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1. Giorgia MELONI Roma 15 gennaio 1977. Politico • Il 4 febbraio 2020, sotto il titolo Astri nascenti si legge: «Non si può dire che l’ascesa di Giorgia Meloni sia passata inosservata fuori dai confini nazionali. Il balzo di Fratelli d’Italia dal 3% di soli due anni fa all’attuale, stabile 10% ottenuto in ogni tornata elettorale, sta suscitando grosse attenzioni all’estero. Sicuramente negli ambienti conservatori e della destra, che cominciano a guardare alla leader quarantreenne con interesse, considerandola figura nuova e di spicco dell’area sovranista». A fine novembre, in un’intervista a Paola Di Caro respinge al mittente la richiesta di Matteo Salvini di fondere i gruppi parlamentari del centrodestra: «La forza dei tre partiti ora è diversa rispetto alla loro rappresentanza parlamentare» • A ottobre 2021 la sconfitta alle Amministrative segna pesantemente il centrodestra, «al punto che Francesco Verderami ha un retroscena clamoroso»: «Di fronte all’irrisolto contrasto Salvini-Meloni, che sarebbe rischioso trascinare fino alle Politiche, nella coalizione “hanno iniziato a discutere su una soluzione alternativa: non disponendo di un altro Berlusconi, servirebbe un Prodi, cioè un candidato per Palazzo Chigi capace di essere un valore aggiunto per l’alleanza e in grado di rappresentarli tutti» • Il 12 settembre 2022 è lei a sfidare il segretario del Pd Enrico Letta nel confronto moderato dal direttore del Corriere Luciano Fontana. Massimo Franco: «La cautela con la quale hanno parlato di alleati o ex alleati dimostra quanto il terreno rimanga scivoloso per entrambi. Per Meloni, perché l’atteggiamento del leghista Matteo Salvini e di Forza Italia e di Silvio Berlusconi non è propriamente quello del sostegno limpido alla sua candidatura a Palazzo Chigi. Le punzecchiature, in particolare dal leader del Carroccio, continuano. E quando Berlusconi dichiara di rappresentare la garanzia dell’adesione del centrodestra ai valori europei e occidentali, inserisce un elemento di dubbio rispetto all’affidabilità internazionale della candidata a premier. Anche il modo in cui Meloni ha preso le distanze dall’accusa degli alleati di essere una sorta di cripto “draghiana” tradisce il timore di essere etichettata maliziosamente quando assume posizioni considerate da Salvini troppo moderate». Il 22 ottobre diventa il trentunesimo presidente del Consiglio negli anni repubblicani, realizzando «l’impresa storica di essere la prima donna a guidare il Paese». Gianluca Mercuri: «In questo passaggio storico, la donna che è riuscita a rompere “il tetto di cristallo” di Palazzo Chigi è stata di fatto avversata più dai suoi alleati — uniti fino all’ultimo nel tentativo di limitarne l’ascesa e determinati a contenderle ogni centimetro di potere —, che dagli oppositori, divisi fino all’ultimo nonostante mesi di grida contro il “pericolo Meloni”. Se Matteo Salvini sembra (attenzione: sembra) per il momento pacificato — e perfino stupito dal modo in cui Meloni ha sedato la clamorosa rivolta berlusconiana di questi giorni —, Silvio Berlusconi ancora ieri non è riuscito a dissimulare l’insofferenza nel constatare il proprio definitivo ridimensionamento. E questo sentimento si è palesato in ogni passaggio di una giornata che ha riassunto in poche ore gli anni spesi (proficuamente) da Giorgia Meloni per affrancarsi dal fondatore — ed eterno patriarca — del centrodestra» • Il 21 ottobre 2023 sotto il titolo Una single per premier si legge (Mercuri): «Quante donne in Italia subiscono attenzioni indesiderate sul luogo di lavoro da parte di colleghi maschi? Magari meno esplicite del toccarsi i genitali e dell’invito a partecipare a orge, magari più sottili e subdole. Attenzioni ancora più intollerabili se vengono da un collega in posizione di maggiore forza, col potere di danneggiarti. Quanti casi del genere ci sono? Quanti ne conosciamo, tutte e tutti? È anche per questo che il modo in cui Giorgia Meloni ha lasciato Andrea Giambruno non è solo un affare di famiglia, e nemmeno solo un caso politico. È anche la certificazione di una svolta nei rapporti tra uomini e donne». Elena Tebano: «Meloni ha fatto qualcosa che nessun’altra — e nessun altro — al suo posto aveva fatto mai. La sua frase, così netta e irrevocabile (“La mia relazione con Andrea Giambruno, durata quasi dieci anni, finisce qui”), segna un prima e un dopo nella politica e probabilmente anche nella società italiana». Perché? Perché «Meloni, la prima premier nella storia italiana e una delle poche a livello europeo, è anche un punto di riferimento per tutte le altre donne e per le ragazze che per la prima volta vedono una donna in quel ruolo. Volente o nolente, Meloni è un esempio. Lei per prima, come mostra la scelta di annunciare via social la sua decisione, sa che nel suo caso il personale è politico, come diceva un vecchio slogan femminista degli anni 70» • L’11 giugno 2024, all’indomani delle elezioni europee in cui Fratelli d’Italia ha preso il 28,8%, Aldo Cazzullo scrive: «Meloni non ha fatto una campagna da destra moderata, conservatrice, europea. Non ha rinunciato a un’oncia di se stessa. Ha stretto un’alleanza con Eric Zemmour, uno che sta a destra di Marine Le Pen, e ha flirtato con la Le Pen stessa. Lo scandalo dell’ultima ora — il portavoce del cognato ministro inneggiava ai terroristi neri che negli anni 70 e 80 mettevano le bombe sui treni e ammazzavano i poliziotti — non le ha tolto un voto». Mercuri: «Comanda (senza problemi) destra e centrodestra, e ormai pure il Paese (Nazione), al punto che parla e si muove come se avesse ricevuto un plebiscito, minimizzando il fatto che gli anti-meloniani, ancorché sparpagliati, sono più numerosi: siccome sono sparpagliati, è il senso dei discorsi della sua parte, di fatto non esistono. L’Italia siamo noi [...] Il tonfo di Macron in Francia e di Scholz in Germania dà ancora più risalto al successo meloniano: “Fra le grandi nazioni europee il governo italiano è sicuramente il più forte”, osserva la premier. “L’Italia sarà protagonista, non spettatrice”, assicura. Anzi: “L’Italia può essere un’àncora nel caos e nell’incertezza”. Per riuscirci. Meloni dovrà perfezionare l’arte che la fa vincere, essere molto di destra in Italia e assai moderata in Europa e nel mondo, dove né Joe Biden né (tantomeno) Ursula von der Leyen diffidano di lei». Il 2 luglio Mercuri, definito il “melonismo” un’«evoluzione moderata del postfascismo italiano», sottolinea l’intelligenza con cui ha capito «che il sostegno all’Ucraina sarebbe stata la sua password di accesso all’establishment euroatlantico» • A inizio gennaio 2025 il suo ruolo è determinante per riportare a casa la giornalista Cecilia Sala, arrestata in albergo a Teheran, in Iran, mentre si trovava nel Paese con un regolare visto per lavorare ad alcune nuove puntate del podcast Stories. Mercuri: «Il legame personale e politico tra Giorgia Meloni e il presidente americano eletto (e il suo sodale tecnotrilionario) è stato decisivo per riportare a casa Cecilia Sala. Le immagini dei due leader insieme, dopo il blitz meloniano in Florida del 4 gennaio, hanno impressionato gli iraniani, li hanno convinti di poter ottenere qualcosa dall’amica del nemico: non solo la liberazione del loro ingegnere arrestato in Italia su richiesta Usa - in cambio di quella della giornalista - ma magari anche future mediazioni per loro vitali. Meloni ha messo insieme i pezzi del puzzle con freddezza, lucidità e velocità e ha salvato un'italiana innocente senza compromettere il legame con il nostro principale alleato, e anzi esaltandolo. Un capolavoro politico e diplomatico. Ancora prima che Trump rimetta piede alla Casa Bianca, quindi, abbiamo avuto la prova che non si tratta di chiacchiere e distintivo quando si ipotizza una relazione speciale, nei prossimi anni, tra Italia e Stati Uniti». Il 19 marzo, intervenendo alla Camera dei deputati nel dibattito in vista del Consiglio europeo, dice rivolta all’opposizione: «Non mi è chiarissima neanche la vostra idea di Europa, perché nella manifestazione di sabato a piazza del Popolo e anche in quest’aula è stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene: spero non l’abbiano mai letto, perché l’alternativa sarebbe spaventosa». L’opposizione si indigna, il «moderatissimo» Pier Ferdinando Casini replica che «Ventotene è una delle pagine più belle dell’Europa», Antonio Carioti spiega: «Che la leader di un partito d’ispirazione nazional-conservatrice come Giorgia Meloni esponga a chiare lettere il proprio dissenso dal Manifesto di Ventotene, un documento politico di forte impianto federalista e socialista diretto in primo luogo contro gli Stati nazionali, non deve certo stupire. È nell’ordine naturale delle cose». A metà aprile, in trasferta a Washington, «prova a muoversi come si è immaginata e come ha annunciato, cioè tenendosi in equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico. Con un piede nel trumpismo sovranista, di cui è platealmente alleata, e con l’altro nell’Europa, minacciata e derisa, di cui è una delle leader riconosciute, se non altro perché l’Italia è un Paese fondatore della Ue». A Otto e mezzo Italo Bocchino spiega che il suo ruolo sarà «quello di lubrificare i rapporti tra Europa e Stati Uniti». Il 17 dicembre, parlando alla Camera in vista di un nuovo Consiglio europeo, «sembra avere scelto due direzioni contemporaneamente. In linea di principio, ribadisce la solidarietà e la vicinanza all’Ucraina e aumenta la pressione polemica su Mosca. Ma poi frena quando si tratta di andare sul concreto: annuncia che non manderà soldati italiani sul campo, si schiera tra i più critici sull’uso degli asset russi “senza vere garanzie” e firma una mozione unitaria per l’Ucraina che fa sparire la parola “armi”, in omaggio all’alleato leghista, allergico alle ragioni di Kiev e sempre più in sintonia con Mosca» (Alessandro Trocino).
2. Matteo SALVINI Milano 9 marzo 1973. Politico • A fine gennaio 2020 perde le regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Nicola Zingaretti, leader del PD, esulta: «È la prima sconfitta di Salvini, il vento sta cambiando». Stefano Bonaccini, vincitore in Emilia-Romagna, esagera: «Ho combattuto direttamente contro Darth Vader». Lui minimizza: «Non mi sento sconfitto, si vince e si perde. Ma se perdo sono ugualmente felice, anzi: lavoro il doppio. Dovranno aspettare i prossimi vent’anni per vedermi stanco». Marco Cremonesi: «Di certo, per quella che ha sempre considerato la madre di tutte le battaglie, Salvini non si è risparmiato: oltre 150 comizi a perdifiato in una ventina di giorni, battendo la regione palmo a palmo. Tutti, con l’inevitabile finale dei selfie (“Volete una foto? Salite da destra, la destra è la parte giusta”) per un’ora, un’ora e mezza ogni volta. Possibile che l’Emilia abbia deluso così il leader leghista che era convinto di essere entrato nel cuore dei suoi abitanti?» • A fine settembre 2021 arriva una grana, «ed è pure bella grossa», l’indagine per droga a carico di Luca Morisi, ex guru della “Bestia”, la macchina della propaganda social leghista. Massimo Franco: «I problemi del capo della Lega, non sono tanto quella che definisce “schifezza mediatica” e le strumentalizzazioni avversarie. [...] Pesano di più i silenzi di una parte della nomenklatura del Carroccio. Si capta un imbarazzo palpabile: quello di chi ritiene quanto è successo non molto difendibile, nonostante la reazione di Salvini; e quello di chi vede un’occasione per indebolire la sua leadership nel centrodestra, e in parte nella stessa Lega. Tanto che viene da chiedersi se questa vicenda squallida, liquidata come “personale”, possa segnare l’inizio del declino di una strategia e di un capo» • A fine gennaio 2022, commentando la rielezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Antonio Polito scrive che «a ben vedere la vera grande sconfitta di questa settimana è un’idea della politica»: «Un’idea populista, che tratta il popolo non come sovrano ma come spettatore, e tenta di accattivarsene i favori a furia di conigli nel cilindro e colpi di teatro. Matteo Salvini ne è stato il massimo interprete e per questo, anche oltre le sue responsabilità, esce come il vero perdente». Conclusione: «Salvini non è più il capo di niente, se non della Lega, e non è nemmeno chiaro fino a quando» • A metà luglio 2023 arriva un’altra controversa sortita: «Serve una grande e definitiva pace fiscale per liberare milioni di italiani ostaggio da troppi anni del fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Sto parlando di italiani che hanno fatto la dichiarazione dei redditi, ma che poi non sono riusciti a pagare tutto quello che dovevano. Se qualcuno ha un problema fino a 30 mila euro che si trascina da anni, chiudiamolo. Gliene chiediamo una parte e azzeriamo tutto il resto. Gli evasori totali, completamente ignoti al fisco, per me possono andare in galera buttando la chiave». Le opposizioni insorgono: «Ministri incoscienti, fanno danni alla democrazia e umiliano gli italiani che pagano le tasse» (Francesco Boccia, Pd), «È una subcultura tossica di governo inaccettabile, gravissimo incitare all’evasione, così si rompe la pace sociale» (Giuseppe Conte, 5 Stelle), «Le parole di Salvini sono indegne di un ministro» (Carlo Calenda, Azione), «Siamo di fronte al governo eversivo degli evasori» (Angelo Bonelli, Alleanza Verdi Sinistra). Luigi Ferrarella ricorda: «Nella legge di Bilancio 2019 il ministro Matteo Salvini volle a tutti i costi un “saldo e stralcio” asseritamente “per i poveri”, cioè la possibilità di estinguere le cartelle esattoriali 2000-2017 in carico all’Agenzia delle Entrate pagando solo dal 16 al 35% dell’importo dovuto, a condizione di avere un reddito Isee inferiore ai 20 mila euro annui: Salvini vagheggiò un gettito di 30 miliardi, tecnici della Lega pronosticarono 4 miliardi, finì che entrarono nelle casse dello Stato 900 milioni» • Il 20 dicembre 2024 il tribunale di Palermo lo assolve dall’accusa di aver sequestrato per 19 giorni - quando era ministro dell’Interno nel primo governo Conte - i 147 migranti soccorsi dalla nave umanitaria Open Arms, impedendo che sbarcassero in un porto italiano in nome dalla sua politica di contrasto all’immigrazione irregolare. Elena Tebano: «Dopo un processo durato tre anni, i giudici hanno respinto “perché il fatto non sussiste” la richiesta del pubblico ministero di condannare a sei anni di carcere Salvini, oggi ministro dei trasporti nel governo Meloni». Ai giornalisti dichiara: «Ho difeso il mio Paese, vincono la Lega e l’Italia. Difendere i confini, la patria degli scafisti e dalle ong non è un reato ma un diritto». Giovanni Bianconi: «La formula scelta dal tribunale per assolvere l’imputato Matteo Salvini — “perché il fatto non sussiste” — consente di dire, in attesa delle motivazioni, che i giudici hanno sposato la tesi dell’avvocata-senatrice Giulia Bongiorno. Con una duplice possibilità. Da un lato che, sul piano strettamente giuridico, non si siano consumati né il rifiuto di atti d’ufficio né il sequestro di persona, i due reati contestati. Dall’altro lato che la mancata concessione dell’autorizzazione allo sbarco, nell’agosto 2019, di 147 migranti trattenuti a bordo della Open Arms, fu un atto politico del ministro dell’Interno che perseguiva la linea del governo a maggioranza Lega-Cinque Stelle, e dunque insindacabile sul piano penale. L’esatto contrario dell’impostazione dei pubblici ministeri, che invece contestavano a Salvini il diniego di un atto amministrativo dovuto, contrario alle Convenzioni internazionali e alle leggi italiane. Portato avanti con ostinazione per motivi di pura propaganda elettorale del capo leghista. I giudici non hanno creduto a questa versione» • A metà gennaio 2025, dopo una nuova ondata di ritardi e guasti ferroviari, chiamato in causa in quanto ministro dei Trasporti polemizza con Matteo Renzi: «Dopo decenni di mancati investimenti della sinistra su treni e ferrovie, Renzi chiede le mie dimissioni. Ridicolo». L’ex premier non si fa pregare: «Sei stato al governo più tempo di me, buffone. Da quando tu fai il ministro, è un ritardo continuo». A fine marzo una sua telefonata al vicepresidente americano JD Vance irrita la premier Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Monica Guerzoni: «Il segretario della Lega ha tirato l’elastico del governo fino alla tensione massima e il rischio che si spezzi non sembra preoccuparlo affatto. Le bordate continue sui dossier più delicati stanno destabilizzando la maggioranza e hanno irritato, a dir poco, l’inquilina di Palazzo Chigi. L’ultimo colpo di cannone verbale ha centrato Tajani, dipinto dai leghisti come un ministro degli Esteri “in difficoltà”, che ha bisogno del loro aiuto “per parlare con Trump”. Il siluro lo ha sparato il numero due della Lega, Claudio Durigon, dalle pagine di Repubblica e sia Meloni che Tajani hanno letto l’intervista come una botta “studiata, concordata a tavolino” con il segretario. Per il ministro degli Esteri è troppo e per la premier anche. Meloni sa di essere “il vero bersaglio degli attacchi”». Il 6 aprile, confermato segretario della Lega fino al 2029, non fa mistero di aspirare a tornare a ricoprire l’incarico di ministro dell’Interno, «peccato per lui che i suoi alleati di governo continuino a ripetergli che Matteo Piantedosi al Viminale sta facendo bene e che squadra che vince non si cambia» (Luca Angelini). A metà luglio, con un’insolita mossa, i pm di Palermo fanno ricorso direttamente in Cassazione contro l’assoluzione in primo grado sul caso Open Arms. Bianconi: «La Procura di Palermo sostiene che il Tribunale ha commesso un errore in diritto talmente chiaro e macroscopico che non c’è bisogno di un giudizio d’appello nel merito dei fatti e dei reati contestati» («La mia assoluzione è contenuta in 268 pagine. Pagine solide e impeccabili», è la sua replica). Il 17 dicembre arriva l’assoluzione definitiva che lo porta a intravedere un ritorno al Viminale: «Dopo le Politiche del 2027 sarò ancora al ministero».
3. Giuseppe CONTE Volturara Appula 8 agosto 1964. Politico • A luglio 2020 (Scontro sull’emergenza Covid), «esaltato dai sondaggi; e incline a decidere senza avvertire maggioranza e Parlamento», «con il virus che continua a flagellare buona parte del mondo e dà qualche motivo di timore anche in Italia, l’annuncio del premier Conte sulla proroga fino a fine anno dell’emergenza sanitaria non è, in fondo, stupefacente. Ma è bastato ad acuire i mal di pancia nella maggioranza e a far inalberare l’opposizione, che accusa il premier di usare l’epidemia come pretesto per continuare a governare con “poteri speciali”. Non bastasse quello, la notizia dell’incontro, il 24 giugno scorso, fra il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, ha gettato benzina sul focolaio dei sospetti e delle illazioni». Francesco Verderami: «È evidente che si tratti di una delle tante manovre di posizionamento all’ombra di un Conte sempre più debole, per quanto convinto che “non esistono alternative a questo governo”. A parte il fatto che molti sono caduti in assenza di alternative, “tutti sanno — come spiega un autorevole dirigente grillino — che a ottobre può cambiare il vento”. E il premier, che descrivono “nervoso”, non ha accolto di buon grado la notizia di cui era all’oscuro. È sempre così appena gli parlano del “banchiere”, come lo definiscono in modo sprezzante a palazzo Chigi» • Il 19 gennaio 2021 il governo ottiene, «non senza l’intervento di una specie di “Var” per consentire il voto dei senatori Ciampolillo e Nencini», una «fragile» fiducia a Palazzo Madama. Monica Guerzoni: «Il piano è tirare dritto, mostrando di non sentire le grida indignate delle opposizioni. Non dimettersi (“e perché mai?”)», «la sofferta fiducia di Palazzo Madama è per Conte “un punto di partenza”, ma il finale è incerto», «se tra un paio di settimane i numeri non saranno lievitati, Conte dovrà arrendersi a salire al Colle». Le dimissioni arrivano una settimana dopo, il 26 gennaio • A fine gennaio 2022, d’intesa con Salvini e Meloni, prova a far eleggere al Quirinale Elisabetta Belloni. Luciano Fontana: «Cosa unisca ancora un pezzo del Movimento Cinque Stelle al Pd e agli altri partiti dello schieramento è ormai un mistero. Il partito che aveva vinto le elezioni del 2018 è una galassia indecifrabile, una somma di tanti progetti politici e personali. Il suo leader, insediato da pochi mesi, vive di nostalgia, talmente forte da farlo riavvicinare al nemico Matteo Salvini. Ostacolare l’azione di Mario Draghi sembra diventato il suo unico orizzonte». Per il Pd ora Di Maio è più affidabile di Conte, si legge in un titolo. Di Maio, ministro degli Esteri del governo Draghi «assai vigile, nonché pronto alla guerra» lo attacca: «Chiederò la verifica nel Movimento. Perché quello è pericoloso e se ne deve andare» («Quello» è Giuseppe Conte). Buzzi: «Conte preferisce non replicare all’attacco diretto, ma chi è vicino al leader fa presagire che “presto” ci sarà la resa dei conti tra i due» • A inizio marzo 2023 «la politica è in pieno scompiglio per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti di ufficio contestati dalla Procura di Bergamo a 19 persone, tra cui l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte», «nel mirino, le decisioni prese sul Covid nei primi giorni del marzo 2020». Di fronte alla clamorosa svolta dell’inchiesta, «c’è uno scetticismo diffuso, se non unanime». Lorenzo Salvia: «Nella loro linea difensiva, i diretti interessati ricordano come i primi giorni del Covid ci portarono in una situazione davvero senza precedenti. Come ricorda lo stesso Conte, “ho avuto denunce in tutte le Procure di Italia per aver chiuso, ora denunce per non aver chiuso”. Perché al lockdown poi ci siamo (quasi) abituati ma all’inizio sembrava una follia, una decisione impossibile da prendere». Negli stessi giorni Conte, premier del governo gialloverde quando 5 Stelle e Lega si scagliarono contro i «taxi del mare» che soccorrevano i migranti, nega ogni responsabilità: «Il mio governo fece il regolamento sui soccorsi in mare stabilendo che le persone vanno salvate» • Il 6 aprile 2024 Prima Ora titola: Perché è finita a stracci tra Conte e Schlein. Gianluca Mercuri: «Il “campo largo” di tutti gli oppositori di Giorgia Meloni — teorico contenitore di una maggioranza alternativa, visto che nessun voto e nessun sondaggio hanno mai dato il centrodestra oltre il 45 per cento — è ridotto in pezzi, ma pure quei pezzi vanno in frantumi. In frantumi il “campo giusto” tra Pd e 5 Stelle, come lo chiama(va) Conte, “giusto” solo se lo comandava lui». «A indurre Conte alla rottura è stata l’inchiesta sulle presunte compravendite di voti, che vede tra gli oltre 70 indagati Anita Maurodinoia, assessora regionale ai Trasporti della giunta Emiliano (in cui il governatore del Pd è appoggiato dai 5 Stelle)». La leader del Pd sbotta: «Conte è veramente sleale. Umanamente e politicamente. Il suo è un atteggiamento spregiudicato. Nella maggioranza di Emiliano ci stanno anche loro e lui fa le prediche a noi? Vuole far vincere la destra? Vuole metterci in difficoltà? A che gioco sta giocando?». Conte replica: «Ci saranno conseguenze, per noi sarà sempre più difficile lavorare con il Pd anche a livello nazionale se non ritirano l’accusa di slealtà. La respingo al mittente ed esigo rispetto, sennò ne prenderemo atto» («la leader del Pd non ha né smentito l’accusa di slealtà, né abbozzato») • A inizio marzo 2025 dice di non essere contrario all’idea di una difesa comune europea, ma temendo sia «un modo per arricchire le lobby delle armi» che «rischia di portare l’Europa in guerra» propone di costruirla «senza nuovi investimenti». A fine luglio accetta la candidatura di Matteo Ricci, esponente del Pd, alla Regione Marche, ma «fra i dem non tutti gradiscono che sia il leader pentastellato ad attribuire patenti su buoni e cattivi» (Luca Angelini). Paolo Mieli commenta: «Si sta rivelando un giocatore eccezionale capace di tenere sulla corda i compagni di strada come non è mai riuscito a nessuno. Soprattutto se si tiene conto dei rapporti di forza tra i due partiti (il Pd, stando ai sondaggi, ha quasi il doppio dei consensi della formazione che appartenne a Beppe Grillo). Solo nella giornata di ieri, Conte ha dato luce gialla a Matteo Ricci come candidato nelle Marche dopo averlo sottoposto alle sofferenze e alle umiliazioni di un esame spietato. Poi ha chiesto le dimissioni di Beppe Sala da sindaco di Milano imputandogli un far west edilizio prima ancora che i magistrati abbiano accertato sue eventuali responsabilità. […] I poveri piddini hanno deglutito il tutto. Devono aver introiettato un complesso di inferiorità che li induce a sentirsi costretti a rincorrere i seguaci di Conte su ogni terreno». A metà dicembre la sua posizione sull’Ucraina sembra sempre più vicina a quella della Lega, come ai tempi del suo primo governo: «L’Europa è completamente disorientata. Ha scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina e adesso non ha nessuna alternativa. Quindi lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti». Filippo Sensi, Pd ala riformista, ironizza: «Ho letto le dichiarazioni e pensavo fossero di Vannacci o Borghi. Sbagliavo».
4. Mario DRAGHI Roma 3 settembre 1947. Economista • Il 15 dicembre 2020 Prima Ora titola: L’allarme di Draghi per l’economia, e poi, in testa al capitoletto a lui dedicato, «Ci aspetta una lunga recessione. La sostenibilità dei debiti pubblici sarà giudicata anche da come verrà impiegato il Recovery fund». Federico Fubini: «Da quando ha lasciato la presidenza della Banca centrale europea, più di un anno fa, Mario Draghi si esprime in pubblico piuttosto di rado. Chiaramente, cerca di non interferire. È attento a non dare l’impressione di voler entrare nelle scelte del governo italiano o in quelle di Christine Lagarde, che ha preso il suo posto a Francoforte. Le rare volte che Draghi è intervenuto sui grandi problemi di questo tormentato 2020, lo ha fatto solo offrendo il suo parere su temi che riguardano l’economia internazionale: mai parlando esclusivamente dell’Italia o della zona euro. Così ha fatto in un suo intervento in marzo sul Financial Times, così anche nel suo discorso al Meeting di Rimini in agosto. E così in questi giorni Draghi presenta, come co-presidente con il grande economista indiano-americano Raghuram Rajan, un rapporto del gruppo di grandi personalità internazionali che va sotto il nome di G30» • Il 4 febbraio 2021 Draghi inizia le consultazioni per un governo di alto profilo (con riserva), una scelta non scontata per un governo tecnico o istituzionale (Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 non le fece): «Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti ed i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del presidente della Repubblica». Elena Tebano: «Uno dei nodi riguarda la posizione dei 5 Stelle, contrari da sempre a un governo tecnico (e all’“élite” finanziaria che Draghi rappresenta). Il Movimento, che conta 92 senatori e in Parlamento è decisivo, al momento è maldisposto e diviso. Anche per questo Draghi ieri ha incontrato il premier uscente Giuseppe Conte, considerato l’unico in grado di riunirlo, ma ancora non rassegnato alla fine imprevista del suo governo. L’ipotesi (smentita per ora da Palazzo Chigi) è che Draghi gli possa offrire un ministero importante. Ad aprire è stato invece il leader della Lega Matteo Salvini: “Se sarà Draghi a portare stabilità, noi daremo il nostro contributo. Con l’idea che la parola debba tornare prima possibile agli italiani”. È orientata al sostegno, da subito, anche Forza Italia. Ormai scontato il sì del Partito democratico, oltre a quello di Italia viva». Giuramento il 13 febbraio, il 17 il governo otterrà la fiducia al Senato (262 voti favorevoli, 40 contrari e 2 astenuti), il 18 alla Camera (535 voti favorevoli, 56 contrari e 5 astenuti) • Alle 9 del 21 luglio 2022 Draghi annuncia alla Camera la fine del suo governo. Gianluca Mercuri: «Si chiude dunque — dopo 522 giorni — una stagione politica straordinaria. Il trentesimo presidente del Consiglio della storia repubblicana ha preso in mano il Paese il 13 febbraio 2021, su mandato di Sergio Mattarella e con l’impegno davvero patriottico di tutti i principali partiti — 5 Stelle, Lega, Pd, Forza Italia e Italia Viva — tranne Fratelli d’Italia. Questa maggioranza improbabile ha retto per 17 mesi, e si è fatta guidare da Draghi attraverso emergenze eccezionali — pandemia, crisi economica, guerra in Europa — affrontandole con successi significativi, elogiati in tutto l’Occidente. L’unità nazionale, dopo mesi di sussulti e minacce, è però finita ieri quando tre di quei partiti — 5 Stelle, Lega e Forza Italia — non hanno votato la fiducia al premier. Sul piano tecnico-numerico la fiducia del Senato c’è stata — con soli 95 voti — ma il gesto politicamente abnorme compiuto da Conte, Salvini e Berlusconi ha chiuso la partita» • Il 31 marzo 2023, mentre si parla de La corsa per il Pnrr e il governo Meloni «è tentato di attribuire la responsabilità dei ritardi a chi l’ha preceduto», Mercuri definisce il periodo che l’ha visto a Palazzo Chigi «i 18 mesi che hanno raddrizzato l’Italia». Francesco Giavazzi, già suo consigliere, in un editoriale ribadisce che la missione del governo di unità nazionale (Meloni a parte) era preparare il terreno con le riforme, lasciando la “messa a terra” del Pnrr a un successivo governo politico • Nel settembre 2024 (La scossa di Draghi all’Ue) presenta il suo Rapporto sulla competitività europea. Luca Angelini: «Ha individuato tre principali aree di intervento: l’innovazione (bisogna colmare il divario con gli Stati Uniti e la Cina, soprattutto nelle tecnologie avanzate), la decarbonizzazione, la sicurezza (intesa come difesa militare ma anche come riduzione delle dipendenze da Paesi terzi per le materie prime strategiche). E tre “barriere»: l’incapacità Ue di perseguire i propri obiettivi con azioni politiche congiunte; lo spreco delle risorse comuni, diluite tra numerosi strumenti nazionali e comunitari; la mancanza di coordinamento tra le diverse politiche ambientali e industriali. L’unica cosa che, a suo avviso, l’Unione europea non può fare è attendere e rinviare: l’opzione è “intervenire o sarà una lenta agonia” e farlo unendo le forze perché “mai in passato le dimensioni dei nostri Paesi sono apparse così piccole e inadeguate rispetto alle dimensioni delle sfide”» • A metà maggio 2025 torna a farsi sentire per spronare l’Europa: «lo choc politico proveniente dagli Stati Uniti è enorme», nulla «sarà più come prima», per questo occorre «creare un piano di difesa europeo», aprirsi a nuovi mercati, emettere debito comune come «componente fondamentale della tabella di marcia politica». A fine ottobre, intervenendo da Oviedo per il Premio Princesa de Asturias, spiega che l’unico rimedio possibile se davvero si vogliono un’Europa e un’Italia più forti e non vassalle è «un nuovo federalismo pragmatico» «basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale dell’Ue. Sarebbe costruito da “coalizioni di volenterosi” attorno a interessi strategici condivisi - riconoscendo che le diverse forze dell’Europa non richiedono che ogni Paese si muova allo stesso ritmo».
5. Sergio MATTARELLA Palermo 23 luglio 1941. Politico • Il 2 giugno 2020 (Festa della Repubblica), poco dopo le 14 in piazza del Popolo a Roma, i Gilet arancioni guidati dal generale Antonio Pappalardo, ex leader dei forconi, prendono ad insultarlo. Daniele Leodori, vicepresidente della Regione Lazio attacca: «Più che arancioni dovrebbero essere rossi di vergogna per una manifestazione piena di insulti e rancore, senza senso con gravi offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella». Lui è a Codogno, «il luogo del primo focolaio e della prima “zona rossa” e per questo l’ha scelto come simbolo del dolore e dei lutti provocati dall’epidemia» • A dicembre 2021 un lettore scrive ad Aldo Cazzullo: «La lunga ed emozionante standing ovation che il Teatro alla Scala ha riservato al Presidente della Repubblica, in occasione della prima, ha un significato che va ben oltre quello di manifestargli affetto, gratitudine, riconoscimento per il suo settennato e nel contempo la richiesta a prolungarlo. È chiaro che Mattarella per evidenti e condivisibili note ragioni non è intenzionato a concedere un bis. Ma il segnale che gli spettatori della Scala gli hanno rivolto con un lunghissimo e meritatissimo applauso non va sottovalutato». Cazzullo risponde: «Salito al Quirinale, Mattarella si ritrovò a presiedere una Repubblica che pareva impazzita. Andavano al governo un movimento antisistema, nato all’insegna del Vaffa e alleato in Europa con Nigel Farage, l’uomo della Brexit (per poi lasciarsi affascinare dai Gilet gialli, che ogni sabato sfasciavano il centro di Parigi), e una Lega dichiaratamente antieuro e antiEuropa. Era il tempo della Brexit, di Trump, di Bolsonaro, di Vox e Podemos, di Marine Le Pen, di Alternative für Deutschland. Per Mattarella si parlò di impeachment; che oltretutto nel sistema italiano non esiste, il presidente non può essere revocato, può essere semmai arrestato per aver tradito il suo giuramento e attentato alla Costituzione. Da allora molte cose sono cambiate, in una direzione che Mattarella ha assecondato. Oggi l’Italia ha il governo più europeista della sua storia, con la Lega in maggioranza insieme con i 5 Stelle, che flirtano con Macron. I sei minuti di applausi della Scala sono l’ultimo segnale della stima che circonda il presidente. Perché Mattarella dovrebbe accettare di farsi rieleggere? Tra un anno avremo un Parlamento di 600 membri, e non di 945; e avremo una maggioranza politica probabilmente molto diversa da quella uscita dal voto del 2018. Non crede, signor Campoli, che un secondo mandato esporrebbe Mattarella agli stessi rischi di logoramento a cui Giorgio Napolitano si sottrasse dopo appena due anni? Detto questo, Mattarella è ovviamente libero di cambiare idea. Finora ha sempre detto che non lo farà». Ci si mette però pure Valentino Rossi, che ricevuto al Quirinale dichiara: «Il Presidente è un grande. Se continuerà saremo contenti» • Il 29 gennaio 2022 il bis arriva. Gianluca Mercuri: «Il tredicesimo presidente della Repubblica è rimasto dunque il dodicesimo, impossibilitato a dire “no” dalla visione deprimente - dall’alto del Colle - di macerie fumanti. Quelle dei partiti». Luciano Fontana, direttore del “Corriere”: «La conferma di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica è un’ottima notizia per l’Italia. Il Quirinale sarà guidato ancora nei prossimi anni da una personalità che ha dimostrato sensibilità istituzionale e sintonia con i sentimenti del Paese. Rispettosa degli equilibri politici ma al tempo stesso determinata nelle situazioni di crisi. È un’ottima notizia anche perché la scelta è stata favorita dalla spinta del premier Mario Draghi. Insieme i due presidenti hanno avuto il compito e il peso di affrontare la pandemia, riavviare la crescita economica, infondere fiducia ai cittadini in uno dei momenti più difficili della nostra storia repubblicana. Che la loro azione vada avanti è una garanzia per il futuro. Sappiamo tutti quanto Mattarella abbia cercato di evitare il bis. Le ragioni che lo portavano ad escludere un secondo mandato erano fondate, dal punto di vista dell’assetto costituzionale e politico. Con altrettanta franchezza si deve però dire che questa nuova situazione di eccezionalità ha un solo ed esclusivo responsabile: il sistema dei partiti. Se non tutti i partiti, almeno gran parte di loro» • A metà luglio 2023 arriva L’incontro Mattarella-Meloni sui punti critici della riforma della Giustizia. Monica Guerzoni: «Il faccia a faccia arriva dopo giorni di braccio di ferro con l’Anm sui casi giudiziari che toccano esponenti di alto rango di Fratelli d’Italia e, secondo fonti del Quirinale, è stato “cordiale e costruttivo”. Due aggettivi che da più parti sono stati letti come sinonimi di freddezza e distanza». Marzio Breda: «Mattarella, che a norma di Costituzione presiede il Csm, non ha mai fatto mancare sostegno ai magistrati, citando l’articolo 104 della Carta, che riconosce all’ordine giudiziario “l’autonomia e l’indipendenza da ogni altro potere”. È un “presidio irrinunciabile”, ha detto un mese fa e lo ha sottolineato convocando i vertici delle toghe, per esprimere loro simbolica vicinanza nel momento in cui la magistratura è accusata di fare quasi un golpe. Concetto che avrà di sicuro ribadito, assieme al rispetto del Parlamento, s’intende, ma anche ai suoi dubbi sull’abrogazione dei reati di abuso d’ufficio e di traffico d’influenze scritti nel Ddl che dovrà firmare tra poche ore» • Il 2 giugno 2024 c’è L’attacco della Lega a Mattarella. Poiché alla vigilia delle celebrazioni per la Festa della Repubblica il presidente ha detto in un messaggio ai prefetti che «È dovere civico e preziosa opportunità per riflettere insieme sulle ragioni che animano la vita della nostra collettività, inserita oggi nella più ampia comunità dell’Unione europea cui abbiamo deciso di dar vita con gli altri popoli liberi del continente e di cui consacreremo, tra pochi giorni, con l’elezione del Parlamento Europeo, la sovranità», il senatore della Lega Claudio Borghi scrive su X: «È il 2 giugno, è la Festa della Repubblica Italiana. Oggi si consacra la sovranità della nostra nazione. Se il presidente pensa davvero che la sovranità sia dell’Unione europea invece che dell’Italia, per coerenza dovrebbe dimettersi, perché la sua funzione non avrebbe più senso». Elena Tebano: «In tv, a chi gli chiede del tweet di Borghi, Matteo Salvini dice di non averlo letto. Ma, dopo averne ascoltato il contenuto, non prende affatto le distanze, approvandone i concetti»: «Oggi si festeggia la Repubblica, non l’Unione europea delle multinazionali che vorrebbero mettere fuori norma tutto il made in Italy. Non mi arrenderò mai a un super-Stato europeo in cui comandano quelli che hanno i soldi, non è questa l’Europa». Breda: «Nessuna replica dal Quirinale, dopo così incaute (per non dire eversive) dichiarazioni. Siamo in campagna elettorale ed è scontato che qualcuno alzi toni polemici pur di farsi notare. Silenzio dal Colle, dunque» • Dopo che il 5 febbraio 2025 all’università di Marsiglia ha paragonato l’aggressione russa all’ucraina al progetto del Terzo Reich in Europa, il 17 dello stesso mese la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova lo minaccia dicendo in un intervento tv che le sue parole «non possono rimanere e non rimarranno senza conseguenze». A fine luglio descrive le condotte di Israele nella Striscia di Gaza in termini che le collocano pienamente nelle fattispecie di crimini di guerra e crimini contro l’umanità: «Da tanti secoli, da Seneca a Sant’Agostino, ci viene ricordato che “errare humanum est, perseverare diabolicum”. Si è parlato di errori anche nell’avere sparato su ambulanze e ucciso medici e infermieri che recavano soccorso a feriti, nell’aver preso a bersaglio e ucciso bambini assetati in fila per avere acqua, per l’uccisione di tante persone affamate in fila per ottenere cibo, per la distruzione di ospedali uccidendo anche bambini ricoverati per denutrizione. Difficile, in una catena simile, vedere una involontaria ripetizione di errori e non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente. Disumano anche ridurre un popolo alla fame». A metà novembre il giornalista della Verità Ignazio Mangrano riporta una conversazione privata del suo consigliere per la difesa Francesco Saverio Garofani ascoltata «di straforo durante» «un incontro conviviale in un locale pubblico» facendo apparire il Quirinale come una sorta di capo-ombra dell’opposizione al governo. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, dirama una nota in cui scrive che «consiglieri del capo dello Stato auspicherebbero iniziative contro il presidente Giorgia Meloni e il centrodestra», «confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio». Il Quirinale replica rendendo noto lo «stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo».
6. Matteo RENZI Firenze 11 gennaio 1975. Politico • Il 16 dicembre 2020 la notizia è che «pare intenzionato a spostare a gennaio la scadenza del suo ultimatum al governo». Massimo Franco: «Nell’affondo che Renzi minaccia, senza finora portarlo a compimento, il bersaglio non è solo Conte. Alla mancanza di rapporti e all’idiosincrasia tra i due si aggiunge, come incognita ulteriore, l’ostilità sorda del leader di Iv nei confronti di gran parte del suo ex partito, il Pd, e del M5S. In più si avverte l’assenza di comunicazione con l’inquilino del Quirinale: quel Sergio Mattarella che pure Renzi ha contribuito in modo determinante a fare eleggere, ma dal quale sembra deciso a prescindere nelle sue scorrerie. Tutto questo accentua la preoccupazione per una manovra che sa di azzardo». Secondo Marco Galluzzo, va detto, tutti lo giudicano «un ottimo giocatore di poker della politica» • Il 23 gennaio 2021 Roberto Gressi scrive (Renzi tra sbandate, duelli al penultimo sangue e gioco del cerino): «Già a maggio dello scorso anno avvertiva che siamo a un bivio, che non se ne può più dei pieni poteri di Giuseppe Conte e minacciava di ritirare i ministri. Minaccia rientrata, ma solo per un altro rilancio, quello per far fuori Alfonso Bonafede: non voterò mai la prescrizione, clamorosa e folle la scelta del Guardasigilli di scarcerare i boss. E lì tutti appesi fino al voto di sfiducia, rientrato in zona Cesarini. Ma sempre con il governo nel mirino perché “se il premier non pensa all’economia farà a meno di noi”. Non si contano i duelli al penultimo sangue: sul cuneo fiscale che così non serve a niente, sulla plastic e sugar tax contro le quali sarà battaglia senza quartiere, sulle banche, sui migranti, sul reddito di cittadinanza. Insofferenza e cambi di passo non ingiustificati, perché il governo continua a scontare un peccato d’origine. Chi ne fu il demiurgo? Renzi che voleva fermare il Matteo Salvini del Papeete per poi andare presto al voto? Nicola Zingaretti che voleva un’alleanza organica? Luigi Di Maio che riproponeva il contratto già tentato con la Lega?». Il Conte II cadrà infine il 26 gennaio • L’11 agosto 2022 arriva L’accordo tra Renzi e Calenda. Elena Tebano: «È nato ufficialmente, dopo una gestazione durata solo pochi giorni, il terzo polo, l’alleanza tra Azione di Carlo Calenda e Italia viva di Matteo Renzi». Calenda, che la settimana precedente aveva annunciato e poi rotto un accordo elettorale con il Pd, annuncia su Twitter: «Nasce oggi per la prima volta un’alternativa seria e pragmatica al bipopulismo di destra e di sinistra che ha devastato questo Paese e sfiduciato Draghi. Ringrazio Matteo Renzi per la generosità». Renzi dà la notizia con un video su Instagram in cui indossa la maglia numero 10 e si appresta a lanciare un pallone: «Lascio volentieri che sia Carlo Calenda a guidare la campagna elettorale. Ci sono dei momenti in cui le ambizioni personali lasciano il passo ai sogni collettivi. Servono gli assist per fare i goal» • Il 13 aprile 2023 arriva La rottura Renzi-Calenda. Alessandro Trocino: «Nel consueto gioco del cerino, Calenda dice che andrà avanti da solo nel progetto centrista, ma non per colpa sua: “Sarebbe stato logico farlo con Iv, Renzi ha voluto diversamente”. Secondo Azione, l’ex premier non voleva sciogliere Italia Viva, né cancellare la Leopolda, ma tenersi ogni strada aperta. Renzi, invece, detta una nota nella quale si spiega che lo stop “è stata una scelta unilaterale di Calenda”. Nel sottotesto, il sospetto maligno che Calenda avesse paura di non diventare il leader del Terzo Polo. E ora? Se Calenda intende proseguire nella sua strada, per Renzi - scrive Claudio Bozza - potrebbe contare il “fattore Forza Italia”. Nel senso che c’è un’attrazione verso quell’area, e per i suoi elettori» • A fine ottobre 2024 l’Istituto Cattaneo conferma che «l’anatema di Giuseppe Conte contro Matteo Renzi» è costato al centrosinistra la Liguria. Più della metà degli elettori che alle ultime Europee hanno votato Italia viva, Azione e +Europa stavolta hanno scelto Marco Bucci, candidato del centrodestra, invece di Andrea Orlando: valevano il 4% degli elettori totali (gli aventi diritto); di questi il 2,4% ha scelto il centrodestra, solo lo 0,9 il centrosinistra. In altri 104 comuni liguri, dove l’elettorato del Terzo polo alle Europee aveva pesato per il 3,6% degli aventi diritto, il 3,1% ha scelto Bucci e lo 0,5 Orlando. In tutto gli elettori liguri centristi alle Europee avevano superato i 23 mila. Orlando ha perso per 8.400 voti • A fine gennaio 2025, mentre si sfila dal resto del centrosinistra per il referendum sul Jobs act, Massimo Gramellini scrive: «Ogni leader ama essere amato da tutti, e il modo più sicuro di riuscirvi consiste nel mettersi accanto qualcuno più inquietante di lui. Così potrà apparire rassicurante persino agli occhi dei suoi avversari. Gli esempi, anche in Italia, non mancano: Andreotti si accompagnava a Sbardella, Berlusconi a Previti, Renzi a Renzi». A maggio prima attacca la premier dicendo che «Palazzo Chigi non gioca alcun ruolo nelle cancellerie e dunque si accontenta di influenzare le redazioni. La premier si preoccupa di venir bene in foto, non di influire sulle relazioni diplomatiche. Non è una leader, però è fotogenica», poi le fa un appello: «Basta polemiche, viviamo una stagione geopolitica difficile, mettiamoci al lavoro tutti insieme». A novembre, mentre si parla delle accuse dapprima riprese e poi negate da Fdi, su un supposto «complotto del Quirinale» contro il governo Meloni, intervistato da Maria Teresa Meli dichiara: «Meloni sapeva tutto e infatti ha messo il carico spostando la polemica da Garofani a Mattarella. In FdI non si muove foglia senza che una Meloni non voglia. Lei vuole il Quirinale, è ingorda, non fa nulla ma vuole tutto. Abbiamo la pressione fiscale che sfiora il 43%, il debito pubblico che cresce, il record della fuga di cervelli, l’aumento degli alimentari, delle bollette, del gasolio, delle sigarette, dei mutui. E la premier attacca Mattarella? Su, siamo seri. Sulla legge elettorale è vero che Meloni vuole cambiarla, ma lo fa solo perché sa che con la legge vigente lei al prossimo giro perde e torna a fare opposizione: sui collegi per loro sarà uno sfacelo».
7. Antonio TAJANI Roma 4 agosto 1953. Politico • Il 2 giugno 2020, Festa della Repubblica, una manifestazione a Roma con tanto di insulti al presidente Mattarella fa parlare di centrodestra «smascherato». Paola Di Caro: «In piazza del Popolo arriva per primo Tajani, con mascherina di ordinanza, c’è ancora poca gente, in attesa che tocchi a Matteo Salvini e che Giorgia Meloni conceda qualche battuta alle telecamere. Ma ancora non è partito il corteo che scatta il primo allarme: un gruppo di manifestanti di Azione Libera Italia, frangia di Forza Nuova, arrivano armati di slogan duri e vengono allontanati dalla polizia, allertata da Gasparri e La Russa: “Non vogliamo problemi”. Facile a dirsi: qualcuno non ci sta. “I comunisti possono sfilare il 25 aprile col pugno chiuso e io non posso fare il saluto romano?” urla un anziano manifestante. Si fa finta di non sentirlo. [...] Fino a quando un manifestante offende Mattarella e la memoria del fratello ucciso e fa insorgere tutti». Massimo Franco: «In particolare Matteo Salvini, ma anche Giorgia Meloni e Antonio Tajani ieri non sono riusciti ad emanciparsi dal loro cliché», «il rischio di assumere un profilo che sconfina e quasi si confonde con le piazze dei “gilet arancioni” guidati da improbabili Masanielli di ritorno è reale» • A maggio 2021 fa discutere una sua frase in conferenza stampa: «La famiglia senza figli non esiste». Massimo Gramellini (La famiglia degli iTajani): «Una lettrice, la signora Cinzia, ci è rimasta davvero male: mi ha scritto che, anche se lei e suo marito non sono riusciti a mettere al mondo dei bambini, hanno fatto e si sono sentiti famiglia per tutta la vita. E come dimenticare Friends, lo storico telefilm con Jennifer Aniston, di cui anche l’onorevole Tajani, nei suoi anni di apprendistato esistenziale, avrà sicuramente sbirciato qualche puntata? Lì un gruppo di amiche e di amici che abitava sotto lo stesso tetto si comportava a tutti gli effetti come una famiglia. Si direbbe che l’idea di famiglia sia talmente radicata nel nostro modo di concepire la vita da poter tranquillamente prescindere dal sesso, dall’età e dai rapporti di parentela dei suoi componenti e persino, sia pure con una punta di autentico dispiacere, dall’opinione dell’onorevole Tajani. O del suo sosia» • Vicepresidente dei Popolari dal 2002, apprezzato a Bruxelles «non solo dal suo gruppo ma anche dagli avversari», ad ottobre 2022, quando è imminente la sua nomina a ministro degli Esteri nel governo Meloni, riceve dal Ppe un «forte endorsement» a patto che si mantenga la rotta filo Nato e filo europeista (i dubbi vengono dall’audiogate che ha svelato frasi di Silvio Berlusconi a favore di Vladimir Putin e contro il premier ucraino Volodymyr Zelensky) • A fine agosto 2023 tensione Tajani-Salvini, tra i motivi del contendere «la tassa sugli extraprofitti delle banche, approvata in Cdm: la premier e la Lega, nelle settimane successive, hanno confermato determinazione nonostante le aspre critiche di Forza Italia». Il 27 dichiara: «Per me la polemica è chiusa, con Meloni ci siamo chiariti. Ma non rinunciamo alle nostre proposte per tutelare il risparmio degli italiani. Quella norma si poteva scrivere meglio e proporremo di modificarla. Dire che non si è d’accordo non significa mettere in discussione il governo. Anzi. Noi siamo il centrodestra, non alziamo le tasse: oggi tassiamo gli extraprofitti delle banche e domani facciamo la patrimoniale?». Almeno altri tre i temi di contrapposizione netta. Alessandro Trocino: «La privatizzazione dei porti. A Tajani che la chiede, Salvini risponde con un no secco: “All’amico Antonio dico attenzione ai cinesi che ci vedono come terra di conquista”. Poi i gruppi in Europa: “Mai alleati di Le Pen e Afd, non si può governare con chi dice cose dal sapore nazista”, avverte Tajani. Infine il generale Vannacci: Tajani gli rimprovera scarsa prudenza, mentre Salvini annuncia di essere in attesa di leggere il libro» • Nuovo scontro a fine novembre 2024. Il 27, in commissione Bilancio del Senato, Forza Italia vota con le opposizioni, contribuendo in modo decisivo a bocciare l’emendamento proposto dalla Lega - con l’appoggio di Fratelli d’Italia - che prorogava per il 2025 il taglio del canone Rai da 90 a 70 euro. Ospite di Bruno Vespa, Salvini insinua: «Mi rifiuto di pensare che voti in Parlamento per interesse di un’azienda privata». Gianluca Mercuri: «Tra Salvini e Tajani c'è ruggine antica: lotta tra aspiranti delfini di Berlusconi, e solide affinità salviniane con Licia Ronzulli, a lungo rivale interna di Tajani (poi sconfitta) e assai filoleghista. Ora si contendono il secondo posto nel centrodestra. Salvini ha più parlamentari, ma Tajani l’ha ormai superato in voti. Non è uno scontro accademico: chi pesa di più strappa più favori per i suoi elettori. Salvini vuole una flat tax ancora più estesa per gli autonomi? Allora Tajani chiede un voucher fino a 2 mila euro per chi manda i figli nelle scuole paritarie, carezza all’elettorato cattolico conservatore e benestante. Ma Meloni come si pone? Questo è chiaramente il lato più importante della faccenda. E richiede una spiegazione più articolata. Meloni si fida certamente più di Tajani che di Salvini. L’ha aiutato a far fuori Ronzulli, escludendola dal governo (Berlusconi la voleva ministra della Sanità) e lui l’ha ricambiata rimettendo Forza Italia in asse con la premier, dopo il trauma del mancato voto a La Russa alla presidenza del Senato. Poi i due hanno stretto un patto di ferro sul tema decisivo della politica estera, su cui Meloni si giocava tutto. Quando ancora nel mondo si sospettava dei suoi trascorsi postfascisti, Tajani è stato il suo garante sia in Europa sia in America» • A fine marzo 2025, dopo che Salvini ha telefonato al vicepresidente americano JD Vance e il sottosegretario Claudio Durigon (Lega) lo ha descritto in difficoltà e bisognoso di un aiuto, intervenendo a Milano in un convegno sull’Europa replica: «Un partito quaquaraquà parla e dice senza studiare e riflettere. Sono i partiti populisti che un giorno dicono una cosa e un giorno un’altra. Noi preferiamo lavorare e non strillare perché chi strilla conta e comanda poco». A inizio dicembre, nuova intervista di Paola Di Caro si dice convinto della necessità di rafforzare la cooperazione europea: «L’Europa così come è strutturata non può reggere al confronto con altre potenze. È ora di eliminare il diritto di veto almeno per molte materie, ne parlerò con i miei alleati. Poi unificare il ruolo di presidente della Commissione europea con quello del Consiglio europeo, eletto direttamente dai cittadini. E rafforzare il Parlamento europeo, che non ha ancora iniziativa legislativa. Tutto questo per avere un’Europa più politica e meno burocratica». Auspica «il completamento del mercato unico» con «l’unione bancaria, il mercato unico dell’energia, il mercato dei capitali, le leggi sulla concorrenza, l’armonizzazione fiscale che impedisce si creino paradisi fiscali» e anche «un coordinamento per una difesa comune» che abbia «un esercito comune come punto d’arrivo».
8. Beppe (Giuseppe) GRILLO Genova 21 luglio 1948. Comico/politico • A metà gennaio 2020 «tra i molti misteri che avvolgono il Movimento 5 Stelle in questi giorni di lunghi coltelli, c’è quello su Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, due dei leader del quadrumvirato che governa di fatto il Movimento, insieme a Luigi Di Maio e Davide Casaleggio». Alessandro Trocino (Il movimento diviso): «Mai come ora le posizioni dei due si sono divaricate. Grillo è per la stabilità dell’esecutivo (Conte II, ndr), Di Battista per buttare tutto all’aria. Grillo è per l’alleanza con i progressisti, Di Battista per le mani libere e, magari, pronte a riallacciarsi a quelle leghiste. Grillo è per un ricambio della leadership, Di Battista invece la puntella, sia pure tra mille incertezze e cambi di passo» • Il 30 giugno 2021 Prima Ora titola Conte scaricato da Grillo e i Cinque Stelle sull’orlo della scissione. Luca Angelini: «“Non ha visione politica, né capacità manageriali”. Così Beppe Grillo, in un post sul suo blog ha dato il benservito a Giuseppe Conte, che lui stesso aveva indicato come l’uomo giusto per rinnovare e rilanciare un Movimento 5 Stelle in crisi. E a questo punto avviato a spaccarsi in (almeno) due pezzi. Grillo ha, infatti, annunciato un voto, per l’elezione di un nuovo direttivo, sulla piattaforma Rousseau (a volte ritornano). E l’ala pentastellata filo-contiana fa già sapere che “così il movimento è morto”» • Beppe Grillo indagato è il titolo del 19 gennaio 2022. Angelini: «La notizia è stata uno choc per il Movimento 5 Stelle, ma anche per il resto del mondo politico. Beppe Grillo risulta indagato dalla Procura di Milano per traffico di influenze illecite in relazione ad alcuni contratti pubblicitari sottoscritti dalla compagnia di navigazione Moby». Luigi Ferrarella: «Di qua i desideri dell’armatore Vincenzo Onorato per tenere a galla la sua compagnia marittima Moby Spa da 6 mila dipendenti e 700 milioni di fatturato; di là i parlamentari del Movimento 5 Stelle; e in mezzo lui, Beppe Grillo: il fondatore del Movimento, poi capo politico, ora “garante”, che si sarebbe speso per “orientare l’azione pubblica” dei parlamentari appunto “in senso favorevole agli interessi del gruppo Moby” e proprio nel periodo in cui la Moby di Onorato stipulava con il blog di Grillo beppegrillo.it un contratto pubblicitario da 120 mila euro l’anno per il 2018 e 2019, e con la Casaleggio Associati un altro contratto nel 2018-2020 da 600 mila euro» • Il 14 novembre 2023 si parla de Il caso Grillo. Gianluca Mercuri: «Domenica, durante la trasmissione Che tempo che fa su Nove, il comico e fondatore dei 5 Stelle aveva duramente attaccato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e avvocata della ragazza che accusa il figlio di Grillo, Ciro, di averla stuprata insieme ad amici. “Fa comizietti davanti ai tribunali”, aveva detto Grillo. La replica di Bongiorno: “Ho riferito che la mia assistita in Aula ha dichiarato di essere devastata e di aver tentato il suicidio. Un dolore immenso. Ecco, questa sofferenza è stata trasformata da Grillo in una farsa inserendola in uno show. Questo è gravissimo. Gravissimo. Perché la donna è stata massacrata due volte”. La trasmissione di Fabio Fazio ha stabilito un nuovo record di ascolti. “Una pagina non esaltante di televisione”, è però il commento di Aldo Grasso» • Il 25 novembre 2024 il titolo è L’addio dei 5 Stelle a Grillo. Elena Tebano: «Grillo, che ha contribuito a creare il partito nel 2009 insieme all’imprenditore digitale Gianroberto Casaleggio, aveva mantenuto un ruolo formale come garante dei valori fondanti dell’M5S e un contratto annuale del valore di 300 mila euro come consulente per la comunicazione. Ieri però, dopo due giorni di “Assemblea costituente” incentrata sulla riforma dello statuto, gli iscritti 5 Stelle hanno votato con il 63% di sì e il 29% di no a favore dell’abolizione del ruolo di garante. Conte invece non aveva mai fatto politica attiva fino al 2018, quando è stato chiamato dai 5 Stelle come tecnico superpartes per fare il premier del governo Lega-5 Stelle. Poi è rimasto come premier anche quando i 5 Stelle, dopo la rottura con la Lega, sono andati al governo con il centrosinistra nel 2019. Diventato presidente del Movimento nel 2021, si è ripetutamente scontrato con Grillo sulla gestione del partito» • A inizio giugno 2025, trascorsi sei mesi dal voto degli attivisti stellati che ha eliminato il ruolo del garante mettendolo di fatto alla porta, rompe gli indugi e affidandosi agli avvocati milanesi Matteo Gozzi dello studio Danovi e Giulio Enea Vigevani dello studio Melzi d’Eril Vigevani si prepara alla guerra legale per riappropriarsi del simbolo e del nome del M5S.
9. Elly (Elena) SCHLEIN Lugano (Svizzera) 4 maggio 1985. Politico • Il 14 febbraio 2020 Massimo Gramellini scrive (Sanvalentina): «Mi ha colpito la naturalezza con cui la giovane politica del momento, Elly Schlein, ha risposto in tv alle domande di Daria Bignardi sul suo curriculum sentimentale. Nel corso della vita ho avuto relazioni con molti uomini e donne, e in questo momento sto bene con una ragazza, ha detto Schlein. Ma, al di là delle parole, conta il tono con cui le ha pronunciate. Senza imbarazzo, ma anche senza enfasi, persino con un pizzico di ironia. Non stava sventolando una bandiera, né ergendosi a vittima di una discriminazione. Esprimeva semplicemente le predilezioni del suo cuore, collocandole in una dimensione di serena normalità» • 2021 - • Nel dicembre 2022, candidata alla segreteria del Pd, dichiara: «Vogliamo costruire un partito dove non comandino le cordate di potere. Vogliamo superare le correnti». Aldo Cazzullo (La bella figura di Schlein e la nomenklatura del Pd) commenta: «La candidatura di Elly Schlein non è il “ritorno al massimalismo”; è il tentativo della nomenklatura del Pd di nascondersi dietro una bella figura (non voglio dire figurina) per sfangarla ancora una volta e cambiare tutto affinché nulla cambi; con il retropensiero che i veri giochi per Palazzo Chigi si faranno tra anni, quando si tornerà alle urne. Con questo non intendo sminuire Elly Schlein, che ha una bella storia alle spalle, ed è una persona (non voglio dire personaggio) che dà speranza, include, mobilita. Ma, secondo la mia opinione, ha un’esperienza politica e amministrativa troppo limitata per guidare un grande partito e, in caso di vittoria elettorale, un governo» • A fine febbraio del 2023 arriva Il ribaltone clamoroso e la vittoria di Elly Schlein. Alessandro Trocino: «La prima fase del voto, quello tra gli iscritti, aveva visto prevalere Stefano Bonaccini con 79.787 voti (52,9%) mentre Elly Schlein aveva ottenuto 52.637 voti. Ma stavolta è stato decisivo il voto nei gazebo, di iscritti e non iscritti. Ed è la prima volta, nella breve storia delle primarie democratiche, che il voto nei gazebo sconfessa, o quanto meno ribalta, il risultato del primo turno. Schlein prevale soprattutto nelle grandi città, al Nord e al Centro. C’è stato un effetto Meloni? Probabilmente sì, ma in due direzioni. Nel senso di una donna leader, che ha aperto la strada alla prima segretaria dem. E nel senso di una radicalizzazione della sfida: la prima premier di destra ha richiamato evidentemente la necessità di una leader dell’opposizione più di sinistra del precedente leader, Enrico Letta» • «Outsider che si è presa il più grande partito della sinistra “senza che la vedessero arrivare” — ma che poi ha visto eccome la fatica di fare ordine tra correnti e cacicchi», a giugno 2024 esce dalle Europee col 24,1% (meglio solo Fratelli d’Italia, 28,8%). Gianluca Mercuri: «Uno degli elementi vincenti del Pd schleiniano è essere rimasto molto più attraente del terzo polo anche per l’ala moderata. La convenienza si è rivelata reciproca, visto che candidati come Decaro, Bonaccini e Gori sono andati fortissimo. La scommessa sarà mantenere il piglio decisionista — “Quasi tutte le più importanti scelte politiche da quando è segretaria, Schlein le ha prese da sola, consultandosi con i fedelissimi e snobbando spesso e volentieri i leader delle correnti”, scrive Maria Teresa Meli — senza alienarsi gli esponenti più lontani dalla segretaria. È la scommessa persa da tutti i suoi predecessori» • A fine gennaio 2025 è sotto assedio. Mercuri: «Ha riconquistato consensi, ha rivitalizzato il Pd, non fa mai polemiche con alleati veri o presunti, ignora il fuoco amico, attacca solo il governo, evita il chiacchiericcio politico, parla di lavoro e sanità. Ma la sua leadership sembra (sembra) non attecchire. Elodie, la cantante, dice che non ha carisma. Corrado Augias, il giornalista, evita di rispondere su di lei. Soprattutto, i maggiorenti non la ritengono capace di vincere». Roberto Gressi: «Come leader del principale e rinato partito di opposizione, chiede, magari pretende, una cosa sola: poter stare dritta in piedi nell’arena e sfidare l’imperatrice, Giorgia Meloni. Ma cresce la fronda, quasi un esercito, che si oppone, la prega di ripensarci, la sconsiglia, la avverte, quando addirittura non la minaccia. E il ritornello è sempre lo stesso: per battere il centrodestra il posto di candidata premier non può essere tuo». A inizio giugno, con i referendum su lavoro e cittadinanza asfaltati (quorum fallito di 20 punti) incassa il ridimensionamento del leader della Cgil Maurizio Landini. Francesco Verderami: «Politicamente Schlein ha vinto il derby nel centrosinistra. Intanto ha cancellato le ambizioni di Landini come futuro leader del “campo largo”: persino dentro il suo sindacato ieri c’era chi definiva il capo della Cgil “un brontosauro”. E insieme a Landini sono state fortemente ridimensionate le aspettative di Conte: dati alla mano - raccontano i democratici - “non è riuscito a portare al voto i suoi elettori al Sud”». Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera: «Io non credo che sia in discussione la leadership di Schlein dentro il Pd. Mi sembra però che Schlein debba fare una riflessione sulle parole d’ordine nel suo partito e sulla necessità di interpretare la parte del suo elettorato che non si ritrova nelle parole d’ordine della Cgil e non vuole farsi trascinare da quelle dei 5 Stelle». A fine novembre, dopo che il giornalista de “La Verità” Ignazio Mangrano ha riportato una conversazione privata di Francesco Saverio Garofani facendo apparire il Quirinale come una sorta di capo-ombra dell’opposizione al governo, Mercuri fa notare che, a ben guardare, la svolta provvidenziale, sotto forma di una «grande lista civica nazionale», invocata dal consigliere per la difesa del presidente Sergio Mattarella sarebbe semmai per far fuori lei, non Giorgia Meloni. E non di complotto si tratterebbe, ma di «un processo in corso da mesi e del tutto alla luce del sole. […] Garofani – un giornalista e poi parlamentare cresciuto nella Democrazia cristiana e poi in tutte le varianti della sua corrente di sinistra, dal Partito popolare alla Margherita, fa parte di quel pezzo di centrosinistra di matrice cattolica e riformista che pensa che Elly Schlein abbia spostato il Pd troppo a sinistra, che per questo non sia la candidata ideale alla presidenza del Consiglio».
10. Giancarlo GIORGETTI Cazzago Brabbia 16 dicembre 1966. Politico • Il 21 maggio 2020, in piena emergenza Covid, il deputato dei 5 Stelle Riccardo Ricciardi «accusa la Lombardia e incendia l’Aula» (Enrico Mentana su Facebook commenta: «A nome di tanti che non voterebbero mai Lega, né hanno mai votato per Berlusconi o Formigoni, vorrei dire all’onorevole Ricciardi che mai avevo ascoltato in un’aula parlamentare un intervento così squallido e vergognoso, che per colpire i suoi avversari identifica una regione martire con chi la amministra e bolla entrambi, arbitrariamente e con aperta soddisfazione, per il numero di morti»). Giorgetti s’infuria: «Ma chi è questo Riccardo Ricciardi? Perché mi tira in ballo? E come si permette di parlare della Lombardia? Poi dici che uno gli mette le mani addosso», «Non si può chiedere collaborazione alle opposizioni e poi venire qui a provocarci sui morti», «Prendere per il culo sui morti, anche no» • Definito da Marco Cremonesi uno che «parla poco, ma quando parla sono granate», ministro dello Sviluppo economico nel governo Draghi e vicesegretario della Lega, il primo novembre 2021 dice «cose, pesantissime, su Matteo Salvini, a conferma di una sfida interna de facto e di due posizioni politiche diametralmente diverse (anche se, naturalmente, smentisce che ci siano “due linee diverse, al limite sensibilità diverse”)». Alessandro Trocino: «Nel giorno in cui il segretario della Lega incontra a Pistoia il contestatissimo presidente del Brasile Jair Bolsonaro, Giorgetti dice: “Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo, Salvini deve fare una scelta precisa”. E l’europeista ministro dello Sviluppo economico fa un esempio chiarissimo: “Capisco la gratitudine verso la Le Pen, che dieci anni fa lo accolse nel suo gruppo. Ma l’alleanza con l’Afd non ha una ragione”. Giorgetti non fa mistero di volere la Lega nel Ppe, mentre Salvini vuole “un nuovo grande gruppo che metta insieme il centrodestra in Europa”. Giorgetti attacca direttamente Salvini: “La sua svolta europeista è un’incompiuta. Ha certamente cambiato linguaggio. Ma qualche volta dice alcune cose e ne fa altre. Può fare cose decisive e non le fa”. La ciliegina sulla torta è il commento finale da critico cinematografico: “Matteo è abituato a essere un campione d’incassi nei film western. Io gli ho proposto di essere attore non protagonista in un film drammatico candidato agli Oscar. È difficile mettere nello stesso film Bud Spencer e Meryl Streep. E non so che cosa abbia deciso. Anche se i western, ormai, stanno passando di moda”» (a luglio 2024 la Lega entrerà nel gruppo Patrioti per l’Europa, creatura politica del premier ungherese Viktor Orbán presieduta Jordan Bardella, leader della destra sovranista francese di Rassemblement National) • Il 4 novembre 2022, da neanche due settimane è ministro dell’Economia e finanze nel governo Meloni, il Consiglio dei ministri approva la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Gli interventi annunciati in conferenza stampa con la premier porteranno a un innalzamento del rapporto deficit/Pil al 5,6% nel 2022 e al 4,5% nel 2023, per poi ridiscendere fino al 3% nel 2025. Giorgetti assicura che sia un approccio «prudente, realistico e sostenibile». La crescita del Pil è prevista al 3,7% quest’anno e allo 0,6% il prossimo, anche se «Siamo consapevoli che fare previsioni a lungo termine può essere esercizio di pura accademia». Anche per questo «ogni altra misura non potrà essere finanziata in deficit» ed è stata avviata una spending review nei ministeri. Francesco Verderami: «È una politica economica “step by step”, figlia della crisi interna e internazionale, che costringe a gestire conti pubblici come si trattasse della tela di Penelope: da un lato Giorgetti può tesserla per le maggiori entrate e un insperato aumento del Pil; dall’altro vede disfarla per l’innalzamento dei tassi d’interesse che appesantiscono il bilancio dello Stato» • A fine giugno 2023, premesso che la premier avrebbe voluto al suo posto Fabio Panetta, Gianluca Mercuri si sofferma sull’idea che il governo stia facendo melina sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per poterlo usare «come arma negoziale su altri fronti»: «Ma sarebbe un’arma negoziale efficace? Qui i dubbi sono fortissimi. Il primo a nutrirli è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che però finora li ha espressi nelle modalità che predilige, piuttosto oblique. Dunque Giorgetti ha fatto dire al suo capo di gabinetto Stefano Varone, in un parere alla Camera, che la ratifica della riforma del Mes non avrebbe ricadute negative per l’Italia, anzi: sarebbe “un segnale di rafforzamento della coesione europea” e dunque l’Italia, rafforzando la propria immagine di affidabilità, potrebbe spuntare tassi più bassi quando colloca i propri titoli per finanziare il debito pubblico. E cosa pensa dunque Giorgetti? Meloni non vede l’ora di farglielo dire con parole sue: magari in una riunione a tre con Salvini, che sull’anti-Mes ci ha campato per anni e non ha visto bene l’apertura del suo ministro. La premier intende stroncare subito il giochetto leghista del ministro responsabile con l’Europa e del leader che flirta con gli anti-europei (un tipo di doppiezza a fini elettorali che semmai intende coltivare lei)». Federico Fubini: «Giorgetti capisce bene che lo scambio negoziale suggerito da Giorgia Meloni — fare concessioni sul Mes per ottenerne sul Patto di stabilità — è irrealistico. Gli altri governi europei sono infastiditi dalla mancata ratifica italiana, ma non così disperati da barattarla con regole di bilancio più simili a come le vorrebbe il governo di Roma. Al contrario, la strana posizione dell’Italia rischia di indebolire la posizione negoziale di Giorgetti» • A fine marzo 2024 annuncia la stretta su bonus e Superbonus, «sgradita soprattutto ai forzisti». Luca Angelini: «Il brusco stop allo sconto in fattura e alla cessione dei crediti d’imposta sui lavori edilizi, presentato a sorpresa ed approvato l’altra sera in Consiglio dei ministri, è stato giustificato da Giorgetti con la necessità di evitare scenari apocalittici per i conti pubblici». Mario Sensini: «Il giorno dopo il decreto Forza Italia prende le distanze e chiede modifiche, emergono forti preoccupazioni anche dentro Fratelli d’Italia e la stessa Lega, l’opposizione attacca e protestano le associazioni dei disabili, i cittadini e i sindaci terremotati, le imprese edilizie ed i professionisti impegnati nei lavori». Federico Fubini: «Giancarlo Giorgetti si è reso conto che andava fatto qualcosa il 13 marzo scorso, perché stavano rischiando i conti dello Stato e dunque anche lui quale titolare dell’Economia: il ministro non è disposto a mettere la firma su bilanci che intacchino la credibilità di un debitore da quasi tremila miliardi di euro» • A fine febbraio 2025 si parla di scontro sulle bollette alte con la premier, che ha rinviato il Consiglio dei ministri in cui varare l’apposito decreto rendendo clamorosamente pubblico il suo malcontento (bozza «non soddisfacente», ha chiesto di «approfondire» le misure, in modo da dare una risposta «più efficace», in particolare ai soggetti più vulnerabili»). Enrico Marro: « “Non si fa così”. Giancarlo Giorgetti è andato su tutte le furie quando, a sorpresa, ha appreso dalle agenzie di stampa che Meloni aveva bocciato la bozza di decreto. Una premier irritata che striglia i ministri coinvolti nella stesura del provvedimento, con l’invito a fare di più e meglio. No, non ci sta Giorgetti. E lo fa sapere, segnalando il primo frontale con una premier con la quale ha spesso fatto asse, qualche volta anche a costo di apparire lontano dalla linea del suo partito, la Lega, e del suo leader, Matteo Salvini [...] ha vissuto le parole fatte trapelare da Giorgia come una pugnalata alle spalle, un’uscita a tradimento quando meno se l’aspettava. Tanto più che il ministero dell’Economia, spiegano i suoi collaboratori, ha lavorato intensamente alle misure da inserire nel decreto, trovando le coperture necessarie. E non si tratta di bruscolini, ma di circa tre miliardi. Ma il punto, in ogni caso, non è questo, quanto lo schiaffone ricevuto. Ingiusto, oltre che mollato senza preavviso, quando la partita si sarebbe potuta gestire, viene spiegato, con più lealtà». A fine ottobre apre alla possibilità di un ripensamento sull’aumento della cedolare secca dal 21 al 26% per i proprietari di case che si rivolgono a intermediari e portali come Airbnb. Un motivo per aumentare la tassa c’è, dice Giorgetti, ed «è che questo meccanismo di Airbnb ha oggettivamente distrutto il mercato degli affitti per l’abitazione», dopodiché, «non ho la pretesa di fare tutte le cose giuste, e il Parlamento c’è per migliorare le cose». Federico Fubini: «Qui c’è un tema di equità fiscale. Con il prelievo al 21% un host di AirBnB da 24 mila euro l’anno versa al fisco, per la propria rendita, appena circa 1.350 euro all’anno in più rispetto a un lavoratore dipendente con lo stesso reddito (quest’ultimo è soggetto all’aliquota al 23%, con una no tax area di 8.500 euro). Una differenza del genere è troppo piccola. È semplicemente ingiusto che chi svolge lavori magari faticosi e pericolosi nella propria comunità paghi - a pari guadagni - quasi tante tasse quante ne paga il beneficiario di una rendita che genera tanti impatti negativi su larga parte della popolazione del suo centro abitato. E in realtà il reddito di molti proprietari in appartamenti in Airbnb è ben superiore ai 24 mila euro l’anno. Qui Giorgetti ha ragione: l’aliquota sugli affitti brevi deve salire» (alla fine l’aumento dell’aliquota scatterà dalla seconda casa in affitto in poi). A inizio novembre difende la manovra dalle critiche di Istat, Bankitalia e Corte dei Conti: «Una volta che abbiamo cercato di ovviare non per i ricchi ma per quelli che guadagnano cifre ragionevoli, siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare. Ma non è un problema, perché riteniamo di essere nel giusto». E poi: «Bisogna capirsi su che cosa si intende per ricco. E se ricco è colui che guadagna 45 mila euro lordi all’anno…. Forse l’Istat, la Banca d’Italia hanno una concezione della vita un po’ diversa. Noi siamo intervenuti quest’anno sul ceto medio perché eravamo già intervenuti negli anni scorsi sui ceti più svantaggiati. Abbiamo messo circa 18 miliardi l’anno scorso e li abbiamo rimessi quest’anno per i redditi inferiori a 35 mila euro. Abbiamo poi fatto uno sforzo ulteriore e abbiamo coperto quest’anno la fascia di redditi fino a 50 mila euro. È una logica assolutamente sensata se si considera l’orizzonte pluriennale».
11. Luigi DI MAIO Avellino 6 luglio 1986. Politico • Il 3 gennaio 2020 Monica Guerzoni scrive: «Dire che il Movimento 5 Stelle rischia l’implosione è ormai un eufemismo. L’addio di Lorenzo Fioramonti e la cacciata di Gianluigi Paragone rivelano quanto profonda sia la piaga che si è aperta nel cuore, nell’anima e nella pancia del M5S. La scissione tanto paventata sembra essere già in atto. [...] Eppure Di Maio sembra non curarsene. Mostra di non fiutare le insidie e i veleni e sembra persino ansioso di liberarsi di altre “zavorre”, tanto da minacciare sanzioni e verdetti dei probiviri per quei parlamentari che si rifiutano di versare quota dei loro stipendi al Movimento» • A fine gennaio 2021 arrivano le dimissioni del Conte II, in cui è ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale (era stato vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico nel Conte I). Venanzio Postiglione (Ora anche Di Maio e Salvini si sentono «moderati»): «Li chiamavano Dioscuri. Scomodando la mitologia greca e ricordando la storia dei gemelli senza paura figli di Zeus. Magari Di Maio come Castore, il domatore di cavalli, e Salvini come Polluce, un eroe del pugilato. Profeti della nuova epoca o del populismo, a seconda dei punti di vista, nati per incontrarsi e poi perdersi. Di Maio sognava l’Italia senza povertà e Salvini senza migrazioni, il primo voleva abbattere la casta e il secondo spaventare l’Europa. Metodo e traguardi d’assalto, la stessa spinta futurista contro il mondo vecchio e decrepito. Eccoci, due anni e mezzo dopo. Che sono tanti e in politica tantissimi. Ora c’è il centro da corteggiare: per portarlo nella maggioranza o per trattenerlo all’opposizione» • Nel giugno 2022, al governo Draghi in cui è nuovamente ministro degli Affari esteri e cooperazione internazionale resta un mese prima della caduta, «c’è la drammatica spaccatura nel Movimento 5 Stelle, con lo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio». L’ex premier «ritiene che, in vista delle prossime Politiche, la strategia migliore sia ridare ai 5 Stelle un profilo più barricadero. In più, non ha mai digerito la sua defenestrazione da Palazzo Chigi a favore di Draghi. Perché si scontra con Di Maio? Perché il giovane ministro degli Esteri, al contrario, si è dato un profilo sempre più istituzionale, europeista e atlantista che contraddice i suoi esordi ma è imprescindibile per la carica che occupa e per il futuro politico cui aspira. Quali sono le accuse reciproche? Di Maio dice che il movimento a trazione contiana ha perso proprio lo slancio europeista e atlantista. Conte risponde sdegnato che se il movimento ha mai avuto qualche slancio europeista e atlantista è stato proprio grazie alle sue scelte, quando era premier (il che è vero, ma è in contraddizione col suo ostruzionismo attuale) Chi sta con chi? Il grosso del Movimento è con Conte» (Gianluca Mercuri) • A fine aprile 2023 arriva La nomina (contestata) di Di Maio. Luca Angelini: «L’Alto rappresentante per la politica estera Ue non è, diciamolo, una figura che occupi spesso la ribalta. Ieri, però, l’attuale titolare dell’incarico, lo spagnolo Josep Borrell, è riuscito ad agitare le acque della politica italiana, indicando l’ex ministro degli Esteri ed ex leader di 5 Stelle Luigi Di Maio come “il candidato più adatto” all’incarico di inviato speciale Ue per il Golfo. Lo ha fatto in una lettera del 21 aprile indirizzata agli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza degli Stati membri». La Lega promette battaglia: «Indicazione vergognosa, un insulto all’Italia e a migliaia di diplomatici in gamba». Irene Tinagli, eurodeputata del Pd replica: «Ma vergognosa perché? In che senso? Forse perché sfugge allo spoils system? Dicano questo, allora, non che è vergognoso. Dicano che Di Maio non va bene perché non appartiene alla loro area, unico criterio valido per una nomina» (il primo giugno assumerà l’incarico) • Nel 2024 è ormai ricordato soprattutto come quello che «su un balcone abolì addirittura la povertà» (vedi ad esempio il Massimo Gramellini del 12 febbraio) • A inizio luglio 2025, quando cadono praticamente tutti i 100 capi d’accusa (assolti 11 imputati e condannati solo 3, per fatti minori), è impossibile non ricordare quando era tra i complottisti che non la smettevano di attaccare il Pd con la frase «Parlateci di Bibbiano» (si riferiva al caso giudiziario del paese di Reggio Emilia, secondo l’accusa una decina di bambini erano stati tolti a famiglie deboli con false relazioni e assegnati a coppie giudicate più adatte). A metà dicembre, ospite della festa di Fdi, loda il governo Meloni: «L’Italia adesso è affidabile per la stabilità politica» (aggiunge che la differenza di consensi tra il suo ex partito e FdI «la fa il leader»).
12. Enrico LETTA Pisa 20 agosto 1966. Politico • Direttore di Sciences Po, «notoriamente un europeista convinto», a fine marzo 2020, poiché «l’Europa ai tempi del coronavirus, quella che non aiuta l’Italia perché non deve fare i conti con migliaia di morti in casa propria, di certo non è la sua» sul quotidiano Volkskrant sfida il primo ministro olandese Mark Rutte: «Nessuno sta chiedendo l’elemosina ai Paesi Bassi». Intervistato da Monica Guerzoni spiega: «È triste dirlo, ma i Paesi che frenano sugli aiuti, come Olanda, Germania e Svezia, sono quelli ancora aperti perché non hanno visto i cortei di bare. Ma ora i nuovi epicentri sono Londra e New York, che non sono né meridionali, né spendaccioni, quindi il dito puntato su Italia e Spagna non ha più senso. I governi del Nord Europa devono imparare la lezione e muoversi per tempo, senza aspettare. Mi preoccupa questa drammatica carenza di leadership». Ce l’ha anche con Merkel? «L’ho sempre molto stimata. Ma sì, quello che sta succedendo è tremendamente in linea con la crisi del 2008. Siamo di nuovo lì, al tabù tedesco del deficit, dell’inflazione e della mutualizzazione del debito. Al Whatever it takes di Draghi e alla nascita del Fondo salva-Stati, Angela Merkel ci arrivò con quattro anni di ritardo, un tempo letale». E poi: «Il no olandese e tedesco sono dei no alla Salvini, la cui filosofia ha fatto all’Europa un danno culturale. Se al governo di Berlino ci fosse lui, manderebbe al diavolo gli italiani chiamandoli terroni. Se tu imposti la battaglia politica nella logica mortifera del prima gli italiani, che solidarietà puoi chiedere?» • «Ex premier che nel 2014 dovette cedere la campanella a Matteo Renzi», a gennaio 2021, con Giuseppe Conte che in Parlamento cerca i numeri per proseguire a governare senza Italia viva, sbotta: «Trovo incomprensibile e incredibile che l’Italia e in parte anche l’Europa debbano andare dietro le follie di una sola persona. Ma la situazione oggi è molto diversa, lui allora era il segretario del Pd, oggi è il capo di una cosa che è più piccola del Psdi». A metà marzo, eletto segretario del Pd, fa discutere la sua proposta più importante in materia di lavoro: la partecipazione dei dipendenti alle decisioni e agli utili di impresa. Dario Di Vico: «Un tema che ha sorpreso gli osservatori ma che fa parte integrante del bagaglio politico-culturale di Letta, tanto da ricorrere in tutti i suoi ultimi libri. Nel più recente (ho IMPARATO) parla esplicitamente di una variante italiana del modello tedesco della Mitbestimmung, la compartecipazione dei lavoratori alle scelte di impresa. “Ne ho discusso molte volte con il compianto Carlo Dell’Aringa e mi sono convinto che quel modello sia alla base della competitività tedesca”. E ancora: “Come mostrano i lavori sulla contrattazione collettiva dell’economista Ocse Andrea Garnero, coinvolgere una rappresentanza dei lavoratori contribuisce ad aumentare la consapevolezza e rende fattibili scelte altrimenti impraticabili o molto faticose”. Ma ricordando come in Arel (il think thank fondato da Nino Andreatta di cui Letta è segretario generale) la partecipazione sia stata oggetto negli ultimi anni di più d’un seminario, se Letta vuol davvero farne una bandiera del suo Pd dovrà toglierle un po’ di polvere. Dovrà evitare che la via italiana alla cogestione venga considerata una proposta tardo-novecentesca e quindi superata dalla storia» • A metà settembre 2022 c’è Il duello Letta-Meloni, moderato da Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera. Massimo Franco: «Non ha parlato minimamente di Carlo Calenda e dell’accordo fallito con Azione. E sui Cinque Stelle si è limitato a ribadire che l’asse con Giuseppe Conte era improponibile dopo l’offensiva del M5S contro il governo Draghi. Non ha affondato, però, forse perché sa quanto forte nel Pd rimanga il filone nostalgico dell’accordo con i Cinque Stelle; e quanto il grillismo, nell’ultima versione, incalzi una sinistra alla quale spera di sottrarre una parte dei voti, cercando di far dimenticare il governo con Salvini del 2018. In più, si è notata l’esigenza del segretario del Pd di riproporsi come forza tranquilla e alternativa al centrodestra: un ruolo che sia il protagonismo di Calenda e di Matteo Renzi, sia del capo del M5S, entrambi tesi a attaccarlo e delegittimarlo da fronti opposti, cercano di mettere seriamente in discussione». Ha anche promesso: «Noi non faremo un governo con Bonelli e Fratoianni, è solo un’alleanza elettorale». Il problema non si porrà perché un mese dopo sarà Meloni ad andare a Palazzo Chigi • A fine febbraio 2023 avviene Il passaggio di consegne tra Letta e Schlein. Elena Tebano: «Dopo le primarie in cui domenica ha prevalso a sorpresa sul governatore emiliano Stefano Bonaccini, Elly Schlein si è insediata come leader del Partito democratico. Nel passaggio di consegne ufficiale il segretario uscente Enrico Letta le ha regalato una melagrana rossa di ceramica, proveniente dalla Terra Santa. “Un simbolo di fortuna e prosperità” ha detto Letta. Ma anche un intenzionale promemoria delle radici cattoliche del Pd, nato dalla fusione tra Democratici di Sinistra e Margherita. Il timore di molti, infatti, è che il partito, sotto la guida di Schlein, diventi troppo “laico” e di sinistra» • Il 18 aprile 2024 arriva Il rapporto Letta sul mercato unico. Alessandro Trocino: «In questo periodo quello di Draghi non è l’unico nome noto di ex premier che torna sullo scenario politico. Perché anche Enrico Letta si riaffaccia alla politica internazionale. Questa mattina l’ex premier presenterà il suo rapporto sul futuro del Mercato unico ai leader Ue, che nel giugno scorso gli hanno dato l’incarico. Ieri ha tenuto un punto stampa con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, dopo un bilaterale di un’ora. Il timore subito confessato da Letta è che anche questo rapporto, come i precedenti commissionati ad altri, “finisca nel cassetto”. Il senso del rapporto è in questa frase: “L’inerzia significa declino”». Francesca Basso: «Le tensioni geopolitiche e l’aumento del protezionismo minacciano la sicurezza economica dell’Europa. Il Mercato unico è di fatto incompleto perché non include tre settori fondamentali: energia, finanza e telecomunicazioni. Va dunque completato. “Serve una quinta libertà dell’innovazione e della ricerca”, ha detto Letta. L’Ue deve essere capace di trovare i finanziamenti per la doppia transizione come hanno fatto gli Stati Uniti con l’Inflation Reduction Act (Ira), ma anche per le difesa» • A marzo 2025 è ripetutamente citato con Paolo Gentiloni e Romano Prodi tra «i big del Pd» che prendono le distanze da Elly Schlein schierandosi a favore del piano per il riarmo europeo di Ursula Von der Leyen. A metà maggio, sul palco del Convento di San Francesco di Coimbra, Mattarella cita più volte il suo rapporto sul mercato unico europeo e fa suoi gli «spunti di grande rilevanza e interesse» con cui Mario Draghi, su richiesta della von der Leyen, «sta già contribuendo a orientare le politiche della Commissione», a inizio settembre è Daniele Manca ad accoppiarlo all’ex presidente della Bce spiegando che, con una situazione geopolitica che è mutata e che rischia «non solo metterci da parte ma addirittura mettere in discussione le conquiste sinora raggiunte», «rapporti come quello Draghi o di Enrico Letta sulla Saving investment union hanno indicato con chiarezza le linee di direzione sulle quali muoversi», a dicembre stessa musica con Giuseppe Sarcina («I rapporti compilati da Mario Draghi e da Enrico Letta hanno tracciato la rotta per aumentare la competitività nei settori chiave: energia, difesa, digitale, intelligenza artificiale»). Mentre sta per finire l’anno, Massimo Gramellini scherza «Una volta ho sentito dare del comunista persino a Enrico Letta» (a marzo, premesso che nonostante tutti promettano di abbassarle in Italia le tasse non calano mai, un data room di Milena Gabanelli e Andrea Priante ricordava che dal 2001 ci sono state minime ma continue oscillazioni della pressione fiscale con un picco oltre il 43% durante i governi Letta-Renzi).
13. Carlo CALENDA Roma 9 aprile 1973. Politico • A luglio 2020 è in libreria con I mostri. E come sconfiggerli. Alessandro Trocino: «Immagina l’Italia come un labirinto sorvegliato da mostri terrificanti. E quei mostri li abbiamo generati noi, sono dentro di noi. Carlo Calenda, leader di Azione, prende in prestito il titolo del film di Dino Risi per il suo nuovo libro. Non gli piace il “ridicolo bluff” della democrazia diretta M5s, “la leadership svogliata” del Pd, il sovranismo della Lega, il renzismo “mastelliano”, il populismo dei sindacati, Confindustria “condannata all’irrilevanza”, la stampa moribonda. Dell’Italia dice che “siamo il Paese più ignorante d’Europa”. Ma ha molte ricette per liberarsi dei “mostri”» • A giugno 2021 è candidato sindaco di Roma. Antonio Polito: «Dal posteriore di ogni autobus della capitale un Calenda a mezzo busto, versione “slim-fit”, ci guarda e dice: “Roma, sul serio”. Se si riferisce a se stesso (di solito è così con Calenda) vorrà dire che lui è serio e gli altri no, o che ci crede sul serio sennò non avrebbe speso tutti questi soldi per la campagna elettorale» (al primo turno sarà terzo col 19,8%) • L’8 agosto 2022 Gianluca Mercuri (Come si è disintegrato il fronte anti Meloni) sentenzia: «Se qualche storico deciderà prima o poi che Carlo Calenda merita lo sforzo di una biografia, il capitolo centrale del libro sarà intitolato “la clamorosa rottura del 7 agosto”: rottura con il Pd di Enrico Letta. Questa data, in effetti, sarà probabilmente ricordata come decisiva ben al di là delle vicende personali del leader di Azione: decisiva perché divide irrimediabilmente in tre tronconi — Pd&cespugli residui, ciò che resta dei 5 Stelle e ciò che vorrebbe essere un nuovo centro — il non-fronte di coloro che a parole dicono di non volere che Giorgia Meloni sia la prossima presidente del Consiglio. E che invece stanno facendo di tutto per spianarle la strada» • A metà aprile 2023 arriva La rottura Renzi-Calenda. Trocino: «Frecciatine, battutine, colpi bassi. Il finale del progetto centrista del Terzo Polo era già scritto, ma agli sceneggiatori dev’essere sfuggita la mano. E così a mezzogiorno, Carlo Calenda appare in un video sui social e annuncia: “Il partito unico è definitivamente morto”. De profundis con sberleffo: “Renzi? Non l’ho sentito, lui parla solo con Obama e Clinton”. Resta sì uno spiraglio, per un sequel, ma detto così, appare improbabile: “Andremo avanti con due partiti e, se ricomporremo il clima, ci alleeremo dove sarà possibile”. Il clima però, per ora è da ok Corral, anche se nessuno si vuole assumere la responsabilità di avere sparato per primo. Nel consueto gioco del cerino, Calenda dice che andrà avanti da solo nel progetto centrista, ma non per colpa sua: “Sarebbe stato logico farlo con Iv, Renzi ha voluto diversamente”. Secondo Azione, l’ex premier non voleva sciogliere Italia Viva, né cancellare la Leopolda, ma tenersi ogni strada aperta. Renzi, invece, detta una nota nella quale si spiega che lo stop “è stata una scelta unilaterale di Calenda”. Nel sottotesto, il sospetto maligno che Calenda avesse paura di non diventare il leader del Terzo Polo» • A metà marzo 2024 il campo largo, cui aspirava il centrosinistra, diventa il centrodestra, che in vista delle elezioni in Basilicata dopo quelli di Renzi annette i centristi di Calenda. Mercuri: «Alla fine, come si era ormai capito, il leader di Azione ha deciso di appoggiare il governatore lucano uscente, Vito Bardi, di Forza Italia. Sprezzante, Calenda, con il Pd, cui imputa di aver ceduto ai 5 Stelle: “Vi auguro buona strada sotto la guida del “grande punto di riferimento dei progressisti”. Calenda si riferisce all’ex premier, citando la celebre e non fortunata formula dell’ex segretario del Pd Zingaretti. Nel replicargli, Conte conferma il veto posto su di lui: “Dico a Calenda, come si fa a pensare di entrare in coalizione con forze progressiste quando dichiari che vuoi distrugger il M5S, prenderlo a calci, farlo fuori dal sistema politico?”» • Il 2 marzo 2025 guida le manifestazioni di piazza pro Ucraina: «Siamo europei e non siamo con un piede da un lato e un piede dall’altro. Siamo europei e con gli altri leader europei sosteniamo l’Ucraina, perché gli ucraini stanno combattendo per tenere la Russia lontano da noi». A metà dello stesso mese, intervistato da Alessandra Arachi pronostica «che alla fine il Pd si spaccherà. I voti di politica estera diventeranno sempre più frequenti ed Elly Schlein non potrà andare avanti a gestire il partito con i “ma anche”. L’indecisione della segretaria del Pd è pari a quella di Giorgia Meloni». Il suo auspicio è che nasca «una coalizione forte al centro» con «Forza Italia, noi di Azione, i liberali del Pd» (notevole che da questa «forte» coalizione manchi il suo ex alleato Renzi). A metà settembre sulla riforma della giustizia si schiera con il governo: «La separazione delle carriere è una battaglia fondamentale dei liberali da sempre ed era nel programma del Terzo polo. Il sorteggio dei Csm consente di annullare l’influenza mefitica delle correnti della magistratura. Azione ha votato la riforma perché viene sempre prima il merito dei provvedimenti rispetto alla faziosità». Pochi giorni dopo, quando la commissione Affari giuridici del Parlamento europeo si esprime (13 voti a 12) contro la revoca dell’immunità a Ilaria Salis (Alleanza verdi sinistra), commenta: «Il problema è Orbán ma è anche candidare una persona che va in giro a spaccare teste. Un poco di silenzio ci starebbe bene» (Roberto Salis, padre di Ilaria, non si trattiene e dà il via a un aggressivo botta e risposta sui social). A fine novembre un sondaggio Swg accredita il centrodestra di poco più del 48% e il campo largo – senza di lui – di poco più del 45: con lui sarebbero pari. Mercuri: «Non a caso, il centrodestra pensa ad abbassare la soglia di sbarramento per i partiti che non corrono in coalizione dall’8 al 3%, per incoraggiare Calenda a presentarsi da solo».
14. Luca ZAIA Conegliano 27 marzo 1968. Politico • A fine maggio 2020, con l’emergenza che sembra passata e tutta l’attenzione concentrata sulla “Fase 2”, il Veneto è portato da molti scienziati a modello nella gestione dell’epidemia del Coronavirus grazie al massiccio piano di tracciamento dei contagi che contro l’opinione dell’Oms e dell’Istituto Superiore di Sanità ha permesso di contenere il numero delle vittime rispetto a Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte. Presidente della Regione, per ristabilire quelli che a suo dire sono «ruoli, meriti e responsabilità» spiega che lui e soltanto lui «contro legge» il 21 febbraio aveva deciso di chiudere Vo’ non appena scoperti i due contagi, aveva ordinato di eseguire tamponi di massa e di procedere con l’isolamento fiduciario dei casi sospetti (ne nasce una polemica con Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Aziende Ospedaliera di Padova, diventato agli occhi dell’opinione pubblica «l’uomo dei tamponi»). Alle amministrative del 20-21 settembre è eletto per la terza volta (dopo 2010 e 2015) con oltre il 75% dei voti: la sua lista personale al 40%, quella della Lega al 15%, il risultato è «destinato a influire anche sui rapporti di forza nel partito» • A febbraio 2021, sollevato perché il Veneto è rimasto in zona gialla, si lamenta: «Servono più dosi, con questi ritmi e quantità ci vorranno 3 o 4 anni per vaccinare tutti». Quando Monica Guerzoni gli chiede se proporrà a Mario Draghi il passaporto vaccinale, risponde: «Sono stato il primo in Europa a parlarne e mi hanno tirato le pietre, ma ora tutti mi danno ragione. Dietro io ci vedo la competizione vaccinale. Per una regione come il Veneto, che in tempi normali vanta 70 milioni di presenze turistiche l’anno per 18 miliardi di Pil, non è cosa da poco poter dire che hai vaccinato tutta la popolazione» • Ad aprile 2022 a un lettore che lo giudica «uno dei pochi leader ragionevoli nel centrodestra» Aldo Cazzullo risponde: «Se Zaia nel 2020 è arrivato quasi all’80%, raccogliendo quindi il voto di molti veneti di sinistra, è perché ha fatto del pragmatismo la base della sua azione politica. La guerra culturale — migranti e crocefissi, Lgbt e aborto — serve a scaldare gli animi, ad attirare l’attenzione, a rinfocolare i militanti; ma poi gli italiani votano sugli argomenti che segnano la loro quotidianità» • Il 2 gennaio 2023 Report manda in onda su Rai 3 «un’intercettazione choc» risalente al maggio 2021, «l’ultima puntata della faida sui tamponi antigenici rapidi per la ricerca del Covid-19 scoppiata due anni fa tra il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, convinto sostenitore dei test, e il professor Andrea Crisanti, per tre anni direttore della Microbiologia all’Università di Padova e ora senatore del Pd». Avendo la Regione Veneto preparato una denuncia per diffamazione contro Crisanti, per disinnescare la mozione del Senato accademico dell’Ateneo padovano che rivendicava la libertà della ricerca e la libertà di espressione, Roberto Toniolo, direttore generale di Azienda Zero (il cervello amministrativo della Sanità veneta), aveva chiarito per lettera di aver depositato in Procura «un esposto e non una denuncia. Da lì la rabbia di Zaia» («Sono qua a rompermi i coglioni da sedici mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al Senato accademico, per sistemare Crisanti! È un anno che prendiamo la mira a questo, e adesso fa il salvatore della patria, mentre io faccio la parte del mona cattivo»). Con una nota, la Regione Veneto ribadisce: «Il cardine della nostra strategia è sempre stato l’individuazione precoce di tutti i possibili soggetti positivi al Sars-Cov2, anche asintomatici. [...] Voler far passare il concetto che i test rapidi abbiano favorito la mortalità e non siano stati utili negli screening è un vilipendio alla professionalità dei tanti esperti impegnati nella miglior tutela della popolazione» • A metà gennaio 2024 è sconfitto sul fine vita, anzi no. La sua proposta bocciata per un voto, Matteo Salvini commenta: «Dal mio punto di vista avrei votato anch’io no, come ha fatto il consiglio regionale del Veneto». Alessandro Trocino: «Ma poi Zaia viene preso di mira, e qualcuno potrebbe pensare che si punti a lui per colpire tutta la Lega, anche da Fratelli d’Italia. Che parla di “ottica incomprensibile” e chiaramente punta a sostituire il governatore, conquistando anche il Veneto. Non a caso a parlare è Luca De Carlo, proprio il possibile candidato meloniano alla Regione, che ribadisce il no ad ampliare il numero dei mandati, bloccando così la ricandidatura di Zaia». Che Zaia abbia davvero perso, però, è discutibile perché, spiega Barbara Stefanelli, «ha comunque portato con sé quelli che sono stati definiti i “leghisti progressisti” ed è riuscito a far discutere l’Italia di un tema etico» • A metà gennaio 2025, constatato che forte della sua grande popolarità intende ricandidarsi alla presidenza del Veneto per un terzo mandato, il Consiglio federale, massimo organo di governo della Lega, si schiera dalla sua parte: «Il Veneto è un modello di buon governo apprezzato a livello nazionale e internazionale. Per la Lega, squadra che vince non si cambia». Salvini si dice «sicuro che nessuno voglia mettere in discussione uno dei governi più virtuosi d’Europa per mettere una bandierina da qualche parte» ma il suo sostegno incondizionato a Zaia, con cui non è sempre stato così in sintonia, si deve a due motivi principali. Paola Di Caro: «Uno è che, senza di lui, non sarebbe scontato affatto che la Lega possa ancora presentare una candidatura per il Veneto, nel mirino di Fratelli d’Italia che non governa nessuna regione del Nord. L’altro è che se uno dei più potenti esponenti del partito resta senza incarico, si potrebbe aprire una corsa alla segreteria in opposizione a Salvini che diventerebbe molto delicata, per gli stessi equilibri del governo». A fine agosto, la bocciatura del terzo mandato per i governatori lo costringe a farsi da parte: per evitare che faccia una sua lista si fa strada l’idea di candidare un suo fedelissimo, Alberto Stefani. A metà ottobre, mentre in attesa di sapere cosa farà da grande si è candidato capolista in ogni provincia, con i governatori che vorrebbero tornare a un Carroccio a trazione nordista (Salvini l’ha trasformato in un partito nazionale e di estrema destra) definisce «vincente» il modello tedesco Cdu/Csu (due partiti gemelli, nazionale e bavarese). A fine novembre Stefani è eletto suo successore in Veneto col 64,39% (28,88% per il candidato del centrosinistra, l’ex sindaco Pd di Treviso Giovanni Manildo). Con la Lega che quasi doppia Fratelli d’Italia (36 abbondante a 18,77%), Salvini parla di rinascita («mi davano per finito…») ma è chiaro a tutti che la rimonta leghista si deve al popolarissimo “Doge” capace di trascinare il suo partito con le 200 mila preferenze incassate.
15. Roberto SPERANZA Potenza 4 gennaio 1979. Politico • Dal 7 aprile 2019 ministro della Salute del Conte II, il 29 gennaio 2020, ospite a Porta a Porta, interpellato sulla situazione del coronavrius dichiara: «Abbiamo già istituito una task force attiva 24 ore su 24, però non bisogna spargere allarmismo, in questo momento stiamo parlando di 10 casi in tutta Europa ma è evidente che non si può stare tranquilli». Dopo che il 19 marzo l’Italia ha superato la Cina diventando il primo Paese al mondo per numero di morti causati dal coronavirus (3405 quelli accertati), a fine giugno si dibatte su L’emergenza virus (ma è finita o no?). Ospite del talk organizzato da Rcs Academy La nuova Sanità: investimenti, spesa sanitaria e il contributo della digital health, spiega: «Pensare che la battaglia sia finita è un errore, solo con il vaccino potremo sconfiggere il virus». Laura Cuppini: «Ha voluto ringraziare “donne e uomini della sanità, all’altezza di questa sfida”, le istituzioni e lo stesso Servizio sanitario nazionale, che hanno fronteggiato una “prova durissima”. Difficile è stata la decisione di misure senza precedenti, così come lo sforzo di rispettarle da parte dei cittadini» • Il 9 gennaio 2021 sotto il titolo La seconda ondata non è mai finita. Per alcuni mesi sarà dura, Monica Guerzoni spiega: «I numeri che più allarmano Roberto Speranza sono i 68 mila nuovi casi e 1.325 morti della Gran Bretagna, segno che “in Europa c’è una recrudescenza e anche noi dobbiamo farci i conti”. La terza ondata non è più un’ipotesi e il ministro della Salute, nelle riunioni di governo, alterna preoccupazione e fiducia: “I vaccini sono la luce, la svolta che apre un’altra fase, ma la verità è semplice. Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. Dopo sei settimane l’indice Rt è scattato sopra 1...”. E quando gli chiedono se la terza ondata stia arrivando, risponde con una formula che non lascia spazio all’ottimismo: “La seconda ondata non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà”. Le cifre che almeno un poco migliorano lo stato d’animo di Speranza sono i 19 miliardi per la sanità ottenuti nel Recovery plan, con cui conta di rafforzare la rete ospedaliera e realizzare la “sua” riforma della Sanità. E poi i numeri degli italiani vaccinati di Covid-19, che dopo la falsa partenza scandita da attacchi e polemiche registrano una crescita costante: “Stop alle critiche e niente trionfalismi, stiamo facendo la nostra parte”. Questo il motto del ministro della Salute nel giorno in cui il contatore delle vaccinazioni supera le 470 mila unità e punta dritto al mezzo milione». A metà febbraio mantiene il dicastero nel governo Draghi • A metà luglio 2022 «il centrodestra di governo, e in particolare Matteo Salvini» esprime «l’insoddisfazione per l’operato dei ministri Lamorgese e Speranza». Il 21 luglio il governo Draghi cade. A fine mese, dopo che, candidato nella lista unitaria dem, aveva detto «questa destra è pericolosa. Le politiche che metterebbe in campo aumenterebbero le fratture sociali», Giorgia Meloni replica: «Con quale coraggio il Ministro della Salute parla di “fratture sociali”? Proprio lui, che attraverso chiusure insensate e l’obbligo del Green Pass ha messo in ginocchio migliaia di imprese e impedito di lavorare a tanti cittadini». A metà settembre assicura a nome del centrosinistra: «L’impegno che noi qui assumiamo oggi è che non saremo mai sotto il 7% di spesa della sanità sul Pil». Il 23 dello stesso mese: «Meloni è irresponsabile. Non ho sentito una parola chiara da lei e da Salvini sui vaccini, perché vogliono i voti no vax. Che succederà se vinceranno?» • Il primo marzo 2023 la procura di Bergamo chiude l’indagine sulle morti per Covid nella Bergamasca. Elena Tebano: «Tra gli indagati a vario titolo per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti di ufficio, ci sono l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, il governatore lombardo Attilio Fontana e l’ex assessore al Welfare Giulio Gallera. Per l’ex premier Conte e l’ex ministro Speranza si prepara la trasmissione degli atti al tribunale dei ministri. Secondo i giudici — scrivono Maddalena Berbenni e Giuliana Ubbiali — la diffusione del virus fu sottovalutata, nonostante i dati a disposizione da settimane indicassero che la situazione a Bergamo stava precipitando, in particolare in Val Seriana». L’8 marzo il tribunale dei ministri archivia la denuncia dei familiari delle vittime e delle rappresentanze sindacali di base con motivazioni che «sembrano fare a pugni con l’impianto accusatorio della Procura di Bergamo»: «In una situazione di incertezza come quella sopra descritta non era esigibile da parte degli organi di governo l’adozione tout court di provvedimenti in grado di impedire ogni diffusione dei contagi che non tenessero conto della necessità di contemperare interessi diversi e in particolare la tutela della salute e la tenuta del tessuto socio economico della collettività. [...] È ragionevole ritenere che un lockdown anticipato non avrebbe avuto l’effetto di evitare l’epidemia che non può quindi ritenersi provocata dai rappresentanti di governo» • Il 30 gennaio 2024, presentando il libro Perché guariremo, parlando di «campo largo» con il M5S alle Regionali confessa: «Mi si sono rizzati i capelli in testa quando ho sentito Giuseppe Conte dire che non sa decidere tra Biden e Trump» • A fine novembre 2025 il “correntone” del Pd frutto dell’unione delle aree di tre ex ministri del governo Draghi - lui, Dario Franceschini e Andrea Orlando - si riunisce per tre giorni a Montepulciano: la segretaria Elly Schlein si limita a commentare che «il pluralismo è una risorsa», il partito «non è una caserma» e continuerà «a essere la segretaria di tutti» ma «non nomina mai due parole circolate qui con una certa insistenza. Ovvero: l’assemblea nazionale e il congresso» (Simone Canettieri).
16. Jannik SINNER San Candido 16 agosto 2001. Tennista • Il 7 ottobre 2020 è sconfitto da Rafa Nadal nei quarti di finale del Roland Garros (7-6 6-4 6-1). Marco Imarisio: «Per tutto il primo set, durato 72 minuti, il ragazzo altoatesino è stato il miglior giocatore in campo. Contro il Re assoluto delle terra battuta, che forse ancora adesso si sta chiedendo come ha fatto a vincerlo, quel primo parziale, dopo che Sinner ha addirittura servito sul 6-5 in suo favore. La cosa impressionante è che dopo aver perso un set che già assaporava, dopo aver impegnato così uno dei più grandi di sempre nel suo giardino di casa, non si è scoraggiato come sarebbe accaduto a qualunque giovane giocatore. Lui ci credeva ancora, anche questa è una differenza rispetto agli altri. Ha tirato due dritti pazzeschi e si è preso un break di vantaggio anche nel secondo. Come se nulla fosse accaduto, come se fosse normale mettere così in difficoltà Nadal sulla terra rossa di Parigi. Poi il campione spagnolo ha preso le misure a Jannik, leggendo in anticipo il suo rovescio, sempre incrociato e mai lungolinea. Ma fino al 4-4 del secondo set, per 2 ore e 10 minuti, è stata partita vera» • A inizio aprile 2021 «a 19 anni non è più una promessa ma una certezza del tennis azzurro e mondiale, ha raggiunto la sua prima finale in un torneo Master 1000 — i più importanti dopo gli Slam — battendo a Miami Roberto Bautista Agut, numero 12 del mondo» (il 4 perderà 7-6 6-4 col polacco Hubert Hurkacz). Ad agosto, vincendo a Washington diventa il più giovane tennista a conquistare un torneo Master 500. Alessandro Trocino: «Nel pieno dei festeggiamenti, è però arrivata una veronica in contropiede di Adriano Panatta: “Mi ha deluso, ai Giochi avrebbe dovuto andarci a piedi”». A metà novembre prende il posto dell’infortunato Matteo Berrettini alle Atp Finals di Torino e subito batte il polacco Hurkacz (6-2 6-2, poi Daniil Medvedev lo eliminerà con un 6-0 6-7 7-6): «So che questa non è la maniera giusta di partecipare alle Atp Finals, Berrettini se le era meritate e se non si fosse ritirato io non sarei qui» • L’11 maggio 2022 a Roma vince il derby con Fabio Fognini e si qualifica per gli ottavi degli Internazionali d’Italia. Paolo Di Stefano: «Quando si dice che le generazioni sono sovvertite e che non ci sono più i “padri” di una volta... Chi ha intravisto giorni fa al Foro Italico Fabio Fognini e Jannik Sinner si sarà chiesto quale dei due fosse l’adolescente, il ventenne o il trentaquattrenne. L’avete visto, Fognini, sbattere la racchetta per terra, risbatterla due, tre, quattro volte, fino a distruggerla. Puerili escandescenze, mentre l’altro, il ragazzino, aspettava tranquillo che finisse quella scenata penosa per riprendere a battere senza sbattere» (ai quarti sarà eliminato da Stefanos Tsitsipas, 7-6 6-2) • A luglio 2023, battendo in quattro set (6-4 3-6 6-2 6-2) il russo Roman Safiullin, diventa il terzo italiano di sempre, dopo Nicola Pietrangeli e Matteo Berrettini, a raggiungere la semifinale nel singolare maschile a Wimbledon (la prima, per lui, in un torneo del Grande Slam, sarà poi sconfitto da Novak Djokovic, 6-3 6-4 7-6). Il 26 novembre, in squadra con Lorenzo Sonego, Lorenzo Musetti e Matteo Arnaldi, vince a Malaga la Coppa Davis. Imarisio: «Nulla sarebbe possibile senza di lui. Non chiamatelo predestinato, perché gli fate un torto. È titolare senz’altro di alcune doti innate, quel tempo sulla palla frutto di una coordinazione occhio-corpo-mano non si insegna. Ma è anche il prototipo di un italiano diverso, che parla poco e lavora tanto, che crede in quello che fa ogni giorno. Ora sta raccogliendo i frutti della sua fatica. E noi con lui, finalmente, dopo tutti questi anni» (gli azzurri avevano vinto l’insalatiera solo nel 1976) • Il 28 gennaio 2024, battendo in rimonta Medvedev (3-6 3-6 6-4 6-4 6-3) vince gli Australian Open. Panatta: «Ormai serve come i migliori battitori del circuito e ha una risposta degna di Djokovic. È un tennista completo, con una mentalità che gli permette di non temere più nessuno. È un freddo, non trema davanti a nulla. La testa: tutto passa dalla testa... A me Jannik da quel punto di vista ricorda Nadal, uno che non molla un 15, che lotta sulla prima palla del match come se fosse l’ultima. E la cosa bella è che, a 22 anni, ha ancora molti margini di miglioramento». A inizio giugno diventa il numero 1 del mondo, impresa mai riuscita prima a nessun italiano: l’annuncio arriva mentre al Roland Garros batte il bulgaro Grigor Dimitrov qualificandosi per la semifinale (perderà in cinque set contro Carlos Alcaraz). L’8 settembre, meno di tre settimane dopo che è emersa la notizia dei suoi due test antidoping positivi (poi spiegati con l’errore del suo fisioterapista) vince gli Us Open battendo in finale lo statunitense Taylor Fritz: «Questo titolo per me significa molto perché l’ultimo periodo della mia carriera non è stato facile». Il 17 novembre, lo sconfitto in finale è di nuovo Fritz (6-4 6-4), vince a Torino le Atp Finals. Luca Angelini: «È il terzo tennista ad aver vinto nello stesso anno i due Slam sul cemento e le Finals. Gli altri due? Roger Federer e Novak Djokovic». Il 24 novembre 2024 a Malaga, stavolta in coppia con Berrettini, fa il bis in Coppa Davis • Il 26 gennaio 2025 bissa anche l’Australian open (6-3 7-6 6-3 nella finale contro il tedesco Alexander Zverev). Panatta: «Se tutti pensano di poter affrontare Sinner con un tennis simile al suo, bene, stanno perdendo tempo. Devono fare un passo indietro, magari anche due, e tornare a scuola, imparare a fare altre cose, nuove cose, e mandare a memoria strategie diverse». Fermo tre mesi da febbraio causa la squalifica per doping patteggiata con la Wada per chiudere la questione senza estenuanti battaglie legali, torna in campo per l’Open d’Italia: il 18 maggio a Roma è sconfitto in finale da Alcaraz (7-6, 6-1). L’8 giugno lo spagnolo lo batte anche nella finale del Roland Garros al termine di una «battaglia epica» (4-6 6-7 6-4 7-6 7-6). Gaia Piccardi: «L’ultimo passante che Alcaraz infila nella cruna dell’ago di Sinner, quando l’orologio segna 5h29’ dall’inizio della finale del Roland Garros (record), ci dice che Carlos ha avuto più voglia di vivere di Jannik, che si è suicidato con quei tre match point gettati nella Senna sul 5-3 del quarto set; sarebbe ingiusto, però, giudicare questo romanzo dal finale amaro per il n.1, la cui grandezza non esce ridimensionata dalla quinta sconfitta consecutiva — la più dura — con il ragazzo che si conferma punizione divina». La rivincita arriva il 13 luglio nella finale di Wimbledon (4-6 6-4 6-4 6-4). Imarisio: «Mettiamoci comodi, perché abbiamo davanti minimo dieci anni di sfide per discutere di quale sostanza sia fatto davvero il talento. La questione non è solo sportiva, ma anche filosofica. Perché questo match ha riassunto e tenuto insieme le differenze tra i due campioni e quello che sarà il tema fisso di una rivalità che qualunque appassionato di tennis deve sperare duri il più a lungo possibile: i picchi di gioco di Carlos Alcaraz sono superiori a quelli di Jannik, il cui livello e la consistenza media stanno invece ben al di sopra di quelli dello spagnolo». Il 7 settembre, Alcaraz lo batte nella finale degli Us Open (6-2 3-6 6-1 6-4) e dopo 65 settimane si riprende il numero 1 del ranking. Elena Tebano: «Sinner, che per gran parte del tempo non ha giocato al suo massimo livello, ha invece mancato l’occasione di diventare il primo uomo dopo Roger Federer nel 2008 a difendere con successo il titolo a New York. Dopo 27 vittorie consecutive, l’italiano ha perso per la prima volta un match importante sul cemento e ha incassato la seconda sconfitta contro lo spagnolo Alcaraz in tre settimane: al Masters di Cincinnati aveva abbandonato per motivi di salute». Il 20 ottobre annuncia che non parteciperà alla fase finale della Coppa Davis in programma a Bologna dal 19 novembre. Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, lo giustifica: «Comprendiamo e rispettiamo la decisione di Jannik, per noi comunque molto dolorosa, che arriva al termine di una stagione lunga e intensa, nella quale ha ancora una volta dimostrato di essere un punto di riferimento straordinario per tutto il movimento tennistico italiano». Piccardi: «Ritiene intimamente di aver assolto i suoi doveri di uomo-squadra» (nel senso che ha già partecipato per due anni di fila). Trocino: «Resta un po’ di amaro. Sinner ha appena giocato un torneo inutile a Riad, se non fosse per i sei milioni di dollari che si è portato a casa. E la Davis sarebbe arrivata a fine stagione, sia pure prima degli Open di Australia. Se si considera che il tennista aveva già provocato più di una polemica per non essersi presentato al Quirinale, nonostante l’invito (e tre giorni dopo era a sciare), è ovvio che la scelta non resterà indolore». Il 16 novembre a Torino fa il bis nelle Atp Finals battendo Alcaraz (7-6 7-5). Panatta: «Ha vinto la solidità di un impianto tennistico che funziona ormai senza perdere un colpo, ha vinto il pragmatismo di cui Sinner si circonda e ne trae forza. Ha vinto la forza mentale, che Jannik sembra aver carpito ai Jedi di Guerre Stellari». Imarisio: «Possiamo discettare finché si vuole dei momenti-Alcaraz, capaci di generare in qualunque istante un flusso di punti consecutivi che hanno come unico paragone possibile Stephen Curry e le sue triple che mettono a nanna le partite di basket. Oppure della superiore forza mentale di Jannik, che ieri ha fatto tesoro della lezione dello Us Open, e ha impostato la partita scegliendo di tirare in mezzo per non aprire angoli all’avversario, e negargli così i momenti di esaltazione agonistica. Ma sono e forse rimarranno sempre due fenomeni che si equivalgono». Il 23 novembre battendo 2-0 la Spagna (priva di Alcaraz) gli azzurri Flavio Cobolli e Matteo Berrettini danno all’Italia la terza Coppa Davis consecutiva, «un risultato impressionante per l’Italia, che ha gareggiato senza i suoi due giocatori più quotati, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti».
17. Guido CROSETTO Cuneo 19 settembre 1963. Politico • 2020 - • Fondatore di Fratelli d’Italia (area liberale, «unico esponente: lui»), a inizio febbraio 2021, mentre Mario Draghi sta formando il suo governo, suscita una certa sorpresa chiamandosi fuori dalle voci che lo vorrebbero tra i papabili per il ministero dell’Economia con un lapidario «Non sarei all’altezza». Massimo Gramellini: «E non tanto perché si tratta di un omone di due metri. A creare scalpore è stato il senso vagamente retrò di una simile ammissione di inadeguatezza proprio nel giorno in cui l’ormai ex ministro dello Sport, Spadafora, ha candidamente riconosciuto che al momento di accettare l’incarico non sapeva nulla di sport. Certo, fare il ministro dell’Economia in un governo presieduto da Draghi non è come fare il ministro dello Sport in un governo sotto-presieduto dal palestrato Casalino. Semmai è come giocare in doppio a tennis con Roger Federer: un vantaggio, ma anche un paragone opprimente. E Crosetto, che l’Economia l’ha studiata, pur senza arrivare alla laurea, non se la sente di correre il rischio» • Imprenditore, ex parlamentare, a fine gennaio 2022, terzo scrutinio per la scelta del presidente della Repubblica, candidato di bandiera prende 114 voti, 51 in più dei grandi elettori di FdI: «Mi sono sentito onorato dall’amicizia di tanti ex colleghi. È un piacere vedere che si è anche seminato umanamente». Il 22 ottobre diventa ministro della Difesa nel governo Meloni. Gianluca Mercuri: «Eterno angelo custode di Meloni, dopo giorni a disseminare dubbi alla fine ha preso una casella top. Subito è stato evocato il conflitto d’interessi, dato che negli ultimi anni è stato presidente dell’Aiad (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza). Lui ritiene di aver risolto tutto con dimissioni a catena: “Rinuncio al 90% del mio attuale reddito”» • A fine agosto 2023, polemiche sul caso del generale Roberto Vannacci, autore del contestato libro Il mondo al contrario rimosso per le sue «farneticazioni» e subito sottoposto a procedimento disciplinare dopo il suo deciso intervento: la Lega si schiera dalla parte di Vannacci, la destra di Fratelli d’Italia si divide, Forza Italia sembra al suo fianco. A fine novembre, nell’ambito de Lo scontro sulla giustizia, si parla de Il caso Crosetto. Intervistato da Paola Di Caro, affonda: «L’unico grande pericolo per la continuità del governo è quello di chi si sente fazione antagonista da sempre e che ha sempre affossato i governi di centrodestra: l’opposizione giudiziaria. A me raccontano di riunioni di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a “fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni”. Siccome ne abbiamo visto fare di tutti i colori in passato, se conosco bene questo Paese, mi aspetto che si apra presto questa stagione». Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia è durissimo: «È fuorviante l’idea di una magistratura che rema contro, che possa anche farsi opposizione politico-partitica. Sono fake news che non hanno fondamento». Giovanni Zaccaro, leader di Area (una delle due correnti di sinistra insieme a Magistratura democratica) dice a Giovanni Bianconi che l’obiettivo di Crosetto è «delegittimare in anticipo ogni eventuale inchiesta» • A metà ottobre 2024, dopo che, secondo la posizione ufficiale dell’Onu, tre basi di Unifil sono state «colpite ripetutamente e deliberatamente» dagli israeliani, le sue dichiarazioni fanno parlare di Uno scontro diplomatico senza precedenti. Alessandro Trocino: «Il ministro non ha usato mezzi termini né cautela. Ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha parlato di “atti ostili e reiterati, che potrebbero costituire crimini di guerra e sicuramente sono in netto contrasto con il diritto internazionale e in aperta violazione della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”». A suo dire, «gli atti avvenuti non hanno una motivazione militare. Non sono colpi partiti per errore né è stato un incidente, per questo aspettiamo spiegazioni nel più rapido tempo possibile». E poi: «Italia e Nazioni Unite non possono prendere ordini da Israele» • Il 5 gennaio 2025 l’agenzia Bloomberg scrive che sarebbe pronto un accordo da 1,5 miliardi di euro per garantire all’Italia per 5 anni la fornitura di servizi avanzati di sicurezza nelle telecomunicazioni attraverso la rete satellitare Starlink di Elon Musk. Poiché le opposizioni accusano il governo di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale affidandola a un privato piuttosto controverso, spedito alla Camera «per spegnere l’incendio» replica che «non si giudica una tecnologia all’avanguardia a livello globale in base alla simpatia o antipatia del proprietario. Quel che l’esecutivo dovrà valutare, per il ministro, sono i contenuti tecnici, i tempi di realizzazione, la sicurezza, l’utilità del sistema di comunicazioni criptate e, forse la cosa più importante, se adottare Starlink possa mettere a rischio la sovranità dell’Italia». A metà giugno, in vista del vertice Nato dell’Aja in cui il segretario generale Mark Rutte vorrebbe far salire il contributo alle spese militari dal 2 al 5% del pil (come preteso dagli Stati Uniti) prova a rassicurare l’opinione pubblica: «Non ci saranno ripercussioni sulla sanità, sull’istruzione, sulle pensioni». A fine settembre invia una fregata per assistere la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. Trocino: «A bordo ci sono diversi italiani e anche esponenti politici e per questo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di avere autorizzato l’intervento della fregata multiruolo Fasan della Marina militare, che si trova nei dintorni». Meloni non è d’accordo con lui: «Non c’è bisogno di rischiare la propria incolumità, di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare aiuti a Gaza che il governo italiano avrebbe potuto consegnare in poche ore. Sono iniziative che sembrano prevalentemente fatte non per consegnare gli aiuti, ma per creare problemi al governo. Qual è l’alternativa, cosa facciamo? Forziamo il blocco navale, mandiamo le navi della Marina, dichiariamo guerra a Israele?». A fine novembre, commentando l’irruzione di un gruppo di pro Pal nella sede de “La Stampa” a Torino dichiara: «Io non penso che esista alcuna idea, se non quelle che mi auguravo fossero cancellate per sempre del nazismo e del fascismo, secondo cui per affermare le proprie convinzioni bisogna entrare nella redazione di un giornale e distruggere quel giornale o gridare “diamo una lezione ai giornalisti”».
18. Ignazio LA RUSSA Palermo 18 luglio 1947. Politico • Il 4 marzo 2020 entrano in vigore in tutta Italia Le nuove regole per contenere il contagio. Poiché si comincia con «Salutarsi da lontano senza baci, abbracci o strette di mano», Massimo Gramellini scherza: «Gli unici a spassarsela sono i Fratelli d’Italia: il loro saluto è piuttosto incostituzionale, ma romanamente antivirale. Pare che Ignazio La Russa, educatissimo, non la smetta più di salutare» • Il 24 febbraio 2021 è di nuovo nel mirino di Gramellini (Prodi-La Russa, Techetecheté): «Chi si ostina a guardare la tv, nella speranza continuamente frustrata che appaia un ministro di Draghi per comunicare qualcosa, ha potuto imbattersi in uno spettacolo d’altri tempi: Romano Prodi, dicesi Romano Prodi, che si ricollega con lo studio di Myrta Merlino da cui era stato appena congedato per bisticciare in diretta con Ignazio La Russa, dicesi Ignazio La Russa, su un tema fresco fresco: il passaggio dalla lira all’euro. Per La Russa la colpa fu del governo Prodi, che accettò il cambio alla pari. Per Prodi fu del governo Berlusconi, che non vigilò sui prezzi» • Il 13 ottobre 2022 è eletto presidente del Senato senza i voti di Forza Italia (17 voti arrivano dall’opposizione). Dopo l’elezione, fa un lungo discorso. Alessandro Trocino: «I passaggi più politicamente sensibili sono quelli sugli anni di piombo e sul terrorismo: “Di nomi ne potrei fare tanti e dovrei farne tanti, ma quello dell’ispettore (sic, era commissario) Calabresi credo possa rappresentarli tutti, assieme, per restare nella mia Milano, a tre nomi di ragazzi: un militante di destra, Sergio Ramelli che ho conosciuto e di cui sono stato avvocato di parte civile, e due di sinistra, Fausto e Iaio i cui assassini non sono mai stati trovati. Mi inchino anche davanti alle loro memorie”. La Russa, nella sua par condicio istituzionale, cita Pertini e Tatarella, poi fa un altro passaggio, questo davvero sorprendente: “Ci sono tre date alle quali non voglio fuggire: il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Io vorrei aggiungere la data di nascita del Regno d’Italia che prima o poi dovrà assurgere a festa nazionale”» • A metà luglio 2023 arriva «una evidente presa di distanza di Giorgia Meloni da Ignazio la Russa». Gianluca Mercuri: «Il caso: uno scoop del Corriere ha rivelato che una ragazza di 22 anni accusa il figlio 19enne del presidente del Senato, Leonardo Apache La Russa, di averla violentata la notte del 19 maggio. Il padre è al centro delle polemiche per aver detto che “lascia molti interrogativi una denuncia presentata dopo quaranta giorni” e che “lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio”. Ignazio La Russa si è poi in parte corretto: “Io non accuso nessuno e men che meno la ragazza. Semplicemente, da padre, dopo averlo a lungo sentito, credo a mio figlio”». La premier, parlando da Vilnius a margine del vertice Nato, dichiara: «Comprendo molto bene da madre la sofferenza del presidente del Senato anche se non sarei intervenuta nel merito della vicenda. Io tendo a solidarizzare per natura con una ragazza che ritiene di denunciare e non mi pongo il problema dei tempi. Ma anche qui bisogna andare nel merito di cosa è accaduto, mi auguro che la politica possa starne fuori» • A fine luglio 2024 Gramellini “fa tripletta”: «Essendo un po’ tardo di comprendonio, ho impiegato due giorni per cogliere il senso profondo delle parole con cui la seconda carica esplosiva dello Stato ha commentato il pestaggio di un giornalista della Stampa da parte di alcuni esponenti di CasaPound. Come ricorderete, La Russa aveva condannato l’aggressione di Andrea Joly, deprecando però che il cronista torinese non si fosse dichiarato ai suoi interlocutori, spiegando chi era, che mestiere faceva e quali casi della vita lo avevano condotto, proprio quella sera, a passare per una strada frequentata da tante personcine ammodo che sparavano fumogeni inneggiando al Duce e ad altri loro cari. Lo confesso: inizialmente avevo interpretato le riflessioni del principe del Senato come un tentativo di ridimensionare la pericolosità di CasaPound, con l’aggiunta dell’immancabile corollario “e allora il Pd?”, declinabile adesso anche in versione più spregiudicata: “E allora la Salis?”. Invece La Russa voleva dire tutt’altro. Voleva dire che solo se il giornalista avesse specificato di essere un giornalista, il pestaggio sarebbe stato archiviabile alla voce “attacco alla libera informazione”. Ma non avendo egli declinato le sue generalità ai picchiatori, costoro lo avevano menato senza sapere chi fosse e dunque il suo pestaggio andrebbe ridotto a semplice messa in riga di un ficcanaso qualsiasi. La libertà di stampa, insomma, è salva. Per tutte le altre valuterà La Russa caso per caso, anzi Casa per Casa» • Considerato lo sponsor e amico più fidato di Daniela Santanché, a fine gennaio 2025, in vista della mozione di sfiducia alla Camera dei 5 Stelle contro la ministra prevista per il 10 febbraio (il 20 marzo prenderà il via a Milano il dibattimento del processo per il falso in bilancio della galassia societaria Visibilia, il 26 marzo si dovrebbe tenere l’udienza relativa al filone d’inchiesta per la presunta truffa aggravata all’Inps) sembra vacillare: «Valuti Daniela se dimettersi» (valuterà di concludere l’anno ancora al suo posto). A inizio giugno offre un’altra occasione a Gramellini, che in un “caffè” intitolato Battiquorum scrive: «La seconda carica dello Stato, che magari non tutti lo sanno ma è Ignazio La Russa, ha invitato a disertare le urne per far fallire i referendum sulla cittadinanza e sul lavoro. La quarta carica dello Stato, la più astuta Giorgia Meloni, ha invece annunciato che si recherà ai seggi, affinché nessuno possa accusarla di fomentare la disaffezione dei cittadini per la politica, ma che non ritirerà le schede, contribuendo così al mancato raggiungimento del famigerato “quorum” (proprio come La Russa)». A inizio dicembre interviene sul tema del sovraffollamento delle carceri e propone una soluzione tampone prima di Natale, raccogliendo aperture anche nelle opposizioni. Luca Angelini: «Un’iniziativa personale, però, come spiegano anche fonti di Fratelli d’Italia: un provvedimento non sarebbe all’ordine del giorno del governo. Anche perché nella maggioranza solo Forza Italia si pronuncia a favore. La proposta di La Russa si rifà a quella depositata da Roberto Giachetti di Iv nel 2022: aumentare da 45 a 75 giorni ogni sei mesi lo sconto per buona condotta».
19. Attilio FONTANA Varese 28 marzo 1952. Politico • Presidente della Lombardia, a fine luglio 2020 respinge le accuse di «frode nelle pubbliche forniture» per la vicenda dei 75 mila camici forniti alla Regione dalla ditta del cognato e della moglie, per cui è indagato a Milano. Il suo avvocato spiega: «Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio». Anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, lo difende dicendo che le indagini «puzzano di vecchio» e colpiscono il presidente lombardo per colpire lui. Mentre tutto il centrodestra gli fa quadrato attorno («Ha il sostegno di Forza Italia e quello dei cittadini lombardi» dice Maria Stella Gelmini), Pd e M5S ne chiedono le dimissioni: sotto accusa tutta la gestione leghista della Sanità lombarda nei mesi più duri dell’epidemia • A metà gennaio 2021 c’è Il no della Lombardia alla zona rossa. Gianluca Mercuri: «Resta da capire perché la Lombardia si ribelli. Il presidente della Regione Fontana definisce il passaggio in fascia rossa “una punizione non meritata” perché non aderente ai dati del periodo 4-10 gennaio, che ha visto un miglioramento. L’11 gennaio, lui stesso aveva avvisato che “la scorsa settimana l’Rt si è improvvisamente innalzato a 1,24 e tenendo conto dei nuovi parametri ci stiamo sicuramente avvicinando alla zona rossa”. Nell’annunciare il ricorso, Fontana aggiunge che comunque le scuole resteranno chiuse, nonostante la sentenza del Tar che ha sospeso l’ordinanza regionale in tal senso. Nelle regioni gialle e arancioni lunedì le scuole superiori apriranno al 50%. La Lombardia vuole restare arancione ma non vuole aprire le scuole. A Milano alle chiusure si ribella qualche ristoratore, che apre, e molti studenti, che occupano» • Il 20 settembre 2022 arriva la rottura Fontana-Moratti, «scontro frontale con la vice che non fa mistero di volerne prenderne il posto». Stefania Chiale: «La resa dei conti è solo rimandata. Ma, come prevedibile, l’incontro di quasi un’ora tra il presidente lombardo Attilio Fontana e la vice e assessora al Welfare Letizia Moratti da chiarificatore si è trasformato in un saluto di addio, grazie e arrivederci (forse da sfidanti alle Regionali)» • Alle elezioni del 13 febbraio 2023 sbaraglia gli sfidanti: 54,67% contro il 33,94 di Pier Francesco Majorino, candidato da Pd e 5 Stelle, e il 9,87 della terzopolista Letizia Moratti («anche messi insieme, nemmeno lo sfiorano»). Mercuri: «La rivincita del governatore Attilio Fontana incarna il distacco della sinistra dalla regione reale, dal Paese reale, forse dal mondo. Quando un elettore progressista, uno qualsiasi, lo vede in tv, esclama inevitabilmente: “Come si fa a votare uno così? Come si fa, dopo la tragedia del Covid?”. Loro, i progressisti, hanno stampate in mente le imitazioni in cui Crozza lo ridicolizzava. Gli altri, invece, l’hanno votato: non si può dire in massa data l’astensione più alta di sempre — 41,6% — ma farsi preferire da un po’ più di un avente diritto al voto su 5 gli è bastato a stravincere» • A fine giugno 2024, Il giorno dopo il sì all’autonomia regionale, mentre le opposizioni avvertono che proveranno ad abolirla tramite referendum lui la difende: «Chiederò le due materie già coperte dai Lep, i livelli essenziali delle prestazioni: la Sanità e la Tutela dell’Ambiente. Da una parte, sono le materie che più ci mettono in condizione di dare risposta alle richieste dei cittadini. Dall’altra, i cittadini potranno toccare con mano la differenza tra prima e dopo: le cose possono cambiare» • A fine febbraio 2025, quando la classifica del ministero della Salute sulla qualità di cura nelle Regioni vede retrocedere la Lombardia dal primo al settimo posto, ipotizza una sorta di complotto anti-lombardo, con l’inconveniente che sarebbe maturato all’interno di un governo di cui fa parte il suo partito: «Sono cose assolutamente inaccettabili. I parametri indicati non hanno niente a che vedere con il funzionamento della sanità, sono cose cervellotiche che hanno l’obiettivo di penalizzarci. Sono tutte, se posso usare un termine giuridico, puttanate. Quello che succede a Roma ci riguarda fino a un certo punto. Anzi, non vogliamo neanche pensare che ci riguardi. La Lombardia, proprio perché è la migliore, sta sulle balle a tutti». Convinto che la politica viaggi veloce mentre la burocrazia serve solo a metterle i bastoni tra le ruote, verso la fine di luglio, quando una clamorosa inchiesta avanza dubbi su una collusione tra i costruttori e la politica mettendo in difficoltà il sindaco di Milano, si schiera al suo fianco in quello che Giampiero Rossi definisce «una sorta di compromesso storico garantista»: «Mi sembra che l’inchiesta contro Sala sia sostanzialmente basata su una teoria. E finora sono emersi soltanto gli elementi a sostegno della teoria dell’accusa, non abbiamo ancora sentito quelli di chi si deve difendere. Quello che accade adesso fa male a Milano e fa male alla Lombardia». A inizio settembre a quelli che vogliono vannaccizzare la Lega risponde «col cazzo!» (il generale «per una volta veste i panni del pompiere anziché dell’incendiario»: «Lo ripeto spesso: evviva Attilio Fontana, evviva la Lega Lombarda, andiamo avanti insieme»).
20. Stefano BONACCINI Campogalliano 1 gennaio 1967. Politico • Il 26 gennaio 2020 viene rieletto presidente dell’Emilia-Romagna sconfiggendo la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni (51,42% a 43,63). Marco Imarisio: «La paura stava mangiando l’anima del centrosinistra di una regione che fu rossa. Forse è stata la benzina sul fuoco di una mobilitazione che ha deciso queste elezioni così importanti e così incerte. Anche Stefano Bonaccini non ci credeva. “Casa per casa, voto su voto” diceva. “Secondo me è così che finirà”. Nel 2014, quando ancora c’erano elezioni senza storia e la Lega correva per fare bella figura, si presentò in sala stampa alle due del mattino, quando i suoi 20 punti di vantaggio divennero ufficiali. “Figuriamoci questa volta, che ho combattuto direttamente contro Darth Vader”». Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico, esulta: «È la prima sconfitta di Salvini, il vento sta cambiando» • Alla vigilia del Natale 2021 la misura che, politicamente, fa più discutere sono i tamponi imposti anche ai vaccinati, che non piacciono a Salvini ma nemmeno a Bonaccini: «Il Paese si è dato una strategia netta: estendere la campagna vaccinale a tappeto, con terze dosi, i bambini 5-11enni, le categorie professionali, per non dire dei tanti che stanno facendo la prima dose dopo mesi di dubbi. Chiedere adesso ai vaccinati di fare il tampone per entrare in cinema, teatri, ristoranti o stadi indebolisce proprio la campagna vaccinale nel momento in cui dobbiamo invece spingere ancora di più sulle somministrazioni. Oltre a generare confusione nei tantissimi cittadini che, vaccinandosi, hanno fatto la propria parte con senso civico e responsabilità. Sarebbe dunque una misura sbagliata e controproducente» • A novembre 2022 si candida ufficialmente alla guida del Partito democratico: «Sento il peso di questa responsabilità, di provare a fare quello che non è riuscito ad altri. La cosa che mi preoccupa è lo smarrimento della nostra gente. Sentire evocare lo scioglimento del Pd mi colpisce nel profondo»; «Non accetto che si resti paralizzati sotto i colpi della destra e delle altre opposizioni che cercano di dilaniarci»: «Non chiederò appoggio ad alcuna corrente e completerò con impegno il mandato in Emilia-Romagna fino al 2025». Gianluca Mercuri: «Cosa vuol dire Bonaccini 1) Sono ambizioso, non c’è segretario del Pd che non sia andato a sbattere ma io voglio fare superare al partito l’idiosincrasia per la leadership decisa. Sono quello che ha fermato l’ascesa di Salvini e l’autostima non mi manca. 2) La leadership debole degli ultimi mesi non ha costruito né alleanze elettorali né un’identità difendibile. Rimedierò io. 3) Voglio prendere così tanti voti da essere del tutto autonomo dai capicorrente. Comunque non mollo il mio feudo perché l’Emilia-Romagna resta la quintessenza di qualsiasi Pd». Con lui la corrente riformista degli ex renziani, molti sindaci, il governatore della Toscana Giani, contro la sua ex vice in Regione Elly Schlein (sostenuta, in nome del rinnovamento, da Prodi e Franceschini), è dato per favorito e si dice che una sua vittoria riavvicinerebbe il Pd al terzo polo di Calenda-Renzi (il 26 febbraio 2023, dopo che Bonaccini aveva vinto 52,87% a 34,88% tra gli iscritti, sarà la Schlein ad essere eletta grazie al voto delle primarie) • A fine maggio 2023, in attesa di ulteriori stanziamenti da destinare ai ristori e alla ricostruzione, il governo Meloni, dopo aver approvato un intervento di oltre due miliardi a favore dell’Emilia-Romagna colpita dall’alluvione, deve decidere se affidargli la ricostruzione: a suo favore sindacati e imprese, contro Salvini. Maria Teresa Meli: «Al Pd hanno tratto l’impressione che nel governo, oltre al solito braccio di ferro tra Lega e premier, si stiano valutando i “costi e benefici” della nomina del commissario. “Devono decidere — è il ragionamento fatto in queste ore — se conviene di più dare la nomina a uno di loro, con il rischio però di finire poi nell’occhio del ciclone se qualcosa non funziona, oppure affidare il ruolo a Stefano, scaricandogli onori e oneri, con il pericolo, per loro, che lo porti a termine bene e che quindi non vi sia un ritorno positivo per il governo, bensì per la Regione Emilia-Romagna”». Il 27 giugno il Consiglio dei ministri nominerà commissario straordinario per la ricostruzione in Emilia Romagna, Marche e Toscana il generale Francesco Paolo Figliuolo, già commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 • A fine febbraio 2024 Schlein vota, come Conte, contro il terzo mandato. Mercuri: «Era in realtà anche la sua linea. Un modo per stoppare certi poteri locali forti, a cominciare da quello del governatore campano Vincenzo De Luca, con cui è in aperta sfida. Ma anche quello del suo contraltare interno, il governatore emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini». Meli riporta il suo malumore: «Non possiamo fare finta di niente e lasciar cadere la cosa, qui non sono stati rispettati gli accordi, qui c’è chi lavora per cercare di tenere il Pd unito e chi invece non ha questo obiettivo». Il 20 aprile 2024 verrà ufficializzata la sua candidatura alle europee di giugno come capolista del Pd nella circoscrizione nord-orientale (sarà eletto con oltre 390.00 preferenze) • A metà marzo 2025 «in linea con il Pse, perché la pace ha bisogno di un’Europa forte» vota sì al ReArm Eu e chiede «un confronto responsabile» dentro il partito. A metà settembre, a Pesaro per sostenere la candidatura di Matteo Ricci alla presidenza delle Marche (sarà sconfitto dal governatore uscente Francesco Acquaroli), ammonisce: «No ad accuse di antisemitismo da chi ha la fiamma nel simbolo». A fine novembre, quando Schlein dice al «correntone» del suo partito (frutto dell’unione delle aree di tre ex ministri del governo Draghi: Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza) riunitosi per tre giorni a Montepulciano che «il pluralismo è una risorsa», il Pd «non è una caserma» e che quindi continuerà «a essere la segretaria di tutti», «in quel “tutti” c’è spazio anche per Stefano Bonaccini, presidente del Pd in avvicinamento» (Luca Angelini).
21. Nicola ZINGARETTI Roma 11 ottobre 1965. Politico • A metà febbraio 2020 arriva L’altolà di Zingaretti a Italia Viva. Notoriamente un uomo prudente (per dirla con i suoi «non è un dinamitardo»), ma stufo di un certo andazzo («Non si può vivere sempre in mezzo al guado»), sbotta: «Renzi è una tigre di carta. Il suo tentativo di creare un terzo polo sta naufragando così rapidamente da renderlo prigioniero di un attivismo autodistruttivo. Egli può fare ancora danni rendendo instabile l’azione del governo Conte. Ma c’è la possibilità di sostituire Iv con parlamentari democratici pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura» • A metà gennaio 2021, «la sagoma corsara di Matteo Renzi è passata in secondo piano» ma «spunta quella critica di Nicola Zingaretti». Massimo Franco (L’insofferenza del Pd e il rischio di una soluzione al ribasso): «Sebbene toni e obiettivi siano ben diversi, il segretario del Pd avverte Giuseppe Conte che il governo ha già commesso “molti errori”; e che “oggi non possiamo accettare tutto”. È un avvertimento che mostra la diffidenza verso il premier e soprattutto verso l’operazione politica che sta tentando in Parlamento. L’idea di arruolare un manipolo di “responsabili” per raggiungere un numero di senatori tale da coprire la defezione di Italia viva è stata avallata. M5S e Pd appoggeranno un’operazione che tende a dare una parvenza di continuità al governo, evitando una crisi formale. Ma declinarla solo per sopravvivere e continuare come prima, per Zingaretti e il suo partito sarebbe un boomerang» (il Conte II cadrà il 26 gennaio) • Presidente della Regione Lazio, il 15 gennaio 2022, mentre si dibatte sulla distinzione tra ricoverati con Covid e ricoverati per Covid, il Corriere ospita un suo intervento in cui chiede «regole più semplici e chiare» sulla gestione dei contagi • A fine gennaio 2023, in attesa che il 12 e 13 febbraio vadano alle urne i cittadini del Lazio per il rinnovo del Consiglio regionale e l’elezione del presidente di Regione, Nando Pagnoncelli spiega che «si arriva al voto in uno scenario in chiaroscuro. Se oltre sette cittadini su dieci si dichiarano soddisfatti della qualità della vita nella loro zona, il giudizio sull’operato dell’amministrazione Zingaretti è più tiepido: solo il 50% dà un voto pari almeno a 6 in una scala da 1 a 10, mentre il 47% si esprime invece in maniera critica» (il suo ex assessore Alessio D’Amato, «peraltro particolarmente apprezzato dai cittadini durante la fase più acuta della pandemia», sarà battuto da Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana candidato dal cenrodestra) • A inizio febbraio 2024 fa sapere che non intende candidarsi alle Europee: resterà in Italia per continuare a svolgere il suo ruolo di deputato. Poi però cambia idea, a giugno viene eletto con oltre 126.000 preferenze e il 23 luglio viene eletto per acclamazione capodelegazione del PD al Parlamento europeo • A metà marzo 2025, quando il Parlamento europeo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è tra gli 11 membri del Pd che si astengono, come chiesto dalla Schlein, mentre 10 votano a favore («I due partiti democratici. Dire diviso è dir poco», sintetizza Prima ora). A fine luglio, con L’accordo (che non c’è) sui dazi minacciati da Donald Trump, intervistato da Maria Teresa Meli attacca la Meloni («Difende i suoi alleati nazionalisti, non le imprese italiane. E ha millantato un ruolo di mediatrice che non c’è mai stato») ma fa pure un interessante notazione su von der Leyen: «È ostaggio del Consiglio. Sbaglia a non investire sulla sua maggioranza parlamentare europeista, quella che nel Parlamento europeo le ha dato 401 voti nel luglio 2024. Il Consiglio ha un altro indirizzo politico, di destra, ma proprio per questo ci sarebbe bisogno di una grande autorevolezza per bilanciare le scelte con il peso del Parlamento. Von der Leyen si ricordi che ogni volta che si sposta a destra in Parlamento, perde voti: luglio 2024, 401; settembre, 370; di nuovo luglio 2025, 360. Se continua così, il destino è scritto. Quindi cambi totalmente approccio. mettendosi alla guida, difficile, di una nuova stagione». Il 17 dicembre, seguendo l’indicazione dei socialisti europei, vota una risoluzione che comprende un invito agli Stati membri a investire il 5 per cento del Pil in armamenti (diversi dem votano diversamente: sul punto Schlein aveva ripetutamente attaccato il governo).
22. Beppe (Giuseppe) SALA Milano 28 maggio 1958. Politico • Sindaco di Milano, a fine ottobre 2020, mentre si parla di un nuovo lockdown, alla domanda Fra qualche mese si vota. Si ricandida? Risponde: «Decidere ora sarebbe sbagliato. Primo: perché in questa fase in cui bisogna lavorare molto uniti voglio essere il sindaco di tutti. E nel momento in cui scendessi in campo, non lo sarei automaticamente più. Secondo, voglio che ogni mia decisione in questo momento critico sia libera da ogni valutazione in termini di consenso elettorale. Terzo: siamo sicuri che si voterà a maggio? Per tutti questi motivi cominciare la corsa oggi dal mio punto di vista sarebbe sbagliato» • Il 4 ottobre 2021 a Milano «un plebiscito per Beppe Sala (57,7%), che ha stracciato Luca Bernardo (fermo al 32%)». Venanzio Postiglione (Nella vittoria di Sala, un’idea di futuro per Milano): «Le piazze piene. I tavolini all’aperto. Gli architetti stranieri con maglietta, sorrisi e zainetto. I ragazzi per strada, in gruppi e gruppetti, a riprendersi la città. C’è stato un momento, ai primi di settembre, la settimana del design, in cui Milano ha vinto. E si è capito che avrebbe vinto anche Beppe Sala, al primo turno, sull’onda del bipolarismo ambrosiano, che non è sinistra/destra ma apertura/chiusura. La città è abituata a dare le chiavi a chi guarda avanti, sa parlare di futuro, al di là del colore di partito: quando Luca Bernardo ha pensato di fermare il tempo e cancellare le piste ciclabili, giusto o sbagliato che fosse, si è fatto sfuggire lo spirito di Milano. Più di un semplice errore politico. Il sindaco ha superato anche le previsioni. Se nel 2016 aveva conquistato Palazzo Marino al ballottaggio con il 51,7 per cento, adesso vola e chiude subito la partita. Un risultato netto, un’affermazione politica e personale, anche perché stravince in una città in bilico e contendibile da sempre, senza rendite di posizione» • Il 6 luglio 2022 il ministro degli Esteri Luigi Di Maio gli fa visita a Milano. Andrea Senesi: «Il faccia a faccia doveva rimanere segreto, come sede del rendez-vous era non a caso stata scelta l’abitazione privata del sindaco, in una via defilata nel cuore di Milano. Il ministro è in tour per coagulare sponsor eccellenti intorno al nuovo soggetto politico nato dalla scissione dal M5S e nelle prossime settimane vedrà altri amministratori locali, in giro per l’Italia. Ma Milano era considerata una tappa fondamentale, quasi il campo centrale della sfida appena lanciata, perché Sala, che pure ripete di voler continuare a fare il sindaco, è stato individuato fin dal primo minuto come uno dei possibili protagonisti della nuova proposta liberal-riformista». Elena Tebano: «Non è un caso che Sala, al Pride di Milano, abbia annunciato la sua svolta sul riconoscimento delle famiglie arcobaleno» • A fine luglio 2023 botta e risposta con gli industriali lombardi sul “negazionismo climatico”: «Ho ancora nelle orecchie le parole che ho sentito all’ultima assemblea di Assolombarda sia dagli imprenditori che dai rappresentanti del governo e se le riporto ad oggi dico che probabilmente c’è un ottimismo rispetto alla situazione che non è giustificato. Il problema c’è ed è inutile negarlo». Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, replica: «Sono sorpreso dalle parole di Sala, perché il messaggio che ha ascoltato alla nostra Assemblea generale è ben lontano da quello che ha riportato: nessuno di noi ha mai avuto parole negazioniste» • A metà febbraio 2024, intervistato per l’iniziativa “Il Corriere nelle città”, non è tenero con il suo partito: «Il Pd deve saper rischiare di più e pensare a vincere le elezioni senza preoccuparsi delle alleanze. Vorrei vedere più aggressività nella volontà di vittoria. Poi è chiaro che per vincere bisogna essere in coalizione e qui cominciano i dolori. Se dovessi fare un invito alla coalizione potenziale direi due cose. Primo: cercare ciò che ci unisce al posto di andare a cercare ciò che ci divide. Secondo: dimenticare al momento tutte queste storie sul federatore. Oggi il tema non si pone». Critiche anche per il governo: «Le dita di una mano sono troppe per contare i ministri che sono venuti qui. È un governo assente dal territorio. La premier idem. Le ho chiesto più volte di venire a Milano perché è la città dove le cose accadono e dove i problemi si evidenziano, ma anche il luogo dove si sviluppa l’energia imprenditoriale, culturale e creativa» • A metà gennaio 2025 intervistato da Maurizio Giannattasio ribadisce il sì al terzo mandato: «So che al 99% non verrà mai concesso. Il Pd lo considera un residuo del passato. So che non passerà mai, ma è comunque una battaglia sacrosanta». La parte sul centro è quella più interessante: favorevole a una «nuova forza che si affianchi al Pd», assicura che «Schlein è consapevole che manca qualcosa. Il centrodestra vince perché ha Forza Italia». Quanto alla segreteria, che qualcuno mette in discussione, la difende: «Schlein va supportata per tre motivi. Ha vinto le primarie. Nelle elezioni locali ed europee è andata bene. L’ultimo motivo, anche se può sembrare provocatorio è: se non Schlein chi? Chi fa il nome di qualcuno che oggi si sentirebbe in grado di candidarsi a segretario del Pd? Lo so che è provocatorio ma è anche molto realista. Smettiamola di mettere in discussione Schlein. È lì per meriti». A metà luglio l’inchiesta sui grandi progetti dell’edilizia terremota Milano: mentre i bookmaker danno al 50 per cento la possibilità che si dimetta, «la verità è che prima della politica, delle strategie e dei tatticismi, a Sala interessa la sua integrità personale. Si sente vittima di una grave ingiustizia, ritiene che ci sia una distanza siderale tra il tono delle carte della Procura e i fatti oggettivi». Il 21 luglio parlando al consiglio comunale respinge con forza qualsiasi sospetto sulla sua integrità: «Tutto ciò che ho fatto nell’arco delle due sindacature è sempre stato esclusivamente nell’interesse dei cittadini e delle cittadine. Non esiste una singola azione che possa essere attribuita al mio personale vantaggio, le mie mani sono pulite»; ammonisce gli avversari politici a non «commettere l’errore» di provare a «destabilizzarlo» perché «nella vita ho affrontate cose cento volte più gravi» e perché «oggi tocca a me, domani tocca a te»; contesta alla magistratura di non avere comunicato a lui, ma alla stampa, che è indagato; infine annuncia la scelta di non dimettersi: «Oggi più che mai sono motivato a proseguire il mio incarico. Se la maggioranza c’è, e c’è coraggiosamente con responsabilità e cuore in antitesi a credere, obbedire e combattere come affermava Antonio Greppi (il primo sindaco di Milano dopo la Liberazione dal fascismo, ndr), io ci sono. Con tutta la passione, la voglia e l’amore per questa città di cui sono capace» (a questo punto la maggioranza risponde con una standing ovation).
23. Carlo NORDIO Treviso 6 febbraio 1947. Politico • 2020 - • 2021 - • Il 26 gennaio 2022, in programma la terza votazione per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica, il centrodestra presenta una rosa di tre nomi: Letizia Moratti, Carlo Nordio e Marcello Pera. Gianluca Mercuri: «Se oggi la coalizione presenterà la candidatura Nordio, considerata quella con più chance, e verificherà da una parte la propria tenuta (450 voti circa) e dall’altra la capacità di pescare tra le fila avversarie, potrebbe tentare il tutto per tutto domani. Domani, cioè, il centrodestra potrebbe puntare l’“all in” su Elisabetta Casellati, il petalo mancante della rosa, tenuto coperto proprio perché, a maggioranza assoluta, potrebbe risultare vincente». Finisce col prendere un solo voto, quello di Matteo Renzi («Per “garantismo”, certo. Ma non solo» commenta Antonio Polito). Dopo quarant’anni di magistratura e l’elezione a deputato nelle file di FdI, «marchio di liberale illuminato e “garantista”, favorevole a riforme radicali come la separazione delle carriere tra giudici e pm o del Csm», il 22 ottobre diventa ministro della Giustizia nel governo Meloni. Primo obiettivo dichiarato: la riduzione dei tempi dei processi • A fine gennaio 2023 si parla del «riformismo temerario di Nordio» e del «realismo politico con cui Meloni lo sta temperando». Dopo gli annunci a raffica seguiti all’arresto del boss Matteo Messina Denaro (riforma delle intercettazioni, separazione delle carriere ecc.), nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario fa scattare la tregua: «Ogni futura riforma, prima di essere affidata alle valutazioni del Parlamento sovrano, si comporrà attraverso l’ascolto di tutte le voci del sistema giustizia, dall’avvocatura all’accademia, e alla magistratura» la cui autonomia e indipendenza sono «un pilastro della nostra democrazia», in quanto «principi inderogabili, che hanno accompagnato la mia lunga attività professionale». Monica Guerzoni commenta che la premier «deve trovare il modo di contenere Nordio, perché la sua esuberanza non bruci i futuri margini di manovra». A luglio c’è Il nodo del concorso esterno, reato voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: premesso che «il concetto di concorso esterno è un ossimoro: o si è esterni, e allora non si è concorrenti, o si è concorrenti, e allora non si è esterni» assicura di volere al suo posto una norma più severa, «perché anche chi non è organico alla mafia, se ne agevola il compito, è mafioso a tutti gli effetti». La sortita scatena un coro di no (la sorella di Falcone, il fratello di Borsellino, la stragrande maggioranza dei magistrati), il più importante viene dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, «il più influente consigliere» della Meloni: «Modificare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non è un tema in discussione, il governo non farà alcun passo indietro nella lotta alla criminalità organizzata. Ci sono altre priorità» • A fine marzo 2024 scontro sui test psicoattitudinali per i magistrati. Intervistato da Virginia Piccolillo mentre l’Anm sembra pronta a proclamare lo sciopero, li difende: «Credo che tutti i magistrati abbiano assistito ad atteggiamenti quantomeno eccentrici di qualche collega. Molti casi sono finiti al Csm, e potrei rievocarli, sia pure con il dolore di un ex magistrato. Altri sono stati coperti da verecondo riserbo». A differenza del test psichiatrico, dice, «non mira a rivelare patologie specifiche, ma l’attitudine a certe funzioni. È obbligatorio per il porto d’armi che ai magistrati è concesso per legge, sarebbe assurdo non vi fossero sottoposti». Il 17 novembre l’Associazione nazionale magistrati invoca l’intervento del Csm: «Screditati e attaccati», i magistrati chiedono «iniziative a tutela della nostra indipendenza e della nostra autonomia» sottoposta ad «attacchi per preparare il terreno a riforme che tendono ad assoggettare alla politica il controllo di legalità che la Costituzione ci affida». Nuovamente intervistato da Piccolillo, ribatte: «Il presidente Mattarella si è più volte espresso sui limiti del cosiddetto protagonismo dei giudici. La partecipazione deve essere contenuta in quei limiti. Io mi riconosco in pieno nelle sue sagge parole». Quanto all’idea che un magistrato debba essere libero di manifestare, replica: «Appunto: libero, ma vincolato dall’imparzialità che deve manifestare al cittadino. Se un giudice definisce pericoloso il presidente del Consiglio, la credibilità sua, e di chi lo difende, cade a zero». Quanto alla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, che molti vedono come un assoggettamento della magistratura alla politica, è tranchant: «Esiste in tutti i Paesi democratici che hanno introdotto, come noi, il codice accusatorio. Inglesi e americani ci ridono dietro quando diciamo che è un attentato all’indipendenza del giudice» • Il 6 febbraio 2025, dopo che il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha cominciato ad indagarlo (insieme alla premier Meloni, al ministro dell’Interno Piantedosi ecc.) con l’ipotesi di favoreggiamento e peculato per la scarcerazione del torturatore libico Najeem Osama Almasri (ricercato dalla Corte Penale Internazionale e arrestato a Torino il 18 gennaio, era stato rimandato in Libia dopo 24 ore con un aereo dei servizi segreti), va a difendersi in Parlamento. Poiché la liberazione del generale è avvenuta con il suo silenzio-assenso (ha ritenuto di non fare nulla per trattenerlo) il Tribunale dei ministri viene chiamato a decidere se archiviare o chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere, ma il caso resta anzitutto politico perché la liberazione è stata dettata dalla necessità di evitare rappresaglie nei confronti del personale Eni e dei nostri soldati presenti in Libia (il problema è che il governo non l’ha spiegata così). Il 9 ottobre, «com’era matematicamente certo», la Camera respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti suoi e di Piantedosi per il rimpatrio di Almasri. Mercuri: «Ora il governo ammette di aver liberato Almasri per il timore di ritorsioni contro gli italiani in Libia, mentre prima ne faceva una questione procedurale». Il 30 ottobre arriva dal Senato il quarto sì del Parlamento alla sua riforma della giustizia che separa le carriere fra giudici e pubblici ministeri e introduce due Csm separati, con componenti estratti a sorte ma senza poteri disciplinari, affidati invece a una Alta Corte di 15 giudici: «Quella di oggi è la vittoria di mio padre» esulta Marina Berlusconi, ma resta da superare l’ostacolo del referendum confermativo previsto per la primavera 2026.
