top of page
Catalogo_edited.jpg

I più importanti viventi italiani dei 20s • 001-250

1. Giorgia MELONI Roma 15 gennaio 1977. Politico • Dal 2006 deputata (An, Pdl, FdI), tra 2008 e 2011 ministro per la gioventù nel Berlusconi IV, dal 2014 presidente di Fratelli d’Italia, il 4 febbraio 2020, sotto il titolo Astri nascenti si legge: «Non si può dire che l’ascesa di Giorgia Meloni sia passata inosservata fuori dai confini nazionali. Il balzo di Fratelli d’Italia dal 3% di soli due anni fa all’attuale, stabile 10% ottenuto in ogni tornata elettorale, sta suscitando grosse attenzioni all’estero. Sicuramente negli ambienti conservatori e della destra, che cominciano a guardare alla leader quarantreenne con interesse, considerandola figura nuova e di spicco dell’area sovranista». A fine novembre, in un’intervista a Paola Di Caro respinge al mittente la richiesta di 2. Matteo SALVINI di fondere i gruppi parlamentari del centrodestra: «La forza dei tre partiti ora è diversa rispetto alla loro rappresentanza parlamentare» • A ottobre 2021 la sconfitta alle Amministrative segna pesantemente il centrodestra, «al punto che Francesco Verderami ha un retroscena clamoroso»: «Di fronte all’irrisolto contrasto Salvini-Meloni, che sarebbe rischioso trascinare fino alle Politiche, nella coalizione “hanno iniziato a discutere su una soluzione alternativa: non disponendo di un altro Berlusconi, servirebbe un Prodi, cioè un candidato per Palazzo Chigi capace di essere un valore aggiunto per l’alleanza e in grado di rappresentarli tutti» • Il 12 settembre 2022 è lei a sfidare il segretario del Pd 12. Enrico LETTA nel confronto moderato dal direttore del Corriere Luciano Fontana. Massimo Franco: «La cautela con la quale hanno parlato di alleati o ex alleati dimostra quanto il terreno rimanga scivoloso per entrambi. Per Meloni, perché l’atteggiamento del leghista Matteo Salvini e di Forza Italia e di Silvio Berlusconi non è propriamente quello del sostegno limpido alla sua candidatura a Palazzo Chigi. Le punzecchiature, in particolare dal leader del Carroccio, continuano. E quando Berlusconi dichiara di rappresentare la garanzia dell’adesione del centrodestra ai valori europei e occidentali, inserisce un elemento di dubbio rispetto all’affidabilità internazionale della candidata a premier. Anche il modo in cui Meloni ha preso le distanze dall’accusa degli alleati di essere una sorta di cripto “draghiana” tradisce il timore di essere etichettata maliziosamente quando assume posizioni considerate da Salvini troppo moderate». Il 22 ottobre diventa il trentunesimo presidente del Consiglio negli anni repubblicani, realizzando «l’impresa storica di essere la prima donna a guidare il Paese». Gianluca Mercuri: «In questo passaggio storico, la donna che è riuscita a rompere “il tetto di cristallo” di Palazzo Chigi è stata di fatto avversata più dai suoi alleati — uniti fino all’ultimo nel tentativo di limitarne l’ascesa e determinati a contenderle ogni centimetro di potere —, che dagli oppositori, divisi fino all’ultimo nonostante mesi di grida contro il “pericolo Meloni”. Se Matteo Salvini sembra (attenzione: sembra) per il momento pacificato — e perfino stupito dal modo in cui Meloni ha sedato la clamorosa rivolta berlusconiana di questi giorni —, Silvio Berlusconi ancora ieri non è riuscito a dissimulare l’insofferenza nel constatare il proprio definitivo ridimensionamento. E questo sentimento si è palesato in ogni passaggio di una giornata che ha riassunto in poche ore gli anni spesi (proficuamente) da Giorgia Meloni per affrancarsi dal fondatore — ed eterno patriarca — del centrodestra» • Il 21 ottobre 2023 sotto il titolo Una single per premier si legge (Mercuri): «Quante donne in Italia subiscono attenzioni indesiderate sul luogo di lavoro da parte di colleghi maschi? Magari meno esplicite del toccarsi i genitali e dell’invito a partecipare a orge, magari più sottili e subdole. Attenzioni ancora più intollerabili se vengono da un collega in posizione di maggiore forza, col potere di danneggiarti. Quanti casi del genere ci sono? Quanti ne conosciamo, tutte e tutti? È anche per questo che il modo in cui Giorgia Meloni ha lasciato Andrea Giambruno non è solo un affare di famiglia, e nemmeno solo un caso politico. È anche la certificazione di una svolta nei rapporti tra uomini e donne». Elena Tebano: «Meloni ha fatto qualcosa che nessun’altra — e nessun altro — al suo posto aveva fatto mai. La sua frase, così netta e irrevocabile (“La mia relazione con Andrea Giambruno, durata quasi dieci anni, finisce qui”), segna un prima e un dopo nella politica e probabilmente anche nella società italiana». Perché? Perché «Meloni, la prima premier nella storia italiana e una delle poche a livello europeo, è anche un punto di riferimento per tutte le altre donne e per le ragazze che per la prima volta vedono una donna in quel ruolo. Volente o nolente, Meloni è un esempio. Lei per prima, come mostra la scelta di annunciare via social la sua decisione, sa che nel suo caso il personale è politico, come diceva un vecchio slogan femminista degli anni 70» • L’11 giugno 