 Gian Antonio Stella (I veleni del Nord, le colpe da dividere) ricorda certe sue messe celebrate tra le foto dei bambini morti di cancro: «Qui sono pentiti tutti: i poveretti che hanno taciuto su quello che vedevano, i camionisti, i camorristi... Tutti meno gli affaristi e gli imprenditori settentrionali che si son liberati dei rifiuti tossici» • A fine agosto 2023 1. Giorgia MELONI annuncia l’intenzione di fargli visita a Parco Verde di Caivano, da ultimo teatro di ripetute violenze di gruppo su due bambine di 11 e 12 anni: «Intendo accogliere l’invito di don Patriciello a recarmi sul posto, la mia non sarà una semplice visita, offriremo sicurezza alla popolazione. L’obiettivo del governo è bonificare l’area; per la criminalità non devono esistere zone franche». Stella ricorda che sono passati dieci anni da quando denunciò «in un libro tremendo e insieme pieno d’amore, Vangelo dalla terra dei fuochi»: «La camorra ha bisogno di “manodopera” come dell’aria. Ha bisogno di braccia giovani, di persone dal curriculum ancor vergine. Ha bisogno di rimpiazzare coloro che vengono arrestati. La camorra sa bene in quale mare andare a pescare i suoi pesciolini. Sa postarsi e attendere la preda con la pazienza del gatto che bracca il topolino. Poi lo adesca, lo ammalia, lo circuisce, lo cattura. Lo fa suo. Lo deruba della libertà, della dignità, della gioia di vivere. Lo rende nemico della sua stessa gente, della sua stessa anima. Lo convince che sta facendo l’unica cosa giusta da fare. Per comprar loro le scarpe. Per mandarli a scuola. Per non farli vergognare davanti agli amici. A lungo andare questi discorsi vengono assimilati, fatti propri. È umiliante, deprimente per tanti genitori non poter far fronte alle esigenze dei propri figli. Non sono riusciti a portarli al mare nemmeno un giorno solo, quest’estate. Non potranno comprar loro lo zainetto con l’occorrente per la scuola che riapre...». E ancora: «Solo il volto imberbe tradisce la loro età. Ragionano, infatti, di pistole, di carcere e di droga come il più navigato dei trafficanti. Sanno tutto. Sanno i rischi che corrono e i soldi che guadagneranno. Sono preziosissimi per chi delinque. Mano d’opera essenziale. Mantengono, nascondono e trasportano le armi. Il killer le avrà solo al momento opportuno. Non può correre il rischio di farsele trovare addosso dalla polizia. Hanno poco più di quindici anni. L’età in cui bisognerebbe passare le giornate sui libri per imparare l’arte di vivere e sperare; sognare e progettare. Invece stanno lì. A disposizione del capo. Aspettano di essere comandati». Il 31, terminata la visita della spedizione governativa, dichiara: «Stavo per salutare la premier con un applauso. Poi mi sono trattenuto. Ma l’ho invitata, non si è fatta pregare e si è impegnata: prima, davanti a tre ministri, un prefetto, il capo della polizia e al mio vescovo, e poi davanti alle telecamere. Più di così? Io sono un credente. Credo anche alle parole date. Ma se nulla dovesse succedere, se le parole dovessero rimanere parole, allora sarei il primo a fischiare» • A inizio aprile 2024 scrive al boss ora pentito Francesco “Sandokan” Schiavone: «Tra coloro cui hai fatto più male ci sono i tuoi figli, il buon popolo di Casal di Principe, le vittime innocenti, i morti di cancro, soprattutto bambini, per lo scempio degli sversamenti tossici. [...] Prendi il coraggio a due mani e raccontaci tutto quel che sai. Tanti colletti bianchi stanno tremando. Aiutaci a estirpare la maledetta zizzania alla radice. Non aver paura, sii uomo e sii forte» • Il 4 gennaio 2025 il capo dello Stato 5. Sergio MATTARELLA assiste alla sua messa nel Parco Verde di Caivano (dopo le tensioni createsi per gli sgomberi degli occupanti illegittimi dalle case popolari del quartiere, aveva dovuto annullare la messa di mezzanotte di Natale). A fine mese la Corte europea dei diritti umani stabilisce, con una sentenza senza precedenti, che le autorità italiane mettono a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, l’area tra le province di Napoli e Caserta inquinata per decenni da interramento di rifiuti tossici, discariche abusive e roghi di immondizia. Il rischio di morte per gli abitanti è «sufficientemente grave, reale e accertabile», nonché «imminente». Per contro, «non c’è una risposta sistematica, coordinata e completa da parte delle autorità nell’affrontare la situazione». Non solo si è fatto poco o nulla, dice la Corte, ma non ci sono state informazioni alla gente per avvertirla dei rischi. I giudici danno due anni di tempo alla politica per attuare misure correttive. Lui parla di «decisione storica» ma aggiunge: «Non posso essere felice, ci sono state troppe vittime, troppi funerali, troppe bare bianche. L’ultima ragazza l’abbiamo seppellita solo pochi giorni fa. Aveva 20 anni». Il 28 settembre, durante la messa nella chiesa di Caivano, un 75enne con problemi psichici, Vittorio “Caciotta” De Luca, gli consegna un proiettile calibro 9 avvolto in un fazzoletto. Arrestato per atti persecutori aggravati dal metodo mafioso, commenta: «Tanto a me nessuno può fare niente. Tengo l’infermità mentale, io». Fulvio Bufi: «Nella sua vita ai margini della legalità, e oltre, ha accumulato più che altro piccole denunce. E quella di ieri non è la prima che rimedia per la sua ossessione nei confronti di don Patriciello e per la sua abitudine ad andare in parrocchia a dimostrargliela, nonostante il sacerdote non lo abbia mai tenuto a distanza e si sia tante volte intrattenuto a parlargli. È passato poco più di un anno da quando, nel giugno del 2024, De Luca entrò in chiesa con un coltello che gli spuntava da una delle tasche dei pantaloni. Gli uomini della scorta del parroco se ne accorsero e lo fermarono. Fu portato in caserma e denunciato a piede libero. All’epoca si difese dicendo che quel coltello non doveva assolutamente servirgli contro don Maurizio. Stavolta invece costruisce uno scenario molto più inquietante, che però va preso con le molle, tenendo conto da parte di chi arriva. “Mi hanno ordinato di portare quel proiettile e io l’ho portato”, ha detto dopo essere stato fermato. E chi lo ha incaricato? “Se lo dico mi uccidono”». Lui fa sapere: «Ci sono state due stese, e le stese non vengono mai organizzate a caso. Vogliono sempre trasmettere qualcosa. Se quella gente ha sentito il bisogno di farsi sentire sparando all’impazzata per le strade del quartiere può voler dire una cosa sola: a Caivano e dintorni la malavita organizzata, ben radicata da anni, ha ricevuto, in questi ultimi mesi, un durissimo colpo. Carabinieri e polizia non si sono fermati un solo istante, il commercio della maledettissima droga è diminuito a vista d’occhio, i capi clan quasi tutti in carcere». Il governo Meloni, aggiunge, «si sta impegnando come non era mai successo».