24. Roberto GUALTIERI Roma 19 luglio 1966. Politico • Il 15 luglio 2020 si parla de La (possibile) svolta nella notte su Autostrade: niente revoca e Benetton ridimensionati, La mediazione di Gualtieri che convince Conte (e fa sospettare Di Maio): «Il punto di equilibrio raggiunto sembra la rinuncia alla revoca della concessione in cambio di un netto ridimensionamento del peso della famiglia veneta. Se questo esito sarà confermato, il vincitore sarebbe il ministro Gualtieri, tessitore della trattativa, e gli sconfitti i grillini, che della revoca avevano fatto un totem». Lorenzo Salvia & Fabio Savelli: «Dopo una giornata di continui contatti con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il nuovo documento presentato da Autostrade riduce ma non colma del tutto le distanze rispetto alle richieste del governo. C’è l’ipotesi di un’ulteriore riduzione dei pedaggi, un aumento dei risarcimenti, si discute della manleva per le eventuali responsabilità del ministero dei Trasporti per i mancati controlli sul ponte Morandi» • A inizio gennaio 2021 Il Recovery Plan (rivisto da Gualtieri): più sanità, Sud e lavoro. Federico Fubini & Enrico Marro: «In Italia è successo il 30 dicembre ciò che in un assetto di governo più ordinario sarebbe accaduto il 30 luglio: il premier ha chiesto al ministro dell’Economia di occuparsi del Recovery fund. Se solo ora Giuseppe Conte ha attivato il ministero dell’Economia, la struttura che ne ha le competenze, è perché M5S diffidava del ministro Roberto Gualtieri per la sua appartenenza al Pd». Caduto il 26 gennaio il CONTE II, il 18 ottobre sara eletto sindaco di Roma col 60,15% • Il 9 luglio 2022 un maxi rogo distrugge tre autodemolitori della periferia Est e rempie il cielo della Capitale di fumi tossici. Poiché in meno di un mese sono quattro gli incendi di grosse dimensioni, si dice che «dietro a ogni rogo c’è la filiera dei rifiuti». Gualtieri dichiara: «La filiera dei rifiuti è tradizionalmente tra le più permeabili ad infiltrazioni mafiose. In questo senso dotare finalmente la Capitale di moderni impianti di trattamento a controllo pubblico e renderla autosufficiente come le altre capitali europee è importante anche sul fronte della legalità oltre che su quello dell’ambiente e della pulizia». Si riferisce all’impianto sempre contrastato dall’amministrazione Raggi e da lui riproposto con forza: «Roma avrà il termovalorizzatore e gli altri impianti nei tempi previsti, smetterà di dilapidare risorse per mandare i propri rifiuti in giro per l’Italia e per l’Europa, diventerà finalmente pulita come merita» • A metà maggio 2023, mentre «dilaga in tutta Italia la protesta delle tende, cominciata a Milano, davanti al Politecnico, dove alcuni studenti manifestano contro il caro affitti», dichiara: «Stiamo lavorando a un’agenzia degli affitti, per aiutare a contenere i costi» • Il 13 gennaio 2024 Massimo Gramellini (Mission impossibile) lo canzona: «Se non avete mai visto un uomo felice, guardate qui: Roberto Gualtieri, immortalato ai Golden Globes in smoking, papillon e sorriso da imbucato. Accanto alla divina Meryl Streep, ma soprattutto lontano, lontanissimo da crateri e cantieri stradali, e dalle muraglie d’immondizia che tanto lo deprimono quando capita a Roma, la città di cui è involontariamente sindaco» • A fine marzo 2025 Lega, Fratelli d’Italia e 5 Stelle lo attaccano per aver sostenuto economicamente, attraverso il Comune, la manifestazione pro Europa di piazza del Popolo del 15 marzo, convocata da Michele Serra e partecipata da intellettuali, artisti, politici e gente comune (sono annunciati diversi esposti alla Corte dei Conti). A fine ottobre dice che la rete dei sindaci e degli amministratori locali promossa da Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo, è «un tentativo utile a rafforzare il centrosinistra, e semmai aiuta il Pd, che della coalizione è il baricentro». Dopo la denuncia di Emanuele Fiano e l’appello di 89 scrittori e artisti per escludere la casa editrice di estrema destra Passaggio al Bosco, a inizio dicembre non si presenta all’apertura di Più libri, più liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria che si tiene alla Nuvola.
25. Paolo GENTILONI Roma 22 novembre 1954. Politico • Responsabile dell’Economia nella Commissione Ue, a metà giugno 2020 avverte: «Le risorse ingenti del Recovery Fund metteranno alla prova noi e i singoli governi. Non si tratterà di spese facili, di tesoretti o di libri dei sogni» • A inizio 2021, con l’Unione che ha gettato le basi per una ripresa solidale, tocca agli Stati membri vaccinare rapidamente la popolazione e presentare piani nazionali credibili. Col Conte II ormai agli sgoccioli (cadrà il 26 gennaio), il rischio non è solo di presentare il piano in ritardo, ma anche di non essere in grado di attuarlo: Gentiloni ricorda che servono «procedure straordinarie con leggi capaci di accelerare gli investimenti». Francesca Basso (L’Italia osservata speciale anche a Bruxelles): «Il lavoro svolto in Europa dal commissario Gentiloni e dal presidente del Parlamento Ue David Sassoli per portare avanti un’Unione solidale rischia di arenarsi a causa dell’Italia, il maggiore beneficiario dello sforzo» • A inizio ottobre del 2022 Non c’è accordo nell’Ue contro il caro energia. Basso: «Gli Stati membri sono divisi sulla proposta dei commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton di ispirarsi a Sure — i prestiti per finanziare nei Paesi Ue le misure contro la disoccupazione durante il Covid — per uno strumento di debito comune contro i prezzi insostenibili di elettricità e gas». Federico Fubini: «“Sure” è un fondo da 100 miliardi costituito con emissioni di debito della Commissione Ue garantite pro-quota dai governi, utilizzabile per prestiti — non trasferimenti a fondo perduto — per finanziare la cassa integrazione nei Paesi che lo richiedano. Nel 2020, proposto sempre da Gentiloni, servì per le imprese in lockdown e si dimostrò molto efficace» • A inizio settembre 2023, dopo che ha detto «A voi sembra che in Italia si stia dando l’importanza che merita al Pnrr? A voi sembra che si stiano facendo gli sforzi necessari? No, l’attenzione non è all’altezza. E l’Italia non se lo può permettere. Rimbocchiamoci le maniche. Le vacche sono magre, ma c’è questa grande opportunità, il Pnrr, cerchiamo di usarla» arrivano Gli attacchi a Gentiloni. Matteo Salvini: «Ho avuto l’impressione di avere un commissario europeo che giocava con la maglietta di un’altra nazionale»; Giorgia Meloni: «Da quando ogni nazione ha il suo commissario accade che questi tengano un occhio di riguardo verso la nazione che rappresentano. Penso sia normale e giusto e sarei contenta se accadesse di più anche per l’Italia»; Antonio Tajani: «Mi auguro che Gentiloni lavori tenendo conto anche di essere il commissario italiano e di avere una visione che non sia quella dei Paesi rigoristi per quanto riguarda la riforma del Patto di stabilità e crescita» • Il 23 aprile 2024 il Parlamento europeo approva le nuove regole del Patto di Stabilità e Crescita: si astengono tutti i partiti italiani tranne i 5 Stelle, che votano contro. Gentiloni commenta: «Con il voto sul Patto di Stabilità abbiamo unito la politica italiana». Elly Schlein spiega così la scelta: «Abbiamo deciso di astenerci perché riteniamo che il testo negoziato dal governo sia fortemente peggiorativo rispetto alla proposta iniziale della commissione e di Gentiloni, che ringraziamo per il ruolo impegnativo che ha ricoperto in questi anni. Il governo ha accettato a testa bassa un compromesso fatto da altri che per l’Italia è dannoso perché diversamente dalla proposta Gentiloni reintroduce dei rigidi parametri sul deficit e il debito. Ma la cosa veramente surreale è che le stesse forze di maggioranza si siano astenute sfiduciando, di fatto, il governo». Il primo dicembre, nascita della Commissione von der Leyen II, lascia il posto a Valdis Dombrovskis • A metà marzo 2025 Antonio Polito lo mette tra «tutti quelli che» avendo avuto un ruolo in Europa hanno mollato il “pacifismo imbelle” della Schlein schierandosi a favore del piano di Ursula von der Leyen per il riarmo europeo (gli fanno compagnia Romano Prodi ed Enrico Letta). A metà ottobre, dopo che ha sollevato dubbi sull’alleanza con i 5 Stelle, Goffredo Bettini commenta: «Gentiloni ha posto, circa il rapporto con il Movimento Cinque Stelle, questioni riguardanti l’Europa, il riarmo e la guerra. Del tutto legittimo. Tuttavia, il primo chiarimento va fatto dentro il Pd. L’attuale riarmo europeo non è la difesa comune, che rafforzerebbe l’indispensabile unità politica degli Stati. Va esattamente nella direzione contraria».
26. Matteo PIANTEDOSI Napoli 20 aprile 1963. Politico • 2020 - • Prefetto di Roma, a metà luglio 2021, in una clamorosa intervista con Fiorenza Sarzanini, lancia gravi accuse alla Federcalcio: «Avevamo negato il permesso a festeggiare la vittoria dell’Italia agli Europei sull’autobus scoperto, ma i patti non sono stati rispettati», «Tutto quello che è successo ci ha profondamente amareggiati; da un anno a questa parte, anche nei periodi più difficili, a Roma abbiamo sempre cercato di applicare le misure anti-covid stimolando la collaborazione dei cittadini e delle categorie produttive piuttosto che imporre misure draconiane». Conclusione: «Mi auguro che l’Italia l’anno prossimo vinca i mondiali per avere gli stessi festeggiamenti: in quell’occasione tratteremo direttamente con i calciatori» (il problema non si porrà perché la Nazionale mancherà per la seconda volta consecutiva la qualificazione) • Già capo di gabinetto di Matteo Salvini, il 22 ottobre 2022 diventa ministro dell’Interno nel governo Meloni: «Un tecnico che fa scelte anche politiche. Questa potrebbe essere la definizione migliore per Matteo Piantedosi». A inizio novembre, a Sarzanini che gli chiede Lei è un tecnico ma è stato indicato dalla Lega. Si sente in quota? risponde: «Sono un prefetto, non ho una storia di partito. Sento di essere un servitore dello Stato e sono consapevole di essere stato chiamato a svolgere un ruolo importante nell’ambito di governo con una precisa linea politica fondata sul voto degli elettori. A Matteo Salvini mi lega un rapporto di amicizia oltre che di gratitudine per la fiducia che mi ha sempre dimostrato» • Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 un caicco pieno di migranti partito dalla Turchia si arena su una secca a poche decine di metri dalla costa di Steccato di Cutro (sul Mar Ionio, in Calabria) e viene rovesciato dalle onde, le vittime sono 94 (senza contare non si sa quanti dispersi). L’organizzazione non governativa Medici senza Frontiere lo accusa («La tragedia è una conseguenza del decreto Piantedosi che ha introdotto sanzioni e limiti alle attività di recupero in mare delle Ong»), lui si difende: «Chi mette questa tragedia in connessione con le nuove regole dice il falso, per ignoranza o malafede. È una rotta dove le Ong non ci sono mai state. In ogni caso la nuova legge non prevede alcun divieto di presenza sugli scenari o di interventi di recupero, li abbiamo semplicemente assoggettati ad un quadro normativo anche di rilievo internazionale». La polemica sale quando dichiara che «La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli». Il primo marzo la neosegretaria del Pd Elly Schlein intervenendo alla sua audizione in Commissione Affari costituzionali della Camera ne chiede le dimissioni definendo le sue parole «disumane, inaccettabili, non all’altezza del ruolo» (lo stesso fanno Carlo Calenda di Azione, Verdi e Sinistra italiana, +Europa e Movimento 5 Stelle): «Queste dichiarazioni hanno trasformato le vittime in colpevoli. Chi è lei per decidere che cosa giustifica o meno la disperazione? Quale alternativa reale hanno le persone che fuggono in cerca di protezione, oltre a quella tra morire di torture e morire in mare? Perché non c’è stato l’intervento della Guardia Costiera?». Pochi giorni dopo si dice che la premier ha cercato il confronto con l’Unione europea sui migranti per poter avocare il dossier senza esautorarlo formalmente. Francesco Verderami: «Questo dialogo diretto tra palazzo Chigi e la Commissione finisce in pratica per ridurre il ruolo di Piantedosi, al quale la premier chiede una “maggiore sinergia”. Che nel lessico politico equivale a un ridimensionamento del titolare del Viminale ed è inoltre un segnale a Salvini, sponsor del ministro. Tutto ciò si traduce anche in una indiretta richiesta di maggiore coordinamento sul piano della comunicazione e di minore esposizione pubblica. “Chi guida gli Interni — ricorda non a caso un membro anziano del governo — di solito rilascia due interviste l’anno”. Ed è proprio per lesa verbosità che Piantedosi è finito al centro della polemica dopo il naufragio del barcone sulle coste calabre. Nelle ore successive alla drammatica vicenda, il responsabile del Viminale si era mosso istituzionalmente in modo corretto, prima di lasciarsi andare a dichiarazioni che hanno messo in difficoltà Meloni» • Alla vigilia del Natale 2024, dopo che ad Atreju, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia, la premier ha urlato fno a sgolarsi che i centri in Albania (880 posti per il trattenimento dei richiedenti asilo, 144 per un Centro di Permanenza per i Rimpatri, 20 in un penitenziario) «fun-zio-ne-ran-no!», in una nuova intervista di Sarzanini sottolinea che «la linea del governo è stata tracciata dal voto degli elettori che ha dato vita alla maggioranza parlamentare di centrodestra a cui, da tempo, gli italiani chiedono di fronteggiare l’immigrazione irregolare ed insostenibile», nega che il rilancio della «linea dura» sui migranti sia legato alla fresca assoluzione di Salvini sul caso Open Arms, contrattacca all’accusa delle Ong che parlano di continui nuovi ostacoli ai salvataggi in mare (vedi divieto di soccorsi plurimi e indirizzamento in porti spesso molto lontani dai luoghi di intervento): «È falso e offensivo sostenere che vengano impediti i salvataggi in mare, sui quali sono attive le nostre unità navali con un impegno e una professionalità che ci sono riconosciuti nel mondo. Basta guardare dati e numeri. C’è chi si ammanta della presunzione di essere titolare esclusivo delle connotazioni umanitarie di un impegno che, al contrario, per il modo sregolato con cui tende a svolgersi, spesso finisce per favorire l’azione dei trafficanti e incentivare traversate pericolose» • Il 23 gennaio 2025, dopo l’arresto, rilascio e rimpatrio su un volo militare del generale libico Najeem Osema Almasri, capo della polizia giudiziaria di Tripoli soggetto di un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aia perché ritenuto responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, rispondendo al question time al Senato non dice «una parola su quelle ore concitate in cui l’esponente delle brutali milizie Rada è passato dallo stadio di Torino, dove sarebbe andato a godersi Juventus-Milan, a detenuto del carcere Le Vallette, allo sbarco a Tripoli tra gli applausi del suo entourage» (promette che entro una settimana spiegherà tutto il ministro della Giustizia Carlo Nordio). A inizio luglio il governo libico parallelo di Bengasi (quello che fa capo al generale Khalifa Haftar) invita i membri della delegazione dell’Unione europea di cui fa parte (con i colleghi di Grecia e Malta e il commissario europeo per le Migrazioni) a «lasciare immediatamente il territorio libico, in quanto persone non gradite» (a irritare Bengasi potrebbe essere stato anche il fatto che la delegazione era stata in precedenza ricevuta dal governo rivale e «ufficiale» di Tripoli). Rinaldo Frignani commenta che l’incidente diplomatico «rischia di compromettere i risultati ottenuti fino a oggi dal governo nella gestione dei flussi migratori dalle coste libiche, adesso in un momento delicato, visto che prima sono diminuiti e quindi di nuovo aumentati». Com’era matematicamente certo, 1l 9 ottobre la Camera respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti suoi e di Nordio per il rimpatrio i Almasri (il governo ammette di averlo liberato per il timore di ritorsioni contro gli italiani in Libia, mentre prima ne faceva una questione procedurale). A inizio novembre, quando Almasri viene arrestato a Tripoli, Schlein attacca «È lo stesso criminale che Meloni, Nordio e Piantedosi hanno liberato e riaccompagnato a casa con un volo di Stato», lui replica che quanto avvenuto «dimostra che la scelta di liberarlo e consegnarlo alle autorità di Tripoli non era garanzia di impunità, anzi» aggiungendo che «non solo è sconcertante, è anche fortemente ipocrita che chi ha vissuto il dibattito in Parlamento, ha letto le carte, oggi vuol far credere che non sapevamo nulla del mandato di arresto del procuratore libico».
27. Romano PRODI Scandiano 9 agosto 1939. Politico • A dicembre 2020, intervistato da Massimo Franco dichiara: «Il Mes è un prestito con interessi a tasso zero, e quindi ci aiuta. Rifiutarlo è uno sbaglio, che nasce dall’ideologia dei Cinque Stelle. È terribile quando l’ideologia si fa teologia ed entra, come tale, nelle scelte della politica. Imprigiona nel passato e inibisce uno sguardo sul futuro». A giugno, Matteo Salvini lo aveva usato per attaccare Silvio Berlusconi: «Le sue parole ogni tanto non le capisco. Sul Mes usare la stessa lingua di Renzi e Prodi da parte di un moderato e liberale mi lascia dei dubbi» • Ex premier, ex presidente della Commissione europea, fondatore dell’Ulivo che «ama mettere a confronto passato e presente; e cogliere i comportamenti eterni delle dinamiche del potere», a fine aprile 2021, ancora intervistato da Franco, dice che Salvini si comporta come Fausto Bertinotti, che fece cadere il suo governo: «Sindrome classica delle coalizioni. Fai una scelta drastica, come quella di Bertinotti di coalizzarsi con l’Ulivo. Poi cominci a perdere consensi e la cosa ti fa diventare matto. E allora alzi la posta. Ti impunti anche sul niente, ogni giorno di più. Ma attenzione: questo fa perdere voti, non guadagnarli». A settembre esce Strana vita, la mia, libro scritto insieme a Marco Ascione. Strana perché? «Ma perché è stata dettata tutta da fatti esterni, non guidati. E direi anche fortunata. La mia famiglia, un buon liceo, l’università Cattolica a Milano, con un mondo cattolico in fermento che era all’avanguardia in Italia. Poi casualmente ministro dell’Industria quando Pandolfi mi suggerì a Andreotti. Poi la crisi dei partiti e l’esigenza di ricostruire il riformismo, riunendo chi era stato diviso dal Muro di Berlino…». Sulla sua mancata elezione a presidente della Repubblica confida: «Non c’era bisogno del no di Berlusconi per farmi mancare i voti nel 2013. Con la bocciatura al Quirinale non ci sono problemi, non era cosa che facessi il capo dello Stato, tutto qui. Debbo anche aggiungere che gli anni successivi sono stati tra i più felici della mia vita…» • A fine febbraio 2022, Aldo Cazzullo, premesso che «in Italia non puoi fare politica se non hai un partito, di cui preferibilmente sei il capo, o almeno il capocorrente», ricorda: «Romano Prodi volle fortemente che l’alleanza tra ex democristiani ed ex comunisti diventasse un partito» • Il 13 giugno 2023, mentre tutta l’Italia si prepara ai funerali di Silvio Berlusconi (scomparso il giorno prima), muore la moglie Flavia Franzoni (era nata il primo febbraio 1947). Luca Angelini: «I due coniugi erano insieme in un cammino in Umbria, la Via di Francesco: la donna è caduta all’improvviso, probabilmente a causa di un malore. A nulla sono valsi tentativi di rianimazione operati, sotto un violento temporale, dal Soccorso alpino. Con loro c’erano anche alcuni amici, tra cui l’ex ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio Arturo Parisi: il gruppo aveva dormito a Gubbio ed era in direzione di Assisi. La famiglia parla di “un dolore enorme”. I due erano sposati da 54 anni: nel 2019 avevano festeggiato le nozze d’oro» • «Unico leader capace di battere alle urne il centrodestra, riunendo le forze ad esso avverse», fondatore de «il primo “campo largo”», (l’Ulivo), preoccupato per le liti che, dopo il voto abruzzese, rendono una sua replica sempre più improbabile, a metà marzo 2024, durante un incontro pubblico, dice a Giuseppe Conte: «Se volete vincere mettetevi d’accordo, se volete perdere continuate così». A metà dicembre la premier Giorgia Meloni lo attacca: «Dice che l’establishment americano mi adora perché obbedisco? La svendita Iri, il modo in cui l’Italia è entrata nell’euro, passando per il ruolo determinante che ha avuto per l’ingresso della Cina nel Wto, dimostrano che Prodi di obbedienza se ne intende parecchio...». Elena Tebano: «Sembra quasi una reazione nervosa alle operazioni per creare un nuovo centro che aggreghi l’area cattolica nell’ambito del centrosinistra. Un’operazione che appare al momento solo teorica, ma che se riuscisse potrebbe sottrarre consensi al centrodestra (quanto a Prodi, scrive Adriana Logroscino, sarebbe divertito dal fatto che Meloni lo ritiene ancora così influente da parlare di lui con quei toni)». Tornato sulla breccia («Non che se ne sia mai andato, se non altro perché, lontano da una decina d’anni dalla politica attiva, non ha mai rinunciato a dire la sua con interviste e prese di posizioni»), una settimana prima di Natale Trocino spiega che Meloni e la destra sono «Preoccupati che l’uomo che ha battuto due volte il centrodestra riesca a insegnare al centrosinistra, per dirla con la premier, “la macumba” per tornare a vincere». Franco scrive che Prodi «si defila dal ruolo di burattinaio della fantomatica federazione moderata che dovrebbe prendere corpo»: «Intorno a me non ruota nulla. Non ho un dialogo sistemico con nessuno da molto tempo. Mi limito a scrivere quello che penso» • A fine marzo 2025 è protagonista di una gran baruffa all’Auditorium di Roma con la cronista Lavinia Orefici, inviata del programma Mediaset Quarta Repubblica che gli ha fatto una domanda sul Manifesto di Ventotene: dopo che un video mandato in onda da Giovanni Floris durante la puntata di DiMartedì (La7) non lascia dubbi sul fatto che l’abbia afferrata per una ciocca dandole una tiratina (lui a caldo aveva parlato solo di «una mano sulla spalla») torna sull’argomento non tanto per chiedere scusa («Non c’è proprio niente da chiarire») quanto per dirsi dispiaciuto e difendere la sua storia.
28. Dario FRANCESCHINI Ferrara 19 ottobre 1958 • Ministro di beni e attività culturali e turismo, a fine dicembre 2020, per provare a far rientrare le continue minacce renziane di far cadere il Conte II, manda a dire che «si aprisse la crisi, tanto varrebbe andare a votare. Conte contro Salvini e ce la giochiamo». Francesco Verderami: «Si vedrà se le parole di Franceschini anticipano una strategia o sono solo tattica, se rappresentano un espediente per snidare Renzi o un deterrente per inibirne l’offensiva. Di certo in questi giorni il capodelegazione del Pd al governo ripete sempre lo stesso concetto» • Confermato alla cultura nel governo Draghi, a fine febbraio 2021, intervistato da Paolo Conti dice che la chiusura di cinema, teatri e sale da musica è stato «un dolore inevitabile, ma vorrei che noi fossimo il primo Paese d’Europa a riaprire» e pensa che si potrà fare, appena l’epidemia lo consentirà, con «biglietti nominativi, Ffp2, distanziamento». Quanti ai danni economici provocati dal calo degli spettatori, chiederà «interventi consistenti da inserire nel decreto Ristori» • A fine gennaio 2022, insieme a «i centristi di ogni risma», spinge per l’elezione di Pier Ferdinando Casini a presidente della Repubblica: con Draghi al Quirinale, spiega, sarebbe impossibile fare un altro governo. Già rassegnato all’elezione di Elisabetta Belloni («È fatta purtroppo, perché con i voti della Meloni hanno i numeri. E in Aula si creerà un effetto trascinamento che ci costringerà a votarla»), rieletto Sergio Mattarella incorona Enrico Letta come «the winner» (Conte puntualizza che «Letta puntava su Draghi; dunque, anche lui ha perso»). Nato il governo Meloni, a ottobre 2022 lascia il posto alla cultura a Gennaro Sangiuliano • Nel settembre 2023, a nove mesi dalle Europee, Schlein pensa al Pse, Franceschini alle candidature. Alessandro Trocino: «La partita si gioca anche dentro il Pd. Nulla si sa delle candidature e neanche se parteciperà in prima persona Schlein. Si muove, come sempre, Dario Franceschini. L’obiettivo è traghettare la sua “Area dem” dentro un correntone più ampio, chiamato “Arcipelago”, con l’obiettivo (anche) di contare di più nelle candidature, mettendo in difficoltà l’area di Stefano Bonaccini e la segretaria stessa» • «Vera eminenza grigia della politica italiana, uno che vede, prevede e spesso provvede», a metà giugno 2024, archiviate le Europee, fa una profezia. Gianluca Mercuri: «L’ex segretario del Pd dice che con la riforma del premierato, il centrodestra “si è incastrato da solo”. Afferma di avere parlato con “esponenti di Forza Italia e Lega” ai quali “la riforma non piace. E visto che non riescono a far cambiare il testo, gli ho consigliato almeno di preparare uno statuto delle opposizioni: ‘Fatelo, perché in futuro vi servirà’...”. Profezia non bellissima. Ma Franceschini ne ha una bellina per l’opposizione: “Il premierato ci agevolerà nella costruzione della coalizione”» • Convinto che il primo problema sia una non-coalizione con partiti divisi e odii personali, a fine gennaio 2025 propone di «marciare divisi per colpire uniti», presentandosi insieme solo nei collegi uninominali (esattamente come fa il centrodestra: avessero fatto così anche gli altri nel 2022, Meloni non avrebbe vinto). Trocino: «Nel frattempo Schlein procede silenziosamente, con una sua coerenza apparentemente inscalfibile, i sondaggi dalla sua parte e un piano B, il lodo Franceschini, che potrebbe diventare A senza sconfessarla». A fine marzo propone una legge per dare ai figli il cognome della madre. Massimo Gramellini: «Ha il pregio di abbattere il macigno del doppio cognome, impraticabile in un paese soffocato dalla burocrazia, e l’ipocrisia della “libertà di scelta”. Non prendiamoci per il naso: in una società che in molti suoi strati è ancora dominata da un pregiudizio tradizionale, libertà di scelta significa libertà di continuare a scegliere il cognome del padre. A volte certe situazioni vanno un po’ forzate (oddio, sto cominciando a parlare come il manifesto di Ventotene). Si tratterebbe di uno choc in grado di contribuire concretamente al riequilibrio dei generi, perché andrebbe a toccare una corda identitaria, dunque profondissima. Il punto debole della proposta, ne converrà anche Franceschini, è che venendo da un uomo sembra profilarsi come l’ennesima concessione. Altra cosa sarebbe se a presentarla in un disegno di legge congiunto fossero le deputate Giorgia Paratore (già Meloni) ed Elly Viviani (già Schlein). Ma temo che nemmeno il matriarcato riuscirebbe a compiere il miracolo di metterle d’accordo, per cui potrebbe rendersi necessario l’intervento di un mediatore maschio: Dario Gardini (già Franceschini) naturalmente».
29. Francesco BOCCIA Bisceglie 18 marzo 1968. Politico • Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Conte II, a metà novembre 2020, mentre si parla de L’ora dei Covid Hotel, si dice che «Boccia ne vuole almeno uno per provincia, per accogliere, liberando posti letto in ospedale, i “contagiati non sintomatici e con condizioni sociali non idonee a fare quarantena a casa”. Anche strutture militari potrebbero essere utilizzate allo stesso scopo, ha precisato il ministro» • Nel gennaio 2021, poiché «Pfizer riduce ancora le dosi» del vaccino anti Covid, ipotizza un esposto alla procura «per inadempimento del contratto pubblico: valuteremo quali azioni intraprendere a tutela dei cittadini italiani e della loro salute in tutte le sedi, civili e penali, in cui ciò sarà possibile» • Responsabile Enti Locali del Pd, da sempre tra i più convinti sostenitori del campo largo (l’alleanza tra dem, sinistra e M5s), a luglio 2022 invita Giuseppe Conte sul palco di Digithon, maratona digitale che ha fondato a Bisceglie nel 2014: «Il campo largo è una visione di Italia, è un campo di valori condivisi. Con i 5 Stelle e il sostegno dei centristi abbiamo appena vinto le amministrative e, se ci mettiamo generosità, possiamo costruire un programma vincente per le Politiche» • Capogruppo Dem, quando a novembre 2023 parte al Senato, dove ha già cominciato il suo iter la riforma delle Autonomie delle Regioni, il percorso della riforma costituzionale che dovrebbe introdurre il premierato, non nasconde i suoi sospetti: «Lo denunciamo da tempo: al Senato si svolgerà il baratto, nella maggioranza, tra premierato e Autonomia». Alessandro Trocino: «L’ipotesi di Boccia è che per la Lega è la “condizione per votare il premierato caro a Giorgia Meloni. A questo scambio ci opporremo con tutte le nostre forze”» • A fine maggio 2024, durante la discussione sul premierato al Senato, la seduta è sospesa per un parapiglia al centro dell’emiciclo tra alcuni senatori di FdI e M5S (i commessi devono intervenire per impedire che si degeneri in rissa). Scontro più acceso quello tra Roberto Menia (FdI) e Marco Croatti (M5S), all’uscita il primo racconta ai cronisti di essere scattato perché insultato: «Poi ha mostrato una foto scattata prima della rissa sfiorata in cui si vede il capogruppo del Pd Francesco Boccia che dà le spalle all’emiciclo mentre parla con i propri senatori. Boccia non sarebbe riuscito a tenere a bada il suo gruppo che continuava, a suo dire, a insultare. Accuse rispedite al mittente dall’opposizione» • Braccio destro di Elly Schlein, a fine agosto 2025, quando sembra esserci il rischio che l’ex sindaco Pd di Bari Antonio Decaro si sfili dalla candidatura a presidente della Regione Puglia, il suo è uno dei nomi che vengono fatti come possibile alternativa. A inizio dicembre sconfessa la proposta di legge presentata dal riformista dem Graziano Delrio per contrastare l’antisemitismo nelle scuole, nelle università e sul web (il punto è che Delrio fa sua la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance che qualifica come antisemita molte delle critiche radicali contro lo Stato di Israele).
30. Giovanni TOTI Viareggio 7 settembre 1968. Politico • A novembre 2020 scatena una furiosa polemica con un tweet in cui è scritto che la maggioranza dei morti per Covid sono persone «per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese». Paola Di Caro: «Raramente un tweet aveva messo d’accordo tutti come quello apparso ieri mattina sul profilo ufficiale di Giovanni Toti, presidente della Liguria. Una sequela di “Vergogna”, “Si dimetta”, “Abominio”, “Parole naziste” accoglie il pensiero del leader di Cambiamo». Lui si scusa per la forma, ma non fa marcia indietro nella sostanza: «Il mio collaboratore che ha commesso l’errore in una live tweet, come me, si scusa, imparerà e migliorerà. Ma non lo farà una classe dirigente ipocrita, meschina, che la butta in gazzarra e non vuole vedere la realtà drammatica che abbiamo di fronte. È un passaggio scritto in modo maldestro e mi dispiace se ha ferito qualcuno. Ma la sostanza è chiarissima. Non è piacevole chiedere sacrifici alla popolazione. Ma per il nostro presente e il nostro futuro, è più giusto adottare politiche che contengano il danno proteggendo i più fragili e più esposti — gli over 75 anni che rappresentano il 90% dei morti —, o impedire che vadano a scuola, all’università, a lavoro persone giovani, sane, che spesso sono asintomatici o superano senza problemi la malattia?» • A metà novembre 2021 fa discutere la sua idea di un «lockdown all’austriaca», con i non vaccinati chiusi in casa (rischia di comprimere libertà costituzionali?): «Oggi il bene supremo è tutelare salute e benessere di tutti. Non si può — per la paura, l’egoismo e la posizione contestataria di alcuni — richiudere il Paese. Oggi abbiamo dati incontrovertibili, i vaccini ci salvano la vita. Il tampone è solo un termometro, il vaccino è l’antipiretico che ci fa passare la febbre. Nessun passo indietro» • A metà febbraio 2022, Tutti al centro, ma ognuno per conto suo. Roberto Gressi: «Truppe disperse si aggregano a piccoli gruppi, per coprire la ritirata. “Idea” di Gaetano Quagliariello, prova a unirsi con “Cambiamo” di Giovanni Toti, ma non con “Noi di centro” di Clemente Mastella, con il quale non è pronto ad andare dal notaio, anche se c’è chi dice che ci sia già andato. E Giovanni Toti giura che non c’è alcun accordo con altre forze (Italia viva) e che le alleanze, ancorate nel centrodestra, non mutano. Luigi Brugnaro riunisce “Coraggio Italia” ma Toti e Quagliariello non vanno e quest’ultimo gli spiega: se la linea politica è comune, che ci vediamo a fare?» • A metà settembre 2023, attaccato per la nave rigassificatrice che arriverà a Vado (Savona), risponde: «Io ho grande rispetto per i cittadini che protestano, ne ho molto meno per chi stimola false paure con argomenti che a volte sono delle gigantesche banalità. Di rigassificatori noi ne abbiamo già uno nel golfo di Spezia che è pure in banchina, a 100 metri dalla passeggiata turistica di Porto Venere e a due chilometri in linea d’aria dalle Cinque Terre che hanno 4,5 milioni di visitatori all’anno. È lì dagli anni ’70 e non mi pare abbia fatto particolari danni» • A inizio maggio del 2024 arriva il terremoto Toti. Luca Angelini: «“Terremoto politico” non è, per una volta, un’esagerazione. Perché quello è, l’arresto del governatore ligure Giovanni Toti, ora ai domiciliari e sospeso dalle sue funzioni. Corruzione, l’accusa. Per la procura di Genova, esisteva un sistema di potere fatto di favori e tangenti tra amministrazione pubblica, cioè Regione e Autorità portuale, e aziende private». Il 26 luglio, dopo 80 giorni di resistenza, si dimette in modo irrevocabile. Alessandro Trocino: «La richiesta di giudizio abbreviato potrebbe arrivare a giorni. La richiesta di porre fine agli arresti domiciliari è già stata respinta due volte. Toti, anche grazie alle dimissioni, spera che stavolta verrà accolta un’istanza di revoca». A dicembre (raramente nei Palazzi di giustizia si è registrata una conclusione così rapida) viene ratificato l’accordo per il patteggiamento a 2 anni e 3 mesi, siglato a settembre dai suoi legali, convertendoli in 1.620 ore lavori di pubblica utilità da prestare a partire da gennaio negli uffici genovesi della Lega per la lotta ai tumori. Trocino: «Se Toti, che si è sempre dichiarato innocente, volesse ricandidarsi, per la legge Severino dovrebbe attendere gli oltre sei anni necessari per scontare la pena e ottenere la riabilitazione» • A fine maggio 2025, quando Silvia Salis viene eletta sindaco di Genova, Cesare Zapperi scrive che è «molto apprezzata anche da Giovanni Toti (il cui nome oggi è quasi impronunciabile nel centrodestra)».
31. Maurizio LANDINI Castelnovo ne’ Monti 7 agosto 1961. Sindacalista • Dal gennaio 2019 segretario della Cgil, a inizio maggio 2020 Dario Di Vico, argomentando che «La Rete è stata consacrata dal lockdown come infrastruttura-regina, migliaia e migliaia di italiani in queste settimane hanno fatto un corso accelerato di apprendistato digitale», aggiunge «persino Maurizio Landini, che lo ha confessato in tv» • Dopo che il 9 ottobre 2021 alcuni partecipanti della manifestazione No Green Pass e alcuni esponenti del partito neofascista Forza Nuova hanno assaltato la sede della Cgil a Roma, il premier esprime con una visita la solidarietà del governo e del Paese intero a tutti i sindacati. Monica Guerzoni: «Draghi arriva alle 12.15 davanti alla sede di corso Italia, violata sabato dagli estremisti di destra. L’abbraccio con Landini sotto le bandiere rosse è simbolico, i dipendenti applaudono, i fotografi scattano. Il presidente varca con emozione e rispetto la soglia della Cgil. È visibilmente, profondamente colpito. Passa sotto il grande quadro di Guttuso rimasto intatto, si ferma davanti alla tela di Ennio Calabria squarciata e ascolta in silenzio il racconto di Landini: i vetri rotti, le fotocopiatrici spaccate a calci, le macchie di sangue sul pavimento...» • A gennaio 2022 ribadisce in un’intervista di Enrico Marro che vorrebbe un obbligo vaccinale esteso a tutti: «La Cgil chiede da agosto l’obbligo per tutti, non solo sui luoghi di lavoro. Invece, anche qui, il governo arriva tardi e con un provvedimento che rischia di creare incomprensioni, perché qualcuno mi deve spiegare come mai un 48enne possa non essere vaccinato ed un 50enne sì» • Il 17 novembre 2023 è indetto uno sciopero che secondo il Garante «non può essere considerato, come da consolidato orientamento della Commissione, quale sciopero generale». Landini si ribella: «L’interpretazione della Commissione che non sarebbe uno sciopero generale non sta né in cielo né in terra: non ha riscontri nelle norme. Siamo rispettosi delle leggi, ma ribadiamo che quello proclamato è uno sciopero generale. E troviamo singolare che se a proclamarlo è un sindacato autonomo, come più volte successo, nessuno apre becco, ma se lo facciamo noi entra in una dinamica politica». Quindi elenca le sue ragioni: «Il governo non sta attuando nessuna delle sue promesse, dalla cancellazione della Fornero sulle pensioni alla lotta all’evasione, mentre i salari diminuiscono e i giovani vanno a cercare lavoro all’estero. È sotto gli occhi di tutti che sono peggiorate le condizioni di vita e l’Istat conferma che più del 60% delle famiglie è in difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Il resto sono balle». A dicembre il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, il suo ex braccio destro e portavoce di Italia Libera Giuliano Castellino e il co-fondatore dei Nuclei Armati Rivoluzionari Luigi Aronica sono condannati dal Tribunale di Roma a 8 anni e mezzo di carcere per l’assalto del 9 ottobre 2021 • Il 6 novembre 2024 scoppia Lo scontro tra governo e Cgil sul «reato» di rivolta quando a Milano, durante l’Assemblea Nazionale del sindacato, dice: «Io credo che sia arrivato il momento di una vera e propria rivolta sociale». Tommaso Foti, deputato di Fratelli d’Italia, in pratica lo accusa di sobillare gli italiani all’eversione: «Landini stia molto attento a incitare alla rivolta sociale, perché integra gli estremi di un reato. Dopo l’aumento del suo stipendio di 300 euro al mese, la distribuzione di incarichi d’oro ai suoi amici, e la Cig inflitta ai dipendenti di una società della Cgil, gli manca la decenza di tacere». La «rivolta» invocata da Landini passa però attraverso normali strumenti democratici: «Avanti così non si può più andare. Per noi lo sciopero non è che l’inizio di una mobilitazione e di una battaglia perché il nostro obiettivo non è semplicemente migliorare o cambiare la legge di bilancio, è cambiare e migliorare il nostro Paese anche attraverso l’uso dei referendum. Qui c’è un elemento di libertà perché le singole persone possono attraverso il loro voto decidere di cambiare il loro futuro e il loro destino e questa è una battaglia democratica che si fonda sulla partecipazione democratica e chiede a tutte le persone che hanno bisogno di lavorare per vivere di mettersi assieme per diventare maggioranza. Anche perché l’unica cosa che è aumentata l’anno scorso sono le tasse pagate dai lavoratori dipendenti e pensionati» • Il 10 giugno 2025 Prima Ora titola Landini come Spalletti (anzi no). Mercuri: «Luciano Spalletti ha perso malissimo in Norvegia e vinto male ieri con la Moldova, da commissario tecnico già rimosso. Ma anche dopo il 3-0 a Oslo pensava di poter riuscire a portare la Nazionale al Mondiale, nonostante 22 mesi tormentati, con risultati davvero brutti, un Europeo imbarazzante e un gioco raramente brillante. Maurizio Landini ha incassato anche lui una sconfitta devastante, con un quorum fallito di 20 punti e i referendum su lavoro e cittadinanza asfaltati. Ma anche lui pensa di potere raggiungere lo stesso il risultato, che nel suo caso è cambiare le leggi sul lavoro: “Perché 14 milioni di cittadini sono andati a votare, nonostante la mancanza di informazione pubblica, ed è la base per un nuovo inizio”, e dunque per lui “siamo sulla strada buona e bisogna insistere sul merito dei problemi”. Due personalità ragguardevoli, con una storia di fatica, gavetta e conquiste. Due uomini cui non mancano estro e coraggio. Ma il senso della realtà un po’ sì, soprattutto a uno. Differenze: Spalletti è stato esemplare nell’assumersi ogni responsabilità, perfino esagerato nel darsi tutte le colpe. Landini non ha proprio contemplato l’idea di ammettere di aver sbagliato nel muovere guerra al Jobs Act di Renzi in piena era Meloni, nel pensare di portare alle urne su temi complicati - ed evidentemente non così centrali nella vita della stragrande maggioranza delle persone - la metà di un elettorato drammaticamente svogliato. Non ha neanche accampato l’unica scusa plausibile, e cioè che è venuto a mancare il traino del referendum sull’autonomia regionale (già smontata dalla Corte Costituzionale). E ha preferito negare la sconfitta con l’eufemismo, sfacciato e irridente, della “non vittoria”. L’altra differenza fondamentale è che Spalletti è stato esonerato in modo insindacabile dalla Nazionale maggiore, mentre Landini ha potuto confermarsi da solo alla guida del maggiore sindacato nazionale. Ma anche lui in qualche modo è stato esonerato: dall’eventuale, futura leadership del centrosinistra». A inizio novembre, quando la Cgil annuncia uno sciopero generale per il 12 dicembre contro la legge di bilancio del governo, Meloni domanda ironica «In quale giorno della settimana cadrà il 12 dicembre?» alludendo al fatto che gli scioperi sono spesso proclamati nelle giornate del venerdì e questo non fa eccezione. Lui replica: «Ci chiedono di cambiare giornata: se vogliono hanno la possibilità anche che lo sciopero non ci sia, cambino loro la manovra» per concludere «quando si arriva a decidere di scioperare, quelle sono persone che rinunciano per quella giornata al loro stipendio. Al governo dovrebbero essere più umili e avere più rispetto».
32. Vincenzo DE LUCA Ruvo del Monte 8 maggio 1949. Politico • Governatore della Campania, a fine ottobre 2020 «chiede a gran voce un lockdown nazionale» e ne annuncia uno regionale imminente («Siamo ad un passo dalla tragedia, dobbiamo chiudere tutto e dobbiamo decidere oggi, non domani») che scatena proteste di piazza con scene da guerriglia urbana. Antonio Polito (De Luca tra allusioni e scaricabarile spaventa i cittadini senza mobilitarli): «Intendiamoci, si sarebbe tentati anche di dar ragione a De Luca quando dice che la situazione sta precipitando e con le mezze misure non si risolve più niente, chiedendo a Roma il pugno di ferro. Se non fosse che è il presidente della Campania da cinque anni e un mese, è stato per due anni commissario straordinario del governo alla sanità, e in campagna elettorale si è più volte vantato di aver preso misure anti Covid senza paragoni nelle altre regioni. C’è ormai una cacofonia di voci cui si dovrebbe mettere un freno. Così si spaventa l’opinione pubblica invece di mobilitarla, perché ognuno che abbia un qualche potere scarica il barile su qualcun altro» • A metà aprile 2021 annuncia di voler vaccinare, dopo ultraottantenni e fragili, «per categorie economiche, non più solo per fasce d’età». Massimo Franco: «Vincenzo De Luca, esponente del Pd, contraddice le indicazioni del commissario per l’emergenza della pandemia. Il generale Francesco Paolo Figliuolo ha ribadito che le vaccinazioni debbono continuare “in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe”, per “mettere al sicuro le persone fragili” e i più anziani. Ma De Luca risponde che non seguirà il metodo per fasce d’età, sostenendo che altrimenti l’economia sarà morta. E minaccia ritorsioni se non riceverà una fornitura di vaccini destinati alla Campania ma non ancora arrivati» • A inizio gennaio 2022 decide di tenere chiuse scuole medie e primarie nonostante la sua regione sia ancora in zona bianca. Patrizio Bianchi, ministro dell’istruzione, avverte: «La legge è molto chiara: permette ai Presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto». Tempo tre giorni il Tribunale amministrativo regionale sospende su istanza del governo e delle associazioni dei genitori la sua ordinanza • Intenzionato a ricandidarsi, con o senza il Pd, a due anni e mezzo alla fine del mandato l’11 giugno 2023 incontra Elly Schlein. Alessandro Trocino: «Non è un mistero che non ci sia alcuna sintonia tra i due. De Luca vorrebbe ricandidarsi per la terza volta, Schlein è contraria a una deroga. In più, il figlio del governatore Piero è stato sostituito nel ruolo di vicecapogruppo della Camera. Si sono visti, in quello che è stato definito un incontro “franco”, e non si stenta a crederlo, vista la consueta franchezza del governatore. Bisognerà capire ora se Schlein resterà fedele alla sua missione politica contro “i signori delle tessere” o se verrà a patti con il potente “cacicco” campano». Lui intanto continua con sortite tipo «Questa opposizione è una via di mezzo tra lo Zecchino d’Oro e Lotta continua» • Dopo che il 16 febbraio 2024 in Transatlantico ha dato della «stronza» a Giorgia Meloni «in un fuorionda grondante disprezzo e maschilismo anni Cinquanta» (Massimo Gramellini), il 28 maggio, a Caivano per inaugurare il rinnovato ed ex famigerato centro sportivo Delphinia al Parco Verde, la presidente del Consiglio lo saluta dicendo «Sono quella stronza della Meloni, come sta?». Il 5 novembre lo scontro con la segretaria del suo partito arriva a un momento cruciale. Gianluca Mercuri: «De Luca si è fatto approvare dal Consiglio regionale la norma che da una parte recepisce la legge nazionale del 2004 sul limite dei due mandati, dall’altra la applica solo da ora, quindi azzera di fatto il primo mandato di De Luca e lo rende in teoria ricandidabile. In teoria, perché il governo potrebbe impugnare la nuova norma campana. Ma anche no, se il centrodestra valuterà che gli conviene un centrosinistra diviso nelle elezioni regionali del prossimo anno». Schlein ribadisce: «Siamo contro il terzo mandato. In Parlamento non è passato. Dunque possono votare tutte le leggi regionali, ma questo non cambia la posizione del Pd che non supporterà i presidenti uscenti per il terzo mandato. A noi avrebbe fatto piacere sostenere Bonaccini (in Emilia-Romagna) e Decaro (a Bari) per la terza corsa, ma prima del consenso viene il buon senso». La sensazione è che si stia preparando alla rottura con il Pd, facendosi un partito personale che, con l’ausilio di liste strategiche, peschi voti a destra e a manca • A inizio gennaio 2025 il Consiglio dei ministri annuncia di volere impugnare la legge della Regione Campania sul terzo mandato. In attesa che parli la Corte Costituzionale, dopo due settimane di silenzio, con «una conferenza stampa show» ribadisce di voler andare avanti («La mia posizione non è cambiata di una virgola e non cambierà») e aggiunge una motivazione che non sembra troppo peregrina: «Non hanno limite di mandato deputati, senatori, premier, presidente della Repubblica. Dunque nessun vincolo per nessuno tranne che per uno». Il 9 aprile, quando la sentenza della Corte Costituzionale stoppa la possibilità di tre mandati consecutivi per i governatori regionali, prende atto ma non rinuncia a dare le carte e a intralciare il Pd, che sarebbe il suo partito ma con i cui vertici è in rotta perché lo vedono come il simbolo dei «cacicchi» locali con troppi poteri. Mercuri: «Perfido, ha fatto diffondere perfino la voce che potrebbe sostenere il centrodestra se candidasse un suo sodale, Giosy Romano. Probabilmente bluffa, ma Pd e 5 Stelle le carte di De Luca dovranno vederle eccome». A metà luglio, quando cade il suo veto alla candidatura di Roberto Fico, «si vocifera abbia già incassato, in cambio del via libera a campo largo e candidato pentastellato, un ruolo nazionale per il figlio Piero (in segreteria?), il prossimo segretario regionale del partito (commissariato da più di due anni) e un assessorato di peso». A metà settembre durante una cerimonia ufficiale scambia la giovane moglie dello scultore Kapoor per la figlia, la chiama «bellissima ragazza» e quando scopre che è la sua consorte si congratula con l’artista per la scelta. Gramellini: «La scenetta di ieri sembra dare ragione a chi pensa che De Luca sia un uomo del passato. Però è anche vero che ha incontrato un importante artista senza premurarsi di chiedere ai suoi collaboratori chi fosse la signora che lo accompagnava. E questo comportamento, sciatto e frettoloso, fa invece di De Luca un perfetto uomo del presente». Il 24 novembre Fico è eletto suo successore col 60,61% (35,74% per i candidato del centrodestra Edmondo Cirielli).
33. Marta CARTABIA San Giorgio su Legnano 14 maggio 1963. Giurista • Dall’11 dicembre 2019 presidente della Corte Costituzionale, a fine aprile 2020, quando Giovanni Bianconi sottolinea che in una situazione di emergenza «servono soluzioni di emergenza che finiscono per provocare divisioni e polemiche come in questi giorni», risponde: «La Corte costituzionale ha affermato in varie occasioni che più la compressione di un diritto o di un principio costituzionale è severa, più è necessario che sia circoscritta nel tempo. Le limitazioni si giudicano secondo il test di proporzionalità che risponde a queste domande: si sta perseguendo uno scopo legittimo? La misura è necessaria per quello scopo? Si è usato il mezzo meno restrittivo tra i vari possibili? Nel suo insieme, la norma limitativa è proporzionata alla situazione?» • Il 13 febbraio 2021 diventa ministro della giustizia nel governo Draghi: «Le spine più acuminate sono nel penale, e a Montecitorio la prossima settimana è già fissato un appuntamento che riproporrà i contrasti sul provvedimento più contestato della “gestione Bonafede”, che ha rotto gli equilibri prima con la Lega e poi con Italia viva, oltre che incrinato i rapporti col Pd: l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado». L’8 luglio dello stesso anno il Consiglio dei Ministri dà il via alla riforma del sistema giudiziario penale, a novembre viene approvata definitivamente dal parlamento quella del processo civile (riforme importanti al fine di ottenere i fondi europei del PNRR) • Il 22 ottobre 2022, caduto il governo Draghi, lascia il posto a Carlo Nordio • A fine gennaio 2023, premesso che «Se i problemi della giustizia continuano ad essere trattati come ai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini (e dei Neri e dei Bianchi), non vi sono vie di uscita», a proposito della sua opera Sabino Cassese scrive: «Ha avviato e realizzato la creazione dell’ufficio per il processo, ha avviato, con due apposite deleghe, seguite dai decreti delegati, la riforma dei processi civili e penali, ha affrontato la questione della separazione delle carriere, delle porte girevoli tra politica e magistratura, dell’ordinamento giudiziario e dell’elezione del Consiglio superiore della magistratura». A fine marzo il titolo è Prescrizione, si torna al testo Orlando. Virginia Piccolillo: «Prima venne la riforma Orlando, con due stop alla prescrizione: dopo il primo e il secondo grado di giudizio per, al massimo, un anno e mezzo. Poi la riforma Bonafede, con l’addio alla prescrizione dopo la prima sentenza. Infine la riforma Cartabia, senza prescrizione dopo il primo grado, ma con la improcedibilità dopo due anni dal primo giudizio e uno dalla sentenza di appello. Adesso si prefigura un ritorno al punto di partenza» • A fine febbraio 2024 la gup di Genova Angela Nutini decide che Annalucia Cecere, ex insegnante cuneese accusata di aver ucciso il 6 maggio 1996 a Chiavari Nada Cella, non dev’essere processata ma prosciolta: richiamando la riforma Cartabia, conclude che «Gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna». Il 20 novembre i giudici della Corte d’Appello accolgono il ricorso della pm Gabriella Dotto mandando a processo la Cecere • Vicepresidente della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota anche come Commissione di Venezia, nel maggio 2025 si parla del rapporto sul caso Romania (vittoria dell’estrema destra antisemita dopo l’annullamento delle prime elezioni) cui ha apposto la sua firma (sostiene che nelle liberaldemocrazie neanche la sovranità popolare è un potere assoluto). A giugno, occupandosi dell’«Italia degli impuniti» (cioè di quei condannati alle pene pecuniare che però non pagano) Milena Gabanelli e Simona Ravizza spiegano che «tra il 2019 e il 2022 l’Italia ha incassato solo il 3 per cento delle “multe” che i magistrati hanno comminato ai condannati. Con la riforma Cartabia la percentuale è arrivata al 13 per cento, ma ancora non basta».
34. Liliana SEGRE Milano 10 settembre 1930. Superstite dell’Olocausto • Dal 2018 senatrice a vita, il 9 ottobre 2020 alla Cittadella della Pace di Rondine, Arezzo, tiene la sua ultima conferenza pubblica: ai molti giovani che la ascoltano dice «Passo a voi il testimone». Alessia Rastelli: «La scelta di Rondine era di per sé simbolica: fondata nel 1998 da Franco Vaccari, l’organizzazione è nata nell’omonimo borgo per promuovere la risoluzione del conflitto. Al centro: uno studentato in cui ragazzi di Paesi nemici convivono. “Conobbi Rondine oltre vent’anni fa e fu come un incantamento: era ciò che anche io avrei voluto fare”» • Il 18 febbraio 2021, primo giorno della campagna lombarda per gli over 80, all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano si vaccina contro il Covid: «Molti commenti irripetibili e antisemiti sono comparsi sotto il post su Facebook dove il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ieri mattina ha accolto Segre in ospedale insieme all’assessore al Welfare Letizia Moratti, ringraziava la senatrice per la sua testimonianza» • Il 13 ottobre 2022, in qualità di membro anziano apre la legislatura. Alessandro Trocino: «Non è un discorso di circostanza, e non poteva esserlo, visto che quella che si apre è la legislatura più a destra dall’inizio della Repubblica e che il successore a sedersi sulla presidenza del Senato è uno storico esponente del Movimento sociale. Dopo un ringraziamento al capo dello Stato Sergio Mattarella e a Papa Francesco, Segre fa un appello alla pace in Europa contro “una follia senza fine”». Poi il momento più simbolico e personale: «È impossibile per me non provare una specie di vertigine ricordando che quella stessa bambina, in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita fu costretta dalle leggi razziste a lasciar vuoto il suo banco della scuola elementare. Quella stessa bambina ora si trova, per uno strano destino, sul banco più prestigioso del Senato». La Russa applaude, si dice d’accordo su tutto e le regala un mazzo di rose bianche • Mai tornata ad Auschwitz, il 27 gennaio 2023, Giorno della Memoria, ricorda un episodio del 1995: «Nel cinquantenario della liberazione, ero in macchina con mio marito e abbiamo sentito una cronaca in diretta in cui venivano descritti la regina d’Olanda e altri che erano lì. Tutti in pelliccia. Siccome io lo so cos’è il freddo, ho detto: come ho fatto bene a non andare. Li avrei obbligati a spogliarsi e avere freddo, perché non si può andare in pelliccia ad Auschwitz. Se uno vuole visitare quel posto, deve avere freddo e anche un po’ fame». Il 7 dicembre è alla Scala per la Prima. Non mancano le polemiche. Candida Morvillo: «Il presidente del Senato Ignazio La Russa sposta le tende di velluto per entrare nel Palco reale, si avvicina alla senatrice a vita Liliana Segre, le fa: “Siamo una coppia interessante noi due”. Lei si scosta il tanto che serve per mettere a fuoco il viso a un palmo dal suo orecchio. Gli sorride. Il tempo di avvicinarsi al balcone d’onore e una voce dal loggione urla “no ai fascisti”. È un attimo: dal palco, spunta la capigliatura immacolata di Segre e il teatro esplode di applausi rivolti all’insù; il maestro Riccardo Chailly attacca l’inno di Mameli ed ecco che il peggio è alle spalle, i fischi non arrivano, i cori antifascisti nemmeno. Si sente solo, a fine inno, un “viva l’antifascismo”. Segre funziona da scudo umano, eccome» • A febbraio 2024 annuncia la querela contro l’ex ambasciatrice Elena Basile, che sentite le sue parole «Dal 7 ottobre in poi i bambini di tutti i colori, di tutte le religioni, di tutte le appartenenze mi trovano come una nonna disperata», aveva commentato: «Ma cara signora, possibile che lei sia tormentata solo dal pensiero dei bambini ebrei? I bambini palestinesi non la toccano? I tedeschi erano molto buoni con i loro bambini nazisti; anche loro avevano una morale che si rivolgeva agli ariani, ai bianchi, e non capivano, non sentivano nulla per la morte degli ebrei: lei vuole imitarli? Sente qualcosa solo per la morte per gli ebrei, ma non per gli altri?» (subito arrivano le scuse, «Non volevo ferirla, riconosco che il mio paragone fosse inappropriato»). A metà maggio arriva L’allarme sul premierato peggiore della legge Acerbo (quella voluta da Benito Mussolini per assicurare al Partito nazionale fascista una solida maggioranza parlamentare). In un intervento in Senato, usa parole pacate ma molto ferme per denunciare i pericoli della riforma voluta dal governo di Giorgia Meloni, che aumenta notevolmente i poteri del capo dell’esecutivo: «Non tutto può essere sacrificato in nome dello slogan, “scegliete voi il capo del governo”. Anche le tribù della preistoria avevano un capo, ma solo le democrazie costituzionali hanno separazione dei poteri, controlli e bilanciamenti, cioè gli argini per evitare di ricadere in quelle autocrazie contro le quali tutte le Costituzioni sono nate». A fine novembre interviene sul tema del «genocidio» di cui si parla a proposito della condotta israeliana a Gaza: «L’abuso della parola genocidio dovrebbe essere evitato con estrema cura per più di una ragione. In primo luogo, solo coprendosi occhi e orecchie si può evitare di percepire il compiacimento, la libidine con cui troppi sembrano cogliere un’opportunità per sbattere in faccia agli ebrei l’accusa di fare ad altri quello che è stato fatto a loro. [...] In secondo luogo, l’accusa strumentale del genocidio proietta sull’intero Stato di Israele e su tutto il popolo israeliano — non solo sul pessimo governo in carica — l’immagine del male assoluto. Nella drammatica situazione di Gaza non ricorre nessuno dei caratteri tipici dei principali genocidi generalmente riconosciuti come tali mentre sono piuttosto evidenti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi sia da Hamas e dalla Jihad, sia dall’esercito israeliano» • Il 27 gennaio 2025, Giornata della Memoria della Shoah e ottantesimo anniversario della liberazione dei superstiti di Auschwitz, dichiara: «Si chiamava marcia della morte, perché chi non ce la faceva veniva ucciso. E spesso gli “scheletri” non ce la facevano a camminare. Io ero così abituata a quella visione che non mi voltavo, mettevo una gamba davanti all’altra e andavo avanti. Volevo vivere. Sono passati 80 anni e oggi sono una vecchia ma sono sempre quella Liliana d’allora, con una gamba davanti all’altra. E così vado tra minacce, parolacce in grande quantità che mi vengono riferite e riportate tutti i giorni in grande abbondanza. Io depressa? No, non lo sono. Una gamba davanti all’altra. Non ho paura». A inizio maggio, intervistata da Rastelli lancia un duro atto d’accusa contro il governo Netanyahu: «Vedo due popoli, quello israeliano e quello palestinese, in trappola, incapaci di liberarsi da una sorta di condanna a odiarsi e a combattersi a vicenda. Aggrava la situazione il fatto che entrambi siano guidati dalle componenti peggiori delle rispettive classi dirigenti, tanto che per lungo tempo hanno dato, molto cinicamente, l’impressione di avere bisogno l’una dell’altra per restare in piedi. Trovo mostruoso il fanatismo teocratico e sanguinario di Hamas e delle altre fazioni terroristiche che hanno provocato la nuova guerra. Ma, senza con questo confondere un esecutivo democraticamente eletto con un gruppo terroristico, sento anche una profonda repulsione verso il governo di Benjamin Netanyahu e verso la destra estremista, iper-nazionalista e con componenti fascistoidi e razziste al potere oggi in Israele. È chiaro che, dopo un trauma come quello del 7 ottobre, qualunque governo israeliano avrebbe reagito con durezza. Ma la guerra a Gaza ha avuto connotati di ferocia inaccettabili e non è stata condotta secondo i principi umanitari e di rispetto del diritto internazionale che dovrebbero guidare Israele: è andato ben oltre i limiti del diritto di difesa, facendo stragi di civili e distruzioni immani». A inizio ottobre Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati («la più amata dai sostenitori dei palestinesi», è inciampata più volte in discutibili dichiarazioni) si alza e se ne va quando a In Onda sente il suo nome, poi spiega che inquanto superstite della Shoah è «poco lucida e non è imparziale». Nello stesso mese, dopo che la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha detto «Tutte le gite scolastiche ad Auschwitz, cosa sono state? Sono state gite? A che cosa sono servite? Secondo me, sono state incoraggiate e valorizzate perché servivano a dirci che l’antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia, e collocato in una precisa area: il fascismo» replica: «Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito “gite” i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo. Quale sarebbe la colpa? Durante la seconda guerra mondiale, in tutta l’Europa occupata dalle potenze dell’Asse, i nazisti, con la collaborazione zelante dei fascisti locali - compresi quelli italiani della RSI - realizzarono una colossale industria della morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze. La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità fa male solo a chi ha scheletri negli armadi».
35. Francesco LOLLOBRIGIDA Tivoli 21 marzo 1972. Politico • 2020 - • Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, a metà luglio 2021 fa discutere dicendo in un’intervista «Non consiglierei a nessuno sotto i 40 anni di fare il vaccino perché la letalità è inesistente». Aldo Cazzullo: «Applicando il metodo Salvini e il metodo Lollobrigida, il Covid muterà, resterà, e finirà per riempire di nuovo ospedali e terapie intensive; che è il motivo per cui si è stati costretti a richiudere, e lo si sarà di nuovo in autunno se gli italiani non si vaccineranno tutti o quasi» • Una lontana parentela con Gina («il nonno di mio padre, Nazzareno, e suo nonno, Luigi, erano fratelli»), cognato di Giorgia Meloni (per averne sposato la sorella Arianna), cofondatore di FdI che «dopo aver mosso i primi passi nel Fronte della Gioventù e la palestra politica nei consigli comunali e provinciali, nel 2010 diventa assessore regionale nella giunta Polverini», in Parlamento dal 2018, il 21 ottobre 2022 diventa ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare • A metà aprile 2023, intervenendo al congresso nazionale della Cisal, affonda: «Dobbiamo pensare anche all’Italia di dopodomani. Per queste ragioni vanno incentivate le nascite. Va costruito un welfare per consentire di lavorare a chiunque, di lavorare e avere una famiglia. Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica». Nonostante prosegua ammorbidendo il concetto («Sono nipote di un emigrante, quindi mi guardo bene dal pensare che l’emigrazione e quindi l’immigrazione siano un problema» ecc.), l’opposizione insorge: Romano Prodi commenta con un «Parole brutali», la segretaria del Pd Elly Schlein le giudica «disgustose» e «inaccettabili» («hanno il sapore del suprematismo bianco»). Nel pomeriggio del 20 novembre fa fermare a Ciampino il Frecciarossa Torino-Salerno, in ritardo di due ore, per poter arrivare in tempo a una manifestazione: mentre le opposizioni attaccano, dice che la fermata straordinaria era a disposizione di tutti (Trenitalia conferma che non è un evento eccezionale) • A inizio giugno 2024, a Giuseppe Ferrante de L’aria che tira che gli chiede cosa pensi della cannabis light risponde «Se te devi fa ’na canna, fattela bene!», «E lo dice restando serio, come i comici veri. Solo che lui sarebbe un ministro» commenta Massimo Gramellini: «Il Lollo hippy mancava ancora alla collezione. Non vedo l’ora di metterlo accanto al Lollo bucolico che parla con le mucche, al Lollo viaggiatore che ferma i treni a comando e al Lollo pacifista che ferma addirittura le guerre, semplicemente invitandole a cena. Tutti a chiedersi perché la Meloni abbia portato suo cognato al governo, quando è così evidente: per rassicurare le cancellerie e i mercati, anche quelli rionali. Dove c’è Lollo, non c’è pericolo. Dove c’è Lollo, è tutto più light» • Il 25 febbraio 2025 il caffè di Gramellini s’intitola Liscia, gassata o Lollobrigida: «“Dottore, perdoni il disturbo”. “La sento in ansia: che succede?”. “Una personalità autorevole di cui mi fido ciecamente, il ministro Lollobrigida, ha detto che l’abuso d’acqua può portare alla morte”. “Ha ragione. Lo raccomando sempre ai miei pazienti: specie dopo una certa età, meglio fare nuotate brevi e non allontanarsi troppo dalla riva”. “Ma cos’ha capito? Si riferiva all’acqua da bere. Dice che, oltre i reni, può danneggiare cuore e cervello. Secondo lui, che ne deve aver parlato con il collega della Giustizia, non esiste differenza tra l’acqua e il vino”. “E il miracolo delle nozze di Cana?”. “Non divaghi, dottore, e segua il ragionamento del signor ministro: se i burocrati europei vogliono scrivere sulle etichette che il vino fa male, dovrebbero scriverlo anche sulle bottiglie d’acqua”». Il 6 maggio il titolo è L’abito non fa il Lollo: «Ancora una volta il ministro dell’Agricoltura con delega alla Surrealtà ha toccato vette impareggiabili di nonsense. Gli chiedevano un commento sulla foto di Trump in versione Santo Padre e lui, anziché liquidare la faccenda con un moto di indignazione o di ilarità, ha risposto papale-papale: “Abbiamo visto leader di tante nazioni — dalla Cina, all’India, all’Africa — che vestono in tanti modi. Non condividiamo le loro scelte di abbigliamento, ma ragioniamo insieme di temi concreti”».
36. Angelo BONELLI Roma 30 luglio 1962. Politico • Restato fuori dal parlamento alle elezioni del 2018, coordinatore dell’esecutivo dei Verdi dal gennaio 2019, a inizio luglio 2020, dopo che una manina ha tentato di infilare l’ennesimo condono edilizio nel decreto Semplificazioni, è tra i più attivi nell’incalzare il Conte II al quale chiede (sintesi di Gian Antonio Stella) «che cosa vuol dire che un immobile abusivo che mai avrebbe potuto esser costruito e quindi insanabile potrebbe ora venir benedetto da un ritocco al piano regolatore che potrebbe dichiararlo oggi “in conformità” con pianificazione urbanistica vigente?» • 2021 - • A inizio agosto 2022 si scontra con Carlo Calenda di Azione, che appena stretta un’alleanza col Pd ha fatto sapere «L’accordo può essere cancellato ma non annacquato. L’agenda o è quella di Draghi o è quella del no a tutto. Decidete. Anche basta» rispondendo da L’Aria che Tira, su La7, «Il bambino va educato perché se sei viziato poi cresci male, quindi la nostra funzione è pedagogica». Dopo un paio di giorni Calenda rompe col Pd («tra una scelta riformista o un’alleanza in cui mettere tutto e il contrario di tutto» accusa «alla fine ha scelto questa seconda strada»). A fine settembre, perse le elezioni, Bonelli dà la colpa alla mancata alleanza con i Movimento 5 Stelle (lui comunque è stato eletto alla Camera) • A fine febbraio 2023 , dopo che, a Belve di Francesca Fagnani su Rai2, Ignazio La Russa ha detto «Accetterei con dispiacere la notizia di un figlio gay: come se fosse milanista», commenta: «Avere un figlio come lui sarebbe grave: un estremista di destra non nuovo ad attacchi nei confronti della comunità Lgbtqi+». A inizio aprile replica al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che al Vinitaly di Verona ha detto «I giovani italiani devono sapere che lavorare in agricoltura non è svilente. Lo dico a chi è sul divano, mentre prende il reddito di cittadinanza»: «Affermazioni offensive e fuorvianti, descrivono i giovani disoccupati come fannulloni e questo è falso». A inizio dicembre la co-portavoce Eleonora Evi abbandona il partito accusandolo di patriarcato. Per l’occasione il Corriere pubblica un ritratto di Maria Teresa Meli in cui si legge: «C’è chi, nel centrosinistra, per sminuirlo, accusa Bonelli di essere troppo ideologico. Ma così non è, come dimostra la sua decisione di allearsi con Fratoianni per le elezioni politiche dello scorso anno. Con quel Fratoianni, cioè, contro cui si era costituito parte civile nel maxi processo dell’Ilva di Taranto. Il leader della Sinistra italiana all’epoca dei fatti era assessore regionale alle Politiche giovanili e all’innovazione in Puglia, con Nichi Vendola presidente. Da quell’inchiesta Fratoianni è uscito pulito, ma costretto a pagare le spese processuali ad alcune parti civili, tra cui, appunto, Bonelli. Eppure, nonostante fossero acerrimi nemici, il gran capo dei Verdi, dopo aver polemizzato per anni con il leader di Sinistra italiana, ha optato per un approccio pragmatico e tutt’altro che ideologico: ha stretto la mano a Fratoianni e si è alleato con lui». Qualche giorno dopo, intervistato da Tommaso Labate, dopo aver detto «Io interpreto la politica come una cosa romantica, sentirmi accusare di patriarcato, bullismo o sessismo mi dà fastidio», risponde all’accusa di aver oscurato la Evi: «Qualche mese fa, Meloni incontra i partiti di opposizione sul salario minimo. Mi telefona il sottosegretario Mantovano per invitarmi a Palazzo Chigi. Io chiamo Eleonora Evi e le dico: “Vacci tu, io non vengo”. Sono uno che vuole oscurarla? Potevo andarci da solo, potevamo andarci assieme, è andata lei da sola. Finisce l’incontro, mi chiamano i giornalisti per chiedermi come fosse andata, li avverto che all’incontro col governo è andata Eleonora e non io. Che cosa scopro? Che in quel confronto con la presidente del Consiglio erano intervenuti Schlein, Calenda, Fratoianni, Magi, i 5 Stelle e che lei, invece, aveva fatto scena muta» • A gennaio 2024, dopo che si è scontrato con Flavio Briatore, Massimo Gramellini scrive: «Almeno dai tempi di Berlusconi, ma forse già da quelli dei Gracchi, in Italia convivono due Italie che non si sopportano, eppure hanno bisogno l’una dell’altra per sentirsi incomprese. Destra e sinistra sono termini riduttivi per definirle. Flavio Briatore e Angelo Bonelli le incarnano persino fisicamente. Il loro ultimo scontro, preceduto da una storpiatura reciproca dei cognomi, “Benelli” e “Britore” (le due Italie sono sentimentalmente ferme alla terza elementare) aveva per oggetto le concessioni balneari. In realtà avrebbero potuto litigare allo stesso modo sul Var, la Ferragni, l’ambiente o il salario minimo. Briatore a Benelli/Bonelli: “Scappato di casa, vieni qui che ti insegno io a lavorare”. Bonelli a Britore/Briatore: “Patriota con la residenza fiscale a Montecarlo”. Perché sempre lì si finisce: alla distinzione originale, che non è politica, ma antropologica. I Bonelli vedono sé stessi come degli idealisti di buon gusto costretti a sopportare le angherie dei “Britore”, egoisti smargiassi e allergici alle regole. Mentre i Briatore si descrivono come degli sgobboni vessati dallo Stato e costretti a sopportare le prediche dei “Benelli”, parassiti intolleranti e moralisti perché rosi dall’invidia». A fine marzo Gramellini lo contrappone a Giorgia Meloni: «Gli elettori di sinistra vedono Angelo Bonelli che dagli scranni dell’opposizione intima a Giorgia Meloni “Non mi guardi con quegli occhi inquietanti!” e vanno in brodo di giuggiole: lo ritengono serio, affidabile, coraggioso e sferzante. Gli elettori di destra vedono il leader dei Verdi apostrofare la premier e lo considerano triste, pedante, noioso e troppo compreso nel ruolo. Gli elettori di sinistra guardano la foto di Meloni al banco del governo mentre risponde a Bonelli nascondendo la testa nella giacca del tailleur e si indignano per la postura poco istituzionale, per il solito campionario di mosse e di facce, per l’astuccio rosa a forma di maialino che estrae dalla borsa in pieno dibattito parlamentare. Sono gli stessi che ieri si indignavano per le barzellette, le battutacce e le corna di Berlusconi. Gli elettori di destra guardano la foto di Meloni, arrivata fino alla prima pagina del Wall Street Journal, e si mettono a ridere» • A dicembre 2025, quando Giuseppe Conte dice che «L’Europa è completamente disorientata. Ha scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina e adesso non ha nessuna alternativa. Quindi lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti» prende le distanze: «Non condivido la posizione di Conte. Penso invece che si debba lavorare perché l’Europa possa modificare una posizione che deve essere più negoziale. Una vittoria militare è impossibile, la risposta non è il riarmo».
37. Andrea ORLANDO La Spezia 8 febbraio 1969. Politico • Ex Guardasigilli (dal 2014 al 2018 con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni), vicesegretario del Partito democratico, a inizio febbraio 2020 è a Palazzo Chigi per un incontro con il premier Giuseppe Conte: dicono che era fissato da tempo e che i due non avrebbero parlato di riforma della giustizia e della prescrizione «ma di green new deal» • Ministro del Lavoro e delle politiche sociali nel governo Draghi, a metà dicembre 2021 «capisce, trova legittimo, ma non condivide» lo sciopero contro la manovra. A Federico Fubini che gli chiede dov’è il problema con la decisione di Cgil e Uil? risponde: «Mi permetto di opinare che ciò che si è determinato in un arco di tempo lungo vent’anni non si può ribaltare in una sola legge di bilancio. La domanda rilevante qui è se questa legge di bilancio inverte la tendenza degli ultimi vent’anni, oppure no. E a me pare proprio di sì» • A fine luglio 2022 Massimo Franco segnala che «puntuali, stanno rispuntando i nostalgici dell’alleanza tra Pd e M5S. [...] Capifila sono il ministro del Lavoro Andrea Orlando e, nel Pd romano, Goffredo Bettini». Intervistato da Emanuele Buzzi, incalza: «Auguro al Pd e a tutti i suoi numerosi compagni di viaggio buona fortuna, ne avranno bisogno. Noi siamo un’altra cosa rispetto a questa affollata e confusa compagnia: il nostro sguardo non si è mai fermato ai salotti buoni delle Ztl, su questo siamo sempre stati chiari. Piuttosto, questa chiarezza manca totalmente al campo largo. Come pensano di conciliare il liberismo sfrenato di Calenda con le politiche sul lavoro di Orlando?» • A fine gennaio 2023, col Pd verso le primarie, Maria Teresa Meli scrive che i big delle vecchie correnti del Pd - Dario Franceschini, Nicola Zingaretti, ma anche Andrea Orlando e Pierluigi Bersani – «sono quasi tutti schierati per la candidata Schlein». Nelle stesse ore, alla Camera, Giovanni Donzelli, esponente di punta di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, citando il confronto avuto nel carcere di Sassari dall’anarchico Alfredo Cospito («Un influencer che sta utilizzando la mafia per far cedere lo Stato sul 41 bis») «con un boss che lo ha esortato ad andare avanti», attacca: «Mentre parlava con i mafiosi il 12 gennaio ha incontrato anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che andavano a incoraggiarlo». Il senatore dem Walter Verini chiarisce: «Prima di tutto, insieme ai colleghi Serracchiani, Orlando e Lai siamo andati da Cospito rispondendo a un appello, non dei Tupamaros, ma di personalità di grande spessore, del calibro di Gherardo Colombo e di don Luigi Ciotti. Un appello lanciato perché era a rischio della vita. Per ragioni umanitarie, quindi. Come parlamentari abbiamo, non il diritto, ma il dovere di far visita ai detenuti che lamentano condizioni del genere». A fine marzo il titolo è Prescrizione, si torna al testo Orlando. Virginia Piccolillo: «Prima venne la riforma Orlando, con due stop alla prescrizione: dopo il primo e il secondo grado di giudizio per, al massimo, un anno e mezzo. Poi la riforma Bonafede, con l’addio alla prescrizione dopo la prima sentenza. Infine la riforma Cartabia, senza prescrizione dopo il primo grado, ma con la improcedibilità dopo due anni dal primo giudizio e uno dalla sentenza di appello. Adesso si prefigura un ritorno al punto di partenza». Alessandro Trocino: «L’idea è di Fratelli d’Italia che ha presentato una proposta di legge in commissione Giustizia, che sarà messa in discussione entro due mesi, per far rivivere la riforma dell’ex ministro della Giustizia dem, Andrea Orlando. Si conta sull’appoggio di Lega e Forza Italia, ma anche sulla convergenza del Terzo Polo e la non ostilità del Pd. Che viene colto di sorpresa e con Walter Verini dice: “A noi va benissimo la riforma Orlando, ma ora l’obiettivo è applicare la riforma Cartabia”» • «Classico esponente della nomenklatura Pd, capace ma non emozionante, non trascinante. Non vincente», candidato presidente della Liguria del centrosinistra («o campo vario delle opposizioni, forse sarebbe meglio chiamarlo così»), a fine ottobre 2024 è battuto da Marco Bucci, sindaco uscente di Genova. Gianluca Mercuri: «Bucci ha preso il 48,8 per cento, Orlando il 47, 4. Li ha separati una manciata di voti: 8.400. Un mese fa sembrava impossibile: si è votato perché il governatore di centrodestra Giovanni Toti, accusato di corruzione, si è dovuto dimettere per uscire dagli arresti domiciliari e patteggiare una condanna a 2 anni e un mese, convertibili in lavori socialmente utili». Claudio Scajola racconta «la visione che solo un vecchio politico democristiano, per quanto ammaccato, ha nel Dna. E che spiega (in parte) perché Orlando ha perso»: «Ho pensato che fosse necessario rimettere insieme coloro che avevano avuto esperienze nel civismo e nei partiti moderati, e quelli che non si riconoscevano nella sinistra radicale accanto a Orlando. Al Pd manca da tempo un’ala prodiana che raccolga quest’area, necessaria per vincere. Quando poi Conte ha deciso di escludere i renziani, ho capito che molti di loro avrebbero votato per noi» • A inizio aprile 2025, intervistato da Alessandra Arachi dice che «nel Pd c’è chi boicotta l’intesa con i 5 Stelle. Ma abbiamo il dovere di essere unitari»: «Ormai vedo un insistente boicottaggio del cosiddetto campo largo anche da pezzi del Pd. Allora discutiamone. Nel 2022 abbiamo visto la rottura con i 5 Stelle come è andata a finire. C’è un altro schema di gioco? Lo si dica». A fine maggio, quando Silvia Salis è eletta sindaco di Genova, Cesare Zapperi scrive che «è apparsa la più adatta a dare forma a quella voglia di facce nuove che nel Pd significa andare oltre figure pur nobili come Claudio Burlando, Roberta Pinotti e lo stesso Andrea Orlando che pure ha giocato un ruolo in questa partita». A inizio giugno, quando l’eurodeputato del Pd Giorgio Gori dice che «Il referendum sull’articolo 18 è un tentativo vano di ritorno al passato» replica «Nel programma di partito c’era scritto chiaramente che era necessario superare il Jobs act». Paolo Gentiloni parla di «resa dei conti nel nostro album di famiglia», il 9 giugno arriva una sconfitta devastante, quorum fallito di 20 punti e referendum su lavoro e cittadinanza asfaltati. A fine novembre, quando il “correntone” del Pd nato dall’unione della sua area con quelle di Dario Franceschini e Roberto Speranza (sono tutti ex ministri del governo Draghi) si riunisce per tre giorni a Montepulciano, Schlein commenta che «il pluralismo è una risorsa» il Pd «non è una caserma» e continuerà «a essere la segretaria di tutti», però, fa notare Simone Canettieri, non nomina mai due richieste circolate con una certa insistenza: l’assemblea nazionale e il congresso.
38. FEDEZ - Federico Leonardo LUCIA Milano 15 ottobre 1989. Rapper • A metà novembre 2020 polemiche quando posta su Instagram una fotografia che mostra lui e la moglie Chiara Ferragni che si tengono per mano mentre alla Mangiagalli di Milano osservano su uno schermo le immagini della loro secondogenita (il 19 marzo 2018 è nato Leone): «Sei l’unico papà in Lombardia a poter assistere alle ecografie, anche privatamente. Non trovo sia equo. Mio marito non può assistere e nessuna visita , nemmeno la morfologica. Che tristezza», «Noi aspettiamo una bimba e mio marito non ha potuto partecipare a nessuna visita né nel privato né nel pubblico. Non è una polemica, solo una semplice domanda», «Come Leone questa bambina sarà molto fortunata ad avere due genitori così belli e umili» ecc. La Clinica Mangiagalli diffonde una nota: «La maternità non è sempre un percorso lineare, bianco o nero, e in alcuni casi i medici ritengono opportuno affrontare approfondimenti e discussioni sul prosieguo della gravidanza alla presenza di entrambi i genitori. Questi non sono casi frequenti ma si verificano anche durante la pandemia» • Il 23 marzo 2021 nasce Vittoria. Poco più di un mese dopo, il suo intervento al concerto del primo maggio scatena «una tempesta sulla tv pubblica e sui suoi rapporti con la politica»: «È la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta, o meglio dai vertici di Rai3 mi hanno chiesto di omettere i partiti e i nomi e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente». Di fronte alla immediata smentita della Rai, rende pubblica parte di una telefonata con i vertici dell’azienda e gli organizzatori del concerto: l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini, pur negando l’esistenza di un «sistema» di censura, si scusa. Poche ore dopo, avendo rivolto dal palco durissime accuse alla Lega per l’ostruzionismo con cui ostacola l’approvazione definitiva della legge Zan sull’omotransfobia, tocca a lui scusarsi per alcuni testi omofobi dei suoi inizi: «Ero ignorante» • Il 17 marzo 2022 annuncia di essere malato (senza entrare nei dettagli, spiega che il problema «per fortuna è stato trovato con grande tempismo»). Aldo Grasso commenta: «Le stories dei Ferragnez fanno parte della nostra vita, sono entrate nel nostro “ambiente” così come un tempo i rotocalchi, raccontando le storie d’amore dei divi, infiorite di chissà quali invenzioni, ci introducevano in un mondo fiabesco; così come la tv per anni ci ha proposto “Casa Vianello”, senza pretendere dai noi troppe distinzioni tra realtà e finzione. Adesso, l’“ambiente” virtuale in cui viviamo tende a farci credere che tutto sia prossimità (non realtà, ma prossimità) per cui apprendiamo con inquietudine che la malattia è entrata nella vita di Fedez. La nostra prima risposta è la condivisione, secondo le regole della rete. Fatalmente, la malattia rappresenta una frattura nella trama narrativa dell’esistenza dei Ferragnez che, fino a qualche giorno fa, era solo esplosione di gioia, glamour nazional-popolare, lusso democratico, business esteso. Ora sono arrivate le lacrime». A fine mese è operato al San Raffaele di Milano per «un raro tumore neuroendocrino del pancreas» • A gennaio 2023 si deve scusare con Pietro Orlandi per le risate durante una trasmissione in cui si parlava della scomparsa della sorella Emanuela. Poiché «Il tribunale dei social, immediatamente autoconvocatosi, lo ha giudicato colpevole di lesa decenza e condannato all’insulto perpetuo: “vomitevole” è l’unico aggettivo pubblicabile che si riesca a rintracciare in rete», Gramellini cerca di calmare gli animi (Raga, è Fedez): «Quando Gerry Scotti gli parlò del regista Giorgio Strehler, triestino di nascita ma uno dei milanesi più famosi del Novecento, il milanese Fedez, che ne ignorava l’esistenza, se ne uscì con un’altra risata: “Chi cazzo è Streller, raga?”. Fedez non è cattivo, è semplicemente social: può ridere sulla Orlandi e piangerla un minuto dopo, con il medesimo trasporto e l’assoluta convinzione di essere il primo e l’unico a farlo». L’11 febbraio, serata conclusiva del Festival di Sanremo, fa discutere il bacio con Rosa Chemical (all’anagrafe Manuel Franco Rocati) «che vede Fedez in platea e gli scatta la scintilla: scende dal palco e lo trasfoma nel suo sex toy, ci si struscia twerkando e poi scatta un limone vero. Questo sì che è punk...» (Renato Franco & Andrea Laffranchi). La performance (voto in pagella 8) oscura quella della moglie, co-conduttrice il cui monologo si rivela «la temutissima Io che parla dell’Io con riflessioni che rimangono in superficie e risultano più egocentriche che interessanti» (voto 5) • A fine febbraio 2024 arriva La separazione dei Ferragnez. Gianluca Mercuri: «Ebbene sì, tocca metterla tra le cose importanti perché è una coppia che segna un’epoca, il costume, l’Italia. L’influencer e il rapper, i milioni di follower (e di euro) e il pasticcio dei pandori, il successo vertiginoso e la caduta rovinosa, l’amore e la malattia. C’è stato tutto, ora forse non c’è più niente». Alla base della rottura, si dice, pure le incomprensioni a Sanremo 2023, vedi il bacio di Rosa Chemical. A maggio, nel privé del The Club di Milano, è protagonista di una rissa col personal trainer dei vip Cristiano Iovino, poi massacrato in strada a mani nude da alcuni ultrà del Milan. Dopo che la Procura di Milano, sospettando un agguato su commissione e molto altro, l’ha messo nel registro degli indagati, a fine mese i suoi legali offrono una somma di denaro che convince la vittima del pestaggio a ritirare la querela. Alessandro Trocino: «La procura non potrà procedere d’ufficio (solo la rissa è procedibile dai giudici senza denuncia, ma è reato minore). Tra le clausole, la riservatezza. Sipario» • A fine gennaio 2025 Ferragni pubblica sulle sue storie di Instagram un lungo post in cui attacca: «Ho vissuto 7 anni di relazione in cui ho amato come amo io, senza freni e con tutta me stessa. Ho amato pur quando c’erano tante ragioni per abbandonare, ho sopportato situazioni a cui avrei detto “non farti fare questo” a qualsiasi amica perchè per me l’amore era anche questo: sacrificarsi. Minimizzare costantemente il mancato rispetto e giustificare atteggiamenti sbagliati per proteggere l’altra parte, per proteggere la famiglia, per proteggere la coppia. Perché mi sono sempre considerata quella forte, quella indipendente, quella che doveva lottare per tutti. Non ho detto nulla neanche quando sono stata mollata da un giorno all’altro nel mio primo periodo di difficoltà lo scorso febbraio, quando faticavo ad alzarmi dal letto. Ho sentito dire tante volte che l’avevo cacciato di casa, ma mai è stato detto che l’ho cacciato di casa dopo aver scoperto un tradimento proprio in quei giorni (solo uno dei tanti evidentemente) e mai è stato detto che lui non ha esitato prendendo la palla al balzo per non esser trascinato nel mio “danno d'immagine”». A fine agosto è fotografato su uno yacht con Ignazio La Russa: «Non l’ho invitato io — dice il presidente del Senato — è molto meglio di quanto pensassi». A metà settembre, dopo che nel brano Tutto il Contrario «ha irriso il presunto fanatismo di chi tifa per un purosangue italiano che ha l’accento di Adolf Hitler» (ce l’ha con Jannik Sinner), Gramellini lo cita senza nominarlo alludendo a «un cantante stonato che frequenta pregiudicati».
39. Roberto FICO Napoli 10 ottobre 1974. Politico • Presidente della Camera dal marzo 2018, a fine agosto 2020, quando Emanuele Buzzi gli ricorda che Ci sono state polemiche sul ruolo da alcuni definito marginale del Parlamento durante l’emergenza per la pandemia covid, risponde: «Sono soddisfatto di come la Camera ha gestito l’emergenza, si è fatto un lavoro enorme. Nonostante le difficoltà l’istituzione è stata una bussola per la collettività anche in termini di divulgazione: abbiamo avuto un picco di accessi al portale» • Il 29 gennaio 2021 il capo dello Stato Sergio Mattarella gli affida un incarico esplorativo per verificare se ci sono i numeri per formare una maggioranza in Parlamento, a partire da quella che sosteneva il secondo esecutivo Conte (ne aveva già ricevuto uno nell’aprile 2018 per valutare un possibile governo M5S-Pd). Il 2 febbraio rinuncia («Le consultazioni hanno potuto solo fotografare la frantumazione dell’alleanza uscente», si legge su Prima Ora) • A metà marzo 2022, in vista del collegamento del parlamento col presidente ucraino, rivendica la scelta di mandargli armi: «Accogliamo il presidente Zelensky come il capo di uno Stato sotto l’attacco di un Paese straniero, che ha violato la sua sovranità. Lo accogliamo per esprimere simbolicamente la vicinanza del popolo italiano al popolo ucraino che sta soffrendo». A metà ottobre lascia il posto a Lorenzo Fontana • A inzio marzo 2023 critica l’abolizione del reddito di cittadinanza: «È stata una scelta ideologica che ci riporta al passato e ci allontana dagli altri Paesi europei. Una scelta fatta contro le persone più fragili e in difficoltà. Meloni e Salvini hanno commesso un grave errore solo per far qualcosa contro il Movimento 5 Stelle» • A fine ottobre 2024, mentre in Campania qualcuno già pensa al dopo De Luca, fa sapere: «Io sono abituato a rispettare le regole. Finché c’è la regola dello stop dopo due mandati nel mio partito non posso candidarmi. Se cambia vedremo» («E potrebbe cambiare», chiosa Luca Angelini). A metà novembre, dopo la doppietta del centrosinistra alle amministrative (Emilia-Romagna e Umbria), si parla di un rafforzamento dell’ala dei 5 Stelle favorevole a un’allenza organica col Pd, di cui con Stefano Patuanelli è il principale esponente • A metà aprile 2025, mentre il Pd è avviato all’accordo con i 5 Stelle per candidarlo alla presidenza della Regione Campania, Vincenzo De Luca lo boccia con parole chiarissime: deve governare «chi ha dimostrato di saperlo fare, non il prodotto della politica politicante». Dopo che a fine giugno il Movimento 5 Stelle ha abolito il limite dei due mandati, a metà luglio De Luca ritira il veto. Luca Angelini: «Si vocifera abbia già incassato, in cambio del via libera a campo largo e candidato pentastellato, un ruolo nazionale per il figlio Piero (in segreteria?), il prossimo segretario regionale del partito (commissariato da più di due anni) e un assessorato di peso». A inizio settembre, infuriato col Pd per non essere stato invitato alla Festa dell’Unità («D’altronde perché invitare il presidente di Regione più votato in Italia? Hanno confermato la linea della cafoneria») De Luca se la prende pure con la sua proposta di un reddito di cittadinanza regionale: «È arrivato e ci siamo illuminati di immenso, ho sentito tante banalità. Per esempio abbiamo scoperto la povertà: a questo nostro amico ricordo che in Campania abbiamo le politiche sociali più avanzate d’Italia. Forse non è informato». Il 24 novembre è eletto col 60,61% contro il 35,74% del candidato del centrodestra Edmondo Cirielli (viceministro degli Esteri ed esponente di punta di Fratelli d’Italia).
40. Raffaele FITTO Maglie 28 agosto 1969. Politico • Già presidente della Regione Puglia dal 2000 al 2005, nel 2020 il centrodestra lo candida contro Michele Emiliano, il 21 settembre risulta sconfitto prendendo poco meno del 39%. A Matteo Salvini che dice «non commento gli errori degli altri, men che meno degli alleati», Marco Cremonesi replica Ah, però… Sta per caso parlando della scelta di Raffaele Fitto in Puglia? ricevendo per risposta «Posso dire che in Puglia e in Campania non abbiamo intercettato la richiesta di cambiamento che veniva dai cittadini». Aldo Cazzullo conclude: «Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno dovuto prendere atto che l’appeal di personaggi del passato, eredi di antichi leader – socialista il padre di Caldoro, democristiano quello di Fitto – non è irresistibile» • 2021 - • Già ministro per le regioni e la coesione territoriale nel Berlusconi IV (2008-2011), il 22 ottobre 2022 diventa ministro degli Affari europei, politiche di coesione e PNRR nel governo Meloni. A inizio dicembre il titolo è Sul Pnrr i casi sono due: o sbaglia Draghi o sbaglia Fitto. Federico Fubini: «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è così complicato che dall’inizio il rumore di fondo si alterna a fasi di silenzio attonito. Ora il silenzio però l’ha rotto Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei con delega al Pnrr. Ha detto: “La previsione di spesa del Pnrr a settembre è stata rivista (al ribasso, ndr) a 21 miliardi di euro a fine anno. Ma temo che la percentuale di spesa non sarà molto alta e sarà distante dai 21 miliardi. L’indicatore della spesa è molto preoccupante: se mettiamo insieme tutte le risorse disponibili e le proiettiamo al 2026 è chiaro che c’è bisogno di un confronto a livello europeo e nazionale”. Tradotto: il governo di Mario Draghi ha lasciato una situazione compromessa, impossibile farcela nei tempi» • A fine marzo 2023 si parla de La corsa per il Pnrr e de L’allarme di Fitto: «Se noi oggi capiamo che alcuni interventi da qui al 30 giugno 2026 non possono essere realizzati, ed è matematico, è scientifico che sia così, dobbiamo dirlo con chiarezza e non aspettare il 2025 per aprire il dibattito su di chi sia la colpa». Fubini commenta: «Fitto ha ragione quando dice che vuole tagliare alcuni piani e sostituirli con altri. Il punto è attuare questo disegno in pratica e questo è il secondo problema: a quanto pare, la Commissione europea non avverte (ancora) molta concretezza da parte italiana nell’indicare nuove direzioni di marcia e nel farle vivere nella realtà». A fine luglio arriva il via libera della Commissione al pagamento all’Italia della terza rata del Pnrr da 18,5 miliardi e alle modifiche degli obiettivi (10 su 27) della quarta rata, che ora vale 16,5 miliardi (i pagamenti arriveranno a ottobre e dicembre). Massimo Franco: «Avere ottenuto quanto l’Europa era pronta a offrire è avvenuto dopo un negoziato a dir poco tormentato, condotto dal ministro Raffaele Fitto. Né i fondi in arrivo mettono del tutto al riparo da inciampi futuri. Il malumore di Regioni e Comuni che si sentono impoveriti dallo spostamento di una parte dei finanziamenti su altri progetti è palpabile» • Considerato «un democristiano doc, un “pontiere”, un dialogante nato, un moderato», dopo che ad agosto 2024 è stata versata la quinta rata del Pnrr, a metà settembre Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione al suo secondo mandato, lo indica tra i sei vicepresidenti: avrà le deleghe per la Coesione e le riforme, gestirà i fondi dei Pnrr insieme al titolare dell’Economia Valdis Dombrovskis, avrà la supervisione sui portafogli del lussemburghese Hansen (Agricoltura), del greco Tzitzikostas (Trasporti e turismo), del cipriota Kadis (Pesca e oceani) e, in condivisione con l’estone Kallas, della slovena Kos (Allargamento). Il primo dicembre entra in carica • A inizio aprile 2025, quella che ha definito «modernizzazione» della politica di coesione consente agli Stati membri di usare i fondi Ue in modo più flessibile sia per «le sfide tradizionali, come l’edilizia abitativa e la gestione delle risorse idriche», che per le «nuove sfide emerse», ovvero «competitività, difesa, sicurezza e resilienza», inclusa la transizione energetica. A fine maggio, dal palco dell’assemblea generale di Confindustria (Bologna), Meloni informa che, grazie alla sua riforma dei fondi di coesione, ai 15 miliardi di euro del Pnrr che possono già essere rimodulati e indirizzati verso misure per aumentare l’occupazione e la produttività se ne potrebbero aggiungere altri. A metà settembre, di fronte alle blande misure contro Israele cui sta pensando l’Unione europea, essendo la linea italiana «quella di non essere determinanti. Sia che lo sforzo della Commissione fallisca, sia che abbia successo», esce dalla riunione in cui si discutono le sanzioni.
41. Francesco Paolo FIGLIUOLO Potenza 11 luglio 1961. Generale • 2020 – • Alpino, generale di Corpo d’Armata, il primo marzo 2021 il premier Mario Draghi lo nomina commissario straordinario per l’emergenza Covid in sostituzione di Domenico Arcuri. Elena Tebano: «Una scelta finalizzata a un netto cambio di passo nel piano di vaccinazioni contro il Covid: non è un caso che Figliuolo sia stato il comandante logistico dell’Esercito. Draghi intende centralizzare la distribuzione e somministrazione e introdurre un sistema di prenotazione unico e omogeneo, in modo da eliminare il più possibile i ritardi delle Regioni». Trapiantato in Piemonte appena dopo l’accademia di Modena e la formazione da ufficiale di artiglieria di montagna, descritto come uno che «ama il fango sugli anfibi», che sta con la truppa, «Ti spreme come un limone ma ti dà in cambio una forte carica di empatia, sa coltivare come pochi il rapporto personale», comandante dei nostri in Afghanistan e delle forze Nato in Kosovo, dal 7 novembre 2018 comandante logistico dell’Esercito, Goffredo Buccini scrive che «ha negli occhi le bare di Bergamo: dal suo comando venivano i camion che trasportarono con pietà quelle nostre vittime senza sepoltura nell’ora più buia della pandemia italiana. Ha nel cuore l’ansia per i nostri cittadini rimpatriati da Wuhan: i suoi soldati allestirono le aree di isolamento per chi, spaventato e smarrito, tornava in Italia coi Boeing KC767 dell’Aeronautica. Ha in mente la lucida frenesia che trasformò, nella primavera dello scorso anno, la tranquilla routine capitolina dell’ospedale militare del Celio in un punto di riferimento nazionale nella lotta al virus. Sicché, quando dice a caldo “lavorerò per la nostra patria e per i nostri connazionali”, ha già nel Dna le regole d’ingaggio» • A fine gennaio 2022 annuncia che il tavolo tecnico è al lavoro per snellire la burocrazia: «Siamo al plateau di Omicron, inizia la discesa. I vaccini hanno fornito una buona barriera» • Il 27 giugno 2023 il Consiglio dei ministri lo nomina commissario straordinario per la ricostruzione in Emilia Romagna, Marche e Toscana a seguito dell’alluvione che ha colpito quei territori. Beppe Severgnini (che con lui tra il 2021 e il 2022 ha scritto un libro) commenta: «Dovessi riassumere la mia opinione sul neo-Commissario per la ricostruzione post-alluvione, direi: un uomo che trova romantica la logistica; un militare che conosce la differenza tra forma e formalismo; un italiano innamorato dell’Italia e del suo mestiere» • Mandato in scadenza il 31 gennaio 2025, a novembre 2024 ci si comincia a chiedere che farà. Alessandro Trocino: «Si farà da parte o proverà a continuare? Il nuovo governatore del centrosinistra, il dem Michele De Pascale, non perde tempo e si è già autocandidato: “Quando Giorgia Meloni tornerà dal Sudamerica le chiederò di essere nominato commissario alla ricostruzione”. Bisognerà vedere se Meloni deciderà di accettare il ritorno alla consuetudine, che vuole il governatore locale impegnato nella ricostruzione o se insisterà con Figliuolo. Che però sta per andare in pensione e sarebbe pronto a lasciare, anche perché la sua gestione è stata messa sotto accusa, come una delle cause della sconfitta delle elezioni regionali». Il 21 dicembre, con Dpcm firmato dalla Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, è nominato Vice Direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, incarico che ha la durata di due anni. Il giorno dopo, intervistato da Maria Teresa Meli, De Pascale dichiara: «Le cose in Emilia-Romagna non sono andate bene, ci sono responsabilità di tutti per questo. Il problema non è stato Figliuolo e sostituirlo con un altro senza rivedere norme e struttura è inaccettabile» • A inizio gennaio 2025, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale - che dopo di lui non voleva una nuova figura militare - commenta che la scelta del governo di affidare l’incarico di commissario alla ricostruzione post alluvione all’ex capo della Protezione civile Fabrizio Curcio «è il primo atto che va in una direzione nuova». Negli stessi giorni, quando Elisabetta Belloni si dimette dal vertice dei servizi segreti, sebbene in seconda fila il suo nome compare tra i papabili sostituti (la scelta cadrà sul prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna).
42. Nicola FRATOIANNI Pisa 4 ottobre 1972. Politico • 2020 - • A metà luglio 2021 il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio chiede alla ministra della Giustizia Marta Cartabia l’autorizzazione ad aprire un fascicolo contro gli uomini armati della cosiddetta Guardia costiera libica che il 30 giugno con la motovedetta Ras Jadir hanno aperto il fuoco contro un barcone di migranti che poi hanno cercato di speronare. Paolo Mieli: «I parlamentari di Leu Nicola Fratoianni (segretario di sinistra italiana) ed Erasmo Palazzotto hanno chiesto che il governo Draghi sospenda i finanziamenti a quella sospetta guardia marittima composta da personaggi di incerta provenienza». Assieme ad Emma Bonino e Matteo Orfini, con i quotidiani “Avvenire” e “Manifesto”, è stato tra i pochi a criticare fin dall’inizio il contratto stipulato coi libici ai tempi dell’esecutivo Gentiloni e rinnovato con i due governi Conte • A inizio agosto 2022 il suo scontro con Carlo Calenda disintegra il fronte anti Meloni. Andati a vuoto vari tentativi di pacificazione («Carlo Calenda e Nicola Fratoianni fermatevi! Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità» ha implorato ad esempio Dario Franceschini), il leader di Azione spiega così l’epilogo: «Io ho fondato Azione quando il Pd si è alleato con il M5S, ora lascio il Pd mentre si riallea con 5 stelle che adesso si chiamano Sinistra italiana ma sono esattamente la stessa cosa. Io non potevo venire meno alla coerenza, alla serietà e anche a un po’ di idealismo. Hanno semplicemente sostituito il M5S con Fratoianni. Il che non ha senso perché Fratoianni e i 5 Stelle la pensano nello stesso modo su tutto, solo che uno ha il 2% e gli altri il 10. Non si capisce quale sia la logica. Allora tanto valeva tenersi il 10». Alleata per l’occasione coi Verdi, alle elezioni del 25 settembre Sinistra italiana prende il 3,64 alla Camera (12 seggi, compreso il suo) e il 3,53 al Senato (4 seggi) • A fine novembre 2023 il congresso di Perugia lo conferma segretario di Sinistra italiana (ed elegge presidente Nichi Vendola, nella cui giunta pugliese era stato dal 2010 al 2013 assessore alle Politiche Giovanili e all’Innovazione) • Alle Europee del giugno 2024 «il duo Bonelli-Fratoianni conferma il suo tocco. La candidatura di Ilaria Salis - stra-eletta - fa da traino a un binomio di successo, con due leader che sanno vivere e convivere» portando Alleanza Verdi-Sinistra al 6,62% (l’opposto dell’autolesionismo di Renzi e Calenda: Stati Uniti d’Europa, 3,73%, e Azione, 3.31%, restano sotto la soglia di sbarramento, che insieme avrebbero agevolmente superato) • A metà marzo 2025 è oggetto di un caffè di Massimo Gramellini intitolato Testa o croce: «Quando Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, e sua moglie, la deputata Piccolotti, annunciano con orgoglio di voler vendere la loro Tesla per prendere le distanze da Elon Musk, pensano in buona fede che sia quella la notizia. E in effetti lo sarebbe, se si chiamassero Meloni, Salvini, forse anche Calenda o Gentiloni. Ma se chi guida la Tesla guida anche il più importante partito anticapitalista del Paese, la notizia non è che ha deciso di vendere un’auto da “borghesi”, ma che in precedenza aveva deciso di comprarla. Piccolotti non migliora le cose quando dice “l’abbiamo pagata anche poco, 47 mila euro”, perché le parole “poco” e “47 mila euro” possono stare insieme in una frase della Santanchè, non in quella di chi chiede i voti a persone che certe cifre non le vedono in anni di lavoro. Si tratta di un passaggio che sfugge agli esponenti della sinistra più ideologica, i quali si scagliano contro i beni di lusso, a meno che siano ecosostenibili e che chi li produce sostenga, oltre all’ecologia, pure la sinistra. Ma un Berlinguer (che era abbastanza ricco di famiglia da potersene permettere cento, di Tesla) non avrebbe mai commesso l’ingenuità di acquistare l’auto “fighetta” del momento. Non ne avrebbe proprio sentito il bisogno. È il “fighettismo” la vera croce di una certa sinistra italiana. Ho sempre pensato che i suoi rappresentanti non fossero mai stati a casa dei loro potenziali elettori. Ma adesso ho il sospetto che non siano mai entrati neanche in garage».
43. Roberto CALDEROLI Bergamo 18 aprile 1956. Politico • Chirugo maxillo-facciale, volto storico della Lega (deputato dal 1992), per nonno un Guido Calderoli che fondò un movimento autonomista con lo slogan «Bergamo nazione tutto il resto è meridione», a fine maggio 2020 (è all’opposizione), mentre si parla di un incremento di mortalità nella sua città natale (dovuto al Covid) «del 568%, senza eguali al mondo», dopo che la procura ha stabilito che «Toccava al governo istituire la zona rossa a Nembro e Alzano» accusa: «L’esecutivo si assuma le sue responsabilità». Autore della legge elettorale nota come “Porcellum” (fortemente proporzionale ma con premi di maggioranza finalizzati a garantire la governabilità che possono portare a un Parlamento molto lontano dal voto, per questo definita da lui stesso una «porcata» in un programma di Enrico Mentana), vicepresidente del Senato considerato un maestro di regolamenti parlamentari, a metà giugno è protagonista quando a Palazzo Madama il sì al Decreto elezioni (in autunno si voterà per referendum e amministrative) arriva solo «sul filo» e dopo che la votazione è ripetuta «per un errore tecnico» che ha fatto mancare il numero legale. Paola Di Caro: «“Con mossa astuta”, il leghista Roberto Calderoli aveva innescato la girandola di voti che poi hanno portato al patatrac della doppia fiducia» • A fine giugno 2021 (da metà febbraio la Lega appoggia il governo Draghi), una nota verbale della Santa Sede ipotizza che il ddl Zan sull’omotransfobia violi il Concordato Stato-Chiesa. In vista del voto al Senato, Francesco Verderami riferisce il seguente commento di Matteo Renzi: «Il testo di legge non viola il Concordato. Semmai viola le regole della matematica, perché al Senato non ci sono i numeri per approvarlo. Il rischio è che venga cassato a scrutinio segreto. E visto che di voti a scrutinio segreto ce ne saranno una ventina, immaginate cosa potrà combinargli Calderoli». Il 27 ottobre il ddl viene definitivamente affossato. Luca Angelini: «La cosiddetta “tagliola”, piazzata da Roberto Calderoli, è stata approvata con voto segreto e, per almeno i prossimi sei mesi, il ddl contro l’omotransfobia non tornerà in Aula. Non, in ogni caso, con un testo uguale a quello affossato» • Già ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione nel Berlusconi II (prendendo in corsa il posto di Umberto Bossi) e III (2004-2006), per la semplificazione normativa nel Berlusconi IV (2008-2011), il 21 ottobre 2022 diventa ministro per gli affari regionali e le autonomie nel governo Meloni • A metà settembre 2023, mentre la Lega sembra smarcarsi, seppur indirettamente, dalla premier accusandola di lassismo nella gestione dei migranti (il refrain è il paragone con quando al Viminale c’era Matteo Salvini), in una nota attacca: «Quella che stiamo fronteggiando, con 127mila immigrati entrati da inizio anno è un’invasione. Un’invasione pacifica, ma comunque un’invasione [...] Quando Matteo Salvini era ministro degli Interni tutto ciò non si verificava, per cui a buon intenditor poche parole. Pensiamoci bene, prima che possa accadere veramente una catastrofe in termini di ordine pubblico e sicurezza» • Il 23 gennaio 2024 arriva dal Senato il primo sì al suo ddl sull’autonomia regionale: in una contrattazione con lo Stato, le Regioni potranno chiedere il trasferimento fino ad un massimo di 23 materie (Salute, Istruzione, Sport, Ambiente, Energia, Trasporti, Cultura e Commercio Estero ecc.), la concessione delle “forme di autonomia” è subordinata alla determinazione di Lep (livelli essenziali delle prestazioni) che determinano il livello di servizio minimo da garantire in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Il 19 giugno arriva dalla Camera l’approvazione definitiva (172 voti favorevoli, 99 contrari). A metà novembre la Corte Costituzionale accoglie parzialmente il ricorso presentato contro la legge da Puglia, Sardegna, Toscana e Campania sancendo che 7 norme della riforma sono incostituzionali. Elena Tebano: «La Corte, pur ritenendo “non fondata la questione di costituzionalità dell’intera legge”, di fatto boccia l'impianto della riforma perché tra le norme incostituzionali votate dalla maggioranza di governo ci sono l’attribuzione delle competenze alle Regioni e la definizione dei Lep, che sono il cuore dell’autonomia differenziata». Mentre l’opposizione canta vittoria, lui ostenta tranquillità: «Abbiamo sentito per mesi raccontare che la nostra legge calpestava la Carta e amenità del genere. Non è andata così». A metà dicembre arriva dalla Corte di Cassazione il primo sì al referendum (manca quello della Corte Costituzionale, atteso entro il 20 gennaio 2025). Luca Zaia, governatore del Veneto, commenta: «Il referendum è un istituto democratico. Se dovesse essere approvato anche dalla Corte costituzionale, decideremo che cosa fare. Ma credo che siano i promotori del referendum che dovrebbero preoccuparsi di più. Saranno loro a dover trovare i voti per abrogare la legge Calderoli. Che fino a quel momento è una legge pienamente in vigore» • Il 20 gennaio 2025 la Corte costituzionale giudica inammissibile il referendum sulla legge che porta il suo nome. Giuanluca Mercuri: «Non solo “l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari”, il che “pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore”, dice la Corte, ma soprattutto, “il referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’articolo 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale”. L’autonomia, infatti, è inserita nella Costituzione dal 2001 (riforma voluta dal centrosinistra) e la legge Calderoli ne sarebbe l’attuazione». Lunedì 19 maggio il Consiglio dei ministri impugna di fronte alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che ha innalzato da due a tre il limite dei mandati consecutivi possibili per il presidente dell’ente. La Lega vota contro nel nome dell’«autonomia, valore non negoziabile». Lui definisce un «grave errore» l’impugnazione decisa dal governo, perché non tiene conto della differenza delle regioni a statuto speciale: «Prima del ministro Lollobrigida, che martedì scorso ha chiesto l’impugnativa, nessuno lo aveva fatto. Non la ministra Casellati, che giovedì si è limitata a definirla opportuna. Ma anche il ministro dell’Interno, che è quello più rilevante per questa materia, non l’ha richiesta. La sentenza della Corte costituzionale dice chiaramente che una cosa sono le Regioni a statuto ordinario con competenza concorrente, ma cosa diversa sono le Regioni autonome in cui le norme discendono da una norma di rango costituzionale». Il 26 giugno, quando l’ultimo tentativo di far saltare il tetto dei due mandati per i presidenti di Regione (con un emendamento ad hoc nel disegno di legge che regola il numero dei consiglieri regionali) si infrange contro il no della commissione Affari costituzionali del Senato (5 voti a favore, 2 astensioni, 15 voti contrari da centrosinistra Forza Italia e FdI) si dice «amareggiato. Hanno bocciato per la quinta volta la possibilità» e aggiunge che «ha prevalso la ragione di Stato comune» perché «qualcuno ha ritenuto che l’emendamento avrebbe potuto affossare l’intera legge sul numero dei consiglieri e degli assessori regionali, a cui anche le opposizioni non erano ostili». Il 18 novembre c’è la firma che avvia il percorso dell’Autonomia differenziata. Alessandro Trocino: «Sono le pre-intese, siglate dal ministro degli Affari regionali e delle autonomie, Roberto Calderoli, con Luca Zaia in Veneto e Attilio Fontana in Lombardia, su quattro materie: professioni, protezione civile, previdenza complementare e integrativa e il coordinamento della finanza pubblica sulla sanità». Lui spiega: «L’obiettivo è concludere la fase del federalismo fiscale su cui ci stiamo confrontando e che ha come scadenza marzo 2026: è una pietra miliare del Pnrr. O la portiamo a casa o salta la rata di 32 miliardi e 600 milioni» (Antonio Decaro, candidato in Puglia per il campo largo, parla di «una sciagura che spaccherà l’Italia»).
44. Mario MONTI Varese 19 marzo 1943. Economista • A fine dicembre 2020, intervistato da Federico Fubini ricorda: «Nell’emergenza finanziaria del 2011-2012 il mio governo dovette introdurre quella disciplina di bilancio e quelle riforme che tutti consideravano necessarie, ma che i partiti avevano rinviato perché impopolari. Per diversi mesi, con l’appoggio di quasi tutti i partiti, il Parlamento aveva approvato le nostre proposte. Una volta rientrata l’emergenza e con l’avvicinarsi delle elezioni di inizio 2013, i partiti diventavano riluttanti» • A inizio febbraio 2021, commentando la nascita del governo Draghi, Fubini scrive: «Dato il carattere di noi italiani, forse presto molti confesseranno una passione insospettabile per la campagna umbra — dove Mario Draghi ha un casale — così come alla fine del 2011 facevano furore i loden alla Mario Monti. Ma le mode passano. Le agende di governo restano. Anche dopo le consultazioni, i giuramenti e gli applausi di rito. E se ci si chiede cosa nei decenni abbia dato mordente alle figure istituzionali chiamate a Palazzo Chigi — prima di Monti stesso, Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini — la risposta è sempre la stessa: la paura. Lo spettro dell’insolvenza dello Stato misurata dallo spread, la differenza dei rendimenti, fra i titoli tedeschi e i nostri. Fu la paura dopo il crollo della lira del ’92 a indurre i partiti al crepuscolo della Prima repubblica a mettersi nelle mani di Ciampi. Fu la paura e non certo la convinzione a indurli quasi tutti ad appoggiare, o almeno non impedire, le riforme delle pensioni di Dini e di Monti» • A giugno 2022, con lo spread Btp/Bund a 234 punti, ad Antonella Baccaro che gli chiede Che analogie vede con la crisi del 2011 che portò alla formazione del suo governo? Risponde: «Poche, salvo che si torna a parlare di scudo anti-spread. Allora lo spread toccò 574 punti. Furono avviate dure misure di risanamento. L’Italia non chiese che l’Europa la salvasse, ma solo che si tenesse conto che il nostro spread incorporava una grande parte non “fatta in casa”. Era il premio per il rischio-euro che, in quella situazione di crisi nell’eurozona, i mercati chiedevano a chiunque emettesse titoli in euro. E in misura maggiore per i Paesi che avevano i debiti pubblici più elevati, creati nel passato, anche se stavano conducendo politiche per ridurre il disavanzo» • Il 28 giugno 2023, parlando al Senato, paventa il rischio che l’Italia paghi le resistenze sul Mes restando senza un suo membro nel comitato esecutivo della Banca centrale europea quando Fabio Panetta lo lascerà per diventare governatore della Banca d’Italia (Giorgia Meloni gli scrive subito un biglietto dal suo banco) • A maggio 2024, ad Aldo Cazzullo che gli chiede Rifarebbe la scelta di fondare un partito e candidarsi alle elezioni del 2013? Risponde: «Ero convinto che fosse la cosa da fare nell’interesse generale, non certo nel mio. E così è stato. Capisco che mettere l’interesse generale davanti a quello personale sia considerato dai media un segno di imperdonabile ingenuità. Conosco l’argomento: se non mi fossi candidato, sarei diventato presidente della Repubblica. Rivendico di aver preso consapevolmente una decisione contro il mio interesse, e anche contro il parere di alcune tra le persone più care, per il bene del Paese. Quali persone? Mia moglie era nettamente contraria. Mia figlia aveva tre bambini piccoli (di cui uno soprannominato Spread dalla maestra d’asilo) e proprio per questo, pensando al loro futuro, era favorevole al mio impegno. Mio figlio si fidava e rimetteva a me la decisione» • A inizio febbraio 2025, in corso La guerra dei dazi scatenata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al solito Fubini dice molte cose da annotarsi: «Adesso per l’Unione diventa particolarmente importante attestarsi su un metodo di governo che torni molto di più ai poteri comunitari», ovvero non disunirsi e affidare il negoziato solo alla Commissione europea. «Il rischio maggiore è che l’Europa prenda paura. Non dobbiamo». Quanto all’Italia «è bene che la presidente del Consiglio se può parlare parli, ma non deve dare a Trump l’idea che può evitare di parlare con Ursula von der Leyen. Meloni dovrebbe rifiutarsi di fare da sostituto. Se ammettiamo che parlare con Bruxelles diventi facoltativo, per l’Unione europea sarebbe un po’ la fine». La premier, aggiunge, deve stare attenta alle reazioni dei partner europei: «Meloni non troverà facile fare da ponte, anche se volesse. Il ponte, inteso come dialogo, è utile. Ma se si tratta di arrivare ad accordi separati, temo che non riuscirà. E questa è l’occasione in cui gli altri europei faranno sul serio nei confronti dei dissidenti, se ce ne saranno». L’alleanza tra Trump e tecno-oligarchi lo preoccupa molto: «In America rischiano di sgretolarsi i pilastri del capitalismo, fondato su almeno un certo grado di separazione fra politica e business. Vediamo non solo e non tanto le pressioni delle lobby, ma l’ingresso delle persone più forti del mondo del business nell’esecutivo e nelle sue decisioni». A inizio settembre, quando il premier francese Bayrou accusa l’Italia di «dumping fiscale» per i maxi sconti con cui attrae i miliardari stranieri (dal 2016 - governo Renzi - esiste una flat tax, 100 mila euro poi raddoppiati dal governo Meloni, detta tassa CR7 perché tra i primi a usufruirne fu il calciatore portoghese Cristiano Ronaldo quando passò alla Juventus) invita i francesi a evitare «piccoli litigi» e sottolinea che «invece di perdersi dietro a screzi inutili, i tre grandi Paesi dell’Unione, Italia, Francia e Germania, dovrebbero unire le forze, aiutarsi a vicenda» (dividersi vuol dire fare altri regali a Trump). Domenica 26 ottobre firma uno dei più importanti editoriali pubblicati dal “Corriere della Sera” negli ultimi anni. Partito dal discorso di Meloni al Senato del 22 ottobre («Io voglio stare con l’Occidente, rafforzando il ruolo dell’Europa e dell’Italia all’interno dell’Occidente»), arriva ad accostare alla figura di Trump lo spettro del fascismo: «Chi ci protegge sul piano della sicurezza presenta tratti preoccupanti di affinità - sul piano dei principi e delle azioni - ai leader di regimi autoritari o autocratici. Del presente o del passato. Un passato che in Italia abbiamo sperimentato duramente un secolo fa». Quindi si chiede «che vuol dire esattamente la priorità dichiarata dalla premier, “Io lavoro per l’Occidente, perché penso che l’Occidente sia forte insieme”? Gli Stati Uniti di Trump rappresentano ancora, secondo lei, la guida morale e politica dell’Occidente? I Paesi dell’Occidente devono ancora caratterizzarsi per il rispetto dello Stato di diritto? Devono ancora impegnarsi per un’agenda di coordinamento internazionale in materia di beni pubblici globali? O devono accodarsi alla nuova leadership e coltivare puramente i rapporti di forza? Devono accettare la supremazia delle piattaforme digitali, di origine americana, rinunciando a disciplinarle, lasciando che diventino “nuove Compagnie delle Indie”, come ha detto il presidente Mattarella? E lei, Giorgia Meloni, in quale direzione si propone di guidare l’Italia?». Con riferimento all’umiliazione subita dall’Europa nel negoziato sui dazi, in cui la Commissione Ue non ha fatto ricorso a una minaccia di contro-dazi pesanti per volontà della Germania e dell’Italia, commenta che «Da un lato, per non urtare il presidente Trump anche come alleato politico e ideologico, la presidente Meloni evita di prendere posizione contro la tendenza dell’amministrazione americana a sottrarre alla Ue quel poco di sovranità che si è data (ad esempio chiedendo che rinunci alla digital tax o ad applicare le regole europee sui mercati digitali). Dall’altro, condanna la Ue a confrontarsi per sempre con gli Stati Uniti e le altre potenze con un braccio legato dietro le spalle, rendendo quasi impossibile l’adozione di una posizione unitaria». Dopo che il 5 dicembre è stata pubblicata dalla Casa Bianca la Strategia per la Sicurezza Nazionale in cui si definisce la fine della guerra in Ucraina un interesse fondamentale degli Stati Uniti al fine di «ristabilire la stabilità strategica con la Russia» e si critica duramente l’Europa evocando il rischio di «cancellazione della civiltà», in un nuovo editoriale chiosa che «Si rivelerà utile soprattutto per l’Europa, l’unica parte del mondo che il documento tratta con disprezzo e intimidazione. Sia gli Stati membri che la Ue sono ora “nudi”, non potranno più eludere scelte chiare e nette, come era possibile finché il fattore Trump veniva interpretato da ciascuno a suo modo. Tutti dovranno ora prendere atto di alcuni elementi chiave. Con Trump l’America, per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, rinuncia all’obiettivo di esportare la democrazia, anche favorendo cambiamenti di regime. Ogni Paese potrà fare ciò che vuole a casa propria. Le autocrazie — anche quelle del Medio Oriente, sottolinea il documento — non saranno più osservate o giudicate dagli Stati Uniti per quanto riguarda i diritti umani, lo stato di diritto, eccetera. Queste attenzioni ci saranno invece, in modo sempre più intenso, per la sola Europa: sia per la Ue — che, per dirla con Elon Musk, sarebbe da abolire — sia per i singoli Stati. Su questi, gli Stati Uniti interverranno affinché si allineino all’ideologia e alla prassi del modello Maga. Dall’esportazione della democrazia anche con la forza, obiettivo saggiamente abbandonato, si passa alla promozione delle autocrazie».
45. Roberto VANNACCI La Spezia 20 ottobre 1968. Politico • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Generale della Folgore con una lunga carriera operativa alle spalle, dall’Afghanistan all’Iraq, il 21 agosto 2023, quando Prima Ora riapre dopo la chiusura estiva, ancora non si è smorzata la polemica sul suo libro autopubblicato Il mondo al contrario, infarcito di affermazioni omofobe e xenofobe tipo «Paola Egonu, italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità», «cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ha destituito dall’incarico di capo dell’Istituto geografico militare, ma un altro esponente di FdI, Giovanni Donzelli, ha detto al “Corriere della Sera” che «in un mondo libero si scrive ciò che si pensa» e ha accusato il Pd e la sinistra di volere il «rogo dei libri» e il «gulag delle idee». Il deputato dem Alessandro Zan replica che «Per Fratelli d’Italia nessun problema se un generale in servizio sputa odio misogino, razzista, omofobo, per loro il problema è il Pd che chiede sia rispettata la Costituzione». Dopo pochi giorni Matteo Salvini prende una posizione netta in sua difesa, spiega che comprerà il libro, fa sapere, dalle solite «fonti leghiste», di avergli telefonato (chiamata naturalmente «molto cordiale»), ricorda che «ha fatto missioni in Somalia, Iraq, Afghanistan, ha difeso patria, bandiera, i suoi uomini, ha fatto denunce sull’uranio impoverito che tanto male ha fatto ai militari italiani». Lui confida: «Non dirò nulla sul contenuto della comunicazione con Salvini, ma mi ha fatto piacere sicuramente. Come fa piacere ogni volta che qualcuno mostra interesse per un servitore dello Stato e per come può sentirsi». E poi: «Non sono un mostro, rivendico il diritto di criticare». Il 3 dicembre arriva la notizia che sarà nominato capo di stato maggiore delle forze operative terrestri. Salvini è il primo a felicitarsi: «Complimenti e buon lavoro al generale Vannacci, leale e coraggioso servitore dell’Italia e degli italiani». Il Pd, con Zan, definisce Vannacci capo di stato maggiore un pericolo per la Costituzione, Giuseppe Conte, leader del M5S, dice che «Il mondo al contrario non è solo il titolo del libro di Vannacci ma ormai è l’imperativo del governo Meloni». Fonti ministeriali confermano la nomina ma spiegano che sarà il comandante solo dei capi ufficio e non avrà alcune relazioni di comando sulle forze operative terrestri. Lui, capo di stato maggiore in pectore, fa sapere che il nuovo incarico non esclude un futuro in politica. Passa un giorno e gli viene notificato un procedimento disciplinare relativo al suo libro (e se ne ipotizza un altro relativo al periodo in cui si trovava in servizio a Mosca). Sullo sfondo l’ipotesi di una candidatura alle europee con la Lega, ricevuta la notifica va in licenza per 30 giorni. Quando arriva la chiusura natalizia del 23 dicembre, per IVI20 (su dati Prima Ora) è il nuovo personaggio italiano più importante del 2023, battuti il Filippo Turetta che l’11 novembre ha ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, il Leonardo Apache La Russa (figlio dell’Ignazio presidente del Senato) accusato di violenza sessuale, l’Alessandro Impagnatiello che il 27 maggio ha ucciso la compagna Giulia Tramontano (Giulia è decisamente il nome più sfortunato dell’anno...), il Leonardo Maria Del Vecchio considerato l’erede del padre Leonardo (scomparso il 27 giugno 2022), la Francesca Albanese Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati • Il 25 aprile 2024 viene annunciata la sua candidatura alle europee (in tutte e cinque le circoscrizioni, ancora non si sa se come capolista o in altre posizioni): «Sarò un candidato indipendente che si federa con la Lega, combatterò per i miei valori, i miei principi che ho già illustrato insieme al partito che li condivide in buona parte». Dietro quel «in buona parte» ci sono i malumori manifestati da una parte del Carroccio, su tutti l’ex ministro dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio: «Il mio entusiasmo per la candidatura di Vannacci? È a meno 2000. La mia opinione è nota: la Lega deve candidare leghisti, già uno che deve meditare se candidarsi o no non lo sceglierei mai. Se Vannacci sarà candidato nella mia circoscrizione non lo voterò, sceglierò uno della Lega che si è fatto il mazzo sul territorio». Crosetto commenta sarcastico: «Una scelta win-win, come si dice. Per lui, per la Lega e per l’esercito». Il 30 aprile al Tempio di Adriano (Roma) va in scena la prima uscita spalla a spalla con Salvini, che spiega: «Ho voluto andare a conoscere questo mostro che aveva avuto il coraggio di mettere nero su bianco quei concetti di cui ho condiviso una gran parte. Ci siamo visti e ci siamo trovati in sintonia culturalmente e umanamente». Massimo Franco: «Se l’intenzione era di riportare l’attenzione su una Lega in crisi di identità e di voti, il risultato è vistoso. Bisognerà vederne gli effetti... Salvini sembra deciso a usare il candidato Vannacci come corifeo di un leghismo che accarezza in parte la stessa destra della premier; anche se quella neo-leghista sconfina nella xeno e nell’omofobia... Si vedrà se e quanto questa operazione arginerà o certificherà la crisi rivelata dalle consultazioni locali... e se scaccerà i fantasmi di una rivolta interna». Candidato come indipendente, capolista nelle circoscrizioni centrale e meridionale, il 9 giugno è eletto con 555.980 preferenze, secondo solo a Giorgia Meloni. Il 21 ottobre, esordio a Pontida, a chi gli chiede se al Congresso presenterà una propria mozione risponde: «Ne parleremo quando ci sarà, io non escludo nulla. Oggi faccio parte della Lega in Europa e in Italia e continuo su questa strada». Quanto al prendere la tessera del Carroccio «ne parleremo, ma il fatto che non l’abbia non rappresenta un problema né per Salvini o per Fedriga o Zaia, non è un problema per il popolo della Lega». Nino Luca, inviato del Corriere, testimonia che se il «popolo» sul pratone l’ha accolto a braccia aperte, sul palco è stata un’altra musica: «Snobbato dai “colonnelli”, come il primo giugno a Milano» • A inizio gennaio 2025 la notizia è che ha registrato il marchio del movimento Mondo al contrario: il simbolo comparirà alle Regionali toscane insieme a quello della Lega. A inizio giugno, quando saluta le dimissioni dall’Europarlamento della collega Carola Rackete postando una foto dei suoi polpacci non depilati, in un caffè intitolato Stile Vannacci Massimo Gramellini arriva a rimpiangere «Una destra a cui la destra che irride le donne senza neanche un residuo di galanteria sarebbe apparsa semplicemente cafona»: «Se tirassimo in ballo il sessismo e il body shaming, il Vannacci se li appunterebbe al petto (depilato?) come medaglie al valore, considerandoli espressione di una visione del mondo decadente. Invece vorrei esaminare la questione dal punto di vista della “sua” parte, quella della destra dura e pura, un cui fulgido esemplare abitava fino a qualche anno fa nel mio condominio. Il colonnello G. Nostalgico di Salò, nemico giurato di quella bizzarria che gli altri, certamente non lui, chiamavano progresso. Sempre elegantissimo e profumatissimo, sempre il primo ad aprire la porta alle signore, a cui faceva il baciamano sbattendo i tacchi. Non riesco neppure a immaginare come commenterebbe oggi il comportamento del Vannacci». A inizio settembre il governatore lombardo Attilio Fontana risponde «Col cazzo!» a chi vuole «vannaccizzare la Lega». Lui «veste i panni del pompiere anziché dell’incendiario» («Lo ripeto spesso: evviva Attilio Fontana, evviva la Lega Lombarda, andiamo avanti insieme»), ma i malumori ci sono anche per il ruolo di coordinatore del partito in Toscana attribuitogli da Salvini . Il 21 settembre, intervenendo a Pontida, usa toni e messaggi che non sono pensati per passare sotto traccia: «Lo straniero non è quello per cui vorrebbero farci spendere 800 miliardi in armi. Lo straniero ci ha già invaso, è quello dei porti aperti e che purtroppo molto frequentemente stupra, ruba e rapina e che vuole imporre la sua cultura alla nostra millenaria. Non ci rassegniamo alla società meticcia» (non si risparmia neppure l’ennesimo elogio degli «eroi della X Mas» le cui imprese «andrebbero insegnate a scuola»). Il 13 ottobre in Toscana vince il presidente uscente Eugenio Giani. Luca Angelini: «Ci sono due grandi sconfitti: Lega e M5S non arrivano nemmeno al 4,5% (sotto la percentuale raccolta da Toscana Rossa, che candidava alla presidenza Antonella Moro Bundu). Nelle loro coalizioni non sono soltanto lontanissimi dai partiti leader (il Pd al 34,4% e FdI al 26,8%), ma superati di netto da Avs da una parte (7,01%) e Forza Italia dall’altra (6,17%). Se Giuseppe Conte sostiene che il M5S ha pagato l’essere stato all’opposizione nel primo mandato di Giani, per il Carroccio, che aveva affidato la campagna elettorale al generale Roberto Vannacci, il crollo è clamoroso: cinque anni fa aveva preso il 21,8%». Massimo Franco: «Per Palazzo Chigi, il mancato exploit di Vannacci è rassicurante. Significa che la premier non deve temere un’erosione dei consensi a vantaggio dell’estrema destra».
46. Michele EMILIANO Bari 23 luglio 1959. Politico • Dal giugno 2015 presidente della Regione Puglia (dal 2004 al 2014 sindaco di Bari), il 2 febbraio 2020 Teresa Bellanova lo attacca con un applauditissimo intervento all’Assemblea nazionale di Italia viva: «Al Sud serve un cambio di classe dirigente. Quando diciamo no a Emiliano non ne facciamo una questione personale, facciamo una valutazione politica. Quando diciamo no a Emiliano diciamo no al trasformismo, no alla demagogia, no al peggiore notabilato meridionale». E poi: «Volete tornare all’acciaio di Stato? Taranto è stata inquinata quando l’acciaio era prodotto dallo Stato. Quando diciamo no a Emiliano parliamo della sanità. Sui rifiuti bisogna avere il fisico di assumere le responsabilità. Quando diciamo no a Emiliano parliamo di agricoltura, parliamo dei 142 milioni rimasti nelle casse della Regione. Una domanda: cari amici del Pd, volete sostenere il buongoverno di Bonaccini che le risorse le ha consumate o volete stare con la concezione proprietaria di Emiliano?». Il 21 settembre viene rieletto col 46,78% battendo Raffaele Fitto (38,93%). A un amico che gli dice al telefono «Matteo, hai visto Emiliano? Ha fatto una campagna alla Achille Lauro» (l’armatore che fu sindaco di Napoli a metà del Novecento, quello della leggenda delle due scarpe agli elettori, una prima del voto e una all’uscita dal seggi), Renzi risponde: «Sì, hai ragione, Michele sembra Achille Lauro. Non l’armatore del secolo scorso però, ma il cantante di oggi, quello di Bam Bam Twist, il trasformista» • A gennaio 2021 è tra i presidenti di Regione (con Vincenzo De Luca) che non si lasciano convincere dal governo a riaprire le scuole anche quando la situazione Covid pare migliorata • L’11 settembre 2022, a due settimane dalla elezioni politiche, intervenendo al comizio del segretario Pd Enrico Letta a Taranto dichiara: «La Puglia è per l’Italia in questo momento, assieme alla Campania, una sorta di Stalingrado. Da qui non passeranno e qualunque cosa dovesse succedere perchè noi non abbandoneremo mai il campo qualunque sia il risultato. E sputeranno sangue per cambiare quello che noi siamo riusciti a realizzare in questi anni». Il giorno dopo, nel faccia a faccia in onda su corriere.it, Giorgia Meloni approfitta: «Ha detto che ci faranno sputare sangue. Letta applaudiva. Io vengo linciata quando alzo la voce nei comizi e non si prendono le distanze quando si dicono queste cose?». Lui chiama per scusarsì, ma il 15 la leader di FdI insiste: «A Mestre nuove minacce a firma Brigate Rosse. Quando esponenti politici e delle istituzioni usano parole come “dovranno sputare sangue” contro i propri avversari, poi qualcuno può prenderli in parola. Il 25 settembre confido negli italiani per rispondere alle loro campagne d’odio». Perse le elezioni, a inizio dicembre «avvisa che in futuro il partito non dovrà avere più rapporti con il Terzo polo ma “potrà allearsi solo con M5S”, di fatto invita gli ex renziani alla porta» (Francesco Verderami) • A inizio febbraio 2023 si esprime contro l’autonomia regionale differenziata voluta dalla Lega: «Il finanziamento dei Lep — con lo Stato che non trasferirebbe il capitolo di bilancio relativo, ma garantirebbe soltanto il ripiano della differenza tra il gettito fiscale regionale e quanto necessario per assicurare i servizi — è un sistema farraginoso che metterebbe fuori gioco il Sud, esponendolo a un continuo ricatto, in attesa che la spesa affrontata venga ripianata. Con conseguenze sul piano finanziario degli enti»; a fine mese, slogan «no ai tagli alla scuola», è con Bonaccini, De Luca e Giani uno dei quattro governatori del centrosinistra che forti di una sentenza favorevole della Corte Costituzionale su un provvedimento simile del governo Monti annunciano ricorso contro il provvedimento del governo Meloni che prevede, dal 2024, la riorganizzazione delle istituzioni scolastiche (accorpando gli istituti più piccoli che condivideranno il preside e il dirigente amministrativo). A metà aprile i quattro si schierano contro lo stato d’emergenza dichiarato dal governo perché assegnerebbe al Commissario straordinario, il prefetto Valerio Valenti, le scelte sul territorio, come quelle per l’identificazione dei siti dove aprire nuovi Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri): «L’unico fine che individuo è quello di generare un clima di allarme». A fine maggio, vittoria a Brindisi del candidato di centrodestra, si dice che, essendosi fatto sponsor dell’alleanza coi 5 Stelle a costo di non sostenere il sindaco uscente ricandidato da Verdi e sinistra, è una sua sconfitta • A fine marzo 2024, nel tentativo di aiutare il sindaco di Bari Antonio Decaro dopo l’insediamento della commissione voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per valutare se sussistano i presupposti per lo scioglimento del Consiglio comunale a causa di infiltrazioni mafiose, finisce per danneggiarlo: «Un giorno, sento bussare alla porta. Sentite, è cominciata così l’antimafia di Decaro. Lui entra, bianco come un cencio e mi dice che era stato a piazza San Pietro e uno gli aveva messo una pistola dietro la schiena perché lui stava facendo i sopralluoghi per la ztl di Bari vecchia. Lo presi, in due andammo a casa della sorella di Antonio Capriati, che era il boss del quartiere, e andai a dirle che questo ingegnere è assessore mio e deve lavorare perché c’è il pericolo che qui i bambini possano essere investiti dalle macchine. Quindi se ha bisogno di bere, se ha bisogno di assistenza, te lo affido». Dopo le proteste della destra e il silenzio imbarazzato della sinistra, Decaro smentisce: «È un episodio di quasi venti anni fa, Emiliano non ricorda bene. È certamente vero che lui mi diede tutto il suo sostegno, ma non sono mai andato in nessuna casa di nessuna sorella». Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera non perde l’occasione: «Se si fosse così comportato un presidente di Regione di centrodestra le sinistre avrebbero gridato allo scandalo, alle dimissioni, chiedendo di perquisirgli anche casa e ufficio. Conte e Schlein hanno sentito e non hanno nulla da aggiungere?» (il 10 maggio, audizione alla commissione parlamentare Antimafia, spiegherà: «Non ho mai chiesto protezione per me o per gli altri, noi abbiamo semplicemente detto ai residenti di Bari vecchia che l’aria era cambiata. Sono andato dalla sorella di Antonio Capriati per ribadirle con molta serenità, ma determinazione, che le regole non le facevano loro, ma le facevamo noi»). A metà aprile i Cinque Stelle escono dalla sua giunta ritirando l’assessora al Welfare, Rosa Barone. Gianluca Mercuri: «Conte è stato molto attento a non bruciare i ponti con il governatore, che nel Pd è sempre stato uno dei principali sostenitori dell’alleanza con i 5 Stelle. A Emiliano, dunque, proporrà un “Patto per la legalità” che potrebbe preludere a un rientro in giunta. Il governatore è stato a sua volta conciliante: “Non era indispensabile l’uscita del M5S dalla giunta per ribadire i nostri comuni convincimenti”. E questo civettare insospettisce molto la leader del Pd» • A fine giugno 2025 il “Corriere della Sera” riceve molte lettere che lo riguardano: «Michele Emiliano sarà di nuovo padre, bene, ma quando la bambina avrà 20 anni lui ne avrà 86 e la mamma 60, ma si sono fatti i conti questi genitori? La figlia lo chiamerà nonno» (Elio Tavani), «Sul fatto che Emiliano diventi padre a 66 anni ho letto non pochi commenti assurdi. Se si contribuisce a generare un essere umano si diventa genitori non nonni» (Ignazio Neri), «Ma qual è il problema? Io sono orfana di padre dall’età di 6 anni, ho vissuto con i nonni, mai notato la differenza di età, solo tanto amore!» (Irene F.). Aldo Cazzullo risponde: «Il caso Emiliano è molto interessante perché non riguarda solo una storia personale, per quanto gustosa, ma un fenomeno sociale, anzi due. Del fatto che si tenda a diventare genitori in tarda età, e padri a età anche più avanzata di Emiliano, si è detto molto. Occorrerebbe però aggiungere anche un’altra cosa. Giustamente, dopo secoli, si è superato lo stigma sociale dell’omosessualità. È una conquista dell’umanità, lo dico senza ironie. Il Gay Pride, a Roma molto deprecato quest’anno ma solo per motivi di traffico (non è stata una grande idea farlo passare dalla stazione, bloccando autobus, taxi, passeggeri), serve proprio a questo: dire che non si ha nulla da nascondere o di cui vergognarsi, anzi si è orgogliosi di essere gay. Benissimo. Personalmente sono favorevole sia al matrimonio sia all’adozione omosessuale, che nell’ordinamento italiano ancora non esistono. Lo stigma sociale colpisce invece gli uomini cui piacciono molto le donne. Michele Emiliano, a occhio nudo, è uno di loro. Grande, grosso, occhio chiaro, abbraccio da orso, molto fisico: Emiliano è un fascinoso, un seduttore. Ai giornalisti dà sempre il titolo: “Come dice? Qui a Bari un po’ tutti le hanno parlato male di me? Il giorno in cui sentirà la borghesia barese parlare bene di me, vorrà dire che ho fallito” mi disse il giorno in cui dovevo scrivere un reportage sulla sua città. Ma torniamo alle donne. Emiliano in questi mesi viene messo in croce. Nancy Dell’Olio grida allo scandalo: “Emiliano ci ha provato con me, sono sotto choc”. Renato Pozzetto direbbe: “Eh la Madonna!”. Emiliano le ha messo le mani addosso? No. L’ha molestata? No. E allora qual è il reato? Ora Emiliano diventa padre a 66 anni, al fianco di una donna decisamente più giovane. Ed è già nonno. Scandalo? Ma davvero il Paese europeo con meno bambini si può scandalizzare? Ora che sta per lasciare la carica di presidente della Regione, lo possiamo dire: Dio salvi Michele Emiliano e tutti coloro che sostengono la curva demografica, amando le donne — o gli uomini — senza mancare mai loro di rispetto». A fine luglio si fa nominare dal teatro Petruzzelli, ente che governa, componente del consiglio di indirizzo: il centrodestra protesta, il ministero della cultura attiva l’Autorità nazionale dell’Anticorruzione. A fine agosto, dopo che è stato inserito nelle liste del Pd, Decaro, candidato a succedergli a capo della Puglia, minaccia di rimanere a Bruxelles (è europarlamentare) pur di non finire «ostaggio» di politici dal passato ingombrante che rischiano di limitare il suo potere di manovra (c’è l’ha pure con Nichi Vendola). Roberto Gressi parla di «sindrome dei cacicchi»: «Dai, che lo sappiamo come funziona. Stai lì per decenni a tirare la carretta e adesso la ditta di famiglia è tua. Il capomastro risponde a te, ma cerca con gli occhi l’approvazione di tuo padre. Lo zio titolare dello studio d’avvocato si ritira, ma sta lì, ascolta e ti corregge. Ora hai la cattedra, il barone se ne stesse lì a curare le pubblicazioni, che come farà poi, visto che sono venti anni che gliele scrivi tu. Ma poi andate a un convegno, a lui danno una suite che ci puoi giocare a golf, mentre tu hai una stanzetta con il bagno cieco. Vale anche in politica, non te li scrolli mai di dosso. Certo, adesso sei presidente del Veneto, o della Puglia, o della Campania, e mica ti possono trattare male. Ma allora eccoli che arrivano, i professionisti del torcicollo. Gli interlocutori più importanti ti sorridono e pendono dalle tue labbra. Ma non ci cascare: si chiama vista periferica. In realtà sono lì a non perdersi nemmeno un’alzata di sopracciglio di Luca Zaia, un naso arricciato di Michele Emiliano, gli occhi al cielo di Vincenzo De Luca, o della di lui prole. E allora è almeno comprensibile che Antonio Decaro, Roberto Fico e Alberto Stefani ingoino con difficoltà il rospo di averli sempre lì, tra i piedi, i capi tribù che per almeno un decennio hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Magari anche con successo, chi lo nega. In Puglia c’è un peso massimo, uno che alle Europee si è portato a casa quasi mezzo milione di preferenze, che non ha nessuna voglia di avere al fianco Emiliano e Vendola, uno di qua e uno di là, come i carabinieri di Pinocchio. “Per loro ho stima e affetto — li liquida Decaro — ma la regione non merita un presidente a metà e io voglio essere libero”». A inizio settembre, pur non nascondendo l’irritazione, ritira la candidatura (Vendola non segue il suo esempio). Il 24 novembre Decaro è eletto suo successore col 63,97%: a chi gli chiede come trascorrerà il tempo libero manifesta l’intenzione di seguire da vicino la figlia Maria Antonietta che ha appena compiuto due mesi.
47. Lorenzo GUERINI Lodi 21 novembre 1966. Politico • Eletto sindaco di Lodi nel 2005, confermato nel 2010, eletto Deputato nelle liste del Partito Democratico nella legislatura XVII (2013), rieletto nella XVIII, dal luglio 2018 Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, dal 5 settembre 2019 è ministro della difesa del Conte II. A fine gennaio 2020 parte per una «due giorni a Washington» che prevede il faccia a faccia più importante al Pentagono, con il Segretario alla Difesa, Mark Esper • Il 13 febbraio 2021 è confermato nel governo Draghi (con l’eccezione fondamentale dell’economia, i ministri chiave del Conte 2 sono stati confermati: Lamorgese all’interno, Di Maio agli esteri, Speranza alla salute, Franceschini alla cultura) • A fine gennaio 2022 si adopera per far saltare l’elezione a presidente della Repubblica di Elisabetta Belloni, candidata da Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Francesco Verderami: «E dire che nel Pd era già scoppiato il putiferio tre giorni prima: proporre alla presidenza della Repubblica il capo dei servizi segreti non è roba da Paese dell’Occidente democratico. Riproporlo e trovare un’intesa su quel nome è diabolico. Eppure questo accade. E quando Conte (assieme a Salvini) rende pubblicamente noto che stanno puntando su una donna, il gioco pare chiuso. Franceschini sembra rassegnato: “È fatta purtroppo, perché con i voti della Meloni hanno i numeri. E in Aula si creerà un effetto trascinamento che ci costringerà a votarla”. La De Petris, una vita passata nelle file di sinistra, si attacca al cellulare e in romanesco avvisa i compagni del Pd: “C’avete proprio rotto er...”. Non proprio con queste parole, ma con lo stesso tono di voce, Guerini spiega a Letta alcuni rudimenti di politica. Più tardi confiderà a un deputato del suo partito: “Non ho mai gridato così in vita mia”. Grida al telefono anche con i dirigenti di Forza Italia, perché dichiarino subito la loro contrarietà alla candidatura». Caduto il governo Draghi, dopo le elezioni vinte dal centrodestra a fine ottobre lascia il posto a Guido Crosetto • A metà giugno 2023, con «malumori covati per tre mesi» esplosi nel Pd dopo che la segretaria ha partecipato a una manifestazione dei 5 Stelle in cui Beppe Grillo ha parlato di «brigate di cittadinanza col passamontagna» e l’attore Moni Ovadia ha condannato il sostegno all’Ucraina, si dice che i principali «antischleiniani» «sono Stefano Bonaccini e Lorenzo Guerini» • A metà gennaio 2024 passa una risoluzione della maggioranza (appoggiata da Azione e Italia Viva) che conferma l’invio dell’ottavo pacchetto di armi di difesa all’Ucraina, il Pd si astiene ma lui è con Marianna Madia e Lia Quartapelle tra i «dem di rilievo» che votano a favore • A fine gennaio 2025 si parla di Centrosinistra diviso su jobs act e cittadinanza. Alessandro Trocino: «Se il referendum sull’Autonomia poteva essere il collante della futura alleanza del centrosinistra, e poteva far ottenere il quorum, ora restano solo i quesiti che dividono l’opposizione e lo stesso Pd. Nella segreteria dem Elly Schlein ha ammesso che il referendum sul Jobs act “non ci vede tutti sulle stesse posizioni”. Renzi, per esempio, non ci sarà. E anche il Pd è diviso. Guerini, Franceschini, Bonaccini, Madia, Gori e molti altri non sono della partita». A inizio giugno partecipa a Milano all’iniziativa Due popoli, due Stati, un destino organizzata da Azione e Italia (altri esponenti del Pd presenti: Pina Picierno, Giorgio Gori, Filippo Sensi, Marianna Madia, Walter Verini, Virginio Merola). A inizio ottobre, dopo lo sciopero generale proclamato da Cgil e Usb e la grande mobilitazione di piazza per Gaza e la Palestina libera, intervistato da Maria Teresa Meli commenta: «Sono cresciuto nella cultura dell’autonomia del sindacato dalla politica. E viceversa. Chi sciopera, chi manifesta, deve essere sempre rispettato. Se migliaia di persone vanno in piazza bisogna guardare con attenzione, non con sufficienza. Uno sciopero non ha il compito di risolvere una questione o di indicare una soluzione. È uno strumento per esprimere un’indignazione, per fare pressione, per manifestare un problema. Spesso anche con contraddizioni, che sono le contraddizioni della realtà storica che stiamo vivendo. Ciò che contesto è che la politica si limiti a trasformarsi in megafono quando invece il suo compito è raccogliere quelle domande mediandole nella responsabilità delle decisioni». A fine mese è tra gli esponenti dell’ala del Pd moderata e critica nei confronti della segretaria Elly Schlein riuniti a Milano con lo slogan «Crescere» (tra i presenti, che hanno liquidato la corrente Energia popolare capeggiata da Stefano Bonaccini: Graziano Delrio, Marianna Madia, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Simona Malpezzi).
48. Antonio CONTE Lecce 31 luglio 1969. Allenatore di calcio • Alla guida dell’Inter dal 31 maggio 2019, terminato il campionato al secondo posto con un solo punto di distacco dalla Juventus (giunta al nono scudetto consecutivo, i primi tre vinti con lui in panchina), a fine agosto 2020 il suo futuro nerazzurro sembra «appeso a un filo». Guido De Carolis: «Ricominciare insieme sarà difficile. A sentire l’allenatore le chance non sono molto alte, parla già al passato. “È stata una bellissima esperienza. Incontrerò la proprietà tra qualche giorno. Cercheremo di pianificare il futuro dell’Inter con o senza di me”. Conte ha vissuto un’annata da stakanovista, ha portato risultati, è arrivato prosciugato. L’hanno segnato i rapporti con la dirigenza» • Restato all’Inter, il 2 maggio 2021 vince il suo quarto scudetto in panchina (da calciatore ne ha vinti cinque con la Juventus). Mario Sconcerti scrive che «nella solitudine è diventato uomo di stato, ha smesso di sentire il rumore dei nemici e si è messo al centro di tutto», Beppe Severgnini parla di un premio per le sue «ossessioni romantiche» e ricorda che «la sua idea di calcio è pugilistica: se vuoi laurearti campione, devi buttar giù l’avversario», nelle sue pagelle De Carolis gli dà 10: «Si è caricato tutto su di sé. Ha dovuto combattere con un mercato fatto di nulla, se non di parametri zero più Hakimi. Non bastasse, ha sopperito all’assenza della proprietà, non ha fatto sbandare il gruppo neppure davanti ai mancati pagamenti dello stipendio. Ha provato a cambiare il gioco dell’Inter, ha iniziato più aggressivo (segnava e subiva tanto), con umiltà si è rimesso sulla strada giusta adattando le sue idee. Ha cucito come un sarto il vestito su misura per la squadra, ne ha cambiato i protagonisti, mutato gli equilibri. Più di tutto è riuscito a estirpare la vecchia mentalità e a instaurarne una nuova. Ha trasformato un gruppo di potenziali buoni giocatori in vincenti. Ha raggiunto l’obiettivo per cui era stato scelto, riportare all’Inter lo scudetto e spezzare la dittatura bianconera. Mentre gli altri parlavano di bel gioco, lui vinceva. Insieme alla miglior difesa della serie A ha pure un attacco che ha realizzato 74 reti, segno inequivocabile di una vocazione offensiva». A fine mese lascia il club, il 2 novembre diventa l’allenatore del Tottenham (ha già vinto il campionato inglese col Chelsea nel 2017) • Il 19 giugno 2022 muore in un incidente stradale il broker Massimo Bochicchi: tra i vip che aveva truffato (19 milioni spariti nel nulla) c’è suo fratello Daniele • Il 26 marzo 2023 arriva la risoluzione contrattuale col Tottenham. A metà ottobre si legge che Il Napoli pensa a Conte se esonera Garcia: De Laurentiis riflette. Monica Scozzafava: «Antonio Conte è più di un pensiero stupendo. Se l’ex Tottenham dicesse di sì alle condizioni di Aurelio, potrebbe arrivare prestissimo» (arriveranno invece Walter Mazzarri e poi Francesco Calzona) • Il 5 giugno 2024 diventa l’allenatore del Napoli. Il 27 ottobre, dopo un 4-4 tra Inter e Juventus, porta a +4 il vantaggio sui nerazzurri e a +5 quello sui bianconeri. Il 30 il titolo è Sì, il Napoli è da scudetto. Gianluca Mercuri: «La squadra di Conte ha battuto anche il Milan a San Siro: gol di Lukaku e Kvaratskhelia. Ora l’Inter è a meno 7 e la Juve a meno 8» • Il 23 maggio 2025, battendo 2-0 il Cagliari con gol di McTominay e Lukaku, il Napoli vince lo scudetto (l’Inter, vittoriosa 2-0 col Como, rimane un punto sotto). Dopo il triplice fischio commenta: «Il mio capolavoro? La mia impresa più difficile: insieme ai ragazzi abbiamo fatto qualcosa di clamoroso. Se resterò? Io e il presidente siamo dei vincenti, intanto festeggiamo insieme...». Sciozzafava: «Il Maradona che urla il suo nome lo fa commuovere. Si svela, Conte: è emozionato. Napoli lo ha incoronato, il tricolore al primo anno dopo una stagione, la scorsa, finita al decimo posto va oltre tutto, immaginazione e previsioni. Oltre anche il palmares con il quale a giugno scorso aveva riempito la valigia ed era arrivato a corte nel Palazzo Reale. Conferma i suoi record, dimostra ancora una volta che vincere è un’ossessione. Quella che te lo fa amare oppure odiare ma che di fatto lo porta nel regno degli allenatori più forti d’Europa. Ci arriva in salita, col sudore, con la lotta punto a punto, l’ambiente ostile. D’altra parte è questo il contismo allo stato puro: vincere distruggendosi». Roberto Condò scrive che la sua firma «è impressa a caratteri cubitali» sul quarto tricolore partenopeo: «È il primo allenatore a vincere il campionato in tre piazze (Juve, Inter e Napoli), tenendo presente che a Fabio Capello la terza stelletta venne revocata (la Juve di Calciopoli dopo Milan e Roma). Ma i due si assomigliano nel carattere e nel cursus honorum perché entrambi hanno aggiunto ai titoli “nordisti” con le grandi metropolitane, e a una perla estera, uno scudetto al Centro-Sud, evento molto più raro e dunque prezioso. Conte ha vinto rivitalizzando lo scheletro di una squadra campione soltanto due anni fa e poi implosa: ma sotto la cenere la brace ardeva ancora, e le prestazioni di Rrahmani e Di Lorenzo, di Lobotka e Anguissa, dello stesso Meret, del redivivo Politano e del decisivo Raspadori appartengono al repertorio pluripremiato di Antonio. Quello che lo porta a tenere sempre altissima l’asticella con la società perché i giocatori con lui si aspettano di migliorare, e lui per questo pretende giocatori migliorabili. È un serpente che si morde la coda: chi prende Conte sa che lotterà subito per vincere, ma perché la profezia continui ad avverarsi è necessario fornirlo di giocatori con potenziale». A fine mese, quando sembra sempre più deciso a tornare sulla panchina della Juventus, decide di restare. Il 9 novembre, quando la sconfitta a Bologna per 2-0 costa al Napoli la vetta della classifica, fa mea culpa: «Dopo tre, quattro mesi di lavoro devo constatare che la squadra non ha la stessa energia della passata stagione. È vero, abbiamo accolto nove giocatori nuovi ma forse sono io che non sono stato capace finora di trasmettere lo stesso entusiamo. O, forse, c’è chi non vuol capire».
49. Daniela SANTANCHÈ Cuneo 7 aprile 1961. Politica • 2020 - • A fine dicembre 2021 si parla molto di lei per le indagini sulla morte di David Rossi, ex capo comunicazione di Mps: la sera del 6 maggio 2013, quando fu trovato senza vita dopo un volo dalla finestra del terzo piano di Palazzo Salimbeni, gli fece una telefonata, «a distanza di anni, dice di ricordare che qualcuno rispose ma senza pronunciare parola. Nel 2017 aveva detto in una trasmissione televisiva di non aver ricevuto risposta», il colonnello dell’Arma Pasquale Aglieco dice alla commissione parlamentare che a rispondere fu il pm Nastasi, secondo i tabulati non rispose nessuno • Il 22 ottobre 2022 diventa ministro del turismo nel governo Meloni. Il 2 novembre Luigi Ferrarella scrive sul “Corriere della Sera” che è indagata per falso in bilancio per i conti di una società di cui è stata presidente fino a gennaio, Visibilia Editore spa (si è occupata prima di pubblicità sui giornali e poi direttamente di giornali, comprando nel 2015 da Rcs Mediagroup i settimanali Visto e Novella 2000, liquidati in un paio d’anni, la Procura di Milano ha chiesto alla sezione Fallimentare del Tribunale civile di sancirne il fallimento), lei nega e minaccia querele; negli stessi giorni Palazzo Chigi «sfila» i balneari al suo ministero, storicamente titolare della delega su un settore cruciale per l’economia italiana. Luca Angelini: «La decisione della premier Giorgia Meloni era nell’aria già da subito dopo il giuramento del nuovo governo. Un provvedimento dovuto al fatto che la neo ministra al turismo Daniela Santanchè, tra le varie partecipazioni societarie ha quella con Flavio Briatore comproprietario del lussuoso stabilimento balneare Twiga, sulla costa toscana» • Il 5 luglio 2023, in un atteso intervento al Senato, dichiara: «Affermo sul mio onore che non sono stata raggiunta da alcun avviso di garanzia». Gianluca Mercuri: «Si è difesa con lo stile che l’ha resa famosa, ma i sorrisi che ha suscitato il vederla di nuovo così simile alle celebri caricature che le dedicava ormai 15 anni fa Paola Cortellesi — “Lo rivendico con orgoglio...” — si sono spenti quando il suo tono si è fatto minatorio e allusivo: “Mi fa sorridere che le critiche più feroci vengano da molti che in privato hanno tutto un altro atteggiamento nei miei confronti e che a volte vanno anche con piacere nei locali di intrattenimento che ho fondato... Mi fermo qui, per carità di patria”. Un pezzo di sinistra avrebbe insomma traslocato negli anni scorsi da Capalbio al Twiga, il locale che la ministra gestiva con Briatore, e Roberto Gressi scrive che è già partita “una sotterranea caccia al bagnante”, con tanti “pronti a scommettere che magari, subito o nei prossimi giorni, qualche foto salterà fuori”. Ma minacce e velati ricatti non tolgono che la posizione di Santanchè sembra ormai debole. Lo si deduce dalla reazione piuttosto tiepida della maggioranza, non proprio prodiga di applausi». Il 26 dello stesso mese, una mozione di sfiducia presentata dai 5 Stelle e appoggiata dal Pd e dalla sinistra è bocciata dal Senato con 111 voti contrari e 67 favorevoli. Ignazio La Russa esprime la linea politica della maggioranza: «Non ricordo casi in cui ci sia stata una mozione di sfiducia individuale per fatti precedenti all’incarico». Carlo Calenda decide di non far votare Azione (anche Matteo Renzi diserta) e viene attaccato da Giuseppe Conte: «Vergogna, siete la stampella del governo». Replica di Calenda: «È vergognoso il piacere che avete fatto a Meloni e Santanchè. Avete regalato alla ministra una bellissima giornata». Alessandro Trocino: «È l’eterna polemica se le questioni di sfiducia personali delle opposizioni siano opportune: l’effetto fisiologico, dopo la bocciatura, sembra un rafforzamento di chi è accusato e del governo. Ma è anche vero che c’è un versante simbolico che spesso l’opposizione ritiene di non potere ignorare» • Il 4 aprile 2024 è la Camera a respingere la mozione di sfiducia. Angelini: «I no sono stati 213 (compresi quelli dei renziani), i sì soltanto 121. Così, ricordando che anche quella contro il ministro dei trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, era stata bocciata la sera prima, il vicepresidente del Senato Fabio Rampelli (FdI) commenta: “Secondo assist della sinistra, secondo goal del centrodestra”». Maria Teresa Meli segnala però che Giovanni Donzelli «lascia la porta aperta a possibili evoluzioni future»: «La stessa Santanchè ha detto che in caso di rinvio a giudizio farà una riflessione, ma noi abbiamo fiducia in lei e siamo convinti che il rinvio non ci sarà». Dietro Donzelli, altri parlamentari di Fdi mormorano: «In quel caso ci penserà la premier a farla dimettere...». Il 3 maggio arriva la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano per truffa ai danni dello Stato. Angelini: «È arrivata al termine delle indagini sugli oltre 126 mila euro di aiuti statali ricevuti durante il Covid per pagare 13 dipendenti che, invece di stare a casa in cassa integrazione, avrebbero lavorato lo stesso per le società Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria, che facevano capo alla ministra. Chiesto il processo anche per il compagno della ministra e amministratore delegato delle aziende, Dimitri Kunz D’Asburgo». Lei non si scompone e, si dice, ai colleghi che la cercano al telefono spiega: «Non è cambiato nulla. Sono stata condannata? No. Sono rinviata a giudizio? No. E sono molto fiduciosa, penso proprio che non avverrà». Monica Guerzoni ricorda: «La linea rossa tracciata da Meloni è il processo. Se e quando Santanchè sarà rinviata a giudizio, la blindatura andrà in pezzi e “Daniela” dovrà lasciare». Pochi giorni prima di Natale si viene a sapere che col suo ex compagno Canio Mazzaro è tra i cinque ex amministratori della società Ki Group srl indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di bancarotta della società ora alle prese con un passivo di 8,6 milioni di euro • Il 17 gennaio 2025 è rinviata a giudizio per l’ipotesi di reato di falso nelle comunicazioni societarie 2016-2022 della Visibilia Editore spa. Parlando con Guerzoni si dice «tranquilla, di più, tranquillissima. È un reato valutativo, per il quale ero già stata archiviata nel 2018. Stiamo parlando del niente». Le opposizioni chiedono le dimissioni. Schlein: «Una presidente del Consiglio non può usare due pesi e due misure, soprattutto verso gli amici che lei ha voluto al governo e per cui adesso è politicamente responsabile. Il processo farà il suo corso, ma quando le accuse sono così gravi chi ricopre cariche istituzionali deve fare un passo indietro». Conte: «In nessun altro Paese si terrebbe un ministro di fronte ai fatti che stanno emergendo». Lega e Forza Italia ribattono che si è colpevoli soltanto dopo tre gradi di giudizio. A fine mese La Russa, considerato il suo sponsor e amico più fidato, il politico che potrebbe proteggerla da ogni pressione, sembra vacillare: «Valuti Daniela se dimettersi». Il 25 febbraio la Camera boccia una nuova mozione di sfiducia contro di lei: 204 no, 136 sì. Nell’autodifesa durata 40 minuti attacca le opposizioni: «Io sono il vostro male assoluto. Rappresento plasticamente tutto ciò che detestate, perché sono quella dei tacchi a spillo 12 centimetri, della collezione di borse, del Twiga, del Billionarie. Ci tengo al mio fisico. Sono una signora. Non mi farete mai diventare come voi», «Voi non volete combattere la povertà, ma la ricchezza», «Alla luce di quello che sto vivendo da due anni e mezzo, mi scuso per le parole pronunciate in passato sui molti arrestati e processati e poi assolti. Scuse tardive? Ma c’è chi non si scusa mai, e io invece lo faccio qua, solennemente. Non sono scuse opportunistiche, ma una presa di coscienza». Trocino: «Nessun big dei partiti di governo era in Aula, dando così la conferma di un clima non del tutto solidale con la ministra leghista, soprattutto da parte del partito della premier, Fratelli d’Italia. Del resto Giorgia Meloni in questi giorni non ha detto una sola parola in difesa di Santanché». A metà aprile il processo Visibilia slitta. Gianluca Mercuri: «I capi di imputazione con cui la Procura di Milano contesta a Daniela Santanchè e ai suoi coimputati le false comunicazioni sociali per il caso Visibilia (società editrice di cui la ministra del Turismo era a capo) vanno riscritti. In base alla nuova giurisprudenza, il Tribunale di Milano ha chiesto ai pm milanesi di riformulare le imputazioni relative al falso in bilancio: tutto rinviato». Quanto all’altro processo per truffa aggravata allo Stato (l’accusa che 23 dipendenti in cassa integrazione Covid continuassero a lavorare), il Csm ha stabilito che a giudicare Santanchè dovrà restare la giudice Tiziana Gueli, passata nel frattempo ad altro incarico.