2024, all’indomani delle elezioni europee in cui Fratelli d’Italia ha preso il 28,8%, Aldo Cazzullo scrive: «Meloni non ha fatto una campagna da destra moderata, conservatrice, europea. Non ha rinunciato a un’oncia di se stessa. Ha stretto un’alleanza con Eric Zemmour, uno che sta a destra di Marine Le Pen, e ha flirtato con la Le Pen stessa. Lo scandalo dell’ultima ora — il portavoce del cognato ministro inneggiava ai terroristi neri che negli anni 70 e 80 mettevano le bombe sui treni e ammazzavano i poliziotti — non le ha tolto un voto». Mercuri: «Comanda (senza problemi) destra e centrodestra, e ormai pure il Paese (Nazione), al punto che parla e si muove come se avesse ricevuto un plebiscito, minimizzando il fatto che gli anti-meloniani, ancorché sparpagliati, sono più numerosi: siccome sono sparpagliati, è il senso dei discorsi della sua parte, di fatto non esistono. L’Italia siamo noi [...] Il tonfo di Macron in Francia e di Scholz in Germania dà ancora più risalto al successo meloniano: “Fra le grandi nazioni europee il governo italiano è sicuramente il più forte”, osserva la premier. “L’Italia sarà protagonista, non spettatrice”, assicura. Anzi: “L’Italia può essere un’àncora nel caos e nell’incertezza”. Per riuscirci. Meloni dovrà perfezionare l’arte che la fa vincere, essere molto di destra in Italia e assai moderata in Europa e nel mondo, dove né Joe Biden né (tantomeno) Ursula von der Leyen diffidano di lei». Il 2 luglio Mercuri, definito il “melonismo” un’«evoluzione moderata del postfascismo italiano», sottolinea l’intelligenza con cui ha capito «che il sostegno all’Ucraina sarebbe stata la sua password di accesso all’establishment euroatlantico» • A inizio gennaio 2025 il suo ruolo è determinante per riportare a casa la giornalista 790. Cecilia SALA, arrestata in albergo a Teheran, in Iran, mentre si trovava nel Paese con un regolare visto per lavorare ad alcune nuove puntate del podcast Stories. Mercuri: «Il legame personale e politico tra Giorgia Meloni e il presidente americano eletto (e il suo sodale tecnotrilionario) è stato decisivo per riportare a casa Cecilia Sala. Le immagini dei due leader insieme, dopo il blitz meloniano in Florida del 4 gennaio, hanno impressionato gli iraniani, li hanno convinti di poter ottenere qualcosa dall’amica del nemico: non solo la liberazione del loro ingegnere arrestato in Italia su richiesta Usa - in cambio di quella della giornalista - ma magari anche future mediazioni per loro vitali. Meloni ha messo insieme i pezzi del puzzle con freddezza, lucidità e velocità e ha salvato un'italiana innocente senza compromettere il legame con il nostro principale alleato, e anzi esaltandolo. Un capolavoro politico e diplomatico. Ancora prima che Trump rimetta piede alla Casa Bianca, quindi, abbiamo avuto la prova che non si tratta di chiacchiere e distintivo quando si ipotizza una relazione speciale, nei prossimi anni, tra Italia e Stati Uniti». Il 19 marzo, intervenendo alla Camera dei deputati nel dibattito in vista del Consiglio europeo, dice rivolta all’opposizione: «Non mi è chiarissima neanche la vostra idea di Europa, perché nella manifestazione di sabato a piazza del Popolo e anche in quest’aula è stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene: spero non l’abbiano mai letto, perché l’alternativa sarebbe spaventosa». L’opposizione si indigna, ll «moderatissimo» 77. Pier Ferdinando CASINI replica che «Ventotene è una delle pagine più belle dell’Europa», Antonio Carioti spiega: «Che la leader di un partito d’ispirazione nazional-conservatrice come Giorgia Meloni esponga a chiare lettere il proprio dissenso dal Manifesto di Ventotene, un documento politico di forte impianto federalista e socialista diretto in primo luogo contro gli Stati nazionali, non deve certo stupire. È nell’ordine naturale delle cose». A metà aprile, in trasferta a Washington, «prova a muoversi come si è immaginata e come ha annunciato, cioè tenendosi in equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico. Con un piede nel trumpismo sovranista, di cui è platealmente alleata, e con l’altro nell’Europa, minacciata e derisa, di cui è una delle leader riconosciute, se non altro perché l’Italia è un Paese fondatore della Ue». A Otto e mezzo 515. Italo BOCCHINO spiega che il suo ruolo sarà «quello di lubrificare i rapporti tra Europa e Stati Uniti». Il 17 dicembre, parlando alla Camera in vista di un nuovo Consiglio europeo, «sembra avere scelto due direzioni contemporaneamente. In linea di principio, ribadisce la solidarietà e la vicinanza all’Ucraina e aumenta la pressione polemica su Mosca. Ma poi frena quando si tratta di andare sul concreto: annuncia che non manderà soldati italiani sul campo, si schiera tra i più critici sull’uso degli asset russi “senza vere garanzie” e firma una mozione unitaria per l’Ucraina che fa sparire la parola “armi”, in omaggio all’alleato leghista, allergico alle ragioni di Kiev e sempre più in sintonia con Mosca» (Alessandro Trocino) • Dal Catalogo dei viventi «Una che persino un castigatore come Travaglio definisce ”precisa e preparata”».

bottom of page