520. Julio VELASCO La Plata (Argentina) 9 febbraio 1952. Allenatore di pallavolo • 2020 - • Già campione del mondo con la nazionale maschile nel 1990 e 1994, medaglia d’argento ai Giochi di Atlanta del 1996, a fine agosto 2021 è oggetto di un Caffè di Massimo Gramellini (Il disgusto secondo Velasco): «Chi non ama il politicamente corretto, ma è nauseato anche dal suo opposto — la cattiveria contrabbandata per genuinità — si sentirà confortato dallo sfogo di Julio Velasco. Definirlo allenatore di pallavolo sarebbe riduttivo: è una delle persone più stimolanti in circolazione. Tempo fa si era addirittura auspicato il suo ingresso in politica, ma trattandosi di una buona idea non fu presa in considerazione. Ecco le parole che ha pronunciato in tv: “Sembra che sforzarsi di essere buoni sia diventato un difetto. Se uno cerca il bene passa per idiota: un buonista, un falso. Non è così. L’educazione si basa sul reprimere certi impulsi che possono far male agli altri”. Secondo i parametri ricordati da Velasco, il suo intervento si configurerebbe come predica buonista. Invece è il grido di dolore con cui un mite, che è anche un mito, denuncia l’incarognimento collettivo, favorito da una comunicazione social che premia l’insulto frontale. Difficile non condividere il suo pensiero. Peccato lo abbia fatto precedere da un altro, in cui bollava come “disgustose” le dichiarazioni della ex schermitrice Di Francisca, che aveva criticato il c.t. delle fiorettiste azzurre e definito “emotiva” una di loro. La reazione del grande Velasco è la conferma che giudicare male il prossimo resta l’unico sport olimpico in cui tutti vinciamo la medaglia d’oro. Se la bontà non è una colpa, di certo rimane solo un’aspirazione» • 2022 - • A fine settembre 2023 (Il ritorno di Velasco) si legge: «Il leggendario allenatore di pallavolo tornerà con ogni probabilità a guidare una nazionale azzurra, stavolta femminile, fortissima ma scossa da sconfitte e contrasti interni con al centro la campionessa Paola Egonu» • A metà luglio 2024 racconta: «Ho detto subito alle ragazze che non serve essere amiche per vincere. Serve lavorare di squadra, aiutarsi. Quando sento il ritornello “abbiamo vinto perché siamo un bel gruppo” mi viene da ridere: e se avessi giocato male, il gruppo non sarebbe bastato? La verità è che bisogna essere squadra, non andare a cena insieme». L’11 agosto, vittoria 3-0 contro gli Stati Uniti, vince la medaglia d’oro ai Giochi di Parigi. A metà settembre, intervistato da Aldo Cazzullo dice: «Mio fratello fu torturato e i miei amici assassinati: io sfuggii alla dittatura argentina facendo il lavavetri. Le donne hanno il terrore di sbagliare perché per millenni hanno pagato gli errori con le botte degli uomini. Perciò vanno incoraggiate» • Il 7 settembre 2025 vince a Bangkok, 3-2 alla Turchia, il suo terzo titolo mondiale: «Queste ragazze hanno lavorato con grande dedizione e giocato con coraggio anche quando eravamo in difficoltà. Questi sono valori che significano tanto e credo che questo gruppo abbia meritato di vincere così. Una vittoria arrivata anche grazie al lavoro fuori dal campo. Volevo ragazze autonome e autorevoli ed ho un gruppo che ha fatto grandissime cose». Gramellini (L’appetito vien se hai fame) commenta: «L’appetito non vien mangiando, dice Julio Velasco, navigato gestore di personalità forti almeno quanto la sua, una sorta di versione argentina del maestro Miyagi (quello di “Dai la cera, togli la cera”). L’appetito, spiega, viene solo se hai fame, cioè se non ti senti appagato. Persino quando vinci, devi ragionare come se avessi perso». Lui minimizza: «Io sono un bravo allenatore che allena una squadra forte. Gli invincibili esistono solo nella mitologia. Nella realtà esistiamo noi e i nostri personaggi. Personaggi che vivono di vita propria. Il mio, per esempio, dice cose che non ho mai detto, fa cose che non ho mai fatto, sembra possa riuscire in qualunque cosa. Ma chi fa bene il musicista non è detto che sia un buon direttore d’orchestra».
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