50. Gennaro SANGIULIANO Napoli 6 giugno 1962. Politico • 2020 - • Direttore del Tg2 dal 31 ottobre 2018, a metà novembre 2021 è confermato dal nuovo amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes («Soddisfatta la Lega») • Il 22 ottobre 2022 diventa ministro della cultura nel governo Meloni. A fine novembre Roberto Saviano rinunciando a degli incontri pubblici che avrebbe dovuto tenere a Reggio Emilia dichiara: «Per me questa è una fase difficile, sono stato portato a processo da tre ministri di questo governo» (Sangiuliano più Giorgia Meloni e Matteo Salvini). Alla vigilia di Natale è criticato da Ernesto Galli Della Loggia: «[…] in un regime democratico chi governa può sì fare gli interessi dei propri elettori, ma rappresenta tutti i cittadini: anche quelli che non l’hanno votato. Rappresenta il Paese. La Nazione come giustamente direbbe il nostro Presidente del Consiglio. E proprio perciò pensiamo che sia stato un errore che Gennaro Sangiuliano, il ministro della Cultura del governo italiano, non abbia ritenuto suo dovere partecipare alle onoranze funebri di Alberto Asor Rosa, svoltesi ieri nell’aula magna dell’università La Sapienza. Certo, Asor Rosa, era un militante della sinistra, era stato e forse, chissà, si considerava ancora comunista, e per decenni non aveva mai mancato di polemizzare con idee e persone del campo avverso. Ma che importa? Nella storia della letteratura italiana era uno studioso tra i più illustri, autore di un’opera vasta e del massimo rilievo, nonché un intellettuale di indubbio valore. La destra italiana con questo genere di italiani, che spesso non erano e non sono della sua parte, non ha avuto quasi mai un buon rapporto. Ma è dubbio che ciò le sia convenuto: anche per questo ci dispiace che il ministro della Cultura non abbia colto l’occasione per dare il segnale che oggi le cose sono diverse» • A inizio luglio 2023 fa molto discutere una sua gaffe. Massimo Gramellini: «Povero ministro della Cultura, non bastava la disgrazia di avere Sgarbi per sottosegretario: gli vanno pure a chiedere che cosa pensa dei finalisti del premio Strega. E lo sventurato rispose, in diretta tv: “Sono tutti libri che ti prendono e ti fanno riflettere… Proverò a leggerli”. Se Gennaro Sangiuliano, lettore famelico (ma forse non di romanzi Strega), si fosse fermato lì, avrebbe ancora potuto spacciarla per una battuta. Come quando Riccardo Barenghi, alias Iena, strinse la mano a un collega nel corridoio del giornale esclamando: “Hai scritto un pezzo magnifico, dopo lo leggo!”. Invece il ministro della Cultura si è improvvisamente reso conto di essere un giurato del premio, oltre che il ministro della Cultura. Così, da vero superuomo nietzschiano, si è lanciato in una temeraria arrampicata sugli specchi: “Li ho letti, perché ho votato. Però voglio… come dire… approfondire questi volumi…” “… oltre la copertina”, ha chiosato implacabile la conduttrice Geppi Cucciari, e a lui non è rimasto che abbozzare un sorriso imbarazzato che chiedeva e meritava solidarietà umana» • Il 6 settembre 2024 si dimette da ministro. Gianluca Mercuri: «Tutto comincia il 26 agosto, quando la fino ad allora sconosciuta Maria Rosaria Boccia scrive su Instagram: “Grazie al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano per la nomina a Consigliere del ministro per i Grandi Eventi”. Un petardo che diventa bomba quando lo staff di Sangiuliano smentisce: “Quella nomina non esiste, la dottoressa Boccia cerca di accreditarsi senza averne motivo”. È l’inizio della guerra. Boccia comincia a postare a pallettoni: raffiche di stories e di foto che la ritraggono con il ministro in una serie di eventi istituzionali, compresi i sopralluoghi per il G7. “La mia nomina era stata fatta, mi è stato chiesto di strapparla”, fa sapere. Sangiuliano dice inizialmente che la nomina non era stata ratificata dal suo gabinetto. Il 2 settembre il ministro parla con Meloni, le assicura che per Boccia il ministero “non ha mai speso nemmeno un euro per un caffè” e che la presunta consigliera non ha avuto accesso a documenti riservati. Sulla nomina cambia versione, dicendo che intendeva riconoscerle solo una consulenza gratuita. Meloni ripete queste cose in tv, a Retequattro. Boccia, la sera stessa, va a La7 e mostra sul suo account due fogli con l’intestazione del G7. Poi posta una foto con Sangiuliano dell’agosto 2023, smentendo il ministro che aveva assicurato di averla conosciuta a maggio ’24. Furiosa, Meloni convoca Sangiuliano per un faccia a faccia a Palazzo Chigi. Nuove smentite del ministro e nuovo stillicidio social: Boccia pubblica una mail del gabinetto del ministero che parla della sua nomina, un audio con un funzionario, carte d’imbarco di luglio sue e del ministro spedite dalla segreteria di Sangiuliano». Il momento chiave arriva alle 14,18 del 6 settembre, quando l’Ansa fa sapere che Boccia parlerà a In Onda, su La7. Mercuri: «Non c’era bisogno di sapere cosa avrebbe detto l’ex amante e mancata consigliera del ministro: Giorgia Meloni e l’uomo cui aveva affidato una missione complicata — dare soddisfazione al revanscismo della destra contro la secolare “egemonia culturale” della sinistra — hanno capito che resistere ulteriormente era impossibile» • A fine ottobre 2025 Gramellini gli dedica un al altro caffè: «Ma chi glielo fa fare? All’ex ministro bocciofilo Gennaro Sangiuliano, dico. Le burrasche della vita lo avevano spiaggiato a Parigi, trasformandolo in Saint-Julien: corrispondente Rai, che è quasi meglio di ambasciatore. Un ruolo di immenso prestigio e di tutto riposo, dove il peggio che può capitarti è un’unghiata in fronte da Carla Bruni. Invece il nostro eroe rinuncia al paradiso del giornalista per tornare nel wrestling della politica, stavolta come capolista dei Fratelli di Campania. Oltretutto contro la sua nemesi, quella Maria Rosaria Boccia che per qualche tempo, in un afflato di follia, pezzi di sinistra elevarono a martire del femminismo e dell’antifascismo, e che infatti ora si candida nelle liste del destrorso maschilista Bandecchi, uno al cui confronto Vannacci pare il Mahatma Gandhi. Ma allora perché Saint-Julien è voluto ridiventare Sangiuliano? Non è certo il primo giornalista a usare la Rai come un taxi per andare a Palazzo. Lo hanno fatto in tanti, di destra e di sinistra. Solo che quasi tutti sono tornati indietro appena possibile, e raramente ci hanno riprovato. Lui invece vuole dimostrare, forse a sé stesso, di essere bravo in un mestiere che chiaramente non è il suo, perché richiede cinismo e cattiveria: due dei pochi o tanti difetti che Sangiuliano non ha. Comunque, bentornato. Aspettiamo con trepidazione la prima conferenza stampa, nella quale ci parlerà del celebre vulcano che sovrasta Napoli: l’Etna» (verrà eletto con 9.902 preferenze e diverra, all’unanimità, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione). A novembre il Garante per la privacy impone una multa di 150 mila euro alla trasmissione Report per aver diffuso un suo audio con la moglie registrato dalla Boccia (indagata su sua denuncia per stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione).
51. Alfredo MANTOVANO Lecce 14 gennaio 1958. Politico • 2020 - • 2021 - • Già sottosegretario al ministero dell’interno nel Berlusconi II (2001-2006), il 23 ottobre 2022 diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Meloni: mentre si tratta animatamente per la nomina di viceministri e sottosegretari, con diversi malumori in Forza Italia e Lega per il Sud, si dice che l’unico punto fermo è la sua delega ai servizi segreti. A fine dicembre si parla de Lo stop di Mantovano (guardando al Colle) sul maxi-decreto sicurezza scritto da Piantedosi. Monica Guerzoni: «Molto si è discusso su quello che era l’articolo 1 del decreto immaginato da Piantedosi e che riguardava il contrasto al terrorismo. “Così com’è scritto rischia di non passare la supervisione del Quirinale”, ha avvisato Alfredo Mantovano. Raccontano che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio abbia “triangolato” con il ministro della Difesa Guido Crosetto e con il vicepremier Tajani e, in asse con Meloni, sia riuscito a stoppare il blitz del Viminale. “Non si può portare in Cdm un testo con dentro di tutto, dal femminicidio al terrorismo, a tre giorni dalla fine dell’anno e con la manovra aperta in Parlamento”, hanno concordato i ministri» • A metà marzo 2023 la sensazione è che Mantovano si stia imponendo «come il più influente consigliere di Giorgia Meloni: più di La Russa, più di Fazzolari, più di Lollobrigida. Il sottosegretario si muove con l’incisività di Gianni Letta ai tempi di Berlusconi, grazie anche alle ottime connessioni sia col Quirinale sia col Vaticano» (Gianluca Mercuri) • A gennaio 2024, quando il ministro Crosetto, oggetto dei presunti dossieraggi su cui indaga la Procura di Perugia, critica i servizi segreti dicendo di avere rapporti «non particolarmente buoni con l’Aise», assicura pubblicamente piena fiducia al direttore Gianni Caravelli e all’agenzia (da lì, Crosetto smette di partecipare ai consigli dei ministri). A fine novembre, quando c’è da riassegnare le deleghe (Pnrr, Affari Ue, Coesione e Sud) del ministro degli affari europei Raffaele Fitto, in procinto di lasciare il governo per entrare in carica come commissario e vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, si legge che «Meloni vorrebbe lasciare quella al Pnrr alla presidenza del Consiglio, gestita dai due sottosegretari di FdI Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano» (a inizio dicembre si tiene invece quella per il Sud e passa Coesione e Pnrr a Tommaso Foti, nominato ministro al posto di Fitto) • A inizio febbraio 2025 accusa i magistrati di non volere nessun confronto (mentre «persino la Cgil» lo accetta). Oltre alla osteggiata separazione delle carriere, al centro dello scontro c’è il mancato arresto con consegna alla Libia del torturatore Osama Almasri, ricercato dalla Corte Penale internazionale (il procuratore capo Lo Voi ha trasmesso al tribunale dei ministri ipotesi di reato che oltre a lui riguardano la premier Meloni, il ministro della giustizia Nordio e quello dell’interno Piantedosi): «Io tento di avere rispetto istituzionale. Sono sotto accusa per favoreggiamento e peculato e attendo di spiegare nelle sedi competenti quanto è successo. Posso solo dire che, nella mia stanza, da qualche giorno quell’avviso è incorniciato». Il 7 aprile parla di magistratura che «erode la sovranità popolare» e si fa «establishment» (immediate le proteste dell’Anm). Il 9 ottobre la Camera lo “scuda” insieme a Nordio e Piantedosi per il caso Almasri (per la Meloni l’archiviazione era arrivata già ad inizio agosto). Sorpresa perché le argomentazioni del governo raccolgono più dei voti previsti: 251 «no» per Nordio e Mantovano, 256 per Piantedosi invece dei 242 della maggioranza più i 3 del gruppo misto. Mercuri: «Subito è scattata la caccia ai “franchi tiratori”. Più interessante il fatto che ora il governo ammette di aver liberato Almasri per il timore di ritorsioni contro gli italiani in Libia, mentre prima ne faceva una questione procedurale». A fine mese, quando fa capire con chiarezza quale sarà il tono della campagna politica che porterà al referendum sulla giustizia («I paventati rischi per la democrazia non sono nella riforma, ma nel fatto che troppe scelte politiche arrivano attraverso provvedimenti giudiziari»), Mercuri lo indica una volta di più come «il regista per niente occulto del governo, il Richelieu di Giorgia Meloni, quindi la persona più potente di questo Paese dopo la presidente del Consiglio».
52. Chiara FERRAGNI Cremona 7 maggio 1987. Imprenditrice • A luglio 2020 va in streaming su Amazon Prime Video il docufilm Chiara Ferragni - Unposted. Paolo Baldini: «Come un reality, scava nel fenomeno Ferragni, l’influencer più amata, invidiata, imitata. Dalle vacanze al mare da bambina con mamma e papà alle nozze con Fedez, fino alla nascita del piccolo Leone». A inizio agosto polemiche quando viene invitata per un tour (con servizio fotografico tra le opere d’arte) da Eike Schmidt, direttore degli Uffizi convinto che i ragazzi «S’identificano con i loro beniamini che oggi chiamiamo influencer»: «La vera notizia è che non solo i ragazzi hanno invaso i nostri social a caccia di bellezza e di cultura, ma in tantissimi hanno acquistato un biglietto per visitare dal vivo il museo. Ecco perché io ho in mente di chiamare altre icone pop, personaggi che sanno parlare ai teenager e apprezzano l’arte più sublime» • Il 23 marzo 2021 nasce la figlia Vittoria. A fine dicembre col marito fa sapere via social che sono positivi al Covid, «Però siamo asintomatici» • A metà maggio 2022 Liliana Segre la invita a visitare con lei il Binario 21 della stazione di Milano, da dove partivano i treni pieni di ebrei destinati ai campi di sterminio: «Trascorrendo molto tempo con i miei nipoti ho capito che il mondo è cambiato. E siccome oltre che intelligente e con 27 milioni di follower, Chiara Ferragni si è già impegnata con il marito Fedez in iniziative civili e sociali, ho pensato fosse la persona giusta da coinvolgere». A metà luglio, quando si lamenta per l’aumento della criminalità a Milano, il sindaco Beppe Sala le risponde «Non condivido quello che dice, ma cercheremo di fare di più». Massimo Gramellini commenta: «Stalin si chiedeva quante divisioni avesse il Papa, ma oggi i politici si chiedono quante ne abbia la Ferragni e la risposta è ben più destabilizzante: 27 milioni di “follower”, tra i quali molti elettori potenziali. La Ferragni ha parlato di furti perché avevano rubato a casa di una sua amica. La forza di questa donna consiste nel trasformare il racconto della quotidianità in campagna programmatica. Se fosse stata punta da una zanzara, avrebbe denunciato l’invasione delle zanzare e il sindaco sarebbe stato costretto a occuparsi di insetticidi. Molti la sottovalutano e qualcuno la sbeffeggia (come capitava un tempo con Berlusconi), ma è evidente che Chiara non è già più un’influencer come le altre. È uscita dal perimetro di borse e foulard per farsi fotografare accanto al direttore degli Uffizi e a Liliana Segre, maneggia meglio di tutti il mezzo di comunicazione dominante, parla poco e solo per dire le cose che pensa la maggioranza. Se fossi in Giorgia Meloni comincerei a preoccuparmi: non è poi così sicuro che sarà lei la prima donna a farsi un selfie alla scrivania di Palazzo Chigi» • A febbraio 2023 fa discutere il suo monologo al Festival di Sanremo, «una sorta di selfie verbale in cui, parlando di sé tra sé e sé, l’imprenditrice digitale più famosa d’Italia finisce per rivolgersi alle tante giovani donne che vorrebbero assomigliarle». Matteo Salvini: «Se c’è qualche causa che va difesa a Sanremo, significa che siamo un Paese indietro. I diritti delle donne vanno al di là dal Festival»; Gramellini: «Le critiche al suo monologo sono la conferma che il mondo, almeno in Italia, si divide ancora tra chi comunica per arrivare a tutti e chi pensa che arrivare a tutti renda banale qualsiasi comunicazione». A metà dicembre fa ammenda via social per il caso del pandoro Balocco, il cui prezzo fu più che raddoppiato (9 euro) facendo credere ai consumatori che il sovrapprezzo esorbitante avrebbe aiutato i bambini in cura all’ospedale Regina Margherita di Torino (invece Balocco aveva giusto elargito 50 mila euro una tantum). Multata di un milione di euro dall’Autorità garante della concorrenza, parla di «errore di comunicazione» e annuncia che intende rimediare donando all’ospedale la stessa cifra (che cercherà comunque di riottenere con l’impugnazione del provvedimento contro di lei). Dopo che la moglie è stata attaccata da «l’influencer rivale, quella di stanza a Palazzo Chigi» (Gramellini), Fedez replica: «Gentile presidente del Consiglio Giorgia Meloni, visto che bisogna diffidare di noi, le risulta che i componenti del suo governo, anche alcuni che sono indagati per reati gravi e altri che fanno fermare i treni come fossero taxi, quando sbagliano chiedono scusa e pagano di tasca loro?» • A fine febbraio 2024 arriva La separazione dei Ferragnez. Gianluca Mercuri: «Ebbene sì, tocca metterla tra le cose importanti perché è una coppia che segna un’epoca, il costume, l’Italia. L’influencer e il rapper, i milioni di follower (e di euro) e il pasticcio dei pandori, il successo vertiginoso e la caduta rovinosa, l’amore e la malattia. C’è stato tutto, ora forse non c’è più niente». Tra le cause della rottura, si dice, la mancata difesa di lei da parte di lui durante un podcast in cui Marco Travaglio l’ha paragonata a Wanna Marchi • A fine gennaio 2025, citata a giudizio per truffa aggravata nella vicenda del Pandoro e delle uova di Pasqua nega ogni accusa, poi rompe silenzio sull’ex Fedez con un post di accuse: «Ho scelto il silenzio in questi mesi per cercare di tutelare me e la mia famiglia su due questioni che mi hanno profondamente segnata: da una parte quella lavorativa, per la quale farò tutto ciò che è in mio potere per far valere le mie ragioni e dimostrare la mia innocenza, e dall’altra quella privata, su cui, ora, non riesco più a restare in silenzio. Ho vissuto 7 anni di relazione in cui ho amato come amo io, senza freni e con tutta me stessa. Ho amato pur quando c’erano tante ragioni per abbandonare, ho sopportato situazioni a cui avrei detto “non farti fare questo” a qualsiasi amica perchè per me l’amore era anche questo: sacrificarsi. Minimizzare costantemente il mancato rispetto e giustificare atteggiamenti sbagliati per proteggere l’altra parte, per proteggere la famiglia, per proteggere la coppia. Perché mi sono sempre considerata quella forte, quella indipendente, quella che doveva lottare per tutti. Non ho detto nulla neanche quando sono stata mollata da un giorno all’altro nel mio primo periodo di difficoltà lo scorso febbraio, quando faticavo ad alzarmi dal letto. Ho sentito dire tante volte che l’avevo cacciato di casa, ma mai è stato detto che l’ho cacciato di casa dopo aver scoperto un tradimento proprio in quei giorni (solo uno dei tanti evidentemente) e mai è stato detto che lui non ha esitato prendendo la palla al balzo per non esser trascinato nel mio ”danno d’immagine”». A fine novembre i pm di Milano chiedono che sia condannata a un anno e 8 mesi di carcere per la truffa detta “Pandoro gate”: secondo la Procura si è trattato di una truffa a «carattere diffuso» a causa dei social, dove i follower, fidandosi ciecamente dell’influencer di turno, si troverebbero in uno stato di soggezione, tecnicamente di «minorata difesa». Luca Angelini: «È un punto nodale: se il giudice Ilio Mannucci Pacini non dovesse condividere questa impostazione, cadrebbe l’aggravante, la truffa sarebbe “semplice” e Ferragni verrebbe prosciolta perché i danneggiati hanno ritirato le querele in cambio di risarcimenti». In attesa della sentenza prevista per il 14 gennaio 2026, poco prima di Natale confida: «Ho ascoltato con attenzione i miei difensori. Sono tranquilla non solo per quanto hanno detto, ma soprattutto perché sono convinti quanto me che sono innocente».
53. Bruno VESPA L’Aquila 27 maggio 1944. Giornalista • Conduttore di Porta a Porta dal 1996, nel 2020 tra i suoi ospiti vengono particolarmente notati: il ministro della Salute, Roberto Speranza, che e a fine gennaio, parlando della situazione del coronavirus, dice «non bisogna spargere allarmismo. In questo momento stiamo parlando di 10 casi in tutta Europa»; Matteo Renzi che a metà febbraio vi consegna «la sua personale sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte»; Silvio Berlusconi che a inizio giugno annuncia con una telefonata il sì al Mes «che sarebbe assurdo non richiedere»; Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione, che a settembre si va a difendere mentre pare imminente una mozione di sfiducia leghista • A metà novembre 2021 Alessandro Trocino scrive che Giorgia Meloni ha fatto «cadere parole pesanti che irritano Forza Italia» «nella quinta Camera del Parlamento, ovvero la presentazione dei libri di Bruno Vespa (la quarta è “A porta a porta”)» (nome della trasmissione a parte, il concetto è chiaro, anche se forse c’è un po’ di confusione, perché in genere si parla di Porta a Porta come la “terza Camera”, quindi la presentazione dei libri dovrebbe essere la quarta) • A settembre 2022 celebra i sessant’anni in Rai. Intervistato da Candida Morvillo, alla domanda Come arriva a Porta a Porta? risponde: «Nel ’95 avevo lasciato la direzione del Tgl senza chiedere e trattare nulla: un idiota assoluto. Una sera, vedo lo spot di una seconda serata di Carmen Lasorella in onda dal lunedì al venerdì. Vado dalla presidente Letizia Moratti e le dico: vuole che me ne vada? Diede tre serate a Carmen e due a me. Venivamo da Samarcanda di Michele Santoro e “vi piace che hanno ammazzato Lima?”. La politica narrata in modo educato era impensabile, ma funzionò» • A fine gennaio 2023, mentre da qualche giorno un fronte trasversale di personaggi del mondo della cultura e della politica contesta l’invito del Festival di Sanremo al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dichiara: «Non capisco francamente tutto questo rumore. Al Festival hanno partecipato alte personalità della politica internazionale e sono stati trattati tutti i temi sociali. Zelensky è stato ospite aI Festival di Cannes e Venezia, oltre che ai Golden Globes, e mi dispiace questo malanimo nei confronti di un uomo che si sta battendo con straordinario coraggio per salvare la libertà del proprio popolo» • A metà maggio 2024 viene annunciato che il 23, due settimane prima del voto europeo, si terrà a Porta a Porta «con Vespa come arbitro» il «tanto atteso duello tv tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein». Lamentando una violazione della par condicio, i leader degli altri partiti di opposizione protestano finché il 16, dopo che è mancato l’assenso di almeno 5 delle 8 liste rappresentate in Parlamento chiesto dall’Autorità garante per le comunicazioni, la Rai rinuncia all’evento. Polemico sulla par condicio, nella sua rubrica quotidiana Cinque minuti ripercorre tutti i casi in cui negli ultimi vent’anni in Rai non si sarebbe rispettato pluralismo (Il caso Luttazzi-Travaglio, Il caso Santoro, Il caso Biagi-Benigni) poi, detto che «Santoro non si occupava quasi mai di politica se non per dedicare a Berlusconi quattro trasmissioni» col progetto di «abbattere il cavaliere», conclude: «Questo era il pluralismo dell’informazione al quale dobbiamo fare riferimento? È una domanda per tutti». A fine mese, intervistato da Tommaso Labate mentre si appresta a compiere ottant’anni, alla domanda Qualcuno si starà chiedendo: quando si ritira? risponde «Il giornalismo si fa con la testa, che ancora funziona bene. Il ritiro lo deciderà il mio editore di riferimento: il Padreterno» • Il 7 ottobre 2025 la premier Giorgia Meloni, che come è noto non risponde volentieri alle domande dei giornalisti, fa un’eccezione per lui, parlando amichevolmente per un’ora («La sinistra fomenta le piazze»). A fine mese, tra le anticipazioni del suo libro fanno scalpore alcune frasi del ministro della difesa Guido Crosetto («Persone italiane insospettabili sono state corrotte dalla Russia» ma anche «Riconquistare i territori perduti nel 2014 e dopo il febbraio 2022 oggi è considerato da tutti impossibile. La Russia non li cederà mai e l’Ucraina non avrà la forza per riconquistarli da sola, anche con il nostro aiuto», parole che sembrano dare per acquisito lo status quo dopo l’invasione russa e sembrano invitare gli ucraini alla resa). A inizio novembre, in un caffè intitolato L’apolide Sinner, Massimo Gramellini scrive: «Riassumendo per la Neurodeliri: l’italiano vivente più famoso del mondo non è abbastanza italiano per i Fedez e i Brunovespez, mentre per gli Schützen lo è addirittura troppo» (per quanto lo riguarda, non ha gradito il no dell’altoatesino alla convocazione per le finali di coppa Davis).
54. Virginia RAGGI Roma 18 luglio 1978. Politica • Dal 2016 sindaco di Roma, ad agosto 2020 la sua ricandidatura è messa in dubbio (con un sacco di distinguo) anche dal suo vicesindaco Luca Bergamo, che intervistato da Monica Guerzoni dice: «Virginia ha dei numeri, una determinazione non comune. E sono straconvinto che un sindaco debba poter ipotizzare di fare tutti e due i mandati, ma questo non vuol dire che automaticamente debba essere il candidato al secondo» • A metà ottobre 2021 è esclusa dai ballottaggi: mentre Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle, annuncia il voto per il candidato del Pd (Roberto Gualtieri), lei si dichiara neutrale. Massimo Franco: «Il suo attivismo degli ultimi giorni ha subito sollevato sospetti. Si è parlato di nascita dell’ennesima corrente, con smentita sdegnata dell’ex “prima cittadina” di Roma. Ma l’assenza di Conte dal palco di Raggi nel giorno della sconfitta, un umiliante quarto posto, ha lasciato un livido politico. E il fatto che comunque i voti raccolti siano stati superiori rispetto al disastro grillino altrove, candida la sindaca, ormai ex, a icona del vecchio-nuovo Movimento. Magari non sarà spendibile a livello nazionale, ma lo sarà per contrastare Conte. Se questo è lo scenario, c’è da chiedersi che resterà, alla fine» • A inizio agosto 2022 Bufera sulle candidature M5S per le regionali nel Lazio. Claudio Bozza: «Interpretando il vademecum per le candidature, c’è chi aveva ipotizzato la possibilità di candidare Virginia Raggi, ma è arrivata una frase di Conte a fare chiarezza: “Virginia rimarrà a fare la consigliera comunale”. L’ex sindaca di Roma non pare aver gradito ed è partita al contrattacco con parole di fuoco contro il Pd: “Stop alle alleanze in tutte le realtà in cui governiamo con i dem”, ha detto aggiungendo una staffilata al leader: “Liste alla luce del sole, basta amici degli amici”» • A fine maggio 2023, il centrodestra ottiene una vittoria nettissima nei ballottaggi delle Amministrative, 11-4: «Il campo alternativo al centrodestra non è né largo né stretto, semplicemente non c’è», «quanto ai 5 Stelle, la leadership di Conte pare in affanno e le alternative (Raggi, Appendino) non vanno in direzione di un asse col Pd» (Gianluca Mercuri) • «Esponente importante dell’ala movimentista dei 5 Stelle. Restata in disparte, anche a causa della regola del tetto del secondo mandato» (Alessandro Trocino), a metà giugno 2024, dopo il pessimo risultato del Movimento alle Europee, intervistata da Emanuele Buzzi esce allo scoperto: «Il M5S deve ritrovare una delle proprie caratteristiche: essere alternativo al sistema politico tradizionale. Schiacciarci sulle posizioni della destra, come è accaduto quando ci si è alleati con la Lega al governo, o con la sinistra, ci snatura e rende irriconoscibili. Dobbiamo presentare i temi e farci seguire su questi, come abbiamo già fatto con il reddito di cittadinanza. Su questo ci hanno seguito sia la destra che la sinistra, salvo disconoscerlo a posteriori. Ma l’agenda politca l’abbiamo dettata noi». A chi parla di un suo possibile addio, risponde: «Ho collaborato a far nascere il M5S quando eravamo in pochi e giravamo con un banchetto di plastica per raccogliere le firme sul referendum per l’acqua pubblica. Ho molta più esperienza - assicuro che fare il sindaco della Capitale d’Italia è un’opera davvero molto impegnativa - ma non ho cambiato i mieri valori. Su di me hanno detto di tutto e non ci hanno preso quasi mai. Magari qualcuno se lo augura anche, ma fa parte del gioco» • A fine luglio 2025, quando i 5 Stelle storcono il naso per la candidatura alla presidenza delle Marche di Matteo Ricci, indagato per affidamenti diretti sotto soglia a due associazioni quando era sindaco di Pesaro, fa discutere l’intransigenza sulla legalità di Conte «anche se ha avuto e ha diversi indagati e condannati tra i suoi, da Virginia Raggi a Chiara Appendino fino ad Alessandra Todde, che ha sempre difeso».
55. Elisabetta CASELLATI Rovigo 12 agosto 1946. Politica • In Forza Italia fin dalla fondazione, in parlamento dal 1994, presidente del Senato dal marzo 2018 (prima donna a ricoprire tale carica), a gennaio 2020 il suo voto decisivo nella riunione della giunta per il Regolamento fissa al 20 la decisione della giunta delle Immunità sull’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini (il Tribunale dei ministri di Catania l’ha chiesta per i fatti della nave Gregoretti) permettendogli di presentarsi come vittima della «giustizia politica» in vista del voto in Emilia-Romagna e Calabria del 26. M5S e Pd l’accusano: «Non è più una carica imparziale dello Stato, ma una donna di parte». A maggio, mentre si parla di caos giustizia, dichiara: «Ho fatto parte del Csm dal 2014 al gennaio del 2018 e queste sono state le mie battaglie. Ho sempre affermato che la giustizia, compreso il Csm, va rivista e riformata: sorteggio dei membri togati del Csm, non obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, divieto di porte girevoli dalla magistratura alla politica e viceversa etc. L’ho detto e lo dico pensando alla maggior parte dei magistrati che stanno scoprendo in questi giorni un suk delle nomine e sono sbalorditi dall’abbassamento della loro credibilità nei confronti dei cittadini spesso inermi di fronte allo strapotere delle correnti». A ottobre, intervistata da Paola Di Caro fa notare: «Il Senato non si è mai fermato, neppure nei momenti più acuti della pandemia. Ho semplicemente sospeso per un giorno le attività delle Commissioni per fare accertamenti richiesti dai protocolli sanitari. Abbiamo dimostrato che con cautela e responsabilità si può e si deve continuare a lavorare e io ritengo che il Senato debba farlo nella sua sede istituzionale. Capisco le ragioni dell’emergenza, ma non vorrei che tra proposte di democrazia diretta, appelli al voto a distanza e ricorso continuo ai decreti-legge si finisca per abbattere il Parlamento e quindi la democrazia rappresentativa» • A maggio 2021 denuncia di aver ricevuto sui social minacce di morte, «una escalation di odio iniziata nell’ultimo mese con una serie di lettere anonime». A inizio ottobre apre il P20, settimo summit dei presidenti dei Parlamenti del G20, in cui incontra Nancy Pelosi, come lei prima donna presidente di una Assemblea (la Camera dei rappresentanti americana) • Il 28 gennaio 2022 fallisce il tentativo di farla diventare la prima donna presidente della Repubblica (quinto voto), «colpita e affondata dai franchi tiratori, ma anche da una candidatura limitata al campo del centrodestra, che non aveva palesemente i voti». Alessandro Trocino: «È lei stessa a volere fortemente la candidatura. Matteo Salvini decide di dare il via libera anche in seguito alle pressioni di Giorgia Meloni, che preme per rinsaldare la coalizione attorno a un nome di centrodestra. La Casellati non cede il posto alla Presidenza, nonostante le proteste: con una mano compulsa il cellulare, con l’altra vede passare le schede e si rende conto delle dimensioni della disfatta. Alla fine rimane sotto i 400 voti (il quorum era 505): 382 voti. I franchi tiratori sono più di 60». A metà ottobre, in vista della formazione del governo, Silvio Berlusconi assicura: «Se Meloni è d’accordo su Casellati alla giustizia? Sì, sì, assolutamente». Il 22 diventa ministro delle Riforme (alla giustizia la premier impone Nordio) • A fine ottobre 2023 in un vertice a Palazzo Chigi presenta ai leader dei partiti la bozza del suo disegno legge per introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio (entrerebbe in vigore nel 2029, alle fine del secondo settennato di Sergio Mattarella). Luca Angelini: «Stando alla bozza del ddl, il mandato del premier durerebbe cinque anni. C’è l’indicazione per un sistema elettorale maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale ed è prevista una sola scheda, con cui votare sia il premier sia le camere». Mentre tra le opposizioni c’è chi parla di «un disegno spaventoso e sconclusionato», lei difende il progetto assicurando che «nessuno vuole toccare le prerogative del presidente della Repubblica» • A inizio febbraio 2024, grazie a una modifica della norma «anti-ribaltone», il governo trova l’intesa sul ddl costituzionale per l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Angelini: «Prevede che nel caso il premier eletto cada a seguito di una mozione di sfiducia motivata, “il presidente della Repubblica scioglie le Camere”. Non è prevista, dunque, alcuna interlocuzione con il Quirinale. Così pure se il premier si dimette, il testo prevede che “previa informativa parlamentare questi può proporre, entro 7 giorni, lo scioglimento delle Camere al presidente della Repubblica che lo dispone”. Solo se il premier muore, o ha un impedimento permanente o decade, il capo dell Stato può conferire “per una sola volta nella legislatura l’incarico di formare il governo a un parlamentare eletto in collegamento con lui”». Lei assicura: «Non ci sarà più spazio per giochi di palazzo e ribaltoni, Garantiremo la certezza del voto» • A fine gennaio 2025, quando il procuratore di Roma Francesco Lo Voi viene accusato di essere un magistrato avverso al governo per ragioni politiche (Lo scontro sul caso Almasri), Giovanni Bianconi ricorda che nel 2014 fu lei a tesserne le lodi «sottolineandone la “maggiore cultura della giurisdizione” per aver svolto sia le funzioni di giudice che di pm. In barba alla separazione delle carriere voluta ora dal governo di cui fa parte, e considerata — nel cortocircuito delle reazioni a catena — uno dei moventi della presunta invasione di campo».
56. Adolfo URSO Padova 12 luglio 1957. Politico • 2020 - • Dal giugno 2021 presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), a inizio agosto, dopo l’attacco hacker - «terroristico» ipotizzano i pm titolari dell’inchiesta - che ha paralizzato i servizi informatici della Regione Lazio dichiara: «Perché vi sorprendete? Sapete che la Nato, nell’ultimo vertice, ha equiparato gli attacchi cibernetici a quelli via mare, via terra, via cielo? E ha concluso che per fronteggiarli servirà ancora una volta il mutuo soccorso tra i vari Paesi. Insomma, se questa è una guerra nuova per il dominio dello spazio cibernetico, va combattuta insieme com’è sempre stato». Poi, parlando della nascente Agenzia per la cybersicurezza nazionale, spiega: «L’Agenzia sarà a regime con 800 dipendenti del più alto livello, presi dalla Pubblica amministrazione e poi anche attraverso gare e chiamate dirette. La resilienza cibernetica diventerà realtà con in campo le imprese, le università, la P.A. e la formazione. L’accelerazione del passaggio al digitale, dalla profilassi vaccinale allo smart working determinato dal lockdown dovuto alla pandemia, ha aumentato a dismisura il raggio d’azione del sistema cibernetico e di conseguenza la sua vulnerabilità. Ciascuno di noi, perciò, deve diventare un bravo operatore digitale che sa di backup e di chiavi d’accesso così da poter scegliere il proprio antifurto migliore e contribuire alla difesa del Paese. Altrimenti sarà meglio tornare ai lucchetti e alle inferriate» • Inizi col Fronte della Gioventù, tra i promotori di An e della svolta di Fiuggi, dal 2015 in Fdi, già viceministro delle attività produttive nel Berlusconi II (2001-2006) e allo sviluppo economico nel Berlusconi IV (2009-2010), il 22 ottobre 2022 diventa ministro delle imprese e del made in Italy nel governo Meloni • A dicembre 2023 dichiara che «l’obbiettivo con Stellantis è raggiungere almeno un milione e 400 mila veicoli prodotti nel nostro Paese, così da colmare quel gap troppo ampio tra le auto immatricolate in Italia e quelle prodotte negli stabilimenti italiani» • A metà gennaio 2024 assicura ai sindacati che, accordo consensuale o commissario, «Mittal è ormai fuori» dall’Ilva: «C’è l’urgenza di un intervento drastico. Per garantire, in assenza di impegno del socio privato, la continuità della produzione e la salvaguardia dell’occupazione nel periodo necessario a trovare altri investitori industriali. Per invertire la rotta cambiando equipaggio»; negli stessi giorni, «dopo aver preso atto che, nel 2023, lungo lo Stivale, sono state assemblate poco più di 520 mila auto e aver letto le dichiarazioni di Carlos Tavares, ceo di Stellantis, rilasciate al Financial Times, dove avverte che vi sarà un bagno di sangue dovuto alle auto elettriche» si rende conto del progressivo disimpegno di Stellantis nei confronti dell’Italia e, preoccupato per le conseguenze, in visita in Basilicata dichiara che vuole un altro costruttore nel nostro Paese: «Stiamo lavorando perché una seconda casa automobilistica possa insediarsi in Italia per raggiungere l’obbiettivo che ci eravamo dati». A inizio febbraio, rispondendo a muso duro all’amministratore delegato di Stellantis, che aveva parlato di rischio per gli stabilimenti italiani in caso di mancati aiuti sull’auto elettrica, replica: «L’Italia dei sussidi è finita per tutti», «Se i cittadini italiani hanno preferito un’auto prodotta all’estero piuttosto che una prodotta in Italia e fronte di condizioni di mercato e incentivi simili, il problema non è del governo, ma dell’azienda, che ha evidentemente bisogno di rivedere il marketing» e infine propone l’ingresso dello Stato nel capitale dell’azienda. A fine ottobre, dopo che il presidente di Stellantis John Elkann ha rifiutato di presentarsi in audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato di Attività produttive e Industria, è messo sotto accusa da sindacati e opposizione («l’inconcludenza nociva del ministro Urso sta diventando talmente eclatante che Meloni non può più far finta di niente», sentenzia il M5S). A inizio dicembre, dopo l’uscita di Tavares, si dice che «Urso vorrebbe che il nostro Paese tornasse centrale nelle strategie industriali del gruppo automobilistico e avrebbe incontrato una sostanziale apertura da parte di Elkann. Ma, perché ciò avvenga, il ministro avrebbe chiesto tre impegni tassativi: rivedere i progetti legati ai contratti di sviluppo dell’azienda, ora in standby, affinché non prevedano una riduzione occupazionale (a differenza di adesso); realizzare la gigafactory di Termoli, la cui costruzione è slittata; e destinare all’Italia la nuova piattaforma per la produzione di citycar, a beneficio della componentistica» • Il primo aprile 2025, vigilia de il giorno della liberazione dell’America in cui arriveranno i dazi che Trump ha annunciato per mesi, dichiara: «Dobbiamo scongiurare l’escalation che accrescerebbe il danno. Bene fa la Commissione europea a riflettere prima di reagire; misure di compensazione come quella annunciata sul whisky producono gravi conseguenze per la ritorsione diretta e simmetrica, ad esempio, sui vini. Ci vuole più fantasia nel reagire con altri strumenti che non siano solo i dazi. È necessaria una nuova politica industriale europea che restituisca competitività alle nostre imprese e tenga conto dei nuovi fattori geopolitici». Il 4 luglio, ospite del Forum in masseria di Bruno Vespa e Comin & Partners ribadisce che sul futuro dell’ex Ilva il governo aspetta di capire cosa vogliono fare Taranto e la Puglia: «Se Taranto ci dirà che non vuole la nave rigassificatrice, di cui il polo ha sicuramente bisogno, lo collocheremo in un’altra parte d’Italia ma sempre al sud perché il progetto è finanziato con fondi per il Mezzogiorno». Il 15 dello stesso mese l’attore Luca Zingaretti denuncia: «A Fiumicino, quando depositi i bagagli, ho assistito a una scena che veramente... C’era la moglie di un politico nazionale che è passata davanti a tutti, con la scorta che le diceva: “Prego, prego”. Ma io dico, vi chiedo: ma non vi vergognate? Non vi vergognate neanche per andare in vacanza? Vergognatevi»: a usufruire della presunta corsia preferenziale è stata sua moglie, Olga Sokhnenko, accompagnata da almeno uno dei componenti della scorta del marito all’interno dello scalo aereo per le procedure d’imbarco per un volo con destinazione Olbia. Il 3 dicembre, terzo giorno di protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova e Taranto, torna a parlare della vertenza al question time alla Camera: «Non c’è nessun piano di chiusura. Anzi, esattamente il contrario. I commissari hanno avviato un programma di manutenzione straordinaria per consegnare al futuro acquirente entro marzo impianti funzionanti e sicuri con almeno 4 milioni di capacità produttiva per consentire di realizzare il Piano di decarbonizzazione nella continuità occupazionale».
57. Marina BERLUSCONI Milano 10 agosto 1966. Imprenditrice • Presidente di Fininvest e Mondadori, «figlia prediletta del Cavaliere», quando a settembre 2020 il padre finisce all’ospedale col Covid, udito Carlo De Benedetti che al Festival della tv di Dogliani ha commentato «Faccio i miei auguri a Berlusconi, ma il mio giudizio su di lui rimane critico», «È l’Alberto Sordi della politica italiana», «è stato un grande imbroglione», replica: «Le parole di un uomo in disarmo sotto tutti i punti di vista, dalle esperienze imprenditoriali fino ai rapporti famigliari, non possono suscitare altro che un sentimento di commiserazione» • A metà novembre 2021, intervistata da Daniele Manca, commenta la recente assoluzione del padre in uno dei vari rami del processo Ruby ter: «E ci mancherebbe! Quello è un processo che sfugge davvero ad ogni logica... La realtà è che mio padre non solo andrebbe assolto, ma meriterebbe un risarcimento morale pressoché incalcolabile per le ingiustizie subite. E invece certi pubblici ministeri e certe testate continuano imperterriti a concepirsi come “giustizieri”, votati all’annientamento, per furore ideologico o semplicemente per calcolo, del “nemico”. Che si chiama Silvio Berlusconi» • A fine novembre 2022 si parla di un suo intervento per placare il padre, insofferente verso la neopremier. Francesco Verderami: «[...] prima di pranzo a Berlusconi il presepe di Meloni continuava a non piacere. “È andata al G20 - si lamentava - e non ha fatto neppure una chiamata a chi ha partecipato a tanti vertici”. Cioè lui. Che da un mese e passa stigmatizza nei suoi conversari l’atteggiamento della premier [...] dopo pranzo - parlando al telefono con alcuni rappresentanti azzurri - il Cavaliere ha usato toni diversi verso la permier: “Ha fatto quello che poteva fare. Il meglio possibile. Se avrete delle obiezioni, mi raccomando di fargliele con garbo”. Clic. Tra il prima e il dopo aveva parlato a tavola con la figlia Marina...» • Il 12 giugno 2023 il padre muore. Candida Morvillo scrive che ne è «stata la vestale e la sparring partner, non solo in quanto presidente di Fininvest: pronta a dare dello “sciacallo” a chi lo attaccava, a sottolineare “che l’amore di figlia certo non rende ciechi” o a dire (sulla sentenza Cir-Mondadori) che “siamo alla barbarie legalizzata”. È la più esposta rispetto alle altre due figlie, pure amatissime e che non hanno mai mancato un ritrovo di famiglia, Barbara ormai al quinto bimbo, Eleonora con i suoi tre. Loro erano bambine, però, per dirne una, quando, nel 1998, lui rifiutò di vendere Mediaset a Rupert Murdoch per settemila miliardi di lire e disse: “Hanno prevalso le ragioni del cuore”, ma intendeva dire che era prevalsa Marina» • A fine luglio 2024 presenta la Silvio Berlusconi Editore, «un progetto editoriale che vuole dare più forza al pensiero liberale e democratico, contro ogni forma di totalitarismo, nel nome di quella libertà che finisce solo dove comincia quella altrui». A Manca che la stuzzica dicendo Un lancio di una casa editrice che potrebbe dare luogo alla domanda di sempre: assomiglia a una sua discesa in campo... replica: «Anche la risposta è sempre la stessa: no. Assolutamente no, né oggi, né in futuro». A inizio settembre la notizia che Mario Draghi è stato ospite nella sua abitazione milanese di Corso Venezia scatena una ridda di voci. Marco Galluzzo: «Negli ultimi mesi alcuni osservatori hanno accreditato una distanza politica e più di un’acredine fra i vertici del gruppo Berlusconi, guidato da Marina e Pier Silvio, e Palazzo Chigi. Sono state pubblicate, e sempre smentite, varie ricostruzioni, su frizioni e incomprensioni fra la figlia dell'ex Cavaliere e Giorgia Meloni, che da parte sua ha invece sempre rimarcato di stimare entrambi gli imprenditori e di avere con loro buoni rapporti» • A metà gennaio 2025 attacca Report per un servizio sul padre: «Qppartiene alla categoria del peggior pattume mediatico-giudiziario», «la trasmissione ha tentato di riesumare le infamanti, paradossali accuse di una presunta vicinanza di mio padre alla criminalità organizzata» «ormai vecchie un quarto di secolo e tutte regolarmente sepolte sotto le plurime archiviazioni decise, sempre su richiesta degli stessi inquirenti, dai Tribunali di Palermo, di Caltanissetta e di Firenze». Sigfrido Ranucci replica parlando di «un’inchiesta rigorosa, basata su documenti e dichiarazioni vagliate dai magistrati. Si è dato conto delle novità emerse dalle perizie finanziarie economiche emerse dalla Procura di Firenze dove Berlusconi era indagato e dove oggi è ancora indagato Marcello Dell’Utri». A metà luglio, quando il fratello Pier Silvio approfitta della presentazione dei palinsesti autunnali di Mediaset per dare quattro “colpetti” ad Antonio Tajani, «uno potrebbe pensare che Berlusconi abbia pronunciato queste frasi da privato cittadino, sia pure da leader di un impero mediatico ed economico. Ma il cognome che porta è quello del fondatore. E non c’è solo il debito ideale e storico, c’è anche quello molto più concreto dei finanziamenti offerti al partito: Pier Silvio e Marina (insieme agli altri tre figli), alla morte del padre, hanno infatti garantito l’esposizione finanziaria di Forza Italia, che ammontava a 90 milioni di euro di debiti. E dunque, di fatto, non sono semplici spettatori del partito, ma ne detengono le chiavi» (Alessandro Trocino). A fine mese, uscendo dagli studi Mediaset di Cologno Monzese dove ha incontrato la famiglia, Tajani dichiara: «Noi ci continueremo a confrontare perché loro vogliono continuare a sostenere il partito con le idee e con le proposte», «Sarà una collaborazione attiva. Ci vedremo anche più spesso per confrontarci sui temi», «la vicinanza della famiglia è importantissima, arricchisce Forza Italia».
58. Roberto CINGOLANI Milano 23 dicembre 1961. Dirigente pubblico • 2020 - • Fisico e padre della robotica all’IIT di Genova, il 13 febbraio 2021 diventa ministro alla transizione ecologica nel governo Draghi. Ad agosto è «additato al pubblico ludibrio come un “sabotatore” della transizione ecologica stessa, da parte di alcuni intellettuali convinti che vada fatto molto di più, molto più in fretta, e soprattutto senza porsi fastidiosi problemi circa i costi della “transizione” stessa» (Alberto Mingardi). A inizio settembre dichiara: «Una centrale atomica in Lombardia? Perché no?» (si parla di un possibile sito nel mantovano, in riva al Po); alla fine del mese annuncia un’accelerazione sulle fonti rinnovabili, con «un calendario di aste e regole semplificate da qui ai prossimi anni» • A inizio aprile 2022 l’invasione russa dell’Ucraina lo costringe a varare un piano d’emergenza: «Noi acquistiano gas per il 95%. Il 40% arriva da Mosca. È chiaro che il problema esiste, E che dobbiamo diversificare. Aumentare cioè il numero di chi ci vende gas. Già entro quet’anno avremo una buona diversificazione e se tutto va bene entro due o tre anni saremo completamente indipendenti dalla Russia». A inizio settembre, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, dichiara che il suo piano per contenere i consumi energetici (solo con le misure civili e residenziali, 8-9 miliardi di metri cubi di gas risparmiati) «è imposto a Roma da Bruxelles, ma alla fine saranno gli italiani che dovranno soffrire», lui replica che «È un attacco che rivela una mentalità totalitaria. Noi non prendiamo ordini da nessuno». A inizio ottobre, con Giorgia Meloni che si appresta a subentrare a Draghi a Palazzo Chigi, si parla dell’ultima idea di Cingolani («cui l’inventiva non difetta»), il price cap «dinamico»: «L’ha studiata con i colleghi di Belgio, Polonia e Grecia e prevede una sorta di “corridoio” che verrebbe determinato dall’oscillazione del prezzo in uno scenario di mercato normale, in cui le forniture non vengono compromesse e c’è scambio di offerta e domanda». Il 23 ottobre, nella prima riunione del nuovo governo, è nominato consulente per l’energia: ruolo concordato con premier entrante e uscente, spiega che «c’è da finire tutto il lavoro sul tetto al prezzo del gas, che è stato già approvato, ma ora bisogna lavorare su termini e condizioni» • Il 12 aprile 2023 è nominato amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, «Azienda davvero strategica, gigante dell’aerospaziale e della difesa» (si dice che «la premier ha dovuto vincere le resistenze dei suoi, in particolare il ministro della Difesa Crosetto») • A fine giugno 2024, secondo round delle trattative per la formazione della Commissione europea, visto «il desiderio di Meloni di muoversi in un perimetro economico i possibili approdi sono fra gli altri il Bilancio, il Commercio, la Concorrenza, la Difesa, qualora dovesse nascere come delega nuova e con fondi adeguati. Guido Crosetto e Raffaele Fitto restano i nomi più spendibili dall’Italia, Ma c’è anche l’ad di Leonardo Roberto Cingolani» (alla fine il prescelto sarà Fitto) • A metà giugno 2025 dichiara: «Possiamo mettere miliardi sulla difesa, ma se li dividiamo per i 27 Paesi che vanno ognuno per conto proprio, non saremo mai efficaci. La frammentazione va superata. E lo stiamo facendo, insieme alle istituzioni europee, i ministeri, le industrie. È un cambiamento epocale». A metà luglio, quando Andrea Ducci argomenta che Governanti e politici sembrano ormai consapevoli del rischio che corre un’Europa frammentata risponde: «È un percorso che riguarda gli Stati, investendo anche le industrie e i cittadini e come sempre è molto complicato colmare lo scarto tra l’intenzione e l’attuazione. Dobbiamo capire come raggiungere questo obiettivo e credo che il ruolo sociale delle industrie sia fondamentale perché possono tracciare una rotta e fare da sherpa, assumendosi i compiti più gravosi e ingrati di questo percorso». A fine settembre, intervistato da Federico Fubini, definisce «false le accuse a Leonardo sulle forniture a Israele: non vendiamo armi a Paesi in guerra»: «Siamo tutti indignati per ciò che sta succedendo a Gaza e per la reazione spropositata di Israele al pur ferocissimo attacco di Hamas il 7 ottobre. Abbiamo trasceso ogni possibile logica, anche di un conflitto. Sulle accuse di genocidio saranno gli storici a doversi pronunciare, ma l’impressione è profonda. Detto questo, dire che Leonardo sia corresponsabile di un genocidio è una montatura gravissima. Per molto tempo non ho voluto reagire, cercando anche di comprendere l’onda emotiva sollevata dalla tragedia di Gaza. Ma ora è arrivato il momento di fare chiarezza, perché ci sono troppe inesattezze e falsità che vengono utilizzate per demonizzare Leonardo. Lo dobbiamo un po’ a tutti: a partire dai nostri lavoratori, oggetto di una campagna mediatica del tutto ingiusta». A inizio ottobre l’associazione Giuristi e Avvocati per la Palestina raccoglie sottoscrizioni online al fine di denunciarlo alla Corte penale internazionale con la premier e i ministri Tajani e Crosetto per «complicità in crimini di guerra e contro l’umanità» (quelli di Israele a Gaza ai sensi dello Statuto di Roma).
59. Mariastella GELMINI Leno 1 luglio 1973. Politica • Capogruppo di Forza Italia alla Camera, a giugno 2020 replica al leader leghista Matteo Salvini che ha accusato Silvio Berlusconi di usare sul Mes «la stessa lingua di Renzi e Prodi» e che a proposito di «una disponibilità ad altri governi» ha malignato «spero che non ci sia nessuno nel centrodestra disponibile a sostenere robe strane»: «Il presidente Berlusconi non parla come Renzi o come Prodi e soprattutto non ci fa governi, come è accaduto a qualcuno con i 5 Stelle». Ministro dell’Istruzione nel Berlusconi IV (2008-2011), quando a metà luglio attacca la titolare del dicastero nel Conte II dicendo «a settembre sarà un’odissea per il pressappochismo della Azzolina», l’interessata non gliele manda a dire: «Quelli che criticano oggi sono gli stessi che hanno continuamente tagliato fondi: la destra ha tolto 8 miliardi alla scuola e creato le classi pollaio». A metà ottobre, quando prende il Covid, Massimo Gramellini (Senso di colpa) commenta: «Federica Pellegrini non riesce a capacitarsi che le sia toccato proprio adesso, Mariastella Gelmini giura di essere stata “superattenta”, Valentino Rossi ci tiene a far sapere di avere fatto del suo meglio per rispettare le precauzioni. Non si era mai visto un paziente giustificarsi e chiedere quasi scusa per essersi ammalato, ma il Covid non è una malattia come le altre» • Il 13 febbraio 2021 diventa ministro per gli affari regionali e le autonomie nel governo Draghi. Il 17, chiedendo la fiducia al Senato, il premier dichiara: «Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi». Milena Gabanelli & Simona Ravizza (Quote nelle liste: così si beffano le donne) spiegano che «In pratica ciò che conta non è tanto l’essere uomo o donna, ma piuttosto quanto è blindato il seggio per cui corri. Si salvano le candidate con peso politico. Mariastella Gelmini trionfa nel collegio storicamente di centrodestra di Desenzano del Garda con il 51,6% dei voti e un vantaggio del 30%» • A metà maggio 2022 in una clamorosa intervista di Paola Di Caro prende le distanze da Silvio Berlusconi che in un comizio ha criticato Biden per aver allontanato Putin dal «tavolo della pace»: «Non potevo credere ai miei occhi, quando ho letto quei resoconti. Siamo un movimento politico filo atlantista, europeista, siamo nel Ppe e ci siamo chiamati in passato “Popolo della libertà”». Poi, alla domanda Si è formato un nuovo «cerchio magico»? risponde: «Nel partito c’è un deficit sempre più evidente di discussione e condivisione e un problema di selezione della classe dirigente. Si può fare tutto e, figuriamoci, siamo tutti soldati di Berlusconi. Ma c’è un tempo e un modo per fare le cose. E non riconosco, in quello che è accaduto, lo stile e il metodo del presidente Berlusconi. Milito da venti anni in FI, un movimento che ha innovato il modo di fare politica ed è stata una vera scuola. Berlusconi ha sempre ascoltato tutti, messo insieme persone con storie politiche diverse. Quello che sta accadendo mi pare abbia poco a che fare con quella storia». Il 20 luglio, caduto il governo Draghi, lascia Forza Italia. Gianluca Mercuri: «Covava da tempo e ieri è esploso con tanto di lite tra la ministra e la sua arcinemica Licia Ronzulli, sempre più potente nel cerchio magico che bada al capo (Gelmini: “Contenta ora che hai mandato a casa il governo?”. Ronzulli: “Vai a piangere altrove e prenditi uno Xanax”»). A fine mese passa ad Azione con Mara Carfagna (il Cavaliere commenta «riposino in pace»), a fine ottobre, dopo essere stata eletta al Senato, ne diventa vicesegretario e portavoce • A fine gennaio 2023, intervistata da Adriana Logroscino «mette alcuni punti fermi nella traiettoria imboccata dalle forze del Terzo polo, che, su materie come la giustizia, è sempre più spesso allineato a Forza Italia e alla maggioranza»: «Di giustizia bisogna discutere» con il centrodestra, come anche «di bicameralismo e assetto dello Stato», ma l’avvicinamento al governo non è tattico e «non è strumentale», obbedisce invece all’intenzione di «fare cose buone». A fine luglio, quando la stessa giornalista le chiede Azione si sta avvicinando al centrodestra? risponde: «Noi non ci spostiamo da nessuna parte. Noi siamo al centro dello schieramento e vogliamo superare il bipopulismo. Presidiamo l’area riformista, europeista e popolare nella quale tanti elettori possono riconoscersi. E con questo obiettivo facciamo opposizione entrando nel merito delle proposte senza pregiudizi ideologici. Forse sembra anomalo in questo Paese». Incalzata sul fatto che «in molte circostanze siete vicini alle posizioni del governo», replica: «A volte sembra ci siano due governi Meloni. Quello sovranista con un approccio populista, come per esempio sui rave party. E poi c’è quello che, smentendo i toni da campagna elettorale, ricalca posizioni che abbiamo condiviso quando era premier Draghi. Non possiamo mica votare contro le nostre idee perché adesso a Chigi c’è Giorgia Meloni» • A meta settembre 2024 lascia Azione, accompagnata da Mara Carfagna e Giusy Versace. Alessandro Trocino spiega che «se ne vanno perché non vogliono il campo largo, cioè non vogliono rischiare di trovarsi seduti allo stesso tavolo della sinistra». Ad Alessandra Arachi confida: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di Azione di sostenere il dem Andrea Orlando in Liguria». A metà novembre l’evento Noi moderati-Centro popolare ne sancisce il ritorno nel centrodestra • A fine maggio 2025, quando la Corte Costituzionale legalizza il riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie lesbiche si dice contraria: «Per me il primario interesse coincide con l’avere un padre e una madre. Avere due mamme come genitori è invece contrario all’interesse del bambino. Il mio timore è poi che questa sentenza, insieme ad altre che ci sono già state, apra la strada all’utero in affitto». A fine agosto suoi scatti compaiono nella «sezione vip» del forum Phica.eu, raccolta sconfinata di foto rubate dai profili social di donne comuni e personaggi noti spesso ritoccate e condite da frasi volgari.
60. Giuseppe VALDITARA Milano 12 gennaio 1961. Politico • 2020 - • 2021 - • Il 22 ottobre 2022 diventa ministro dell’istruzione e del merito nel governo Meloni. Gianna Fregonara: «Si occupa da sempre di scuola e università. Professore di diritto romano a Torino, preside all’Università Europea dei legionari di Cristo a Roma, già capo dipartimento ministero dell’Istruzione con Bussetti. Senatore di An per tre legislature, è stato relatore della legge Gelmini per l’università, ha poi scritto il manifesto della Lega L’Italia che vorrei (un indizio: qui il sostantivo merito compare 18 volte), ha diretto la rivista Logos, luogo di dibattito del sovranismo e della sovranità popolare con contatti oltre Oceano e fondato il think tank Lettera 150 (300 professori universitari, crogiolo di idee per Matteo Salvini). Le sue priorità: l’Alleanza per il Merito e il rafforzamento della filiera tecnica e professionale aprendola ai territori». Alla domanda Perché avete cambiato nome al ministero, aggiungendo il sostantivo merito? risponde: «Perché la scuola oggi è una scuola classista. Non è la scuola dell’eguaglianza e non aiuta i ragazzi a realizzarsi costruendosi una soddisfacente vita adulta. La dispersione è al 12,7 per cento, se aggiungiamo quella implicita (cioè di chi ha il diploma ma non le competenze minime), sale ad un preoccupante 20 per cento. Tutto questo dentro un divario di apprendimento tra i territori. Come ha scritto sul Corriere Ernesto Galli Della Loggia, “non è una scuola dell’eguaglianza perché non è una scuola del merito”. Parte da questa consapevolezza la sfida del merito, che dà sostanza alla parola Istruzione». A fine novembre dichiara che chi non ha il diploma non può prendere il reddito di cittadinanza, e così neppure chi non cerca un lavoro, cioè i Neet, coloro che hanno finito la scuola ma non proseguono la formazione né si mettono sul mercato del lavoro («Assurdo e preoccupante», commenta il Pd). Negli stessi giorni Massimo Gramellini gli dedica un caffè: «Nell’esporre la sua proposta di assegnare “lavori socialmente utili” agli studenti maneschi, il ministro Valditara ha affermato: “Evviva l’umiliazione, che è un fattore fondamentale per la crescita di un ragazzo e la costruzione della sua personalità”. Più tardi ha chiesto scusa per l’uso di un termine forte come “umiliazione”, ma il senso del suo pensiero è chiaro: prendi un bullo, mettilo a pulire i gabinetti della scuola sotto lo sguardo irridente dei suoi compagni e avrai forgiato un uomo. Ha detto una cosa di destra, e trattandosi del ministro di un governo di destra, sarebbe ridicolo mostrarsene scandalizzati. Valditara ce l’aveva con l’eccessiva rilassatezza del sistema educativo, ma sarà lecito domandarsi se può esistere una via di mezzo tra lassismo e umiliazione, tra buonismo e spietatezza, tra un maestro o un genitore incapaci di imporsi e il sergente di Full Metal Jacket?». Prima della fine dell’anno nella circolare in cui conferma il bando del telefono in classe scrive che gli smartphone non hanno «niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche». Gramellini (Libero smartphone) stavolta scrive: «Ministro Valditara, la circolare con cui vieta l’uso dei telefoni a scuola durante le lezioni mi ha fatto tenerezza, e non solo perché è identica a quella che emise quindici anni fa il suo predecessore Fioroni. È che non si ferma il vento con le mani (lo disse Seneca, come ho appena letto sul cellulare). Platone proibiva agli studenti di prendere appunti, avendo della scrittura la stessa pessima considerazione che lei ha degli smartphone. Però questo non gli impedì di arrendersi all’evidenza e di mettersi a scrivere (benissimo) anche lui. Ecco, ministro, sono qui per proporle una resa. Camuffata da ricerca del dialogo, senso di responsabilità e tutte le altre belle cose che si dicono in questi casi per indorare la pillola. Ma che la pillola vada ingurgitata non v’è dubbio: bisogna arrendersi alla realtà, che purtroppo non conosce retromarce» • A fine febbraio 2023 si parla de La bufera sul ministro Valditara. Luca Angelini: «È intervenuto per censurare non il pestaggio di qualche giorno fa al liceo fiorentino Michelangiolo, da parte di giovani di Azione studentesca (movimento legato a Fratelli d’Italia), bensì la preside di un altro liceo della città, il Leonardo da Vinci, “colpevole” di aver inviato agli studenti una lettera su origini e rischi del fascismo: “È del tutto impropria, non compete ad una preside lanciare messaggi di questo tipo. In Italia non c’è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c’è alcun pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che vedere con il nazismo o con il fascismo”». Il Pd (che non esclude la mozione di sfiducia) e M5S («Valditara dovrebbe vergognarsi» dichiara la capogruppo al Senato Barbara Floridia) chiedono al ministro di riferire in Parlamento Carlo Calenda lo definisce «inadeguato». A metà maggio, ospite di Start, su Sky Tg24, attacca: «Io credo che il problema del caro-affitti tocchi le città governate dal centrosinistra, dove non sono state attivate politiche a favore dei giovani e degli studenti». La ministra per l’università e la ricerca, Anna Maria Bernini, fa sapere di essere irritata e sembra zittirlo: «Sono polemiche inutili. Il problema esiste, e da tanto tempo. Il governo ci sta già investendo tantissimo». A inizio dicembre fa discutere la nomina a presidente del neo comitato delle tre garanti del progetto Educazione alle relazioni di Anna Paola Concia, attivista Lgbtq, ex Pd. L’irritazione monta anche dentro la Lega, il suo partito. In un comunicato ufficiale, firmato dalla responsabile Famiglia Simona Baldassarre ma vistato da Matteo Salvini, si legge: «Non c’è bisogno di nomi o soluzioni divisive per educare alle relazioni». L’onlus ultraconservatrice Provita&Famiglia organizza una petizione online per chiedere la rimozione di Concia (15 mila firme in poche ore). Stupito dalle polemiche, prova a smussare: «È un comitato di garanti che non prende decisioni, quelle le prendo io. Sono persone che mettono la faccia su questo progetto. Le uniche invece che potranno dire qualcosa nelle scuole sono le organizzazioni dei genitori. Non le tre garanti» • A inizio febbraio 2024 prima chiama al telefono il preside Marco Cesario dell’istituto comprensivo Europa-Alighieri di Taranto, finito al Pronto soccorso dopo l’aggressione da parte dei genitori di una bambina della scuola materna, poi dà mandato all’avvocato generale dello Stato «di valutare di costituirsi parte civile nel giudizio penale contro i due aggressori per tutelare lo Stato contro il danno di reputazione che ha subito la scuola». Intervistato da Fregonara aggiunge: «Chi aggredisce un dipendente scolastico aggredisce lo Stato. Sto lavorando a una norma che contempla la presunzione di danno reputazionale, in modo da rendere automatico il risarcimento. Ne ho già parlato con il ministro della Giustizia Nordio». Passato qualche giorno, annuncia l’intenzione di far pagare i danni delle occupazioni agli studenti: «Dobbiamo riportare nelle scuole il rispetto delle regole e la cultura della legalità. Come combattiamo i diplomifici, combattiamo anche gli atti illegittimi e le occupazioni, che sono decise oltretutto spesso da minoranze, violando il diritto costituzionale allo studio, e sono illegali». A fine marzo, dopo che Salvini ha lanciato l’idea che «Bisogna mettere un tetto di alunni stranieri in ogni classe, per tutela loro e per tutela anche di tutti gli altri bambini» parlando di 20%, si mostra più elastico: «La maggioranza degli alunni deve essere di italiani». A metà novembre gli studenti manifestano in tutto il Paese in occasione dello sciopero nazionale organizzato dall’Unione degli Studenti, Link - Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza: vengono bruciati un fantoccio che lo raffigura e il testo della sua riforma, qualcuno grida «Valditara boia». Pochi giorni dopo, quando Gino Cecchettin, padre della Giulia uccisa dall’ex fidanzato e diventata un simbolo della lotta ai femminicidi, presenta alla Camera la fondazione a lei intitolata, dice in un videomessaggio che il patriarcato è ormai «un fenomeno superato sul piano giuridico», che ci sono solo residui di maschilismo e che «l’incremento della violenza sessuale è legato in parte all’immigrazione illegale» • A inizio febbraio 2025, sul caso delle studentesse con il niqab identificate prima di entrare in classe a Monfalcone, si muove con cautela: non è intenzionato a prendere provvedimenti contro la scuola o la preside che ha permesso alle ragazze di seguire le lezioni con il volto completamente coperto dal velo, a patto che si facciano identificare all’ingresso da una professoressa («Senza una legge che vieti espressamente il burka o il niqab la scuola non può far niente di diverso da quello che ha fatto la preside del Pertini»). Emma Bonino, da sempre attiva sul fronte dei diritti delle donne, non fa sconti: «L’integrazione passa anche dall’accettazione delle regole della società in cui si va a vivere. L’Italia non è il Bangladesh, i genitori delle ragazze dovrebbero saperlo». A fine marzo, dopo che al ministero è arrivata una decina di segnalazioni di uso dell’asterisco o dello schwa nelle comunicazioni di alcune scuole, fa «preparare ai suoi uffici una circolare il cui contenuto è sintetico: stop all’uso del genere neutro per declinare i sostantivi e basta con i segni grafici che indichino un linguaggio inclusivo nei documenti ufficiali e nelle comunicazioni» (Fregonara). Il 20 aprile, al termine del Consiglio dei ministri spiega che «per qualsiasi iniziativa didattica legata a temi di carattere sessuale» le scuole saranno tenute a chiedere un consenso scritto ai genitori. Riccardo Magi (+Europa) è sarcastico: «Il consenso scritto? L’ossessione del gender ha dato alla testa a Valditara»; Elisabetta Piccolotti (Avs) parla di «un favore fatto ai fondamentalisti, che non daranno mai il loro consenso. Il padre e la madre di Saman Abbas avrebbero firmato alla figlia l’autorizzazione?». A metà luglio, dopo il secondo caso in Veneto di scena muta all’orale della maturità per contestare il sistema dei voti, annuncia: «Chi boicotta l’esame dal prossimo anno sarà bocciato». A novembre la Lega presenta alla Camera l’emendamento per permettere l’educazione sessuale nelle scuole medie solo con il consenso scritto dei genitori. Chiara Appendino (M5S) attacca; «Voi alimentate il tabù della sessualità, il che vuol dire contribuire, magari senza rendersene conto, a creare il terreno per la violenza». Udite queste parole, sbotta: «Sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisce la lotta contro i femminicidi e che scoraggia la lotta alla violenza di genere. Voi lo avete affermato, vergognatevi, tutto questo non c'è in questa legge». Dopo che Marco Grimaldi (Avs) gli ha lanciato una sorta di ultimatum («Lei qui è ospite del Parlamento, deve chiedere scusa, adesso. Se il ministro non si scusa, qui fermiamo tutto»), chiude l’incidente: «Le mie affermazioni non avevano carattere personale, ma politico. Mi dispiace se qualcuno di voi si sia sentito offeso, ma ribadisco che questo disegno di legge non indebolisce in alcun modo la lotta ai femminicidi e alla violenza di genere».
61. Roberto MANCINI Jesi 27 novembre 1964. Allenatore di calcio • Dal 14 maggio 2018 ct della nazionale, il 6 ottobre 2020, a Firenze durante la conferenza stampa in vista di Italia-Moldova, entra in pesante polemica con il ministro della salute, Roberto Speranza, colpevole di aver detto «la priorità sono le scuole, non gli stadi»: «Si dovrebbe pensare, prima di parlare. Lo sport è un diritto di tutti esattamente come la scuola. È una parte importante della società, come l’istruzione e il lavoro». Un paio di settimane dopo fa discutere postando sul suo account Instagram una vignetta che raffigura un paziente nel letto di ospedale che risponde alla domanda su come si è contagiato «Guardando il tg». Montata la polemica in rete («Vada a spiegarlo alle famiglie delle vittime di Covid-19, che forse hanno guardato troppa tv», «Qualcuno fermi Roberto Mancini, non è sul gruppo degli amici del calcetto del venerdì sera» ecc.), cerca di spiegarsi: «Ho soltanto condiviso una vignetta che mi è sembrata sdrammatizzare un momento così complicato. Tutto qui. Non c’era alcun messaggio sottinteso e nessuna intenzione di mancare di rispetto ai malati e alle vittime di Covid-19, se così fosse me ne scuso». Positivo al coronavirus (asintomatico), l’11 novembre, amichevole a Firenze con l’Estonia, comunica con il suo staff via Skype • L’11 luglio 2021 a Wembley, 4-3 ai calci di rigore contro l’Inghilterra, la nazionale vince il campionato europeo, impresa «suggellata dall’abbraccio tra Mancini e Vialli in lacrime». Aldo Cazzullo scrive che «è il segno di rinascita che aspettavamo dopo il periodo peggiore delle nostre vite, come fu il Mondiale 1982 dopo gli anni di piombo. Difficile dire chi ne avesse più bisogno, se gli azzurri o noi». Una settimana dopo Roger Abravanel, constatato che «molti osservatori vedono nella vittoria di Wembley un possibile segnale per la ripresa del paese. Il New York Times applaude alla rinnovata credibilità internazionale del paese di Mancini e Mario Draghi» conviene che «La vittoria agli europei è stata sicuramente un piccolo miracolo se teniamo conto che in tre anni Mancini ha costruito una squadra vincente sulle macerie della eliminazione agli ultimi mondiali. Lo ha fatto senza possedere grandi talenti e contro squadre molto più favorite» e la spiega con «l’ambizione dichiarata da Mancini di volere costruire un progetto vincente agli europei. Ambizione che troppo spesso manca al nostro capitalismo famigliare che si rifugia nelle “nicchie” e nelle “multinazionali tascabili” e fa sì che oggi siamo il fanalino di coda nelle Fortune 500, le più grandi aziende del mondo, appunto quelle che vincono nella economia della conoscenza e creano i posti di lavoro ben retribuiti per i laureati che da noi oggi mancano. L’ambizione di Mancini &Co si è poi tradotta in un atteggiamento nei confronti del rischio e della innovazione (attaccare e non difendere, giocare senza centravanti ecc.) che manca totalmente a molte delle nostre imprese» • Il 24 marzo 2022, sconfitta a Palermo dalla Macedonia del Nord (gol dell’1-0 al 92’), la nazionale manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai mondiali. Aldo Cazzullo, convinto che «il calcio italiano ha toccato il livello più basso di sempre. Peggio delle sconfitte con la Corea del Nord nel 1966 e con la Corea del Sud nel 2002. Peggio dei disastrosi Mondiali in Sud Africa e in Brasile», butta là che «forse lo stesso Mancini, dopo la divina sorpresa in Inghilterra, ha perso concentrazione, e si è compiaciuto troppo di se stesso». Mario Sconcerti guarda al futuro: «La prima cosa da evitare adesso è il Grande Gesto di Mancini. Non servono martiri adesso, e nemmeno gentiluomini esasperati. Dico a Mancini che non è colpa sua. Che sarebbe un sacrificio inutile. Se vuole andarsene, vada, se qualcuno lo vuole cacciare, lo cacci. Ma il suo dovere è con la gente, un rapporto costruito in decine di partite senza sconfitte». E conclude: «Lei ha un contratto, lo rispetti» • Il 13 agosto 2023 rassegna le dimissioni adducendo «motivi strettamente personali», due settimane dopo viene ingaggiato dalla nazionale saudita. Alessandro Trocino: «Aveva negato di aver lasciato per aver ricevuto un’offerta dall’Arabia Saudita. Ma la tempistica non concede molti dubbi. E anche l’ingaggio, che secondo le ultime indiscrezioni ammonterebbe non a 60 milioni di euro in tre stagioni, ma a “soli” 25 milioni. Comunque, molti di più di quelli che arrivavano dalla Fgci (4,5 milioni l’anno più premi fino al 2026)». Chiamato da un giornalista di Italpress, sbotta: «Mi hanno trattato come il mostro di Firenze». Poi su Instagram scrive: «Questo incarico è un riconoscimento del valore attribuito al calcio Italiano e anche in questa esperienza porterò con orgoglio la nostra italianità nel mondo». Il giorno dopo Gian Antonio Stella attacca: «“Lo stile per me è importante dentro e fuori dal campo, non è una questione di superficie ma di sostanza”. Lo diceva Roberto Mancini, spiegando come fosse importante trasmettere certi valori anche ai suoi giocatori. Il nuovo allenatore saudita non può dunque pensare che il modo e i tempi in cui ha scaricato con una PEC la nazionale italiana (non uno dei vari club allenati in giro per l’Europa in un mondo sempre più mercenario come il calcio: la Nazionale italiana) possa essere accettato alla pari della commessa d’un architetto all’estero. Lo stesso messaggio video segnato da ganassite acuta manco lui fosse Carlo Magno e si occupasse di sistemi planetari non di pallone (“Ho fatto la storia in Europa, ora è tempo di fare la storia con l’Arabia Saudita”) meriterebbe solo la celebre filastrocca di Trilussa (“La lumachella de la Vanagloria / ch’era strisciata sopra un obelisco, / guardò la bava e disse: Già capisco / che lascerò un’impronta ne la Storia”) se la scelta non fosse al servizio di un disegno politico nettissimo. Quello di usare il calcio come grimaldello per mostrare lo stato autoritario guidato da Mohammad bin Salman e dalla Sharja, tra i paesi più sferzati da Amnesty International (196 impiccati nel solo 2022) e al 170º posto (su 180!) nella classifica di Reporters Sans Frontières sulla libertà di stampa, come un paese “normale”, aperto, ospitale, dove democraticamente accogliere prima possibile i mondiali di calcio, l’Expo, le Olimpiadi... Auguri» • L’esperienza con i Falconi Verdi si chiude a fine ottobre 2024 «senza rimpianti, da ambo le parti». Carlos Passerini: «L’accordo farà risparmiare ai sauditi l’ultimo anno di contratto, 25 milioni. Mancio torna a casa quindi con una cinquantina di milioni in più sul conto corrente. Economicamente, un affarone. Per il resto, un fiasco totale» • L’8 aprile 2025 si legge in un caffè di Massimo Gramellini intitolato 10 con lode (e senza): «Roberto Mancini rappresentava il male quando abbandonava la panchina azzurra in gran tempesta per tuffarsi nei petroldollari del calcio saudita, ma adesso incarna di nuovo il bene perché sembra abbia accettato di dare una mano praticamente gratis al suo vecchio amore, la Sampdoria sul baratro della C. Al contrario Francesco Totti era il simbolo del bene finché rimaneva fedele alla squadra e alla città del cuore, l’eterna Roma, rifiutando altre residenze più remunerative, mentre diventa quello del male appena accetta di volare nella Mosca di Putin in cambio di un assegno a sei zeri, oltretutto per pubblicizzare un evento legato al mondo potenzialmente tossico delle scommesse. Le parabole esistenziali di queste due immensità del pallone servono a ricordarci quanto sia assurdo e limitante il modo binario di giudicare la realtà, con il bene sempre da una parte (la nostra) e il male sempre dall’altra, senza mai la possibilità di ribaltamenti, compromessi, contaminazioni». A fine ottobre, dopo l’esonero di Igor Tudor è fra i papabili per la panchina bianconera (alla fine gli viene preferito Luciano Spalletti, che aveva preso il suo posto sulla panchina azzurra).
62. Maurizio GASPARRI Roma 18 luglio 1956. Politico • Il 25 novembre 2020 muore Diego Armando Maradona, due giorni dopo Massimo Gramellini segnala che «Gasparri ha sentito l’irrefrenabile esigenza di pubblicare proprio adesso la figurina di Pelè con la scritta “il più grande di tutti i tempi”, come se l’amicizia di Diego con Fidel Castro lo avesse trasformato in un avversario politico da insolentire persino nella tomba» • A metà maggio 2021, in corso le manovre verso le Amministrative, nel centrodestra spuntano per Roma due nomi. Gianluca Mercuri: «Uno che preoccupa parecchio il centrosinistra (Bongiorno) e uno che gli fa stappare se non lo champagne, almeno il vino dei Castelli (Gasparri)» (a ottobre il candidato sarà Enrico Michetti, che non arriverà al 40%) • Senatore di Forza Italia, a metà ottobre 2022 presenta un disegno di legge per il «riconoscimento giuridico del concepito». Mercuri: «Le opposizioni segnalano con sdegno l’attacco evidente alla legge 194. Gasparri dice che la sua iniziativa è un omaggio a Carlo Casini, fondatore del Movimento per la vita, e dice di voler aprire “una discussione sull’aborto”, senza voler abolire la 194 [...] la mossa, per quanto velleitaria, segnala l’intezione di settori della maggioranza di provare a toccare i diritti civili. Ma politicamente potrebbe segnalare un altro sabotaggio a Meloni, che certo non ha bisogno di altre tempeste proprio in questi giorni». Francesco Verderami: «Nello stesso centrodestra c’è chi rammenta che tra Gasparri e Meloni ci sono vecchie (e nuove) storie tese» • A metà gennaio 2023 cattura nuovamente l’attenzione di Gramellini (Camillo Benso di Gaspar): «Ergendosi in tutto il suo carisma nell’aula del Senato, Maurizio Gasparri ha preso la parola con un incedere degno di Marcantonio: “Non ho certo la presunzione di dare lezioni di storia come altri…”. Dopo una breve pausa per lasciarci il tempo di compatire questi “altri”, ha aggiunto: “Ma qualche libro è bene leggerlo, ogni tanto”. E lui, modestamente, li lesse. I problemi sono iniziati appena ha esposto il risultato delle sue letture. Tema prescelto: la guerra di Crimea contro l’impero russo. Gasparri ha detto che fu combattuta dal regno di Piemonte tra il 1861 e il 1863 quando l’Italia ancora non esisteva, con ciò riuscendo nell’impresa di inanellare tre sfondoni in una sola frase. Il regno piemontese si chiamava di Sardegna, la guerra di Crimea fu combattuta nel decennio precedente, e tra il 1861 e il 1863 l’Italia era già nata. Persino il senatore latinista Lotito, seduto accanto all’oratore, dopo avere annuito vigorosamente ai primi accenni di Crimea, sentendolo sciorinare date a casaccio si è guardato intorno smarrito in cerca di un Bignami. Bisogna riconoscere che Gasparri ha poi saputo spiegare la ragione che spinse Cavour a partecipare a una guerra in cui non aveva niente da guadagnare, se non il fondamentale ingresso nel salotto buono d’Europa. Quindi qualche libro lo ha letto davvero» • A fine febbraio 2024, dopo che in Sardegna il «campo largo» ha inflitto a Giorgia Meloni la prima sconfitta, mentre nel centrodestra «L’istinto è quello dello scaricabarile» Mercuri commenta che «Un vecchio (ex) camerata più saggio come Maurizio Gasparri» fa un’analisi più lucida: «Il messaggio è: non sottovalutare mai gli avversari. Per quanto deboli possano essere le leadership di Conte e Schlein, il blocco di sinistra esiste in questo Paese, ha rappresentanza, da sempre: c’era con Togliatti, come con Prodi, con Grillo, Bersani e anche oggi. Considerarli evaporati è non conoscere la storia». Protagonista nello scontro governo-giudici, a metà novembre, dopo che Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica (tra i giudici del Tribunale di Roma che il 18 ottobre hanno annullato i primi trattenimenti dei migranti in Albania) ha detto «In tasca non abbiamo il libretto di Mao né il Capitale di Marx, ma la Costituzione», replica: «Sono contento. Le regalerò degli occhiali così la leggerà meglio». E poi: «Ci sono sentenze già scritte. Stiamo peggio che in Corea del Nord. Lì, forse, ci sono più garanzie e più trasparenza nella giustizia di quante ve ne siano in Italia». Una settimana dopo accusa l’Anm di «rivendicare l’uso politico della giustizia» e legittimare «comizi e esternazioni politico-ideologiche» dei giudici • A metà gennaio 2025, dopo che il governatore del Veneto si è detto indisponibile a prendere lezioni sui troppi mandati «da chi sta in Parlamento da 30 anni», risponde tranchant: «Troveremo un modo di sfamare Zaia che ha fatto l’amministratore locale e il ministro». A marzo presenta un esposto ipotizzando il reato di peculato per i circa 270 mila euro (più Iva) che il Comune di Roma avrebbe speso per l’allestimento della manifestazione pro Europa. A fine aprile, quando in morte di papa Francesco Elly Schlein dice che «merita tutto il nostro cordoglio, quello che non merita è l’ipocrisia di chi non ha mai dato ascolto ai suoi appelli quando era in vita e oggi cerca di seppellire nella retorica anche il suo potente messaggio, di chi deporta i migranti, toglie aiuti ai poveri, nega l’emergenza climatica e nega le cure a chi non se le può permettere», risponde: «Qualcuno ha usato la parola ipocrisia, le ipocrisie sono state tante, anche di chi lo cita sempre e non ha mai seguito il percorso della fede». A inizio luglio, presentando a Milano i palinsesti autunnali di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi parlando di Forza Italia dice che «Tajani è bravissimo, Dalla Chiesa è bravissima, Gasparri è bravissimo, ma servono presenze nuove».
63. Letizia BRICHETTO MORATTI Milano 26 novembre 1949. Politico • Dal 12 aprile 2019 presidente di Ubi Banca, si dimette a ottobre 2020 dopo il successo dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. Dal 2006 al 2011 sindaco di Milano, quando a fine dicembre la neve semiparalizza per ore la città, a molti torna in mente quanto accaduto nel 2009. Giangiacomo Schiavi: «Il maltempo bloccò al passo dei Giovi i camion con il sale, esaurito già di prima mattina nei depositi del Comune. Impietosa, come sempre, la protesta via mail, anche per le rassicuranti dichiarazioni di ottimismo del sindaco, il giorno prima: tranquilli, è tutto sotto controllo. Ma con la neve in strada, non si sa mai come va a finire. E così, nella Milano che si sforzava di essere normale, i marciapiedi erano impraticabili, i taxi introvabili, gli scambi ghiacciati… Milano ha retto, nonostante tutto, fu la giustificazione del Comune: gli uffici sono rimasti aperti e anche le scuole (ma la metà degli studenti era rimasta a casa)» • A gennaio 2021 diventa vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, ripescata da Matteo Salvini «per rimediare all’inadeguatezza dell’assessore lombardo al Welfare Gallera — costretto a cederle la carica — con una mossa che a molti è parsa anche un commissariamento di fatto del presidente Fontana». Subito chiede che tra i criteri per la ripartizione delle dosi sia inserito il Pil delle regioni, perché, dice, se la Lombardia si vaccina prima riprende a produrre prima e fa bene a tutta l’Italia, il ministro della Salute, il lucano Roberto Speranza, replica che «tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono». L’impressione di Gianluca Mercuri «è che Moratti sostituirà presto Gallera anche nelle imitazioni di Crozza» • Il 2 novembre 2022 arrivano Le dimissioni di Moratti (contro Fontana). Il governatore la sostituisce subito con Guido Bertolaso a attacca che «Guarda verso sinistra e non da oggi», il leader di Azione Carlo Calenda ammicca «Sono certo che in futuro Letizia Moratti potrà dare un contributo positivo nella politica regionale o nazionale», Stefania Chiale sul Corriere sancisce «il divorzio della coppia che dal gennaio 2021 a ieri ha guidato la Lombardia. Con molti mal di pancia, altrettanti non detti e pochi tratti in comune. Andando anche oltre, con l’apertura di un nuovo scenario politico. Perché ora è chiaro che l’ex vice correrà contro il presidente uscente alle Regionali 2023, incoronato pur ancora sottovoce quale candidato dal centrodestra unito: le sue dimissioni di ieri, con la netta presa di distanza nei confronti della giunta di cui ha fatto parte e dei primi provvedimenti del governo Meloni, sciolgono Moratti dal legame quasi trentennale con il centrodestra e la inseriscono nel triangolo tra la sua lista civica ormai pronta, il centrosinistra e il Terzo polo» • Il 13 febbraio 2023 Fontana sbaraglia gli sfidanti prendendo il 54,67% contro il 33,94% del candidato di Pd e 5 Stelle Pier Francesco Majorino, lei si ferma al 9,87% e lamenta la «campagna brevissima» e l’assenza di confronti tra candidati ma Massimo Franco è chirurgico: «In Lombardia l’“operazione Moratti” è miseramente fallita». Nominata presidente della Rai nel luglio 1994 durante il Berlusconi I, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel Berlusconi II e III (2001-2006), a ottobre annuncia l’ingresso in Forza Italia • A metà marzo 2024, dopo che Antonio Tajani ha annunciato l’obiettivo di «Superare il 10% alle Europee e il 20% alle prossime Politiche», Mercuri scrive che «a conferma che i post berlusconiani pensano di prosperare ancora con questa loro aura vintage, c’è la proposta di euro-candidatura a Letizia Moratti e Gabriele Albertini (centocinquant’anni in due)». Il 9 giugno è eletta al Parlamento Europeo. A fine ottobre il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Varese rivela che sono «almeno 767» le persone «dossierate mediante l’esfiltrazione delle banche dati strategiche nazionali» dall’agenzia investigativa Equalize, guidata operativamente dall’ex poliziotto Carmine Gallo (5%) e appartenente al 95% al presidente (ora autosospeso) della Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali. Mercuri: «Siccome, tra gli altri, Pazzali spiava anche i dati di Letizia Moratti, sono anche i giochi interni al centrodestra quelli che andranno chiariti dall’inchiesta: chi voleva danneggiare chi, e perché» • A inizio settembre 2025 esce sul “Corriere della Sera” un’opinione dal titolo A fianco delle forze dell’ordine che porta la sua insieme alle firme del presidente del Ppe Manfred Weber e ai vicepresidenti Dolors Montserrat e Tomas Tobé. Tra l’altro, si legge: «Dobbiamo anche ricordare alle persone il ruolo fondamentale che la polizia svolge ogni giorno, non solo nel mantenere le nostre strade sicure e proteggere le vittime, ma anche nel sostenere i nostri valori e difendere lo stile di vita europeo. Alcuni, soprattutto a sinistra, la riducono a un mero strumento di repressione... La verità è che la polizia è in prima linea contro le minacce che le nostre società devono affrontare e, quando abbiamo bisogno di aiuto, è lei che chiamiamo». A metà dicembre il Tribunale di Milano sequestra un cantiere contestando che si voglia far passare per «ristrutturazione» quella che invece è una «nuova costruzione». Elena Tebano: «Il giudice per l’udienza preliminare (gup) Mattia Fiorentini ha fatto mettere i sigilli a due edifici di 4 e di 11 piani in via Anfiteatro 7, nel cuore di Brera, nel centro di Milano. Vi sono in progetto 27 appartamenti a partire da 660 mila euro per un monolocale. Si trovano in un’area di ruderi settecenteschi di 5 e 3 piani, che negli anni ’80 era stata espropriata dal Comune e destinata a case popolari ma poi nel 2008 (quando la sindaca era Letizia Moratti) è stata venduta a privati».
64. Luciana LAMORGESE Potenza 11 settembre 1953. Politico • Già prefetto di Venezia (2010-2013) e Milano (2017-2018), dal 5 settembre 2019 ministro dell’Interno nel Conte II, a inizio luglio 2020 dice apertamente di temere «tensioni sociali» dopo l’estate: «Il richiamo del Viminale - commenta Massimo Franco - da una parte colpisce per la fonte da cui proviene: tanto più perché in teoria in questi mesi il governo ha steso una rete di protezione in aggiunta al controverso reddito di cittadinanza, proprio per contenere il malcontento. Dall’altra va considerato un pungolo all’intero governo perché preveda fin d’ora come affrontare un peggioramento della situazione; e come scongiurare che la crisi economica venga sfruttata dall’estremismo politico e dalla criminalità, e magari li saldi». A fine mese, preoccupata dagli sbarchi «fai da te» con gommoni e motoscafi e senza il soccorso delle Ong, parla di «seri problemi legati alla sicurezza sanitaria» (un’analisi dell’Ispi sembra ridimensionarli) che «si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali, tra l’altro, i migranti tunisini in particolare cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine del periodo di quarantena obbligatorio» • Il 13 febbraio 2021 giura con Mario Draghi, che la conferma al Viminale. A inizio agosto, dopo che i ristoratori si sono comprensibilmente lamentati, il governo aggiorna la lettura del dpcm del 17 giugno e tocca a lei fare da portavoce: «I ristoratori non devono fare i poliziotti, perché non sono pubblici ufficiali», perciò saranno esentati dall’obbligo di controllare l’identità dei clienti (ma non da quello di verificare che siano muniti di green pass). Sui controlli scrive che saranno fatti «a campione» dalle forze dell’ordine, perché «non si possono distogliere dal loro compito primario, la sicurezza» (poi si corregge spiegando che «le forze di polizia sono pienamente impegnate per garantire il rispetto delle regole sul green pass»). A ottobre, dopo l’inaccettabile impreparazione mostrata il 9 dalle forze dell’ordine durante l’assalto di neofascisti e No Vax alla sede romana della Cgil, nel mirino di Lega e Fratelli d’Italia ed attesa da prove difficili (le contestazioni al green pass che continueranno, la riunione del G20 di fine mese), alla Camera si sottopone a una sorta di processo al termine del quale promette che si vedranno più spesso idranti e lacrimogeni per fermare le proteste violente • A metà luglio 2022, dopo che una nota della Lega manifesta una grande insoddisfazione in particolate per il suo lavoro (e per quello del ministro della Sanità, Roberto Speranza), il governo presenta le dimissioni. A metà settembre, dopo l’ennesima contestazione durante un comizio (stavolta a Caserta), Giorgia Meloni attacca: «Si sta cercando l’incidente, è la sesta volta consecutiva che i contestatori vengono fatti entrare in un comizio. La Lamorgese non sa fare il suo lavoro e questa sera la chiamerò di nuovo per chiederle se si può fare campagna elettorale in questo modo. Una cosa è l’incompetenza, ma qua poi posso pensare che lo stanno facendo apposta». Il 21 ottobre è sostituita da Matteo Piantedosi • A metà gennaio 2023 rispondendo ai pm e a Giulia Bongiorno, legale di Matteo Salvini, durante il prcocesso Open Arms, conferma di aver trattenuto naufraghi a bordo di navi in attesa che altri Stati accettassero la ricollocazione, ma spiega che si trattava di situazioni diverse e che nel frattempo c’era stato l’accordo di Malta (sottoscritto a settembre 2019). Il suo predecessore al Viminale si sfoga su Facebook: «Sono sconcertato perché solo io rischio fino a 15 anni di carcere per aver difeso l’Italia e i suoi confini». A inizio marzo si parla di caos nelle inchieste Covid perché il Tribunale dei ministri archivia la denuncia dei familiari delle vittime e delle rappresentanze sindacali di base che avevano chiesto di indagare sui vertici del Conte II per la diffusione del Covid-19. Le motivazioni smontano l’impianto accusatorio della Procura di Bergamo: «In una situazione di incertezza come quella sopra descritta non era esigibile da parte degli organi di governo l’adozione tout court di provvedimenti in grado di impedire ogni diffusione dei contagi che non tenessero conto della necessità di contemperare interessi diversi e in particolare la tutela della salute e la tenuta del tessuto socio economico della collettività. [...] È ragionevole ritenere che un lockdown anticipato non avrebbe avuto l’effetto di evitare l’epidemia che non può quindi ritenersi provocata dai rappresentanti di governo» • 2024 - • 2025 - •
65. Antonio DECARO Bari 17 luglio 1970. Politico • Dal 2014 sindaco di Bari, dal 2016 presidente dell’Anci (l’associazione che riunisce tutti i Comuni italiani), definito «un pd che piace anche più a sinistra», a fine aprile 2020, dopo aver partecipato alla riunione fra governo e enti locali per definire come comportarsi nella cosiddetta fase 2 (inizio il 4 maggio) chiede «Decisioni chiare, criteri non ambigui. Per esempio: i passeggeri saranno obbligati a indossare la mascherina? Quante persone potranno viaggiare su un mezzo pubblico? Dovranno occupare soltanto i posti a sedere? E poi, chi controllerà che tutto avvenga secondo le regole?» • A fine febbraio 2021 è indicato tra i sindaci che sembrano pronti a sostenere Bonaccini come segretario del Pd. A fine novembre fa pressioni sul governo perché renda sempre obbligatorie le mascherine anche all’aperto (non soltanto in caso di assembramenti) • Allarmato per un ulteriore calo delle entrate che aggraverebbe il dissesto delle casse dei Comuni italiani pari a 350 milioni di euro, a fine dicembre 2022 mostra di non apprezzare la manovra economica in approvazione che prevede l’annullamento automatico delle cartelle esattoriali fino a 1.000 euro risalenti agli anni 2000-2015 • A fine marzo 2023 è tra i sindaci, tutti di centrosinistra (Giuseppe Sala, Roberto Gualtieri, Stefano Lo Russo, Matteo Lepore, Dario Nardella, Gaetano Manfredi), che si vedono in call per stabilire una strategia comune dopo la scelta del governo di bloccare le trascrizioni degli atti dei figli di coppie omogenitoriali in cui sono riportati i nomi di entrambi i genitori. A luglio, quando Stefano Bonaccini fonda “Energia popolare” (nel Pd fingono che non sia una corrente, ma lo è) dichiara che «la sconfitta alle elezioni non è stato un episodio sfortunato perché gli elettori ci detestano e dobbiamo trovare parole nuove per riavviare il dialogo» • A fine marzo 2024, dopo che il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, su richiesta insistente dei parlamentari pugliesi del centrodestra, ha mandato a Bari una «commissione d’accesso agli atti» per accertare se ci siano infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale e nelle aziende municipalizzate, replica: «In dieci anni non ho mai piegato la testa e sono sempre stato uno rispettoso delle istituzioni. Io sono il sindaco e non mi giro dall’altra parte. A Bari la mafia c’è, ci sono 14 clan e tu li devi combattere e guardare in faccia...». Michele Emiliano, presidente della Puglia, nel tentativo di aiutarlo lo danneggia pesantemente parlando a braccio dal palco della manifestazione promossa in sua solidarietà: «Un giorno, sento bussare alla porta. Decaro entra, bianco come un cencio, e mi dice che era stato a piazza San Pietro e uno gli aveva messo una pistola dietro la schiena perché lui stava facendo i sopralluoghi per la ztl di Bari vecchia. Lo presi, in due andammo a casa della sorella di Antonio Capriati, che era il boss del quartiere, e andai a dirle che questo ingegnere è assessore mio e deve lavorare perché c’è il pericolo che qui i bambini possano essere investiti dalle macchine. Quindi se ha bisogno di bere, se ha bisogno di assistenza, te lo affido». Lui smentisce: «È un episodio di quasi venti anni fa, Emiliano non ricorda bene. È certamente vero che lui mi diede tutto il suo sostegno, ma non sono mai andato in nessuna casa di nessuna sorella. La signora in questione, come raccontarono le cronache dell’epoca, la incontrai per strada, molto tempo dopo la chiusura al traffico, e ci litigai perché non si rassegnava all’installazione delle fioriere che impedivano il transito delle auto». Quando La Verità e Il Giornale pubblicano una foto del maggio 2023 che lo ritrae con Isabella Capriati e Annalisa Milzi (rispettivamente sorella e nipote di Antonio Capriati) nega di sapere chi fossero: «Ho fatto un selfie davanti a un negozio come ne faccio tanti». Massimo Gramellini (Il selfie dello scandalo) commenta: «La foto del sindaco di sinistra tra le due consanguinee del boss è un fatto che ognuno ha raccontato in modo diverso, a seconda che si riconoscesse o meno nella parte politica di Decaro. E questo a causa della lente deformante del pregiudizio che fa ritenere “i nostri” innocenti e “gli altri” sospetti fino a prova contraria, a volte persino a prescindere». «Amatissimo sindaco di Bari» costretto a rinunciare al terzo mandato perché «le regole valgono per tutti» (Elly Schlein), a inizio giugno è eletto al Parlamento europeo (recordman di preferenze è subito dato in pole position per la successione di Emiliano in Puglia), a fine luglio diventa presidente della commissione Ambiente • Candidato naturale del Pd alla presidenza della Regione Puglia, spinto da tutto il partito, a fine agosto 2025 si irrita per la presenza nelle liste di Nichi Vendola e Michele Emiliano. Alessandro Trocino: «Non vuole essere “ostaggio” di due figure così forti, che rischiano di limitare il suo potere di manovra. E quindi minaccia di rimanere a Bruxelles». A inizio settembre Schlein lo convince a «ingoiare mezzo rospo». Gianluca Mercuri: «Dei due predecessori che non vorrebbe tra i piedi nel Consiglio regionale della Puglia, uno si tirerà indietro (Emiliano) e l’altro no (Vendola). Ma l’ex sindaco di Bari, con la sua lista, dovrebbe avere una maggioranza fortissima». Quando, pochi giorni dopo, la rottura sembra di nuovo imminente, qualcuno sospetta che «si muova con l’ambizione di sfidare Schlein per la leadership del Pd, al momento pare un rumour più maligno che verosimile» (Mercuri). Il 5 settembre sul palco della Festa dell’Unità di Bisceglie, davanti a circa duemila sostenitori, mette fine alla Dinasty pugliese: «Vi chiedo scusa per tutti i pettegolezzi di questi giorni. Io sono in campo per la mia terra, a cui non volterò mai le spalle. Adesso andiamo a vincere questa campagna». Il 24 novembre è eletto col 63,97% contro il 35,13 dell’imprenditore Luigi Lobuono, candidato del centrodestra.
66. Nello (Sebastiano) MUSUMECI Militello in Val di Catania 21 gennaio 1955. Politico • Presidente della Regione Sicilia dal novembre 2017, a fine agosto 2020 una sua ordinanza che per «ragioni sanitarie» ordina lo sgombero dei migranti ammassati nell’hotspot di Lampedusa e nei centri di accoglienza (destinazione una tendopoli allestita in un’area dell’aeronautica a Vizzini) è dichiarata «nulla» dal Viminale, che obbliga i prefetti a non applicarla, il 27 il Tribunale amministrativo regionale di Palermo la sospende perché prevede misure «che sembrano esorbitare dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni» • A fine marzo 2021 la Procura di Trapani accusa la Regione di aver comunicato al governo numeri falsati («spalmato» quelli dei morti su più giorni, «gonfiato» i tamponi fatti) per evitare di incorrere nelle restrizioni previste in caso di crisi sanitaria, tra gli indagati l’assessore alla Salute Ruggero Razza, considerato il braccio destro del governatore: anche se il gip sottolinea come nelle 250 pagine dell’ordinanza non sia emerso «un compendio investigativo grave», ma «il parziale coinvolgimento nelle attività delittuose...», si dimette (ancora più defilata la posizione di Musumeci che sarebbe stato «ingannato») • Il 4 agosto 2022 annuncia le sue dimissioni e l’accorpamento del voto regionale con le Politiche del 25 settembre. Dapprima intenzionato a ricandidarsi, dopo una settimana di messaggi dalla Lega si rende conto di essere «un presidente scomodo» e si chiama fuori (Ignazio La Russa sottolinea «la signorilità e lo spirito di coalizione con cui, facendosi da parte, Musumeci ha risposto a una perdurante e ingiustificata aggressione da parte di fuoco amico che tale evidentemente non è»). Eletto al Senato con Fratelli d’Italia, il 22 ottobre diventa ministro per le politiche del mare e il sud, dal 10 novembre per la protezione civile e le politiche del mare • A fine luglio 2023, pochi giorni dal voto in commissione alla Camera, parlando alla manifestazione di Fdi a Palermo, «Parlate di mafia», accende lo scontro con le opposizioni sul salario minimo: «Credo che la risposta sia il lavoro. Basta con questo assistenzialismo». Elly Schlein replica: «Io non so in che Paese viva Musumeci, ma nel nostro ci sono tre milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri. Sono passati da prima gli italiani a prima gli sfruttatori» • A inizio gennaio 2024 nega alla Sicilia lo «stato di emergenza» legato ai ristori richiesti per far fronte ai danni degli incendi estivi (150 milioni di euro) «per carenza di documentazione», il suo successore, Renato Schifani, lo attacca: «Non è lo Stato in cui mi riconosco». A fine ottobre Roberto Calderoli, ministro leghista per gli affari regionali, fa il primo passo per l’applicazione della legge che porta il suo nome, quella sull’«autonomia differenziata» delle Regioni: con 4 governatori del Nord fa partire ufficialmente il negoziato sulla devoluzione di alcune funzioni fin qui prettamente e vitalmente statali, la decisione di cominciare con la protezione civile «mette a dura prova l’aplomb del ministro Nello Musumeci» • Nei giorni precedenti il 25 aprile 2025, si sospetta che il governo abbia voluto ridimensionare le celebrazioni della Liberazione, mai troppo gradite a una classe politica che ha radici storiche nel Movimento sociale, che si poneva come erede del fascismo. Alessandro Trocino: «Il primo indizio è stata la decisione della premier Giorgia Meloni di indire cinque giorni di lutto nazionale per la morte del Papa (dal 22 al 26, giorno dei funerali). Record di sempre: per papa Wojtyla furono tre. Il secondo è stato l’invito del ministro Nello Musumeci alla ‘sobrietà” delle manifestazioni. Il terzo è che lo stesso Musumeci è soprannominato da sempre “il fascista galantuomo”». Roberto Gressi scrive che la sua è stata «una raccomandazione di buon senso», «lineare», ma il risultato lo è un po’ meno: sindaci zelanti cancellano concerti e cene a base di «maccheroni resistenti», a Romano, nella Bergamasca, viene vietata perfino Bella Ciao.
67. Sofia GOGGIA Bergamo 15 novembre 1992. Sciatrice alpina • Nel febbraio 2020 Gaia Piccardi paragona la sua rivalità con Federica Brignone a quella tra Manuela Di Centa e Stefania Belmondo nello sci di fondo: «Da sempre Eva contro Eva sotto il tricolore ha rappresentato un motivo di interesse in più e, spesso, una motivazione aggiuntiva per agguantare risultati importanti» • Tra il 3 e il 5 dicembre 2021 vince a Lake Louise due discese e un SuperG, tripletta che ripete l’impresa di Alberto Tomba tra Lech e l’Alta Badia nel ’94: «Non impazzisco per le statistiche, io a quota 14 vittorie in Coppa del Mondo e Compagnoni e Brignone appaiate a 16, e poi non ha senso paragonare generazioni diverse» • Il 25 febbraio 2022 entra nella storia dello sport italiano la medaglia d’argento nella discesa libera conquistata alle Olimpiadi di Pechino appena 23 giorni dopo l’infortunio di Cortina. Aldo Cazzullo: «Quando quattro anni fa Sofia Goggia vinse l’oro olimpico nella discesa, un anziano pensionato milanese scrisse una lettera al Corriere. Raccontava di aver visto in questa giovane donna bergamasca una forza morale che l’aveva colpito, come anche la gioia di rappresentare il nostro Paese, l’attaccamento al tricolore, il legame con i valori di lealtà nella competizione che avevano ispirato la sua vita. La lettera fu pubblicata nell’apposita pagina, senza particolare enfasi. Sofia Goggia la lesse, scrisse al Corriere e chiese l’indirizzo del pensionato, per mandargli una lettera di ringraziamento e una sua foto con dedica. Per quel che ne sappia, mai in tempi recenti uno sportivo aveva fatto una cosa del genere» • L’8 dicembre 2023 domina il SuperG di Sankt Moritz e raggiunge Federica Brignone come azzurra dello sci più vincente di sempre (23 successi) • Il 5 febbraio 2024, mentre si allena a Ponte di Legno per il gigante, in una curva verso destra inforca una porta e cade. Alla Clinica La Madonnina di Milano la operano per la riduzione di una frattura articolare scomposta pluriframmentaria del pilone tibiale destro (le applicano una placca con sette viti): «Un altro infortunio che interrompe la mia rincorsa ad una nuova Coppa del mondo di discesa, ma anche stavolta saprò rialzarmi». Torna il 14 dicembre ed è subito seconda nella discesa libera di Beaver Creek, il giorno seguente vince il SuperG • A inizio febbraio 2025 Federica Brignone, lanciata verso la conquista della Coppa del Mondo, intervistata da Daniele Sparisci concede: «Sono più forte anche grazie a Sofia». Il 21 dicembre coglie nel SuperG di Val D’Isère il successo n. 27 in Coppa del Mondo. Poiché il giorno prima aveva gettato la vittoria in discesa libera, confida: «Emotivamente è stato un pomeriggio duro. Ho pianto per un’ora e ho pure mandato un messaggio a Gian Piero Gasperini, che oggi allena la Roma ma che ho conosciuto e apprezzato quando era alla guida della “mia” Atalanta: “il dolore dell’oggi è la benzina del domani”, gli ho scritto, pensando anche a momenti futuri, potenzialmente storici».
68. Alessandro DI BATTISTA Roma 4 agosto 1978. Politico • Dal 2013 al 2018 deputato del Movimento 5 Stelle, a gennaio 2020 il quadrumvirato con Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio che di fatto lo governa vive «giorni di lunghi coltelli». Alessandro Trocino: «Con chiunque si parli del fondatore, arriva puntuale la domanda: “E lui che dice?”. Perché il fondatore è avaro di parole pubbliche. Al contrario di Di Battista che è piuttosto loquace e, tra un post e un articolo, dice la sua. Anche se, a un certo punto, arriva la domanda dell’interlocutore: “E Di Battista, che pensa davvero?”. Mai come ora le posizioni dei due si sono divaricate. Grillo è per la stabilità dell’esecutivo, Di Battista per buttare tutto all’aria. Grillo è per l’alleanza con i progressisti, Di Battista per le mani libere e, magari, pronte a riallacciarsi a quelle leghiste. Grillo è per un ricambio della leadership, Di Battista invece la puntella, sia pure tra mille incertezze e cambi di passo. Di Maio è politicamente isolato nella sua riluttanza ad accettare il Pd e criticato per la sua gestione verticistica: un Di Battista amato dai militanti e con posizioni anti-dem gli serve come il pane. E, viceversa, Di Battista è odiato da buona parte dei gruppi e per tornare in sella ha bisogno di un patto con Di Maio, considerando anche che non sembra avere né la stoffa né la voglia di fare il leader in solitario». A inizio giugno Trocino lo segnala in corsa per la leadership: «È tornato più attivo che mai. Rilascia interviste, dichiara e dissente, va in tv e chatta. In un Movimento senza più identità, dove si fa a gara a non apparire, dove il capo politico Vito Crimi è transeunte, il reporter di ritorno si prepara alla corsa per la leadership. Con lui c’è un drappello di M5S della prima ora, scontenti della “subalternità” al Pd». A fine luglio però si scopre Il nuovo di Battista? Barman in spiaggia. Fabrizio Roncone: «Una fonte spiffera: “Guarda che Di Battista s’è messo a fare il barman”. Ma che dici? Ma davvero? Dibba che prepara cocktail? No, scusa: e dove? (Tre giorni dopo) A Ortona, sulla spiaggia privata dell’hotel Katia, ombrelloni in fila per nove e sabbia bollente, c’è un mare spianato, c’è un bel sole a picco e poi ecco che arriva sul serio lui, il nostro Alessandro Di Battista detto Dibba, l’aspirante rivoluzionario di Roma Nord che dopo aver messo il naso nella piccola scalcagnata azienda di famiglia specializzata in ceramiche ramo sanitari (conti in rosso, troppo rischioso), dopo aver provato a fare il falegname (troppo faticoso), dopo aver scritto reportage assai modesti (il racconto del suo viaggio in America Centrale per Sky Atlantic fu giudicato da Aldo Grasso il peggior programma del 2019), eccolo che questa estate si esibisce tra i tavoli del “Barretto”, il bar-tavola calda dietro alle sdraio». A ottobre si parla di una politica «che sta emergendo e deve assemblare, Giorgia Meloni», e di un politico «che vuole emergere e spacca tutto, Di Battista». Gianluca Mercuri: «L’avventuriero pentastellato ormai prende a picconate il suo movimento, che paragona all’Udeur per la sete di poltrone. L’Udeur, per chi non se lo ricordasse, era il partito personale di Mastella, che passò da Berlusconi a Prodi per poi tornare da Berlusconi. Mastella si è giustamente indignato per il paragone, visto che per ora i 5 Stelle sono dei dilettanti del poltronismo, saltati sì da Salvini al Pd ma non ancora tornati da Salvini come forse vorrebbe proprio Dibba, per il quale il Pd è la “Morte nera”. La Morte nera, per chi non se lo ricordasse, era l’astronave dei cattivi in Guerre stellari. In quelle pentastellari, Dibba si sente evidentemente Luke Skywalker. Intanto, già che c’è, Mastella gli manda un bel “vaffa”» • A metà febbraio 2021 «il ribelle che Grillo immaginava suo “erede sul palco”» si fa da parte con una diretta Facebook. Marco Imarisio: «In questi anni è stato spesso rivoltato come un calzino, Alessandro Di Battista, tanto per citare un esergo della cultura giustizialista a lui cara. Spesso è stato preso in giro per le sue uscite di politica estera, dall’ammirazione per la Cina a quella per i Gilet gialli, tutto purché contro L’Europa e in subordine gli Stati Uniti, mai amati sulla scia delle suggestioni paterne. Il fuoco è stato quello amico, o presunto tale. Gli è stato detto di tutto, che aveva bisogno di un lavoro, che chiedeva un ministero, calunnie assortite. Era ritenuto un corpo estraneo, senza alcuna carica che non fosse una lontana investitura da parte di Beppe Grillo, fuori dalla vita del M5S eppure immanente e soprattutto troppo loquace». «Leader barricadero» uscito dal partito dopo la formazione del governo Draghi, «eterno “apprendista qualcosa”», a metà novembre ospite a Cartabianca fa sapere: «Io vado avanti per la mia strada, faccio un tour, porto avanti delle battaglie di rafforzamento dello Stato». Aldo Grasso: «Ha ora come punti di riferimento il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra (che vuole indietro gli arretrati delle indennità) e l’ex ministro del Sud Barbara Lezzi (che voleva trasformare l’Ilva in un allevamento di cozze)» • «Nome più popolare e seguito dei 5 Stelle», ad agosto 2022 annuncia con un video realizzato in macchina che non si candiderà alla politiche. Trocino: «Se la prende con Grillo, che definisce “padre padrone” e di cui dice di non fidarsi. E con Roberto Fico. Sarebbero loro a non volerlo candidare. Anche se poi dice che “praticamente tutti non mi vogliono”. Spiega che nessuno lo ha mai chiamato. Hanno solo parlato di lui, nel migliore dei casi avvertendolo che doveva adeguarsi al nuovo corso, nel peggiore, trattandolo “come Attila”. Di Battista riserva invece parole di miele a Giuseppe Conte, definito “un galantuomo”» • A gennaio 2023 contesta l’invito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky per un messaggio durante il Festival di Sanremo (lo definisce una «buffonata» e chiede che si parli piuttosto di Palestina) • A metà giugno 2024, mentre in molti scommettono su una scissione del M5S (Conte sembra quasi incoraggiarla) e la ex vecchia guardia (Virginia Raggi & C.) esce allo scoperto per un ritorno alle origini con Grillo, si legge che «magari in quella logica potrebbe rientrare anche Di Battista». A fine novembre, alla domanda se tema scissioni da parte di Di Battista, Toninelli e Raggi, Conte risponde: «Abbiamo una comunità matura e unita, desiderosa di partecipare e contare, non vedo scissioni all’orizzonte» • 2025 - •
69. Luciano SPALLETTI Certaldo 7 marzo 1959. Allenatore di calcio • 2020 - • A marzo 2021 arriva Speravo de mori’ prima, serie Sky dedicata a Francesco Totti. Aldo Grasso: «Inevitabile che il cuore della serie sia lo “scontro” con Luciano Spalletti (il “pelato”, Gian Marco Tognazzi abile nel riprodurre i modi del tecnico toscano), ruvido e scontroso con l’ultimo Totti, quello che soffre per essere accantonato» • Tornato nel 2021 su una panchina di Serie A (mancava da quando nel 2019 aveva lasciato quella dell’Inter), a fine agosto 2022, dopo un 4-0 sul Monza, si legge che «Il Napoli di Spalletti, zitto zitto, sembra uno squadrone», a ottobre, battendo per 4 a 1 la Cremonese in trasferta, si issa da solo in testa alla classifica • Il 4 maggio 2023 il pareggio con l’Udinese fa diventare la squadra partenopea campione d’Italia per la terza volta, «in lacrime, dedica la vittoria alla famiglia e suo fratello scomparso». Nonostante abbia ancora un anno di contratto, tutti si chiedono Che fine farà l’allenatore dello scudetto?: «Ho lavorato a testa bassa, con amore. Ma una domanda poi dovrò farmela: sarò ancora in grado di dare a Napoli tutto quello che merita, sarò all’altezza? Se non dovessi esserne convinto dovrei fare un passo indietro». Ad agosto diventa ct della Nazionale. A dicembre è ospite a sorpresa ad Atreju, tradizionale festa di Fratelli d’Italia che si svolge a Roma. Massimo Gramellini (Spalletta nera) è critico: «Allegri e Inzaghi possono andare dove vogliono: sono allenatori di club, quindi di una fazione. Ma Spalletti ha perso quella libertà nel momento in cui ha accettato di sedersi sulla panchina di tutti. Ovviamente avrei scritto le stesse cose se avesse deciso di presentarsi a un convegno del Pd. E non ha alcuna rilevanza che professi idee di sinistra e in passato abbia dato del fannullone a Salvini (questo semmai lo avrà reso più simpatico alla Meloni). Resto dell’idea che adesso Spalletti sia come Fiorello: un patrimonio della Nazione da sottrarre anche solo al sospetto di strumentalizzazioni di parte» • Il 29 giugno 2024 gli azzurri perdono due a zero contro la Svizzera negli ottavi di finale dei campionati europei. Poiché nelle stesse ore il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, vacilla ma non si ritira dalle presidenziali, Gramellini vede un parallelo tra le due figure (Fanno tutti spallucce): «L’asticella delle figuracce si dev’essere alzata di molto, se nessuno sente più il bisogno di togliere il disturbo. “Scusate, ho cambiato quattro formazioni in quattro partite e mi esprimo con la stessa lucidità di Biden: ciao ciao”. “Scusate, rischio di riconsegnare l’America a Trump e mi esprimo con la stessa lucidità di Spalletti: bye-bye”. “Scusate, benché a differenza di Biden e Spalletti io riesca a farmi capire, o forse proprio per questo, gli elettori non di sinistra preferiscono votare l’estrema destra piuttosto che moi, Macron: adieu”. Invece, niente: imbullonati. Naturalmente lo fanno per noi, nella convinzione che le cose andrebbero ancora peggio senza di loro» (Biden si ritirerà a fine luglio) • A inizio giugno 2025, dopo la disfatta con la Norvegia che ha messo a rischio la qualificazione ai Mondiali del 2026 viene esonerato. Gianluca Mercuri: «Anche dopo il 3-0 a Oslo pensava di poter riuscire a portare la Nazionale al Mondiale, nonostante 22 mesi tormentati, con risultati davvero brutti, un Europeo imbarazzante e un gioco raramente brillante». Paolo Condò: «L’esonero di Spalletti interrompe un cortocircuito emotivo ma non cancella mezzo problema tecnico. Ne abbiamo tanti, non sono risolvibili a breve». Prima di andarsene allena gli azzurri in un’ultima sfida. Aldo Grasso: «Fra qualche anno Rai Cultura trasmetterà parte dell’incontro tra l’Italia e la Moldavia come un capitolo del teatro dell’assurdo: protagonista Luciano Spalletti, il Samuel Beckett degli allenatori, l’Eugène Ionesco dei commissari tecnici, l’Harold Pinter di sé stesso: “Siamo le parole che usiamo: sforziamoci di reinventare il linguaggio, di usare parole sempre nuove. Le parole nuove non affaticano la mente”. Per tutta la durata della partita una telecamera (immagino quella “dedicata”, della Rai) si è soffermata sul volto del c.t. mentre la telecronaca sgranava un rosario di appunti di regia (Rai1). Le urla di Spalletti, la perplessità di Spalletti, l’immobilità di Spalletti: “Adoro le chiacchiere su di me. Ci trovo sempre spunti interessanti”. Nella serata di Reggio Emilia c’era una mancanza di trama lineare: le azioni degli azzurri spesso non seguivano una narrazione tradizionale, con inizio, sviluppo e fine. Passaggi ripetitivi e privi di logica: i giocatori usavano spesso frasi sconnesse, ripetizioni o giochi di parole, riflettendo l’incomunicabilità umana. La telecamera sul volto terreo di Luciano Spalletti, mentre sta vivendo la serata più assurda di tutta la sua carriera: esonerato ma in panchina. È una situazione grottesca o surreale, corroborata dalla presenza in tribuna dell’esoneratore, l’ineffabile Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiano Giuoco Calcio (“giuoco” con la u, mi raccomando) e gli eventi possono apparire strani, privi di spiegazione o di una coerenza: “Nessuno può cambiare la sorte di una partita al posto tuo. Dentro di te ci sono le soluzioni alla maggior parte di ciò che ti mette spalle al muro”. La rabbia di Spalletti, la solitudine di Spalletti, il lamento di Spalletti: questi temi esistenziali sono sottolineati da bordocampo da Tiziana Alla: “Se abbiamo due orecchie, due occhi e una sola bocca, significa che ascoltare e guardare è più importante che parlare”. P.S. Le citazioni sono tratte dal libro di Luciano Spalletti Il paradiso esiste… Ma quanta fatica (Rizzoli). Sono aforismi spallettiani raccolti in un “mitologico quaderno nero”». Il 30 ottobre, dopo l’esonero di igor Tudor, diventa l’allenatore della Juventus (contratto fino al 2026, rinnovo automatico in caso di qualificazione Champions).
70. John ELKANN New York 1 aprile 1976. Imprenditore • 2020 - • A metà agosto 2021 la madre Margherita Agnelli riaccende la «faida familiare» sulla società Dicembre e nel tentativo di rimettere in gioco l’eredità dei genitori Gianni Agnelli (scomparso nel 2003) e Marella Caracciolo (2019) scuote le fondamenta del regno da 30 miliardi di euro (Stellantis ecc.) governato dal primo dei suoi otto figli. Mario Gerevini & Fabrizio Massaro: «Semplificando una vicenda complessa, John è arrivato al 60% nella Dicembre in tre fasi: una donazione diretta del nonno del 25%, inattaccabile; una donazione diretta nel 2003 della nonna della quota che lo porta in maggioranza; la vendita di un anno dopo da parte di Marella della nuda proprietà delle sue quote residue a John, Lapo e Ginevra, tenendo per sé l’usufrutto, ovvero i diritti patrimoniali. Ma se Margherita impugnasse ora la successione della madre, e se sostenesse che la legge applicabile è quella italiana e non quella svizzera, rivendicherebbe il diritto alla legittima, cioè il 50% dell’asse ereditario della madre. Attenzione: questo vuol dire non solo il patrimonio al momento della morte ma anche le donazioni, dirette o indirette effettuate in vita, pur se risalenti a molti anni prima. Insomma, in questa prospettiva il patrimonio andrebbe ricalcolato ai valori del 2019» • A metà febbraio 2022 Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla Stellantis, Juventus, Cnh Industrial, Ferrari e gruppo editoriale Gedi, raggiunge un accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere un contenzioso fiscale relativo alla ri-domiciliazione in Olanda del 2016: pagherà allo Stato italiano 746 milioni di euro. A luglio Exor lascia definitivamente l’Italia: dopo la sede legale, sposta anche le azioni, da Piazza Affari a Euronext Amsterdam (cade la supervisione della Consob). A fine novembre, dopo le dimissioni di massa del Consiglio d’amministrazione della Juventus, in vista delle richieste di rinvio a giudizio per l’ex presidente Andrea Agnelli e per altri massimi dirigenti, Elkann definisce le dimissioni «un atto di responsabilità» e ribadisce la fiducia nell’allenatore Massimiliano Allegri («La tensione tra i due cugini è ormai evidente») • A giugno 2023 dopo oltre mezzo secolo la Ferrari torna a vincere la 24 ore di Le Mans (Hypercar 499P dell’equipaggio Calado-Pier Guidi-Giovinazzi). Daniele Sparisci: «La decima, per la storia. Per smentire i luoghi comuni di una Ferrari che non sa più vincere (in F1). Le Mans, 11 giugno 2023: una data che resterà scolpita nella leggenda del Cavallino. Un anno fa la 499P nemmeno esisteva, attorno al bolide ibrido aleggiavano grandi ambizioni ma anche dubbi. Il ritorno dopo mezzo secolo nella classe di vertice dell’endurance (il nono e ultimo successo in Francia era del 1965), categoria che Enzo Ferrari abbandonò per concentrarsi soltanto sulla F1. È stato John Elkann a rimettere in moto il progetto, scommessa carica di rischi considerando gli habitué di questa disciplina, la Toyota che dominava dal 2018. Il presidente l’ha vinta, contro ogni pronostico». Sempre a giugno, un’ordinanza del Tribunale Civile di Torino sospende il procedimento avviato nel 2020 da Margherita Agnelli in attesa che si definiscano analoghe cause in corso in Svizzera (quando l’11 muore Silvio Berlusconi, Gerevini scrive che «la famiglia è articolata, il patrimonio da dividere altrettanto e il Cavaliere avrebbe meticolosamente dosato ogni mossa e passaggio per scongiurare, anche lontanamente, uno scenario alla Agnelli-Elkann»). L’11 settembre Exor smentisce la notizia, pubblicata in prima pagina dal Giornale, della possibile messa in vendita della Juventus. A inizio ottobre, premesso che «Il nostro Paese, dopo la guerra, è rinato sull’automotive e adesso non possiamo perdere questo settore in silenzio per fare un favore a Elkann», Carlo Calenda attacca il segretario della Cgil: «Quello che sta succedendo è che Landini che faceva la guerra totale a Marchionne quando in Italia si produceva un milione di veicoli commerciali e auto, oggi che ne produciamo 650 mila (cioè circa il 30 per cento in meno), sta zitto perché John Elkann ha fatto la mossa di comprarsi il maggior quotidiano nazionale della sinistra italiana». A fine mese la Juventus rinuncia all’ultimo ricorso al Consiglio di Stato contro l’assegnazione dello scudetto del 2006 all’Inter. Gianluca Mercuri: «Tutti i tentativi si sono schiantati contro lo scoglio della prescrizione, che salvò il club (allora) di Moratti dalla condanna per illecito sportivo, documentato a tempo scaduto, nel 2011, dal procuratore della Federcalcio Stefano Palazzi. Ora John Elkann si è stufato di processi inutili e ha detto basta» • A settembre 2024 la Guardia di Finanza sequestra ai tre fratelli Elkann conti correnti e depositi titoli per 74,8 milioni di euro. Simona Lorenzetti e Massimiliano Nerozzi: «Gli investigatori ipotizzano una presunta “articolata strategia” che gli indagati avrebbero messo in atto per “rappresentare, sotto il profilo strettamente formale, la residenza svizzera” di Marella Caracciolo e sottrarre così a tassazione redditi per un miliardo di euro, tra il 2016 e il 2020. I reati contestati, a vario titolo, sono frode fiscale e truffa ai danni dello Stato». A fine ottobre, il rifiuto di presentarsi in audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato di Attività produttive e Industria porta a critiche bipartisan. Ribadito con una telefonata al presidente della Camera Lorenzo Fontana «il rispetto del Parlamento», sottolinea che Stellantis da quando è nata (2021) «ha investito in Italia 2 miliardi di euro all’anno», investimenti, stipendi, oneri che «hanno superato di gran lunga i contributi ricevuti», e conclude: «In questi anni non c’è stato alcun disimpegno in Italia». A inizio dicembre Carlos Tavares, ad di Stellantis, si dimette. Francesco Bertolino: «In Europa il mercato dell’auto crolla e negli Stati Uniti, vero motore degli utili della casa, i prezzi troppo elevati allontanano la clientela e le auto si accumulano nei piazzali dei concessionari. Stellantis è così costretta ad abbattere le previsioni di profitto per il 2024, mettendo a rischio anche i dividendi. Dopo i bilanci, si incrina anche il rapporto con Elkann e la famiglia Agnelli. Il cda dà perciò avvio alla ricerca di un sostituto per Tavares nel 2026. L’insistenza del manager sull’elettrico, incurante delle vendite stagnanti, e lo scontro sempre più duro con il governo fanno però precipitare gli eventi sino alle dimissioni con effetto immediato». Daniele Manca fa un’analisi che parte dal 18 dicembre 2019, quando Exor «va a nozze con gli amici di sempre, i Peugeot» e si arriva «a parlare di vendita ai francesi», si sofferma sull’oggi «Con gli stabilimenti tricolori in cassa integrazione. Con i nuovi modelli dei marchi italiani che a stento si vedono. Con la continua delocalizzazione in Polonia, in Serbia, in Marocco», chiude col domani: «Il rompicapo adesso è per colui che aveva conferito Fca in Stellantis: John Elkann. È lui che alla guida del comitato esecutivo dovrà scegliere il sostituto dell’amministratore delegato dimissionario. Un ritorno brusco a quella fabbrica dell’auto che la sua famiglia aveva creato. Da dove tutto era partito e che aveva fatto approdare in Francia». Alla vigilia di Natale attacca la madre: «È una persona naturalmente violenta, piena di risentimento. Denigrava nostro padre [...] La situazione è peggiorata con la sua nuova vita: avere questi tre figli da un precedente matrimonio era un problema». Gerevini spiega che «La guerra è adesso fuori controllo. Non ci sono colpevoli per ora ma questo scenario è già di per sé una temporanea “sentenza” sfavorevole a John. Il presidente di Stellantis viene scoperto, anche per “colpa” della madre, con società e patrimoni in paradisi fiscali: una modalità di gestire i “risparmi” discutibile per un leader d’impresa di tale livello. Prassi o reati, si vedrà» • Il 6 gennaio 2025 Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp), annuncia: «Sono entusiasta di iniziare l’anno con alcune notizie su cui stiamo lavorando da un po’: Dana White, John Elkann e Charlie Songhurst si uniscono al Consiglio di amministrazione di Meta. John porta una prospettiva internazionale al nostro Cda». Lui commenta: «Sono onorato di poter contribuire al futuro di una delle aziende più significative del XXI secolo». Il 19 marzo, in audizione spiega a senatori e deputati quanto sia complicata la sfida dell’automotive (in Europa il calo produttivo in 20 anni è stato del 12% a fronte della crescita del 300% della Cina, dove l’energia per produrre, intanto, costa 5 volte di meno) e rivendica quanto fatto negli ultimi venti anni dal gruppo Fiat-Fca-Stellantis in Italia. Spiegato che nel 2004 Fiat fatturava 20 miliardi e aveva 2 miliardi di debiti, mentre dopo le fusioni con Chrysler e Psa è il quarto costruttore di auto al mondo con 157 miliardi di ricavi, conclude: «Senza Stellantis l’auto in Italia sarebbe scomparsa». La Lega lo attacca senza pietà: «Le parole di John Elkann sono l’ennesima, vergognosa presa in giro: il suo gruppo è cresciuto grazie ai soldi degli italiani, italiani che poi ha licenziato per investire e assumere all’estero. Elkann dovrebbe scusarsi e ridarci i soldi». Critici anche Calenda e Chiara Appendino (M5S), mentre Elly Schlein commenta positivamente il confronto, augurandosi che venga rilanciata «la vocazione industriale». A metà luglio si dice che «il Fisco incassa e gli Elkann intravedono una via d’uscita dall’inchiesta penale mentre la madre Margherita li aspetta al varco del procedimento civile sull’eredità». Luca Angelini: «Una data (dicembre 2022) ha prodotto una scossa violentissima allo scontro sull’eredità determinando gli sviluppi attuali. Una cifra (1,2 miliardi) racconta invece quante volte gli Elkann sono dovuti scendere a patti con l’Agenzia delle Entrate. Parallelamente all’accordo con il Fisco da circa 175 milioni di euro — per sanare l’evasione fiscale e la truffa ai danni dell’Erario contestati dalla Procura di Torino — ormai da mesi si susseguono i confronti tra i magistrati e i legali di John, Ginevra e Lapo Elkann per trovare un accordo sull’eventuale messa alla prova degli indagati che, dopo l’udienza davanti al gip, potrebbe portare alla sospensione del procedimento. E solo in caso di esito positivo della stessa messa alla prova — attraverso lavori di pubblica utilità — il gip dichiarerebbe poi l’estinzione del reato. Evitando così al presidente di Stellantis qualsiasi conseguenza derivante dalle pene accessorie di un’eventuale condanna penale (o patteggiamento)». L’8 settembre si conclude il primo round dell’inchiesta sull’eredità di Marella Caracciolo: per lui richiesta di messa alla prova con lavori socialmente utili (per Lapo e Ginevra i pm hanno chiesto l’archiviazione). Il 15 dicembre il gip Antonio Borretta ordina all’accusa di riformulare l’imputazione che lo riguarda (imputazione coatta, slitta la messa in prova ai salesiani).
71. AMADEUS - Amedeo SEBASTIANI Ravenna 4 settembre 1962. Conduttore tv • A febbraio 2020, «dopo una lunga e paziente attesa», corona «il sogno di una vita» conducendo il Festival di Sanremo, di cui è anche direttore artistico. Alla viglia della prima serata promette: «Sarà un Festival imprevedibile, e l’imprevedibilità sarà data da amici come Fiorello, Tiziano Ferro e anche Roberto Benigni. Rosario non so davvero neanche io che cosa farà, conoscete la sua imprevedibilità». Dopo che la puntata del giovedì dedicata alle cover ha conquistato lo share più alto dal 1997 (quando a condurre c’erano Mike Bongiorno e Piero Chiambretti), alla vigilia dell’ultima serata Arianna Ascione, premesso che il successo «si deve anche a Fiorello, che ha dettato il ritmo delle serate», scrive che «Qualcuno già suggerisce un Sanremo Ama-bis, ma il conduttore al momento preferisce non pensarci» • Dal 2 marzo 2021 conduce il suo secondo Festival. «Data l’emergenza, bisognava reinventare Sanremo. Un Festival senza il pubblico in sala, ma un Festival ancora fedele alla sua missione storica: regalarci qualche giorno di svago, con i cantanti al posto dei virologi» scrive Aldo Grasso vista la prima serata, ma dopo un paio di giorni il suo giudizio è negativo: «L’Amadeus due sembra una brutta copia dell’Amadeus 1 (succede sempre). I finti applausi rendono tutto finto, perché manca il calore, perché manca il colore (sembra un Festival in bianco e nero). Qualcosa non funziona, è come se tutti agissero in sospensione. Insomma, a un Festival dimezzato corrisponde una audience dimezzata (non proprio). Il problema, secondo molti, è che neanche il formidabile Fiorello è riuscito a compiere il miracolo. Se non ci è riuscito lui…» • Il primo febbraio 2022 si apre il suo terzo Festival. Grasso aggiorna il giudizio sulla passata edizione: «Come abbiano fatto lo scorso anno Fiorello e Amadeus a condurre un Festival con le poltroncine vuote e i palloncini resta un mistero». Alla fine Aldo Cazzullo commenta: «Il pubblico di Sanremo non vuole essere spiazzato, anzi è rassicurato dal trovare ognuno al posto in cui lo attende. E in questo Amadeus è maestro». A marzo, intervistato da Walter Veltroni per 7 spiega: «Sono stati tre festival completamente diversi dall’altro. Il primo era il festival dell’assembramento. Io non ho mai visto tanta gente nella mia vita, eppure ho frequentato locali, discoteche... C’era gente ovunque. Il secondo era il deserto, una situazione drammatica. Ho l’immagine di quando uscivamo dal teatro Ariston, la sera dopo le prove, e Sanremo sembrava una città morta. Con il lockdown si era pensato di non farlo, io mi sono opposto fortemente. Cinque serate di leggerezza, in quella tragedia, non facevano male, né per le persone a casa né per il mondo della discografia, per i lavoratori della musica. Farlo con i palloncini al posto del pubblico è stato terribile. Per fortuna c’era Fiorello, vicino a me. Lui si è caricato sulle spalle molto. Io in fondo presento canzoni, non ho bisogno del rimbalzo delle emozioni del pubblico, mi concentro sulla telecamera e basta. Lui no, lui fa ridere e se davanti non c’è nessuno che ride è micidiale. Ma Fiore è riuscito anche a fare questo. L’ultima edizione è stata una gioia. Avevamo le mascherine ma non ci facevamo caso, c’era il calore del pubblico, l’applauso, l’ovazione, le risate e il divertimento, il calore. Era bellissimo vederli in piedi o ballare» • Il 7 febbraio 2023 parte il suo quarto Festival. Roberto Benigni, ospite in apertura, si rivolge a Sergio Mattarella, presente all’Ariston: «Presidente mi rivolgo a lei, lei è al suo secondo mandato, Amadeus al quarto e ha già prenotato il quinto, pensa di fare il sesto e il settimo. Mi dica lei: è costituzionale? Non si ferma più, bisogna fermarlo, è un colpo di Stato, si monta la testa. Bisogna stare attenti, vuole pieni poteri, sta organizzando la marcia su Sanremo, è una dittatura». Contratto già firmato per l’edizione 2024, a fine maggio si parla di caso Amadeus dopo che Fiorello ha fatto sapere: «Mi ha detto una cosa: non so se quest’anno farò Sanremo». «Sarebbe davvero una notizia clamorosa», commenta Alessandro Trocino, «Ma l’aria sarebbe cambiata. Nonostante i grandi successi di pubblico e di raccolta pubblicitaria, Amadeus sente le tensioni. Non erano piaciuti, nell’ultima edizione, gli interventi di Fedez e il messaggio di Zelensky. Il nuovo clima politico in Rai evidentemente non rassicura il conduttore» • Il 6 febbraio 2024 è regolarmente al suo posto per l’inizio del 74° Festival di Sanremo. Gianluca Mercuri: «L’impressione è meno scoppiettante rispetto alle passate edizioni di Amadeus e Fiorello: si sa che finisce un’era e un po’ si avverte, in un limbo tra le trasgressioni degli ultimi anni e il nuovo clima politico (anche se Amadeus in mattinata non aveva esitato a dirsi antifascista e cantare Bella Ciao)». Il 15 aprile comunica al direttore generale della Rai che non rinnoverà il contratto in scadenza il 31 agosto, imminente un accordo quadriennale (2,5 milioni all’anno, secondo le prime indiscrezioni) con Warner Bros. Discovery per condurre sul Nove un programma quotidiano in prima serata e un format musicale. Renato Franco parla di «un divorzio che ha del clamoroso, perché Amadeus in questo momento era il conduttore più importante a viale Mazzini. Il suo successo è stato in costante ascesa, culminato con la conduzione di ben cinque Festival di Sanremo consecutivi, in un crescendo di ascolti ma anche di introiti pubblicitari: basti pensare che dal primo anno la raccolta è salita di 23 milioni di euro (dai 37 milioni del 2020 ai 60 del 2024), per un totale nei cinque anni di 227 milioni di euro». A settembre il debutto sul Nove con Chissà chi è, quiz che andava in onda fino alla precedente stagione su Rai1 con il nome di I Soliti Ignoti, è inferiore alle aspettative. Grasso: «Perché si parla di flop? Perché il confronto immediato è con Fabio Fazio che, lo scorso anno, venendo via dalla Rai si era portato dietro il suo pubblico. Tutto vero, tutto giusto: ma la differenza fondamentale è che Fazio nel corso degli anni si era costruito un suo pubblico, una sua comunità, un suo spazio che prima non esisteva. Fazio si portava dietro un piccolo universo “ideologico”, Amadeus si è portato dietro solo un format» • L’11 febbraio 2025 si apre il primo Festival di Sanremo del decennio che non lo vede alla conduzione, Gianluca Mercuri scrive che il successore Carlo Conti «ha dato l’impressione di digerire bene la pesante eredità di Amadeus».
72. Massimiliano FEDRIGA Verona 2 luglio 1980. Politico • Dal maggio 2018 presidente del Friuli-Venezia-Giulia, a fine febbraio 2020, col calcio nel pieno dell’emergenza coronavirus, invia una diffida alla Lega minacciando di non aprire le porte della Dacia Arena per Udinese-Fiorentina («Viola furiosi»). A inizio maggio, quando i governatori, compatti, mettono nero su bianco la richiesta di riaprire i negozi al dettaglio già l’11 maggio, con una settimana di anticipo, dichiara: «Trovo difficile giustificare la scelta del governo di aprire aziende con tremila dipendenti e tenere chiuso il negozio di borsette. Tra poco il disagio dei commercianti non sarà più gestibile» (dopo qualche giorno aggiunge la richiesta di poter aprire anche palestre e piscine) • Da aprile 2021 presidente della Conferenza delle Regioni, a fine settembre dichiara: «Nella Lega non c’è spazio per i no vax». A fine novembre è tra i 6 presidenti di Regione, 5 di centrodestra (gli altri Toti della Liguria, Curcio del Piemonte, Fontana della Lombardia e Occhiuto della Calabria) e uno di centrosinistra (il toscano Giani) che chiedono di imitare l’Austria e, in caso di nuovo lockdown, applicare le restrizioni solo ai non vaccinati (con la sua regione a rischio “zona gialla”, appare il più deciso) • A inizio giugno 2022, in vista della Amministrative, col governatore del Veneto Luca Zaia e il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti è tra i «pesi massimi» leghisti che si spingono a chiedere un confronto diretto con il numero uno leghista Matteo Salvini: «Nessuna volontà di ribaltoni al vertice, nessuna ambizione personale — scrive Marco Cremonesi —. Soltanto la convinzione che, proseguendo di questo passo, le sorti di un partito che soltanto pochi anni fa era al 34% rischiano di precipitare. Anche perché, negli ultimi mesi, in molti hanno lasciato la Lega, a tutti i livelli». A metà luglio è tra i sei governatori leghisti “governisti” (con Zaia, Fontana, Tesei, Solinas e Fugatti) fermati da Salvini prima che formalizzino il sostegno a Draghi; a fine mese, intervistato da Cremonesi spiega: «Mi è dispiaciuta la caduta del governo Draghi, crea instabilità nel sistema». A inizio dicembre, con Salvini che «non riesce né a fermare né a placare i malumori che serpeggiano nel suo partito», con Zaia è indicato tra «i potenziali concorrenti» che «giurano di non volerlo sfidare» («La Lega», dicono, «è una») • A inizio aprile 2023 ottiene una «sensazionale riconferma» stracciando lo sfidante Massimo Moretuzzo, sostenuto da Pd e 5 Stelle: 64,24% contro 28,37. Poiché la sua lista ha preso il 17% e la Lega il 19% (in mezzo Fratelli d’Italia col 18%) si dice che Salvini ha rintuzzato Fedriga, che tutti gli osservatori vedono come leader nazionale potenzialmente più efficace di lui (risoluto su vaccini e lockdown, per esempio, quando il leader coltivava un movimentismo ambiguo). Un maggiorente triestino del partito chiosa: «Fedriga voleva fregare Salvini e invece è stato Salvini a fregare Fedriga» • A fine aprile 2024, dopo che nelle liste leghiste per le europee Salvini ha messo il generale Roberto Vannacci capolista nella circoscrizione dell’Italia centrale (e in altre posizioni nelle altre quattro) si mostra freddo: «Voterò gli uomini e le donne del territorio» • Il 9 aprile 2025 la Corte costituzionale boccia la possibilità di terzo mandato per i presidenti di Regione. In quanto Regione autonoma, il Friuli Venezia Giulia resta però in discussione: mandato in scadenza nel 2028, è convinto che le Regioni a statuto speciale possano decidere da sole, ma Fratelli d’Italia e Forza Italia restano contrari al terzo mandato. Il 22 maggio, dopo che il Consiglio dei ministri ha impugnato di fronte alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che permetteva al presidente, Maurizio Fugatti, di ricandidarsi per un terzo mandato, incontra la premier Giorgia Meloni per provare a risolvere la crisi. A fine novembre Mercuri scrive che con Zaia e Fontana «rappresenta l’anima pragmatica della Lega, legata al governo del territorio, spesso un buon governo, conservatrice ma non bigotta né razzista. Una Lega distante dall’estremismo scelto dal leader sul piano nazionale, fino al reclutamento del generale Vannacci, le cui posizioni rasentano l’apologia del fascismo. Una contraddizione destinata a esplodere».
73. Federica BRIGNONE Milano 14 luglio 1990. Sciatrice alpina • L’11 marzo 2020, dopo la cancellazione della tappa di Are a causa della conferma di 3 casi di coronavirus tra le persone coinvolte nelle gare, diventa la prima donna italiana a vincere la coppa del mondo generale (la fuoriclasse statunitense Mikaela Shiffrin, sua principale rivale, è fuori dalle competizioni da fine gennaio per la scomparsa del padre) • Il 16 febbraio 2021, eliminata ai quarti da Marta Bassino (che poi vincerà l’oro) nel parallelo deli Mondiali di Cortina, è una furia, «incazzata nera» per le regole: «È stata una gara indecente, una delle peggiori che abbiano mai organizzato: per di più a un Mondiale» • A metà febbraio 2022 incidente diplomatico con un’altra azzurra, Sofia Goggia («sono le Coppi e Bartali dello sci azzurro»). Massimo Gramellini: «Perché noi italiani ci si debba fare sempre del male, non si sa. Cioè, si sa benissimo: basta chiederlo a Ninna Quario, ex campionessa di sci e madre della formidabile Federica Brignone. All’indomani dell’argento di Sofia Goggia alle Olimpiadi, Quario ha rilasciato un’intervista che grondava malanimo da tutte le scioline per dire che Goggia è un’egocentrica insopportabile e che, se è tornata in pista a tre sole settimane dall’infortunio al ginocchio, significa che l’infortunio non era poi così grave» • Il 17 dicembre 2023 vincendo il SuperG in Val d’Isère torna in testa, con 24 successi, nella classifica delle sciatrici azzurre più vincenti di sempre, davanti a Sofia Goggia che, giunta terza, commenta: «Ha pennellato come lei sa fare, nella parte alta sembrava il Mantegna» • A febbraio 2024 è ospite al Festival di Sanremo: «Ma un dettaglio ha fatto scoppiare una polemica, subito sedata dalla manager della sciatrice. Il motivo ha a che fare con il “gobbo” elettronico, visibile in sala: sul testo, come notato da alcune persone presenti all’Ariston, c’erano anche dei saluti per Sofia Goggia, che ha da poco subìto un grave infortunio durante l’allenamento, riportando la frattura di tibia e malleolo. Ma la Brignone non ha pronunciato quelle parole. La rivalità sportiva tra Goggia e Brignone ha spinto alcuni a immaginare che l’omissione della campionessa sul palco dell’Ariston fosse deliberata. Ma, contattata dall’Adnkronos, la manager di Brignone, Giulia Mancini, ha smentito con forza, assicurando che si è trattato solo di un “problema di tempo”. “Purtroppo non l’hanno neppure fatta parlare”». A metà marzo, alle finali di Saalbach-Hinterglemm vince lo slalom gigante arrivando a 27 successi, il 26 ottobre, gara di apertura della Coppa del Mondo 2024/25, col gigante di Sölden sale a 28 (Goggia ancora ferma a 24) • Il 13 febbraio 2025 ai Mondiali di sci in corso a Saalbach (Austria) vince l’oro nel gigante 28 anni dopo quello di Deborah Compagnoni. Il 14 marzo vincendo il SuperG di La Thuile (Sofia Goggia è battuta per 1/100) mette le mani sulla sua seconda Coppa del Mondo generale di sci. Il 27 marzo viene premiata con la sfera di cristallo (nel 2020 l’aveva ricevuta per posta a causa del Covid). «Diventata la sportiva più celebre d’Italia», intervistata da Daniele Sparisci confida: «Un po’ mi mancano già le gare, avrei continuato a sciare in questa stagione... In realtà fino a dopo Pasqua sono piena di impegni: altre due settimane di allenamento, test dei nuovi sci, eventi. Quindi forse preferivo continuare a gareggiare». Il 3 aprile, durante la seconda manche dello slalom gigante dei Campionati italiani a Moena, cade riportando la frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra e la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. In un caffè intitolato Federica va a Cortina Gramellini filosofeggia: «Allora è così che funziona la vita? Ti alleni come una forsennata, e a un’età, 34 anni, in cui molte avversarie già pensano al ritiro. Sollevi la Coppa del Mondo, anzi ne sollevi tre: generale, libera, gigante. E poi, quando cominci a goderti la meritata apoteosi, ti spacchi tibia e perone in una gara di fine stagione: a soli dieci mesi dalle Olimpiadi di Milano-Cortina. Adesso capisco perché certi allenatori e anche certi genitori (il mio, per esempio) accoglievano i successi con preoccupazione e gli insuccessi quasi con sollievo. Intuivano l’inesorabilità della legge del contrappasso che governa l’universo in nome di una superiore e misteriosa armonia, per cui quando le cose vanno troppo bene succede sempre qualcosa che le volgerà al peggio (e viceversa, solo che questa seconda parte della legge la dimentichiamo spesso, preferendo credere in quella di Murphy). Il saggio solca la vita con circospezione, senza esaltarsi per le vittorie né abbattersi per le sconfitte, sapendo che le une rappresentano soltanto il primo tempo delle altre. Purtroppo, e per fortuna, la legge del contrappasso è infallibile e non vedo l’ora che Federica Brignone ce ne fornisca l’ennesima prova, trasformando le fratture di ieri nelle medaglie olimpiche di domani».
74. Stefano PATUANELLI Trieste 8 giugno 1974. Politico • Dal 5 settembre 2019 ministro dello sviluppo economico nel secondo governo Conte, a inizio aprile 2020, mentre si parla de La spinta per ripartire: prestiti alle imprese fino a 750 miliardi, senza limiti di fatturato e con la garanzia dello Stato, Enrico Marro scrive: «Sia Conte sia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro dello Sviluppo, il grillino Stefano Patuanelli, pongono l’accento sullo sforzo “più poderoso nella storia della Repubblica”, come dice il premier. “Probabilmente il più ampio in Europa”, aggiunge Patuanelli» • A fine gennaio 2021 «a Palazzo Chigi i nervi sono corde di violino. Dal Senato, dove il gruppo dei responsabili si aggroviglia su chi deve comandarlo, rimbalzano voci che allarmano Conte. Sarà vero che Di Maio e Patuanelli già si vedono a Palazzo Chigi?», il 13 febbraio diventa ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nel governo Draghi. Ad inizio agosto a Emanuele Buzzi che gli chiede Per le Comunali il vostro alleato sarebbe il Pd, ma in molti capoluoghi sarete avversari. E per le Politiche? risponde: «Sono anni che auspico un dialogo con il Pd ma è un percorso da costruire per tappe, non può esserci una amalgama completa su tutto e subito. E attenzione, non può funzionare se il Movimento viene visto come un satellite, in modo subalterno. È stato un errore proporci di supportare sempre i loro sindaci uscenti ma non garantire mai il supporto ai nostri» • A metà luglio 2022, mentre Conte ha in mano il destino del governo Draghi, fotografa quanto sta accadendo come «un teatrino» e aggiunge che rimarrà ministro «stasera ma anche domani e dopodomani». Il 21 luglio Draghi dà le dimissioni. A inizio agosto, in vista delle elezioni, dice no a un eventuale governo con il Pd. Alessandro Trocino: «I 5 Stelle, considerati i primi responsabili della fine del governo Draghi, hanno trovato un muro nel Pd all’idea di un patto elettorale. Di fronte a questo, Conte ha cominciato a parlare di “ammucchiata”. E Stefano Patuanelli, che pure era considerato uno dei più vicini ai dem, si spinge oltre: “Governare con il Pd è uno scenario inverosimile. Abbiamo avuto un’esperienza multipla in questa legislatura di che cosa significa governare con forze politiche che non la pensano allo stesso modo”. Governare da soli, con sondaggi che li danno al 10 per cento circa, non sarà ugualmente facilissimo». Il 25 settembre è rieletto al Senato, il 22 ottobre cede il ministero a Francesco Lollobrigida • Il 18 aprile 2023 è eletto presidente del gruppo dei 5 Stelle al Senato (carica già rivestita nella precedente legislatura), succedendo alla dimissionaria Barbara Floridia, eletta presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai • A metà novembre 2024, quando il centrosinistra fa doppietta alle amministrative in Emilia-Romagna e Umbria, si dice che l’ala dei cinquestelle che vuole l’alleanza col Pd «Fico, Patuanelli - esce rafforzata dal voto» • A metà ottobre 2025 intervistato dal solito Buzzi prova a tenere tutto insieme, in modo un po’ democristiano dicendo che «il M5S resta indipendente ma alleato. Alleato, ma indipendente. Sembra di sentire Nanni Moretti: siamo diversi ma uguali» (Trocino). Alla domanda Come valuta i frutti dell’alleanza con i dem? risponde: «Guardi a Nova, la nostra assemblea costituente: gli iscritti hanno definito la nostra collocazione come indipendenti nel campo progressista. Dove c’è un progetto chiaro e condiviso, ci siamo alleati e sarà sempre questa la condizione necessaria per allearci. Mi sembra un discorso coerente. Poi, mi lasci dire con un po’ di leggerezza, leggo di molte critiche a Schlein per essersi schiacciata su posizioni del M5S: evidentemente la nostra voce la facciamo sentire e contare».
75. Riccardo MAGI Roma 7 agosto 1976. Politico • Dal 2018 deputato radicale, a giugno 2020 presenta un emendamento al «decreto Rilancio» per la pubblicizzazione dei dati usati per definire lo stato di salute di una regione (respinto per «motivi di privacy») • A inizio settembre 2021 presenta un testo per depenalizzare la coltivazione della cannabis per uso personale (fino a un massimo di 4 piante) che viene approvato dalla commissione Giustizia di Montecitorio • Presidente di +Europa, ad agosto 2022 rompe la federazione con Azione di Carlo Calenda che ha deciso di uscire dalla coalizione col Pd, nonostante questo metta a forte rischio il superamento della soglia di sbarramento per i collegi proporzionali (3%): «Noi abbiamo creduto nel progetto della federazione con Calenda. Se per la paura della soglia cambiassimo i nostri ideali politici rinnegheremmo la nostra storia politica e il nostro metodo». Poi ribadisce i temi qualificanti: «L’europeismo, i diritti civili, il fine vita, le libertà economiche, la riforma della cittadinanza, che, tra l’altro, era nel patto con Letta che Calenda ha stracciato» (il 25 settembre il partito si fermerà al 2,83 alla Camera, al 2,94 al Senato) • A fine giugno 2023, mentre Giorgia Meloni sta intervenendo al convegno organizzato alla Camera in occasione della Giornata mondiale contro le droghe, inscena una protesta contro le politiche del governo in materia di controllo degli stupefacenti mostrando cartelli con scritto “Cannabis non ci pensa lo stato ci pensa la mafia”. La premier replica: «Io so cosa sto facendo il punto è se voi vi rendete conto di quello che state facendo. Arriviamo al paradosso di avere serie che hanno come eroe uno spacciatore sulle stesse piattaforme che hanno fatto documentari contro Muccioli che aveva salvato migliaia di ragazzi quando lo Stato era girato dall’altra parte» • A inizio giugno 2024, giunto nel porto di Shengjin, sede di uno dei due centri italiani per l’accoglienza e la detenzione dei migranti in terra albanese, contesta Giorgia Meloni e Edi Rama con cartelli contro la «Guantanamo italiana». Fermato dalla sicurezza locale, è rilasciato dopo l’intervento della premier, con cui ha uno scambio verbale: «Se a un parlamentare succede questo a favore di telecamere, figuratevi a quei poveri cristi dei migranti cosa succederà», «See, poveri cristi... Capisco che sei al 3% e devi farti notare per superare lo sbarramento» • A fine marzo 2025, quando i giudici della Corte costituzionale aboliscono il divieto di adozione internazionale per i single, dice che «è urgente arrivare a una modifica della legge, affinché siano possibili per i single anche adozioni nazionali». A fine novembre, quando la ministra per la famiglia Eugenia Roccella sostiene che «possiamo parlare di educazione sessuo-affettiva, ma lateralmente. Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi» commenta «un bestiario di banalità».
76. LUPI Maurizio Milano 3 ottobre 1959. Politico • 2020 - • A inizio maggio 2021 è dato «in pole position» per sfidare il sindaco di Milano Giuseppe Sala (suo sponsor Silvio Berlusconi). A inizio giugno si dice che l’ex primo cittadino Gabriele Albertini, individuato dal centrodestra (dalla Lega) come vice di un candidato civico, è contrario alla sua candidatura (alla fine la scelta cade su Luca Bernardo: battuto 57,7 a 32, non riesce ad arrivare neanche al ballottaggio) • A inizio dicembre 2022 propone di estendere i congedi parentali ai padri: «Presenteremo un emendamento, ma è condiviso dal governo, affinché il mese in più pagato all’80% possa essere usufruito dalla madre o dal padre». Tra le ipotesi, «ma è da verificare se si possa fare», quella di «portare da uno a tre i mesi aggiuntivi, con i mesi successivi al primo al 67%, o tutti e tre i mesi al 67%» • A fine luglio 2023, quando il ricercatore egiziano laureato a Bologna Patrick Zaki rimesso in libertà si appresta a tornare in Italia, esprime il fastidio del governo per la sua scelta di optare per un aereo di linea da lui stesso pagato invece del volo di Stato offerto dalle autorità: «Al giovane Patrick, che abbracciamo con affetto, vorremmo anche ricordare che dire “grazie” a chi si è impegnato per lui, a cominciare dal governo di Giorgia Meloni, non è un atto politico, né una scelta di campo. Così come non lo è salire sul volo di stato e farsi fotografare con le autorità. È solo umana riconoscenza e buona educazione» • A inizio novembre 2024, intervenendo all’evento di Noi moderati-Centro popolare che sancisce il ritorno nel centrodestra di Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Giusy Versace, Ignazio La Russa lo invita pubblicamente a candidarsi a sindaco di Milano per il centrodestra: «Lupi, tu hai una grande responsabilità nel partito e a Milano, Sala non può più fare il sindaco. Il terzo mandato non c’è». Convinto che «la sinistra senza Sala sarà ancora peggio», il presidente del Senato conclude: «Quindi, caro Lupi tu che sei milanese hai una responsabilità anche in quel campo. Ne parleremo con calma, ma ne parleremo. A buon intenditore poche parole». Maurizio Giannattasio: «Lupi, da navigatore esperto, rintuzza le avances di La Russa, consapevole che chi entra papa la maggior parte delle volte esce cardinale e, pur avendo tutte le carte in regola per riportare il centrodestra alla guida della città, si mostra oltremodo prudente» • A fine marzo 2025, mentre si parla de Lo scontro nel governo sulla politica estera, intervistato da Paola Di Caro commenta: «Salvini e chiunque possono parlare con chi vogliono, sapendo che la politica estera la fanno il ministro degli esteri e la premier, e che forse sarebbe opportuno dividere i ruoli di leader di partito e di esponente di governo quando si va su questi terreni. Ma noi non siamo né succubi né nemici degli Usa. Ai dazi non si risponde con altri dazi. È puro masochismo, che finirebbe per danneggiarci. Si dialoga e si cerca un accordo che non leda le rispettive economie, con razionalità e pragmatismo. Questo è il ruolo che dovrà avere l’Italia, e che con Noi Moderati vogliamo rappresentare, in politica estera come in quella nazionale».
77. Pier Ferdinando CASINI Bologna 3 dicembre 1955. Politico • Ormai in orbita Pd, a metà aprile 2020 ipotizza che il secondo governo Conte possa durare «un mese, forse due. Poi i gravi problemi economici imporranno di correre ai ripari. O non si salverà nessuno, di maggioranza e di opposizione». A fine luglio prevede che «la legislatura durerà fino al 2023. Anche se la politica appare disarmata e confusa» • A fine gennaio 2021, nell’imminenza del voto in Parlamento sulla giustizia, si parla di un «governo di salvezza nazionale», «un Conte 3, basato su una maggioranza allargata a pezzi dell’area moderata del centrodestra e di cui farebbe parte anche Renzi». Francesco Verderami: «Conte non sembra avere molte alternative. Al Senato i numeri per Bonafede sono così risicati che rischierebbero di azzoppare il capodelegazione dei grillini al governo, e al tempo stesso di indebolire ulteriormente il presidente del Consiglio, che si ritroverebbe con un sostegno inferiore a quello ottenuto sulla fiducia. I “no” preannunciati dai senatori Casini, Nencini e Lonardo nei confronti del Guardasigilli, oltre a esprimere una linea garantista, sono una forma di pressione sul premier per indurlo ad accettare il progetto». A maggio, quando mancano otto mesi alla fine del settennato di Sergio Mattarella, il suo nome appare tra i “quirinabili”. Verderami: «L’ex presidente della Camera si diverte quando lo tratteggiano come un gentleman che entra in un casinò, si avvicina al tavolo della roulette con un’unica fiche e la punta sullo zero. È difficile che esca ma se esce... La fiche a Casini gliela sta portando in dote Renzi» • Il 24 gennaio 2022 iniziano le votazioni per eleggere il successore di Mattarella: Casini è proposto da Renzi come possibile «candidato condiviso», o quanto meno condivisibile, tra centrodestra e centrosinistra. Verderami spiega che tra la quarta e la settima votazione il leader di Italia Viva si dovrebbe trovare di fronte al bivio Casini-Draghi: «Sul primo pensa di arrivare all’accordo con Salvini, perché — come disse mesi fa Giorgetti a un dirigente del Pd — “i due Matteo” avrebbero un patto di mutua assistenza già siglato. Infatti ieri il capo della Lega non ha bocciato Casini, ha solo specificato che “non è una proposta del centrodestra”. Il fondatore dell’Udc appare sulla carta favorito rispetto all’ex presidente della Bce, alla vigilia di una corsa che mette alla prova i nervi di chi dovrà deciderla». Il 26, alla vigilia della quarta chiama, quando ancora sembra improbabile che Mattarella cambi idea (è andato a dare un’occhiata al nuovo appartamento in cui intende trasferirsi), «L’intesa inattesa che sembra reggere» resta «quella fra Letta e Matteo Renzi su Draghi o, in alternativa, Casini» ma Meloni ha cambiato i rapporti di forza nell’alleanza: «E se ora nel centrodestra qualcuno pensasse di appoggiare Casini, noi ci opporremmo gridando alla casta». Verderami: «L’ex presidente della Camera è avvertito da FdI come una minaccia al bipolarismo, come “il cavallo di Troia” per un ritorno al centrismo. Ecco perché Salvini non può — semmai l’avesse voluto — indirizzarsi verso questa soluzione. Che resta forte in Parlamento, ma rischia di far saltare la maggioranza di governo, dato che nell’altro campo un pezzo di M5S minaccia di andare all’opposizione se fosse eletto Casini. E pure un pezzo del Pd riterrebbe l’approdo “esiziale”, perché — oltre a consegnare l’ennesimo successo a Renzi — provocherebbe uno sconquasso negli equilibri politici. “Sarebbe — secondo un dirigente dem — l’inizio della nostra fine”». All’alba del 29 gennaio si dice che «sia Draghi, sia Casini avrebbero i voti di due schieramenti sfibrati da giorni di mediazioni inconcludenti e di spallate fallite. Ma il problema è chi tra loro, e tra eventuali altre opzioni, subirà meno veti e pregiudiziali in Parlamento», poi Salvini-Meloni-Conte gettano «nel tritacarne una civil servant come Elisabetta Belloni» che potrebbe «fare esplodere tutto». Verderami: «Renzi ha appena finito di cenare con Casini, che oscilla tra l’ottimismo e il più nero pessimismo: per questo gli ha offerto una pizza e una bottiglia di champagne. Intanto i forzisti escono dal letargo e organizzano insieme con gli altri centristi un piano per la resistenza. Nel retro di un ristorante Toti chiama Di Maio, che sta alterato di suo: “È una cosa folle. Non ne sapevo nulla. Ho sempre detto che se si deve andare su un tecnico per me c’è solo Draghi. Se è un politico, si può fare con Casini”. E allora comincia la conta per Casini. Solo che Salvini non può starci, perché su quel nome i leghisti del Nord sono sopra le barricate. Dirà il governatore lombardo Fontana “non sarei più potuto andare alle feste di partito e a casa sarei arrivato solo se scortato”. I numeri ballano e intanto i ministri forzisti premono perché il Cavaliere vada su Mattarella. Sanno che Draghi ha realizzato di non avere spazio e sta spingendo affinché sul Colle resti l’inquilino in scadenza di affitto. Peraltro nel pomeriggio, previdente, Giorgetti aveva invitato il dem Delrio a far sì che sul capo dello Stato uscente iniziassero a “scivolare” a scrutinio segreto un po’ di voti: “Perché vedo come si stanno muovendo questi pazzi e temo che si vadano a cacciare in altri guai. Fermiamo questa giostra”. E la giostra si ferma: i voti per Casini non garantiscono e Berlusconi vira su Mattarella» • Entrato per la prima volta alla Camera nel 1983 (con la Dc), 40 anni di politica ininterrotti, undici legislature, a inizio luglio 2023, intervistato da Roberto Gressi dice di non aver mai pensato di lasciare la politica: «È una passione, se contrai questo virus non ci sono vaccini» («Ero atlantista, europeista e degasperiano sui banchi di scuola. Mi sembra di essere lo stesso, 40 anni dopo, sui banchi del Senato») • Senatore eletto col Pd, a fine agosto 2024, spinto anche da un comune, lontano passato democristiano, appoggia la candidatura di Raffaele Fitto a commissario europeo: «L’opposizione ha una grandissima occasione per dimostrare la propria maturità e il proprio attaccamento al bene comune. Così come Gentiloni rappresentava, e bene, il Paese, anche Fitto lo farà. Sostenerlo significa dire: a noi interessa il bene dell’Italia, non quello di parte. Per contrastare il sovranismo bisogna includere, aprirsi, mostrarsi superiori e rivolgersi a tutti gli italiani. Kamala Harris ha detto che se vincerà porterà al governo un ministro repubblicano. Questo è un discorso intelligente: l’Italia viene prima di tutto, è uno slogan e un atteggiamento vincente, maturo. E l’opposizione può dimostrarlo con i fatti». A Paola Di Caro che lo incalza Non si chiede un po’ troppo? replica: «No. Sarebbe un errore godere di un ipotetico fallimento di Meloni sul tavolo delle trattative per gli incarichi, perché gli incarichi più alti sono e più servono al nostro Paese per crescere. E chi fa politica deve pensare al bene del Paese» • Il «più longevo parlamentare italiano, non un estremista ma l’ultimo campione del moderatismo democristiano», a metà settembre 2025 intervenendo a Otto e mezzo dichiara: «Il governo ha continuato per mesi a parlare di due popoli e due Stati, come la politica italiana fa da trent’anni, ma lo fa senza guardare agli insediamenti che si moltiplicano nei territori occupati e senza creare le condizioni per questa soluzione. Oggi il governo è in difficoltà, deve avere una posizione diversa. Meloni è divisa fra Trump e la realtà che vedono gli italiani, una situazione aberrante. Ho sempre pensato, come la Meloni, che riconoscere lo Stato palestinese fosse una cosa simbolica ma priva di sostanza, ma oggi non abbiamo altra strada. È simbolico, ma davanti a migliaia e migliaia di morti diventa sostanza politica. Un Paese deve dire basta, su questo si deve realizzare l’unità del Parlamento». A inizio dicembre, in un caffè intitolato I Casini di domani, Massimo Gramellini parla «di una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer. Adesso quei foderi sono diventate le nuove sciabole da rimpiangere. Non saprei dire se si tratti di un declino della specie, graduale ma inarrestabile, o se abbia a che fare anche con quella tipica malattia dell’età adulta che si chiama “torcicollo emotivo” e consiste nel rivalutare il passato a scapito del presente».
78. Andrea DELMASTRO DELLE VEDOVE Gattinara 22 ottobre 1976. Politico • 2020 - • 2021 - • A fine ottobre 2022, mentre Giorgia Meloni è impegnta nella scelta di viceministri e sottosegretari per il suo governo, Elena Tebano scrive che la disputa «è soprattutto sulle deleghe di alcuni ministeri. Come quello della Giustizia. Berlusconi vuole assicurarsi che a seguire la battaglia garantista e contro la legge Severino, anche in vista dell’esito del processo Ruby ter, ci sia come vice di Carlo Nordio Francesco Paolo Sisto, con ampia delega. Fratelli d’Italia invece vuole in quel ruolo Andrea Delmastro Delle Vedove. La Lega vorrebbe aggiungere Andrea Ostellari». Il 2 novembre (ancora c’è chi scrive “Del Mastro”) ottiene il posto di sottosegretario insieme a Ostellari, Sisto diviene viceministro • A inizio febbraio 2023 si passa dal caso Cospito al caso Donzelli-Delmastro. Gianluca Mercuri: «La discussione sull’anarchico detenuto in regime di 41 bis è stata infatti bypassata dal durissimo scontro politico innescato dalle parole sfuggite alla Camera a Giovanni Donzelli, importante esponente di Fratelli d’Italia, che, oltre ad attaccare con modalità senza precedenti il Pd, ha rivelato notizie sui rapporti tra Cospito e boss mafiosi, ammettendo di averle sapute da Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia e suo collega di partito nonché coinquilino». Le polemiche hanno l’effetto di unire le opposizioni, Pd, M5s e Terzo polo: «Deve dimettersi». A metà mese è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Giovanni Bianconi scrive che l’iscrizione nel registro degli indagati «non è il classico atto dovuto seguito a una denuncia», perché i magistrati l’hanno fatta precedere dall’acquisizione di documenti e dall’ascolto di testimoni. Il 6 luglio la gip Emanuela Attura riapre con un provvedimento di «imputazione coatta» ciò che i magistrati romani intendevano chiudere. Gianluca Mercuri: «La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione per Delmastro perché convinta che, se la sua violazione è oggettiva, non ci sono però prove sull’elemento soggettivo, ovvero la consapevolezza dell’esistenza del segreto. La giudice per le indagini preliminari Emanuela Attura è di avviso contrario perché Delmastro è un avvocato specializzato in Diritto penale (tra l’altro è lui l’avvocato della premier nella causa contro Roberto Saviano, che la definì bastarda in tv). E se anche fosse un avvocato poco perspicace, sul documento spifferato a Donzelli c’era scritto chiaro “limitata divulgazione”. Ora la Procura dovrà chiedere il rinvio a giudizio e un altro giudice dovrà stabilire se il sottosegretario andrà processato (con quale serenità è immaginabile)». Meloni commenta: «Mi sono informata su quante sono in Italia le imputazioni coattive, mi è stato risposto che sono una percentuale irrilevante. Il giudice non deve sostituirsi al pm. Sono obiettivamente molto colpita da questa anomalia. È una questione politica, riguarda un esponente del governo nell’esercizio del suo mandato». A fine novembre, quando la Gip Maddalena Cipriani lo rinvia a giudizio, non si scompone: «prima o poi un giudice riconoscerà che non c’è segreto e quindi non c’è reato. Non ho passato alcuna carta. Ho risposto alla domanda di Donzelli, cosa che è mio dovere fare e faccio con qualsiasi parlamentare». Prima della fine dell’anno attacca: «L’Italia è quel Paese strano dove quando sei indagato o imputato sei un mostro, sbattuto sui giornali, ti possono portare in cella senza passare dal via, senza che tu sappia neanche perché. Poi quando finalmente diventi condannato ti si aprono le porte di quel sinistro perdonismo, per cui lo stesso Cospito diventa l’influencer della sinistra, a cui vanno come se fosse la Mecca» • Il 2024 si apre con le polemiche per il Capodanno cui ha preso parte col deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo che «ha pensato bene di andare alla festa della Pro loco di Rosazza — paese la cui sindaca è sorella di Delmastro — armato di una pistola. Un mini-revolver dal quale è partito un colpo che ha ferito in modo lieve uno dei partecipanti, genero di un agente della scorta di Delmastro. Pozzolo nega di aver sparato, Delmastro giura di non aver visto nulla e di aver sulle prime pensato a un normale “botto”». Mentre le opposizioni chiedono che Pozzolo si dimetta da parlamentare, lui si chiude nel silenzio («Sono molto provato da questa vicenda, non ho altro da dire»), la sorella Francesca dice che non erano presenti al momento dello sparo. Il 4 gennaio, quando si vede formalizzare la querela per lesioni personali da parte di Luca Campana, l’elettricista ferito a una gamba, Pozzolo continua a negare di aver sparato, si dice «devastato» e confida di sentirsi abbandonato da Delmastro che non l’ha mai chiamato. Sottosegretario alla giustizia con delega al Dipartimento delle carceri, a metà novembre (presentazione dei blindati per il regime del 41bis) dice di provare «intima gioia nel non veder respirare i detenuti». Le opposizioni chiedono le dimissioni: «Sono parole vergognose, orribili, indegne di un uomo che dovrebbe rispettare la Costituzione e lo Stato di diritto» (Matteo Renzi), «Frasi raccapriccianti prive di umanità» (Angelo Bonelli). Ancora una volta, Meloni lo difende: «Ha detto che gode nel vedere non respirare la mafia, se questo vi scandalizza ne prendo atto» • Nonostante la richiesta di assoluzione del pubblico ministero Paolo Ielo, il 20 febbraio 2025 viene condannato a 8 mesi di carcere e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pene sospese fino a sentenza definitiva) per rivelazione di segreto d’ufficio. Mercuri: «I legali delle parti civili (cioè dei parlamentari del Pd) hanno sostenuto che Delmastro, in quanto “avvocato penalista iscritto all’albo dei cassazionisti”, non poteva ignorare la riservatezza del documento. Il Tribunale ha dato ragione a loro». Ancora una volta le opposizioni chiedono le dimissioni, ancora una volta Meloni lo difende: «Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione. Il sottosegretario Delmastro rimane al suo posto». Lui spiega che «è un dato di fatto che il collegio fosse fortemente connotato dalla presenza di Magistratura democratica» (di cui è però uno storico esponente pure Ielo). A metà marzo, intervistato dal Foglio, spiega: «È un errore strategico dare ai pm un proprio Csm che, per eterogenesi dei fini, si rivolterà contro. Quando un pm non dovrà più neanche contrattare il suo potere con i giudici in un solo Csm, prima ancora di divorare i politici andrà a divorare i giudici. O si va fino in fondo e si porta il pm sotto l’esecutivo, come in tanti Paesi, o gli si toglie il potere di impulso sulle indagini». Rocco Gustavo Maruotti, segretario dell’Associazione nazionale magistrati, commenta: «Delmastro ha disvelato le reali intenzioni del governo di “sottoporre il pm alle direttive del potere esecutivo e di togliere al pm il potere di impulso delle indagini”. E ha concluso che l’unica parte buona della riforma, è il sorteggio (che non c’è in nessun paese europeo). Il resto lo faranno le modifiche al codice. Hanno tutto il diritto di farlo. Ma gli italiani ora sapranno qual è l’obiettivo finale». Tirato in ballo, il ministro Nordio lo chiama «amico» ma precisa che nella riforma «non c’è nessun accenno di sottoposizione all’esecutivo né di modifica dei rapporti tra pm e polizia giudiziaria».
79. Giovanni DONZELLI Firenze 28 novembre 1975. Politico • 2020 - • 2021 - • A fine agosto 2022, in vista delle elezioni, è indicato con Ignazio La Russa e Francesco Lollobrigida tra i “colonnelli” di Fratelli d’Italia (da giugno è responsabile organizzativo). A fine settembre è molto quotato nel “toto ministri”, ma alla fine resta fuori dal governo Meloni • Vicepresidente del Copasir, il delicatissimo Comitato che si occupa di sicurezza e servizi segreti, il 31 gennaio 2023 definisce l’anarchico Alfredo Cospito «Un influencer che sta utilizzando la mafia per far cedere lo Stato sul 41 bis» e attacca i parlamentari dem che l’hanno incontrato in carcere dopo tre mesi di sciopero della fame? «Siete con lo Stato o con i terroristi?». Luca Angelini: «Donzelli si è spinto troppo oltre, arrivando a riferire dei rapporti tra le sbarre di Cospito con i boss della mafia per far cadere la norma sul carcere duro. Una ricostruzione dei colloqui così circostanziata non poteva che esser frutto di documenti riservati: quelli in possesso di una struttura sensibile del ministero della Giustizia come il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). E sul Dap ha la delega un altro autorevole esponente di Fdi, il sottosegretario Delmastro, che divide casa a Roma proprio con Donzelli e che candidamente ha ammesso di aver parlato dell’argomento con il collega. L’incredibile autogol ha lasciato basito un magistrato dai trascorsi ineccepibili come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano, ha provocato l’ira del Guardasigilli Nordio e ha costretto Meloni a intervenire presso gli alleati per cercare di limitare i danni. Solo Salvini si è esposto per solidarizzare con Donzelli. Il resto del centrodestra è rimasto a debita distanza, in silenzio, mentre Nordio esternava tutto il suo disappunto e chiedeva al gabinetto della Giustizia di verificare la fuga di notizie. Anche perché per ottenere accesso agli atti citati da Donzelli servono precise richieste: non sono nelle disponibilità dei parlamentari, come ha tentato di difendersi il deputato». Le opposizioni chiedono immediatamente le dimissioni di entrambi. A metà luglio, quando la gip Emanuela Attura respinge la richiesta di archiviazione dei pm e ne dispone l’imputazione coatta, Delmastro tace («chissà se un giorno si saprà cosa pensi davvero del suo amico Donzelli, che l’ha cacciato in questo guaio», commenta Mercuri). A fine novembre, quando la gip Maddalena Cipriani rinvia a giudizio Delmastro, fa notizia il suo silenzio • A fine febbraio 2024, mentre non si placano le polemiche sugli studenti, molti dei quali minorenni, manganellati a Pisa, annuncia: «Al di là di singoli casi che andranno approfonditi, riteniamo gravissimo che si delegittimi chi indossa la divisa. E per questo, nel weekend, tutta la nostra classe dirigente in delegazioni andrà nelle varie città a portare solidarietà a chi lavora nelle caserme e nelle questure». Il 4 aprile, quando alla camera non passa la mozione di sfiducia contro la ministra del turismo Daniela Santanchè, lascia la porta aperta a possibili evoluzioni future: «La stessa Santanchè ha detto che in caso di rinvio a giudizio farà una riflessione, ma noi abbiamo fiducia in lei e siamo convinti che il rinvio non ci sarà». A fine giugno, quando il sito Fanpage mostra militanti di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, che si lasciano andare a insulti razzisti e antisemiti, cori «Duce Duce Duce», proclami di adesione al fascismo, commenta: «Esiste un limite che non è superabile, che è quello dell’antisemitismo, un germe pericoloso e contagioso che è tornato e sta tornando in Italia, soprattutto a sinistra, nei centri sociali». La senatrice del Pd Beatrice Lorenzin lo incalza: «Ha detto che in FdI non c’è nessuno spazio per razzisti, estremisti e antisemiti. Voglio credergli. Ma i fascisti? Perché il responsabile dell’organizzazione nazionale di FdI non ha detto che non c’è spazio per i fascisti nel partito? Le immagini di Fanpage sono piene di saluti romani» • Quando a inizio febbraio 2025 dice a Paola Di Caro che è «gravissimo e pericoloso spiare» si riferisce soprattutto alle chat di FdI pubblicate in un libro del giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini: «Parliamo di chat private ed è gravissimo che siano violati principi costituzionali, ribaditi anche dalla Cassazione per Whatsapp, come la segretezza della corrispondenza. È inaudito, infatti ci saranno denunce di chi si sente violato». Quanto agli attacchi violentissimi contro Matteo Salvini emersi dalle chat, li liquida in acqua passata: «Quelle chat si riferiscono a una legislatura in cui il centrodestra era diviso, litigioso, su opposti fronti di governo, e lo era in pubblico. A volte dovettero intervenire i commessi in Parlamento per separare leghisti e noi. Proprio perché eravamo divisi ci furono pessimi governi. Da quando, dopo la caduta del governo Draghi, ci siamo ritrovati, non esiste una sola parola contro nessuno dei nostri alleati». Il 20 febbraio, quando Delmastro viene condannato a 8 mesi di carcere e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pene sospese fino a sentenza definitiva) per rivelazione di segreto d’ufficio, tutti ricordano che nel gennaio 2023 fu lui che «inguaiò terribilmente l’amico». A fine maggio si legge nelle motivazioni dei giudici Rugarli, Conforti e Bruni: «Il collegio ritiene che le notizie comunicate dall’imputato all’onorevole Donzelli rientrassero e rientrino nell’ambito del segreto d’ufficio e avessero la copertura penale prevista dall’articolo 326 cp; che la comunicazione di tali notizie abbia comportato un concreto pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità e che Andrea Delmastro non può essere ritenuto tanto leggero e superficiale come per certi versi vorrebbero difesa e Procura da non aver considerato e non essersi reso conto della valenza e delicatezza e, in definitiva, della segretezza di quelle informazioni». A fine mese, quando il centrosinistra prende Genova, minimizza reclamando i successi nei comuni più piccoli: «Noi non abbiamo perso. Abbiamo perso a Genova, è vero, e ci dispiace ma dal territorio stanno arrivando risultati importanti da comuni che non saranno magari capoluoghi di provincia ma sono ancora più popolosi. Non c’è alcuno spostamento di consenso generale. Abbiamo vinto al primo turno in comuni grandi come Rozzano, a Sulmona, a Ortona la sinistra nemmeno arriva al ballottaggio».
80. Goffredo BETTINI Roma 5 novembre 1952. Politico • «Mente del “Pd nuovo”», a metà gennaio 2020 caldeggia l’idea di cambiare nome al partito (I Democratici?), il 16 febbraio, governo Conte II, propone di sostituire Italia viva con una pattuglia di responsabili. Maria Teresa Meli: «Cioè ha detto per la prima volta a chiare lettere quello che in molti nella maggioranza pensano, quello a cui alcuni si stanno attrezzando, nonostante le smentite di palazzo Chigi. Ma Bettini è un battitore libero, Zingaretti, invece, è il segretario del Pd. A lui è richiesta maggior cautela. E pazienza. Però anche Zingaretti è stufo di questo andazzo: “Non si può vivere sempre in mezzo al guado”, ripete a sera ai suoi, dopo l’ennesima giornata di polemiche e tensioni. Bettini, qualche ora prima, ha detto la sua. Lo ha fatto con un post su Facebook: “Renzi è una tigre di carta. Il suo tentativo di creare un terzo polo sta naufragando così rapidamente da renderlo prigioniero di un attivismo autodistruttivo. Egli può fare ancora danni rendendo instabile l’azione del governo Conte. Ma c’è la possibilità di sostituire Iv con parlamentari democratici pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura”. Un post, questo, che ha scatenato un pandemonio, tanto che lo stesso Bettini, qualche tempo dopo, anche per mettere Zingaretti al riparo dalle polemiche, ha dovuto precisare che a suo avviso la pattuglia dei responsabili pronti a sostenere il governo Conte può essere aggiuntiva e non sostitutiva di Iv. Ma il senso del suo ragionamento resta quello». «Padre nobile del Pd», a fine dicembre suggerisce a Conte di assumere lui in prima persona l’iniziativa di avviare un rimpasto • A inizio gennaio 2021 si dice che il presidente del Consiglio è pronto al dialogo e al rimpasto (i nomi? Boschi, Rosato, Orlando, Bettini). Monica Guerzoni: «Il più attivo dei pontieri, Goffredo Bettini, ha passato l’Epifania al telefono e qualcosa all’apparenza si è mosso. Ma la rigidità dei duellanti ha ridotto i possibili sbocchi della crisi: il rimpastino, o la conta in Senato». A fine gennaio il governo cade. «Suggeritore» di Nicola Zingaretti, a inizio giugno la sua apertura ai sei referendum radicali sulla giustizia, appoggiati anche da Matteo Salvini, rompendo il tabù della separazione delle carriere dei magistrati crea un caso nel Pd. A inizio agosto, ribadisce che firmerà per tre referendum (non quelli che «riguardano direttamente i magistrati in quanto persone»). Premesso che «Mio padre è stato un grande avvocato penalista. Repubblicano e libertario. Ho conosciuto tanti suoi colleghi con diverse opinioni politiche ma con la medesima passione umana nel contrastare possibili errori o irrimediabili ferite. Nicola Madia, Luciano Revel, Franco De Cataldo, Enzo Trapani. E molti altri. Quel clima mi è rimasto nell’animo così come il terribile momento della “sentenza”, quando degli esseri umani hanno in mano il destino di altri esseri umani» a Meli che gli chiede Lei è un ultrà del garantismo? risponde: «Non sono affatto per l’impunità. Sono, tuttavia, per arrivare alla verità processuale nel rispetto più totale delle regole e di una prospettiva profondamente umana. La condizione delle carceri è in troppi casi terribile. La carcerazione preventiva spesso ingiustificata. La prescrizione sine die, ora corretta in Parlamento, è angosciante per gli imputati e per le vittime. Se lo Stato in un arco lungo ma ragionevole di anni non riesce ad arrivare ad una sentenza definitiva, non possono pagare le singole persone. Devastate nelle loro esistenze». «Infaticabile “suggeritore” del Pd», a metà dicembre (consueta intervista della Meli) ribadisce le virtù del «campo largo» con, in primis, i Cinque Stelle e attacca Matteo Renzi e Carlo Calenda, che in quel campo non intendono entrare («Renzi ha un notevole talento politico che vedo sprecato malamente. Ma nel passato ha saputo anche costruire e progettare. Per Calenda è diverso. Il suo istinto è solo distruttivo»). Quanto al Quirinale, dice che, ci vada o non ci vada Mario Draghi, il governo deve andare avanti fino al 2023: «Il governo al suo nascere si è dato un programma ancora non completato. Con Draghi o senza Draghi, sulla pandemia, sulla implementazione delle risorse europee e su alcune riforme fondamentali occorrerebbe andare avanti» • «Eminenza occulta del Pd, che da lontano spesso tesse la tela politica dei dem», arrivate il 21 luglio 2022 le dimissioni del governo Draghi, ad inizio agosto non esclude che le strade di dem e grillini (la cui alleanza ha sempre sostenuto) possano tornare a convergere nonostante il «grave errore» della mancata fiducia a Draghi: «Il bello della politica è la sua imprevedibilità» • «Immarcescibile» «uomo che voleva un abborracciatissimo governo Conte 3 anziché Draghi, e che trova ancora ascolto» (Gianluca Mercuri) a metà gennaio 2023 si dice che Elly Schlein, candidata alla segreteria del Pd, è pronta ad avvalersi del suo sostegno. A fine mese è ancora incerto fra Schlein e Gianni Cuperlo. A metà febbraio, ricordato che «Il mio compianto amico Gianni Borgna mi diceva: “Goffredo, per capire l’Italia è inutile che ti affatichi a leggere tutti questi libri. Basta guardare Sanremo”. E così anche quest’anno ho guardato il festival» riflette: «C’è questo ragazzo, Ultimo, che viene dalla borgata e fa delle canzoni bellissime, come quella che ha cantato al Festival. La sala stampa di Sanremo ha esultato nel momento in cui è finito fuori dal podio ma lui se ne frega, va avanti per la sua strada, ha già riempito lo Stadio Olimpico e lo farà ancora in estate. Un tempo - il riferimento è all’epoca del Partito comunista italiano - questi ragazzi li andavamo a cercare noi, li chiamavamo, li conoscevamo. Come abbiamo fatto con un giovanissimo Antonello Venditti, con Francesco de Gregori, qualche anno dopo con Luca Barbarossa…» • A inizio maggio 2024 dice di non sentire la Schlein da un anno e aggiunge che nel Pd «c’è il rischio di una gestione solitaria», a metà mese si parla di sue pressioni per far tornare in politica Francesco Rutelli (per una nuova Margherita, che allarghi il campo). A inizio ottobre Mercuri scrive: «Campo largo, nome logoro come ogni pensata di Goffredo Bettini» • A metà ottobre 2025, intervistato da Maria Teresa Meli commenta: «Calabria e Marche sono state due sconfitte dolorose, in parte previste, ma sulle quali riflettere con più profondità. La salute dell’alleanza progressista va valutata alla fine del ciclo elettorale delle Regionali. Non si possono dare giudizi “epocali” dopo ogni dato elettorale. Avremo la Campania, la Puglia, il Veneto. E stiamo votando per la Toscana. Il tempo per tirare le somme ci sarà, sono fiducioso sui nostri prossimi risultati. Ricordo che l’astensionismo è la vera malattia democratica da combattere; non ne veniamo a capo per tante ragioni. Per aggredirlo serve comprendere le sue ragioni di fondo e un lavoro di lunga lena». Negli stessi giorni, quando nasce per iniziativa di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi della Capitale, il Progetto Civico Italia (una rete di amministratori che si candida a essere il centro di un nascente centro-sinistra) è a Roma con 300 fra sindaci e consiglieri regionali e comunali. A fine mese, quando la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati ottiene il via libero definitivo, mentre si profila un referendum confermativo è indicato tra i dem pronti a votare sì.
81. Vittorio SGARBI Ferrara 8 maggio 1952. Critico d’arte • A metà marzo 2020, mentre «virologi dell’ultima ora che discettano sulle vittime del fumo passivo, a loro avviso più numerose» di quelle causate dal Covid-19 e «qualche economista della domenica (con tutto il rispetto per la domenica) che antepone i rischi della serrata a quelli del contagio» «irridono l’emergenza», Massimo Gramellini (La giostra dei narcisi) scrive che «persino Sgarbi, uomo intelligente, esorta i fan a trasferirsi in massa a Codogno e condisce l’invito con una spruzzata di parolacce, che in Italia servono a misurare il tuo tasso di originalità e indipendenza» (trascorsi quaranta giorni si preoccupa per il post pandemia: «Non vorrei che in tv i virologi prendessero il posto dei cuochi. O di Sgarbi»). A fine luglio, mentre Giuseppe Conte si prepara a chiedere la proroga al 31 ottobre dello stato d’emergenza, contro la richiesta si tiene un convegno «negazionista», Prima Ora lo segnala «nella variopinta compagnia» con lo «Steve Bannon del Carroccio» Armando Siri, «un Andrea Bocelli che confessa di aver violato il lockdown nonostante le raccomandazioni dei figli», «l’insigne giurista» Sabino Cassese secondo il quale una proroga dello stato di emergenza «sarebbe inopportuna e illegittima» • A metà giugno 2021 si parla del suo coinvolgimento (assieme ad altre 20 persone) in una vicenda che ha portato i carabinieri della Tutela del patrimonio al sequestro di opere attribuite al pittore anconetano Gino De Dominicis, morto nel 1998, che sarebbero false. Elena Tebano: «Rischia di essere processato con l’accusa di “aver fabbricato certificazioni fasulle allo scopo presumibilmente di arricchirsi”. Sgarbi ha anche chiamato il ministro Dario Franceschini e l’allora ministra Roberta Pinotti per cercare di interessarli alla vicenda. “Mai pensato che i magistrati si facessero intimidire. Volevo solo che sapessero di avere a che fare con una polizia giudiziaria analfabeta d’arte”» • A inizio maggio 2022 è protagonista di una rissa con Giampiero Mughini. Gramellini commenta: «Sgarbi e Mughini sono maledettamente colti. Hanno aperto migliaia di libri, leggendoli per davvero quasi tutti. Hanno visitato centinaia di mostre e speso gran parte della loro vita nella frequentazione della bellezza. Se dovessi augurarmi qualcosa per l’avvenire di mio figlio, vorrei che capisse d’arte e di tanto altro (politica esclusa) come Sgarbi e di letteratura e di tanto altro (calcio escluso) come Mughini. Ma allora perché si riducono ogni volta a mettere in scena la versione macchiettistica di sé stessi? Per restare fedeli a un personaggio? Per paura di invecchiare? Temo c’entri purtroppo il carattere. E dico purtroppo perché Sgarbi e Mughini sono la prova vivente che la cultura non rende più saggi, ma si limita a rinforzare chi lo è già». Già sottosegretario alla cultura nel Berlusconi II (2001-2002, incarico poi revocato dal Consiglio dei ministri a causa di numerose polemiche e tensioni col ministro Giuliano Urbani), il 2 novembre torna in carica nel governo Meloni • «Personaggio assoluto, molto amato e molto discusso, ostinato a restare sempre il bilico sul filo teso della provocazione politica e intellettuale, tenuto in equilibrio precario da passioni travolgenti e da prepotenze dialettiche spesso magnetiche», a fine giugno 2023, durante l’inaugurazione dell’Estate al Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, è protagonista di «un tonfo di volgarità, battute sessiste e insulti blaterati di colpo al cellulare con uno sconosciuto e davanti a un microfono aperto, botta di clamoroso, efferato situazionismo» (Fabrizio Roncone, che conclude «Visto e rivisto, rinunciando a ogni ipocrisia e indulgenza, la domanda che resta è: Vittorione, ma perché?»). Dopo che il ministro Sangiuliano ha detto «La volgarità mi ripugna. Il rispetto per le donne è una costante della mia vita», replica: «Se mi venissero chieste le dimissioni per una cosa del genere, il ministero della cultura dovrebbe chiudere le porte per sempre. Sarebbe censura, vero fascismo. Le osservazioni di Sangiuliano sono condivisibili in tutto e per tutto, ma se riferite al comportamento in società o in sedi istituzionali: ad esempio, è chiaro che al Quirinale io non mi metto a dire parolacce. Ma il mio era uno spettacolo, era provocazione. C’è stato un profondo equivoco» • A febbraio 2024 si dimette da sottosegretario alla cultura. Annunciato un ricorso al Tar contro l’Antitrust, spiega di aver deciso di dimettersi per il documento che «stabilisce l’incompatibilità fra il sottosegretario e Sgarbi»: «Io sono diventato sottosegretario alla cultura perché sono scrittore, conferenziere, critico d’arte. Ma questa non si può considerare una professione come fare il medico. Invece queste attività che faccio io per loro sono un’interferenza con l’attività di sottosegretario». Dal Giappone, Giorgia Meloni lo scarica: «Dopo il pronunciamento dell’Antitrust la decisione del sottosegretario di dimettersi è corretta. Aspetto di incontrarlo a Roma per accogliere le sue dimissioni». A metà marzo la Procura di Roma ne chiede il rinvio a giudizio per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Luca Angelini: «Al centro dell’inchiesta per reati tributari, un debito di 715 mila euro per tasse dovute dall’indagato ma mai finite nelle casse dello Stato. E un quadro, Il giardino delle fate (1913) di Vittorio Zecchin, comprato a un’asta, nel 2020, da Sabrina Colle, storica compagna di Sgarbi. Secondo i pm invece il vero acquirente sarebbe stato proprio il critico d’arte, che si sarebbe servito della fidanzata come prestanome, in modo che il prezioso bene non rientrasse nel suo patrimonio. E non potesse essere oggetto di eventuale pignoramento, a saldo del suo precedente debito fiscale» • A fine settembre 2025 Gramellini gli dedica un caffè intitolato Sgarbi dopo Sgarbi: «Sembra un altro e invece è lui. O sembra lui e invece è un altro. Con Sgarbi non si sa mai. L’assenza del ciuffo e degli occhiali gli consegna un’aria mansueta, quindi antisgarbiana e soprattutto anticiclica. Viviamo infatti nel tempo dell’aggressività verbale e della polemica divisiva. Un’arte di cui lo storico (dell’arte) è stato un maestro e un precursore. Ci provò Grillo a imitarlo, però come tutti i predicatori funzionava solo nei monologhi. Mentre Sgarbi non è mai stato un predicatore, ma un provocatore e si è sempre esaltato nei dialoghi, che lui trasformava inesorabilmente in duelli, grazie al sangue freddo che gli permetteva di restare calmo fingendo di arrabbiarsi. Intollerante nei modi più che nelle idee, libertarie e libertine. La foto diffusa dai suoi social lo ritrae al seggio elettorale di San Severino Marche, uno dei paesi più belli d’Italia e dunque del mondo, dove è stato anche sindaco. La figlia Evelina, che gli ha fatto causa per quell’inestricabile miscuglio di affetto ed egoismo di cui è intessuto l’amore filiale, dice di non riconoscerlo più. Non saprei, ma c’è qualcosa in quell’immagine che mi commuove. Una reazione paradossale e contraddittoria, lo riconosco, perché a provocarla è l’assurda nostalgia per gli aspetti del suo carattere che lo rendevano insopportabile. Come quando, guardando un leone diventato fragile, ne rimpiangiamo l’antica energia, che pure a suo tempo ci aveva infastidito e qualche volta spaventato». Il primo ottobre esce sul “Corriere della Sera” un’intervista di Aldo Cazzullo in cui dice: ««Sono caduto in depressione per la mia uscita dal governo. Sabrina mi ha salvato, la sposo». Il 30 ottobre torna dopo 8 mesi di assenza al comune di Arpino, di cui è sindaco dal 2023 (a causa della depressione, è stato costretto a un periodo di ricovero e cure). Il 22 dicembre spiega a un tribunale civile che è capace di intendere e di volere, ma servirà una perizia per capire se può sposarsi e può gestire i suoi affari patrimoniali.
82. Pier Silvio BERLUSCONI Milano 28 aprile 1969. Imprenditore • A fine dicembre 2020, intervistato da Daniele Manca definisce quello che sta per finire «Un anno terribile» e spiega: «La tragedia della prima ondata, poi la seconda con persone care, collaboratori, dipendenti, la famiglia, toccati da vicinissimo. Il virus ci ha costretti a una vita diversa, ma ci ha anche confermato che quello che stavamo facendo tra informazione e intrattenimento diventava sempre più centrale per le persone». A capo di Mediaset da vent’anni, non si nega alle domande: «Quando vedi, come abbiamo visto, che ad aprile la pubblicità realizza un calo record sopra il 50% e che nei primi sei mesi il crollo è del 24%, capisci che è inutile pensare ai risultati a breve. Che la via d’uscita è guardare al futuro, difendere l’azienda, difendere l’occupazione: pensare a quello che si potrà fare dopo, perché il 2020 è un anno che hai voglia solo di cancellare. E invece succede che reagisci così fortemente che con la tua spinta il motore non solo non si blocca, ma il grande lavoro che hai fatto in primavera con revisione dei costi e riprogrammazione si è trasformato in un’opportunità». Infine annuncia: «Faremo il polo europeo della tv» • A inizio febbraio 2021 è tra i destinatari di un appello di Aldo Grasso, critico televisivo del “Corriere della Sera”: «Prendendo spunto dalla condanna in primo grado inflitta dal giudice alla “iena” Luigi Pelazza per violenza privata nei confronti della giornalista Guia Soncini (tentata intervista con il solito “metodo iene”), vorrei fare un appello. Mi rivolgo al dg della Rai Fabrizio Salini e a tutti direttori delle reti e testate giornalistiche del servizio pubblico; mi rivolgo al vicepresidente e ad di Mediaset Piersilvio Berlusconi e a tutti direttori delle reti e testate giornalistiche del Biscione; mi rivolgo ad Andrea Salerno ed Enrico Mentana de La7; mi rivolgo a Giuseppe De Bellis, direttore di Sky Tg24; mi rivolgo a tutti i direttori responsabili di tutte le reti nazionali e locali: per favore, vi prego, proibite l’intervista strappata con frode, quella che la cultura giornalistica anglosassone chiama ambushing, imboscata. Le interviste si concordano, le interviste devono aver il consenso dell’intervistato, le interviste sono informazione, non sono una rapina. So che molti tg non le mandano in onda, ma mi rivolgo a tutti perché questo gesto di civiltà diventi un bene condiviso» • 2022 - • A inizio luglio 2023, quando si sta per conoscere il testamento del padre Silvio morto il 12 giugno, nega di volerne raccogliere l’eredità politica, ma il suo «per ora» ha tutta l’aria di un «prima o poi lo farò». Forse infastidito dal fatto che sui giornali si fanno solo i nomi di Marina e Luigi, spiega «Penso che la politica sia un mestiere serio, da studiare e imparare, quindi non mi pare giusto buttarsi così, senza esperienza. Allo stesso tempo non è giusto lasciare le cose a metà: Mediaset è importante, ritengo di dover rimanere qui a fare il mio mestiere». Poi ammicca «Qualcosa a livello emotivo, non razionale, si è mosso: ho pensato che il suo rapporto con gli italiani e con l’Italia, fatto di amore e di libertà, è un lascito che deve vivere. Peraltro io ho 54 anni, mio padre ne aveva 58 quando è sceso in politica». Massimo Gramellini (La Pieritudine) commenta: «Non l’abbiamo visto arrivare, eppure era lì da anni, mimetizzato nel ruolo di eterno bravo ragazzo tutto ufficio e palestra, con quel Pier che davanti al nome ingombrante del padre sembrava un diminutivo. Nella Succession di casa Berlusconi nessuno sembrava disposto ad assegnare a Pier Silvio la parte del protagonista. Si scriveva che l’erede mediatico sarebbe stata Marina, la primogenita. Oppure l’ultimo: Luigi il giovane, il bello, il bocconiano. A 54 anni Pier Silvio pareva avviato a ricalcare le orme di Carlo d’Inghilterra: una vita all’ombra di un genitore straripante e perciò inibente. Ma il giorno dei funerali dev’essere scattato qualcosa e il primo figlio maschio del Cavaliere (ruolo difficilissimo, ancorché ben remunerato) si è rivelato un piccolo leader, forse persino a sé stesso. È stato l’unico della famiglia a parlare in pubblico e molti hanno scoperto in quel momento la sua voce. Ha motivato i collaboratori, espresso gusti televisivi poco “berlusconiani” e preso decisioni politicamente sofisticate come l’ingaggio di Bianca Berlinguer, la figlia di un segretario del Pci con cui Silvio aveva in comune soltanto le prime quattro lettere del cognome. Però mi sentirei di escludere che Pier Silvio B. si stia buttando a sinistra. Non è tipo che si butta. Non ne ha bisogno, visto che non deve fondare un impero, ma amministrarlo. Se suo padre diceva di avere letto per intero un solo libro, Elogio della follia, lui lo baratterebbe con Ragione e Sentimento» • A metà luglio 2024 il titolo è Malpensa, Pier Silvio contro la Lega. Alla presentazione dei palinsesti di Mediaset ha detto: «Tutto ciò che viene intitolato in onore di mio padre fa piacere. Le polemiche però mi hanno infastidito. Noi figli non siamo stati coinvolti e siamo stati informati praticamente a cose fatte. Le modalità non mi sono piaciute nei tempi e nei modi, è evidente che si sarebbero accesi attacchi e discussioni» (è implicito l’attacco a Matteo Salvini che si è intestato l’operazione). Alessandro Trocino: «Non ha finito con le esternazioni. Nega di voler scendere in politica, “sarebbe un suicidio”, sostiene che in Italia, e in Mediaset, c’è molto pluralismo e difende le affermazioni della sorella Marina sui diritti civili, “che vanno difesi e non sono di destra né di sinistra”». Poi un altro attacco alla Lega, sulla proposta di aumentare i limiti di affollamento del tetto pubblicitario della Rai, così da abbassare il canone, che andrebbe naturalmente a penalizzare Mediaset: “È un pasticcio assoluto, il contrario di quello che andrebbe fatto. La morte dell’editoria italiana. Con la Rai senza il canone parliamo di migliaia di licenziamenti. Il servizio pubblico è importante che ci sia, in caso contrario si distruggerebbe il mercato”» • Il 9 luglio 2025 approfitta ancora una volta della presentazione dei palinsesti autunnali di Mediaset per dire alcune cose politicamente sensibili condite da tre frasi che rappresentano un importante svolta politica. Trocino: «La prima riguarda le critiche alla classe dirigente degli azzurri: “Tajani è bravissimo, Dalla Chiesa è bravissima, Gasparri è bravissimo, ma servono presenze nuove”. Poi le lodi aperte a Giorgia Meloni, che è “giovane, è venuta dal nulla e che ha messo su il migliore governo d’Europa”. Infine la mossa a sorpresa, quando non esclude, per la prima volta, una sua entrata in politica: “Io ho 56 anni, mio padre è entrato in politica a 58”. Mancano due anni, dunque? “Oggi non ho nessuna intenzione e non penso alla politica, ma guardando al futuro non escludo che a un certo punto possa dire: sai che c’è, una sfida completamente nuova, perché no?”. Uno potrebbe pensare che Berlusconi abbia pronunciato queste frasi da privato cittadino, sia pure da leader di un impero mediatico ed economico. Ma il cognome che porta è quello del fondatore. E non c’è solo il debito ideale e storico, c’è anche quello molto più concreto dei finanziamenti offerti al partito: Pier Silvio e Marina (insieme agli altri tre figli), alla morte del padre, hanno infatti garantito l’esposizione finanziaria di Forza Italia, che ammontava a 90 milioni di euro di debiti. E dunque, di fatto, non sono semplici spettatori del partito, ma ne detengono le chiavi».
83. Renato BRUNETTA Venezia 26 maggio 1950. Politico • A fine novembre 2020 Giorgia Meloni, davanti all’osservazione che «Gianni Letta, Brunetta, Gelmini» si battono perché Forza Italia mantenga una posizione autonoma all’interno del centrodestra nel confronto col governo Conte, ribatte: «Non mi infilo nelle dinamiche interne di un altro partito, credo nella buona fede di Berlusconi quando dice che il centrodestra non è in discussione. E sono contenta che alla fine abbia isolato chi in FI, magari per perseguire obiettivi di carattere personale, stava per fare il passo più lungo della gamba rischiando di far saltare l’unità della coalizione». Negli stessi giorni, Emanuele Buzzi fa notare al ministro Di Maio che «Ormai parla come un leader, lo ha detto anche Brunetta: ha letto i complimenti che le ha fatto?» («Sì li ho letti, i complimenti fanno sempre piacere») • Già ministro per la pubblica amministrazione nel Berlusconi IV (2008-2011), dal 13 febbraio 2021 ricopre la stssa carica nel Draghi: a fine aprile, quando Federico Fubini, parlando dei vincoli del Recovery plan, gli fa notare che il governo può durare solo fino alla fine della legislatura nel 2023 replica «Potrebbe durare anche dopo, eh». Un governo Draghi anche dopo il 2023? «E perché no?». A fine giugno, intervistato da Enrico Marro, alla domanda Governo a rischio se i 5 Stelle implodono? risponde: «Nessuno sano di mente può solo lontanamente pensare di mettere in crisi un governo come quello di Draghi che ha la missione di salvare l’Italia dal baratro». Poi, sul partito unico del centrodestra su cui Berlusconi continua a insistere: «Io sogno il partito del popolo, ovvero, seguendo la lezione del popolarismo europeo, un grande partito liberale di massa. E del resto, già oggi, io la mia casa ce l’ho: è il Ppe, il partito popolare europeo. E quando penso a questo rivedo la mia storia, le aspirazioni della mia vita, le battaglie della mia giovinezza liberalsocialista». A fine dicembre, quando Monica Guerzoni gli chiede Meglio Draghi 7 anni al Colle, che un altro anno a Palazzo Chigi? risponde: «Questi mesi di governo di cui siamo fieri e orgogliosi sono merito, oltre che di Draghi, della leale collaborazione dei partiti e di tutti i livelli istituzionali. Io sono per finire la legislatura, arrivare al 2023 è il minimo sindacale. Il principio alla base di questo governo di unità nazionale è la coesione e servono le scelte politiche più in grado di realizzarla» (a questo punto Guerzoni ammicca: Lei come ministro più anziano potrebbe essere premier reggente...) • A fine luglio 2022, dopo che Draghi si è dimesso, lascia Forza Italia insieme a Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Dopo aver premesso di considerarlo («non da oggi») «uno dei nostri politici migliori, o meno peggiori», Aldo Cazzullo racconta: «Quando divenne ministro per la prima volta, nel 2008, mi diede un’intervista in cui raccontava di quando da ragazzino povero vendeva gondolette di plastica, e di come per tutta la vita abbia dovuto combattere contro i pregiudizi sulla sua statura. Mi convinsi allora che la bassa statura fosse proprio una delle cause del successo di Brunetta: un apparente handicap gli ha dato un’energia e una motivazione ulteriori» • Ad aprile 2023 diventa presidente del Cnel. A fine giugno, dagli atti di un’indagine della Procura di Forlì e dell’Antimafia di Bologna, emerge che Marcello Minenna, per garantirsi la conferma a direttore dell’Agenzia delle dogane, gli avrebbe messo a disposizione un’automobile confiscata e parcheggiata nel garage dell’Agenzia. Lui spiega: «Ma si tratta dell’auto della mia scorta, un mezzo suv bianco, che è stato dato all’Arma dei carabinieri, ed è guidata da loro, non da me. Questa delle auto confiscate è una prassi consolidata e per me anche virtuosa. Perché o si vendono o si usano ma se si vendono l’incasso è irrisorio» (per Glauco Zaccardi, capo dell’Ufficio legislativo del ministero delle Finanze e magistrato ordinario della corte d’appello di Roma, la gestione delle auto confiscate e concesse a esponenti politici e ad alte cariche e istituzioni viola però la normativa) • A inizio maggio 2024, il governatore ligure Giovanni Toti ai domiciliari e sospeso dalle sue funzioni con l’accusa di corruzione, dalle intercettazioni salta fuori il suo nome. Luca Angelini: «Manca poco alle comunali di Genova di giugno 2022. Francesco Moncada, componente del cda di Esselunga e marito di Sylvia, figlia del fondatore Caprotti, chiede a Toti e al coordinatore della campagna elettorale del governatore, Matteo Cozzani, di oliare le pratiche edilizie di un supermercato a Sestri Ponente e di un altro a Savona. In cambio offre di finanziare messaggi elettorali per la lista “Toti per Bucci” sindaco. Il 17 marzo 2022, si legge agli atti, Moncada effettua una curiosa telefonata in viva voce a Renato Brunetta, allora ministro per la pubblica amministrazione, dall’ufficio di Toti, che evidentemente non rivela la sua presenza, dicendo di “avere bisogno del presidente Toti per risolvere il problema di due supermercati”. Brunetta risponde che sta organizzando l’incontro» • Il 7 novembre 2025 il titolo è Brunetta si aumenta stipendio e poi ci ripensa. Alessandro Trocino: «Non è da tutti aumentarsi da soli lo stipendio. Renato Brunetta lo può fare, in quanto presidente del Cnel, e ha deciso di farlo dopo la decisione della Corte costituzionale di abolire il tetto dei 240 mila euro annui per i dirigenti pubblici. L’ex ministro ha pensato che lo stipendio equo per se stesso dovrebbe ammontare a 310 mila euro. Ma è stato subito investito dalle prevedibili critiche per la mossa, peraltro in un ente che da decenni si vuole abolire in quanto “inutile”. L’ondata di polemiche poteva essere un boomerang per il governo e così prima è uscita la Lega con un comunicato critico e poi Palazzo Chigi ha fatto trapelare la sua “irritazione”. A quel punto Brunetta ha diffuso una nota per spiegare che non si aumenterà lo stipendio per evitare “strumentalizzazioni”, formula trita e gettonatissima per buttare la palla in tribuna. Resterà un appannaggio di 240 mila euro, che comunque fa la cifra non proprio disprezzabile di 20 mila euro al mese».
84. Francesco TOTTI Roma 27 settembre 1976. Ex calciatore • Nel ventennale del “cucchiaio” con cui beffò il portiere dell’Olanda Van der Sar in una storica semifinale europea, a luglio 2020 Gianluca Mercuri scrive che «In quel gesto c’erano tutta la furbizia e il talento italiani» (la partita in questione fu giocata il 29 giugno 2000) • Nel marzo 2021 è in tv (Sky) La serie su Totti, un crescendo di sorrisi e suggestioni che non scade nel macchiettismo. Originata dal best-seller Un capitano (scritto dal “medesimo” con Paolo Condò), sulla scia del film-documentario Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, Speravo de mori’ prima (regia di Luca Ribuoli) «affronta l’ultimo anno e mezzo di carriera di Totti, “re e prigioniero” di una città e di un ambiente che vive per il calcio e con il calcio». Aldo Grasso: «Raccontare un campione schivo e popolare, giocoso e disciplinato come il “Pupone” necessitava di un registro capace di pennellate comedy mischiate a improvvisi affondi introspettivi. Nei panni del Capitano, Pietro Castellitto tenta di restituirne tic, sguardi, atteggiamenti, inflessione schietta e tagliente». Il cuore della serie è lo “scontro” con Luciano Spalletti (Gian Marco Tognazzi), «ruvido e scontroso con l’ultimo Totti, quello che soffre per essere accantonato, non del tutto pronto ad accettare il “secondo tempo” della sua vita» (Greta Scarano interpreta Ilary Blasi, Monica Guerritore la madre Fiorella) • A fine febbraio 2022 si rincorrono le voci di una separazione da Ilary Blasi. Alessandro Trocino: «Tra le tante, anche l’ipotesi di una nuova fiamma per l’ex calciatore, Noemi Bocchi. Ma a sera arriva la doppia smentita, con un post instagram di Totti e con un video postato da Ilary della famigliuola riunita al ristorante». Massimo Gramellini, constatato che «lungo tutta la penisola, con epicentro inevitabile sui colli di Roma, si respira una certa aria di scoramento per la crisi del diciassettesimo anno», commenta: «Una coppia come Blasi e Totti, cresciuta sotto i riflettori e sottoposta — immagino — a una sfilza continua di tentazioni, che riesce a restare insieme per quasi vent’anni e a crescere ben tre figli, contribuendo eroicamente al ripopolamento delle nostre esauste contrade, andrebbe festeggiata con la stessa enfasi con cui in passato si celebravano le nozze di platino» • A fine novembre 2023 arriva su Netflix il documentario Unica, contenente la versione di Ilary Blasi sul matrimonio a non lieto fine dei Reali di Roma. Gramellini: «Ilary rivela che la loro crisi cominciò quando lui trovò sul telefono di lei le tracce di un’innocente simpatia per un giovanotto milanese con cui Blasi aveva manifestato il desiderio di bere un caffè. Caffè che fu effettivamente bevuto — afferma Ilary — senza però successive aggiunte di zucchero. A sentir lei, di caffè del genere Totti ne aveva già consumati parecchi, fin da quando erano ancora fidanzati, ma appena la moglie si era permessa di ricordarglielo, lui le aveva risposto: “Io sono diverso da te”. Er Pupone, soprannome che rappresenta la versione romanesca di Peter Pan, avrebbe in tal modo rivelato la sua indole immatura e gelosa, tipica del figlio maschio viziato. Inutile dire che, mentre le donne stanno tutte con Ilary, sui social non si trova un solo romanista illuminato disposto a prendere le distanze dal patriarcato tottiano» • A fine novembre 2024 è indagato dai magistrati per abbandono di minore. Luca Angelini: «Secondo la denuncia depositata dagli avvocati dell’ex moglie, Ilary Blasi, il campione della Roma avrebbe lasciato sola la figlia di otto anni durante pochi attimi (sufficienti in teoria per integrare il reato) nel corso di una serata. Sarebbe accaduto oltre un anno fa. L'ex calciatore si difende dicendo che la bimba era con la baby sitter» • A metà marzo 2025 suscita molte critiche la notizia che andrà a Mosca per partecipare all’evento annuale di uno dei principali network di informazione russi dedicati allo sport e alle scommesse (contro la Russia ci sono ancora le sanzioni). Gramellini (Tutti tranne Totti) stavolta commenta: «Chissà cos’avrà pensato il buon Totti nel vedere i cartelloni pubblicitari con la sua gigantografia e lo slogan in cirillico “l’Imperatore sta arrivando nella terza Roma”. “La terza? Ho sempre giocato titolare nella prima: ti pare che all’età mia, mi rimetto a fà la gavetta?”, gli sarà scappato, e giustamente. Invece per i russi la terza Roma è Mosca (la seconda era Costantinopoli, la quarta un cantiere che finirà tra un paio di Giubilei), dove l’8 aprile Totti dovrebbe essere ospite di un premio organizzato da un sito di scommesse. Ora, sarà che la parola “boicottaggio” mi ha sempre dato l’orticaria (come la parola “scommesse”, peraltro), ma pur pensandola su Putin diversamente da capitan Salvini, non me la sento di unire la mia flebile voce al coro di chi esorta il Capitano, quello vero, a disertare l’evento perché si svolge in territorio nemico. E non solo per la banale ragione che non considero i russi, in quanto tali, miei nemici. È che mi sembrerebbe di infierire. Ma come, Pupo sì e il Pupone no?».
85. Lorenzo FONTANA Verona 10 aprile 1980. Politico • Dal 2019 commissario della Liga Veneta, a metà agosto 2020 annuncia che i tre consiglieri regionali che hanno chiesto e ottenuto i 600 euro del bonus Covid non saranno ricandidati (tra loro c’è nientemeno che il vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin) • Responsabile esteri della Lega, a metà giugno 2021 spiega i motivi per sostenere la linea del premier Mario Draghi, «che ci ha sorpresi positivamente»: «Fa sponda con la Francia per evitare che la Germania riparta con le logiche rigoriste; sulla Turchia dice cose che noi possiamo solo pensare; nel Mediterraneo si muove per garantire la centralità perduta dell’Italia...». A fine settembre è segnalato tra le vistose assenze dei deputati leghisti al momento del voto finale di conversione del secondo decreto sul green pass. A metà dicembre fa sapere che l’idea del «patriota» al Quirinale lanciata da Giorgia Meloni non lo fa impazzire: «Preferirei una persona autorevole e super partes» • Già ministro per la famiglia e la disabilità e poi per gli affari europei nel Conte I (2018-2019), a metà ottobre 2022 diventa presidente della Camera. Gianluca Mercuri: «Un ruolo così importante non era mai stato svolto da una personalità così divisiva. Fontana è un cattolico integralista, contrario all’autodeterminazione sull’aborto, alle unioni civili, alle famiglie omogenitoriali, cioè al fatto che gay e lesbiche abbiano figli, convinto che queste libertà e l’immigrazione siano prodotti di “un’agenda globalista che vuole distruggere le tradizioni e l’identità europea, partendo dalla famiglia”. Per anni contrario alle sanzioni alla Russia, ha condannato l’aggressione all’Ucraina ma l’affinità col putinismo è anzitutto culturale, a cominciare da omofobia e lotta all’“ideologia” gender. Lilli Gruber, a Otto e mezzo su La7, ha sintetizzato tutto questo con una parola: “Reazionario”» • A fine aprile 2023 una gaffe gli costa un Caffè di Massimo Gramellini (Se Fontana dice Bàkelet): «Fin qui avevamo apprezzato il presidente della Camera perché, contrariamente al suo dirimpettaio del Senato, si era premurato di parlare il meno possibile. Poi l’altro giorno, nel salutare gli studenti di una scuola di Ferrara intitolata a Vittorio Bachelet, Lorenzo Fontana ha scandito al microfono “Vittorio Bàkelet” e anche dalla sua faccia si capiva che non avesse idea di chi fosse: un fisico nucleare, un pittore minore, un condottiero medievale? Un professore, questo era Vittorio Bachelet, il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura ucciso da due brigatisti rossi sulle scale dell’università “La Sapienza” mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, il 12 febbraio 1980. Fontana nacque due mesi dopo, ma non può essere un alibi: se storpia la pronuncia di Bachelet, significa che ha attraversato la vita senza mai imbattersi nel suo nome. E poiché quel nome è parte integrante del racconto degli anni di piombo, è lecito supporre che il Fontana, pur autore di libri fondamentali come La culla vuota della civiltà, non abbia mai trovato il tempo di scorrerne uno su quel periodo non secondario della storia del Paese di cui egli adesso rappresenta uno dei vertici istituzionali. Pazienza per Fontana, lui ormai i suoi studi li ha fatti (o non li ha fatti). Ma gli studenti del Bachelet, reduci dalla lezioncina di Montecitorio, si staranno domandando: se uno diventa presidente della Camera senza conoscere la storia d’Italia, perché mai dovremmo studiarla noi?» • A metà dicembre 2024 il suo via libera alla discussione dei sei maxiemendamenti alla manovra finanziaria è criticato dall’opposizione per la compressione dei tempi della discussione • L’8 settembre 2025, quando si contano quattro morti sul lavoro (un egiziano di 68 anni, un 48enne originario della Guinea, due italiani di 47 e 53 anni) che vanno ad aggiungersi alle 607 vittime registrate nei primi sette mesi dell’anno, commenta: «Una delle cose più terribili è andare al lavoro e non tornare a casa. La cifra della civiltà di un Paese si fa anche sulla prevenzione». A metà dicembre, quando Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, butta lì «Salvini ha affermato che è improbabile che il capo del servizio estero dell’Ue Kallas, il presidente francese Macron, il primo ministro britannico Starmer e il cancelliere tedesco Merz riescano a mettere in ginocchio Mosca, se Hitler e Napoleone non ci sono riusciti. Il paragone è corretto, la conclusione è indiscutibile», prende le distanze: «La Russia ha fallito completamente questa guerra: dobbiamo tener conto del fatto che non è una grande potenza. Sicuramente si crede una grande potenza, è un impero che vorrebbe avere sfere di influenza, ma in questo momento, dopo anni di guerra, risulta indebolita, quasi in sudditanza nei confronti della Cina». Massimo Franco commenta: «Non è chiaro se Fontana sia la punta emergente di un malessere diffuso nel partito per le posizioni anti Ucraina e filorusse. Si tratta però di una persona solitamente prudente e moderata, che sembra dare voce a chi ritiene insostenibili le posizioni salviniane».
86. Mara (Maria Rosaria) CARFAGNA Salerno 18 dicembre 1975. Politica • Dal 2006 deputata di Forza Italia, dal 2018 vicepresidente della Camera, a metà luglio 2020, quando il governo annuncia che prorogherà fino alla fine dell’anno lo stato d’emergenza per il coronavirus (la scadenza era fissata per il 31 luglio) dichiara: «Conte non può pensare di abusare di uno strumento straordinario senza renderne preventivamente conto al Parlamento» • Già ministra per le pari opportunità nel Berlusconi IV (2008-2011), il 13 febbraio 2021 diventa ministra per il Sud e la coesione territoriale nel governo Draghi. A fine giugno, con Silvio Berlusconi in un crepuscolo lunghissimo ma inevitabile, Gianluca Mercuri scrive che «Meloni osserva dall’esterno, Gelmini e Carfagna dall’interno, Toti e Brugnaro dai lati: tutti attendono di dividersi le spoglie, con Salvini in vantaggio». A metà novembre, con Italia viva «ai titoli di coda», Claudio Bozza scrive che Matteo Renzi vuole lanciare un nuovo soggetto centrista con Calenda, post-radicali e forzisti critici: una riedizione della Margherita con a capo Mara Carfagna • Caduto il 21 luglio 2022 il governo Draghi, dice addio a Forza Italia: «Quanto accaduto rappresenta una frattura con il mondo di valori nei quali ho sempre creduto che mi impone di prendere le distanze e di avviare una seria riflessione politica». (Berlusconi la mette con Mariastella Gelmini e Renato Brunetta tra gli «Ingrati, irriconoscenti. Riposino in pace»). Dopo pochi giorni annuncia che si candiderà con Azione «Perché ha una proposta europeista, liberale, garantista, fedele al patto europeo e occidentale, capace di dire la verità agli elettori, di prendere impegni seri e poi di rispettarli fino in fondo, e quindi in sintonia con tutto ciò in cui credo da sempre». A settembre è eletta nel collegio plurinominale Puglia-04. Il 19 novembre diventa presidente di Azione • A metà marzo 2023, dopo che il comunicato di Palazzo Chigi sull’incontro tra la premier Giorgia Meloni e alcune famiglie delle 86 vittime della strage di Cutro ha scatenato polemiche per la frase «familiari e superstiti hanno fatto “appello al cuore di madre” del presidente Meloni, che ha chiesto loro quanto fossero consapevoli dei rischi legati alle traversate del Mediterraneo» attacca: «Cara Giorgia Meloni, li conoscono bene i rischi, i migranti. Ma se decidono di partire lo stesso è perché sono così disperati da essere pronti a tutto pur di fuggire da guerre, povertà, regimi» • A metà settembre 2024 con Mariastella Gelmini abbandona Azione. Alessandro Trocino: «Il motivo va cercato anche nel fatto che il centrismo di Azione è rimasto troppo a lungo nell’ambiguità tra destra e sinistra» (ad Alessandra Arachi, Gelmini spiega che «la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di Azione di sostenere il dem Andrea Orlando in Liguria»). A inizio novembre un evento di Noi moderati-Centro popolare ne sancisce il ritorno nel centrodestra • A fine agosto 2025 sue immagini compaiono nella “sezione vip” del forum Phica.eu, sconfinata raccolta di foto rubate dai profili social di donne comuni e personaggi noti spesso ritoccate e condite da frasi volgari. A inizio settembre il suo nome compare nella rosa dei candidati del centrodestra alla presidenza della Regione Campania col civico Matteo Lorito, rettore dell’Università Federico II, e l’azzurro Edmondo Cirielli (il 24 novembre sarà lui la vittima di Roberto Fico, sconfitto 60,63 a 35,72).
87. Massimiliano ALLEGRI Livorno 11 agosto 1967. Allenatore di calcio • Il 2 agosto 2020, con Antonio Conte a un passo dal divorzio dall’Inter, si dice che la squadra nerazzurra «dovrà probabilmente cercare un sostituito, il candidato unico è Massimiliano Allegri», ancora il 22 l’idea è che «in caso di addio il sostituto è già deciso: Massimiliano Allegri»: alla fine Conte rimarrà a Milano conducendo nel 2021 l’Inter al suo 19° scudetto • Tornato alla Juventus (con cui tra il 2015 e il 2019 ha vinto cinque scudetti e quattro coppe Italia, perdendo due finali di Champions League), a fine agosto 2021 Gianluca Mercuri attacca: «Sono ora 5 le squadre già a +5 dalla Juve, deronaldizzata e pietrificata nell’idea di Allegri che a calcio si vinca senza giocare a calcio (ma gli avversari non sono più scarsi come nei suoi anni di gloria)». Ad ottobre, dopo una vittoria 1-0 contro la Roma, la stroncatura arriva da Mario Sconcerti: «Ma che squadra è diventata la Juve? Dov’è l’Europa, il segno di una diversità, la semplice bellezza del calcio? Ha fatto un gol con un rimpallo di testa, non ci sono stati altri interventi. Tanti errori tecnici, nessuna grandezza, nessun sintomo di miglioramenti reali. Quando finirà? Dove pensa seriamente di arrivare Allegri con questa formula magra?» (i bianconeri concluderanno il campionato al quarto posto, 16 punti dietro il Milan campione) • A ottobre 2022 «La Juve di Allegri, sempre più in caduta libera, è riuscita a farsi battere per 2 a 0 anche dagli israeliani del Maccabi Haifa ed ha ormai praticamente, anche se non ancora matematicamente detto addio» alla Champions Legue • A fine maggio 2023 doppia batosta per la Juve. Luca Angelini: «Nel giro di tre ore, prima i 10 punti di penalità in classifica per il caso plusvalenze. Poi i quattro gol presi dall’Empoli. Il 22 maggio 2023 ha tutta l’aria di finire negli annali come una delle giornate più nere dei bianconeri. Se per la Juve, precipitata in settima posizione, a -5 dal Milan e dall’ultimo posto disponibile per la Champions League, sarà anche la fine dell’era Allegri — come non pochi tifosi ormai si augurano — lo si scoprirà presto» • Confermato per un’altra stagione, chiude il campionato al terzo posto, 23 punti dietro l’Inter che conquista la seconda stella. Il 15 maggio 2024, battendo 1-0 l’Atalanta all’Olimpico di Roma, vince la sua quinta coppa Italia, unico trofeo della sua seconda esperienza alla Vecchia Signora. «Dopo l’incredibile scenata seguita alla vittoria», il club decide di far fuori «un allenatore incapace di dare un’identità di gioco». Massimo Gramellini: «Max Allegri non ti accoglie, ti inquieta: con quei modi scostanti alla Cacciari, ma senza la filosofia dell’originale. L’altra sera ha festeggiato la vittoria in Coppa Italia esibendosi in uno spogliarello rabbioso e litigando con arbitri, giornalisti, fotografi e persino dirigenti del suo club. In passato gli era capitato di prendere a male parole vigili e carabinieri. Un anarchico alla Juve: peggio di un mangiapreti in Vaticano» • A fine maggio 2025 torna sulla panchina del Milan, con cui ha già vinto uno scudetto nel 2011. A metà settembre, i rossoneri vittoriosi 1-0 sul Bologna grazie a un gol del 40enne Luka Modric, si capisce che non è cambiato. Salvatore Riggio: «Tutto è accaduto quando l’arbitro Marcenaro fischia un calcio di rigore a favore del Milan per un fallo su Nkunku. L’attaccante francese, arrivato dal Chelsea negli ultimi giorni mercato, prima subisce fallo da Lucumì, poi da Freuler. All’improvviso, però, il direttore di gara viene richiamato dalla Var al monitor. Dopo un check veloce, fa dietrofront. Allegri esplode di rabbia e si toglie la giacca come ha già fatto tantissime volte in carriera ai tempi della Juventus. Marcenaro si avvicina al tecnico livornese e lo espelle. “Bravo, bravo”, sono le parole pronunciate da Allegri, riferite al quarto uomo, mentre esce dal campo nel boato di San Siro».
88. Fabio FAZIO Savona 30 novembre 1964. Conduttore tv • Il 2 febbraio 2020, quando in Italia gli unici malati di Covid-19 sono i due cittadini cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma, ospita nella sua trasmissione Che tempo che fa il virologo Roberto Burioni che calcola «pari a zero» il rischio in Italia. Negli stessi giorni, in gara al Festival di Sanremo, Piero Pelù spiega a chi storce il naso: «Sanremo non è più quello di un tempo: negli anni 80 era inguardabile, si cantava in playback. Ci sono stati i festival di Fabio Fazio, che aveva in gara anche i Subsonica» (il riferimento è all’edizione 2000, condusse anche l’edizione precedente e di nuovo nel biennio 2013-2014, quando fu anche direttore artistico). A inizio giugno, Burioni ammette: «Un’aula televisiva come quella che mi ha offerto Fazio è stata una palestra importante e, sono onesto, gratificante. Ma il linguaggio e i tempi della tv non sono quelli della scienza» • A inizio novembre 2021 l’ex ministro M5S dello sport, Vincenzo Spadafora, usa Che tempo che fa per il coming out sulla sua omosessualità; a fine mese, durante la stessa trasmissione, la presidente della Bce Christine Lagarde dichiara che «L’Italia ha dato una risposta molto forte alla crisi e le riforme messe in campo convincono le agenzie di rating che abbia preso la strada giusta» • Il 6 febbraio 2022 intervistando papa Francesco scrive «un pezzo di storia della televisione italiana». A metà aprile Aldo Grasso parla de La lezione di Fabio Fazio: nel suo talk show né risse né folklore: «Da quando c’è la pandemia, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, Fabio Fazio ha preso alcune decisioni molto serie circa il suo programma: ha cercato di informare il più possibile sulla situazione, ha sempre invitato ospiti competenti e misurati, ha separato i momenti più “leggeri” da quelli più strettamente legati all’attuale momento drammatico. Ha evitato in maniera sistematica la cagnara». Alla vigilia di Natale, intervistato da Roberta Scorranese spiega: «Cerco di fare mia la lezione del grande Enzo Biagi: l’intervista perfetta è quella in cui chi fa domande resta un passo indietro, lasciando pazio a chi deve rispondere» • A metà maggio 2023 dà l’addio alla Rai per passare sul Nove (Warner Bros. Discovery): «Sono in Rai da 40 anni, ma penso che non ci siano uomini adatti a tutte le stagioni, o almeno io non lo sono. Voglio ringraziare questa azienda e le migliaia di persone che qui ho incontrato». «La verità - commenta Massimo Franco - è che Fazio si è sempre sentito solo in Rai, l’azienda non lo ha mai difeso pubblicamente, nonostante i continui attacchi. Eppure, volenti o nolenti, al di là di come la si pensa, il suo curriculum è inattaccabile. La sua trasmissione ha sempre portato ascolti, che significa anche pubblicità, dunque soldi, “si ripaga da sola” ha sempre detto. Ed è vero. Con una media di share che è doppia di quella di rete. E viene da fare gli auguri a chi dovrà sostituirlo» • A metà gennaio 2024 ospita nuovamente Papa Francesco, in collegamento da Santa Marta (tra l’altro gli ricorda le polemiche e il dissenso di alcuni vescovi e fedeli dopo la dichiarazione che permette la benedizione di coppie omosessuali). A settembre, quando l’esordio di Amadeus sul la Nove fa gridare al flop, Grasso spiega: «Il confronto immediato è con Fabio Fazio che, lo scorso anno, venendo via dalla Rai si era portato dietro il suo pubblico. Tutto vero, tutto giusto: ma la differenza fondamentale è che Fazio nel corso degli anni si era costruito un suo pubblico, una sua comunità, un suo spazio che prima non esisteva. Fazio si portava dietro un piccolo universo “ideologico”, Amadeus si è portato dietro solo un format» • Il 19 gennaio 2025 altra ospitata di Papa Francesco a Che tempo che fa (per il Medio Oriente, fa sapere, è sulla linea di «due popoli due Stati»). A fine settembre, a Walter Veltroni che gli chiede Quanto ti ha fatto soffrire lo sfratto dalla casa Rai? risponde: «Quello che mi ha deluso è stata la disponibilità ad acconsentire alla prepotenza. Cioè che nessuna resistenza sia stata opposta, che nessuno abbia detto: “Ma no, questo fa guadagnare ascolti e soldi con la pubblicità…”. No, un’assoluta acquiescenza nei confronti di un desiderio meschino. Togliere qualcuno di torno. Ma so che nessuno è indispensabile. E so che è meglio essere dove ti vogliono che dove non ti vogliono. Ho avuto grande fortuna a finire in una televisione dove invece mi volevano e poi le cose sono andate bene. Ho imparato anche la leggerezza dell’essere liberi, di non avere l’ansia tutti i giorni di sapere cosa dice la commissione di vigilanza, cosa dice quello che chiama quell’altro… Poter di nuovo pensare al programma come programma e non alle conseguenze che producono le parole pronunciate».
89. Massimo D’ALEMA Roma 20 aprile 1949. Politico • Ex premier, a capo dell’Advisory Board di Ernst Young, consulente dei think tank organizzati intorno alla Silk Road Initiative del governo cinese, a dicembre 2020 Antonio Polito scrive che «Il suo mestiere è dare consigli a chi glieli richiede. Il tratto umano, di solito spigoloso, sembra addolcito e appagato dal nuovo lavoro» • A novembre 2021, intervistato da Aldo Cazzullo, dice che «La sinistra deve tornare ad avere un messaggio ideale, anzi direi proprio ideologico: il riscatto sociale. L’eguaglianza. Un mito progressista, da contrapporre a quello regressivo della terra e del sangue» • A gennaio 2022, lo stesso Polito che poco più di un anno prima lo vedeva «addolcito» scrive che «Il Gran Maestro, il vero Obi-Wan Kenobi del Partito del Risentimento è naturalmente Massimo D’Alema»: «La sua ultima uscita è un piccolo capolavoro del genere. Per poter rientrare nel Pd chiarisce subito che ha fatto bene ad uscirne. E non maltratta solo Renzi e i renziani, definiti una “malattia”, seguendo uno stile che applica le categorie della psichiatria alla lotta politica e che risale ai bolscevichi. Ma aggiunge anche che la malattia si è curata da sola, così da mettere in chiaro che non solo i renziani erano una tabe, ma anche gli anti-renziani rimasti nel Pd erano dei fessi. Tra costoro, ovviamente, include l’attuale segretario del Pd. L’unico che aveva capito tutto era lui. Si deve dunque solo a un destino cinico e baro se il successo elettorale del suo partitino è tale da consigliare di ri-scioglierlo nel Pd. Un trionfo del risentimento capace perfino di suturare per un istante quello storico tra Letta e Renzi, che si odiano sì fraternamente, ma non quanto tutti e due odiano D’Alema» • A gennaio 2023, a un lettore che scrive «che vergogna l’avvocato del popolo Giuseppe Conte che passa Capodanno a Cortina in un hotel a 5 stelle da 2.500 euro a notte!» Cazzullo risponde: «È inevitabile che su chiunque incassa soldi pubblici venga acceso un riflettore. Ed è inevitabile, e pure giusto, che questo riflettore sia particolarmente invasivo quando si accende su un uomo di sinistra, o che si proclama tale. Non è una novità. Passammo un’estate a discutere delle scarpe fatte a mano di D’Alema; quella successiva a parlare dell’Ikarus, la barca a vela di D’Alema; e da quando vendette l’Ikarus per comprare vigneti in Umbria, si discute del vino che fa D’Alema in Umbria» • A inizio febbraio 2024 Maria Teresa Meli scrive di quelli che un gruppo di deputati del Partito democratico restii all’abbraccio con il M5S ha soprannominato le «quinte colonne», ex Articolo 1 confluiti nel Pd cui si imputa l’eccessiva familiarità con i 5 Stelle (dem “tendenza Conte”). D’Alema «non ha mai fatto mistero dei suoi eccellenti rapporti con l’ex premier» che considera un «progressista», «votato da operai e persone in difficoltà molto più del Pd» • A inizio settembre 2025 suscita molte polemiche la sua presenza a Pechino per l’imponente parata militare voluta dal presidente cinese Xi Jinping per celebrare gli 80 anni dal “Giorno della Vittoria” contro i giapponesi. Il leader di Azione Carlo Calenda visto un video pubblicato su X con la sua intervista ad una televisione cinese attacca: «D’Alema va ad omaggiare Putin e Kim Jong Un, Xi Jinping. Mentre ragazzi muoiono in Ucraina per difendere la loro e la nostra libertà. Una vera schifezza di “livello Salvini”». Lui si giustifica: «Viviamo un momento difficile per le relazioni internazionali. Io spero e confido che da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione, per il ritorno di uno spirito di amicizia tra tutti i popoli e porre fine alle guerre che purtroppo insanguinano in modo così tragico i dviersi paesi del mondo». Massimo Gramellini gli dedica un caffè intitolato Carrarmati di pace: «Nel vedere il D’Alema sottotitolato in cinese sostenere che da Pechino era arrivato “un messaggio per la pace nel mondo”, ho temuto di essermi perso qualcosa. Eppure, in piazza Tienanmen non avevo visto sfilare pacifisti e crocerossine, ma missili grossi come baobab e carrarmati di ultima generazione. E in tribuna non avevo rintracciato un Gandhi o un Mandela, ma quel personaggino a modo di Kim Jong-un, uno dei leader diversamente femministi dell’Iran e il capo della giunta (militare) birmana. Per tacere di san Xi Jinping martire e di quell’altro francescano, padre Vladimir. Tutti galantuomini da cui scapperei a gambe levate, se li incontrassi in una strada buia, ma anche in una illuminata. Chissà che cosa avrebbero detto, i tantissimi che in Italia la pensano come D’Alema, se quella mostruosa esibizione di celodurismo atomico allestita per il diletto di un gruppo di satrapi maschi fosse stata organizzata in Europa o negli Stati Uniti del Puzzone in Chief. Avrebbero parlato di “messaggio per la pace” o non piuttosto di segnale provocatorio, violento, minaccioso e sprezzante? A chi sostiene che il cancro del mondo sia l’Occidente, e nel dirlo si ostina a considerarsi un anticonformista e un emarginato, vorrei dare una notizia: il nuovo mainstream è D’Alema, siete voi. Siamo noi la nuova minoranza reietta. Noi che, nonostante tutto, continuiamo a pensare che l’Occidente sia il peggiore dei posti possibili, esclusi tutti gli altri». A inizio novembre, intervistato da Cazzullo, torna sulla questione: «Non è stata solo una parata militare. E Xi Jinping non è apparso solo in divisa. Guardi questo video: è in giacca e cravatta, presiede la celebrazione della Resistenza in Europa; si canta pure Bella ciao. La prima sera hanno dato la medaglia agli eredi degli americani che combatterono per il popolo cinese: le Flying Tigers, i piloti volontari mandati da Roosevelt contro i giapponesi invasori. Non era un raduno antioccidentale. Era giusto esserci. Chi non è venuto ha commesso un errore, anche perché avrebbe dato meno evidenza alla presenza di Putin».
90. Pietro PAROLIN Schiavon 17 gennaio 1955. Cardinale • Dall’ottobre 2013 segretario di Stato della Santa Sede, «primo ministro» del Papa, a fine luglio 2020 gli Stati Uniti rivelano che una sua lettera di condoglianze per la morte di un vescovo arrivata per email alla Holy See Study Mission di Hong Kong il 14 maggio sarebbe stata falsificata da hacker cinesi per spiare il Vaticano. Guido Santevecchi: «Secondo la società americana di monitoraggio privato Recorded Future, l’email conteneva un malware inserito dagli hacker di un gruppo identificato come RedDelta, che sarebbe riconducibile ai servizi segreti di Pechino. Facendo abboccare all’amo del “phishing” la missione cattolica di Hong Kong, gli agenti si sarebbero infiltrati anche nel server vaticano durante la trattativa tra Santa Sede e Cina per il rinnovo dell’accordo sulla nomina dei vescovi cinesi». Il primo ottobre, in corso «uno scontro diplomatico senza precedenti, nella sua evidenza, con gli Stati Uniti, che attaccano il Papa per le intese (non ufficiali) con la Cina», riceve «in un faccia a faccia delicatissimo» il segretario di Stato Mike Pompeo, che Francesco si è rifiutato di incontrare • A fine giugno 2021, dopo «il terremoto scatenato dall’iniziativa diplomatica della Santa Sede contro il ddl Zan» sui diritti lgbtqi, puntualizza che «non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge» e che l’istanza affidata all’Ambasciata d’Italia non è da considerarsi come «un’ingerenza». Poi ribadisce: «La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago». Infine, premesso che «Avevo approvato la Nota Verbale e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato», spiega: «È stato un intervento “preventivo”, ma proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo». A fine luglio, mentre c’è il via al processo al cardinale Becciu, si parla di Dieci anni di segreti e corruzione nella Santa Sede e si allude a «i retroscena dello scontro tra lo Ior e il segretario di Stato Pietro Parolin per un prestito (non concesso) da 150 milioni di euro» • A inizio marzo 2022, intervistato da Gian Guido Vecchi riflette: « È piuttosto evidente che negli ultimi vent’anni si è consumato un arretramento delle forze di ispirazione cristiana nella vita pubblica, a tutti i livelli». Il 6 giugno, mentre si moltiplicano gli sforzi diplomatici per cercare di porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, ha una lunga conversazione telefonica con Antony Blinken, numero uno del Dipartimento di Stato americano; a inizio agosto, parlando con Limes, spiega che «la Chiesa lavora sempre per la pace, ma prevede la legittima difesa per i popoli aggrediti, purché questa non provochi altre guerre più gravi di quelle che si vuole combattere» • A inizio gennaio 2023, alla vigilia dei funerali di Benedetto XVI, dice a Vecchi che «La contingenza storica che ha visto convivere nello stesso tempo due Papi ha configurato per la Chiesa una situazione inedita, che poteva essere delicata. Qualcuno magari ha pensato di approfittarne, e magari ci ha provato, per spargere confusione. Ma non è riuscito nel suo intento». A metà aprile, intervistato da Ferruccio Pinotti, il Promotore di Giustizia della Città del Vaticano, Alessandro Diddi, assicura: «Sul caso Orlandi Papa Francesco e il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, vogliono che emerga la verità senza riserve». A fine novembre, con gli israeliani che dopo la strage del 7 ottobre continuano a bombardare Gaza, replica all’assemblea dei rabbini italiani che contesta al Pontefice di «mettere sullo stesso piano aggressore e aggredito»: «Mi pare che la Santa Sede cerchi in tutti i modi di essere giusta e di tenere in conto le sofferenze di tutti. E anche nel caso di questo terribile attacco che ha subito Israele, che va condannato. Mi pare che da parte della Santa Sede c’è stata una presa di posizione netta nei confronti dell’attacco di Hamas. Non è che abbiamo sorvolato su questo ma allo stesso tempo non possiamo neppure ignorare quello che succede dall’altra parte. Ci sono stati tanti morti, tanti feriti, tante distruzioni. Il Papa vuole essere vicino alle sofferenze di tutti» • Il 13 febbraio 2024 chiede di fermare «la carneficina» a Gaza, dicendo che Israele ha sì il diritto a difendersi, ma che «trentamila morti» sono una reazione «sproporzionata», l’ambasciata di Israele in Vaticano parla di «dichiarazione deplorevole». Toccato «uno dei punti più bassi nel dialogo tra Santa Sede e ebraismo», l’ambasciatore israeliano Raphael Scutz prova ad ammorbidire lo scontro dando la colpa alla traduzione: l’aggettivo regrettable «poteva essere tradotto in modo più preciso con “sfortunata”. Purtroppo il mio italiano è tra lo scarso e l’inesistente, la nostra routine di lavoro è in inglese». A metà marzo, dopo che Francesco intervistato dalla Radio Televisione Svizzera ha chiesto all’Ucraina «il coraggio della bandiera bianca» (col «coraggio di negoziare») precisa: «È ovvio che la creazione di condizioni di pace non spetta solo ad una delle parti, bensì ad entrambe, e la prima condizione mi pare sia proprio quella di mettere fine all’aggressione. La Santa Sede persegue questa linea e continua a chiedere il “cessate il fuoco” — e a cessare il fuoco dovrebbero essere innanzitutto gli aggressori — e quindi l’apertura di trattative». A fine giugno, quando il Dicastero per la Dottrina della Fede accusa l’arcivescovo ultraconservatore Carlo Maria Viganò, dal 2011 al 2016 ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, di scisma, si dice «molto dispiaciuto»: «L’ho sempre apprezzato come un grande lavoratore, molto fedele alla Santa Sede. Non so cosa sia successo» • Quando il 21 aprile 2025 muore Francesco, è considerato il grande favorito del Conclave (partirebbe con un pacchetto di 50 voti). Massimo Franco: «A Parolin si pensa, forse al di là della persona, come segnale di un bisogno profondo di ancoraggio e di certezze, per ricostruire il governo di una Chiesa disorientata. E frammentata». Le agenzie di bookmaker (ci sarebbe un boom di scommesse) lo danno in testa, seguito dal cardinale filippino Luis Antonio Tagle e da Pierbattista Pizzaballa, ma la fronda americana lo considera troppo aperto alle istanze progressiste e l’ala Bergogliana più estrema lo giudica troppo conservatore. L’8 maggio, entrato papa esce cardinale: ad essere eletto è lo statunitense Robert Francis Prevost, che prende il nome di Leone XIV. Alberto Melloni: «Il vecchio arnese conclavario ha ancora dato per ora buona prova di sé: in 24 ore, con 4 scrutini, ha scompaginato le previsioni spostando ancora una volta molti voti in poco tempo. Per sapere misure e quantità ci vorrà un po’ di tempo. Per ora sappiamo che usciti di scena i non elettori ultraottantenni che premevano per correzioni profonde dei contenuti e dei modi di governo di Francesco, gli elettori hanno fatto il loro dovere. A mezzogiorno si diceva che Parolin avesse 49 voti e Prevost 38: numeri da prendere con le molle perché anche se fossero quasi veri, voleva dire che lì due candidati insistevano su due terzi dei voti, mentre un terzo secco di porporati preferiva altri. Nel pomeriggio, come nel 2013, i voti si sono spostati sul porporato americano superando la cifra di 89. Voti “ceduti” da chi sosteneva Parolin?». Virginia Piccolillo: «Sulla Loggia delle Benedizioni Robert Francis Prevost, neoeletto papa Leone XIV, non si è presentato da solo. Accanto a sé ha voluto Pietro Parolin. [...] Ma quell’averlo voluto accanto, prima della benedizione Urbi et Orbi, è stato il segnale più evidente che tra i due non c’è stata, né ci sarà, alcuna ostilità. Un messaggio per dire, plasticamente, al mondo che non solo la politica estera di Francesco e le sue sfide del dialogo con la Cina e con il Global south non si toccano. Ma anche che la “pace disarmata e disarmante”, auspicata nel primo discorso da Prevost, inizierà proprio dalla Curia. Le voci di dentro parlano di un Conclave che si è aperto con la conta dei voti che ha mostrato un numero consistente di preferenze per Parolin, ma non tale da poter raggiungere una condivisione granitica, capace di affrontare compatta le divisioni fuori e dentro la Chiesa. Non poteva finire così. Il primo a non volerlo era proprio Parolin. Così, dentro le mura leonine, c’era chi sussurrava di un suo generoso passo indietro con preferenze pilotate in favore del candidato in ascesa, Prevost». L’8 ottobre il titolo è Israele contro il segretario di Stato Parolin: intervistato dai media vaticani, ha detto che l’«attacco terroristico compiuto da Hamas» il 7 ottobre 2023 è stato «disumano e indegno ed è ingiustificabile» aggiungendo «È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità. Purtroppo, la guerra che ne è scaturita ha avuto conseguenze disastrose e disumane... È inaccettabile e ingiustificabile ridurre le persone umane a mere “vittime collaterali”». L’ambasciatore di Tel Aviv presso la Santa Sede protesta dicendo che «Rischia di minare gli sforzi per la pace» contestando «l’equivalenza morale» e «l’applicazione del termine “massacro” sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa». Il Pontefice lo appoggia: «Il suo pensiero è quello del Vaticano».
91. Licia RONZULLI Milano 14 settembre 1975. Politica • Dal marzo 2018 senatrice di Forza Italia, a fine maggio 2020 Matteo Salvini, intervistato da Marco Cremonesi, all’osservazione Il centrodestra fa sempre un po’ fatica a parlarsi risponde: «Nessuna fatica. Sia ieri che oggi ci siamo visti a lungo nel mio ufficio, c’erano Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Antonio Tajani, Licia Ronzulli...» • Il 6 maggio 2021, cinque mesi dopo che la Camera ha approvato il Ddl Zan, viene presentato al Senato il Ddl Ronzulli-Salvini contro l’omofobia. Elena Tebano: «Si tratta di due proposte di legge molto diverse nell’impianto e nelle conseguenze: il Ddl Zan estende la tutela contro i crimini d’odio già prevista dalla Legge Mancino per le persone perseguitate sulla base di razza, religione e nazionalità a quelle perseguitate perché donne, disabili, lesbiche, bisessuali, gay o transgender, mentre il Ddl Ronzulli-Salvini lascia immutata la Legge Mancino e si limita a prevedere una circostanza aggravante per i reati comuni se le vittime sono colpite “in ragione dell’origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità” o perché in condizione di elevata fragilità. Il Ddl Ronzulli-Salvini non prevede dunque una tutela specifica per le vittime transessuali o transgender ed è quindi un disegno di legge contro l’omofobia ma non contro la transfobia» • «Sempre più potente nel cerchio magico che bada al capo», il 20 luglio 2022, caduto il governo Draghi, litiga con Mariastella Gelmini, sua arcinemica che in quell’esecutivo era ministra per gli affari regionali e le autonomie: «Contenta ora che hai mandato a casa il governo?», «Vai a piangere altrove e prenditi uno Xanax». Prima della politica infermiera e fisioterapista all’Irccs Galeazzi di Milano, poi coordinatrice delle professioni sanitarie per la stessa struttura, a ottobre diventa capogruppo al Senato ma resta fuori dal governo Meloni (Berlusconi, che per lei aveva pensato se non alla sanità almeno a politiche europee, turismo, rapporti con il Parlamento, commenta «non ci sta bene, non ci piacciono i veti» e per ritorsione Forza Italia non vota Ignazio La Russa, che è eletto ugualmente alla seconda carica dello Stato). Alla domanda Perché Meloni non vuole Ronzulli? Gianluca Mercuri risponde: «Perché ritiene che non risponda ai requisiti di “competenza” e “alto profilo” su cui vuole costruire il governo. E perché una Ronzulli in continua ascesa, che arrivasse a controllare in modo sempre più stretto i parlamentari di Forza Italia, rappresenterebbe un’ipoteca intollerabile sulla stabilità dell’esecutivo. Fino a minacciare la leadership meloniana sul centrodestra». A fine dicembre «un autorevole esponente della maggioranza» si sfoga con Francesco Verderami: «Tajani cerca sempre di fare da paciere, finché non arriva Ronzulli con l’accetta e si riparte. Questo clima non va bene» • «Via via scalzata dal suo ruolo di potente zarina e depotenziata dopo la morte di Berlusconi», il 21 novembe 2023 deve cedere il ruolo di capogruppo al Senato a Maurizio Gasparri. «Operazione gestita tutta da Antonio Tajani», Paola Di Caro spiega che «In verità Ronzulli paga rapporti non pacifici con alcuni senatori, ma soprattutto una linea d’attacco ormai in contrasto con quella del nuovo leader, culminata nel voto contro La Russa alla presidenza del Senato un anno fa. Ultimamente sembrava che ci fosse stato un riallineamento, e prevaleva un’unità almeno visiva, ma non è bastato. Il cambio ai vertici di FI d’altronde ha provocato un forte ridimensionamento della componente dei “falchi”» • A fine luglio 2024 si riaffaccia con un attacco al governo sulle liste d’attesa nella sanità: «Io non sono così contenta di questo decreto. Non è un decreto che riduce le liste d’attesa in modo immediato, forte. È un provvedimento tampone». A fine novembre, mentre non si può fare a meno di notare che «Tra Salvini e Tajani c’è ruggine antica: lotta tra aspiranti delfini di Berlusconi e solide affinità salviniane con Licia Ronzulli, a lungo rivale interna di Tajani (poi sconfitta) e assai filoleghista», Mercuri spiega che «Meloni si fida certamente più di Tajani che di Salvini»: «L’ha aiutato a far fuori Ronzulli, escludendola dal governo (Berlusconi la voleva ministra della sanità) e lui l’ha ricambiata rimettendo Forza Italia in asse con la premier, dopo il trauma del mancato voto a La Russa alla presidenza del Senato» • A fine gennaio 2025, mentre si parla della vicenda della ministra del turismo Daniela Santanchè, rinviata a giudizio per falso nelle comunicazioni societarie della sua ex società Visibilia, la sua opinione è che «sia necessaria una riflessione tra la premier e un membro del governo, che è anche del suo partito. Questione di opportunità». Dopo di che, scompare dai radar.
92. Emma BONINO Bra 9 marzo 1948. Politica • A fine aprile 2020, ad Antonio Polito che le chiede Lei è sempre stata contraria alla politica delle quote. Magari oggi servirebbero? risponde: «Io sono contro perché non voglio costruire un’Italia per quote: tanti neri, tante donne, tanti disabili. I cittadini sono tutti uguali e hanno uguali diritti. Però noto che dove ci sono le quote grazie a leggi che io non ho mai votato, come nei consigli di amministrazione, la parità di genere si afferma perché non se ne può fare a meno. Appena non c’è una legge che obbliga, come nelle task force governative, sparisce». Senatrice di +Europa, il 20 maggio presenta una mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede appoggiata da Azione e da più di 30 senatori di Forza Italia: viene respinta con 158 no, 124 sì, 19 astenuti • A metà luglio 2021, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio chiede alla ministra della giustizia Marta Cartabia l’autorizzazione ad aprire un fascicolo contro gli uomini armati della cosiddetta Guardia costiera libica che il 30 giugno, con la motovedetta Ras Jadir, hanno aperto il fuoco contro un barcone di migranti cercando poi di speronarlo. Paolo Mieli spiega che il «contratto» con i libici stipulato ai tempi dell’esecutivo Gentiloni e rinnovato con i due governi presieduti da Giuseppe Conte è stato «fin dall’inizio criticato da Emma Bonino, Matteo Orfini (Pd), da Fratoianni, dai quotidiani “Avvenire” e “Manifesto”. Bonino, Fratoianni e Orfini, assieme a pochissimi altri parlamentari, intellettuali e giornalisti, sono rimasti a lungo isolati nella loro battaglia» • Nelle elezioni del 25 settembre 2022 non viene rieletta, sconfitta nel collegio uninominale di Roma centro dalla candidata del centro-destra Lavinia Mennuni (36,30%-33,21%), nel plurinominale del Senato +Europa non supera per poco la soglia di sbarramento fissata al 3% (si ferma a 2,94). Se la prende, non solo per se stessa, con Calenda (che nel collegio di Roma ha preso il 13,62%): «Aveva sottoscritto un accordo poi disdetto dopo pochi giorni. Se fosse rimasto fedele a quell’accordo la maggioranza di destra al Senato sarebbe stata in forse e comunque risicatissima» • A metà aprile 2023, quando Calenda rompe con Renzi commenta: «Sorpresa? Proprio no, lui è fatto così» (pochi minuti dopo arriva il like di Enrico Letta) • A fine marzo 2024 presenta con Matteo Renzi il simbolo della lista comune “Stati uniti d’Europa”; alle elezioni europee di giugno, capolista nella circoscrizione nord-occidentale e in seconda posizione nella circoscrizione centrale, prende un totale di 76 mila preferenze ma non è eletta perché la lista resta sotto lo sbarramento del 4%. A inizio novembre, tornata a casa dopo dieci giorni di ricovero (quattro in terapia intensiva), riceve la visita di papa Francesco. Massimo Gramellini: «Lei per il divorzio, l’aborto, il capitalismo, le armi all’Ucraina, l’Occidente e il modello americano. Lui antidivorzista, antiabortista, anticapitalista, pacifista, terzomondista e moderatamente allergico agli yankee. Se avessero vent’anni, si scannerebbero sui social. Invece la foto li immortala su un terrazzino romano in carrozzella, mentre parlano del tanto che li unisce, a cominciare dalle origini piemontesi». Luciano Fontana ricorda che nel 2016 il Papa raccontò al “Corriere della Sera” che tra i «grandi dell’Italia di oggi» per lui c’erano prima di tutti Giorgio Napolitano e la leader radicale Emma Bonino: «Emma Bonino è la persona che conosce meglio l’Africa e ha offerto il miglior servizio all’Italia per conoscere l’Africa. Mi dicono: è gente che la pensa in modo molto diverso da noi. Vero, ma pazienza. Bisogna guardare alle persone, a quello che fanno» • A inizio febbraio 2025, quando la preside del Pertini di Monfalcone (istituto professionale per «i servizi della Sanità e l’Assitenza sociale») permette ad alcune ragazze di seguire le lezioni con il volto completamente coperto dal velo limitandosi ad identificarle, il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara commenta che «Senza una legge che vieti espressamente il burka o il niqab la scuola non può far niente di diverso» ma lei, da sempre attiva sul fronte dei diritti delle donne, non fa sconti: «L’integrazione passa anche dall’accettazione delle regole della società in cui si va a vivere. L’Italia non è il Bangladesh, i genitori delle ragazze dovrebbero saperlo». Il 30 novembre viene ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era stata portata in codice rosso a seguito di un attacco ischemico transitorio.
93. Giulia BONGIORNO Palermo 22 marzo 1966. Avvocata • Dal 2018 senatrice della Lega, a inizio febbraio 2020, quando mancano due giorni al voto di Palazzo Madama sull’autorizzazione a procedere per l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per la mancata concessione dell’autorizzazione allo sbarco, nell’agosto 2019, di 147 migranti trattenuti a bordo della Open Arms, dichiara: «Io spero davvero che Matteo Salvini decida di non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti», «Deve essere orgoglioso di quello che ha fatto e capisco che lui voglia dimostrare che non scappa dal processo. Ma deve tutelare il dovere del ministro di difendere i confini», «Io parlo di principi costituzionali e non di tifoserie. E posso assicurare che il mio timore non è l’esito del processo ma i tempi. L’idea che un uomo possa rimanere per anni e anni a processo non dovrebbe piacere a nessuno. E questo certamente lo farò presente a Matteo Salvini. Lui pensa di andare in aula e dimostrare davanti a tutti in tempi brevi che ha ragione. Però, questo rischia di non succedere. I tempi potrebbero essere lunghissimi e c’è il problema di restare bloccati per anni, ostaggi del processo» (il 12 l’autorizzazione è concessa respingendo 152 voti contro 75 la risoluzione presentata dal centrodestra che chiedeva di rimandare le carte al tribunale dei ministri) • A fine febbraio 2021 Gian Antonio Stella mostra che «la politica fa guadagnare, almeno chi viene eletto: la maggior parte dei parlamentari ha incrementato i redditi rispetto a quando era fuori dalla politica nazionale. Renzi nel 2019 ha incassato 938 mila euro più che nel 2013, l’avvocata e oggi senatrice leghista Giulia Bongiorno nel 2005, prima di entrare alla Camera con Alleanza nazionale, aveva un imponibile di 173.534 euro, nel 2018 di 2.833.488 per poi riscendere nel 2019 a 817.672». A metà maggio Gianluca Mercuri scrive che «Proseguono intanto le manovre verso le Amministrative. Nel centrodestra spuntano per Roma due nomi: uno che preoccupa parecchio il centrosinistra (Bongiorno) e uno che gli fa stappare se non lo champagne, almeno il vino dei Castelli (Gasparri)». A fine novembre viene deciso che Ciro Grillo, figlio di Beppe, e i suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria saranno processati il 16 marzo 2022, con l’ipotesi di reato di violenza sessuale di gruppo: li accusa una ragazza italo-norvegese da lei assistita (il presunto stupro risale al luglio 2019) • Fondatrice assieme a Michelle Hunziker della onlus “Doppia difesa”, a fine maggio 2022 sostiene che la mano di una fan sulle parti intime di Blanco, durante l’esibizione del cantante in piazza Duomo a Milano, è stata peggio di una molestia: «La violenza sessuale è costituita da qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo anche fugace tra soggetto passivo e soggetto attivo, ponga in pericolo la libertà di autodeterminazione» («La parola chiave è il consenso»). A inizio novembre, dopo aver «ballato tra le caselle di ministro della Giustizia, dell’Interno e della Pa», diventa presidente della commissione Giustizia al Senato (lo era già stata alla Camera). A Virginia Piccolillo che le chiede Soddisfatta? risponde: «Sul momento, emozionata. Per chi va tutti i giorni in tribunale, partecipare al processo di formazione delle leggi è una grande opportunità» • A metà novembre 2023 si scontra con Beppe Grillo che durante la trasmissione Che tempo che fa l’ha duramente attaccata: «Fa comizietti davanti ai tribunali». Lei replica: «Ho riferito che la mia assistita in Aula ha dichiarato di essere devastata e di aver tentato il suicidio. Un dolore immenso. Ecco, questa sofferenza è stata trasformata da Grillo in una farsa inserendola in uno show. Questo è gravissimo. Gravissimo. Perché la donna è stata massacrata due volte» • A fine ottobre 2024, a Palermo, nelle stesse aule in cui difese Giulio Andreotti, chiede per Salvini «l’assoluzione perché il fatto non sussiste». Mercuri: «La tesi difensiva è che Open Arms non era interessata a far sbarcare i migranti, cosa che avrebbe potuto fare in Spagna o a Malta, ma a sfidare il governo italiano e a fare cadere Salvini». Il 20 dicembre Salvini viene assolto (la formula scelta dal tribunale, «perché il fatto non sussiste», consente di dire, in attesa delle motivazioni, che i giudici hanno sposato la sua tesi) • A fine maggio 2025, intervistata da Paola Di Caro difende l’introduzione di una legge per il reato di femminicidio (nonostante la raccolta firme di un nutrito gruppo di giuriste per bloccarla) e aggiunge: «Oggi i ragazzi crescono più velocemente di un tempo e forse potrebbe essere utile anche valutare la possibilità di abbassare l’età dell’imputabilità da 14 a 12 anni». A fine novembre si parla de Lo scontro su Ddl Consenso. Luca Angelini: «Prevede che, in mancanza di un consenso “libero e attuale”, non si può parlare di rapporto sessuale, ma si deve parlare di stupro. Nella commissione Giustizia di Palazzo Madama, presieduta da Giulia Bongiorno, i rappresentanti dei partiti di maggioranza hanno chiesto di esaminare ulteriormente il testo prima di licenziarlo. Una richiesta che ha scatenato l’ira delle opposizioni». Lei commenta «La norma va fatta ma è chiaro che senza l’unanimità non si può chiudere in mezz’ora», sostiene che non ci sia nessun ritardo, ma solo la necessità di chiarire alcuni punti oscuri e che il testo arriverà in Aula a fine gennaio e quanto alla possibilità avallata da Matteo Salvini che la nuova norma possa «lasciare spazio a vendette personali», non sembra concordare: «Oggi sulla donna incombe la difficoltà di provare il dissenso. E spesso finisce per essere messa sotto accusa».
94. Vittorio COLAO Brescia 3 ottobre 1961. Dirigente d’azienda • Ex amministratore delegato di Vodafone, nell’aprile 2020 è designato dal governo Conte II per guidare la task force della cosiddetta Fase 2 per la ricostruzione economica del Paese dopo la pandemia di COVID-19. A metà giugno si dice che Anche i dem che lo chiamarono ora criticano. Alessandro Trocino: «Critiche e distinguo nei confronti del piano di Vittorio Colao e soci si sprecano nella maggioranza, tanto che da più parti ci si chiede cosa sia stato chiamato a fare un presidente di peso nella Commissione se poi si ha intenzione di mettere in un cassetto le 102 proposte elaborate in queste settimane. Colao, manager di lungo corso, è stato scelto formalmente da Conte ma in realtà è stato voluto dal Pd e in particolare da Nicola Zingaretti. Intravedendo la fine del periodo più duro del lockdown, i dem avevano bisogno di un uomo autorevole di cui fidarsi per stare in prima linea nella fase del rilancio. Conte ha accettato a malincuore e, avvertendo il pericolo di un eccessivo protagonismo di Colao, ha pensato di annacquarne il potenziale, affiancandogli una ventina di professori e burocrati. [...] E così quando il manager, il 9 giugno, ha messo sul tavolo le 121 pagine del piano elaborato dalla task force, l’entusiasmo a Palazzo Chigi non era alle stelle. Il lavoro della Commissione è stato ampio e circostanziato, ma in molti lo vedono come un’intromissione. I 5 Stelle non apprezzano molti punti in contrasto con il loro programma: la deroga al decreto dignità, la volontary disclosure vista come una sanatoria, la revisione del codice degli appalti, l’apertura degli esercizi commerciali nei festivi, l’accelerazione del 5G. Anche nel Pd, che l’aveva voluto, non mancano i distinguo» • Il 13 febbraio 2021 diventa ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale nel governo Draghi. Francesco Verderami: «La presenza di Colao nel governo — per di più in uno dei ruoli che Draghi considera “cruciali” — è un post it per Conte, che adoperò strumentalmente il manager nella commissione chiamata a supporto del vecchio governo, e che poi venne messo alla porta senza tante formalità dall’ormai ex presidente del Consiglio» • A fine gennaio 2022 se ne parla come un candidato a Palazzo Chigi nel caso Mario Draghi fosse eletto presidente della Repubblica. Caduto a luglio il governo Draghi, a inizio ottobre, mentre Giorgia Meloni si prepara a formare il suo governo, è citato tra i ministri («guarda caso i più vicini a Draghi») che le offrono aiuto • A metà settembre 2023, mentre si parla di una sanatoria su contanti e valori, si ricorda che nel 2020 fu il comitato di esperti da lui guidato a proporre un’ampia voluntary disclosure (l’autodenuncia al Fisco dei contribuenti che detengono illecitamente capitali all’estero o nascondono contanti guadagnati in nero: in cambio della regolarizzazione della loro posizione, pagano una percentuale della somma nascosta) • A inizio marzo 2024 il suo nome compare tra le decine di politici, imprenditori, sportivi e vip che tra il 2019 e il 2022 sarebbero stati spiati dal tenente della Guardia di finanza Pasquale Striano e dal magistrato Antonio Laudati • Il 29 maggio 2025 è premiato a Boston come vincitore dell’Alumni Achievement Award della Harvard Business School. Daniele Manca: «È il più alto riconoscimento dato agli ex studenti per i risultati ottenuti. A scorrere l’elenco di chi lo ha preceduto si ritrovano presidenti della Banca Mondiale, banchieri come Jamie Dimon alla guida di JPMorgan. E capitani d’impresa mitici come Jeffrey Immelt della General Electric, finanzieri come Ray Dalio fondatore del maggiore hedge fund al mondo, il Bridgewater Associates. E così Colao, appassionato d’Europa ma premiato dall’America, si ritroverà a essere il primo italiano e tra i pochissimi europei di quel club creato dalla prestigiosa università statunitense. Conterà far crescere un’azienda dal niente (Omnitel), farla diventare Vodafone, essere protagonista di investimenti e operazioni finanziarie in tutto il mondo per centinaia di miliardi, stare nel board di colossi come Unilever e Verizon e poi essere stato ministro del digitale in Italia».
95. Alessandro ZAN Padova 4 ottobre 1973. Politico • Deputato del Pd, è il relatore del disegno di legge contro l’omofobia, la transfobia, la misoginia e l’abilismo approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2020 (265 sì, 193 no, un astenuto). La maggioranza parla di un intervento «di civiltà», «atteso da tanti anni», per il centrodestra si tratta di una legge «liberticida» che introduce il «reato di opinione» sulle questioni legate al sesso e al genere. Alessandra Arachi & Carlotta di Leo: «I primi due articoli della legge Zan modificano la cosiddetta legge Mancino (“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”) e, quindi, l’articolo 604 bis del codice penale, aggiungendo tra i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione, anche gli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. Contro le accuse sul reato di opinione, avanzate dal centrodestra, all’articolo 3 (“Pluralismo delle idee e libertà delle scelte”) la maggioranza ha precisato che la punibilità scatterà quando vi sia “il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti” e che le opinioni non istigatorie “restano salve”, in quanto gia’ discendenti direttamente dall’articolo 21 della Costituzione» • Il 27 ottobre 2021 il ddl Zan è affossato al Senato da una “tagliola” a voto segreto piazzata da Roberto Calderoli: prevista dal regolamento del Senato, non permette di procedere all’esame dei singoli articoli che costituiscono il disegno di legge in questione e ha l’effetto di interrompere l’iter di approvazione della legge, fornendo dunque un chiaro segno della mancanza di un accordo politico tra i partiti in merito alla questione in oggetto (non è inoltre possibile ricalendarizzare tale disegno di legge - o anche uno sostanzialmente simile a quello appena rigettato - per almeno sei mesi). 154 sì, 131 no, 2 astenuti, poiché il centrodestra si ritrova con parecchi voti in più rispetto ai seggi che ha a Palazzo Madama, subito parte la caccia ai «traditori». Zan commenta: «La legge è stata stritolata da logiche politicistiche e tattiche parlamentari funzionali ad altre partite. Prima di tutte quella del Quirinale». Massimo Gramellini: «L’incomunicabilità tra conviventi non è prerogativa dei coniugi: esiste anche nella casa scombiccherata che va dai nostalgici di Blair a quelli dell’Urss e che per abitudine e approssimazione ci accomodiamo a chiamare ancora Sinistra. A ogni svolta più o meno decisiva, questo connubio di individualisti che si credono altruisti va a picco tra reciproche accuse di arroganza e una caccia ai traditori guidata quasi sempre da un traditore. Dopo la carica dei 101 grandi elettori che impallinarono Prodi, ormai più famosi dei cani di Crudelia, adesso tocca ai 16 (la Storia si ripete in forme più stitiche) che hanno affondato il disegno di legge Zan contro l’omotrans-fobia a causa della fobia che molti di loro provano per gli alleati» • A maggio 2022 Enrico Letta, segretario del Pd, ci riprova, ripresentando, sei mesi dopo, la legge contro l’omotransfobia nota come legge Zan: «Per noi il campo dei diritti rimane fondante nel dna del partito». Maurizio Gasparri replica: «Queste sono le priorità del Pd. Errare è umano, perseverare è diabolico». A settembre, in vista delle elezioni, il progamma del Pd promette: «Approveremo subito la legge contro l’omolesbobitransfobia (Ddl Zan) e introdurremo il matrimonio egualitario. Un paese civile non esclude, non emargina, non ghettizza. Le battaglie della comunità Lgbtqi+ sono semplicemente richieste di uguaglianza: sono la voce di milioni di italiane e italiani che rivendicano libertà e autodeterminazione, che vogliono pari dignità. Per la destra non è mai il momento, noi crediamo che l’Italia sia già in ritardo» • A fine febbraio 2023, dopo che Ignazio La Russa ha detto a Francesca Fagnani (Belve, Rai2) «Accetterei con dispiacere la notizia di un figlio gay: come se fosse milanista» dichiara che paragonare «l’orientamento sessuale di una persona, che è una cosa che una persona non sceglie, con una tifoseria calcistica lo trovo molto deprimente oltre che offensivo». Il 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, commenta: «L’Italia, scivolata al 34esimo posto nella lista dei Paesi Europei per tutela dei diritti lgbtqia+ anche per precisa strategia politica e responsabilità del governo Meloni, sta andando in senso opposto. Gli attacchi continui e i discorsi d’odio di molti esponenti di governo sono responsabili di un arretramento del nostro Paese». A inizio giugno, con la Regione Lazio che ha deciso di revocare il patrocinio al Roma Pride dopo un riferimento del portavoce Nicola Colamarino alla gestazione per altri, spiega: «La maternità surrogata, che dovrebbe essere chiamata gravidanza per altri, nel nostro Paese è vietata e non c’è nessun provvedimento che vuole normarla. Il Pride difende i diritti dei bambini delle famiglie arcobaleno. Sono bambini che già esistono e non è possibile che perdano i loro diritti fondamentali». A inizio dicembre il programma di Rai3 Report lo accusa di far soldi con una società che gestisce il Pride di Padova, Be proud srl, di cui è amministratore unico, tre mesi di festeggiamenti e attività per promuovere i diritti lgbt, oltre un milione di euro il fatturato nel 2022 (non contesta la violazione della legge, ma piuttosto opportunità politiche). Lui replica: «È un evento dove tutto quello che viene guadagnato viene riversato nell’iniziativa e dunque non c’è nessun tipo di guadagno» • A metà gennaio 2024, dopo che l’astensione della consigliera del Pd Anna Maria Bigon ha affossato la legge del Veneto per il fine vita, attacca: «Bigon ha agito contro la linea del gruppo che, anche sul solco della sentenza della Consulta, considera quella del fine vita una battaglia di civiltà prioritaria». A fine novembre, dopo che Fedez ha detto alla radio che preferisce Roberto Vannacci a Elly Schlein, Gramellini scrive (Il nemico del mio nemico): «Non capisco lo stupore: basta ascoltare le sue canzoni e osservare le sue frequentazioni per rendersi conto che Fedez non è Guccini. Eppure, la sinistra dell’onorevole Zan e anche di tanti opinionisti ne ha fatto per anni un campione dei diritti civili, una vittima della censura di destra e altre amenità surreali». Il 9 giugno 2024 è eletto europarlamentare, il 9 luglio si dimette da deputato per incompatibilità • A metà marzo 2025, quando l’Aula di Strasburgo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che la Commissione europea presenterà il 19 marzo, e che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il Pd si divide: 10 esponenti moderati e riformisti votano a favore, lui è tra gli 11 che seguendo le indicazioni della segreteria si astengono.
96. Rosario FIORELLO Catania 16 maggio 1960. Showman • Il 16 maggio 2020 compie sessant’anni. Massimo Gramellini: «Sembra una “fake news”. Se ogni generazione invecchia con i suoi idoli e vede sul loro volto l’incedere delle stagioni che finge di non scorgere sul proprio, allora mi ritengo fortunato: perché guardando Fiorello mi sento ancora un adolescente, quasi quanto lui. L’adolescenza è il tempo delle potenzialità vaghe e inespresse che poi la vita si incaricherà di definire e limitare. A Fiorello è riuscito il miracolo di non definirsi e di non limitarsi. Dà sempre l’impressione di essere sul punto di arrivare da qualche parte, ma per sua e nostra fortuna non ci arriva mai. Arrivare vorrebbe dire fermarsi, arretrare, diventare il passato. Mentre lui, a sessant’anni come a trenta, rimane coniugabile soltanto al presente. Sul suo talento universale ha scritto parole definitive Aldo Grasso. Ricordate l’ultimo Sanremo A.C., Avanti Covid? (Sembra trascorso un secolo). Non faceva il conduttore, né la spalla o il comico. Faceva Fiorello. Ha trasformato un cognome in un nome e sé stesso in un genere» • Il 2 marzo 2021 inizia il Festival di Sanremo. Grasso: «Partenza al buio. Il buio ha il colore dell’attesa, poi è soltanto luce, poi è il 71° Festival di Sanremo, poi è Fiorello travestito da Achille Lauro che intona Grazie dei fiori. Grazie del Fiore, verrebbe da dire. Data l’emergenza, bisognava reinventare Sanremo. Un Festival senza il pubblico in sala, ma un Festival ancora fedele alla sua missione storica: regalarci qualche giorno di svago, con i cantanti al posto dei virologi. Per i cattivi pensieri c’è tanto tempo. La prima reinvenzione riguarda la conduzione: Amadeus, dopo aver aperto la cerimonia con una lettera un po’ piagnona (non si fa mai!) è così avveduto da cedere il posto a Fiorello, che intanto intrattiene le poltrone vuote, senza natiche» • A settembre 2022, con Giorgia Meloni ormai lanciata verso Palazzo Chigi, i ritratti dei giornali ricordano sempre che fu «baby-sitter del primo figlio di Fiorello» • Il 10 luglio 2023 il titolo è: Fiorello sfrattato da via Asiago. Alessandro Trocino: «Il caso è semplice: Viva Rai2!, il programma mattutino di Fiorello è un grande successo ma disturba la quiete dei residenti di via Asiago. Visto il gradimento, 23 per cento di share, l’emittente pubblica ha pensato di intervenire, installando barriere antirumori, pannelli in vetro e con indennizzi ai residenti (provvedimenti, però, smentiti). Ieri la decisione, annunciata da un Fiorello dispiaciuto: “Ci è scappata un po’ la mano. La trasmissione, se si rifarà, non sarà più in via Asiago”» • Il 6 febbraio 2024 inizia il 74° Festival di Sanremo. Gianluca Mercuri: «L’impressione è meno scoppiettante rispetto alle passate edizioni di Amadeus e Fiorello: si sa che finisce un’era e un po’ si avverte, in un limbo tra le trasgressioni degli ultimi anni e il nuovo clima politico» • A fine aprile 2025 è indagato dalla procura di Imperia per diffamazione, fascicolo aperto dal procuratore Alberto Lari dopo la denuncia del vicepresidente della Regione Liguria Alessandro Piana. Grasso: «È indagato per avere definito, durante una puntata di Viva Radio 2, che la Liguria è un rave in riferimento all’inchiesta su escort e prostitute in cui Piana era stato messo in mezzo a causa di alcune intercettazioni rivelatesi poi inattendibili. Questo il testo: “Il vice di Toti finito in un’inchiesta con escort e cocaina, Toti è stato arrestato e quindi adesso ne serve un altro, il vice, ma questa non è una Regione, questa è un rave, d’ora in poi chi vuole andare in Liguria dev’essere maggiorenne, non puoi andare così”. Questo il contesto, che è un fattore decisivo della comunicazione, è l’ambiente in cui una data espressione prende senso, è l’inserimento del testo in un sistema culturale che aiuta a decodificare, cioè a comprendere il significato del messaggio in base alla situazione in cui viene emesso. E il contesto si chiama Viva Radio 2, una delle poche trasmissioni televisive che dava del tu all’ironia. Lo showman Fiorello leggeva fatti di cronaca (e quel giorno tutti i giornali parlavano del caso Piana) per trasformarli in una risata. Spero vivamente che il procuratore Alberto Lari dia il giusto peso alla battuta di Fiorello. Sarebbe bello che l’ironia diventasse materia d’insegnamento, ma so che è impossibile perché l’ironia, così come il gusto, l’intelligenza, la classe hanno questo di paradossale: sono fatte di materie che non si possono imparare. O di cose che stanno a rappresentare ciò che non si può imparare. L’ironia, infatti, è una forma di dissimulazione, come indica anche l’etimo della parola: la eironeía greca (dissimulazione, finzione) deriva dall’eíron (“che finge di non sapere”), personaggio dell’antica commedia greca autocritico e autoironico (speculare all’alazón, sbruffone e millantatore), che mantenendo un profilo basso mette nel sacco l’avversario. È una forza potente, ma gentile. Che in molti non capiscono».
97. Alfonso BONAFEDE Mazara del Vallo 2 luglio 1976. Politico • Ministro della giustizia dal primo giugno 2018, a inizio maggio 2020 tutto il centrodestra presenta una mozione per sfiduciarlo definendolo «inadeguato» e accusandolo di aver fatto provvedimenti «al limite della costituzionalità». Silvio Berlusconi fa sapere: «Ha violato troppi diritti di libertà». Giorgia Meloni tuona: «No allo Stato che si piega alla mafia, questo ministro ha compiuto delle scelte scellerate» (allusione alle scarcerazioni dei boss per l’emergenza Covid). Dopo un paio di settimane, il Caso Bonafede ha un epilogo scontato («Renzi e Italia viva stavano, come previsto, soltanto facendo ammuina») • A fine gennaio 2021 finisce nuovamente nel mirino di Renzi, il 26 Conte si dimette. Gianluca Mercuri: «Si è arreso perché domani il governo sarebbe certamente andato sotto al Senato nel voto sulla relazione del ministro della Giustizia Bonafede: un passaggio sgradito ai 5 Stelle». Il 13 febbraio lascia il posto a Marta Cartabia, a fine maggio i due si incontrano per discutere la riforma del processo penale. Giovanni Bianconi: «Uno dei punti sui quali bisognerà intervenire è la riforma della prescrizione targata Bonafede, il quale non ha nessuna intenzione di vedere sconfessato (con dichiarata soddisfazione di tutti gli altri) ciò che - da ministro e anche dopo - ha sempre rivendicato come una conquista di civiltà». Terminata la riunione, comunica: «Riteniamo che, in adempimento del dettato costituzionale, sia fondamentale garantire ad ogni cittadino un processo celere che si esaurisca in tempi ragionevoli, ma questo non deve mai tradursi in denegata giustizia; ogni cittadino che si rivolge allo Stato per avere una risposta di giustizia deve avere la certezza che quella risposta arriverà» (Cartabia, d’accordo sull’esigenza di scongiurare la «denegata giustizia», ricorda che i tempi dei processi vanno necessariamente ridotti per accedere ai soldi del Recovery fund e non si può rischiare una «irragionevole durata» dovuta anche all’abolizione della prescrizione dopo il verdetto di primo grado). A inizio luglio il principale nodo da sciogliere resta la la norma che «riflette una stagione populista finita da tempo». Elena Tebano: «Non tanto per il peso effettivo che quella norma chiamata “riforma Bonafede”, introdotta al tempo del Conte I, ha attualmente sul sistema giustizia, quanto perché è diventata una bandiera grillina che il Movimento non ha intenzione di veder ammainare. Come invece vogliono tutti gli altri partiti della coalizione: dal Pd alla Lega passando per Leu, Italia Viva, Azione e Forza Italia» • A metà aprile 2022, a Renzi che ha twittato «L’azione di Bonafede era dannosa, quella della Cartabia è inutile» risponde: «Credo che nemmeno sappia di cosa sta parlando, visto che la riforma Bonafede fu condivisa con tutte le forze di maggioranza, quindi anche con Iv». A fine luglio, premesso che non ha mai chiesto la deroga al tetto del secondo mandato ma che se gliel’avessero chiesto probabilmente si sarebbe candidato, annuncia con un post su Facebook che tornerà «a fare l’avvocato». Alessandro Trocino: «Lo scopritore di Giuseppe Conte, dunque, fatto fuori proprio dall’avvocato del popolo, in questo caso costretto a rispettare la regola da Beppe Grillo» • Il 28 aprile 2023 la Camera lo elegge con 210 voti nel consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Enrico Costa, avvocato e deputato di Azione, commenta: «È il terzo mandato di Bonafede. Siamo al paradosso: chi ha voluto il garantista Nordio come ministro della Giustizia, oggi sceglie Bonafede. Numeri alla mano sarà stato votato da almeno 160 deputati del centrodestra. È questo il primo vero patto tra maggioranza e 5 Stelle» (il Pd esce dall’Aula con la motivazione ufficiale che è stata violata la parità di genere). A fine ottobre la maggioranza trova l’accordo su un testo che «cestina la riforma Cartabia» e senza tornare alla riforma Bonafede ripristina la prescrizione sostanziale prevista dalla riforma Orlando del 2017 (con modifiche significative) • 2024 - • 2025 - •
98. Pier Luigi BERSANI Bettola 29 settembre 1951. Politico • A inizio ottobre 2020, parlando del premier Giuseppe Conte ammette: «Anche se ai nostri occhi potrà sembrare Wanna Marchi ai cittadini piace». A fine novembre si sbilancia: «A breve si entrerà in un’altra era e tornerà anche la politica» • Dal 2009 al 2013 segretario del Pd, nel 2021 è chiamato a testimoniare dalla Procura di Firenze durante le indagini sulla Fondazione Open, cassaforte e braccio operativo dell’attività politica di Matteo Renzi: «La nuova componente aveva l’obiettivo di scalare il partito attraverso una piattaforma politica molto aggressiva, un sistema ampio di relazioni e una vera e propria raccolta fondi» • Fondatore di Articolo 1 (nel 2017), a inizio agosto 2022, intervistato da Monica Guerzoni, spiega la decisione di non ricandidarsi alle politiche: «Perché? Me lo chiedono in tantissimi. È una cosa normale, come il tempo che passa. Ho fatto 20 anni il parlamentare da ministro, da segretario e da deputato semplice. Penso che basti. Non abbandono la politica, né la compagnia, darò una mano in altre forme. A settant’anni consiglio a tutti di avere disponibilità e non aspirazioni. Tanti mi chiedono perché non mi ricandido quando lo fa Berlusconi a 86 anni. Io a 11 facevo lo sciopero dei chierichetti, a 15 spalavo a Firenze, a 28 ero assessore regionale. Ho l’orologio in anticipo» • A fine gennaio 2023 è tra i big delle vecchie correnti del Pd schierati per la candidata Elly Schlein in vista delle primarie (Stefano Bonaccini si è mostrato freddo all’idea di un ritorno di Articolo 1 nel Pd). A metà giugno Articolo 1 torna nel Pd (Schlein parla di «ricongiungimento familiare») • Querelato da Roberto Vannacci per la domanda «Se è possibile dare dell’anormale a un omosessuale, è possibile dare del coglione a un generale?» a fine agosto 2024 ribadisce la sua posizione: «Con quella domanda, che rifarei tutti i giorni, non ho insultato Vannacci, ma le idee regressive che la destra sta sdoganando e che ci rubano il futuro. Mi sto occupando di quel rancore che le destre stanno scagliando contro i diritti sociali e civili». A fine novembre intervistato da Marco Ascione sembra di ottimo umore: «Sta accadendo qualcosa nel Paese, c’è una movida. Non parlo solo del nostro risultato alle elezioni regionali ma anche dei referendum per la cittadinanza e l’Autonomia». Ma c’è un problema: «Gli elettori sono più avanti del processo politico. Attualmente il carro è davanti ai buoi e nell’attesa che il centrosinistra metta i buoi davanti al carro, la gente premia il Pd, il partito che mostra più consistenza, quello più orientato all’alternativa e più unitario». Quanto al Movimento «È un’idea balorda quella per cui in un mondo dove ovunque la politica si organizza per campi plurali alternativi, c’è chi cerca di ritagliarsi il ruolo dell’agnostico», Calenda «andrebbe bene se non volesse governare», Renzi «se c’è un ravvedimento operoso» • Il 2 dicembre 2025, quando per presunte irregolarità nell’assegnazione di 990 mila euro al Collegio d’Europa c’è il fermo dell’ex Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue Federica Mogherini, che del prestigioso istituto è rettrice, intervenendo su a Otto e mezzo consiglia «un po’ di cautela; aspettiamo che parlino le autorità giudiziarie belghe. Non sorprende che subito Zakharova e Orbán attacchino. Lo vede chiunque che c’è un tiro al piccione sull’Europa». Il giorno dopo Massimo Gramellini parla di «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer. Adesso quei foderi sono diventate le nuove sciabole da rimpiangere. Non saprei dire se si tratti di un declino della specie, graduale ma inarrestabile, o se abbia a che fare anche con quella tipica malattia dell’età adulta che si chiama “torcicollo emotivo”».
99. Chiara APPENDINO Moncalieri 12 giugno 1984. Politica • Dal 2016 sindaca di Torino, a fine settembre 2020 è condannata a sei mesi per falso in atto pubblico (in relazione al bilancio 2016) e assolta per il reato d’abuso d’ufficio. «Porto a termine il mandato di sindaca di Torino, ma mi autosospendo dal Movimento 5 Stelle come previsto dal codice etico» annuncia facendo saltare i piani, caldeggiati da Luigi Di Maio, di metterla alla guida di un futuro direttivo del partito. A metà ottobre annuncia: «Non mi ricandido, faccio un passo di lato». Marco Imarisio commenta: «Esce di scena la sindaca che appena qualche anno fa fu il fiore all’occhiello del M5S. Non ci sarà il bis, come a Livorno e probabilmente anche a Roma. I teorici del se li conosci li eviti, avranno un altro argomento a loro favore. La verità è che con Chiara Appendino poteva andare meglio. Ma sbaglia chi sostiene che non poteva andare peggio» • A fine gennaio 2021, condannata a un anno e sei mesi di reclusione per la ressa davanti al maxischermo di piazza San Carlo del 3 giugno 2017, notte della finale di Champions League Juventus-Real Madrid (due donne persero la vita, oltre 1600 i feriti) sbotta: «Fare il sindaco è da martire. Pago gesti non miei. Sono davvero demotivata». A inizio maggio avverte che in un eventuale ballottaggio per eleggere il suo successore non appoggerà il Pd. A inizio ottobre Stefano Lo Russo, candidato sindaco di Torino del centrosinistra, precede a sorpresa Paolo Damilano, candidato del centrodestra che sperava di vincere al primo turno. Gianluca Mercuri: «I 5 Stelle, che correvano con Valentina Sganga, si fermano al 9% e salutano, con la sindaca uscente Appendino, l’era in cui hanno marciato sul sistema politico italiano come i Visigoti su Roma. La partita è apertissima perché Lo Russo è un antigrillino antico e ha avversato duramente Appendino. Difficile che la (quasi ex) sindaca (che tra due settimane sarà madre per la seconda volta) compia gesti di disgelo. Di certo le converrebbero, nell’ottica di un futuro da dirigente 5 Stelle che coi dem dovrà rapportarsi». Massimo Franco parla di «un elettorato che comincia a rivalutare stabilità e competenza. L’aveva capito la sindaca grillina uscente di Torino, Chiara Appendino, che infatti non si è ricandidata» (al ballottaggio del 18 ottobre Lo Russo vincerà con quasi il 60%) • Tra i pochi «big sopravvissuti alla mannaia del tetto del secondo mandato», a metà agosto 2022 risponde ai compagni di partito che si lamentano della sua candidatura alla Camera nonostante la condanna per i fatti di piazza San Carlo: «È dal 2019 che il codice etico distingue i reati colposi da quelli dolosi, prima, quindi, della sentenza di primo grado, per la quale ho fatto ricorso in appello». A ottobre diventa deputato • A fine maggio 2023, dopo l’11-4 per il centrodestra alle Amministrative, si dice che «il campo alternativo al centrodestra non è né largo né stretto, semplicemente non c’è», «quanto ai 5 Stelle, la leadership di Conte pare in affanno e le alternative (Raggi, Appendino) non vanno in direzione di un asse col Pd» (Mercuri) • A metà giugno 2024, pur rinviando a un Appello bis il ricalcolo della pena (in basso), la corte di Cassazione conferma la sua responsabilità penale per i fatti di piazza San Carlo. A fine novembre, mentre Roberto Fico, Stefano Patuanelli e Alessandra Todde sono per un asse 5 Stelle/Pd, «dà segni di smarcarsi (e in molti vedono in lei un’alternativa a Conte)»: «La mancanza di un’identità forte sta facendo disperdere il nostro vento nelle vele del Partito democratico. In questo sciagurato schema ci stanno fagocitando e siamo diventati il socio minoritario» • Il 17 ottobre 2025, titolo Tensione nel Movimento, il Pd torna nemico, Alessandro Trocino spiega: «Il pregresso è noto. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e vice di Giuseppe Conte, ha ventilato le sue dimissioni perché contraria all’accordo con il Pd, considerato una delle cause dello scarso risultato del Movimento in Toscana. Conte nega di aver mai ricevuto dimissioni e conferma l’alleanza con i dem, che pure non lo fa impazzire di gioia. Riccardo Ricciardi conferma: l’asse con il Pd non è in discussione. Ma si fa risentire persino Danilo Toninelli, a sostegno di “Chiara”, naturalmente, contro l’odiato Pd». Il giorno dopo si dimette da vicepresidente nazionale del Movimento 5 Stelle.
100. Matteo BERRETTINI Roma 12 aprile 1996. Tennista • 2020 - • L’11 luglio 2021 è sconfitto in quattro set da Novak Djokovic nella finale del torneo di Wimbledon (6-7, 6-4, 6-4, 6-3). «Scritta la storia, anche se non è quella che piace a noi. Invece del primo italiano vittorioso a Wimbledon, dobbiamo accontentarci, e si fa molto per dire, del primo finalista», «Matteo Berrettini non ha nulla da rimproverarsi. Quello è solo il più forte giocatore di sempre», commenta Marco Imarisio: «Ha dimostrato di essere pronto, su ogni superficie. C’è solo da ringraziarlo, per questo suo meraviglioso torneo che ha dato inedito orgoglio al tennis italiano dopo anni di un magro da rasentare lo scheletrico. Lui è il primo a sapere che questo è solo l’inizio. Anche se non sembra, i tempi stanno cambiando. E ben presto la Storia saremo noi» • Il 25 gennaio 2022 batte Gaël Monfils nei quarti di finale dell’Australian Open in cinque set (6-4, 6-4, 3-6, 3-6, 6-2) «amministrandosi con intelligenza, superando una crisi fisica che aveva fatto temere il peggio, addirittura andandosi a prendere i punti a rete con il serve and volley, perché pochi nel circuito, come dice il grande ex John McEnroe, hanno la sua presenza in campo» (Gaia Piccardi & Maria Strada). Il 27 perde in quattro set (6-3, 6-2, 3-6, 6-3) con Rafa Nadal, a fine mese raggiunge la sua miglior posizione nel ranking mondiale, 6. Al rientro dopo un’operazione alla mano destra, il 12 giugno si aggiudica il master 250 sull’erba di Stoccarda, battendo in finale, in tre set, Andy Murray, il 19 si conferma al Queen’s, torneo londinese considerato il prologo di Wimbledon, battendo 7-5 6-4 il il serbo Filip Krajinović, una settimana dopo si parla purtroppo de Il bel gesto di Berrettini: «Ha fatto un tampone volontario, non obbligatorio, perché aveva dei sospetti. Ed è risultato positivo al Covid. Notizia terribile, non tanto per la positività quanto perché Matteo Berrettini è stato così costretto a saltare Wimbledon, a poche ore dal debutto. Il suo commento andrebbe incorniciato: “L’ho fatto per proteggere gli altri. Avevo dei sintomi e sono isolato”» (Alessandro Trocino) • Il 10 luglio 2023 a Wimbledon è sconfitto da Carlos Alcaraz negli ottavi di finale (3-6, 6-3, 6-3, 6-3, lo spagnolo vincerà il torno battendo in finale Djokovic). Il 31 agosto una storta alla caviglia destra pone fine alla sua stagione. Il 26 novembre a Malaga l’Italia batte l’Australia e vince la Coppa Davis con il suo tifo «ravvicinato» • Il 29 febbraio 2024 Melissa Satta, cui molti tifosi danno la colpa per la sua crisi, si sfoga con un lungo messaggio su Instagram pochi giorni dopo che tra i due c’è stata la rottura: «Sono stata messa sul banco degli imputati nonostante non abbia commesso alcun crimine, questo è sciacallaggio sociale. Non vedevano l’ora di additarmi come “sex addicted” per rendere più gustosa la notizia della mia discussa rottura». «Quando una soubrette della televisione potrà serenamente fidanzarsi e lasciarsi con un bravo tennista dal fisico fragile senza che nessuno le imputi i suoi infortuni e le sue sconfitte - commenta Massimo Gramellini - Ecco, quando quel giorno arriverà, potremo dire che la società patriarcale, per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi trenta secoli, è avviata a esaurimento». Il 7 aprile torna a vincere dopo due anni aggiudicandosi il torneo di Marrakech: «Sono stati due anni duri. Voglio ringraziare il mio team che è qui e chi mi ha guardato da casa. Grazie a loro sono riuscito a superare i momenti difficili, quando il mio corpo non mi consentiva di giocare. Grazie anche alla mia famiglia che mi è stata vicina, e auguri a mia madre per il suo compleanno». Il 3 luglio sul centrale di Wimbledon è sconfitto in quattro set da Jannik Sinner (7-6, 7-6, 2-6, 7-6) in un match valido per il secondo turno, il 21, vincendo il torneo di Gstaad, torna tra i primi cinquanta del mondo, il 27 s’impone anche a Kitzbuhel. Il 24 novembre, a Malaga in coppia con Sinner, trascina l’Italia al bis in Coppa Davis: escluso dal singolare con l’Argentina, dopo la sconfitta di Musetti ottiene in doppio col n.1 del mondo il punto decisivo poi, in semifinale con l’Australia e in finale con l’Olanda, i due azzurri chudono le sfide con i soli singolari. «Berrettini e Sinner sono diversi, diversissimi, ma accomunati… “dalla residenza a Montecarlo” diranno i maligni - commenta Gramellini - Però in loro c’è una tigna allegra e arcitaliana che li fa sorridere e tirare mazzate, in contemporanea». Dopo il punto decisivo, in lacrime, confida: «Uno dei motori del 2024 è stata proprio la voglia di tornare in azzurro ed essere protagonista in Coppa Davis. Per un milione di motivi è uno dei successi più belli della mia carriera» • L’11 maggio 2025 in coppia col fratello Jacopo è eliminato dal doppio degli Internazionali d’Italia (sconfitti da Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti in un derby tutto italiano), il giorno dopo esce anche in singolare, sconfitto per ritiro nei sedicesimi contro il norvegese Casper Ruud (sotto 7-5 2-0 si è arreso ai soliti problemi addominali). Il 23 novembre fa il bis in Coppa Davis (per l’Italia è il terzo successo consecutivo) battendo a Bologna la Spagna: domato Pablo Carreno Busta (6-3, 6-4), assiste alla vittoria di Flavio Cobolli contro Jaume Munar (1-6, 7-6, 7-5). Si tratta di un risultato impressionante per l’Italia, che ha gareggiato senza i suoi due giocatori più quotati, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti (ma pure la Spagna non ha schierato Carlos Alcaraz).
101. Riccardo MOLINARI Alessandria 29 luglio 1983. Politico • Dal 2018 capogruppo della Lega alla Camera, a fine febbraio 2020 attacca il presidente del Consiglio che a Frontiere (Raiuno) ha chiesto ai presidenti delle Regioni fuori dall’area del contagio (Covid-19) di non agire da soli, senza indicazioni da Roma: «Conte usa parole quasi fasciste, evoca i pieni poteri, si dimetta». In contemporanea, chiede lo stop al decreto intercettazioni (già approvato dal Senato e da convertire entro il 29 febbraio, pena la decadenza): «La vera emergenza del Paese è il coronavirus. Questo è un governo di irresponsabili, Pd, M5S e Iv bloccano il Parlamento con un provvedimento che non ha alcuna urgenza» • A inizio ottobre 2021, mentre Draghi accelera sul fisco e Salvini frena, rigetta «termini come tracollo e disfatta» per il risultato alle Amministrative e spiega: «Il risultato delle elezioni ci dice che molta gente non è andata a votare perché non vede risposte ai suoi bisogni. Con il governo Conte I la Lega ha portato a casa risultati e i consensi sono cresciuti a dismisura. Noi, quindi, vogliamo un governo che governi. Ma se non ci si lascia nemmeno discutere un provvedimento che rischia di avere pesanti conseguenze sulle tasche dei cittadini significa che ci stanno accompagnando alla porta» • A inizio ottobre 2022 si dice che i nomi per i presidenti di Camera e Senato «sembrano blindati: il fratellista Ignazio La Russa a Palazzo Madama e il leghista Riccardo Molinari a Montecitorio», il 14 però al suo posto viene eletto Lorenzo Fontana. Gianluca Mercuri: «Salvini ha scelto lui anziché Riccardo Molinari e a Meloni va benissimo» • A inizio aprile 2023 le sue parole a Affari italiani sul Pnrr portano a uno scontro con Giorgia Meloni: «Forse sarebbe il caso di valutare se rinunciare a una parte dei fondi a debito. Ha senso indebitarsi con l’Ue per fare cose che non servono? Giusto quindi ridiscutere il piano in Europa. O si cambia la destinazione dei fondi o spenderli per spenderli, a caso, non ha senso». La premier replica: «Non prendo in considerazione l’opzione di perdere le risorse, ma solo quella di farle arrivare a terra in maniera efficace, e tutto il lavoro che questo richiede è un lavoro che noi faremo» • A metà maggio 2024, intervistato da Monica Maggioni a In mezz’ora, dice: «L’inchiesta su Toti pone un grande interrogativo alla politica: come vogliamo andare avanti sul finanziamento alla macchina della democrazia, dal momento in cui il finanziamento legale diventa foriero di sospetti? O si sceglie la strada tedesca con il finanziamento pubblico o seguiamo il sistema che c’è oggi in Italia, per cui ci sono regole per prendere finanziamenti privati. Ma poi questo non può essere foriero di sospetti» • Il 13 aprile 2025 presenta un suo ddl sul gratuito patrocinio per gli incidenti sul lavoro e per gli agenti delle forze dell’ordine: «È una proposta che io ho preso a cuore e elaborato sulla base di un fatto semplice: gli incidenti sul lavoro sono una ferita enorme per il nostro Paese, solo le denunce sono oltre 500 mila all’anno. La Camera ha istituito per questo una commissione che ha elaborato numerose proposte, tra cui quella del gratuito patrocinio. Poi, data l’attenzione della Lega ai problemi delle forze dell’ordine, ho pensato di aggiungere anche loro al provvedimento. Cosa prevede la proposta? Garantire la difesa gratuita indipendentemente dal reddito. Peraltro la legge già prevede di derogare dai tetti di reddito in alcuni casi. Per esempio, nella violenza sessuale. Per le forze dell’ordine diamo una tutela maggiore anche rispetto al precedente decreto Sicurezza. Se questa legge passa, il patrocinio diventa totalmente gratuito». A inizio aprile insiste sulla proposta di far tornare Matteo Salvini al ministero dell’Interno: «È un pensiero che gira da quando Matteo è stato assolto a Palermo. Questo è il sentimento della base e dei nostri amministratori. Il congresso era la sede giusta perché diventasse la posizione di tutto il partito. Adesso è una richiesta che Salvini avanzerà alla presidente del Consiglio». Poco importa se il capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli ha già detto che non succederà: «Barelli e Forza Italia possono dire la loro ma non sono i padroni della coalizione. Se il secondo partito del centrodestra avanza una proposta se ne discute serenamente, senza veti da parte di nessuno». Quanto all’ipotesi che questo possa provocare una crisi di governo, ribatte che Forza Italia non la aprirebbe: «Penso che un partito moderato e che si dice fondamentale per il centrodestra farebbe fatica a spiegare ai suoi elettori che apre una crisi perché un leader di partito avanza una richiesta legittima».
102. Simone INZAGHI Piacenza 5 aprile 1976. Allenatore di calcio • Il 30 giugno 2020 si parla di Sfida scudetto, incroci pericolosi per Juve e Lazio: la squadra che allena dal 2016 (e che ha condotto alla vittoria della Coppa Italia nel 2019) si impone per 2-1 ma con un solo punto nelle successive cinque giornate terminerà il campionato terza a pari merito con l’Atalanta, staccata di 5 punti dalla Vecchia Signora, giunta al nono titolo consecutivo • A fine maggio 2021 l’Inter, perso Conte, strappa «clamorosamente» Simone Inzaghi alla Lazio. Gianluca Mercuri: «Una bella vendetta del manager Marotta per il body shaming che subì sette anni fa dal presidente laziale Lotito» • Il 12 gennaio 2022, con un gol di Alexis Sanchez all’ultimo secondo dei supplementari, l’Inter vince la Supercoppa italiana battendo per 2 a 1 la Juventus: è il suo primo trofeo con i nerazzurri. L’11 maggio nuova vittoria contro la Juventus nella finale di Coppa Italia, 4-2 «dopo una partita da batticuore» di nuovo decisa ai tempi supplementari. Guido De Carolis e Paolo Tomaselli gli danno 8 in pagella: «Il signore della Coppa batte per la terza volta la Juve e mette in bacheca il secondo trofeo della stagione. Azzecca i cambi giusti e riprende il match. La sua stagione è più che buona e dopo la “doppietta” (Supercoppa-Coppa Italia), punta ora al “Tripletino”» (in campionato l’Inter dovrà però accontentarsi del secondo posto a 2 punti dal Milan) • Il 18 gennaio 2023 a Riad, «con un secco 3 a 0» al Milan, l’Inter rivince la Supercoppa italiana in quello che Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, chiama «il derby dello sportwashing». Tomaselli motiva così l’8 in pagella: «Quattro Supercoppe (come Capello e Lippi) e due Coppe Italia: nella partita secca lui sbaglia raramente e la sua Inter stavolta si avvicina alla perfezione». Il 23 maggio, battendo 2-1 la Fiorentina, i nerazzurri fanno il bis anche in Coppa Italia. Stavolta in pagella prende 7 (Luca Valdiserri): «Mister Coppa Italia: 3 da giocatore e 3 da allenatore. Le critiche passano, i trofei restano». Il 10 giugno perde 1-0 a Istanbul la finale di Champions League col Manchester City. Tomaselli gli dà comunque 7: «Prepara la partita giusta per mettere in difficoltà Guardiola, sugli esterni, ma anche in mezzo. La sua squadra dimostra che non è l’imbucata alla festa inglese e dopo lo svantaggio ci prova fino alla fine, senza però sfondare. Gli applausi rendono la sconfitta ancora più dura da accettare. Ma sia lui che i tifosi, possono essere orgogliosi di questa Inter» • Il 22 gennaio 2024 a Riad, con un gol di Lautaro Martinez al 91’ l’Inter batte il Napoli e vince la terza Supercoppa consecutiva. Tomaselli gli dà 7,5: «Re di Coppe, dimostra che l’Inter sa adattarsi a ogni partita. Ed è pronta per il ciclo chiave per lo scudetto». Il 22 aprile, battendo 2-1 il Milan, l’Inter conquista lo scudetto della seconda stella. Tomaselli (stavolta in coppia con Carlos Passerini) risale a 8: «Sei derby conquistati di fila, sei trofei vinti con l’Inter. E il ventesimo scudetto arriva con lo scacco matto e una vittoria mai in discussione, nell’ennesima prestazione totale. In una parola? Stellare» • Dopo che il 31 maggio 2025 l’Inter è stata sconfitta 5-0 a Monaco di Baviera nella finale di Champions League contro il Paris Saint Germain, si sparge la voce che potrebbe passare all’Al Hilal di Riad, in Arabia Saudita. Il 3 giugno, quattro anni esatti dal giorno della firma, in un colloquio durato poco più di un’ora conferma al management dell’Inter che «Il ciclo è finito» e si congeda con una decisione che non sembra sorprendere nessuno. Paolo Condò: «L’offerta araba era già arrivata e Inzaghi era propenso ad accettarla, ma è lecito pensare che la debacle di Monaco gli abbia dato la spinta finale». Luca Angelini: «A Milano ha conquistato sei trofei in totale, fra cui lo scudetto della seconda stella, due Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane, ha trascinato l’Inter due volte in finale di Champions, ma ha altresì regalato due campionati». Nel week end vola a Miami per firmare un contratto biennale con il club saudita da 25 milioni più bonus a stagione.
103. Roberto SAVIANO Napoli 22 settembre 1979. Scrittore • A fine settembre 2020 fa rumore un editoriale di Paolo Mieli intitolato I migranti tra silenzi e amnesie che è interpretato come «una gomitata a Saviano»: «[...] Ancor meno sono gli scrittori che, sul modello di quel che loro stessi fecero nelle estati 2018 e 2019, abbiano preso la via del mare per portare un pur minimo sollievo ai disperati in fuga dalle coste africane (così da aver poi modo di scrivere libri su quelle loro sofferte esperienze) [...]» • A fine maggio 2021 si commuove alla lettura della sentenza del Tribunale di Roma per le minacce ricevute dai Casalesi durante il maxiprocesso alla camorra casertana nel 2008: «Ci sono voluti tredici anni, ma i clan non sono invincibili». A fine giugno si scontra col governatore della Campania: «Vincenzo De Luca blocca la mia presenza al Ravello Festival. Nessun problema, don Viciè, non ci sarò». E poi: «Purtroppo i festival culturali sempre di più sono determinati dalla politica, sono una compagnia di giro, l’amico tuo l’amico mio, gettone qui gettone lì, Italia, cultura, amici amichetti, paranze». Il 13 ottobre fanno «15 anni che vivo sotto protezione». Intervistato da Antonio D’Orrico, confida: «Il prezzo che ho pagato è superiore rispetto a qualsiasi prezzo avessi messo in conto. So di dirla grossa, ma a volte penso che persino morire sarebbe stato più accettabile rispetto al continuo senso di ansia e di svuotamento in cui vive chi è sotto pressione costante per tanto tempo. Io vivo come un colpevole». Premesso che «il mio epitaffio, l’epitaffio che riassume perfettamente la mia situazione» è la frase (presa da Truman Capote) «Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte», alla domanda È Gomorra la tua preghiera esaudita? risponde «È il sogno a lungo desiderato di diventare uno scrittore» • A fine novembre 2022, invitato dalla Fondazione I Teatri a presentare il suo libro su Falcone al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, rinuncia «perché per me vivere in queste settimane queste occasioni pubbliche è difficile: l’esposizione fisica preoccupa me e chi mi sta attorno perché l’odio è tangibile e non esiste alcuno scudo». In una lettera spiega: «Per me questa è una fase difficile, sono stato portato a processo da tre ministri di questo governo - Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Gennaro Sangiuliano - Sono ben cinque le azioni giudiziarie pendenti da parte di ministri di questo governo. Chiunque, al mio posto, ne sarebbe paralizzato». A metà dicembre ancora polemiche su Salvini e Meloni. Alessandro Trocino: «Matteo Salvini non sarà parte civile. Non farà parte del processo contro Roberto Saviano per il ritardo con cui ha avanzato la richiesta nel procedimento in cui lo scrittore è imputato per diffamazione per aver definito “bastardi” l’allora ministro dell’Interno e l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni in relazione alle politiche anti immigrazione. La premier, parte lesa, non compare nella lista di persone da ascoltare presentata dal pm Pietro Pollidori». Lui commenta: «È incredibile, non è stata chiamata dal pm né dalla parte civile. Io mi ritroverò a dover rispondere del reato di cui mi accusano e non ci sarà la possibilità del confronto con il primo ministro che probabilmente teme una certa debolezza in questo processo perché, qualora ascoltati, dovranno comunque rispondere delle scelte politiche fatte in questi anni che sono la materia del mio giudizio dato nei loro confronti» • A fine luglio 2023 viene cancellato il suo programma Insider II, previsto a novembre su Rai3. Trocino: «Alla base della decisione assunta in viale Mazzini, ci sarebbe la considerazione che il linguaggio usato ripetutamente dal giornalista non sarebbe compatibile con il Codice etico cui s’ispira il servizio pubblico. In un tweet, lo scrittore e giornalista aveva definito il leader della Lega Salvini “ministro della malavita”, attaccandolo sul caso di Carola Rackete, e riecheggiando la definizione usata da Gaetano Salvemini nei confronti di Giovanni Giolitti». Intervistato da Antonella Baccaro, aggiunge un’amara riflessione: «Mi pesa la continua diffamazione, mi pesano gli attacchi personali a opera dei media di destra. Mi pesa questo squadrismo contro gli intellettuali — non sono il solo — fatto su mandato di una parte politica. Sono attacchi violentissimi e quotidiani che non avvengono in nessun’altra democrazia avanzata. L’Italia è un paese che mette paura» • A fine maggio 2024 si parla di caso Saviano alla Buchmesse. Luca Angelini: «Roberto Saviano è stato invitato alla Buchmesse di Francoforte, la più grande fiera del libro al mondo. Ma la notizia è che a farlo non è stata l’Italia, Paese ospite d’onore dell’edizione 2024 che si terrà a ottobre, ma la Germania». Mauro Mazza, commissario del governo, spiega così l’esclusione: «Da un lato abbiamo voluto dare voce a chi finora non l’ha avuta. Dall’altro, tra i criteri che ci hanno ispirato, c’è stato anche quello di scegliere autori le cui opere fossero completamente originali». Interpellato da Mara Gergolet, lo scrittore fornisce un’altra versione: «Ormai è diventata una lotta personale. Vogliono costruire un clima di vendetta e di intimidazione. Mi hanno eletto a simbolo di un mondo che vogliono osteggiare». A dicembre, nel discorso ad Atreju, Giorgia Meloni lo attacca: «I guru dell’antimafia alla Saviano li aspettiamo quando non ci saranno più posti dove girare serie milionarie» • Il 23 maggio 2025, nell’anniversario dell'attentato a Giovanni Falcone, Fratelli d’Italia l’attacca con un post sull’account ufficiale del partito in cui mette a confronto chi avrebbe «migliorato la propria vita speculando sulla mafia» e chi «l’ha combattuta perdendo la vita». Lui replica: «Non credo che in democrazia si vedano simili attacchi. Fratelli d’Italia si comporta come una banda. Lo fanno per intimidire, sapendo anche di avere problemi con il crimine organizzato. In Piemonte o in Basilicata hanno persone indagate per mafia. Sono zeppi di questi problemi e l’antimafia di Fratelli d’Italia è solo retorica». Il 14 luglio la Corte d’Appello di Roma conferma al boss dei Casalesi Francesco Bidognetti la condanna a un anno e mezzo di carcere per le minacce veicolate a lui e alla giornalista Rosaria Capacchione (anche l’avvocato del capoclan, Michele Santonastaso, accusato del medesimo reato, si vede ribadita la condanna a un anno e due mesi ricevuta in primo grado). Alla lettura della sentenza scoppia in lacrime abbracciando il suo avvocato Antonio Nobile: «Mi hanno rubato la vita, mi hanno maciullato. Non era mai successo in un tribunale, in nessuna parte del mondo, che dei boss con i loro avvocati mettessero nel mirino non la politica ma il giornalismo come responsabile delle loro condanne». A metà dicembre interviene sulla proposta di legge presentata da Maria Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia, sul reato di «apologia e istigazione» dei comportamenti mafiosi, norma che punirebbe con 6 mesi/3 anni di carcere e multe fino a 10 mila euro chiunque, anche attraverso opere artistiche, media, musica o social, rappresenti o «esalti» la criminalità organizzata (pene aggravate se il contenuto fosse diffuso tramite stampa o strumenti digitali): «Di fatto – scrive - la legge esporrebbe fiction, libri, canzoni, post online al rischio di sanzioni penali e il confine tra racconto, analisi e apologia resterebbe vago e discrezionale. Una proposta che va chiamata con il suo vero nome: legge Omertà, e non perché protegga il silenzio mafioso in modo diretto, ma perché trasforma il racconto del crimine in un sospetto penale senza intaccare il potere criminale, colpendo invece chi lo osserva, chi lo racconta, chi lo rende intelligibile».
104. Sigfrido RANUCCI Roma 24 agosto 1961. Giornalista • 2020 - • Conduttore del programma tv di Rai 3 Report, a fine ottobre 2021 manda in onda un servizio molto forte sulla terza dose del vaccino anti covid definita come «business delle case farmaceutiche che spingono per la sua adozione». Arrivano molte critiche, soprattutto dal centrodestra ma anche dai membri della Vigilanza del Pd che chiedono «un chiarimento con i vertici Rai» (la segreteria dem interviene per correggere la rotta e ribadire «il rispetto dell’autonomia dei giornalisti»). Sotto attacco, si difende: «Sono stufo di queste accuse. Sono vaccinato come tutta la redazione di Report, ma come giornalista devo essere libero di raccontare delle criticità» • A metà febbraio 2022 il Copasir e la Corte dei Conti sono i due nuovi destinatari dell’offensiva che Forza Italia mette a punto contro di lui, finito nelle polemiche per i messaggi inviati a due membri della commissione di Vigilanza Rai, Andrea Ruggieri (Forza Italia) e Davide Faraone (Italia Viva) definiti “insultanti” e “minacciosi” • A fine ottobre 2023 Forza Italia s’infuria per un servizio di Report sull’influenza che Marta Fascina avrebbe esercitato su Silvio Berlusconi andato in onda a urne aperte (si vota anche a Monza per il seggio in Senato lasciato appunto da Berlusconi). Il portavoce Raffaele Nevi avverte: «Un giornalismo pessimo, politicizzato, scorretto, volgare, quello che contraddistingue la trasmissione Report. Non c’è critica, c’è denigrazione. C’è strategia politica di pessimo livello, in concomitanza con l’appuntamento al voto. Chiederemo conto alla Rai di tutto questo» (sarà sentito in commissione di Vigilanza con il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini) • A metà gennaio 2024 i parlamentari di Fratelli d’Italia della commissione di Vigilanza depositano un’interrogazione presso lo stesso organo per protestare contro le puntate di Report sulla famiglia La Russa e sul padre della premier Giorgia Meloni. Per FdI i servizi sarebbero «finalizzati a colpire indirettamente degli esponenti politici» utilizzando un «metodo» basato sull’utilizzo «ricorrente di testimoni giudicati inattendibili dalla magistratura» e volto unicamente «a costruire teoremi fine a se stessi, utili solo a spargere fango». La segretaria del Pd, Elly Schlein, difende la trasmissione e parla di nuovi editti, «peggio che ai tempi di Berlusconi», lui si difende anche da sé: «Una notizia o è vera o è falsa. Non ci sono questioni di opportunità politica da considerare. Nell’ultima convocazione in Vigilanza ho portato la lista degli ultimi 12 anni di inchieste, dimostrando che hanno riguardato tutti i partiti: abbiamo lavorato su Vincenzo De Luca (Pd) e su Giuseppe Conte ai tempi della pandemia (M5S). È logico che se un partito governa e amministra, riceverò più segnalazioni». A fine ottobre annunciando la puntata del 27 comincia a parlare insistentemente di un «caso Boccia al maschile», dopo giorni in cui si susseguono le voci, le tensioni in Fratelli d’Italia esplodono quando in una chat interna un coordinatore locale, Fabrizio Busnengo, definisce il capo di gabinetto del ministero della cultura Francesco Spano un «pederasta» («Ho semplicemente riportato il sentimento della base elettorale, si giustifica») provocando le sue dimissioni: «Il contesto venutosi a creare, non privo di sgradevoli attacchi personali, non mi consente più di mantenere quella serenità di pensiero che è necessaria per svolgere questo ruolo così importante». Il ministro Alessandro Giuli (in carica da meno di due mesi) accoglie le dimissioni «con rammarico» e gli esprime «la mia convinta solidarietà per il barbarico clima di mostrificazione cui è sottoposto in queste ore» (i due hanno già lavorato insieme quando erano segretario generale e direttore del museo Maxxi, Report parla su Instagram di un conflitto d’interessi generatosi nel 2022, quando il secondo avrebbe rinnovato una consulenza all’avvocato Marco Carnabuci, marito del primo). La puntata che «prometteva grandi rivelazioni» va infine in onda il 27, è «piuttosto deludente» (nessuna sorpresa) ma fa ascolti record (due milioni 643 mila spettatori, share del 13,75%) • A metà gennaio 2025 Marina Berlusconi scrive in una nota che il servizio di Report sul padre Silvio andato in onda domenica 12 «appartiene alla categoria del peggior pattume mediatico-giudiziario»: «La trasmissione ha tentato di riesumare le infamanti, paradossali accuse di una presunta vicinanza di mio padre alla criminalità organizzata ormai vecchie un quarto di secolo e tutte regolarmente sepolte sotto le plurime archiviazioni decise, sempre su richiesta degli stessi inquirenti, dai Tribunali di Palermo, di Caltanissetta e di Firenze». Lui replica parlando di «un’inchiesta rigorosa, basata su documenti e dichiarazioni vagliate dai magistrati. Si è dato conto delle novità emerse dalle perizie finanziarie economiche emerse dalla Procura di Firenze dove Berlusconi era indagato e dove oggi è ancora indagato Marcello Dell’Utri». Il 16 ottobre davanti alla sua abitazione di Pomezia, sul litorale romano, esplode un ordigno artigianale ma molto efficace (le piste sono 4 o 5, dai clan criminali di praticamente ogni matrice geografica all’estrema destra). Lui commenta: «C’è un clima di isolamento e di delegittimazione nei miei confronti, negli ultimi mesi ho ricevuto varie minacce, tutte oggetto di denuncia: mi hanno mandato un proiettile di P38, sono stato pedinato da personaggi identificati dalla mia scorta, sono stato oggetto di dossieraggi anche dall’estero». Deciso nel negare presunte motivazioni politiche del suo operato, da anni si batte per una legge contro le querele temerarie, quelle in sede civile che hanno lo scopo di intimidire con una forte richiesta di danni: solo in questa legislatura ne ha ricevute da Fratelli d’Italia per un servizio sui rapporti del padre della premier con il boss Michele Senese; dal sottosegretario Fazzolari e da Gaetano Caputi (capo di gabinetto di Meloni) per l’inchiesta sul ruolo del governo nella scalata di Monte dei Paschi su Mediobanca; dal presidente del Senato La Russa e dai figli; dal ministro Giorgetti, da sua moglie e sua cognata; dal ministro Urso; dalla ministra Santanchè e dal suo ex compagno; dalla sottosegretaria Rauti; dalla famiglia Berlusconi; da Marta Fascina e da Maurizio Gasparri; fuori dalla maggioranza da Matteo Renzi (per il servizio sull’incontro tra l’ex premier e l’agente segreto Marco Mancini in un autogrill). Uno storico esponente della destra, l’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, lancia un appello: «Voglio dire a destra e a sinistra che se un giornalista subisce un attentato, la solidarietà va manifestata soprattutto con un gesto: ritirando qualunque querela contro di lui. Con ciò che è accaduto a Ranucci siamo oltre ogni limite: ed è inaccettabile che da qualcuno di sinistra si punti l’indice contro la destra e che da qualcuno di destra si scriva che Sigfrido se la sia cercata». Per Roberto Saviano questa apparente sfida significa che il clima di delegittimazione creato attorno a figure come la sua incoraggia le punte criminali del vasto assortimento di interessi che il giornalista ha osato toccare (favorisce cioè il loro senso di impunità). Il 19, intervistato da Monica Maggioni a In mezz’ora, dice: «Io credo che sia un’opera di qualcuno legato alla criminalità o comunque che si serve della criminalità. Non vedo invece scenari o mandanti politici, come pure è stato ipotizzato, perché la politica ha altri strumenti se vuole... Starei quindi con i piedi a terra. Tuttavia è possibile che qualcuno possa pensare di fare un favore a qualche amico, questo sì...». Il 21, alla manifestazione Viva la stampa libera! indetta in piazza Santi Apostoli a Roma dal M5s, scandisce dal palco: «Io non so chi ha messo l’ordigno. So che se il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra, ha sbagliato obiettivo. Non so se era un obiettivo per le inchieste passate o per quelle future. Non può essere per un'inchiesta che ho fatto io che non ne faccio da tempo. È una inchiesta che hanno fatto loro (riferendosi alla squadra di Report, ndr), hanno toccato centri di potere, vanno protetti anche loro da una scorta mediatica». A fine mese Report è multata dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (150mila euro) per aver mandato in onda una conversazione tra l’ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano e sua moglie, Federica Corsini, decisione molto criticata perché un membro del collegio, il fratellista Agostino Ghiglia, è entrato nella sede del partito poco prima della multa, alimentando i sospetti di un intervento dall’alto. Il presidente del collegio, Pasquale Stanzione, nega qualunque interferenza politica e ribadisce che quella conversazione «non era essenziale». Goffredo Buccini scrive che essendo «un giornalista coraggioso e ascoltato a cui va la nostra solidarietà, dovrebbe avere la forza di ammettere uno sbaglio».
105. Carlo BONOMI Crema 2 agosto 1966. Imprenditore • A metà aprile 2020 è eletto presidente di Confindustria. Dario Di Vico: «Nessun presidente di Confindustria era stato eletto in una situazione paragonabile a quella di oggi, in piena crisi da pandemia e con la prospettiva di un Pil 2020 attorno a quota -10. Di conseguenza vanno in soffitta tutti i vecchi e collaudati schemi del rito confindustriale e il milanese Carlo Bonomi dovrà rimboccarsi le maniche. Non è un caso che abbia iniziato la sua prima dichiarazione da leader degli industriali italiani con queste parole: “Sono onorato dell’indicazione espressa dal consiglio generale ma ovviamente non è tempo di gioire”». A inizio giugno dice che «la politica è peggio del Covid», il ministro Gualtieri e il premier Conte giudicano la valutazione «ingenerosa» e «infelice» ma Emanuele Orsini, vicepresidente per fisco, credito e finanza lo appoggia: «Il grande sostegno con cui Bonomi è stato eletto mostra quanto questo sentire sia condiviso»; a metà dello stesso mese nella prefazione del saggio Italia 2030: proposte per lo sviluppo, consegnato a Giuseppe Conte durante gli Stati generali, auspica una «democrazia negoziale» in cui il confronto con le parti sociali sia continuo, poi ricorda al premier i ritardi e le carenze sui provvedimenti varati dal governo durante l’emergenza (come la cassa integrazione e i prestiti alle imprese) e lo sollecita su «tre priorità»: aumento della produttività, maggiore efficacia nella spesa pubblica, riduzione del debito. Distintosi in pochi mesi come «il leader degli imprenditori più antigovernativo di sempre», a fine settembre all’assemblea generale degli imprenditori (il tradizionale appuntamento di maggio era stato rinviato), mentre si parla di «un grande piano Italia 2030-2050», dice che l’Italia non deve diventare «un Sussidistan» e chiede una revisione del reddito di cittadinanza (Luigi Di Maio si dice disponibile a un «tagliando per aggiornarlo») • A settembre 2021, quando Mario Draghi (a febbraio ha sostituito Conte a Palazzo Chigi) dice che «serve un patto economico, produttivo, sociale per il Paese» con imprese e sindacati chiamati a costruire «una prospettiva economica condivisa» attraverso «buone relazioni industriali», si mostra entusiasta. Gianluca Mercuri: «Il capo degli industriali sembra davvero un’altra persona rispetto al leader che, durante il Conte 2, si mostrava sempre accigliato la sera a Otto e mezzo. Ora Bonomi vede in Draghi “l’uomo della necessità” e spera rimanga a Palazzo Chigi il più a lungo possibile». A fine novembre, mentre le imprese temono che la situazione precipiti proprio in prossimità del Natale e che una nuova stretta strozzi una ripresa dal passo fin qui strabiliante, con una crescita doppia rispetto alla Germania» (Mercuri), quando l’Austria impone lockdown per tutti e vaccino obbligatorio, alla domanda In Italia si può fare? Si deve fare? Risponde: «È l’unica cosa che ci può mettere al sicuro. Dobbiamo avere il coraggio di una riflessione» (resta isolato perché neanche i governatori più preoccupati e i ministri più rigorosi se la sentono di premere per una misura che vedono come un trattamento sanitario obbligatorio di ardua applicazione) • A fine maggio 2022, quando boccia il bonus psicologico elargito dal governo, Massimo Gramellini commenta: «Come essere umano, Bonomi è libero di sottovalutare o addirittura ignorare i guasti psicologici provocati dal lockdown. Ma almeno come imprenditore dovrebbe sapere che esistono, e che un lavoratore e un consumatore depressi sono i peggiori nemici della crescita: il primo lavora male e il secondo consuma poco». A inizio giugno, raggiunta fra Parlamento Ue e Stati membri l’intesa sul salario minimo, commenta: «In genere c’è dove le paghe orarie sono basse. Non è il caso dei contratti nazionali firmati da Confindustria. Per il salario minimo si parla di 9 euro lordi l’ora, mentre in quelli firmati da Confindustria anche le qualifiche più basse prevedono cifre superiori». A fine luglio, quando Claudia Voltattorni gli chiede come ha vissuto «da cittadino italiano prima e da presidente di Confindustria poi» la caduta del governo Draghi, risponde: «Con enorme incredulità. L’irresponsabilità dei partiti quel giorno ha toccato l’apice». A fine agosto, quando il costo di un megawattora di energia segna in Italia il record di 718,71 euro e quello del gas raggiunge al Ttf di Amsterdam i 321 euro, intervistato da Federico Fubini avvisa: «Nell’industria abbiamo casi di bollette decuplicate, non possiamo reggere». A inizio dicembre boccia la flat tax fino a 85mila euro per gli autonomi e Quota 103 sulle pensioni e, giudicando «risibile» quello contenuto nella legge di Bilancio, chiede un più forte taglio del cuneo fiscale • A febbraio 2023 interviene su Il caso Superbonus (il governo ha eliminato la cessione dei crediti di imposta e la possibilità di scontarli in fattura): «Lascia perplessi e non convince che il governo assuma decisioni così affrettate, gettando nel panico imprese e famiglie e poi convochi le parti»; a proposito dei 19 miliardi di euro di crediti bloccati nei cassetti fiscali delle imprese, che non riescono a cederli a un sistema bancario ormai saturo, prospetta una soluzione: «Se il governo creasse le condizioni affinché si possano fare cessioni di primo grado tra privati, si potrebbe individuare una classe di imprese in grado di acquistare i crediti che ora sono fermi». A settembre, intervistato da Fubini in occasione dell’Assemblea di Confindustria, lamenta: «Se le risorse spese per il Superbonus fossero andate all’industria, ora l’Italia sarebbe più forte» • A inizio marzo 2024 il suo nome compare tra le vittime di un monitoraggio abusivo degli archivi informatici riservati rivelati da un’inchiesta partita da Pescara. Il 4 aprile lascia la presidenza di Confindustria a Orsini • 2025 - •
106. Lorenzo MUSETTI Carrara 3 marzo 2002. Tennista • 2020 - • Il 7 giugno 2021, quarto turno del Roland Garros, si ritira al quinto set contro Novak Djokovic dopo aver vinto al tie-break i primi due. Massimo Gramellini lo esalta: «Ritratto di Federer da giovane. Questo è stato Lorenzo Musetti per due ore, sul campo centrale del Roland Garros. Un ragazzo italiano di diciannove anni che alla clava di Djokovic opponeva il suo pennello di seta per dipingere traiettorie di pura bellezza. Certi movimenti di rovescio sembravano benedizioni. Non si può giocare così bene a tennis alle due del pomeriggio di un giorno feriale: la grande arte meriterebbe sempre il pubblico della prima serata. Il più estasiato di tutti era Djokovic, a cui la telecamera rubava primi piani di stupefatta ammirazione per la grazia che il giovane Federer riusciva a creare. Poi nella stanza dell’artista si è spenta la luce. Le gambe sono diventate di marmo, che per uno nato a Carrara può sembrare un destino o una pessima battuta. Ma è soprattutto la testa che non ha retto la pressione». Negli stessi giorni lo scrittore Sandro Veronesi, grande appassionato di tennis, intervistato da Marco Imarisio confida che quando Jannik Sinner «diverrà una macchina, questo è il suo destino, allora mi sentirò libero di preferirgli uno come Lorenzo Musetti: più gioia per l’occhio» • Il 24 luglio 2022 battendo Carlos Alcaraz conquista il primo trofeo in carriera. Marco Calabresi: «Meravigliosa la finale di Amburgo, vinta 6-4 6-7 6-4 in due ore e 47’, ma meraviglioso ancora di più Musetti, che nel secondo set non aveva sfruttato cinque match point ma che si è portato a casa il torneo (quarto italiano a farlo dopo Pietrangeli, Bertolucci e Fognini) in un terzo set che per inerzia sembrava poter avere un solo padrone. Quasi incredulo, Lorenzo è crollato a terra stremato, poi è subito corso ad abbracciare Simone Tartarini, il maestro di sempre, che lo ha seguito fin da quando era ragazzino e che si è commosso insieme a lui». Ad agosto, introducendo un’intervista, Gaia Piccardi scrive: «Se Matteo Berrettini è stato il primo a esplodere con fragore (anno di grazia 2019) e Jannik Sinner è rotolato giù dalle montagne dell’Alto Adige verso il mare preceduto dalla fama di predestinato (qualsiasi cosa voglia dire), nella nouvelle vague azzurra Lorenzo Musetti è il ragazzo a cui gli dei del tennis hanno assegnato più talenti, così tanti che per mettere ordine in quella moltitudine di scintille scoppiettanti è servito tempo, come a un supereroe terrestre che debba imparare a gestire i suoi poteri: “Ho così tante soluzioni nel braccio che spesso vado in confusione e mi confondo. Matteo e Jannik ne hanno tre o quattro che fanno davvero molto male e non sbagliano mai”». Il 23 ottobre, battendo 7-6 6-2 Berrettini, vince il torneo di Napoli. Il 24 novembre è sconfitto nel suo singolare ma l’Italia batte gli Stati Uniti e centra dopo otto anni le semifinali di Coppa Davis, due giorni dopo perde il suo match anche col Canada e stavolta gli azzurri sono eliminati • Il 13 aprile 2023 batte Djokovic, numero uno del mondo, negli ottavi di finale del torneo di Montecarlo, 4-6, 7-5, 6-4, il giorno dopo è sconfitto con un doppio 6-2 da Sinner. Il 26 novembre è parte della squadra azzurra che a Malaga, battendo 2-0 in finale l’Australia, vince la Coppa Davis (ha giocato, e perso in tre set contro Miomir Kecmanovic, solo nella semifinale con la Serbia del giorno prima) • Il 12 luglio 2024 è eliminato da Djokovic nella semifinale del torneo di Wimbledon (4-6, 6-7, 4-6). Il 3 agosto, battendo il canadese Felix Auger-Aliassime (6-4, 1-6, 6-3), vince la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi (in semifinale è stato sconfitto da Djokovic, medaglia d’oro, l’argento va ad Alcaraz). Il 24 novembre rivince a Malaga la Coppa Davis (2-0 in finale contro l’Olanda), stavolta gioca, e perde contro Francis Cerundolo, solo nel quarto di finale con l’Argentina (il 21) • Il 13 aprile 2025 Alcaraz lo batte nella finale del torneo Masters di Monte Carlo (3-6, 6-1, 6-0): sale comunque all’11° nella classifica Atp. Il 2 maggio, sconfitto dal britannico Jack Draper nella semifinale del Masters di Madrid, sale al 9° posto. Il 14 dello stesso mese batte a Roma il numero 2 Alexander Zverev «tra slice, improvvise accelerazioni e palle corte micidiali» (7-6, 6-4), il giorno dopo è sconfitto in semifinale da Alcaraz (6-3 7-6). Il 6 giugno è impegnato nella semifinale del Roland Garros con Alcaraz mentre Sinner se la vede con Djokovic. Gramellini (I Musinner): «Tra Coppi e Bartali, idealmente Coppi. Tra Rivera e Mazzola, Rivera. Invece tra Sinner e Musetti ancora non riesco a decidermi. Oggi in tv tiferò per entrambi, fingendo di dimenticarmi che su un altro canale la Nazionale si gioca il “pass” per i Mondiali di uno sport dove adesso siamo decisamente più scarsi. Ma se i Musinner dovessero battere l’highlander serbo (impresina) e l’ercolino spagnolo (impresona), per chi dei due tiferò in finale? La coerenza coppi-riveriana spingerebbe a dire Musetti, che sembra uscito da un quadro, mentre Sinner da un videogioco. Il maestro Gianni Clerici non avrebbe avuto dubbi: per lui la racchetta era un pennello, non una clava. Ma un tennista adolescente mi ha spiegato che la potenza rappresenta la forma suprema di bellezza. Tra i rovesci dipinti a una mano da Musetti e le mazzate spazzola-righe di Sinner, vede più poesia nelle mazzate. Dove più vacillo è sull’identificazione caratteriale. Musetti è creativo, umorale, smoccolatore e però attaccato alla famiglia e tremendamente concreto nei momenti che contano. Un arci-italiano con la faccia da attore. Sinner incarna il modello opposto: rigido e però duttile, timido ma non goffo, gentile senza essere debole. Il genero di tutte le mamme. “Hanno una sola cosa in comune: la residenza a Montecarlo”, mi ha appena scritto un bastian-contrario che oggi, dice, tiferà per Djokovic (residente a Montecarlo). Ne hanno anche un’altra: sono due fenomeni. Dopo decenni di astinenza, rivendico il diritto di goderceli» (Alcaraz batterà lui e poi, in finale, pure l’altoatesino). Il 4 settembre Sinner lo batte nei quarti di finale degli Us Open (6-1 6-4 6-2). A metà novembre, in vista delle finali di Coppa Davis, Gramellini torna sui Musinner con un altro caffè (Sinner, Musetti e Cavour): «La rinuncia di Musetti alla maglia azzurra non ha prodotto la grandinata di indignazioni che aveva suscitato, pochi giorni prima, l’analoga decisione di Jannik Sinner. Non solo quasi nessuno gli ha rinfacciato la residenza a Montecarlo, ma molti sono apparsi comprensivi nei confronti della sua scelta (“è stanco”, “gli sta per nascere un figlio”), facendo finta di non ricordare che anche i motivi addotti da Sinner erano strettamente personali. Certo, dal punto di vista tecnico, la mancanza del campionissimo pesa di più. Ma si potrebbe obiettare che proprio la sua assenza rende ancora più grave quella del nostro secondo miglior tennista: senza entrambi, difendere la Coppa Davis sarà un’utopia, o quantomeno un’impresa. Allora da che cosa dipenderà questa marchiana differenza di trattamento? Credo dal fatto che Musetti si chiama Musetti e non Musetten. A un toscanaccio come lui nessuno chiede continuamente l’esame del sangue per certificare la sua italianità. Invece dall’altoatesino Sinner, come dall’afrodiscendente Egonu, si pretende ogni volta la prova d’amore. Tradotto: se Musetti rinuncia alla Nazionale è perché è stanco. Mentre se vi rinuncia Sinner è perché è straniero» (Flavio Cobolli e Matteo Berrettini compiranno poi, senza troppi affanni, l’impresa di dare all’Italia la terza Coppa Davis consecutiva).
107. Francesco BAGNAIA Torino 14 gennaio 1997. Motociclista • 2020 - • Il 14 novembre 2021 Valentino Rossi corre a Valencia la sua ultima gara. Gianluca Mercuri: «È arrivato decimo e ha vinto Bagnaia, l’erede» • Già campione in Moto2 nel 2018, il 6 novembre 2022 vince su Ducati il titolo della MotoGp: è la prima volta dai tempi di Giacomo Agostini (1971 su MV Agusta) che un pilota italiano vince il campionato del mondo in sella a una moto italiana. Giorgio Terruzzi: «Bagnaia vince e conquista in quanto antieroe. Rappresenta il miglior investimento del motociclismo, alla ricerca di una nuova star. Che sia capace di reggere il ruolo, mica detto, ma guai ad escluderlo perché stiamo parlando di un ragazzo le cui potenzialità restano misteriose. Forse persino per lui» • Il 3 settembre 2023 a Barcellona è protagonista di una caduta che tiene tutti con il fiato sospeso per ore. Luca Angelini: «Disarcionato dalla sua Ducati e rimasto in mezzo alla pista mentre arrivava tutto il gruppo dei piloti, è stato investito dalla Ktm di Brad Binder, che gli è passata sopra le gambe. Ma se l’è cavata senza fratture». Il 26 novembre bissa il titolo imponendosi a Valencia nell’ultima gara della stagione. Daniele Sparisci: «Il ragazzino timido e riservato che dalla città dell’automobile (è di Chivasso, hinterland del Torinese) ha deciso di trasferirsi nella terra delle moto — a Pesaro, a due passi dal maestro Valentino Rossi e dalle piste più belle del mondo — è diventato uomo. Ha imparato a fare i conti con le difficoltà, con la paura. Tanta in quello spaventoso incidente di Barcellona, dove — parole sue — “ha rischiato di perdere molto di più di un Mondiale”. Il podio di Misano in tuta gialla a sette giorni dal terribile volo resta una delle immagini più potenti del bis iridato. Faticava a camminare, aveva una gamba martoriata dalla caduta. Si è rimesso in piedi in una prova monumentale di coraggio. Senza giri di parole, senza piangersi addosso, rigore e lavoro: è il metodo di Bagnaia, e alla fine paga sempre in una stagione vissuta sull’altalena» • Il 17 novembre 2024 coglie a Barcellona l’undicesimo successo stagionale ma il titolo va a Jorge Martin: «È stato bravo, ha sbagliato di meno, ha meritato il titolo. Io ho pagato i troppi zeri» • Il 2 marzo 2025, apertura del mondiale in Thailandia, finisce terzo dietro ai fratelli Marquez, il 31 dello stesso mese vince il Gran Premio delle Americhe. L’11 maggio a Le Mans, coinvolto in una caduta, è solo 16°, due settimane dopo, a Silverstone, va ancora peggio: la caduta lo mette fuori gara. Il 14 settembre a Misano Adriatico cade all’ottavo giro. Luigi Dall’Igna, direttore generale Ducati, fa sapere: «Pecco ha detto di aver perso la pazienza? L’ho persa anche io e l’hanno persa pure i suoi tifosi». Due settimane dopo sembra riprendersi vincendo il Gran Premio del Giappone davanti al compagno di squadra Marc Marquez (che conquista il settimo titolo della MotoGp) ma nelle ultime cinque gare arrivano cinque ritiri che gli fanno chiudere il mondiale al quinto posto.
108. Giovanbattista FAZZOLARI Messina 24 febbraio 1972. Politico • 2020 - • 2021 - • Senatore di Fratelli d’Italia, «considerato una delle eminenze grigie del melonismo» (Gianluca Mercuri), il 2 novembre 2022 diventa sottosegretario all’Attuazione del programma. Già definito come «il potente sottosegretario» (Alessandro Trocino) a inizio dicembre è protagonista di uno scontro con Bankitalia colpevole di aver bocciato alcune misure inserite nella legge di bilancio 2023, tra cui le iniziative in merito al contante che «rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Pnrr e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale»: «Bankitalia è partecipata da banche private, ha una visione che fa sì che reputi opportuno che non ci sia più di fatto utilizzo di denaro contante. Questa però non è la visione della Bce» (poi ci ripensa e chiarisce: «Non metto in discussione l’autonomia di Bankitalia»). Subito si commenta che a lungo indicato come «il Gianni Letta di Giorgia» è «in realtà distante sideralmente dai modi felpati del Richelieu di Berlusconi» (Mercuri) • A inizio novembre 2023, quando la presidente del Consiglio e il premier albanese Edi Rama firmano un’intesa che prevede la creazione in Albania di due Centri di permanenza per il rimpatrio per migranti diretti in Italia, alle proteste delle opposizioni (Riccardo Magi di +Europa, per citarne una, parla di «Guantanamo italiana») risponde che le critiche sono frutto di «una visione ideologica, ma a oggi il diritto internazionale non prevede l’abolizione dei confini nazionali». Quando dice però che i migranti potranno restare fino a 18 mesi nei centri in Albania, Rama lo smentisce: «Possono restare solo per espletare le procedure di frontiera o di rimpatrio e comunque per il tempo strettamente necessario» • A inizio gennaio 2024, quando la coalizione di governo è divisa sui candidati alle elezioni europee e alle regionali, annuncia: «I faccendieri ora non hanno più voce, per le Regionali varranno i rapporti di forza nel centrodestra» • A inizio novembre 2025, accusato da Sigfrido Ranucci di averlo fatto spiare dai servizi segreti, dice che vorrebbe denunciarlo ma gode di impunità («da più parti mi viene detto che è quasi impossibile ottenere giustizia in tribunale con Report. Io mi rifiuto di credere che sia così, ma non aiuta l’immagine di un giornalista con numerose querele che riceve la standing ovation da chi dovrebbe giudicarlo con imparzialità»), poi aggiunge: «Scarpinato, esponente di spicco del M5S, va addirittura in Antimafia a chiedere al conduttore di Report se c’è un nesso tra quell’attentato e un esponente del governo, il sottoscritto. Direi che il limite della decenza è stato ampiamente superato». A fine dicembre, a Simone Canettieri che obietta Si potrà dire che nel governo ci sono alcune posizioni più filorusse, risponde: «No, anche grazie a queste minchiate, sui media russi si parla di come l’Italia traballi nel sostegno al all’Ucraina: non è vero».
109. Guido BERTOLASO Roma 20 marzo 1950. Funzionario • Già sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla protezione civile nel Berlusconi IV (2008-2011), a metà marzo 2020, quando in Lombardia mancano letti e mascherine, il governatore Attilio Fontana, sentendo il governo distante, lo «chiama in soccorso». Il premier Giuseppe Conte commenta: «Bertolaso non lo conosco di persona, ma giudico positivo che la Regione sia affiancata da una persona che conosce la macchina organizzativa della Protezione civile» • Commissario lombardo all’emergenza Covid, a marzo 2021, intervistato da Stefano Landi scrive l’epitaffio di Aria, società incaricata di gestire forniture e «chiamate» vaccinali fortemente voluta dalla Lega e, in particolare, dall’assessore al Bilancio Davide Caparini: «Era un sistema che funzionava male e andava cambiato: siamo atterrati su Marte, non possiamo non gestire delle prenotazioni via sms». Il 25 Massimo Gramellini gli dedica un caffè intitolato I Bertoffesi: «Non chiedete a Guido Bertolaso se a fine marzo partirà davvero la vaccinazione delle persone fragili in Lombardia, altrimenti si innervosirà moltissimo. Dirà che criticare Bertolaso è uno sport nazionale, citandosi in terza persona come un tempo usava fare soltanto Muhammad Ali, e interromperà l’intervista televisiva congedandosi dalla giornalista che ha osato fargli addirittura una domanda (nella fattispecie Tonia Cartolano di Sky) con uno stizzito “Arrivederci e buon lavoro”, che nella neolingua dei potenti significa “Tu proprio non hai capito con chi stai parlando”». Coordinatore della campagna di vaccinazione in Lombardia, a fine settembre chiede di modificare le regole per le scuole: «La quarantena e la didattica a distanza a tappeto per un solo positivo in classe è una misura che deve essere rivista e corretta. Si facciano tamponi anziché metterli tutti in quarantena, sempre in regioni dove la situazione è migliore: purtroppo oggi l’Italia da questo punto di vista non è tutta uguale». A fine ottobre, mentre la curva dell’epidemia dopo quasi due mesi di discesa dà segnali di ripresa, chiede ai più fragili, over 60 compresi, di vaccinarsi subito con la terza dose. E dice che poi «toccherà agli insegnanti», visto che la protezione di AstraZeneca tende a scendere significativamente dopo sei mesi • A inizio febbraio 2022, quando Giorgia Meloni dice di non aver vaccinato la figlia perché la possibilità di morire di Covid è pari a quella di morire per un fulmine, è netto: «Io certo consiglio il vaccino ai più piccoli. La mia nipotina l’ho presa dall’Inghilterra, l’ho portata a Milano e qui l’ho vaccinata». Evergreen azzurro, a inizio ottobre il suo nome spunta nel totonomi del governo Meloni come ministro della Salute, a metà mese è dato in ballottaggio con Francesco Rocca, presidente della Croce rossa (a fine mese il dicastero verrà affidato a Orazio Schillaci). A inizio novembre Fontana lo mette al posto di Letizia Moratti, dimessasi da vicepresidente e assessora al Welfare della Lombardia • A inizio marzo 2023 conserva il posto nella nuova giunta lombarda. A fine giugno, tra i candidati a commissario per l’Emilia-Romagna colpita dall’alluvioni si dice che sono «in pole il generale Francesco Paolo Figliuolo, l’uomo delle vaccinazioni, e l’eterno Guido Bertolaso» (il posto andrà a Figliuolo) • A inizio giugno 2024, quando il governo vara un decreto e un disegno di legge per ridurre i tempi di attesa nella sanità pubblica, è con i presidenti di Lazio e Sicilia, Rocca e Schifani, che reagiscono positivamente («Più cauti, se non freddi, i presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia») • A inizio novembre 2025, quando a Milano in piazza Gae Aulenti un 59enne accoltella una 43enne manager di Finlombarda «scelta casualmente» perché quel luogo è un «simbolo del potere economico», il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dice che il caso pone il problema della «gestione dei casi psichiatrici e dovremo forse riconsiderare anche una terza via tra il passaggio dalla pratica dei manicomi a quello che è avvenuto dopo», lui replica che «La terza via sono le Rems - Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza - che sono piccole e soffrono problemi di finanziamenti e di organici. Probabilmente Piantedosi ha ragione, bisogna regolamentare meglio quello che si fa nelle Rems, dotandole anche di organici e pagando meglio gli operatori».
110. Lucia AZZOLINA Siracusa 25 agosto 1982. Politica • Già sottosegretario, il 10 gennaio 2020 diventa ministro dell’istruzione nel Conte II in sostituzione del dimissionario Lorenzo Fioramonti. A metà luglio, ormai considerata la ministra che ha tutti contro, con i sindacati convinti che non ci sono le condizioni per riaprire a settembre le scuole in presenza dopo la chiusura per la pandemia, si difende: «Mi attaccano perché sono donna, giovane e dei Cinque Stelle, pensano che io non sia preparata, ma ho due lauree e varie specializzazioni. E dunque adesso dico basta: vado io in tv e spiego come riapriremo le scuole a settembre. Ho sbagliato a non farlo prima ma avevo troppo da fare». A Mariastella Gelmini che l’attacca dicendo «a settembre sarà un’odissea per il pressappochismo della Azzolina» non le manda a dire: «Quelli che criticano oggi sono gli stessi che hanno continuamente tagliato fondi: la destra ha tolto 8 miliardi alla scuola e creato le classi pollaio». A novembre, con la gran parte delle scuole nuovamente chiuse, Luca Angelini concede: «Che se lo meriti o no, la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, non gode notoriamente di buona stampa. Però, che quella che ha fatto nell’ultimo consiglio dei ministri fosse la domanda giusta (“Le piste da sci aperte e le scuole no?”), lo conferma anche Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts)» • A inizio gennaio 2021, per la prima volta ammette: «Se si hanno contagi altissimi posso anche capire che si chiude la scuola, ma allora si deve chiudere tutto il resto». Paolo Giordano scrive: «Per ora, il poco che sappiamo e il tanto che non sappiamo ci dicono, purtroppo, che il mantra della ministra Azzolina, “le scuole sono luoghi sicuri” è privo di reale fondamento». Mentre si prospetta l’eventualità di un nuovo governo, battezzato dal Quirinale, con la stessa maggioranza, e in casa 5 Stelle c’è «gran confusione», Alessandro Trocino racconta che «critiche piovono su Vincenzo Spadafora e su Riccardo Fraccaro, oltre che su Alfonso Bonafede. L’unica che pare inattaccabile, nonostante le polemiche, è Lucia Azzolina». Conte sostituito a Palazzo Chigi da Draghi, il 13 febbraio lascia il posto a Patrizio Bianchi • A giugno 2022 abbandona il M5S per aderire a Insieme per il futuro, gruppo nato da una scissione guidata da Luigi Di Maio. Il 25 settembre, candidata alla Camera, non viene eletta • 2023 - • 2024 - • 2025 - •
111. Daniele FRANCO Trichiana 7 giugno 1953. Politico • 2020 - • Il 13 febbraio 2021 diventa ministro dell’Economia nel governo Draghi. Massimiliano Jattoni dall’Asén: «Il nome di Franco era già stato fatto nel 2019, come papabile successore del ministro Tria, rumor che si era concluso con un nulla di fatto e al dicastero era invece arrivato Roberto Gualtieri. Ma il bellunese era balzato agli onori della cronaca già un anno prima, nel 2018, quando ancora come ragioniere generale dello Stato (dal maggio 2013 al maggio 2019), intento a far le pulci ai conti pubblici, aveva attirato gli strali di Luigi Di Maio, che aveva detto di non fidarsi di lui, mentre Rocco Casalino riferendosi a Franco, al capo di gabinetto del ministro, Roberto Garofoli, e al direttore generale del ministero, Alessandro Rivera, li aveva apostrofati addirittura come “pezzi di m...” da eliminare perché intralciavano il governo giallo-verde [...] Franco non ha mai fatto sconti: anche durante il privo di sussulti governo Gentiloni, il Ragioniere obbligò il Senato a rivotare una misura che non tornava. [...] è Bankitalia il grosso della vita professionale di Franco. Lì, dove aveva mosso i primi passi nel 1979, dopo una laurea in Scienze politiche all’Università di Padova e un master in organizzazione aziendale, era tornato nel 1997 come direttore della Direzione Finanza Pubblica del Servizio Studi. Poi, nel 2019 sei mesi come vice e il 1° gennaio 2020 numero uno di Bankitalia e presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni» • A inizio febbraio 2022, mentre si parla di pressing dei partiti sul caro bollette, Federico Fubini spiega così la cautela sua e di Draghi: «Vista dal cuore del governo, l’idea che lo Stato debba proteggere del tutto imprese e le famiglie abbienti da qualunque sorpresa aprirebbe la strada a un assistenzialismo nocivo per il Paese. Di conseguenza sia Draghi che Franco restano contrari a uno scostamento di bilancio per indennizzare i privati sul caro energia, anche se non rifiutano affatto nuove misure di sostegno varate senza toccare l’obiettivo di un deficit in calo al 5,6% del prodotto per quest’anno». A metà luglio, caduto il governo Draghi, «Rispunta l’ipotesi Daniele Franco, già accantonata quando si prospettava la possibilità che Draghi diventasse capo dello Stato», «per votare a febbraio o provare ad arrivare al voto di fine legislatura, nel 2023»: non se ne farà niente e il 22 ottobre al posto di Draghi andrà Giorgia Meloni, al suo Giancarlo Giorgetti • A inizio dicembre 2023 è battuto dalla spagnola Nadia Calviño nell’elezione per il presidente della Banca europea degli investimenti (Bei). Enrico Marro: «Franco è stato un candidato soprattutto di Giorgetti più che di Palazzo Chigi. E non è la prima volta. Sempre al ministro dell’Economia, infatti, non sarebbe dispiaciuto mandare Franco a Francoforte, al posto di Fabio Panetta, messo dalla premier Giorgia Meloni alla guida della Banca d’Italia e per questo uscito dal board della Banca centrale europea» • A metà marzo 2024 si legge in una lettera al direttore del Corriere: «L’allora ministro dell’Economia nel governo Draghi (febbraio 2021-luglio 2022), Daniele Franco, dichiarava che il bonus 110 per cento introdotto dal precedente governo Conte è stata “la più grande truffa dell’Italia repubblicana”. Conte aveva avuto modo di dire rivolto ai beneficiari: “Lì tutto, lo sapete, lo state facendo gratuitamente”. E invece il tutto pesa sui conti pubblici, come rammenta la prof.ssa Veronica De Romanis nel suo libro appena pubblicato intitolato ironicamente Il pasto gratis - Dieci anni di spesa pubblica senza costi (apparenti) (Mondadori), ricordando anche che il ministro Franco dovette “prorogare il bonus per non perdere l’appoggio dei grillini”» • 2025 - •
112. Gianfranco FINI Bologna 3 gennaio 1952. Politico • Dal 2001 al 2006 vicepresidente del Consiglio nel Berlusconi II e III (dal 2004 anche ministro degli esteri), a fine aprile 2020 Goffredo Buccini, sotto al titolo Perché per i 650 mila migranti invisibili è l’ora di una sanatoria scrive: «Per paradosso, la sanatoria più grande, con quasi 700 mila regolarizzati nel 2002, venne da un governo di centrodestra che aveva appena varato la molto controversa legge Bossi-Fini». A fine luglio Aldo Cazzullo (Il fantasma della buona destra si aggira per l’Italia) scrive che «Fratelli d’Italia ha raccolto un po’ l’eredità e il bacino elettorale di An, prima che Gianfranco Fini prendesse un’altra direzione che l’ha condotto nel nulla» • A inizio ottobre 2021, commentando la notizia che Sergio Mattarella, apparentemente in procinto di lasciare il Quirinale, si è messo a cercare casa «da comune mortale», Massimo Gramellini scrive che lo «stupore dell’inquilina uscente nel ritrovarsi alla porta il Capo dello Stato è stato lo stesso di tutti noi, sensibili a un tema su cui si sono giocati la carriera fior di politici, da “Sua Insaputa” Scajola al Fini monegasco con cognato a carico, passando per i canoni agevolati di D’Alema». Alla fine dello stesso mese, Antonio Polito commentando i risultati delle ultime amministrative (Quanto avrebbe fatto bene a Meloni e Salvini candidarsi a Roma e Milano) spiega che «Ci sono anche sconfitte di successo. Fini nel 1993 perse contro Rutelli col 47% e 844 mila voti: un anno dopo il Movimento sociale era al governo». A dicembre, mentre si avvicina l’elezione del presidente della Repubblica, Francesco Verderami ricorda che «nelle elezioni per il capo dello Stato del 1999 Walter Veltroni, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini agirono in contrapposizione a Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi e Franco Marini. Il punto è che, proprio nella fase più cruenta del “bipolarismo muscolare”, seppero realizzare il massimo consenso in Parlamento attorno al nome di Carlo Azeglio Ciampi» • A fine settembre 2022, quando chiedono a Giorgia Meloni «se anche per lei, come per Gianfranco Fini, il fascismo sia il male assoluto», la sua risposta è: «Io ero dentro An quando Fini ha fatto quelle dichiarazioni, non mi pare di essermi dissociata». A inizio novembre però, rispondendo a un lettore, Cazzullo ricorda quando (era il 1993) Francesco Rutelli prevalse a Roma su Gianfranco Fini allora segretario del Msi e convinto che Mussolini fosse «il più grande statista del Novecento». A fine dicembre, sempre Cazzullo, fornendo Qualche dato oggettivo sulla storia del Msi, riassume che «Dopo Almirante divenne segretario il giovane Gianfranco Fini. Ma Rauti lo scalzò, sia pure per un breve periodo. Riconquistata la segreteria e vinte con Berlusconi le elezioni del 1994, Fini avviò una revisione storica, con un’aperta abiura del fascismo, che avrebbe dovuto condurlo a Palazzo Chigi; terminò la sua parabola conquistando lo 0,4%, con un partitino alleato di Monti. Per non sostenere il governo Monti, Giorgia Meloni e i suoi fondarono Fratelli d’Italia» • Alla vigilia del 25 aprile 2023 manda un messaggio alla premier: «Dica, perché so che ne è convinta, che libertà, giustizia sociale, uguaglianza sono valori democratici, sono i valori della Costituzione, sono valori antifascisti. Non capisco la ritrosia nel pronunciare questo aggettivo. Spero che Meloni colga questa occasione per dire senza ambiguità e reticenze che la destra italiana i conti con il fascismo li ha fatti fino in fondo quando è nata An». Dopo la morte di Giorgio Napolitano (22 settembre 2023), intervistato da Tommaso Labate ribadisce: «La teoria secondo cui l’allora capo dello Stato fu il regista di un complotto per far cadere Berlusconi con la mia complicità non solo è infondata ma anche offensiva» (i fatti risalgono al novembre 2011, dal 2008 era presidente della Camera) • A fine aprile 2024, trascorsi dieci anni dal primo avviso di garanzia, è condannato a 2 anni e 8 mesi per il Caso Montecarlo. Alessandro Trocino: «La vicenda è quella della vendita della casa lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. L’accusa per l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini era di concorso morale in riciclaggio per aver autorizzato la vendita. La casa sarebbe stata acquistata, secondo l’accusa, da Giancarlo Tulliani (fratello della compagna di Fini), attraverso società off-shore». A Paola Di Caro che gli chiede se ha smesso di far politica a causa del processo risponde: «Sì e no. Ho sempre pensato che la compagna di Cesare dovesse essere al di sopra di ogni sospetto». Mai separato da Elisabetta, dichiara: «Sono convinto che anche lei sia stata vittima del comportamento del fratello». Quanto a Berlusconi, con cui ebbe uno scontro durissimo, confida: «Non ci siamo mai più visti né sentiti. Ma ripeto quello che ho detto quando è morto: “Era un uomo di grande umanità”» • A inizio dicembre 2025 Massimo Gramellini segnala «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer. Adesso quei foderi sono diventate le nuove sciabole da rimpiangere. Non saprei dire se si tratti di un declino della specie, graduale ma inarrestabile, o se abbia a che fare anche con quella tipica malattia dell’età adulta che si chiama “torcicollo emotivo” e consiste nel rivalutare il passato a scapito del presente. Negli stessi giorni dal palco di Atreju, la manifestazione giovanile di Fdi, riflette: «Il mio errore è stato chiedere e ottenere lo scioglimento di An, un movimento basato su un senso comunitario. Ma il merito che ha avuto FdI con Giorgia Meloni è stato ricostruire questa comunità». Quando gli chiedono se sia pentito dello strappo con Berlusconi, risponde: «Mi sono pentito di aver posto le condizioni che mi hanno portato a ritrovarmi incompatibile col Pdl, ma non era più possibile continuare ad assecondare in modo quasi obbligato... Non mi sono mai fatto comandare da nessuno».
113. Adriano PANATTA Roma 9 luglio 1950. Ex tennista • Il 10 ottobre 2020 sposa a Venezia nella Sala degli Stucchi di Ca’ Farsetti, sestiere di San Marco affacciato sul Canal Grande, l’avvocato Anna Bonamigo, rito civile officiato da Carlo Nordio, grande amico della coppia (scintilla a Capri, uniti da amici comuni): «Era un desiderio di entrambi, mio e di Anna. Ci si sposa con grande serenità, dopo quasi sette anni che stiamo insieme. Io per amore mi sono trasferito da Roma a Treviso, che mi ha accolto benissimo. Sposarsi è un percorso naturale. Io ero separato, poi ho divorziato. Che ne dici, lo facciamo, ho chiesto ad Anna. E lei: perché no?». Niente viaggio di nozze: «Ma ’ndo andiamo con il Covid? Ci si sposa, si fa un brindisi, poi belli tranquilli torniamo a casa nostra a Treviso. Mica siamo sposini novelli! Non succederà nulla di eccezionale, fidatevi: con Anna ci sposiamo perché stiamo bene insieme. Tutto qui». Negli stessi giorni ci si esalta per il giovane Jannik Sinner «che al Roland Garros ha tenuto testa a Nadal e luccica come la prima stella italiana (maschile) dai tempi di Panatta» • A fine luglio 2021, intervistato da Roberta Scorranese confida «Se c’è una cosa che non sopporto è il campione avanti con gli anni che passa una parte della sua vita a rievocare le vittorie. Ma seriamente, c’è qualcosa di più noioso?» • A fine luglio 2022 Massimo Gramellini scrive in un caffè intitolato L’amore è un doppio: «Tutti vorremmo essere il Panatta o il Bertolucci di qualcuno. I due ex campioni di tennis sono la coppia di amici per eccellenza, quella che dura tutta la vita perché sa manifestare l’affetto in modo non usurante: attraverso la presa in giro. La bella serie tv dedicata allo squadrone di Coppa Davis si reggeva sulle loro punzecchiature, una partita dialettica che dura da oltre mezzo secolo e si arricchisce ogni giorno di un nuovo scambio. Per gli imminenti settant’anni di Bertolucci, il settantaduenne Panatta ha scritto sui social di essere indeciso tra quattro regali: pannoloni, apparecchio per l’udito, medicinali per la prostata e telecomando salvavita. La risposta dell’amico è stata degna di uno dei suoi famosi rovesci lungolinea: “Caro Adriano, trovo misero il tentativo di riciclare i regali ricevuti per il proprio compleanno”. Mi piacerebbe che quei due tenessero corsi anti-livore per gli assatanati del web, insegnando loro come ci si sfotte in pubblico senza odiarsi. Lo sfottò è la forma più sublime d’amicizia e di amore» • Figlio di Ascenzio, custode del tennis club Parioli, nell’autobiografia Più dritti che rovesci racconta che quando il padre annunciò la sua nascita i soci gridarono «E chi se ne frega!». A inizio settembre 2023 Nicola Pietrangeli intervistato da Aldo Cazzullo precisa: «Non io. Io avevo 17 anni, e non mi sarei mai permesso. È vero che lo chiamavamo Ascenzietto, e questa cosa lui un po’ l’ha sofferta. Me lo ritrovai sul campo, giovanissimo, senza sapere chi fosse, e mi fece impazzire di smorzate, dovetti dirgli: “Regazzì, guarda che le palle corte le ho inventate io!”. Faticai solo il primo set. Alla fine venne a dirmi, con la sua faccia da impunito: “La saluta tanto mio padre”. Solo allora lo riconobbi: ma tu sei Ascenzietto! Per me, figlio unico, Adriano era il fratello più piccolo che non avevo mai avuto. Per questo nel 1978 ho sofferto così tanto per il suo tradimento. Nel 1975 in Davis erano usciti al primo turno. Con me capitano vinsero nel 1976, prima e unica volta nella storia, e arrivarono in finale nel 1977. Poi ci fu il processo staliniano. Mi convocano al Jolly Hotel di Firenze. Un plotone d’esecuzione: il presidente federale Galgani, Belardinelli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli. Tutti zitti. “Allora, che c’è?”. Comincia Bertolucci: Nicola, noi non proviamo più per te quello che provavamo prima... Mi alzo, dico “andate tutti affanculo”, e me ne vado». Sulla serie tv di culto Una squadra attacca: «Tecnicamente bellissima. Ma piena di bugie. Adriano in particolare poteva essere più sincero. Nessuno ha riconosciuto che la squadra l’ho costruita io. Panatta e Bertolucci da una parte, Barazzutti e Zugarelli dall’altra: mangiavano, si allenavano, correvano per proprio conto. Panatta diceva di Barazzutti cose tremende, lo chiamava la scimmia» • A fine marzo 2024, quando Sinner sale al n. 2 della classifica mondiale, dopo averlo definito «Un alieno» spiega: «Sfrutta alla perfezione l’attrezzo moderno: l’ovale, il piatto corde, la potenza che la racchetta restituisce ai suoi colpi. I materiali contano tanto. Ai miei tempi, per esempio, se con le scarpe di allora avessimo provato a scivolare sul cemento avremmo fatto un carpiato e ci avremmo lasciato la caviglia. Oggi, invece, si muovono in modo incredibile su ogni superficie» • Principali successi in carriera gli Internazionali d’Italia, il Roland Garros e la Coppa Davis (tutti nel 1976) a inizio luglio 2025, quando Aldo Cazzullo lo stuzzica ricordandogli che avrebbe potuto vincere molto di più, risponde «È quello che dicono tutti. Ma sarei stato più felice?». Il primo dicembre, quando muore Pietrangeli, ricorda: «In quegli anni lontani, in cui il tennis ci mise di fronte, gli appassionati italiani e più ancora la stampa intravidero una rivalità che le differenze di età e quelle relative all’ambito del nostro essere sportivi di professione (lo fu anche lui, malgrado la sua resistenza nel restare dilettante fino all’avvento del Tennis Open) di fatto rendevano impossibile. Ci sfiorammo, e mi fu utilissimo farlo. C’erano 17 anni di differenza, io sapevo che la sua stagione doveva chiudersi, e lui sapeva che le cose sarebbero andate in quel modo, anche se l’istinto del campione lo portava a ribellarsi. La verità è che io lo cercavo, quando era possibile chiedevo ai responsabili dei tornei di fare in modo che c’incontrassimo. Insomma, avevo fretta di crescere… Ma gli appuntamenti che determinarono il cambio al vertice furono le due finali degli Assoluti del 1970 e 1971. Due match duri, ma non rabbiosi, che io vinsi ammirandolo. Era un grande campione, Nicola, giocava un tennis di stampo classico, ma già rivolto al futuro. Sapeva nascondere il rovescio, e accidenti se lo faceva bene. Il chop di dritto e il back di rovescio erano magnifici, lindi. Poi era solido, aveva gambe buonissime. Magari un po’ cauto, mentre io ero irruente, attaccavo, lo asfissiavo e andavo a sfidare il suo colpo migliore, che era il passante. Poi qualcuno cominciò a chiederci chi fosse stato il migliore, e figurarsi se lui non vi entrò dentro con tutte le scarpe. Tempo perso...».
114. Ilaria CAPUA Roma 21 aprile 1966. Virologa • Famosa per avere deciso, nel 2006, quando lavorava all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, di rendere pubblica la sequenza del virus dell’influenza aviaria (sfidando le chiusure della comunità scientifica internazionale), messa poi alla gogna da certa stampa con l’accusa (infondata) di «trafficare in virus» (si trattava di normali scambi di materiali di studio), emigrata negli Stati Uniti all’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida (dove si studia la salute umana e quella animale), a metà febbraio 2020, con la cronaca quotidiana dedicata al coronavirus che continua a suscitare ansie nel pubblico, dopo il primo morto in Francia (un paziente cinese di ottant’anni) spiega ad Adriana Bazzi: «Si può parlare di pandemia perché la popolazione del pianeta non ha anticorpi di difesa contro questo virus nuovo. E probabilmente le eccezionali misure di contenimento dell’infezione in Cina non impediranno al virus di uscire, volta per volta, e di fare il giro del mondo». A fine marzo (ormai con altri colleghi sta diventando una di famiglia) si mostra scettica sui tracciamenti e anche sui tamponi per tutti ma aggiunge che «Il contenimento in Italia sta funzionando». A fine agosto afferma che «la seconda ondata può essere evitata. Senza lockdown, ma riorganizzando la nostra vita»: «L’obiettivo del virus è di infettare tutte le persone che incontra per garantirsi la propria sopravvivenza. Era illusorio pensare che con l’estate si sarebbe “ritirato”. I virus non pensano e non guardano in faccia nessuno: sono macchine». Alla domanda Come mai questo virus, emerso dall’ambiente naturale, ci ha colto impreparati? risponde: «La comunità scientifica ha fallito e deve fare autocritica. La pandemia da Covid non è stata un meteorite inaspettato. Era prevedibile e si poteva evitare — come io stessa, alcuni virologi “svalvolati” e persino Bill Gates avevano previsto —. Mi auguro che questa emergenza serva da lezione per il futuro». «Volto gentile che da mesi spiega meglio di tutti cosa sta succedendo» a fine ottobre, mentre il vaccino di Oxford funziona bene, spazza via ogni illusione di soluzione rapida: ci vorrà un sacco di tempo perché siamo tutti vaccinati, meglio puntare alla mitica immunità di gregge (un’infezione endemizzata) raggiungiubile «facendo girare il virus lentamente, perché, se gira troppo velocemente, invece dell’immunità di gregge avremo le pecore morte» (per questo resta imprescindibile il distanziamento). A novembre qualcuno cerca di zittirla usando come argomento la sua laurea del 1989, a 23 anni, in medicina veterinaria, tacendo invece dei trent’anni successivi trascorsi a studiare virus e fenomeni pandemici: «Io non ho bisogno, oggi, di costruirmi una carriera. Non ho risposte per tutto, anzi ne ho soltanto per alcuni aspetti del problema che conosco. Vorrei dare il mio contributo mettendo a disposizione delle persone quello che ho studiato e capito in questi anni. Per il resto, non intendo partecipare al gioco degli insulti. Ho grande rispetto per tutti e per la libertà di parola» • A inizio dicembre 2021 in un intervento sul Corriere scrive che «Contro il Covid e a favore dell’endemizzazione, in nostro soccorso sono intervenuti in tempo record dei vaccini bioingegnerizzati che ci hanno permesso di ridurre significativamente la trasmissione e risparmiare il 90 per cento dei ricoveri» ma ci siamo ridotti «con mezza Europa che trema e impone regole inimmaginabili fino a ieri» perché «alcuni Paesi europei, molto più che l’Italia, non sono riusciti a convincere i propri cittadini a vaccinarsi e il mezzo argine che è stato messo su grazie a chi si è vaccinato rischia di non tenere all’ondata autunnale» • A fine giugno 2022, con un’impennata di casi nell’ultima settimana in Italia per colpa della più contagiosa sottovariante del virus, la Omicron BA.5, prevede: «La variante è solo all’inizio e durerà forse secoli». A fine ottobre scrive che Convivere con il Covid non significa ignorarlo: «Davvero, ed empaticamente, comprendo il desiderio di lasciarsi la pandemia alle spalle e non pensarci proprio più, mai più. Vedo e leggo negli sguardi un desiderio di libertà da questo oppressore invisibile e inatteso che ci ha stravolto le vite. Le restrizioni e le mascherine sono stati strumenti di impedimento della nostra libertà — persino quella di avvicinarci ai nostri cari, di abbracciarli e stringerci a loro — e vorremmo che anche il ricordo di quel disagio svanisse per sempre e che portasse con sé quelle inquietanti paure. Ma le pandemie, ahimè, non sono fantocci di cartapesta a cui si può dare fuoco e farli volatilizzare in aria e cenere. Le pandemie, ahimè, non svaniscono, non scompaiono ma si trasformano. Ed è proprio questa trasformazione che siamo chiamati a governare» • A fine febbraio 2023 annuncia: «Torno in Italia e soprattutto torno in Europa, l’ufficializziamo nel corso di un incontro alla Johns Hopkins Sais Europe University, l’università americana che ha una sede a Bologna dal lontano 1955 con la quale avvio una colaborazione sui temi ai quali mi dedico da anni, la salute globale. Detto in inglese, l’incarico è di Senior fellow of Global Health». A metà agosto fa un appello sul rischio rappresentato, per possibili nuove pandemie, dagli animali da pelliccia allevati: «Sia il Covid-19 che il virus H5N1 sono penetrati all’interno di allevamenti di visoni ed hanno acquisito delle mutazioni “attenzionate” perché considerate di adattamento virale all’ospite mammifero, anello di congiungimento per il salto di specie verso l’Homo sapiens. [...] se il mondo della moda scegliesse di impegnarsi, riducendo progressivamente – fino ad esaurire - i capi glamour impellicciati, potrebbe orgogliosamente rivendicare un ruolo nella prevenzione di una nuova emergenza pandemica» • A fine novembre 2024 denuncia Gli allarmi inascoltati sull’influenza aviaria: «Il virus acrobata H5N1, nella primavera del 2024, ha lasciato di stucco tutti i virologi del mondo facendo un salto di specie dagli uccelli ai bovini, animali considerati resistenti all’infezione. Questo spillover è avvenuto in Texas, e poi con una rapidità inimmaginabile si è esteso a 15 Stati americani, provocando ad oggi oltre 500 focolai nei bovini da latte. La dura verità è che gli allevamenti di bovini da latte non hanno subito le restrizioni sanitarie adeguate e, così, non solo l’infezione si è estesa ad altri allevamenti ma si è allargata ad altre specie, come i gatti ed i topi che possono essere veicolo di infezione per altri allevamenti. E c’è dell’altro: il virus è stato trovato in un suino, specie sensibile e molto pericolosa da un punto di vista della potenziale emergenza di un virus pandemico; ovviamente si sono infettate anche alcune persone, in seguito al contatto con bovini infetti o anche senza contatto alcuno con animali serbatoio. La triste verità è che tutto quello che è stato reiterato per anni è stato completamente ignorato. Infatti, sono decenni che sappiamo che i focolai negli animali con virus potenzialmente pandemici devono essere estinti il prima possibile applicando misure rigide che prevedono il sequestro e l’abbattimento degli animali infetti. Ma non basta: pochissime delle sequenze dei virus dei bovini sono state rese disponibili alla comunità scientifica. Non si è fatto proprio nulla in ossequio a quelle linee guida sviluppate negli anni per arginare e prevenire emergenze pandemiche. Questa non è una bufala: siamo preoccupati perché verosimilmente seduti su di una bomba ad orologeria. L’infezione di migliaia e migliaia di capi bovini rappresenta un serbatoio enorme di virus che può infettare gli operatori agricoli che, spesso, sono immigrati illegali. Questa combinazione è esplosiva perché i suddetti operatori potrebbero prendere l’aviaria dai bovini (e non andare dal medico visto che sono illegali) ma soprattutto perché, con l’inizio della stagione dell’influenza umana nell’emisfero settentrionale, i migranti potrebbero andare a lavorare anche se infetti da virus umano: potrebbe così avvenire l’incontro fatale fra un virus umano ed un H5N1 sempre più adattato all’ospite mammifero (bovino e suino) che potrebbe scatenare una nuova pandemia influenzale, temo molto più aggressiva e mortale del Covid 19» • 2025 - •
115. Alfredo COSPITO Pescara 14 luglio 1967. Terrorista • 2020 - • 2021 - • Residente a Torino nel quartiere di San Salvario, attivo nel movimento anarchico del capoluogo piemontese dagli anni ’90, con la compagna Anna Beniamino ha fondato il gruppo Kn03 (formula del nitrato di potassio, un esplosivo). Esponente di spicco della Federazione anarchica informale (considerata dagli inquirenti un’associazione per delinquere con finalità di terrorismo), nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per la gambizzazione di Roberto Adinolfi (ad di Ansaldo Nucleare, 7 maggio 2012 a Genova), da oltre 10 anni è detenuto nel carcere di Bancali (Sassari), da maggio 2022 è il primo anarchico al 41 bis. A inizio dicembre nella Corte d’Assise d’Appello di Torino il procuratore generale chiede che sia condannato all’ergastolo per due pacchi bomba alla caserma degli allievi carabinieri di Fossano (Cuneo, 2 giugno 2006): piazzati all’interno di due cassonetti, sono esplosi senza causare né morti né feriti, ma è improbabile che fosse un gesto solo dimostrativo. Gianluca Mercuri: «Pieni di bulloni sparsi in mezzo chilo di esplosivo, erano programmati per esplodere a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro, secondo la tecnica del richiamo». Condannato a 20 anni in primo e secondo grado per strage (la «tentata strage» è esclusa dal nostro ordinamento: il reato è talmente grave che il solo provarci è equivalente al riuscirci), a luglio la Cassazione ha chiesto un nuovo dibattimento riformulando l’accusa in strage contro la sicurezza dello Stato, reato che prevede l’ergastolo ostativo (per il fatto di essere stato rivendicato con l’intento di mettere in pericolo la “sicurezza dello Stato” comporta il carcere a vita, articolo 285 del codice penale). Da settimane è in sciopero della fame, la sua sorte è evocata in molte proteste anarchiche, compreso un attentato a Susanna Schlein, prima consigliera dell’ambasciata italiana di Atene (sorella di Elly) • Il 30 gennaio 2023, da 103 giorni si nutre solo di acqua e integratori, viene trasferito al carcere di Opera, alle porte di Milano, da cui potrebbe essere rapidamente ricoverato all’ospedale San Paolo in caso di aggravamento. Il suo avvocato specifica che il trasferimento è stato deciso dalla Asl di Sassari «a scopo prudenziale»: «Le condizioni sono stabili. Io l’ho visto e all’apparenza non stava così male per come può stare un uomo che è passato da 120 chili a 70 chili. È comunque riuscito a sostenere un colloquio di un paio d’ore». Confermando il 41 bis, il governo annuncia fermezza. Virginia Piccolillo: «Una deroga potrebbe aprire un varco nelle maglie di una norma, il 41 bis, nata per evitare che i boss o i leader di organizzazioni violente possano continuare a inviare messaggi ai propri sodali. E ora divenuta per giunta il pilastro tecnico sul quale poggia l’ergastolo ostativo. Perché nella nuova formulazione si dice che l’esenzione dal carcere ostativo prevista per tutti i detenuti, non si applica a quelli al 41 bis. Senza carcere duro rischia di cadere anche l’ergastolo ostativo per boss e terroristi che potrebbero emulare il gesto». A fine mese una lettera con un proiettile arriva al direttore del “Tirreno”, Luciano Tancredi. C’è scritto: «Se Cospito muore i giudici sono tutti obiettivi, 2 mesi senza cibo fuoco alle galere». Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Consulta e ministro della Giustizia nel governo Prodi, tra i firmatari dell’appello «salviamo la vita di Cospito», dice a Claudio Bozza: «Nessuna trattativa è possibile in queste condizioni. Con la violenza non si tratta, specie in materia di giustizia», ma ribadisce di continuare a condividere «l’imperativo di salvare una vita umana». Il 31, alla Camera, Giovanni Donzelli, esponente di punta di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, lo definisce «Un influencer che la mafia sta utilizzando per far cedere lo Stato sul 41 bis» e a i parlamentari dem che l’hanno incontrato in carcere dopo tre mesi di sciopero della fame chiede «Siete con lo Stato o con i terroristi?». Poi, citando «il confronto avuto da Cospito con un boss che lo ha esortato ad andare avanti» attacca: «Mentre parlava con i mafiosi il 12 gennaio ha incontrato anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che andavano a incoraggiarlo». Il presidente Lorenzo Fontana, in base all’articolo 58 del regolamento, nomina una commissione per verificare la correttezza delle informazioni (è stato «leso il rispetto reciproco»). Si accerterà anche se Donzelli abbia rivelato informazioni riservate. Francesco Verderami: «Donzelli si è spinto troppo oltre, arrivando a riferire dei rapporti tra le sbarre di Cospito con i boss della mafia per far cadere la norma sul carcere duro. Una ricostruzione dei colloqui così circostanziata non poteva che esser frutto di documenti riservati: quelli in possesso di una struttura sensibile del ministero della Giustizia come il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). E sul Dap ha la delega un altro autorevole esponente di Fdi, il sottosegretario Delmastro, che divide casa a Roma proprio con Donzelli e che candidamente ha ammesso di aver parlato dell’argomento con il collega. L’incredibile autogol ha lasciato basito un magistrato dai trascorsi ineccepibili come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano, ha provocato l’ira del Guardasigilli Nordio e ha costretto Meloni a intervenire presso gli alleati per cercare di limitare i danni. Solo Salvini si è esposto per solidarizzare con Donzelli. Il resto del centrodestra è rimasto a debita distanza, in silenzio, mentre Nordio esternava tutto il suo disappunto e chiedeva al gabinetto della Giustizia di verificare la fuga di notizie. Anche perché per ottenere accesso agli atti citati da Donzelli servono precise richieste: non sono nelle disponibilità dei parlamentari, come ha tentato di difendersi il deputato». Intanto il senatore dem Walter Verini chiarisce: «Prima di tutto, insieme ai colleghi Serracchiani, Orlando e Lai siamo andati da Cospito rispondendo a un appello, non dei Tupamaros, ma di personalità di grande spessore, del calibro di Gherardo Colombo e di don Luigi Ciotti. Un appello lanciato perché era a rischio della vita. Per ragioni umanitarie, quindi. Come parlamentari abbiamo, non il diritto, ma il dovere di far visita ai detenuti che lamentano condizioni del genere». E aggiunge: «Se il suo trasferimento dal carcere di Sassari a quello di Opera, dove c’è una struttura sanitaria in grado di gestire le sue condizioni di salute, fosse avvenuto venti giorni fa, il clamore intorno a lui si sarebbe attenuato». A metà febbraio Luciano Fontana, direttore del “Corriere della Sera”, scrive: «I mafiosi sono pronti ad approfittare di ogni situazione e a coinvolgere qualsiasi detenuto nella loro battaglia. È accaduto anche con l’anarchico: Cospito infatti ha sempre dichiarato di essere entrato in sciopero della fame non per se stesso ma per far revocare a tutti il regime carcerario duro. È comprensibile che, stando così le cose, il governo non voglia cedere alla sua richiesta anche se accompagnata da un lungo sciopero della fame. La strumentalizzazione dei mafiosi che puntano a piegare lo Stato è troppo forte. C’è però un ultimo punto: proprio per non fare un favore alla mafia sarebbe utile separare il destino di Cospito da quello di tutti gli altri criminali al 41 bis. Alcuni passi, come il trasferimento in ospedale, sono stati fatti. Spetta allo Stato trovare il modo rigoroso, senza baratti e cedimenti, per far scontare la pena all’anarchico senza farlo diventare un alfiere dei mafiosi». Il 18 aprile la Consulta gli dà ragione. Giovanni Bianconi: «La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l’impossibilità di valutare per i cosiddetti “recidivi” le attenuanti generiche (in questo caso la “tenuità del fatto”) stabilita da un’altra norma del codice, offrendo così l’alternativa di una sanzione diversa e più mite». La palla torna alla Corte d’Assise d’appello di Torino che, avendo sollevato la questione di costituzionalità, presumibilmente non infliggerà l’ergastolo, valutando le attenuanti. Il 26 giugno la Corte d’assise d’Appello di Torino lo condanna a 23 anni. Mercuri: «L’accusa chiedeva l’ergastolo perché la strage fu evitata per caso: Cospito piazzò due ordigni programmati per esplodere a mezz’ora l’uno dall’altro, il primo per attirare i giovani militari e il secondo per ammazzarli. Ma la prima esplosione non li allarmò e la seconda non li sterminò. Cospito si sente vincitore e ha reagito alla sentenza col pugno alzato» • Il 24 aprile 2024 la Corte di Cassazione conferma la condanna in appello a 23 anni (la compagna Anna Beniamino prende 17 anni e 9 mesi): rimane nel carcere di Sassari al 41 bis • In relazione ai fatti del gennaio 2023, quando passò al collega di partito (e coinquilino) Giovanni Donzelli una nota del Nucleo investigativo centrale «con le trascrizioni delle relazioni di polizia penitenziaria sui colloqui intercorsi tra i detenuti Alfredo Cospito, Francesco Presta e Francesco di Maio», il 20 febbraio 2025 Andrea Delmastro Delle Vedove viene condannato a 8 mesi di carcere e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pene sospese fino a sentenza definitiva) per rivelazione di segreto d’ufficio.
116. Silvio BRUSAFERRO Udine 8 aprile 1960. Medico • Dal luglio 2019 presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, a febbraio 2020 entra nel Comitato tecnico scientifico di cui si avvalgono il Capo del Dipartimento della protezione civile e il Governo per l’adozione delle misure necessarie a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19. A inizio maggio è oggetto di un Caffè di Massimo Gramellini: «Anche ieri il professor Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità, che appare in video più di Amadeus, spargeva prudenza da tutti i pori. Non passa telegiornale senza che un immunologo non inviti alla calma il popolo delle apericene e un epidemiologo non prefiguri il rischio di altre sciagure. Ma nessuno li ascolta più. Anzi, cominciano pure a passare per menagramo. All’inizio della pandemia le loro espressioni autorevoli e corrucciate placavano le nostre ansie. Adesso le fanno aumentare. Ma non sono cambiati loro, siamo cambiati noi. Come se la fase 1 fosse stata una lunga visita specialistica, e ora dai luminari in camice bianco ci aspettassimo che andassero alla scrivania per scrivere la ricetta. Solo che la ricetta non c’è ancora, e quelle che girano sul web vengono smontate o smorzate. Al loro posto rimane la lista delle precauzioni, a cui tutti però hanno fatto il callo, annoiandosi a sentirsela ripetere di continuo come si fa con i bambini e gli ottusi. Per recuperare il terreno perduto, Brusaferro dovrebbe poter rubare la giacca ad Amadeus e presentare il prossimo ospite: “Signore e signori, il Vaccino”. Ma la scienza non ha i tempi televisivi». A fine mese è citato col premier Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza, quella dell’Interno Luciana Lamorgese tra coloro cui la Procura di Bergamo potrebbe recapitare convocazioni per sentirli come persone informate dei fatti per la mancata zona rossa a Nembro e Alzano, Val Seriana. Armando Di Landro: «Di certo nell’elenco dei convocabili c’è anche Brusaferro, chiamato in causa da due note che il Corriere ha svelato con una sua inchiesta e di cui la Procura finora ha letto solo sui giornali: la prima, del 3 marzo, in cui tutto il Comitato tecnico scientifico che supporta il governo per l’emergenza suggerisce il provvedimento della chiusura dei paesi della Val Seriana al governo; la seconda, del 5, in cui il presidente dell’Iss scrive che “pur riscontrandosi un trend simile ad altri Comuni della Regione, i dati in possesso rendono opportuna l’adozione di un provvedimento che inserisca Alzano Lombardo e Nembro nella zona rossa”. Nembro, in particolare, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, mostrava un R0 superiore a qualsiasi altro paese d’Italia. Ma la decisione caldeggiata dall’Iss non ebbe seguito e sparì, solo l’8 marzo, nel calderone della chiusura generalizzata di tutto il Paese. La scelta politica di non istituire la zona rossa fu un reato? Nell’area di Codogno e di altri 10 Comuni, la mortalità è cresciuta del 370% tra marzo e aprile. A Nembro e Alzano di oltre il 700%. Ma dimostrare un nesso tra il provvedimento mancato e quei numeri sarà difficile» • Portavoce del Cts, a metà luglio 2021 a Margherita de Bac che gli fa notare Salgono i contagi, fortunatamente però in ospedale si vedono pochissimi malati di Covid. La pandemia può essere declassata ad influenza un po’ più pesante? risponde: «Non direi proprio». Il 31 dicembre racchiude in tre parole le raccomandazioni che potrebbero condurre verso una nuova (e si spera definitiva) fase di controllo dell’epidemia, «Prudenza, consapevolezza, fiducia»: «La situazione è complessa, ma si può guardare a un 2022 più sereno» • Senza deporre la consueta prudenza, a fine dicembre 2022 lo spirito con cui si prepara a salutare il 2023 è ben diverso rispetto agli ultimi due anni: «Non c’è ragione di preoccuparsi e di rinunciare a programmi di vacanze. Partite in tranquillità, con un occhio di riguardo per le persone anziane e i fragili» • A inizio marzo 2023 la procura di Bergamo contesta a 19 persone i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti di ufficio. Al centro della vicenda, il microbiologo Andrea Crisanti, senatore del Pd, consulente-chiave che punta il dito sulla mancata adozione piano pandemico nazionale del 2006, «scartato senza essere letto, esaminato e valutato da coloro che avevano la responsabilità di coordinare la risposta dell’Italia alla pandemia». Gianluca Mercuri: «La spiegazione del Cts fu che il Piano non era adatto per arginare un virus diverso dall’influenza. Ma per Crisanti la giustificazione “è stata confezionata e coordinata a posteriori” poiché “dai documenti acquisiti e dalle dichiarazioni spontanee rese alla Procura di Bergamo è emerso che né Brusaferro, né Miozzo, né Urbani avessero letto il piano prima di maggio-giugno 2020 nonostante ne avessero ricevuto copia a febbraio 2020”» (Agostino Miozzo è l’uomo della Protezione civile che coordinava il Comitato, Andrea Urbani il direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute). L’11 settembre lascia la presidenza dell’Istituto superiore di sanità e riprende il suo posto come professore di Igiene all’università di Udine • 2024 - • 2025 - •
117. Maria Elena BOSCHI Montevarchi 24 gennaio 1981. Politica • Già ministro per i rapporti col Parlamento e le riforme costituzionali nel governo Renzi (2014-2016), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Gentiloni (2016-2018), passata dal Pd a Italia Viva nel settembre 2019 (capogruppo alla Camera), a inizio dicembre 2020 abbandona un vertice sul Recovery Fund. Alla domanda Una sfida a Conte? risponde: «Al contrario. Noi abbiamo chiesto da mesi una discussione in Parlamento sul Recovery Fund. E abbiamo promosso una discussione interna alla maggioranza. Italia viva chiede, pubblicamente, un dibattito alla luce del sole. Il premier ha fatto un’intervista per dire che aveva già deciso tutto, che si sarebbe creata una governance con trecento consulenti, che i progetti erano già stati predisposti con commissari in grado di avere poteri sostitutivi rispetto ai ministeri. Noi non stiamo sfidando il premier, stiamo solo difendendo le istituzioni di questo Paese: non abbiamo voluto dare i pieni poteri a Salvini, non intendiamo darli a Conte» • A inizio gennaio 2021 «Matteo Renzi continua a far sapere di non accontentarsi di un “rimpastone” e di volere l’apertura formale della crisi». Alessandro Trocino: «Ora quel che si dice è che Italia viva, sempre che si vada davvero a un maxirimpasto, vorrebbe tre ministri (ora sono due e i sondaggi non autorizzerebbero un aumento, ma questa è la richiesta). In pole position c’è Ettore Rosato, che potrebbe finire all’interno al posto di Luciana Lamorgese. Ministro debole perché tecnico e quindi più facilmente sacrificabile, ma forte perché voluta dal Quirinale. L’altro nome renziano è quello di Maria Elena Boschi. I dubbi non mancano, visto che è un nome divisivo. Ma, dicono al Pd, “Matteo sta facendo tutto questo casino solo per dare un posto alla Boschi”. Se passasse, finirebbe probabilmente al posto di Nunzia Catalfo, il ministro più debole della compagine M5S (lavoro e politiche sociali, ndr)». Il 26 il Conte II dà le dimissioni. A inizio febbraio, Massimo Gramellini (I Contegabbana), dopo che l’ex premier si è visto negare ministero degli esteri e giustizia nel governo Draghi, commenta: «Restava un collegio vacante di senatore a Siena, quasi una mancia per un ex-presidente del Consiglio fresco di beatificazione come lui. Ieri Boschi e Zingaretti gli hanno negato anche quella. Boschi con qualche perfidia, ma tra avversari giurati ci sta» • Il 15 giugno 2022 il padre Pierluigi è assolto «perché il fatto non costituisce reato» nell’ultimo filone dell’inchiesta sul fallimento di Banca Etruria, quello sulle consulenze d’oro da 4,5 milioni di euro. Su Facebook commenta: «Oggi ho pianto. Avevo giurato a me stessa che non avrei mai pianto per Banca Etruria. Oggi l’ho fatto. E non ho paura di ammetterlo in pubblico. Ho pianto come una bambina, in ufficio, alla Camera. Ho pianto perché mio padre è stato assolto dall’ultima accusa che gli veniva mossa su Banca Etruria. Si chiude un calvario lungo sette anni. E si chiude nell’unico modo possibile: con la certezza che mio padre era innocente. La verità giudiziaria non cambia niente per me: ho sempre saputo che mio padre è stato attaccato sui media e non solo per colpire altri. Ma oggi la verità giudiziaria stabilisce ciò che io ho sempre saputo nel mio cuore: mio padre è innocente. E ora lo sanno tutti. Combatterò per una giustizia giusta. E ringrazio quei tanti magistrati che in ogni angolo del Paese fanno prevalere il diritto sull’ingiustizia». In vista delle elezioni, ad agosto presenta insieme a Carlo Calenda, Luigi Marattin, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Elena Bonetti il programma del Terzo polo. Delle alleanze future nessuno dice nulla. Trocino: «Neanche Maria Elena Boschi, che pure si allinea all’idea berlusconiana di rendere inappellabili le assoluzioni: “Per noi il giustizialismo è un’aberrazione”». Il 25 settembre viene eletta alla Camera • A inizio aprile 2023 è eletta con Augusta Montaruli come vice di Barbara Floridia alla Vigilanza Rai: è la prima volta che ci sono tre donne ai vertici della commissione parlamentare di controllo della tv pubblica. Una settimana dopo, quando Calenda avvicina la fine del Terzo polo cercando di imporre a Renzi lo scioglimento di Italia Viva, commenta: «Per tutti noi è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno si capacità del perché Calenda abbia cambiato idea, all’improvviso. Anche i colleghi di Azione erano stupiti. Spero che la saggezza prevalga: il progetto del Terzo polo serve al Paese. Chi lo farà saltare si prende una bella responsabilità. Se si fa il congresso per il partito unico, Azione e Italia viva si sciolgono. Se si fa la federazione no. Ma anziché parlare di statuti, parliamo di politica per favore: contenuti, idee, sogni. Non lamentele ogni giorno e cavilli vari» (il 13 Calenda annuncia: «Il partito unico è definitivamente morto) • Il 19 dicembre 2024 è prosciolta insieme a Renzi dall’accusa di finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta sulla fondazione Open • A fine agosto 2025 sue immagini compaiono nella «sezione vip» del forum Phica.eu, raccolta sconfinata di foto rubate dai profili social di donne comuni e personaggi noti spesso ritoccate e condite da frasi volgari.
118. Lilli (Dietlinde) GRUBER Bolzano 19 aprile 1957. Giornalista • 2020 - • A settembre 2021 esce il suo libro La guerra dentro (Rizzoli), dedicato alla giornalista Martha Gellorn, prima moglie di Hemingway e unica donna inviata durante lo sbarco in Normandia • Dal settembre 2008 conduttrice di Otto e mezzo su La7, a fine aprile 2022 mette in difficoltà Giuseppe Conte chiedendogli Macron o Le Pen? Massimo Gramellini: «Sulla carta la risposta alla domanda di Lilli Gruber non sembrava difficile, eppure il leader ellittico dei Cinque Stelle, l’avvocato dei voti persi Giuseppe Conte, è riuscito a non darla, intorcinandosi in una raffica di sofismi». A ottobre definisce il neo presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, «reazionario» • A fine novembre 2023, dopo che ha detto a Francesco Specchia di “Libero” «non si può negare che in Italia ci sia una forte cultura patriarcale e che questa destra-destra al potere non la stia contrastando tanto», è protagonista di uno scontro con la premier Giorgia Meloni che vista una puntata di Otto e mezzo dedicata al femminicidio di Giulia Cecchettin attacca: «Non so come facciano certe persone a trovare il coraggio di strumentalizzare anche le tragedie più orribili pur di attaccare il governo. Ora la nuova bizzarra tesi sostenuta da Lilli Gruber nella sua trasmissione di ieri sera è che io sarei espressione di una cultura patriarcale». Subito replica: «Ringrazio Giorgia Meloni per l’attacco, che considero una prima dimostrazione della sua volontà di aprire un dialogo costruttivo con la stampa, un esercizio di democrazia al quale lei è poco abituata. Le porte di Otto e mezzo sono sempre aperte. Ritengo comunque che sia sempre pericoloso, per il buon funzionamento democratico, quando un/una presidente del Consiglio attacca direttamente la stampa e singoli giornalisti. Per fortuna, il diritto al pensiero libero e critico è ancora ben tutelato dalla nostra Costituzione» • A inizio maggio 2024 lo scontro è con Enrico Mentana, colpevole di aver fatto partire in ritardo il suo programma: «L’incontinenza è una brutta cosa». Lui replica: «Prendo le distanze da maleducati e ignavi» • A metà settembre 2025, intervistata da Aldo Cazzullo, dice: «Io faccio la giornalista, non la politica. E il giornalismo è critico con tutti, o non è. Chi è al potere ha l’obbligo della cosiddetta accountability, di rendere conto del suo operato. Per quanto riguarda la mia “parte”, è quella di sempre: la Costituzione, i valori democratici e la correttezza professionale». Conclusione: «Il rifiuto del confronto è un segnale di debolezza, Giorgia Meloni venga a Otto e mezzo».
119. Nicola GRATTERI Gerace 22 luglio 1958. Magistrato • A metà gennaio 2020, Matteo Salvini, riferendosi al processo per i fatti della nave Gregoretti del luglio 2019 (è accusato di sequestro di persona per il ritardato sbarco di 135 migranti tenuti a bordo di un’unità della Guardia Costiera nel porto di Augusta) dice: «Per quanto mi riguarda, io sono tranquillissimo. Soltanto, mi vergogno come italiano». Alla domanda Perché? risponde: «Ma non vede l’enorme spreco di denaro pubblico? Io questa mattina sono andato a trovare il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, con cui ho parlato della giustizia vera, dei sequestri alla criminalità e della lotta alla mafia. Il pensare che ci siano magistrati di una decina di tribunali in Italia che hanno tempo e denaro da perdere con me, che ho soltanto fatto il mio dovere, mi preoccupa in quanto italiano». Sotto il titolo Distanziamento e ipocrisia: in cella 61.235 detenuti per 50.853 posti, il 3 aprile Luigi Ferrarella scrive: «Troppo facile (e persin benevolo) constatare che, per dire a Otto e mezzo che “contro il virus si è più al sicuro in carcere che fuori, visti solo 50 casi su 62mila detenuti”, l’altro ieri il procuratore Nicola Gratteri ha azzeccato la serata sbagliata. Non solo perché ben prima di ieri — giorno della morte a Bologna del primo detenuto, un 76enne arrestato a fine 2018 per mafia e con patologie concorrenti già si contavano due agenti e un medico penitenziari morti, 21 detenuti positivi e almeno 257 persone in “isolamento sanitario” (pur bizzarro se ad esempio realizzato con 14 persone in 4 stanze a 3 letti e una a 2 letti). Ma soprattutto perché gli inflessibili (e giusti) fustigatori della violenza “dei” detenuti in rivolta il 7-10 marzo (13 morti e milioni di danni) appaiono invece teneri come pastefrolle di fronte alla violenza “sui” 61.235 detenuti (a fine febbraio) costretti a condividere in 50.853 posti corpi e sudori, cessi e letti a castello, epatiti (ce l’ha l’11%) e crisi di astinenza (30% i tossicodipendenti), disturbi psichiatrici (40%) e mancanza di acqua calda (un terzo delle celle) o docce (metà delle celle). Sotto custodia di uno Stato che per salute pubblica impone ai cittadini il distanziamento di almeno un metro, ma tollera che ciò sia ridicolo nelle carceri e che ancora limitate siano le protezioni per i 38.000 agenti» • Il 22 gennaio 2021 sotto il titolo Nessuno poteva immaginare che in città stesse arrivando lo sceriffo, direttamente dal Far West Gianluca Mercuri scrive: «Lo sceriffo è Nicola Gratteri, il Far West — il nostro Far West — la Calabria. Di solito l’uno e l’altra fanno fatica a suscitare attenzione e interesse. Stavolta è uno sconquasso. L’avviso di garanzia che ha raggiunto ieri Cesa — indagato per “associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso” — sconvolge le trattative per salvare il governo Conte e contribuisce ad avvicinare l’Italia alle elezioni. Cesa, per la cronaca, è travolto da un’inchiesta della Procura distrettuale di Catanzaro ribattezzata “Basso profilo”, che ha portato all’arresto di 49 persone, 13 in carcere e 36 ai domiciliari, tra cui l’assessore regionale al Bilancio Franco Talarico, Udc pure lui. Cesa, per la politica, si è dimesso da segretario dell’Udc. Giura la sua innocenza — lo accusano di scambio di voti e favori con la ’ndrangheta — ma intanto esce dai giochi di questa scivolosissima crisi di governo. Parentesi su Gratteri (che, per la storia, Renzi nel 2014 scelse come ministro della Giustizia per fare la “rivoluzione di codici”, parole del magistrato: il presidente Napolitano mise una croce sul suo nome). Il procuratore nega ovviamente qualsiasi proposito di “giustizia a orologeria”. Ma quel che conta di più è che a Giovanni Bianconi che gli chiede “perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti vengono spesso ridimensionate dal tribunale del Riesame o nei diversi gradi di giudizio”, risponde che i gip gli danno ragione, poi “se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni”. Bianconi lo incalza: che significa? Ci sono indagini in corso? Pentiti ’ndranghetisti che parlano anche di giudici? “Su questo ovviamente non posso rispondere”. Sono insinuazioni gravissime sui numerosi magistrati del Riesame e della Cassazione che hanno ammaccato o azzerato — come nel caso dell’ex presidente calabrese Oliverio — l’operato di Gratteri. Ma i riflettori si spegneranno appena il “Basso profilo” del procuratore smetterà di intrecciarsi con la crisi di governo. Il sordo contrasto tra il magistrato di punta nella lotta alla mafia più potente e settori cruciali della magistratura tornerà ad essere un affare calabrese, quindi di scarso o nessun interesse nazionale» • Il 5 maggio 2022 si legge Procuratore antimafia, Melillo batte Gratteri. Alessandro Trocino: «Da una parte il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, poco noto e abituato a lavorare in modo sobrio e riservato. Dall’altra il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, magistrato di frontiera, molto esposto e molto mediatico. Il Consiglio superiore della Magistratura ha scelto il primo con 13 voti contro 7 per il ruolo di nuovo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo». Giovanni Bianconi conclude: «Con la scelta di Melillo alla guida della Superprocura, ora si aprirà la corsa alla Procura di Napoli, la più grande d’Italia per dimensioni: se Gratteri concorrerà, sarà tra i candidati più accreditati e quotati» • Il 20 ottobre 2023 si insedia a capo della Procura di Napoli. Intervistato da Elvira Serra fa sapere: «Ho fatto arrestare anche miei ex compagni di scuola. Feci arrestare anche il mio compagno di giochi in campagna, quando andavo dagli zii, perché aveva un arsenale di armi». Il 9 novembre il caffè di Massimo Gramellini s’intitola Gratteri e i giovani d’oggi: «Il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, forse il più famoso magistrato italiano in attività, dice che ai ragazzi interessano soltanto i soldi: ciò che si ha, invece di ciò che si è. Impossibile non essere d’accordo con lui quando aggiunge che, in un mondo senza più valori immateriali, l’insegnante al volante di una vecchia Tipo passa per uno sfigato, mentre il “cafone” col Suv per un modello. E come dargli torto quando accusa i genitori di atteggiarsi a coetanei dei loro figli, i cineasti di produrre fiction sempre più violente e i presidi di portare magistrati di grido e soubrette nelle scuole a parlare di legalità, anziché portare gli studenti in una comunità di recupero a parlare con i tossici. Per fortuna l’universo sferzato da Gratteri non è l’unico presente in natura. Ne esiste, e resiste, un altro dove i genitori si sforzano di diventare adulti, i cineasti non si compiacciono nel raccontare il male a senso unico e gli insegnanti, con o senza la Tipo, sanno farsi rispettare, addirittura amare da ragazzi ai quali i “cafoni”, con o senza il Suv, fanno ribrezzo e anche un po’ pena. Almeno, voglio sperare che questo universo parallelo ci sia ancora. Altrimenti, se i genitori, i presidi e i cineasti fossero davvero tutti come quelli passati in rassegna da Gratteri, per quale ragione al mondo i ragazzi dovrebbero abbassare la corazza del loro cinismo e pensare che esista qualcosa di più importante dei soldi?». Il 2 dicembre, Gratteri contro pagelle e separazione delle carriere, Vincenzo Esposito scrive che è un Gratteri scatenato quello che sale sul palco del Teatro di Corte di Palazzo Reale a Napoli per aprire, ospite assieme al sindaco Gaetano Manfredi, la tre giorni di CasaCorriere Festival: «Il mio arrivo alla Procura di Napoli? Sono stato ostacolato. Contro di me sono state dette e scritte cose al limite della querela. Io non ho mai fatto parte di correnti e questo mi ha danneggiato, ma l’importante è essere liberi». Intervistato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana e dal responsabile del Corriere del Mezzogiorno Enzo d’Errico, con un linguaggio schietto strappa applausi a scena aperta: «Le pagelle? Queste pagelle indurranno i magistrati a diventare perfetti burocrati, il pm così non ci metterà più il cuore ed eviterà di rischiare per portare avanti un’indagine. Penserà solo a rispettare le scadenze e a tenere in ordine la scrivania. Un dramma». E poi: «Discutiamo della separazione delle carriere? Parliamo di uno 0,2% di passaggi da una parte all’altra. Si vuole fare una riforma per uno 0,2% di casi. Ma non vi puzza questa storia? Vuol dire che il passaggio successivo sarà che 1.800 pubblici ministeri andranno sotto l’esecutivo, cioè dipenderanno dal ministero della Giustizia. Chi sarà il direttore d’orchestra?» • A fine marzo 2024 mette «il carico da 90» sul test psico-attitudinale Minnesota (567 domande alle quali rispondere con vero o falso) nelle intenzioni del governo dal 2026 destinato agli aspiranti magistrati: «Se è utile, facciamolo a tutti i settori apicali della pubblica amministrazione: quindi anche a chi fa politica. E perché non a chi ha responsabilità in aziende a partecipazione statale oppure a un medico di pronto soccorso o di sala operatoria, o a chi amministra una Regione o a un ministro?». Quindi l’invito ad estenderlo ad alcol e narcotest «perché una persona sotto effetto di stupefacenti può fare ragionamenti sbagliati e può essere ricattato se è stato fotografato, ad esempio, vicino a della cocaina». Un’affermazione grave, riferita a qualcuno? «Sono allenato a dire quello che penso: mi rivolgo a chi ha fatto il provvedimento». A fine giugno attacca l’autonomia regionale differenziata: «Abbiamo bisogno di un’Italia unita e più forte. Dell’autonomia non avevamo bisogno». Un esempio è, a suo avviso, la sanità: «Dovrebbe essere nazionalizzata. Io sono solo un pubblico ministero di campagna, ma se la Calabria è ridotta a fare venire i medici da Cuba, se la mancanza di medici era nota da dieci anni, perché nessuno è intervenuto? Abbiamo tutti memoria corta» • A metà settembre 2025 dice che la riforma della giustizia appena approvata alla Camera dalla maggioranza di centrodestra è «inutile e dannosa»: «Inutile perché non incide sui reali problemi: i tempi del processo e la qualità delle decisioni. Dannosa perché fa perdere al pm la cultura della giurisdizione». E poi: «Modificare la Costituzione per un non-problema è davvero inspiegabile» (la riforma per diventare legge dovrà comunque essere sottoposta a referendum). A inizio ottobre c’è Il trionfo del centrodestra in Calabria: dimessosi a giugno dopo avere ricevuto dalla Procura di Catanzaro un avviso di garanzia per corruzione (giro d’affari fatto di nomine e poltrone offerte ai fedelissimi), il governatore uscente Roberto Occhiuto stravince col 57,26%. Mercuri: «Gli elettori al posto dei giudici? No: il voto non può fermare i magistrati, e presto si vedrà se chiederanno l’archiviazione o la proroga delle indagini. Intanto si afferma però che vale anche il principio contrario: i giudici non sostituiscono gli elettori, in una regione in cui è capitato che un governatore (Mario Oliverio del Pd) sia stato sottoposto a obbligo di dimora (dall’allora procuratore Nicola Gratteri), salvo venire poi assolto a carriera distrutta». A inizio novembre definisce «pericolosa» la riforma della magistratura del governo Meloni: «Con questa riforma costituzionale non si vuole separare la magistratura, si vuole controllare la magistratura. Fare in modo che sarà chi di volta in volta sarà al governo, a “dettare l’agenda”».
120. Paolo SORRENTINO Napoli 31 maggio 1970. Regista • A gennaio 2020, quando Valerio Cappelli sottolinea che nel 2020 compirà 50 anni, risponde: «Sono contento, non avevo nessuna aspettativa, mi sembrava impensabile all’inizio che qualcuno mi desse soldi per un film, la continuità lavorativa era il massimo che potevo desiderare» • A fine novembre 2021, Paolo Mereghetti scrive che È stata la mano di Dio (gira intorno alla tragica scomparsa dei genitori al tempo dei suoi diciassette anni) è la sua storia più bella dai tempi del Divo: «Lo stile che Sorrentino è andato definendo negli anni si potrebbe definire pirotecnico, più rococò che barocco (due stili che comunque sanno far emergere dietro l’eleganza formale i segni di una perdita e di uno strazio interiore), ma in questo film mi sembra che tutto lasci spazio a una ritrovata essenzialità espressiva, a una più efficace linearità narrativa» • A fine marzo 2022, Niente Oscar per Non è la mano di Dio, che comunque non era dato tra i favoriti (il premio come miglior film internazionale è andato a Drive my car di Ryûsuke Hamaguchi): già Oscar per La grande bellezza, alla vigilia aveva detto di godere del lusso di «partire dalla panchina» • Il 7 maggio 2023 il Napoli festeggia lo scudetto battendo la Fiorentina, «celebrazione della napoletanità con lo show diretto da Paolo Sorrentino»: nella cronaca minuto per minuto si segnala che alle 18.02 è in tribuna, alle 18.46 è già a bordo campo, «pettorina arancione e sguardo sul Maradona azzurro. Lui, come ha raccontato più volte, da bambino vedeva la partita dai distinti» • Il 21 maggio 2024 è a Cannes con Parthenope. Alessandro Trocino: «A Paolo Mereghetti, a giudicare da qualche passaggio – “timoroso di arrivare a una sintesi”, “paradosso autocompiaciuto”, “caduta di stile” - non è del tutto piaciuto. Risultato: due stelle e mezzo su quattro» • Il 27 agosto 2025 il suo La grazia (con un Toni Servillo che un po’ ricorda il presidente Mattarella, alle prese con la concessione di due richieste di grazia e con un dilemma sul firmare o meno una legge sull’eutanasia) apre la Mostra del cinema di Venezia. Mereghetti stavolta gli dà 8: «Sorrentino is back! Messo da parte il folclore partenopeo che aveva appesantito Parthenope, il regista torna a fare i conti con i dilemmi morali che da sempre l’hanno appassionato, dove il lato più intimo e privato (qui il ricordo di una moglie morta e, 40 anni prima, fedifraga) si intreccia con le domande sui grandi nodi della vita, qui il diritto alla vita o alla morte».
121. Giuseppe REMUZZI Bergamo 3 aprile 1949. Medico • Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, citta che con la provincia fra febbraio e aprile 2020 ha contato 6200 morti per Covid, a metà giugno, premesso che «l’epidemia attacca i cosiddetti cluster, gruppi di persone che vivono in luoghi chiusi e hanno contatti ravvicinati: penso alle famiglie, alle Rsa, agli ospedali. Lì c’è stata l’esplosione dei contagi, grazie anche ai cosiddetti “superdiffusori”, persone in grado di trasmettere il virus a molti altri soggetti» sottolinea un paradosso: «Se ci rifacciamo a questi modelli forse si riesce a capire anche perché in quelle località dove c’è stata più attenzione agli anziani — luoghi di aggregazione come università per gli anziani, teatro, attività ricreative (come a Nembro, per esempio) — la diffusione dell’epidemia sia stata così violenta. Insomma una tragedia che nasce paradossalmente dall’aver saputo dare agli anziani momenti di attività culturale e svago». A inizio settembre dichiara che «La fase epidemica in Italia è sostanzialmente finita. Il che non vuol dire che non ce ne sarà un’altra». A metà novembre ammette: «In questa pandemia, ogni slancio, ogni salto in avanti, si è rivelato fallace. La verità è che nessuno di noi ha verità in tasca. Ma si può dire con ragionevole certezza che questi vaccini garantiranno una immunizzazione di massa» • A metà aprile 2021, con il caos piombato sulla campagna vaccinale e le limitazioni imposte ad AstraZeneca e Johnson & Johnson, premesso che «sarebbe meglio ricordare che la scienza avanza sempre per approssimazioni successive. Più si fa, più si capisce» conclude: «Non bisogna soffiare sulle paure, ma non bisogna neppure esagerare dall’altra parte, perché potrebbe essere controproducente. Quelle trombosi, in quelle sedi del corpo, non sono frequenti, soprattutto non nelle giovani donne. È molto probabile che siano legate al vaccino. Non può essere una coincidenza, un accidente come la caduta di un aereo o il morso di un cane». A dicembre, ormai citato come «uno dei più grandi scienziati italiani», sollecitato sul tema delle presunte «cure trascurate» rispetto ai vaccini spiega: «I vaccini rappresentano l’unica soluzione solida ed efficace per prevenire la malattia. Non esiste una prevenzione diversa e migliore. Le cure riguardano le persone che si ammalano. E se ne parla poco solo perché sono molto in divenire» • A gennaio 2022, con le nuove varianti che continuano a spuntare, dalla “gemella” di Omicron in Danimarca alla cosiddetta Deltacron a Cipro, prevede: «Se le due varianti dovessero continuare a coesistere, questo potrebbe rappresentare un problema. Se invece Omicron riuscisse a sopraffare Delta, dal momento che la malattia che provoca è meno severa, allora forse riusciremo a vedere la discesa della curva nel giro di qualche settimana. L’espansione rapidissima di Omicron che sovrasti Delta non sarebbe in sé una cattiva notizia» • A inizio marzo 2023, mentre L’Inchiesta sul Covid cattura l’attenzione dell’opinione pubblica, ammonisce: «Noi abbiamo un sistema sanitario che è stato progressivamente smantellato. È successo anche in Inghilterra, e infatti in Inghilterra è andata come da noi. Sono andati bene quei Paesi che avevano una sanità e un’assistenza territoriale forti, e avevano la possibilità di far fronte a una cosa che all’inizio non si conosceva bene. Il nostro servizio sanitario ha risposto come poteva, date le condizioni difficili in cui si trovava già da tanto tempo. [...] Purtroppo, mentre stiamo dando la colpa a questo o a quest’altro, in questi tre anni abbiamo fatto molto poco per mettere in sicurezza il sistema sanitario nazionale». Passato qualche giorno fa una fosca previsione in caso di una nuova pandemia: «Potremmo persino trovarci in una situazione peggiore. Abbiamo meno medici, meno infermieri, che sono sempre più stanchi e meno motivati» • Il 2 aprile 2024 ritira, a nome del Mario Negri, la Medaglia di Edimburgo, istituita nel 1989 «per onorare gli uomini e le donne della scienza e della tecnologia che hanno dato un contributo significativo alla comprensione e al benessere dell’umanità». L’idea più radicale dell’istituto è quella di non brevettare le scoperte: «Senz’altro è la più criticata, lo so bene. Ma la rivendichiamo. Non brevettiamo le nostre ricerche perché vogliamo mettere a disposizione del pubblico il prima possibile tutte le conoscenze che otteniamo. Se brevetti, invece, ci vogliono anni prima che tu possa pubblicare le scoperte sulle riviste specializzate. Noi non sintetizziamo farmaci. Noi facciamo ricerca sui farmaci. E i risultati li mettiamo a disposizione di tutti» • A inizio 2025 si inserisce nel dibattito innescato dal discorso di fine anno in cui Sergio Mattarella ha denunciato il dramma delle liste d’attesa. La Sanità pubblica, spiega, è assolutamente salvabile: 1) «Si parte dal territorio col Distretto Sanitario, una unità organizzativa già in essere, il cui compito principale è quello di pianificare e organizzare i servizi sanitari sul territorio e integrare le attività di prevenzione cura e riabilitazione. La maggior parte di queste attività si fondano sul medico di famiglia, colonna portante del sistema, che deve poter dipendere dal Servizio Sanitario Nazionale (questo è un punto fermo sul quale non transigere, se no crolla tutto il resto). Il medico di famiglia farà prima di tutto prevenzione e quando questa non basta, potrà contare sulla disponibilità illimitata dei letti di casa». 2) Per chi non può essere curato a casa «c’è la “casa della comunità” che vedrà medici di medicina generale, specialisti, infermieri, assistenti sociali e personale amministrativo lavorare insieme per lo stesso obiettivo; secondo la missione 6 del Pnrr, entro il 2026 le case della comunità in Italia dovranno essere 1.350». 3) «Poi, sempre sul territorio, ci saranno ospedali di prossimità — i piccoli ospedali di oggi — che diventeranno “ospedali degli infermieri”; si faranno carico di tutto quello che gli infermieri fanno egregiamente già oggi (dalle medicazioni ai prelievi di sangue, alle infusioni, alla chemioterapia, alla diagnostica che sarà integrata con sistemi di intelligenza artificiale già largamente disponibili). Se a un certo pronto soccorso oggi arrivano, poniamo, 200 persone al giorno, quando ci sarà una buona assistenza sul territorio, quelle persone saranno 40: e allora niente più ore e ore di attesa, nessuno che perde la pazienza, nessuno che aggredisce nessuno». 4) Con 40 miliardi di euro raggiungeremmo i livelli di Francia e Germania: «Sembrerebbe tanto e qualcuno obietterà che non abbiamo tutti questi soldi. Non è così, quei soldi ci sono e li spendiamo già: fra farmaci, interventi inutili e servizi ridondanti sprechiamo ogni anno proprio 40 miliardi di euro, quanto servirebbe per rimettere in ordine il Servizio Sanitario Nazionale». A fine settembre, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene sulla base di un presunto nuovo studio il legame tra autismo e paracetamolo spiega che non c’è studio che tenga perché «ormai è acquisito che non c’è correlazione». A inizio novembre esce il suo libro In punta di piedi, che riapre il dibattito sul fine vita.
122. Gilberto PICHETTO FRATIN Veglio 4 gennaio 1954. Politico • 2020 - • Senatore di Forza Italia (dal 2008 al 2013 e di nuovo dal 2018), già vicepresidente del Piemonte con Roberto Cota (2013-2014), il 25 febbraio 2021 viene indicato come sottosegretario allo sviluppo economico nel governo Draghi • Eletto alla Camera, il 22 ottobre 2022 diventa ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica nel governo Meloni. Gianluca Mercuri: «Non si può dire che i prescelti da Meloni manchino di eclettismo, o almeno di pragmatismo. Nella lista letta dalla premier incaricata, Paolo Zangrillo era finito all’Ambiente e Gilberto Pichetto Fratin alla Pubblica amministrazione. Zangrillo non aveva fatto un plissé e all’Adnkronos aveva detto: “Una nomina inaspettata che mi riempie di orgoglio e soprattutto di senso di responsabilità. Si tratta di una delega importante, su un tema, la transizione e sicurezza energetica, che oggi penso sia la priorità numero uno non solo per l’Italia ma per l’Europa”. Poi però ha chiamato Meloni e Berlusconi: “Non è il mio mestiere”. Da qui l’inversione con Pichetto, giustificata con un “errore di trascrizione”». A fine novembre, mentre si contano i morti della frana di Ischia, suscita proteste da ogni fronte, anche dall’interno del governo, dicendo in diretta radiofonica su Rtl 102.5 che contro l’abusivismo edilizio «basterebbe mettere in galera il sindaco e tutti coloro che lasciano costruire» • A metà gennaio 2023, davanti all’ipotesi che il governo, con un decreto ministeriale, decida di imporre un tetto al prezzo dei carburanti in autostrada, Monica Guerzoni e Claudia Voltattorni ne registrano l’irritazione: «Questa roba ve la fate voi, non mi ci immischiate» («Non dobbiamo puntare il dito e dire che sono tutti speculatori, anche se bisogna monitorare») • A metà aprile 2024 il suo ministero chiede 239 «integrazioni» al progetto del Ponte sullo Stretto. Gianluca Mercuri: «Sull’analisi costi-benefici, sulla descrizione di tutti gli aspetti progettuali, sulla cantierizzazione, sui vincoli ambientali, sulla gestione delle terre, dei materiali e dei rifiuti, sul rischio sismico e di maremoti, sull’impatto su atmosfera, aria, clima, ambiente idrico, flora, fauna, rumore e campi magnetici. Non proprio olio agli ingranaggi, insomma». La segretaria del Pd Elly Schlein non perde l’occasione: «Quando parlammo di progetto dannoso Salvini ci accusò di essere nemici dell’Italia, ora lo è anche il suo collega Pichetto Fratin?» • A inizio 2025, alle prese con Gli aumenti delle bollette del gas chiede un nuovo tetto europeo ai prezzi: oltre a una forma riveduta e abbassata a 50-60 euro del price cap - fissato dall’Ue a 180 euro nel dicembre 2022 - che a suo dire aveva funzionato come «deterrente», insiste per il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas (misura strutturale che richiede però, come evidenzia Enrico Marro, «un aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in tutta Europa, oltre che un accordo politico non facile da raggiungere»). A fine ottobre, quando si parla de I tagli nella finanziaria (e le liti nel governo) e per l’ambiente sono previsti 105 milioni in meno nel 2026 più il rinvio di altri 870 milioni oltre il ’28, commenta: «Ho un ministero particolare, con molti investimenti a lungo termine insieme alle Regioni, certo ho avuto un taglio notevole, vedremo di rimodulare».
123. Flavio BRIATORE Verzuolo 12 aprile 1950. Imprenditore • A fine agosto 2020 «tutta Italia lo dà quasi per moribondo», «ricoverato per Covid-19 in condizioni serie e con la polmonite», finché fa sapere «Ho solo una prostatite forte, sono andato al San Raffaele a Milano e mi hanno ricoverato». Il 26 le analisi confermano che è positivo al Covid: i contagiati tra il personale del Billionaire, il suo locale, salgono a 63 (un barman di 59 anni è intubato in terapia intensiva) • A giugno 2021 Paolo Di Stefano recensendo Il gusto puffo di Gene Gnocchi scrive che «fa ridere e insieme ci inquieta, costruendo storie molto belle, con personaggi verosimili anche se surreali, grotteschi, lunari, paradossali» tra questi «l’intermediatore di una coppia di coniugi Incas che vuole adottare il figlio di Briatore e di Elisabetta Gregoraci» • A giugno 2022 Massimo Gramellini, prima di definirlo «venditore fenomenale di status symbol» e «uno dei due imprenditori più famosi d’Italia» («L’altro è Vacchi. Almeno Briatore è un Vacchi che lavora»), si domanda (Briatore Margherita) dove trovi, «con tutto quello che ha, che è e che crede di essere», la voglia di mettersi a polemizzare con i pizzaioli napoletani che l’hanno criticato (c’entra la sua catena di cibo povero & patinato che ha in menù una pizza al prosciutto Pata Negra da 65 euro): «È la sua tigna che spiazza tutti coloro che, come me, aderiscono alla scuola andreottiana della resistenza passiva, secondo cui rispondere a una provocazione significa alimentarla, specie nell’era social dove ogni polemica si scarica con la rapidità di un acquazzone: basta mettersi al riparo e aspettare in silenzio che passi. Briatore non aspetta un bel niente e, se prende l’ombrello, non è per proteggersi, ma per tirartelo addosso» • A dicembre 2023, ad un lettore che scrive «purtroppo dobbiamo condividere il pensiero di Briatore relativo al turismo italiano basato su una mentalità predatoria: mungere oltre modo il turista straniero di passaggio raddoppiando magari il prezzo del servizio o prodotto offerto pensando che comunque ci saranno sempre visitatori per via delle nostre meraviglie», Luciano Fontana, direttore del Corriere, risponde che «nelle parole di Flavio Briatore c’è un fondo di verità» • A gennaio 2024, prendendo spunto dalla loro ultima polemica, Gramellini scrive che Flavio Briatore e Angelo Bonelli «incarnano persino fisicamente» «due Italie che non si sopportano, eppure hanno bisogno l’una dell’altra per sentirsi incomprese. Destra e sinistra sono termini riduttivi per definirle»: «Il loro ultimo scontro, preceduto da una storpiatura reciproca dei cognomi, “Benelli” e “Britore” (le due Italie sono sentimentalmente ferme alla terza elementare) aveva per oggetto le concessioni balneari. In realtà avrebbero potuto litigare allo stesso modo sul Var, la Ferragni, l’ambiente o il salario minimo. Briatore a Benelli/Bonelli: “Scappato di casa, vieni qui che ti insegno io a lavorare”. Bonelli a Britore/Briatore: “Patriota con la residenza fiscale a Montecarlo”. Perché sempre lì si finisce: alla distinzione originale, che non è politica, ma antropologica. I Bonelli vedono sé stessi come degli idealisti di buon gusto costretti a sopportare le angherie dei “Britore”, egoisti smargiassi e allergici alle regole. Mentre i Briatore si descrivono come degli sgobboni vessati dallo Stato e costretti a sopportare le prediche dei “Benelli”, parassiti intolleranti e moralisti perché rosi dall’invidia» • A metà maggio 2025 è di nuovo protagonista in un caffè di Gramellini (Il dito di Briatore): «Da quando Elisabetta Gregoraci ha rivelato alla nostra Giovanna Cavalli che per sbloccare il telefono di Briatore usava un suo dito mentre dormiva, nulla sarà più come prima. Bisogna riconoscere che in questa malefatta che toglierà il sonno al garante della privacy si nasconde del genio. Il dito del Briatore Addormentato finisce di diritto nella lista degli stratagemmi che hanno cambiato la Storia ed Elisabetta Gregoraci si pone autorevolmente sulla scia dell’astuto Ulisse nascosto dentro il cavallo di Troia e poi sotto la pecora tastata dall’accecato Polifemo».
124. Sabino CASSESE Atripalda 20 ottobre 1935. Giurista • Il 24 marzo 2020, quando viene pubblicato un Testo coordinato delle ordinanze di protezione civile che conta 123.103 parole (tredici volte più di quelle dell’intera Costituzione), commenta: «Non si comprende perché i nostri governanti continuino a scrivere proclami così oscuri». Il 19 giugno Daniele Manca lo definisce il «maggior esperto e studioso di leggi e meccanismi istituzionali». Ministro per la funzione pubblica nel governo Ciampi (1993-1994), a fine luglio Milena Gabanelli e Rita Querzè scrivono che «Dall’Europa arriveranno tanti soldi, ma una delle condizioni è la riforma della Pubblica Amministrazione, ovvero rendere efficiente la burocrazia. Ci hanno provato tutti i governi a partire da Bonomi nel 1921, e i nodi che legano una palla al piede dell’Italia erano già tutti elencati nei rapporti del ministro Giannini (1979) e Cassese (1993). Sono sempre gli stessi di oggi, e che il decreto semplificazioni nemmeno sfiora». Nello stesso mese interviene più volte per esprimere il suo no alla proroga della stato d’emergenza: «Protrarre lo stato di emergenza costituisce una forzatura, sia illegittima, sia inopportuna. Illegittima perché dichiarare lo stato di emergenza quando un’emergenza non c’è, vuol dire adottare un atto amministrativo carente del suo presupposto. Inopportuna perché produce tensioni invece di invitare alla normalità, con gravi conseguenze per l’economia. Inoltre, è anche sproporzionata, perché per acquistare i banchi monoposto e le mascherine per le scuole — queste le motivazioni addotte per spiegare la proroga dell’emergenza — vi sono procedure urgenti, previste dalle norme esistenti. Infine, qualora veramente si presentasse una situazione di emergenza, che richiede interventi rapidi, in non più di un’ora si potrebbe riunire il Consiglio dei ministri, a cui spetta la dichiarazione dello stato di emergenza. L’ultimo, ma non meno importante, motivo per ritornare alla normalità è quello dettato dall’esperienza dei sei mesi di vita in emergenza. La concitazione e le incertezze del governo hanno fatto prendere strade sbagliate. Hanno fatto dimenticare che la profilassi internazionale spetta esclusivamente allo Stato, provocando quindi una sovrapposizione di competenze tra Stato e autonomie. Hanno fatto limitare persino la libertà di culto, quando non era necessario. Hanno fatto emanare un decreto legge tanto incostituzionale che il governo stesso ha dovuto successivamente abrogarlo. Hanno alimentato un delirio regolatorio fatto di molte decine di decreti legge, di dpcm, di circolari, di ordinanze, alimentati dalla preoccupazione sanitaria, che hanno creato però sconcerto e disorientamento. Come unanimemente osservato, la società ha risposto compostamente e in maniera ordinata, evitando così guai peggiori» • «Tecnico che ha attraversato lunghi decenni senza diventare mai portabandiera di uno schieramento», a inizio novembre 2021 Roberto Gressi lo mette tra i possibili candidati «di compromesso» per il Quirinale, potenzialmente in grado di mettere assieme i voti necessari per il Colle • Giudice emerito della Consulta, a fine settembre 2022 intervistato da Manca spiega che le strutture istituzionali dell’Italia «sono capaci di garantire le libertà e la democrazia»: «Modificare la Costituzione non è un attentato, i principi fondamentali sono già immodificabili». Un eventuale presidenzialismo, aggiunge, «può consolidare i governi» • Il 9 maggio 2023 presiede l’insediamento del Comitato tecnico scientifico sui livelli di prestazione (Clep), per Roberto Calderoli è «una mini Costituente», in teoria dovrebbe sciogliere uno dei nodi principali della riforma cara alla Lega. «Massimo esperto italiano di diritto amministrativo», a inizio giugno applaude la decisione del governo di sospendere i controlli sul Pnrr che rendono ancor più complicata la messa a terra degli innumerevoli progetti che lo compongono. A inizio luglio, Giuliano Amato, Franco Gallo, Alessandro Pajno e Franco Bassanini lasciano con una lettera al ministro Calderoli il comitato per «l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni», istituito dal ministro per trovare delle «coperture» bipartisan al suo disegno di legge sull’autonomia differenziata delle Regioni (avevano già lasciato i dem Luciano Violante e Anna Finocchiaro): «Siamo costretti a prendere atto che non ci sono più le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori», «Continueremo a sperare che nel corso dei prossimi mesi maturi un ripensamento che riporti il percorso di attuazione dell’autonomia nei binari definiti dalla Costituzione» • A fine gennaio 2024 Tommaso Labate gli chiede È vero che è stato vicinissimo dal diventare presidente della Repubblica? «È vero che si è fatto e scritto il mio nome nel 2015 e nel 2022, che è diverso». Come si vive nel condominio del totonomi? «Credo che tutti quelli di cui si fanno i nomi nel momento in cui c’è da fare un governo o il nuovo presidente della Repubblica la vivano con distacco, anche perché quel mestiere è difficile e non sempre gradevole. Come se la circostanza di essere nominati ministri o eletti al Quirinale stia nel mondo delle cose possibili ma non di quelle probabili». A gennaio del 2022, in piena elezione del capo dello Stato, l’uomo che dava le carte, Matteo Salvini, venne a casa sua e mangiaste insieme un passato di verdure. «Salvini venne per fare una verifica, per farmi un esame. Ma l’idea che io potessi andare al Quirinale era stata di Matteo Renzi. Infatti, la prima a interpellarmi in tal senso, prima dell’inizio delle votazioni, era stata Maria Elena Boschi». Credette alla possibilità di diventare presidente della Repubblica? «Nel 2015 scrissi un fondo per il Corriere in cui elencavo le caratteristiche per cui di solito si viene eletti al Colle. Sostanzialmente, bisogna essere stati presidenti di Camera o Senato, presidenti o vicepresidenti del Consiglio. Il motivo è semplicissimo: il Parlamento vota uno che conosce. Può immaginare quindi quale conclusione ne traessi a titolo personale» • Il 21 maggio 2025 pubblica sul “Corriere della Sera” Un elogio inattuale dei partiti in cui conclude: «Se i partiti, da strumento essenziale della democrazia, sono diventati essi stessi non democratici. Se, di conseguenza, la loro capacità aggregativa e rappresentativa si è ridotta. Se lo Stato è quindi privato di un canale essenziale di comunicazione con la società. Se i governi, privi del supporto dei partiti, sono indotti ad ascoltare interessi e non opinioni (o interessi non mediati da opinioni). Se questa trasformazione provoca l’allontanamento dei cittadini dallo Stato, di cui abbiamo tante prove, a cominciare dalla diminuzione dei votanti. Se accade tutto questo, dobbiamo temere che i sistemi politici non riescano più a bilanciare rispetto dei diritti, partecipazione, eguaglianza e sviluppo, come sono riusciti a fare finora, o possiamo sperare che l’unico protagonista di questo declino, la società stessa, trovi la forza per invertire la rotta e scoprire modi nuovi per riaprire il dialogo tra Paese reale e Paese legale?».
125. Gianni (Giovanni) LETTA Avezzano 15 aprile 1935. Politico • A metà luglio 2020 Tommaso Labate scrive che sente spesso il pentastellato Luigi Di Maio e «ne avrebbe tessuto le lodi in presenza di Silvio Berlusconi». A metà novembre Francesco Verderami scrive che è diventato il nemico del leghista Matteo Salvini: «Ai suoi occhi Letta è l’interprete di un disegno politico ostile, che vive come una minaccia. E l’ex sottosegretario alla Presidenza non fa nulla per smentire questa tesi: insiste con Berlusconi affinché abbracci il proporzionale così da affrancare Forza Italia, posizionarla al centro dei giochi, trasformarla nell’ago della bilancia dei nuovi equilibri e far saltare i disegni di governo al capo dei sovranisti. D’altronde quelli di Letta e Salvini sono mondi inconciliabili: il primo raramente incrocia il secondo, e di certo parla più con Conte, Zingaretti e Di Maio di quanto non faccia con il segretario del Carroccio» • A inizio novembre 2021 Roberto Gressi lo mette tra i possibili candidati «di compromesso» per il Quirinale, potenzialmente in grado di mettere assieme i voti necessari per il Colle: «Forte preparazione, senso delle istituzioni, capacità diplomatiche impareggiabili. L’unico che potrebbe far digerire a Silvio Berlusconi di essere usato come candidato di bandiera». Massimo Franco: «Parlargli di Quirinale è come mostrare un simbolo diabolico a un esorcista. Gianni Letta non dice: “Vade retro”, ma la sua ritrosia proverbiale diventa, se possibile, ancora più vistosa. I maligni sostengono che dipenda dal timore di irritare Silvio Berlusconi, da trent’anni suo “consigliato” […] Il problema è che l’ex braccio destro di Berlusconi a Palazzo Chigi, non ci pensa proprio. Ma il fatto di conoscere tutti ed essere amico di quasi tutti lo espone ai sospetti. Giulio Andreotti, che è sempre stato per lui una sorta di modello inarrivabile, al punto da farlo considerare l’unico andreottiano organicamente anche berlusconiano, con la sua perfida ironia una volta lo ha raffigurato così: “Gianni Letta svolge un ruolo che direi geodiplomatico. Ha aiutato l’ambrosiano Berlusconi a comprendere il rito romano. Letta conosce mezzo mondo, come si desume anche dalla sua quotidiana presenza condolente nei necrologi dei giornali”. Perfidie a parte, il suo trasversalismo soprattutto capitolino è leggendario. E questo potrebbe renderlo un possibile candidato “di risulta” al Quirinale. Pur non essendo mai stato parlamentare. E pur avendo come connotato soprattutto quello di conoscere la macchina dello Stato come pochi altri; di muoversi tra apparati, ministeri, Vaticano ed editoria con una familiarità sorprendente. Ma sempre dietro le quinte» • Il 14 gennaio 2022 da un vertice a Villa Grande esce il nome ufficiale del centrodestra per la corsa al Quirinale: «Silvio». Verderami scrive de I consigli (su due fronti) di Gianni e Fedele per aiutare l’amico Silvio: «Fedele Confalonieri e Gianni Letta — come lo Yin e lo Yang — rappresentano le due diverse anime del berlusconismo, che è impossibile dividere nonostante abbiano visioni quasi sempre contrapposte. Da quando il Cavaliere è sceso in campo, non c’è stato snodo in cui il pragmatico lombardo e l’ecumenico romano si siano trovati sulle stesse posizioni. Eppure sono pronti a mettere la mano sul fuoco entrambi sulla lealtà dell’altro verso Berlusconi. Anche quando litigano come possono litigare due persone che si stimano, anche quando Fedele saluta Gianni sbrigativamente e chiusa la porta lo manda a farsi benedire. Anche stavolta, che Confalonieri è galvanizzato dall’idea di Silvio di scalare il Colle e Letta è angosciato per i rischi a cui Silvio sta andando incontro». Passata una settimana, Berlusconi resiste (ma non si sa quanto). Verderami: «Da giorni poi il Cavaliere non chiude occhio, combattuto dalla decisione che dovrà prendere. Sui numeri per scalare il Colle, secondo uno dei suoi più stretti collaboratori, è stato vittima di una “contabilità velleitaria”. Inoltre Pd e M5S sono pronti a disertare il voto per togliergli ogni residua speranza. Se così stanno le cose, la parola d’ordine di ieri — quel “resistere resistere resistere” — è solo un modo per tenere coperta la sua scelta. Anche le ipotesi alternative che gli vengono attribuite, Gianni Letta e Casellati, appaiono forme di dissimulazione. L’ex sottosegretario alla Presidenza — che l’altra sera ha incontrato i ministri Carfagna e Gelmini — non solo non ci pensa ma è anche consapevole che Salvini e Meloni sarebbero contrari». Il 22 gennaio Berlusconi si ritira dalla corsa, il 28 Casellati resta sotto 400 voti (quorum 505), il 29 viene rieletto Sergio Mattarella. A metà ottobre, mentre ci si chiede Come finirà la guerra Meloni-Berlusconi, fa da paciere contando «sul sostegno della famiglia di Berlusconi», «una soluzione si troverà». Il 17 Luca Angelini scrive: «A quanto pare, la pace è stata fatta via telefono tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi e oggi dovrebbe essere sancita da un faccia a faccia nella sede di Fratelli d’Italia. Berlusconi, dopo lunghe consultazioni in famiglia e con il fedelissimo Gianni Letta, avrebbe fatto il primo passo, chiedendo di fissare l’incontro» • Il 12 giugno 2023 Silvio Berlusconi muore. Il 5 dicembre Antonio Polito gli dedica un corsivo intitolato La libertà ritrovata di Gianni Letta: «Che cosa c’è dietro il nuovo “dottor Letta”? Che cosa l’ha spinto a dire in pubblico, lui di solito così prudente e riservato, che la riforma costituzionale del governo avrebbe l’evidente effetto di limitare i poteri del presidente della Repubblica senza neanche bisogno di cambiarli sulla carta? Da giorni noi giornalisti ci interroghiamo, al solito, su che cosa ci sia dietro. Perché l’uomo che non rilascia mai interviste all’improvviso adotta il principio della parresia, il “diritto-dovere di dire la verità”? Secondo me la risposta era già contenuta nell’ultimo libro di Bruno Vespa: “Conosco Gianni dal 1963 — scrive l’autore —. Per trent’anni gli ho chiesto un colloquio per i miei libri, invano. Questa volta, finalmente...”. E che cosa racconta Letta nell’intervista a Vespa? Che quando Berlusconi sperava di essere candidato al Quirinale, e lui gli diceva in privato che non aveva alcuna chance, molti intorno al Cavaliere bisbigliavano che lo facesse perché sul Colle voleva andarci lui. Allora, in una riunione dello stato maggiore berlusconiano, Letta prese la parola per chiedere al leader di non fare mai più il suo nome, perché non avrebbe mai accettato una candidatura “nemmeno se me la proponessi tu: non vorrei che un giorno, anche lontano, tu potessi pensare, anche solo per un istante, che avesse ragione chi ti diceva che lavoravo per me e non per te”. Ecco che cosa è cambiato: la scomparsa di Berlusconi ha liberato il “dottor Letta” da questo obbligo di lealtà personale. Che non gli ha impedito di dire in privato che cosa pensava, ma mai in pubblico, per non danneggiarlo. Gianni Letta ora può dire ciò che pensa» • Il 27 gennaio 2024 Forza Italia celebra i 30 anni della discesa in campo di Silvio Berlusconi con una convention dal titolo Le radici del futuro. Patriarca del partito dice: «I figli di Silvio mi hanno chiesto di portare il loro saluto, la testimonianza della loro convinta partecipazione e il sostegno nel segno e in continuità del lavoro del fondatore, come “il papà voleva”». Alessandro Trocino: «Cita figli e fratello, ma anche Marta Fascina e fa pensare che la famiglia voglia un nuovo ruolo più protagonista nel partito. Poi benedice il leader attuale, Antonio Tajani» • Il 15 aprile 2025 compie novant’anni. Gressi: «Non è poi così difficile incontrarlo, a Roma. A un convegno, alla presentazione di un libro. Mai in ritardo, eleganza curata e sobria, portamento eretto, incedere affabile. Se poi capita di essere tra i pochissimi che non ne riconoscono il volto, niente paura, basta aspettare il suo turno, tra gli oratori. Se parla a braccio, sempre in piedi, senza un appunto, senza incespicare, senza allungare le vocali per cercare le frasi giuste, al massimo con un libro da aprire per leggere il passo di uno scrittore, o di uno storico, probabilmente per vezzo perché, c’è da giurarlo, lo conosce a memoria, ecco, allora quello è Gianni Letta. Se poi un ragazzo di 18 anni entra come operaio nello zuccherificio della sua Avezzano per poi presto diventare il capo del reparto chimico, se poi bussa al quotidiano Il Tempo per poi uscirne dopo tre lustri da direttore, se quindi incontra un eterno giovanottone e ne diventa consigliere e sottosegretario alla presidenza del Consiglio senza aver mai preso una tessera di partito, quello è ancora lui, Gianni Letta. […] Gentiluomo di sua Santità, gran cerimoniere del patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi, sua e di sua moglie Maddalena Marignetti la crostata per cercare un’intesa o un inciucio tra Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, agile nel muoversi da un capannello all’altro nel salotto di Maria Angiolillo, dove si gettavano le basi per un accordo, per un affare o per una nomina, sua una candidatura al Quirinale, voluta dal Cavaliere, che raccolse 369 voti, un rapporto di stima e ammirazione per Giulio Andreotti. Un numero impressionante di presidenze, di ruoli da consigliere, di partecipazioni a consigli d’amministrazione, di Fondazioni e quant’altro. E c’è da credere che mille associazioni di ogni tipo di cui non fa parte, farebbero carte false pur di averlo. Maestro nell’arte di soprassedere, di lui scrisse Giuliano Ferrara negli anni del governo: mentre io mi chiedevo che cosa fare, Gianni sapeva sempre che cosa non fare».
126. Giuseppe PROVENZANO San Cataldo 23 luglio 1982. Politico • Dal settembre 2019 ministro per il Sud e la coesione territoriale, il 13 febbraio 2020 a Gioia Tauro annuncia insieme al premier un piano da oltre cento miliardi di euro per spingere gli investimenti e rendere attrattivo il Meridione: durata decennale, farà ordine nelle risorse disponibili puntando su cinque direttrici di intervento, scuola, innovazione, infrastrutture, ambiente e Zone economiche speciali («Doteremo ogni Zes di un commissario: chi vuole investire al Sud deve sapere con chi parlare»). Quindi promette: «I primi tre anni realizzeremo le novità della legge di Bilancio. Negli altri sette attueremo meglio la programmazione europea. I soldi ci sono, ma bisogna metterli a terra e capire cosa fare», «Useremo lo sblocco del turnover per arricchire le amministrazioni locali di competenze nuove: architetti, informatici, ingegneri. Se un sindaco deve fare un progetto e poi il bando per costruire un asilo potrà rivolgersi alle Centrali di committenza regionali e scaricare bandi e progettazioni standard che potrà poi anche adattare. Questo non solo per velocizzare, ma per avere appalti trasparenti e tracciabili in chiave di lotta alla corruzione e alle mafie». Tra le novità in arrivo una riforma dell’Agenzia per la coesione, che tornerà alle origini, vicina ai territori per affiancare le amministrazioni in tutte le fasi, dalla progettazione ai bandi, fino alla rendicontazione. Previsti anche nuovi crediti d’imposta per gli investimenti in ricerca realizzati nel Mezzogiorno e sgravi per chi assume donne. Perché «le donne — ripete — sono il potenziale da liberare al Sud». A fine marzo alla domanda Il sistema meridionale può reggere un’onda d’urto di Covid-19? risponde: «Se l’epidemia fosse scoppiata al Sud sarebbe stata un’ecatombe. Non lo dico con sollievo, ma con rabbia. È il frutto del disinvestimento nella sanità pubblica, di alcune degenerazioni regionali, della scelta di puntare sul privato. Ma mi lasci ricordare che i malati di Bergamo oggi sono accolti negli ospedali in Sicilia o in Puglia e che dei quasi ottomila medici che si sono fatti avanti per dare una mano in Lombardia, moltissimi sono del Sud» • Esperienza del Conte II finita con le dimissioni del 26 gennaio 2021, il 17 marzo diventa vicesegretario del Pd. Dopo che il 9 ottobre la sede della Cgil è stata presa d’assalto dai manifestanti contrari al green pass guidati da esponenti dell’estrema destra, fa discutere un tweet in cui dice «L’ambiguità di Meloni la pone fuori dall’arco democratico e repubblicano» (la leader di FdI prende la palla al balzo e l’accusa di «voler sciogliere» il «primo partito» italiano). A inizio dicembre Antonio Polito fa notare che, con Andrea Orlando, è uno dei pochi big del Pd che non provengono dal centro (li chiama “la compagnia dei giovani”) • A fine giugno 2022 proclama: «Mai più governi di larghe intese». A fine mese, dopo la vittoria del centrodestra, con Stefano Bonaccini ed Elly Schlein è indicato come possibile successore di Enrico Letta alla guida del Pd. A inizio dicembre, quando il Pd affronta la missione impossibile di tenere unite le fazioni, Francesco Verderami scrive: «Il problema del Pd non sono né il calo nei sondaggi né la competizione per la segreteria: sono i toni della dialettica interna. Il modo in cui Provenzano irride i “sedicenti riformisti che d’ora in poi è meglio chiamare conservatori”, fa capire che “d’ora in poi” si procederà con l’antica liturgia della scomunica e della delegittimazione» • Il 7 aprile 2023 entra nella segreteria del Pd come responsabile degli esteri • A fine aprile 2024, quando Elly Schlein decide di candidarsi come capolista alle europee inserendo il suo nome nel simbolo, con Marco Sarracino è messo tra quelli che «si inalberano» per non essere stati avvertiti (l’idea del nome verrà poi abbandonata) • A fine settembre 2025, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dice «Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme - anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza - di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza», commenta: «Le parole del presidente sono importantissime, riconoscono l’alto valore della missione e rinnovano la condanna per le disumane sofferenze della popolazione di Gaza». A fine dicembre, quando il governo si appresta ad approvare il decreto di proroga degli aiuti militari all’Ucraina, udito Giuseppe Conte che propone di lasciar fare al presidente degli Stati Uniti Donald Trump è secco: «L’Italia deve stare al fianco dell’Europa per una pace giusta» (al che l’ex premier risponde: «Se i farisei che criticano hanno altre soluzioni, si facciano avanti»).
127. Dario NARDELLA Torre del Greco 20 novembre 1975. Politico • Dal 2014 sindaco di Firenze, a fine maggio 2020 intervistato da Claudio Bozza si sfoga: «Siamo in ginocchio: questa è per noi una nuova alluvione. E oggi, come 54 anni fa, per dirla con Piero Bargellini, il sindaco di allora (“Firenze ha bisogno del mondo perché il mondo ha ancora bisogno di Firenze”), lancio un appello a tutti i mecenati e a coloro che amano Firenze: contribuite al Fondo per la rinascita ispirato alla “chiamata alle arti” di Ludovico Ragghianti nel 1966: aiutateci a riveder la luce dopo il fango». Disavanzo di quasi 200 milioni, spiega che se il dramma della pandemia è planetario Firenze è un caso particolare «Perché se da un lato i Comuni sono in crisi totale, le città d’arte sono al collasso. Siamo colpiti dal crollo del turismo e di tutto l’indotto: per noi 49 milioni in meno dalla tassa di soggiorno, 18 dai ticket per i bus turistici e 15 dagli incassi dei musei civici...». Si appella ai mecenati e non al governo «Perché dei soldi promessi dal governo non c’è ancora un euro. Sono infuriato e molto preoccupato: non ho i soldi per pagare la manutenzione ordinaria di monumenti e immobili, ho dovuto azzerare i 3 milioni previsti. Così ho pensato che ce la dobbiamo cavare anche da soli» per questo «Appena si allenteranno i vincoli inizierò un lungo giro del mondo per andare a cercare fondi privati. La prima tappa sarà la Cina. Il motivo? È stato il Paese più solidale con Firenze, donando rapidamente mascherine e respiratori. Poi andrò a New York, Los Angeles, e in Giappone, Hong Kong, Taiwan, India, per poi chiudere a Londra, Berlino e Parigi. La Fondazione Cr Firenze, Morgan Stanley e alcuni imprenditori russi hanno già contribuito» • A fine febbraio 2021 è citato con Giorgio Gori (Bergamo) e Antonio Decaro (Bari) tra i sindaci che assediano il segretario del Pd Nicola Zingaretti e sembrano pronti a sostenere Stefano Bonaccini. A metà ottobre è citato tra quelli che pensano a un «campo largo» allargato fino a includere Forza Italia • A inizio settembre 2022 propone di rimuovere, fuori dalle zone Unesco, i vincoli paesaggistici per montare pannelli solari in città. A inizio ottobre, dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni, è indicato come il principale rivale di Bonaccini per la successione al segretario del Pd Enrico Letta, a inizio dicembre decide di appoggiarlo: «Io credo che il nuovo segretario e il nuovo gruppo dirigente debbano essere scelti non in base al genere ma in base alle capacità e alla credibilità. Detto ciò, con Stefano stiamo già lavorando a un comitato promotore con molte donne capaci e giovani. Quanto alle correnti, noi al congresso candidiamo alla guida del Pd una classe dirigente che viene dai territori, nuova, stimata dai cittadini e pragmatica. Non mi stupisce che i capicorrente abbiano scelto altri» • Il 17 marzo 2023, quando gli attivisti di Ultima Generazione imbrattano Palazzo Vecchio, «Bellissima l’immaginedel sindaco Nardella che li placca, come quella dei turisti che lo aiutano a ripulire» (Gianluca Mercuri). A fine maggio, dopo che Elly Schlein ha battuto Bonaccini diventando segretaria del Pd, non nasconde la sconfitta ma invita a concentrarsi sul rapporto con gli elettori («è una cosa totalmente sbagliata aprire oggi uno scontro interno») • A inizio giugno 2024 è eletto al Parlamento europeo, a fine mese Sara Funaro, dal 2014 al 2024 assessora alla sanità, accoglienza e pari opportunità nelle sue due giunte, gli succede come sindaco di Firenze. A fine ottobre, quando si parla Requiem per il «campo largo», intervistato da Maria Teresa Meli rifuita la recita del De profundis: «Noi del Partito democratico non ci arrendiamo all’idea di costruire un’alleanza che sia alternativa di governo a questa destra arrogante e incapace. Pure il centrodestra è diviso ma trova sempre il modo di mettersi d’accordo: dobbiamo fare lo stesso» • L’11 marzo 2025, quando l’Aula di Strasburgo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che la Commissione europea presenterà il 19, e che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è tra gli 11 dem che seguendo le indicazioni della segretaria si astengono (10 votano a favore). A inizio aprile, quando il titolo è Guerra dei dazi, la grande paura, propone una ricetta ambiziosa, ma forse non del tutto realistica: «Dobbiamo cominciare a dire a tutti i nostri cittadini che bisogna comprare italiano, comprare europeo».
128. Valentino ROSSI Urbino 16 febbraio 1979. Motociclista • Finito il mondiale al 15° posto, a novembre 2020 si parla soprattutto del fratello minore (per parte di madre) Luca Marini, che nel 2021 correrà con lui in MotoGp (su Ducati). A Paolo Lorenzi che gli chiede Ti aspetti un aiuto da lui? risponde: «Sicuramente, l’ha sempre fatto. D’altronde faccio parte dell’Academy e avere vicino Vale significa tanto, è sempre pronto a darti un consiglio. Analizziamo le gare insieme, ci offre la sua chiave di lettura. Il suo occhio tecnico ci mostra aspetti magari sfuggiti in gara. E i suoi consigli non si sprecano mai» • Nove titoli mondiali in bacheca (l’ultimo dei 6 in MotoGp nel 2009), il 14 novembre 2021 a Valencia è decimo nella sua ultima gara in MotoGp (la vittoria va a Francesco Bagnaia, l’erede). Emanuele Trevi lo saluta così: «L’intelligenza così rapida e affilata, l’eleganza felina, il colpo di genio, la sfida del limite, la tentazione dell’impossibile, l’istinto supremo dell’equilibrio, se sono cose che appartengono più o meno a tutti i piloti, in Valentino si sono sommate e potenziate a vicenda in una maniera talmente imprevedibile e complessa, che nemmeno in un milione di anni se ne potrebbe realizzare una replica. Ed è perfettamente naturale che un tale prodigio comprenda da solo, al momento giusto, di essere stanco. Non ci resta che dirgli grazie per tutte le domeniche che ha riscattato dal torpore e dalla noia con il guizzo del suo genio. Siamo fieri di averlo accompagnato per tanti anni in questa incredibile avventura» • Il 4 marzo 2022 nasce la sua prima figlia, Giulietta. Il 6 novembre è a Valencia per festeggiare il primo titolo di Bagnaia in MotoGp. Giorgio Terruzzi: «La festa di Bagnaia ad un anno di distanza dalla festa di Rossi. Il luogo è lo stesso Valencia. Un debutto e un addio. Pecco fresco campione del mondo; Valentino al tramonto di un’epoca segnata dalla propria, dominante, personalità. Il Dottore a ballare nei box; Francesco contenuto nel momento di massima gioia. Due immagini che contengono un passaggio di consegne e, nel contempo, una profonda diversità. L’uno mentore dell’altro: Vale ha accolto e svezzato Bagnaia, l’ha accompagnato nel giorno decisivo ben sapendo di aver tirato su un figlio che usa altri modi e metodi, per correre, vivere, comunicare. Un rapporto che funziona nel rispetto dell’altro, senza pretendere o cercare emulazioni. E Pecco, in piedi sulla Ducati, con l’enorme murales di Valentino alle spalle, ci ha regalato una curiosa immagine di italica continuità» • Il 2 aprile 2023, vincendo in Argentina, Marco Bezzecchi, che corre su una Ducati del suo team VR46 Racing, va in testa al mondiale MotoGp (alla fine è terzo, il titolo va di nuovo a Bagnaia) • A fine gennaio 2024, quando il tennista Jannik Sinner vince gli Australian Open, non si contano quelli che lo paragonano a lui e ad Alberto Tomba. Marco Imarisio: «Al pari dei suoi illustri predecesssori, è ormai avviato a diventare una figura che va oltre lo sport, che unisce un Paese davanti alla televisione per una disciplina fino a poco tempo prima considerata di nicchia. Lo sta facendo però a modo suo, con modalità inedite alle nostre latitudini. Con un atteggiamento semplice, da persona educata e rispettosa, del tutto priva di quell’atteggiamento guascone, talvolta sopra le righe e fuori dalle regole in senso buono, che ha parzialmente contribuito a determinare la mitologia sorta intorno a Tomba e Rossi» • Il 4 gennaio 2025 nasce la sua seconda figlia, Gabriella. A fine mese, a Terruzzi che gli ricorda la frase della compagna Francesca Novello «Se capita di sposarci, bene, altrimenti ci amiamo lo stesso» risponde: «Fare dei bambini, per una coppia, è un passo più importante del matrimonio. Però, al punto in cui siamo, ci può stare anche sposarci. Al matrimonio di un amico, i figli già grandicelli hanno portato gli anelli all’altare. Bellissimo. Così mi piacerebbe. Lo dico per prendere tempo: ora che Gabriella possa fare una cosa del genere passa un bel po’». Alla domanda Motomondiale per 26 anni. Miracolato? ammette: «La mattina mi sveglio, mi accorgo di essere tutto di un pezzo, sano e salvo, e sono contento. Il merito va alla fortuna, ma anche all’attenzione che metti per preservare il tuo corpo, per ragionare. Ricordo un sacco di attimi precisi, un sorpasso preparato e riuscito, l’intenzione di una mossa senza sapere se ne verrai fuori, l’istante che innesca un incidente». Paura vera. Quando è accaduto? «In Austria, 2020, la moto di Morbidelli che vola, passa sopra il mio casco come un enorme proiettile impazzito. È stato il momento più pericoloso della mia carriera. Un incidente che ha accelerato la decisione di smettere con le moto perché era fuori dal mio controllo. Poi, quando mi sono rotto la gamba al Mugello nel 2010. Mai provato un dolore così, l’osso fuori dalla pelle, la sensazione che una parte del tuo corpo è staccata dal resto». Il 28 settembre 2025 lo storico rivale Marc Marquez lo raggiunge a quota 7 titoli nella classe regina (di più solo Giacomo Agostini, 8).
129. Stefano PIOLI Parma 20 ottobre 1965. Allenatore di calcio • Alla guida del Milan dal 19 ottobre 2019 (subentrato all’esonerato Marco Giampaolo), il primo agosto 2020 termina il campionato interrotto per la pandemia al 6° posto, 17 punti dietro la Juventus che conquista il nono titolo consecutivo. A dicembre, quando la squadra termina l’anno in testa al campionato, confida a Carlos Passerini: «Sono felice. Come non lo sono stato mai, professionalmente parlando». Alla domanda L’hanno spesso etichettata come uno che parte bene e finisce male. Questo 2020 è la sua rivincita? risponde: «È un termine che non mi piace, perché sono cresciuto con valori diversi, con la cultura del lavoro, non della rivalsa. Ho da dimostrare solo a me stesso. Mi sento completo, ma so che posso fare anche di più. Sono un provinciale testardo. E la testardaggine aiuta» • Il 23 maggio 2021 il Milan termina il campionato al secondo posto, staccato di 12 punti dall’Inter. A fine luglio, Mario Sconcerti (Perché il prossimo sarà il campionato degli allenatori) spiega che «Pioli è ormai in mare aperto, anche il Milan ha imparato a navigare. Ha riacquistato giocatori che aveva, questo significa che erano buoni giocatori. Il Milan è al completo, ora Pioli deve dargli continuità di gioco» • Il 22 maggio 2022 il Milan vince il 19° scudetto. Sconcerti commenta: «Pioli è nato con il Milan e il Milan con lui. È questo che ha colmato il piccolo vuoto che c’era. Ora ha una squadra completa, bella e diversa, un gioco d’insieme e giocatori che da soli decidono. È nata una grande squadra, ci ha messo del tempo, ma ora è bellissima». A dicembre si legge che Perché Pioli is on fire? è stata una delle ricerche più digitate su Google nel corso dell’anno (risposta: è il coro dei tifosi rossoneri, sulle note di Freed from desire di Gala del 1996) • L’8 marzo 2023, pareggiando 0 a 0 a Londra contro il Tottenham di Antonio Conte, il suo Milan approda di nuovo, dopo undici anni, ai quarti di finale di Champions League. Il 18 aprile, pareggiando 1-1 col Napoli al “Maradona”, il Milan accede alle semifinale. Il 16 maggio arriva l’eliminazione per mano dell’Inter, che dopo aver vinto il derby d’andata s’impone anche in quello di ritorno. Il 13 dicembre, vittoria 2 a 1 a casa del Newcastle, i rossoneri sono nuovamente eliminati dalla Champions ma accedono all’Europa League • Il 18 febbraio 2024, sconfitta per 4-2 a Monza, finisce sotto accusa per il suo «turnover estremo». Il 18 aprile, l’eliminazione dall’Europa League per mano della Roma suggella «la parabola discendente di Stefano Pioli (che probabilmente si è giocato il posto al Milan)» (Gianluca Mercuri). Il 21 aprile, sconfitto per la sesta volta consecutiva nel derby, commenta: «Ciclo finito? Non lo so, Inzaghi dodici mesi fa sembrava in difficoltà e poi ha fatto tutto questo. Io sto bene, la squadra ha margini di miglioramento. Ora dobbiamo finire bene e poi a bocce ferme faremo tutte le valutazioni». Il 24 maggio viene annunciata la risoluzione consensuale del contratto, il 18 settembre viene ingaggiato dal club saudita dell’Al-Nassr (dove gioca Cristiano Ronaldo) • A inizio giugno 2025, esonerato Luciano Spalletti, si dice che dovrebbe essere la seconda scelta nel caso Claudio Ranieri rifiutasse la panchina azzurra (il posto andrà poi a Rino Gattuso). Il 12 luglio viene annunciato il suo ritorno sulla panchina della Fiorentina (già guidata dal 2017 al 2019): squadra precipitata all’ultimo posto in classifica, il 4 novembre viene esonerato.
130. Eugenia ROCCELLA Bologna 15 novembre 1953. Politica • 2020 - • 2021 - • Già sottosegretario alla salute con Silvio Berlusconi (dal 2008 al 2011, fino al 2009 anche al lavoro e alle politiche sociali), il 22 ottobre 2022 diventa ministra della famiglia, natalità e pari opportunità nel governo Meloni. Appena due giorni dopo scatena un putiferio dicendo che «il ministero delle pari opportunità è nato sulla spinta del movimento delle donne, ma poi l’ombrello si è allargato diventando un titolo generico sotto il quale rubricare un po’ di tutto. Io vorrei tornare ad occuparmi delle tante ingiustizie che subiscono le donne». Alessandro Zan, autore del ddl mai approvato sull’omofobia attacca: «La ministra Roccella parte malissimo e conferma già tutta la sua inadeguatezza. Occuparsi di pari opportunità non significa mettere gli uni contro gli altri secondo una gerarchia, ma dare seguito all’articolo 3 della Costituzione garantendo a tutti la piena inclusione». Sulla stessa linea Elena Bonetti, che l’ha preceduta al ministero: «Viste le ultime, desolanti esternazioni della ministra, corre l’obbligo intervenire a rispedire al mittente le accuse al governo Draghi e stigmatizzare le interpretazioni dell’articolo 3 della Costituzione, sulla quale Roccella ha giurato poche ore fa». Emma Bonino rincara: «Io non capisco perché bisogna considerare tutte le donne delle minus habens che vanno instradate. Non è così Eugenia Roccella, cerca di uscire dalla logica Dio-padre-famiglia e accetta il fatto che in Italia ci sono tanti tipi diversi di famiglia» • A metà marzo 2023 frena sulla necessità di riconoscimento dei figli delle coppie lgbt: «Non mi sembra che ci sia una discriminazione nei confronti di questi bambini soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale sulle cosiddette adozioni in casi particolari con cui si inserisce completamente il bambino nel nucleo familiare». Poi aggiunge che il vero problema è «la maternità surrogata, che preferisco chiamare utero in affitto perché è più chiaro che c’è una compravendita della genitorialità, un vero e proprio mercato. I bambini di coppie di uomini omosessuali nascono con l’utero in affitto. La questione è se vogliamo legittimarlo oppure no. Non è un problema di omosessuali o eterosessuali, è molto sbagliato pensare che chi è contro questo mercato voglia colpire gli omosessuali, vorrei che non si confondessero proprio le due cose: l’utero in affitto e l’orientamento sessuale, le scelte sessuali delle persone. È la pratica dell’utero in affitto che va combattuta anche a livello internazionale». Il 19 maggio una contestazione le impedice di parlare al Salone del Libro di Torino. Intervenendo a Quarta Repubblica (Rete 4) commenta: «Mi aspettavo un sostegno unanime. Invece vedo che la situazione è molto diversa. Ringrazio chi mi ha dato la solidarietà anche a sinistra, Renzi, Violante, il sindaco di Torino Lo Russo». Poi, riferendosi a Roberto Saviano e Elly Schlein: «Sono stupefatta dal tentativo di rovesciare i fatti e di dire che abbiamo provocato. Noi abbiamo ampiamente tollerato il dissenso, anzi abbiamo cercato di dialogare. Ma non si può togliere la parola». Il primo luglio Massimo Gramellini scrive in un caffè intitolato Ministri, bambini e cani: «Ogni volta che si reca ai giardinetti in compagnia del suo cagnolino, la ministra Roccella sente apostrofare le altre creature al guinzaglio con nomi umani: Giovanni, Eugenio, Giovanni Maria. Ne ha dedotto che sarebbe in atto un tentativo di trasferire l’affettività dai bipedi ai quadrupedi, con inevitabili riflessi sul calo delle nascite. La ministra continua il fortunato filone inaugurato dal Papa con l’omelia sui cani che viaggiano a bordo dei passeggini. Pur bazzicando parchi da decenni, non mi è ancora capitato di incontrare un Giovanni Maria in passeggino, né umano né canino, però mi guardo bene dal mettere in dubbio che esista. Continuo invece a non capire questa moda di tirare in ballo i cani per spiegare come mai in Italia non si fanno più bambini. Da un ministro della Famiglia mi aspetto che ponga l’accento sulle cause serie del fenomeno: la precarietà economica delle coppie giovani, la scarsa tutela dei diritti delle donne sul lavoro, la latitanza di servizi sociali di supporto e non ultimo il mutamento antropologico per cui, fin dai tempi della Roma di Augusto, le società benestanti tendono a fare meno figli perché meno disposte alle rinunce che l’accudimento della prole inevitabilmente comporta. Sono problemi giganteschi, ma il governo della ministra Roccella potrebbe provare ad affrontarli lasciando in pace i cani e cominciando, per esempio, a fare qualche asilo nido in più: intitolato, naturalmente, a Giovanni Maria» • Il 9 maggio 2024 abbandona gli Stati Generali della Natalità dopo la contestazione subita da parte di 20-30 studenti liceali. Gianluca Mercuri: «Quando ha preso la parola, in platea sono stati alzati dei cartelli che formavano la scritta “Sul mio corpo decido io”. Roccella ha provato a replicare: “Ragazzi ma noi siamo d’accordo, nessuno ha detto che qualcun altro decide sul corpo delle donne, proprio nessuno”, ma è stata fischiata. Una delle manifestanti ha parlato brevemente al microfono su invito dell’organizzatore Gigi De Palo, poi è toccato a una delle ospiti, una giovane incinta. Ma il clima restava agitato e Roccella ha abbandonato il convegno». Subito dà l’impressione di volere salire sul ring polemico, con un post sarcastico su Facebook: «Sono certa che la segretaria del Pd Elly Schlein, tutta la sinistra, gli intellettuali - Antonio Scurati, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Chiara Valerio — avranno parole inequivocabili di solidarietà nei miei confronti dopo l’atto di censura» (Lagioia è l’allora direttore del Salone di Torino, che Roccella accusò di non aver fermato i contestatori). Intervenendo a Otto e mezzo, Paolo Mieli allarga il discorso: «Chi ha un ruolo pubblico, tanto più se ministro, presidente del Consiglio, deputato o giornalista, deve capire il significato profondo di questo rito dell’interruzione. Ti impediscono di parlare? Noi siamo persone che parlano tutti i giorni — nel mio caso da anni e anni —, prendono la parola, hanno la possibilità di argomentare. C’è una manifestazione di dissenso? Una persona avveduta deve capire, entrare in questo ordine di idee. Uno deve rimanere seduto, prendere la parola anche dopo un’ora, sopportare. Con un confine ovviamente: la violenza, ma oggi non c’è stata violenza». Il giorno seguente, quando Alleanza Verdi e Sinistra e di seguito il Pd e le altre opposizioni denunciano la decisione del governo Meloni di cancellare il Family Act voluto nel 2022 dal governo Draghi (le deleghe «per il sostegno e la valorizzazione della famiglia» sono state lasciate scadere), replica che era solo «un catalogo di buone intenzioni finanziato con 19 milioni, ma che sarebbe costato 3 miliardi». A fine ottobre, dopo la discussa approvazione della legge che rende la maternità surrogata «reato universale», cioè perseguibile per gli italiani che la pratichino all’estero anche in un Paese in cui è legale, dice che «i medici in quanto pubblici ufficiali devono denunciare i casi di gestazione per altri» (il presidente nazionale della Federazione nazionale Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri Filippo Anelli replica «Il nostro compito è curare, non denunciare») • A inizio marzo 2025, quando il governo vara un disegno di legge che punta a introdurre il reato di femminicidio commenta che «si tratta davvero di una novità dirompente, non solo giuridica ma anche sul piano culturale». Il 21 dello stesso mese, quando viene depositata una sentenza con cui i giudici della Corte costituzionale aboliscono il divieto di adozione internazionale per i single, commenta «È ovvio che nell’interesse del minore l’opzione migliore è, e resta, l’adozione in un contesto familiare con mamma e papà. È la stessa sentenza della Corte che ribadisce la necessità di “una indicazione di preferenza”». A fine novembre nuove polemiche quando afferma che «possiamo parlare di educazione sessuo-affettiva, ma lateralmente. Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi» (alle proteste delle opposizioni replica chiedendo «dati che dimostrino un’efficacia dell’educazione sessuale nella riduzione dei femminicidi»).
131. Ciro GRILLO • A fine novembre 2020 finisce nei guai per una vicenda risalente al 17 luglio 2019. Andrea Pasqualetto: «Quella sciagurata notte, a Porto Cervo, fu senza freni. C’era chi beveva senza limite, chi abusava, chi fotografava gli abusi e chi li filmava, per poi scambiarsi i ruoli. E c’erano loro, le due ragazze, studentesse figlie dell’alta borghesia milanese, rimorchiate al Billionaire dai quattro amici e finite a casa di uno di loro, Ciro, il figlio ventenne di Beppe Grillo. Quattro ragazzi, molta vodka e un party da chiudere con un chiaro obiettivo: sesso. Nessuno nega che il finale sia stato quello ma il punto è un altro: le ragazze erano consenzienti, come sostengono i quattro amici, o c’è stata violenza, come ha denunciato una delle due?». La Procura di Tempio Pausania considera le studentesse vittime di violenza sessuale e carica l’accusa con due aggravanti: quella di averla commessa con l’uso di «sostanze alcoliche» e in gruppo (gli inquirenti ritengono che i ragazzi abbiano prima ubriacato le studentesse e poi approfittato dello stato di torpore e semincoscienza in cui erano piombate). Il pm Laura Bassani scrive che i quattro «costringevano e comunque inducevano S., abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica dovuta all’alcol, a subire e compiere atti sessuali». Un video di quella notte, girato dagli stessi ragazzi mentre si alternavano con S., riprenderebbe la violenza di gruppo, per la difesa si tratterebbe della dimostrazione che il quartetto non aveva nulla da nascondere, essendo la ragazza consenziente • Ad aprile 2021 fa molto discutere un video postato dal padre: «Ormai sono due anni, sono stufo. Se dovete arrestare mio figlio, perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera». E poi: «Mio figlio è su tutti i giornali come uno stupratore seriale insieme ad altri tre ragazzi. Voglio chiedervi, voglio una spiegazione sul perché un gruppo di stupratori seriali, compreso mio figlio, non sono stati arrestati. Perché non li avete arrestati?». Roberto Saviano commenta: «È assai interessante il passaggio sulla custodia cautelare alla quale Ciro Grillo e i suoi amici sarebbero “scampati”. Grillo sembra voler far intendere che, siccome il figlio non è stato arrestato, allora è innocente. Molti hanno scritto che oggi Grillo è garantista con sé dopo essere stato giustizialista con tutti gli altri: ma cosa c’è di più giustizialista della equiparazione tra custodia cautelare e colpevolezza?». Il 25 novembre è rinviato a giudizio con Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria: l’ipotesi di reato è di violenza sessuale di gruppo • Il 16 marzo 2022 a Tempio Pausania inizia il processo. Procedimento a porte chiuse, saranno ascoltati 56 testimoni. Tra le prove ammesse l’hard disk che contiene lo scambio di messaggi e chat tra la ragazza che ha denunciato i quattro e altre persone: l’avvocata Giulia Bongiorno la definisce una sorta di «scatola nera» in grado di dimostrare che la ragazza ha sempre raccontato la verità • Il 12 novembre 2023, durante la trasmissione Che tempo che fa su Nove, il padre attacca duramente Bongiorno, senatrice della Lega e avvocata della ragazza che lo accusa: «Fa comizietti davanti ai tribunali». Lei replica: «Ho riferito che la mia assistita in Aula ha dichiarato di essere devastata e di aver tentato il suicidio. Un dolore immenso. Ecco, questa sofferenza è stata trasformata da Grillo in una farsa inserendola in uno show. Questo è gravissimo. Gravissimo. Perché la donna è stata massacrata due volte» • Il 31 marzo 2024 vengono proiettati pochi secondi del video del presunto stupro: la vittima esce dall’aula, Bongiorno sottolinea che la ragazza ha dovuto rispondere in quattro giorni a 1400 domande. A metà giugno sceglie di non parlare davanti ai giudici del tribunale di Tempio Pausania che lo sta processando • Il 22 settembre 2025 arriva la condanna a 8 anni (stessa pena per Lauria e Capitta, 6 anni e 6 mesi per Corsiglia). Bongiorno commenta: «Questa è una sentenza granitica, veramente importante, perché significa che quando ci sono delle violenze, non vince lo struzzo ma chi ha il coraggio di denunciare». Le difese faranno appello. A fine dicembre vengono rese note le motivazioni della sentenza: nelle 72 pagine del provvedimento il tribunale esclude in modo netto qualsiasi ipotesi di consenso, sottolineando come i rapporti si siano svolti «in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire da parte della ragazza che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza».
132. Eugenio GIANI Empoli 30 giugno 1959. Politico • Già presidente del consiglio regionale, il 21 settembre 2020 è eletto presidente della Regione Toscana. Elena Tebano: «La leghista Susanna Ceccardi non è riuscita nell’impresa storica di sottrarre la regione al centrosinistra e questo nonostante Eugenio Giani non generasse nessun entusiasmo, neppure tra i suoi elettori: si è fermata poco sopra il 40%, contro il 48% dell’avversario». Lui commenta: «Ho vinto io, non avrò padrini!» • A metà novembre 2021 è tra i sei governatori (unico di sinistra, con Fedriga del Friuli-Venezia Giulia, Toti della Liguria, Curcio del Piemonte, Fontana della Lombardia e Occhiuto della Calabria) che in caso di lockdown chiedono di fare come l’Austria e applicare le restrizioni solo ai non vaccinati • Il 25 ottobre 2022 firma il sì ufficiale alla nave rigassificatrice di Snam da ormeggiare per tre anni nel porto di Piombino (il sindaco Francesco Ferrari, di Fratelli d’Italia, preannuncia il ricorso al Tar). A fine novembre, quando parte la campagna per la scelta del segretario del partito democratico, si schiera con Stefano Bonaccini • Il 2 novembre 2023, quando poche ore di pioggia fortissima nella fascia settentrionale della Toscana causano «fiumi esondati, case e ospedali sott’acqua, auto portate via dalla piena», dichiara lo stato d’emergenza • A metà giugno 2024 annuncia: «La Toscana sarà fra le cinque regioni che promuoverà la richiesta di referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata. Il testo approvato è veramente sbagliato, creerà diseguaglianze e amplificherà le disparità sul territorio. Ci coordineremo con le Regioni che la pensano come me sulle misure da assumere». Alla domanda su cosa sia cambiato da quando nel 2019 la Toscana avviò il processo per l’autonomia differenziata, risponde: «Il testo di Calderoli, che prima non c’era. Ha disatteso le nostre aspettative. Siamo per un’autonomia non differenziata ma semplificata. Ancora meglio: per un regionalismo equo e solidale che valorizzi alcune specifiche eccellenze dei territori. In Toscana abbiamo il 20% dei beni culturali di tutto il Paese: i 50 milioni di incassi annui degli Uffizi potrebbero servire a valorizzare gli altri musei sul territorio» • Pur a lungo osteggiato anche dalla segreteria del suo Pd, il 13 ottobre 2025 rivince per distacco, 53,9% contro il 40,9% dello sfidante di centrodestra Alessandro Tomasi. Massimo Franco commenta che il risultato «premia le forze moderate e penalizza gli estremismi. A prevalere sono un Pd che nella versione del governatore riconfermato Eugenio Giani ha cromosomi moderati, disprezzati dal M5S e guardati a lungo con diffidenza dalla segreteria nazionale. Prende voti una “lista del Presidente” collegata con la nuova Casa riformista di Matteo Renzi che sfiora il 9%».
133. Andrea AGNELLI Torino 6 dicembre 1975. Imprenditore • Presidente della Juventus dal 19 maggio 2010, il 26 luglio 2020 (causa la pandemia da Covid-19, il campionato è stato fermo da inizio marzo a fine giugno) vince il nono scudetto consecutivo. A metà ottobre Mario Sconcerti scrive: «Io sto con la Juventus perché a stare con la Juve non si sbaglia mai molto, ma le ultime parole di Andrea Agnelli sono parole nervose. “Il mondo non vede l’ora di colpirci” è un’esagerazione poco sopportabile dopo 9 scudetti di fila. Il mondo è per metà già juventino, è utile anche alla Juve che l’altra metà non lo sia, il pensiero unico non è mai un buon affare commerciale. Credo che Agnelli avverta la delicatezza del momento. È la prima volta da 10 anni che la Juve non arriva all’autunno già squadra» (a fine campionato sarà quarta, 13 punti dietro l’Inter di Antonio Conte, allenatore che aveva conquistato i primi 3 dei 9 titoli consecutivi) • A metà aprile 2021, 3 giorni dopo che è stata comunicata la costituzione della Superlega europea di cui faranno parte Inter, Juventus e Milan, la rinuncia dei club inglesi ne ufficializza la sospensione. Monica Colombo: «È ovvio che fra le tre società italiane firmatarie del progetto, il club che ricopre la posizione di maggior imbarazzo è la Juventus, dopo che Andrea Agnelli è stato con il presidente del Real Madrid il maggior sostenitore del tentativo di svolta epocale. Ha perseguito l’obiettivo a costo di dimettersi dall’Eca, arrivare allo scontro violentissimo con Ceferin, boicottare in Italia l’ingresso dei fondi nella Lega serie A dopo esserne stato tra i più ferventi patrocinatori, aver incassato l’accusa di “Giuda” da Urbano Cairo nell’ultima riunione informale dei club. Agnelli ha provato fino all’ultimo a difendere la Superlega: “Andiamo avanti, c’è un patto di sangue tra noi” in una doppia intervista pubblicata su Repubblica e Corriere dello Sport. Ma è stato costretto a una brusca marcia indietro in seguito alla veloce ritirata delle squadre inglesi. Alla Reuters che gli chiedeva se il progetto sarebbe andato avanti comunque ha risposto così poche ore dopo: “Onestamente no, non è il caso. Resto convinto della bellezza del progetto, così non può andare avanti”». Il 19 maggio, decisivo un gol di Federico Chiesa al 73’, la Juventus batte 2-1 l’Atalanta e vince la quinta Coppa Italia della sua gestione • Il 28 novembre 2022 «la fine di un’Era — quella della Juve di Andrea Agnelli, durata 4.576 giorni — sta in tre pagine di comunicato, uscito a tarda sera, dopo aver avvertito la Consob: il presidente, il vice Pavel Nedved e l’ad Maurizio Arrivabene hanno rimesso le proprie deleghe» (decade tutto il cda della società bianconera). Sulla decisione pesano «le carenze e criticità rilevate dalla Consob e i rilievi sollevati da Deloitte&Touche, società di revisione» del club; ma, soprattutto, l’inchiesta della Procura di Torino che ha indagato i vertici bianconeri con l’accusa di false comunicazioni sociali e al mercato, ostacolo agli organi di vigilanza e false fatture per operazioni inesistenti. Nella richiesta di misure (respinta dal gip a fine ottobre, per difetto di esigenze cautelari) il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i pm Mario Bendoni e Ciro Santoriello, che coordinano l’inchiesta sui conti bianconeri, scrivono che non c’era solo la firma del direttore sportivo Fabio Paratici dietro l’abuso delle plusvalenze: «Si è trattato di una decisione aziendale complessiva, imposta e condivisa dai vertici». Tutti sapevano — sottolinea la Procura — a partire da Agnelli • Il 18 gennaio 2023 torna a essere solo «un grandissimo tifoso della Juve», come dice a chi ha preso il suo posto, Gianluca Ferrero, regalandogli la maglia della squadra. All’assemblea degli azionisti spiega: «Faccio un passo indietro, lascerò il consiglio di tutte le società quotate» (ovvero, i board di Exor, azionista di maggioranza della Juve, e di Stellantis, «È stata una mia richiesta dopo un periodo intenso, per poter affrontare il futuro come una pagina bianca»). Il 20 dello stesso mese la Corte federale d’appello punisce la Juventus con 15 punti di penalità per il caso plusvalenze (il procuratore federale aveva chiesto una penalizzazione di 9 punti). Pene pesanti anche per i dirigenti: 2 anni e mezzo a Paratici, 2 anni ad Agnelli e Arrivabene, 1 anno e 4 mesi a Cherubini e 8 mesi a Nedved (i bianconeri precipitano al decimo posto in classifica). Il 30 maggio Il Tribunale federale ratifica l’accordo raggiunto tra la Juventus e la Procura, ovvero una multa di 718 mila e 240 euro (con le ammende dei singoli dirigenti si arriva circa a un milione) per il filone che riguardava manovre stipendi, scambi con altri club e rapporti irregolari con gli agenti. Angelini: «La condizione è stata la rinuncia a presentare ricorso al Collegio di garanzia (che avrebbe aperto la strada alla giustizia amministrativa) per il filone di indagine delle plusvalenze» • Nel 2024 torna a essere solo uno dei tanti membri della famiglia Agnelli-Elkann, «quelli che hanno preso la Fiat e l’hanno ceduta ai francesi, hanno trasferito all’estero la sede legale e la sede fiscale, hanno messo in vendita sulle piattaforme dell’immobiliare i siti delle nostre storiche aziende italiane..» (Giorgia Meloni a fine gennaio), «capitalisti che si fanno gli affari loro. Se ne infischiano dell’Italia e sono stati favoriti da una politica debole e compiacente» (Carlo Calenda nello stesso periodo). A metà novembre Stellantis spiega che «Fiat era un’altra realtà e oggi la famiglia Agnelli-Elkann è solo uno degli azionisti, la società non è più italiana, andiamo a produrre dove costa meno, punto», a inizio dicembre, dopo le dimissioni dell’ad Carlos Tavares, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé (Forza Italia) stuzzica «Ora si capirà se è vero o no che gli Elkann-Agnelli stanno preparandosi a lasciare l’Italia. Vedremo se vorranno essere citati sui libri di storia con una riga o se saranno capaci di scrivere un nuovo capitolo» (Rita Querzè e Francesco Bertolino spiegano che il piano di Tavares «ha scontentato governi e dipendenti, ma ha trasformato Stellantis in una macchina da soldi. In quattro anni il gruppo ha distribuito agli azionisti circa 23 miliardi, fra dividendi e riacquisti di azioni proprie. La famiglia Agnelli-Elkann, primo socio della casa con il 14,9% tramite la cassaforte Exor, ha incassato cedole per quasi 3 miliardi) • A fine giugno 2025, processo romano che riguarda le plusvalenze della Juventus, i pm Lorenzo del Giudice e Giorgio Orano danno il via libera alla proposta di patteggiamento: la sua pena ammonta a 1 anno e 9 mesi.
134. Roberto BENIGNI Castiglion Fiorentino 27 ottobre 1952. Attore • Premio Oscar come miglior protagonista nel 1999 per La vita è bella, a gennaio 2020 si dice che Jojo Rabbit, «piccolo capolavoro ambientato nella Germania di fine guerra, con il nazismo ormai agli sgoccioli» valso a Scarlett Johansson la candidatura come non protagonista, lo ricorda per la «capacità di trattare con leggerezza un tema così drammatico e per il ritratto di un genitore che vuole salvaguardare il figlio dall’orrore». A inizio febbraio torna, dopo nove anni, al Festival di Sanremo, dove recita il Cantico dei Cantici della Bibbia («è la canzone più bella nella storia dell’umanità, di 2400 anni fa».) A fine mese Massimo Gramellini racconta di essersi «commosso con il video del padre siriano, emulo del Benigni de La vità è bella, che trasforma il rumore delle bombe in un gioco per rassicurare la sua bambina». Il 6 luglio vince il Nastro d’Argento come non protagonista per il Geppetto del Pinocchio di Matteo Garrone (nomination anche per il David di Donatello, ma l’8 maggio la statuetta è andata a Luigi Lo Cascio per Il traditore) • Il 5 luglio 2021 muore Raffaella Carrà, Aldo Grasso ricorda quando «Roberto Benigni la scaraventò per terra (Fantastico) e, mimando l’atto, la ricoprì solo di sinonimi ed eufemismi». A inizio dicembre ancora Grasso, che vista una puntata del Collegio (Rai2) in cui «la voce fuori campo di Giancarlo Magalli propone ai ragazzi alcuni spezzoni di una trasmissione mitica, L’altra domenica, 1976», premesso che «Alcuni riconoscono Renzo Arbore, altri Roberto Benigni», conclude: «A chi può interessare la comicità di Mario Marenco o le critiche televisive di Benigni o le corrispondenze da New York di Isabella Rossellini? A noi nostalgici». A settembre viene premiato con il Leone d’Oro alla carriera, che dedica alla moglie Nicoletta Braschi: «È tuo, io meritavo un gattino» (poi l’invito a Sergio Mattarella: «Presidente, rimanga qualche altro anno in più») • Il 17 aprile 2022 (Pasqua) interviene con un contributo dedicato al volto gioioso di Gesù nel programma trasmesso in prima serata su Raiuno Volti dei Vangeli, introdotto dalle parole di papa Francesco. Ad inizio agosto muore Alessandro De Santis, attore con la sindrome di Down che nel 1991 interpretò il Lillo di Johnny Stecchino: «Un professionista impeccabile, l’incontro con lui rimarrà per sempre legato ai ricordi più belli. Trasmetteva gioia», racconta nel ricordarlo. A inizio settembre, in un ritratto di Giorgia Meloni (a un passo dal diventare premier) firmato da Roberto Gressi, si legge di «Guido Crosetto, che la prese in braccio su un palco come aveva fatto Benigni con Berlinguer». Il 27 ottobre compie settant’anni. Paolo Sorrentino lo celebra sul Corriere: «È un uomo generoso e curioso. Ed è anche misterioso. E anche questo mistero rientra nei pregi. La sua presenza ormai centellinata nel cinema e nella televisione lo rende un baluardo di serietà. In un mondo in cui quasi tutti dicono la loro su qualsiasi argomento, l’assenza di Benigni è una benedizione, una manna. Lui non approfitta del suo successo, della sua enorme popolarità. Non pubblica autobiografie, non rilascia interviste, non va ospite in v. È occupato a studiare e giocare. Questa è un’altra forma d’incanto di Benigni. In lui, studio e gioco coincidono. Sono la stessa cosa. Al punto che, mi viene da sospettare, Benigni sia un uomo felice» • Il 7 febbraio 2023, prima serata del Festival, dopo aver scherzato sui 4 mandati sanremesi di Amadeus onora i 75 anni della Costituzione: «Il mio preferito è l’articolo 21 con una forza e una bellezza che si rimane stupiti e ci si chiede: ma veramente c’era bisogno di scrivere una cosa così? Dice: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Se l’hanno scritto vuol dire che ce n’era bisogno. Perché prima della Costituzione, durante il ventennio fascista, non si poteva pensare liberamente. E non si sarebbe potuto fare neanche il Festival, perché c’era una canzone sola, sempre la stessa, la propaganda: si cantava il capo, il Duce, la guerra, l’esercito, il partito, il potere». Gianluca Mercuri commenta: «Un intervento fatto per compiacere Mattarella e - gioco meno facile - per non compiacere i nuovi poteri, con i riferimenti ai misfatti del fascismo, pur citato pudicamente come Ventennio. La prima carica dello Stato avrà gradito, la seconda meno». Ignazio La Russa, premesso che «è qualche anno che non seguo il Festival. Troppo lungo, con cantanti che per chi ha la mia età sono sconosciuti, spesso palcoscenico di discorsi su altre cose, più o meno condivise o più o meno scontate...» conviene che «parlare di Costituzione non è mai sbagliato» e fa sapere che il primo a difendere l’articolo 21 è lui «perché a differenza di Benigni, al quale credo nessuno abbia mai impedito di dire quello che pensava come e quando voleva, a noi giovani di destra per anni e anni è stato vietato di esprimerci, nelle scuole, nelle università, nelle piazze». Negli stessi giorni Gramellini scrive che «ascoltando lo sfogo telefonico di Messina Denaro bloccato in un ingorgo nei pressi di Capaci durante le commemorazioni di Falcone» gli è tornato in mente quel personaggio di Johnny Stecchino per cui la piaga di Palermo è il traffico (il film è ricordato anche quando a fine mese, il 26, muore Ivano Marescotti, che interpretava il dottor Randazzo, l’ispettore dell’Assicurazione) • A marzo 2024, dopo che Sabrina Ferilli alla vigilia della cerimonia degli Oscar ha scritto «Se dovesse vincere La zona d’interesse, so perché vincerebbe, non certo perché è un film migliore di Io capitano», Gramellini scrive: «Allora ce lo dica, signora Ferilli, visto che lo sa. Tiro a indovinare: perché parla della Shoah e a Hollywood la lobby ebraica la fa da padrona; basta che uno ambienti il suo film nei dintorni di Auschwitz e le statutette gliele tirano dietro, mentre un racconto sui migranti di Garrone non gode di protezioni in alto loco. Le ho letto nel pensiero? Spero di no, ma i pregiudizi sono così prevedibili. Immagino ne abbia messo al corrente il suo collega Roberto Benigni, che vinse l’Oscar nel 1999 con La vita è bella e già all’epoca gli addetti ai livori lasciarono intendere che ambientare la storia in un campo di concentramento era stata una furbata per sedurre la famosa lobby». A metà maggio, in un Caffè su Carlo Ancelotti e Massimiliano Allegri, Gramellini scrive de «L’emiliano e il toscano, Prodi e Renzi, Morandi e Benigni, il morbido e l’ossuto, il bonario e l’incazzoso e via stereotipando, ma negli stereotipi si nasconde qualche verità». Alla fine dello stesso mese, in piazza san Pietro per la Giornata mondiale dei bambini su invito di papa Francesco, si raccomanda: «Costruite un mondo migliore, noi non ci siamo riusciti» • Il 14 febbraio 2025 dal palco di Sanremo sintetizza la reazione della maggioranza degli italiani all’attacco della Russia contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Presidente, siamo sempre vicini alle sue parole, ci riconosciamo, non abbiamo mai sentito uscire da lei una parola che non fosse di verità e di pace. Siamo orgogliosi di essere rappresentati da lei, per la sua dignità e umanità» (la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova l’aveva accusato di aver fatto «paralleli storici oltraggiosi e palesemente falsi» e affermazioni «blasfeme» sostenendo «che le azioni della Russia in Ucraina hanno una natura simile al progetto del Terzo Reich in Europa»). A fine marzo durante Il sogno, in diretta su Rai1, ricorda il contributo dell’Europa nella storia dell’umanità: «L’Unione europea è la più grande costruzione istituzionale, sociale, politica ed economica degli ultimi 5mila anni. È un progetto, un ideale, una speranza, un sogno ma soprattutto un caso unico nella storia dell’umanità. È stata la prima volta in cui stati sovrani hanno scelto liberamente di unirsi. Non più divisione ma unità, non sopraffazione ma dialogo. Una rivoluzione silenziosa che può trasformare il mondo». Poi cita il Manifesto di Ventotene: «Mentre tutto intorno c’erano rovine, morti, cadaveri, nel 1941, nella piccola isola di Ventotene, tre uomini, tre eroi, Spinelli, Rossi e Colorni, ebbero un lampo, un’idea, di cambiare tutto, girare pagina: l’idea dell’unità europea. Sono eroi della nostra storia, i pionieri».
135. Vito CRIMI Palermo 26 aprile 1972. Politico • Il 22 gennaio 2020 diventa capo politico ad interim del Movimento 5 Stelle. A Monica Guerzoni che gli fa notare Eravate al 32%, ora i consensi sono dimezzati risponde «È più importante il consenso a tutti i costi o far bene per il Paese? Noi non abbiamo aiutato i potenti, ma i poveri. Una categoria che non influenza le masse». Non teme l’estinzione del Movimento? E la scissione? «La che?». A metà maggio è già finito «nel mirino». Alessandro Trocino: «La faglia interna dei 5 Stelle segue l’irrisolto dualismo tra ala progressista, che fa capo a Roberto Fico, e quella più sensibile alla concorrenza politica della Lega, che si ricollega a Vito Crimi, Carlo Sibilia e Luigi Di Maio. Ma le tensioni sulla regolarizzazione dei migranti mettono in luce, oltre alle divergenze ideologiche, anche la debolezza della leadership, con Vito Crimi finito nel mirino di molti, perché giudicato “inconsistente”, “troppo debole”, “senza carisma”. Giudizi impietosi, affiorati nelle chat e in Parlamento». Il 21 settembre, il voto alle regionali vede il crollo dei pentastellati, che si consolano con la netta vittoria del sì al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari (sostenuto con forza). Trocino: «Il primo atto del congresso del Movimento 5 Stelle lo fa Luigi Di Maio che, a pochi minuti dagli exit poll che danno vincente il sì al referendum, si prende la scena, brucia sul tempo su Twitter il reggente Vito Crimi e poi organizza una trionfale conferenza stampa per annunciare di avere sconfitto chi “voleva colpire il governo e, inutile nasconderlo, anche il sottoscritto”. La personalizzazione è la prima mossa di un colpo da kung fu che subito dopo tramortisce Crimi. Perché se Di Maio ha vinto praticamente da solo il referendum, nella sua narrazione, non ha perso le elezioni regionali: “Non faccio mistero, l’ho sempre detto che potevano essere organizzate diversamente e anche per il Movimento, con un’altra strategia”. Un uno-due politicamente perfetto, al quale fa seguire una “piena fiducia a Crimi”». Alla fine del mese si legge che «è un reggente che non regge più, che fatica a trovare una strada e che si trova sostanzialmente solo, collegato con un filo milanese a Davide Casaleggio, e osteggiato da buona parte dei leader», la sua sorte è segnata «non sarà della partita nel nuovo direttorio e presto dovrà lasciare lo scettro, o quel che ne rimane» • A inizio febbraio 2021 la base è in rivolta, il voto su Rousseau è slittato perché il via libera a Draghi può innescare la scissione del Movimento, ma lui ostenta sicurezza: «Vado a testa alta per la mia strada, che è seria e matura». Varato il governo, finisce sotto attacco per le espulsioni di deputati e senatori che non hanno votato la fiducia a Draghi. A inizio luglio Antonio Polito scrive che «Solo l’enigmistica pentastellata può spiegare come sia possibile che il periodo della Reggenza Crimi (che detta così sembra quella del Principe Giorgio in Inghilterra), cioè un regime che avrebbe dovuto essere di eccezione, stia quasi per eguagliare la durata della fase in cui il Movimento ha avuto un Capo politico, visto che Di Maio si è dimesso ormai un anno e sette mesi fa». Il 6 agosto lascia a Giuseppe Conte la carica di leader del partito • Per via della regola interna del M5S sul “limite dei due mandati”, alle elezioni politiche del 2022 non viene ricandidato • 2023 - • 2024 - • A novembre 2025, quando si parla de Lo scontro sul Garante della Privacy, viene tirato in ballo per ricordare che un membro del collegio, l’avvocato Guido Scorza, fu scelto «per competenza» «da un gruppo di lavoro composto da deputati e senatori M5S, come ebbe a precisare con molta enfasi Vito Crimi» (Antonella Baccaro).
136. Patrizio BIANCHI Copparo 28 maggio 1952. Politico • Economista, prodiano, già assessore alla Scuola della prima giunta Bonaccini in Emilia Romagna e rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010, titolare della cattedra Unesco in Education, Growth and Equality, nell’aprile 2020 è alla guida della task force formata dal ministro dell’istruzione Lucia Azzolina per coordinare e gestire la ripartenza dell’anno scolastico 2020-2021 durante la pandemia di COVID-19. A fine giugno spiega soddisfatto che la bozza delle linee guida concordata con le Regioni «È ispirata ai principi di autonomia, flessibilità e semplificazione» (si punta su mascherine e test) • Il 12 febbraio 2021 diventa ministro dell’istruzione nel governo Draghi. Il 7 settembre espone in parlamento il piano per il rientro in classe in sicurezza sul quale ha lavorato tutta l’estate. La misura principale di difesa dal virus resta la mascherina: «Al banco la mascherina chirurgica è indispensabile laddove non sia possibile il distanziamento di un metro, è fortemente raccomandata in ogni situazione» • A gennaio 2022 risponde a chi vuole rinviare la riapertura delle scuole e ricominciare con la dad con un appello alla responsabilità degli adulti per tutelare gli studenti: «Ho incontrato i rappresentanti sindacali dei presidi, parlato con molti dirigenti scolastici, ascoltandone le preoccupazioni. Nessuno vuole lasciarli soli o scaricare responsabilità su di loro. Il governo ha approvato, con forza di legge, misure a tutela della scuola in presenza e in sicurezza, come era stato richiesto anche dai dirigenti. Si tratta di applicarle, tutti insieme. E di affrontare, insieme, anche le eventuali difficoltà». A inizio febbraio si scontra con gli studenti, contrari (come i presidi) al ripristino della seconda prova scritta per la maturità (latino al classico, matematica allo scientifico, inglese al linguistico): è pronto a portare l’ordinanza in Parlamento, le associazioni studentesche preparano nuove manifestazioni (chiedono di cambiare almeno la composizione del voto di maturità, facendo pesare meno l’esame e di più il curriculum). Il 22 giugno, dopo due anni di stop per la pandemia, all’esame di maturità torna lo scritto d’italiano: «L’esame di maturità non è un test: serve a valutare il percorso svolto dai ragazzi in un periodo particolarmente difficile. E infatti la media dei voti del triennio quest’anno conta fino al 50 per cento sul voto finale. Non serve usare il bilancino. Anche in caso di uno scivolone nello scritto, le commissioni possono essere equilibrate: sono autonome e hanno la responsabilità di valutare la persona». Il 12 settembre, quando in varie regioni riaprono le scuole, dice al Tg1 che «Abbiamo superato la fase di emergenza» e augura a tutti un anno «aperto, inclusivo, affettuoso». Il 22 ottobre lascia il posto a Giuseppe Valditara • A giugno 2023, quando torna la maturità, polemizza col suo successore che ha scelto di far partire la traccia di attualità dalla lettera aperta che gli aveva indirizzato un gruppo di intellettuali per chiedere che non si facesse l’esame «burletta»: «Sì, ho visto, sono tornato d’attualità! Seriamente, trovo la traccia pretestuosa perché l’esame l’anno scorso si è fatto. Avevo scelto Pascoli, Verga, un testo di Liliana Segre e Gherardo Colombo, il premio Nobel Giorgio Parisi e la Costituzione per la terra. Altro che burla! Il testo scelto per la maturità di quest’anno si riferisce ad un appello del dicembre 2021, basato su indiscrezioni lette sui giornali che non hanno trovato poi fondamento nella realtà. È una traccia che non tiene conto di quello che è successo dopo. È una traccia su un’opinione». E poi: «Se questo deve servire per propugnare un’idea di scuola selettiva, ci si confronta a viso aperto. Non con riferimenti in un tema di maturità. Sono senza parole e lo trovo un attacco vergognoso» (la pace arriva entro la fine della giornata: «Ringrazio il Ministro Valditara per la cordiale telefonata con cui mi ha espresso la sua stima ed il suo riconoscimento del lavoro svolto per riportare tutti i ragazzi e ragazze a scuola dopo la drammatica interruzione del Covid, permettendo loro di sostenere nel 2022 l’esame di maturità nella pienezza delle prove scritte ed orali. Abbiamo condiviso la necessità che si torni in questi giorni a cogliere la rilevanza della scuola come Comunità, proseguendo sulla via delle riforme già avviate. Ringrazio i tanti che in queste ore mi hanno espresso la loro amicizia») • 2024 - • 2025 - •
137. Davide CASALEGGIO Milano 14 gennaio 1976. Politico • Dalla morte del padre Gianroberto (1954-2016) alla guida della Casaleggio Associati, azienda di consulenza strategica legata al Movimento 5 Stelle, in particolare per la gestione del blog di Beppe Grillo, presidente dell'Associazione Rousseau, proprietaria dell’omonima piattaforma web sulla quale gli iscritti discutono riguardo alle decisioni politiche del Movimento, a inizio giugno 2020 si parla di un suo scontro con Beppe Grillo ed è descritto come sempre più isolato. Alessandro Trocino: «Casaleggio è in difficoltà. Pochi versano l’obolo dei 300 euro al mese. Il gruppo, ma anche Di Maio e Crimi, gli si è rivoltato contro. Le richieste di votare su Rousseau sono regolarmente ignorate. Il blog è alla deriva. E si fanno più forti le voci di chi vuole sottrargli la piattaforma, modificando lo statuto. Non è un caso, dunque, che Casaleggio sia ferocemente contro la fine del limite del doppio mandato. Un ricambio gli consentirebbe di mantenere potere e di trattare con un gruppo più debole. Con lui stanno i dibattistiani (un po’ meno Di Battista, che gioca la sua partita), contrari alla fine del doppio mandato». A inizio ottobre un suo post sul Blog delle Stelle certifica lo scontro in atto nel M5S: vi sostiene che «è ora di prendere posizione» e attacca la deriva partitica impressa al Movimento dai vertici romani, chiara critica alla gestione di Luigi Di Maio. I Cinque Stelle gli intimano di non usare il blog per «messaggi personali», Di Battista lo appoggia, la frattura interna diventa evidente come mai prima • In rotta con la creatura ereditata dal padre, a inizio maggio 2021 si dice che «gode» quando una sentenza della Corte d’Appello di Cagliari stabilisce che Vito Crimi non è il rappresentante legale e quindi nemmeno il capo politico dei 5 Stelle, facendo sprofondare il partito grillino ancora più nel caos. A inizio giugno il Garante della privacy gli dà cinque giorni per restituire i dati degli iscritti al Movimento. Lui «Precisa anzitutto come la pronuncia dell’Authority sia avvenuta in una “inusuale modalità monocratica”, ossia decisa “dal solo avvocato Pasquale Stanzione, scelto durante lo scorso governo Conte”», argomenta che il Garante «indica di consegnare genericamente i dati al M5S, ma non indica chi sia la persona che riveste il ruolo di rappresentante legale, quindi il legittimo titolare dei dati al quale Rousseau può consegnarli» ma dopo qualche giorno si arrende e lascia il movimento • A fine marzo 2022 quando Emanuele Buzzi gli chiede Nel suo futuro c’è un nuovo Movimento? Risponde: «La partecipazione e la cittadinanza digitale rimarranno sempre al centro dei miei interessi. Come questo si concretizzerà lo vedremo nei prossimi mesi» • 2023 - • A giugno 2024 torna a farsi sentire attaccando Conte dopo il pessimo risultato del Movimento alle Europee: «Un amministratore delegato che gestisse un’azienda in questo modo metterebbe a disposizione il proprio ruolo» • 2025 - •
138. Rino (Gennaro Ivan) GATTUSO Corigliano Calabro 9 gennaio 1978. Allenatore di calcio • Dall’11 dicembre 2019 allenatore del Napoli (in sostituzione di Carlo Ancelotti), il 25 febbraio 2020 «l’esordio è doppio: Rino Gattuso in Champions da allenatore e Lionel Messi prima volta in assoluto allo stadio San Paolo, il tempio di Diego Maradona dove l’altro 10 (quello che da queste parti resta l’unico dio del calcio) ha fatto la storia» (Monica Scozzafava, l’andata degli ottavi finisce 1-1, per il ritorno bisognerà aspettare l’8 agosto, quando i catalani si imporranno per 3 a 1). Anche se «Gattuso gioca all’italiana, spesso anche troppo» (Mario Sconcerti), il 17 giugno il Napoli batte ai rigori la Juventus e vince la Coppa Italia • Dopo che il 20 gennaio 2021 ha perso a Reggio Emilia la sfida con la Juventus per la Supercoppa (2-0), e il 10 febbraio è stato eliminato dall’Atalanta nella semifinale di ritorno della Coppa Italia, il 13 «si gioca la panchina contro il suo amico Andrea Pirlo in Napoli-Juve» (si salva vincendo 1-0 grazie a un calcio di rigore trasformato da Lorenzo Insigne). Il 22 maggio il pareggio casalingo col Verona e la concomitante vittoria della Juve a Bologna gli fanno chiudere il campionato al quinto posto mancando per un solo punto la qualificazione alla Champions League: finita la partita, il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis ufficializza la fine della sua esperienza sulla panchina partenopea, trascorsi due giorni diventa l’allenatore della Fiorentina ma il 17 giugno il club e l’allenatore decidono di sciogliere l’accordo prima dell’entrata in vigore del contratto • A inizio giugno 2022, preso di mira dai tifosi del Valencia con cui ha appena raggiunto un accordo biennale, respinge le accuse di razzismo, sessismo e omofobia: «Mi sono stufato, sono solo leoni da tastiera. Io razzista e omofobo? Ma siamo impazziti? La mia storia parla per me. È ora di darsi una calmata». Salvatore Riggio: «Ma che cosa è successo davvero? Nel tritacarne dei social sono finite le dichiarazioni di Gattuso del 2013, quando Barbara Berlusconi entrò nella dirigenza del Milan: “Non riesco proprio a vedere le donne nel calcio. Non mi piace dirlo, ma è così”; quelle del 2008, alla vigilia di una partita tra Italia e Spagna: “Il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna e il matrimonio omosessuale è molto strano per me. Ma ognuno fa quello che vuole”; infine, il commento dopo i fischi a Boateng in una partita a Busto Arsizio contro la Pro Patria, il 3 gennaio 2013, che portarono il giocatore a lasciare il campo: “Quante volte i bianchi sono stati fischiati? A me è successo, ma non gli do molta importanza”» • Il 30 gennaio 2023 rescinde il contratto con il club spagnolo (lascia la squadra al 14º posto in classifica, a una sola lunghezza dalla zona retrocessione), il 27 settembre viene nominato nuovo tecnico dell'Olympique Marsiglia, a metà dicembre il Suv Opel Grand Land della sorella Ida viene incendiato: il 17 ottobre era stata vittima di un simile episodio (quella volta era toccato a una Opel Adam), gli inquirenti pensano che la matrice non sia mafiosa ma «personale», nel senso che sarebbe vittima di un carattere definito «irascibile» • 2024 - • Il 5 giugno 2025 rescinde consensualmente il contratto con l’Hajduk Spalato, squadra che ha guidato al terzo posto nel campionato croato, a tre punti dalla capolista Rijeka. Il 15 giugno, in seguito all’esonero di Luciano Spalletti, diventa il ct della nazionale. Il contratto annuale, sino al Mondiale 2026 - nella speranza di andarci - sarà inferiore al milione di euro. Paolo Condò: «È già una buona cosa che la nomina di Rino Gattuso non venga salutata da un coro entusiastico, com’era successo con Spalletti per la fresca impresa col Napoli e l’ansia di maledire Mancini, ma sia discussa e anche criticata: se l’unanimismo ci ha portati sull’orlo di un nuovo baratro, ben vengano i dubbi. Gattuso è un allenatore migliore di come lo descrive l’ormai soffocante retorica del ringhio e della maglia sudata, ma non è il meglio che c’era su piazza un mese fa, quando Gravina si sarebbe dovuto porre il problema di cosa fare in caso di flop in Norvegia. Lasciando stare Ancelotti, Gravina avrebbe potuto bloccare Allegri, la cui qualità di lettura delle partite — preziosissima in Nazionale — non teme rivali». Il 5 settembre debutto con il botto nelle qualificazioni per il Mondiale: fatica per oltre un tempo ma poi travolge l’Estonia per 5 a 0. Tre giorni dopo quella di Debrecen contro Israele è «una partita quasi surreale» vinta per 5-4: «Siamo stati dei pazzi, abbiamo preso dei gol assurdi» è il suo commento. Il 16 novembre, quando «si rischia di rimanere senza aggettivi» per la batosta di San Siro contro la Norvegia (1-4), chiede umilmente scusa ai tifosi. Condò: «La pesantezza del rovescio finale praticamente azzera le positive annotazioni del primo tempo, siamo stati bravi finché gli avversari erano in gita premio, quando si sono tolti la tuta non c’è stata partita. Ma siccome la botta è stata forte, perché questo era il primo match di Gattuso contro una squadra vera, la realtà è che siamo tornati esattamente dove ci aveva lasciato Spalletti». Le speranze di qualificarsi al Mondiale rimangono legate ai playoff di marzo 2026.
139. Fabio PANETTA Roma 1 agosto 1959. Economista • Una lunga carriera in Banca d’Italia, da ultimo come Direttore Generale, considerato tra i massimi esperti di problemi monetari e finanziari, oltre che di euro e di Europa, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (decide assieme ai suoi colleghi e alla presidente Christine Lagarde le politiche di una delle istituzioni economiche più importanti al mondo), il 15 marzo 2020, intervistato da Daniele Manca (#Celafaremo) dice che per far fronte alla crisi sono pronti già 3 mila miliardi • A fine luglio 2021, intervistato da Federico Fubini dichiara: «La bassa inflazione ci frena. All’Europa serve un’economia che riesca ad andare su di giri» • A inizio agosto 2022, quando pare ormai più che probabile un successo alle politiche del partito di Giorgia Meloni, Marco Cremonesi scrive che «Ovviamente ai ministri pensano anche loro»: «A FdI si attribuiscono molti nomi, tutti di rilievo, dall’ad di Eni Descalzi al membro del board della Bce Panetta, al professore della Luiss Pozzi. Ma nel partito tira un’aria diversa: “Ora l’idea è quella del recupero di centralità e orgoglio della politica”». Il 7 ottobre si legge: «Nel ruolo cruciale dell’Economia la leader continua a sperare nel sì di Fabio Panetta, che però non lascerà facilmente il board della Banca centrale europea», l’11 Gianluca Mercuri spiega che «Meloni non rinuncia al sogno di arruolare Fabio Panetta, ma basta pensare a prestigio e stipendio legati al suo posto nel board della Banca centrale europea per liquidare la questione con una domanda: chi glielo fa fare?» • Il 27 giugno 2023, con quattro mesi di anticipo sulla scadenza del mandato di Ignazio Visco, il governo decide che sarà lui a sostituirlo alla guida della Banca d’Italia (manca l’approvazione del Quirinale praticamente scontata). Nel palazzo bianco di fine ’800 si è svolta quasi tutta la sua carriera. Federico Fubini: «Entra in Banca d’Italia nel 1985 a 26 anni (oggi ne ha 63). In quel momento ha una laurea alla Luiss e un master in Economia monetaria alla London School of Economics, al quale seguirà pochi anni dopo un dottorato in Economia e finanza alla London Business School. Al suo attivo Panetta ha parecchi paper accademici per l’American Economic Review, per il Journal of Finance e molte delle principali riviste internazionali, ma è lontano dal profilo algido e distaccato che a volte hanno degli economisti quelli che li conoscono poco». Il 2 novembre sostituisce Visco. Fubini: «Sicuramente il passaggio alla Bce e l’esperienza sull’euro digitale - dove finanza e geopolitica s’incrociano - hanno arricchito la credibilità di Panetta. Ma ora deve reinvestirla in Italia. E non è un mercato per stomaci deboli» • Il 31 maggio 2024 tiene il primo discorso da governatore. Fubini: «Il banchiere centrale italiano diventa così il primo responsabile nell’area euro a dire qualcosa che molti a fatica osano pensare: il nuovo Patto di stabilità non funziona. Non così com’è. Non se non vi si aggiunge una capacità europea di progettare e finanziare in comune grandi piani di investimento sulle priorità tecnologiche, della difesa o sul clima». Il 31 ottobre, Giornata mondiale del risparmio, stima che «il flusso annuo di risparmio privato supera oggi i 400 miliardi, un quinto del reddito nazionale» ma ricorda una delle tare che frenano lo sviluppo: «Solo parte di esso finanzia gli investimenti in Italia». Poi, a proposito della congiuntura: «L’economia europea rimane fiacca; pesano i tassi di interesse reali ancora elevati e il venir meno degli stimoli fiscali degli anni scorsi. L’economia italiana ne sta risentendo» • Il 30 maggio 2025, nelle Considerazioni finali lette a Palazzo Koch non nega le luci: «I fondamentali della nostra economia sono nettamente migliorati»; negli ultimi cinque anni, «il Pil è aumentato di circa il 6%» e gli occupati di un milione; «l’industria italiana non è destinata al declino»; ma non nasconde le ombre: è «urgente intervenire sul costo dell’energia» mentre «il problema centrale rimane la produttività» e, con essa, il «basso livello dei salari». In prospettiva, è soprattutto l’invecchiamento della popolazione a preoccupare: entro il 2040 il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di 5 milioni, con la conseguenza che il Pil potrebbe contrarsi dell’11%. Sul versante dei conti pubblici, invece, dopo i miglioramenti degli ultimi anni, bisogna «mantenere una politica di bilancio prudente» per via dell’alto debito. L’11 luglio, intervenendo all’assemblea dell’Associazione bancaria italiana, invita a guardare non soltanto ai problemi ma anche alle opportunità per l’Europa in un mondo cambiato: «L’inasprimento delle barriere doganali potrebbe frammentare le filiere produttive globali, aumentando i costi di produzione e alimentando l’inflazione», sottraendo «mezzo punto percentuale alla crescita nell’area dell’euro tra il 2025 e il 2027», ma poiché «per la prima volta da decenni, il ruolo centrale del dollaro nel sistema finanziario globale è stato messo esplicitamente in discussione», si aprono per l’Europa «nuove opportunità» che «potranno essere colte solo rilanciando con determinazione il progetto di integrazione, completando il mercato unico e adottando politiche comuni per l’innovazione, la produttività, la crescita».
140. Gaetano MANFREDI Ottaviano 4 gennaio 1964. Politico • Laureato in Ingegneria all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, tutta la carriera nello stesso ateneo fino a diventarne rettore, dal 2015 presidente della Conferenza dei rettori (Crui), il 10 gennaio 2020 diventa ministro dell’università e della ricerca nel Conte II: «Per il giuramento al Quirinale Manfredi ha raccontato - ad un Giorno da Pecora - di essersi comprato il vestito nuovo e di aver portato con sé un piccolo portafortuna. Forse il tipico cornetto rosso?» • Il 4 ottobre 2021, sostenuto da «la bellezza di tredici liste», è eletto sindaco di Napoli, «vittoria stratosferica» col 62,88%. Antonio Polito: «C’è una foto a suo modo storica. È come l’immagine di un Termidoro che mette fine alla “rivoluzione” populista. Uno a fianco dell’altro, Vincenzo De Luca, Luigi Di Maio e Roberto Fico, cioè il diavolo e l’acqua santa (scegliete voi quale sia l’uno e quale l’altra): acerrimi nemici, reciprocamente oggetto di insulti e sfottò, che alzano all’unisono il pollice per festeggiare la vittoria elettorale di Gaetano Manfredi, con la benedizione del Pd, rappresentato dal vicesegretario Provenzano. Niente di cui stupirsi: la politica è così, oggi qui, domani là. Anzi, si sarebbe tentati di pensare che questa sia proprio l’effigie del “nuovo centrosinistra”, dell’“Ulivo 2.0”, o come altro si può chiamare quell’alleanza “allargata”» • A metà ottobre 2022, Paolo Mieli comincia un articolo intitolato La neolingua dei furbi che dà la colpa alla vittima (uscito di scena Draghi, si dice, riemergerà chi vuole ridurre le armi a Kiev e le sanzioni a Mosca) con «quel furbone del governatore campano Vincenzo De Luca» che «ha preso per il braccio il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi» per convocare «una parata tutta sua» • A gennaio 2023, a Virginia Piccolillo che gli chiede Lei in cosa ha migliorato la qualità di Napoli? risponde: «Cambiare Napoli in un anno mi sembra un po’ troppo ambizioso. Ma vedo che è rinata la fiducia. Il pendolo non è più orientato verso il “tanto non si può cambiare nulla”. E perché le cose cambino bisogna crederci. E i risultati si vedono. Abbiamo rimesso in moto la macchina comunale, malgrado una situazione economica disastrosa; migliorato l’organizzazione dei servizi, dai trasporti ai rifiuti; riaperto cantieri e investimenti. E c’è un boom di turisti, con un fiorire di attività ricettive, che sta generando lavoro. È questa la strada da percorrere. E vogliamo sfruttare creatività, talento e intelletto che da noi abbondano. Napoli non va vista più come un problema, ma come una risorsa» • «Docente universitario riformista» «che non dispiace a destra per le sue capacità di dialogo», il 20 novembre 2024 è eletto all’unanimità presidente dell’Anci, l’associazione degli ottomila Comuni italiani. Alessandro Trocino: «In cima all’agenda di Manfredi, “la questione climatica”, ma soprattutto il taglio previsto dal governo sui Comuni: 3 miliardi e 200 milioni in meno per il periodo 2025/2029 e oltre 5 miliardi con la prospettiva 2037. C’è anche la richiesta di una legge che conferisca “maggiori poteri” ai sindaci» • A inizio gennaio 2025, quando la segretaria del Pd Elly Schlein ribadisce con chiarezza: che non ne vuole sapere di un terzo mandato per i governatori, davanti al rischio che Vincenzo De Luce, molto amato in Campania, decida di correre da solo, si dice che serve una personalità forte: «Un’ipotesi è quella di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e candidato ideale per Pd e 5 Stelle». A metà ottobre, per iniziativa di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi della Capitale, nasce Progetto civico italia (la quarta gamba del campo largo?), rete di amministratori che si candida a essere il centro di un nascente centro-sinistra che lo vede tra i protagonisti insieme ai colleghi Roberto Gualtieri e Silvia Salis. Alla vigilia delle Regionali che si terrano il 23 e 24 novembre in Campania e Puglia, si legge che Schlein deve sperare di vincere ma senza esagerare. Enzo D’Errico, ex direttore del Corriere del Mezzogiorno, spiega che il paradosso della segretaria del Pd è che si ritrova «costretta a tifare per due persone che nei prossimi mesi potrebbero diventare i suoi principali contendenti alla guida del partito e di un eventuale governo. Parliamo di Antonio Decaro e Gaetano Manfredi, il primo alfiere della coalizione in Puglia dopo aver collezionato un boom di preferenze (quasi 500mila) nelle ultime Europee e il secondo tenace “stratega” della candidatura di Roberto Fico in Campania, oltre che presidente dell’Anci (dopo lo stesso Decaro) e capo indiscusso della sinistra campana adesso che Vincenzo De Luca è stato spinto, suo malgrado, a farsi da parte».
141. Enrico MENTANA Milano 15 gennaio 1955. Giornalista • Il 5 settembre 2020, «mentre il Covid è ovunque ma c’è chi dice no», chiama No Brain i negazionisti No Mask riuniti a Roma intorno alla Bocca della Verità • A metà marzo 2021 liquida come «irricevibile» la proposta di Beppe Grillo che «vorrebbe dettare le regole non soltanto ai grillini che vanno in tv, ma anche a chi li ospita in trasmissione» (non interromperli e non fare inquadrature che distraggano da quel che stanno dicendo) • A settembre 2022, mentre «Sta per finire la campagna più noiosa di sempre», Massimo Gramellini scrive che «L’impossibilità di allestire duelli televisivi tra attaccabrighe ha tolto anche quel pizzico di curiosità garantito dall’agonismo: un Renzi-Conte moderato da Mentana, per dire, il pubblico se lo sarebbe gustato con lo stesso spirito sadico con cui si guardano le partenze dei Gran Premi» • A fine febbraio 2023, ospite di Massimo Giletti si ribella al ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, che minaccia di querelare un prete e un medico calabresi che lo criticano durante una puntata di Non è l’Arena (sono i giorni del naufragio di Cutro, costato la vita a decine di migranti che forse potevano essere salvati): «Facciamo nostre le parole degli ospiti, così se la prendono anche con noi. In una televisione libera, gli ospiti dicono quello che pensano. Ricordiamoci cos’è la libertà» • A inizio maggio 2024 si scontra con Lilli Gruber, conduttrice di Otto e mezzo che si lamenta perché lo sforamento del Tg La7, di cui è direttore, ha fatto partire in ritardo il suo programma: «L’incontinenza è una brutta cosa». Lui replica: «Prendo le distanze da maleducati e ignavi». A inizio giugno, a due giorni dal voto europeo, ospita a sorpresa la premier Giorgia Meloni. Gianluca Mercuri: «Mossa talmente spiazzante — dopo il messaggio polemico indirizzato a fine maggio da Meloni ai telespettatori di una rete considerata ostile — da sembrare per qualche istante uno scherzo ad opera di un’imitatrice. Invece era “Giorgia”, come chiede di farsi indicare sulle schede, e ha spaziato su tutti i temi tra un siparietto e l’altro con lo storico anchorman. Il quale la battuta migliore l’ha riferita al litigio a distanza avuto (da lui) nelle scorse settimane con Lilli Gruber: “Non vorrei che si rigirasse a lei l’accusa di incontinenza che mi si rivolge”, ha detto il giornalista. La premier, che da Gruber a Otto e mezzo rifiuta di andarci, ha riso e risposto: “Io mi tengo tutte le altre accuse, nana... ma incontinente glielo lascio”» • Il 7 dicembre 2025 è tra i pochi vip tra i premiati con l’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza conferita dal Comune di Milan (in mezzo agli sconosciuti oltre a lui si riconoscono giusto il collega Fabio Tamburini e la cantante Jo Squillo).
142. Walter VELTRONI Roma 3 luglio 1955. Politico • A dicembre 2020 esce il libro Labirinto italiano. Viaggio nella memoria di un Paese, frutto del suo lavoro di collaboratore e editorialista del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport • A fine febbraio 2021, dopo che il professor Gozzini dell’università di Siena «ha sfoderato l’intero bestiario delle volgarità per attaccare Giorgia Meloni», Massimo Gramellini commenta: «La pelle dei cosiddetti intellettuali si è talmente inspessita che, se ti azzardi a usare il fioretto al posto della più comoda clava, rischi di non lasciare il segno. La mitezza è sinonimo di debolezza, quando non di connivenza. Ricordate il Veltroni che si rifiutava di nominare Berlusconi nei comizi? Passò per ipocrita». A fine marzo, intervistando Enrico Letta, Milena Gabanelli e Simona Ravizza ricordano che «se uno va a vedere la composizione di genere nelle segreterie del Pd già ai tempi di Walter Veltroni c’erano otto uomini e nove donne». Vicepresidente del Consiglio nel Prodi I (1996-1998), a metà giugno, con la competizione tra M5S e Pd che rischia di accentuarsi a pochi mesi dalle amministrative, Alessandro Trocino ricorda che «come disse Romano Prodi a Veltroni e Fassino, che lo rimproveravano di voler spaccare la coalizione con i suoi Democratici: “Competition is competition”». A dicembre Francesco Verderami (Un largo consenso per il colle) ricorda che «nelle elezioni per il capo dello Stato del 1999 Walter Veltroni, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini agirono in contrapposizione a Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi e Franco Marini. Il punto è che, proprio nella fase più cruenta del “bipolarismo muscolare”, seppero realizzare il massimo consenso in Parlamento attorno al nome di Carlo Azeglio Ciampi» • A inizio settembre del 2022 esce per tre giorni nelle sale il suo documentario sul calciatore Paolo Rossi, È stato tutto bello. Segretario dei Democratici di Sinistra dal 1998 al 2001, del Pd dal 2007 al 2009 (oltre che sindaco di Roma dal 2001 al 2008), alla fine di settembre Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna che aspira a diventare segretario dello stesso partito, dichiara in un’intervista di Maria Teresa Meli: «Quando facemmo il Pd con Veltroni, 15 anni fa, avevamo l’obiettivo di raccogliere un largo consenso per cambiare la società e renderla più giusta, più moderna e sostenibile, che facesse spazio ai giovani e non discriminasse le donne. E invece abbiamo quasi sempre perso pur governando» • Dal 1992 al 1996 direttore dell’Unità, a inizio aprile 2023 è tirato in ballo da Matteo Renzi, neodirettore del Riformista. Carlo Calenda attacca: «Quando Renzi prenderà una posizione, lo farà come esponente politico o come direttore? Lui ha fatto il paragone con Veltroni a l’Unità e Mattarella al Popolo. Ma quelli erano giornali di partito, si muovevano lungo una linea politica ben definita. Il Riformista è un quotidiano indipendente, non è e non sarà l’organo del Terzo polo» • A gennaio 2024, in occasione dei 70 anni della Rai, ricorda il padre Vittorio: «È stato il primo direttore del telegiornale. Lo chiamarono nel 1953 dopo che, nelle trasmissioni sperimentali, qualcuno aveva mandato in onda un filmato sui funerali di Stalin che però aveva un piccolo difetto: si vedeva Stalin in primo piano mentre portava sulle spalle una bara che intuitivamente non doveva contenerlo. Aveva 34 anni, quando fu nominato. A 28 lo avevano chiamato a dirigere la redazione radiocronache. In quegli anni, i primi del dopoguerra, si formò una squadra composta da Nando Martellini, Lello Bersani, Sergio Zavoli, Enrico Ameri, Pia Moretti, Aldo Salvo, Paolo Rosi, Massimo Rendina, Tito Stagno…». A fine febbraio, a due giorni dal voto in Sardegna «che è diventato importantissimo», Gianluca Mercuri ricorda che «Walter Veltroni su un voto sardo chiuse il suo percorso politico» (il riferimento è al 17 febbraio 2009). A fine aprile «Dopo tante voci e retroscena, è la stessa segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, a sciogliere la riserva in una diretta Instagram: sarà candidata come capolista alle prossime Europee al Centro e nelle Isole ma non ci sarà il suo nome sul simbolo». Trocino: «A criticare l’ipotesi che anche il Pd avesse il nome del leader nel logo erano intervenuti in molti, da Dario Franceschini ad Alessia Morani, fino ad alcuni dei neocandidati, come Lucia Annunziata. Per questo, Schlein ha deciso la marcia indietro, non replicando dunque l’iniziativa isolata, e non fortunata, tentata nel 2008 da Walter Veltroni». Negli stessi giorni, mentre si dibatte se Ignorare Vannacci è una buona idea, viene di nuovo citato il suo precedente. Trocino: «Per mesi continuò a riferirsi a Berlusconi come al “principale esponente dello schieramento avverso”. Tormentone stucchevole che non gli portò bene» • A inizio gennaio 2025 scrive sul Corriere un articolo intitolato La sicurezza, una priorità (anche per la sinistra): «La sicurezza è un problema che riguarda tutti, ma in particolare chi ha di meno. Non capire questo significa rischiare di dare ragione a quella semplificazione ingiusta che identifica la sinistra con la cosiddetta Ztl». A fine maggio Aldo Cazzulo scrive: «Ci saranno sempre, anche in Italia, estremisti di entrambi i fronti che daranno addosso con parole di odio a chi cerca la pace. Una ragione in più per non lasciare soli — come scrive Walter Veltroni — i palestinesi che manifestano contro Hamas e gli israeliani che protestano contro Netanyahu». A fine novembre, è autore di un editoriale sul limite superato da Donald Trump: «Sei parlamentari democratici, ex militari e veterani di guerra, rivolgono un angosciato appello all’esercito americano per metterlo in guardia dalla possibilità che esso possa ricevere ordini dalla Amministrazione Trump che contrastano con le leggi e con la Costituzione. La risposta del presidente degli Stati Uniti è un messaggio sul social di sua proprietà in cui li accusa di “comportamento eversivo”, li definisce “traditori” e propone prima di “rinchiuderli” e poi, non contento, ci torna su per ricordare che la loro posizione è “punibile con la morte”. Non so se è chiaro. Ripeto, per farci scuotere, le parole del leader del mondo occidentale: la Casa Bianca si propone di arrestare e di mandare a morte sei parlamentari dell’opposizione. Tutto normale? Che zuzzurellone questo Trump… O si ha finalmente il coraggio di dire, tutti, che è davvero troppo?».
143. Sergio ABRIGNANI Marsala 3 giugno 1958. Immunologo • Ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare Romeo ed Enrica Invernizzi, ad aprile 2020, in piena emergenza Covid, dichiara: «Almeno due anni per un vaccino. E i test non danno una patente d’immunità». Ad agosto, quando sembra che il vaccino sia stato registrato in Russia perché Putin ha deciso che è efficace, commenta: «Viene in mente Faruk, re d’Egitto, che quando giocava a poker dichiarava il punto senza mostrare le carte, bastava la sua parola, “parola di re”» • A metà giugno 2021 con Sergio Harari spinge per rendere obbligatorio il vaccino: «Accettare di avere una fetta significativa della popolazione adulta non vaccinata per rifiuto all’immunizzazione, che le stime valutano attorno al 17% degli italiani ovvero circa 10 milioni, significa spalancare una porta al virus e offrirgli una nuova possibilità di continuare a replicarsi, infettare, uccidere, consentendo il mantenimento della circolazione virale. Più saremo in grado di ridurre le sue possibilità di attecchire tra di noi, maggiori saranno le probabilità di circoscrivere i focolai epidemici». A novembre, mentre si diffonde il panico per la variante Omicron, rassicura: «È più probabile che il virus sfugga parzialmente alla difesa immunitaria, come già accaduto nell’infezione da Delta in cui l’efficacia dei vaccini è scesa rispetto alle varianti precedenti, ma la difesa dalla malattia grave è rimasta alta. Nel caso di Omicron è possibile un ulteriore calo della protezione dall’infezione, ma ancora una buona difesa dalla malattia severa» • A gennaio 2022, intervistato dal Corriere butta lì: «Molti Paesi, chi più chi meno, stanno razionalizzando la possibilità di un ritorno a una nuova normalità di vita con meno restrizioni e un certo numero “accettabile” di morti. Siamo pronti in Italia, dopo il picco atteso per fine gennaio (quando la curva dei contagi dovrebbe scendere) a tollerare 3-4 mila decessi per Covid al mese per 4-5 mesi l’anno in cambio di una vita di nuovo “normale”?». Dopo la prima settimana di febbraio, intervistato da Margherita De Bac le sue parole fanno pensare che «la speranza di aver imboccato il tunnel di uscita dalla pandemia è concreta»: «Ci metterei la firma, se il virus restasse così e non cambiasse più. Mi auguro che sia questo il virus destinato a restare fra noi diventando endemico. Penso sia difficile che spunti fuori una variante più contagiosa». A fine ottobre dice: «Il Covid è cambiato. E anche noi. Le restrizioni che in questi anni hanno modificato la nostra normalità sono state ammorbidite. Significa anche che adesso siamo pronti ad accettare il rischio di un alto numero di morti, mediamente il 7% di tutti i decessi» • Il 21 febbraio 2023, a tre anni dalla scoperta a Codogno del paziente zero che ufficializzava l’arrivo del Covid in Italia, nel podcast Corriere Daily ricorda che in realtà tutto era cominciato prima • A luglio 2024, dopo che la Lega ha proposto di abolire la legge Lorenzin che nel 2017 aveva introdotto l’obbligo di vaccinazione per iscrivere i bambini ad asilo nido e scuole dell’infanzia, commenta: «Da ricercatore non posso che essere totalmente contrario. Appena si molla la presa le malattie infettive che possono essere prevenute col vaccino ritornano. Si è visto cosa è successo prima della legge Lorenzin, quando le coperture vaccinali si erano pericolosamente abbassate, anche al di sotto della soglia di sicurezza, tanto che sono emersi numerosi focolai di morbillo. Infezione sottovalutata, che può portare a gravi complicanze se non addirittura a morte» • 2025 - •
144. Giorgio PARISI Roma 4 agosto 1948. Fisico • Esperto di sistemi complessi dell’Università Sapienza di Roma e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, presidente dell’Accademia dei Lincei, a metà marzo 2020 avverte che «Il numero totale (ufficiale) di persone con l’infezione è molto più piccolo di quello reale ed è quindi un numero inutile per capire le dimensioni dell’epidemia. Il numero totale dei contagiati non corrisponde alla realtà: bisogna capire quanti ne mancano. Va cambiata politica del campionamento: bisogna cercare di fare più tamponi» • Il 4 ottobre 2021 vince il premio Nobel per la Fisica. Carlo Rovelli: «Il Nobel a Giorgio Parisi premia uno scienziato straordinario, e conferma il livello stellare della scuola di fisica teorica italiana. La vita scientifica di Parisi fiorisce all’interno della scuola di fisica di Roma, erede di Enrico Fermi, a contatto con i grandi fisici della generazione immediatamente precedente, come Nicola Cabibbo, Gianni Jona-Lasinio, Luciano Maiani, Guido Altarelli, tutti considerati meritevoli dell’attenzione dell’Accademia Svedese delle Scienze. La fisica di Parisi è caratterizzata da una capacità di muoversi fra campi diversi che è il marchio di un grandissimo scienziato; ma è anche espressione dell’aspetto migliore della cultura italiana: la capacità di guardare i problemi dall’alto, con lungimiranza, al di là delle specializzazioni, e anticipare le grandi direzioni di ricerca che si possono rivelare fertili. Giorgio inizia la sua vita scientifica come fisico delle particelle, ma i suoi interessi spaziano presto dai fondamenti della meccanica quantistica ai primi super-calcolatori. Negli anni 80, con lungimiranza si allontana dalla fisica delle particelle e si sposta alla fisica statistica. In particolare la fisica dei sistemi complessi. È in questo campo che ottiene i risultati tecnici che gli conquistano la grande stima del mondo intero e il Nobel». A fine novembre, intervistato da Aldo Cazzullo per 7 racconta: «Cercavo una scienza esatta, scelsi la fisica, amo i sistemi complessi, ma non chiedete a me se Dio esiste» • Il 6 settembre 2022 Massimo Gramellini scrive un caffè dal titolo Il Nobel per la pasta: «Il professor Giorgio Parisi, teorico della complessità insignito dell’onorificenza svedese, scrive un breve testo sui social per sostenere che la pasta cotta a fuoco spento aiuta a centellinare il gas di Putin, ma si espone ai rilievi dello chef Antonello Colonna, per il quale lo spaghetto “alla Parisi” risulterebbe troppo gommoso. Sarei tentato di credere al Colonna per la stessa ragione per cui, in un’eventuale diatriba tra lo chef e il fisico sui buchi neri, tenderei a fidarmi di Parisi. Quanto ai motivi che possono avere indotto il premio Nobel a intervenire su un tema così scottante (o scotto?), mi sono fatto un’idea. Nel mondo di prima, quello del grande Piero Angela, erano i divulgatori a spiegare la realtà, semplificandola per renderla più comprensibile. Adesso la mediazione è saltata e persino i geni della Fisica, sulla scia dei virologi, sentono il bisogno di affacciarsi al balcone mediatico per spezzare il pane della conoscenza» • A fine luglio 2023 è tra i 100 scienziati che firmano un appello rivolto ai giornalisti «che parlano ancora troppo spesso di “maltempo”»: «Parlate delle cause della crisi climatica e delle sue soluzioni. Omettere queste informazioni condanna le persone al senso di impotenza» • A inizio aprile 2024 è tra i quattordici grandi scienziati italiani che lanciano un appello in difesa del Servizio Sanitario Nazionale, nella convinzione che sia gravemente a rischio: «Parte delle nuove risorse deve essere impiegata per intervenire in profondità sull’edilizia sanitaria, in un Paese dove due ospedali su tre hanno più di 50 anni e uno su tre è stato costruito prima del 1940. Ma il grande patrimonio del SSN è il suo personale: una sofisticata apparecchiatura si installa in un paio d’anni, ma molti di più ne occorrono per disporre di professionisti sanitari competenti, che continuano a formarsi e aggiornarsi lungo tutta la vita lavorativa» • Il 15 ottobre 2025 il caffè di Gramellini torna a occuparsi di lui (Parisi non è Parisi): «Al ministero della Sanità ci dev’essere un ufficio Ooops incaricato di confezionare figure di palta. Dopo i due no vax inseriti nel comitato pro vax, hanno provato a piazzare il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi alla presidenza della commissione antidoping. Naturalmente avevano sbagliato Parisi. Quello giusto è il rettore dell’università dello sport e si chiama Attilio, non Giorgio. Come se avessero affidato una installazione d’arte contemporanea ad Alessandro Cattelan o la panchina dei Cinquestelle ad Antonio Conte (che peraltro sarebbe un’idea)».
145. Nanni (Giovanni) MORETTI Brunico 19 agosto 1953. Regista • Il 12 ottobre 2020 torna in sala Caro Diario nella versione restaurata in 4 K dalla Cineteca di Bologna. Alla domanda Che effetto le fa rivederlo dopo 27 anni? risponde: «Innanzitutto mi fa impressione che comincino già a restaurare i miei film. Tutto è partito da Studio Canal (non certo dalla Rai...), una televisione francese, che voleva mettere in onda alcuni miei film e voleva materiali tecnicamente buoni. Così ha chiesto alla Cineteca di Bologna di restaurare Caro diario, Aprile e La stanza del figlio. Insieme al direttore della fotografia di quei film, Peppe Lanci, siamo andati a lavorare a Bologna al restauro. Che effetto mi fa vederlo oggi: mi sembra un film libero, personale. Tre stili differenti per tre storie che non nascondono la loro disomogeneità ma anzi la esibiscono. Con La messa è finita (scritto con Sandro Petraglia) avevo dimostrato che potevo fare un film “normale”, con una trama, personaggi e tutto il resto. Quindi, subito dopo, con Palombella rossa, Caro diario e Aprile ho costruito dei racconti narrativamente e produttivamente più liberi» • A fine settembre 2021 è nelle sale Tre piani. Paolo Baldini: «Riprende il romanzo omonimo di Eshkol Nevo e trasferisce l’azione da Tel Aviv a Roma raccontando dieci anni di infelicità di tre famiglie che abitano in un palazzo signorile nel quartiere Prati: i professionisti in carriera Riccardo Scamarcio ed Elena Lietti, i giudici Nanni Moretti e Margherita Buy, la madre solitaria Alba Rohrwacher e il marito Adriano Giannini». A luglio era tornato a mani vuote dal Festival di Cannes. Alessandro Trocino: «Nanni Moretti, che non ha portato a casa niente da Cannes, ha pubblicato una sua foto con sguardo allucinato e un po’ irritato su Instagram, con questo testo: “Invecchiare di colpo. Succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro”. Si parla di polemica, ma qui prevale la grande ironia di uno splendido regista che invecchia bene» • A inizio novembre 2022 intervenendo al festival della Cineteca di Bologna Visioni italiane parla di un avvilimento che prende un po’ tutti, esercenti, distributori, spettatori, giornalisti: «Negli anni Ottanta, quando dicevano che il cinema italiano era finito, ho iniziato a fare il produttore. Nel ’90, quando si diceva che erano le sale a non aver un futuro, ho aperto il mio cinema. Ho sempre reagito rilanciando. Ora però non si può far finta di niente. La crisi è colpa dei tanti film brutti, anche d’autore, che escono e che si aggiungono a molti titoli italiani commerciali che tali non sono, che cioè otto persone su dieci rifiutano anche perché hanno cast e storie sempre uguali» • A maggio 2023 è a Cannes (nona volta da regista) con Il sol dell’avvenire («bocciato anche dai francesi», scrive Trocino). Intervistato da Stefania Ulivi spiega: «Cosa sarebbe successo se all’epoca dei fatti d’Ungheria del 1956 il Pci si fosse staccato da Mosca? Un giorno nel 2010 feci un’intervista, che conservo in un cassetto, a Pietro Ingrao. Glielo chiesi ma mi guardò facendomi sentire il più ingenuo degli ingenui. Da sempre, da quando ho iniziato a interessarmi di politica con intermittenza, ci penso a quello snodo. Ci sono registi che buttano in faccia agli spettatori, anzi nella pancia, una realtà orrenda, io questa volta ho preferito sognare una realtà diversa». Poi, ricordando la sua prima volta sulla Croisette, nel 1978 per Ecce bombo: «Avevo una giacca gialla a quadretti presa in un negozio dell’usato, non c’era il tappeto rosso, nessun obbligo di vestito da sera. Era il vecchio Palais, sul lungomare dal lato degli alberghi. La proiezione era all’ora di pranzo, ero con qualche attore, Fabio Traversa, Paolo Zaccagnini. Ricordo la totale inconsapevolezza. Invece con Caro diario — era il 1994, vinse per la miglior regia, ndr —, cambiò molto. Arrivai che il film era già stato venduto in Francia, tutto un altro discorso. Clint Eastwood era presidente della giuria. Mi colpì che anni dopo in un’intervista lui si ricordasse ancora della mia Vespa» • Nell’ambito della celebrazione degli 80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 2024 partecipa con la ministra tedesca della Cultura Claudia Roth, Elio Germano, Fabrizio Gifuni ecc. a una Staffetta antifascista in bicicletta organizzata da Maurizio Landini • Il 2 aprile 2025 è ricoverato d’urgenza al San Camillo di Roma per un infarto: sottoposto a un intervento, finisce in terapia intensiva. A inizio novembre esce il suo nuovo film, Succederà questa notte (Ulivi scrive che «è un film sull’inevitabilità dei sentimenti»).
146. Giorgio PALÙ Oderzo 5 gennaio 1949. Virologo • Professore emerito dell’Università di Padova, professore di neuroscienze a Philadelphia, presidente uscente causa pensione della Società italiana ed europea di Virologia, a inizio aprile 2020 è richiamato in servizio da Luca Zaia, presidente del Veneto che gli affida gli studi per isolare e sequenziare il coronavirus. Con una mortalità che ha raggiunto in Lombardia anche il 14%, mentre in Veneto è al 3,3%, intervistato da Marco Imarisio spiega: «Qualcuno non ha capito che questa non è un’emergenza clinica e di assistenza ai malati, ma di sanità pubblica. La differenza? Un nuovo virus, nei confronti del quale la popolazione è vergine, va affrontato in primo luogo con le misure preventive, con l’isolamento, bloccando il contagio. Non con l’automatismo Pronto soccorso-ricovero». Poi lamenta: «Siamo diventati un popolo di virologi, dove tutti parlano del virus. Peccato che in Italia, al contrario di Germania, Usa e altri, le ultime cattedre in virologia siano state assegnate nel 1982, e l’ultimo primariato risalga alla metà degli anni Novanta. Poi tutto venne incoroporato in Microbiologia. Certo, anche i virus sono microbi, ma la microbiologia si occupa di batteri, protozoi, parassiti funghi, e poi anche di virus. Adesso vediamo quanto ci sarebbe bisogno di una unica e specifica disciplina in questa materia così particolare» (una delle ultime cattedre fu la sua, così come fu lui l’ultimo primario in virologia). A fine ottobre, davanti all’ipotesi di un nuovo lockdown sbotta: «Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria». A dicembre è nominato presidente dell’Agenzia italiana del farmaco • Ormai noto come «uno dei più autorevoli tra i tanti, forse troppi esperti che ci siamo abituati a sentire nell’ultimo anno e mezzo», a fine giugno 2021 alla domanda Dobbiamo aver paura della variante Delta? risponde: «Macché. Questa è un’evoluzione naturale del virus che muta nel suo genoma. Non graviamo questo fenomeno fisiologico di drammaticità» • Il 19 aprile 2022 esce per Mondadori il suo libro All’origine, il virus che ci ha cambiato la vita. Margherita De Bac gli chiede Perché lo ha scritto? «È stata una sofferenza vedere la disciplina che studio da 50 anni svilita da virologi che la comunità scientifica non riconosce tali. La virologia ha contribuito all’avanzamento della conoscenza biomedica in modo determinante. Non va trattata così». Così come? «Materia di comparsate televisive. Il problema viene banalizzato o estremizzato. Catastrofisti, negazionisti e chi più ne ha più ne metta». Cosa condanna? «Oggi parla chiunque. Basta che sia anti qualcosa. Non ci sto» • A metà febbraio 2023 boccia come «Informazione inattendibile e non scientifica» un esposto in cui il senatore del Pd Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, definisce inaffidabili i tamponi antigenici usati dalla Regione Veneto per arginare il virus. Lorenzo Salvia commenta: «La guerra tra virologi sembra sopravvivere anche alla pandemia». A fine maggio il cda di Aifa da lui presieduto rimanda la decisione di rendere gratuita la pillola anticoncezionale («non sono state elaborate precise indicazioni sulle fasce d’età cui concedere gratuitamente la pillola, le modalità di distribuzione e i costi»), a margine Elena Tebano scrive che «gode della fiducia del centrodestra e delle Regioni guidate per lo più dal centrodestra» • Sempre citato come l’«eminente virologo che abbiamo imparato a conoscere ai tempi terribili del Covid, quando mostrò saldezza e competenza in un ruolo fondamentale», a fine febbraio 2024 sconcerta la rottura con il ministro della Salute Orazio Schillaci che porta alle sue dimissioni dall’Aifa. Gianluca Mercuri: «A motivarla, l’incarico a tempo ricevuto il 9 febbraio alla guida dell’Agenzia del farmaco — solo per un anno — e non la mancata retribuzione, visto che Palù aveva già guidato a lungo l’Aifa a titolo gratuito». Lui spiega: «Recrimino la totale assenza di ascolto da parte del ministro Schillaci nelle scelte operate per Aifa. Trovo offensivo e umiliante nei confronti della mia persona e del mio profilo scientifico-professionale la durata di un anno del mandato, scelta quantomeno equivoca sul piano giuridico» • 2025 - •
147. Ettore ROSATO Trieste 28 luglio 1968. Politico • Capogruppo di Italia viva alla Camera, dà il nome alla legge elettorale del novembre 2017 nota come Rosatellum, 37% dei seggi assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali, 61% ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali, 2% destinato al voto degli italiani residenti all’estero con un sistema proporzionale. A inizio luglio 2020, in vista del referendum sul taglio dei parlamentari, Andrea Orlando, vicesegretario del partito Democratico ricorda che «la nota congiunta dell’8 gennaio testimonia che tutte le forze di maggioranza erano consapevoli della mostruosità che deriva dal combinato disposto tra taglio dei parlamentari e Rosatellum. Milioni di italiani resterebbero senza rappresentanza» • A inizio gennaio 2021 si dice che se si andasse a un maxirimpasto Italia viva vorrebbe tre ministri e i pole ci sarebbe lui «che potrebbe finire all’Interno al posto di Luciana Lamorgese». Il 19, quando il governo Conte ottiene al senato una fragile fiducia, Francesco Verderami scrive (Il pretesto della stabilità e il vicolo cieco del proporzionale): «Da quando è caduta la prima Repubblica, è spesso capitato che le maggioranze provassero a cucirsi una legge elettorale su misura in vista delle urne. Anche se poi il vestito è andato sempre bene agli avversari, che regolarmente hanno vinto. Dati i precedenti, nessuno può additare oggi Conte se lavora al Contellum: un meccanismo di voto proporzionale che cancellerebbe la quota restante di maggioritario del Rosatellum. Il nuovo sistema verrebbe utile ai grillini e dem — che stanno insieme al governo ma non riescono a stare insieme nelle liste — così come sarebbe funzionale alla strategia del premier per attrarre a sé i centristi e resistere a Palazzo Chigi». A fine mese, con Conte già dimissionario, Renzi insiste: «Vuole “radicali cambiamenti” sui capisaldi dell’azione politica e sulle persone che dovranno interpretarla. Dentro Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato, fuori Alfonso Bonafede e, sogno a occhi aperti del senatore toscano, Roberto Gualtieri. E qui già si pone un problema insormontabile, perché Zingaretti non è disposto a rinunciare alla casella di via XX Settembre e al fatto che a occuparla sia un politico e non un tecnico» (l’esperienza del Conte II terminerà il 13 febbraio) • A fine gennaio 2022 Antonio Polito scrive (Grande Centro già al lavoro per una nuova legge elettorale): «La convinzione che una nuova legge elettorale sia diventata una necessità per tutti (compreso Letta, che in coalizione con Conte di certo non ci guadagna) ha galvanizzato i centristi. Il trio di esperti composto da Quagliariello, Rosato e Romani, riflette già sulle soluzioni. La più facile sarebbe emendare in soli tre punti il Rosatellum per trasformarlo in un sistema alla tedesca, con sbarramento al cinque per cento. La soglia non deve essere troppo bassa, se si vuole usarla come incentivo a unirsi in un mondo di egolatri e prime donne». Lo sbarramento rimasto invariato (i voti vanno completamente persi solo sotto l’1%), a fine luglio Verderami scrive che «Le elezioni saranno la sagra delle liste»: «Con il Rosatellum liste anche piccolissime potranno essere determinanti per far scattare un seggio proporzionale, far vincere un collegio uninominale o far aumentare le percentuali dei partiti maggiori». Il 25 settembre le elezioni politiche si svolgono col suo sistema elettorale. Massimo Gramellini scrive in un caffè intitolato Copiatellum: «Andrò a votare, ma non ne posso più di partecipare a un gioco di cui non condivido le regole. In Italia le leggi elettorali durano come un paio di pedalini, ma perseguono tutte lo stesso scopo: impedire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e ai vincitori di governare. Usano questi finti nomi latini — Italicum, Porcellum, Rosatellum — per rivendicare una specificità che affonda in una tradizione immaginaria: gli antichi romani erano gente seria, che col Rosatellum non avrebbe eletto nemmeno un amministratore di condominio». A fine mese si parla del flipper: il meccanismo della legge elettorale da lui ideata che permette di eleggere un candidato con i voti di un’altra regione, sta facendo cambiare continuamente la lista degli eletti (una settimana dopo il voto, sono 44 — 33 alla Camera e 11 al Senato — i seggi ancora da assegnare) • A fine maggio 2023 uno studio commissionato dal Movimento 5 Stelle sostiene che a causa delle complesse regole del Rosatellum ci sono ancora seggi contesi tra quelli assegnati nelle ultime elezioni politiche: 13 collegi uninominali che sono stati vinti con scarto minimo a cui si potrebbero aggiungere i collegi plurinominali delle stesse circoscrizioni (tra i 39 parlamentari in bilico la ministra Eugenia Roccella, Umberto Bossi, Roberto Speranza) • 2024 - • 2025 - •
148. Andrea CRISANTI Roma 14 settembre 1954. Microbiologo • Direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova arrivato dall’Imperial College di Londra per diventare agli occhi dell’opinione pubblica «l’uomo dei tamponi», ossia la mente del massiccio piano di tracciamento dei contagi che contro l’opinione dell’Oms e dell’Istituto Superiore di Sanità ha permesso al Veneto di contenere il numero delle vittime rispetto a Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, a maggio 2020 vede crescere in modo vertiginoso l’attenzione dell’opinione pubblica nei suoi confronti anche per via del carattere originale e poco avvezzo a mediazioni. Marco Bonet: «Ora che tra corsie e laboratori le acque si sono calmate, Zaia ha deciso di intervenire per ristabilire quelli che a suo dire sono “ruoli, meriti e responsabilità”. L’aveva già fatto una decina di giorni fa, spiegando che lui e soltanto lui “contro legge” aveva deciso di chiudere Vo’ non appena scoperti i due contagi, aveva ordinato di eseguire tamponi di massa e di procedere con l’isolamento fiduciario dei casi sospetti. Era il 21 febbraio e solo il 3 marzo, dunque dodici giorni dopo, “il professor Crisanti mi chiamò per collaborare, proponendomi uno studio specifico su Vo’”». A fine mese ammette: «Ho fatto tamponi sugli asintomatici quando non si poteva perché mi sembrava chiaro che erano veicolo di contagio... se mi adattavo al gregge il Veneto sarebbe andato in rotta di collisione con il virus, come Lombardia e Piemonte». A metà novembre scalpore quando dichiara che in assenza di dati consolidati sugli effetti collaterali del vaccino anti-Covid, lui a gennaio non se lo inietterà. Massimo Gramellini (Bar virus): «Solo un ingenuo non capirebbe che le legittime perplessità di Crisanti verranno sventolate dai No Vax e da una cucciolata di complottisti come la conferma autorevole dei loro sospetti, con conseguenze destabilizzanti per tutti, perché il vaccino può arginare la pandemia a patto che venga assunto dalla maggioranza dei contagiabili. A differenza di Crisanti non capisco nulla di virus, perciò non mi permetto di sindacare i suoi dubbi, per quanto i suoi stessi colleghi li abbiano derubricati a scrupoli formali. Ma temo che lui capisca poco di comunicazione, nonostante ormai ne sia un protagonista. Chi per mesi va in televisione a incarnare la scienza, dovrebbe pesare gli effetti delle sue parole. Non è al bar. E, se anche ci fosse, non sarebbe un commensale qualsiasi» • A metà febbraio 2021 è uno degli esperti che condividono la linea del consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi, che ha chiesto un lockdown nazionale di due settimane: «L’agenda non la dettano né i tecnici né i politici, la detta il virus. Solo in Italia pensiamo a sciare e a mangiare fuori». A fine dicembre è di nuovo protagonista in un Caffè di Massimo Gramellini (Salvate il soldato Crisanti): «Dei tre Re Mogi in camice bianco che stonano la canzoncina natalizia Sì sì vax, l’imbucato è chiaramente il professor Crisanti. Dagli altri due, gli istrionici Pregliasco e Bassetti, ce lo si poteva aspettare, anche se avrebbero fatto meglio a intervenire un po’ sul testo, che sembra scritto da un Cacciari in vena di sfottò: “Se vuoi andare al bar - felice a festeggiar - le dosi devi far” potrebbe essere fischiettato senza rischi in Corea del Nord, dove per legge in questi giorni è vietato ridere. Nessun comico, poi, canterebbe “mangia il panettone e vai a fare l’iniezione”, nemmeno sotto tortura. Ecco, forse Crisanti è stato rapito e torturato. Il suo sguardo perso nel vuoto trasuda un imbarazzo di cui ci rende partecipi. Magari gli ideatori hanno pensato che creasse un effetto ipnotico tale da indurre anche il più accanito no vax a offrire il braccio alla patria. Ma allora lo spietato Galli sarebbe risultato più credibile dell’impacciato Crisanti, il quale scatena la stessa reazione di un Draghi che si candidasse al Quirinale cantando Su di noi di Pupo» • Altro Caffè a metà febbraio 2022 (Villa Crisanti): «Dopo una vita di lavoro, uno stimato professionista di sessantasei anni decide di soddisfare la sua grande passione per il restauro e acquista con la moglie una villa veneta del Cinquecento per meno di due milioni, accendendo un mutuo e dando fondo ai risparmi di famiglia. Perché quest’uomo è costretto a giustificarsi come un ladro e a dichiarare pubblicamente di condurre un’esistenza morigerata e di non essersi arricchito con il Covid? Perché si tratta di Andrea Crisanti, il virologo tendenza crisantemo che per due anni si è affacciato in televisione a dirci che le cose andavano male ma sarebbero andate peggio se non ci fossimo comportati meglio. Quindi chi si erge ad autorità morale o, come nel caso di Crisanti, lo diventa sull’onda di un’emozione collettiva, secondo un pregiudizio diffuso dovrebbe prendere i voti di povertà». E un altro a fine giugno (Il mago dei numeri): «In base alla famosa legge della impenetrabilità dei talk (a ogni riduzione di professore pacifista corrisponde un aumento uguale e contrario di virologo allarmista) lo stallo della guerra ha prodotto una recrudescenza immediata dell’emergenza pandemica. Il ritorno di Crisanti, molto atteso, non ha deluso le speranze di chi, e siamo tanti, gira con la mascherina al polso per essere pronto a indossarla al primo avvistamento umano: se la situazione non precipiterà a ottobre — ha vaticinato il principe delle tenebre — è perché precipiterà già a luglio, dato che i vaccini non riescono a stare dietro alle varianti. Un Crisanti a suo modo rassicurante, in quanto identico a quello che avevamo lasciato il giorno in cui Putin invase l’Ucraina pur di farlo tacere». A metà agosto diventa ufficiale la sua candidatura al Senato col Pd (per «reciproca stima e fiducia», «sono iscritto al circolo di Londra da 6 anni»). Matteo Salvini atttacca: «Ora si capiscono tante cose» (lui replica: «Se fossimo stati nelle mani di Salvini ci sarebbero 300mila vittime di Covid al posto di 140mila e oggi saremmo allineati con Putin»). Matteo Renzi: «Crisanti è un virologo molto noto, che in alcuni momenti ha avuto anche una fase no vax, ma me lo ricordo quando diceva: “Dobbiamo fare lockdown a Natale, dobbiamo chiudere tutto per salvare l’estate”. Se ci prende un raffreddore, si va tutti in quarantena». Carlo Calenda: «Candidare virologi è sbagliato perché nel corso della pandemia hanno spesso ecceduto in protagonismo. Non strumentalizzare la pandemia, grazie» • A inizio gennaio 2023 è protagonista di una querelle con Zaia, che contro di lui ha preparato una denuncia per diffamazione sulla questione dei tamponi rapidi. Un’intercettazione del maggio 2021 diffusa dal programma di Rai3 Report rivela la rabbia del governatore quando, avendo il senato accademico dell’Università di Padova rivendicato la libertà della ricerca e la libertà di espressione di Crisanti, Roberto Toniolo, direttore generale di Azienda Zero (il cervello amministrativo della Sanità veneta) precisò che quello depositato in Procura era un esposto e non una denuncia: «Sono qua a rompermi i coglioni da sedici mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al Senato accademico, per sistemare Crisanti! È un anno che prendiamo la mira a questo, e adesso fa il salvatore della patria, mentre io faccio la parte del mona cattivo». A inizio marzo, con la Procura di Bergamo che concluse le indagini sulla pandemia da Covid accusa di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti di ufficio 19 persone, tra cui l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, il presidente della Lombardia Attilio Fontana e l’ex assessore regionale Giulio Gallera, spiega così la sua attività di consulente degli investigatori: «Implementare delle misure di chiusura e prevenzione nelle pandemie ha un effetto immediato. Prima si fa e prima si può avere un beneficio, ma questa è un’ovvietà. La perizia però vuole offrire riflessioni su altro. Chi ha preso le decisioni aveva tutti gli strumenti necessari? Erano consapevoli della gravità e dei rischi? Sono stati messi in campo i provvedimenti giusti? Io ho solo fornito contenuti per riflettere». Fontana lo attacca: «Mi ha indignato che pretenda che teorie, frutto di sue valutazioni del tutto personali, debbano diventare oggetto addirittura di un processo» • 2024 - • 2025 - •
149. Domenico ARCURI Melito di Porto Salvo 10 luglio 1963. Dirigente d’azienda • Da metà marzo 2020 Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, a metà maggio si parla di duello con le Regioni sulle mascherine. Lorenzo Salvia: «Sono tanti i punti di vista possibili per capire come la fase 2 continui a zoppicare. Uno dei migliori, però, resta quello delle mascherine. Spesso introvabili. Oppure trovabili ma a un prezzo più alto di quello fissato contro le speculazioni. Prezzo che sarebbe di 50 centesimi ma per ora resta a 61. E questo perché si applica ancora l’Iva che il governo vuole abolire, solo che il decreto ancora non c’è. Il commissario straordinario, Domenico Arcuri, respinge gli attacchi: “Nelle ultime settimane abbiamo distribuito 36,2 milioni di mascherine, dall’inizio dell’emergenza sono 208,8 milioni. Le Regioni nei loro magazzini ne hanno 55 milioni”. Poco dopo lo stesso Arcuri precisa che “non c’è alcuna polemica, quel dato sulle mascherine a disposizione delle Regioni è la testimonianza del lavoro congiunto fatto nell’interesse dei cittadini”». A metà novembre annuncia che da gennaio 1,7 milioni di italiani riceveranno le prime dosi del vaccino Pfizer e che entro marzo verrà vaccinata «una parte importante della nostra popolazione» • A inizio gennaio 2021 Antonio Scurati scrive sul Corriere: «Io pretendo delle risposte. Le pretendono con me 60 milioni di italiani e, soprattutto, 10 milioni di lombardi. Commissario Arcuri, perché l’Italia, il primo Paese d’Occidente a essere martoriato dalla pandemia, a oggi ha ricevuto soltanto mezzo milione scarso di dosi di vaccino? E perché non esiste ancora un piano nazionale per la sua somministrazione?». Matteo Renzi rincara: «Parliamo di vaccini: sono mesi che chiediamo un piano strategico e logistico. Perché anche i vaccini, dopo le mascherine, i tamponi, Invitalia, sono affidati ad Arcuri? Ma chi è, Superman?». Il primo marzo il neopremier Mario Draghi nomina al suo posto il generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo. Marco Galluzzo: «Raccontano che il colloquio fra Draghi ed Arcuri, poche ore prima dell’annuncio, sia stato sereno e molto civile, abbinato alla stima e a ringraziamenti sinceri, e ovviamente non c’è da dubitare che così sia stato. Ma nella sostanza si ribalta uno schema, quello voluto dall’ex premier Giuseppe Conte, che viene riconosciuto in queste ore non manchevole di errori e disattenzioni, di scelte sbagliate e ritardi. E sicuramente non ha aiutato Arcuri l’inchiesta della Procura di Roma sugli acquisti delle mascherine, ancorché l’amministratore delegato di Invitalia non sia indagato». Federico Fubini scrive che «Il rapporto fra Domenico Arcuri e Giuseppe Conte finirà nei manuali di politica come esempio di ciò a cui porta la scaltrezza e l’accecamento del potere sullo sfondo di istituzioni deboli»: «Gli equivoci, gli errori, gli scaricabarile e persino ciò che ha funzionato: niente nella vicenda del manager che fu commissario si comprende senza inserire nell’equazione la psicologia dei protagonisti e il contesto del Paese. La cui debolezza, del resto, è conclamata. Quando un anno fa esplode Covid-19, la Protezione civile può contare su un patrimonio di conoscenza nel gestire le sciagure che conosce: terremoti, inondazioni, cedimenti idrogeologici. Non una pandemia, allora fuori dai radar della struttura. Succede così che nei magazzini della Protezione civile manchino persino le mascherine, e poco importa se nel mondo in questi anni le aggressioni virali si sono susseguite: Sars, suina, aviaria, Ebola. Ci si poteva pensare, non lo si è fatto. Arcuri entra in scena allora. A metà marzo 2020 Conte, a capo del suo secondo governo, nomina questo manager da sempre vicino alla tradizione del Pd per riempire i vuoti nella cintura di trasmissione dalla politica alla burocrazia. Arcuri è di Melito di Porto Salvo, 57 anni, formato dalla scuola militare della Nunziatella prima di una carriera nell’Iri, quindi a Deloitte, infine di nuovo nell’impresa pubblica con Invitalia. A lui Conte chiede di fare il “commissario straordinario” per “l’attuazione e il coordinamento” di tutto ciò che è urgente fare — soprattutto, reperire — contro Covid. E beato quel popolo che non ha bisogno di commissari. Perché Arcuri è lì per saltare le labirintiche procedure dello Stato, procurarsi al più presto mascherine o respiratori e organizzarne una produzione nazionale. Via via, accadrà lo stesso con tutto ciò che viene chiesto: dai banchi a rotelle alle siringhe, alla gestione dei vaccini forniti da Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Per questi ultimi deve anche organizzare una strategia di consegne ed è qui che la frustrazione collettiva diventa massima. Anche la sua, riferisce chi gli ha parlato in queste ore. In base ai piani europei, entro marzo l’Italia avrebbe dovuto ricevere 28,2 milioni di dosi. Invece ne ha due milioni a gennaio, 4,5 a febbraio e spera — senza certezze — in altri sei milioni di fiale questo mese: meno della metà del previsto. Lui in ogni caso accetta da Conte qualunque incarico e lo fa con un piglio che non denota mai umiltà. Il premier dunque gli affida di tutto, sempre di più. Sembra non fidarsi di nessun altro, quasi che l’Italia non avesse altro talento se non Arcuri. Si instaura così un rapporto ambivalente tra il capo (pugliese) nel suo bunker e il fedelissimo (calabrese) in battaglia. Un legame al limite del cortocircuito istituzionale, anche perché l’intera Protezione civile entra in un cono d’ombra e silenziosamente ribolle. Arcuri intanto scopre che le luci della ribalta non gli sono sgradite, anzi. Crede in se stesso e non si tira mai indietro mai. Certo, di errori Arcuri ne commette eccome. Come documenta il Corriere il 31 gennaio, in settembre fa comprare per cento milioni di euro mascherine a prezzi elevati da un’impresa a controllo cinese incorporata in Olanda. E una lista di aziende fornitrici di macchinari da terapia intensiva viene pubblicata, con ritardo, solo in novembre. Nel complesso però è difficile sostenere che la performance dell’Italia nel procurarsi i beni necessari all’emergenza sia peggiore rispetto al resto d’Europa. E l’equivoco contiano funziona, senza che Arcuri lo sveli. Così se le scuole restano chiuse, in molti dicono che è colpa dei “banchi a rotelle” del commissario (che ha solo comprato su richiesta)». A inizio ottobre vengono ritirati 110 mila banchi monoposto comprati sotto la sua gestione con lo scopo dichiarato di garantire il distanziamento anti-contagio a scuola. Elena Tebano: «Sono costati 7,3 milioni di euro ma sono troppo larghi e inadeguati alle norme anti-incendio. Uno spreco che si aggiunge a quello dei circa 200 mila banchi a rotelle rimasti inutilizzati» • A fine luglio 2022, con Draghi pronto a lasciare Palazzo Chigi, Antonio Polito scrive che il suo era stato chiamato «governo dei migliori» «un po’ per davvero e un po’ per sfotterlo», «ma c’era poco da sfottere quando questo governo nacque, nel febbraio dell’anno scorso, e l’Italia del duo Conte-Arcuri era alle prese con la primula delle vaccinazioni che non spuntava, e ci volle un generale degli alpini, arruolato in fretta e furia dal nuovo premier, per immunizzare il Paese». A metà agosto, in piena campagna elettorale, Matteo Renzi pubblica «un video di 60 secondi con un attacco frontale e un incipit vittimistico»: «Anche oggi Letta mi attacca. Occhi di tigre sta diventando monotono. Se vuole sapere qual è la differenza tra me e lui sulla pandemia gliela spiego chiara: lui e il suo partito volevano continuare a stare con Conte e Arcuri e l’esercito russo, io ho portato Draghi, Figliuolo e la svolta» • 2023 - • 2024 - • 2025 - •
150. Orazio SCHILLACI Roma 27 aprile 1966. Politico • 2020 - • 2021 - • Dal 2019 rettore dell’università di Roma Tor Vergata, il 22 ottobre 2022 diventa ministro della salute nel governo Meloni. Valentina Santarpia: «È una figura puramente tecnica, dato che non ha mai assunto incarichi politici. Discreto, grandissimo lavoratore, molto preciso e puntuale, in grado di raggiungere risultati in maniera totalmente centrata: completamente lontano dal clamore, è però sempre presente laddove il suo ruolo lo richiede e anche durante il periodo del Covid si è impegnato in prima persona permettendo al personale dell’ateneo di fare grandi passi in avanti per rispondere dal punto di vista informatico e umano all’emergenza. È laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 alla Sapienza e quattro anni più tardi ha conseguito la Specializzazione in Medicina Nucleare nel 1994, materia che ha insegnato come professore ordinario per molti anni. Durante la sua carriera universitaria ha anche preso parte a diverse commissioni sanitarie alla Regione Lazio e presso il ministero della Salute. È stato autore di oltre 220 pubblicazioni, ed è revisore di oltre 50 interviste internazionali». A inizio novembre dichiara: «Il messaggio chiaro che voglio dare è che adesso dobbiamo guardare alla Sanità del Terzo millennio, dove in Italia chi ha un titolo di studio più alto e una maggiore disponibilità economica ha una migliore aspettativa di vita. Dal mio punto di vista questo è grave» • A inizio ottobre 2023, a Torino con la premier per un incontro con i presidenti delle Regioni, dichiara: «Lo dico ai presidenti, visto che sono qui: chiudiamola con i gettonisti, basta. È assurdo che nello stesso ospedale pubblico ci siano persone che vengono pagate tre volte di più rispetto agli altri colleghi. E chi va in un ospedale pubblico ha diritto a essere visitato da uno specialista. Io conto moltissimo sull’appoggio delle Regioni per cambiare questa situazione, quando non avremo più gettonisti vedrete che i medici torneranno al sistema pubblico e torneremo a essere attrattivi» • A inizio giugno 2024 il Consiglio dei ministri approva il provvedimento che riorganizza il sistema delle liste di attese. A chi parla di miniriforma risponde: «Non è per niente mini. Chi è mai intervenuto in modo così completo e strutturale? Ora sono definiti chiaramente i compiti e soprattutto il cittadino non sarà lasciato solo, per legge». Poi spiega: «È stata dura e alla fine abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo per una sanità più veloce nel rispondere ai bisogni dei pazienti. I cittadini potranno ottenere visite e esami diagnostici entro i tempi previsti in base all’urgenza. Se la prestazione non sarà disponibile in un centro pubblico, la riceveranno in una struttura convenzionata o giovandosi, col solo pagamento di ticket, della libera professione del medico in regime di intra moenia (all’interno dell’ospedale)». Cosa cambierà davvero?«Cambia che stavolta ci saranno controlli stringenti. Premieremo i direttori generali e sanitari delle aziende che garantiranno efficienza e sanzioneremo le negligenze». Verrà creata una piattaforma per il monitoraggio dei tempi di attesa? «Sì e finalmente sapremo quanto c’è da attendere e dove sono le criticità. Oggi non abbiamo dati certi. Gli unici si basano sulle testimonianze dei cittadini, raccolte in modo non scientifico. Non nego l’esistenza delle liste di attesa. Il fenomeno c’è. Manca però un’analisi seria delle sue dimensioni» • A metà aprile 2025 «le Regioni sono sul piede di guerra perché non vogliono rischiare di essere commissariate se non rispettano i tempi sulle liste di attesa» (Margherita De Bac): «Non siamo in guerra. Si tratta di un confronto istituzionale legittimo su un tema delicato come i poteri sostitutivi. Voglio essere chiaro: l’obiettivo non è punirle, ma garantire che i cittadini possano vedere rispettato il loro diritto alle cure nei tempi appropriati. La legge prevede già procedure e criteri ben definiti». Qual è la situazione delle liste di attesa? È vero che non tutte le Regioni hanno riportato i dati correttamente? «La piattaforma di monitoraggio Agenas è attiva e sta raccogliendo dati anche se con livelli di completezza diversi. Alcune Regioni li stanno riportando in modo puntuale e completo, altre sono in fase di adeguamento dei propri sistemi informativi. Emerge un quadro a macchia di leopardo. Ci sono realtà dove i tempi d’attesa si stanno riducendo significativamente: nel Lazio sono aumentate le prestazioni erogate nei tempi di garanzia, passando da un’attesa media di 42 giorni a 9 giorni, in altre persistono criticità importanti. Il problema non è la legge ma chi non la applica». A inizio ottobre promette: «La sanità sarà protagonista di questa legge di bilancio. Ai 4 miliardi già previsti lo scorso anno per il 2026 se ne aggiungeranno altri 2,2-2,5 miliardi per rendere più adeguato il fondo sanitario nazionale».
151. Paola DE MICHELI Piacenza 1 settembre 1973. Politica • Dal 5 settembre 2019 ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel Conte II, a fine maggio 2020 si parla di Autostrade, governo diviso sulla concessione ad Atlantia. I 5 Stelle bloccano Conte. Marco Galluzzo: «Il Movimento è dilaniato dalla questione: ha fatto delle revoca della concessione una bandiera, ora non la vuole ammainare, e Conte si ritrova con le mani legate e in forte imbarazzo. Il Pd, e la ministra Paola De Micheli, titolare delle Infrastrutture, spingono infatti per un compromesso, che sembrerebbe anche a portata di mano, se non fosse che al momento nel Movimento non c’è una leadership chiara in grado di dire una parola definitiva sul dossier». Il 14 luglio la (possibile) svolta su Autostrade: niente revoca e riduzione del peso dei Benetton. Galluzzo: «Per buona parte della giornata ha tenuto banco lo scontro (reale o presunto) fra lo stesso Conte e la ministra alle Infrastrutture. L’Huffington Post pubblica una lettera della De Micheli al capo del governo, datata 13 marzo, in cui l’esponente del Pd non esclude l’ipotesi “transattiva”, dunque un accordo. Il contrario di quello a cui sembra puntare il capo del governo sostenuto dal Movimento». A inizio settembre è dileggiata da Massimo Gramellini in un caffè intitolato Pedalando sullo Stretto: «Appena la ministra Paola De Micheli ha ipotizzato di collegare Scilla e Cariddi con una pista ciclabile, è partita una sarabanda di battute, le più salaci provenienti proprio dai colleghi del partito di cui condivide la sorte e le iniziali: Pd. Uno ha parlato di teletrasporto, un altro si è chiesto: e perché non la catapulta o la funivia? Anche la Meloni ci ha dato dentro, ipotizzando che sulla pista potrebbero sfrecciare i banchi a rotelle della Azzolina. Il mio preferito rimane Osho, “Sennò ’n ber ponte tibetano?”, anche perché è l’unico tra tutti costoro che è pagato per far ridere» • Il 13 febbraio 2021 lascia il posto a Enrico Giovannini (governo Draghi). A metà marzo è coinvolta nell’inchiesta sull’esame farsa di italiano al giocatore Luis Suarez: su richiesta della Juventus, ha scritto a un funzionario del ministero dell’Interno per accelerare la procedura di riconoscimento della cittadinanza. Fiorenza Sarzanini scrive che fu Fabio Paratici, direttore sportivo della società bianconera, a chiederle aiuto: «È stata interrogata e ha ammesso di aver procurato al manager suo amico d’infanzia il contatto di Bruno Frattasi, capo di Gabinetto del ministero dell’Interno. De Micheli, in una nota, ha spiegato di non aver avuto nulla a che fare con l’esame, ma di essersi limitata a suggerire a Paratici di parlare con il capo di Gabinetto, che avrebbe potuto spiegare le procedure per cercare di ottenere la cittadinanza italiana per Suarez» • Già vicesegretaria quando alla guida c’era Nicola Zingaretti, a fine settembre 2022, dopo la vittoria elettorale del centrodestra, si candida alla segreteria del Pd: «Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi in qualcosa di importante. Voglio puntare sui militanti, troppo spesso dimenticati, quando non umiliati, e sulla definizione della nostra identità. Chi siamo, questa deve essere la domanda chiave» • A febbraio 2023 nelle votazioni interne ai circoli del Pd, riservate agli iscritti, ottiene il 4,29%, quarta dietro Elly Schlein (34,88%), Stefano Bonaccini (52,87%), Gianni Cuperlo (7,96%). A metà aprile Maria Teresa Meli dà conto dei mal di pancia dei cattolici del Pd: Delrio, De Micheli, Guerini fanno tutti notare che il mondo cattolico è poco rappresentato nella segreteria scelta da Schlein • 2024 - • A metà novembre 2025, quando si parla di un ddl con lo scopo di inserire un nuovo articolo, il 45-bis, nella legge sugli scioperi, la 146 del 1990, per imporre ai dipendenti del trasporto pubblico di segnalare preventivamente la propria intenzione di scioperare «in forma scritta, irrevocabile, almeno sette giorni prima» parla di «ferita alla democrazia» e di «attacco diretto al diritto di sciopero, garantito dall’articolo 40 della Costituzione».
152. Alessandro GIULI Roma 27 settembre 1975. Politico • 2020 - • 2021 - • 2022 - • Giornalista, dal 23 novembre 2022 presidente della Fondazione Maxxi di Roma, a inizio luglio 2023 chiede pubblicamente scusa anche ai dipendenti («Ho condiviso il loro disagio») per aver ospitato un turpiloquio sessista di Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla cultura sul palco col cantante Morgan. Intervistato dal Tg1, spiega: «Tutto nasceva con presupposti diversi, doveva essere un libera e mite conversazione tra un artista e un sottosegretario. Durante la circostanza, la discussione ha preso una piega diversa di fronte alla quale io, per quanto possibile, ho cercato di contenere gli esiti di quel possibile disagio che poi ne è nato» • Il 6 settembre 2024 diventa ministro della cultura sostituendo Gennaro Sangiuliano. Nel salutarne la nomina, Gianluca Mercuri lo definisce «un intellettuale di destra pacato e competente» e quasi si rammarica: «Il problema sarà trovarne un altro bravo come lui da mandare la sera, sempre su La7, a difendere il governo, come Giuli faceva spesso e sempre con efficacia». Ha prevalso su Pietrangelo Buttafuoco, Gianmarco Mazzi e Mauro Mazza, gli altri candidati, per Meloni «proseguirà l’azione di rilancio della cultura nazionale, consolidando quella discontinuità rispetto al passato che gli italiani ci hanno chiesto» (il riferimento è all’egemonia della sinistra da ribaltare). Il primo ottobre Massimo Gramellini gli dedica un caffè (Il ministro sotto esame): «Si resta esterrefatti nell’apprendere che un ministro della Repubblica è stato costretto a sostenere un esame universitario alla presenza della polizia per motivi di ordine pubblico. Alessandro Giuli (che ha idee lontanissime dalle mie, ma a cui riconosco una preparazione culturale di prim’ordine) ha ripreso da anni il suo percorso universitario e aveva già programmato quest’ultimo “mattone” (teoria delle dottrine teologiche) per fine settembre. Avrebbe dovuto rinunciarvi perché nel frattempo è diventato ministro? Quindi un ministro, finché è in carica, non può sostenere esami, neanche per prendere la patente o diventare istruttore di nuoto? Attenzione, non stiamo parlando di un concorso, dove la scelta in suo favore avrebbe determinato l’esclusione di qualcun altro, ma del diritto di ogni studente di sottoporsi al vaglio del proprio insegnante. Forse non è di Giuli che non ci si fida, ma dei professori e, più in generale, dell’opportunismo degli italiani. Si immagina, cioè, che chiunque debba interrogare un ministro tenderà inevitabilmente a favorirlo, o sfavorirlo, in base alle proprie convinzioni e ai propri interessi. Poi però si viene a sapere che i collettivi non si preparavano a contestare lo studente Giuli perché impreparato e privilegiato, e neanche perché ministro, ma perché ha un passato di estrema destra. Una notizia rassicurante per i futuri ministri con un passato di estrema sinistra, che potranno laurearsi in santa pace». Dopo tre settimane, Gramellini torna ad occuparsi di lui (Giuli l’oscuro): «“Di fronte a un cambiamento di paradigma — la quarta rivoluzione epocale, delineante un’ontologia intonata alla rivoluzione permanente dell’infosfera globale — il rischio che si corre è duplice e speculare. L’entusiasmo passivo, che rimuove i pericoli della iper-tecnologizzazione e, per converso, l’apocalittismo difensivo, che rimpiange un’immagine del mondo trascorsa, impugnando un’ideologia della crisi che si percepisce come processo alla tecnica e al futuro, intese come una minaccia. Siamo dunque precipitati nell’epoca delle passioni tristi?”. Di sicuro in quella dell’incomunicabilità, se il nuovo ministro della Cultura decide di presentarsi a una platea scelta di deputati e senatori con un testo che aspetta ancora uno studioso di lingue sumeriche, o un elettricista, in grado di illuminarlo. Azzardo volesse dire che le nuove tecnologie non vanno né esaltate né demonizzate. Ma allora perché non l’ha detto? Le ipotesi sono tre. La prima è che Giuli sia un buontempone e abbia pronunciato quei paroloni al puro scopo di godersi le facce dei parlamentari, per alcuni dei quali già “aò, li mortacci” rappresenta un pensiero complesso. La seconda è che sia il classico intellettuale italiano — di destra o di sinistra, in questo non ci sono differenze — incapace di distinguere profondità e oscurità. La terza ipotesi è che Giuli sia un genio e abbia scoperto il modo per scansare le gaffe in cui il suo predecessore era maestro. Come si fa a capire quando uno dice una sciocchezza, se non si capisce un tubo di quello che ha detto?». A fine mese problemi quando decide di prendere come Capo di Gabinetto il segretario generale del Maxxi, Francesco Spano, respingendo le pressioni di molti esponenti di Fratelli d’Italia (tra cui l’immancabile La Russa) e del movimento anti-abortista Pro Vita, che rappresenta la punta reazionaria dell’ampia base sociale e culturale del melonismo. In pochi giorni uno stillicidio di voci alimentate dal conduttore della trasmissione Report porta alle dimissioni di Spano. Paolo Conti: «L’assetto interno, la struttura organizzativa, ovvero l’anima politica e ideologica di Fratelli d’Italia non aveva mai digerito il boccone imposto dal ministro Giuli: la nomina di un corpo assolutamente estraneo, una personalità legata a Paolo Gentiloni, Giovanna Melandri, Giuliano Amato, un libertario appassionato di diritti della persona. Per di più un omosessuale dichiarato e unito con rito civile a un altro uomo. Al punto che ieri, dopo l’addio di Spano sono circolate voci di un possibile disimpegno dello stesso Giuli». Per giorni Sigfrido Ranucci, annunciando la puntata di domenica 27, parla insistentemente di un «caso Boccia al maschile». Mentre si susseguono le voci, le tensioni in Fratelli d’Italia esplodono in una chat interna in cui un coordinatore locale, Fabrizio Busnengo, definisce Spano «pederasta» (il coordinatore romano Marco Perissa richiama tutti alla decenza: non è ammissibile «tacciare di pedofilia il primo bersaglio che si decide di avere», «su una chat con il simbolo del primo partito d’Italia o si ha la capacità di comportarsi o se ne sta fuori», Busnengo risponde «Ho semplicemente riportato il sentiment della base elettorale»). Giuli accoglie le dimissioni «con rammarico» ed esprime a Spano «la mia convinta solidarietà per il barbarico clima di mostrificazione cui è sottoposto in queste ore». Report rilancia insinuando un «conflitto d’interessi generatosi nel 2022, quando al marito di Spano, l’avvocato Marco Carnabuci, già collaboratore del Museo Maxxi sotto la direzione di Giovanna Melandri (2018-2021), fu rinnovata la consulenza. A firmarla sarebbe stato Giuli, diventato intanto direttore del Maxxi». Quando finalmente la puntata va in onda, non c’è niente che già non si sapesse e tutto finisce lì • A metà maggio 2025 la sua idea di un maggiore coinvolgimento finanziario (con ingresso nella governance) del ministero della cultura nel Salone del Libro è stoppata da Silvio Viale e Piero Crocenzi, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Associazione Torino, la città del libro che ne detiene il marchio: «Il Salone è privato, la missione è pubblica». A fine settembre, quando Beatrice Venezi è nominata «direttore musicale» del Teatro La Fenice con il dissenso di orchestrali e maestranze, assicura: «È un’eccellente artista e direttore d’orchestra. Non farà rimpiangere i predecessori». A fine ottobre, i tagli richiesti dal ministro dell’economia Giorgetti lo portano allo scontro con la sottosegretaria leghista con delega al cinema e all’audiovisivo, Lucia Borgonzoni: preoccupata per la riduzione del fondo per il tax credit, una forma di incentivo che consente ai produttori di recuperare una parte consistente dei costi sostenuti per avviare un film (190 milioni di euro in meno per il 2026 e 240 per il 2027), gli ha scritto «Se il fondo si riduce, il cinema si inchioda. Non avendo la certezza che recupererà parte dei soldi, impegnati all’avvio del film per attori e regista, chi potrà permettersi di rischiare? E così si danneggerà non solo un settore che vede una decina di migliaia di addetti ma anche il racconto italiano». Lui replica che il taglio l’ha chiesto il suo compagno di partito Giorgetti. A metà novembre, dopo che ha annunciato di aver trovato 101 milioni (il mondo del cinema si è indignato, replicando che si tratta di somme non spese), Giorgetti gli spiega in un faccia a faccia che l’operazione non si può fare perché vietata dal patto di stabilità.
153. Luciano BENETTON Treviso 13 maggio 1935. Imprenditore • A metà luglio 2020, 23 mesi dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova (14 agosto 2018, causò la morte di 43 persone), Autostrade per l’Italia, controllata dalla sua famiglia attraverso Atlantia, raggiunge un’intesa con l’esecutivo che dà il via alla “procedura di transazione” e blocca la “procedura di revoca”. Su tempi, soldi e soci restano molte incognite. Lorenzo Salvia: «La famiglia Benetton è davvero fuori da Autostrade? Incasserà dei soldi, e quanti, da questa operazione?». L’11 novembre la Guardia di Finanza esegue sei misure cautelari nei confronti di tre ex top manager e di tre attuali dirigenti. Caustica, Giorgia Meloni infierisce contro Palazzo Chigi, ironizzando sull’«ennesimo ultimatum del governo dei chiacchieroni... I Benetton continuano ad arricchirsi e ringraziano per l’inerzia e l’incompetenza del governo» • Ad aprile 2021, dopo due anni e mezzo di indagini, la Procura di Genova chiude l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. Elena Tebano: «Secondo gli inquirenti c’è stata “incoscienza”, “negligenza”, “immobilismo”, e “comunicazioni incomplete, equivoche, fuorvianti”, sia da parte delle due società del gruppo Benetton, coinvolte nella sua gestione, sia da parte dello Stato che doveva controllarle». A fine maggio, più di vent’anni dopo la privatizzazione dell’Iri, quasi tre dal crollo del ponte Morandi, Autostrade torna allo Stato. Gianluca Mercuri: «Atlantia ha approvato la vendita dell’88,06% di Autostrade per l’Italia al consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti, cui partecipano anche i fondi Blackstone e Macquarie. In questo caso, dunque, la politica si impone con un colpo di coda del vacillante grillismo (che della cacciata dei Benetton aveva fatto una bandiera) portato a termine sotto Draghi» • A metà febbraio 2022 la Procura di Genova chiede di processare per il crollo del Ponte Morandi i 59 imputati e le due società del gruppo Benetton coinvolte, Autostrade per l’Italia e Spea, cioè il concessionario che aveva in gestione il viadotto e doveva occuparsi della sua manutenzione. Andrea Pasqualetto: «La ragione per cui non si sarebbero fatti i necessari interventi è stata individuata nella politica aziendale, orientata secondo l’accusa alla massimizzazione dei profitti e al risparmio sui costi di manutenzione» • A fine maggio 2023 choc per quanto detto da Gianni Mion, ex amministratore delegato della holding dei Benetton Edizione, ex consigliere di amministrazione di Autostrade per l’Italia (Aspi) e della sua ex controllante, Atlantia, al processo per il crollo del Ponte Morandi riferendosi a una riunione del 2010: «Avevo la sensazione che nessuno controllasse nulla. [...] Emerse che il ponte aveva un difetto originario di progettazione e che era a rischio crollo. Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e Riccardo Mollo mi rispose “ce la autocertifichiamo”. Non dissi nulla e mi preoccupai. Era semplice: o si chiudeva o te lo certificava un esterno. Non ho fatto nulla, ed è il mio grande rammarico» • Cofondatore di «una delle aziende simbolo dell’ultimo sessantennio italiano», ormai 89enne a fine maggio 2024 con un’intervista di Daniele Manca annuncia l’uscita definitiva dal cda, in cui era stato richiamato nel febbraio 2018 dopo la morte del fratello Gilberto assumendo la carica di presidente esecutivo: «Ha sempre avuto uno sguardo positivo. Negli anni Sessanta, ormai dimenticati, in quelle zone agricole del Veneto, diciamocelo “depresse”, la voglia di portare lavoro buono fu alla base dello sviluppo della sua azienda. Persino il sopportare la tragedia del Ponte Morandi sebbene il “signor Luciano” come lo hanno sempre chiamato nel gruppo, avesse da tempo lasciato (dal 2012) qualsiasi attività in azienda per dedicarsi ai suoi pregetti personali come “Imago Mundi” che ha riunito quasi 30 mila artisti, l’aveva vissuto con la “responsabilità” di chi sa di esserlo sia per quello che fai, sia per quello che non fai. Ma in queste settimane nelle sue parole prevale di nuovo l’amarezza». È un addio duramente polemico nei confronti del management con cui lancia un grave allarme sui conti del gruppo: «In sintesi, mi sono fidato e ho sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Qualche mese fa ho capito che c’era qualche cosa che non andava. Che la fotografia del gruppo che ci ripetevano nei consigli di amministrazione i vertici manageriali non era reale». «D’improvviso», dice, è stato presentato «un buco di bilancio drammatico, uno shock che ci lascia senza fiato. La cifra? Saremo attorno ai 100 milioni. Comunque tutto quello che è emerso e sta emergendo da settembre ’23 è una vergogna» • Il 13 gennaio 2025, quando muore il fotografo Oliviero Toscani, confida: «Avevamo la certezza di quello che stavamo facendo. Oliviero aveva anche un modo ironico di lavorare, ci occupavamo di grandi temi ma avevamo anche una sorta di leggerezza che ci veniva dalla convinzione di ciò che proponevamo al mondo. Un mondo sicuramente diverso da quello nel quale viviamo oggi. [...] Pensi a questo quarto di secolo. L’impressione attuale è di vivere in un mondo senza colori rispetto a quei colori che con Oliviero volevamo mettere assieme». E poi: «Quello che ci legava andava al di là delle cose che facevamo assieme. Ci divertivamo. Sì, ci divertivamo. Non c’era niente di semplice. Ma forse il divertimento con lui era proprio questo, continuare a provarci. Non fermarsi mai, quali che fossero gli ostacoli».
154. Angelo Giovanni BECCIU Pattada 2 giugno 1948. Cardinale • A fine settembre 2020, pur professandosi innocente, si dimette rinunciando al cardinalato per la vicenda che riguarda l’acquisto da parte del Vaticano di un immobile di lusso in Sloan Avenue a Londra: si dice sicuro di poter provare la propria innocenza, ma dall’inchiesta spunta anche un possibile «dirottamento» di 100 mila euro verso una coop gestita dal fratello Tonino. A inizio ottobre Fiorenza Sarzanini scrive che parte dei 700 mila euro che ha inviato in Australia, tramite bonifici, potrebbero essere serviti per «comprare» testimoni contro il cardinale George Pell, accusato di pedofilia e poi assolto, considerato il suo grande rivale: «La rivalità tra i prelati Pell e Becciu non è mai stata un mistero all’interno e fuori dalla Santa Sede. Tanto che nel 2015, quando Pell — allora Prefetto della Segreteria per l’Economia — parlò al meeting di Rimini della necessità di “mettere in ordine i nostri affari in modo che possano essere mostrati al mondo esterno” e annunciò che “la prossima ondata di attacchi alla Chiesa potrebbe essere per irregolarità finanziarie”, molti pensarono che si riferisse proprio alla gestione dei soldi destinati agli indigenti e invece utilizzati per investimenti immobiliari. Nessuno poteva però immaginare che all’epoca Becciu e gli altri componenti della Segreteria — primo fra tutti monsignor Alberto Perlasca — si fossero affidati a faccendieri come Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi per acquistare palazzi e spostare soldi in conti esteri» • Il 27 luglio 2021 comincia il processo: è tra coloro che, a vario titolo, sono accusati di truffa, riciclaggio, peculato e corruzione per aver usato e spesso abusato a proprio vantaggio dell’Obolo di San Pietro, cioè le offerte dei fedeli alla Chiesa cattolica. Mario Gerevini & Fabrizio Massaro: «I panni sporchi si lavano in piazza San Pietro davanti a oltre un miliardo di cattolici. Oggi con le accuse, domani col processo e dopodomani con condanne o assoluzioni, il Vaticano affronta a viso aperto il suo scandalo più grande. Nel bene e nel male è la trasparenza voluta da papa Francesco. Così emergono, nella ricostruzione dei magistrati vaticani dopo due anni di indagini, le accuse al cardinale Angelo Giovanni Becciu e alla congrega di “soggetti estranei alla struttura ecclesiale — spesso improbabili se non improponibili — attori di un marcio sistema predatorio e lucrativo” favorito da “complicità e connivenze interne”». A inizio novembre Massaro scrive che «Complessivamente sotto la gestione del cardinale Becciu e di monsignor Alberto Perlasca — a lungo a capo degli investimenti e oggi principale accusatore — sarebbero stati bruciati non meno di 300 milioni di euro su un patrimonio totale dell’Obolo di San Pietro di 650 milioni circa» • A fine agosto 2022 si parla di un nuovo gesto di benevolenza del Papa: l’ha invitato a partecipare al Concistoro di fine mese al quale sono stati chiamati i cardinali di tutto il mondo. Il Papa gli avrebbe anche promesso una piena reintegrazione nelle funzioni delle quali fu privato nel settembre del 2020, ma in Vaticano fanno osservare che ci sarà solo se il processo avrà una conclusione a lui favorevole. A fine novembre, il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, in apertura della trentasettesima udienza del processo sulla vendita del palazzo di Londra mette agli atti una telefonata di cinque minuti e trentasette secondi che il 24 luglio 2021 registrò all’insaputa di papa Francesco. Laura Martellini: «Con altre tre persone, una delle quali la nipote dello stesso porporato, Maria Laura Zambrano, nella giornata del 24 luglio 2021, a venti giorni dall’uscita di papa Francesco dall’ospedale, telefonò direttamente al pontefice per chiedergli sostegno e soprattutto la conferma che era stato lui ad autorizzarlo a pagare il riscatto per la liberazione della suora colombiana Cecilia Narvaez Angori rapita il 7 gennaio 2017 in Mali e liberata il 9 ottobre del 2021. Nel corso di quella telefonata, riprodotta in aula, ma senza i giornalisti, il papa — secondo Diddi — sarebbe rimasto “perplesso” a proposito delle richieste di rassicurazione del porporato. Il contenuto della conversazione non sarebbe il frutto di una intercettazione telefonica, ma registrato sul cellulare della Zambrano, e in seguito sequestrato dai magistrati sardi. Da una chat del 23 giugno 2021, ha riferito sempre Diddi, emergerebbe l’attesa del cardinale Becciu — indagato per associazione a delinquere in un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della segreteria di Stato — per una telefonata, o un gesto distensivo del papa, che però non arriva» • Il 26 luglio 2023 Diddi chiede una condanna a 7 anni e 3 mesi di reclusione per peculato, abuso d’ufficio e subornazione di testimone. A fine settembre una perizia quantifica il danno di immagine subìto dal Vaticano nella compravendita fallimentare del Palazzo di Sloan Avenue in 138 milioni di euro. Il 17 dicembre viene condannato a cinque anni più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e 8000 euro di multa: è la prima volta che un cardinale viene condannato in Vaticano da giudici laici. Gli amici dicono che, convinto della propria innocenza, «rifiuterebbe una grazia di Francesco e preferirebbe piuttosto andare in carcere», il fratello Mario lo descrive «sconvolto e incredulo» per «una sentenza così dura» e dice che il Tribunale vaticano «non ha voluto sconfessare una decisione già presa dal Papa» • 2024 - • Il 28 aprile 2025 fa sapere che non parteciperà al Conclave che dal 7 maggio eleggerà il successore di Francesco: «Avendo a cuore il bene della Chiesa che ho servito e continuerò a servire con fedeltà e amore, nonché per contribuire alla comunione e alla serenità del Conclave, ho deciso di obbedire come ho sempre fatto alla volontà di Papa Francesco di non entrare in Conclave pur rimanendo convinto della mia innocenza». Nei giorni seguenti molti analisti fanno notare che la fronda americana «contrasterebbe Parolin, ritenendolo troppo aperto alle istanze progressiste. E questo nonostante l’ala Bergogliana più estrema lo giudichi invece troppo conservatore. Ma c’è anche chi legge quei “siluri” come la vendetta degli estimatori del cardinal Becciu, escluso dal conclave proprio dopo la presa di posizione di Parolin che gli ha mostrato, di fronte ai cardinali riuniti, le due lettere siglate con la “F” da papa Francesco per estrometterlo dal Conclave quando ancora era ricoverato al Gemelli. Una mossa dopo la quale lo stesso Becciu ha deciso il passo indietro» (Virginia Piccolillo). Il 22 settembre parte il processo di secondo grado.
155. Tommaso FOTI Piacenza 28 aprile 1960. Politico • 2020 - • 2021 - • Il 9 novembre 2022 diventa Presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia alla Camera, in sostituzione di Francesco Lollobrigida diventato ministro dell’agricoltura nel governo Meloni • A metà gennaio 2023, quando si apre lo scontro con l’Unione europea sulle case ecologiche, ossia più efficienti dal punto di vista energetico (il testo, ancora non definitivo, prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali rientrino nella classe energetica E) avverte: «La casa è sacra e non si tocca». Poi spiega: «Ogni nazione ha le sue caratteristiche. In Italia gran parte della proprietà immobiliare è a titolo dei cittadini. In altri Paesi europei l’affitto è più comune, ciò significa che la ristrutturazione è a carico delle grandi società immobiliari, le quali hanno una capacità di spesa ben diversa». Contro quello che definisce un «tentativo dell’Ue di rifilare all’Italia una patrimoniale camuffata che va a ledere i diritti dei proprietari», annuncia l’intenzione del gruppo di presentare «una risoluzione in Parlamento per chiedere che il governo intervenga per scongiurare l’approvazione di una norma che danneggerebbe milioni di italiani proprietari di immobili» • Il 6 novembre 2024 accusa Maurizio Landini, leader della Cgil, di sobillare gli italiani all’eversione: «Stia molto attento a incitare alla rivolta sociale, perché integra gli estremi di un reato. Dopo l’aumento del suo stipendio di 300 euro al mese, la distribuzione di incarichi d’oro ai suoi amici, e la Cig inflitta ai dipendenti di una società della Cgil, gli manca la decenza di tacere». Il 2 dicembre giura come ministro agli Affari europei, per la coesione, il Sud e per la realizzazione del Pnrr, sostituendo Raffaele Fitto: quando il presidente Sergio Mattarella gli dice «Lei ha un bel compito!», Giorgia Meloni, accanto a lui, sorride e quasi sospira: «Eh lo sa, lo sa...» • A fine maggio 2025 si legge che l’Italia non sta riuscendo a usare a dovere i soldi del Pnrr: le difficoltà riguardano la differenza di tempistica tra conclusione delle opere e il collaudo e una serie di cantieri di linee metropolitane che non saranno pronti entro la scadenza di metà 2026, per questo vuole negoziare una nuova «revisione di modifiche strutturali» con la Commissione Europea. A metà luglio, mentre continuano le difficili trattative sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti, dichiara che «È il momento della trattativa e non delle reazioni inconsulte» ma ammette: «Di certo i dazi al 30% non sono una misura che può essere accettata. E quindi se dovesse essere tenuta questa percentuale la trattativa fatalmente fallirebbe. Ma questo è lo scenario peggiore». In quel caso, aggiunge: «L’Ue ha una strategia chiara. Arriva pronta. Sono già stati ipotizzati interventi a più livelli. Chi non cammina sulle nuvole si è reso conto del primo pacchetto di controdazi già varato, che doveva già entrare in vigore, ma che l’Ue ha rinviato a dopo il primo agosto per evitare che il principio di azione e reazione porti a una deflagrazione, cioè il contrario di una trattativa verso un punto di equilibrio equo e condiviso. Eventualmente c’è già un secondo pacchetto di misure. E ci sarebbero strumenti di natura eccezionale che l’Ue potrebbe sfoderare. Ma non penso sia questo il momento di andare nei dettagli perché la volontà precisa è quella di arrivare a un accordo a testa alta».
156. ACHILLE LAURO - Lauro DE MARINIS Verona 11 luglio 1990. Cantante • Nel 2020 è 8° al Festival di Sanremo (4-8 febbraio) con Me ne frego.Elena Tebano: «Sul successo di Achille Lauro a Sanremo in questi giorni si è scritto molto, anzi moltissimo, segno che la sua apparizione è stata forse la cosa più significativa del Festival. Anche perché ha la grandezza di prestarsi a numerose interpretazioni, come tutte le performance che ci rendono visibile — e quindi discutibile, argomentabile — quello che ci riguarda e ancora non sappiamo guardare. Per esempio la messa in discussione della cosiddetta “virilità tossica”: un’idea di maschile limitante anche per gli uomini». Su Internazionale Daniele Cassandro offre un’altra chiave di lettura: «In una scena musicale mainstream, dopata da vent’anni di talent show e ancora stordita dalla crisi discografica globale, quello della pop star è diventato un mestiere antico e dimenticato, come quello dell’impagliatore di sedie o della ricamatrice di asole. Lauro ha fatto quello che le pop star fanno fin dagli anni cinquanta: usare il mezzo televisivo anziché esserne usati. Ha sfruttato al massimo le quattro serate di Sanremo per esibire la sua estetica e raccontare la storia che voleva raccontare». Il 25 febbraio, intervistato da Aldo Cazzullo spiega: «Il palco del festival è talmente importante che mi pareva giusto usarlo. Volevo portare una canzone che fosse anche un’opera teatrale, un live in quattro minuti. Non volevo solo farla ascoltare, ma farla vedere. Uno pensa: questo è pazzo. In realtà, ogni canzone ha un colore. Si tratta di vestirla». Sul titolo della canzone, che fu uno slogan fascista: «Ma la canzone non c’entra con la politica. Non significa “non mi interessa”, significa facciamolo, viviamolo» • Il 2 marzo 2021, 71° Festival di Sanremo, Fiorello lo impersona per cantare Grazie dei fiori. Il 29 settembre è protagonista dell’Achille Lauro Day, iniziativa di “Corriere” e Radio Italia che «celebra i protagonisti del nostro tempo»: «Ci vorrebbe un artista night and day... C’è un Achille Lauro con la camicia e uno con i pantaloni di pelle: vivo in una bolla, non dormo, sono da qualche settimana in ritiro nella famosa villa dove lavoriamo giorno e notte alla musica e ad alti progetti. Quello che succede fuori lo percepisco dal riscontro che ho con eventi come questo». Il 26 novembre è sulla copertina di 7: «Stavo buttando via la vita, mi sono fermato» • Il 26 aprile 2022, parlando della morte di Marco Occhetti, cantante storico dei Cugini di Campagna («la notizia del giorno, più letta della guerra, delle elezioni francesi e dell’ultimo delitto di nera»), Massimo Gramellini scrive: «Fu uno dei primi casi, in Italia, di cambiamento d’immagine del maschio: una trasgressione per famiglie che anticipava tutti gli Achille Lauro del futuro». A maggio partecipà all’Eurovision in quota San Marino (fuori in semifinale) • Il 31 gennaio 2023 Paolo Di Stefano (La democrazia di Pirandello) provoca: «Siamo sicuri che il tour (partito in dicembre) di Achille Lauro nelle scuole italiane sia una grande trovata? Non per lui, che avendolo proposto l’avrà fatto a ragion veduta, ma per le scuole e in generale per la formazione dei giovani? Siamo sicuri che una tournée nelle scuole in coincidenza con una tournée nei teatri e con l’uscita di un disco sia una buona idea e non soprattutto un’idea promozionale, magari con tutte le ottime intenzioni: “ingaggiare le nuove generazioni sui temi del futuro, stimolandoli a misurarsi con aspettative e timori”? Tanto più che il tour scolastico viene sostenuto da sponsor non proprio disinteressati come Amazon. Siamo sicuri che, se altri dovessero seguire l’esempio di Achille Lauro, la scuola non rischi di diventare come quelle rubriche televisive che invitando intellettuali, scrittori e star dello spettacolo in occasione delle loro uscite (libri e altro) finiscono per fare più marketing che informazione» • Il primo maggio 2024 partecipa al Concertone (per la prima volta al Circo Massimo). Giudice di X Factor, sceglie gilet, camicia e cravatta, «con tanto di fermacravatta da Prima comunione di una volta...»: «Con questa faccia posso permettermi tutto. X Factor non è un contenitore dove sono protagonista e allora sono come nella vita di tutti giorni, o così o maglietta e pantaloni». L’8 ottobre, intervistato da Andrea Laffranchi, alla domanda «la vita è una foto» (frase di un suo testo) per sé sceglie «La tutina del secondo Sanremo e quel sorriso da figlio di puttana... Mi rappresenta come sono: sempre e coscientemente fuori luogo, sono un battitore libero». Achille Lauro fra 10 anni? «Voglio essere la cosa più grande successa nella musica» • Il 15 febbraio 2025 si classifica 7° al Festival di Sanremo con Incoscienti giovani (l’11 Renato Franco e Andrea Laffranchi hanno scritto che «in frac e guanti bianchi, è diventato il king delle ballad: le azzecca tutte. La reference musicale sono gli Aphrodite’s Child di It’s Five O’ Clock; la reference nel testo è autobiografica e gira anche la lettera della ex che ha ispirato la storia. C’è ancora margine per crescere nell’interpretazione»). Negli stessi giorni, intervistato da Laffranchi risponde ai gossip su Ferragni spiegando che «anche i pettegolezzi sono violenza sulle donne». A fine dicembre, a Cazzullo che gli chiede Qual è il suo sogno? risponde: «Suonare a San Pietro. Adoro Michelangelo: la Pietà, il Giudizio universale della Sistina. Trovo affascinante la figura di sant’Agostino, un uomo controverso; e Papa Leone è un agostiniano».
157. Marcell JACOBS El Paso (Stati Uniti) 26 settembre 1994. Sprinter • 2020 - • Figlio di un’italiana e di un americano, cresciuto a Desenzano del Garda, il primo agosto 2021, ne I dieci minuti più belli dello sport italiano, vince la medaglia d’oro dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo col tempo di 9 secondi e 80, record italiano ed europeo (tagliato il traguardo viene abbracciato da Gianmarco Tamberi che ha appena vinto quella del salto in alto). Elena Tebano: «Fa capolino anche la politica: Jacobs, che è nato in Texas, è italiano da sempre perché ha ereditato la cittadinanza dalla madre (è lo “ius sanguinis”), ma ci sono un sacco di giovani atleti nati e cresciuti in Italia che non possono gareggiare con i nostri colori perché sono figli di stranieri». Il 6 agosto vince l’oro anche con la staffetta 4x100. Marco Bonarrigo: «Oltre ad averci fatto impazzire di gioia, la 4x100 vinta ieri dagli azzurri è destinata a occupare un capitolo nei futuri manuali di atletica leggera. Titolo: “La staffetta perfetta”. Abbiamo conquistato l’oro olimpico nella prova più tecnica e rognosa del programma lanciati da Lorenzo Patta, ex calciatore sardo di 21 anni che non aveva mai corso una gara importante all’estero in vita sua. L’abbiamo vinta con una favolosa ultima curva di Desalu, che ha il 1751° tempo al mondo sui 100 metri (10”29) ma quando c’è da correre col baricentro inclinato a sinistra è tra i più forti curvisti al mondo. E poi con Pippo Tortu, che ha azzeccato il miglior lanciato della sua vita e Marcel Jacobs, che è andato più forte di quando ha vinto la finalissima, sfiorando i 43 chilometri l’ora ai 180 metri di gara». A settembre, intervistato da Massimo Gramellini per 7, parlando del padre confida: «Certo, lui mi ha riconosciuto, ho il suo cognome e persino il suo nome, Lamont Marcell Jacobs, ma non ha mai dato un euro a mia madre e non si è mai fatto sentire. Dopo la mia nascita era andato in una clinica di recupero per militari come lui. Aveva detto a mia madre: “Tu torna in Italia che io ti raggiungo”, invece è sparito. Il mio bisnonno ha abbandonato il nonno, mio nonno mio padre, lui me: è una specie di tradizione di famiglia. Il primogenito deve sempre essere lasciato. Io dovrei spezzare il meccanismo, ma per ora non ci sono riuscito. Jeremy, il mio primo figlio, mi è capitato: ero un ragazzo e l’ho vissuto malissimo, come chi sta facendo una cosa per altruismo, ma controvoglia. Non vorrei essere stronzo come è stato mio padre, ma alla fine sostanzialmente sto facendo più o meno quello che ha fatto lui» • Il 16 agosto 2022 vince la medaglia d’oro dei 100 metri agli Europei di Monaco. Gaia Piccardi: «Finalmente libero da infortuni nel corpo e fantasmi nella testa, 380 giorni dopo la notte giapponese che ha cambiato per sempre la faccia dell’atletica italiana, il fragile Marcell della stagione all’aperto torna l’invincibile Jacobs in cento metri alla sua maniera. Efficace nell’uscita dai blocchi, potente nella fase lanciata, senza nemmeno dover strafare (“Non mi sono piaciuto tanto, il tempo non mi soddisfa ma per stasera va bene così”), Jacobs è re d’Europa in 9”95 da campione olimpico davanti alla minacciosa Gran Bretagna (Hughes argento in 9”99, Azu bronzo in 10”13) e chissà cosa sarebbe potuto succedere al Mondiale di Eugene, meno di un mese fa, se il ragazzo di Desenzano che ha terremotato la velocità ci fosse arrivato integro e sereno, anziché quel giaguaro ferito e guardingo reduce da appena quattro sprint caserecci (Savona e Rieti), fermato da una contrattura dopo le batterie dei 100». Il 17 settembre sposa a Gardone Riviera la «fashion girl» (così si auto-definisce) Nicole Daza. Il padre «non è venuto, mi ha bidonato. Stavolta non l’ho nemmeno sentito. Per fortuna sono arrivati dagli Stati Uniti mia nonna, gli zii e alcuni cugini, in tutto sedici persone». Intervistata da Elvira Serra, la mamma Viviana Masini dice che «È diventato grande, ma io lo sento tre volte al giorno» e che la nuora «è un po’ pazza, come ero io da giovane» • Ad agosto 2023, fuori dalla finale dei 100 metri dei Mondiali di Budapest, «pur non avendo le gambe, causa lunga assenza dalle gare per infortuni» promette di correre la staffetta, il 26 agosto vince l’argento mondiale (l’oro va agli Stati Uniti). Bonarrigo: «Liberatosi dai suoi fantasmi con l’eliminazione dai 100, Marcell ha tirato fuori orgoglio e classe». A metà settembre lascia lo storico allenatore Paolo Camossi: «Insieme abbiamo scritto la storia dell’atletica italiana e mondiale. Abbiamo condiviso momenti bellissimi. Ma la vita ha le sue fasi e siamo arrivati alla conclusione che sia giusto separare le nostre strade. È stata una decisione difficile, non lo nascondo. Avverto la necessità di un cambiamento totale, di nuovi stimoli e, soprattutto, un gruppo con il quale condividere le sessioni di lavoro più dure. Io e la mia famiglia lasceremo Roma: ci sono diverse opzioni sul tavolo». Alla fine del mese, l’ex velocista Stefano Tilli dà sfogo ai malumori di molti per la decisione di trasferirsi negli Usa alla corte di un allenatore molto discusso, Rana Reider. «Nessun atleta azzurro emigrato negli Usa ha mai combinato nulla, tanti di quelli che sono venuti da noi dall’estero (da Fiona May ad Andy Diaz) sono invece diventati fuoriclasse grazie a una scuola tecnica di eccellenza assoluta» • L’8 giugno 2024 vince l’oro dei 100 metri agli Europei di Roma, il 12 fa il bis con la 4x100. Ad agosto l’esperienza olimpica di Parigi si chiude con un doppio quinto posto • A metà febbraio 2025 il Fatto Quotidiano rivela che nel 2020-21 Giacomo Tortu, fratello di Filippo, avrebbe avvicinato Gabriele Pegoraro, il superhacker vicentino dell’inchiesta Equalize, per cercare tracce di doping nelle sue analisi (vicenda che sarebbe frutto della profonda rivalità tra i due velocisti). Dopo un anno in cui non è mai stato competitivo,«sedotto e abbandonato da coach Rana Reider, il sergente di ferro per cui aveva lasciato l’Italia, l’allenatore Camossi e un tranquillo tran tran da campione olimpico» (Gaia Piccardi) a metà settembre i mondiali nella Tokyo dei trionfi olimpici finiscono in un flop: sesto in 10”16 nella semifinale dei 100. A sentirlo parlare sembra un ex: «È stata una stagione di sofferenza, l’anno scorso dopo l’Olimpiade mi ero ripromesso che se le cose si fossero complicate avrei considerato di smettere. Devo liberare la testa, pensarci sopra, vediamo anche cosa mi dice il fisico. Ma quando corri in 10”16, cosa puoi dire? Non sono fluido, mi sento pesante. Un tempo così nei 100 lo facevo quando saltavo in lungo... Non ho più vent’anni, rifletto sul futuro da tempo. I figli mi vogliono a casa e io non ho più né la forza né l’energia per rimanere concentrato sui sacrifici che richiede questo sport». Si dice che fantastica di aprire attività commerciali negli Usa, in Florida, dove risiede (nato in Texas, il processo per l’ottenimento della green card è in pieno corso).
158. Barbara BERLUSCONI Arlesheim (Svizzera) 30 luglio 1984. Imprenditrice • Terzogenita di Silvio che ritagliandosi un ruolo più defilato dopo l’esperienza dirigenziale al Milan credeva di essersi oramai salvata da certi veleni interni, a inizio settembre 2020 è costretta a precisare «Non sono un’untrice, contro di me un trattamento disumano»: «In una giornata di grande preoccupazione per la salute del padre, chiusa a Villa Certosa dove è ancora in quarantena insieme con i suoi figli, avrebbe solo voglia di rinchiudersi a riccio con tutto e tutti. Non le piace quello che ha letto sui giornali: lei dipinta come la persona che ha trasformato in cluster la residenza sarda del Cavaliere. Ma, soprattutto, la primogenita di Berlusconi e di Veronica Lario non condivide il modo in cui tutta la vicenda è stata gestita e interpretata, addossando a lei responsabilità pesanti e, a suo parere, ingiuste. Così, alle pochissime persone alle quali ha risposto al telefono non ha fatto che ribadire il proprio pensiero: “Nei giorni in cui vivo momenti di grande angoscia per la salute di mio padre penso sia disumano essermi trovata su tutti i media come l’untrice ufficiale della persona a cui voglio più bene. Vorrei proprio capire su quali basi sono stata indicata con certezza come la responsabile. Tra l’altro, i tempi e i ripetuti tamponi negativi fatti da mio padre dimostrano il contrario. La caccia all’Untore è una cosa da Medioevo, e la trovo umanamente inaccettabile oltre che scientificamente indimostrabile» • 2021 - • 2022 - • Il 12 giugno 2023 muore il padre. Il 6 luglio viene reso pubblico il testamento: un terzo del patrimonio va esclusivamente ai suoi due primi figli, Marina e Pier Silvio, che salgono alla maggioranza assoluta (53% complessivo suddiviso in quote uguali) del gruppo Fininvest, lei Eleonora e Luigi controlleranno assieme il 43%. Luca Angelini: «L’eredità di Silvio Berlusconi raddoppierà il patrimonio di Barbara, Eleonora e Luigi a circa un miliardo a testa ma quadruplicherà quello di Marina e Pier Silvio: 1,6 miliardi ciascuno. Mario Gerevini e Daniela Polizzi hanno fatto i conti in tasca ai cinque fratelli, immobili personali compresi, anche quelli meno noti come la casa da 70 vani di Barbara Berlusconi in zona Pagano a Milano» • Il 30 luglio 2024 festeggia in Sardegna i quarant’anni con il compagno Lorenzo Guerrieri, l’ex Giorgio Valaguzza e i cinque figli • A inizio febbraio 2025 la Regione Lombardia - con un decreto firmato dal presidente Attilio Fontana – la nomina come componente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala di Milano.
159. Luigi BERLUSCONI Arlesheim (Svizzera) 27 settembre 1988. Imprenditore • Il più piccolo dei 5 figli di Silvio, il 7 ottobre 2020 sposa nella basilica di Sant’Ambrogio Federica Fumagalli: «Per il terzogenito di Silvio Berlusconi e Veronica Lario e la ex bocconiana, 31 anni, che oggi lavora nel campo delle pubbliche relazioni, il coronamento di una storia d’amore iniziata 9 anni fa, e proseguita sempre lontana dai riflettori. Le nozze, che molti davano in programma per la scorsa estate, sono state probabilmente rinviate a causa del Covid, in particolar modo, per le condizioni di salute di Silvio Berlusconi, assente in chiesa perché in attesa dell’esito del secondo tampone. L’ex premier si è recato, però, a Villa Belvedere per la cena di famiglia» • 2021 - • 2022 - • Il 12 giugno 2023 muore il padre. Il 6 luglio viene reso pubblico il testamento: un terzo del patrimonio va esclusivamente ai suoi due primi figli, Marina e Pier Silvio, che salgono alla maggioranza assoluta (53% complessivo suddiviso in quote uguali) del gruppo Fininvest, lui Barbara e Eleonora controlleranno assieme il 43%. Luca Angelini: «L’eredità di Silvio Berlusconi raddoppierà il patrimonio di Barbara, Eleonora e Luigi a circa un miliardo a testa ma quadruplicherà quello di Marina e Pier Silvio: 1,6 miliardi ciascuno». Va a lui la ex Villa Borletti di Milano, luogo simbolo dell’epopea berlusconiana • A luglio 2024 si dice che la famiglia Berlusconi, che ha ripianato i debiti di Forza Italia e quindi finanziariamente ne ha in mano le chiavi, vorrebbe un cambio di passo nel partito e ne ha criticato la gestione (lui solo a marzo gli ha versato 100mila euro) • A metà giugno 2025 si dice che la vendita di Villa Certosa a Porto Rotondo in Sardegna, il gioiello della corona immobiliare, una delle più grandi, se non in assoluto la più rilevante compravendita immobiliare mai effettuata in Italia (circolano cifre nell’ampio range dei 300-500 milioni) sarà gestita da un team con Sotheby’s International Realty alla guida e il coinvolgimento di Knight Castle Real Estate, broker con base a Dubai specializzato in immobili di lusso, più un’altra società americana sempre tarata su clientela ricchissima: diventa defilato il ruolo di Dils, l’azienda italiana di servizi immobiliari partecipata indirettamente anche da lui con le sorelle Barbara ed Eleonora cui per un certo periodo il big deal era stato affidato in via esclusiva.
160. Maurizio SARRI Napoli 10 gennaio 1959. Allenatore di calcio • Dal 16 giugno 2019 allenatore della Juventus (il 22 dicembre ha perso a Riad contro la Lazio la sfida per la Supercoppa), a metà febbraio 2020 Massimo Gramellini gli dedica un caffè (Il postino di Sarri): «Il padre dei luoghi comuni recita che neanche i luoghi comuni sono più quelli di una volta. Ed è vero. Lo ha appena scoperto Maurizio Sarri, allenatore sulla graticola. Alla richiesta se sentisse la pressione, lo sventurato rispose: “Se non avessi voluto essere sotto esame, avrei fatto domanda alle Poste”. Apriti postamat! Le Poste gli si sono rivoltate contro, peggio di Higuain quando Sarri gli urla di correre. E gli hanno ricordato come la loro sia un’azienda di successo, talmente all’avanguardia che ormai ci si stressa anche lì. Quando io e Sarri eravamo piccoli ed entrambi non tifavamo per la Juve, le Poste e il Catasto erano considerati gli archetipi del fancazzismo lavorativo. Abbastanza ingiustamente già allora. I burocrati e i pigri si annidavano ovunque, come i laboriosi e gli intraprendenti, ma per qualche ragione il dio dei luoghi comuni aveva deciso di marchiare solo gli impiegati di quei due rami dell’amministrazione. A dire il vero si diceva lo stesso dei bancari, ma Sarri deve averlo scordato, forse perché prima di diventare allenatore faceva il bancario. Il suo pregiudizio verso i postini, e qui mi appello all’autorità di Sconcerti, potrebbe dipendere dal fatto che nel gergo calcistico si designano con quell’appellativo i giocatori che portano palla con insistenza, mentre lui è un fanatico dei passaggi immediati. Ma ormai anche le Poste viaggiano veloci. Sarri perda altre due partite e si accorgerà di come gli recapitano in fretta la lettera di licenziamento». Il 17 giugno 2020 perde a Roma, ai rigori contro il Napoli, la finale di Coppa Italia. Il 26 luglio, grazie al successo 2-0 contro la Sampdoria, conquista il suo primo scudetto (per i bianconeri è il nono consecutivo) diventando il tecnico più anziano a fregiarsi del titolo italiano nell’era del girone unico. Il 7 agosto, la Juventus vince 2-1 la gara di ritorno degli ottavi di Champions League contro l’Olympique Lione ma è eliminata per la regola dei gol segnati in trasferta (all’andata, prima che scoppiasse la pandemia, aveva perso 1-0), il giorno seguente viene sollevato dall’incarico • Il 9 giugno 2021 viene annunciato il suo ingaggio alla Lazio. Il 26 settembre vince 3-2 il derby contro la Roma di José Mourinho • Il 21 maggio 2022 chiude il campionato al quinto posto, un punto di vantaggio sulla Roma (il 20 marzo ha però perso 3-0 il derby di ritorno). A inizio settembre Mario Sconcerti scrive che «Roma e Lazio hanno un vantaggio non indifferente: sono guidate benissimo. Mourinho e Sarri ottengono molto da squadre che non sono ancora stellari» • Il 24 gennaio 2023 «clamoroso il 4-0 con cui una Lazio splendidamente sarriana ha annientato i campioni d’Italia» del Milan. Il 3 marzo batte a sorpresa per 1-0 la capolista Napoli (che in classifica ha però un vantaggio «siderale»). Il 3 giugno chiude il campionato al secondo posto • Il 13 marzo 2024, con la squadra al nono posto in classifica, rassegna le dimissioni • 2025 - •
161. Lapo ELKANN New York (Stati Uniti) 7 ottobre 1977. Imprenditore • Figlio del giornalista Alain Elkann e di Margherita Agnelli, socialite eletto quattro volte di fila Best Dressed Man da Vanity Fair, a fine ottobre 2020, intervistato da Candida Morvillo per 7 confida: «Ero nel carcere di Nisida, un ragazzino, arrestato a undici anni, mi fa: Lapo, Lapo, sei figo! Chiedo perché. E lui: perché pippavi e andavi a prostitute. Mi sono sentito rabbrividire. Era un baby killer della camorra, aveva ucciso tre persone. Gli ho chiesto che avrebbe fatto se uno gli avesse dato un’opportunità e mi ha risposto: io, se torno al quartiere, mi do sei mesi di vita, m’importa solo di farmi e di andare a donne. Mi sono sentito male. Mi sono detto: adesso, con tutta la fortuna e i privilegi che hai, ti dai una mossa e vedi di fare la differenza» • A metà agosto 2021 si parla di Agnelli, il giallo delle quote e la successione di Marella. Mario Gerevini e Fabrizio Massaro: «Gli avvocati di Margherita esprimono dubbi sulla correttezza formale degli atti (compravendite e donazioni di quote) alla base dell’attuale assetto della Dicembre, cioè la cassaforte di John (60%), Lapo e Ginevra (20% ciascuno) che è il maggiore azionista (38%) dell’olandese Giovanni Agnelli bv che attraverso Exor gestisce tra l’altro partecipazioni in Stellantis (14,4%), Ferrari (23%), Cnh (27%) e ha il controllo di Partner Re (assicurazioni), Juventus (64%), del gruppo editoriale Gedi (La Repubblica, La Stampa ecc). Quando i legali di John Elkann affermano che la maggioranza della Dicembre non può essere messa in discussione, mostrano in controluce uno dei motivi del contendere tra madre e figlio: il passaggio, avvenuto dopo la morte di Gianni, delle quote della Dicembre da Marella al nipote John, ovvero al capofamiglia designato dall’Avvocato. Semplificando una vicenda complessa, John è arrivato al 60% nella Dicembre in tre fasi: una donazione diretta dal nonno del 25%, inattaccabile; una donazione diretta nel 2003 dalla nonna della quota che lo porta in maggioranza; la vendita un anno dopo da parte di Marella della nuda proprietà delle sue quote residue a John, Lapo e Ginevra, tenendo per sé l’usufrutto, ovvero i diritti patrimoniali. Ma se Margherita impugnasse ora la successione della madre, e se sostenesse che la legge applicabile è quella italiana e non quella svizzera, rivendicherebbe il diritto alla legittima, cioè il 50% dell’asse ereditario della madre. Attenzione: questo vuol dire non solo il patrimonio al momento della morte ma anche le donazioni, dirette o indirette effettuate in vita, pur se risalenti a molti anni prima. Insomma, in questa prospettiva, il patrimonio andrebbe ricalcolato ai valori del 2019» • Il 7 novembre 2022 al tribunale civile di Torino, in udienza davanti alla giudice Nicoletta Aloj, si rinnova lo scontro legale tra gli avvocati della madre e il pool di professionisti che difendono lui, John e Ginevra: i fratelli ribadiscono nella loro memoria che nel 2004 «due fondamentali accordi» erano stati «negoziati e liberamente sottoscritti proprio da colei che ora come nel 2007 vuole cancellarli dal mondo del diritto» e grazie ai quali ha ottenuto non meno di 1,2 miliardi • In attesa che si definiscano analoghe cause in corso in Svizzera, il 6 giugno 2023 i giudici sospendono il procedimento avviato a Torino dalla madre nel 2020. A metà mese, morto Silvio Berlusconi, si legge che nel testamento «il Cavaliere avrebbe meticolosamente dosato ogni mossa e passaggio per scongiurare, anche lontanamente, uno scenario alla Agnelli-Elkann» • Il 19 settembre 2024 la Guardia di finanza sequestra a lui, John e Ginevra conti correnti personali e depositi titoli per 74,8 milioni di euro in esecuzione del provvedimento disposto dal gip del tribunale di Torino su richiesta della Procura nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli. Simona Lorenzetti & Massimiliano Nerozzi: «Gli investigatori ipotizzano una presunta “articolata strategia” che gli indagati avrebbero messo in atto per “rappresentare, sotto il profilo strettamente formale, la residenza svizzera” di Marella Caracciolo e sottrarre così a tassazione redditi per un miliardo di euro, tra il 2016 e il 2020. I reati contestati, a vario titolo, sono frode fiscale e truffa ai danni dello Stato». Nelle cento pagine del decreto di sequestro preventivo si parla di un tesoro da 170 milioni di euro che con John e Ginevra si sarebbero spartiti alla morte di donna Marella, classificandoli negli inventari e nei documenti via via redatti come «regali» che la nonna avrebbe donato loro quando era ancora in vita, stratagemma che avrebbe consentito di ridurre la «massa ereditaria» e pagare meno tasse. Elena Tebano: «Il sequestro da 74,8 milioni non ha un grande impatto economico sui patrimoni dei tre fratelli Elkann, considerando che hanno un impero da oltre 30 miliardi di euro. Ma se mai la madre Margherita ottenesse ragione ci sarebbero anche conseguenze sulla spartizione delle quote della Dicembre, la società che controlla quell’impero» • A metà luglio 2025 si legge che il Fisco incassa, gli Elkann intravedono una via d’uscita dall’inchiesta penale, la madre li aspetta al varco del procedimento civile sull’eredità. Luca Angelini: «Parallelamente all’accordo con il Fisco da circa 175 milioni di euro — per sanare l’evasione fiscale e la truffa ai danni dell’Erario contestati dalla Procura di Torino — ormai da mesi si susseguono i confronti tra i magistrati e i legali di John, Ginevra e Lapo Elkann per trovare un accordo sull’eventuale messa alla prova degli indagati che, dopo l’udienza davanti al gip, potrebbe portare alla sospensione del procedimento. E solo in caso di esito positivo della stessa messa alla prova — attraverso lavori di pubblica utilità — il gip dichiarerebbe poi l’estinzione del reato». L’8 settembre si chiude il primo round dell’inchiesta: per lui e Ginevra i pm chiedono l’archiviazione, per John, che a luglio ha versato 183 milioni all’Agenzia delle Entrate estinguendo il debito tributario, la messa alla prova con lavori socialmente utili.
162. Vasco ROSSI Zocca 7 febbraio 1952. Cantautore • A fine maggio 2020, intervistato da Milena Gabanelli confida come la pandemia ha cambiato la sua vita: «È sempre nelle sofferenze più grandi che alla fine vai a pescare quando si scrive. Solo che lo fai quando sono già passate: nel momento della sofferenza non fai niente, soffri e basta. Io soffro e basta, non è che scrivo una canzone. Magari dopo, quando è passato, ricordo quel momento e magari finisce in una canzone con tutta l’intensità di quel momento. Però adesso sono troppo attonito, frastornato, allibito e incantato da questa situazione così pazzesca, da queste città vuote... una cosa allucinante, nelle scorse settimane sembrava di vivere in un film di fantascienza, di quelli che abbiamo visto ma mai avremmo pensato di vivere. Sono stato anche contento di essere arrivato a vederlo: ormai ho una veneranda età, avrei potuto essere già andato da tempo. Ho bruciato la candela da tutte le parti, in effetti sono qui per miracolo». «Super vissuto», a metà novembre, sollecitato da Cesare Cremonini, scrive «Una piccola lettera sulla sopravvivenza» pubblicata su Vanity Fair: «Sono sopravvissuto alla “noia”. Vivendo a Zocca sapevo che da lì bisognava partire perché se sei in pensione ci stai benissimo, ma a 20 anni non c’è niente da fare», «Sono sopravvissuto agli anni ’70. Quando c’erano gli anni di piombo, le Brigate rosse, Lotta Continua e Potere Operaio», «sembravano dei matti quelli che si chiamavamo “potere operaio” ed erano studenti, come gli altri che si chiamavano “lotta continua”, e poi al pomeriggio tornavano tutti a casa, dai genitori... perché erano studenti... E la loro lotta continua finiva lì (Che poi, si sa, come sono finiti, tutti a lavorare per Berlusconi, bene o male)», gli anni Ottanta «quelli più stupidi del secolo, ma anche i più belli e divertenti», «sono sopravvissuto alla droga e agli eccessi di quegli anni. Ne ho combinate di cazzate, ma le ho anche pagate tutte» • A metà ottobre 2021 il figlio Davide è condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per lesioni e omissione di soccorso per un incidente stradale. Il padre lo difende, lui attacca: «Non ero io a guidare l’auto, mi accusano solo perché sono figlio di una persona famosa» • Il 7 febbraio 2022 compie 70 anni. Walter Veltroni lo omaggia così: «A me Vasco Rossi è sempre sembrato, forse senza volerlo, uno dei più capaci a rappresentare questo tempo lacerato, nel quale personale e politico riscrivevano le loro rispettive grandezze, e un confuso, ma diffuso, desiderio di nuovo, sbatteva contro porte serrate, facendosi male, molto male». A metà maggio i suoi fan riempiono Trento in 120 mila per il concerto della ripartenza (previste undici date). Andrea Laffranchi: «“Finalmente”. Lo griderà cinque volte dal palco alla fine di XI comandamento, il brano scelto per aprire la serata. Due anni di attesa, concerti rinviati e spostati, ed eccoli tutti di nuovo qui. In coda dal mattino per avere la prima fila alle transenne, in molti hanno campeggiato in loco. Il popolo di Vasco non ha confini. È l’unico che unisce le generazioni. Maddalena ha 19 anni, sta preparando la maturità: “Ogni età è da Vasco”. Cristina, 21 anni, viene da Napoli: “Sono cresciuta a pane e Vasco. A 3 anni l’ho visto ospite a Sanremo e ho pianto”. Per Francesca, 24 anni, di Roma, è questione di famiglia: “Mamma era incinta di me quando ha visto il primo concerto. Io ho visto il primo con lei e ora ho portato il mio fidanzato per la sua prima volta”. Si chiama Dario e ha già il cappellino del Kom. Li guarda Esteban, 55enne di Trento. Potrebbero essere suoi figli: “Hanno capito che non c’è solo la porcheria che si sente adesso”. Michela, 45 anni, è di Milano e Vasco ce l’ha ovunque: nella testa, nel cuore e sulla pelle. Mostra il tatuaggio preferito: “Vivere per amare/ Vivere per sognare/ Vivere per rischiare”. Il record lo stabilisce Caterina: ha 76 anni ed è arrivata qui alle 9, all’apertura dei cancelli. Elegante abito color lavanda, cappellino in testa: “La mia musica è quella dei cori tradizionali del Trentino, ma avendo fatto per 30 anni la preside di liceo ho scoperto Vasco tramite i ragazzi. Ha una carica nel profondo ed elabora e trasmette concetti correlati a quella forza e a quell’energia”» • A inizio giugno 2023 parte in tour, undici date compresa la zero di Rimini per 450mila biglietti venduti. «Sul palco di Bologna questa volta ci mette anche una buona dose di politica»: «È importante guardarla in faccia, la realtà, perché oggi nell’aria c’è una narrazione edulcorata da parte di chi dice che va tutto bene. I politici dovrebbero pensare a quello e a risolvere i problemi, invece pensano soltanto al consenso». Poi, sul ritornello di T’immagini, quello che fa «favole favole favole», infila Meloni, Salvini, Berlusconi, comunisti e Cinque Stelle («Li boccio tutti tranne Pannella, ma ahinoi lui non c’è più») • A inizio aprile 2024 Giuseppe Sala, sindaco di Milano, annuncia che gli verrà consegnata la Pergamena della Città, un grazie per i 36 concerti a San Siro: «Da fan di Vasco Rossi ho sempre pensato al legame fortissimo che esiste da tempo tra il rocker più grande d’Italia e la nostra Milano». A inizio giugno, in visita al Corriere della Sera, dichiara: «Chi mette sullo stesso piano droghe leggere e pesanti è un criminale. Con Meloni le libertà vengono derise» (giura di non essersi mai «fatto» di eroina) • A metà marzo 2025 Massimo Gramellini gli dedica un caffè (Il prof di Vasco): «Un un marzo di oltre mezzo secolo fa, un insegnante di Italiano assegna alla classe un tema libero. Nessuna traccia, l’argomento è a piacere, che può trasformarsi in dispiacere quando la mancanza di confini ti costringe a brancolare in mezzo al deserto. Il problema non si pone per chi ha poca fantasia: sceglie la prima cosa che gli viene in mente e comincia a scrivere. In aula le biro dei ragazzi scorrono sui fogli protocollo. Tutte, tranne una. Lo studente Rossi Vasco guarda la pagina bianca, come confuso dall’improvviso eccesso di libertà. Finché in lui scatta la scintilla. Di questo parlerà il suo tema libero: della sensazione di smarrimento che provoca un tema libero. Rossi Vasco riempie di getto un paio di fogli e li lascia sulla cattedra, convinto di avere scritto una fesseria, nonostante abbia chiuso con una citazione di Leopardi. Gli dispiace aver deluso quel suo insegnante. Uno dei pochi che, quando parla, riesce a trasmettergli passione. Il giorno dopo il professore di Italiano si rivolge alla classe: “Vorrei leggervi il compito che mi è piaciuto di più. Si intitola: tema libero su un tema libero”. Il voto è dal 9 al 10, che è anche meglio di 10 perché sfiora la perfezione ma non la raggiunge, come tutte le cose vive. Rossi Vasco torna a casa con il pieno di autostima. Prende la chitarra e inizia a comporre canzoni. Nella biografia di ogni persona creativa non c’è necessariamente un grande genitore, ma c’è sempre un grande professore».
163. Massimiliano ROMEO Monza 22 gennaio 1971. Politico • 2020 - • Capogruppo al Senato della Lega, a inizio luglio 2021, quando approda in aula il Ddl Zan contro omofobia e transfobia, dichiara: «Noi della Lega vorremmo interventi anche sull’articolo 5 del disegno di legge Zan». Che cosa dice l’articolo 5 del ddl Zan? «È quello che insiste sull’estensione della legge Mancino e a noi non piace». Vorreste modificarlo? «In realtà la Lega vorrebbe sopprimerlo» (la legge Mancino punisce discriminazione, odio, violenza e incitamento alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) • A fine ottobre 2022, quando Giorgia Meloni interviene al Senato per chiedere la fiducia, con un sorprendente intervento spiega che questo è «un governo di centrodestra non di destra», quasi a voler sottolineare che non c’è solo Fratelli d’Italia. Poi dice che il governo si dovrebbe fare promotore di una conferenza di pace con Francia e Germania (quindi non coinvolgendo Nato e Usa), chiaro distinguo dalle parole della premier; infine conclude avvertendo che «il governo durerà cinque anni ma serve la coesione di tutti gli alleati» (parole che suonano come un avvertimento) • A metà gennaio 2023, pur annunciando il «sì convinto» agli aiuti militari all’Ucraina, evoca la «Terza guerra mondiale»: «Rimuoviamo l’idea che la pace possa esserci solo con la sconfitta o, ancor peggio, con l’umiliazione di Mosca». A fine marzo usa toni da opposizione grillina esprimendo «forte preoccupazione per come stanno andando le cose. L’obiettivo della cessazione delle ostilità sembra più una dichiarazione di principio. Anzi si sente parlare costantemente di offensiva. Il problema non è il sostegno militare, ma una corsa ad armamenti sempre più potenti con il rischio di un incidente da cui non si possa tornare indietro» • A metà febbraio 2024, quando partecipa all’omaggio ad Alexei Navalny, dissidente russo morto dopo trecento giorni passati nella cella d’isolamento di un carcere siberiano, viene contestato per la storica vicinanza della Lega al regime putiniano. A metà settembre, in vista del congresso lombardo previsto per novembre sembra essere il candidato più accreditato ma Salvini non ha deciso perché teme di scontentare i molti leghisti lombardi con i quali è cresciuto. Congresso regionale slittato al 15 dicembre, quando manca meno di un mese si dice che i candidati sono due: lui e il segretario di Lega Giovani Luca Toccalini (ma non è detto che le cose non cambino). Quando, dopo 9 anni di commissariamenti che hanno compresso o limitato la dialettica interna, finalmente arriva il congresso, è eletto alla guida per acclamazione, senza avversari per i ritiri dei possibili concorrenti. Subito, non risparmia critiche nei confronti della leadership del partito chiedendo di rimettere il Nord al centro delle politiche della Lega. Cesare Zapperi: «Vorrebbe ripristinare il Sole delle Alpi e la cerimonia sul Monviso alla sorgente del Po» • A inizio ottobre 2025, quando Giovanni Donzelli e Carlo Maccari (FdI) gli chiedono di mettere nero su bianco una sorta di «rinuncia» alle pretese sulla Lombardia (sulla carta, nell’ancora lontano 2028), intervenendo su La7 a L’aria che tira, «per stemperare il clima un po’ teso che c’è all’interno della maggioranza» concede: «Oggi voglio fare il costruttore di pace. Sulla Lombardia, dove voteremo fra 3 anni, sceglieremo insieme il candidato migliore». Quando Salvini sancisce la storica resa dicendo «È chiaro che se FdI sarà il primo partito, ha tutto il diritto di rivendicare la guida di alcune regioni, compresa la Lombardia», invece di rassegnarsi commenta: «Sono deluso, anzi esterrefatto».
164. Franco LOCATELLI Bergamo 3 luglio 1960. Medico • Oncoematologo, presidente del Consiglio superiore di sanità, a inizio maggio 2020, in piena pandemia da Covid-19, «è uno degli esperti più noti del Comitato tecnico-scientifico, apprezzato per il rigore, la competenza e anche per l’uso di un eloquio tanto cadenzato nel timbro quanto scientificamente funambolico nel lessico» (Alessandro Trocino). Alla fine del mese confida: «Mi sono fatto un sacco di risate quando mi sono rivisto nell’imitazione di Crozza su Nove» (lo sketch con Andrea Zalone ha spopolato su youtube). A fine giugno si legge che «è la vera guida di questa pandemia, uno scienziato serio ma pop che ispira a Crozza strepitose imitazioni per l’eloquio pittoresco (non certo per l’inettitudine, come in un altro paio di casi)» • A metà dicembre 2021 lancia l’ipotesi di imporre il tampone anche ai vaccinati che vogliano prendere parte a «grandi eventi» come partite e concerti o vadano in discoteca e lascia aperta la questione della mascherina all’aperto, che sembra destinata a tornare presto obbligatoria • «Un uomo che merita la gratitudine di tutti» (Gianluca Mercuri), il 31 marzo 2022 dopo oltre 2 anni finisce la sua avventura come coordinatore del Cts (viene sciolto). A Margherita De Bac che gli chiede Più gioie o più dolori? confida: «Comincio da una gioia. È stata la percezione dell’afflato solidaristico che ha unito la nazione nella primavera del 2020. Peccato poi se ne sia perso in parte lo spirito il 27 dicembre dello stesso anno con l’avvio delle vaccinazioni e l’evidenza inconfutabile maturata negli ultimi mesi delle tante morti risparmiate grazie ai vaccini». E i dolori, i momenti duri? «Tanti. Ne scelgo tre come indelebilmente impressi nella mia mente per la drammaticità. Le immagini dei camion militari che lasciano il cimitero di Bergamo, la mia città, per trasportare bare di defunti che non potevano trovare sepoltura. Il Santo Padre da solo in piazza San Pietro che prega il 27 marzo 2020 sotto la pioggia, circondato da un vuoto irreale e quasi spettrale. Terza immagine: il presidente della Repubblica che sale la scalinata dell’Altare della Patria da solo per celebrare il 25 aprile del 2020». Come fa un oncoematologo pediatra a parlare di altri aspetti della medicina con tanta cognizione di causa? «Il mondo dell’oncoematologia non è completamente nuovo alle infezioni virali. Inoltre ho studiato molto e mi sono concentrato al massimo sottraendo tempo alla mia vita privata. Ci metta in più qualche alzataccia, qualche nottata tiratardi, e capirà come ho fatto a costruire competenza». Come ha vissuto interiormente questi anni? «Con la consapevolezza, progressivamente maturata, che stavamo affrontando l’emergenza più impegnativa e critica del Dopoguerra e che i nostri pareri avrebbero avuto un impatto sulla vita anche economica e sociale del Paese. Per tutti i miei colleghi del CTS, in particolare per chi ha avuto il privilegio di coordinarne le attività, il peso delle responsabilità non è stato semplice da sopportare, non lo nascondo» • 2023 - • A inizio aprile 2024 è tra i quattordici grandi scienziati italiani che lanciano un un appello in difesa del Servizio Sanitario Nazionale, nella convinzione che sia gravemente a rischio: «Chiariamo subito. Abbiamo deciso di diffondere questo appello per sensibilizzare tutti e non solo la politica sul tema del Servizio sanitario nazionale, un patrimonio di questo Paese. È fondamentale che anche i cittadini abbiano piena coscienza contribuendo a garantire la sostenibilità di questo bene comune attraverso il pagamento delle tasse dovute. A noi preme la tutela del Servizio sanitario nazionale. Ci sono evidenti segnali di crisi. Disponiamo di un patrimonio preziosissimo che rappresenta il Paese. Nel 2028 il nostro modello compirà 50 anni e bisogna mantenerlo per consegnarlo alle future generazioni integro. È un dovere morale». A De Bac che gli chiede Da quando lavora nel pubblico, professore? risponde: «Ho cominciato con le guardie mediche nel 1985, cinque anni dopo, completata la formazione, ho avuto il mio primo impiego in ospedale. Non l’ho mai lasciato. Ora sono oncoematologo al Bambino Gesù di Roma, struttura formalmente privata ma con spirito totalmente non profit, convenzionata con la sanità pubblica per offrire a tutti, gratuitamente, le cure migliori. Un principio sacrosanto, non disperdiamo questa ricchezza» • 2025 - •
165. Arianna MELONI Roma 26 maggio 1975. Politica • 2020 - • 2021 - • Sorella maggiore della Giorgia che si appresta a vincere le elezioni, a settembre 2022 si legge che «le raccontava le favole e la consolava quando a scuola la chiamavano cicciona. Insieme accesero una candela in cameretta, per giocare, e poi uscirono lasciandola lì. Bruciò tutto, addio all’appartamento alla Camilluccia, si va alla Garbatella» (Roberto Gressi) • Ad agosto 2023, quando diventa capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, si parla di «familismo». La nomina provoca più di una protesta anche nel partito, con l’opposizione aperta della corrente dei «gabbiani» guidata da Fabio Rampelli (ex mentore di Meloni, ma non premiato da incarichi), alcuni ci vedono l’obiettivo di frenare l’ascesa di Giovanni Donzelli. Intervistata da Paola Di Caro, per prima cosa rivendica di aver sempre fatto politica: «Mi iscrissi al Msi che avevo 17 anni, ho fatto di tutto: attaccavo i manifesti, contattavo i militanti, organizzavo gli eventi, poi via via ho preso a tenere i contatti alla Regione Lazio con i nostri vari eletti o candidati, più recentemente nel partito, che cresceva... Insomma, politica a tempo pieno». Dice di essersi sempre «autopenalizzata» per questioni di opportunità: «Una volta perché Giorgia era ministro o leader, una volta perché Francesco (Lollobrigida, il marito che è ministro dell’Agricoltura) assumeva altri incarichi... A me stava bene così. Non mi interessa apparire, ma lavorare». Le ragioni di opportunità vengono adesso messe da parte perché «in questo ultimo anno sono cambiate talmente tante cose, ci siamo assunti responsabilità enormi, tanti di noi sono impegnati in ruoli di vertice. Tutte le nostre figure politiche più esperte credo che debbano necessariamente mettersi a regime, ponendo al primo posto la necessità di lavorare per un bene maggiore sacrificando se occorre un bene minore. Tradotto: nel mio caso, rinunciare a quel cono d’ombra che a me è sempre piaciuto tanto». Alla domanda se si candiderà alle Europee, risponde: «Preferirei di no, ma sono un soldato» • A fine agosto 2024 annuncia di essersi separata dal marito e ministro Francesco Lollobrigida • Spesso accusata di provare a piazzare fedelissimi in ruoli chiave, a inizio gennaio 2025 la premier la difende: «Non penso che i giudici abbiano messo nel mirino mia sorella, ma mi stupisce molto che le vengano addebitate moltissime cose che non segue. Questo mi ha molto incuriosito perché una cosa falsa può essere una svista, due cose false possono essere due sviste, tre cose false possono essere tre sviste, quattro cose false diventano una strategia. E allora mi interrogo sulla strategia. Poi chiederò a mia sorella cosa ne pensa, se trova un minuto mentre stipa tutta questa gente nei gangli dello Stato». A metà settembre racconta sul palco del Tempo delle Donne un’infanzia da «pestifere»: «Abbiamo rischiato varie volte la vita. E fatto scherzi bruttini. Giorgia rischiò di affogare. E a papà una volta lanciammo un sasso dalla barca in acqua e dissi che Giorgia stava annegando». Poi il fuoco a casa. «Mia sorella dice che fui io. Io penso fu lei». A Virginia Piccolillo che le chiede se fu colpa sua se Giorgia entrò in politica, risponde: «Merito. Io ero più grandina e più ribelle, Giorgia più studiosa. Discutevamo. Poi vidi nella metro dei ragazzi del Fronte della Gioventù aggrediti da un centro sociale. Fu l’inizio».
166. Antonio SCURATI Napoli 25 giugno 1969. Scrittore • Presidente della giuria dello Strega (premio vinto nel 2019 con M. Il figlio del secolo), poco dopo la mezzanotte del 3 luglio 2020 proclama il vincitore dell’edizione numero 74: Sandro Veronesi con Il Colibrì • A metà giugno 2021, avendo il governatore Vincenzo De Luca escluso Roberto Saviano dal Festival di Ravello, lascia la guida della fondazione che organizza la manifestazione • A metà luglio 2022 scrive un appello a Mario Draghi perché ci ripensi e resti a Palazzo Chigi fino alla primavera del 2023: «Esimio Presidente Draghi, mi scuso in anticipo di queste mie parole. Le sto, infatti, scrivendo per chiederle di umiliarsi. Le sue dimissioni non sono verosimilmente dettate da un moto d’orgoglio ma, par di capire, da un contesto deteriorato al punto da rendere impossibile il grave compito che si era assunto. Invitarla a rinnovare la sua disponibilità a governare il Paese dopo quanto accaduto credo, però, che significhi anche chiederle di rinunciare a una quota del suo amor proprio. Scendere a patti con la misera morale che spesso, troppo spesso, accompagna la condizione umana dei politicanti è mortificante per chiunque. Eppure, sicuro di interpretare il sentire di moltissimi italiani, è proprio questo che le chiedo di fare. [...]». Vincitore del Prix du livre européen, il 7 dicembre legge un discoso al Parlamento Europeo: «Nell’ottobre del 1922 Benito Mussolini marciava su Roma portando il fascismo al potere. Cento anni più tardi, la vittoria elettorale della destra post-fascista genera la suggestione di una seconda marcia su Roma. È, a mio avviso, una suggestione alla quale dobbiamo resistere. Dobbiamo sottrarci all’incanto del ricorso storico non soltanto perché il fascismo novecentesco, con il suo partito armato partorito dalle trincee della Prima guerra mondiale, è un fenomeno irripetibile nell’Europa occidentale odierna, ma anche perché quella suggestione ci impedisce di vedere ciò che nel presente sopravvive di quel passato, ciò che di Mussolini, se non del fascismo, giunge fino a noi. Io credo che l’attualità di Mussolini discenda da alcune sue intuizioni su ciò che sarebbe divenuta la politica nell’era delle masse, che allora si apriva e oggi giunge alla sua fase matura. Si tratta di intuizioni che farebbero di Benito Mussolini non solo il fondatore del fascismo ma anche, e soprattutto, l’inventore di ciò che oggi noi tendiamo a definire, in modo spesso vago, populismo» • Il 25 aprile 2023 scrive: «[...] Io credo che, per poter divenire eredi dell’antifascismo novecentesco, si debba rinnovarlo. Oggi è finalmente possibile un antifascismo civico, non più ideologico, un antifascismo che non imponga ad alcuni lo schieramento sotto bandiere ben tinte ma a tutti di prendere posizione sotto la bandiera della democrazia. La democrazia di tradizione europea, liberale, piena e compiuta. Non ne esiste un’altra. Oggi, consumate le sanguinose diatribe politico-ideologiche novecentesche, è finalmente possibile un antifascismo di tutti, di tutti i sinceri democratici. [...]». A dicembre, commentando il «Viva l’Italia antifascista!» urlato da uno spettatore alla Prima della Scala, Ignazio La Russa, presidente del Senato, dichiara: «Mi fa pensare e pure ridere che è bastata una frase gridata da un appassionato di ippica perché costui si tramutasse per la sinistra in una specie di eroe nazionale, alla Scurati, che sul fascismo vive grazie ai suoi libri» • Ad aprile 2024 il suo monologo sullla Festa della Liberazione previsto per la trasmissione Che sarà di Serena Bortone (Raitre) viene bloccato portando acqua al mulino di chi chiama la Rai «TeleMeloni». Tra l’altro, recita: «Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023)». Dopo la cancellazione, si sfoga: «Sono un privato cittadino che legge e scrive libri e, all’improvviso, mi ritrovo al centro di una polemica politico-ideologica accanita, spietata, di attacchi personali, denigratori, che mi dipingono come un profittatore, quasi un estorsore. È doloroso». E poi, alludendo alla premier: «Quando un leader politico di tale carisma — nel cui seguito, vista la storia politica da cui proviene, c’è sicuramente qualche individuo non estraneo alla violenza — punta il dito contro il nemico, e i ”giornasquadristi”, fiancheggiatori del governo ti mettono in prima pagina, come “l’uomo di M.”, ti stanno disegnando un bersaglio sulla faccia. Poi magari qualcuno che mira c’è. È già successo». Nei giorni seguenti Roberto Sergio, amministratore delegato della Rai, sostiene che «non è stata vietata né la partecipazione, né la lettura del monologo di Scurati»: gli sarebbe stata proposta la partecipazione a titolo gratuito perché «era in promozione», la prova sarebbe che «la mattina della trasmissione sia i biglietti del treno che l’albergo erano regolarmente confermati» • A inizio aprile 2025 esce l’ultimo atto della sua saga. Giulio Ferroni: «Ci sono libri che recano in sé il segno delle circostanze storiche, di snodi e cambiamenti cruciali della scena del tempo: questo è il caso di M, la “saga” su Mussolini di Antonio Scurati, cinque libri di cui ora esce l’ultimo, La fine e il principio: cinque come cinque atti di una tragedia, quando tra i persistenti orrori del mondo la nostra cultura ha cancellato la tragedia con l’evanescenza delle narrazioni, la proliferazione del romanzo, l’impero della fiction. Come romanzi si presentano d’altra parte questi stessi cinque libri/atti, anche se si tratta piuttosto di una lunga cronaca, che, appoggiandosi sulla fitta documentazione offerta dalla storiografia, si immerge nel punto di vista degli attori della storia, guarda così a distanza, dalla nostra distanza, allo scorrere del loro presente: si insinua nella loro contorta, brulicante, purulenta sostanza vitale, nel coacervo di ambizioni, desideri, bramosie, illusioni, presunzioni che li hanno spinti a muoversi nel mondo, ad agire sull’insieme sociale, a occupare spazio, ad appropriarsi delle persone e delle cose».
167. Elsa FORNERO San Carlo Canavese 7 maggio 1948. Economista • Dal 2011 al 2013 ministro del lavoro e delle politiche sociali, a metà gennaio 2020, quando sembra che il presidente francese Emmanuel Macron si sia inchinato alle proteste contro la riforma delle pensioni, Dario Di Vico ricorda che «il governo Monti varò, senza opposizione dei sindacati, la riforma Fornero che ha via via allungato l’età pensionabile fino ai 67 anni. I problemi si produssero successivamente, con gli errori commessi nei confronti degli esodati e con l’iniziativa della Lega, capace di costruire parte dei suoi successi chiedendo l’abolizione della Fornero (e una volta al governo varando quota 100)». A fine luglio si parla de «la sorprendente rinascita della ex ministra Fornero: giurata in un quiz tv», il Resta a casa e vinci condotto da Costantino della Gherardesca. Tommaso Labate: «Dieci esperti — Fornero (esperta di economia) divide il parterre, tra gli altri, con Carmen di Pietro (letteratura), Enzo Miccio (galateo), Vera Gemma (seduzione), Lory del Santo (cinema) e anche un pupazzo a forma di porcellino — rivolgono domande sul tema di loro competenza ai concorrenti. Che, come i giurati, stanno a casa loro». Lei precisa: «Sia chiaro, non è che sto cercando un futuro come giurata in tv o partecipante ai quiz show. Non ho l’età per iniziare un nuovo lavoro. Ho solo accettato la proposta gentile e cortese di una persona gentile e cortese». Poi confida: «L’altro giorno Costantino della Gherardesca mi ha mandato a casa il suo ultimo libro. Lo apro, c’è anche una bella dedica, lo metto da parte col proposito di dargli un’occhiata. Finisce nelle mani di mio marito, che lo apre prima di me… Mi dice “Elsa, ma questo libro?”. E io, “me l’ha mandato l’autore, guarda c’è anche una bella dedica…”. E lui, “ma gli hai dato un’occhiata?”. E io, “a dire il vero non ancora, perché?”. “Elsa, questo libro parla anche di sesso”, mi fa lui. Sono rimasta un po’ così, sa, non me l’aspettavo. Abbiamo così poco tempo nella vita che uno, se proprio deve leggere un libro, magari non legge un libro che parla di sesso. Non trova?» • A fine ottobre 2021 Gianluca Mercuri scrive che la sua legge «all’epoca del governo Monti salvò i conti del Paese ma poi è diventata la bestia nera dei partiti: quelli che l’hanno combattuta frontalmente, facendone il capro espiatorio del malessere esploso nello scorso decennio, e quelli che non l’hanno difesa apertamente. Non a caso, mentre i leader sindacali parlano esplicitamente di “ritorno alla Fornero” — contro cui pensano a questo punto una “mobilitazione” — i partiti lo escludono ufficialmente. Alla fine si farà, insomma, ma non si potrà dire». A fine anno Quota 100 va in scadenza: verrà rimpiazzata solo per il 2022 con Quota 102, poi si tornerà alla sua legge • A fine novembre 2022 si legge che «si apre una nuova breccia nella Legge Fornero con l’opzione del ritiro a pieni diritti a 62 anni con 41 di contributi. La spesa sul 2023 è limitata, ma più avanti?» • Ad aprile 2023, quando il ministro Francesco Lollobrigida, alludendo al reddito di cittadinanza, invita i giovani a scendere dal divano e a tornare nei campi, viene ricordato un episodio di cui fu protagonsta nel 2013. Gianluca Mercuri: «Parlando a un convegno di Assolombarda, invitò i giovani a “non essere troppo choosy, all’inglese, e prendere le prime offerte e poi da dentro guardarsi intorno”, perché “non si può più aspettare il posto ideale”. Seguirono precisazioni (“i giovani italiani oggi sono disposti a prendere qualunque lavoro. Tant’è che sono in condizioni di precarietà”), traduzioni — choosy sta per schizzinoso, esigente, pignolo, incontentabile, alla fine viziatello — e immancabili polemiche, con la brava e generosa ministra da allora nel mirino dei populisti italiani, che ne hanno fatto la loro sgangherata nemesi propagandistica». A inizio novembre Giuseppe Conte dice che la manovra del governo Meloni «è durissima con gli italiani. Persino l’ex ministra Elsa Fornero ammette che questo governo è stato più duro di lei». Quando viene indetto dalla Cgil uno sciopero generale per venerdì 17 novembre, il senatore leghista Massimo Garavaglia attacca: «Il Pd si straccia le vesti per assecondare i capricci di Landini che vuole farsi l’ennesimo weekend lungo. Del resto il Pd ha votato la legge Fornero e la Cgil non ha scioperato: un immorale scambio di favori». Pure Maurizio Landini la tira in ballo nella replica: «Il governo non sta attuando nessuna delle sue promesse, dalla cancellazione della Fornero sulle pensioni alla lotta all’evasione» • A fine settembre 2024, quando si parla de L’allarme Inps sulle pensioni, Enrico Marro spiega: «Il punto è che le riforme fatte, dalla Dini del 1995 alla Fornero del 2011, non sembrano assicurare più definitivamente l’equilibrio dei conti, nonostante il passaggio al regime contributivo (pensione commisurata ai versamenti). Colpa del trend demografico molto negativo, che fa peggiorare il rapporto tra il numero di lavoratori (circa 23 milioni) e di pensionati (circa 16 milioni)» • A metà marzo 2025 Ferruccio De Bortoli scrive: «Il nostro sbandierato boom dell’occupazione non premia i giovani e le donne, ma soprattutto gli over 50, i più anziani. È l’effetto della riforma Fornero. Tradotto: negli ultimi tempi, i progressi dell’occupazione, un merito per il governo Meloni, sono quasi unicamente dovuti all’effetto di una riforma pensionistica che la maggioranza avrebbe voluto semplicemente abbattere». A inizio dicembre, Monti la usa per sfottere Matteo Salvini, «portato già da tempo in un luogo che sembrava non poter esistere: quello della vicinanza a Trump e Putin contemporaneamente, condita con l’odio per la Ue. Gli va dato atto che, pur avendo fallito sull’abolizione della Legge Fornero, ha scalato i vertici della geopolitica avanzata».
168. Pier Francesco FAVINO Roma 24 agosto 1969. Attore • Il 9 gennaio 2020 esce Hammamet, film di Gianni Amelio in cui interpreta Bettino Craxi (racconta gli ultimi sei mesi di vita del leader socialista, quando era contumace in Tunisia). Paolo Baldini parla di «uno straordinario lavoro di scavo di Pierfrancesco Favino, la cui identificazione fisica e psicologica diventa il valore aggiunto del film», gli varrà il Nastro d’argento (solo la nomination per il più prestigioso David di Donatello). A inizio settembre si legge che lo sbarco di Matteo Salvini a Venezia per assistere con la fidanzata al film Padrenostro non l’ha entusiasmato: «Io non l’ho invitato personalmente è venuto in forma privata e nessuno gli può impedire di entrare. Conoscendo la sua capacità di essere presente nei momenti importanti, mi fa piacere. In termini di manipolazione non c’è possibilità: non è un film pro poliziotti o pro terroristi, ma su due figli, degli uni e degli altri». Il segretario della Lega replica: «Favino è un bravo attore, non sono venuto a manipolare nulla, il film l’ha scelto la mia compagna Francesca Verdini». Diretto da Claudio Noce, il film non ha entusiasmato Paolo Mereghetti (con la motivazione che «Il dramma del terrorismo non viene scavato in profondità» si prende un 4). Baldini definisce «super» la sua interpretazione, che gli varrà la Coppa Volpi. A fine mese, a Walter Veltroni che gli chiede Quando cominci a pensare che la tua vita sarebbe stata quella dell’attore? Risponde «Mah, che la mia vita sarebbe stata quella dell’attore, in verità mai. Che volessi recitare, da piccolissimo, a sette, otto anni». Quale fu la scintilla? «Ho sempre avuto una grandissima passione per Totò, tutte le volte che c’era un suo film, in televisione, per me era più divertente dei cartoni animati. I miei mi portavano a teatro al Gianicolo a vedere le marionette. La mia vita si è subito popolata di storie altrui. Ero l’ultimo di quattro figli, godevo di briglia sciolta. E così, essendo il più piccolo, per farmi spazio mi ero ritagliato il ruolo dell’intrattenitore della famiglia». Cosa volevi fare da grande? «L’attore comico, credo di avere addirittura un tema di terza elementare in cui dicevo che volevo fare l’attore comico. E l’ho sempre pensato, anche quando sono entrato in accademia. Anche quando ero lì avrei voluto far ridere gli altri» • A fine novembre 2021 dopo averlo visto in Promises Mereghetti lo giudica «sprecato». A inizio dicembre Aldo Grasso scrive (Baglioni show: non basta la bravura, manca l’improvvisazione): «Se a fianco hai Pierfrancesco Favino e rifai una serie di coppie celebri (dai De Rege a Totò e Peppino, dai Vianella a Wess e Dori Ghezzi) e non sei capace di un solo momento di improvvisazione, forse ti conviene fare il cantante, e basta» • Il 24 maggio 2022 al Festival di Cannes è il giorno di Nostalgia, film di Mario Martone ambientato al rione Sanità di Napoli. A Mereghetti piace molto (8,5): «Adattando con molte libertà l’omonimo romanzo di Ermanno Rea (cosceneggiato con Ippolita di Majo) Mario Martone ha eletto quel rione a vero co-protagonista, l’unico capace di tener testa a un Favino ancora una volta da applausi». A fine ottobre è nelle sale Il Colibrì di Francesca Archibugi, tratto dal romanzo di Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2020, dove interpreta il protagonista Marco Carrera • Il 30 agosto 2023 è tra i mattatori della prima giornata della Mostra del cinema di Venezia: protagonista nel Comandante di Edoardo De Angelis, lancia un messaggio sui naufraghi da salvare e sul rispetto delle leggi del mare (in sala c’è Salvini). A inizio settembre Alessandro Trocino scrive che «sarebbe potuto essere un attore italiano l’interprete, al posto di Adam Driver, di Enzo Ferrari nel film di Michael Mann. E quell’attore era Pierfrancesco Favino. Già, perché il grande attore italiano avrebbe sostenuto un provino per interpretare quella parte. E sarebbe stato bocciato. I maligni potrebbero associare il retroscena alla polemica scatenata proprio da Favino sul fatto che non dovrebbero essere gli stranieri, ma i nostri attori, a interpretare i ruoli di italiani. Ma sarebbe del tutto ingeneroso nei suoi confronti. Certo, per una questione di opportunità e di conflitto di interesse avrebbe potuto rinviare la sua polemica ad altri tempi. Ma il fatto che si continui a discutere delle sue parole è indicativo di quanto abbia toccato un punto scoperto. In molti nel mondo del cinema hanno preso le sue difese e in molti hanno detto che è stato interpretato male. A rigore, la tesi dell’attore dovrebbe essere questa: se è vero, come è vero, che gli americani applicano il più rigido criterio di appartenenza culturale ai cast dei loro film — e quindi un attore cubano non può fare un messicano e un transessuale non può essere interpretato da un attore cisgender etc — allora non si capisce perché non dovrebbe valere lo stesso anche per i ruoli italiani. Secondo l’attore, in sostanza, ci sarebbe un doppio standard». A fine ottobre, intervistato da Aldo Cazzullo, torna sulla questione: «Si è voluto ridurre a una contesa tra attori un discorso di sistema. Io non ho ovviamente nulla contro Adam Driver, che è molto più bravo di me...». E poi: «In America esiste da anni una cultura che viene chiamata woke. Nasce come forma di rispetto per le minoranze. Ma ora vale anche per il cinema. L’ultimo Oscar l’ha vinto un film asiatico, il penultimo un film con un protagonista sordomuto. Se si racconta una storia tedesca, si fa con attori tedeschi. Prenda Niente di nuovo sul fronte occidentale, prodotto da Netflix: romanzo tedesco, attori tedeschi, girato in tedesco, vince il Bafta, il più importante premio cinematografico inglese. Intanto noi italiani stiamo gettando un’occasione». Anche Visconti per il Gattopardo scelse Burt Lancaster. «Ma non c’era la cultura woke. Il mio non è un discorso personale — tra l’altro sto girando due film all’estero, uno è Il conte di Montecristo —, né sindacale; è un discorso industriale. Lei sa che tra i primi dieci film più visti in Italia quest’anno non c’è un solo film italiano? Perché dobbiamo rinunciare a essere ambiziosi, a raccontare noi le nostre grandi storie? Ho una scuola di recitazione a Firenze, si chiama Oltrarno, come il quartiere dov’è nata. Ho visto molti talenti, ma non vorrei essere al loro posto. Vogliamo dare loro una prospettiva?» • 2024 - • A inizio novembre 2025 esce Il maestro: «Di Stefano, il regista, è stato un buon giocatore: la sua storia l’ha riversata nel film. Il mio amore per il tennis non è ricambiato però oggi siamo diventati tutti un po’ tennisti, no? Vediamo Jannik, ma non quello che c’è dal decimo posto in giù. A me è piaciuta la possibilità di raccontare ciò che non si vede e, in un momento di ossessione per performance e successo, il viaggio di due persone che non sono due fenomeni. Nel maestro Raul Gatti sono entrato in una maniera diversa dal solito. Ho spesso fatto vincenti: magari personaggi negativi ammantati di carisma o che cadevano, ma dall’alto. C’è qualcosa di molto intimo, nel perdente Raul Gatti. Forse è una delle prime volte che si vede un aspetto di me, persona non attore, inedito». A Gaia Piccardi che gli chiede L’Ultimo Bacio, Bartali o Sanremo: cosa le ha fatto svoltare la carriera? risponde: «Tutti e tre. Però il lavoro che mi ha fatto pensare di poter fare questo mestiere in un certo modo è stato El Alamein. Sanremo fu un grande rischio, ma anche l’occasione di dimostrare chi sono: il compagno di banco che faceva ridere la classe». C’è un personaggio che le è rimasto appiccicato addosso? «Non sono Buscetta, Craxi, il Libanese e nemmeno Raul Gatti: sono la possibilità di diventare ciascuno di loro. Ogni volta, è un cassetto di opportunità che si apre. Craxi, per esempio, ha spalancato lo scenario di quello che potrà essere il rapporto con le mie figlie quando le mie forze verranno meno».
169. Matteo Maria ZUPPI Roma 11 ottobre 1955. Cardinale • 2020 - • 2021 - • Cardinale di Bologna, a fine maggio 2022 è nominato presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Nel suo ritratto, Gian Guido Vecchi ne ricorda il decisivo incontro con Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio: «Tra i compagni di liceo c’erano Francesco De Gregori e Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma. C’era David Sassoli, di cui ha celebrato i funerali, “il compagno di scuola che tutti avremmo desiderato”. E c’erano loro, i pionieri della comunità negli anni del fermento post-conciliare. Si trovavano a leggere il Vangelo e farne esperienza nella realtà, l’impulso ad aiutare i poveri e gli ultimi, le scuole popolari per i bambini delle baraccopoli in periferia, gli anziani soli, gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati e i nomadi, i disabili e i tossici, i carcerati e i rifugiati». Aldo Cazzullo commenta: «Un prete di strada può essere un leader spirituale; ma deve saper parlare in pubblico, reggere un’intervista, leggere e scrivere libri, saper mettere in relazione le persone, dialogare con tutti i politici senza diventare l’uomo di qualcuno, incrociare mondi ed essere a proprio agio davanti a un clochard e a una regina. Matteo Zuppi ha queste caratteristiche; quindi sarà un ottimo presidente della Cei. E poi è un uomo di energia e di simpatia: non l’ho mai visto di cattivo umore. Non è tutto; ma di questi tempi è molto» • A giugno 2023, inviato da papa Francesco, è prima a Kiev (incontra il presidente Volodymyr Zelensky) e poi a Mosca (incontra Maria Lvova-Belova, commissaria russa per l’infanzia, destinataria di un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale per “deportazione illegale” di minori ucraini, il consigliere di Putin per le questioni internazionali Ushakov, il Patriarca ortodosso). A metà luglio incontra alla Casa Bianca Joe Biden, presidente degli Stati Uniti • A inizio maggio 2024 col vescovo Mariano Crociata (guida la commissione delle conferenze episcopali europee) lanciano un appello al voto in vista delle elezioni di giugno nei 27 Paesi della Ue: «Non andare a votare non equivale a restare neutrali, ma ad assumersi una precisa responsabilità, quella di dare ad altri il potere di agire senza, se non addirittura contro, la nostra libertà» • A metà marzo 2025, dopo averlo incontrato, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, dice sì allo Ius scholae per i figli di immigrati (cioè la cittadinanza per quelli che nascono qui e fanno le scuole in Italia). A fine aprile, quando si va verso il Conclave per eleggere il successore di Francesco, è indicato tra i papabili. Vecchi: «La storia del “prete di strada” lo ha sempre fatto molto ridere, “e per forza, mi dica lei dove altro dovrebbe stare, un prete, in salotto?”. Quando Francesco lo mandò a Bologna come arcivescovo, alla fine del 2015, “don Matteo” non andò a vivere all’arcivescovado ma nella casa del clero di via Barberia 24 insieme con i sacerdoti anziani in pensione, “mi daranno consigli”. Si è portato da Roma la bicicletta con cui raggiunge ogni mattina la Curia e si sposta nella città che lo ha adottato. Ma è nella Capitale che Matteo Zuppi è cresciuto e ha passato buona parte della sua vita, quinto dei sei figli di Enrico Zuppi, giornalista cattolico amico di Giovanni Battista Montini che per trentadue anni fu alla direzione dell’Osservatore della Domenica, il settimanale dell’Osservatore Romano. È il secondo porporato in famiglia perché la madre, Carla Fumagalli, era nipote del cardinale Carlo Confalonieri, di Seveso, già segretario particolare di Pio XI fin da quando Achille Ratti era arcivescovo di Milano. Un modello che il pronipote ha ben presente: “Ricordo il suo rigore ambrosiano, l’idea del servizio alla Chiesa: oneri e non onori”».
170. Elena BONETTI Asola 12 aprile 1974. Politica • Dal 2019 ministro per le pari opportunità nel Conte II, a metà aprile 2020 è favorevole ad allentare la stretta permettendo ai bambini di giocare e fare attività motoria e ricreativa. Negli stessi giorni Emma Bonino dice: «Ho letto che la ministra Bonetti ha fatto una task force “rosa” per la famiglia, composta da 13 donne. Mi sa tanto di riserva indiana». A fine mese attacca via twitter: «In sicurezza si potrà visitare un museo ma non si può celebrare una funzione religiosa? Questa decisione è incomprensibile. Va cambiata» • Il 13 gennaio 2021 si apre una crisi di governo annunciata da settimane: Matteo Renzi in diretta tv ritira Italia viva dall’esecutivo, con il passo indietro delle ministre Bellanova e Bonetti e del sottosegretario Scalfarotto. Il 13 ottobre mantiene il dicastero nel governo Draghi. A inizio dicembre Renzi propone di candidarla alla Camera nel collegio di Roma centro, al posto del neo sindaco di Roma Roberto Gualtieri: l’idea, accolta da Pd e M5S come una provocazione, è lasciata cadere • A metà febbraio 2022 interpellata sul provvedimento, al vaglio del Senato, per dare alle madri la possibilità di attribuire il proprio cognome ai figli, dice: «Non solo vedo con favore questa scelta del Senato ma la sostengo anche con forza perché per troppo tempo queste questioni sono state relegate ai margini con la scusa che altri temi erano più importanti. Questo tempo delle donne, che viene sempre rimandato, per noi oggi è arrivato». A fine aprile, quando la Corte Costituzionale dichiara illegittimo dare ad un figlio automaticamente il cognome del padre, commenta: «Urgente che il Parlamento si sbrighi a legiferare su questo, non possiamo essere in balia delle anagrafi e dei tribunali». A inizio agosto, quando il titolo è Terzo polo, prove di dialogo, si dice che il leader potrebbe essere una donna: il pensiero corre subito a Mara Carfagna, appena passata da Forza Italia ad Azione, Italia Viva pensa piuttosto a un ticket con lei. Il 18 dello stesso mese presenta con Carlo Calenda, Maria Elena Boschi, Luigi Marattin, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini il programma del terzo polo. Il 21 c’è il nome ufficiale del nuovo polo centrista: Italia sul serio. Poiché spuntarla nei collegi sarà dura, tutti i big sono schierati anche nel proporzionale, a lei toccano Sardegna e Veneto. Eletta alla Camera, il 22 ottobre lascia il posto al ministero a Eugenia Roccella • L’11 giugno 2023 arriva la nomina di Raffaella Paita a coordinatrice nazionale di Italia Viva. Alessandro Trocino: «Una doccia fredda per l’ex ministra Elena Bonetti e Luigi Marattin, responsabile economico. Che non sapevano della nomina, per un incarico peraltro finora inesistente. I due hanno diffuso una nota critica su Twitter e Matteo Renzi ha risposto da par suo, facendo capire che i due avrebbero voluto quel posto e per questo ora criticano» • Il 29 gennaio 2024 passa ad Azione. Il 28 aprile viene annunciata la sua candidatura alle europee (capolista nella circoscrizione nord-occidentale, il partito non supererà lo sbarramento del 4%) • 2025 - •
171. Debora SERRACCHIANI Roma 10 novembre 1970. Politica • 2020 - • Il 30 marzo 2021 è eletta presidente del gruppo Pd alla Camera. Lanciata nel 2009 da un intervento all’Assemblea dei Circoli del partito (la platea «forse persa tra gli incisi e impegnata nello slalom tra le virgole — le tributò un battimani talmente scrosciante da fissare l’archetipo di quella moneta d’uso corrente che si chiama “il discorso che fa impazzire il web”»), ex governatrice del Friuli Venezia Giulia (2013-2018), ha ottenuto 66 voti su 93 deputati votanti, Marianna Madia si è fermata a 24 preferenze, Barbara Pollastrini ne ha ottenuta una: «Vorrei ringraziare tutti i colleghi dal profondo» commenta a caldo rivolgendo il suo pensiero al predecessore Graziano Delrio, «una guida saggia e autorevole» e al segretario Enrico Letta, dalla cui «scossa» è arrivata una «opportunità» per le donne e per tutto il partito • Rieletta alla Camera il 25 settembre 2022, mantiene il ruolo di capogruppo • Elly Schlein nuova segretaria del Pd, il 28 marzo 2023 Chiara Braga la sostituisce come capogruppo alla Camera. A inizio aprile è inserita tra i 21 componenti della segreteria (responsabile giustizia) • A fine aprile 2024, quando la segretaria manifesta l’intenzione di mettere il suo nome nelle schede per le europee, si mostra subito contraria (non se ne farà nulla) • Il 20 gennaio 2025 il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro è condannato a 8 mesi per aver divulgato a scopi politici atti riservati: il caso era scoppiato nel 2023 dopo una sua visita del 12 gennaio nel carcere di Sassari con i colleghi Walter Verini e Andrea Orlando all’anarchico Alfredo Cospito (da 75 giorni in sciopero della fame) e ad altri detenuti al 41 bis («Abbiamo visitato il carcere per ragioni umanitarie. Mai messo in discussione il 41bis o chiesto la revoca» aveva subito precisato).
180. Lucia ANNUNZIATA Sarno 8 agosto 1950. Giornalista • A metà novembre 2020, dopo aver visto una puntata di Mezz’ora in più, Aldo Grasso scrive: «È rimasta ferma a Linea 3, il suo programma d’esordio del 1995, fa una tv fieramente anacronistica e forse per questo riesce ancora a sorprendere» • A inizio novembre 2021 Grasso parla de «la pesante ora dell’Annunziata» (contrapposta all’«altro respiro» del Rebus di Giorgio Zanchini e Corrado Augias) • Nel 2022 fanno discutere le sue interviste durante Mezz’ora in più all’ex premier Giuseppe Conte (fine marzo, assicura che «il Movimento 5 Stelle non pensa assolutamente in questo momento a crisi di governo» ma invita Draghi a «non forzare la mano»), al presidente del Copasir Adolfo Urso (inizio ottobre, riposiziona Fratelli d’Italia sul tema dell’antifascismo dicendo che il 25 aprile è «una data storica per il nostro Paese, la data in cui gli italiani hanno ritrovato la libertà»), al presidente di Confindustria Carlo Bonomi (metà ottobre, in vista della formazione del governo Meloni chiede «figure autorevoli e competenti») • «Veterana della tv di Stato, di cui è stata presidente e direttrice del Tg3, ma soprattutto, negli ultimi 15 anni, conduttrice di In mezz’ora, poi Mezz’ora in più, con faccia a faccia spesso molto tesi e nello stile concitato reso celebre (anche) dalle imitazioni di Sabina Guzzanti», «giornalista a pelle, imprevedibile, brutale nelle interviste e nei contrasti, sia quando induce Silvio Berlusconi ad alzarsi e ad abbandonare la sua trasmissione, o quando dice “cazzo!” alla ministra Eugenia Roccella in diretta tv», «non nuova a gesti dirompenti», a fine maggio 2023 annuncia «dimissioni irrevocabili» perché non condivide «nulla dell’attuale governo e in particolare le modalità di intervento sulla Rai» («Non intendo avviarmi sulla strada di una permanente conflittualità interna sul lavoro»; «Non sono donna per tutte le stagioni. Se non ci sono le condizioni, me ne vado»; «Non sopporto gli attacchi personali, le campagne mediatiche, i killeraggi a mezzo stampa: non hanno nemmeno il coraggio di affrontarmi direttamente» ecc.). Si dice che a farla infuriare sono state le indiscrezioni su una sua candidatura alle Europee col Pd: «Se così fosse mi converrebbe restare qui in Rai e farmi una bella campagna elettorale fino al 2024, no?». L’ad Roberto Sergio, che aveva confermato Mezz’ora in più, si dice «sinceramente dispiaciuto», Fiorello la critica: «Annunziata, se non condividi niente di questo governo, allora dovevi rimanere per lottare all’interno». Dopo qualche giorno, ospite a di Martedì su La7, commentando il suo addio e quello di Fazio, Michele Santoro attacca: «Non sopporto nessuno dei due. Le narrazioni che fanno sono sempre un po’ farlocche» • Candidata come indipendente nelle liste del Partito democratico (capolista nella circoscrizione Italia meridionale), nel giugno 2024 è eletta al Parlamento europeo • A metà marzo 2025, quando l’Aula di Strasburgo approva una risoluzione non vincolante sul Libro bianco della difesa che la Commissione europea presenterà il 19 marzo, e che conterrà il piano ReArm Europe illustrato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è tra gli 11 europarlamentari del Pd che seguendo l’indicazione della segreteria si astengono (10 votano sì).
182. Gianni (Gian Luigi) MORANDI Monghidoro 11 dicembre 1944. Cantante • A metà febbraio 2020 Massimo Gramellini scrive un caffè intitolato Il giannimorandismo: «L’unico posto al mondo in cui non si erano ancora trovate tracce di Gianni Morandi erano i film sudcoreani. Ma da quando la sua voce è spuntata nel bel mezzo di una scena di Parasite, fresco vincitore dell’Oscar, intenta a gorgheggiare In ginocchio da te, il trionfo del giannimorandismo può dirsi completo. La vita di chiunque di noi abbia superato i cinquant’anni è stata punteggiata da questa creatura fuori dal tempo e dallo spazio. Prendi un vecchio Sanremo e c’è già Morandi che canta. Ne prendi uno più recente e c’è Morandi che presenta. Sfogli l’album della maratona di New York e c’è Morandi che corre, con lo stesso sorriso imperturbabile con cui canta, presenta e gioca a calcio: nella Nazionale Cantanti, dove nessuno ricorda di avergli mai visto fare un fallo. E se guardi una fiction per famiglie? Che domande, c’è Morandi. Uguale al Morandi dei “musicarelli” che riempivano i cinema oratoriali del secolo scorso, quando la tv era in bianco e nero, il sabato andava in onda Canzonissima e sulle cartoline-voto il futuro estensore del Caffè vergava con calligrafia problematica il nome del cantante preferito da sua nonna: Gianni Morandi. “Scende la pioggia, ma che fa…”. Ma che vuoi che faccia? Bagna tutti, tranne Morandi. Uno capace di mettersi in mutande su Raiuno e non sembrare volgare. Persino di sopravvivere ai social: anche Morandi annovera degli odiatori, però i suoi odiano un po’ meno degli altri. Se rinasco, voglio essere Gianni Morandi. Ma non so se son degno di lui» • L’11 marzo 2021 è ricoverato al centro ustionati di Cesena per lesioni alle mani e alle gambe: «Stava bruciando delle sterpaglie quando è scivolato, si è aggrappato e si è procurato delle ustioni» dicono dal suo entourage • Il 4 febbraio 2022 in coppia con Jovanotti vince la serata delle cover del Festival di Sanremo. Matteo Cruccu: «I due si scambiano le canzoni. Ed è molto divertente soprattutto vedere il sempiterno giovanotto di Monghidoro cimentarsi con Ragazzo Fortunato e Io penso positivo, anche se non sempre perfettamente a suo agio». L’11 luglio il Tg1 delle 20 annuncia che «L’eterno ragazzo è sempre più eterno. Quando avrà 78 anni, Gianni Morandi sarà ancora una volta sul palco del Festival di Sanremo. Cinque serate a fianco del padrone di casa Amadeus per l’edizione del 2023» (Luca Angelini) • L’8 febbraio 2023, commentando la prima serata del Festival di Sanremo, Gianluca Mercuri scrive: «Fratelli d’Italia. Quelli al comando? No, quelli di tutti, quelli dell’inno: cantato da Morandi, il massimo. Tutti in piedi». Lo stesso giorno è per la prima volta sul palco con Massimo Ranieri e Al Bano. Quando Blanco, non sentendosi in cuffia, sfoga l’arrabbiatura distruggendo tutti gli arredi floreali sul palco, entra in scena con in mano una scopa per pulire. Il 9 maggio Gramellini gli dedica un altro caffè, stavolta intitolato Bicamerale Morandi: «C’è un solo uomo che può tenere un concerto di musica leggera nell’aula del Senato, omaggiare con un inchino Mattarella, abbracciare il fratello d’Italia La Russa come se fosse suo fratello, sorridere a Liliana Segre e intanto avvicinarsi a Gasparri per dargli un pugnetto complice mentre gli canta di quel coso “che se lo rivedo gli spaccherò il muso”, senza che nessuno di questi gesti appaia in contraddizione con gli altri. C’è un solo uomo che riesce a far socchiudere gli occhi a Giorgia Meloni, che di solito li tiene apertissimi, a trasformare Casini in un influencer col telefono sguainato e a far vibrare l’ugola di Renzi in Uno su mille ce la fa, per qualcuno la colonna sonora del Jobs Act. Ma soprattutto c’è un solo uomo capace di far intonare al ministro della Difesa Crosetto C’era un ragazzo, la canzone-simbolo dei pacifisti: per di più a mani giunte, come una preghiera da rivolgere eventualmente a sé stesso. Una riforma della Costituzione ispirata ai valori del giannimorandismo appare l’unica in grado di mettere d’accordo i cognati di governo e gli armocromisti dell’opposizione. Dopo quel che ha combinato ieri in Senato, Gianni Morandi può fare tutto: spendere i soldi del Pnrr, abbattere lo spread e conciliare Putin e Zelensky con il supporto decisivo di Al Bano» • A inizio maggio 2024, ad Aldo Cazzullo che gli chiede È ancora un uomo di sinistra? risponde «Certo». Cosa vota? «Pd. Ho fiducia in Elly Schlein, può fare bene. Anche la Meloni è una donna forte, mi fa piacere vedere donne al vertice. Certo, una volta c’era Berlinguer. Conoscerlo mi emozionò molto». Quanto a Silvio Berlusconi «Grande seduttore. Ti ubriacava di parole. Quando andavi a trovarlo ad Arcore ti accompagnava alla macchina e restava lì, con il braccio alzato in segno di saluto, finché la macchina restava in vista. Berlusconi non l’ho mai votato, ma mi era simpatico» • 2025 - •
185. Gianluigi DONNARUMMA Castellammare di Stabia 25 febbraio 1999. Calciatore • Portiere del Milan, il 13 febbraio 2020 a San Siro affronta la Juventus nella semifinale d’andata della Coppa Italia in quella che è vista anche come la sfida tra Gianluigi Buffon e il suo erede designato (al 91’ non riesce a parare il rigore con cui Cristiano Ronaldo sigla il definitivo 1-1). Il 12 giugno, giorno in cui il ritorno finisce 0-0 sancendo l’eliminazione del Milan, Mario Sconcerti scrive che lui e Hakan Calhanoglu sono i soli rossoneri che potrebbero giocare titolari nella squadra che si avvia a conquistare il nono scudetto consecutivo • A fine maggio 2021 arriva la rottura col Milan («il club ha già comprato un altro portiere, il francese Mike Maignan»), il 7 giugno l’accordo col Paris Saint Germain (12 milioni a stagione per 5 anni). L’11 luglio vince a Wembley con gli azzurri gli Europei (decisive le sue parate ai rigori nella semifinale con la Spagna e nella finale con l’Inghilterre), ma quando il 6 ottobre torna a San Siro per la semifinale di Nations League con la Spagna è accolto dai fischi. Massimo Gramellini: «Senza farla troppo lunga, come Donnarumma ha tutto il diritto di andare dove lo portano il cuore e il procuratore, infischiandosene dei sentimenti dei suoi ex tifosi, così a costoro andrebbe riconosciuto il diritto di dissentire nell’unico modo non violento che hanno a disposizione. Quando smetteranno di fischiarlo sarà perché lo avranno dimenticato» • Il 24 marzo 2022, sconfitta a Palermo dalla Macedonia del Nord, la Nazionale resta per la seconda volta consecutiva fuori dai Mondiali. Tra le cause di quella che chiama «la Caporetto del nostro sport», Aldo Cazzullo cita «Stipendi troppo alti rispetto al valore e al rendimento, poca cultura calcistica. E troppo potere ai procuratori. La parabola di Donnarumma — che per inseguire superstipendi ha lasciato il suo ambiente naturale ed è andato a cacciarsi nei guai — è purtroppo esemplare» • Il 22 luglio 2023 il titolo è All’assalto di Donnarumma, ma stavolta i tifosi non c’entrano. Alessandro Trocino: «Rapinati a casa a Parigi, il portiere del Paris Saint-Germain Gianluigi Donnarumma e la fidanzata, incinta. Il giocatore ha provato a reagire ed è stato colpito. Il bottino raggiunge un valore di 500 mila euro» • Il 20 giugno 2024 l’Italia perde agli Europei contro la Spagna, mostrando un’inferiorità verso i futuri campioni che va ben oltre lo 0-1 finale. Alessandro Bocci: «L’Italia evita l’umiliazione solo per le prodezze di Donnarumma, lui sì all’altezza della notte di Wembley: tre parate decisive nel primo tempo, altrettante nel secondo». Il 29 arriva l’eliminazione agli ottavi, 0-2 con la Svizzera (il 24, «il solito gigantesco Gigio Donnarumma era riuscito a parare un rigore» nell’1-1 con la Croazia che ci aveva risparmiato l’eliminazione al primo turno) • Il 29 aprile 2025 nella semifinale di andata della Champions League, il Psg va a vincere per 1 a 0 in casa dell’Arsenal «con grandi parate di Gigio Donnarumma». Il 7 maggio la sua squadra batte 2-1 l’Arsenal pure nella semifinale di ritorno e si qualifica per la finale del 31 maggio a Monaco di Baviera, in cui si imporrà per 5-0 contro l’Inter. Il primo settembre passa al Manchester City.
192. Enrico BORGHI Premosello-Chiovenda 6 agosto 1967. Politico • Dal 2013 deputato del Pd, «uno degli uomini più vicini al ministro della Difesa Guerini», a dicembre 2020, dopo che Conte ha tentato di liquidare la richiesta di un governo all’altezza della drammatica situazione del Paese derubricandola al tema del rimpasto «che è una pratica del passato», ricorda che «il passato da cui il premier prende le distanze è quello che ha raccolto i voti in Parlamento per garantirgli la fiducia. E dato che D’Alema fornisce a volte consigli su richiesta, se Conte dovesse chiedergli un suggerimento potrebbe avvisarlo di fare attenzione. Certe sortite possono essere fatali» • Membro della segreteria del Nazareno, a inizio settembre 2021, quando in commissione Affari sociali la Lega vota in tandem con Fratelli d’Italia per sopprimere il green pass, «in un amen esplode» con un tweet: «Breve storia di una ambiguità profonda: 1) in Consiglio dei ministri la Lega vota a favore dell’introduzione del green pass; 2) alla Camera in conversione del decreto la Lega vota contro il #greenpass (insieme con FdI ed ex 5 Stelle). È così che Salvini sostiene il governo?» • A fine giugno 2022, dopo la vittoria del centrosinistra ai ballottaggi delle Amministrative (Verona, Parma, Alessandria, Piacenza, Catanzaro, Monza), constatato che è il Pd che vince (la coalizione non esiste) sostiene: «Noi non dovremo consumare la nostra identità nella ricerca di alleanze ma nella nostra iniziativa politica» • Il 26 aprile 2023 annuncia con un’intervista a Repubblica il passaggio a Italia Viva. A fine luglio diventa capogruppo al Senato • A fine maggio 2024 Elisabetta Casellati, ministra per le Riforme, è accusata di averlo offeso col gesto di mandare a quel paese, che lei smentisce, durante la seduta del Senato che abroga il potere del presidente della Repubblica di nominare senatori a vita: il fatto accade quando la critica per aver usato il termine «eliminare» («Dove devo andare? La ministra non può rivolgersi con quelle parole e con quel gesto, si vergogni»), lei replica «Quando ho parlato di eliminazione mi vedeva col mitra? Sta strumentalizzando un verbo» • A inizio settembre 2025 la premier Giorgia Meloni risponde alle accuse che le ha rivolto con tanto di interrogazione sulla sua “assenza” nel fine settimana: «Il senatore Borghi e quanti, anche dagli organi di stampa, sollevano “misteri” sulle due giornate di assenza pubblica dovrebbero forse riconoscere una verità molto semplice: almeno una volta all’anno, il Presidente ha il diritto di svolgere il suo ruolo più naturale, quello di madre». Meloni, si legge nella nota di Palazzo Chigi, «ha trascorso il fine settimana a New York in veste privata con sua figlia Ginevra, che tra qualche giorno compie gli anni. Il viaggio era il regalo di compleanno per sua figlia. Entrambe hanno viaggiato con voli di linea all’andata e al ritorno, perché il presidente Meloni non ha mai utilizzato voli di Stato per ragioni private. Pertanto, il presidente Meloni intende adire le vie legali nei confronti di chi ha diffuso o insinuato notizie infondate in merito». Italia Viva risponde con una una nota: «La Presidente del Consiglio ha tutto il diritto di fare quello che vuole nel suo tempo libero e siamo lieti che abbia avuto del tempo per stare con le persone a lei care. Non accetteremo tuttavia che usi il consueto vittimismo per impedire all’opposizione di fare interrogazioni parlamentari sulle sue scelte. Perché è un dovere del capo del governo rendere conto delle proprie scelte, sempre».
194. Giuliano AMATO Torino 13 maggio 1938. Politico • Nell’agosto 2020, intervistata a dieci anni dalla morte del padre Francesco, Anna Maria Cossiga, parlando del messaggio alle Camere del 26 giugno 1991 nel quale l’allora presidente della Repubblica «proponeva una riforma di sistema, per offrire una chance di sopravvivenza a una Repubblica già malata», lamenta: «Lo considerarono un progetto ad alto rischio democratico, ignorando che nella stesura babbo aveva coinvolto Mino Martinazzoli e Giuliano Amato, non proprio sospettabili di “frenesie autoritarie”, come si disse di lui» • A novembre 2021 si fa il suo nome tra i «possibili candidati “di compromesso” per il Quirinale, potenzialmente in grado di mettere assieme i voti necessari per il Colle». A inizio dicembre Antonio Polito gli dà il 55% di possibilità «di diventare il candidato di (quasi) tutti»: «È una perenne riserva della Repubblica. Chiamarono lui nel 1992, quando il sistema cominciò a crollare, per guidare un governo alle prese con Tangentopoli e con la crisi della lira. Chiamarono lui nel Duemila, quando la sinistra si suicidò e perse prima il governo Prodi e poi quello D’Alema. Chiamarono lui a scrivere la Costituzione europea con Giscard d’Estaing, e chiamarono lui alla Corte costituzionale dove ancora è, in attesa di diventarne prima o poi presidente. Dei candidati al Quirinale, se si esclude Prodi che si è escluso da solo, è secondo solo a Draghi in quanto a standing internazionale e dimestichezza con l’inglese. A suo sfavore gioca l’età, 83 anni. Ma è proprio l’età che potrebbe farne il candidato ideale per un mandato breve, da traghettatore verso il prossimo Parlamento, con 345 eletti in meno» • Giudice della Corte Costituzionale nominato da Giorgio Napolitano il 12 settembre 2013, essendo quello con maggiore anzianità il 29 gennaio 2022 ne diventa finalmente presidente: rimarrà in carica fino a settembre, quando scadrà il mandato di nove anni. A metà febbraio, la Corte ammette quattro referendum, tutti sulla giustizia: sui criteri per tenere distinte le funzioni di pubblico ministero da quella di giudice, su uno dei presupposti per la carcerazione preventiva, per scegliere se cancellare o confermare decadenza e incandidabilità per i parlamentari e gli amministratori locali condannati (legge Severino), per pronunciarsi sulla soglia minima di sostenitori per i candidati al Consiglio superiore della magistratura (Csm). La Consulta boccia invece i quesiti sulla responsabilità civile delle toghe, sull’eutanasia e sulla cannabis. Elena Tebano: «Il presidente della Corte Giuliano Amato ha detto che non sono state decisioni politiche, ma tecniche, basate sulla formulazione dei quesiti e sulla Costituzione. “Non possiamo correggere quesiti mal formulati” ha aggiunto, spiegando che il referendum sull’eutanasia in realtà, per come era scritto, verteva “sull’omicidio del consenziente” e si estendeva “a situazioni del tutto diverse da quelle per cui pensiamo possa applicarsi l’eutanasia. Un risultato costituzionalmente inammissibile”». A maggio, a trent’anni dalle stragi di mafia che indussero governo e Parlamento a varare il cosiddetto ergastolo ostativo — cioè il divieto di liberazione condizionale per gli affiliati alla criminalità organizzata che non si pentono e non collaborano con la giustizia — la Corte evita di cancellare una norma già dichiarata incostituzionale da un anno, concedendo alle Camere altri sei mesi per portare a termine la riforma: «Io comprendo le reazioni e i punti di vista di tutti, ma alle Corti tocca essere equilibrate. Qui si tratta di bilanciare da un lato la tutela dei diritti delle persone in relazione ai presupposti per chiedere l’accesso ai benefici penitenziari, dall’altro le particolari ragioni di sicurezza che la legislazione italiana ha sempre riconosciuto in materia di mafia». A metà luglio, con le dimissioni di Draghi ormai imminenti, mentre si cerca qualcun altro cui affidare il governo «fa capolino anche l’ipotesi istituzionale, chiamando il presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato» • A inizio settembre 2023 fa scalpore un’intervista a Repubblica sulla strage di Ustica. Luca Angelini: «Amato ha parlato chiaramente di un depistaggio insistente da parte degli apparati militari, non solo dell’epoca. I pm potrebbero chiedere maggiori delucidazioni. La sortita di Amato, a 43 anni dai fatti (27 giugno 1980), ha ricevuto apprezzamenti, ma anche attacchi, soprattutto per la scelta di non rivolgersi alla magistratura». A ottobre «Si legge di una Meloni furibonda perché un suo sottosegretario berlusconiano ha offerto a Giuliano Amato la guida del comitato che dovrà studiare gli effetti dell’Intelligenza Artificiale sull’editoria senza avvertirla». Massimo Gramellini (Digital Amato): «Lungi da me sottovalutare i risvolti politici della vicenda, ma mi colpisce di più che alla presidenza di una commissione incaricata di governare il futuro sia stato messo un signore di ottantacinque anni. Possibile che non ci fosse a disposizione un figlio, un nipote, un genero o almeno un cognato, che da quelle parti abbondano? Giuliano Amato ha tanti difetti e tante qualità, ma né tra gli uni né tra le altre rientra la conoscenza approfondita di ChatGpt. Nessuno ne discute l’intelligenza tutt’altro che artificiale, ma è come se un secolo fa avessero affidato a un abilissimo cocchiere in pensione il compito di studiare l’impatto delle automobili sul traffico urbano» (dopo l’attacco meloniano si dimetterà dalla cosiddetta Commissione Algoritmi). A inizio dicembre dichiara che con il «premierato forte» (ossia l’elezione diretta del presidente del Consiglio) «rischiamo di giocarci la figura che gli italiani amano di più», ossia il presidente della Repubblica, che ne uscirebbe indebolita • A inizio gennaio 2024 è attaccato per un’intervista in cui avrebbe detto che «siccome entro il 2024 il Parlamento che oggi ha una maggioranza di centrodestra deve nominare quattro giudici della Consulta, ci sarebbe il rischio di una deriva autoritaria». Lui smentisce: «Io non ho assolutamente parlato dell’elezione dei giudici della Corte. Ho evidenziato un altro problema, ho parlato dell’accoglienza delle decisioni della Corte, chiunque l’abbia eletta». In effetti, scrive Giovanni Bianconi, Amato «aveva sottolineato il rischio che le Corti costituzionali vengano percepite e additate come “nemiche della collettività” e dei governi facendo l’esempio della Polonia» • 2025 - •
195. Luigi BRUGNARO Mirano 13 settembre 1961. Politico • Dal 2015 sindaco di Venezia, a fine aprile 2020, scoppiata la pandemia da Covid-19, paventa il rischio «che la crisi verticale del turismo in Laguna inneschi “una bomba sociale”» • Fondatore con Giovanni Toti di Coraggio Italia, a metà giugno 2021 Gianluca Mercuri scrive che «Meloni osserva dall’esterno, Gelmini e Carfagna dall’interno, Toti e Brugnaro dai lati: tutti attendono di dividersi le spoglie, con Salvini in vantaggio. I voti di Berlusconi sono nulla rispetto al passato, eppure chi se li prende comanderà nel centrodestra e probabilmente nel Paese, o si costruirà la classica rendita da ago della bilancia» • A inizio agosto 2022 «Nasce la lista unitaria di Giovanni Toti e Maurizio Lupi, che correrà in solitudine aspirando al 3% ma con il “paracadute” di collegi uninominali concessi da Meloni. E nasce anche la lista formata dall’Udc di Lorenzo Cesa e dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, con lo stesso obiettivo». L’11 del mese nasce Noi moderati, su uno sfondo blu i simboli di Noi con l’Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro. Il 25 settembre non arriva all’un per cento • A fine marzo 2023, quando un giovane a petto nudo si butta dal terzo piano di un palazzo nel Canal Grande, commenta: «A questo soggetto bisogna dare un certificato di stupidità e un bel sacco di pedate». A inizio settembre, quando la giunta comunale stabilisce che dal 2024 i turisti in visita a Venezia nei giorni da bollino nero (una trentina) dovranno pagare un ticket di 5 euro, si appella: «Chiedo la collaborazione di tutti per aiutarci a salvare Venezia e farla diventare la più antica città del futuro» • A metà aprile 2024, inaugurazione del Padiglione Italia alla Biennale d’arte, una raffica di fischi accoglie la sua esternazione contro l’installazione fatta coi tubi delle impalcature (preferisce il figurativo e un’arte comprensibile a tutti). A metà luglio si parla de L’inchiesta che scuote Venezia. La vicenda oggetto d’indagine riguarda la cosiddetta area dei Pili, una striscia di terra rimasta selvaggia che si protende verso la laguna dalle parti di Marghera. Luca Angelini: «Proprietaria è la società Porta di Venezia di Brugnaro che acquistò a 5 milioni di euro nel 2006, quando non era ancora sceso in politica. L’area è stata motivo di accesi scontri con il centrosinistra che puntava il dito sul conflitto d’interessi. Per pararsi dalle accuse, il primo cittadino creò un blind trust di diritto newyorkese. Secondo i pm, che hanno puntato i riflettori sui meccanismi di questa operazione, il “gestore di fatto” è il suo vice capo di gabinetto, Donadini. E rispunta l’imprenditore di Singapore Ching Chiat Kwong. “Brugnaro, Ceron e Donadini — scrive il gip Alberto Scaramuzza — concordavano con lui il versamento di 150 milioni in cambio della promessa di far approvare il raddoppio dell’edificabilità e l’adozione delle varianti urbanistiche necessarie per l’approvazione del progetto edilizio”. Va detto che l’operazione non si è mai conclusa ma per l’accusa è sufficiente la promessa per contestare la corruzione». Lui si dice esterrefatto: «L’ipotesi che io abbia potuto agire sui Pili per portare vantaggi in termini di edificabilità e/o varianti urbanistiche è totalmente infondata. Com’è noto quella è un’area già edificabile da prima della mia amministrazione» • A fine settembre 2025, quando Beatrice Venezi viene nominata direttore musicale del Teatro La Fenice con il dissenso di orchestrali e maestranze, in veste di presidente della Fondazione convoca un incontro tra Rsa e direzione nella speranza di iniziare un dialogo che sembra impossibile.
197. Toni (Marco Antonio) SERVILLO Afragola 25 gennaio 1959. Attore • A maggio 2020 è in streaming 5 è il numero perfetto film d’esordio di Igort: l’interpretazione (con la gobba al naso) del camorrista Peppino Lo Cicero gli vale la candidatura come protagonista al David di Donatello • A settembre 2021 è alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia con tre film: Qui rido io di Mario Martone (per Paolo Mereghetti è «superlativo»), È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino e, fuori concorso, Ariaferma di Leonardo Di Costanzo (le interpretazioni nel primo e nel terzo gli varranno la candidatura al Nastro d’Argento). A Micol Sarfatti che gli chiede per 7 Lei è l’unico attore ad avere interpretato Giulio Andreotti, ne Il Divo, e Silvio Berlusconi, in Loro I e II. Ha ricevuto riscontri dai diretti interessati? risponde «No, da nessuno dei due e nemmeno io li ho mai cercati. Questi film raccontano un pezzo di storia del nostro Paese con un linguaggio originale. Adam McKay, il regista di Vice - l’uomo nell’ombra, ha detto di essersi ispirato a Il Divo per la figura dell’ex vicepresidente Usa Dick Cheney. Se un giovane guarda Il Divo o Loro può capire qualcosa in più del periodo in cui vive. Da Berlusconi in poi l’Italia ha conosciuto un cambiamento radicale della politica. Siamo in una campagna elettorale permanente. I politici si propongono come star, le idee sono lanci» • A maggio 2022 è nelle sale Esterno notte di Marco Bellocchio, racconto dei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro (interpreta papa Paolo VI). A ottobre, Pirandello Pop ne La stranezza di Roberto Andò, riunisce i suoi due amori, teatro e cinema: «Scherzando sogno quest’epitaffio sulla mia tomba: qui giace Toni Servillo, attore. Toni a teatro e Servillo al cinema. Non faccio graduatorie, ma vengo dal palco, è il mondo in cui in modo intimo e quotidiano rifletto sul senso del mio mestiere» • A gennaio 2023 è nelle sale con Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese (interpreta un angelo caduto dal cielo che raccoglie quattro suicidi), a metà aprile, in scena al Teatro dell’Odéon di Parigi ne Le voci di Dante, evento che inaugura Passions italiennes, settimana dedicata alla cultura italiana nella capitale francese, mezz’ora dopo l’inizio dello spettacolo si accascia sul palco e nel cadere urta il leggio, graffiandosi un orecchio (dagli accertamenti in ospedale non risulta nulla di grave). A fine luglio partecipa all’80ª edizione della Mostra del cinema di Venezia con Adagio di Stefano Sollima (sarà candidato al Nastro d’Argento come non protagonista) • 2024 - • Il 27 agosto 2025 La Grazia di Paolo Sorrentino (settimo film in cui fanno coppia) apre la Mostra di Venezia. Paolo Mereghetti lo giudica «straordinario, controllatissimo».
198. Valerio MASTANDREA Roma 14 febbraio 1972. Attore • A fine luglio 2020 ricorda con una lettera su twitter l’amico Mattia Torre, sceneggiatore, drammaturgo e regista morto il 19 luglio 2019, «a unirli più di ogni altra cosa forse era stata la serie La linea verticale – tratta a sua volta da un libro di Torre – in cui lo sceneggiatore aveva raccontato la sua lunga malattia e il ricovero ospedaliero per combattere il cancro, interpretata proprio da Valerio Mastandrea. L’opera in otto puntate era diventata un caso per essere riuscita ad affrontare il dramma del tumore senza retorica, ma facendo ricorso anche a elementi ironici» • A metà maggio 2021 la dodicenne Emma Torre ritira il David di Donatello vinto dal padre, un commosso Massimo Gramellini confida che «gli argini hanno retto, nonostante l’inquadratura di Valerio Mastandrea che piangeva sotto la mascherina non aiutasse» • Ad agosto 2022 è nelle sale con Il Pataffio di Francesco Lagi, racconto medioevale tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Malerba, a settembre con Siccità di Paolo Virzì, ritratto di una Roma in emergenza idrica • A fine gennaio 2023 è nelle sale con Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese (parla del confine tra la voglia di vivere e la voglia di morire), a fine febbraio è citato tra i molti che hanno iniziato la carriera con lo scomparso Maurizio Costanzo, a fine ottobre esce C’è ancora domani, in cui è diretto da Paola Cortellesi (gli varrà la candidatura al David di Donatello) • A metà settembre 2024 alla Triennale di Milano è tra gli ospiti dell’undicesima edizione del Tempo delle Donne • A fine marzo 2025 esce Nonostante, film di cui è regista (gli varrà il Nastro d’argento per il miglior soggetto). Paolo Mereghetti scrive che «dimostra la bella ambizione di chi cerca e non si accontenta» e gli dà 7½.
207. Gianmarco TAMBERI Civitanova Marche 1 giugno 1992. Altista • 2020 - • Costretto a saltare i giochi di Rio de Janeiro 2016 per l’infortunio a una caviglia cinque giorni dopo aver vinto i campionati europei di Amsterdam, il primo agosto 2021 a Tokyo vince ex equo con Mutaz Barshim (Qatar) la medaglia d’oro olimpica ne I dieci minuti più belli dello sport italiano (poco dopo Marcell Jacobs lo imiterà nei 100 metri): «Questi anni sono stati molto difficili, ho sempre messo lo sport avanti per cercare di riuscire in un’impresa che sembrava quasi impossibile dopo quell’infortunio, oggi non ho vinto l’Olimpiade, ho fatto qualcosa di molto più grande. Ho fatto qualcosa di immenso» • A luglio 2022, 12 giorni prima dei Mondiali di atletica (a Eugene, Oregon, finirà quarto), comunica di aver risolto il rapporto di collaborazione» con Marco Tamberi, padre e allenatore: «È una decisione che stavo considerando da tempo, perché in questi anni di collaborazione a grandi risultati si sono alternate altrettanto grandi divergenze. Siamo ben al di sotto delle aspettative tecniche e c’è stato uno scambio di opinioni su cosa non stesse funzionando fin qui nella preparazione, ed è emersa una diversità di vedute». Il 18 agosto rivince a Monaco l’oro europeo. Gaia Piccardi: «Non è pieno di angeli solo il cielo sopra Berlino. Gimbo Tamberi ha tenuto nascosti i suoi tra i nuvoloni di Monaco, lavata da un diluvio che ha costretto il programma dell’Europeo a partire in ritardo, e ci si è aggrappato a quota 2,30, quando al secondo tentativo ha scavalcato l’asticella mentre il tedesco Potye sbagliava e l’ucraino Protsenko, l’avversario con cui l’azzurro aveva lottato per il bronzo (sfumato) al Mondiale di Eugene, rinunciava e si teneva un ultimo urrah per 2,32, ma l’urlo gli rimaneva strozzato in gola. Vendetta, tremenda vendetta. La medaglia di legno iridata un mese fa con le punture di spillo nella gamba di stacco, il Covid (sintomatico) al ritorno dall’Oregon, due gare esanimi prima di Monaco per riprendere confidenza con la pedana, poi l’oro Europeo, il secondo della carriera dopo Amsterdam 2016. Inesauribile Gimbo, capace di mille resurrezioni». Aldo Cazzullo, dopo averlo definito «un combattente. Un agonista. E l’agonismo è quel che distingue il campione dal talento», torna sulle diatribe familiari: «Il rapporto tra un fuoriclasse e il suo allenatore è sempre delicato; a maggior ragione tra consanguinei. L’allenatore di Gimbo Tamberi è suo padre Marco: un ottimo saltatore, due volte primatista italiano; non un campione. Il campione è suo figlio, il suo allievo. Figuratevi le complicazioni psicologiche. Alla vigilia degli Europei i due avevano rotto. Il presidente dell’atletica italiana, Stefano Mei li ha convinti a rimettersi insieme. I risultati si sono visti. Ora magari si lasceranno davvero; ammesso che padre e figlio possano davvero lasciarsi» • Il 22 agosto 2023 vince la medaglia d’oro ai mondiali di Budapest. Gianluca Mercuri: «Ancora una volta ha dato spettacolo tra pista e spalti, saltando 2,36 e scherzando alla fine con l’asticella posta a 2,40: le è passato sotto di corsa, facendo morire dal ridere lo stadio e tutti noi. Un personaggio straordinario, che non finisce di comunicare gioia. E vince». In bacheca l’oro olimpico, un mondiale all’aperto e due al coperto, un europeo outdoor e due indoor, diventa «Il più grande di sempre dell’atletica leggera italiana». Marco Bonarrigo: «Gli manca il primato del mondo ma i primati passano mentre lui e le sue medaglie resteranno per sempre» • L’11 giugno 2024 vince a Roma (2.37) il suo terzo titolo europeo all’aperto. Luca Angelini: «Uno show fatto pure di molle metalliche estratte dalle scarpe». Lui confida: «La presenza del presidente Mattarella mi ha fatto venire i brividi: è una persona speciale. Domani al Quirinale riceverò da lui la bandiera: andremo a Parigi per spaccare tutto». Massimo Gramellini (L’altro Sinner): «C’è Sinner, il genero di tutte le mamme e di tutti i papà, sicurissimi che riaccompagnerà Cenerentola a casa alle 23 e 59 precise. E poi c’è Tamberi, il Mezzabarba, l’altro principe azzurro. Quello che Cenerentola la riporta sempre, ma chissà quando. Che infila le molle dentro le scarpe. Che urla contro il mondo come un indemoniato, ma l’attimo dopo sta già spiccando un volo d’angelo verso le stelle. A un esame superficiale, e anche un po’ caricaturale, i due fenomeni da esportazione dello sport italiano sembrano l’uno l’opposto dell’altro. L’altoatesino e il marchigiano, il gentile e lo spavaldo, il centrato e l’eccentrico, il compassato che esulta battendo il palmo della mano sulla racchetta e l’esagitato che lo fa battendo i pugni sul petto. Il figlio che è sempre andato d’accordo col padre e quello che col padre ci ha litigato. Il timido che non abbraccerebbe mai la sua amata davanti a testimoni oculari e il disinibito che si avvinghia alla moglie in eurovisione. Un tempo li avrebbero definiti l’anti e l’arci-italiano, ma in realtà Sinner e Tamberi sono molto più simili di quanto si pensi. Li accomuna una serietà di fondo, che anche in un Paese come il nostro, che ama raffigurarsi come un conglomerato di macchiette, è tutt’altro che rara». Portabandiera azzurro (con Arianna Errigo) il 26 luglio a Parigi, colpito da febbre e calcoli renali nei giorni antecedenti la gara finisce all’undicesimo posto. Bonarrigo: «Non sapremo mai se a tradirlo sia stato l’accanimento più feroce del solito con cui ha massacrato il suo corpo negli ultimi mesi [...] Non lo sapremo mai e mai potremo giudicarlo, anche se i medici che hanno osservato il suo profilo scheletrico e letto i referti della pesatura hanno definito a serio rischio il suo 3% di massa grassa (roba da maratoneti africani) e gli psicologi sono rimasti turbati dalla ripetuta ostentazione nell’esibire su Instagram le tracce filiformi delle sue pieghe di grasso sull’addome sudato» • A metà settembre 2025, mondiali nella Tokyo in cui vinse l’oro olimpico, è eliminato nelle qualificazioni zavorrato da una misura (2,16) che non gli compete. Con la mente è già a Los Angeles: «Ho fatto un risultato pietoso. Mi addolora aver lasciato mia figlia di un mese per non aver combinato nulla. Sapevo che avrei potuto saltare 2,30, mi sarebbe bastato un clic per sbloccarmi. L’anno prossimo non dovrà andare così. Fisicamente sto bene: il fuoco dentro, io lo sento ancora».
199. CHECCO ZALONE - MEDICI Luca Bari 3 giugno 1977. Attore • Il 3 gennaio 2020 Paolo Baldini scrive nella sua Cinebussola: «Lo stratosferico successo di Zalone e del suo nel primo giorno di programmazione (8,7 milioni in poche ore) è da un lato un fenomeno legato al talento naïf di Checco e dall’altro un segnale incoraggiante per tutto il cinema italiano proteso verso una faticosa rinascita in termini di attaccamento degli spettatori nonché di buoni incassi per reggere l’urto dei kolossal americani e sostenere il rinnovamento. Tolo Tolo è ovviamente l’opera più attesa e popolare della cine-settimana. Parla di un piccolo italiano in rovina che scappa in Africa e si ritrova sulla rotta dei clandestini. Non è un film politico, ma una commedia umana, comica, corrosiva, divertente. Zalone guida il giocattolo con molta bravura, ma il meglio lo dà, come sempre, quando descrive l’Italietta degli incompetenti, dei buoni a nulla, dei raccomandati e dei pasticcioni» • A fine aprile 2021 Roberto Gressi lo definisce «l’Alberto Sordi dei nostri giorni». L’11 maggio con l’Immigrato di Tolo tolo vince a sorpresa il David di Donatello battendo una canzone di Laura Pausini che aveva vinto il Golden Globe e ottenuto la nomination all’Oscar (reagisce a modo suo: «Se lo sapevo, venivo») • Il 2 febbraio 2022 è ospite al Festival di Sanremo: sempre corrosivo, fanno scalpore le sue frasi sui trans. Maria Volpe: «“Una fiaba narrata in Calabria così anche al sud sono contenti e possiamo dire terroni”. E così, accompagnato da Amadeus, voce narrante al leggio, racconta: Oreste, trans brasiliano, viene invitato al ballo a corte. È colpo di fulmine con il principe, ma il re omofobo non vuole: peccato però che il sovrano sia un “cliente affezionato” di Oreste. E conclude con l’ennesimo doppio senso: “Se ci sono denunce, querele, interrogazioni parlamentari, il foro di competenza è di Amadeus”». Vladimir Luxuria twitta: «Perché parlare di trans sempre abbinandole alla prostituzione? Va benissimo la critica all’ipocrisia dei falsi moralisti ma si può fare di meglio evitando le solite battute sugli attributi sessuali (rima con “azzo”) e il numero di scarpe (48). Meglio ridere che deridere». Monica Cirinnà, responsabile nazionale diritti del Pd: «L’omotransfobia è un dramma che attanaglia la vita di tante persone e bene ha fatto Zalone a sceglierlo come tema del suo intervento. Purtroppo, però, il risultato è stato disastroso. E non lo dico io. Lo dicono autorevoli voci della comunità trans che da quel pezzo si sono sentite offese, derise e ridicolizzate». Giorgia Meloni lo difende: «I fanatici del politicamente corretto come al solito non gradiscono la comicità libera e partono all’attacco di #CheccoZalone, con esponenti politici che chiedono le scuse o che venga “corretto il tiro” della sua satira. Che tristezza. Viva Zalone e la comicità libera e pungente». Si schiera dalla sua parte anche Aldo Grasso, critico tv del Corriere della Sera: «Perché rido, perché Checco Zalone libera la brutta persona che alberga in me, perché capisco che c’è una differenza tra l’intelligente e l’intellettuale? Perché? Anch’io ho tentato invano di far emergere il senso del ridicolo sul presenzialismo dei virologi, ma Checco insegna cos’è la comicità». Massimo Gramellini gli fa un rimprovero al contrario: «Checco ha fatto il suo sporco lavoro. Anzi, se vogliamo muovergli una critica, non lo ha fatto abbastanza. Sembrava quasi titubante nell’affondare i colpi. Con il risultato che, dei suoi tre monologhi, quello è sembrato il meno divertente. Ha fatto rimpiangere la satira estrema della canzone sugli “uomini sessuali” che proprio perché estrema era piaciuta a tutti, gay compresi. Stavolta le preoccupazioni dell’attore Luca Medici hanno prevalso sulla maschera del suo Checco. Ma una maschera non deve tenere conto di tutte le sensibilità. Mica è un Presidente che parla alle Camere riunite» • A metà marzo 2023, ad Aldo Cazzullo che gli chiede Lei di chi è? risponde: «Dei perdenti. Sono del 1977, votai per la prima volta nel 1996: Berlusconi secco. Perse. Poi non mi ricordo: ho rimosso. Di sicuro ho votato Renzi, e ha perso pure lui. L’ultima volta ho votato Pd, e ha straperso» • Il 23 maggio 2024, in un caffè intitolato Figli d’Italia, Gramellini scrive: «Il ragazzo fermato dai carabinieri di Roma per guida pericolosa abbassa il finestrino e minaccia: “Voi non sapete a chi sono figlio. Sono il figlio di Antoniozzi, il parlamentare, e vi faccio licenziare”. Non lasciamoci distrarre da quel “a chi sono figlio” che rivela un’invidiabile dimestichezza con la sintassi di Checco Zalone. [...]» • A Natale 2025 arriva nelle sale Buen Camino: come sempre un evento, se non altro per gli incassi, «è anche l’occasione per dividersi, perché non è facile riuscire a farsi un’idea univoca su un comico spiazzante». Paolo Mereghetti scrive che di solito il suo cinema si regge sul «gusto della scorrettezza, su una monelleria esibita, su una demenzialità iconosclasta» ma anche su personaggi «meravigliosamente mediocri» che ci fanno sentire superiori. Quanto a Buen Camino, Mereghetti non giudica granché credibile il cambio di personaggio (interpreta un «riccone ignorante») e gli assegna solo due stelle su quattro.
208. Paola EGONU Cittadella 18 dicembre 1998. Giocatrice di pallavolo • 2020 - • Figlia di Ambrose e Eunice, emigrati in Italia dalla Nigeria (ma adesso residenti in Inghilterra, a Manchester), «pallavolista più forte dell’orbe terracqueo», a metà maggio 2021 sembra essere nella short list del Coni per il ruolo di portabandiera dell’Italia ai Giochi di Tokyo: «Sarebbe fantastico, un onore pazzesco. Wow, poi potrei morire anche subito! Mi piacerebbe prendermi sulle spalle questa responsabilità, davvero: io, di colore, italiana e la bandiera. L’ignoranza e certe cose del passato hanno bisogno di un taglio netto. Sono pronta. Facciamola, bum, questa rivoluzione!». Dopo che il Coni le ha «preferito l’istituzionalità di due medaglie d’oro, il ciclista Elia Viviani e la tiratrice Jessica Rossi», a luglio è scelta dal Cio come simbolo delle Olimpiadi. Gaia Piccardi: «Porterà la bandiera con i cinque cerchi all’interno dello stadio che, per una notte, conterrà il mondo». Azzurre eliminate dal torneo olimpico ai quarti di finale (4 agosto), il ct Davide Mazzanti accusa: «Ho raccomandato alle ragazze di staccarsi da quello che le circonda, perché la melma quando arriva, arriva; ed è dura levarsela di dosso. Staccarsi dai social è più difficile per loro che per me». Flavio Vanetti: «Mazzanti quando ha parlato di “melma che arriva addosso” non ha fatto nomi e cognomi, eppure non è difficile capire che si riferisse, prima di tutto, a Paola Egonu. Lei è diventata molto di più di una pallavolista (di norma fortissima: non stavolta, però, perché l’Olimpiade sua è stata priva di acuti e pure contro la Serbia, anche perché messa nelle condizioni di non attaccare come preferisce, ha stentato e sbagliato parecchio): ormai è un personaggio che ha una popolarità simile a quella di una influencer. Con amici e nemici. Ecco allora che tenere testa a certi ritmi, volendo magari ribattere a chi ti insulta, genera distrazioni e probabilmente stress aggiuntivo». Un mese esatto dopo il flop di Tokyo arriva il trionfo di Belgrado nella finale dei campionati europei contro la Serbia: «Ognuna di noi ha elaborato da sola: siamo tutte adulte, capaci di autoanalisi. I primi giorni di critiche dopo la batosta sono stati duri: ho pensato che fosse impossibile resettare le teste in tempo per l’Europeo. Io, appena rientrata in Italia, ho preso un aereo per Manchester, in Inghilterra. Mi sono chiusa per una settimana nella mia stanza, staccando tutto. Non ho risposto né a messaggi né a telefonate. Ho visto le mie serie tv, ho seguito la finale maschile tra Francia e Russia (quella femminile l’ho rimbalzata, non ne volevo sapere niente), ho mangiato tonnellate di platano fritto, il mio comfort food, ho parlato con i miei e con mia sorella Angela, che mi conosce come le sue tasche e già a Tokyo mi aveva bombardato di messaggi: stai piangendo, vero? Sono tornata piccola e mi sono fatta coccolare da mamma. Le sue parole sono state un balsamo: non sentirti una schifezza, Paola, sono comunque orgogliosa di te. E io lì, stecchita sul divano, completamente numb. Però mi è servito» • A Lubiana, nel maggio 2022, le ragazze della Imoco Conegliano, che guida per l’ultima volta, sono battute per 3 set a 1 nella finale della Champions League femminile dal VakifBank Istanbul, sua prossima squadra. A metà ottobre, dopo la sconfitta con il Brasile nella semifinale mondiale e alcuni commenti razzisti che l’hanno portata ad annunciare l’addio alla maglia dell’Italia, il premier Mario Draghi le telefona e dopo averla definita «un orgoglio dello sport italiano» si dice certo che «avrà future occasioni per vincere altri trofei indossando la maglia della Nazionale» • A febbraio 2023 c’è molta attesa per il suo monologo al Festival di Sanremo. Matteo Salvini prova a giocare d’anticipo: «È una grande sportiva e pallavolista, ma spero che non venga al Festival a fare una tirata sull’Italia razzista, perché penso che gli italiani possano avere tanti difetti, ma non quello di essere razzisti». Lei concentra i toni accesi nella conferenza stampa del mattino: «L’Italia è un Paese razzista? Sì. Non significa che tutti gli italiani sono razzisti o cattivi. L’Italia sta migliorando da questo punto di vista e non voglio fare la vittima, ma dico come stanno le cose». Nell’intervento serale, a mezzanotte, sceglie un altro registro: «Sono stata accusata di vittimismo e di non aver rispetto del mio Paese e questo solo per aver mostrato le mie debolezze: amo l’Italia e vesto con orgoglio la maglia azzurra che per me è la più bella del mondo». Nuove polemiche a inizio settembre, quando le azzurre non riescono a difendere il titolo continentale. Massimo Gramellini (Da quando Egonu non gioca più): «Paola Egonu è una delle pallavoliste più forti del mondo e solo un Paese che mortifica sistematicamente i talenti — in tutti i campi, non soltanto quelli di gioco — poteva relegarla in panchina agli Europei (persi malamente) e indurla a lasciare la Nazionale ad appena 24 anni e alla vigilia delle qualificazioni olimpiche» • A metà maggio 2024 il generale Roberto Vannacci, che nel libro Il Mondo al Contrario ha avuto da ridire sui suoi tratti somatici, le scrive una lettera di scuse per scongiurare la querela («mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana», «Ma questo non può celare visivamente la sua origine»). Scuse respinte, ma dopo un mese il gip di Lucca decide per l’archiviazione: scrivere in un libro che non esistono neri italiani è inopportuno e improprio, ma non è un’offesa. Gramellini: «Continuo a pensare che, quando qualcuno ti dice “i tuoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”, si sta mettendo nelle condizioni di ferirti, al di là delle sue reali intenzioni. La campionessa di pallavolo ha dunque ragione a ritenersi offesa, però forse ha sbagliato a imboccare la via giudiziaria». L’11 agosto vince a Parigi con la Nazionale la medaglia d’oro olimpica battendo in finale gli Stati Uniti. Vannacci, nel frattempo divenuto eurodeputato leghista, commenta: «Continuo a ribadire che i tratti somatici di Egonu non rappresentano la maggioranza degli italiani. Ma non ho mai messo in dubbio la sua nazionalità, la sua bravura. Sono orgoglioso che gareggi per noi, le chiederò un autografo» • Il 3 gennaio 2025 Volleyball World, portale collegato alla FIVB, la Federazione Internazionale di pallavolo, la proclama miglior pallavolista del mondo. Il 7 settembre a Bangkok le azzurre «con una strepitosa Sylla, una gigantesca De Gennaro e le solite Egonu e Antropova, determinanti nei momenti decisivi» battono la Turchia e conquistano un titolo mondiale che mancava da 23 anni.
209. Maurizio CROZZA Genova 5 dicembre 1959. Comico • A metà maggio 2020, Franco Locatelli, membro del comitato tecnico scientifico sull’emergenza Covid, «oncoematologo riservato che ama tenersi lontano dalla ribalta anche quando avrebbe da annunciare le tante guarigioni dei bambini con tumore del sangue» dichiara: «Mi sono fatto un sacco di risate quando mi sono rivisto nell’imitazione di Crozza su Nove» • A gennaio 2021 Aldo Grasso parla di Crozza e quella satira così riuscita da farti vergognare di ridere • A marzo 2022 Massimo Gramellini, commentando l’affermazione di Al Bano che «tutte le Grandi Potenze, compresi gli Stati Uniti, tendono a essere un po’ arroganti per natura», aggiunge «e fin qui anche Povia e Crozza sarebbero d’accordo con lui» (interessante la scelta di infilarlo in tale compagnia) • A metà febbraio 2023, commentando la rielezione di Attilio Fontana a governatore della Lombardia, Gianluca Mercuri scrive: «Attilio Fontana incarna il distacco della sinistra dalla regione reale, dal Paese reale, forse dal mondo. Quando un elettore progressista, uno qualsiasi, lo vede in tv, esclama inevitabilmente: “Come si fa a votare uno così? Come si fa, dopo la tragedia del Covid?”. Loro, i progressisti, hanno stampate in mente le imitazioni in cui Crozza lo ridicolizzava. Gli altri, invece, l’hanno votato» • A fine ottobre 2024 si parla di «memorabile imitazione» dell’oscura prolusione alle commissioni Cultura della Camera e Istruzione del Senato del neoministro Alessandro Giuli • A metà ottobre 2025 il titolo è La demolizione di Maurizio Crozza. Grasso: «Fratelli di Crozza è un programma consolatorio per un’invincibile armata, quella che si accontenta di slogan, quella giustizialista, quella che si abbandona a una rabbia caotica più revanscista che rivoltosa, quella che confonde la propria irrilevanza con le battute di Andrea Scanzi e si sdilinquisce per Francesca Albanese, quella che si appiattisce nello Zeitgeist moralistico collettivo e (si) manifesta. Per anni ostinati si è velleitariamente e doverosamente cercato di apprezzarlo, questo fortunato e ora noioso pensionato d’oro della comicità. Però adesso il disagio rasenta il fastidio. Per dirla alla Arbasino, il suo è uno spettacolo dove il cuore e la mente vorrebbero fuggire lontano “ma la natica si rifiuta e la palpebra crolla”».
218. Ernesto Maria RUFFINI Palermo 21 giugno 1969. Dirigente pubblico • Avvocato tributarista, direttore dell’Agenzia delle entrate dal 2017 al 2018 e di nuovo dal gennaio 2020, a metà giugno annuncia il via alle richieste dei contributi a fondo perduto introdotti dal decreto Rilancio per artigiani, commercianti e pmi con ricavi annuali fino a 5 milioni di euro che abbiano subito un calo del fatturato di aprile di almeno un terzo rispetto allo stesso mese del 2019 e promette che il contributo verrà accreditato «entro una decina di giorni, dopo i necessari controlli, sul conto corrente indicato nella richiesta» • A inizio dicembre 2021, intervistato da Daniele Manca spiega che la riforma del Fisco a cui sta lavorando il governo è urgente e necessaria perché «I versamenti Irpef arrivano per il 90 % da dipendenti e pensionati»: «In un’epoca caratterizzata dalla fiscalità di massa e da processi sempre più digitalizzati, occorre sfruttare tutte le potenzialità che le banche dati mettono a disposizione. Fermo restando che non vogliamo violare la privacy di nessuno, dovremmo tutti avere la consapevolezza di quanto sia importante per ciascuno di noi sconfiggere o almeno contrastare più efficacemente l’evasione fiscale. Senza pensare che sia un tema che non ci riguardi» • A metà febbraio 2022 Sergio Mattarella firma la prefazione al suo libro Uguali per Costituzione. Storia di un’utopia incompiuta dal 1848 ad oggi: «È il racconto di come noi italiani siamo stati capaci di riempire di contenuto e spessore una parola speciale, impegnativa: uguaglianza. L’uguaglianza scolpita dai Costituenti nell’articolo 3 della Costituzione» • A metà luglio 2023, dipinto come colui che tiene «in ostaggio» milioni di italiani in una sortita Matteo Salvini sulla «pace fiscale», replica che «Il contrasto all’evasione non è volontà di perseguitare qualcuno. È un fatto di giustizia nei confronti di tutti coloro che, e sono la stragrande maggioranza, le tasse anno dopo anno le pagano e le hanno pagate sempre fino all’ultimo centesimo, anche a costo di sacrifici e nonostante l’innegabile elevata pressione fiscale» e che l’Agenzia «è un’amministrazione dello Stato non un’entità belligerante, il nostro è un lavoro essenziale per il funzionamento di tutta la macchina pubblica, perché se vogliamo garantire i diritti fondamentali della persona indicati e tutelati nella nostra Costituzione, servono risorse». A fine agosto, intervistato da Enrico Marro, ribadisce: «Da cattolico, so che fin dai tempi del pubblicano Levi la figura dell’esattore, comprensibilmente, non ha mai riscosso particolare simpatia. Ma oggi, in una democrazia, i soldi dell’evasione si recuperano non per conto dell’imperatore, ma a vantaggio della collettività. Compresi coloro che le tasse non le pagano» • Figlio di Attilio Ruffini, esponente di spicco della Democrazia cristiana tra gli Anni Sessanta e Ottanta (più volte parlamentare e ministro), a metà dicembre 2024, dopo giorni di polemiche seguite a un suo intervento a un convegno all’Università Lumsa di Roma che era stato visto come il preludio di una sua entrata in politica, annuncia le dimissioni da direttore dell’Agenzia delle Entrate: «È l’unico modo per rimanere me stesso. Sono un avvocato che da tanti anni scrive e partecipa a incontri pubblici su ciò che ci unisce, come la Costituzione e l’uguaglianza. Ho letto però che parlare di bene comune sarebbe una scelta di campo. E che dunque dovrei tacere oppure lasciare l’incarico. La mia unica bussola in questi anni è stata il rispetto per le leggi e per il mandato che mi è stato affidato, perché il senso più profondo dello Stato è questo: essere al di sopra delle parti, servire il bene comune. Quello che è accaduto in questi giorni intorno al mio nome descrive un contesto cambiato rispetto a quando ho assunto questo incarico e anche rispetto a quando ho accettato di rimanere. Ne traggo le conseguenze». La Lega lo saluta senza rimpianti: «A Ruffini auguriamo le migliori fortune, ma ben lontano dai portafogli degli italiani. Un conto è contrastare l’evasione, un altro è vessare, intimidire e minacciare i contribuenti che hanno rispettato le regole con le oltre 3 milioni di lettere inviate sotto Natale» • A metà gennaio 2025 si legge che sono bastati due convegni di centristi, uno a Milano e uno Orvieto - «con ospiti di peso come Romano Prodi, Ernesto Ruffini e Paolo Gentiloni» - per far ripartire nel Pd «un serrato confronto politico su quale possa essere la strategia per provare a battere il centrodestra. Alleandosi a sinistra e con il M5S o guardando con convinzione anche al centro?» (Claudio Bozza). Considerato da alcuni un possibile leader moderato e cattolico capace di riunire il centrosinistra come fece ai tempi Romano Prodi, a metà giugno deposita il simbolo di Più Uno, associazione che ha appena lanciato i primi comitati in diverse città italiane (richiama il simbolo dell’Ulivo). A metà novembre si viene a sapere che in una discussa conversazione captata a sua insaputa in un ristorante, Francesco Saverio Garofani, consigliere per la difesa del Presidente della Repubblica, l’ha liquidato come una una pedina utile ma non sufficiente alla costruzione di «un nuovo ulivo».
228. Paola CORTELLESI Roma 24 novembre 1973. Attrice • A fine gennaio 2020 è nelle sale con Figli. Paolo Baldini: «Lo specchio dello sbriciolamento della coppia 2.0. Lui e lei, Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi, hanno un equilibrio multitasking e un legame (quasi) perfetto che però entra in crisi alla nascita del secondo figlio. Prima una commedia generazionale, poi un dossier para statistico con impennate surreali, infine un apologo melanconico con un elogio della famiglia» (ultimo film di Mattia Torre, morto nel luglio 2019 a 47 anni, è stato completato da Giuseppe Bonito). A metà settembre è in streaming Come un gatto in tangenziale del marito Riccardo Milani (sposato nell’ottobre 2011, prima era stata fidanzata con Mastandrea), film campione d’incassi in cui fa coppia con Antonio Albanese, «storia dell’incontro tra una saggia borgatara e un manager con il mignolo alzato per la love story tra i figli minorenni» • Ad agosto 2021 è nelle sale Come un gatto in tangenziale 2 - Ritorno a Coccia di Morto: «Riprende la stralunata love story tra Monica (Paola Cortellesi) coatta tatuata e con il cuore d’oro, e Giovanni (Antonio Albanese) intellettuale milanese un po’ imbruttito. Lei stavolta finisce ai servizi sociali nella parrocchia di Luca Argentero, lui prepara il più grande centro polifunzionale per le periferie». A novembre Aldo Grasso, parlando de La vita in diretta, scrive che «le inviate assomigliano tutte alla mitologica Silvana di Paola Cortellesi» (riferimento a un vecchio personaggio di Mai dire Gol) • Ad agosto 2022 va in streaming Ma cosa ci dice il cervello (sempre di Milani), «commedia sullo spiazzamento generazionale» («L’impiegata del ministero diventa un’agente internazionale e la riunione degli ex liceali si trasforma in una convention sull’arroganza»), a settembre arriva su Sky Petra di Maria Sole Tognazzi, seconda stagione delle avventure dell’ispettore Petra Delicato, personaggio ripreso dai romanzi della spagnola Alicia Giménez-Bartlett • A inizio luglio 2023 Gianluca Mercuri, scrivendo di Daniela Santanchè intervenuta in Senato per chiarimenti riguardo certe indagini a suo carico, allude a «i sorrisi che ha suscitato il vederla di nuovo così simile alle celebri caricature che le dedicava ormai 15 anni fa Paola Cortellesi — “Lo rivendico con orgoglio...”». Il 18 ottobre apre la 18ma edizione della Festa del Cinema di Roma con il film del suo debutto alla regia, C’è ancora domani, Paolo Mereghetti lo giudica «Decisamente notevole»: «È un film che sorprende: per la scelta del soggetto, innanzitutto (la vita quotidiana di una popolana nella Roma del 1946), per l’originalità del tono, capace di passare dal dramma alla farsa e viceversa senza alcun stridore, ma soprattutto per le scelte di regia che cercano di trovare un equilibrio non scontato tra una chiave realistica e una più esemplare e didascalica». «Travolta dal successo» (per Mercuri è addirittura «La più grande attrice italiana»), a fine mese confida: «Sono in un frullatore meraviglioso. Un affetto travolgente, collettivo, che abbraccia tante persone di età e provenienze diverse che vogliono bene a questa storia» • Ad aprile 2024 quello che è ormai definito un «capolavoro» riceve diciannove nomination ai David di Donatello (record per un esordio), il 3 maggio vince tra le opere prime (dedicato alla figlia, «Lauretta è per te») arrivando a 6 statuette, compresa quella come migliore attrice («Più l’unica sicura prima dell’inizio», il David dello spettatore per il film più visto della stagione). A fine mese Massimo Gramellini, riflettendo sulla scenetta che ha visto la premier presentarsi a Vincenzo De Luca, presidente della Campania, con un inusuale «Sono quella stronza della Meloni, come sta?», scrive che forse «la presidente del Consiglio sottovaluta l’esistenza di un’altra Italia non di sinistra che non l’ha mai votata, ma che potrebbe iniziare a farlo soltanto se la vedesse ispirarsi un po’ più ad Angela Merkel e un po’ meno alla protagonista di Come un gatto in tangenziale» • A inizio gennaio 2025, tra i 207 lungometraggi ammessi alla corsa per l’Oscar per miglior film dell’anno appare anche There is still tomorrow, titolo americano di C’è ancora domani. A fine agosto si scopre che ci sono anche sue immagini nella “sezione vip” del forum Phica.eu, raccolta sconfinata di foto rubate dai profili social di donne comuni e personaggi noti spesso ritoccate e condite da frasi volgari.
229. Andrea PIRLO Flero 19 maggio 1979. Ex calciatore • L’8 agosto 2020 diventa l’allenatore della Juventus. Massimiliano Nerozzi: «Era solo sbagliato l’annuncio, in fondo, quando dieci giorni fa Andrea Pirlo era stato presentato come allenatore dell’under 23, perché il resto del vernissage suonava da epocale investitura: con Andrea Agnelli e lo stato maggiore al fianco, e parole dolci per tutti, tranne che per Sarri. Del resto, se l’abito fa il monaco, figurarsi il Maestro. Impeccabile, come lo è sempre stato sul campo, con quel nobile distacco che solo hanno i grandi, e quella sicurezza che appartiene ai predestinati: “Le responsabilità ce le ho addosso da quando avevo 14 anni”. Detto senza mai scomporsi, come quando era sul prato, sotto l’attacco del pressing, e non cambiava mai espressione, da film di Kurt Russell: “Sono nato pronto”. Pronta, come la strada che gli aveva tracciato il presidente Agnelli, già quel giorno: “Spero sia il primo passo di una strepitosa carriera. L’idea è che in futuro il percorso possa magari portarlo in prima squadra”. Detto fatto, nel giro di una notte e neppure un giorno. È così che l’eccezionale diventa fisiologico, per uno che, dall’autunno 2011, è juventino, dopo essere stato per dieci anni milanista». A inizio dicembre già si parla de «la pallida Juve di Andrea Pirlo». Paolo Tomaselli: «E se gli alibi per Andrea Pirlo fossero già finiti? La Juve non ha ancora vinto due partite di fila in campionato, ha ottenuto cinque pareggi in 9 giornate — l’ultimo sabato 28 novembre, 1-1 a Benevento — ha vinto la sfida più difficile a tavolino (col Napoli), ha centrato un solo successo esterno con lo Spezia, ha 6 punti in meno di un anno fa, quando in molti già storcevano il naso per il secondo pareggio di Sarri a Lecce (dopo quello di Firenze), senza Ronaldo rimasto a riposare a Torino». A fine mese Mario Sconcerti è un po’ più ottimista: «Pirlo ha portato una specie di pace sociale. È silenzioso, parla con pochi, ma i grandi giocatori lo sentono uno di loro. Ronaldo è cambiato. Partecipa di più, dà segni di un lento sentimento, di partecipazione. Accetta perfino soluzioni che non gradisce. Quando gioca Chiesa sulla sinistra, Pirlo gli chiede di stare al centro e lui accetta anche se questo lo mette spalle alla porta. Non gradisce ma lo fa» • Il 20 gennaio 2021 vince la Supercoppa battendo il Napoli a Reggio Emilia grazie a un gol di Ronaldo e a uno di Morata: è il suo primo trofeo da allenatore. A inizio febbraio Sconcerti scrive che «la Juve ha chiuso il suo viaggio intorno a se stessa dandosi un andamento piuttosto italiano. Il brutto neologismo dice che si è Allegrizzata, ha restituito cioè il calcio entusiasta del Pirlo iniziale alla ragione che prevede equilibrio in fase difensiva e in mezzo al campo, due cose non indipendenti». Il 27 aprile Massimo Gramellini scrive un caffè intitolato Tutti figli di Pirlo: «Per il solo fatto di essere il figlio di suo padre, al figlio adolescente di Andrea Pirlo arrivano ogni giorno messaggi di morte. Niccolò Pirlo ha protestato scrivendone uno pieno di dignità, in cui difende la libertà di espressione, ma segnala che si è oltrepassato il segno e invita tutti a mettersi nei suoi panni. Ci ho provato. Se a diciassette anni mi fosse arrivato nella buca delle lettere (quanto di più simile allo smartphone ci fosse allora) un fascio di telegrammi in cui mi si augurava di schiattare assieme a mio padre, avrei fatto fatica a non avere paura. Il “devi morire” scagliato allo stadio contro il rivale di turno è l’urlo di una massa anonima, ma leggerlo in un messaggio indirizzato personalmente a te produce effetti ancora peggiori, perché la parola scritta è più intrusiva e incisiva anche nella minaccia». Il 2 maggio l’Inter vince il campionato. Beppe Severgnini: «La sconfitta della Juventus, dopo nove scudetti consecutivi, era opportuna. Vincere sempre è controproducente. Nello sport, e non solo. Cominciamo col dire che i meriti dei campioni entranti sono indiscutibili; ma i demeriti dei campioni uscenti sono evidenti. L’imbarazzo della SuperLega, di cui la Juventus era capofila. L’inesperienza di Andrea Pirlo, mandato allo sbaraglio. L’invadenza — tattica, salariale, psicologica, mediatica — di Cristiano Ronaldo. C’è una parola antica che aiuta a capire cos’è accaduto a Torino: hybrys, la tracotanza di chi sfida gli dèi. Che esistono anche nel calcio, e non sono sempre benevoli». Il 9 maggio il 3-0 con cui il Milan passa a Torino lo proietta «sempre più verso l’esonero». Il 19, a Reggio Emilia, la vittoria per 2-1 con l’Atalanta gli vale la Coppa Italia. Il 23, ultima giornata di campionato, «la Juve prende quello che il Napoli butta via». Sconcerti: «È un quarto posto importante ma da capire. La Juve non è mai stata dentro la stagione, è finita a 13 punti dall’Inter. Che differenza tecnica c’è in un punto su 78? E con un punto in meno sarebbe stata quinta. Se però hai puntato su Pirlo quando non era niente, a maggior ragione dovresti puntarci adesso che ha cominciato a capire il mestiere. Pirlo ha portato certamente qualcosa di nuovo, il suo è diventato nel tempo un calcio diverso basato sulle moltiplicazioni di Cuadrado e la lenta educazione di Chiesa, Kulusevski e Rabiot. Difficile che un introverso complesso come lui possa dimenticare la lezione. Può solo migliorare». Il 27 la Juventus raggiunge l’accordo per il ritorno di Massimiliano Allegri. Quando a fine agosto riparte il campionato con i bianconeri dati per favoriti, Sconcerti pronostica che «La Juve vince se tutti i suoi malesseri erano di ordine tattico. Locatelli porta equilibrio, l’ordine tornerà, ci saranno molte più soluzioni da abbinare alla grande qualità della squadra. Ma non sono sicuro che i problemi fossero solo quelli. La squadra ha giocato spesso bene anche con Pirlo, segno che un ordine c’era, salvo poi sciogliersi dentro una stessa partita prima comandata» • A fine agosto 2022, quando in vista delle elezioni si legge che «Renzi pensa di poter riportare Mario Draghi a Palazzo Chigi se il Terzo polo prendesse almeno il 10%» un fedelissimo del senatore di Firenze spiega che «Questo nuovo ruolo di Matteo potrebbe essere paragonato alla svolta che Mazzone impose a un fantasista come Pirlo, che, pur recalcitrante, fu “retrocesso” e messo davanti alla difesa. Da quel cambiamento nacque poi una grande storia» • 2023 - • A metà luglio 2024, Renzi viene tirato in ballo anche da Massimo Gramellini, che commentando una foto che lo ritrae con Elly Schlein alla Partita del Cuore li descrive «abbracciati durante i rigori come Pirlo e Cannavaro nel 2006». A fine ottobre, dopo aver irritato Palazzo Chigi con la frase «Nella legge di bilancio si chiederanno sacrifici a tutti», il ministo dell’economia Giancarlo Giorgetti fa spallucce: «Sono tranquillissimo, sereno come Pirlo alla dodicesima Champions League» • 2025 - •
234. Laura PAUSINI Faenza 16 maggio 1974. Cantante • 2020 - • Il primo marzo 2021 vince con Io sì il Golden Globe per la Migliore canzone originale (il brano è inserito nella colonna sonora del film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti con Sophia Loren). Il 3 è sul palco del Festival di Sanremo, superospite della seconda serata si commuove: «Non mi aspettavo questo premio, è strano che una canzone cantata da un’italiana venga nominata a un premio del cinema in America». Il 15, quando arriva anche la candidatura all’Oscar, dice che le «romperebbe proprio non vincere», ma il 25 aprile è battuta da Fight for you, canzone di H.E.R tratta dal film Judas and the Black Messiah. Peggio: l’11 maggio le sfugge pure il David di Donatello, battuta da Checco Zalone (Immigrato da Tolo tolo) • Il 2 febbraio 2022 è ancora superospite al Festival di Sanremo con una nuova canzone, Scatola, scritta con Madame. A fine mese, a Teresa Ciabatti che le dice Lei è la cantante di maggiore successo da quasi trent’anni in Italia e nel mondo risponde: «All’inizio dicevo che si trattava di fortuna, ora dico che c’è tanta disciplina. Da subito, a diciott’anni, se mi invitavano in una trasmissione che so, a Bruxelles o a Lisbona, biglietto aereo classe economy, non accompagnatori, io andavo. Sono andata ovunque. Non ho mai rifiutato niente». A metà settembre in una trasmissione spagnola interromope i presenti che intonano Bella ciao perché «troppo politica», poi specifica che non canta «canzoni né di destra né di sinistra». Matteo Salvini le dà ragione: «Io adoro Laura Pausini, non è che se uno non canta Bella ciao è un reietto, è una canzone che viene strumentalizzata, ed è sbagliato: la Liberazione dall’occupazione nazifascista è una conquista di tutti. A me piacciono coloro che non si allineano al politicamente corretto, lei fa la cantante, non è che deve schierarsi, deve essere ammirata per la sua voce». Massimo Gramellini, in un caffè intitolato Laura ciao commenta: «Se alla tv spagnola Laura Pausini avesse cantato Bella Ciao, oltretutto a meno di due settimane dal voto, i politici e i commentatori di destra le avrebbero dato della comunista e oggi tirerebbero fuori le foto di lei che serve i tortellini a qualche festa dell’Unità o i ritagli di giornale del maggio scorso in cui i profughi cubani la definivano filocastrista. Poiché invece si è rifiutata di farlo per evitare strumentalizzazioni di parte, è stata strumentalizzata da entrambe le parti, con la destra che adesso la considera Giovanna D’Arco e la sinistra Claretta Petacci. Con maggiore prontezza di spirito, ma non è facile averla in certi momenti, forse avrebbe potuto intonare quella meravigliosa canzone dedicandola al popolo ucraino invaso da Putin. Avrebbe sparigliato le carte e spostato un po’ il tiro, mentre la decisione di non cantarla le ha tirato addosso accuse di vigliaccheria e di fascismo che francamente appaiono esagerate» • Il 26 ottobre 2023 torna a cinque anni dall’ultimo lavoro con il nuovo Anime parallele. Intervistata da Andrea Laffranchi spiega: «Pensavo di aver detto tutto. Non credevo più in me. Altre domande più generali sono arrivate con il Covid. Quando si sono riaperte le porte siamo diventati tutti anime parallele: condividiamo le stesse strade, ma ognuno va nella propria direzione. Ho pensato che le risposte sarebbero arrivate guardandomi da fuori. E ho deciso di mettere al centro delle canzoni l’individualità e il diritto che questa sia rispettata» • 2024 - • A metà settembre 2025 chiude Il tempo delle donne, festival organizzato dal Corriere della Sera, con un intervento 83 minuti più lungo del previsto in cui racconta: «Mia mamma mi dice sempre di non parlare di fortuna, perché è lavoro duro, ma è così: sono stata anche fortunata. A 16-17 anni partecipai a un concorso che metteva in palio la partecipazione a Sanremo Giovani: lo vinsi, ma non mi chiamarono. Il mio babbo era isterico e voleva denunciare l’ingiustizia al Maurizio Costanzo Show, ma in realtà andò bene così: non avevo la canzone, non avevo ancora La solitudine. E, ragazzi, la canzone è tutto».
236. Sandro VERONESI Firenze 1 aprile 1959. Scrittore • Il 2 luglio 2020 vince il Premio Strega: «Poco dopo la mezzanotte, il presidente della giuria Antonio Scurati ha proclamato Sandro Veronesi vincitore dell’edizione numero 74 del premio letterario, con il romanzo Il Colibrì. Il libro vale tutto il bene che se ne scrive e per lo scrittore toscano è un bis dopo il successo del 2006 con Caos calmo». A ottobre fa rumore un editoriale di Paolo Mieli con molto sarcasmo sugli scrittori che «non prendono più la via del mare per portare un pur minimo sollievo ai disperati in fuga dalle coste africane»: «Una gomitata a Saviano, ma è prevedibile una risposta anche da parte di Sandro Veronesi, che sulle navi ci andò e nel luglio 2018 scrisse sul Corriere un pezzo altrettanto rumoroso» (Gianluca Mercuri). A fine novembre spiega al Corriere perché ha deciso di aderire allo sciopero della fame lanciato da Rita Bernardini del Partito radicale per spingere il governo ad agire contro il sovraffollamento delle carceri: «Il carcere è oggi il luogo più affollato d’Italia e la cella può essere lo spazio più congestionato e patogeno dell’intero sistema penitenziario» • Grande appassionato di tennis («Per capirlo devi essere in suo potere, accettare tutto, anche gli incontri più oscuri. Solo così si può comprendere»), ex promessa del CT Etruria di Prato, a giugno 2021, nel suo primo podcast, prodotto con Chora Media, racconta l’incontro del 2010 tra John Isner e Nicolas Mahut sul campo 18 di Wimbledon (durò 3 giorni «e sembrava non finisse mai»). Pronto a un progetto su Jannik Sinner, confida: «Lo amerò fino a quando avrà punti deboli, poi gli preferirò Musetti, più una gioia per gli occhi» • A ottobre 2022 arriva nelle sale il film tratto dal Colibrì, diretto da Francesca Archibugi. «Storia di Marco Carrera (Pierfrancesco Favino), prima giovane promettente e poi uomo (e nonno) gentile e responsabile, sposo infelice di Marina (Kasia Smutniak), innamorato platonico di Luisa (Bérénice Bejo), alle prese con mogli, figlie, nipoti e con lo psicanalista Nanni Moretti. Un dramma borghese a forti tinte melodrammatiche» riassume Paolo Baldini (Voto: +++ ½ su 5) • Juventino, a febbraio 2023 difende Massimiliano Allegri dopo lo sfogo contro un giornalista tv (Stefano De Grandis) al termine di una partita di coppa col Nantes. Premesso che «Ci sono luoghi comuni la cui tenacia nel sopravvivere è direttamente proporzionale alla loro falsità» spiega: «Oggi se ne ripropone uno degli ultimi — per cronologia e, deo gratias, anche per importanza: Massimiliano Allegri allenatore difensivista. Di più: Massimiliano Allegri che quando le sue squadre vanno in vantaggio suona la ritirata e ordina di difendere a oltranza quel vantaggio risicato. È un’affermazione ampiamente smentita dai numeri, oltre che, per chi abbia una memoria decente, dalla moltitudine di prestazioni offerte dalle due squadre che ha allenato negli ultimi quindici anni, il Milan e la Juventus, che però anch’essa torna a galla di continuo come una scarpa rotta nello stagno» • A fine maggio 2024, dopo l’esclusione di Roberto Saviano, da tempo protagonista di un duro scontro personale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è tra gli scrittori che per protesta annunciano che non parteciperanno alla Fiera del Libro di Francoforte. L’8 ottobre esce per la Nave di Teseo il suo «attesissimo» nuovo romanzo, Settembre nero • A metà luglio 2025, commentando il trionfo di Sinner a Wimbledon scrive: «A questo banchetto, tuttavia, c’è un convitato di pietra che non si può non menzionare. Il suo nome è Grigor Dimitrov. È quanto di più vicino a Federer sia rimasto nel tennis dopo l’abbandono di Federer. Impossibile non pensare a quei due set a zero per lui, negli ottavi di finale, quando il suo muscolo pettorale si è spezzato come polistirolo. C’era poco da fare, in quel match: giocava un tennis perfetto, vinceva meritatamente, Sinner era impotente. Passare il turno in quel modo per il N. 1 al mondo contro il N. 19 è stato quasi più umiliante che perdere, e questa volta devo citare me stesso, il messaggio che ho mandato a caldo sulla chat dei miei amici tennisti: “Per riscattarsi c’è un modo solo. Non ne vedo altri”. Be’, fortunatamente quel modo Sinner lo ha adottato, ma tra le cause del suo trionfo bisogna obbligatoriamente menzionare anche quel muscolo bulgaro che si rompe. Perché certi estremi nello sport in realtà sono molto vicini, e senza la sfortuna di Dimitrov il sogno dei nostri sogni sarebbe probabilmente diventato l’incubo dei nostri incubi: Pantani solo in testa sul Galibier che diventa Bitossi beffato sul traguardo al Mondiale di Gap; la Nazionale di Bearzot dell’82 che diventa quella di Valcareggi del ’74; per me, tifoso della Juve, la finale contro l’Ajax nella Champions League del ’96 che si trasforma in quella dell’anno dopo contro il Borussia».
238. ELODIE – Elodie DI PATRIZI Roma 3 maggio 1990. Cantante • Il 4 febbraio 2020 è uno dei 12 big che si esibiscono nella prima serata del Festival di Sanremo: finirà settima col brano Andromeda • A febbraio 2021 torna a Sanremo come ospite. Massimo Gramellini: «La statuaria Elodie ha guadagnato il centro del palco per condensare in quattro minuti il racconto della sua vita di borgatara romana con una spigliatezza che ne mascherava la sofferenza. Elodie ha offerto lo spaccato di un popolo disilluso, arrabbiato e peggio che dimenticato: rimosso. Però, invece di dirottare l’attenzione sulle responsabilità altrui, che pure ci sono, ha preso di petto quelle individuali. Ha descritto quel crescere storta in un posto storto che ti fa nutrire pregiudizi su tutto, compresa te stessa, e ti porta a scappare da ogni genere di prova — dall’esame di maturità come da quello per la patente — fino a trasformarsi in autocensura emotiva: “Il mio sogno era cantare, ma mi vergognavo di farlo persino sotto la doccia”. Nel caso di Elodie è poi arrivata la svolta che trasforma la tragedia in epica e la vittima in eroina. Fu l’incontro con un pianista jazz a farle maturare il convincimento che da ieri corre sui social come un mantra: “L’importante non è sentirsi sempre all’altezza delle cose, ma farle. Essere all’altezza, adesso, non è più un mio problema, è solo un punto di vista”» • A giugno 2022 è sulla copertina di 7, intervistata da Luca Mastrantonio, che scrive: «Da piccola andava con il padre, Roberto, che suonava in strada, vicino al Pantheon. C’era anche la madre, Claudia, cubista di origini caraibiche, che girava con il cappello, e la sorella, più piccola di tre anni, Fey. Dal Quartaccio al centro della Capitale sono circa 7 chilometri, in linea d’aria. Oggi la distanza è la stessa, ma l’aria per Elodie è cambiata, e al cuore di Roma, fino al Colosseo, ci è arrivata da madrina del Pride, facendo ballare il popolo arcobaleno al ritmo della sua recente hit Bagno a mezzanotte (“Uno, due, tre alza, il volume nella testa...”)». Lei confida: «Non mi sono mai sentita figlia. Ma a un certo punto ho detto vabbè, io sono figlia mia, padrona della mia vita». A settembre è ospite di Fuoricinema, rassegna nel Parco della Biblioteca degli Alberi a Milano, col suo film d’esordio, Ti mangio il cuore, ispirato alla vicenda di Rosa Di Fiore, la prima collaboratrice di giustizia appartenente alla cosiddetta «quarta mafia». Paolo Baldini: «Tragedia greca, Shakespeare, Romeo e Giulietta. Elodie si prende la parte glamour del film ma conferma di essere un’attrice promettente» • Nel febbraio 2023, in gara al Festival di Sanremo con Due finisce nona. A gennaio, dopo il pre-ascolto, Andrea Laffranchi le aveva dato 8: «Un amore appena nato ma già finito male, delle telefonate interrotte... a qualcuno verrà in mente Mina (o Maurizio Costanzo). Ma qui gli anni 70 restano una suggestione sulla quale portare suoni urban, percussioni pulsanti e un ritornello circolare che ti gira intorno senza mollarti». A dicembre Aldo Cazzullo interviene sulla polemica (vera o presunta) con Gino Paoli: «In Rete si discute da tre giorni se abbia ragione Gino Paoli, quando dice che “ieri avevamo Mina e la Vanoni, oggi emergono le cantanti che mostrano il culo”, o se abbia ragione Elodie, quando replica: “Ci sono artisti che hanno scritto capolavori ma nella vita di tutti i giorni sono delle m., io preferisco essere una bella persona”. Qualche dato oggettivo. Elodie non conosce Gino Paoli, altrimenti saprebbe che è una persona bellissima. L’intervista è nata da cinque ore di conversazione, dalle 8 di sera all’una di notte, durante le quali Paoli non ha mai nominato Elodie. Né tantomeno altre donne di cui si è parlato sui social. Credo volesse stigmatizzare un costume che non è solo italiano» • A dicembre 2024 viene annunciato che parteciperà al Festival di Sanremo 2025 col brano Dimenticarsi alle 7 • A gennaio 2025 giudica «senza carisma» Elly Schlein, segretaria del Pd. «Sempre più cinematografica», a maggio è al Festival di Cannes con Fuori, biopic di Mario Martone su Goliarda Sapienza (interpretata da Valeria Golino, nel cast anche Matilda De Angelis).
242. Nicolò BARELLA Cagliari 7 febbraio 1997. Calciatore • Il 17 ottobre 2020 Mario Sconcerti scrive: «Sa fare troppe cose, deve scegliere meglio cosa. I suoi movimenti rassicurano tutti ma creano anche disordine» • Il primo luglio 2021 vince con l’Inter il suo primo scudetto. Nelle pagelle di Guido De Carolis prende 9: «Se c’è un uomo simbolo di questa squadra è lui: il Conte in campo. Incarna lo spirito del tecnico, lo ricorda nel modo di giocare e approcciarsi alle partite. Sempre tra i migliori, si è imposto come uomo chiave. Sarà il capitano del futuro, ma è già l’uomo del presente». Il 5 luglio, vigilia della semifinale europea contro la Spagna, sotto il titolo Con la Spagna il pericolo è Pedri (ma vinceremo) Sconcerti spiega: «Lo spazio determinante sarà quello tra Pedri e Barella. Sono due giocatori che nell’anima si assomigliano. Barella ha una sua logica asimmetrica che lo rende sempre nuovo agli avversari». A Wembley, sia quella sfida che la finale con l’Inghilterra dell’11 luglio, dopo i tempi supplementari finiti 1-1 sono vinte ai rigori dagli azzurri, che riportano in Italia un titolo continentale inseguito invano dal 1968 • Il 24 marzo 2022, sconfitta a Palermo dalla Macedonia del Nord, l’Italia manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione al mondiale. Aldo Cazzullo commenta: «La vittoria degli Europei non si cancella, è evidente. E nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto». Il 6 giugno, gli azzurri battono 2-1 a Cesena l’Ungheria con un suo gol e vanno in testa al girone di Nations League. Sconcerti gli dà 7 in pagella: «Una botta in diagonale imprendibile, ed è un altro colpo al cuore: con 8 gol è il miglior marcatore della gestione Mancini, assieme a Immobile e Belotti. Un dato che dice molto dell’interista, ma anche dei due centravanti» • Il 13 febbraio 2023, a Marassi è protagonista di una brutta lite con un compagno di squadra: «Samp-Inter è sullo 0-0 e al 38’ del primo tempo Lukaku sbaglia un controllo e Barella se la prende, lamentandosi dell’errore del belga, sbracciando vistosamente. L’ex Chelsea non ci sta e sbotta a muso duro: “Basta! Basta! Non si fa così” si legge dal labiale per quanto si è visto in tv, oltre ad altre parole che somigliano a un pesante insulto. Al 66esimo entrambi i giocatori sono stati sostituiti da Inzaghi». L’11 aprile l’Inter mette «un piede nelle semifinali di Champions League» vincendo 2-0 contro il Benfica a Lisbona, i gol sono segnati da Barella e Lukaku (il 10 giugno, a Istanbul, i nerazzurri saranno sconfitti 1-0 nella finale col Manchester City) • Il 22 aprile 2024 vince il secondo scudetto, che per l’Inter vale la seconda stella. A ottobre, nell’ambito de L’inchiesta sugli ultrà di Inter e Milan, i pm si dicono «pronti a sentire Inzaghi, Zanetti, Skriniar e Calabria», negli atti dei pm Paolo Storari e Sara Ombra «ci sono le telefonate in cui gli ultrà fanno “pressioni” per ottenere biglietti da rivendere poi a prezzi quintuplicati. Ma anche traccia di contatti e incontri con altri giocatori come Calhanoglu e Barella, sempre per la questione dei ticket» • 2025 - •
243. Elio GERMANO Roma 25 settembre 1980. Attore • Ad agosto 2020, parlando di Volevo nascondermi, film di Giorgio Diritti in cui interpreta il pittore Ligabue, Paolo Mereghetti scrive: «Solo Germano (giustamente premiato a Berlino con l’Orso per l’interpretazione maschile) spicca nel cast, in una prova di magistrale mimetismo, senza mai una sbavatura o un cedimento al folclore o al romanzesco» • L’11 maggio 2021 l’interpretazione in Volevo nascondermi gli vale il David di Donatello: si tratta del quarto dopo quelli per Mio fratello è figlio unico (2007), La nostra vita (2011), Il giovane favoloso (2015) • A metà gennaio 2022 Paolo Baldini lo giudica «perfetto» in America Latina dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo • 2023 - • A fine gennaio è tra gli artisti che firmano contro la nomina del regista Luca De Fusco a direttore generale del Teatro di Roma (con lui Matteo Garrone, Lino Guanciale, Vinicio Marchioni). A fine marzo partecipa alla Staffetta antifascista in bicicletta organizzata da Maurizio Landini (con lui pedalano Nanni Moretti e Fabrizio Gifuni). Il 3 maggio vince il quinto David per l’interpretazione in Palazzina Laf, sull’Ilva di Taranto. A fine ottobre è Enrico Berlinguer ne La grande ambizione di Andrea Segre, Mereghetti parla di «interpretazione d’antologia, sobria e intensa insieme». A Valerio Cappelli che gli chiede Cambia l’approccio se si ridà vita a una persona che la pensa come lei? Risponde: «Non è detto che la pensi come me. Io non ho mai avuto la tessera del Pci che non ho incrociato per motivi anagrafici, ho solo quella dell’Anpi, i partigiani» • Il 7 maggio 2025 l’interpretazione di Berlinguer gli vale il sesto David.
254. JOVANOTTI – Lorenzo CHERUBINI Roma 27 settembre 1966. Cantautore • 2020 - • A gennaio 2021 la figlia Teresa, 22 anni, rivela su Instagram di aver avuto un linfoma di Hodgkin, tumore ora scomparso grazie a 6 cicli di chemioterapia (a ottobre il padre racconterà l’esperienza al teatro Manzoni di Milano per un appuntamento organizzato dall’Istituto europeo di oncologia, Ieo per le donne). A novembre annuncia una nuova canzone e un nuovo tour marinaro, dopo quello del 2019, «Impegno ecologista vero, con partnership col Wwf e niente greenwashing, assicura» • Il 4 febbraio 2022 in coppia con Gianni Morandi vince la gara delle cover del Festival di Sanremo. Matteo Cruccu: «I due si scambiano le canzoni. Ed è molto divertente soprattutto vedere il sempiterno giovanotto di Monghidoro cimentarsi con Ragazzo Fortunato e Io penso positivo, anche se non sempre perfettamente a suo agio, a differenza di Lorenzo Cherubini decisamente più rilassato». Ad aprile esce il suo nuovo disco, Mediterraneo, otto canzoni inedite (solo in digitale) che vanno ad aggiungersi a quelle pubblicate a dicembre e a quelle che arriveranno per l’estate a comporre il Disco del sole: «L’idea è presa da quella delle stagioni della moda. Se fossimo negli anni 70 “Mediterraneo” lo chiamerei disco, assomiglia a un album più di quanto pensassi. Vorrei farne il vinile e dicendolo mi sto rimangiando quanto dissi a novembre sul poco senso del fare un disco» • Grande amante dei viaggi in bici, a luglio 2023 posta alcuni video su TikTok in cui racconta di essersi rotto la clavicola e il femore in vari punti per una brutta caduta durante un viaggio nella Repubblica Dominicana: «Ho fatto un gran volo in bici, non ho visto il rallentatore del traffico». Negli stessi giorni Valeria Marini racconta un loro vecchio flirt estivo: «L’ho conosciuto in un locale di Porto Rotondo, io ragazza immagine, lui dj, eravamo giovanissimi. Meraviglioso, solare, giocoso. Mi ha insegnato a guardare le stelle in cielo nella notte di San Lorenzo. Durò un anno». A Giovanna Cavalli che le dice Ha raccontato che Jova baciava molto bene risponde «Mai detto, però è vero» • A dicembre 2024 Massimo Gramellini esalta Lo stile Jova: «Vecchia lezione di Umberto Eco: per capire quanto una persona sia grande, falla parlare di cose piccole. Anche di pettegolezzi: “Valeria Marini sostiene che da giovani avete avuto un flirt, conferma?”, chiede la belva Fagnani al mite Jovanotti, per mettere alla prova la sua mitezza. Reazioni di un maschio quando gli attribuiscono un flirt ingombrante: a) negare, gongolando e ammiccando; b) ammettere, gongolando e ammiccando; c) “Non si parla di queste cose in pubblico, e non avrebbe dovuto parlarne nemmeno lei”. La c) è stata la risposta di Jovanotti. I prevenuti la derubricheranno alla voce “buonismo”, tanto più che l’ha detta sorridendo, ma la mezza risata era strategica: serviva a confermare il pettegolezzo e però anche l’imbarazzo» • Redivivo dopo l’incidente e con un disco fresco, l’11 febbraio 2025 è il superospite della prima serata del Festival di Sanremo. A fine marzo, intervistato da Walter Veltroni, Cesare Cremonini confida: «Ho sempre inseguito un percorso di affermazione per lo più solitario, più indie che mainstream, quando l’indie era un miraggio. Il primo ad aprirmi una porta fu Lorenzo Jovanotti, con “Mondo” nel 2010. Mi disse: “Gli stadi un giorno saranno il tuo terreno di gioco”».
257. Jasmine PAOLINI Castelnuovo di Garfagnana 4 gennaio 2006. Tennista • 2020 - • 2021 - • 2022 - • 2023 - • Polacca di mamma, e toscana di nascita, «i geni della nonna del Ghana nelle gambe da sprinter», il 6 giugno 2024 batte la russa Mirra Andreeva ed approda alla finale del Roland Garros (l’8 è sconfitta in finale dalla semiconnazionale Iga Świątek, 6-2 6-1). L’11 luglio, vittoria sulla croata Donna Vekic, diventa la prima italiana ad arrivare in finale al torneo di Wimbledon: «Ho fatto una fatica tremenda, ma continuavo a ripetermi combatti su ogni palla» (il 13 è sconfitta dalla ceca Barbora Krejcikova, 6-2 2-6 6-4). Il 4 agosto in coppia con Sara Errani vince la medaglia d’oro ai Giochi di Parigi (il 19 maggio avevano vinto gli Internazionali d’Italia). Il 20 novembre a Malaga l’Italia sconfigge la Slovacchia e vince la Billie Jean King Cup (titolo che mancava dal 2013): dopo che Lucia Bronzetti ha domato in due set Viktoria Hruncakova, «demolisce» in poco più di un’ora Rebecca Sramkova • Il 18 maggio 2025, battendo con Errani Veronika Kudermetova ed Elise Mertens, diventa la prima donna dopo Monica Seles nel 1990 a vincere gli Internazionali d’Italia sia nel singolare che nel doppio (il giorno prima ha battuto in due set la statunitense Coco Gauff). Il 21 settembre a Shenzhen la vittoria contro gli Stati Uniti vale il bis in Billie Jean King Cup: dopo che Elisabetta Cocciaretto ha battuto Emma Navarro (6-4 6-4), chiude regolando in due set Jessica Pegula (6-4 6-2).
276. AL BANO - Albano CARRISI Cellino San Marco 20 maggio 1943. Cantante • Il 26 luglio 2020, a 50 anni dal matrimonio, Romina Power («la sua eterna metà») è intervistata da Elvira Serra: Il pubblico non riesce a pensarvi disgiunti. «Forse perché ci hanno visti crescere. Hanno fatto un po’ l’abitudine a vederci insieme. O forse perché abbiamo inciso centinaia di canzoni e la musica è eterna: quando avremo lasciato i nostri corpi, le canzoni rimarranno». Chi era la «spalla» di chi? «Eravamo pari» • Positivo al Covid, deve rinunciare al Capodanno 2021 di Canale 5 al Petruzzelli di Bari: «Ho fatto tutte e tre le vaccinazioni, l’ultima il 6 dicembre, e anche quella anti-influenzale». Su Instagram posta un video in cui dice di non capire i no vax: «Ma che gli devi dire? Non so neanche perché diventino no vax. Con tutto quello che succede intorno è come se uno mette la mano sul fuoco e poi dice che non brucia. Per loro il fuoco è soltanto fantasia, lo vedono gli altri. Invece questa è la Terza guerra mondiale e il nemico squallido è il virus» • A marzo 2022 Massimo Gramellini ne fa un pubblico elogio: «Per avere cantato Felicità davanti a Putin, era finito sulla lista nera di Kiev (ma si può?). Eppure, dopo l’invasione russa — è lui, sia chiaro, a chiamarla così —, Al Bano ha preso le distanze dall’illustre fan e ha persino accolto una famiglia ucraina a casa sua, in quel di Cellino San Marco. Gliene sono grato, anche perché a oggi rimane l’unico frequentatore e ammiratore italiano di Putin ad avere avuto la decenza di dissociarsene in pubblico. Riguardo alla guerra, duole dirlo ai nostri intellettuali, Al Bano non ha però un’opinione abbastanza complessa. Afferma che tutte le Grandi Potenze, compresi gli Stati Uniti, tendono a essere un po’ arroganti per natura, e fin qui anche Povia e Crozza sarebbero d’accordo con lui. Ma aggiunge che ci sono cose che proprio non si fanno, tipo aggredire un Paese o una famiglia, perché se le fai, devi poi anche fare i conti con la Storia. La mette giù troppo semplice?» • A fine gennaio 2023, un gruppo di personaggi del mondo della cultura e della politica contesta l’invito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Festival di Sanremo per raccontare in un video di due minuti la situazione del suo popolo martoriato. Al Bano, di cui viene sempre ricordato «che in passato cantò con Putin», dice invece sì al video. L’8 febbraio sale per la prima volta sul palco del Festival con Gianni Morandi e Massimo Ranieri. A inizio maggio, intervistato da Aldo Cazzullo, confessa di aver pensato di farla finita dopo la scomparsa della figlia Ylenia e il divorzio da Romina Power • A ottobre 2024 si viene a sapere che è uno degli oltre tremila clienti di Intesa Sanpaolo il cui conti sono stati spiati da un 52enne di Bitonto (la procura di Bari cerca di capire se abbia avuto un mandante). A dicembre vengono annunciati i cantanti in gara al Festival 2025. Alessandro Trocino: «Escluso a sorpresa Al Bano, che sarebbe stato presente per la sedicesima volta, con un nuovo cappello» • A fine giugno 2025 Gramellini ne parla nuovamente (Il power di Romina) ma con un tono diverso: «Perse la Siria e l’Iran, a Putin restano un pezzo di Ucraina e Al Bano, benché ieri quest’ultimo sia stato sottoposto a un massiccio bombardamento mediatico da parte di Romina Power, che ha criticato la sua decisione di cantare Felicità in Russia con Iva Zanicchi. “Non mi sembrano né il momento né il luogo”, lo ha sgridato pubblicamente la ex moglie amerikana. Sul momento si può discutere, perché in tempo di guerra una canzone scacciapensieri non ha mai fatto del male a nessuno, e un testo così banalmente ecumenico, che invita a “tenersi per mano e andare lontano”, avrebbe potuto scriverlo persino l’avvocato Conte (non Paolo, ma Giuseppe). Sul luogo, invece, è difficile dare torto alla signora Power, per quanto esistano, e non solo tra gli opinionisti tv, degli italiani tendenza Al Bano che preferiscono la Russia agli Stati Uniti, anche se nemmeno loro arrivano ancora a definire Putin “una persona perbene”, come invece ha fatto lui ieri, durante la rappresaglia dialettica contro la ex moglie. Vorrei trovare a tutti i costi un risvolto positivo (mi sembrano sia il momento, sia il luogo). In mezzo a eventi imprevedibili e leader bugiardi e umorali che cambiano traiettoria più in fretta di una boccia di biliardo, la scoperta che dopo tanti anni Al Bano continua ad andare d’accordo con Putin e a litigare con Romina trasmette una sensazione di rassicurante certezza della quale un po’ si avvertiva il bisogno».
282. Gianluigi BUFFON Carrara 28 gennaio 1978. Ex calciatore • Il 17 giugno 2020 a Roma perde ai rigori la finale di Coppa Italia contro il Napoli (non ne para neanche uno). Il 26 luglio, vittoria della Juventus 2-0 in casa con la Sampdoria, pur senza scendere in campo vince il suo decimo scudetto • L’11 maggio 2021 dice addio alla Juventus. Filippo Bonsignore: «Mancano solo quattro partite alla conclusione della carriera di Gigi in bianconero vissuta in due tranches dal 2001 al 2018 e dal 2019 ad oggi. Nel mezzo, un anno al Paris Saint Germain. Con la Juve ha vinto tutto, tranne la Champions League. E ora che cosa farà? “O smetto di giocare o, se trovo una situazione che mi dà stimoli per giocare o fare un’esperienza di vita diversa, la prendo in considerazione”». Il 19 maggio vince a Reggio Emilia contro l’Atalanta la sua sesta Coppa Italia. Il 14 giugno annuncia: «Ho deciso che continuerò a giocare perché mi sento bene e mi sento ancora forte». Ripartirà da Parma, dove tutto è iniziato, «per almeno un altro anno» • Il 25 aprile 2022, durante la sfida di Serie B Perugia-Parma, è protagonista di una clamorosa “papera”: rientrato in campo dopo un infortunio, manca clamorosamente il controllo sull’innocuo retropassaggio di un compagno regalando il pallone a Marco Olivieri che segna facilmente (succede al 7’ minuto, con gli umbri già in vantaggio). Qualche giorno dopo Aldo Cazzullo commenta l’errore: «È diventato immeritatamente la prima immagine che resta in testa nella sua stagione al Parma, che in realtà è un miracolo sportivo di longevità e di attaccamento alla propria storia: nell’epoca del tourbillon, dei trasferimenti a parametro zero, dei procuratori, dei bonus e delle plusvalenze, il secondo più grande portiere di tutti i tempi — il primo è ovviamente Zoff — ha avuto solo due squadre, ed è rimasto alla Juve pure in B (a parte la breve avventura parigina)» • 2023 - • Dal 5 agosto 2023, pochi giorni dopo l’annuncio del ritiro dal calcio giocato, nei ranghi della FIGC come capo delegazione della nazionale italiana, il 19 novembre 2024 esce l’autobiografia scritta con Mario Desiati. A Cazzullo confida: «C’è qualcosa di masochista, nel portiere. I campi della mia giovinezza erano gli stessi degli anni 70: l’area dura come il cemento. I vecchi portieri li riconosci dalle mani ferite, dai fianchi dolenti, dalle tante volte che sono caduti fino a sanguinare. Ho avuto un solo procuratore nella vita, Silvano Martina. E l’ho scelto perché aveva le mani piene di cicatrici. Mani da portiere» • A inizio settembre 2025 Massimo Gramellini lo cita parlando della storia di Thomas, portierino picchiato dal padre di un avversario che passa da vittima a carnefice quando si scopre che prima aveva riempito di botte un altro ragazzo steso a terra: «È interessante notare il meccanismo che guida le nostre reazioni agli stimoli dell’attualità. Se la notizia rientra in uno schema di indignazione prestabilito (“padre si trasforma in ultrà”) non si aspetta che l’evento si raffreddi, rivelando i suoi contorni effettivi, ma si viene presi dalla smania di prendere posizione. Nessuno usa il condizionale, che è la seconda grande vittima del nostro tempo, dopo il congiuntivo. È tutto un susseguirsi di verbi all’indicativo che finiscono per suggestionare anche chi non ha letto la storia e se n’è fatto un’idea solo dai commenti altrui. Così si scrivono sermoni indignati in difesa del ragazzino innocente e malmenato senza motivo, mentre portieri famosi, da Buffon a Donnarumma, fanno a gara nel chiamarlo ”collega” e invitarlo al raduno della Nazionale. Poi arriva la realtà e il teatrino si zittisce di colpo. Ritroverà la voce domani, con la prossima notizia prêt-à-porter».
289. SOPHIA LOREN - Sofia SCICOLONE Roma 20 settembre 1934. Attrice • A fine giugno 2020, intervistando Franca Valeri nella sua casa romana, Aldo Cazzullo nota «alle sue spalle, le foto di un secolo italiano: Franca bambina, e Franca novantenne abbracciata a Sophia Loren»: «Scrissi un film su due sorelle, e lo portai a Carlo Ponti. Rispose: “Bella trama, perfetta per Sophia, ma tu e lei siete troppo diverse per fare le sorelle. Diventerete cugine. Una cugina napoletana e una milanese: si può fare”. Nacque così Il segno di Venere». A novembre va in streaming su Netflix La vita davanti a sé. Paolo Baldini: «Segna il ritorno sul set di Sophia Loren, diretta dal figlio regista Edoardo Ponti, nel ruolo di una sopravvissuta all’Olocausto che offre un tetto ai bambini delle prostitute e incontra un piccolo immigrato da salvare, Momo. Tratto dal romanzo omonimo di Romain Gary» • L’11 maggio 2021 l’interpretazione in La vita davanti a sé le dà il settimo premio come migliore attrice ai David di Donatello (gli altri nel 1961 per La ciociara, 1964 per Ieri, oggi, domani, 1965 Matrimonio all’italiana, 1970 I girasoli, 1974 Il viaggio, 1978 Una giornata particolare): «Non so se questo sarà il mio ultimo film ma io ho voglia di farne ancora, sempre più belli, io senza il cinema non posso vivere assolutamente» • A inizio febbraio 2022, Elvira Serra scrive che Un rivale migliore di noi è la nostra fortuna: «La rivalità che ci fa così paura è stata l’ingrediente segreto di carriere strepitose: Camilla Cederna e Oriana Fallaci, Bobby Fischer e Boris Spassky, Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, Fausto Coppi e Gino Bartali, Francis Bacon e Lucian Freud, Gina Lollobrigida e Sophia Loren [...]» • Il 16 gennaio 2023 muore Gina Lollobrigida. Nel ricordarla, Walter Veltroni scrive che «In un Paese abituato agli antagonismi, da Romolo e Remo a Coppi e Bartali, la Lollobrigida venne immediatamente messa in competizione con l’altra star mondiale del nostro cinema: Sophia Loren. E nonostante anche la “Bersagliera” avesse avuto la fortuna di essere diretta da maestri come Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Luigi Zampa, negli Usa da King Vidor o John Houston e in Francia da Jules Dassin o Agnès Varda le restò sempre la sensazione che alla Loren fosse riconosciuto, dal cinema italiano di qualità, un peso diverso». A fine settembre cade e si frattura un femore. Chiara Maffioletti: «Era tutto pronto per la grande festa che Bari aveva in programma per Sophia Loren. Domani, la diva tra le dive avrebbe ricevuto la cittadinanza onoraria, trovando anche il tempo per inaugurare in città il quarto ristorante in Italia che porta il suo nome. Purtroppo però, le celebrazioni sono da rimandare per un incidente domestico che ha coinvolto l’attrice. Loren, che solo pochi giorni fa — il 20 settembre —, ha compiuto 89 anni, è caduta l’altra mattina mentre era in bagno, nella sua casa di Ginevra. “Prontamente trasportata in ospedale per gli opportuni accertamenti, all’attrice sono state diagnosticate delle fratture al femore”, hanno fatto sapere dall’entourage della diva, aggiungendo anche che è stata sottoposta a un intervento. “Nel pomeriggio Sophia è stata operata con esito positivo. Dovrà ora osservare un breve periodo di convalescenza cui seguirà un percorso per la completa riabilitazione”. Un bello spavento, insomma. Ma anche il sollievo di poter annunciare che l’operazione è già stata fatta ed è andata bene. Al fianco dell’attrice ci sono i figli Carlo e Edoardo Ponti. Proprio diretta da quest’ultimo, Loren aveva girato il film La vita davanti a sé, uscito su Netflix nel 2020 e interamente ambientato a Bari. Un lavoro che aveva inorgoglito i pugliesi, a partire dal sindaco Antonio Decaro, che aveva commentato: “Bari torna protagonista sulla scena mondiale grazie al grande cinema con la straordinaria Sophia Loren. Che emozione, che orgoglio”» • A metà febbraio 2024 muore a Roma all’età di 93 anni Marina Bulgari: «Il suo nome è noto del mondo del lusso soprattutto per le sue creazioni di gioielli, indossati da dive dello spettacolo e del cinema, come Sophia Loren». Il 20 settembre «l’attrice più amata di sempre compie 90 anni». La festa si svolge con la celebrazione voluta da ministero della Cultura e Archivio Luce al The Space Cinema Moderno di Roma, di seguito un brindisi con 150 invitati tra amici e colleghi d’eccezione giunti da tutto il mondo sulla terrazza dell’hotel Anantara Palazzo Naiadi. Premiata dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni e dal presidente di Cinecittà Chiara Sbarigia, indossa per l’occasione un vestito dell’amico Giorgio Armani • Il 4 settembre 2025, quando Armani muore, confida: «Il mondo ha perso un gigante di eleganza, creatività e genialità e io ho perso un fratello. Le lacrime e il dolore non possono rendere giustizia a ciò che la mia famiglia ed io, così come tanti in tutto il mondo, proviamo oggi. Solo forse i ricordi condivisi di risate e del tempo trascorso insieme, e quella luce indelebile nei suoi occhi, potranno un giorno guarire il nostro dolore e colmare il vuoto che la scomparsa di Giorgio ha lasciato».
292. Rosy (Rosaria) BINDI Sinalunga 12 febbraio 1951. Politico • Il 12 febbraio 2020 rievoca la mattina in cui, quarant’anni prima, nei corridoi della facoltà di Scienze politiche della Sapienza fu ucciso Vittorio Bachelet. Paolo Beltramin: «Terminata la sua lezione, Bachelet si era fermato a fare due chiacchiere sul mezzanino della scalinata che porta all’aula docenti, insieme alla sua assistente, Rosy Bindi, che quel giorno compiva 29 anni». Lei guardò negli occhi la ragazza che sparò per prima: «Quando arrivò, pensavo fosse una studentessa. Poi prese il professore alle spalle e vidi il volto di lui trasformarsi: capì cosa stava accadendo un istante prima di me. Dopo gli spari, corsi a cercare aiuto ma non trovai nessuno: i terroristi avevano pianificato tutto per lasciarci soli». Alla domanda Come ha deciso di trascorrere il giorno del suo compleanno? risponde: «Ho quattro appuntamenti. La mattina sono alla cerimonia in memoria di Bachelet al Csm, poi alla celebrazione che si tiene alla Sapienza, entrambe alla presenza del presidente Mattarella. Nel tardo pomeriggio vado a messa. La sera mi aspetta una cena con la mia famiglia, tra mia mamma che di anni ne ha cento e una schiera di nipoti e nipotini» • Un anno esatto dopo, il 12 febbraio 2021 (stavolta non c’entrano però il compleanno e l’anniversario del delitto Bachelet), Massimo Gramellini ricorda: «Molti anni fa, Emilio Fede condusse un’edizione elettorale del Tg4 a urne ancora aperte, esordendo così: “Oggi è proibito parlare di politica. Quindi mi limiterò a dirvi, in modo oggettivo e cronistico, che nei seggi si può scegliere tra dare il proprio voto all’alleanza del benessere, liberale e democratica di Silvio Berlusconi oppure ai comunisti di Prodi e Rosy Bindi» • Ad ottobre 2022 «si discute moltissimo della sorte del Partito democratico. In una specie di autoflagellazione emotiva post elettorale, in diversi hanno chiesto di rifondare completamente il partito, fino allo scioglimento (Rosy Bindi)». Il 5 Monica Guerzoni chiede a Pier Luigi Bersani Il Pd va sciolto, come ha chiesto Rosy Bindi? Il 6, giorno della direzione del Pd, primo passo verso il congresso, si legge di nuovo che «sul partito piovono le bordate della “vecchia guardia”, da Rosy Bindi a D’Alema e Bersani» • Il 30 marzo 2023 Margherita De Bac spiega cosa comporti l’abolizione del vincolo di esclusività per il personale infermieristico e le ostetriche inserita nel decreto Bollette: «Significa che circa 350 mila professionisti del comparto non medico, in tutto sono 22 categorie, potranno lavorare oltre i turni di servizio per un numero di ore illimitato. Le aziende di appartenenza dovranno però certificare che il loro impiego esterno non comprometta il buon esito dei piani di recupero delle liste di attesa. Sono gli infermieri la fetta più grossa di questa moltitudine di professionisti in attesa, da anni, di essere svincolati da una legge sull’esclusività voluta dall’ex ministra Rosy Bindi». A metà giugno dichiara: «Il lutto nazionale per una persona divisiva come Berlusconi non è una scelta opportuna. Ha segnato l’Italia in negativo e invece siamo nella fase della santificazione. Questo non va bene». A metà dicembre, quando il commissario Paolo Gentiloni, ospite d’onore al forum Pd L’Europa che vogliamo, ribadisce che serve un «sostegno senza tentennamenti» a Kiev, «a scuotere la platea» ci pensa lei, «che pure ormai è ai margini del partito, quando chiede con forza di seguire la via della diplomazia e non quella delle armi» (Alessandro Trocino) • Nel dicembre 2024, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini si dimette dopo giorni di polemiche seguite a un suo intervento a un convegno all’Università Lumsa di Roma, organizzato dai cattolici, che era stato visto come il preludio di una sua entrata in politica. Quando Matteo Renzi dice che Ruffini «deve scegliere un portavoce diverso», il riferimento è a Rosy Bindi, che di lui aveva detto: «Una persona di grande valore da non imprigionare in un’operazione di laboratorio» • A inizio dicembre, in un caffè intitolato I Casini di domani Gramellini parla di «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer». Negli stessi giorni si legge che «L’ex ministra Rosy Bindi torna dopo una lunga assenza sulla scena politica: sarà ai vertici del Comitato per il No al referendum sulla giustizia».
295. Federico CHIESA Genova 25 ottobre 1997. Calciatore • A fine settembre 2020 si legge che «Negli angoli del tifo non si chiedono neppure più quale sarà il destino di Chiesa: hanno capito da diversi giorni che, dopo Bernardeschi, un altro Federico lascerà la Fiorentina per la Juventus» (Alessandro Bocci). A fine dicembre Mario Sconcerti scrive: «Ronaldo è cambiato. Partecipa di più, dà segni di un lento sentimento, di partecipazione. Accetta perfino soluzioni che non gradisce. Quando gioca Chiesa sulla sinistra, Pirlo gli chiede di stare al centro e lui accetta anche se questo lo mette spalle alla porta. Non gradisce ma lo fa. Le cifre confermano. Quando gioca Chiesa Ronaldo segna solo su rigore. Senza Chiesa fa due gol come sabato scorso. Non è colpa di Chiesa, è solo un principio di sovrapposizioni non applicabili». Dopo qualche giorno insiste: «L’esperimento di Chiesa chiude Ronaldo al gol con strana regolarità. Non giocano nello stesso ruolo, ma nello stesso spazio. Questo irrita Ronaldo e gli impedisce di segnare su azione, è la sesta volta consecutiva che gli capita con Chiesa, vale una riflessione» • Il 6 gennaio 2021 una sua doppietta vale alla Juventus la vittoria per 3-1 a San Siro contro il Milan. A fine marzo Sconcerti scrive: «Cresce una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa». Il 19 maggio un suo gol all’Atalanta vale alla Juventus la conquista della 14ª Coppa Italia (2-1), Sconcerti parla de «la lenta educazione di Chiesa». Il 6 luglio, vittoria ai rigori contro la Spagna che vale l’accesso alla finale degli Europei (suo il gol azzurro nell’1-1 con cui si chiudono i tempi supplementari) Sconcerti scrive che «Chiesa è un attaccante confermato». L’11 luglio, a Wembley contro l’Inghilterra, arriva un’altra vittoria ai rigori dopo l’1-1 dei tempi supplementari (stavolta in rimonta): secondo Sconcerti, «L’uscita contemporanea di Immobile per Berardi ha portato spazi e liberato Chiesa, via via salito fino a dominare». Quando il 2 settembre gli azzurri sono fermati a Firenze dalla Bulgaria (1-1) in un match valido per la qualificazione ai Mondiali, Sconcerti scrive «Chiesa, è ormai un giocatore diverso, potenzialmente decisivo sempre. È lui l’unico attaccante reale dell’Italia». Paolo Tomaselli gli dà 7 con questa motivazione: «Davanti a babbo Enrico si costruisce un gran gol, accentrandosi e liberando il sinistro. Ci riprova più volte, ma non sfonda». Il 29 settembre un altro gol vale alla Juventus il successo in Champions League contro il Chelsea («lancio di Bonucci, testa di Rabiot, gran palla di Bernardeschi per Chiesa, che stravince il duello con Rudiger e segna con un diagonale di sinistro») • Il 9 gennaio 2022, nella vittoriosa trasferta di campionato all’Olimpico contro la Roma (4-3), dopo un contrasto col giallorosso Smalling riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il 24 marzo, quando i campioni d’Europa azzurri, sconfitti a Palermo dalla Macedonia del Nord, mancano per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, Aldo Cazzullo commenta: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto» • Il 17 novembre 2023 gli azzurri battono «il tabù Macedonia del Nord» 5 a 2 in un match all’Olimpico per le qualificazioni all’Europeo con la «doppietta di uno strepitoso Chiesa». Tomaselli stavolta gli dà 8: «Pronti via, prende una sassata al ginocchio da Dimoski, che poi farà il bis sulla caviglia. Si vendica con la prima doppietta: primo gol con una frustata, secondo con una parabola che si impenna per una deviazione. Qualità e quantità certificate. Non era titolare da due anni: quanto è mancato?» • 2024 - • 2025 - •
305. Fausto BERTINOTTI Milano 22 marzo 1940. Politico • Per un giudizio storico sulla sua figura, valga quanto risposto il 10 gennaio 2020 da Romano Prodi alla domanda «Dura questo governo?» (era il Conte II): «Razionalmente posso dire di sì, nelle votazioni parlamentari continua a vincere. Però nelle cose umane c’è sempre l’imprevisto. Ci sono obiettivi vitali che dovrebbero essere più forti delle ragioni di frattura. Se prevale l’interesse particolare, può accadere la stessa cosa che successe a me con Bertinotti, il quale abbatté il governo e se stesso» • Il 24 aprile 2021, lo stesso Prodi, intervistato da Massimo Franco «dice che Matteo Salvini si comporta come Fausto Bertinotti, che fece cadere il suo governo: “Quando inizi a perdere consensi, alzi la posta”». Ancora l’ex presidente del Consiglio, il 15 settembre: «Io mi occupai del campo riformista. Il problema è che in quel campo c’erano riformisti speciali come Bertinotti, che per la paura di vedersi erodere la base si tirarono indietro». Il 13 novembre è Paolo Lepri a tirarlo in ballo parlando di Catarina Martins, portavoce del Bloco de Esquerda che, avendo fatto cadere il governo del socialista António Costa portando il Paese alle elezioni anticipate, viene subito chiamata «la Bertinotti portoghese» • Il 2 aprile 2022 Francesco Verderami, parlando del «“nuovo” Giuseppe Conte, più di lotta che di governo» sostiene che «è un problema soprattutto per il Pd e per la prospettiva di un “campo largo” elettorale»: «Il punto è che in prospettiva una simile alleanza “senza coesione e credibilità”, apparirebbe agli occhi degli elettori meno solida dell’intesa che fu tra Prodi e Bertinotti». Il 3 agosto, commentando l’accordo elettorale tra Enrico Letta e il «recalcitrante Calenda», Antonio Polito così spiega la decisione del secondo: «Lo stigma di colui che “consegna il Paese alle destre” lo avrebbe marchiato a vita, un po’ come successe con Bertinotti quando fece cadere il governo Prodi». Cinque giorni dopo, col fronte anti-Meloni disintegrato, Polito commenta: «Mentre dalle parti di Meloni, Salvini e Berlusconi le intese per il potere, o almeno per la vittoria, vengono sempre prima delle divergenze programmatiche o delle differenze di cultura politica, a sinistra il gusto dell’ideologia prevale perfino sul vantaggio elettorale. È storia antica, da Bertinotti a Turigliatto. E ha sempre prodotto un unico risultato: il successo dell’avversario» • Il 23 giugno 2023 una sua intervista firmata Roberto Gressi reca il titolo «La sinistra non esiste più». Il 18 novembre la premier Giorgia Meloni punzecchia la segretaria del Pd Elly Schlein «per aver detto no all’invito a partecipare ad Atreju, la festa dei giovani di FdI»: «Non la giudico, ma ricordo che c’era un tempo in cui Fausto Bertinotti non aveva timore a presentarsi e dialogare» • Il 9 dicembre 2024 tra «le altre notizie importanti» si legge: «Si è aperta ieri l’edizione 2024 di Atreju, la manifestazione di FdI. Tra gli ospiti Fausto Bertinotti» • A fine marzo 2025 contesta le parole della premier Giorgia Meloni su Il Manifesto di Ventotene dicendo che le avrebbe «tirato un libro» (immediate le polemiche). A inizio dicembre, in un caffè intitolato I Casini di domani Massimo Gramellini parla di «una tendenza ormai assestata: i politici di ieri incuriosiscono molto più di quelli di oggi. Anche in tv un Bersani, un Fini, una Bindi, un Bertinotti e lo stesso Casini raggiungono dati d’ascolto incomparabilmente superiori a quelli di quasi tutti i colleghi in attività. Non c’è dubbio che si riconosca loro una maggiore autorevolezza, cultura e capacità oratoria. “Le sciabole stanno appese e combattono i foderi” ebbe a dire vent’anni fa un ex ministro della Prima Repubblica. Ma, nel parlare di foderi, alludeva proprio ai Casini, ai Fini, ai Bersani, che avevano preso il posto dei Moro, degli Almirante e dei Berlinguer».
306. Roberto BAGGIO Caldogno 18 febbraio 1967. Ex calciatore • 1 agosto 2020: mentre si segnalano polemiche sul film che ne racconta la vita (« è ambientato solo in Trentino e “snobba” le sue origini venete»), muore il padre Florindo (era nato il 15 dicembre 1931) • Con l’Italia ancora in festa per il secondo titolo europeo della nazionale, il 21 luglio 2021 Massimo Gramellini (Gianluca nell’Arena) lo tira in ballo chiedendo scusa a Gianluca Vialli per una vecchia storia: «Trentuno estati fa — nelle notti magiche del 1990 — un giovane cronista sportivo innamorato di Roberto Baggio assegnò a Vialli in decine di articoli la parte dell’usurpatore e del cattivo» • L’accostamento all’ex compagno di squadra (anche alla Juventus) torna il 19 marzo 2022, quando Aldo Grasso si sofferma sul programma Una semplice domanda, in cui «Alessandro Cattelan propone su Netflix sei incontri (Roberto Baggio, Geppi Cucciari, Elio, Francesco Mandelli, Paolo Sorrentino e Gianluca Vialli) sul tema della felicità, o meglio su come agire per essere felici». Una settimana dopo, la citazione arriva da Mario Sconcerti (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni, stavolta Vialli non gli fa compagnia): «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno». Il 4 giugno «si confessa a Leonard Berberi sull’aereo che porta il suo nome» (ITA Airways in servizio sulla rotta Fiumicino-Buenos Aires), «La vita, quella calcistica e quella familiare. E l’amore per l’Argentina» • Il 2 dicembre 2023, intervistato da Walter Veltroni, dice: «La gente mi amava, davo fastidio a tanti allenatori» • Il 24 gennaio 2024 c’è il toccante messaggio in ricordo di Gigi Riva, morto due giorni prima: «Sei stato qualcosa di unico ed indimenticabile, così come sono certo che unico e indimenticabile sarà quel “rombo di tuono” che saprà accoglierti nel tuo viaggio celeste, dove ti auguro di incontrare presto coloro che hai amato e che troppo presto hai perduto. Ti voglio bene, Roberto Baggio» (Gianluca Mercuri spiega che con lui «il più grande attaccante italiano di sempre ha avuto un rapporto speciale da team manager della Nazionale»). Il 21 febbraio la figlia Valentina spiega in un’intervista come «ha convinto il padre a sbarcare sui social». Il 22 giugno si parla della rapina di cui è stato vittima ad Altavilla Vicentina. Alessandro Trocino: «Avviene mentre Roberto Baggio e la sua famiglia — la moglie Andreina, i figli Leo, Mattia e Valentina e la suocera ottantenne Luciana — stavano guardando la partita degli Europei Spagna-Italia. Non appena i rapinatori entrano in casa, Baggio tenta di affrontare uno di loro: dopo una breve colluttazione, il rapinatore lo colpisce in fronte con il calcio di una pistola, provocandogli una ferita profonda, poi lui e i suoi familiari vengono chiusi in una stanza». Dopo aver lamentato il 26 giugno «lontani i tempi in cui potevamo intervistare Vialli e Baggio tra i fumi delle docce», il 19 luglio Gramellini scrive: «C’è una fake news che resiste da molto prima che si parlasse di fake news, ed è che nell’estate del 1994 l’Italia perse la finale dei Mondiali contro il Brasile perché Baggio sbagliò il rigore decisivo. In questi giorni l’ha ribadita persino Sacchi, che pure dovrebbe essere a conoscenza dei fatti, dato che di quell’Italia era il c.t.. Lo stesso Baggio mostra di crederci, perché ha ripetuto più di una volta che quel tiro se lo sogna di notte. Ma se anche avesse segnato, il Brasile avrebbe avuto ancora un rigore a disposizione, affidato allo specialista Bebeto, che al 90 per cento (e mi tengo stretto) lo avrebbe realizzato. A questa, che è la prosa della realtà, si è sovrapposta fin da subito l’immagine altamente emotiva di Baggio impietrito e a testa bassa, un attimo dopo che il suo rigore è finito alle stelle». E ancora Gramellini, il 19 settembre, all’indomani della morte di Totò Schillaci: «Quando penso a lui, lo rivedo negli spogliatoi dell’Olimpico di Roma dopo la vittoria agli ottavi contro l’Uruguay, a piedi nudi e con le scarpe in mano, gli occhi sempre in procinto di uscire dalle orbite (“sembra Brad Davis in Fuga di mezzanotte”, diceva Baggio, suo grande amico e persecutore: a tavola gli versava l’aceto nel vino con l’imbuto)» • 2025 - •
307. Nicolò ZANIOLO Massa 2 luglio 1999. Calciatore • L’8 settembre 2020, «si era appena ripreso da un infortunio grave» (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro in Roma-Juventus del 23 gennaio), commentando un nuovo infortunio in un match con l’Olanda valido «per la non eccitantissima Nations League» (rottura completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro) Gianluca Mercuri lo definisce «Il miglior giocatore italiano» • Il 30 marzo 2021, Mario Sconcerti (Sì, Mancini ha ragione: l’Italia può vincere gli Europei) lo include in «una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa, Kean» ecc. Il 20 agosto (ancora convalescente, ha saltato gli Europei conclusi col trionfo di Wembley), sempre Sconcerti (Sarà un campionato avvincente) scrive: «Mi aspetto decine di giocatori sorprendenti, a partire da Zaniolo» • Il 15 aprile 2022 fa parlare di sé con una tripletta contro i norvegesi del Bodø/Glimt che vale alla Roma l’accesso alle semifinali della Conference League, poi vinta grazie a un suo gol nella finale di Tirana col Feyenoord (25 maggio 2022, il giorno dopo Alessandro Trocino lo ignora limitandosi a celebrare il successo de «la Roma di Mourinho») • Il 27 gennaio 2023, parlando di calciomercato, Mercuri accenna a «Zaniolo che si allontana dal Milan», quattro giorni dopo, commentando la notizia che un gruppo di tifosi l’ha «aspettato sotto casa e minacciato di morte», prima di definire «davvero impensabile» quel che gli sta capitando Massimo Gramellini lo stronca: «Del calciatore Nicolò Zaniolo si può pensare tutto, anche niente (per esempio che è un sopravvalutato senza carattere, alla Balotelli)». Dopo che il 2 febbraio Mercuri ha scritto «Zaniolo, intanto, prova a fare la pace con la Roma», il 4 febbraio Luca Angelini, tornando sul commento di Gramellini alle minacce degli ultras, parla del «senso (perduto) di innamorarsi dei calciatori invece che della squadra». Il 13 ottobre (appena passato all’Aston Villa dopo un’esperienza in Turchia col Galatasaray), Mercuri (Lo choc del calcioscommesse) informa: «Dopo lo juventino Fagioli, altri due calciatori sono coinvolti nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali: Tonali e Zaniolo, che da quest’anno giocano in Inghilterra, sono stati interrogati dalla polizia in tuta, a Coverciano, durante gli allenamenti della Nazionale. I due giocatori hanno dovuto lasciare il ritiro degli azzurri». Il giorno seguente Elena Tebano aggiorna: «I giocatori indagati ufficialmente finora sono tre: Fagioli, Zaniolo e Tonali, a cui sono stati sequestrati cellulari e tablet». Alla fine Fagioli subisce una squalifica di 12 mesi (7 effettivi), Tonali di 18 mesi (10 effettivi), Zaniolo viene scagionato • Tornato in Italia per giocare con l’Atalanta, il 3 dicembre 2024 riappare su Prima Ora grazie al gol dell’ex segnato il giorno prima all’Olimpico contro la Roma • A fine maggio 2025, nel frattempo è passato alla Fiorentina (anche se è di proprietà del Galatasaray) è accusato di aver aggredito due giocatori della Primavera della Roma, Mattia Almaviva e Marco Litti, al termine della partita con i pari categoria viola. L’aggressione sarebbe avvenuta nello spogliatoio giallorosso, si difende dicendo di non avere colpe, se non quella di aver perso la calma. A inizio settembre passa all’Udinese.
308. Marco TRAVAGLIO Torino 13 ottobre 1964. Giornalista • Il 21 settembre 2020, in attesa dei risultati del referendum sul taglio dei parlamentari e delle amministrative in sei regioni, Luca Angelini scrive: «Ancora prima di sapere come andrà il voto, in area Cinque Stelle volano gli stracci, in particolare tra Alessandro Di Battista e il direttore del giornale più vicino al Movimento, Marco Travaglio del Fatto Quotidiano (di cui, peraltro, Di Battista è collaboratore). Materia precipua del contendere, spiega Alessandro Trocino, l’alleanza con il Pd, indigeribile per il primo, inevitabile per il secondo» • Il 27 luglio 2021 Gianluca Mercuri scrive che due giorni prima, «alla festa di Articolo 1 ha detto che il presidente del Consiglio “è un figlio di papà” (per la cronaca: Draghi è rimasto orfano da ragazzo) e “non capisce un cazzo né di giustizia, né di sociale, né di sanità”. Il pubblico l’ha applaudito» • 16 luglio 2022: dopo che la scelta dei 5 Stelle di non votargli la fiducia al Senato sul decreto legge Aiuti ha convinto Mario Draghi che non ci sono le condizioni per continuare a guidare il governo, Aldo Grasso sbotta (La crisi in tv e quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa nostrani): «Entro da Maggioni su Rai1: l’ansia muove il telecomando alla ricerca di qualche risposta. Ci sono Marco Damilano, Mario Sechi, Claudio Cerasa, Luigi Contu e altri. Mi sembra di respirare un clima di compostezza, nella speranza che non spuntino i Travaglio, i De Masi, i Telese, tutti quelli che hanno tenuto bordone agli scappati di casa e ai putiniani nostrani» • Il 6 gennaio 2023, a un lettore indignato perché «l’avvocato del popolo Giuseppe Conte» «passa Capodanno a Cortina in un hotel a 5 stelle da 2.500 euro a notte!», Aldo Cazzullo risponde: «Non ha poi torto Marco Travaglio, quando ci ricorda che qualsiasi parlamentare, compresi quelli senza arte né parte, guadagna 15 mila euro netti al mese: il triplo di un primario di neurochirurgia che dopo decenni di studio e di esperienza salva vite di esseri umani (o ne spegne quando sbaglia)» • Il 23 febbraio 2024, tra i motivi alla base della rottura tra Fedez e Chiara Ferragni viene indicata «la mancata difesa di lei da parte di lui durante un podcast in cui Marco Travaglio l’ha paragonata a Wanna Marchi». L’11 giugno Mercuri lo definisce «l’ideologo di riferimento del movimento» 5 Stelle. Il 5 luglio Andrea Pasqualetto racconta che un detenuto del carcere di Montorio ha confidato che l’ex campione di surf Chico Forti, riportato in patria dal governo Meloni dopo che da anni stava scontando una condanna per omicidio negli Stati Uniti, «recluso lì da oltre un mese, gli avrebbe chiesto di contattare qualche ’ndranghetista per mettere a tacere Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e una terza persona». Il 27 agosto Matteo Renzi lo cita in un’intervista: «Conte ha avuto un’estate difficile. È stretto tra l’incudine Grillo, che potrebbe sfiduciarlo, e il martello Travaglio, che lo sogna alleato della Meloni». Il 30 ottobre Mercuri, stavolta premettendo che è «da molti considerato» il «suggeritore occulto» di Conte, racconta che intervenendo a Otto e mezzo gli ha dettato la linea: «Inutile presentarsi nei voti locali, alle Politiche “contratto” con il Pd ma mai alleanza organica. Perché il movimento non è né di destra né di sinistra». Il giorno dopo Angelini (La tentazione “isolazionista” del M5S) spiega la linea dettata sul Fatto Quotidiano: «Fino alle Politiche, il M5S faccia opposizione e intanto si rifondi e si apra alla società cercando dei candidati credibili e i votanti perduti. Anche a costo di ritirarsi per un po’ dalle Amministrative» • Il 21 ottobre 2025 è a Roma, in piazza Santi Apostoli, per una manifestazione chiamata dal leader del M5S, Giuseppe Conte, evento «senza bandiere di partito» per la libertà di stampa e per condannare l’attentato che ha coinvolto il conduttore di Report Sigfrido Ranucci (con lui Francesco Cancellato, Rula Jebreal, Lirio Abbate).
309. Fabio FOGNINI Sanremo 24 maggio 1987. Ex tennista • Il 26 gennaio 2020 negli ottavi di finale degli Australian Open è battuto in quattro set dallo statunitense Tennys Sandgren, n.100 del mondo (il nome è quello vero: si chiama così in onore del bisnonno svedese) • A fine novembre 2021, a Torino, l’Italia è eliminata dalla Croazia nei quarti di Coppa Davis. Dopo l’inatteso ko di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo (6-7, 6-2, 2-6) e l’impresa di Jannik Sinner contro Marin Cilic (3-6, 7-6, 6-3) nel doppio la coppia croata Mektic-Pavic, numero uno al mondo, si rivela troppo forte per lui l’altoatesino (6-4, 6-4) • A metà maggio 2022, in un pezzo intitolato Quella serietà dei padri sempre più rara, Paolo Di Stefano lo attacca: «Quando si dice che le generazioni sono sovvertite e che non ci sono più i “padri” di una volta… Chi ha intravisto giorni fa al Foro Italico Fabio Fognini e Jannik Sinner si sarà chiesto quale dei due fosse l’adolescente, il ventenne o il trentaquattrenne. L’avete visto, Fognini, sbattere la racchetta per terra, risbatterla due, tre, quattro volte, fino a distruggerla. Puerili escandescenze, mentre l’altro, il ragazzino, aspettava tranquillo che finisse quella scenata penosa per riprendere a battere senza sbattere. E ci saremmo quasi aspettati che saltasse la rete e andasse a prendere l’altro per un orecchio ordinandogli di non fare il cretino e di rimettersi a giocare da bravo, senza tante storie. Era lui, il più piccolo, a dare l’esempio dell’equilibrio e della serietà, e non solo perché vinceva (si perde la testa anche vincendo). Non che fosse una sorpresa: tutti sanno che Fognini è una testa calda, e il caldo a volte gli dà alla testa ancora di più, come l’anno scorso in Giappone contro Medvedev quando urlò a sé stesso “Sei un frocio!” per poi scusarsi dicendo che era stata tutta colpa del caldo nipponico. Ma mercoledì è stato il confronto generazionale a renderlo ridicolo: il contrasto con il giovane Jannik, che non potrebbe essere suo figlio, ma almeno il suo nipotino sì, rappresentante comunque di una generazione che avrebbe tutto il diritto anagrafico di essere scalmanata». A inizio agosto, intervistata da Gaia Piccardi, la moglie Flavia Pennetta confida: «È stato un innamoramento dopo anni di amicizia, durante i quali abbiamo avuto altri partner. Fabio è un buon compagno di vita, il marito che mi aspettavo. Sembrerà strano che io lo dica, ma è un uomo paziente. La pazienza che non ha in campo la tiene per la famiglia. I maschi spesso sono immaturi, tendono a rimanere sempre nel ruolo di figli, faticano ad affrancarsi dalle famiglie d’origine. Fabio è cresciuto e migliorato, senza sfuggire alla regola. Grazie a Dio con sua madre e suo padre, che mi conoscono da secoli, vado d’accordissimo». Si è mai vergognata di una sua mattana? «Vergognata no, ma mi sento sempre a disagio quando fa qualcosa che non deve fare. Lo guardo e mi vedo come riflessa in uno specchio: comunque è mio marito, è il padre dei miei figli, le cavolate che combina non finiscono lì, in campo. Quando torna a casa gliene dico di tutti i colori e lui si mette da solo in castigo, silenzioso e imbronciato mentre si autoflagella. Quando vedo rispuntare mezzo sorriso sotto la barbetta, gli è passata». Le hanno mai chiesto: Flavia, ma come fa a stare con Fognini? «La risposta è facile: ci sto perché lo amo. E perché siamo due persone molto più simili di quello che appare». A fine novembre, battendo a Malaga gli Stati Uniti, l’Italia conquista dopo otto anni le semifinali di Coppa Davis: dopo la vittoria di Sonego e la sconfitta di Musetti, il punto decisivo arriva dal doppio formato con Simone Bolelli (la corsa terminerà con la sconfitta nel doppio contro il Canada, partner Matteo Berrettini) • Il 2 giugno 2023 è eliminato dall’austriaco Sebastian Ofner nei sedicesimi del Roland Garros • Il 5 luglio 2024 a Wimbledon il suo match del terzo turno contro lo spagnolo Bautista Agut è sospeso per pioggia sul punteggio di 6-7, 6-3, 7-5, 4-5 (finirà per perdere il quarto set al tie-break e il quinto 6-4) • Dopo che al primo turno del torneo di Wimbledon ha trascinato Carlos Alcaraz al quinto set («Forse è stata l'ultima della mia carriera, non potevo chiedere di meglio di così...»), il 9 luglio 2025 annuncia il ritiro.
310. Alessandro BARICCO Torino 25 gennaio 1958. Scrittore • Nel giugno 2020, Giuseppe Conte lo cita durante gli Stati generali dell’economia, serie di incontri romani a Villa Pamphilj tra governo, istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, evento fortemente voluto dal premier per discutere e vagliare proposte sul rilancio economico dell'Italia nel mezzo della crisi del coronavirus («Dobbiamo reinventare il Paese») • A fine febbraio 2021 premesso che «non sono così ingenuo e tecnologicamente sprovveduto al punto di non sapere che quella che esercito sul mio smartphone è una sovranità del tutto limitata», Emanuele Trevi (Io, il telefono e l’offerta di un buon funerale) cita Baricco «che si è messo a studiare seriamente queste complesse questioni e ci ha scritto sopra un libro molto interessante intitolato The Game» • A metà giugno 2022 Aldo Grasso scrive che «si ricorda sempre con devozione la trasmissione L’amore è un dardo di Alessandro Baricco, 1993: nel proporre le più famose arie del melodramma, Baricco poneva particolare attenzione sia al libretto che alla struttura musicale, senza tralasciare curiosità e aneddoti, puntando soprattutto sul fascino delle “storie” dell’opera» • A fine dicembre 2023 si racconta nel podcast Wild Baricco di Feltrinelli e Il Post. La vita, gli amori, la malattia: «Io ho avuto una vita strana comunque... a me è girata che dopo i cinquantacinque anni, insomma negli ultimi dieci-quindici anni, sono forse successe più cose, da quel punto di vista lì, che in tutto il resto della vita» • A settembre 2024 Prima Ora segnala che «Franco Cordelli, il nostro critico e grande scrittore, ha adorato Tucidide. Atene contro Melo, per la regia (e non solo) di Alessandro Baricco» • A fine luglio 2025, in un caffè intitolato Spaccanti (cosi Raoul Bova aveva definito gli occhi di una sua giovane conquista) scrive: «Penso abbia ragione Baricco nel sostenere che non siamo diventati così per colpa dei social, ma che abbiamo inventato i social proprio perché eravamo diventati così».
312. Moise KEAN Vercelli 28 febbraio 2000. Calciatore • 2020 - • In forza al Paris Saint Germain, il 15 febbraio 2021 è protagonista nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, 4-1 in trasferta al Barcellona con un suo gol (gli altri li segna Kylian Mbappé). Alessandro Bocci: «Il Psg ha un’anima italiana: Moise Kean, di testa, firma il 3-1. Verratti, al rientro, confeziona l’assist per l’1-0 e Florenzi, il terzo della compagnia, fornisce il cross nell’azione del raddoppio. Pochettino gode. Mancini, c.t. dell’Italia, sorride». A fine marzo Mario Sconcerti (Sì, Mancini ha ragione: l’Italia può vincere gli Europei) scrive che «Cresce una generazione di possibili fuoriclasse capaci di decidere con un gesto la partita. Per esempio Chiesa, Kean, Joao Felix, Foden, Havertz, Sancho, Greenwood, l’ungherese Szoboszlai, Ansu Fati se recupererà, lo stesso eventuale Zaniolo. E un groppo folto di giocatori maturi con esperienza e genio decisivi. Qui siamo messi bene con Verratti, Berardi, Spinazzola, lo stesso ragazzo Kean [...]» (l’11 luglio gli azzurri vinceranno gli Europei ma lui non sarà incluso tra i 26 convocati). Tornato alla Juve (con cui aveva già vinto gli scudetti 2016/2017 e 2018/2019), il 17 ottobre un suo «gol fortuito» decide la sfida casalinga con la Roma. Il 21 dicembre segna un altro gol nell’anticipo dell’ultima giornata di andata di Serie A, un 2-0 casalingo al Cagliari (l’altro gol lo segna Bernardeschi) • Lunedì 25 aprile 2022 la Juve vince 2-1 a Sassuolo «con un gol di Kean quasi allo scadere e ha di fatto “blindato” l’accesso alla Champions League». Il 13 novembre l’ultimo turno dell’anno della Serie A (si tornerà in campo solo il 4 gennaio, causa pausa per i Mondiali) vede «un sonoro 3 a 0 rifilato dalla Juve alla Lazio, con doppietta di Kean. I bianconeri scalzano così i laziali dal terzo posto in classifica, a 10 punti dal Napoli» • A inizio gennaio 2023, Prima Ora ripropone un articolo scritto il 15 novembre da Mario Sconcerti, scomparso il 17 dicembre, «una guida perfetta al torneo che ricomincia oggi dopo la lunga pausa» in cui si legge, a proposito della Juventus: «Fagioli e Kean, più Miretti, sono tra le novità più importanti della stagione» (da lì alla fine del campionato segnerà solo altri due gol, a Spezia e Verona, la squadra, penalizzata di 10 punti per il procedimento sulle plusvalenze, finirà al settimo posto) • Il 15 maggio 2024 vince la sua seconda Coppa Italia (la prima nel 2017) ma non scende in campo nella finale di Roma contro l’Atalanta. Chiuso l’ultimo campionato in bianconero senza gol, il 9 luglio passa alla Fiorentina, il 9 settembre va a segno in Nations League nel 2-1 con cui gli azzurri si impongono a Budapest contro l’Ungheria. Paolo Tomaselli gli dà 6,5: «Quarta rete da inizio stagione dopo un digiuno di 16 mesi. Buon segno» • Il 6 febbraio 2025 segna una doppietta nel 3-0 della Fiorentina contro l’Inter campione d’Italia: si tratta della conclusione della partita sospesa il primo dicembre per il malore di cui è stato vittima il viola Edoardo Bove. Il 23 febbraio a Verona dopo aver rimediato una brutta ferita sull’arcata sopraccigliare in uno scontro contro il ginocchio di Dawidowicz ed aver perso molto sangue, sottoposto a una lunga medicazione insiste per rientrare in campo ma si accascia al suolo nel giro di pochi minuti a palla lontana: trasportato fuori dal campo in barella e con il collo immobilizzato fra gli applausi di tutto lo stadio, in serata si saprà che ha riportato un trauma cranico. Il 23 marzo a Dortmund segna una doppietta («due tiri secchi, precisi, da bomber sempre più sicuro di sé. Da duro» scrive Tomaselli motivando il 7 e mezzo in pagella) in un 3-3 con la Germania valido per la Nations League: terminato il primo tempo in svantaggio 3-0, alla fine gli azzurri hanno pure da recriminare per un rigore negato dalla Var. I tedeschi vanno in semifinale, per gli uomini del ct Spalletti si complica la strada verso i mondiali 2026.
313. Lorenzo SONEGO Torino 11 maggio 1995. Tennista • A marzo 2020 è tra gli azzurri convocati da Corrado Barazzutti a Cagliari per lo spareggio a porte chiuse con la Corea del Sud che vale l’accesso alle finali di Coppa Davis: annunciato in doppio con Stefano Travaglia, all’ultimo momento vengono sostituiti da Fabio Fognini e Simone Bolelli che vincendo 6-3 6-1 danno all’Italia il decisivo punto del 3-0 (l’appuntamento finale, in programma dal 23 al 29 novembre, sarà rimandato a causa della pandemia di Covid-19) • Dopo che a maggio è arrivato in semifinale agli Internazionali d’Italia, fermato solo da Novak Djokovic (6-3 6-7 6-2) a inizio luglio 2021 è eliminato da Roger Federer negli ottavi di finale del torneo di Wimbledon. Marco Calabresi & Maria Strada: «È entrato sul Centrale sorridente ed è uscito tra gli applausi e con i complimenti di Roger Federer. Probabilmente non gli basterà, vista la sconfitta (7-5 6-4 6-2 in due ore e 13’), ma se c’era un modo di salutare Wimbledon era esattamente questo. Sempre in partita, capace di regalare colpi alla Federer, persino con qualche rimpianto dopo essere stato tradito dal servizio (15 palle break concesse, di cui cinque trasformate) che lo aveva trascinato nella seconda settimana dei Championships. Un punto spiega tutto: sul 5-5 nel primo set, su Londra è iniziato a piovere. Ci si è fermati per un quarto d’ora, giusto il tempo di permettere al tetto di chiudersi e, al momento di riprendere il gioco, Lorenzo con un doppio fallo ha consegnato a Federer il break che lo ha mandato a servire per chiudere il set. E Federer, seppur alla soglia dei 40 anni, non è uno che queste cose se le fa dire due volte. E pensare che, poco prima dello stop, Sonego aveva infilato una serie di 11 punti consecutivi, togliendo a zero il servizio all’avversario con un lob da standing ovation prima di due volée sbagliate dallo svizzero». A fine novembre, a Torino, l’Italia è eliminata dalla Croazia nei quarti di Coppa Davis. Luca Angelini: «Dopo l’inatteso ko di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo (6-7, 6-2, 2-6), l’impresa di Jannik Sinner, vittorioso in rimonta contro Marin Cilic (3-6, 7-6, 6-3) ha riacceso le speranze. Ma, nel doppio, la coppia croata Mektic-Pavic, numero uno al mondo, si è rivelata troppo forte per Sinner e Fabio Fognini: è finita 6-4, 6-4» • Il 24 novembre 2022, battendo a Malaga gli Stati Uniti, l’Italia centra dopo otto anni le semifinali di Coppa Davis: dopo la sua vittoria contro Frances Tiafoe e la sconfitta di Musetti, il punto decisivo arriva da Simone Bolelli e Fabio Fognini nel doppio. Due giorni dopo batte in tre set Denis Shopavalov ma le sconfitte di Musetti e del doppio Berrettini-Fognini, entrambe in due set, sanciscono l’eliminazione degli azzurri • Il 2 giugno 2023 «con una vittoria-impresa da maratoneta su Rublev» approda agli ottavi al Roland Garros (il 4 è sconfitto in quattro set da Karen Khachanov). Il 26 novembre è tra gli azzurri che a Malaga battendo l’Australia vincono la Coppa Davis: le due vittorie in singolare rendono inutile il doppio, decisivo il giorno prima per la vittoria in semifinale contro la Serbia, 6-3 6-4 con Jannik Sinner contro Novak Djokovic e Miomir Kecmanovic, e pure il 23 nel quarto con l’Olanda, 6-3 6-4 a Tallon Griekspoor e Wesley Koolhof • A inizio aprile 2024, entrato in tabellone a Montecarlo come lucky loser al posto dell’infortunato Carlos Alcaraz, arriva agli ottavi di finale, dove è battuto in tre set da Ugo Humbert (5-7 6-3 6-1), il 3 luglio è eliminato dallo spagnolo Roberto Bautista Agut nel secondo turno del torneo di Wimbledon • L’11 maggio 2025 in coppia con Lorenzo Musetti vince agli Internazionali d’Italia il derby nel doppio contro i fratelli Berrettini. Il 7 luglio è eliminato dallo statunitense Ben Shelton negli ottavi di finale del torneo di Wimbledon (sarà vendicato dall’amico Jannik Sinner).
315. Gianni (Giovanni) ALEMANNO Bari 3 marzo 1958. Politico • Dal 2008 al 2013 sindaco di Roma (in precedenza, tra il 2001 e il 2006, ministro per le Politiche agricole nel Berlusconi II e III), a metà agosto 2020 Luca Bergamo, vice della Virginia Raggi che dal 2016 governa la capitale, alla domanda Il suo bilancio? risponde che «Dopo Alemanno serviva un governo di transizione che pulisse Roma da tante incrostazioni di interessi e affari» • A luglio 2021 i giudici della Cassazione lo assolvono dalle accuse di corruzione ma rinviano gli atti alla Corte d’appello perché fissi un nuovo processo per traffico di influenze (sempre che non intervenga la prescrizione). Luca Angelini: «Si ridimensiona così un altro pezzo della maxi inchiesta ribattezzata Mafia Capitale che aveva nella figura di Alemanno uno degli snodi centrali» • A inizio ottobre 2022, mentre Giorgia Meloni prende tempo sui possibili ministri del suo governo (anche perché l’incarico non arriverà prima della terza settimana del mese), Goffredo Buccini spiega che «c’è stato, probabilmente, nell’invito a evitare in questi primi giorni sortite sopra le righe rivolto da Giorgia Meloni al suo gruppo dirigente, anche un quid tattico derivato da scivoloni pregressi. In passato il complesso di esclusione, sofferto da una certa destra per molti anni, ha portato a forme di revanscismo chiassose, talvolta inquietanti come i saluti romani sulle scale del Campidoglio per l’elezione a sindaco di Gianni Alemanno: un’immagine che fece il giro del mondo e provocò non poco danno all’Italia, a Roma e, crediamo, al neosindaco stesso» • Ad agosto 2023 Gianluca Mercuri spiega che Matteo Salvini insiste nel corteggiamento di Roberto Vannacci (generale della Folgore il cui libro autoprodotto Il mondo al contrario, con attacchi a migranti e omosessuali, ha indotto il ministro Crosetto a rimuoverlo dal comando dell’Istituto geografico militare di Firenze) «sentendosi libero di occupare lo spazio che un Fratelli d’Italia più istituzionalizzato potrebbe — ma non intende affatto — abbandonare. Uno spazio conteso anche da altre destre più destre, come quella emergente di Gianni Alemanno». «Missino doc e fu leader della destra sociale, che dichiara apertamente di voler dare battaglia a Fratelli d’Italia», a fine novembre lancia col comunista Marco Rizzo il Forum dell’indipendenza italiana, «Anti Ue, anti Nato, anti Green pass, anti nucleare, anti Ogm e una certa vicinanza a Putin. Anti tutto o quasi, insomma» (Claudio Bozza). Il suo obiettivo dichiarato è rubare consensi all’ala più a destra di FdI: «L’ultima volta che ho sentito Giorgia Meloni? Un anno e mezzo fa, dopo che io avevo preso una posizione netta contro lo schieramento pro Ucraina dell’Italia. Abbiamo lealmente preso atto che le nostre visioni politiche erano inconciliabili» • La sera del 31 dicembre 2024, arrestato per violazione degli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza, finisce nel carcere di Rebibbia. Luca Angelini: «Condannato a un anno e dieci mesi era stato affidato ai servizi sociali ma i giudici lo accusano di non aver rispettato le prescrizioni. In particolare, si sarebbe sottratto al programma stabilito sostenendo di avere impegni rivelatisi fasulli» • A metà dicembre 2025, dopo averlo incontrato il presidente del Senato Ignazio La Russa torna a rilanciare le misure svuota-carceri, fin lì snobbate da Fdi: «Allarghiamo i criteri per i domiciliari adesso, prima di Natale, aumentiamo il numero dei giudici di sorveglianza con norme temporanee e affidandoci ai magistrati onorari».
321. Sandro TONALI Lodi 8 maggio 2000. Calciatore • 2020 - • A fine novembre 2021, quando il Milan crolla in casa col Sassuolo (3-1) e il Napoli resta solo in testa alla classifica, Mario Sconcerti scrive: «È stanco il Milan. C’è una spiegazione pronta per questa stanchezza, la piccola incuria di Pioli che tiene fuori insieme Tonali e Kessie» • A fine maggio 2022 (Un «ciapa no» stanco: la frenata delle grandi e i limiti del nostro calcio) Mario Sconcerti scrive: «Sono lenti Tonali e Kessie». L’8 maggio vincendo 3-1 a Verona con due suoi gol il Milan sorpassa l’Inter e va in testa alla classifica. Il giorno dopo Carlos Passerini motiva così l’8 in pagella: «Ne segnerebbe addirittura tre, non fosse per quel piedino in fuorigioco di un dito. Leader di questo Diavolo, a soli 22 anni, compiuti ieri. Come cresce Sandrino». Il 22 maggio il Milan vince il suo diciannovesimo scudetto (11 anni dopo il numero 18). Motivando il 9 in pagella per la sua stagione Passerini scrive: «Sandrino è il simbolo più autentico di questo Diavolo che ha saputo miscelare talento, freschezza corsa, sacrificio. Ha preso in mano la squadra, non solo il centrocampo, trasmettendo a tutti la sua voglia di vincere. La frase “Io credo allo scudetto” l’ha ripetuta anche nei momenti più bui della stagione. Il gol all’Atalanta all’andata, quello al 92’ alla Lazio all’Olimpico e la doppietta a Verona sono tutte scene cult della stagione» • A fine giugno 2023 passa al Newcastle. Gianluca Mercuri: «Uno dei migliori giovani calciatori italiani andrà a giocare in Premier League: l’accordo tra il ricchissimo club di proprietà saudita e il Milan sembra fatto: 70 milioni più 5 di bonus, 8+2 al giocatore. In subbuglio la tifoseria milanista, che dopo Maldini e Ibrahimovic vede andare via il capitano predestinato». Il 13 ottobre il titolo è Lo choc del calcioscommesse. Mercuri: «Dopo lo juventino Fagioli, altri due calciatori sono coinvolti nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali: Tonali e Zaniolo, che da quest’anno giocano in Inghilterra, sono stati interrogati dalla polizia in tuta, a Coverciano, durante gli allenamenti della Nazionale. I due giocatori hanno dovuto lasciare il ritiro degli azzurri». Il 17 si presenta in Procura a Torino per essere interrogato dal pubblico ministero Manuela Pedrotta: mortificato, ammette di aver fatto puntate, anche su partite di calcio. A fine mese «manca ancora l’ufficialità, ma di fatto da ieri è praticamente certo che, patteggiando, Sandro Tonali salterà Euro 2024 dovendo scontare una pena cumulativa di 18 mesi. Per aver scommesso su piattaforme illegali, sul calcio e in particolare sulle squadre in cui ha militato — Milan e Brescia —, pur giocandole sempre vincenti, 10 saranno i mesi di squalifica, 8 invece quelli di pene alternative. In aggiunta l’ex milanista dovrà pagare un’ammenda da 20 mila euro» • 2024 - • Il 20 marzo 2025 a San Siro l’Italia perde 2-1 con la Germania in un incontro valido per l’andata dei quarti di finale della Nations League. Autore al 9° minuto del gol del vantaggio azzurro, Paolo Tomaselli motiva così il 7 in pagella: «Nel suo vecchio stadio Sandrino fa subito centro, lotta, le prende e le dà, ci riprova più volte. Premio Uomo Ovunque per acclamazione».
345. Giorgio CHIELLINI Pisa 14 agosto 1984. Ex calciatore • Il 26 luglio 2020, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria, la Juventus si aggiudica con due turni di anticipo il 36º scudetto della sua storia, il nono consecutivo: non avesse perso causa calciopoli il titolo del 2005/2006, potrebbe vantare una stella personale • Il 25 marzo 2021 iniziano a Parma contro l’Irlanda del Nord le qualificazioni per i Mondiali in programma in Qatar nel 2022. Gianluca Mercuri scrive che «gli ultimi (Russia 2018) li abbiamo visti in tv dopo la storica disfatta con la Svezia. A guidare l’Italia sono gli stessi leader di quella disavventura, Chiellini e Bonucci (altrove, avrebbero lasciato la selezione un minuto dopo)». A metà aprile Mario Sconcerti ricorda che Antonio Conte costruì la Juve dei primi tre scudetti consecutivi «con tre difensori fortissimi, Barzagli-Bonucci-Chiellini». Quando il 6 luglio l’Italia batte ai rigori la Spagna e si qualifica per la finale degli Europei, lo stesso Sconcerti parla loda «Bonucci e Chiellini giocatori eterni». L’11 luglio, finale a Wembley contro l’Inghilterra, dopo l’1-1 dei tempi supplementari arriva la vittoria ai rigori: capitano, tocca a lui sollevare la coppa. Aldo Cazzullo commenta che «Chi tra gli azzurri non gioca nella Juventus non aveva vinto praticamente nulla negli ultimi dieci anni (a parte lo scudetto dell’Inter di Barella). Ma anche agli juventini — in particolare al duo Chiellini-Bonucci, autori ieri di una partita strepitosa, quasi come quella di Donnarumma — era sfuggita finora la consacrazione, che non era giunta con le due finali di Champions perdute ed è finalmente arrivata». Due giorni dopo si parla de Lo scontro sul green pass alla francese e la variante Bonucci. Mercuri: «Aver fatto pressione insieme a Chiellini sulle forze dell’ordine in servizio a Roma per poter sfilare col pullman scoperto non è stata una grande idea da parte dei due (grandissimi) capitani della Nazionale campione d’Europa». A fine settembre Mercuri parla di «una Juve dilaniata dalla guerra interna tra i vecchi boss Chiellini e Bonucci — che adorano il calcio primitivo di Allegri perché così stanno sempre in area, non si stancano e durano fino al Mondiale — e i giovani che negli ultimi due anni erano arrivati a Torino per giocare a pallone» • Quando il 24 marzo 2022 l’Italia, sconfitta 1-0 a Palermo dalla Macedonia del Nord (entra al 90’, il gol decisivo arriva 3 minuti dopo), manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, Cazzullo commenta: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto». Cinque giorni dopo è in campo in un’amichevole con la Turchia. Mercuri: «Gioca Chiellini, 35 presenze negli ultimi tre anni con la Juve: da mesi si allenava per essere in campo oggi, pensando che fosse la partita decisiva». L’11 maggio perde a Roma la finale di Coppa Italia contro l’Inter (2-4), esce dal campo all’84’ sul punteggio di 2-2 (i nerazzurri prevarranno ai supplementari). Il 16 gioca l’ultima partita davanti al pubblico della Juventus (un 2-2 con la Lazio). A un lettore che scrive «la sua determinazione, la sua grinta non le ha messe solo in campo, ma anche nelle scelte personali. Il difensore toscano ha pensato anche a studiare, a laurearsi, per far capire a tutti che, per un giocatore, oltre al pallone, c’è di più», Cazzullo risponde (Addio con sorriso a Chiellini, l’ultima bandiera dello sport): «L’altra sera all’Olimpico avevo dietro un tifoso interista che per centoventi minuti ha inveito in barese stretto — non in italiano con l’accento barese; proprio in dialetto — contro ogni giocatore bianconero e ogni componente della famiglia Agnelli. Insomma, uno spettacolo nello spettacolo. Ma quando è uscito Chiellini, e qualche interista si è alzato a insolentirlo, il tifoso barese è andato di persona a farlo smettere: “Chiellini si applaude, perché Chiellini è un galantuomo!”. In effetti Giorgio Chiellini è rispettato anche dagli avversari, tanto quanto il suo compagno di reparto e di mille battaglie Leonardo Bonucci è spesso inviso alle altre tifoserie. Non voglio mettere in contrapposizione i due. È giusto però ricordare, come fa lei signor Mancini, che Chiellini ha sempre saputo sdrammatizzare il calcio con un sorriso, ha fatto da paciere negli spogliatoi e fuori dagli stadi, si è pure laureato. Tutti, non solo gli juventini, lo ricorderemo con affetto». Il primo giugno gioca a Wembley l’ultima partita in maglia azzurra, sconfitta 3-0 contro l’Argentina ne «l’inutile partita tra campioni d’Europa e del Sudamerica». Paolo Tomaselli lo saluta con un 5 e mezzo: «Come si balla nell’ultima danza. Eppure Giorgione parte in trance agonistica, pedina Messi, infonde coraggio e sposta in alto la linea del pericolo. L’illusione dura poco, meno della sua partita finita al 45’: dopo che Di Maria gli dà l’ultimo dispiacere. Ma grazie di tutto» • 2023 - • 2024 - • 2025 - •
348. Corrado AUGIAS Roma 26 gennaio 1935. Giornalista • Il 23 aprile 2020 è tra le centinaia di attori e scrittori che partecipano alla maratona in streaming Capolavori della letteratura, realizzata dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Mibact (dà il via alla campagna Il Maggio dei Libri) • A inizio novembre 2021 Aldo Grasso, parlando di Rebus, il settimanale domenicale di Rai3, scrive: «Zanchini è infaticabile, una risorsa di Viale Mazzini: tutte le mattine conduce Radio anch’io su Rai Radio1; tutti i giorni Quante storie su Rai3 e ora Rebus. Augias è inossidabile, si vede che si trova a suo agio davanti a una telecamera. Insieme formano una strana coppia, con Augias che si cala nei panni di Walter Matthau per giocare al contraddittorio con il suo sodale, per accapigliarsi come su un palcoscenico. Dopo la pesante ora dell’Annunziata, Rebus ti porta in un’altra dimensione, con un altro respiro, qualunque tema affronti» • A metà giugno 2022 altro encomio di Grasso: «Alla sua venerabile età, il venerato maestro del ceto medio riflessivo ci sta regalando forse il suo miglior programma, La Gioia della Musica (Rai 3). E dire che Corrado Augias è un veterano della Rai, da Telefono giallo a Babele da Cominciamo bene a Quante storie. Come “giornalista e scrittore”, ha sempre sentito il bisogno di mostrare qualcosa, soprattutto quanto fosse bravo. Invece qui, in questo viaggio alla scoperta dei segreti, della magia, delle regole, delle invenzioni della grande musica, lirica e sinfonica, Augias indossa le vesti dell’apprendista, del narratore, dell’appassionato e tutte le volte che s’innalza a esperto trova due fantastici “maestri”, Speranza Scappucci e Aurelio Canonici, che lo mettono subito in riga» • A fine maggio 2023 si legge che «di fronte alle voci di un ridimensionamento dei suoi programmi, sarebbe tentato di abbandonare» la Rai. Citato tra i «grandi protagonisti della cultura in tv», uno che «ha fatto la storia della televisione e della Rai, inanellando decine di programmi di successo, sulla musica, i libri, la storia, la cultura», a inizio novembre annuncia il passaggio a La7. Intervistato da Aldo Cazzullo spiega: «Nessuno mi ha cacciato, ma nessuno mi ha trattenuto. A 88 anni e mezzo devo lavorare in posti e con persone che mi piacciono; e questa Rai non mi piace. Perché non amo l’improvvisazione. E in Rai oggi vedo troppa improvvisazione, oltre a troppi favoritismi». Il programma settimanala La torre di Babele va in onda in prima serata da lunedì 4 dicembre: «Uno spirito-guida, un ospite ad alto livello, a cominciare da Alessandro Barbero, e alla fine un personaggio a sorpresa, per tirare le somme» • A settembre 2024 parte la nuova stagione de La Torre di Babele. Renato Franco: «C’è chi semplifica e sostiene che i grandi temi politici, storici, culturali, economici e i loro risvolti sull’attualità non si possono portare in prima serata. Augias dimostra che è vero il contrario». Alla domanda Ha 89 anni, qual è il segreto della sua lucidità fisica e mentale? risponde: «Credo che il nostro lavoro protratto fino alla pensione sia una salvaguardia: esercitarsi nel riflettere, scrivere, leggere, è come fare palestra. E poi aiuta a invecchiare con serenità: senza acrimonia, senza rodersi come se la vita ci avesse dato troppo poco». Alla pensione ci pensa? «Fino all’ultimo respiro resisto. Come Molière voglio morire in palcoscenico» • A fine gennaio 2025 Massimo Gramellini scrive un caffè intitolato Segre, Augias e gli scomposti: «Ieri, nel lugubre intestino dei social, c’era chi si augurava la morte di Liliana Segre e chi quella di Corrado Augias. Mi ha colpito che a scatenare la gazzarra non sia stata una dichiarazione degli interessati su qualche vicenda politica particolarmente sensibile. È stata, invece, una innocente e pacifica celebrazione: nel caso della Segre si festeggiava l’uscita del documentario sulla sua vita e nel caso di Augias il novantesimo compleanno. Esistono dunque persone, di orientamenti politici probabilmente diversissimi, accomunate da un sordo livore nei confronti della popolarità e financo della longevità altrui. E che di fronte a due anziani saggi, i quali hanno sempre fatto della compostezza il loro tratto distintivo, si ritengono autorizzate a deporre ogni scrupolo di deferenza per aprire la valvola dei cattivi pensieri». Negli stessi giorni, quando di parla di “nodo Schlein” nel centrosinistra e si dice che «la sua leadership sembra (sembra) non attecchire» si legge che «Elodie, la cantante, dice che non ha carisma. Corrado Augias, il giornalista, evita di rispondere su di lei».
350. Paolo CONTE Asti 6 gennaio 1937. Cantautore • A metà ottobre 2020 si legge che «Il box office dà tenui segnali di risveglio, curiosamente dovuti ai cosiddetti “film dei tre giorni”: Paolo Conte - Via con me, Maledetto Modigliani e Il caso Pantani su tutti». Il documentario diretto da Giorgio Verdelli (voce narrante di Luca Zingaretti, nelle sale il 28, 29 e 30 settembre), «un intreccio di parole, versi e musiche che scattano foto del nostro immaginario attraverso le canzoni, i concerti, gli amici e le riflessioni del grande artista astigiano», «si inoltra nel labirinto delle canzoni di Conte, anche quelle scritte per gli interpreti più diversi (Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi), oltre che nel labirinto delle sue passioni (il jazz, l’enigmistica, la pittura, il diritto, il cinema)» • A gennaio 2021 Blob presenta uno speciale di Elena Vecchia a lui dedicato, It’s Wonderful! Aldo Grasso: «Conte frequenta l’anima, e questo basti. Non occorre formulare una poetica delle sue canzoni, abbandonarsi a quella triste pratica della spiegazione. Una volta l’ho fatto e me ne pento ancora adesso. Ne avevo tentata una (riguardava le Langhe e le milonghe), al Teatro Carignano di Torino, tanto tempo fa, e a lui non era piaciuta, nonostante la difesa generosa della sua splendida moglie Egle e di Beniamino Placido. I rilievi sulle sue canzoni, per rispettare il suo carattere, devono essere solo lampi, folgorazioni, cenni d’intesa, schegge, magari ironici depistaggi. Come dice lui, con sublime understatement: “Vado fiero di un’intuizione, aver definito nel finale di una canzone la rumba come un’allegria del tango”» • A metà aprile 2022 in un articolo di Gianna Fregonara e Orsola Riva si legge che «la conferma della medaglia d’oro della Sapienza per le Scienze dell’Antichità nel Qs rankings by subject, una delle più quotate classifiche universitarie, fa pensare al Bartali di Paolo Conte. Quello che “col naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita”, faceva arrabbiare i francesi (“che le balle ancora gli girano”)» • Il 19 febbraio 2023 è il primo cantautore ad esibirsi alla Scala di Milano. Intervistato da Andrea Laffranchi dice: «Ho suonato in teatri prestigiosi come il Barbican a Londra, la Philharmonie a Berlino… ma la Scala fa sognare. È il teatro simbolo che contiene la nostra grande musica, l’Italia ha dato il suo meglio con la lirica. Non ci sono mai stato da spettatore ed è un’emozione pensare ai fantasmi che sono passati da qui». Il giorno dopo si parla de L’ovazione della Scala per Paolo Conte: «Lo chansonnier astigiano è salito sul palco in giacca e maglietta, e dopo le polemiche che l’avevano preceduta la sua esibizione ha convinto tutti» • A fine luglio 2024, mentre sono in corso le Olimpiadi di Parigi, commentando la vittoria all’overtime delle ragazze della spada nella finale contro la Francia, Gianluca Mercuri scrive che «non godevamo così dal 2006, quando la testata di Zidane suicidò la Francia ai Mondiali di calcio», parla di «goduria, come sempre quando battiamo i francesi, nazione sorella e avversaria sublime» e conclude: «La vera cosa bella, coi francesi, è che sono 80 anni che non ci scanniamo più, l’ultima volta fu quando li aggredimmo vilmente mentre li aveva già messi in ginocchio Hitler. Poi, per fortuna, solo partite, gare e Bartali, quel naso triste da italiano allegro tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano (tra i tanti italiani che i francesi amano, spicca sempre Paolo Conte)» • A fine giugno 2025 Massimo Gramellini parlando della canzone Felicità (Al Bano si appresta a cantarla in Russia con Iva Zanicchi) scrive che «un testo così banalmente ecumenico, che invita a “tenersi per mano e andare lontano”, avrebbe potuto scriverlo persino l’avvocato Conte (non Paolo, ma Giuseppe)».
351. Gian Piero GASPERINI Grugliasco 26 gennaio 1958. Allenatore di calcio • Dal 2016 sulla panchina dell’Atalanta, il 12 agosto 2020 è sconfitto a Lisbona dal Paris Saint Germain nella sfida a eliminazione diretta valida per i quarti di finale di Champions League (fino al 90’ conduceva 1-0, poi ha subito due gol in tre minuti) • Il 19 maggio 2021 perde a Roma la finale di Coppa Italia contro la Juventus (1-2). Mario Sconcerti commenta: «Gasperini ha chiesto troppo alla sua squadra. Forse era naturale quella corsa folle su ogni pallone, spinta da tanta carica nervosa. Ma è stata come una candela accesa da due parti, è durata la metà del tempo» • A fine agosto 2022, Sconcerti definisce il suo calcio «semplice e duro, diverso per verticalità dalla routine italiana dove tutti sono organizzati, ma nessuno tira in porta». A inizio ottobre batte il record di Emiliano Mondonico e diventa l’allenatore con più presenze sulla panchina dell’Atalanta: 300 (237 in Serie A, 20 in Coppa Italia, 43 nelle competizioni europee) • A inizio gennaio 2023, in vista della ripresa del campionato dopo la pausa per il mondiale, sbotta: «Certa gente è una zavorra per l’Atalanta. Ogni giorno c’è chi scrive che se non dovesse qualificarsi per le coppe europee, sarebbe un fallimento. Perché, sostengono, la squadra è forte. Il fatto che non ne azzecchino mai una, un poco mi preoccupa. Significa che ci toccherà fare una impresa straordinaria, per tornare in Europa» (la squadra termina il campionato al quinto posto qualificandosi per l’Europa League) • Il 15 maggio 2024 a Roma perde un’altra finale di Coppa Italia contro la Juventus (0-1). Dopo una settimana, il 22 maggio, vince 3-0 a Dublino la finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen. Conquistato a 66 anni il suo primo trofeo dichiara: «Non è che oggi sono migliore di ieri. La vittoria non è solo Juve Inter o Milan che alzano i trofei. Vittoria è anche ottenere il massimo risultato possibile a Bologna, Verona, Lecce» • Il 20 febbraio 2025 Massimo Gramellini gli dedica un caffè (Donald Gasp): «Davvero Trump ha detto di Zelensky che è un “comico mediocre”, dove l’aggettivo mira a fare ancora più male del sostantivo? Pare di sì e, per non essere da meno, anche Gasperini — l’allenatore dell’Atalanta — ha spiattellato in conferenza stampa che il suo giocatore più forte, Lookman, è “uno dei peggiori rigoristi che abbia mai visto”. Aggiungendo, in piena sintonia con la Casa Bianca: “Li calcia veramente male”. Zelensky e Lookman se la sono presa parecchio: uno dei due minaccia addirittura di andarsene e non è Zelensky. Resta il mistero del perché di tutta questa cattiveria, apparentemente gratuita. Nel senso che tu puoi dire quel che ti pare su Lookman e Zelensky, e puoi dirlo persino a loro. In privato, però. In pubblico esiste un prontuario di frasi fatte alla vaselina, a cui gli uomini attingono da decine di secoli: forse l’ultimo a sgarrare fu il gallo Brenno quando bullizzò i senatori dell’antica Roma al grido di “Guai ai vinti!”. Da lì in avanti persino i peggiori tangheri hanno fatto ricorso all’arma dell’allusione, dell’eufemismo, in qualche caso dell’ironia, più spesso della fumisteria. Frasi come “Zelensky è un professionista da valorizzare anche in campi diversi dalla politica” o “Lookman va comunque elogiato per essersi assunto la responsabilità di tirare il rigore”. Macché. Si direbbe che da quando il politicamente corretto si è eretto a difesa dell’onorabilità di tutte le minoranze, gli unici che si possono ancora attaccare impunemente sono gli individui». A fine maggio per il dopo Atalanta dice no alla Juventus e sceglie la Roma.
354. Francesco DE GREGORI Roma 4 aprile 1951. Cantautore • Nel luglio 2020 racconta di avere cercato invano di mettersi in contatto con il presidente del Consiglio (voleva ringraziarlo per una citazione di Viva l’Italia). Massimo Gramellini (De Gregori attenda in linea): «Non capita spesso che un Principe si degni di chiamare un Conte. Invece il centralino di Palazzo Chigi lo ha lasciato in attesa, senza nemmeno passargli la segreteria del premier» • Il 4 aprile 2021 compie 70 anni. Matteo Renzi, intervistato da Maria Teresa Meli, rispondendo alla domanda Italia viva non decolla e perde qualche pezzo, cita La leva calcistica della classe ’68: «Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, cantava De Gregori che proprio in questi giorni festeggia i 70 anni. Non dai calci di rigore» (?) • Nel maggio 2022 viene citato con David Sassoli tra i compagni di liceo di Matteo Zuppi, nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana (qualcuno scrive addirittura che erano compagni di banco, ma il Principe è quattro anni più vecchio) • A giugno 2023 Gramellini racconta la peggiore gaffe della sua carriera: «Pranzo con idolo dell’adolescenza, Francesco De Gregori: per rompere il ghiaccio gli dico che amo tutti i suoi testi, ma che se proprio dovessi sceglierne uno sarebbe Cosa sarà. Lui, impassibile: “Concordo, tanto più che, tra quelli che ho cantato, è uno dei pochi che non ho scritto io: è di Ron”». Il 21 luglio muore la moglie Alessandra “Chicca” Gobbi (era nata il 21 agosto 1952). Dal Corriere: «Il cantautore romano era sposato con la Gobbi dal 10 marzo del 1978, e dalla loro relazione sono nati due gemelli, Marco e Federico. Si erano conosciuti a scuola, uniti da una grande passione per la musica» • Il 2024 comincia con una nuova citazione di Renzi: «Durante la festa di Capodanno gli italiani giocano a Risiko e storpiano le canzoni di Baglioni e De Gregori» (??). A metà marzo, commentando le Proteste per un concerto dei Cccp a Bologna, Alessandro Trocino scrive: «Sembra di essere tornati ai tempi di Re Nudo, il festival del proletariato del 1974 al Parco Lambro di Milano, dove ci fu una rivolta per il costo dei panini. O alle autoriduzioni ai concerti negli anni ’70, con tanto di processi a Francesco De Gregori, a causa dei testi non impegnati e sospettosamente astrusi». Dal 29 ottobre è in scena a Milano con Nevergreen, show per 200 persone a sera • A inizio marzo 2025 Gramellini scrive: «“La musica di oggi non è peggiore di quella di prima: la musica di oggi non esiste”. Così parlò Elio delle Storie Tese, e nel leggere la sua intervista al Giorno mi sono sentito finalmente compreso (o vendicato?) da uno che di musica ne capisce molto più di me. Perché coi vecchi amici con cui ho bazzicato stadi e palazzetti al seguito dei vari Genesis, Bowie, Ramones, Dalla-De Gregori e Police si finisce spesso per manifestare sgomento di fronte ai testi impoetici e alle sonorità mollicce del Ventunesimo secolo». Il 23 dicembre Alessandro Trocino lamenta: «“Tra due giorni è Natale”, cantava Francesco De Gregori, “e non va bene e non va male”. Sembrava una frase un po’ malinconica e rassegnata, ma a sentirla oggi pare perfino troppo ottimista».
356. Giacomo RASPADORI Bentivoglio 18 febbraio 2000. Calciatore • 2020 - • L’11 luglio 2021 vince con la nazionale il campionato europeo (è sceso in campo qualche minuto col Galles), a metà agosto, in vista dell’inizio del campionato, Mario Sconcerti scrive: «Mi aspetto decine di giocatori sorprendenti, a partire da Zaniolo, per arrivare a Raspadori». A metà novembre è ancora Sconcerti a citarlo (La Nazionale ha perso la sua differenza. E ora paga un declino che viene da lontano): «L’unico centravanti italiano nelle prime dieci squadre italiane è Immobile, gli altri sono tutti stranieri. Restano due ragazzi, Raspadori e Scamacca, un isolato, Pinamonti, e due vecchi, Quagliarella e Caputo» • A fine settembre 2022 si legge che la Nations League «vale quel che vale (ossia, poco)» ma la vittoria per 1 a 0 dell’Italia sull’Inghilterra, a San Siro, grazie a un suo gran gol è «un piccolo passo verso il futuro» • A inizio gennaio 2023, col Napoli lanciato verso lo scudetto, Sconcerti scrive: «Pochi hanno riserve come Elmas, che sembra Insigne, o Raspadori». Il 23 aprile con un suo gol al 93° minuto «il Napoli di Spalletti ha battuto la Juventus a Torino e si è cucito addosso un bel pezzo di scudetto (con tifosi già in festa)». Il 17 novembre va a segno in un 5-2 alla Macedonia del Nord che porta gli azzurri a un passo dalla qualificazione per l’europeo. Paolo Tomaselli motiva così il 7 in pagella: « Gran lavoro tattico per dare profondità, favorire gli inserimenti e smistare il pallone, oltre al cross per Darmian. Manca solo il gol, che arriva nel finale con un diagonale chirurgico. Liberatorio» • Il 3 marzo 2024 va di nuovo a segno contro la Juventus (2-0 per il Napoli). Il 6 settembre gli azzurri vincono 3-1 a Parigi contro la Francia nella partita di esordio della Nations League. Tomaselli gli dà un altro 7: «Ingresso chiave: avvia l’azione del secondo gol e segna quello della tranquillità» • Il 23 marzo 2025 segna su rigore a Dortmund nel 3-3 degli azzurri contro la Germania (ritorno dei quarti di finale della Nations League, i tedeschi passano il turno grazie al successo di San Siro). Altro 7 di Tomaselli: «La Germania si pianta e l’azione per il rigore fantasma è un piccolo capolavoro. Ma Marciniak e il Var non sono d’accordo. Però la seconda occasione arriva e lui dal dischetto è perfetto». Il 9 giugno va segno in un 2-0 alla Moldova valido per le qualificazioni ai mondiali, «un’altra partitaccia dell’Italia», l’ultima con Luciano Spalletti ct.
361. Francesco GUCCINI Modena 14 giugno 1940. Cantautore • Il 14 giugno 2020 compie 80 anni. Intervistato da Aldo Cazzullo dice: «A volte non me li sento. Certo, ho perso agilità. Ma, a pensarci, quando mai sono stato agile? Purtroppo mi è andata via la vista, non riesco più a leggere libri. Li ascolto. Però l’audiolibro è un surrogato. Mi manca la carta: sottolineare, prendere appunti». Alla domanda La morte le fa paura? risponde: «Adesso un po’ sì. L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire; ma da giovane è convinto di essere immortale. A ottant’anni però comincia ad avere qualche dubbio» • Il 27 gennaio 2021, Giorno della memoria, a più di tren’anni dalla morte viene conferita al padre Ferruccio la medaglia d’onore per non avere aderito alla Repubblica Sociale (consegnata in Prefettura dal sindaco di Bologna Virginio Merola, viene ritirata da Teresa, figlia del cantautore): «Direbbe “grazie, ne sono felice, ma nei campi di prigionia non c’ero solo io. Eravamo in tanti lì dentro”». Poi spiega che i riconoscimenti ufficiali «Gli facevano piacere, certo, ma non se ne vantava. Pensi che quando lo hanno fatto Cavaliere della Repubblica, mia madre gongolava mentre lui si schermiva. Quando poi è morto, mamma ha fatto incidere il titolo di Cavaliere sulla sua lapide. Mi sono messo le mani nei capelli e le ho detto: “Mamma, ma guarda che ora lui si rivolta nella tomba”» • A fine novembre 2022 esce, dopo dieci anni dall’ultimo album (L’Ultima Thule), Canzoni da Intorto (diventerà l’album fisico più venduto dell’anno). Matteo Cruccu: «Ovvero quelle che dovrebbero servire per conquistare le signore, in realtà una mappa dei sentimenti, personali , ma soprattutto politici del Maestrone. Perché trattasi di sole cover, undici. E che cover: dagli inni anarchici Addio Lugano bella e Nel fosco fin del secolo (scherza lui «La nonna della Locomotiva») al dolente e durissimo Morti di Reggio Emilia fino ai brani della Resistenza Ma mi o la jannacciana Sei minuti all’alba. Ma anche la surreale El me gatt di Ivan Dalla Mea o il traditional inglese: Greens Sleeves. Alla domanda Perché ha rotto il voto? risponde: «In realtà ho sempre detto che non sono più capace di scrivere brani e che non sarei più salito su un palco, non che avrei smesso del tutto di cantare» • A novembre 2023 esce l’album Canzoni da osteria, 12 cover delle più varie tradizioni popolari di tutto il mondo. Il disco si apre con una versione di Bella ciao: «L’ho dedicata alle ragazze iraniane perseguitate dal regime. Vi ho messo delle parti in farsi, la loro lingua, e l’ho declinata al femminile» • Dal 5 all’8 dicembre 2024 esce al cinema la versione restaurata di Francesco Guccini: fra la via Emilia e il West, film-concerto registrato il 21 giugno 1984 in piazza Maggiore a Bologna per festeggiare i suoi primi vent’anni di carriera («la prima serata oceanica per un cantautore italiano»). A Barbara Visentin che gli chiede Le manca qualcosa in particolare di quel 1984? risponde: «Mi mancano gli anni che sono aumentati in maniera tragica. Ai tempi di quel concerto ne avevo 44 e ora ne ho 84, il peso si sente, anche se qualcosa faccio ancora». Da poco, ha pubblicato un nuovo libro di racconti, Così eravamo: «Da grande volevo fare lo scrittore e ora ci sono riuscito, non dico a tempo pieno ma quasi. Fare il cantautore mi è piaciuto, ricordo tutto con piacere e soddisfazione, ma non me l’aspettavo, mi è capitato quasi per caso. Ho l’animo un po’ snob e quindi adesso mi piace fare lo scrittore» • 2025 - •
363. Renzo PIANO Genova 14 settembre 1937. Architetto • A inizio aprile 2020, chiuso nella sua casa di Parigi per proteggersi dal coronavirus, ad Aldo Cazzullo che gli chiede I cantieri non sono chiusi? risponde: «Sì. Ma chiudere un cantiere è difficilissimo. In quello di Paddington Station, a Londra, lavoravano migliaia di persone. Non ci si può fermare di colpo, bisogna mettere tutto e tutti in sicurezza. In Cina la settimana scorsa ha riaperto il cantiere di Hang-Zhou, la vecchia capitale, sul lago. Poi ce n’è uno che non si è mai fermato. Il ponte di Genova. È un cantiere straordinario, miracoloso: si stanno montando pezzi da 1.800 tonnellate. Dovevamo finire per il 27 giugno, ci sarà qualche rallentamento, ma grazie al lavoro di tutti, dal commissario al manovale, sarà un segno di quello che riescono a fare gli italiani». A fine mese, con il varo dell’ultima campata, si conclude nella sua parte d’acciao la costruzione del viadotto autostradale di Genova realizzato sul progetto che ha donato alla città. Il 3 agosto, a meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi, viene inaugurato il Ponte San Giorgio. Artefice della nuova opera, spiega: «Siamo eredi di una tragedia», «Non si cancella la ferita» • A inizio luglio 2021 apre l’«estensione in mare» del Principato di Monaco che ha progettato per il principe Alberto, il quale confida: «Di Renzo Piano mi piace molto l’uso della luce e per un Paese affacciato sul mare come il nostro, la luce è tutto» • A fine aprile 2022, ancora intervistato da Cazzullo, dice di aver votato per Macron: «La Francia è la mia seconda patria. Nel 1968 partii da Genova per Londra con le valigie sul tetto, la mia ex moglie e due figli piccoli; e nel 1971 ero già a Parigi. La Francia è sempre stata un Paese accogliente, e questa città in particolare. È una metropoli del Nord, ma la sua anima è latina. Parigi mi ha adottato. Ciò non toglie nulla alla mia italianità e alla mia mediterraneità: la luce è fondamentale in tutti i miei progetti». Alla domanda quando lascerà ai giovani? risponde: «Io ai giovani ho dato molto, dai giovani ho preso moltissimo. E per finire in bellezza il mio sogno è morire in un cantiere. Sono posti meravigliosi». A fine novembre tiene una lectio magistralis al Politecnico di Milano. Gian Antonio Stella «A ottantancinque anni portati gagliardamente ha accettato di sedersi per un quinquennio in cattedra (che sarà mai!) per riversare agli studenti quanto ha imparato lui». Dopo aver premesso «non so se sarò all’altezza», spiega: «Tranne una breve esperienza all’Architectural Association School di Londra, ho tirato su nel mio studio e nel mio ufficio al Senato un sacco di giovani architetti, ma non ho mai “insegnato” davvero. Ho però un sacco di storie da raccontare, storie vere. Che potrebbero essere interessanti» • Archistar internazionale, senatore a vita dal 2013, a dicembre 2023 perde il titolo di più ricco di Palazzo Madama, sorpassato da Matteo Renzi • Il 26 luglio 2024, giorno dell’apertura delle Olimpiadi di Parigi, spiega: «Non sono in sé un male o un bene. Possono essere un gigantesco spreco; ma possono lasciare un’eredità. Parigi 2024 appartiene alla seconda categoria. È sostenibile. Alcuni cantieri saranno smontati, altri resteranno. Il sistema dei trasporti ne uscirà rafforzato. La Senna che dopo un secolo torna balneabile, sia pure non del tutto, è una conquista. I parigini hanno applicato il motto genovese: “Chi nu se straggia ninte”, “Qui non si getta via niente”». A metà dicembre, di nuovo intervistato da Stella, parla del suo progetto con l’economista premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, inventore del microcredito moderno noto come «banca dei poveri» e premier ad interim del Bangladesh: «Creare finalmente un campus protetto per l’Asian Women University a Chittagong, finanziato dalla Banca Mondiale e varie Ong umanitarie per fare studiare (gratis, con borse di studio), decine di migliaia di ragazze costrette a scappare dai loro Paesi perché lì le donne sono escluse dall’istruzione. Campus protetto, a differenza delle decine di campus aperti che abbiamo costruito dappertutto da New York a Hangzhou, perché quelle ragazze devono sentirsi libere e tutelate da ogni possibile violenza. Una giovane rifugiata afgana ci ha chiesto una cosa che mi ha fatto venire la pelle d’oca: “Nella mia stanza vorrei tanto una finestra”. Non ne aveva mai avuta una» • 2025 - •
373. PUPO - Enzo GHINAZZI Ponticino 11 settembre 1955. Cantante • A luglio 2020, Aldo Grasso (Techetechetè saccheggia Sanremo: il piacere della cultura pop) cita Andrea Ballardini: «Gareggiare con gli amici a chi riesce a ricordare il momento più trash delle passate edizioni. Fuori concorso perché ovvi: Pippo Baudo che salva l’aspirante suicida nel 1995; i Jalisse che vincono il Festival nel 1997; il trio dadaista Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici del 2010» • Nel dicembre 2021 Massimo Gramellini (Salvate il soldato Crisanti), commentando la canzone “Sì, sì vax” intepretata dal trio Andrea Crisanti, Matteo Bassetti Fabrizio Pregliasco a Un giorno da pecora su Radio uno Rai, scrive: «Magari gli ideatori hanno pensato che creasse un effetto ipnotico tale da indurre anche il più accanito no vax a offrire il braccio alla patria. Ma allora lo spietato Galli sarebbe risultato più credibile dell’impacciato Crisanti, il quale scatena la stessa reazione di un Draghi che si candidasse al Quirinale cantando Su di noi di Pupo» • Il 22 settembre 2022 il centrodestra è a Roma in piazza del Popolo per il comizio finale della campagna elettorale, chiusura con Su di noi (nemmeno una nuvola) • Il primo febbraio 2023 Zelensky a Sanremo parlerà anche al cuore dei russi. Maria Serena Natale: «Il Festival approda sulla tv di Stato russa con frammenti sparsi, finché nel 1983 la Televisione Centrale dell’Unione sovietica autorizza la messa in onda dell’intera serata conclusiva. Vince Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà; quarti i Matia Bazar con Vacanze romane; quinto il pezzo cult di Toto Cutugno destinato a grandi imprese dagli Urali alla Kamchatka, L’italiano. Ultimo Pupo con Cieli azzurri, avrà le sue rivincite» • A maggio 2024 è tra i testimonial pop della premier nel convegno organizzato nella sala della Regina di Montecitorio dalla Fondazione Craxi e dalla Fondazione De Gasperi (invitati da Palazzo Chigi per «aprire il confronto con i cittadini»). A dicembre, col sindaco di Roma in difficoltà per i forfait di Mara Sattei e Mahmood dal concerto di capodanno in solidarietà con l’escluso Tony Effe, Gramellini butta là: «Possono sempre chiedere a Putin se gli presta Pupo» • A metà marzo 2025, quando Francesco Totti è oggetto di critiche per la trasferta a Mosca ospite del premio organizzato da un sito di scommesse, Gramellini lo tira nuovamente in ballo: «Ma come, Pupo sì e il Pupone no?».
378. Claudio BAGLIONI Roma 16 maggio 1951. Cantautore • Il 3 gennaio 2020 esce Gli anni più belli, singolo che accompagnerà i titoli di coda dell’omonimo film di Gabriele Muccino. Infanzia nel quartiere di Monte Sacro, adolescenza in quello di Centocelle, intervistato da Walter Veltroni per il primo numero di 7 dell’anno, confida: «Io sono cresciuto in periferia, condizione che ho sempre vissuto non solo come geografia ma anche culturalmente. Per me l’obiettivo è sempre stato cercare un centro possibile, un posto dove venire accettati. In definitiva, potersi considerare non più laterali o marginali ma centrali...». Poi ripercorre la carriera, il primo contratto firmato nel ’67 dal padre («Perché non ero maggiorenne, ma mi lasciarono in una specie di incubatrice per 9 mesi, mi sentivo incompreso...»), «cantavo queste cose devastanti, ero abituato alle stroncature», «Mi resi conto che dovevo scrivere con un mio linguaggio, scelto con Questo piccolo grande amore», «Una sottovalutazione che nel tempo si è rivelata quasi una fortuna», il «successo e poi agli apprezzamenti critici, quella pace dei consensi che ho accettato», E tu, Anima mia, la consacrazione a Sanremo come direttore artistico (non essendoci mai andato da cantante) perché «Volevo prendermi la responsabilità di parlare di canzoni. E poi, capire se il successo che vivo è una botta di culo oppure un qualcosa che ha fondamenta e radici» (un paio di settimane più tardi Andrea Laffranchi spiega che nei suoi Festival - 2018 e 2019 - ha «cercato una sintonia con i nuovi suoni, l’indie e l’urban, il mondo delle piattaforme streaming»). 55 milioni di dischi venduti, tra tutte le sue canzoni sceglie Voglio andar via: «È la ricerca dell’altrove che fornisce senso e coraggio, dà da vivere. È l’idea che c’è un altro posto, ci sono altre, nuove cose da sapere». A fine giugno, Antonio Ricci maligna con Aldo Cazzullo: «Gigi d’Alessio mi ha detto che Lucio Dalla l’aveva soprannominato la suora. Mi pare eloquente» • A dicembre 2021, commentando Uà - Uomo di varie età, lo show di Canale 5 che ha scritto, ideato e interpretato, Aldo Grasso parla di «Un programma con grandi pretese sorretto da piccoli progetti»: «Intanto non si è capito l’orario di partenza: 21.45. Una vendetta di Striscia la notizia nei confronti del cantante? Una strategia per conquistare più audience? Un ritardo del treno dei desideri? Mistero. Così come resta un mistero il Baglioni showman: a un certo punto sembrava di essere capitati nel museo delle cere di Madame Tussaud. Ogni evocazione era scritta, ogni battuta era scritta, persino ogni sorpresa era scritta. Quando tutto è troppo elaborato, la narrazione diventa poco credibile, i racconti autobiografici servono solo al lancio del numero successivo». Infine, commentando un duetto con Giorgia: «Baglioni si prende troppo sul serio e Giorgia si piace troppo (invece di cantare si ascolta)» • A metà giugno 2022 fa sequestrare il libro di Striscia. Alessandro Trocino: «Ha ottenuto il sequestro del libro Tutti poeti con Claudio che, su ordine del Tribunale di Monza, non è più scaricabile dal sito di Striscia la Notizia per un’inchiesta che vede indagati di diffamazione Antonio Ricci, patron del tg satirico, i comici-presentatori Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio e il Mago Casanova, alias Antonio Montanari, accusati di aver “ripetutamente definito”, in molti servizi dal 2019, il famoso cantautore “con termini tali da farlo passare come un disonesto, che copia senza neppure dirlo” al pubblico. La replica di Ricci: nessuna offesa, la nostra è satira». A inizio dicembre, Gigi D’Alessio, intervistato da Giovanna Cavalli, confida: «Ogni notte mi addormentavo con le cuffie e le canzoni di Claudio nell’orecchio, poi arrivava mamma a spegnere lo stereo. Ero in fissa: mi compravo pure le camicie di jeans come la sua. A un concerto mi infilai dietro le quinte. Scambiandomi per un tecnico, mi chiesero di portargli il microfono, a momenti collassavo per l’emozione. Oggi siamo amici, cantiamo o spesso mangiamo insieme, ci divertiamo» • Il 21 settembre 2023 debutta a Roma A tuttocuore. Sandra Cesarale: «Definisce il live “rock-opera show” per “energia e dinamismo”, “una prova generale” per il ritorno negli stadi, forse già dal 2024. In scena 102 persone fra musicisti, performer, ballerini, coristi e vocalist, con giochi di luce, laser e dove fa capolino pure l’intelligenza artificiale. Il palco, attraverso tre scalinate, si sviluppa in altezza, su tutto svetta un maxischermo che rimanda le immagini del volto di Baglioni, filmati e figure tridimensionali, come il cuore rosso pulsante appeso al cielo per ricordare che La vita è adesso» • Il primo gennaio 2024 Matteo Renzi lo tira in ballo commentando quanto accaduto nel biellese: «Mentre durante la festa di Capodanno gli italiani giocano a Risiko e storpiano le canzoni di Baglioni e De Gregori, il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia spara». A inizio maggio, intervistato da Aldo Cazzullo racconta: «Volevo farmi prete, me lo impedì mia madre», «Berlusconi doveva venire a cantare da me e da Fazio in tv, poi all’ultimo ci diede buca», «nel ’68 partecipavo alle assemblee, come moderatore tra maoisti e missini» ecc. • A dicembre 2025 si esibisce nel tradizionale concerto di Natale al Senato con l’orchestra e il coro del Teatro San Carlo di Napoli.
385. Filippo GANNA Verbania 25 luglio 1996. Ciclista • 2020 - • Specialista delle cronometro, già vincitore della 1ª tappa (circuito di 8,6 km a Torino), tre giorni in maglia rosa, il 30 maggio 2021 si impone anche nella 21ª e ultima tappa, 30,3 chilometri da Senago a Milano. Il 5 agosto ai Giochi di Tokyo trascina Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon alla medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre. Il 21 ottobre vittoria nella stessa specialità ai Mondiali su pista di Roubaix (con Liam Bertazzo al posto di Francesco Lamon): battendo in finale la Francia conquistano un titolo iridato che mancava da 24 anni • L’8 ottobre 2022 stabilisce nel Velodrome Suisse di Grenchen il record dell’ora: 56,792 km. Marco Bonarrigo: «I nove metri nel salto in lungo, i 9 secondi nei 100 metri, i due metri e mezzo nell’alto. Trasportati nel ciclismo, sono i muri che Filippo Ganna ha saltato (tutti assieme) ieri sera sbriciolando il Record dell’Ora su pista. Cavalcava un Bolide da 60 mila euro e la tecnologia è stata decisiva, certo: la bici-missile, il telaio ispirato alle pinne delle megattere per aggirare la resistenza dell’aria, i cervelloni che hanno pianificato il tentativo e il velodromo svizzero di Grenchen, sigillato per mantenere costanti temperatura dell’aria e umidità. Ma ieri, alle 20 e 55, è stato un essere umano appollaiato su una bici quasi normale a pedalare in un’ora 56 chilometri e 792 metri, una misura impronosticabile» • Il 6 maggio 2023 è secondo (22”) dietro al belga Remco Evenepoel nella cronometro che apre il Giro d’Italia. Prima di potersi prendere la rivincita, positivo al Covid è costretto al ritiro • Il 10 maggio 2024 è secondo dietro Tadej Pogacar nella 7ª tappa del Giro d’Italia, una cronometro da Foligno a Perugia (40,6 km) in cui accusa un distacco di 17”. Il 18 maggio si prende la rivincita battendo lo sloveno nella 14ª tappa, 31,2 km da Castiglione delle Stiviere a Desenzano del Garda (28” il distacco). Il 27 luglio va a caccia dell’oro della cronometro ai Giochi di Parigi. Bonarrigo: «Nel momento più moscio della centenaria e gloriosa storia del ciclismo italiano (zero tituli, zero talenti in circolazione, zero squadre di alto livello), a due passi da uno dei luoghi simbolo della storia di questo sport (i Campi Elisi) l’onore dell’Italia che pedala si appoggia anche oggi sulle spalle larghissime di un ragazzone piemontese abituate da anni a reggere il peso della nostra tradizione: Filippo Ganna, 28 anni appena compiuti, due volte campione del mondo di una disciplina ferocemente dolorosa come la cronometro individuale». Si deve accontentare dell’argento, battuto da Evenepoel. Il 7 agosto arriva il bronzo nell’inseguimento a squadre. Il 23 settembre, a Zurigo, è secondo dietro a Evenepoel pure nella crono mondiale • Il 22 marzo 2025 è secondo nella Milano-Sanremo, battuto in volata dall’olandese Mathieu van der Poel (Pogacar è terzo nello sprint a 3).
397. Leonardo BONUCCI Viterbo 1 maggio 1987. Ex calciatore • Il 26 luglio 2020, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria, la Juventus si aggiudica con due turni di anticipo il 36º scudetto della sua storia, il 9º consecutivo: lui ha saltato quello del 2018 (era al Milan) ma fa conto pari con quello vinto nel 2006 con l’Inter (una sola presenza) • Il 25 marzo 2021 iniziano a Parma contro l’Irlanda del Nord le qualificazioni per i Mondiali in programma in Qatar nel 2022. Gianluca Mercuri scrive che «gli ultimi (Russia 2018) li abbiamo visti in tv dopo la storica disfatta con la Svezia. A guidare l’Italia sono gli stessi leader di quella disavventura, Chiellini e Bonucci (altrove, avrebbero lasciato la selezione un minuto dopo)». A metà aprile Mario Sconcerti ricorda che Antonio Conte costruì la Juve dei primi tre scudetti consecutivi «con tre difensori fortissimi, Barzagli-Bonucci-Chiellini». Quando il 6 luglio l’Italia batte ai rigori la Spagna e si qualifica per la finale degli Europei, lo stesso Sconcerti loda «Bonucci e Chiellini giocatori eterni». L’11 luglio, finale a Wembley contro l’Inghilterra, segna il gol dell’1-1 con cui si chiudono i tempi supplementari, poi arriverà la vittoria ai rigori. Aldo Cazzullo: «Chi tra gli azzurri non gioca nella Juventus non aveva vinto praticamente nulla negli ultimi dieci anni (a parte lo scudetto dell’Inter di Barella). Ma anche agli juventini — in particolare al duo Chiellini-Bonucci, autori ieri di una partita strepitosa, quasi come quella di Donnarumma — era sfuggita finora la consacrazione, che non era giunta con le due finali di Champions perdute ed è finalmente arrivata a Wembley». Due giorni dopo si parla de Lo scontro sul green pass alla francese e la variante Bonucci. Mercuri: «Aver fatto pressione insieme a Chiellini sulle forze dell’ordine in servizio a Roma per poter sfilare col pullman scoperto non è stata una grande idea da parte dei due (grandissimi) capitani della Nazionale campione d’Europa». A fine settembre Mercuri parla di «una Juve dilaniata dalla guerra interna tra i vecchi boss Chiellini e Bonucci — che adorano il calcio primitivo di Allegri perché così stanno sempre in area, non si stancano e durano fino al Mondiale — e i giovani che negli ultimi due anni erano arrivati a Torino per giocare a pallone». Il 6 ottobre, dopo tre anni e 37 partite senza sconfitte, gli azzurri, rimasti in dieci per la sua espulsione, sono eliminati dalla Spagna, a San Siro, nella semifinale della Nations League (2-1). Paolo Tomaselli gli appioppa un 4 e mezzo: «La notte in cui raggiunge Zoff a 112 presenze è buia: prende un giallo evitabile per proteste e un altro per un gomito largo, più ingenuo che doloso. Comunque un guaio, nel momento peggiore» • Quando il 24 marzo 2022 l’Italia, sconfitta 1-0 a Palermo dalla Macedonia del Nord, manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, Cazzullo commenta: «Nel calcio moderno basta perdere tre uomini decisivi — Chiellini, Bonucci, Chiesa — e averne altri fuori forma — Barella, Immobile, Jorginho — per ritrovarsi con un esito opposto». A metà maggio, quando Chiellini si ritira, Cazzullo scrive (Addio con sorriso a Chiellini, l’ultima bandiera dello sport): «Chiellini è rispettato anche dagli avversari, tanto quanto il suo compagno di reparto e di mille battaglie Leonardo Bonucci è spesso inviso alle altre tifoserie». Il primo giugno, quando l’Italia a Wembley perde 3-0 contro l’Argentina «l’inutile partita tra campioni d’Europa e del Sudamerica», Mercuri non si fa scappare l’occasione per infierire: «È stato l’addio di Chiellini alla Nazionale, ma la speranza è che lo sia anche per parecchi altri, da Bernardeschi a Belotti (e occhio a Bonucci, neocapitano disastroso)». Stavolta Tomaselli gli appioppa un 4: «Come passaggio del testimone per il dopo Chiellini, che sembra essersi portato via tutti i superpoteri della coppia, non può andare peggio di così: beffato da Lautaro su tutti e due i gol, rifila una gomitata a Messi da cartellino arancione, rischia pure l’autorete con un passaggio all’indietro» • 2023 - • 2024 - • 2025 - •
403. Micaela RAMAZZOTTI Roma 17 gennaio 1979. Attrice • A metà febbraio 2020 è nelle sale con Gli anni più belli di Gabriele Muccino, «commedia sull’amicizia, il tempo disperato e la fedeltà a se stessi. Un omaggio a Ettore Scola e a C’eravamo tanto amati. La ballata di Paolo (Kim Rossi Stuart), Giulio (Pierfrancesco Favino), Riccardo (Claudio Santamaria) e Gemma (Micaela Ramazzotti) attraverso quarant’anni di storia d’Italia. Il timido professore di letteratura appassionato di ornitologia, l’avvocato in cerca di rivalsa che arriva in vetta e si vergogna, la ragazza fatta per amare che si smarrisce e si ritrova» (Paolo Baldini). L’interpretazione le varrà le candidatura a Nastro d’Argento e David di Donatello come miglior attrice protagonista. Ad agosto in streaming Una storia senza nome di Roberto Andò, in cui interpreta una sceneggiatrice invisibile che regala i suoi soggetti a un cineasta in crisi (Alessandro Gassmann), a novembre Ti presento Sofia di Guido Chiesa, fotoreporter cinica che fa innamorare un mammo orgoglioso (Fabio De Luigi) • Ad aprile 2021, sempre in streaming, Vivere di Francesca Archibugi, «riflessione sulla famiglia e la paura di osare e amare» (con Adriano Giannini), a giugno nell sale Maledetta primavera di Elisa Amoruso che «partendo dalla canzone cult pop di Loretta Goggi racconta i leggerissimi anni Ottanta di Nina adolescente in boccio tra i genitori litigarelli (Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli)», a luglio Naufragi di Stefano Chiantini in cui interpreta «una donna vulnerabile che non ha mai smesso di essere bambina» • Per tutto il 2022 è in streaming 7 donne e un mistero di Alessandro Genovesi, «lo strano Natale di un gruppo di signore in nero. Una bella casa di campagna, una bufera di neve, 7 donne sospettate per la morte del padrone di casa» (le altre sono Margherita Buy, Luisa Ranieri, Sabrina Impacciatore, Diana Del Bufalo, Benedetta Porcaroli, Ornella Vanoni) • Il primo settembre 2023 presenta all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia Felicità, film di cui è anche regista (interpreta una aiuto parrucchiera impegnata nei set cinematografici che cerca di salvare il fratello da una famiglia tossica). Baldini: «Raccoglie nel disincanto di Desirée le ansie di molti dei personaggi in equilibrio precario che ha interpretato nella sua carriera, da La prima cosa bella a La pazza gioia. È una matassa narrativa ricca e articolata che però stenta a sciogliersi nel procedere del film. I toni da commedia cedono di fronte al dramma incombente. Ma Felicità corre e merita attenzione» (le varrà le candidature a Nastri e David come protagonista e regista esordiente) • A giugno 2024 è protagonista di una lite furibonda col marito da cui è separata, il regista Paolo Virzì, in un ristorante di Roma («Si tiravano piatti e posate, è arrivata l’ambulanza»), lui, che era con la figlia rimasta lievemente ferita, la denuncia insieme al nuovo compagno per violenza privata e lesioni (a metà settembre arriva la pace) • 2025 - •
412. Christian DE SICA Roma 5 gennaio 1951. Attore • A febbraio 2020, la Cinebussolina di Paolo Baldini segnala La mia banda suona il pop, «una rivisitazione del cine-panettone garantita dal regista Fausto Brizzi, un veterano della commedia, e dalla presenza di Christian De Sica, protagonista del film con Massimo Ghini, Paolo Rossi, Angela Finocchiaro e Diego Abatantuono. Il racconto della reunion dei Popcorn, band Anni Ottanta simil Ricchi e Poveri che ballò una sola estate al ritmo di tu-turù-turù». A fine novembre è in streaming (Amazon Prime Video, Infinity, Chili, TimVision, Rakuten Tv, iTunes) Amici come prima: «Ripropone la coppia Christian De Sica e Massimo Boldi nell’ultimo cine-panettone della fortunata serie iniziata più di trent’anni fa e segna la fine di un inspiegabile distacco tra i due durato 13 anni. Qui sono il proprietario (Boldi) e il direttore licenziato (De Sica) di un hotel di lusso che si traveste da donna per avere un lavoro». A fine dicembre, sempre in streaming su svariate piattaforme, In vacanza su Marte di Neri Parenti, «un cinepanettone rivisto e corretto in chiave futuristica: nel 2030 la canaglia De Sica ritrova sul Pianeta rosso il figlio che per un incidente si trasforma in un settantacinquenne con il volto di Boldi» • A giugno 2021 è nelle sale Comedians: «Riprende la commedia di Trevor Griffiths che Gabriele Salvatores aveva già portato in scena nel 1987 al Teatro dell’Elfo di Milano con un super cast. Storia di cinque guitti che partecipano a uno stress test sul significato della comicità. Con Natalino Balasso, Ale e Franz e Christian De Sica». A fine ottobre in streaming il suo Sono solo fantasmi, «Pulcinella horror con streghe e pozioni magiche, oltre che un omaggio ai Ghostbusters di Bill Murray e Harold Ramis e a Vittorio De Sica, illustre papà di Christian. Tre fratelli molto diversi arrivano a Roma per l’eredità del padre, un avito maniero abitato dagli spettri». A dicembre nelle sale con Chi ha incastrato Babbo Natale? di Alessandro Siani: intrepreta un Santa Claus in crisi «che nella consegna dei regali ai bambini deve fronteggiare una multinazionale senza cuore. Lo salvano un truffatore napoletano (Siani) e la nipote Sasa (Diletta Leotta)» • A fine agosto 2022 Baldini segnala che su Netflix è disponibile Altrimenti ci arrabbiamo, reboot del celebre film con Terence Hil e Bud Spencer (sostituiti da Edoardo Pesce e Alessandro Roja): «Dunque: la Dune Buggy rossa con la capotta gialla, il rally all’ultima curva, la mitica canzone degli Oliver Onions, la gara a salsicce e birra. La canaglia è Christian De Sica» • A ottobre 2023 è alla Festa di Roma con Il giardino di limoni, dove interpreta un ruolo drammatico. A Valerio Cappelli che gli chiede Mica rinnegherà il passato? risponde: «No, Aurelio De Laurentiis mi ha dato successo, notorietà e soldi. Ma ero in una gabbia dorata. E sono rimasto fregato, quando Tornatore mi propose L’uomo delle stelle giravo Natale a Rio, al posto mio andò Castellitto. A Natale per Netflix uscirà Ricchi a tutti i costi… Si ride col demonio, non con San Francesco. Per Virzì in Un altro ferragosto sono il compagno fetente che si finge milionario di Sabrina Ferilli: è un ruolo che ci vado in carrozza. In una serie sarò un vecchio gigolò che gli viene un infarto e obbliga il figlio a fare il mio mestiere, accanto a tutte donne. Però se fai il cow-boy, ti fanno montare e scendere da cavallo tutta la vita. Ho pagato lo scotto». Sposato da 43 anni con Silvia Verdone, confida: «Senza di lei sarei stato un povero scemo» • A ottobre 2024, Giancarlo Magalli, che lo conobbe al Collegio Nazareno, racconta a Roberta Scorranese: «Arrivava con la limousine e con l’autista in livrea che gli apriva la portiera. Era per noi un irresistibile invito a prenderlo in giro, ma poi lui divenne amico di Er Patata, Carlo Verdone, che invece era molto alla mano, così i ragazzi smisero di bullizzare Christian» E poi, parlando del padre Vittorio: «Venne da me perché voleva che aiutassi l’altro figlio, Manuel, a sfondare come musicista, convinto che avesse un talento strepitoso. Dopo che lo ebbe lodato per mezz’ora, gli chiesi che cosa ne pensasse di Christian. E lui: “Mah, qualche santo lo aiuterà”» • 2025 - •
414. Riccardo MUTI Napoli 28 luglio 1941. Direttore d’orchestra • Direttore della Chicago Symphony Orchestra, il 18 gennaio 2020 si rivolge al pubblico del San Carlo di Napoli, tutto in piedi alla fine del concerto (programma centrato sulla Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak), dicendo: «Sono italiano al 100 per cento e del Sud al 200 per cento». Valerio Cappelli: «Uomo del Sud legato alle radici, ha voluto dare un significato simbolico alle tre tappe italiane del suo tour europeo con la Cso: Napoli, dov’è nato e ha compiuto i primi studi; Opera di Firenze, dove la sua carriera artistica è cominciata; Scala e dunque il prestigio, il peso storico e vent’anni di traguardi nella sua maturità artistica». A fine ottobre scrive un appello pubblico al premier: «Egregio presidente Conte, pur comprendendo la sua difficile responsabilità in questo lungo e tragico periodo per il nostro Paese, con la necessità improrogabile di salvaguardare la salute, bene supremo, dei nostri concittadini, sento il bisogno di rivolgerLe un appello accorato. Chiudere le sale da concerto e i teatri è una decisione grave. L’impoverimento di mente e spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come “superflua” l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità. Tale decisione non tiene in considerazione i sacrifici, le sofferenze e le responsabilità di fronte alla società civile di migliaia di Artisti e Lavoratori di tutti i vari settori dello spettacolo, che certamente oggi si sentono offesi nella loro dignità professionale e pieni di apprensione per il futuro della loro vita. Le chiedo, sicuro di interpretare il pensiero non solo degli Artisti ma anche di gran parte del pubblico, di ridare vita alle attività teatrali e musicali per quel bisogno di cibo spirituale senza il quale la società si abbrutisce. I teatri sono governati da persone consapevoli delle norme anti Covid e le misure di sicurezza indicate e raccomandate sono sempre state rispettate. Spero che lei possa accogliere questo appello, mentre, fiducioso, la saluto con viva cordialità». A fine novembre arriva Riccardo Muti Academy, il primo talent show italiano sulla musica classica: prodotto da Timvision, racconta la selezione di quattro giovani direttori dell’Italian Opera Academy fondata dal maestro a Ravenna. Nel presentarlo racconta: «Credo molto nei giovani e a loro chiedo continuamente studio, ricerca, sacrificio. Certo, sono tappe fondamentali per il loro lavoro artistico. Mi è capitato un giorno, lavorando sulla terza sinfonia di Schubert, dove dopo l’introduzione c’è un allegro, di insistere con i ragazzi spiegando loro che dentro a quelle note c’è vitalità, leggerezza, abbandono. Ma mentre spiegavo queste cose, vedevo nei loro occhi uno smarrimento. Come se mi dicessero: “Tu chiedi sacrifici ma io riuscirò mai a realizzare la mia vita con questo strumento?”. Vedo nei giovani un fondo di disperazione e mi riesce difficile chiedere loro ottimismo nel fare musica, difficile pretendere qualcosa da persone che non sanno cosa sarà della loro vita. È una situazione che mi crea un grande imbarazzo. Studio, ricerca, sacrificio sì, ma in vista di un approdo, non di una tempesta di cui spesso i nostri politici non si rendono conto» • A inizio febbraio 2021 fa sapere: «Mi sento offeso, il San Carlo ha cancellato tre miei impegni». Intervistato da Cappelli si sfoga: «Il napoletano Muti, che non è l’ultimo arrivato, aveva tre appuntamenti al San Carlo: una nuova produzione del Don Giovanni e due concerti, uno dei quali a maggio con i Wiener Philharmoniker nel tour europeo che farà tre tappe in Italia. Alla Scala, a Firenze e appunto a Napoli, che tra l’altro avevo scelto per la trasmissione tv». Si è trattato di difficoltà economico-finanziarie? «Mah, hanno soldi per tante altre cose, e poi sapevo che per il concerto dei Wiener c’era un budget a disposizione. Volevano spostarlo di data, ma è una risposta poco professionale perché se c’è un tour non è che poi si possa tornare il mese dopo. Io non sono disoccupato, ho orchestre meravigliose e sto scoprendo nuovi teatri» • 2022 - • A inizio luglio 2023, con Vittorio Sgarbi che «ritiene un sopruso che a scegliere le canzonette di Sanremo sia chiamato Amadeus, un disc-jockey che si occupa di canzonette da tutta la vita, anziché un musicista colto e raffinato come Morgan», Massimo Gramellini commenta: «Anche il maestro Muti non è poi così male, eppure nessuno si sognerebbe di fargli dirigere il traffico del Festival, né lui si è mai sentito discriminato per questo» • A inizio giugno 2024, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, dirige all’Arena di Verona la parata di stelle per festeggiare la proclamazione dell’opera lirica italiana patrimonio dell’umanità Unesco (Inno di Mameli e brani sinfonico-corali: Guglielmo Tell e Norma, Nabucco e Macbeth, Mefistofele e Manon Lescaut. Poi cede la bacchetta a Francesco Ivan Ciampa). Alla vigilia di Natale, al quarto concerto al Senato da lui diretto, al suono di un cellulare dice, traducendo «chiudetelo» in dialetto napoletano: «Stutatelo ’sto telefonino, quando l’ho sentito prima, ho guardato bene la partitura, non è che c’era qualcosa che mi era sfuggito...» • Il primo gennaio 2025, dirigendo i Wiener Philharmoniker, fa eseguire per la prima volta nel tradizionale concerto viennese di Capodanno un brano di una compositrice, il Ferdinandus valzer di Constanze Geiger: «Il punto è la qualità del brano, non scelgo in base al genere». A Vienna per dirigere due concerti per i 200 anni della morte di Salieri, a metà maggio intervistato da Aldo Cazzullo spiega: «Un grande, l’Italia l’ha dimenticato. È una cosa inaccettabile. Spero che papa Leone XIV riporti nelle chiese la musica sacra. Non sopporto le messe beat. I martiri cristiani andavano incontro alla morte cantando, non strimpellando». Non le piacciono le messe beat? «Con le schitarrate? Per carità! Non credo di essere l’unico fedele che in chiesa preferirebbe ascoltare Palestrina. Monteverdi. Luca Marenzio. Gesualdo da Venosa. E il canto gregoriano. Non è solo mancanza di fede; è mancanza di spiritualità. I grandi santi della cristianità andavano incontro al martirio cantando, non strimpellando».
415. Tiziana SICILIANO Varese 9 dicembre 1955. Magistrato • Procuratore aggiunto di Milano a capo del pool «che si occupa dei reati legati alle colpe mediche e ai soggetti deboli», nell’aprile 2020 arriva il primo indagato nell’inchiesta sulle infezioni da coronavirus e sulle morti tra gli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio, il direttore generale Giuseppe Calicchio • Nel maggio 2021, nell’aula del Tribunale in cui è in corso il terzo processo per il caso Ruby, dichiara che Silvio Berlusconi, ex premier accusato di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe comprato il silenzio dei testimoni su ciò che accadeva veramente nelle «cene eleganti» di Arcore, è «affetto da una patologia severa» • Un anno dopo, maggio 2022, rincara sostenendo che il Cavaliere usava «allietare le proprie serate con un gruppo di odalische, nel senso di schiave sessuali, che a pagamento lo divertivano» e trascorrevano «la notte con lui» (la difesa parla di «esternazioni che rischiano di scivolare nel cattivo gusto») • Nel luglio 2023, col pm Maura Ripamonti, apre le indagini sul rogo della residenza sanitaria assistenziale “Casa per coniugi” di Milano (6 morti) • Nel dicembre 2024, le indagini della Guardia di Finanza che ha coordinato coi pubblici ministeri Giovanna Cavalleri, Cristian Barilli e Giovanni Polizzi (fascicolo ricevuto dai colleghi della Procura europea antifrode) concludono che Meta non avrebbe dichiarato al fisco un imponibile per quasi 4 miliardi di euro al quale corrisponderebbe una Iva non pagata per poco meno di 888 milioni (difesa della società cui fanno capo Facebook, Instagram e WhatsApp: «Siamo fortemente in disaccordo con l’idea che l’accesso da parte degli utenti alle piattaforme online debba essere soggetto al pagamento dell’Iva») • A metà dicembre 2025, titolo I nuovi sequestri di cantieri a Milano si legge che «Sono 27 gli indagati dai pm Siciliano-Petruzzella-Filippini-Clerici».
417. ZUCCHERO – Adelmo FORNACIARI Reggio Emilia 25 settembre 1955. Cantautore • A febbraio 2020, in concomitanza con l’inizio del Festival, Arianna Ascione ricorda che «Non sempre il brano vincitore di Sanremo riesce a superare la prova del tempo: in molti casi, spente le luci del’Ariston, è il pubblico a regalare l’agognato successo a canzoni ampiamente fuori dal podio o eliminate nel corso della gara. È difficile da credere, ma nel 1985 Donne di Zucchero si piazzò al 21mo posto (quell’anno vinsero i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro)» • A maggio 2021, Corriere e Radio Italia gli dedicano l’Artista day che per una giornata intera celebra i protagonisti della nostra canzone. Intervistato da Andrea Laffranchi, confida: «Da un po’ sento nell’aria la necessità di smollare, di togliere orpelli, di dire basta alle produzioni pompose. In questo periodo ho ascoltato album di cover acustiche fatti da Johnny Cash, Paul Anka, Tom Jones... Ho deciso di essere nudo e crudo, come quando compongo. Tutto quello che faccio è in funzione di quello che vivo: un artista risente del periodo in cui vive. C’è troppa roba in giro, troppi politici, troppa globalizzazione, troppa religione, troppa tecnologia, troppi braccialetti ai polsi...» • A febbraio 2022 torna il Festival di Sanremo e come sempre si ricorda che con lui non fu mai generoso. Aldo Cazzullo: «Quando Amadeus era ragazzo, il festival era considerato dai suoi coetanei una roba per vecchi. Faceva numeri straordinari anche allora; e non solo perché non esistevano il web e lo streaming. Ma Sanremo era il tempio della melodia e dello smoking. Certo, si affacciavano Vasco Rossi e Zucchero; ma finivano ultimi» • A fine maggio 2023, intervistato da Laffranchi, alla domanda Con un tour mondiale lei sta mesi all’estero: l’Italia vista da fuori, la sinistra da ricostruire? Risponde: «In prima media venni sradicato dalla mia terra e portato a Forte dei Marmi, che sta alla Bassa padana come il maiale alla cravatta. Misi in piedi la mia orchestrina e la preside, di sinistra, mi chiese se vedessi il tg o leggessi i giornali. Le risposi che pensavo alla musica e mi presi del qualunquista. Ecco, forse non me ne frega veramente nulla...» • A novembre 2024 nuovo faccia a faccia con Laffranchi che lo incalza con: Ancora cover? «Non riesco a scrivere canzoni in tour. Ho bisogno di stare fermo almeno un anno per realizzare un album di inediti, che manca dal 2019. Da dopo la pandemia sono sempre stato in giro. Per questo nel 2025 farò solo 4 concerti negli stadi, il Circo Massimo e dei festival in Europa» • Il 25 settembre 2025 compie 70 anni («Se proprio mi capita di non trovare una serata in cui suonare va bene anche festeggiare il compleanno…»). A Laffranchi che gli ricorda L’altra sera durante il concerto ha detto: «biologicamente me la cavo» risponde: «Bevo, mangio, faccio pipì e piango… Una frase, un po’ ripulita, di Léo Ferré. Fisicamente e di testa mi sento come se avessi 35-40 anni anche se inizio a vedere la fettuccia della vita che si accorcia…».
422. Daniele DE ROSSI Roma 24 luglio 1983. Allenatore di calcio • 2020 - • 2021 - • A fine giugno 2022, quando Damiano Tommasi viene eletto sindaco di Verona, Riccardo Bruno scrive: «Dicono che nella Roma dello scudetto del 2001, che schierava gente come Totti, De Rossi e Batistuta, era lui il vero perno del gioco» (di certo non poteva essere lui, che non avrebbe esordito in Serie A fino al 25 gennaio 2003) • A fine maggio 2023, in un Caffè intitolato O la figlia o la Roma, citando il caso di una Marta che intervenendo a I lunatici su Radiodue ha fatto sapere che il padre tifoso giallorosso diserterà la sua laurea per andare a Budapest a vedere la finale di Europa League, Massimo Gramellini scrive: «La minoranza riflessiva si è schierata contro il padre degenere, portando a esempio sia l’ex bandiera romanista De Rossi, che rinuncerà alla partita per presenziare al diploma della primogenita, sia un tifoso dell’Inter che il 10 giugno non vedrà la finale di Champions in tv per assistere al saggio di danza della figlia (dopo di che vorrei conoscere quel genio che ha messo un saggio di danza alla stessa ora della finale di Champions)» • Il 16 gennaio 2024 la Roma esonera José Mourinho e gli affida la panchina. A metà aprile la società fa sapere che «continuerà a ricoprire la carica di allenatore dell’AS Roma anche al termine di questa stagione e per il prossimo futuro». Gramellini stavolta gli dedica un Caffè intitolato Profeta in patria: «La letteratura è piena di eroi che, tornati in patria carichi di gloria e di aspettative, non vengono riconosciuti o apprezzati. Oppure, ed è il caso più frequente, vengono messi alla prova e falliscono. Daniele De Rossi, l’unica DDR sopravvissuta al crollo del Muro, incarna il rarissimo fenomeno contrario: un eroe appassito che l’aria di casa ha rivitalizzato. Per chi non segue il calcio, De Rossi è stato un formidabile centrocampista. Campione del mondo, romano, romanista ed eterno erede di capitan Totti: un po’ come Carlo rispetto alla regina Elisabetta. Intraprende la carriera di allenatore con risultati non eccelsi e, reduce da un esonero in B, viene chiamato al capezzale della squadra del cuore al posto dell’usurato vate Mourinho. Gli si chiede di tamponare la situazione per qualche mese, in attesa del prossimo fenomeno. E invece la Roma comincia a infilare una vittoria dietro l’altra e a giocare un calcio piacevolissimo. Solo chi ama lo sport può intuire che cosa stanno provando i tifosi nel vedere un loro collega far bene in panchina. “Uno di noi”, mentre Mourinho era pur sempre “uno di lui”. De Rossi aggiunge alla competenza quella credibilità che ti consegna soltanto la passione. Osservandolo si capisce che, quando perde la Roma, non ci dorme la notte. E forse è anche per questo che, da quando l’allena lui, la Roma non perde quasi più. Testa e cuore: immaginate come funzionerebbe meglio il mondo, se in ogni posto di responsabilità ci fosse un De Rossi». Il 18 settembre viene licenziato. Luca Valdiserri: «Con questa mossa fragorosa, i Friedkin tagliano una volta per tutte il cordone ombelicale tra i tifosi della Roma e la storia della loro squadra. Il licenziamento di De Rossi (616 partite e 63 gol in maglia giallorossa) è il fallimento di un progetto solo presunto che coinvolgeva Capitan Futuro. Adesso fanno ancora più rumore le parole di Francesco Totti, pochi giorni fa, che parlavano dell’amico De Rossi come parafulmine per l’esonero di Mourinho. La parola passa al campo, non ai sentimenti». Quattro giorni dopo la ceo del club, Lina Souloukou, si dimette per le minacce dei tifosi che l’accusano del suo «siluramento» e la necessità di essere messa sotto scorta. Stavolta Gramellini commenta: «Sia chiaro, non me la prendo con il tifoso della Roma che dice: “Hanno esagerato, però la manager aveva cacciato in malo modo De Rossi”. Me la prendo con il tifoso che è in me, perché so che avrei fatto molta più fatica a scrivere questo articolo se a minacciare Souloukou fossero stati gli ultrà della mia squadra del cuore» • A fine maggio 2025, ad Andrea Di Caro che gli chiede togliamoci subito il dente: ma che era successo? risponde: «Non deve chiederlo a me. Avevamo impostato un progetto di lungo periodo. Nella mia testa c’era l’idea di crescere insieme a una squadra giovane e alcuni giocatori più esperti con l’obiettivo di lottare per lo scudetto nel 2027, l’anno del centenario. E invece...». E invece la sua stagione è durata appena quattro partite e tre punti. «So che nel calcio senza i risultati il tempo non te lo dà nessuno, ma tutto è stato accantonato davvero troppo presto. Le stagioni ormai cominciano a metà agosto, noi abbiamo fatto il ritiro con 16 ragazzi della Primavera, il mercato aperto e la squadra ancora tutta da costruire. Gli ultimi 4-5 acquisti li ho allenati solo per pochi giorni». «Un giorno allenerò la Roma», aveva sempre detto. È stato più un motivo di gioia guidarla prima del previsto o di dolore doverla lasciare all’improvviso? «Due sensazioni fortissime. Ma voglio tenermi l’onore e la felicità di averla allenata ed esserne stato all’altezza. Averla lasciata così presto, mi lascia la possibilità di riprovarci un giorno. Non lo vivo come un assillo, ma tanti allenatori, ultimo Ranieri, sono tornati nello stesso club più di una volta. Come diceva Califano: non escludo il ritorno». Il 6 novembre diventa l’allenatore del Genoa.
423. Nicolò FAGIOLI Piacenza 12 febbraio 2001. Calciatore • 2020 - • 2021 - • Il 6 novembre 2022 va segno nel 2-0 della Juventus contro l’Inter • A inizio gennaio 2023, Prima Ora ripropone un articolo scritto il 15 novembre da Mario Sconcerti, scomparso il 17 dicembre, «una guida perfetta al torneo che ricomincia oggi dopo la lunga pausa» in cui si legge, a proposito della Juventus: «Fagioli e Kean, più Miretti, sono tra le novità più importanti della stagione». A fine mese, quando Weston McKennie passa al Leeds, Gianluca Di Marzio scrive che «Non è previsto un sostituto, fiducia a Fagioli e Miretti». A ottobre è coinvolto nell’inchiesta torinese sulle scommesse da piattaforme illegali. In pochi giorni arriva una squalifica, patteggiata, di 12 mesi (7 di stop più cinque — ed è la parte innovativa — commutati in un percorso rieducativo). Massimo Gramellini gli dedica un caffè (Essere Fagioli): «Aveva tutto dalla vita — giovinezza, ricchezza, fama — e allora perché si è buttato via così? Questo si chiedono i lettori a proposito di Nicolò Fagioli, il campioncino smarritosi nei gorghi delle scommesse sportive. Eviterò di rispondere moralisticamente che giovinezza, ricchezza e fama non sono tutto (ops, l’ho appena fatto) per concentrarmi sulla deposizione rilasciata da Fagioli al procuratore federale: uno squarcio piuttosto illuminante sulla condizione umana. Il demone del gioco gli si presenta due anni fa, durante la noia di un ritiro prepartita. Sembra divertimento, si trasforma in ossessione. Possedere tanti soldi non rappresenta un freno, anzi, è l’acceleratore. Colpiscono i suoi inutili sbalzi di lucidità: Fagioli vede sin troppo bene come si è ridotto, solo che non riesce proprio a venirne fuori. Comincia ad accatastare debiti con le organizzazioni e bugie con i compagni di squadra, ai quali chiede prestiti per tenere a bada le minacce degli strozzini, nelle cui fauci getta manciate di Rolex. Da tempo ha smesso di scommettere per divertimento e ormai non lo fa più nemmeno per ossessione. Adesso gioca solo per ripagare i debiti fatti giocando, in una spirale che si attorciglia intorno alla sua mente, fino al giorno in cui regala un gol agli avversari, viene sostituito e si mette a piangere in panchina non per l’errore, ma per il suo destino». La Juve fa sapere che non gli sospenderà lo stipendio • Gramellini torna ad occuparsi di lui il 24 febbraio 2024 (Chiedere aiuto): «Non so voi, ma se c’è una cosa di cui mi rammarico è di avere chiesto troppe poche volte aiuto. L’ho capito leggendo il resoconto dell’incontro avvenuto ieri in un cinema di provincia stipato di adolescenti. Il protagonista era Nicolò Fagioli, giovane calciatore scivolato nel burrone delle scommesse. La confessione in pubblico della sua dipendenza dal gioco fa parte del percorso di recupero, e già questo mi sembra rivoluzionario in un mondo dove fin da bambini ti insegnano a nascondere i punti deboli e a fingerti in pieno controllo della situazione anche quando avresti solo voglia di sbattere la testa contro il muro. Al giovanissimo uditorio Nicolò Fagioli ha raccontato qualcosa che avevo già sentito dire da ex anoressici, drogati, alcolisti, senza però mai farci veramente caso: che a salvarlo dall’abisso è stato l’istinto, a lungo represso, di chiedere aiuto». Tornato in campo da poche settimane, Luciano Spalletti lo convoca per gli Europei. Dopo la disastrosa sconfitta contro la Spagna, si legge che «si sta pensando a inserire energie fresche: tra loro, Buongiorno e Fagioli». Il 24 giugno entra in campo all’81’ di un match contro la Croazia che gli azzurri pareggiano con un gol al 98’ evitando l’eliminazione al primo turno. Il 29, giorno della sfida di Berlino con la Svizzera valida per l’accesso ai quarti di finale, si legge che «la novità più rilevante è la promozione di Nicolò Fagioli, alla prima da titolare. Jorginho resterà in panchina» (finirà con un’altra disastrosa sconfitta, stavolta per 2 a 0) • Il 3 febbraio 2025 è ceduto in prestito alla Fiorentina. A metà aprile dall’inchiesta della Procura di Milano sul giro di scommesse su siti illegali che coinvolge diversi giocatori della serie A emerge che nel 2023 un misterioso “Nelly” lo minacciava per i debiti non pagati dicendogli: «Ti faccio smettere. Ti faccio mettere a fare il muratore». Con un lungo post apparso sulla sua pagina Instagram implora: «Ho pagato il mio debito con la giustizia. Con una condanna e una sacrosanta squalifica» ma «chiedo rispetto» perché «ho diritto di rialzarmi».
432. MINA - Mina Anna MAZZINI Busto Arsizio 25 marzo 1940. Cantante • 2020 - • A fine agosto 2021, intervistata da Aldo Cazzullo, Ornella Vanoni racconta: «Eravamo amiche, ci frequentavamo. Un giorno a pranzo suo marito, Alfredo Cerruti, mi propone una trasmissione tv con lei. Accetto e parto felice per le vacanze. A Paraggi mi raggiunge Gigi Vesigna: “Hai visto che Mina fa una trasmissione con la Carrà?”. La chiamo: “Sei una vigliacca”. “Allora è guerra?” risponde. Guerra no; ma avrei voluto saperlo da lei. Poi facemmo pace. Ma da quando si è rifugiata in Svizzera ci siamo perse» • 2022 - • A dicembre 2023 torna con un nuovo album, Dilettevoli Eccedenze 2, in cui prosegue la pubblicazione di «perle nascoste», fra canzoni usate per progetti cinematografici e pubblicitari e versioni mai uscite di titoli già noti. Barbara Visentin: «Il videoclip di Abban-dono ci restituisce anche la sua immagine, da lungo tempo lontana dai riflettori, grazie all’Intelligenza Artificiale: il suo volto viaggia fra passato e futuro, viene impresso su quello di tante grandi opere della storia dell’arte — dalla Gioconda all’Urlo di Munch — i suoi lineamenti tornano quelli di lei bambina, poi ragazza, e infine si increspano di rughe in quelli di lei donna più anziana, giacca di pelle e occhiali neri, con i capelli bianchi raccolti, come finora potevamo solo immaginarla. Oltre i confini del tempo, il video la celebra in un caleidoscopio di più di 30 rappresentazioni diverse: il merito è dello Iulm AI Lab, laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Ateneo milanese che usa diversi software all’avanguardia e porta avanti un approccio non convenzionale, unendo un lato umanistico a quello prettamente tecnologico. Mina, anche qui lo conferma, è sempre stata affascinata dal progresso tecnologico: fra i primi artisti ad avere un sito internet già dal 2000 (ora è appena andato online in una nuova versione), lo scorso anno si è confrontata anche con gli Nft, “trasformandosi” in opera d’arte digitale e scommettendo ogni volta sulle novità più all’avanguardia» • A metà luglio 2024 Massimo Gramellini scrive in un caffè: «Come fa dire Sorrentino a uno dei suoi personaggi: “Lo scrittore più importante degli ultimi 20 anni? Salinger. Il regista? Kubrick. L’artista? Banksy. Il gruppo di musica elettronica? I Daft Punk. La più grande cantante italiana? Mina. Il filo invisibile che lega questi personaggi? Nessuno di loro si lascia fotografare». A metà novembre, intervistato da Visentin, il figlio Massimiliano Pani prima rivela che «Se ci sono programmi che parlano di lei in tv, cambia velocissimamente canale, dice “ussignur!” in cremonese e gira. Si annoia tantissimo a vedere se stessa in tv e non vuole essere celebrata», poi la definisce «il direttore artistico più forte d’Italia», spiega che «riesce a rimanere contemporanea pur mantenendo un alto livello qualitativo» e si compiace che benché lontana dalle scene dal 1978 «riesce a farsi seguire anche da un pubblico che non l’ha mai vista». E ancora: riceve «3-4mila brani l’anno, prima erano cd, adesso si possono mandare i file attraverso il suo sito e lei ogni giorno li ascolta», quando sceglie di lavorare a una canzone è lei stessa a telefonare agli autori («Di solito sentono “sono Mina” e mettono giù, così poi deve richiamare e dire “sono io davvero”»); «Dopo il duetto con Blanco, quasi tutti i ragazzi di questa nuova generazione vorrebbero fare qualcosa con lei perché ritengono che sia avanti», paradosso «sociologicamente interessante» «L’unica artista che non fa promozione, che non si vede in tv né fa concerti riesce ad arrivare a questi ragazzi qui». Il motivo? «È sempre riuscita a capire le cose un po’ prima degli altri. E riesce a incontrare anche il gusto dei ragazzi» • A fine febbraio 2025, intervistato da Sandra Cesarale, Tullio De Piscopo racconta: «Registravamo a Milano, nella Basilica, una vecchia chiesa sconsacrata che era della Pdu (storica casa discografica da lei fondata nel 1967, ndr). Stava in regia e mentre noi suonavamo, avevamo lei in cuffia che cantava. Non lo faceva quasi mai nessuno, a volte gli artisti non si presentavano nemmeno in studio. Lei era sempre presente e gentilissima, ci viziava portando i dolcetti».
438. Gianni (Giovanni) RIVERA Alessandria 18 agosto 1943. Ex calciatore • 2020 - • L’11 luglio 2021 l’Italia vince il campionato europeo. Aldo Cazzullo commenta: «Nulla a che vedere con la Nazionale che vinse nel 1968: Zoff, Facchetti, Mazzola, Anastasi, Rivera, Riva…». A metà novembre, in un pezzo intitolato Il calcio maestro di vita, ancora Cazzullo scrive: «Per noi italiani il calcio non è soltanto uno sport. È un grande romanzo popolare, è la nostra forma di epica, in cui Ettore e Achille sono incarnati di volta in volta da Meazza e Piola, da Rivera e Mazzola, da Totti e Del Piero» • A fine marzo 2022 Mario Sconcerti (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni): «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno». A metà novembre, Cazzullo lo cita nuovamente: «San Siro non può morire. Con tutto il rispetto, non possono essere un fondo americano e un miliardario cinese a decidere la sorte dello stadio dei milanesi. Com’è noto, noi italiani — a parte l’immortale romanzo di un milanese — non abbiamo una grande tradizione di letteratura popolare. Non abbiamo avuto Balzac e Dumas, Dickens e Tolkien, Tolstoj e Dostoevskij. Però abbiamo avuto Meazza e Piola, Mazzola e Rivera, Van Basten e Rummenigge, e anche Brera e Arpino. Il nostro vero romanzo popolare è il calcio. E le pagine più memorabili del libro si sono scritte a San Siro» • A fine giugno 2023 è Gigi Riva, intervistato da Elvira Serra, a tirarlo in ballo per un fatto risalente al 1969: alla domanda Ha digerito il Pallone d’oro dato a Rivera e non a lei? risponde «No, non ancora. Mi era stato promesso che l’anno dopo sarebbe toccato a me e poi invece mi sono fatto male» • Il 22 gennaio 2024, quando Riva muore, commenta: «Uno come Riva è come un classico, avrebbe potuto giocare in tutte le epoche. Aveva un carattere molto forte, deciso, ma io non l’ho mai visto litigare con nessuno». A fine giugno in un caffè intitolato Spallettileaks Massimo Gramellini scrive che rimase fuori dalla finale dei mondiali 1970 «per volontà dei compagni, nonostante il mitologico gol alla Germania» (invece di entrare all’inizio del secondo tempo nella consueta staffetta con Sandro Mazzola, dovette accontentarsi di 6 minuti a partita ormai persa) • A inizio giugno 2025, stavolta il caffè s’intitola I Musinner, Gramellini scrive: «Tra Coppi e Bartali, idealmente Coppi. Tra Rivera e Mazzola, Rivera». A metà marzo fa discutere il mancato invito a San Siro per un Italia-Germania valido per la Nations League. A Massimo Veronese che gli chiede Cosa le viene in mente 55 anni dopo di Italia-Germania 4-3? risponde: «Il gol di Schnellinger segnato per caso, io che batto la testa sul palo dopo il gol preso per colpa mia, la finta che sbilancia Maier, l’abbraccio di Riva. E quella palla che sembrava non voler entrare mai ma che mi tolse un peso dal cuore». C’erano 30 milioni di italiani quella notte davanti alla tv. «Una partita così non si ripeterà mai più. È un pezzo unico di storia del calcio, è un romanzo più che una partita. E poi un gol come quello che ho fatto oggi è impossibile da realizzare». E perché mai? «Perché oggi cominciano il gioco andando indietro invece che avanti. Con la costruzione dal basso Facchetti invece di lanciare Boninsegna sulla fascia avrebbe passato ad Albertosi».
446. Maurizio CATTELAN Padova 21 settembre 1960. Artista • Il 21 settembre 2020 «l’artista italiano vivente più quotato al mondo» compie 60 anni. Intervistato da Candida Morvillo, dice: «Voglio pensare che in molti abbiano chiamato provocazioni quelle che per alcuni possono diventare riflessioni» • Il 25 luglio 2021 apre all’Hangar Bicocca di Milano la sua mostra Breath Ghosts Blind • A inizio maggio 2022 si viene a sapere che «L’autore materiale di nove statue alla base delle opere più celebri di Maurizio Cattelan, lo scultore Daniel Druet, ha citato l’artista, chiedendo 5 milioni di euro, come risarcimento per non essere mai stato citato nei cataloghi e nelle mostre». Il 23 giugno intervista il collega Anish Kapoor. Tra le domande: So che cominci a lavorare alle 9.30 tutte le mattine. È vero? Ma cosa fai quando ti svegli? Come passi il tempo libero? Che cos’è per te il processo creativo? Com’è organizzata la struttura operativa del tuo studio? Quante persone lavorano con te alle tue opere? Lavori più con le visioni o con i materiali? Da dove parte e come prende vita un tuo progetto? • A metà giugno 2023, a Francesca Pini che per un’intervista di 7 gli chiede se La “supercazzola” del conte Mascetti in Amici miei, celebre film con Tognazzi, equivale alla sua banana? (lei mi diceva: tanto lavoro, tanto scervellarsi e poi passerò alla storia come quell’imbecille della banana...) risponde: «È un rischio che si corre sempre quando passi da un registro all’altro: rimani impresso più per le gag che per le cose serie che hai tentato di fare o dire. È un grande dilemma, perché sei sempre tentato di compiacere più persone possibili, ma al tempo stesso senza svalutare il contenuto di quello che dici» • A fine novembre 2024 «La celebre banana opera di Maurizio Cattelan è stata acquistata all’asta a New York per 6,2 milioni di dollari dal magnate cinese Justin Sun» (dopo averla mangiata fa sapere: «È molto più gustosa delle altre banane») • Il 18 novembre 2025 viene battuto all’asta da Sotheby’s nella The Now and Contemporary Evening Auction il suo water d’oro a 18 carati (101,2 chili) che fece scalpore nel 2016 quando fu installato al Guggenheim di New York: offerta di partenza sui 10 milioni di dollari, viene aggiudicato per più di 12 (pagabili anche in criptovalute).
464. Maria DE FILIPPI Milano 5 dicembre 1961. Conduttrice televisiva • A inizio febbraio 2020, sul palco del Festival di Sanremo Fiorello arriva «persino a vestirsi da Maria De Filippi per onorare una promessa». A fine aprile, Massimo Gramellini (Scienza ritegno) si preoccupa: «Non vorrei che in tv i virologi prendessero il posto dei cuochi. O di Sgarbi. Qualcuno starà già pensando a una sfida tra ego in provetta, moderata da Maria De Filippi: “Immuni’s got talent”» • A giugno 2021 è protagonista di uno dei 7 racconti, 7 dialoghi de la serie di podcast dedicata al tema della maternità Mama non Mama • A metà novembre 2022, constatato che «nonostante gli innumerevoli sforzi, Milly Carlucci perde quasi sempre la sfida con Tu si que vales di Maria De Filippi», Aldo Grasso, premesso che bisognerebbe parlare più dei demeriti della conduttrice di Ballando con le stelle che dei suoi meriti, la definisce «campionessa di determinazione, dura e opaca, di pianificazione delle risorse, di imprenditorialità; si è fatta la fama di essere “Maria la sanguinaria”» • Il 24 febbraio 2023 muore il marito Maurizio Costanzo; dopo il funerale un lettore del Corriere scrive: «I selfie estorti a Maria accanto alla bara di Maurizio sono un rito crudele che non si ferma nemmeno di fronte alla morte». Aldo Cazzullo, dopo averla definita «la donna più amata della tv», commenta: «Se è ovviamente fuori luogo chiedere un selfie in camera ardente, lei comunque non se l’è sentita di deludere il proprio pubblico., che la considera appunto un’amica; chiedere era sbagliato, ma non sottrarsi è stato un gesto di cortesia, che Maria ha compiuto nella certezza che Maurizio avrebbe approvato». A metà giugno, parlando dei funerali di Silvio Berlusconi, Gramellini si chiede «Quale altra cerimonia sarebbe stata capace di tenere insieme Mattarella e Lele Mora, Giorgia Meloni e Franco Baresi, Mario Draghi e Maria De Filippi?» • A metà febbraio 2024, sempre Gramellini scrive che «Sangiovanni è un giovane famoso, cantava da Maria De Filippi» • 2025 - •
477. Giuliano FERRARA Roma 7 gennaio 1952. Giornalista • A metà agosto 2020, col governo che «dopo aver gestito l’emergenza in modo convincente» non riesce ad uscirne, Antonio Polito scrive «il “poco possibile” — per usare una felice espressione di Giuliano Ferrara — è stato fatto». A fine dicembre, con i nostri diplomatici e i nostri magistrati «tutti i giorni presi a ceffoni nella loro richiesta di verità e giustizia su un crimine come le bestiali torture inflitte a Giulio Regeni», Gianantonio Stella cita la sua accusa: «Uno Stato serio non si lascia trattare così» • A dicembre 2021 difende Fabio Ravezzani, conduttore di Telelombardia finito al centro di pesanti polemiche per essersi rivolto all’ inviata allo stadio di Empoli Greta Beccaglia, negli istanti successivi alla molestia sessuale subita da parte di un tifoso della Fiorentina, con la frase «dai non te la prendere»: «Possibile che la cultura del piagnisteo sia arrivata al punto di considerare censurabile, omertoso, maschilista, un gesto di affetto e di sostegno espresso in una formula verbale dignitosa?» • A gennaio 2022, commentando l’esclusione di Novak Djokovic dagli Australian Open perché non vaccinato, Massimo Gramellini scrive: «Col consueto piacere intellettuale che lo porta a sostenere l’insostenibile pur di fare stecca sul luogo comune, Giuliano Ferrara ha difeso il privilegio del Grande Esentato perché “sa giocare a tennis”. Un classico esempio di realismo marxista, per cui nella storia l’unica cosa che conta sono i rapporti di forza, il resto è piagnisteo da vittime. Secondo tale visione del mondo, la vita è sempre com’è e mai come dovrebbe essere: i ricchi, i potenti, gli spregiudicati e i più dotati possono infischiarsene delle regole che ingabbiano gli invidiosi e i mediocri». Il 27 gennaio ha un infarto: primi malesseri nel tardo pomeriggio mentre si trovava nella sua azienda agricola di Scansano, intorno alle 23 la crisi e la corsa in ambulanza verso l’ospedale di Grosseto. Marco Gasperetti: «È stato sottoposto a un intervento di angioplastica riuscito perfettamente. I medici si sono riservati la prognosi ma con il passare delle ore la situazione clinica si è stabilizzata». Fondatore del Foglio, già direttore di Panorama, ex europarlamentare del Psi e poi ministro per i rapporti con il Parlamento nel primo governo Berlusconi, il giorno del suo settantesimo compleanno aveva scritto: «Vivo ascoltando musica su Channel 3 e dalla Digital Concert Hall dei Berliner, leggo buoni libri, scrivo per il giornale quasi tutti i giorni, un matrimonio di 34 anni e l’amore, che è il suo bel complemento, qualche amico, messaggini e la consolazione delle giornate corte, con il buio che raccoglie come un fumo purgatoriale e aiuta nella campagna a distinguere le luci dei paesi collinari» • A metà giugno 2023, commentando l’omelia di monsignor Delpini al funerale di Silvio Berlusconi, dice: «La Chiesa riscatta l’abiezione del moralismo piccolo piccolo» • A metà febbraio 2024 Gramellini (Le solite maldicenze) scrive: «Continuo a domandarmi chi abbia ucciso Navalny. La risposta più logica è che sia stata la Cia, con l’avallo della Nato e di Giuliano Ferrara, per mettere in cattiva luce Putin, ma prima di formularla preferisco attendere conferme da una fonte indipendente come la dottoressa Basile o il professor Orsini» (la battuta fa riferimento a quando, nel 2003, dichiarò di essere stato, a metà degli anni ottanta, confidente retribuito della CIA) • 2025 - •
497. Lamberto DINI Firenze 1 marzo 1931. Politico • Ex direttore generale di Banca d’Italia, ex premier, ex ministro, deputato dal 1996 al 2001 e senatore dal 2001 al 2013 (sia nel centrodestra sia nel centrosinistra), membro del comitato che chiede l’abrogazione del taglio dei vitalizi (deciso da Palazzo Madama nell’ottobre 2018 ed entrato in vigore nel gennaio 2019) a fine giugno 2020 commenta lo stop imposto dalla Commissione del Senato: «Per troppa discrezionalità era stata creata una situazione iniqua, finalmente cancellata». A Franco Stefanoni che gli chiede Hanno calcolato che lei percepisca circa 30 mila euro lordi al mese, di cui 6 mila di pensione da ex parlamentare. È così? Risponde: «Non commento il mio caso privato» • A febbraio 2021, con la nascita del governo Draghi ormai imminente, Federico Fubini scrive: «Se ci si chiede cosa nei decenni abbia dato mordente alle figure istituzionali chiamate a Palazzo Chigi — prima di Monti stesso, Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini — la risposta è sempre la stessa: la paura. Lo spettro dell’insolvenza dello Stato misurata dallo spread, la differenza dei rendimenti, fra i titoli tedeschi e i nostri. Fu la paura dopo il crollo della lira del ’92 a indurre i partiti al crepuscolo della Prima repubblica a mettersi nelle mani di Ciampi. Fu la paura e non certo la convinzione a indurli quasi tutti ad appoggiare, o almeno non impedire, le riforme delle pensioni di Dini e di Monti» • A settembre 2022 Paolo Mieli stronca la sua carriera dopo l’esperienza a Palazzo Chigi: «leader di un effimero partito di centrosinistra» • A gennaio 2023 Aldo Cazzullo torna sullo stesso argomento: «Draghi saggiamente non ha fatto un partito. Altri presidenti del Consiglio c’hanno provato: ma sia Rinascimento italiano di Dini, sia Scelta civica di Monti non esistono più» • A fine settembre 2024, commentando L’allarme Inps sulle pensioni, Enrico Marro scrive: «Il punto è che le riforme fatte, dalla Dini del 1995 alla Fornero del 2011, non sembrano assicurare più definitivamente l’equilibrio dei conti, nonostante il passaggio al regime contributivo (pensione commisurata ai versamenti)» (colpa del trend demografico ma anche delle troppe uscite anticipate rispetto all’età pensionabile fissata dalla legge a 67 anni) • 2025 - •
509. Adriano CELENTANO Milano 6 gennaio 1938. Showman • 2020 - • Il 2 marzo 2021, prima serata del Festival di Sanremo, si dice che Zlatan Ibrahimovic, l’ospite più atteso, è stato «celentanesco». Renato Franco e Andrea Laffranchi (che nelle loro pagelle gli danno 7,5): «Celentaneggia tra culto della personalità e fede in se stesso. Le pause, il volto da sfinge sempre incazzata, il sorriso perennemente beffardo» • A inizio febbraio 2022 è di nuovo tempo di Festival di Sanremo. Vista l’ospite Ornella Muti, Aldo Grasso commenta: «Ma perché nella galleria di attori che hanno lavorato con lei non c’era Celentano, con cui ha girato i suoi film più famosi? Mistero» • Il 17 gennaio 2023 muore il coreografo Gino Landi (all’anagrafe Luigino Gregori). Per capire chi era, Grasso consiglia di andare su RaiPlay o YouTube per vedere un video tratto dal varietà del sabato sera Milleluci: «Resterete, ne sono sicuro, a bocca aperta»: «Com’è noto, Prisencolinensinanciusol è un brano del 1972 di Celentano molto ritmato scritto in un finto inglese o, meglio, in una lingua inventata, una sorta di grammelot, un inno, secondo alcuni, contro le convenzioni, anche musicali. La coreografia inventata da Gino Landi attraverso un gioco di specchi, diretta da Antonello Falqui e interpretata da Carrà e Celentano, ritrae uno dei momenti più alti del varietà della tv italiana, da far invidia a Broadway. Tant’è vero che nel 2016 Roberto Bolle ha sentito anche lui il bisogno di interpretare mirabilmente una versione di Prisencolinensinanciusol, remixata da Benny Benassi e cantata da Mina e Celentano (anche questo video lo trovate su YouTube)». Quando viene la settimana del Festival di Sanremo, sembra sia impossibile non parlare di lui. Stavolta il pretesto è il discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, si dice, «parlerà anche al cuore dei russi». Maria Serena Natale: «Ai tempi dell’Urss rimpianta da Vladimir Putin la musica occidentale ammessa oltrecortina veniva da qui, riviere fiorite e dolce vita. Era l’Italia, il mare, libertà. E oggi, per generazioni di nostalgici nell’immenso spazio post-sovietico, il ricordo degli anni più belli. Già nei Settanta, tra cassette pirata e dischi con il monosolco impresso sulle lastre radiografiche contrabbandati al mercato nero, Adriano Celentano era un sogno proibito (dal Komsomol, l’Unione dei giovani del Partito comunista). Ventiquattromila baci è il refrain del film premiato a Venezia come migliore opera prima nel 1981» (Ti ricordi di Dolly Bell? di Emir Kusturica). Il 22 agosto, nel messaggio d’addio a Toto Cutugno, confida un suo rimpianto: «Ricordo che eravamo in macchina... una Cinquecento credo, e tu insistevi perché io incidessi L’Italiano. Una superbomba appena ultimata la notte prima che ci vedessimo. Non ho dormito tutta la notte — mi dicesti —pensando al successo che faremo, tu come interprete, e io come autore. Il brano era davvero forte!!! Ma ciò che più di tutto mi frenava era proprio la frase più importante: “Io sono un italiano vero”. Una frase oltretutto insostituibile, in quanto è proprio su questa che si regge l’intera impalcatura di quella grande opera. E io sentirmi pronunciare: “Sono un italiano vero” mi sembrava di volermi innalzare. Lui non credeva alle sue orecchie: “Ma non capisci che è proprio questo il punto, io l’ho scritta pensando a te, perché tu sei davvero un italiano vero”. “Si lo so — gli dissi io — però non mi va di dirlo io…”. Non sempre, ma a volte la troppa scrupolosità si può trasformare in una cazzata mondiale. Nonostante tu l’abbia cantata come l’avrei cantata io, oggi, se la dovessi ricantare la canterei esattamente come l’hai cantata tu!» • A ottobre 2024 spiazza e incuriosisce la sua spiegazione all’(ex?) amico Teo Teocoli: «Non ti rispondo più al telefono perché ti voglio bene». Massimo Gramellini (Perdere un amico): «Roberto Saviano si è messo nei panni di Celentano, analizzando le ragioni che ci spingono a lasciar appassire certe amicizie, non necessariamente per egoismo, rancore o maleducazione, ma, ad esempio, per tutelare l’altro dalle nostre paturnie» • 2025 - •
544. Alessandro DEL PIERO Conegliano 9 novembre 1974. Ex calciatore • Il 21 luglio 2020 (Gli abbiamo rifatto il cucchiaio?), Gianluca Mercuri, paragonando il gesto «con cui Francesco Totti beffò il portiere dell’Olanda Van der Sar in una storica semifinale europea» all’accordo sul Recovery Fund («La resistenza dell’Olanda - e degli altri “frugali” del Nord - è stata vinta?») nonostante siano ormai passati ormai venti anni ancora gli rinfaccia la sconfitta contro la Francia nella finale dell’Europeo 2000 «per sudden death, morte improvvisa dopo un gol preso nei supplementari — una specie di parametro di Maastricht calcistico applicato a noi e poi mai più — e dopo essersene mangiati un paio con Alessandro Del Piero» • Il 17 novembre 2021, anche Aldo Cazzullo (Il calcio maestro di vita) lo accosta a Totti, quasi non si possa più parlare di lui senza citare l’amico/rivale: «Per noi italiani il calcio non è soltanto uno sport. È un grande romanzo popolare, è la nostra forma di epica, in cui Ettore e Achille sono incarnati di volta in volta da Meazza e Piola, da Rivera e Mazzola, da Totti e Del Piero» • Il 26 marzo 2022 è Mario Sconcerti a tirarlo in ballo (Il peso del risultato e l’eccesso di schemi. Così la Nazionale ha perso attaccanti e campioni): «C’è una domanda semplice a cui nessuno sa rispondere: perché da trent’anni non nascono più grandi giocatori in Italia? Da due generazioni si è fermato tutto. È la prima volta che capita. Negli anni Sessanta abbiamo avuto Rivera, Mazzola, De Sisti, Riva, Prati, Burgnich, Facchetti. Dopo di loro Rossi, Antognoni, Tardelli, Conti, Scirea, Zoff. Poi Del Piero, Totti, Zola, Buffon, Cannavaro, Baresi, Baggio, Maldini. Oggi più nessuno» • Il 21 ottobre 2023, a Walter Veltroni che gli chiede «Tu nella Juventus, Totti nella Roma, Maldini nel Milan. Perché voi che avete scritto la storia restando, nei momenti fortunati e in quelli sfortunati, con quella maglia, non siete ai vertici delle società?», risponde: «Le persone mi chiedono: “Perché non torni alla Juve?”. Io rispondo che non devo tornare, perché non sono mai andato via. Quando passi tanto tempo e tante esperienze in una comunità le radici affondano nel terreno. Ok, oggi non ci lavoro, va bene — magari in futuro le cose cambieranno, chi lo sa? —, ma non mi sentirò mai lontano. Una parte importante del mio cuore è lì. E lo sarà per sempre. Sempre dalla stessa parte» • Il 26 giugno 2024, dopo che «un Assange negli spogliatoi della Nazionale» «avrebbe osato spifferare il segreto peggio custodito dell’umanità: che il c.t. condivide le sue scelte con i senatori della squadra», Massimo Gramellini (Spallettileaks) ne sancisce la catalogazione storica come vice azzurro di Totti accusando Spalletti di aver scatenato «una caccia alle streghe col rischio di spaccare lo spogliatoio, anziché ricompattarlo come Bearzot e Lippi» «senza contare che uno aveva in squadra Conti-Tardelli-Rossi e l’altro De Rossi-Pirlo-Totti. O Del Piero, a scelta» • 2025 - •
570. Antonio RICCI Albenga 26 giugno 1950. Autore televisivo • Il 21 giugno 2020, intervistato da Aldo Cazzullo, alla domanda Quando ha conosciuto Grillo? Risponde: «Eravamo riserve nell’Albenga. Trofeo Beretti: io terzino, lui mezzala. Grazie a lui sono entrato in Rai» • Il 7 luglio 2021 sempre Cazzullo (Perché ci manca tanto la modernità di Raffaella) scrive: «Quando vennero gli anni 80, il varietà — con rare eccezioni, quasi tutte firmate da Antonio Ricci — perse il tono moderno e mai sguaiato che le aveva dato la Carrà, ed entrò nell’era trash» • Nel giugno 2022 Claudio Baglioni ottiene il sequestro del libro Tutti poeti con Claudio che, su ordine del Tribunale di Monza, non è più scaricabile dal sito di Striscia la Notizia causa un’inchiesta che lo vede indagato insieme ai comici-presentatori Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio e al Mago Casanova, alias Antonio Montanari, accusati di aver «ripetutamente definito», in molti servizi dal 2019, il famoso cantautore «con termini tali da farlo passare come un disonesto, che copia senza neppure dirlo» al pubblico. Replica di Ricci: nessuna offesa, la nostra è satira • A fine ottobre 2023, scoppiato il caso dei fuorionda sessisti del compagno della premier Andrea Giambruno (lo hanno trasformato in “ex”), si dice «padrone e mandante» di sé stesso, assicura di non aver sentito nessun dirigente Mediaset (compreso Pier Silvio Berlusconi) e critica Giorgia Meloni: «Non ha speso neanche una parola per le ragazze coinvolte» • Il 13 dicembre 2024, Massimo Gramellini (La notizia è Striscia) scrive: «Mi sa che Striscia la notizia ha vinto comunque. Anche se ieri Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato che, alla veneranda età televisiva di 37 anni, l’appuntamento dell’ora di cena (residuo momento di focolare domestico, prima che la famiglia si sparpagli tra le smart-tv) sta attraversando “un momento faticoso”. E persino se un giorno Striscia non esistesse più. Perché il programma di Antonio Ricci, unico divo della tv a non essere praticamente mai andato in tv, è già dappertutto. I social hanno preso il suo linguaggio, il trattamento sarcastico e surreale dell’attualità, la denuncia condita dallo sghignazzo. Il Salvini onni-borbottante gli ha rubato l’idea del Gabibbo, al quale assomiglia anche un po’. E i “meme” sono stati inventati da Striscia quando ancora nessuno sapeva come si chiamassero. Mentre certe performance su TikTok sono la versione ancor più liofilizzata dei micro-monologhi di Ezio Greggio a Drive In, che all’epoca parvero rivoluzionari proprio per la loro brevità. (Venivamo dalle irresistibili barzellette di Walter Chiari, che però duravano mezz’ora). In fondo anche l’altra grande invenzione di Ricci, Beppe Grillo, è ormai dappertutto. Ogni partito politico, mica solo i Cinque Stelle, parla la lingua populista dei primi comizi scritti da Ricci per il giovane comico in gilet di Fantastico 1979. Per quanto quelli, ne ricordo uno profetico sulle banche, facessero più ridere e fossero decisamente più seri» • 2025 - •
626. Sami (Samuel) MODIANO Rodi (Grecia) 18 luglio 1930. Superstite dell’Olocausto • Il 27 gennaio 2020, Giornata della Memoria, Antonio Ferrari ricorda: «Non dimenticheremo mai quanto ci disse Sami Modiano, salvato dalla camera a gas perché occorrevano braccia robuste per scaricare da un treno decine di pesantissimi sacchi di patate. Dalla morte sicura alla vita per un capriccio degli aguzzini» • Il 19 gennaio 2021 Massimo Gramellini scrive (Sami l’influencer): «Ieri Sami ha fatto il vaccino ed è come se con lui si fosse vaccinato il Novecento. Dopo ciò che ha vissuto, se ne infischia della morte, ma non della memoria. E ogni anziano che muore di Covid è un tozzo di memoria che se ne va. Credo sia per questo che Sami ha offerto il suo braccio al vaccino. Per convincere le persone, in Indonesia vaccinano i giovani influencer. In Italia non mi viene in mente un influencer migliore di Samuel Modiano, classe 1930, unico sopravvissuto della sua famiglia al campo di Auschwitz-Birkenau» • Il 9 ottobre 2022, quarantesimo anniversario dell’attentato alla Sinagoga, accogliendo nel Tempio Maggiore di lungotevere Cenci, a Roma, Sergio Mattarella, prima di abbracciarlo commosso gli dice: «Un giorno importantissimo, perché tutto questo non accada mai più» • Coetaneo di Liliana Segre che come lei ha deciso di testimoniare dopo molti anni di silenzio, il 26 gennaio 2023, intervistato da Alessia Rastelli alla vigilia della Giornata della Memoria, confida: «Nel 2005, dopo un silenzio di sessant’anni, iniziai a raccontare e tornai per la prima volta ad Auschwitz-Birkenau accompagnando gli studenti. Lì ebbi la piena consapevolezza che non avevo dimenticato niente, fu come rivedere mio papà, mia sorella, piansi di dolore, e ancora oggi posso dire che non sono mai uscito da Birkenau. Ma, insieme a me, quel giorno piansero i ragazzi. Capii che dovevo proseguire, parlare nelle scuole, fare il mio dovere, e lo giurai agli innocenti che in quell’inferno sono stati ammazzati. Io ho visto uccidere senza alcuna colpa ebrei, omosessuali, disabili, rom, deportati politici... Quindi, finché avrò vita, non posso che andare avanti a raccontare. Grazie a Dio, i riscontri che ho avuto finora dagli studenti sono stati positivi» • A novembre 2024 viene vandalizzato il murale realizzato il 30 settembre in viale Andrea Doria a Milano dal pop artist alexSandro Palombo: Liliana Segre con le braccia dietro la schiena dalle quali si scorge il numero di matricola 75190, lui con una valigia su cui è stato trascritto il numero di matricola B7456, entrambi con indosso un giubbotto antiproiettile, qualcuno ha cancellato volti e stelle di David • 2025 - •
630. Silvio GARATTINI Bergamo 12 novembre 1928. Oncologo • Farmacologo, fondatore dell’Istituto Mario Negri, a fine novembre 2020 quando Giangiacomo Schiavi suggerisce che Sarebbe giusto togliere il brevetto, come ha fatto Sabin con il vaccino della polio... risponde: «È auspicabile, ma è difficile che avvenga: chi ha investito vuole essere remunerato. Noi al “Mario Negri” non brevettiamo niente, vogliamo che i nostri risultati vengano conosciuti e siano disponibili a tutti. Ma non facciamo business con la salute, la nostra scienza è non profit». Poi, dopo essersi lamentato che «In piena crisi da pandemia avremmo bisogno di poterci fidare della politica e della scienza... Invece ognuno dice la sua. I messaggi della politica sono contraddittori e della scienza si parla come del calcio al bar. In questo modo si genera solo sfiducia» si dice profondamente deluso dalla gestione lombarda del Covid: «La Lombardia dovrebbe essere la punta di diamante del Paese, il riferimento nazionale. Invece qui è mancata la capacità di dare una linea, i medici sono stati lasciati troppo soli nelle rispettive trincee. E certi ritardi non si spiegano...» • A fine agosto 2021, mentre il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli definisce «ragionevole» l’ipotesi di prorogare da 9 a 12 mesi la validità del green pass, si mostra cauto: «Bisogna vedere quali sono le evidenze scientifiche, perché sennò è inutile fingere di essere protetti se non lo siamo» • 2022 - • A maggio 2023, intervistato da Stefano Lorenzetto racconta il suo incontro con Mario Negri, gioielliere di via Montenapoleone: «Nel 1958 venne da me per un consiglio: aveva investito nella Burroughs Wellcome, industria farmaceutica britannica senza scopo di lucro. Gli chiesi di aiutarmi a costituire una fondazione no profit. L’anno dopo Negri si ammalò di tumore, mi chiamò: “Professore, volevo dirle che ho fatto tutto secondo i suoi desideri”. Nel 1960, all’apertura del testamento, scoprii che mi aveva lasciato 100 milioni di lire e le azioni della Farmacosmici. A valori di oggi, 14 milioni di euro» • Il 2 aprile 2024 l’Istituto Mario Negri riceve la Medaglia di Edimburgo, istituita nel 1989 «per onorare gli uomini e le donne della scienza e della tecnologia che hanno dato un contributo significativo alla comprensione e al benessere dell’umanità» (è la prima volta che il premio, uno dei più prestigiosi del mondo scientifico, viene assegnato non a un singolo individuo ma a una istituzione che opera nel settore della ricerca medica). Nello stesso mese è tra i quattordici grandi scienziati italiani che lanciano un appello in difesa del Servizio Sanitario Nazionale: «Parte delle nuove risorse deve essere impiegata per intervenire in profondità sull’edilizia sanitaria, in un Paese dove due ospedali su tre hanno più di 50 anni e uno su tre è stato costruito prima del 1940. Ma il grande patrimonio del SSN è il suo personale: una sofisticata apparecchiatura si installa in un paio d’anni, ma molti di più ne occorrono per disporre di professionisti sanitari competenti, che continuano a formarsi e aggiornarsi lungo tutta la vita lavorativa. Nell’attuale scenario di crisi del sistema, e di fronte a cittadini/pazienti sempre più insoddisfatti, è inevitabile che gli operatori siano sottoposti a una pressione insostenibile che si traduce in una fuga dal pubblico, soprattutto dai luoghi di maggior tensione, come l’area dell’urgenza» • A inizio gennaio 2025, a Roberta Scorranese che gli chiede Per uno scienziato come lei che cosa significa sfiorare i cento anni? risponde: «Mi sembra strano. Quando ero bambino già arrivare ai sessanta era un traguardo. Il punto è che noi italiani viviamo a lungo ma male. Abbiamo quattro milioni e mezzo di diabetici: con la prevenzione giusta sarebbero molti meno. Ma la medicina è diventata un mercato: tanti farmaci e spesso prescritti inutilmente. Nessuno spiega mai perché si prescrivano con disinvoltura terapie antibiotiche preventive. Il tema della resistenza agli antibiotici è serio: ogni anno provoca circa 12 mila morti in Italia». Come vede il futuro? «Per me ogni giorno è un gioco di equilibri tra la consapevolezza che l’indomani potrei non svegliarmi e la necessaria, benefica programmazione delle cose da fare a medio e lungo termine. Però, mi creda: ogni giorno oggi per me è un regalo».
637. Gerry (Virginio) SCOTTI Camporinaldo 7 agosto 1956. Conduttore televisivo • Il 16 novembre 2020 esce dall’ospedale dopo 10 giorni di ricovero al Covid Center dell’Humanitas di Rozzano. Tornato a casa confida che «le due grandi paranoie» sono arrivate prima al tampone positivo («Quando ho sentito quella parola mi è sembrato improvvisamente di essere al di là del Muro di Berlino»), poi quando ne hanno chiesto il ricovero («Sono diventato verde, ho sudato freddo. Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza») • A metà aprile 2021 lui e Michelle Hunziker sono «colpiti da una maxi campagna hater» dopo aver «fatto gli occhi a mandorla e detto qualche parola con la elle al posto della erre» parlando di Cina a Striscia la notizia. Ricordato che «per vent’anni sono stato descritto come il presentatore cicciottello e pelato», intervistato da Chiara Maffioletti riflette: «Io ho diversi amici cinesi e nessuno mi ha detto nulla. Se ho offeso allora ho sbagliato, ma anche io vorrei dire di non lasciarsi strumentalizzare da chi semina odio. E di stare anche attenti all’obbligo del politicamente corretto che sta investendo la comunicazione: mi spaventa, suona dittatura, di fascismo» • Inizi come presentatore radiofonico («mi sembrava il massimo», «quello volevo fare»), poi in tv con Festivalbar («Nell’87 entrai all’Arena di Verona per fare la pubblicità delle patatine. Dagli spalti si alzò un boato. Il patron Salvetti mi convocò: l’anno prossimo conduci tu»), La sai l’ultima?, Buona Domenica, Il Quizzone, Chi vuol esser Milionario?, La Corrida, Paperissima, Italia’s Got Talent, a fine novembre 2022, sempre intervistato da Maffioletti, dice che «recitare mi piaceva» e confessa due rammarichi: «Enzo Garinei, sapendo che il mio mito è Johnny Dorelli, mi chiese di fare in grande Aggiungi un posto a tavola. Mi pareva una cosa enorme e non ho avuto nemmeno il coraggio di rispondergli, non me lo perdono. Un altro grande che si era inventato una cosa per me era Bud Spencer: avrei pagato, anche in quel caso, per accettare ma erano proposte che mi avrebbero portato via mesi, come potevo?» • A gennaio 2023 Massimo Gramellini, parlando di Fedez, racconta che «quando Gerry Scotti gli parlò del regista Giorgio Strehler, triestino di nascita ma uno dei milanesi più famosi del Novecento, il milanese Fedez, che ne ignorava l’esistenza, se ne uscì con un’altra risata: “Chi cazzo è Streller, raga?”» • A maggio 2024, conduttore de La Ruota della Fortuna per il centenario di Mike Bongiorno, intervistato da Renato Franco spiega: «In comune abbiamo il rispetto del lavoro, della gente, una forma di curiosità mai sopita. Seguo il suo linguaggio nella tutela dello sponsor e della réclame come lui ci ha insegnato. Diceva sempre: queste persone ci portano i soldi e gli devi voler bene». A fine ottobre, mentre è su Canale 5 anche con Tú sí que vales e Io Canto generation, esce per Rizzoli Quella volta, libro in cui ha raccolto «i suoi ricordi e quelli di tutti noi». Stavolta a intervistarlo è Giovanna Cavalli, che gli rammenta quando in sua presenza Silvio Berlusconi commentò «Questo qui ha la faccia del mio ragioniere della Brianza»: «Non so se fosse un complimento. Anni dopo, al funerale di Vianello, mi confidò: “Quando vedo la tua faccia in tv mi sento a casa”» • 2025 - •
639. Fabrizio GIFUNI Roma 16 luglio 1966. Attore • Il 4 dicembre 2020 la Cinebussolina di Paolo Baldini presenta La belva di Ludovico Di Martino: «Forte di un inedito Fabrizio Gifuni, racconta il problematico reinserimento del reduce Leonida dopo molte missioni di guerra. Prigioniero degli psicofarmaci, non riesce a staccarsi dall’incubo. Ma quando viene rapita la figlia, torna il guerriero vendicatore». Gli varrà la nomination al Nastro d’Argento come attore protagonista • L’8 ottobre 2021 Baldini parla dell’uscita nelle sale de La scuola cattolica di Stefano Mordini, film tratto dal bestseller di Edoardo Albinati (premio Strega 2016) che racconta l’ambiente romano in cui maturò il delitto del Circeo. Poiché Golgota, il professore di teologia da lui interpretato, dinnanzi ad un dipinto di Gesù picchiato da sei uomini afferma a favore di una classe di liceali in gita che «chi fa del male, lo fa anche a se stesso», non solo alla vittima, la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, incaricata dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della cultura, ha vietato la visione ai minori di 18 anni («il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice»). Suo commento: «Pensavo fosse uno scherzo, ma è scritto nero su bianco» • Il 20 maggio 2022 Baldini segnala Esterno Notte di Marco Bellocchio (il 10 giugno si occuperà della seconda parte), il racconto dei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro: l’interpretazione del presidente della Dc gli varrà il David di Donatello come attore protagonista • Il 27 gennaio 2023 nuovo accenno a La scuola cattolica, adesso visibile in streaming su Netflix, Prime Video, Infinity, Chili, TimVision, Rakuten Tv, Google Play, Microsoft Store, iTunes. Baldini stavolta mette il voto: ++ ½ su 5 • Il 25 marzo 2024 Alessandro Trocino informa che, nell’ambito della celebrazione degli 80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine, «Maurizio Landini - con Nanni Moretti, Elio Germano, Fabrizio Gifuni e altri - ha organizzato una Staffetta antifascista in bicicletta» • 2025 - •
726. Massimo BOTTURA Modena 30 settembre 1962. Chef • Il 27 ottobre 2020 Prima Ora (L’autunno caldo del Covid) ospita un suo intervento dal titolo Le mie 5 idee per salvare i ristoranti italiani in cui premette: «Io credo che oggi un ristorante, in Italia, valga una bottega rinascimentale: facciamo cultura, siamo ambasciatori dell’agricoltura, siamo il motore del turismo gastronomico, facciamo formazione, ed ora abbiamo dato inizio ad una rivoluzione culinaria “umanistica” che coinvolge il sociale. L’ospitalità e la ristorazione, l’arte e l’architettura, il design e la luce sono gli assi portanti della nostra identità» • Il 4 dicembre 2021 Cook definisce i suoi tortellini di bollito in brodo «la ricetta perfetta»: «La tradizione vuole che un tortellino perfetto sia grande come l’ombelico di Venere. Per Massimo Bottura, chef tre stelle Michelin e numero uno al mondo secondo la World’s 50 Best Restaurants nel 2016 e nel 2018, anche il ripieno è importante. Anzi, essenziale. Fatto non con i soliti tagli di carne ma con quelli avanzati dal bollito. Insomma, un primo piatto anti-spreco» • Il 15 ottobre 2022 è sulla copertina di 7. Intervistato da Angela Frenda ribadisce la sua visione: «Nel 2022 uno chef è molto più delle sue ricette. Io per esempio sono ambasciatore dell’Onu. Nelle nostre piccole botteghe artigiane tutti noi facciamo formazione, seguendo lo stile che era proprio del Rinascimento. Facciamo solidarietà. Facciamo attività sociale. Agricoltura. Turismo. Un cuoco che ha una voce squillante, ascoltata, deve a sua volta sentire forte il senso di responsabilità verso le nuove generazioni. Non puoi permetterti di metterli da parte» • Il 12 settembre 2023, intervistato stavolta da Alessandra dal Monte, parla del suo nuovo ristorante di Modena, Al Gatto Verde, «un “barbecue contemporaneo” in cui la chef canadese Jessica Rosval cucinerà le materie prime emiliane, dal cotechino all’anguilla, usando tecniche all’avanguardia e trasportandole sul fuoco»: «Come sempre mi ha ispirato l’arte contemporanea. L’anno scorso ho visto nella galleria modenese del mio amico Emilio Mazzoli una mostra di Mike Bidlo, artista americano che rifaceva alla sua maniera le opere dei grandi: “Not Pollock”, “Not Warhol”... Io ho copiato l’idea di Bidlo e l’ho fatta mia: mi sono reso conto che quando ho chiesto a Jessica Rosval di preparare la colazione a buffet, come mia nonna a Natale, poi è nato il barbecue della domenica. Che è sempre stato più di un barbecue: un “not barbecue”. Ecco, il concetto del “Gatto verde” era già lì, nel nostro cuore» • Il 13 giugno 2024 si apre Savelletri (Fasano) il vertice G7, ospitato nella lussuosa Borgo Egnazia. Alessandro Trocino: «Gli illustri ospiti mangeranno bene, con i piatti di Massimo Bottura e di Vincenzo Elia» • 2025 - •
750. Gianluca SCAMACCA Roma 1 gennaio 1999. Calciatore • 2020 - • In forza al Sassuolo, a metà novembre 2021 Mario Sconcerti lo cita parlando della Nazionale e di un declino che viene da lontano: «L’unico centravanti italiano nelle prime dieci squadre italiane è Immobile, gli altri sono tutti stranieri. Restano due ragazzi, Raspadori e Scamacca, un isolato, Pinamonti, e due vecchi, Quagliarella e Caputo». Chiuso il campionato con 16 reti, sarà sesto nella classifica marcatori, secondo italiano dietro il capocannoniere Ciro Immobile • Il 29 marzo 2022, cinque giorni dopo la disfatta dell’eliminazione dal Mondiale, la Nazionale riparte con un’amichevole in Turchia: «Dopo anni di immobilismo, vedremo se abbiamo finalmente un centravanti con Scamacca» scrive alla vigilia Gianluca Mercuri. Gli azzurri si impongono 3-2 ma lui resta a secco mentre Giacomo Raspadori, suo partner d’attacco anche al Sassuolo, fa una doppietta. Alessandro Bocci gli dà 6: «Un debutto pieno di volontà: fa a sportellate, cerca di leggere il gioco, capisce i movimenti anche se non trova l’acuto. Mancini ci deve lavorare, ma può essere il centravanti del futuro» • Passato all’Aston Villa, il 17 ottobre 2023 a Wembley (nel frattempo è diventato ct Luciano Spalletti), in un match con l’Inghilterra valido per la qualificazione agli Europei, porta in vantaggio la Nazionale, ma alla fine i padroni di casa si impongono 3-1. Paolo Tomaselli gli dà 6,5: «Il centravanti “costruito a computer” (copyright Spalletti) trova la password per il primo gol in azzurro proprio nella porta magica, quella dei rigori del 2021. Poi fa i conti con la batteria un po’ scarica». Il 7 giugno a Praga, non scende in campo nella finale di Conference League vinta dalla sua squadra 2-1 contro la Fiorentina • Passato all’Atalanta, l’11 aprile 2024 «nel tempio di Anfield», sfida di Europa League contro il Liverpool, in quella che «può già essere collocata tra le più grandi imprese del calcio italiano» è « super (doppietta)» nel «3-0 pazzesco» dei bergamaschi. Marina Belotti: «La star è Scamacca, l’uomo dell’Europa che si prenota per l’Europeo, con 5 gol nella competizione nelle ultime 4 partite giocate e 13 stagionali. Il Davide che batte Golia a Liverpool si chiama Gianluca e si è portato a casa il pallone. Se i nerazzurri sono più vicini a Dublino, è gran parte merito suo» (il 22 maggio arriva un altro 3-0 nella finale col Bayer Leverkusen, ma stavolta rimane a secco). Chiuso il campionato con 12 gol (undicesimo - ma primo italiano - nella classifica cannonieri), a metà giugno, alla vigilia dell’esordio degli azzurri agli Europei, Massimo Gramellini racconta che durante la visita in una scuola, chiesto a dei dodicenni se fossero «in tensione per la partita» si è sentito rispondere «Quale partita?»: «Ignoravano chi fosse Scamacca, mentre sapevano tutto di Sinner e qualcosa di Tamberi». Finita l’avventura azzurra il 29 giugno con un’ingloriosa eliminazione contro la Svizzera agli ottavi di finale, a metà luglio Gramellini, commentando la Partita del Cuore scrive che «il talentuoso Renzi offre un assist a Schlein che nemmeno Rodri (vabbè, non esageriamo) e lei, pur legnosetta, inquadra la porta meglio di Scamacca (qui, purtroppo, non esageriamo per niente)» • 2025 - •
771. Carlo VERDONE Roma 17 novembre 1950. Attore/regista • 2020 - • A fine febbraio 2021 esce il suo libro La carezza della memoria (edito da Bompiani), nato da uno scatolone dimenticato in un armadio pieno di foto e appunti e ritrovato durante il lockdown. Quando Valerio Cappelli fa notare una sua foto con Nuti e Troisi, racconta: «La fece Alberto Sordi. Eravamo a un premio, siamo stati il terremoto della commedia, gli uomini nei nostri film sono fragili e non più rimorchiatori seriali, le donne da oggetto diventano forti. Mi spiace tanto che Francesco non stia bene e Massimo non ci sia più. Sono rimasto io, magari avremmo potuto lavorare insieme, mi sento orfano». A metà marzo, quando Walter Veltroni dice a Francesco Totti «Tante volte, nel passato, ho detto a te e a Carlo Verdone che dovreste interpretare insieme un remake di In viaggio con papà, il film che Carlo girò con Sordi. Allora giocavi, ora lo faresti?», il campione giallorosso risponde: «Se Carlo se la sentisse, perché no?». Dopo qualche giorno risponde: «Mai dire mai. Mi divertirebbe molto fare una cosa con lui. Ma dobbiamo farci venire un’idea super comica. Creare un contrasto esilarante. Chissà…». Dopo vari rinvii dell’uscita in sala (originariamente prevista per il 27 febbraio 2020, positicipata al 26 novembre per la chiusura delle sale cinematografiche a causa della pandemia di COVID-19 e poi al 28 aprile per nuove misure di contenimento), a maggio va in streaming su Amazon Prime Video il suo Si vive una volta sola, commedia corale su un’équipe di medici di successo (con lui Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora) uniti dagli scherzi che organizzano l’uno contro l’altro • 2022 - • 2023 - • A metà febbraio 2024, quando Cappelli gli chiede Carlo, chi è la donna più importante della sua vita? confida: «È stata mia madre. Rossana Schiavina, sposata in Verdone, figlia del direttore dei Monopoli dei tabacchi, famiglia socialista, suo padre, mio nonno Aldo, era amico di Nenni. Ha amato immensamente mio padre, Mario, studioso e saggista di cinema e assistente di Norberto Bobbio all’università, lontano da lei, solare, spiritosa, emotiva. Papà veniva da una famiglia poverissima; orfano di guerra, sua madre faceva i rammendi per le suore. Si conobbero tramite Cesare Brandi, il critico d’arte. Da sposati i nonni materni gli diedero una stanza nella loro casa in Lungotevere Vallati, dove sono nato (in sala da pranzo, da una levatrice con un cappello a falde larghe che sembrava Mafalda di Savoia) e cresciuto» • A inizio marzo 2025, quando muore la collega Eleonora Giorgi, a Cappelli che chiede Quando vi eravate conosciuti? risponde «Ai tempi della scuola, lei era fidanzata con Francesco Anfuso, che era il mio migliore amico e morì a 16 anni. Fu una tragedia greca». A fine agosto spiega la sua (apparente) adesione all’appello per Gaza che chiedeva di non invitare alla Mostra di Venezia Gal Gadot e Gerald Butler con un «Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo», «I loro nomi non c’erano», «Non si tratta di fare un passo indietro per paura ma di ristabilire la verità. Io sull’esclusione degli artisti non ci sto».
838. Renzo (Lorenzo) ARBORE Foggia 24 giugno 1937. Conduttore tv • A metà giugno 2020 Antonio Ricci spiega ad Aldo Cazzullo: «Vigeva la diarchia: sul primo canale, Pippo, democristiano; sul secondo Renzo Arbore, socialista. Due pilastri, nati a un anno di distanza. Ma Baudo già a 40 anni era considerato un vecchio arnese, Arbore a 84 anni è ritenuto un giovanotto. Se Arbore canta il clarinetto filù filù si parla di post goliardia, di citazione birichina. Se Baudo accenna “Donna Rosa” si parla di maialata da citazione in tribunale. Arbore ha meno capelli di Pippo; tutti però hanno tormentato Baudo parlando di trapianti e parrucchini; di Arbore al più si dice che ha la fronte spaziosa dell’uomo intelligente. Pippo tutto questo l’ha sempre sofferto: per anni ha pensato che Arbore non esistesse, ma fosse una sottomarca di avatar, inventato da una camarilla di radical chic al solo scopo di danneggiarlo...» • A inizio dicembre 2021, vista su Rai2 una puntata del Collegio in cui la voce fuori campo di Giancarlo Magalli propone ai ragazzi alcuni spezzoni di una sua mitica trasmissione, L’altra domenica del 1976, Aldo Grasso commenta: «La storia della tv interessa solo i boomers e pochi altri cultori della materia; così come la storia del cinema. Possibile che fra tanti canali non ce ne sia uno che trasmetta i capolavori degli anni Trenta in bianco e nero? È probabile che ormai l’offerta di prodotti audiovisivi sia così esorbitante e orizzontale da non lasciare spazi alla storia. Che si presenta solo sotto forma di frammento, di curiosità. A chi può interessare che Renzo Arbore incominci a ritagliarsi uno spazio televisivo tutto suo e a costruirsi un nuovo ruolo per il video, sul modello radiofonico del disc-jockey, facendo convivere e trasformando in spettacolo i media più diversi: la diretta, i filmati, i dischi, i fumetti, il telefono, i sottofondi musicali?» • A gennaio 2022 è nominato cavaliere di Gran Croce. A Walter Veltroni che gli chiede Che impressione ti fa? risponde: «Ho sorriso, quando il Quirinale mi ha chiamato, non me lo aspettavo. Poi ho chiesto: “Ma ho fatto qualcosa?”. Mi hanno risposto “No, perché sei Arbore”. Il Presidente mi ha spiegato che è per il mio lavoro e per l’impegno nella solidarietà. Cavaliere di Gran Croce è una benemerenza che emoziona, è la più alta onorificenza per meriti civili. Io non so quali meriti abbia, ma mi fido del Presidente. Ho razzolato molto nello spettacolo italiano, non solo nella televisione. Ho fatto tutto: musica, radio, cinema, teatro e ora persino i social. Non devo aver fatto danni» • 2023 - • 2024 - • A gennaio 2025 torna in tv con Come Ridevamo, il giovedì in seconda serata su Rai2 con Gegè Telesforo, venti appuntamenti che si rivelano una vera e propria enciclopedia della comicità televisiva del secondo Novecento: «È un’antologia di cose che facevano ridere, fanno ridere e faranno ridere anche in futuro. Sono risate frutto della fantasia di inventori di umorismo, di talenti che — ognuno con la propria personalità — sono senza tempo». A Renato Franco che ne ricorda due con cui ha lavorato, Marenco e Bracardi, dice: «Hanno fatto ridere tutti i giorni per non so quanti anni: far ridere ogni tanto è facile, farlo quotidianamente è più complicato. Sono completamente diversi, ma accomunati da una dote: l’eccentricità. Oggi è una parola che non è più di moda se non in accezione negativa, invece essere eccentrici è un pregio, significa essere non banali. Ed è quello che ho sempre cercato nella mia carriera». A fine aprile Franco lo intervista per i quarant’anni di Quelli della notte: «Era una jam session vocale, una conversazione oziosa, dis-utile come la chiamavo io. Dove ognuno diceva la sua. Niente di preparato, tutto improvvisato». E poi: «L’idea mi venne pensando al caos delle riunioni di condominio, ma anche alle conversazioni scombiccherate — disutili — di noi nottambuli a Foggia, fra pettegolezzi locali e massimi sistemi, tirate via, senza alcuna competenza».
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